Ultimo Aggiornamento:
13 ottobre 2018
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Argomenti

Dazi: spezzare la catena di errori

Gianpaolo Rossini - 07.07.2018

Da dichiarazioni di questi giorni esponenti del governo italiano sembrano essere favorevoli all’adozione di dazi doganali sulle importazioni dell’Italia. Forse non guasta ricordare che non si possono introdurre limitazioni in entrata in Italia per beni e servizi di partners UE. Anche gli appalti pubblici (public procurement) devono essere aperti a tutti gli operatori continentali. Sono i fondamenti del Trattato di Roma del 1957 e del mercato unico europeo del 1993, caro agli inglesi che, conoscendone i benefici ed essendone stati i paladini, cercano di tenerselo stretto. In secondo luogo le norme doganali verso paesi terzi, fuori UE, sono federalizzate e non rientrano nella potestà dei governi nazionali. L’Italia da sola non può stabilire dazi sulle magliette della Cina. Lo può proporre solo la Commissione con l’approvazione del Consiglio in modo uniforme per l’intera UE. Insomma per le politiche protezionistiche de noantri che copiano Trump non c’è spazio.  Semmai ci dobbiamo chiedere come deve comportarsi la UE di fronte alle gabelle decise oltre atlantico e perché Washington abbia adottato politiche protezionistiche.  Il cruccio della amministrazione Usa è il persistente deficit commerciale con Europa e Cina. Dopo anni di disattenzione, soprattutto  in una Europa un po’ miope, Trump riporta alla ribalta della scena internazionale i leggi tutto

Contratto di governo M5S-Lega A proposito di politica estera, immigrazione e Ius soli

Leila El Houssi * - 30.05.2018

Il fantomatico contratto di governo tra Lega e movimento 5 stelle ha partorito nel suo insieme un compromesso alquanto pericoloso che spingerà il nostro paese a una pericolosa involuzione. Se sul fronte della politica interna molti commentatori e analisti hanno espresso la loro opinione sulle eventuali disposizioni che il contratto riporta, poco è stato detto su questioni che riguardano Ius Soli, politica estera e questione immigrazione.

Allo Ius Soli non viene dedicata neanche una riga probabilmente perché l’argomento per i nostri prossimi governanti non merita di essere contemplato.  E’ palese, ed è già emerso in campagna elettorale, che leghisti e pentastellati nutrano sentimenti che passano dal disprezzo all’indifferenza nei confronti di persone la cui origine non è italiana ma  che sono nate e/o cresciute nel nostro paese. Sono 800mila ragazze e ragazzi che ad oggi non sono tutelati dallo Stato italiano e sembra non esserci alcuna volontà per una soluzione L’unico riferimento che troviamo è al punto 18 quando si parla di 'politiche per le famiglie e la natalità''. In quest’articolo in cui si avvalora “il sostegno per servizi di asilo nido in forma gratuita a favore delle famiglie italiane” come ha recentemente sostenuto la ex ministra Livia Turco si “calpesta l'articolo 3 della Costituzione che vieta leggi tutto

Italo: come impoverire l’Italia e come rimediarvi

Gianpaolo Rossini - 14.02.2018

Npv, alias Italo,  è stato venduto al fondo americano GIP (Global Infrastructure Partners) nato nel 2006 e attivo nei settori delle infrastrutture portuali, aeroporti ed energia. Npv è azienda privata ed è il secondo operatore nei servizi ferroviari di alta velocità in Italia dopo Trenitalia. Nato nel 2006, come il fondo GIP, dopo un avvio un po’ stentato e una ricapitalizzazione nel 2014 ora fattura circa 450 milioni con un margine netto di 34 milioni, lordo di 150 milioni. Il ritmo di crescita di Italo è ora sostenuto e ha raggiunto le due cifre,avviato a salire.  Il fondo GIP ha sborsato poco meno di 3 miliardi di dollari per il 100% di Italo. Il ministro dello sviluppo Calenda aveva fatto qualche pressione perché Italo si quotasse e allargasse quindi la base della borsa italiana. Una matricola per la quale è previsto un buon sviluppo è sempre un sostegno per una Borsa un po’ anemica come quella di Milano. Il consiglio di amministrazione di  Italo ha deciso altrimenti cedendo interamente l’azienda per un incasso immediato. I quasi tre miliardi di dollari andranno ad accrescere il patrimonio dei già ricchi azionisti, Montezemolo, Banca  Intesa, Generali, gruppo Della Valle, gruppo Seragnoli e altri.

Il fatto sembrerebbe costituire una bella notizia leggi tutto

Quanti scandali diesel dovremo sopportare ancora?

