Ultimo Aggiornamento:
27 gennaio 2021
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Argomenti

La politica e il Paese

Paolo Pombeni - 27.01.2021

La crisi non è affatto “pazza” come sostengono i corifei dell’ormai tramontato governo Conte2. E’ semplicemente il frutto di una situazione politica che era evidente da tempo e che non si è voluta affrontare nella convinzione che a congelarla bastasse l’emergenza epidemica. Non si è tenuto conto che quel fattore prima o poi l’avrebbe portata al punto di rottura.

E’ così emersa una dicotomia fra la politica, incapace di esprimere un sistema di governo (che è qualcosa di più complesso di un esecutivo in carica), e il Paese, bisognoso di riforme e di interventi che lo facciano uscire dalla stagnazione in cui si trova da tempo intrappolato. Tuttavia sarebbe bene ricordare che la situazione attuale non ha le sue radici nella contrapposizione dei due soggetti, bensì deriva da un loro profondo intreccio. Vediamo di metterla in termini semplificati. La crisi politica è determinata dal fatto che in parlamento convivono una maggioranza relativa affidata ad un partito di agitazione, i Cinque Stelle, privo di una cultura adeguata, e due partiti cosiddetti sovranisti, ma in realtà più che altro demagogici, che sommati hanno una forza analoga a quello, i quali non sono capaci di ragionare se non nella più vieta logica della contrapposizione a prescindere. leggi tutto

Un silenzio assordante

Stefano Zan * - 27.01.2021

Anche un osservatore attento si trova in difficoltà a parlare di Recovery Plan perché le informazioni disponibili sulla stampa e sui media in generale sono poche, confuse e inadeguate al formarsi di un’idea precisa. Si parla del piano più per il suo impatto sulla cronaca politica quotidiana che per la sua valenza intrinseca. Molti lo paragonano al Piano Marshall per l’impatto che dovrebbe avere sull’economia del Paese nei prossimi anni ma nel merito è impossibile andare al di là di qualche vaga impressione.

In particolare due aspetti meritano alcune considerazioni critiche al di là dei tecnicismi naturalmente insiti in un progetto di questa natura.

La prima è l’assenza di una visione strategica, di sistema, di lungo periodo. Una visione spazio -temporale che vada al di là della semplice sommatoria di una serie di progetti specifici, alcuni vecchi altri nuovi, che poco si allontanano da un puro e semplice elenco della spesa. La visione dovrebbe non solo creare un interesse generale di prospettiva di medio lungo termine, ma dovrebbe coinvolgere nel dibattito e più ancora nella realizzazione del piano una serie di interlocutori che vanno ben al di là dell’impegno di alcuni ministri e ministeri.

Si dirà che ci sono stati gli Stati leggi tutto

Occorre un immaginario correttivo (Non strumentalizzare la conta dei morti)

Massimo Nava * - 23.01.2021

Sono più di ottantamila le vittime per Covid dall’inizio della pandemia (83681 al 21 gennaio 2021): rapportata al numero di casi e abitanti, questa cifra racconta un Paese ai primissimi posti nel mondo per diffusione della malattia e decessi. Dal confronto con la media dei deceduti degli ultimi cinque anni, sappiamo anche che il Covid si è portato via migliaia di vite in più. Quante? Difficile stabilirlo con certezza.

Le stime possono essere per difetto, se riuscissimo a conteggiare anche le vittime “indirette” del Covid: decessi conseguenti al sovraccarico di pronto soccorso e di ospedali che ha imposto rinvii e cancellazioni di interventi chirurgici, ritardi di diagnostica e prevenzione. Proprio il sovraccarico delle strutture sanitarie è la grande emergenza, che peserà anche sul futuro, più ancora del conteggio dei morti avulso dal contesto. Le stime, peraltro, potrebbero essere per eccesso, se il dato assoluto sulle vittime di Covid fosse rivisto alla luce di diagnosi, concause, accuratezza dei certificati di morte che dovrebbero indicare anche le patologie sofferte dal paziente. La contabilità, rispetto agli anni precedenti, dovrebbe tenere anche conto del numero minore di morti per altre cause (ad esempio, per incidenti stradali e sul lavoro) in relazione ai mesi di lockdown e a ridotte attività economiche e mobilità sociale. leggi tutto

Andante ma non troppo

Francesco Provinciali * - 23.01.2021

Nella giornata in cui si ricordavano i 5 anni della scomparsa di Ettore Scola è andata in scena l’ennesima commedia all’italiana. E ancora una volta la location è stato il Parlamento, segnatamente il Senato della Repubblica. Aveva ragione il politologo Paolo Pombeni, direttore di Mente Politica a dire che era sbagliato sostenere che la crisi era inspiegabile, mentre un esiliato illustre come Enrico Letta, vittima di “uno stai sereno” aveva invece evidenziato che lo “strappo è la follia di una persona sola”.

