Ultimo Aggiornamento:
18 luglio 2026
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Argomenti

L'ora dell'Europa

Francesco Provinciali * - 18.07.2026

Per come pensa e scrive Vittorio Emanuele Parsi – ordinario di Relazioni internazionali all’Università Cattolica di Milano, Accademico dei Lincei ed uno tra i più autorevoli politologi del nostro tempo – mi ricorda una definizione di cui mi aveva messo a parte Giulio Andreotti (anche se nello specifico riferita ad uno statista del 900): “usa più spesso e volentieri i sostantivi che gli aggettivi”. Significativamente un complimento perché Parsi esprime la rara capacità di andare al cuore dei temi che affronta e sui quali si misura con competenza e conoscenza indiscusse. Era stato così per ‘Titanic - Naufragio o cambio di rotta per l'ordine liberale’, e si conferma tale con altrettanta e forse più penetrante e mirata lucidità in questo libro “Contro gli imperi – Il futuro delle nostre democrazie nel nuovo ordine mondiale” edito nella collana Saggi Bompiani.

Quantomeno la consapevolezza di stringere i tempi per decollare con una presenza unita, forte, coesa dell’Europa è speculare al tambureggiante, imprevedibile incedere della politica estera di Trump in materia di alleanze e di difese strategiche comuni alle democrazie occidentali.

Se nella precedente riflessione Parsi considerava i pericoli di una lenta agonia dell’ordine liberale e del pensiero occidentale, pena l’inabissamento nell’irrilevanza geopolitica, in questo nuovo e recentissimo saggio leggi tutto

Pettegolezzi, storiacce, impasse della politica

Paolo Pombeni - 15.07.2026

Va bene, è estate, sicché tutto fa brodo per occupare l’attenzione dei lettori distratti dalle vacanze, però alcune vicende sono al limite dell’eccesso. Ci riferiamo innanzitutto alla vicenda dell’attentato a Sigfrido Ranucci, che si è scoperto orchestrato, in maniera apparentemente dilettantesca, dal suo amico Valter Lavitola, faccendiere già noto alle cronache politico giudiziarie.

Senza entrare nella valutazione poliziesca di quanto è accaduto, visto che non si dispone neppure di un quadro indiziario un minimo interpretabile, ci limitiamo a segnalare come siamo di fronte alla solita storiaccia politica: un giornalista d’inchiesta, ovvero costruttore di storie di denuncia su casi che possono fare scandalo, prima glorificato come l’inquisitore/denunciatore delle nostre corruzioni tanto da farne un quasi idolo del radicalismo di sinistra, poi da quegli stessi sponsor citato come obiettivo emblematico di un potere che voleva “intimidirlo”, infine ridimensionato come professionista con almeno una frequentazione amicale a rischio, frequentazione che gli si sta ritorcendo contro. Tutto questo occasione non per suggerire ai politici un po’ più di cautela nel magnificare, così come nel demonizzare un giornalismo spettacolo, ma per rilanciare l’attenzione sulla corta visione e la mancanza di (auto)critica da parte di personaggi che pensano ancora di guadagnare credito gettando in caciara ogni fatto di cronaca: leggi tutto

L'Italia della longevità

Francesco Provinciali * - 11.07.2026

Ci sono ricerche che si limitano a descrivere la realtà e altre che aiutano a comprenderla. Il nuovo Rapporto del CENSIS, "Invecchiare nell'Italia della longevità. Come costruire un Paese a misura di anziani", appartiene certamente alla seconda categoria in quanto non offre soltanto una fotografia dell'invecchiamento della popolazione italiana, ma propone una chiave interpretativa di una delle trasformazioni più profonde destinate a segnare il XXI secolo: l'affermarsi della longevità come nuova stagione della vita e come paradigma sociale, economico e culturale.

Il CENSIS accompagna da sempre l'evoluzione della società italiana attraverso il tradizionale Rapporto annuale sulla situazione del Paese, e giungerà ormai alla sessantesima edizione in questo 2026.

Accanto a questa fondamentale attività di ricerca, l'Istituto ha progressivamente sviluppato una serie di Rapporti tematici dedicati a specifici fenomeni sociali che rappresentano un prezioso valore aggiunto.

Se il Rapporto annuale restituisce la visione d'insieme dell'Italia, questi studi monografici ne approfondiscono i singoli aspetti, offrendo una lettura più ravvicinata delle trasformazioni in atto.

Nel contesto più ampio di questa consolidata attività di ricerca, l'Istituto ha infatti progressivamente sviluppato una seconda e altrettanto importante linea di indagine, costituita dai Rapporti tematici, dedicati ad ambiti specifici della trasformazione sociale. Negli ultimi anni sono stati affrontati

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Adesso la preoccupazione è "Dibba"

Paolo Pombeni - 08.07.2026

Quella riforma elettorale che sembrava marciasse spedita e senza particolari intoppi, questione delle preferenze a parte, si sta complicando e non poco per la presenza nel panorama delle forze politiche di ali estreme che si pensa potrebbero scardinare tutti i conti che sono stati fatti.

