Ultimo Aggiornamento:
28 marzo 2020
Iscriviti al nostro Feed RSS

Argomenti

Il terzo dopoguerra

Luca Tentoni - 28.03.2020

L’uscita dalla situazione di emergenza nella quale si trova il Paese appare ancora lontana, ma forse è opportuno sin da ora cercare di capire quali sono gli elementi di quello che già da adesso si profila come un vero e proprio terzo dopoguerra. Dopo la crisi innescata dal Covid 19, che non è solo sanitaria, ma anche economica e sociale, molte cose non torneranno come prima. Proviamo a delineare alcuni possibili sbocchi della situazione, come appunti per un dibattito che speriamo diventi sempre più ampio, per non trovarci impreparati a ciò che verrà al termine di questa brutta avventura. L’accostamento dell’epidemia in corso a un conflitto bellico non è nostro: lo hanno proposto in molti, persino il Pontefice. In effetti, già in queste settimane abbiamo visto alcuni fenomeni che ricordano quelli della Seconda guerra mondiale: l’accaparramento, la borsa nera (con i prezzi dei disinfettanti e delle mascherine aumentati vertiginosamente, di pari passo con la sostanziale irreperibilità di alcune merci), la drastica riduzione della circolazione (un sostanziale coprifuoco), i bollettini di guerra giornalieri, l’instaurarsi di un’economia bellica (con la riconversione temporanea di alcune filiere produttive e il contingentamento della diffusione di alcuni beni non di prima necessità), la diminuzione – per alcuni – del lavoro o la leggi tutto

Virus, reddito, disuguaglianze

Stefano Zan * - 28.03.2020

L’osservazione della realtà economica di queste ultime settimane mette in evidenza che i provvedimenti presi per contrastare la diffusione del virus non solo hanno e avranno un effetto pesante su tutta l’economia del Paese ma hanno altresì un effetto differenziato sulle diverse categorie sociali/economiche e sul loro reddito con impatti e conseguenze molto diverse da quanto è avvenuto in occasione di altre gravi crisi economiche.

Da anni sappiamo che uno dei temi economici e sociali più rilevanti è quello dell’accentuarsi delle diseguaglianze (di reddito) che con le diverse crisi economiche che si sono succedute negli ultimi decenni non solo non sono diminuite ma anzi sono aumentate anche in ragione del modello di sviluppo (neo-liberista) assunto a paradigma di riferimento per le principali politiche pubbliche.

Possiamo parlare di disuguaglianza verticale perché il reddito disponibile si colloca lungo un continuum che va da zero euro a molti milioni di euro, ovviamente con addensamenti che si concentrano nelle posizioni intermedie: pochi sono i poverissimi, pochissimi sono gli straricchi, la più parte si distribuisce su posizioni intermedie tra povertà e ricchezza.

La novità indotta dalla pandemia in corso (o meglio, dai provvedimenti assunti per contrastarla) mette in leggi tutto

Noli me tangere (non mi toccare)

Francesco Provinciali * - 28.03.2020

In questo travaglio pandemico che sottende – come direbbe Carl Gustav Jung – una infezione psichica, figlia della paura e madre del panico che ci assale, ringraziamo commossi il personale sanitario, la protezione civile, i volontari  che si prodigano giorno e notte da settimane per contrastare il male e curare e salvare vite umane. Lasciamo ai competenti la decisione su profilassi, terapie, farmaci: evitiamoci il mantra collettivo delle opinioni gratuite tambureggianti sulle quali nei talk show televisivi si alternano voci autorevoli e latori di sconcertanti idiozie. Quello che si sta facendo, controlli, sanzioni, invito al rispetto delle regole, misure di repressione di comportamenti stupidi e incoscienti deve essere gestito in modo coordinato e tocca a noi cittadini dimostrare di possedere senso civico e rispetto per chi combatte questa guerra micidiale e per chi purtroppo le soccombe. In una situazione di carenza di mezzi, di risorse, di posti letto, di presidi sanitari la politica deve darsi un’agenda programmatica, non basta aprire tavoli di concertazione, occorre avviare un dialogo costruttivo. La paura del contagio e quella delle sanzioni sono due deterrenti micidiali: in questa fase drammatica che coinvolge il mondo intero i nostri comportamenti devono essere ispirati al rispetto rigoroso e assoluto delle regole leggi tutto

Non si scherza col fuoco

Paolo Pombeni - 25.03.2020

Strano modo quello di gestire l’emergenza in corso: da un lato si punta a incentrare tutto su un premier che lavora per decreti amministrativi, ovvero al tentativo di dipingere il famoso uomo solo al comando; dal lato opposto gli interventi sono un pasticcio di va e vieni, di incapacità di comunicare in senso istituzionale, di principi contraddittori. Non ci pare esattamente quello che ci sarebbe da aspettarsi avendo in mente non solo la crisi sanitaria sulle cui dimensioni e durata ancora non abbiamo certezze, ma soprattutto la crisi economica che seguirà e sulla cui previsione ormai sono concordi quasi tutti.

