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27 ottobre 2021
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Argomenti

Il‭ ‬crollo del prezzo del petrolio:‭ ‬cause,‭ ‬conseguenze e sfide per l'Europa‭

Carlo Reggiani * e‭ Yevgeniya Shevtsova ** - 10.03.2016

Dal Giugno‭ ‬2014‭ ‬a oggi il prezzo del petrolio è sceso di oltre il‭ ‬75%,‭ ‬da circa‭ ‬110$‭ ‬al barile‭ ‬fino anche‭ ‬a meno di‭ ‬30$.‭ ‬Il crollo è stato drammatico‭ ‬ed‭ ‬è andato di pari passo con‭ ‬instabilità finanziaria e turbolenze sui mercati mondiali.‭ ‬Storicamente è l'aumento del prezzo del petrolio ad avere effetti negativi sull'economia mondiale.‭ ‬Ma non per nulla l‭’‬economia non è considerata la‭ “‬scienza triste‭”‬.‭ ‬In altre situazioni,‭ ‬infatti,‭ ‬sono le aspettative pessimistiche dei mercati finanziari oppure le previsioni di imminenti recessioni economiche ad avere‭ ‬ripercussioni negative sui contratti petroliferi.‭ ‬Ad esempio,‭ ‬nel‭ ‬1997‭ ‬il prezzo del petrolio calò‭ ‬principalmente a causa della crisi finanziaria asiatica e‭ ‬dell'incertezza sulla ripresa economica della regione.‭ ‬Economisti e stampa specializzata,‭ ‬tuttavia,‭ ‬non sempre mettono in evidenza questo doppio nesso di causalità.‭

La situazione attuale:‭ ‬i principali fattori del‭ ‬calo del petrolio

Le emergenti turbolenze sui mercati finanziari a livello globale sono però solo una delle concause‭ ‬della recente volatilità dei prezzi del petrolio.‭ ‬E‭’‬ vero che la domanda di greggio è stata più debole del previsto in Europa e in Asia‭;‬ tuttavia,‭ ‬secondo‭ ‬economisti come‭ ‬Arezki e Blanchard,‭ ‬solamente‭ ‬tra il‭ ‬20%‭ ‬e il‭ ‬35%‭ ‬del recente calo del prezzo del petrolio può essere spiegato da fattori legati alla domanda aggregata.‭ ‬Quali‭ ‬altri fattori‭ ‬sono allora alla radice di un calo così drammatico‭? ‬Dal lato dell‭’‬offerta,‭ ‬il‭ ‬fattore‭ ‬più importante‭ ‬è sicuramente la fine delle sanzioni economiche all'Iran:‭ leggi tutto

Bail-in la filosofia povera di un Europa inacidita e triste

- 08.03.2016

E’ un neologismo nato con la crisi finanziaria di questo secondo decennio del XXI secolo. Bail è la cauzione che si paga per evitare la prigione. Bail out significa che qualcuno paga per salvare qualcun altro che è in difficoltà.  Bail in  vuol dire invece che chi  è in forte sofferenza deve basarsi sulle proprie risorse senza contare su aiuti esterni per venirne fuori. Sembra questa la filosofia che in poco tempo si è diffusa in  Europa come un’epidemia. Tutto è partito dal mercato del credito con la “Direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014 , che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento”.  Si tratta di uno schema regolamentare, piuttosto corposo e complesso spalmato su 160 pagine[1]. Contiene una forma di sussidiarietà portata all’estremo che impone a banche e ad altri soggetti finanziari ed economici di auto salvarsi con le proprie forze ogni volta che sono in dissesto e sono costretti a risanare. E’ stata applicata per la prima volta alle quattro banche italiane  in dissesto dal novembre 2015 (Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria, CariChieti, Carife). La direttiva sul bail in  riduce lo spazio ma non impedisce del tutto l’intervento di uno stato a salvataggio di una banca. leggi tutto

Nessuna guerra è giusta, tranne…Star Wars, o le difficili parole delle nuove guerre (2)

