Ultimo Aggiornamento:
05 settembre 2026
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Argomenti

Leggere per non perdersi nel presente

Francesco Provinciali * - 05.09.2026

Dai potenti della Terra, ai luoghi di lavoro, al condominio, alla vita domestica: ogni giorno è una sarabanda di sorprese, smentite, polemiche, beghe senza fine, prevale l’immagine di una umanità accanita nell’accapigliarsi senza un barlume di idee, senza certezze, senza progetti.

Se questa è la globalizzazione vuol dire che siamo proprio messi male. Vittime del tempo, della fretta, della smania di protagonismo, del dire anche quando sarebbe bene tacere: non bastano le guerre, il riscaldamento globale, gli inganni della porta accanto, il rancore sottotraccia istigato dai social, gli episodi di violenza di ogni tipo, le nefandezze impensate, il catechismo laico del dio denaro che tutto travalica e sale sul podio di ciò che ci ispira per prevalere a tutti i costi, che ci insegna la dottrina della soccombenza altrui.

Ricordo le parole di Umberto Galimberti: “Se il denaro diventa la condizione universale per soddisfare qualsiasi bisogno e per produrre qualunque bene, allora il denaro non è più un mezzo ma diventa il primo scopo rispetto al quale si vedrà in che misura soddisfare bisogni e produrre beni. Se questo discorso lo applichiamo alla tecnica – come condizione universale per realizzare qualsiasi scopo – allora gli scopi vengono subordinati al raggiungimento del massimo potenziale tecnico e

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Quando la storia insegna

Paolo Pombeni - 02.09.2026

Chissà se l’impegno del presidente Mattarella nell’essere presente alle celebrazioni a Merano il 5 settembre per l’80° dell’accordo De Gasperi-Gruber che avviò la sistemazione della questione del Sudtirolo sarà sufficiente per attirare una rinnovata attenzione su una pagina che ha molto da insegnare alla politica.

Perché non si trattò di un accordo facile, che infatti doveva sanare la vicenda poco onorevole di un ventennio appena concluso e che avrebbe impiegato più di un trentennio per mostrare appieno le sue potenzialità. Dunque una storia positiva perché poté contare sulla razionalità e sulla ragionevolezza di molti uomini politici, ma anche di uomini di cultura e di chiesa, che non si fecero ingabbiare dalle retoriche ereditate dal passato, da furori più o meno sacri, e seppero davvero guardare avanti.

Quando nell’estate del 1946 si lavorò a trovare l’accordo nell’ambito del trattato di pace che chiudeva la Seconda Guerra Mondiale c’erano sul terreno l’eredità della guerra del 14-18 con la fissazione del confine italiano al Brennero in nome di una visione geo-strategica che già non aveva allora molto  senso, la vicenda dell’opera di tentata snazionalizzazione violenta della popolazione austriaca del Sudtirolo operata dal fascismo, quella di una adesione piuttosto entusiasta dell’Austria al nazismo che l’aveva inglobata nel

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Un elogio della moderazione

Maurizio Griffo * - 02.09.2026

Da parecchi anni, oramai, in tutti i regimi liberaldemocratici, anche in quelli di più antica tradizione e durata, si assiste a una costante e progressiva radicalizzazione della contesa politica. Non solo l’elettorato è diventato molto più voltatile, dislocando tradizionali geografie elettorali, ma tende a premiare le ali estreme penalizzando le proposte politiche di mediazione. Appare in crisi il classico assioma politologico in base a cui si postulava che le elezioni si vincono conquistando la fiducia degli elettori centristi indecisi, proponendo misure ragionevoli e non estremiste. Per decifrare questa deriva estremizzante, che sembra erodere le basi di una ordinata convivenza civile, sono state avanzate varie spiegazioni. La radicalizzazione degli elettorati sarebbe un sottoprodotto del processo di globalizzazione che, estendendo in tempi brevissimi l’orizzonte dei mercati di riferimento, ha messo in crisi assetti economici consolidati provocando una reazione di rigetto verso le classi politiche tradizionali. Un’altra diagnosi mette l’accento sul sovvertimento del modo di formazione della pubblica opinione indotto dalla, anch’essa molto rapida, diffusione dei social media. Piattaforme informatiche che scompongono i bacini informativi generalisti in tante bolle separate, impermeabili ed autoreferenziali. Sullo sfondo di questa più generale cornice epocale si colloca il libro di cui qui ci occupiamo (Aurelian Craiutu, Essere moderati. leggi tutto

Sul concetto di tempo

Francesco Provinciali * - 29.08.2026

"Nell'anno ci sono solo due giorni nei quali non si può fare niente. Uno si chiama ieri, l'altro si chiama domani. È oggi il giorno per credere, amare, fare e, soprattutto, vivere." (DALAI LAMA)

Che cosa è il tempo? È una domanda che ci poniamo spesso nell’incessante turbinio della vita, altre volte la eludiamo in un’epoca in cui si vive più di ricordi che di speranze e lo stesso presente sembra incerto e fonte più di ansie che di certezze e di approdi rassicuranti. Scriveva Seneca nelle Lettere a Lucilio: “Dunque, caro Lucilio, fa' ciò che mi scrivi; fa' tesoro di tutto il tempo che hai. Sarai meno schiavo del domani, se ti sarai reso padrone dell'oggi. Mentre rinviamo i nostri impegni, la vita passa. Tutto, o Lucilio, dipende dagli altri; solo il tempo è nostro’. (“Dum differtur, vita transcurrit”).

