Ultimo Aggiornamento:
27 luglio 2022
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Argomenti

È l’ora della prova elettorale

Paolo Pombeni - 27.07.2022

Adesso tutta l’attenzione si concentra sulla campagna elettorale che presenta varie anomalie: un numero di seggi fortemente ridotto rispetto a quelli disponibili nella tornata precedente, una campagna concentrata in due mesi, il voto agli inizi di autunno (una novità nella storia della repubblica), un sistema elettorale che prevede in parte collegi uninominali di grandi dimensioni.

Tutto questo induce molti osservatori a concludere che si tratterà di una competizione in cui conteranno più che altro i riferimenti “nazionali”, la propaganda che si veicola sui media e sui social. Del resto i partiti, soprattutto i maggiori, al momento confermano questa visione avendo già da tempo impostato la loro comunicazione sia su argomenti cosiddetti “identitari”, sia sulla contrapposizione senza mediazioni fra due “campi”, ognuno dei quali tenta di presentare sé stesso come il bene assoluto e l’avversario come il disastro incombente.

È davvero così? Ci permettiamo di avanzare qualche riserva riguardo a queste semplificazioni, senza peraltro negare che contengano alcuni elementi oggettivi. Innanzitutto si sottovaluta lo shock che nell’opinione pubblica ha provocato la liquidazione poco seria del governo Draghi. Certo non tutti gli elettori seguono con attenzione gli eventi e ci sono fasce che possono essere conquistate dalle leggende metropolitane messe in giro da leggi tutto

La gratitudine è il sentimento del giorno prima

Francesco Provinciali * - 23.07.2022

La concitazione e l’accavallarsi di incontri, accordi, trame, conciliaboli, cose dette e poi smentite, scritte e poi aggiustate, che ha preceduto il giorno del voto in Senato, con tutti i suoi siparietti, gli espliciti e gli impliciti lascerà un ricordo eloquente di cosa sia diventata la politica partitica, anche nei suoi cascami istituzionali e parlamentari. Instabilità è un termine che può spiegare molte situazioni, un clima generale di incertezza che si vive interiormente, crea disagio, oltre gli ordini di scuderia, come stato emotivo e si riverbera sul Paese: si percepiscono sfiducia e sofferenza, incomunicabilità e nuove forme di solitudine.

Da anni descriviamo e analizziamo il gap che separa il paese legale da quello reale, possiamo dire che il D.Day del voto al Senato ha rappresentato una delle pagine più inquiete, scellerate e vergognose della storia repubblicana recente. Quando erano venute al pettine le incongruenze e le incertezze del Conte 1 e 2 Mattarella si era affidato alla persona che meglio di tutte, per esperienza, autorevolezza e consuetudine istituzionale a livello internazionale poteva offrire garanzie per un governo di medio periodo che ripristinasse stabilità e ordine delle cose, visione e lungimiranza anche in coincidenza con la delicata gestione del Pnrr. In questi ultimi anni leggi tutto

La teoria generazionale di Mannheim come specchio del presente

Alessandro Micocci * - 23.07.2022

Il discorso di reinsediamento del 3 febbraio 2022 del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha insistito particolarmente sulla questione della mancanza di ricambio generazionale e sul progressivo invecchiamento dell’Italia. In particolare il Presidente ha parlato di giovani “confinati in periferie esistenziali”. Il vertice istituzionale italiano ha espresso in svariate occasioni preoccupazione in merito alla disoccupazione, alla scarsa partecipazione politica e al fenomeno della fuga all’estero delle giovani generazioni. Partendo da questa preoccupazione di Mattarella si intende analizzare le difficoltà attuali dei giovani italiani tramite alcuni temi offerti da un testo che resta, nonostante il suo anacronismo, estremamente interessante. Si parla de “Le generazioni” di Karl Mannheim, del 1928.

Mannheim insiste molto sulla normalità dell’accesso di sempre nuovi partecipanti al processo culturale tramite il ricambio biologico tra generazioni: ciò comporta il godimento, ad esempio, degli sforzi culturali promossi da una generazione da parte di una generazione successiva ad essa. Ora, Mannheim sostiene che se venisse a mancare il fenomeno del “nuovo accesso” basato su fattori biologici sarebbero sempre gli stessi uomini a detenere e perpetuare il patrimonio culturale. Possono avvenire nuovi movimenti in ragione di spostamenti sociali, ma senza la radicalità insita in un cambio generazionale. Il ricambio biologico avviene tuttora, e non si leggi tutto

Una nuova fase politica?

Paolo Pombeni - 20.07.2022

Cosa succederà mercoledì con le comunicazioni fiduciarie che Mario Draghi sporrà prima al Senato e poi alla Camera è oggetto di previsioni, se non addirittura di illazioni. La situazione è talmente caotica che si possono verificare scenari diversi. Però siamo in grado di vedere cosa è già successo: una grave crisi del nostro sistema di equilibri politici che sta mettendo all’angolo i partiti.

