Ultimo Aggiornamento:
03 marzo 2021
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Argomenti

Due enigmi: i Cinque Stelle e Conte

Paolo Pombeni - 03.03.2021

Lo scossone imposto dall’avvento di Draghi continua a riversarsi sui partiti politici. Che quello più colpito fossero i Cinque Stelle c’era da aspettarselo, ma non nelle modalità in cui sembra si stia verificando il cambiamento.

La trasformazione di un anti-partito in un partito di governo è già successa nella storia italiana. Si trattò del movimento fascista, che una volta arrivato in parlamento grazie alle elezioni del 1921 e poi al governo si trasformò nel Partito Nazionale Fascista (PNF) giurando naturalmente che nonostante il nome comune era cosa diversissima dalle vecchie camarille politiche. Si sbarazzò progressivamente del movimentismo squadrista di base, i suoi leader divennero uomini di governo (dittatoriale), il partito rinunciò a qualsiasi parvenza di democrazia interna dotandosi di un sistema di potere che vedeva un capo supremo (Mussolini) che però si teneva intorno, e sopra il partito, un consesso dei capi delle origini, il Gran Consiglio.

Non ricordiamo questo precedente per accusare M5S di fascismo (non c’entra nulla), ma semplicemente per ricordare che ci sono alcuni meccanismi che, in modi diversi e in contesti molto differenti (che contano: eccome!), si ripetono nell’organizzazione delle forme di partecipazione alla politica. I Cinque Stelle si sono accorti che l’età del “vaffa” era finita, anzi

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Lei mi parla ancora

Francesco Provinciali * - 27.02.2021

Il regista Pupi Avati ci affascina sempre con le sue ambientazioni intimiste.

Nel Suo ultimo film “Lei mi parla ancora”, racconta (evocando il libro di memorie scritto dal farmacista Giuseppe Sgarbi, padre di Vittorio ed Elisabetta) la storia di una coppia che si è amata ed è stata insieme tutta la vita. Lei viene a mancare improvvisamente per prima e nella mente del marito riaffiora la memoria del tempo trascorso insieme, per 65 lunghi anni. In particolare dal giorno del matrimonio, quando lei aveva scritto e consegnato a lui una lettera che era un patto d’amore che li avrebbe resi immortali, come in un gioco di rimandi: lei per lui e lui per lei.

Nell’immedesimazione dell’epoca, per quella generazione i matrimoni erano legami intensi, fatti di quotidianità che rinnovava la promessa del primo giorno. Direi che, osservando l’immagine dello scorrere lento del Po (e l’esondazione nel Polesine a rimarcare le alterne vicende della vita), proposta con studiata intensità, con scorci che danno la visione di ampi spazi e di un contesto ambientale con una fisionomia ben nota, quelle unioni seguivano un ritmo che li rendeva parte della natura e dei suoi tempi, e forse celavano davvero un senso di appartenenza e di immortalità. leggi tutto

Gli spodestati, Draghi e l’opinione pubblica

Paolo Pombeni - 24.02.2021

I tempi sono difficili e non c’è da meravigliarsi se la partenza del governo Draghi avviene in salita. Nessuno si permette di dubitare sulle qualità eccezionali del premier, che al momento registra un consenso notevolissimo nei sondaggi, ma molti si lasciano andare a distinguo sulla qualità della squadra: anche in questo caso, nell’opinione pubblica sembra circolare un giudizio non proprio benevolo sulla composizione del nuovo esecutivo. Come è ovvio in presenza di una coalizione molto ampia, gli intervistati tendono a dare giudizi positivi sui ministri espressi dalla propria parte di riferimento ed a trovare poco accettabili gli altri.

Sin qui siamo però alla normale fisiologia della vita politica. Preoccupa un po’ di più l’attività, neppure troppo sotto banco, di coloro che essendosi identificati con il passato “modello Conte” lavorano adesso per costruire la narrazione che sia necessario sostenerne la continuità e favorire l’arrivo dell’ex premier alla testa dei Cinque Stelle in crisi. Si capisce che sono i fan per non dire la corte del sovrano deposto, quelli che si potrebbero chiamare gli spodestati. Sono loro che vogliono ad ogni costo tenere in vita la leggenda di un eccellente governo fatto cadere da un complotto di perfidi personaggi: devono ammettere che, per leggi tutto

Quel che resta delle parole

Francesco Provinciali * - 20.02.2021

Ci sono uomini che usano le parole all’unico scopo di nascondere i loro pensieri (Voltaire)

 

La metafora del viaggio, anche nella suggestione della rivisitazione intimista, ben si presta a concedere pause di stacco dalle assorbenti consuetudini ed è occasione di riflessione sulle cose della vita.

Qualcuno rammenterà come fosse ben descritta nel romanzo “Quel che resta del giorno” di Kazuo Ishiguro, dal quale prese spunto il regista James Ivory per un omonimo film che ci fece dono della magistrale interpretazione di Antony  Hopkins.