Novello Monelli * - 05.03.2016

Guerre Stellari, o l’ultima incarnazione dello spirito di crociata

 

Per quasi quarant’anni, la saga di Star Wars è stata una riserva pressoché intoccabile per la messa in scena della lotta tra bene e male, e per tutti i riutilizzi possibili in chiave di sfruttamento a fini politici. E questo non perché la materia a cui fece ricorso Lucas ai tempi della trilogia originale fosse meno che complessa. A differenza di ciò che viene comunemente creduto, regista e produzione non avevano alcun interesse a generare una metafora fantascientifica della guerra fredda. Le fonti di ispirazione dell’universo fantastico degli Jedi erano molteplici, dai Templari alla guerra di indipendenza americana fino alla storia della repubblica romana del I secolo a.C. Per non parlare del fatto che le prospettive degli autori erano molto complesse dal punto di vista ideologico, come è stato ricostruito da una prolifica bibliografia, l’ultimo capitolo della quale è stato scritto probabilmente nel 2013, quando Nancy Reagin e Janice Liedl hanno messo insieme una pattuglia di storici appassionati del tema nel volume Star Wars and History. L’Impero intergalattico ha molto più che a fare con la Germania nazionalsocialista che con l’Unione Sovietica, sia come inquietante modello per il suicidio consapevole di una democrazia in crisi pronta a scivolare verso l’autoritarismo, sia per l’estetica della narrazione. leggi tutto

L’Unione Europea e il mare. Sfide, flussi e progetti di cooperazione transfrontaliera nell’Euroregione Adriatico-Ionica.

Filippo Pistocchi * - 27.02.2016

Fin dalle origini delle civiltà, e alle loro radici, il mare continua a svolgere una determinante azione eziologica: custodisce e delinea culture, alimenta e fornisce risorse, trattiene e fa transitare popoli, con i loro sogni e le loro progettualità.

Per noi europei è sicuramente il Mediterraneo a rappresentare in modo compiuto e affascinante quello spazio geografico attorno e attraverso il quale si sono svolte storie complesse e difficili, benché familiari.

Con la sua monotona fluidità o con la sua pericolosa ondosità, con la linearità sicura e talvolta ingannevole delle coste, ora basse e limacciose, ora fallaci e frastagliate, ha obbligato gli uomini a ingegnarsi per affrontarlo, limitarlo, assecondarlo.

Il Mediterraneo ha visto nascere, crescere e morire imperi, con specifici stili di vita e particolari manifestazioni culturali, economiche e politiche. Attraverso le sue acque, e quelle dell’Adriatico, si sono altresì costruiti itinerari religiosi, segnati dalle navi cariche di pellegrini alla volta della Terra Santa.

Ora, questo palinsesto storico-culturale sembra non esistere più. leggi tutto

La (ri)comparsa di Yehoshua? Ha il fascino discreto di un romanzo imperfetto

Omar Bellicini * - 18.02.2016

«Durante l’ultima prova mi è sembrato che le corde della tua arpa abbiano prodotto un suono nuovo, più audace, quasi un ululato. Ma forse è stato un altro artista». È il ritratto di Noga, protagonista chiaroscurale e discreta di questo undicesimo romanzo di Abraham Yehoshua, edito da Einaudi: “La Comparsa”. Sono passati 38 anni da “L’amante”, opera prima dell’autore israeliano: testo che si impose all’attenzione della critica internazionale. “È nato uno scrittore”, si disse. Uno scrittore era effettivamente nato, e di prima grandezza. Ma di quel talento, di quell’urgenza narrativa, non restano che gli echi: i fantasmi di un artista sopraffatto dalla malinconia. Come la sua ultima eroina, del resto: anch’essa artista, anch’essa umbratile e incompiuta. Questa la trama: Noga, musicista israeliana approdata nella cosmopolita e libertaria Olanda, fa ritorno a Gerusalemme, per occupare la casa di una madre rimasta vedova. Qui scoprirà il cambiamento progressivo, e all’apparenza inesorabile, del Paese: l’avanzata silenziosa degli «uomini in nero», gli ultraortodossi; la distanza della realtà rispetto ai luoghi della memoria. Presenti, e talvolta prepotenti, tutti i temi del repertorio di Yehoshua: il rapporto fra genitori e figli, le relazioni irrisolte, la nostalgia verso una patria forse mai davvero esistita, il percorso sociale e politico dello Stato di Israele. leggi tutto

