Ultimo Aggiornamento:
12 dicembre 2018
Iscriviti al nostro Feed RSS

Argomenti

Forse nel governo si arriverà al dunque

Paolo Pombeni - 12.12.2018

Se la rottura dell’alleanza di governo fra Lega e Cinque Stelle rimane molto problematica non lo è meno la convivenza. Perché ce la si può anche cavare per un po’ con rinvii, gioco delle parti, fumoserie retoriche, ma poi viene il momento che qualcuno o qualcosa presenta il conto.

La costrizione a rivedere una manovra economica che tutte le persone un minimo informate sapevano essere insostenibile può solo fino ad un certo punto essere nascosta nelle nebbie delle acrobazie sui numeri e sulle scadenze: anche se forse la massa dei cittadini può non avere compreso del tutto che facendo scivolare in avanti il reddito di cittadinanza o rendendo problematica l’adesione immediata alla famosa quota 100 per i pensionamenti se ne depotenziano gli impatti sul bilancio dello stato, rimane che l’avvicinarsi della scadenza delle elezioni europee costringe i due azionisti del governo a chiarire le loro posizioni.

Salvini sembra avere già fatto una scelta abbastanza precisa: continuare sul terreno propagandistico mescolando l’agitazione dei consueti argomenti contro il pericolo dell’immigrazione irregolare, contro i burocrati europei e a favore di un certo tradizionalismo e contemporaneamente offrirsi come un riferimento indispensabile per frenare le pulsioni avventuriste sull’economia intesa in senso ampio (dalle grandi opere alle tasse leggi tutto

Comunicazione politica e giornalismo politico: alcune riflessioni nell’era della disintermediazione

Maria Cristina Antonucci * - 12.12.2018

Il dato che la comunicazione digitale e l’uso politico dei social media abbiano ormai sottratto ogni spazio al giornalismo politico viene spesso considerato come un assunto. La disintermediazione della comunicazione politica, soprattutto nelle forme digitali e social, di prevalente dominio degli account leaderistici, si sostituirebbe ai tempi di produzione della notizia politica e alla capacità di contestualizzare, interpretare e commentare del giornalismo. La domanda da porsi è: la comunicazione politica, tramite media digitali e social, ha reso obsolescente il giornalismo politico e si sarebbe sostituita ad esso?

Il riferimento è quello ai caratteri politico-istituzionali e massmediali del modello “mediterraneo” o pluralista polarizzato di Hallin Mancini (2009). I sistemi istituzionali mediterranei sono caratterizzati da un avvento tardivo della democratizzazione, intesa come la somma dei processi di liberalizzazione e di inclusività; da un pluralismo partitico polarizzato; dalla centralità dei partiti politici quali corpi intermedi per la trasmissione delle istanze dalla cittadinanza alle istituzioni; da un ridotto sviluppo dell’autorità razionale-legale, intrinsecamente connesso con la diffusione del clientelismo. Dal punto di vista della attività giornalistica, l’assetto mediatico nel sistema mediterraneo appare connotato da una limitata circolazione dei giornali, da una stampa riservata alle élite, con una televisione “regina” dell’informazione politica per i cittadini, e una forte dipendenza leggi tutto

Gli scienziati avvertono: “Il tempo sta per scadere, occorre agire subito”

Roberto Barbiero, Tommaso Orlandi e Veronica Wrobel * - 12.12.2018

Fermare nei prossimi anni il riscaldamento globale e le sue drammatiche conseguenze sulla vita degli esseri umani e sugli ecosistemi naturali è ancora possibile, ma è una scelta che sta tutta nelle mani dell’umanità. Il problema è che il tempo a disposizione è davvero poco. Questa è la principale conclusione degli scienziati raccolti attorno al Tavolo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC, https://www.ipcc.ch)

 

A quasi due mesi di distanza dalla pubblicazione del rapporto speciale sull’impatto del riscaldamento globale di 1.5° rispetto al periodo pre-industriale, i rappresentanti dell’IPCC sono stati invitati alla Conferenza ONU sul Clima (COP24) per esporre le relative evidenze scientifiche emerse.

 

Il rapporto speciale è il risultato di oltre 6000 referenze scientifiche effettuate da scienziati di tutto il mondo, le quali sono state raccolte ed analizzate dagli esperti, su richiesta della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC). Il rapporto è stato predisposto per valutare i potenziali impatti di un riscaldamento a 1,5°C a confronto con quelli a raggiungimento della soglia di 2°C, soglie entrambe previste dagli obiettivi dell’Accordo di Parigi, e per valutare se l’impegno internazionale di riduzione delle emissioni di gas serra fosse nella direzione giusta per raggiungere tali obiettivi.

