Ultimo Aggiornamento:
22 maggio 2019
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Argomenti

Un post-elezioni che dovrà fare i conti con la realtà

Paolo Pombeni - 22.05.2019

Che dopo la tornata elettorale del prossimo 26 maggio si dovranno fare i conti con la realtà lo dicono tutti, ma in genere si allude al problema economico che si presenterà con la stesura della legge di bilancio. Ci sono dai 23 ai 30 miliardi da trovare per evitare che il deficit superi la linea di guardia fissata dall’Europa (che peraltro in questo caso è ragionevole) e non viene detto dove si potranno trovare se non aumentando le tasse, vuoi quelle indirette come l’IVA, vuoi avventurandosi in quelle dirette come sarebbe la famosa “patrimoniale”.

Tutto vero indubbiamente, ma, ci si perdoni il gioco di parole, non è tutto. L’incognita maggiore riguarda l’equilibrio del sistema politico italiano, che è, lo si voglia o no, la pre-condizione perché da un lato si possa “fare politica” e dall’altro ci sia abbastanza fiducia perché si mantengano e possibilmente crescano gli investimenti economici. Purtroppo al momento non sembra che questa incognita verrà sciolta con i risultati delle prossime urne.

A meno di impennate dell’ultima ora non sembra essere alle viste un esito elettorale che incoroni un vincitore. Diciamo subito che già di loro le elezioni europee sono poco adatte alla bisogna: tutti ricordano l’irrilevanza finale del 40% raccolto da Renzi la volta precedente. leggi tutto

Una democrazia impoverita

Francesco Provinciali * - 22.05.2019

Del loro contratto di governo - finché dura - i due soggetti contraenti evidenziano le rispettive riforme di cui si attribuiscono la paternità non senza stigmatizzare gli errori e i difetti del partner con accentuata enfasi in prossimità del voto europeo. Dentro la coalizione gialloverde c’è tutto: maggioranza e opposizione, infatti si parla appunto di contratto e non di alleanza. Ma il crescendo del conflitto è impressionante, va ben oltre la diaspora o i distinguo altrimenti ricomponibili perché si esprime con attacchi diretti assai più pesanti di quelli che vengono riservati alle altre forze politiche. Ogni tema o singolo episodio è occasione per litigare e accentuare il gap che separa anziché unire i due partiti e i loro leader, scivolando spesso nella personalizzazione di critiche, accuse, insulti.

Tutto questo indebolisce il governo fino al limite della rottura ma finisce per indebolire la stessa democrazia perché in un marasma del genere non solo vengono meno stabilità e identità, concretezza, coerenza d’azione e di visione ma si ha quasi l’impressione che nella partita del botta e risposta si attenda ormai solo di sapere quale dei due giocatori riuscirà a piazzare il match point finale.

E mentre gli aspetti coreografici e le invettive prendono il sopravvento sui leggi tutto

E' la somma che fa il totale

Stefano Zan * - 22.05.2019

Proprio a ridosso delle elezioni europee si ha l’impressione che l’immagine di Salvini come leader indiscusso si sia affievolita e stia mostrando alcuni aspetti che non piacciono a gran parte dell’elettorato. Certamente su questo ha inciso la sistematica campagna di contrapposizione alle sue posizioni che i 5Stelle hanno lanciato negli ultimi due mesi per distinguersi dalla Lega e per far valere la diversità delle loro posizioni. Ma questo da solo non basta. Come sempre, come diceva Totò, è la somma che fa il totale e sono numerosi gli addendi negativi che negli ultimi tempi hanno indebolito la leadership di Salvini.

Sulla questione morale, oltre alla vecchia ma non risolta storia della scomparsa dei 49 milioni, si sono aggiunti il caso Siri, l’arresto del sindaco di Legnano e resta aperta la questione Rixi. Su questo versante i leghisti sanno che non potranno contare su alcuna indulgenza del Movimento che ne ha fatto da sempre il suo principale cavallo di battaglia.

La questione sicurezza sembra ormai diventata una vera e propria ossessione che non solo non ha alcun riscontro con la realtà ma che non riesce andare al di là di roboanti e minacciose dichiarazioni. Gli sbarchi sono diminuiti ma in realtà i porti leggi tutto