L’evento più rilevante è infatti a nostro avviso il movimento a sostegno di Draghi che si è manifestato da parte di quella società civile, per non dire di quel “popolo”, che i partiti hanno continuato ad interpretare a modo loro. La richiesta che l’attuale premier rimanga al suo posto per concludere il lavoro che ha impostato è venuta da una larga pluralità di istanze: da molta parte della stampa, dai sindacati e da Confindustria, dai rettori delle università, dalla Conferenza Episcopale e da una lunga serie di organizzazioni e agenzie sociali ed economiche. Qualcosa che chiaramente andava contro le aspettative di molti partiti che puntavano a far saltare l’esperimento di questo governo “tecnico” e di altri che pur volendolo salvare non avevano il coraggio di dirlo fino in fondo per non mettere in discussione quelle che ritenevano prospettive elettorali da preservare. leggi tutto

Una scuola aperta a tutti

Francesco Provinciali * - 16.07.2022

Quando in una classe ci sono bambini e bambine di ogni parte del mondo si avverte quanto grande e importante, forse decisivo, potrebbe essere il significato di quella presenza per il futuro dell’umanità.

Dopo la famiglia, la scuola è il luogo della prima socializzazione, cioè dell’apertura di credito alle relazioni interpersonali, ma anche della formazione dell’intelligenza e del carattere e della trasmissione di quei valori di civiltà che possono dare un senso alla nostra vita.

C’è una ricchezza straordinaria insita in quel potenziale umano: di menti e di cuori pronti a ricevere buoni insegnamenti, di creature che stanno crescendo e alle quali si può indicare – con l’autorevolezza istituzionale e morale che è implicita nel compito degli educatori – la via del bene affinché possano trovare poi da sé quella della verità.

Sono bambini e bambine che non sanno ancora nulla delle cattiverie e delle malizie del mondo e che non attribuiscono certamente alle culture di provenienza, alle diverse etnie, alle confessioni religiose o al colore della pelle quei significati distintivi e selettivi, a volte di retaggio, che gli adulti solitamente usano quando si rapportano tra di loro.

Il compito più straordinario che attende ogni educatore è quello di formare menti aperte, critiche e libere leggi tutto

È “vero amore”? “I giovani amanti”, recensione del film franco-belga

Francesco Domenico Capizzi * - 16.07.2022

Sintesi

Forse al di là delle intenzioni del regista Carine Tardieu, la filigrana che impronta il film ”Les jeunes amants”
è retta dal trinomio sentimento-malattia-irrazionalità.

Il sentimento più come fascino irradiato, esteriore ma trafittivo e pervasivo, che come amore consapevole e maturo.

Pierre (Melvil Poupaud), medico affermato, sul piano clinico e scientifico, nell’Ospedale di Lione, sposato felicemente con una collega bella e accattivante sotto ogni aspetto, padre di due splendidi figli, si imbatte in un’amica, Shana (Fanny Ardant), di una malata agonizzante e ne rimane colpito: la spiccata personalità incentrata e riassumibile nel suo aspetto regale ed armonioso espresso da un sorriso penetrante, un dardo all’istante scagliato dentro l’anima, al quale pare impossibile sottrarvisi.

Nessun discorso intimo fra i due, nessun dialogo, nessun confronto, come dopo 15 anni in Irlanda dove si rincontreranno casualmente.

Eppure l’attrazione di Pierre verso Shana appare totalizzante, nonostante la differenza di età sia quella di madre e figlio e nonostante il loro rapporto sentimentale rimanga superficiale, estraneo alle loro rispettive storie e visioni e prospettive di vita e alle conseguenze che, prevedibilmente, si abbatteranno sul loro futuro.

Tuttavia il rapporto epidermico-estetico-sentimentale prende piede, continua e si consolida a Parigi dove Shana risiede, raggiunta periodicamente da Pierre che leggi tutto

Ma si può andare avanti così?

Paolo Pombeni - 13.07.2022

Ormai è tutto un rincorrersi di messe in scena. Conte consegna a Draghi una richiesta di interventi che furbescamente ne contiene un certo numero su cui c’è già un sostanziale accordo del governo così potrà dire che si è cambiato su pressione di M5S. Subito Salvini si premura di non lasciar a loro il centro della scena e tuona che adesso la Lega voterà solo quello che è nell’interesse degli italiani, il che per logica farebbe intendere che prima votava anche cose che erano contro l’interesse degli italiani. Una scusa per cavalcare il populismo anti cannabis e anti ius scholae con la curiosa motivazione che quelle normative impedirebbero di affrontare il tema delle bollette: ora su quei provvedimenti si possono avere visioni contrastanti, ma che interferiscano con interventi economici sulla crisi è del tutto falso.

