Ultimo Aggiornamento:
20 gennaio 2018
Iscriviti al nostro Feed RSS

Argomenti

Oltre le elezioni. Le sfide del governo che verrà: ius soli e immigrati

Gianpaolo Rossini - 20.01.2018

Tra qualche mese avremo  i dati Istat  sugli andamenti demografici del 2017 del bel paese. In ogni caso le cifre  del 2016 sono particolarmente utili per avere un quadro della dinamica della popolazione italiana e delle implicazioni politiche che dovranno essere affrontate dal governo che verrà dopo le elezioni del 4 marzo. Vediamo le cifre. Al 31 dicembre 2016 la popolazione residente in Italia è di 60.589.000 unità. Di queste 5 milioni hanno cittadinanza straniera (8.3%). Nello stesso anno la popolazione residente diminuisce di 142.000 unità.  Questo risulta da un saldo negativo di 204000 cittadini italiani e positivo di 64000 stranieri. A fronte di questa cifra abbiamo 144000 immigrati nel 2016. Che sembrerebbe  quasi una compensazione perfetta. A patto che questi restino in Italia se vogliamo evitare che la popolazione residente diminuisca vistosamente. Nel 2016 i nostri uffici hanno promosso  200000 immigrati a nuovi cittadini italiani. Nello stesso anno  le interruzioni volontarie di gravidanza sono state 60000. Nel 2015 il tasso di fecondità delle donne italiane è pari a 1.27 mentre per le straniere è 1.94.[1]

Si tratta di numeri che delineano alcuni tratti e ne lasciano indefiniti altri delle politiche che l’Italia è chiamata ad intraprendere per affrontare il complesso problema demografico che ci affligge da oltre 30 anni, speculare  a quello dei migranti che approdano sulle coste del nostro sud. leggi tutto

Quei bambini stranieri che “abbassano il rendimento” delle classi scolastiche.

Chiara Sità * - 06.01.2018

Io l’anno prossimo avrei dovuto andare in pensione, sa? Poi quest’anno abbiamo cominciato ad avere alunni immigrati nella classe. Io insegno storia. E mi sono detta ma che occasione questa, spiegare l’Europa medievale, la religione, a ragazzini che hanno categorie completamente diverse dalle nostre, mi costringerà a ripensare tutto il mio modo di fare storia. Ho pensato: è un momento importante, non posso perdermelo! E ho deciso di rinviare la pensione”. Sono le parole di un’insegnante di scuola media di una cittadina del nord Italia.

Di tutt’altro avviso sembrano i titoli di giornale che hanno campeggiato recentemente sul Corriere Milano, seguito da altre testate nazionali e locali: “Scuola, le classi perdenti: il rendimento cala se gli immigrati sono oltre il 30%”. I risultati dell’indagine citata (effettuata dal Politecnico di Milano per il Corriere) rilevano che nella scuola primaria le medie ai test Invalsi sono più basse per le classi in cui sono presenti più del 30% di bambini stranieri. La definizione di questa popolazione e la narrazione giornalistica su questi numeri sollevano alcune questioni.

Innanzitutto, con la definizione “stranieri” ci si riferisce a bambini non in possesso della cittadinanza italiana, mettendo quindi nello stesso calderone due categorie molto diverse, quella dei bambini nati leggi tutto

Rifiuti romani in Emilia Romagna: solidarietà inutile e dannosa

Gianpaolo Rossini - 03.01.2018

La regione Emilia Romagna ha accettato di accogliere i rifiuti indifferenziati di Roma, comune retto da giunta grillina con sindaco la signora Raggi. Verranno bruciati  negli inceneritori tra Parma, Bologna, Modena materiali per un quantitativo di circa 465 tonnellate al giorno per 40 giorni ovvero in totale circa 19000 tonnellate, il contenuto di una nave da carico di media dimensione.  

Il presidente della regione Emilia Romagna ha affermato che si tratta di un gesto di solidarietà istituzionale volto a risolvere l’emergenza della capitale. Non sarà possibile in futuro chiedere di nuovo da parte del comune di Roma una cooperazione di questa entità.

In Emilia si prevedono manifestazioni  di protesta anche se indebolite dal periodo di vacanze Natalizie.

Si tratta di una vicenda che dimostra per l’ennesima volta  la scarsa capacità di governare la capitale da parte della compagine grillina il cui bilancio appare sempre più fallimentare.  Se dobbiamo trovare un  aspetto positivo, è certamente quello di proiettare il PD a partito che è in grado di governare il paese in maniera responsabile con un senso dello stato tutto che forse si vedeva solo ai tempi della migliore Democrazia Cristiana. C’è da augurarsi che  gli italiani capiscano il messaggio che viene da questa vicenda , molto più leggi tutto

Un’occasione mancata. Le Linee guida MIUR per l’educazione al rispetto.

