Ultimo Aggiornamento:
20 gennaio 2018
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Argomenti

Election day e specificità del voto regionale

Luca Tentoni - 20.01.2018

L'"election day" è un modo per aumentare l'affluenza alle urne, concentrando più appuntamenti elettorali in uno solo (con un non trascurabile risparmio di denaro pubblico). Sul piano politico, come si accennava, l'affluenza della competizione generalmente più partecipata delle altre (quella politica) dovrebbe trainare il voto per le consultazioni che si svolgono lo stesso giorno. Si potrebbe ipotizzare, inoltre, che in presenza di un forte orientamento politico nazionale dell'elettorato, ci sia un fenomeno di sostegno ai raggruppamenti più "sulla cresta dell'onda" anche per le regionali. Non è detto che stavolta sia così, ma non possiamo neppure escluderlo. Quel che è certo, tuttavia, è che l'elettore non è più tanto legato al partito e alla coalizione come un tempo. È molto pragmatico e decide - persino se vota lo stesso giorno per due elezioni diverse - valutando caso per caso. Nel 2013, il 24-25 febbraio, in Lombardia, il centrodestra ottenne alla Camera il 35,7% dei voti (circa 2,05 milioni) contro il 29,9% dell'intera sinistra (centrosinistra più Rivoluzione civile; 1,7 milioni), i centristi il 12,1% (673mila), il M5S il 19,6% (1,12 milioni). Ebbene, lo stesso giorno, la coalizione di Maroni conquistò 2,33 milioni di voti di lista, più 128mila al solo presidente leghista. Una differenza di 400mila unità in un sol colpo. Così le liste per Ambrosoli (candidato dell'intera sinistra) conseguirono 2 leggi tutto

Oltre le elezioni. Le sfide del governo che verrà: ius soli e immigrati

Gianpaolo Rossini - 20.01.2018

Tra qualche mese avremo  i dati Istat  sugli andamenti demografici del 2017 del bel paese. In ogni caso le cifre  del 2016 sono particolarmente utili per avere un quadro della dinamica della popolazione italiana e delle implicazioni politiche che dovranno essere affrontate dal governo che verrà dopo le elezioni del 4 marzo. Vediamo le cifre. Al 31 dicembre 2016 la popolazione residente in Italia è di 60.589.000 unità. Di queste 5 milioni hanno cittadinanza straniera (8.3%). Nello stesso anno la popolazione residente diminuisce di 142.000 unità.  Questo risulta da un saldo negativo di 204000 cittadini italiani e positivo di 64000 stranieri. A fronte di questa cifra abbiamo 144000 immigrati nel 2016. Che sembrerebbe  quasi una compensazione perfetta. A patto che questi restino in Italia se vogliamo evitare che la popolazione residente diminuisca vistosamente. Nel 2016 i nostri uffici hanno promosso  200000 immigrati a nuovi cittadini italiani. Nello stesso anno  le interruzioni volontarie di gravidanza sono state 60000. Nel 2015 il tasso di fecondità delle donne italiane è pari a 1.27 mentre per le straniere è 1.94.[1]

Si tratta di numeri che delineano alcuni tratti e ne lasciano indefiniti altri delle politiche che l’Italia è chiamata ad intraprendere per affrontare il complesso problema demografico che ci affligge da oltre 30 anni, speculare  a quello dei migranti che approdano sulle coste del nostro sud. leggi tutto

Dilemmi identitari e corsa alla visibilità

Paolo Pombeni - 17.01.2018

Gran brutta campagna elettorale. Le affermazioni a vanvera non si contano e si può fare solo una classifica fra quelle semplicemente avventate (tipo aboliamo le tasse universitarie, il canone Rai, il bollo auto, ecc.), quelle sloganistiche (aboliamo la Fornero, reintroduciamo l’art. 18 per tutti, ecc.) e quelle francamente preoccupanti perché mostrano che non si sa di cosa si parla (razza bianca in pericolo, islamizzazione incombente, 400 leggi da abolire subito, ecc.). Perché si è arrivati a questo punto? Gran bella domanda, come si usa dire.

Qui infatti siamo oltre la politica spettacolo, che è ormai un fenomeno con cui siamo abituati a fare i conti. Di quella rimane la rincorsa ai “testimonial” da inserire nelle liste, ammesso che nel bailamme delle attribuzioni si possa far posto anche a loro. Intanto però ci si prova facendo sapere in giro che si candiderà l’attore di successo (o presunto tale), l’astronauta che ha conquistato le prime pagine, il manager che può vantare successi, il filantropo che ha commosso il paese. Se non si riuscirà davvero a infilarli nelle liste in posizioni vincenti, almeno si farà sapere che “votano per noi”.

La rincorsa alle frasi roboanti e alle promesse buttate lì senza alcun previo ragionamento è un altro paio leggi tutto

Tunisia: Il grido del popolo contro l’ineguaglianza.