 

Ciò che in primo luogo risalta è il dato sul riscaldamento causato dall’uomo leggi tutto

I testimoni dei "passi perduti"

Luca Tentoni - 08.12.2018

In democrazia, il ruolo della stampa è essenziale. Quello del giornalismo politico e parlamentare lo è, se possibile, ancora di più. Spiegare - da analisti o editorialisti - o raccontare - da cronisti - ciò che avviene nelle stanze del potere è un modo per dare all'opinione pubblica le informazioni necessarie per giudicare i propri rappresentanti nelle istituzioni. Dal resoconto di una banale seduta d'Aula o di Commissione (che talvolta può rivestire un'importanza fondamentale per una categoria di persone interessata al testo che si discute) al "retroscena" (ormai diventato un genere a parte, a volte un po' romanzesco), il giornalismo politico-parlamentare offre al lettore molti strumenti e informazioni utili. Ciò che si è spesso sottovalutato, però, è che gli articoli, così come i libri di memorie dei giornalisti parlamentari di lungo corso, finiscono per diventare materiale per gli storici. Episodi della "quotidianità politica", dei rapporti umani dei personaggi di primo piano, possono spiegare decisioni, reazioni, prese di posizione. Inoltre, persino le "veline" (ciclostilati di 4-5 pagine che tracciavano le linee principali della giornata politica: la più importante era quella di Vittorio Orefice, durante la Prima repubblica) sono reperti da analizzare, non solo per il contenuto, ma per lo stile, per la selezione degli eventi e la trattazione degli argomenti. leggi tutto

Geografia e storia cenerentole delle scuole superiori

Francesco Provinciali * - 08.12.2018

Geografia e storia non sono mai state molto amate dagli studenti: troppe date, avvenimenti, guerre, trattati, molta confusione sulle capitali, sui fiumi, i laghi, i confini regionali e nazionali. Eppure codificano le coordinate spazio-temporali della nostra vita, collocandoci nel mondo dalle sue origini al nostro presente.

Rappresentano le chiavi di accesso alla realtà nel suo divenire e nel suo essere consapevolezza del mondo.

Dopo la riforma Gelmini del 2008 la geografia è stata marginalizzata nei programmi delle scuole di ogni ordine e grado ma specialmente nelle superiori la sua presenza è ridotta al lumicino: 1 ora la settimana in alcuni istituti tecnici, 3 ore nel biennio del liceo ma trasformata in geo-storia, un mostro culturale riduttivo e tutto da inventare. Ci pensa ora il Ministro Bussetti a togliere il tema storico dall’esame di maturità: peraltro statisticamente il meno scelto dai maturandi, circa il 3% delle scelte tra gli ambiti proposti negli ultimi anni.

Tutto molto significativo. Cavalcando una deriva di semplificazione culturale, di obsolescenza della memoria e della consapevolezza del mondo in cui viviamo (e da cui veniamo) viene dato più spazio ai temi di attualità, ai fatti di cronaca, alle libere opinioni svincolate dalla conoscenza.

Cacciare fuori a poco a poco la storia e la leggi tutto

Il populismo, i nodi e le bandierine

Paolo Pombeni - 05.12.2018

Sono venuti al pettine i nodi della situazione politica che voleva promuovere il governo giallo-verde? Per certi aspetti sì e per altri no. È tipico di qualsiasi contesto populista e di questa specificità si fatica a rendersi conto.

La prima fase è stata quella delle “bandierine”, cioè di una sfilata infinita di prese di posizione intorno a slogan la cui sostenibilità quanto a traduzione in misure concrete non era mai stata studiata. Tuttavia l’importante per i due partiti al governo era far sapere forte e chiaro che loro avrebbero provato ad andare all’assalto alla baionetta delle trincee dell’odiato sistema. L’impresa si è risolta in una strage degli assalitori? Non importa, cade la carne da cannone come da manuale, i generali sbandierano l’eroismo di aver gettato il cuore oltre l’ostacolo.

Poi è arrivata la seconda fase, che è quella in cui si deve valutare se vale la pena di rinunciare a tutto quel che si è guadagnato (le poltrone governative) per il gran gesto di immolarsi sul campo di battaglia. Anche qui come nella più classica di queste storie si è riscoperta la virtù della ritirata strategica, che però tale è se viene sempre spacciata appunto come strategica, cioè, nell’immaginario che si vende al popolo, arretro per prendere nuovo slancio nell’attacco. leggi tutto

Gli inganni del populismo

Stefano Zan * - 05.12.2018

L’essenza dei partiti populisti si basa su quattro falsi ideologici che corrispondono ad altrettanti inganni degli elettori.

Primo falso: il popolo è la soluzione di tutti i problemi politici. Non è vero. Nelle democrazie moderne il popolo è il problema e non la soluzione per la semplice ragione che il popolo inteso come entità unitaria è un concetto astratto. Nella realtà concreta il popolo è un insieme assai articolato, differenziato, stratificato di persone. Del popolo reale, quello che si esprime col voto alle elezioni, fanno parte ricchi e poveri, occupati e inoccupati, colti e incolti, onesti e disonesti, credenti e non credenti, violenti e non violenti, del nord e del sud, uomini e donne, giovani e anziani, ecc. con caratteristiche socio-economiche, valori, interessi, bisogni molto diverse tra di loro. Il popolo inteso come soggetto unitario, omogeneo, caratterizzato da comune sentire semplicemente non esiste. Il problema di tutte le democrazie è quello di governare le differenze.

