Ultimo Aggiornamento:
13 novembre 2019
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Argomenti

I nodi al pettine

Paolo Pombeni - 13.11.2019

L’ex sottosegretario Giorgietti ha notato sornione che adesso anche il PD avrebbe capito cosa significa governare coi Cinque Stelle. Difficile dargli torto visto come si sta sviluppando la vicenda dell’Ilva, anche se bisogna aggiungere che l’irresponsabilità non alberga solo nelle fila pentastellate. Sta di fatto che quella vicenda sarà inevitabilmente il banco di prova della tenuta del governo: inutile pensare che possa andare diversamente.

Se si studia bene la tematica, e per farlo basta leggere l’ampia riflessione che il segretario della FIM-CISL Marco Bentivogli ha pubblicato lunedì 11 sul “Foglio”, si capisce quanto tutto non solo derivi da improvvisazione e mancanza di capacità manageriale, ma sia stato complicato da una politica incapace di tenere sotto controllo una situazione cruciale per la nostra economia, ma complicata da gestire. Il dramma è che questa impreparazione continua e non solo nelle fila grilline, perché una cultura antindustriale e succube di tutte le leggende metropolitane diffuse da un ambientalismo di maniera prospera anche nelle fila della sinistra. Così abbiamo risentito i ministri Boccia (uomo del governatore Emiliano, che di guai ne ha combinati parecchi) e Speranza rilanciare la tesi della decarbonizzazione, quando basta leggere il saggio di Bentivogli per capire che il tipo più pregiato di

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Un paese in crisi profonda

Paolo Pombeni - 09.11.2019

Talora a mettere drammaticamente in chiaro situazioni ambigue intervengono fatti imprevisti: è esattamente quel che sta accadendo con la vicenda dell’Ilva. La disgraziata storia di questa grande fabbrica è stata ricostruita in abbondanza dai giornali e già nel ripercorrerla si legge il declino di un paese abituato a pasticciare coi problemi anziché ad affrontarli. Ma siccome il nostro motto nazionale è, come dice la canzone, “scurdammoce ‘o passato”, tutto si concentra sull’ultima puntata, cioè sulla decisione dell’ultimo prospettato compratore (per il momento affittuario), il colosso franco-indiano Arcelor-Mittal, di abbandonare il campo.

Si discute se la ragione addotta dall’azienda, la cancellazione del promesso “scudo legale” a tutela di chi farà l’azione di risanamento ambientale, sia davvero il motivo o sia una scusa per uscire da un’impresa che non si giudica più fattibile. Purtroppo sono vere entrambe le facce della medaglia, cioè da un lato è verosimile che Arcelor-Mittal abbia finito per giudicare quasi infattibile il recupero dell’Ilva, dall’altro lato a questa conclusione è giunta perché la vicenda dello scudo legale ha messo in luce tutti gli elementi che rendevano più che problematica la riconversione.

Giustamente è stato notato che ha complicato non poco il quadro la crisi indotta sul mercato internazionale dell’acciaio dalla guerra commerciale fra i leggi tutto

Ilva: strade in salita

Gianpaolo Rossini - 09.11.2019

La produzione di acciaio italiana concentrata per una buona fetta a Taranto è sotto assedio. L’Ilva è in profonda crisi. L’impresa in precedenza di proprietà della famiglia Riva, oggi parte della multinazionale Arcelor Mittal, è un’eredità della defunta IRI, istituto per la ricostruzione industriale nato negli anni 30 del secolo scorso per soccorrere e rilevare imprese e banche colpite dalla grande crisi. Del patrimonio IRI non è rimasto nulla. Tutte le partecipazioni sono state vendute ad operatori privati industriali e finanziari. Italsider-IRI con diversi impianti in Italia tra cui Taranto viene privatizzata nel peggiore dei modi subendo uno spezzatino e perdendo le sinergie di impianti fratelli a Cornigliano, Piombino e Bagnoli. Quest’ultimo chiuso per ragioni ambientali, i primi due ceduti a privati mentre il polo di Taranto va alla Riva acciai che possiede altri impianti tra cui alcuni rilevati nella ex Germania Est. La privatizzazione dell’Italsider è una tappa di una Caporetto industriale del Bel Paese ahimè ancora in corso. La crisi del polo di Taranto, ora nelle mani della multinazionale franco indiana Arcelor Mittal, nasce così. La pubblica Italsider opera a lungo in un regime di mercato semi-chiuso alla concorrenza internazionale fino agli anni 80 del secolo scorso in una Europa dove il mercato dell’acciaio è organizzato leggi tutto

Il bene più prezioso è la saggezza degli anziani

Francesco Provinciali * - 09.11.2019

Quando in epoche come la nostra – debolmente rischiarata dai fuochi fatui del relativismo e blandita da sogni ingannevoli – l’umanità si piega dolente alle incertezze del presente e alle speranze in un futuro imperscrutabile, ci sono storie di vita che sanno donare parole di saggezza e scintille di luce, se siamo disposti ad ascoltare e poi riflettere, ad osservare e poi - con umiltà - imparare.