Al netto della vicenda –  commenta un fine osservatore come Massimo Franco-  “Il saldo della crisi aperta inopinatamente da Matteo Renzi è un indebolimento vistoso sia della maggioranza, sia dello stesso Conte, sia, ed è l’aspetto più inquietante, del Paese”.

Così - anche facendo ricorso alla coreografica suspense del VAR, per contare i voti dei minuti di recupero – il 66° governo della repubblica Italiana è rimasto in sella, ma il cavallo appare bolso anche se il fantino – che  ha contato su due transfughi dal Cavaliere – vede ancora ‘interessanti prospettive per il futuro’, per usare una frase di Renato Pozzetto.

Sarà Lui l’artefice della ricostituzione del Centro politico? Di personaggi in cerca d’autore ce ne sono molti ma i contenuti sono evanescenti. Un nuovo partito politico che abbia l’ambizione leggi tutto

Tre partiti ed una gamba (la quarta)

Paolo Pombeni - 20.01.2021

Abbiamo ceduto alla tentazione di parafrasare il titolo di un noto film di Aldo Giovanni e Giacomo, perché la situazione attuale ha più di qualche tratto di comicità surreale. La richiesta del premier Conte di costruirsi una “quarta gamba” per puntellare il suo ruolo avviene con l’adesione dei tre partiti che sono rimasti fedeli alla tesi che lui sia la chiave di volta di un sistema che altrimenti crollerebbe lasciando solo macerie. Eppure ognuno di questi dovrebbe avere ottime ragioni per riflettere se l’operazione non si tradurrà in una loro marginalizzazione.

Naturalmente si può condividere la famosa citazione di Romano Prodi della massima per cui “succhiare un osso è meglio che succhiare un bastone” (fatta a suo tempo a pro della riforma costituzionale di Renzi): tenersi Conte con questo governo è meglio che consegnare il paese alle destre con un ricorso al voto anticipato. Rimane però il fatto che un osso sarà meglio di un bastone, ma rimane un osso e come pasto per tenersi in piedi si potrebbe anche provare ad avere qualcosa di più appropriato.

Il problema su cui vorremmo attirare l’attenzione è peraltro diverso e verte sul significato di inventarsi a tavolino un partito che non c’è. Lasciamo perdere le leggi tutto

Il senso della vita nel Paese dei piagnoni

Massimo Nava * - 16.01.2021

La prima parola che viene in mente quando si prova a riflettere sulla pandemia che ci affligge ormai da un anno, fra momenti di effimero sollievo e di drammatiche ricadute, è “smarrimento”. Siamo quotidianamente bombardati - da giornali, programmi tv e dirette web -  da cifre e statistiche sull’andamento della pandemia, sul numero di contagi e di decessi, sul rapporto fra la situazione italiana e quella mondiale. Il tutto mescolato a pareri contraddittori di esperti - virologhi e scienziati, alcuni dei quali ormai più famosi di Vasco Rossi e Claudio Baglioni e c’è da scommetterci prossimi a candidature in parlamento - polemiche politiche strumentali, scorrerie mediatiche negli anfratti più bui della vicenda, che amplificano un caso singolo (ad esempio, il decesso o il contagio di una persona appena vaccinata) con il risultato di sollevare dubbi e confusione laddove occorrerebbe una comunicazione chiara, semplice e il più possibile univoca. Leggiamo ogni giorno decine di pagine sulla pandemia (ridotte soltanto il giorno della morte di Maradona e dopo l’assalto a Capitol Hill) che tuttavia non aiutano a trovare la bussola. L’effetto è di un tutto indistinto e quindi dello “smarrimento”. Ciascuno, alla fine, resta della propria opinione, si affida al sentito dire o all’esperienza personale di amici e parenti, leggi tutto

Il vero discrimine è la coscienza morale

Francesco Provinciali * - 16.01.2021

Chiodo schiaccia chiodo, nel senso più doloroso dell’avvicendamento degli eventi: basta ripercorrere fatti ed avvenimenti dell’ultimo anno per cogliere una forte accelerazione nella disgregazione della realtà in termini ubiquitari. Come se la ruota della storia che ci aveva abituato ad una ciclicità persino annunciata fosse uscita dal perno che la sorreggeva per frantumarsi in una implosione scomposta e imprevedibile.

A livello geopolitico e geoeconomico si stanno configurando scenari imponderabili e dagli esiti indefiniti.

