Ultimo Aggiornamento:
15 giugno 2019
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Argomenti

Flat tax: voto di scambio n.2 e dintorni

Gianpaolo Rossini - 15.06.2019

Il reddito di cittadinanza può essere visto come una forma di voto di scambio tra il partito di governo che lo sostiene e chi beneficia del provvedimento. La flat tax, tanto cara alla Lega e ad una parte del partito di Berlusconi, appartiene alla stessa categoria di interventi. Si vuole infatti cercare un sostegno elettorale che duri nel tempo tra le categorie medio alte di contribuenti, primi beneficiari della flat tax. Un premio generalizzato per legare al partito di Salvini ceti che in parte votano Lega e che in parte volgono il loro consenso soprattutto a sinistra. La flat tax costa molto dal punto di vista del gettito e rischia di scardinare in maniera irreversibile i conti pubblici già in zona rischiosa. Non stimola la crescita perché esiste già per le imprese e per le categorie professionali autonome che sono quelle più dinamiche. E quindi non farà altro che aumentare il risparmio delle famiglie a spese del crescente disavanzo pubblico. L’unica esigenza a cui la flat tax potrebbe andare incontro è quella della semplificazione. Ma non c’è nessuna garanzia che questo avvenga perché per questo occorre eliminare o raggruppare molte imposte, come quelle locali, che la flat tax non sfiora neppure. leggi tutto

Rapporto OCSE: saldo negativo per l'Italia tra fuga di cervelli e nuovi ingressi

Francesco Provinciali * - 15.06.2019

È stato appena licenziato un Rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) che fornisce dati preoccupanti per l’Italia circa il saldo uscite/nuovi ingressi nell’area dei “talenti” potenzialmente utilizzabili nel contesto di professioni altamente qualificate.

Un saldo negativo in quanto la cd. “fuga dei cervelli” in esodo dal nostro Paese non è compensata da un equivalente trend in entrata e ciò a motivo di un evidente sbilanciamento tra le opportunità offerte all’estero per chi emigra rispetto a quel mix di fattori che potrebbero costituire per chi fa ingresso in Italia un corrispettivo e reciproco motivo di scelta prioritaria.

Il piatto pende sul versante “exit” e non ci sono contrappesi sul piatto opposto per il mix di ragioni che l’Istituto parigino analizza in un’ottica comparativa tra Paesi aderenti, dati alla mano.

Gli studi più recenti dell’Istat e del Censis sulla emigrazione culturale hanno già evidenziato per conto loro un progressivo impoverimento nelle professioni “alte” dovuto al trend crescente degli esodi dei neo laureati alla ricerca di un impiego corrispondente al livello di studi. leggi tutto

I limiti del CSM

Stefano Zan * - 12.06.2019

I recenti fatti di cronaca hanno messo ancora una volta sotto accusa il ruolo delle correnti all’interno del CSM. In realtà non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Nel momento in cui in qualsiasi organizzazione esistono e vengono riconosciute le correnti come forma di aggregazione culturale la loro funzione principale diventa quella di ottenere il maggior numero di posti per i propri affiliati a prescindere, in larga misura, da considerazioni di tipo meritocratico. Forse questa volta alcuni magistrati hanno esagerato ma la logica è una logica antica che diventa particolarmente deleteria perché strutturalmente il CSM è un organismo caratterizzato a tutti i livelli da quello che Max Weber chiamerebbe il dilettantismo.

E’ quanto sostenevo in un mio articolo sul Corriere della Sera di dieci anni fa che qui riproduciamo per la sua, ahimè, costante attualità. leggi tutto

Il reato corre sul filo

Francesco Provinciali * - 18.05.2019

Forse ha ragione Federico Fubini, firma prestigiosa del Corriere della sera, quando si chiede se  a volte più che un giornalista servirebbe uno psichiatra per decifrare le cose della politica e della vita.

Anche se si riferiva a faccende di “governance” mi permetto di interpretare estensivamente questo suo dubbio espresso recentemente in un una nota trasmissione televisiva.

Non tutto può essere spiegato e non tutto può essere capito ma pareva che la stagione di Tangentopoli avesse lasciato cicatrici profonde e lezioni esemplari.

Non è cosi: evidentemente chi predica la teoria dell’anno zero continua a pensare che si possa ricominciare sempre da capo, redimersi oppure provarci nella convinzione di restare impuniti.

Il potere logora chi non ce l’ha ma può rovinare chi ne detiene anche un pizzico.