Una densa visione antropologica dell’esistenza ed anche una sollecitazione alla consapevolezza di abitare il presente che Seneca richiama nel De brevitate vitae: “Non è vero che abbiamo poco tempo, è che ne perdiamo molto”.  Sul concetto di tempo Sant’Agostino esprime una considerazione decisiva che diventa un riferimento fatto proprio dalla scienza: il tempo non è qualcosa di esterno, ma abita dentro l’anima, in interiore homine. leggi tutto

Una politica oltre le sceneggiate

Paolo Pombeni - 26.08.2026

Agosto è nel dibattito pubblico tradizionalmente in Italia un mese di cosiddetti “ballon d’essai”: provocazioni più o meno a vuoto, raramente anticipi di strategie di lungo periodo, cose che i politici e i personaggi che ruotano loro intorno lanciano in quel tanto di mondo dei media che non può andare in vacanza (carta stampata e qualche talk show che supplisce alle ferie dei conduttori-star). Si sostiene che servono per prendere la temperatura, per misurare le tensioni che animeranno la vita politica alla ripresa autunnale. Figurarsi se non ci si è fatto attenzione quest’estate con la prospettiva dell’entrata nel vivo da settembre del confronto precoce per le prossime elezioni nazionali.

A dominare su tutto è stata la questione di individuare quali saranno le figure chiave che in vista delle battaglie prenderanno la guida delle varie forze, partiti o fazioni che siano. Può essere curioso che molto si sia concentrato in una storia al confine fra il picaresco e il grottesco, il caso Ranucci-Lavitola. Tutto è ruotato intorno alla plausibilità che un personaggio del sottobosco politico, già in passato coinvolto in vicende di manipolazioni, potesse davvero, come aveva finito di ammettere davanti agli inquirenti, avere montato una sceneggiata pericolosa per promuovere il lancio in politica di leggi tutto

L'anomala vicenda di Ceuta

Francesco Provinciali * - 26.08.2026

Prof. Parsi, quanto accaduto a Ceuta può essere definita una vicenda anomala?

Mi riferisco alla durata dell’evento, alla consistenza del numero dei migranti, al loro rientro in Marocco in tempi brevi, al numero delle vittime annegate in mare.

 

Sicuramente quanto avvenuto a Ceuta è un evento atipico ed eccezionale, cioè considerare le 70.000 persone nell'arco di 24 ore arrivate in quelle condizioni è evidente che non è un fatto diciamo così naturale, neppure in un periodo di forte tensione sulle migrazioni come quello attuale. 

Si tratta di un evento migratorio di anomale dimensioni che fa pensare ad una regia dell’iniziativa in un contesto organizzato ma nulla toglie alla drammaticità del fenomeno e tutto porta a pensare che occorre porre mano ad una gestione europea delle migrazioni. Il trend sarà inevitabilmente in crescita ed altri eventi del genere potranno ripetersi.

 

 

 

Possiamo attribuire ad una regia politica questo spostamento così consistente di soli uomini dal Marocco all’exclave spagnola? Oppure, come afferma il premier Sanchez, tutto è scaturito dalla Sentenza della Suprema Corte Spagnola in merito alla migrazione attraverso la via del mare e alla millantata accoglienza?

 

E’ possibile che insomma la sentenza sulla regola della normalizzazione dei Saharawi possa avere creato aspettative sulla speranza che si potesse forzare leggi tutto

Il Pianeta ha esaurito le risorse rigenerative: dal 31 luglio viviamo a debito

Francesco Provinciali * - 01.08.2026

Un allarmante Rapporto del WWF di questi giorni ci pone di fronte ad una realtà di sostenibilità ambientale e antropologica che ha i connotati dello scenario distopico. Secondo l’organizzazione mondiale che da 60 anni si occupa di tutelare la salvaguardia e la sopravvivenza delle specie viventi a partire dal 30 luglio 2026 l’umanità ha azzerato le risorse naturali disponibili poiché nei sette mesi precedenti ha richiesto e utilizzato più risorse e servizi ecosistemici di quanti la Terra sia in grado di rigenerare in un anno. Dal giorno successivo vivremo quindi in debito ecologico, utilizzando risorse oltre la capacità di rigenerazione del Pianeta. Il WWF ricorda che oggi consumiamo infatti l’equivalente di 1,73 ‘pianeti Terra’ e che è necessario invertire questa corsa, in particolare intervenendo sulle città, responsabili di una quota rilevante del consumo di risorse e degli impatti ambientali. Esaurito questo budget medio annuale il Pianeta piomba in uno stato di debito ecologico al quale occorrerà far fronte. Questa data fatidica è chiamata Earth Overshoot Day cioè ‘Giorno del sovrasfruttamento della Terra’ o ‘Giorno dello sforamento’ ed è il preludio di una condizione deficitaria di compatibilità tra l’uomo e l’ambiente: si tratta peraltro di una situazione che si rinnova di anno in anno da circa mezzo leggi tutto