Guardando a ritroso e intorno a me mi è venuto in mente l’aforisma scolpito sull’architrave all’ingresso della baita di Martin Heidegger, nella Foresta Nera: “Il fulmine governa ogni cosa” . Ce ne riferisce Hans-Georg Gadamer nel suo “Eraclito”, ma l’intuizione che mi ha riportato al filosofo tedesco del 900 mi ha fatto pensare a lui come depositario di alcune profezie che riguardano il presente, a cominciare proprio da quell'insolubile unità e dualità di svelamento e nascondimento, di luce e oscurità, in cui il pensiero dell'uomo si trova avvolto. E’ come se la filosofia si riappropriasse di un codice semantico che le è lungamente appartenuto, per provare a spiegare una serie di cortocircuiti che stano scompaginando la nostra vita. Non posso dimenticare lo ‘spaesamento’ di cui da oltre trent’anni ci parla Gianni Vattimo (La società trasparente è del 1989), leggi tutto

I nodi vengono al pettine

Paolo Pombeni - 13.01.2021

E’ sbagliato dire che questa crisi è inspiegabile, lo si fa solo per gettare fango sull’avversario con l’argomento, ambiguo, che così si mette a rischio la stabilità del paese. La realtà è un’altra. Vengono al pettine i nodi di una politica che si è basata sull’aritmetica anziché sulle idee, mentre la stabilità del paese purtroppo è già a rischio e non da ieri.

L’alleanza giallorossa era fondata su un interesse reciproco fra i contraenti: evitare le elezioni anticipate con la possibile, se non probabile vittoria del centrodestra. Non c’era alla base un patto politico, ma solo l’anti-salvinismo che a sinistra sostituiva l’anti berlusconismo. Sembra impossibile che la sinistra in Italia non riesca a mettersi insieme “per” qualcosa, sicché ripiega sull’unirsi in nome della comune opposizione a qualcos’altro.

In quel patto siglato nell’estate del 2019 a guadagnarci furono soprattutto i Cinque Stelle che riuscirono a mantenere i loro posti di potere e ad imporre alcuni dei loro pregiudizi ideologici. L’illusione di manipolarli piegandoli ad interpretazioni più razionali si è dimostrata fallace. Basta vedere come è andata dando il via libera al demagogico taglio dei parlamentari che doveva essere la premessa per sistemare molte questioni del quadro istituzionale-rappresentativo: il taglio i grillini l’hanno ottenuto, del resto si è persa traccia e memoria. leggi tutto

Stati di guerra, indeterminazioni, evitabilità

Francesco Domenico Capizzi * - 13.01.2021

Alla rappresentazione e all’esito positivo auspicato dello “stato di guerra” contro il Sars2-Covid19 è accostabile quanto la Rivista scientifica “Nature”, di assoluto prestigio mondiale, annotava il 2 aprile del 2015 riguardo ad un’altra differente ed ancor più grave pandemia: “la battaglia contro il cancro è ben lungi dall’essere vinta…la strategia d’attacco è di fatto incentrata su test diagnostici e terapie anziché su ricerche etiologiche e prevenzioni primarie”.

Ben lungi da gruppi fatalistici, apocalittici, no-vax e terrapiattisti, ritengo necessario attirare l’attenzione sulla opinabilità nel ritenere che esistano nessi inscindi­bili e definitivi fra attività di tipo medico-farmaceutico e attenuazione ed estinzione di gravi patologie planetarie: la loro eradicazione, infatti, è soprattutto da ricercare nei risanamenti ambientali e nelle migliorate condizioni di vita e di lavoro delle popola­zioni, e va attribuita principalmente a scelte politiche piuttosto che ad azioni di tipo sanitario.

Il grafico riportato dimostra, infatti, che l’introduzione nel 1964 in Italia e in Europa del vaccino antipoliomielitico ha effettivamente annientato la presenza del virus, ma la vaccinazione di massa ha corrisposto al significativo già realizzato declino della potenza diffusiva del virus a causa del migliore equilibrio ambientale e del raggiunto maggiore benessere socio-economico, segnato com’era stato duramente dalle macerie della II° guerra mondiale. leggi tutto

La democrazia è una cosa seria

Paolo Pombeni - 09.01.2021

Lo choc per i fatti di Washington è stato abbastanza forte. Si è visto come quella che era stata elevata a madre del costituzionalismo democratico sia finita ad essere teatro di un assalto al suo parlamento da parte di bande di facinorosi esagitati istigati a farlo da un presidente sconfitto alle elezioni. Vale il vecchio detto che chi semina vento (Trump e i suoi vari supporter) raccoglie tempesta. Purtroppo i seminatori di vento sono molti, anche in Italia, e la delegittimazione del sistema democratico è una tempesta che può sempre essere in procinto di scatenarsi.

Per questo ci permettiamo di attirare l’attenzione su alcuni argomenti pericolosi che vengono agitati durante la attuale crisi politica che non sappiamo ancora come potrà concludersi. Non tifiamo per nessuno degli attori che con maggiore o minore insensatezza occupano l’attuale ring politico, vorremmo semplicemente che si evitasse di diffondere argomentazioni che sono rischiose per la stessa tenuta del nostro sistema.

La più banale è l’affermazione che un partito che ha il 2% (stimato) dei consensi non avrebbe diritto a porre questioni di tenuta del governo. Ovviamente in democrazia chiunque è titolato ad intervenire sulla gestione della cosa pubblica. Se sono questioni fondate se ne dovrebbe tenere conto, perché è irrilevante la percentuale leggi tutto