E così, ciclicamente,  ripartono nuove indagini e si dispongono nuovi arresti: il reato più frequente, manco a dirlo, è la corruzione che con l’evasione fiscale fa il paio delle note più dolenti che impestano il nostro Paese.

Non è solo questione di caste o di vertici, anche se dipende da quale osservatorio di vedono le cose: dato che la società dei rappresentati non è migliore della èlite dei rappresentanti, ci troviamo di fronte ad un fenomeno esteso, ramificato leggi tutto

Il rapporto Welfare Index Pmi 2019

Francesco Provinciali * - 01.05.2019

È stato recentemente pubblicato sul portale delle piccole e medie imprese italiane il 4° Rapporto “Welfare Index PMI”2019 (https://www.welfareindexpmi.it/rapporto-2019), promosso da “GENERALI”, con la partecipazione di Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato, ConfProfessioni e con il Patrocinio della Presidenza del Consiglio.  Già dal titolo della Ricerca – “Il welfare aziendale fa crescere l’impresa e fa bene al Paese- e dalla prefazione del CEO Marco Sesana oltre che dall’introduzione a cura del Comitato Guida, si evincono i tratti più significativi e peculiari dell’analisi sullo stato del welfare aziendale, che ha coinvolto nell’indagine ben 4500 piccole e medie imprese del Paese, con una crescita nel triennio 2016/2019 dal 7,2 al 19,6 delle aziende attive nel settore del welfare.

A partire dai soggetti interessati: l’imprenditore, i lavoratori (e per indotto i loro familiari), lo Stato, le istituzioni locali, le associazioni dei diversi stakeholder, coinvolti nell’intento di fare sistema, con benefici tangibili e condivisibili, nell’ottica di un salto di qualità culturale che promuova il welfare aziendale come “bene comune”, fattore di leva e di crescita nella linea dell’umanizzazione leggi tutto

La lezione sempre attuale della Resistenza

Francesco Provinciali * - 20.04.2019

Finiremo con il riempire il calendario di “giorni dedicati”, di celebrazioni, ricorrenze e rivisitazioni retrospettive: ci sono occasioni per ricordare e altre per dimenticare, nulla della memoria collettiva deve andare perduto, l’oblio è la sintesi di ciò che non sopravvive allo scorrere del tempo.

La storia e la civiltà – nei chiaroscuri delle vicende umane – hanno accumulato un numero considerevole di eventi a cui, di volta in volta, va data una priorità rievocativa, fino a scandire l’esistenza con significati di cui ci corre l’obbligo di riscoprire una qualche attualità, pena il lento ed inesorabile scivolamento nel vuoto indefinito dell’assenza.

Salvo attribuire alle ‘date’ un significato soggettivo ed estraneo al loro originario significato: il compianto Sabino Acquaviva ricordava che Natale vuol dire regali e bagordi mentre Pasqua significa uova, sorprese e prime vacanze stagionali.

Un po’ di ingolfamento lo si nota già, le date ‘libere’ - da destinare- sono ormai poche e molto di ciò a cui il condiviso senso del dovere ci impone di dare spazio e visibilità esprime spesso più gli aspetti ritualistici e commerciali della commemorazione che il suo significato autentico.

E questa è un po’ una rivincita che il presente si prende sul passato, fino a confonderne il significato, allontanandosi a leggi tutto

Pasticcio libico, versione italiana

Paolo Pombeni - 17.04.2019

Chi venisse accusato di sottovalutare la crisi libica si offenderebbe: tutti si dicono estremamente preoccupati, ben consapevoli della portata del problema, e tutti fanno capire di avere dei piani per affrontare l’emergenza. Quali non è ovviamente dato di sapere, a meno che non ci si voglia fidar di qualche parola al vento. Sta di fatto che anche questa emergenza è una occasione per fare propaganda elettorale, non certo il miglior modo per rispondere ad una grave crisi alle porte di casa nostra.

Al solito si sta finendo per ridurre tutto alla possibilità che si presenti una emergenza migranti, che le drammatiche condizioni in Libia trasformerebbero ipso facto in rifugiati. Si sarà visto che su queste paure hanno subito speculato le parti in causa: Haftar per primo, perché il suo tentativo di conquistarsi la Tripolitania sperava venisse accettato visto che riteneva di potersi presentare come colui che era in grado di mettere ordine nel caos libico di cui profittano i trafficanti di esseri umani. Poi è arrivato Serraj, che si è affrettato a dare una intervista alla stampa italiana in cui sventolava la minaccia di 800mila persone pronte a salpare verso le nostre coste giusto per ottenere sostegno alla sua causa. leggi tutto

Se il pensiero non precede le parole

Francesco Provinciali * - 13.04.2019

Ricorre il 22 aprile il 110° anniversario della nascita di Rita Levi Montalcini, che ha lasciato una traccia indelebile nella cultura del Novecento a motivo della Sua poliedrica intelligenza e affascinante personalità.

