Ultimo Aggiornamento:
18 ottobre 2017
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Argomenti

L’enigma di una legge elettorale con scarso consenso

Paolo Pombeni - 18.10.2017

Per quanto i sostenitori della attuale proposta di legge elettorale si diano da fare per sostenere la tesi di un testo non perfetto, ma il migliore possibile, resta il fatto che si tratta di un sistema cervellotico e molto poco attraente. Non che questo sia abbastanza per augurarsi una debacle di Renzi, perché non si può fare a meno di ragionare su cosa ci attende dopo, ma bisogna pur ammettere che non si sta lavorando nel migliore dei modi.

Partiamo a ragionare dall’inizio. Giustamente il Capo dello Stato aveva sempre chiesto che si procedesse per una riforma elettorale basata su un ampio consenso parlamentare. Ci si era andati vicino con la proposta simil-tedesca (neppure quella un capolavoro, a dire il vero), ma che comunque aveva il pregio di basarsi su un accordo ampio che includeva i Cinque Stelle. E’ stata fatta fallire per l’incapacità di Forza Italia e dei grillini di tenere a freno le pulsioni al protagonismo becero di Biancofiore e Fraccaro su un tema delicatissimo come il meccanismo particolare per la rappresentanza in Sudtirolo. Stupisce che nessuno nei due partiti che pure sono stati danneggiati da questo improvvido comportamento li abbia in qualche modo sanzionati.

Fallito quel tentativo leggi tutto

Il Nobel per la Pace all’ICAN: il disarmo nucleare globale in primo piano nel dibattito internazionale

Angela Santese * - 18.10.2017

Negli ultimi mesi il timore di un conflitto nucleare è tornato al centro dell’agenda politica internazionale, così come i tentativi, intrapresi sin dall’alba dell’era atomica, di abolire definitivamente il pericolo nucleare.

Il 6 ottobre, il Comitato norvegese ha difatti deciso di assegnare il Premio Nobel per la Pace 2017 alla Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari. L’ICAN, organizzazione ombrello costituita da 468 gruppi non governativi,operanti in 101 paesi, è stata fondata a Vienna nel 2007. I suoi promotori si sono ispirati alla campagna internazionale contro le mine degli anni Novanta che contribuì a creare un clima di opinione favorevole alla Convenzione di Ottawa sulle mine antiuomo firmata nel 1997. Sin dalla sua nascita, l’organizzazione con sede a Ginevra ha lavorato per rilanciare il dibattito pubblico internazionale sulla questione del disarmo, appannatosi dopo che i timori nucleari della Guerra fredda si erano attenuati grazie alla firma del trattato Inf del 1987 e alla caduta del muro di Berlino due anni dopo.

La Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari è riuscita a dare nuovo impulso agli sforzi a favore del disarmo nucleare, sia a livello di opinione pubblica internazionale sia nell’alveo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, esattamente 71 anni dopo l’adozione della prima risoluzione ONU in cui si sottolineava la necessità del leggi tutto

È meglio giocare per non vincere?

Luca Tentoni - 14.10.2017

I risultati delle ultime elezioni in Germania hanno confermato una tendenza ormai abbastanza consolidata in alcuni regimi democratici: se c'è una "Grande coalizione" uscente, i partiti di opposizione guadagnano consensi. Nel caso tedesco del 2017, CDU-CSU (-8,6%) e SPD (-5,2%) hanno fatto registrare diminuzioni in termini percentuali (a vantaggio soprattutto di Fdp e AfD), mentre - alla fine della "grande coalizione necessitata" del 2011-2013 - in Italia, fu il Pdl a pagare il prezzo più alto (il 15,8% dei voti, pari a poco più di sei milioni; anche il Pd, tuttavia, perse in voti assoluti 3,5 milioni di consensi e in percentuale il 7,8%). Per fare un esempio più lontano nel tempo si può risalire al 1979, quando il Pci cedette il 4% dei voti mentre la Dc restò sostanzialmente sulle posizioni del 1976 (si trattava, è bene ricordarlo, di una Grande coalizione in due fasi e del tutto anomala: un’intesa politica ma senza l’ingresso dei comunisti al governo e, all’inizio, addirittura con la sola “non sfiducia”). In tutti i casi, le opposizioni ne hanno tratto frutto: alla fine degli anni Settanta, da noi, i radicali ebbero un notevole incremento di voti (per l'epoca, quando la mobilità elettorale era modesta) passando dall'1,1 al 3,4%. Nel 2013, tranne Idv e Lega (che attraversavano un momento particolare) leggi tutto