Doni irripetibili per la loro stessa vocazione esistenziale, frutto di scelte, di rinunce o semplicemente di destino: persone “chiamate” dalla fede, dall’umiltà o dalla ragione a dare senso al loro transito terreno, ad operare per ‘una casa comune’, tracciando solchi in cui possano germogliare i semi del bene e gli aneliti alla rettitudine, all’onestà e alla verità.  

Oggi con troppa facilità e disinvoltura ci scopriamo affascinati da chi vuole rottamare, resettare, formattare, cancellare il passato quasi come se fosse merce avariata da gettare via: e con esso gli insegnamenti appresi e quelli elargiti da chi ci ha preceduto.

Anche questi sentimenti sono espressione di una concezione consumistica e mercantile della vita, di una malcelata presunzione ad impersonificare il nuovo, il giusto, il meglio, dimenticando che leggi tutto

In ordine sparso

Paolo Pombeni - 06.11.2019

Dice l’on. Marattin, esperto economico di Renzi, di non capire tutto questo stupore per la intensa discussione sui provvedimenti da inserire nella manovra di bilancio: non è stato forse sempre così? A questa domanda, non sappiamo quanto ingenua, si possono dare due risposte banali, ma che non vanno nella direzione che l’esperto economico dei renziani sembra suggerire.

La prima è che effettivamente è da un pezzo che le leggi di bilancio si scrivono a colpi di sgambetti, interventi a favore di questa o quella lobby, inseguimento di questa o quella tendenza del dibattito sui media, peccato che i risultati che si sono accumulati manovra dopo manovra siano stati piuttosto deludenti, per non dire di peggio.

La seconda risposta è che c’è un tempo per ogni cosa e non tutti i tempi sono eguali. Quando le cose vanno bene, quando la maggioranza di governo è solida e ben guidata, le componenti della coalizione possono anche premettersi qualche scarto a lato, giusto per esibire con evidenza la propria presenza. Non ci sembra però che adesso il contorno sia quello appena descritto, sicché quando l’opposizione sembra avere buone chance di buttar giù il governo, i membri della coalizione al potere dovrebbero capire che hanno tutto l’interesse a serrare leggi tutto

Con l’aria che tira

Stefano Zan * - 06.11.2019

Con l’aria che tira perché i risultati elettorali delle prossime elezioni in Emilia-Romagna dovrebbero essere diversi da quelli ottenuti dai partiti nelle elezioni europee nella stessa regione? Ricordiamo che in quella occasione il Centro Destra ha preso il 44,2%; i 5 Stelle il 12,89; il PD il 31,24; i partiti minori, che potrebbero in teoria allearsi con il PD, l’8,56. Ai nastri di partenza il Centro Destra si presenta quindi con un 44,2% mentre il fronte anti sovranista parte da un 39,61%.

Cosa è successo in questi mesi e cosa succederà nei prossimi tre mesi che potrebbe far cambiare voto agli elettori emiliani e, soprattutto, in quale direzione? Tre sono i fattori intervenienti più rilevanti: le dinamiche nazionali, il ruolo dei 5Stelle, la campagna elettorale.

A livello nazionale, come è noto, c’è stato il cambio di governo con l’uscita della Lega e l’entrata del PD e di Leu. La Lega non solo non sembra aver pagato per la sua improvvida manovra ma dopo un lievissimo calo ha ripreso a guadagnare consensi, almeno stando ai sondaggi. Nel frattempo però cresce anche il partito della Meloni. È a tutti evidente, checché sostenga Bonaccini, che la partita è una partita nazionale, pro o contro il governo, e l’aria che tira favorisce certamente l’opposizione leggi tutto

Nostalgia di Alda Merini

Francesco Provinciali * - 06.11.2019

Sono trascorsi dieci anni dalla scomparsa di Alda Merini (1 novembre 2009), anima bella e sofferente, ricca di umanità e passioni (“poeti si nasce, non si diventa”): le siamo tutti debitori di sentimenti ed emozioni che la sua esperienza umana e letteraria ci hanno lasciato in dono come scintille di luce in uno scrigno prezioso.