Si tratterà purtroppo di gestire un’emergenza di lunga durata e di imporre al paese qualcosa di diverso dalle quarantene che tutto sommato la gente sopporta con pazienza perché è fiduciosa che si tratti di un periodo transitorio. L’emergenza economica che è attesa si presenta invece come un tunnel molto lungo che andrà percorso senza che sia così facile scorgere una luce alla sua fine.

Le difficoltà attuali che registra il quadro politico sono legate al fatto che si tira dietro un passato assai poco brillante, perché deriva da una sequenza di sussulti elettorali iniziati con le elezioni del marzo 2018 e perché ha leggi tutto

“QU’EST CE QUE EST L’EUROPE?”

Francesco Domenico Capizzi * - 25.03.2020

In questi giorni drammatici per l’Italia, per i Paesi europei e il Mondo intero si assiste ad una sostanziale assenza della Unione europea, come anche di Organismi internazionali: principalmente l’ONU con la sua Agenzia che risponde al nome di Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Mancano progetti e coordinamenti sovranazionali comuni per fronteggiare l’avanzata del virus. La dichiarazione, inevitabile, di “pandemia” non esaudisce le attese, che conferirebbero valore ad Unione europea ed Organizzazioni internazionali, di un coordinato soccorso scientifico e materiale che, ovviamente, non può che essere realizzato globalmente e con metodo interlocutorio con le realtà epidemiche rapidamente cangevoli che si affacciano in ogni istante in tutte le Regioni geografiche del Pianeta. Nella realtà ed in sostanza, ogni Stato pensa a sé stesso come se i confini politico-geografici possano limitare, differenziare e addirittura impedire l’impatto dell’onda epidemica.

Ridiventa così attuale, in verità senza mai aver perso i suoi connotati amletici, l’antico aforisma del XVII secolo coniato da Bernard le Bouyier le Fontenelle, membro della Académie Royale des Sciences de Paris, applicabile alle attività di varie Organizzazioni e Assemblee internazionali: leggi tutto

Evitare la strana disfatta

Lucrezia Ranieri * - 25.03.2020

Se si deve riflettere sull’importanza di operare con risposte adeguate a fronte di un pericolo che minaccia la nostra stessa esistenza, una lucida e forse inaspettata lezione può arrivare da uno storico come Marc Bloch. Non limitandosi, come lui ha scritto, a chinarsi sul presente per comprendere il passato, lo storico francese ha saputo, nella sua stessa esperienza di vita, stabilire tra queste due dimensioni temporali un legame inscindibile, ricambiando il presente con lo sguardo profondo dell’occhio allenato dalla storia. Questa lucida e inaspettata lezione è contenuta fra le pagine asciutte della testimonianza da lui scritta tra il luglio e il settembre del 1940 sulla sconfitta subita dai francesi ad opera dell’esercito nazista – testimonianza pubblicata qualche anno più tardi con il titolo Una strana disfatta (L’étrange défaite).

Storico, soldato, ebreo, francese: questo è il punto di vista dal quale Bloch analizza le cause di una sconfitta disastrosa, giunta al termine di una guerra praticamente mai combattuta e condotta in eterna ritirata. Se il giudizio dato all’inizio della testimonianza è lapidario e impietoso, e ben diretto contro una certa categoria di persone ritenute responsabili (“la causa diretta […] fu l’incapacità del comando”), la riflessione che ne scaturisce è assai più sfumata, riconoscendo in questa incapacità leggi tutto

Stato e regioni, cinquanta anni dopo

Luca Tentoni - 21.03.2020

Il rinvio delle elezioni di maggio è un atto dovuto, perché nelle condizioni attuali non sappiamo neppure se fra un mese o due saremo ancora chiusi in casa per via del Covid 19. Come i francesi hanno sperimentato a proprie spese, in occasione del primo turno elettorale municipale di domenica 15 marzo, ci sono emergenze pubbliche da non sottovalutare e che richiedono anche il differimento di importanti scadenze nazionali. Detto dell'ineluttabilità dello slittamento del voto nelle sei regioni ordinarie (e in Valle d'Aosta) e nei comuni, resta però l'amarezza per la fine di un'epoca. In maggio, il voto regionale sarebbe giunto esattamente cinquanta anni dopo il primo (1970). Quello che fino al 2005 era un appuntamento quinquennale per quindici regioni e per la politica nazionale (fino a tutto il 1990 era un test per le singole liste; con le coalizioni e la possibilità di votare per i soli candidati presidenti la gara si è spostata sul rendimento dei poli, non più su quello dei partiti) si era, per la verità, andato affievolendo col passare del tempo, a causa di scandali locali e di scioglimenti anticipati dei Consigli per le cause più svariate. Così, all'appuntamento col voto del mezzo secolo si sarebbe giunti con appena sei regioni su leggi tutto