La questione catalana dopo la dichiarazione d’indipendenza a metà di Puigdemont

Alfonso Botti * - 14.10.2017

Partiamo dagli ultimi fatti. Il presidente del governo catalano, Puigdemont, nell’attesissimo discorso del 10 ottobre ha dichiarato di assumere il mandato che il popolo catalano avrebbe espresso con il voto del 1° ottobre affiché la Catalogna diventi uno Stato indipendente in forma di repubblica, ma ha sospeso gli effetti della dichiarazione  d’indipendenza per favorire l’avvio di un dialogo in vista di una soluzione concordata. Riunito il governo, Rajoy, gli ha domandato il giorno dopo di chiarire se c’era stata dichiarazione di indiendenza o no, dando tempo per la risposta fino a lunedì 16, per avviare in caso affermativo le procedure contemplate dall’art. 155 della Costituzione, che preve il passaggio al governo centrale di alcune delle competenze del governo catalano. Di fatto una esautorazione, che Rajoy non avrebbe difficoltà a far approvare, come richiesto dalla Costituzione, dal Senato, dove il Partito Popolare dispone di maggiornaza assoluta. A questo ultimatum si è aggiunto quello, di ben altro segno, che la CUP (coalizione della sinistra anticapitalista e indipendentista), ascoltato il suo discorso, ha lanciato a Puigdemnot: o dichiarazione formale di indipendenzaentro entro un mese o ritiro della fiducia al suo governo. I socialisti da parte loro si sono detti leggi tutto

Per un "nuovo umanesimo europeo": a proposito dell'utopia di Francesco.

Raffaella Gherardi * - 14.10.2017

L'importanza del discorso tenuto da Papa Francesco di fronte alla comunità accademica dell'Alma Mater Studiorum, che lo ha incontrato in Piazza San Domenico, nella sua ultima visita a Bologna (domenica, 1 ottobre), non è sfuggita ai commentatori più attenti, che ne hanno messo in luce aspetti e indirizzi teorico-progettuali diversi e profondi. Larga eco ha trovato, per esempio, la proposta di Francesco affinché il diritto alla cultura, il diritto alla speranza, il diritto alla pace, possano rappresentare la concreta prospettiva di una nuova progettualità da mettere in campo e alla quale i giovani possano essi stessi indirizzarsi. Particolare attenzione, da parte di alcuni commentatori, è stata rivolta soprattutto al forte richiamo fatto dal Papa allo ius pacis, il che segnerebbe, stando a qualche commento, una vera e propria svolta e l'assoluta archiviazione di ogni possibile giustificazione della guerra o della cosiddetta teoria della guerra giusta. E in effetti l'invocazione da parte di Francesco allo «ius pacis come diritto di tutti a comporre i conflitti senza violenza» e il ribadito appello e monito «mai più la guerra, mai più contro gli altri, mai più senza gli altri», giungono dopo aver chiamato in causa, contro le presunte  «ragioni della guerra», importanti testimoni del secolo leggi tutto

Confusione a sinistra: come nei grandi scismi religiosi?

Paolo Pombeni - 11.10.2017

La sinistra è tradizionalmente un campo sconvolto dalle lotte per l’ortodossia. Una volta c’era lo scontro fra socialisti e comunisti, poi c’è stato quello fra Pci e cosiddetti extraparlamentari (che peraltro, tutte le volte che ci sono riusciti, in parlamento non hanno mancato di andarci), poi la polverizzazione delle sigle nella confusione che seguì il crollo del comunismo reale, e adesso la querelle fra PD e scissionisti che, in buona compagnia, perdono tempo a discutere se Renzi sia davvero di sinistra.

Per capire quel che sta succedendo si deve appunto tenere conto che di lotte para-religiose per la difesa dell’ortodossia si tratta, oggi come ieri. La regola fondamentale in questi casi è che chi lascia la chiesa madre perché a suo giudizio è finita preda del demonio non può tornare indietro e fare la pace. Leggersi la storia della grande divisione protestante nel XVI secolo per capire: i concili, tardivi, servivano per rimettere ordine nella chiesa madre, non per far tornare all’ovile gli scissionisti.

D’Alema e compagni, che sanno il fatto loro, l’hanno capito benissimo e infatti sono schierati tetragoni contro la vecchia chiesa madre che ha eletto papa Renzi e sanno che se accettassero di tornare indietro accettando una alleanza col “demonio”

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Theresa May o Boris Johnson?

Francesco Lefebvre D’Ovidio * - 11.10.2017

Il recente discorso di Theresa May alla conferenza del partito conservatore, definito dai media “catastrofico”, “disastroso”, “un incubo”, non sembra poter essere, di per sé, la ragione sufficiente di una caduta precipitosa dalla leadership del partito. A parte la tosse e alcuni piccoli incidenti che hanno costellato lo sfortunato discorso, la retorica della prima ministra appare in tutto simile a quella dei precedenti discorsi, che pure hanno strappato applausi entusiastici dal partito e solenni elogi dalla stampa, soprattutto quella favorevole al “leave”, in testa il “Daily Telegraph”: le stesse reiterate affermazioni di poter garantire la necessaria “strong and stable leadership”, sostanzialmente auto-elogiative, pronunciate con la stessa enfasi, le stesse promesse di poter realizzare il grande successo della “brexit”, di portare il Regno Unito a una “nuova era” di felicità e di grandezza, di voler creare una società “che funziona per tutti” e specie per gli “ordinary working people”, senza mai spiegare con quali strumenti questi risultati verrebbero assicurati. In realtà la reazione di alcuni colleghi di partito e –sembra – di gabinetto, secondo i quali sarebbe giunto il tempo per Theresa May di mettersi da parte, appare già maturata da tempo, almeno dall’esito deludente della “snap election”, e il discorso sembra leggi tutto

