Ultimo Aggiornamento:
07 dicembre 2019
Iscriviti al nostro Feed RSS

Argomenti

Odissea giallorosa

Luca Tentoni - 07.12.2019

Nato per dare al Paese e agli osservatori internazionali l'immagine di una discontinuità col precedente Esecutivo, in nome dei conti pubblici in ordine, di una linea non più euroscettica e di una volontà di stabilità (con l'obiettivo di durare fino al 2022), depotenziando frattanto la Lega di Salvini, il secondo governo Conte ha mostrato presto i suoi limiti. Il Carroccio sta tornando sui livelli di consenso delle europee del 26 maggio scorso; sul Mes l'Italia torna a stare con un piede in Europa e uno fuori; il governo traballa, dando l'impressione di non avere più di uno o due mesi di percorso prima delle dimissioni. In pratica, a parte bloccare l'aumento dell'Iva, non è stato fatto altro di significativo. Persino la diminuzione del numero dei parlamentari, voluta con forza dal M5s, è stata approvata con i voti di un riluttante Pd ma ora potrebbe essere rinviata al 2025 (cioè, per i tempi della politica, alle calende greche) in caso di repentino scioglimento delle Camere. L'ipotesi di un accorpamento fra le nuove elezioni nazionali e le regionali (previste nel periodo fra la metà di aprile e la metà di giugno) non è più remota. Per farci votare il 18 aprile (data fatidica, peraltro, perché ricorda la vittoria della leggi tutto

Cultura e lingua per Putin sono strumenti di egemonia

Francesco Cannatà * - 07.12.2019

Uno dei concetti fondamentali utilizzati dalla dirigenza russa per ricostruire il ruolo del proprio paese come polo culturale mondiale e quello Stato come potenza politica, è l’idea del Russkij Mir. Il Mondo Russo, secondo quanto affermato nell’ottobre 2018 da Vladimir Putin al VI Congresso panrusso dei connazionali viventi all’estero, raccoglie e unifica tutti coloro che “hanno o sentono legami spirituali con la nostra Russia, si sentono portatori della sua lingua, la sua cultura e storia”. E, indubbiamente la lingua russa ha svolto a lungo il ruolo di lingua koinè, strumento di socializzazione civile nello spazio eurasiatico. Ora però questo asse portante del soft power del Cremlino sta perdendo colpi. E questo nonostante tutti gli sforzi finanziari compiuti dalle attuali élite del paese. Allo scopo di favorire la sua diffusione, Mosca dispone di tre grandi strutture: il Rossotrudnichestvo che con un budget annuale di 480 milioni di rubli finanzia 66 corsi nei centri culturali e scientifici russi presenti in 58 paesi; la fondazione Russkij Mir, 500 milioni di rubli all’anno, 102 centri in altrettanti paesi; infine il ministero dell’Istruzione che entro il 2019 dovrebbe creare una dozzina di nuovi centri per lo studio della lingua. I centri saranno aperti secondo un piano previsto dal governo che a questo scopo leggi tutto

Troppe armi e troppa droga tra i giovani

Francesco Provinciali * - 07.12.2019

La cronaca ci riferisce con crescente frequenza di episodi di violenza agìta da giovani e giovanissimi con l’uso di armi. Emblematico il caso scioccante di Luca Sacchi, il ragazzo romano giustiziato da coetanei durante un agguato con un colpo di pistola alla nuca, in un contesto con molti coni d’ombra che gli inquirenti e la magistratura stanno meticolosamente ricostruendo.

Sullo sfondo uno scenario squallido e violento: fare soldi con lo spaccio, vite perdute e vite soppresse, un contesto di criminalità che pensa di rimanere impunita.

Ci sono troppe armi che girano con facilità tra gli adulti ma il fenomeno si va diffondendo anche tra gli adolescenti e sovente tra i minori.

Inoltre il connubio armi-droga è tanto devastante quanto pervasivo, c’è un nesso di causa effetto sull’azione violenta ma anche un rapporto di interesse economico che unisce i due fenomeni.

Quali strategie sono necessarie per arrestare questo coinvolgimento?

Dalla più grande democrazia occidentale ai Paesi delle guerre la risposta è una sola: investire nella scuola, nell’istruzione, nell’educazione. Insegnare l'amore per gli altri esseri umani, per gli animali, per il creato. Perseguire le vie della pace, della tolleranza, della legalità. leggi tutto

Divisi e senza meta

Paolo Pombeni - 04.12.2019

Come è uscita la maggioranza dalla corrida parlamentare sul Meccanismo Europeo di Stabilità? Come era da aspettarsi: divisa, senza una leadership riconosciuta, ma soprattutto senza una meta verso cui tendere sia pure muovendo lungo itinerari diversi. Del resto non c’era solo il MES come argomento di contrapposizione: la questione della prescrizione è un’altra non piccola pietra d’inciampo.