Orario di votazione: una modesta proposta

Luca Tentoni - 18.05.2019

Il 26 maggio saranno chiamati al voto - in Italia e negli Stati non appartenenti all'Unione europea - 49.413.168 elettori, ai quali si aggiungeranno gli italiani che risiedono in altri paesi dell'Ue (1.659.874). Le operazioni di scrutinio non saranno rapide e neppure facili. Infatti, in Piemonte si voterà anche per il Consiglio regionale (3.621.796 elettori) e in ben 3.658 centri (221 oltre i 15mila abitanti, 3.437 sotto i 15 mila) si rinnoverà il consiglio comunale (altri 16.108.752 elettori chiamati alle urne). In pratica, in 826 comuni si voterà per le europee, le regionali, le comunali; in altri 2.832 per le europee e le comunali; nei restanti 4.257 (53,7%) si andrà alle urne solo per le europee. Si voterà dalle 7 alle 23. I risultati saranno disponibili durante la notte, se non (quelli definitivi) nel corso del giorno seguente. A titolo di provocazione (ma non troppo) ci permettiamo di avanzare una modesta proposta per il futuro (in primo luogo per le elezioni politiche). In primo luogo, chiudere i seggi alle 23 oppure prolungare (come si è fatto in passato) il voto fino alle 15 del lunedì è eccessivo: in molti altri paesi europei le urne chiudono prima. Lo si è visto in Spagna, dove già verso mezzanotte i risultati delle elezioni politiche erano già pressoché definitivi. L'election day, inoltre, se da un lato leggi tutto

Il reato corre sul filo

Francesco Provinciali * - 18.05.2019

Forse ha ragione Federico Fubini, firma prestigiosa del Corriere della sera, quando si chiede se  a volte più che un giornalista servirebbe uno psichiatra per decifrare le cose della politica e della vita.

Anche se si riferiva a faccende di “governance” mi permetto di interpretare estensivamente questo suo dubbio espresso recentemente in un una nota trasmissione televisiva.

Non tutto può essere spiegato e non tutto può essere capito ma pareva che la stagione di Tangentopoli avesse lasciato cicatrici profonde e lezioni esemplari.

Non è cosi: evidentemente chi predica la teoria dell’anno zero continua a pensare che si possa ricominciare sempre da capo, redimersi oppure provarci nella convinzione di restare impuniti.

Il potere logora chi non ce l’ha ma può rovinare chi ne detiene anche un pizzico.

E così, ciclicamente,  ripartono nuove indagini e si dispongono nuovi arresti: il reato più frequente, manco a dirlo, è la corruzione che con l’evasione fiscale fa il paio delle note più dolenti che impestano il nostro Paese.

Non è solo questione di caste o di vertici, anche se dipende da quale osservatorio di vedono le cose: dato che la società dei rappresentati non è migliore della èlite dei rappresentanti, ci troviamo di fronte ad un fenomeno esteso, ramificato leggi tutto

Passaggio a Nord-Est: De Michelis e la Quadrangolare

Lucrezia Ranieri * - 18.05.2019

Accade talvolta che la personale biografia di un uomo incida non poco sulla sua formazione ideale, sull’orizzonte, cioè, sul quale il suo sguardo finisce per posarsi. Nel caso di Gianni De Michelis, nato a Venezia e fieramente veneziano, il suo essere un uomo del Nord-Est fece posare quello sguardo oltre frontiera, verso il Danubio, diventando una delle caratteristiche del suo agire politico.

Ancor prima di venire nominato ministro degli Esteri, già nel 1988, De Michelis aveva infatti avviato contatti con i rappresentanti dell’Ungheria, dell’Austria e della Jugoslavia, partner che solo un anno più tardi sarebbero stati al centro di un’iniziativa che avrebbe in un certo senso costituito lo sforzo più originale del ministro socialista, quello della creazione della cosiddetta “Quadrangolare”: un’associazione, fra questi quattro stati, il cui scopo era innanzitutto il rafforzamento della cooperazione economica e politica in un’ottica regionale e sussidiaria rispetto alle alleanze esistenti.

L’iniziativa non nasceva dal nulla: già nel corso degli anni ’80 l’area danubio-balcanica era tornata ad essere una delle direttrici principali lungo la quale disporre le limitate risorse della politica estera italiana. Tuttavia, con l’intensificarsi dei segnali di crisi dell’impero sovietico, il legame fra la Penisola e i suoi vicini leggi tutto

Baruffe sul nulla

Paolo Pombeni - 15.05.2019

Possiamo consentirci una pausa nell’analisi dello stucchevole duello Salvini-Di Maio e delle conseguenti aspettative su una crisi o meno del governo giallo-verde? Lo facciamo dedicandoci a due temi, uno molto dibattuto, l’altro meno.

Partiamo dal polverone sollevato sulla presenza al Salone del libro di una casa editrice che pubblica in maggioranza libri legati all’ideologia dell’estrema destra. Nella grande commedia dell’arte che è diventato il palcoscenico pubblico italiano si sono immediatamente esibiti quelli che fanno la parte degli antifascisti difensori della costituzione e quelli che per contrapposizione devono fare la parte dei liberali che difendono a prescindere la libertà di pensiero. A noi sembra francamente che le cose siano un po’ più complicate.