Ricordo di Felice Gimondi: impersonificava il valore etico dello sport

Francesco Provinciali * - 01.08.2026

Tra gli italiani dopo Bartali e Coppi, lui. Ma guardandolo negli occhi non avvertivo la sensazione di essere al cospetto di uno dei più grandi ciclisti di tutti i tempi. Anche se parlando di Merckx, il suo avversario per eccellenza, mi disse: “Secondo me è stato il più grande di sempre: aveva doti naturali straordinarie ma poi in Eddy c’era l’applicazione, la volontà, il carattere. Una macchina costruita per vincere”.

Quegli occhi esprimevano mitezza e compostezza, ci leggevo l’umiltà del vero, grande campione che non dimenticava le sue origini e correva per vincere ma anche per riscattare un’immagine bistrattata dell’Italia e della nostra gente: “Il fascino più importante e significativo per me è l’emblema della fatica, che ti mette sullo stesso piano di tanta povera gente che deve lavorare, tribolando. Ricordo a Liegi quegli italiani che venivano sotto il mio albergo a chiamarmi e applaudirmi: era gente che lavorava in miniera e faceva della mia vittoria motivo di riscatto. Non dimenticherò mai gli italiani che ho incontrato all’estero, per via delle mie corse: avvertivo la loro sofferenza e correvo anche per loro.

Sentivo la loro nostalgia per il nostro Paese: io portavo loro il ricordo della patria lontana, quando gli italiani erano leggi tutto

Un momento inquietante

Paolo Pombeni - 29.07.2026

I fatti di Chiomonte in Val di Susa pongono interrogativi inquietanti. Sono stati messi in rapporto con i tumulti degli antagonisti a Bologna ad inizio della scorsa settimana, ma il nesso è piuttosto ambiguo, sebbene in entrambi i casi si sia assistito alla degenerazione di manifestazioni che si muovevano in modo più o meno pacifico.

Insistiamo sul più o meno. Infatti mentre a Bologna la manifestazione di protesta per la morte del marocchino Fakir indetta un po’ troppo disinvoltamente da un sindaco in cerca di visibilità aveva una modalità denunciataria pacifica, non si può dire lo stesso per quella della Val di Susa che era programmaticamente antagonista, sia pure non necessariamente orientata al tipo di violenza che si sarebbe visto in atto. È significativo soffermarsi sulle differenze tra i due episodi. A Bologna c’è stata una azione dell’antagonismo diremmo ordinario, che cerca lo scontro con le forze dell’ordine ma nel quadro di un tumulto di piazza per quanto molto pesante che ha utilizzato come armi quel che ha trovato per strada. A Chiomonte si è vista in azione una forza militarizzata, addestrata, con divise, organizzazione, strumentazione preparata in precedenza, tutto pianificato. Non si è neppure trattato per la maggior parte di soggetti legati al leggi tutto

Fame e spreco il mondo diviso tra carenza e abbondanza

Francesco Provinciali * - 25.07.2026

Nel 2024 circa 673 milioni di persone – pari all’8,2% della popolazione mondiale – hanno sofferto la fame secondo il più recente rapporto delle agenzie ONU sulla sicurezza alimentare.

Un dato in lieve miglioramento rispetto agli anni precedenti, ma ancora superiore ai livelli pre-pandemici e lontano dagli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Ancora più ampio è il fenomeno dell’insicurezza alimentare: circa 2,3 miliardi di persone (28% della popolazione mondiale) vivono senza accesso stabile ad un cibo sufficiente e nutriente.

Il fenomeno è fortemente diseguale se rapportato alle aree più colpite: in Africa ci sono oltre 307 milioni di persone denutrite pari ad oltre il 20% della popolazione, in Asia occidentale si stima che circa il 12,7% della popolazione complessiva ne sia colpita, mentre in America Latina e in Asia meridionale vengono segnalate fragilità strutturali con segnali di lieve miglioramento.

In particolare i dati più recenti evidenziano come l’America Latina presenti una prevalenza della ‘condizione di fame’ intorno al 5-6%, pari a circa 41 milioni di persone, mentre nell’Asia meridionale il fenomeno assume dimensioni molto più rilevanti, coinvolgendo circa 229 milioni di individui, pari a oltre il 10% della popolazione. Tali differenze dimostrano che la fame non è un fenomeno uniforme, ma espressione di modelli diversi di disuguaglianza e accesso alle risorse alimentari.

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