La straordinaria opportunità di un’intervista con la scienziata mi ha lasciato in dono una sua considerazione, che trovo a un tempo altissima nella sua sintesi culturale e pratica nella gamma infinita delle sue possibili declinazioni.

“Pensare può essere utile mentre parlare non sempre è necessario”: si tratta di un’affermazione che nella sua apparente e sorprendente semplicità esprime in realtà un concetto denso di implicazioni utili nelle quotidiane circostanze della vita.

In genere accade infatti il contrario: si dicono e si ascoltano molte cose senza avere l’esatta percezione del loro significato.

Pensieri e parole non sono sempre legati da un nesso logico di causa-effetto, tanto è vero che molte delle incomprensioni nelle relazioni interpersonali sono dovute alla dissociazione e all’incoerenza tra le idee e i comportamenti.

Si utilizzano, cioè, stereotipi, considerazioni e opinioni come fossero beni di consumo, con disinvolta e spesso contraddittoria facilità si attinge al gran calderone delle frasi fatte e delle cose dette: trovandone già molte in libera circolazione risulta persino superfluo sforzarsi a pensarne delle proprie. leggi tutto

Per una economia responsabile

Michele Amicucci * - 13.04.2019

Nel suo Responsabili. Come civilizzare il mercato (Il Mulino, 2019) Stefano Zamagni individua nella “responsabilità” l’unica soluzione da opporre ai rischi odierni posti dal mercato globalizzato ed i suoi squilibri, dalla finanza deregolamentata ed oligopolistica, dalla digitalizzazione societaria e dagli avanzamenti, evidenti tanto quanto inquietanti, della tecno-scienza. Nell’attuale contesto globale l’autore specifica come sia facile per l’uomo commettere azioni collettive che suscitano effetti dannosi – non previsti e neppure a volte desiderati – sugli altri, delle quali tuttavia, in quanto individuo non riesce a sentirsi responsabile. Le conseguenze determinate dallo straripare della tecnica nella vita umana minano direttamente le “prospettive di sopravvivenza, nonché le stesse basi biologiche” dell’uomo in quanto tale.

È proprio l’innalzamento valoriale della responsabilità, etica e morale al tempo stesso su base individuale, che l’autore individua come risposta all’empasse odierno. Zamagni infatti pone l’esigenza di una nuova forma di responsabilità, attiva, dal carattere pubblico, legata alla reciprocità. Non è sufficiente “non fare più il male” ed il “rendere conto” (accountability), essere responsabili oggi deve significare “agire per il bene, prendersi cura”.

 

All’interno della sua ricerca, debitrice di una rilevante capacità leggi tutto

Rimborsi per i crack bancari: sono proprio giusti?

Gianpaolo Rossini - 10.04.2019

Le crisi bancarie italiane non sono state gestite bene. Certo si poteva fare anche peggio. Ma anche meglio. Serve a poco recriminare su chi abbia più colpe: il governo di allora, la Commissione Ue, la banca d’Italia o la Consob. Tutti hanno un pezzo di responsabilità. Nessuno però è unico colpevole. Abbiamo una moneta che ha compiuto 20 anni a inizio anno ma che mostra ancora alcuni caratteri adolescenziali. Non per colpa della BCE e del suo presidente. Ma dei governi che sono riluttanti nel devolvere l’intera fetta di sovranità che richiede una moneta federale come è l’euro. In questa situazione di limbo che da troppo tempo dura la crisi nata nel 2008 ha falciato alcune banche italiane di piccola dimensione e una grande, il Monte dei Paschi di Siena, l’istituto di credito più antico del pianeta. Nel caso di MPS si è proceduto con una nazionalizzazione, soluzione già ampiamente adottata ad esempio nella -a parole ma non nei fatti - iperliberista Gran Bretagna per la Bank of Scotland e altre minori. In Italia le banche minori in difficoltà sono state acquistate a costo zero da grandi banche come Banca Intesa. Ma cosa è successo agli individui coinvolti? Per chi aveva un deposito in conto corrente non leggi tutto