Ciascuno, a un bel punto della propria esistenza, ha modo di ripercorrere il senso delle cose fatte, delle occasioni mancate e delle opportunità realizzate.

E’un cammino a ritroso nel labirinto dei ricordi, un percorso introspettivo che rinnova memorie, rimpianti, soddisfazioni, fatti, parole e che traccia sempre provvisori bilanci.

L’allegoria del ricordo riaffiora nei chiaroscuri dei dubbi e delle improbabili identità del signor Onoff (un grandioso Gerard Depardieu) in un’altra celebre pellicola – “Una pura formalità” di Giuseppe Tornatore - e nel leit motiv della sua colonna sonora : “ricordare, ricordare è un po’ come morire….perchè tutto ritorna anche se non vuoi. E scordare, scordare è più difficile….se vuoi ricominciare. Ricordare, ricordare quel che c’è da cancellare”.

Quello che resta della nostra leggi tutto

La grande crisi dei partiti italiani

Michele Iscra * - 20.02.2021

Se ne parla da molto tempo, ma ormai è divenuta evidente a tutti la crisi in cui versano i partiti politici italiani, o meglio la “forma” che essi avevano assunto dalla svolta di fine Ottocento e che oggi è del tutto evaporata. Non si tratta solo del rinsecchirsi dei meccanismi tradizionali di adesione: tesseramenti, militanza di base, esistenza di sedi sparse nella maniera più capillare possibile sul territorio. Certo questo magari sopravvive, ma è un elemento secondario, a partire dal fatto che si è praticamente persa ogni sembianza di gestione collettiva dell’azione del partito: gli aderenti, formalizzati o meno che siano (perché si tende a considerare tali anche coloro che un tempo venivano catalogati come semplici “simpatizzanti”), non contano più gran che nella determinazione degli indirizzi dell’azione politica.

Ovviamente l’uso di strumenti che sono di fatto di manipolazione demagogica, come sono lo svolgimento delle cosiddette selezioni “primarie”, per non parlare dei referendum svolti attraverso piattaforme informatiche (spesso neppure controllabili), non identificano un coinvolgimento “democratico”. Questo non è mettere a disposizione degli aderenti qualche occasione per esercitare una selezione orientata in anticipo e ristretta a quanto serve in un momento particolare, ma dovrebbe essere l’offerta di luoghi in cui sia possibile concorrere all’elaborazione di una linea politica. leggi tutto

I numeri del governo Draghi

Luca Tentoni - 17.02.2021

Il governo Draghi è il diciassettesimo della Seconda Repubblica (o il diciottesimo, se aggiungiamo il governo Ciampi del 1993-'94, di transizione). Rispetto ai governi della Prima Repubblica, quelli della Seconda sono stati molto più longevi: 542 giorni medi in carica più 34 circa per l'ordinaria amministrazione, per un totale di 576, contro i 313 più 33,5 della Prima (totale 346,5). In altre parole, se fino al 1992-'93 ogni presidente del Consiglio poteva ragionevolmente pensare di restare a Palazzo Chigi per non più di undici mesi e dieci giorni per volta, dal '94 in poi l'aspettativa di permanenza è salita a circa diciotto mesi. Inalterata, invece, la durata media delle crisi. Però, nella Seconda Repubblica, bisogna distinguere fra situazioni molto diverse fra loro: in quattro casi (1996, 2008, 2013, 2018) il nuovo governo si è insediato dopo una lunghissima transizione dovuta alle elezioni, quindi l'interregno medio è durato ben 107 giorni. Negli altri casi, la durata delle crisi è stata minima: da due a diciassette giorni (media: 10). In sintesi, la crisi che ha portato al governo Draghi è stata la più lunga di quelle "ordinarie" ma è durata la metà rispetto alla media della Seconda Repubblica (34,4) e addirittura i cinque sesti in meno delle quattro più lunghe (107). La portata della congiuntura politica e - per certi versi - anche istituzionale seguita alle dimissioni di Conte leggi tutto

Un governo senza luna di miele

Paolo Pombeni - 17.02.2021

Di solito tutti i governi godono nei primi mesi di un periodo particolarmente propizio. Non di rado si parla di 100 giorni di luna di miele. Pare che al governo Draghi non ne toccheranno neppure 10 di quei giorni. Da subito, nonostante un altissimo livello di gradimento da parte dell’opinione pubblica che gli è assegnato dai sondaggi, pesano sul nuovo esecutivo le eredità negative che vengono dal passato.