Secondo falso: l’unico vero conflitto sociale è tra popolo ed elite. Non è vero. Accanto ai conflitti che riguardano ampie categorie del popolo reale con le elite (che andrebbero meglio specificate), sono innumerevoli i conflitti tra le diverse componenti del popolo: nord e sud, uomini e donne, giovani e anziani, garantiti non garantiti, leggi tutto

La "vox populi" del 4 marzo

Luca Tentoni - 01.12.2018

Al termine della rassegna dedicata in queste settimane da Mentepolitica ai volumi che hanno spiegato il voto del 4 marzo, ci occupiamo di "Vox populi" (Il Mulino), il libro dell'Itanes sul "voto ad alta voce" del 2018. Per introdurre l'argomento, tuttavia, ci sembra opportuno un richiamo alla campagna elettorale che ha preceduto l'appuntamento con le urne. Lo spunto più interessante ci giunge dal saggio di Giovanni Diamanti ("Una campagna-lampo al tempo della campagna permanente") per il volume "Una nuova Italia" (di Cavallaro, Diamanti e Pregliasco, edito da Castelvecchi). Secondo Diamanti, la campagna elettorale del 2018 è stata caratterizzata da "poche innovazioni, pochi colpi di scena, poca originalità. È stata un'agenda mediatica dominata, ancora una volta, dalle tematiche dell'immigrazione e della sicurezza", come vedremo approfondendo gli esiti del voto e le motivazioni. Su questi argomenti, "il centrosinistra sceglie di non inseguire il centrodestra, non solo perché gli elettori, fra due proposte simili, scelgono sempre l'originale, ma perché su questi temi la credibilità del centrodestra è nettamente superiore"; sull'economia, invece, "il centrosinistra e il M5S sono più competitivi, ma il Pd non ha trovato il tempo e la forza di imporre i propri temi, un problema dovuto anche a errori nella definizione delle priorità" oltre che - aggiungiamo noi - leggi tutto

Il ritorno di Di Battista

Francesco Provinciali * - 01.12.2018

“Ci rivedremo a Natale”. Di Battista ha preannunciato il suo ritorno in Italia: non con la slitta trainata dalle renne da Rovaniemi ma dal tour familiare nel Sud America da dove evidentemente ha mantenuto contatti utili per un ripensamento. Il contratto di governo appare sempre più come un angusto contenitore dove stanno strette le esigenze dei due partiti alleati, ciascuno enfatizza quei punti e quei temi dai quali può trarre profitto di consensi, scalare i sondaggi in vista delle elezioni europee del 2019. Solo allora, anche in una logica di continuità e nesso problematico tra vicende nazionali e interfaccia con Commissione Europea e Banca Centrale la lunga campagna elettorale iniziata il 4 marzo scorso avrà termine: la posta in gioco è l’ordine mondiale, la tenuta degli organismi comunitari, sono gli equilibri internazionali che possono scompaginare le economie nazionali e le equazioni troppo scontate e viziate da eccesso di annunci tra programmi e azioni.

Certamente in Guatemala e nei Paesi che ha visitato qualche notizia è arrivata dall’Italia e molti ne avevano interesse: potrebbe essere Davide Casaleggio che da tempo persegue la deriva della de-istituzionalizzazione della democrazia partecipata e l’enfatizzazione di quella virtuale e legata alla rete, oppure Grillo stesso che non ha perdonato alcune leggi tutto

La crisi del “progressismo” italiano

Paolo Pombeni - 28.11.2018

C’è da stupirsi di un certo stupore con cui sono state accolte le parole di Romano Prodi che hanno espresso la banale constatazione che è impossibile appassionarsi alla competizione per la scelta del segretario PD visto che nessuno dei candidati presenta qualcosa che somigli anche vagamente allo straccio di un programma, ovvero di una proposta politica.

Che la competizione sia più che altro fra gruppi di professionisti politici che si confrontano semplicemente per il controllo della “macchina” (scassata, ma sempre tale è) sperando che lì stia la chiave di una ripresa elettorale è abbastanza evidente. Tuttavia ci si consenta di dire che è semplicistico prendersela con una classe politica che non ha capacità propositive, per la semplice ragione che le si chiede qualcosa che non è in grado di dare: non è il suo mestiere.

Anche un vero leader politico raramente di suo è un elaboratore di visioni. È invece un personaggio che riesce a raccogliere ed interpretare, vorremmo quasi dire ad incarnare, il lavoro che è stato fatto nelle sedi sociali in cui maturano le analisi e le proposte su quanto sta accadendo nelle vicende di un paese e del mondo. Se questo è vero, allora la domanda da porsi è come mai nella situazione attuale manchino le “sorgenti” a leggi tutto