È poco utile ritornare su una valutazione appropriata del MES, che non è ovviamente un testo sacro, ma non è neppure quel meccanismo infernale immaginato per stritolare i risparmiatori italiani come vorrebbero far credere Salvini e Meloni. I temi da affrontare sono altri. Senz’altro quello, abbondantemente dibattuto sulla stampa e alla TV, di un provvedimento che è stato progettato quando al governo c’erano quelli che adesso gli sparano contro e che allora evidentemente si occupavano d’altro. Tuttavia va anche detto che gli stessi attuali sostenitori dell’impresa, a cominciare da Conte, non si può dire non abbiano avuto delle distrazioni nel lasciar passare qualche normativa ambigua.

Il fatto è che quando si negozia da posizioni di debolezza è difficile far ascoltare la propria voce: e quando il Conte 1 sedeva ai tavoli europei in cui si ragionava del “salva-stati”, i nostri rappresentanti non erano guardati con particolare considerazione positiva. leggi tutto

Contratto sociale, salute, bene comune

Francesco Domenico Capizzi * - 04.12.2019

   Con la scelta tecnico-organicistica la Medicina ha maturato una concezione oggettiva della malattia legata alla natura della persona e a suoi misteriosi fattori genetici da scandagliare come il sottosuolo, il mare e lo spazio con metodiche che appartengono a ge­ologi, fisici, astronomi ed astronauti. Uno scientismo a tutto tondo che mette in ombra gli stretti legami fra malattie, culture ed organizzazioni sociali. Disconoscerli equivale a scindere le connessioni esistenti fra aereo, forza gravitazionale, la prima avventura transoceanica e Lindberg; triangolo, dimensione spaziale, metodo pitagorico e il suo fondatore siracusano; pianoforte, pensiero musicale romantico, vita e opera di Chopin…

  Su questa via acritica l’azione medica viene sospesa nel tempo e nello spazio fra tecnologie e tecniche in continua evoluzione, trasformata in strumento che supera lo scopo, esonerata dalla sua missione ippocratica come le disponibilità del cavallo, della carroz­za, dell’automobile e in genere dei mezzi di locomozione esonerano dal camminare e sostanzialmente ne superano la stessa esigenza.

 Queste le fondamentali ragioni dell’ingravescente crisi di un arco storico sorto nel periodo positivista, al quale è legata sal­damente la Medicina, da cui proviene il suo moderno apparato dottrinario che tende a ridurre la malattia a lesione anatomica di quel punto esatto dell’organismo, leggi tutto

Il 26 gennaio cambierà qualcosa

Luca Tentoni - 30.11.2019

Dopo il voto sulla piattaforma Rousseau, il governo è un po' più debole. Le numerose tensioni nella maggioranza rischiano di acuirsi in caso di sconfitta del centrosinistra in Emilia-Romagna. Non sarebbe la prima volta che un governo cade per un voto regionale: accadde a D'Alema (che, nel 1998-2000, aveva guidato due Esecutivi di seguito) e a Berlusconi (dimissionario nel 2005 dopo la batosta subìta dal centrodestra, ma pronto a formare un nuovo governo). Stavolta il turno elettorale è limitato a due sole regioni (Calabria ed Emilia-Romagna), ma - proprio per questo - l'attenzione sulla sorte del Pd e del governatore Bonaccini è molto maggiore rispetto ad un test generale e ampio. La Calabria, infatti, è considerata marginale, sia perché centrodestra e centrosinistra si sono alternate alla guida della regione (quindi non si tratta di una roccaforte), sia perché il M5s (che pure aveva ottenuto percentuali di voto record alle politiche del 2018) è in declino, sia perché di fronte alla sfida fra Lega e Pd per il controllo del "fortino rosso" per eccellenza (l'Emilia-Romagna), la partita calabrese perde molto di significato. Il voto del 26 gennaio prossimo rischia di passare alla storia come quello del 1999 per il comune di Bologna (espugnato da Guazzaloca, che divenne sindaco per il centrodestra) e leggi tutto

Bloomberg e le primarie dei democratici in USA

Francesco Cannatà * - 30.11.2019

L’annuncio della candidatura di Michael Bloomberg alle primarie dei democratici USA è una notizia buona o una cattiva? Certo la possibilità che tra un anno due tycoon possano scontrarsi per conquistare la presidenza della prima potenza mondiale aumenta l’importanza del denaro nelle relazioni internazionali e il malsano aggroviglio tra economia e politica. Contemporaneamente il mondo assiste a proteste che contestano proprio l’influenza assunta dalla dark money nei singoli Stati e l’aumento dell’immoralità sociale che questa comporta. Rivendicazioni che vanno oltre linee partitiche o confessionali per identificarsi nell’ideale di un ordine civile internazionale. Dimostrazioni che non si appellano a parole d’ordine ideologiche, ma puntano su richieste concrete. Per la specialista dei movimenti di resistenza civile all’Istituto americano della pace, Maria J. Stephan, se è vero che alla base dell’attuale collera internazionale vi sono misure economiche negative, la sua vera causa sta nelle “questioni sistemiche della corruzione, la bassa qualità di governi e classi dirigenti, le forme di esclusione sociale”. Problemi che in modi diversi oggi affliggono tutte le società. L’altro motivo dell’ondata di dissenso internazionale sta nella constatazione del crescente intreccio tra politica ed economia. In maniera più o meno confusa la popolazione mondiale vede l’avanzata di forme oligarchiche di governo che potrebbero leggi tutto