Chiara Sità * - 01.11.2017

Sono state firmate dalla Ministra Valeria Fedeli le Linee guida nazionali “Educare al rispetto: per la parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le forme di discriminazione”, in attuazione all’articolo 5 del ddl. 119/2013 sul contrasto alla violenza di genere e nella cornice delle normative europee sui diritti umani. Le Linee Guida si propongono di mettere a disposizione della comunità scolastica (dirigenti, insegnanti, genitori, allievi) un quadro di riferimento per mettere in atto percorsi educativi volti a promuovere il rispetto delle differenze di genere e contrastare le discriminazioni.

I contenuti delle Linee negli ultimi anni sono stati oggetto di non poche polemiche, di cui ricordiamo in particolare quella contro la cosiddetta “educazione al gender”.

Educazione “al gender” o “all’ideologia gender” è una locuzione priva di significato dal punto di vista pedagogico e didattico, utilizzata da movimenti di area tradizionalista come il comitato “Difendiamo i nostri figli” per definire paventati percorsi educativi che cancellano le differenze tra il maschile e il femminile, che “educano all’omosessualità”, o che introducono i bambini a pratiche sessuali. È inutile ricordare che nella scuola italiana (e non solo) leggi tutto

Tempo di vacanze …

Paolo Pombeni - 05.08.2017

Cari Lettori,

    agosto è tradizionalmente tempo di vacanze, anche se non per tutti. Il nostro piccolo periodico che, come sapete, si basa interamente sul lavoro volontario di redattori e collaboratori, si concede un periodo di sospensione. Torneremo regolarmente da voi coi consueti due numeri settimanali del mercoledì e del sabato a partire da sabato 2 settembre. Naturalmente come sempre quelli di voi che sono iscritti alla nostra mailing list di avvisi riceveranno la consueta comunicazione della messa in rete del numero.

Contiamo che anche gli altri continuino a seguirci con la simpatia che hanno mostrato sin qui. Ormai c’è una comunità di circa 3000 lettori a numero che accede al nostro sito. Questo per noi è un grande orgoglio perché siamo un gruppo di persone che fa questo lavoro per passione, senza altro fine che mettere a disposizione di chiunque voglia approfittarne delle riflessioni sugli avvenimenti politici.

In un contesto sempre più dominato da prese di posizione partigiane e da lotte fra gruppi e tribù politiche, noi continuiamo ostinatamente a credere che ragionare di politica aiuti la crescita civile del nostro paese e che ci sia più gente di quanta ritengono politici e produttori di talk show desiderosa di essere stimolata a riflettere. leggi tutto

Voucher e accoglienza: sinistra vuota

Gianpaolo Rossini - 19.07.2017

L’ondata migratoria che stiamo subendo dai paesi dell’Africa travolge non solo le nostre strutture di accoglienza ma anche la politica di positiva accoglienza della sinistra (politica) italiana. E con essa anche il tentativo di introduzione di un diritto di cittadinanza per coloro che sono nati su suolo italiano o sono arrivati nel bel paese in tenera età avendo però genitori (legali) extracomunitari. La legge sul cosiddetto ius soli è stata ritirata dal Governo Gentiloni che temeva imboscata e crisi ad opera di fuoco non identificato. Non si trattava di una cattiva legge, ma in questo momento sarebbe una sicura trappola per il Governo perché sono troppo forti le preoccupazioni per flussi migratori che l’Italia è costretta a sobbarcarsi da sola senza alcuna soluzione continentale in vista. Una parte della sinistra però, quella più pura e testarda vorrebbe insistere sullo ius soli senza ad esempio neppure curarsi dei numerosi sindaci PD che rifiutano l’accoglienza nei loro territori. Questa sinistra è purtroppo la stessa che ha voluto cancellare i voucher vecchia maniera e che vorrebbe eliminare il jobs act.  Tutti temi che dimostrano quanto la sinistra (quella pura e quella che vuole sembrarlo) abbia un’idea di governo astratta, velleitaria e priva di capacità di incidere leggi tutto

Sulle conseguenze economiche del voto di dicembre

Maurizio Griffo * - 24.05.2017

Lo scorso autunno, nel corso della campagna elettorale per il referendum sulla riforma costituzionale, fra gli argomenti messi in campo vi è stato anche quello delle conseguenze economiche del voto. I fautori del “sì” ricordavano che la bocciatura della riforma avrebbe nociuto alla performance economica del nostro paese, configurando un fattore aggiuntivo di debolezza. I fautori del “no” rispondevano sdegnati, accusando i sostenitori di questa tesi di far ricorso a un indebito catastrofismo, ovvero ricordando che non si poteva approvare un progetto di riforma delle istituzioni in base a una ipotetica incidenza economica. Adesso, a distanza di alcuni mesi dal voto, è forse possibile valutare in maniera più equilibrata l’effetto di quel risultato elettorale sulla salute economica del nostro paese.

Nell’immediato, la reazione delle borse e dei mercati è parsa dare ragione agli anticatastrofisti. Dopo il 4 dicembre, infatti, non c’è stato nessun tracollo. Le borse hanno assorbito la vittoria dei “no” tranquillamente senza alterare il proprio corso. Anche le previsioni di crescita del nostro paese per il prossimo futuro sono rimaste, grosso modo, immutate.