Prima è arrivata la novità di Futuro Nazionale di Vannacci che mette a serio rischio le speranze del destra-centro di arrivare al fatidico 42% che gli consentirebbe la vittoria col premio di maggioranza. Sembrava che allora fosse spianata la possibilità di vittoria del cosiddetto campo largo (a cui peraltro si vuole cambiare etichetta), ma anche su quel versante si sta affacciando una presenza che scompagina. Si tratta della formazione messa in campo dall’ex grillino, o grillino in servizio permanente effettivo (scegliete voi), Di Battista, formazione dal titolo ultimativo “Schieriamoci”, in cui si pensa potrebbero confluire varie star estremiste dei talk show, da Tomaso Montanari a Francesca Albanese (quest’ultima in verità ha per ora smentito).

I sondaggisti stimano che questo raggruppamento, ove riuscisse a presentarsi, toglierebbe voti al campo largo e aumenterebbe la platea dei votanti, rendendo anche in questo caso molto problematico il raggiungimento del quorum del 42%. Aggiungiamoci che questa incertezza sui risultati renderebbe ancor più problematica leggi tutto

Malcostume, mezzo gaudio

Francesco Provinciali * - 04.07.2026

I modi di essere della politica e dei partiti alimentano da tempo stati d’animo negativi, indifferenza, apatia, distacco e rassegnazione nella società civile.

L’astensionismo e il voto di protesta sono solo alcune espressioni eclatanti di una disaffezione generale, di un discredito che getta ombre inquietanti sulle speranze di certezze e alimenta nuove difficoltà.

Osservando e cercando di decifrare – tuttavia – fatti di cronaca diffusi e ricorrenti ci si chiede fino a che punto essi siano la conseguenza diretta della malapolitica e in quale misura essi esprimano – invece - comportamenti collettivi ormai radicati e dilaganti tra di noi.

Dare tutte le colpe alla politica è uno sport nazionale assai praticato ma non deve diventare un alibi.

Anche il tessuto sociale è intriso di azioni esecrabili (corruzione diffusa, violenza sulle donne e sui minori – spesso originata all’interno del nucleo familiare - evasione fiscale, truffe, raggiri, aggressività crescente…) e animata da sentimenti negativi (sospetto, rancore, invidia, delazione, tradimento…). C’è gente che gode più della sofferenza altrui che del proprio personale benessere.

La verità è che ci stiamo abituando reciprocamente al peggio: alzando ogni giorno l’asticella che ci separa dal senso del limite finiamo per invocare la condanna del nostro prossimo e trovare invece attenuanti per noi stessi. Giustificando le leggi tutto

Partiti impantanati nella pre-tattica

Paolo Pombeni - 01.07.2026

D’accordo, ormai è estate, per di più il caldo è opprimente, per cui l’attenzione verso la nostra vita politica interessa quel che resta dei militanti e dei professionisti del ramo, molto scarsamente l’opinione pubblica generale. Eppure quasi tutti sono convinti che la campagna elettorale per le elezioni politiche (che non si sa ancora se saranno il prossimo aprile o il prossimo ottobre) sia già robustamente iniziata, anche se a noi sembra che i partiti, ma ancor più i loro leader per ora siano impegnati in quella che una volta si chiamava pre-tattica.

Si stanno facendo i conti con un quadro che, come abbiamo già avuto modo di scrivere, non è più quello di prima, perché sconta una frammentazione più radicata di quel che si prevedeva. Le novità sono il partito di Vannacci, che cresce nei sondaggi, e l’arcipelago dei centristi, dove c’è di tutto e di più.

Si dice giustamente che l’ex generale non ha fatto altro che riassemblare gli “animal spirits” che avevano già evocato disinvoltamente sia la Lega che FdI. La differenza è che questi credevano di agitarli tanto per fare un po’ di propaganda populista e raccogliere voti, riservandosi poi di gestirli con moderazione o di lasciarli cadere nelle sedi politiche leggi tutto

Il rancore che spiega la violenza

Francesco Provinciali * - 27.06.2026

Da una recente conversazione con Giuseppe De Rita ricavo una chiave di lettura dei fenomeni di montante violenza di cui la cronaca ci riferisce con quotidiana, incalzante rendicontazione: “se si guarda intorno troverà che una gran parte della violenza ha una radice di rancore. Cosa è il rancore? Lo spiegava il grande Renè Girard quando diceva che “il rancore è il lutto di quel che non è stato” e di fatto le violenze più gravi vengono dal rancore di chi ha visto svanire qualcosa in cui credeva profondamente e ne vive il lutto spesso rabbioso”.

Credo si tratti di una interpretazione non inconsueta – perché il sentimento di rancore sottende molta parte dei comportamenti individuali e sociali – ma certamente più diretta e fotografica - ma non per questo semplicistica e riduttiva - delle dietrologie esplicative a cui siamo abituati.