Poiché Conte e i suoi dovevano mostrare di far sul serio alla Camera hanno disertato l’aula per l’approvazione del decreto Aiuti che comunque è passato come previsto, subito Berlusconi non si è fatto sfuggire l’occasione per dire che si doveva prendere atto della crisi della larga maggioranza di semi-unità nazionale minacciando che l’avrebbe fatto FI se gli altri abbozzavano.

La sequela delle sceneggiate non si è esaurita, come minimo perché tutti attendono leggi tutto

I nodi della riforma elettorale

Luca Tentoni - 13.07.2022

Se la legislatura proseguirà almeno fino all'approvazione della legge di bilancio si porrà il problema di capire se le forze politiche hanno voglia e numeri per cambiare la legge elettorale. Premesso che ad avviso di chi scrive la soluzione preferibile per una democrazia matura e moderna è l'uninominale "alla francese" con eventuale doppio turno (aperto ai candidati che al primo hanno superato una certa soglia di consensi), bisogna misurarsi con quel che offre la situazione, cioè davvero poco. L'alternativa è fra tenersi l'attuale sistema (ampiamente censurabile sotto diversi aspetti) o approdare ad una sua variante, solo vagamente rassomigliante al sistema per i consigli comunali (assegnerebbe - in turno unico - il 55% dei seggi alla coalizione in grado di raggiungere il 40 o il 45% dei voti). Scomparirebbero i collegi e - di fatto - il risultato potrebbe essere sostanzialmente proporzionale. Ecco perché: se ci fossero partiti sopra la soglia di sbarramento che raccogliessero il 94% dei voti, la coalizione probabilmente vincitrice (il destracentro) avrebbe comunque già per conto proprio (col 49% dei voti) il 52% dei seggi, ai quali si aggiungerebbe un premietto del 3%. Gli altri partiti, con complessivamente l'altro 45% dei suffragi, avrebbero il 45% dei seggi. Dunque, tanto rumore per nulla? Niente affatto. La differenza fondamentale sta nel fatto che le leggi tutto

Supersocietà

Francesco Provinciali * - 09.07.2022

                     Breve recensione del libro di Chiara Giaccardi e Mauro Magatti – Edizioni Il Mulino

Il nuovo secolo non può essere più descritto e interpretato con le metafore della complessità e della società liquida anche se nel continuum della storia esso ne è in qualche modo l’evoluzione e la conseguenza: abbiamo tuttavia bisogno di nuove spiegazioni per comprendere il tramonto della globalizzazione, uscendo da quel magma indistinto che ci ha costretto a vivere nel limbo dell’indeterminato e del possibile, in una condizione di latenza tra virtuale e reale, sostenibilità eco-sistemica e antropologica, conflitti generazionali e modelli di sviluppo a centrazione tecnologica.  Un mondo lato ed esteso, senza una guida, per certi aspetti acefalo ed eterodiretto, nell’intersezione inestricabile di geopolitica e geoeconomia che ingloba la totalità della realtà, tra opposti e contrari. Pandemia, disastro ambientale e guerra sono fratture che rompono schemi narrativi e impongono distonie esistenziali e nuove chiavi di lettura, proprio nel momento in cui la transizione ecologica e la digitalizzazione si esplicitano come vettori nuovi e ineludibili di una direzione di marcia irreversibile. Procediamo cercando di conservare appartenenza e radici ma siamo potenzialmente soccombenti di fronte all’incedere ‘per shock’ dagli esiti imprevedibili. Quella che gli autori di questo libro - davvero informato

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Vienna - Schwarzenbergplatz: il monumento all’Armata rossa, la storia-tritacarne dei vincitori e….

Raffaella Gherardi * - 09.07.2022

Come studiosa di storia austriaca (e più specificamente dell’Impero asburgico e dell’ascesa della Monarchia austriaca a grande potenza europea fra XVII e XVIII secolo) devo confessare che quando mi capitava di passare dalla Schwarzenbergplatz, una delle piazze più grandi e centrali di Vienna, nelle mie frequenti peregrinazioni fra archivi e biblioteche, ho sempre provato una sorta di personale disagio di fronte al faraonico monumento ivi fatto erigere dal comando sovietico in onore dell’Armata rossa. Tale immediata reazione da parte mia non era certo dettata dal disconoscimento del ruolo importante di quest’ultima nella lotta contro il nazismo nella seconda guerra mondiale e del fatto che erano stati proprio i sovietici a liberare per primi nel 1945 la capitale austriaca, subendo la perdita di migliaia e migliaia di uomini; il monumento in oggetto era indirizzato a ricordare proprio questo nel presente e perennemente al futuro.  La preoccupazione del futuro era così chiara che quando, dieci anni dopo, cessò l’occupazione alleata di Vienna e l’Austria riconquistò la sua piena sovranità, i sovietici (che pare avessero amministrato non proprio con i guanti di velluto il settore della capitale di loro competenza), prima di andarsene fecero mettere per iscritto nel Trattato relativo l’obbligo di provvedere alla leggi tutto