Prescindiamo ovviamente dal fatto che il proprietario della casa editrice in questione sia un militante di una formazione dichiaratamente fascista, fosse pure “del terzo millennio”, come è Casa Pound, e che abbia partecipato a manifestazioni non esattamente pacifiche e rispettose della libertà di opinione promosse da quel movimento. Se ci sono responsabilità penali andranno indagate ed accertate dalla magistratura. Qui la questione è un’altra: hanno diritto il suddetto soggetto e la sua casa editrice ad esprimere e pubblicare opinioni che sostengono un’ideologia antidemocratica?

La risposta prudente è che possono farlo fino a leggi tutto

Chi si accontenta gode

Stefano Zan * - 15.05.2019

Zingaretti nell’intervista a Gad Lerner che chiude il suo libro ha dichiarato che il movimento 5 Stelle:” è privo di un vero gruppo dirigente e quindi i momenti difficili lo porteranno a un generale rompete le righe” e ancora:” I 5Stelle sono destinati a scomporsi”. È sempre difficile fare previsioni, soprattutto in questo momento in Italia, ma mi pare che lo scenario prefigurato dal segretario del PD non sia particolarmente plausibile. Intanto la storia e la teoria (Coser “Le funzioni del conflitto sociale”) ci dicono che è proprio nei momenti di massima difficoltà e in presenza di un nemico agguerrito che le organizzazioni si ricompattano e i partiti sono certamente organizzazioni. In secondo luogo, da quando negli ultimi due mesi Di Maio ha tirato fuori le palle (per usare una sua elegante espressione) nei confronti della Lega ha arrestato un declino di consensi che durava da mesi, ha certamente consolidato il partito, ha creato imbarazzo e difficoltà al suo alleato di governo. Pervicacemente ha voluto dimostrare in ogni occasione che i 5 Stelle sono antropologicamente diversi dalla Lega e che la loro diversità risiede in primo luogo nella determinazione con cui sostengono la questione morale, l’etica pubblica, il valore assoluto dell’onestà; disponibili anche, per sostenere leggi tutto

L'economia e le scelte elettorali

Luca Tentoni - 11.05.2019

Sebbene l'esito delle elezioni politiche ed europee sia spesso influenzato anche da altre cause (temi come la sicurezza, per esempio, hanno un certo peso) è però l'economia (percepita e reale, generale e familiare) a decidere della sorte dei partiti, in una fase nella quale la volatilità è molto elevata e la situazione del Paese non muta, nonostante il recentissimo magro aumento del Pil. Le promesse di un miglioramento della situazione economica - rimanendo al solo ambito della Seconda Repubblica, per brevità - hanno spesso funzionato, a partire dal milione di posti di lavoro berlusconiano per proseguire con gli 80 euro di Renzi e arrivare, ai giorni nostri, a reddito di cittadinanza, quota 100 per le pensioni e "flat tax". Il problema è che il Paese avrebbe bisogno di interventi strutturali meno vistosi sul breve periodo ma molto fruttuosi sul medio (investimenti in ricerca, sviluppo, scuola, innovazione tecnologica) che però non sono redditizi in termini elettorali. Scartati questi tipi di interventi (per non parlare della razionalizzazione della spesa pubblica, che comporta tagli, cioè voti persi) restano quelli che tendono a premiare le più ampie platee possibili di cittadini/elettori: queste azioni assicurano spesso un rapido ed efficace ritorno positivo in termini di consensi, però alla lunga si pagano. leggi tutto

L'innocenza perduta

Francesco Provinciali * - 11.05.2019

A Manduria (Taranto) una baby gang di 14 ragazzi di cui 12 minorenni ha massacrato di botte fino a ucciderlo un uomo di 67 anni, dopo averlo legato ad una sedia e segregato per giorni in casa. Nei giorni scorsi un neonato è stato trovato in un cassonetto nei pressi del cimitero di Rosolina (Rovigo): la madre l’aveva abbandonato ma il destino lo ha salvato: È stato chiamato Giorgio come l’infermiera che l’ha accudito e avrebbe voluto tenerlo per sempre: è già partita la gara per l’adozione.

A Cassino Il piccolo Daniel di due anni è stato strangolato dalla mamma infastidita dal suo pianto perché si era appartata in auto con il compagno per fare sesso: l’uomo, padre del bambino ed ex di lei, lo ha schiaffeggiato e poi ha assistito senza intervenire all’omicidio, indifferente, anzi minaccioso verso la donna e il piccolo. A gennaio, a Cardito nel napoletano, un uomo aveva picchiato a morte un bimbo di 7 anni, Giuseppe, e tagliato un lembo d’orecchio alla sorellina: erano figli della compagna, giocando avevano rotto la sponda del lettino, lui si era infastidito perché stava dormendo. La violenza andava avanti da tempo, le maestre si erano accorte che qualcosa di tremendo accadeva in quella casa ma la loro segnalazione era stata tardiva. leggi tutto