Tre novità in arrivo

Francesco Provinciali * - 30.11.2019

Sono imminenti tre novità che riguarderanno la vita quotidiana degli italiani: due sono collegate alla finanziaria, la terza è un indotto derivante dalla tecnologia galoppante.

Dato che da qualche decennio a questa parte i cambiamenti si sono intensificati a volte con intendimenti e risultati migliorativi, altre recando ulteriori complicazioni di tipo burocratico anche se pensate in una direzione diametralmente opposta, sarà bene seguirne gli sviluppi normativi e le applicazioni pratiche.

Se c’è un peccato originale che in Italia scontiamo più che altrove esso si identifica nella proliferazione normativa, una sorta di bulimia di leggi, regolamenti e disposizioni che non sempre semplificano, anzi spesso confondono e creano contraddizioni e contenziosi.

Per un Paese che ha più del doppio delle leggi della Francia, quattro volte quelle della Germania e otto volte quelle della Finlandia la fagocitosi legislativa crea scompensi oggettivi ma anche distonie emotive, ansie e preoccupazioni.

C’è una specularità nell’essere patria del diritto: quella di diventare spesso patria del rovescio.

Il primo ambito tematico prevalente per ampiezza di discussioni e intensità di proposte riguarda le misure tendenti ad una limitazione dell’uso del contante, nel contesto di una più ampia strategia volta a prevenire e combattere l’evasione fiscale.

Ci sono dei precedenti: decreto leggi tutto

Confusamente avanti?

Paolo Pombeni - 27.11.2019

Della politica italiana non si sa più cosa dire. La destra tira dritto per una strada di imposizione della sua presenza, ma senza capacità propositiva. Berlusconi è sparito, perché quello che appare ogni tanto per amore della presenza televisiva è un suo zombie e i suoi uomini e donne non riescono a guadagnarsi una qualche rilevanza. Nella Lega ogni spazio deve essere lasciato a Salvini. Anche chi come Giorgetti avrebbe cose sensate da dire è relegato ai margini. La Meloni cerca di ricavarsi qualche visibilità, guadagna consensi, ma non propone nulla. Se si guarda questo panorama viene da chiedersi come faccia la destra a conservare le sue posizioni nei sondaggi.

Il fatto è che non è la destra ad essere forte, ma sono le alternative ad essa che sono particolarmente deboli. Obiettivamente si fa fatica ad individuare una qualsiasi proposta di visione da parte di Salvini e compagni che non sia semplicemente l’affermazione che la sinistra e M5S fanno tutto male e che loro farebbero molto meglio. Non dicono come, non mettono in chiaro un disegno di gestione delle nostre difficoltà, si limitano a ripetere che l’attuale maggioranza di governo è solo capace di mandare a rotoli il paese. Chi però continua credere che arriverà il leggi tutto

L’Unione europea tra idolatria e scetticismo

Carlo Marsonet * - 27.11.2019

Si parla spesso di Unione europea come se questa entità fosse un dato indiscutibile e la sua unificazione a tutto tondo un fine ineluttabile. Ci si dimentica, però, che, per esistere, essa deve avere consenso, deve in qualche modo soddisfare i bisogni dei contraenti, fin dalla base individuale che compone ogni soggetto collettivo. Insomma, l’Unione rispetta gli individui che la formano? Gode della loro necessaria fiducia? Diciamo che il bilancio è contradditorio e richiede perlomeno un’analisi critica.

Tale è l’obiettivo che si prefigge un volumetto, curato da Federico Cartelli, che già nel titolo enfatizza l’aspra critica al dogma europeista contenuta al suo interno, (Dis)Unione europea (Historica edizioni, 2019, 14 €). Tuttavia, è forse ancora più importante il sottotitolo, giacché indica non uno sproloquio privo di ragioni, urlato e pulsionale, bensì una critica argomentata e puntuale all’Unione europea come progetto di ingegneria sociale. Infatti, Per un euroscetticismo razionale vuole smontare in modo discorsivo, ma non per questo banale, quello che Nicola Porro nella prefazione al volume definisce “il totem europeo”, ovvero una sorta di divinità pagana che va adorata. Che cos’è diventata l’Unione? È un corpo appesantito dalla volontà di omogeneizzare un continente che, se è grandioso nella sua unicità, è proprio perché non è omogeneo e non è univoco. Quest’area geografica,

  leggi tutto