Non sembra essere premiante l’ambiguità della formula che alla fine è stata scelta da Mattarella e da Draghi, cioè un governo con un forte nucleo politico-tecnocratico, ma annegato in un contorno di ministri politico-partitici scelti con l’occhio  a non scontentare nessuno, ma evitando di avere in quelle fila figure di spessore carismatico. I cosiddetti tecnici (in realtà sperimentati personaggi usi a muoversi nel quadro della politica nazionale e non solo) avranno bisogno di tempo per esplicitare il loro impatto. Al contrario gli uomini di partito sono ancora alle prese con un problema così banale che ci si chiede come mai non sia stato tenuto in conto: parliamo delle elezioni amministrative che fra qualche mese si svolgeranno in importanti città simbolo e anche in altri comuni, dove non sarà evitabile la loro competizione per affermare il proprio peso. leggi tutto

Cosa vuol dire “governo del presidente”

Paolo Pombeni - 13.02.2021

Benché l’espressione “governo del presidente” sia molto usata e nonostante sia stata fatta circolare molte volte nella crisi politica che si è aperta dal dicembre dello scorso anno, non si può dire che i partiti siano davvero disponibili ad arrendersi a questa prospettiva. E dire che questa volta Mattarella è stato molto esplicito nel dare il mandato a Mario Draghi, perché non solo si è preso in prima persona l’onere di dichiarare lo stato di emergenza (su cui i partiti cincischiavano), ma ha chiesto all’incaricato di formare un esecutivo che prescindesse dalle formule politiche.

Si rimanda al dettato dell’art. 92 della nostra Carta Costituzionale che fa riferimento solo al potere congiunto del presidente del Consiglio incaricato di scegliere i suoi ministri ed al Presidente della Repubblica di nominarli. Si tratta però di una procedura che è stata raramente usata in maniera completa. Poiché il nostro è un sistema parlamentare che di fatto ha visto quasi solo governi di ampia coalizione, si è sempre visto che nell’accordo di coalizione accanto al programma si sono previsti anche i ministeri da assegnare ad ogni partito che l’aveva sottoscritto. Relativamente con maggiore frequenza si è invece esercitato il potere del Capo dello Stato nel dare il suo placet ai nomi proposti. leggi tutto

Il pragmatismo etico di Mario Draghi

Francesco Provinciali * - 13.02.2021

Il Presidente incaricato Mario Draghi nella tessitura dell’ordito e della trama del nuovo Governo sta realizzando i requisiti che Lui stesso aveva indicato come bussola orientativa del decisore politico: conoscenza, coraggio e umiltà. Ci sono parole che restano flatus vocis, altre che non cadono nel vuoto e poi c’è una nemesi storica nel loro pronunciamento. Accadeva lo stesso giorno in cui la Presidente Marta Cartabia ricordava De Gasperi nella lectio magistralis a Pieve Tesino, mentre  l’ex Presidente BCE lo citava, ricevendo la laurea ad honorem alla Cattolica di Milano.

Quanti rallentamenti aveva avuto l’idea dei Padri Fondatori dell’Europa? Mentre la politica più recente non è stata ancora in grado di elaborare un piano di Recovery sui fondi europei, di decidere sul MES, qualcuno ha ricordato che eravamo partiti dalla CECA e grazie a Mario Draghi sono state salvate l’Europa e l’Italia, con la strategia di gestione della politica monetaria, valga per tutti il quantitative easing.

Lo ha fatto in silenzio, senza megafoni, senza post, twitter, invettive, giochi di parole, rifuggendo i salotti buoni degli imbonitori venuti dal nulla e degli influencer capaci di esprimere troppe opinioni e poche idee.

Abituati a rottamatori, apriscatole e rompiscatole, rassegnati a vivere una fase di leggi tutto

Le forme multiple e capricciose della malattia

Francesco Domenico Capizzi * - 13.02.2021

“Tutte le famiglie felici si somigliano, ogni famiglia infelice lo è a modo proprio” (Anna Karenina, Lev Tolstoj 1875-1877). Un dittico che potrebbe oggi essere traslato in “la salute rimane sé stessa, la malattia è cangevole nelle sue forme proprie”. Felicità e salute: binomio monocorde, privilegio di pochi. Infelicità e malattia: binomio dalle forme multiple e capricciose, forse per garantirsi il ricambio, appannaggio di molti.

Con la pandemia la malattia accentua i suoi connotati, risveglia il senso di paura, quiescente nell’epoca del progresso illimitato a tutto tondo, della tecnologia estesa, della connessione universale, della disponibilità di ogni bene e consumo, dell’incremento algoritmico dell’attesa di vita, della telemedicina e dell’accertamento diagnostico e cura per ogni evenienza… Ma, i vaccini e le vaccinazioni ritardano e si annunciano con potenzialità e metodi differenti, si paventano meno efficaci a fronte delle mutazioni virali prevedibili, registrate e in aumento, il regionalismo e il localismo si schierano in ordine sparso, anche contro lo Stato centrale, la questione meridionale si ripropone intatta… e  intanto è crollato, quasi come metafora, il ponte Morandi ed emergono analoghi timori per tanti altri e affini, gli allagamenti in agguato come l’acqua alta a Venezia, le chiusure e le dislocazioni di aziende si succedono leggi tutto