Hollande al capolinea? Nulla è come sembra …

Michele Marchi - 16.02.2016

Il “rimpasto” era atteso dallo scorso dicembre (dopo le regionali) e finalmente è giunto. François Hollande ha rivisto la compagine del governo Valls e con questa, presumibilmente, affronterà i suoi prossimi quindici mesi di mandato presidenziale. Presentando l’operazione in televisione e facendo il punto sulle prospettive future, l’inquilino dell’Eliseo ha affermato che il nuovo governo dovrà “agire, riformare e avanzare”. Non altrettanto ottimismo è emerso dai commenti a caldo. L’immagine più diffusa è stata quella di un Hollande che avrebbe operato più come capo della maggioranza che come presidente in carica, più come segretario di partito che come leader nazionale di un Paese ancora traumatizzato dal terribile 2015. In definitiva la sua sarebbe stata l’ennesima iniziativa tenendo conto dell’orizzonte 2017, cioè della sua possibile rielezione, piuttosto che del bene del Paese. Si tratta di una critica corretta?

Bisogna prima di tutto ricordare che il nuovo governo Valls, da un punto di vista tecnico, nuovo non è. Infatti il Primo ministro non si è dimesso e dunque la nuova compagine non dovrà ottenere un voto all’Assemblea nazionale. Tuttavia il rimpasto è stato abbastanza significativo, sia in termini numerici, sia per il suo significato politico. E proprio questo secondo punto è quello più interessante.

L’attuale governo è composto da 38 membri (18 ministri e 20 secrétaires d’Etat). leggi tutto

Due ragioni per non buttare l’Europa nel vortice della crisi

- 11.02.2016

Predicare in mezzo alle tempeste finanziarie in favore dell’Europa ricorda la preghiera di Paolo durante il naufragio dal quale si salvò approdando fortunosamente a Malta. Certo le difficoltà sul cammino dell’integrazione che sono scoppiate dalla primavera del 2010 sembrano essere tutte ancora lì e averne generate di nuove per le quali la soluzione appare ancora più lontana di prima. Sul piano finanziario l’area euro e il resto della Ue rappresentano un mercato tra i più aperti del globo. Il che può essere un vantaggio ma anche un’ipoteca in momenti in cui le correnti speculative sono travolgenti. Se questo l’Europa non può tornare indietro, occorre sapere che una forte esposizione richiede anche difese adeguate. Per tutti e non solo per i paesi che in un particolare momento sembrano più deboli.

Consideriamo due temi caldi per l’integrazione europea.

Il primo, sottolineato dal presidente della BCE Mario Draghi, e sul quale più volte mi sono soffermato su questo periodico, tocca l’ assicurazione federale sui depositi, fino a 100000 euro, ricordandoci che negli Usa (la FDIC) arriva invece a 200000 dollari.  Questa assicurazione, negli Usa, garantisce i depositanti nel caso la banca fallisca. E’ basata su fondi federali e quindi su base geograficamente mutualistica. leggi tutto

La difficile Europa

Paolo Pombeni - 06.02.2016

Dare troppa importanza alle sortite di Renzi su chi deve fare i compiti a casa, chi deve presentarsi col cappello in mano e roba simile è poco utile. Altrettanto inseguire le reazioni che le uscite del premier italiano suscitano a Bruxelles: anche quelle sono fatte tanto per finire sui giornali. Gli osservatori più attenti vedono bene le contraddizioni che si annidano in tutte queste posizioni. Werner Mussler sulla “Frankfurter Allegemeine Zeitung” ha ironizzato sul commissario Moscovici che prima dichiara solennemente che il rispetto dei parametri e l’ortodossia economica sono “un mantra” (parole sue) e poi deve far capire che, insomma, il termine va poi preso con cautela. Il commentatore tedesco ha insinuato che con la Francia, paese di cui Moscovici è stato ministro delle finanze, che rischia di sforare il limite di deficit del 3%, avesse tutto l’interesse ad andarci leggero.