Spinto dalla curiosità di conoscere alcuni testimoni del nostro tempo (e scoprendo – frequentandoli - che il loro essere grandi coincide spesso con una naturale vocazione alla semplicità, essendo capaci di lasciarsi attraversare dai marosi della vita conservando l’innocenza del cuore, la lucidità della ragione, le rare virtù della dignità e del pudore) ebbi la fortuna di incontrarla nella sua casa dei Navigli a Milano e di realizzare l’ultima intervista della sua vita. Un dono incommensurabile, per la straordinaria personalità della donna e dell’artista. L’avevo contattata con titubanza, mi ero presentato come “persona desiderosa di conoscerla”: mi aveva sorpreso il suo assenso a ricevermi. Suonando due giorni dopo alla sua porta di casa ebbi il timore di un suo ripensamento: sull’uscio era incollato un perentorio avviso: “non si ricevono giornalisti per interviste”. Ma poco dopo sentii la sua voce: “Entri pure, le ho lasciato la porta aperta”. Era a leggi tutto

Il ruolo di Fratelli d’Italia nel nuovo destra-centro

Luca Tentoni - 02.11.2019

Lentamente, ma inesorabilmente, il partito di Giorgia Meloni si fa strada nel Paese, conquistando il secondo posto all’interno del centrodestra (non solo nei sondaggi, ma anche alle elezioni regionali, come in Umbria). È un percorso, quello di Fratelli d’Italia, al quale non è mai stata rivolta grande attenzione perché i successi della Lega e la crisi di Forza Italia hanno occupato le pagine dei giornali dedicate all’ex Cdl. Eppure, quello che nel 2013 era un partitino postmissino destinato a venire assorbito dalla Lega o a restare marginale in quel che rimaneva del centrodestra, si è fatto strada. La Meloni ha ragione quando rivendica che FdI è l’unico partito a non aver governato dal 2012 in poi: non ha sostenuto Monti (appoggiato da Pd e Pdl-Fi), né Letta, né Renzi, né il Conte-uno (Lega-M5s) e neppure il Conte-due (Pd-M5s-Leu). Stare all’opposizione in tempi di crisi e di difficile governabilità conta e rende, in termini elettorali. Se poi consideriamo che – dopo l’uscita dalla maggioranza gialloverde – la Lega sembra rimasta sulle posizioni delle europee, mentre FI ha continuato a perdere voti e FdI ne ha guadagnati altri (in Umbria) il quadro è completo. Già nel 2018, ma ancor più alle europee 2019 e nel ciclo delle elezioni nelle regioni ordinarie iniziato lo leggi tutto

La Colombia e le FARC: un eterno ritorno

Alessandro Micocci * - 02.11.2019

Il 29 agosto 2019, con un messaggio inviato da una località segreta, l’ex vicesegretario delle FARC, Iván Márquez, ha ufficializzato il ritorno alle armi di una parte delle FARC, interrompendo di fatto il processo di pace ottenuto dall’ex presidente Juan Manuel Santos nel settembre 2015. La ripresa delle armi di una parte delle FARC-EP comporta un rinnovarsi delle violenze ai danni della popolazione civile nelle zone interessate dal ritorno dei guerriglieri, oltre al pericolo di una delegittimazione del processo di pace, in quanto l’ex numero due delle FARC aveva partecipato attivamente alle trattative di pace a La Avana.

La ripresa delle ostilità tra FARC dissidenti e governo ha dunque scatenato una serie di dibattiti sulle cause che hanno provocato la mancata osservanza del trattato di pace: le ipotesi sulle motivazioni di questo ritorno alle armi degli ex guerriglieri possono essere riassunte in due posizioni.

La prima ritiene che il trattato di pace, o Acuerdo General, contenga intrinsecamente un orientamento retorico di ricerca del consenso della società colombiana, ossia di un impianto dialettico orientato maggiormente verso un consenso emotivo piuttosto che verso una chiara e definitiva risoluzione dei conflitti politici fra Stato e FARC-EP. leggi tutto

Se Singapore si compra il porto di Genova

Francesco Provinciali * - 02.11.2019

Come riportato recentemente dal Corriere della Sera il Governo di Singapore fa le cose sul serio in quanto a politica espansiva nella gestione dei sistemi portuali italiani. Nella fattispecie - e sottolinea il Corriere senza che il Governo italiano, in primis Palazzo Chigi,  abbia sollevato una questione di “golden share” (cioè di controllo degli investimenti stranieri su asset strategici per il nostro Paese) -  la fusione di PSA Genova Pra’ (con sede e direzione generale a Singapore) e SECH con sede a Genova ha creato in quel di Genova un colosso in grado di contendere il mercato del trasporto via mare e delle strategie portuali a MSC e alla cinese COSCO. Mentre PSA è già un colosso mondiale al suo confronto SECH è realtà piccola e locale: l’operazione consiste quindi nell’inglobare SECH in PSA.

Tradotto in soldoni ciò significa che il gigante PSA avrà la quota azionaria di maggioranza per la governance dei due terminal containers del Porto di Genova, il SECH (terminal contenitori di Genova spa che gestisce la Calata Sanità) e il PSA di Pra’, ormai diventato il più importante terminal import-export italiano.

Si aggiunga l’alleanza cinese con la Maersk (il primo gruppo armatoriale per il trasporto dei container al mondo) nel leggi tutto