Concordo in toto con questa valutazione e vi trovo radici recondite e remote, la trovo scaltrita e calzante, veritiera al pari della personale descrizione dei femminicidi che aveva ottenuto la condivisione di Umberto Galimberti.

Da anni il CENSIS individua nel rancore un’evidenza diffusa che aleggia sottotraccia - come il fuoco sotto le ceneri- ma che riemerge in famiglia, nel condominio, sui posti di lavoro e persino in leggi tutto

Le difficoltà del mito bipolarista

Paolo Pombeni - 24.06.2026

Il mito bipolarista è un vecchio attrezzo della politica italiana. Un tempo si esprimeva come elogio del bipartitismo sul modello inglese e americano. Si era iniziato e fine Ottocento, ma era tornato in auge anche con l’avvento della repubblica: sembrava che solo in un contesto del genere la politica democratica potesse esprimersi al meglio: al massimo si poteva avere l’appendice di un partito minore come era dopo il 1948 nella Repubblica Federale Tedesca, con il piccolo partito liberale oscillante fra la CDU-CSU e la SPD.

Da noi niente di simile, perché c’era la repubblica dei partiti, con governi che non si formavano tanto a livello di scelte elettorali, ma di dinamiche parlamentari, peraltro limitate dal fatto che il secondo grande partito più votato, il PCI, per ragioni di equilibri internazionali non poteva entrare nella competizione se non come opposizione di sistema (e allora si parlò di “bipartitismo imperfetto”).

Altri tempi, è cambiato tutto, e il classico bipartitismo non c’è più in nessuna grande democrazia, nemmeno nella classica e iconica Gran Bretagna. Eppure è rimasta la nostalgia per un sistema politico che possa chiedere agli elettori di scegliere loro direttamente per una formazione di un governo. Solo che la faccenda è più che problematica quando si

 

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Legge 106/2025: ancora in attesa della risposta dei Ministeri ad una interrogazione parlamentare

Francesco Provinciali * - 24.06.2026

La legge 18 luglio 2025 n.° 106 riguarda come è noto la tutela dei lavoratori affetti da malattie oncologiche, croniche e invalidanti. Essa prevede - oltre ai 24 mesi anche frazionabili di assenza (non retribuita e senza contributi figurativi, riscattabili a totale carico dell’interessato) per patologie oncologiche, immunodepressive, croniche e invalidanti in concomitanza al possesso del 75% di invalidità certificata - anche la conservazione del posto per i soggetti richiedenti. All’inizio del corrente anno scolastico che volge al termine (le lezioni sono finite, mancano gli orali della maturità) erano stati segnalate situazioni di docenti  che - pur trovandosi nelle condizioni di patologie certificate e di invalidità, oltre ad essere titolari di legge 104/92, in taluni casi senza preavviso e senza il loro consenso, rischiavano di essere assegnati ad altra sede, spesso più disagiata e lontana dal domicilio e senza alcuna spiegazione, se non un eventuale motivo di organizzazione interna, a discrezione del dirigente scolastico.  La conservazione del posto e della sede di servizio appare – per queste categorie di lavoratori che la legge 106/2025 intende tutelare - un diritto non contestabile: tanto è vero che questi docenti sono esclusi dalle graduatorie di istituto dei perdenti posto. Ciò vale sia per i titolari di legge 104/92 ex art. 3 comma 3 ma anche per chi è in possesso dei leggi tutto

Una indagine sui siti web e le app utilizzate dai bambini

Francesco Provinciali * - 20.06.2026

La Rete globale per l'applicazione delle norme sulla privacy (Global Privacy Enforcement Network) è stata istituita nel 2010 su raccomandazione dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). A distanza di dieci anni dalla prima rilevazione sull’utilizzo dei siti web e delle APP da parte dei bambini effettuata nel 2015, l’indagine del 2025 ci consegna dati aggiornati sulla base di un campione di 900 siti e il coinvolgimento in diversi Paesi di 27 autorità garanti della tutela dei dati personali.

Luci ed ombre emergono dalla raccolta delle informazioni: da un lato cresce la sensibilità da parte delle autorità, degli addetti ai lavori, delle istituzioni e delle associazioni a tutela della privacy rispetto all’esigenza di un controllo che parta dalla produzione delle fonti e giunga alla verifica sulle abitudini dell’utenza finale. Dall’altro il monitoraggio ha permesso di evidenziare negligenze rispetto alla facilità con cui i minori vengono richiesti (ove non siano artatamente sollecitati a farlo) di fornire i propri dati personali già al momento dell’ingresso delle piattaforme dei social media. Rispetto al 2015 si registra un incremento di queste intrusioni nella privacy dei bambini e si tratta di una crescita lenta ma esponenziale che va interrotta anche perché tali informazioni – una volta carpite – potrebbero essere condivise con leggi tutto