Quando il potere è solo stupido

Massimo Nava * - 21.03.2020

Mentre ci laviamo le mani, è il momento di chiederci “in che mani siamo?” noi cittadini del mondo, di fronte a un nemico che non conosce confini. Nessun leader e nessuna entità sovranazionale è stata all’altezza della situazione. E non lo sono stati tanti guru della “governance” globale, di solito prodighi di previsioni e scenari futuribili.

La Cina ha tardato a informare il mondo, ha nascosto il problema a se stessa, ha punito o lasciato morire qualche medico coraggioso, prima di  organizzare la quarantena di un’intera regione.

E mentre i cinesi si chiudevano in casa, nessun capo di stato o di governo è sembrato preoccuparsi più di tanto: nessun provvedimento d’emergenza è stato preso subito, come era logico e doveroso. Business as usual, prima l’economia, poi la salute. Ciò che stava accadendo in Cina, è stato vissuto come un rischio lontano, una carestia o una guerra che possono affliggere  angoli del mondo abituati alla sofferenza e alla tragedia, non il nostro mondo ricco e progredito. Cominciavano a preoccuparsi settori come l’automobile e la moda, ma per la dipendenza dal mercato cinese, non per la salute di clienti e impiegati. Si cominciava a provare la febbre in qualche aeroporto e a protestare se una crociera o leggi tutto

Il Coronavirus, le scuole chiuse e l’istruzione a distanza

Francesco Provinciali * - 21.03.2020

La riforma Renzi-Faraone altrimenti definita della “buona scuola” aveva simbolizzato nell’immaginario collettivo la figura del “preside-sceriffo”: ciò a motivo del fatto che sembrava cogliersi nell’articolato (peraltro alquanto disarticolato) del provvedimento legislativo (legge 107/2015) una deriva decisionista che rafforzava le prerogative dei dirigenti scolastici.

Le recentissime puntualizzazioni del Ministro MIUR On.le Lucia Azzolina in materia di formazione e istruzione a distanza introducono una nuova metafora per responsabilizzare i capi di istituto in ordine all’attivazione di iniziative di didattica attuate coi mezzi telematici, in questo periodo di chiusura delle scuole e di sospensione delle lezioni in presenza: quella che li definisce “comandanti della nave”.

Facile intuire la volontà del Ministro di assicurare ‘comunque’  l’esercizio del diritto allo studio garantito dagli articoli 3 e 34 della Costituzione, dalla legislazione dei Decreti Delegati del 1974, dalla legge 517/1977 e dalle successive disposizioni, coerentemente ispirate al principio dell’assolvimento dell’obbligo scolastico  e formativo,  agli alunni costretti a casa dalla pandemia del Coronavirus per effetto leggi tutto

La democrazia e l’emergenza

Paolo Pombeni - 18.03.2020

C’è un problema che inevitabilmente si determina ogni volta che c’è uno stato di emergenza ed è quello della concentrazione del potere decisionale. Senza scomodare la nota affermazione del giurista tedesco Carl Schmitt, per cui è “sovrano” chi comanda nello stato d’eccezione, basta ricordare la eterna questione del “dittatore”, che, in origine almeno, era altra cosa dal “tiranno”, e che magari può chiamarsi, in maniera meno preoccupante, il “commissario”. Insomma è la questione dell’opportunità di concentrare il potere di decisione quando ci sono emergenze, perché non c’è da perdere tempo a star lì a discutere sul che fare.
Sembrano osservazioni di buon senso comune confortate dalla storia, ma non è così. Se vogliamo rifarci ad un famoso dibattito fra Otto e Novecento, quello sulla superiorità nelle emergenze belliche dei sistemi “di autorità” rispetto al costituzionalismo liberale che si basava sul governo attraverso il confronto (parlamentare), dobbiamo ricordarci che l’assioma fu brutalmente smentito dall’esito della Prima e poi della Seconda Guerra Mondiale: vinsero i sistemi costituzionali in cui si “discuteva” e finirono sconfitti quelli autoritari e dittatoriali (lasciamo a margine il caso dell’URSS che è il solo in controtendenza).

Oggi, nel pieno dell’emergenza per il coronavirus, qualche tentazione per un ritorno al principio del manovratore che leggi tutto