Il quadro politico catalano

Mauro Milano * - 11.10.2017

L’indipendenza della Catalogna dal resto della Spagna è piena di incognite. È un progetto politico che ha unito, negli ultimi anni, visioni molto diverse. Il blocco sovranista non potrebbe essere più eterogeneo: va dal centrodestra liberale alla sinistra radicale. Abbraccia la politica tradizionale ma anche la società civile. Un’idea fissa tiene insieme tutte queste posizioni: la creazione della nuova repubblica catalana. 

Quello del 1° ottobre non è stato il primo referendum per la secessione. Dopo due tentativi, anch’essi illegali, nel 2009 e 2014, si è voluta dare una connotazione referendaria alle elezioni “autonomiche” del 27 settembre 2015. Tanto che la forza di governo lo sottolinea persino nella sua denominazione: Junts pel Sí, “insieme per il Sí (all’indipendenza)”. Questa Grande Coalizione alla catalana comprende quattro partiti e nove associazioni impegnate per la salvaguardia dell’identità locale o nella causa indipendentista. Si tratta di un elemento che differenzia la Catalogna dal resto della Spagna, poco incline al cartello elettorale. Di un insolito colore verde acqua, si regge sull’accordo tra i due più grandi partiti locali. 

L’azionista di maggioranza della “candidatura civica” JxSí oggi si chiama Partit Demòcrata Europeu Català – PDeCat, ma dal 1974 al 2016 è stato leggi tutto

Governare il vuoto

Luca Tentoni - 07.10.2017

Alle prossime elezioni siciliane e, in primavera, alle politiche (senza dimenticare le regionali in Lombardia e Lazio) assisteremo quasi certamente alla conferma di una tendenza all'astensionismo ormai consolidata. Come abbiamo già sottolineato in altre occasioni, la partecipazione elettorale va vista in funzione dell'importanza che il cittadino attribuisce sia al tipo di consultazione (nazionale, regionale, comunale, europea), sia all'oggetto del voto (nel referendum, il tema; nel voto nazionale o locale, la mobilitazione può essere frutto dell'offerta politica - 2006, 2008 - o del momento storico - 1948, 1976 - o dalla "contendibilità" di un comune), sia alla valenza che il "non voto" può assumere (nei referendum, per far mancare il quorum e impedire la vittoria dei "sì" abrogazionisti; alle elezioni, l'espressione di una protesta o della mancanza di offerte accettabili o, ancora, il segno del distacco e della disaffezione verso un partito, il sistema politico o l'intero quadro istituzionale). Quel 24,8% di astenuti alle elezioni nazionali del 2013 (al quale va aggiunto il 2,7% di schede bianche e nulle, per un totale di 12,9 milioni di voti non espressi: il 27,5% degli aventi diritto) ha un valore apparentemente minore del 52,6% che nel 2012 non è andato alle urne per il rinnovo dell'assemblea regionale siciliana (senza contare che l’astensionismo, nell’Isola, ha toccato quota 57,1% alle europee 2014, mentre nel leggi tutto

Il capo dei capi: Trump e la linea di comando nucleare statunitense

Dario Fazzi * - 07.10.2017

Qualche settimana fa si è spento nei dintorni di Mosca Stanislav Petrov, un ex ufficiale dell’aviazione sovietica che nel 1983 contribuì in maniera fondamentale ad evitare il possibile scoppio di una guerra nucleare. Mentre si trovava di guardia al sistema difensivo satellitare sovietico – quello che in pratica monitorava lo stato di allerta e operatività delle istallazioni nucleari statunitensi - Petrov scorse un segnale che lo avvisava dell’avvenuto lancio di ben cinque missili intercontinentali diretti verso l’Unione Sovietica. Era il 26 settembre e qualche settimana prima i russi avevano abbattuto un aereo di linea sudcoreano con a bordo un parlamentare statunitense. Una ritorsione americana, figlia dell’incidente e in linea con la retorica aggressiva di un presidente che aveva da poco pubblicamente definito l’Unione Sovietica come l’impero del male, era quindi del tutto plausibile. La linea di comando delle forze nucleari sovietiche, della quale Petrov costituiva un primo fondamentale tassello, avrebbe dovuto comunicare la notizia al segretario Andropov, sì da consentire ai vertici del Politburo di valutare le possibili reazioni alla minaccia, incluse quelle di tipo nucleare. Come raccontato in successivi diari e recenti volumi, Petrov decise tuttavia,e in maniera del tutto autonoma, di interpretare leggi tutto