Gianpaolo Rossini - 07.02.2018

La serie degli scandali diesel si allunga assumendo contorni sempre più inquietanti. L’ultimo fa tornare alla mente pratiche che si credevano scomparse. Le case tedesche produttrici di auto hanno usato cavie umane per valutare gli effetti delle emissioni delle loro auto diesel. Il fatto è grave per diverse ragioni. In primo luogo, la maggiore delle produttrici di auto è una impresa di stato in quanto una regione (Land) tedesca ne possiede una quota di controllo. Questo chiama responsabilità politiche in quanto i cittadini da un’impresa di stato si aspettano comportanti più che corretti. In secondo luogo, è discutibile la sperimentazione su umani di nuovi farmaci nonostante lo scopo sia di fare passi avanti in campo medico per salvare vite umane. E’invece insopportabile e crudele che imprese automobilistiche usino cavie umane per testare il livello del danno certo (già peraltro dimostrato in una vasta decennale letteratura medica, come ricorda il dr. Harari sul Corriere del 30 gennaio a p. 9) che le emissioni diesel provocano sull’apparato respiratorio e altri organi. In terzo luogo gli effetti delle emissioni dei motori diesel sulla salute sono di breve e di lungo periodo. Questi ultimi ben più pesanti sono relativi a patologie oncologiche gravi, come la letteratura medica mostra. leggi tutto

Oltre le elezioni. Le sfide del governo che verrà: il debito pubblico

Gianpaolo Rossini - 31.01.2018

La seconda sfida sulla quale sarà chiamato a misurarsi il prossimo governo riguarda la finanza pubblica. Come nel precedente articolo sulle migrazioni (https://www.mentepolitica.it/articolo/oltre-le-elezioni-le-sfide-del-governo-che-verr-ius-soli-e-immigrati/1311) iniziamo con nude cifre. Nel 2017 il debito lordo del settore pubblico in Italia si attesta attorno a 1.32 volte il Pil mentre quello netto è 1.13. Nello stesso anno quello pubblico federale lordo (non comprensivo di quello di stati e amministrazioni locali) degli Usa è 1.08 volte il Pil, netto 0.82. Se considerassimo il debito pubblico lordo totale (federale + locale) degli Usa avremmo cifre un po’ più alte di quelle italiane. In Giappone il debito pubblico lordo è 2. 39 volte il Pil, quello netto 1.20.  In Germania è 0.64 (netto 0.43) e in Francia è 0.97 (netto 0.90).  La lettura di questi numeri fornisce informazioni inedite sul debito pubblico netto.  Ma cos’è il debito pubblico netto? Perché è la grandezza che andrebbe considerata?  Il debito pubblico netto è la differenza tra i debiti e i crediti del settore pubblico. E’ ciò che rileva finanziariamente per gli stati come per ogni impresa, mentre meno rilevante è la cifra lorda. Il settore pubblico italiano possiede attività finanziarie (crediti) come  contante, valute,  depositi  bancari, prestiti del governo ad istituzioni europee, titoli obbligazionari e azionari, riserve tecniche assicurative e altro. Nel caso italiano la differenza tra le due valutazion leggi tutto

La via pugliese alla (de)crescita (in)felice

Massimo Bucarelli * - 31.01.2018

Secondo l’economista John K. Galbraith, del pensiero marxista è sopravvissuto soprattutto il convincimento diffuso e generalizzato che i governi moderni siano al soldo del capitale economico e finanziario delle élite dominanti; vale a dire – tradotto nel linguaggio politico attuale – che servano gli interessi dei cosiddetti poteri forti, indipendentemente dalla volontà popolare di cui dovrebbero essere espressione. Si tratta di un’eredità che si potrebbe definire culturale, prima che politica, che informa trasversalmente anche la società e l’opinione pubblica italiana e che sembra essere particolarmente radicata a livello locale, dove regioni e comunità locali sono sempre più spesso impegnate a contrastare la realizzazioni di opere e infrastrutture decise o favorite dal governo centrale, con l’accusa di non portare alcun vantaggio ai cittadini, ma di essere dettate dalle esigenze speculative e affaristiche delle multinazionali.

Emblematico in tal senso è il caso pugliese, caratterizzato dalla strenua opposizione, condotta tanto dagli amministratori regionali e locali, quanto da forze politiche e gruppi di attivisti impegnati sul territorio, a una serie di iniziative considerate strategiche per la crescita economica e il rilancio di sistema produttivo nazionale. Nel 2016 l’Assemblea regionale pugliese e lo stesso governatore, Michele Emiliano, sono stati in prima linea nella promozione del cosiddetto referendum “No-Triv”, presentato come leggi tutto

Oltre le elezioni. Le sfide del governo che verrà: ius soli e immigrati

Gianpaolo Rossini - 20.01.2018

Tra qualche mese avremo  i dati Istat  sugli andamenti demografici del 2017 del bel paese. In ogni caso le cifre  del 2016 sono particolarmente utili per avere un quadro della dinamica della popolazione italiana e delle implicazioni politiche che dovranno essere affrontate dal governo che verrà dopo le elezioni del 4 marzo. Vediamo le cifre. Al 31 dicembre 2016 la popolazione residente in Italia è di 60.589.000 unità. Di queste 5 milioni hanno cittadinanza straniera (8.3%). Nello stesso anno la popolazione residente diminuisce di 142.000 unità.  Questo risulta da un saldo negativo di 204000 cittadini italiani e positivo di 64000 stranieri. A fronte di questa cifra abbiamo 144000 immigrati nel 2016. Che sembrerebbe  quasi una compensazione perfetta. A patto che questi restino in Italia se vogliamo evitare che la popolazione residente diminuisca vistosamente. Nel 2016 i nostri uffici hanno promosso  200000 immigrati a nuovi cittadini italiani. Nello stesso anno  le interruzioni volontarie di gravidanza sono state 60000. Nel 2015 il tasso di fecondità delle donne italiane è pari a 1.27 mentre per le straniere è 1.94.[1]