Vale però la pena di passare oltre le sceneggiate politiche e di interrogarsi sulla sostanza della faccenda: l’Unione Europea è o no in crisi? C’è una leadership capace di affrontarla? Rispondere a queste domande significa anche affrontare la necessaria analisi del contesto mondiale in cui si muove l’Europa. Continuiamo a parlare di globalizzazione, ma poi ci dimentichiamo che è qualcosa di più di un vago slogan passpartout. leggi tutto

Le crisi dell’Europa, l’assenza della storia e degli storici

Massimo Piermattei * - 04.02.2016

Nel dibattito pubblico europeo e in quello interno ai ventotto Stati membri è ormai da più di un anno che si discute, con (incauta) superficialità di mettere fine all’Euro, di estromettere la Grecia dall’Eurogruppo, di uno scenario che vede l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue. Un dibattito che sui migranti e sul trattato di Schengen continua a scrivere nuove tragiche pagine. Il tutto in un contesto che, dall’Ucraina al Medio Oriente, appare sempre più teso e pone all’Ue sfide non ulteriormente rinviabili (ancor più dopo gli attentati di Parigi e nell’ottica delle prossime elezioni presidenziali negli Stati Uniti).

Gran parte delle responsabilità delle molteplici crisi che attraversano l’Europa (e dell’imbarbarimento del dibattito sul processo d’integrazione) ricade sulle spalle delle classi dirigenti nazionali, preoccupate “più dalle urne che dai libri di storia” - per riprendere lo slogan di un azzeccato manifesto lanciato da Amnesty International. Tuttavia, se la fine dell’integrazione europea, o l’ipotesi di un suo drastico ridimensionamento, sono diventati ormai un tema su cui confrontarsi, un’opzione possibile tra le tante sul tavolo, attribuire le responsabilità esclusivamente agli Stati membri e alle storiche contraddizioni irrisolte della costruzione europea sarebbe riduttivo, per quanto corretto. Così come sarebbe riduttivo limitarsi a denunciare la scarsa competenza con la quale i mass media si occupano dell’Ue e delle sue crisi. leggi tutto

Nessuna guerra è giusta, tranne… Star Wars, o le difficili parole delle nuove guerre (1).

Novello Monelli * - 30.01.2016

«Siamo isolati, siamo disarmati»

 

«Non è come se stessimo per riaprire i rifugi antiaerei», ha dichiarato Henry Rousso in un articolo pubblicato da Le Monde all’indomani degli attentati di Parigi «ma gli europei si devono interrogare sulla loro capacità di organizzarsi per la nuova guerra e di viverla», anche a costo di richiamare dal passato esperienze che si pensavano seppellite, come l’idea del sacrificio di sé e la necessità di saper ricorrere alla violenza delle armi. Quella di Rousso,  uno dei maestri riconosciuti tra gli storici dei conflitti novecenteschi e del totalitarismo, è stata una delle voci più lucide e incisive che si è levata nel disorientamento generale seguito alle stragi del 13 novembre. Mentre François Hollande proclamava ad una nazione spaventata che ci si trovava di fronte ad una nuova guerra, lo storico si interrogava su quali strumenti culturali avessero i francesi per affrontare la nuova prova. «Di fronte alla minaccia siamo isolati, siamo disarmati». E’ difficile dargli torto.  Gli europei di oggi sono gli eredi della demilitarizzazione seguita all’apocalisse del 1945, quell’età post-eroica, per usare un’espressione di James Shehaan un po’ grossolana ma indubbiamente efficace, durante la quale armi e armati sono stati rimossi dalla quotidianità e dall’immaginario, anche se non dalla politica reale. leggi tutto