Tuttavia, con il passare delle settimane si sono manifestati segnali tutt’altro che positivi. A gennaio l’agenzia canadese DBRS ha peggiorato la valutazione del nostro paese passandola da A-low a BBB-high. leggi tutto

Spese per la difesa federali e titoli del tesoro al portatore per aggredire il debito pubblico

Gianpaolo Rossini - 26.04.2017

Il nodo del debito pubblico rimane tema caldo. Una parte del partito democratico ha avanzato  richiesta di moratoria sulle privatizzazioni. La proposta è stata respinta dal ministro dell’economia Padoan, non si sa se per convinzione o perché la sua posizione non lascia spazio ad alternative, pena una doccia fredda da Europa e mercati. Purtroppo a imporci in maniera pressante e spregiudicata di svendere parti del nostro patrimonio arriva il giudizio dell’agenzia di rating Fitch che ci degrada per l’ennesima volta. La questione è preoccupante perché gran parte delle privatizzazioni in Italia ha provocato un grave danno alle casse pubbliche, che avrebbero dovuto invece risanare, visto che sono stati svenduti cespiti che fruttavano molto di più di quanto non rendano in media i titoli di stato. In più le privatizzazioni sono un’ipoteca sullo sviluppo in quanto hanno prodotto un arretramento in settori chiave come quello delle comunicazioni stradali (si legga di Giorgio Ragazzi I signori delle autostrade edito dal Mulino) e telefoniche fortemente danneggiate dalla scarsità degli investimenti delle nuove proprietà. Queste hanno beneficiato della posizione di mercato privilegiata (le autostrade ad esempio sono un monopolio naturale in cui non è possibile avere concorrenza) per estrarre rendite cospicue spesso finite in avventure finanziarie all’estero. leggi tutto

Italia riprendi a crescere, ma come?

Gianpaolo Rossini - 25.02.2017

L’Istat comunica che nel 2016 la crescita del Pil è dell’1%. Notizia buona dopo anni di stagnazione, ma al di sotto di ciò che vorremmo e condita da una previsione per il 2017 sotto l’1%. Insomma siamo lumache e non recuperiamo il livello pre 2008. Qualche settimana fa ho delineato i motivi della lentezza economica del bel paese. Ora vediamo quali strade percorrere per uscire dalla impasse.  

 

Le chiavi della crescita

La produttività

E’ uno dei nervi scoperti perché dal 2003 al 2015 il prodotto orario per lavoratore in Italia cala da 101 a 98. Per invertire la rotta dobbiamo investire di più (siamo ancora ¼ sotto il livello pre 2008) ammodernando le imprese nel loro cuore produttivo. Ma come fare? Iniziamo dalle migliaia di partecipate da entità pubbliche locali e nazionali, soprattutto “utilities” che godono spesso di posizioni di monopolio locale. Soprattutto nel Nord Italia incassano cospicui utili e quindi hanno risorse per investire. Se le infrastrutture sono così rese più efficienti e moderne possono contribuire alla produttività anche di altre imprese nei servizi e nella manifattura. Devono investire di più anche le imprese privatizzate. Sorprende la concessione di aumenti dei pedaggi autostradali dal 4 all’8% a inizio 2017 in presenza di inflazione da tempo in territorio negativo. leggi tutto

I perché della bassa (o non) crescita del bel paese

Gianpaolo Rossini - 21.01.2017

Il panorama del prodotto interno lordo (PIL) dal 2003

Dal 2003 al 2015 la Germania vede il suo Pil crescere del 36%, la Gran Bretagna del 50%, la Francia del 33%. L’Italia si ferma al 18%. Ovvero circa 1.3% annuo.  Il Pil di un paese si espande per due ragioni: perché aumenta la popolazione, dunque più persone impiegate, e perché cresce la produttività, ovvero ciò che produce ogni occupato.

 

La produttività

Dal 2003 al 2015 il prodotto orario per lavoratore in Germania passa da 96 a 103, in Francia da 94 a 102, in Gran Bretagna da 96 a 102, in Italia cala da 101 a 98. La produttività del lavoro sale perché gli individui sono meglio organizzati nei processi produttivi e perché investimenti in macchinari (robot etc.), infrastrutture (strade, porti etc.), capitale umano (istruzione), comunicazione e logistica, in innovazione elevano la capacità di produrre di ogni soggetto impiegato.

 

Gli Investimenti e la Ricerca e Sviluppo (R&S)

In Germania si investe nel 2015 come nel 2003 il 20% del Pil, in Francia il 22% mentre nel 2003 è il 21%, in Gran Bretagna il 17% come nel 2003, in Italia il 17% mentre era il 21% nel 2003. La spesa scolastica, quella sanitaria (per mantenere il capitale umano sano), quella per mantenere pulito l’ambiente non sono considerate investimento. Lo sono quelle in ricerca e sviluppo delle imprese e del settore pubblico. leggi tutto