Si tratta di numeri che delineano alcuni tratti e ne lasciano indefiniti altri delle politiche che l’Italia è chiamata ad intraprendere per affrontare il complesso problema demografico che ci affligge da oltre 30 anni, speculare  a quello dei migranti che approdano sulle coste del nostro sud. leggi tutto

Quei bambini stranieri che “abbassano il rendimento” delle classi scolastiche.

Chiara Sità * - 06.01.2018

Io l’anno prossimo avrei dovuto andare in pensione, sa? Poi quest’anno abbiamo cominciato ad avere alunni immigrati nella classe. Io insegno storia. E mi sono detta ma che occasione questa, spiegare l’Europa medievale, la religione, a ragazzini che hanno categorie completamente diverse dalle nostre, mi costringerà a ripensare tutto il mio modo di fare storia. Ho pensato: è un momento importante, non posso perdermelo! E ho deciso di rinviare la pensione”. Sono le parole di un’insegnante di scuola media di una cittadina del nord Italia.

Di tutt’altro avviso sembrano i titoli di giornale che hanno campeggiato recentemente sul Corriere Milano, seguito da altre testate nazionali e locali: “Scuola, le classi perdenti: il rendimento cala se gli immigrati sono oltre il 30%”. I risultati dell’indagine citata (effettuata dal Politecnico di Milano per il Corriere) rilevano che nella scuola primaria le medie ai test Invalsi sono più basse per le classi in cui sono presenti più del 30% di bambini stranieri. La definizione di questa popolazione e la narrazione giornalistica su questi numeri sollevano alcune questioni.

Innanzitutto, con la definizione “stranieri” ci si riferisce a bambini non in possesso della cittadinanza italiana, mettendo quindi nello stesso calderone due categorie molto diverse, quella dei bambini nati leggi tutto

Rifiuti romani in Emilia Romagna: solidarietà inutile e dannosa

Gianpaolo Rossini - 03.01.2018

La regione Emilia Romagna ha accettato di accogliere i rifiuti indifferenziati di Roma, comune retto da giunta grillina con sindaco la signora Raggi. Verranno bruciati  negli inceneritori tra Parma, Bologna, Modena materiali per un quantitativo di circa 465 tonnellate al giorno per 40 giorni ovvero in totale circa 19000 tonnellate, il contenuto di una nave da carico di media dimensione.  

Il presidente della regione Emilia Romagna ha affermato che si tratta di un gesto di solidarietà istituzionale volto a risolvere l’emergenza della capitale. Non sarà possibile in futuro chiedere di nuovo da parte del comune di Roma una cooperazione di questa entità.

In Emilia si prevedono manifestazioni  di protesta anche se indebolite dal periodo di vacanze Natalizie.

Si tratta di una vicenda che dimostra per l’ennesima volta  la scarsa capacità di governare la capitale da parte della compagine grillina il cui bilancio appare sempre più fallimentare.  Se dobbiamo trovare un  aspetto positivo, è certamente quello di proiettare il PD a partito che è in grado di governare il paese in maniera responsabile con un senso dello stato tutto che forse si vedeva solo ai tempi della migliore Democrazia Cristiana. C’è da augurarsi che  gli italiani capiscano il messaggio che viene da questa vicenda , molto più leggi tutto

Un’occasione mancata. Le Linee guida MIUR per l’educazione al rispetto.

Chiara Sità * - 01.11.2017

Sono state firmate dalla Ministra Valeria Fedeli le Linee guida nazionali “Educare al rispetto: per la parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le forme di discriminazione”, in attuazione all’articolo 5 del ddl. 119/2013 sul contrasto alla violenza di genere e nella cornice delle normative europee sui diritti umani. Le Linee Guida si propongono di mettere a disposizione della comunità scolastica (dirigenti, insegnanti, genitori, allievi) un quadro di riferimento per mettere in atto percorsi educativi volti a promuovere il rispetto delle differenze di genere e contrastare le discriminazioni.

I contenuti delle Linee negli ultimi anni sono stati oggetto di non poche polemiche, di cui ricordiamo in particolare quella contro la cosiddetta “educazione al gender”.

Educazione “al gender” o “all’ideologia gender” è una locuzione priva di significato dal punto di vista pedagogico e didattico, utilizzata da movimenti di area tradizionalista come il comitato “Difendiamo i nostri figli” per definire paventati percorsi educativi che cancellano le differenze tra il maschile e il femminile, che “educano all’omosessualità”, o che introducono i bambini a pratiche sessuali. È inutile ricordare che nella scuola italiana (e non solo) leggi tutto