Leila El Houssi * - 17.01.2018

Sono passati sette anni da quel 14 gennaio 2011 quando, con la fuga di Zine El Abidine Ben Ali, la Tunisia al grido di dignità e libertà entrava prepotentemente in una nuova fase storica. Il percorso di costruzione della democrazia che il paese ha intrapreso in questi anni è stato complesso e non privo di difficoltà. La difficile situazione economica in cui versa la Tunisia ha visto nell’emanazione della manovra di bilancio,appena approvata in parlamento,un ulteriore giro di vite che una parte importante della popolazione non si è mostrata disposta ad accettare. L’azione del governo vuole rispondere alle misure richieste dal FMI che già nel periodo 2013-2015, aveva approvato un programma previsto dall’accordo stand-by che ha fornito alla Tunisia 1,6 miliardi di USD e nel 2016 ha acconsentito l’avvio di un secondo programma per il paese, un accordo per una proroga di 48 mesi per un importo di 2,9 miliardi di dollari. Le misure di ristrutturazione economica richieste hanno indotto il governo a introdurre aumenti dei prezzi sui beni di prima necessità, carburanti, servizi e un aumento dell’IVA con la moneta locale, il dinaro, sempre più debole sul mercato dei cambi.  Ad essere colpito da queste misure economiche sono indubbiamente le fasce più disagiate della popolazione che rappresentano una leggi tutto

2013-2018: di nuovo al punto di partenza?

Luca Tentoni - 13.01.2018

Può sembrare paradossale, ma probabilmente il 4 marzo avremo meno partiti in lizza che nel 2013. Il conteggio, ovviamente, riguarda tutti quelli coalizzati e quelli che, pur non avendo seggi, possono aspirare a raggiungere fra lo 0,2 e l'1% dei voti. La scorsa volta furono 22 più la lista "Amnistia, giustizia e libertà" di Marco Pannella (ferma allo 0,19%). Stavolta potrebbero essere 14 o 15: il M5S; quelli della coalizione di centrosinistra [nel 2013 erano quattro: Pd, Sel, Cd e Svp; stavolta potrebbero essere cinque: Pd, Insieme (socialisti-verdi), Più Europa (Bonino), Civica popolare (Lorenzin)]; quelli di centrodestra [nel 2013 ben otto liste: Pdl, Lega Nord, Fratelli d'Italia, Destra, Grande Sud-Mpa, Mir, Pensionati, Intesa popolare, Liberi per un'Italia equa; nel 2018 saranno di certo quattro - FI, Lega, FdI e Noi con l'Italia - ai quali potrebbero aggiungersene tre (animalisti, Energie per l'Italia e Rinascimento)]; Liberi e Uguali (al posto di Sel ma fuori dal centrosinistra, come a suo tempo Rivoluzione civile); un partito comunista; Forza nuova; Casapound. Rispetto alla scorsa volta mancano i centristi (Scelta civica, Udc e Fli si sono scissi e ricomposti altrove) e Fare per fermare il declino (Giannino). Nonostante questa ricchezza di simboli e sigle, furono "soltanto" dieci i partiti entrati alla Camera (quattro dei quali, però - Cd, leggi tutto

Ancora in periferia. La fitta agenda di Francesco per il viaggio in Cile e Perù

Claudio Ferlan - 13.01.2018

Lunedì prossimo 15 gennaio papa Francesco partirà da Fiumicino con destinazione Santiago del Cile, prima tappa di un viaggio apostolico dal programma, al solito, particolarmente intenso. Oltre alla capitale, visiterà infatti anche Temuco e Iquique, site rispettivamente nelle regioni Araucanía (a sud del paese) e Tarapacá (a nord). Si sposterà poi in Perù, toccando Lima e le città di Puerto Maldonado (regione Madre de Dios, Amazzonia) e Trujillo (regione La Libertad, costa pacifica settentrionale). Il viaggio si concluderà il 22 gennaio e si svolgerà all’insegno del motto “condividere l’annuncio della pace e confermare nella speranza”.

 

Cile

La scelta di quali regioni cilene toccare è il frutto del dialogo con l’episcopato locale, come anche della volontà di Francesco. A Santiago, centro del paese, il papa vedrà le autorità, il clero, i giovani e i gesuiti. Visiterà anche un penitenziario femminile, concretizzando l’abituale attenzione ai margini della società caratteristica del suo pontificato. Bergoglio ha poi voluto con decisione recarsi in Araucanía, la regione più povera del paese, dove da temposi vivono forti tensioni tra lo Stato e la minoranza indigena mapuche (“figli della terra”). Secondo i media cileni, i rappresentanti mapuche contano di dimostrare a Francesco la legittimità della lotta di rivendicazione per

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Un paese di creduloni?

Paolo Pombeni - 10.01.2018

Tutti o quasi si interrogano sulla stranezza di questa campagna elettorale in cui la corsa a chi la spara più grossa sta diventando spasmodica. Non che in assoluto sia una novità quella delle esagerazioni in campagna elettorale, ma sinora non ci era spinti tanto avanti, o meglio le stramberie erano state lasciate a personaggi di seconda fila ed a partiti tutto sommato marginali. Una generalizzazione sfrontata del fenomeno non si era ancora vista. In più questa volta c’è il patente disprezzo dell’invito più che sensato del presidente della repubblica a mantenere la propaganda in confini accettabili e a non avventurarsi in proposte che non hanno fondamento nella realtà.

Ce n’è dunque abbastanza per chiedersi cosa sia mai successo. Soprattutto la domanda che ci pare nessuno si sia fatto è come mai tutte le forze politiche siano convinte di trovarsi di fronte ad un paese di creduloni disposti a bersi qualsiasi favola si ammannisca loro. Naturalmente è piuttosto incredibile che ci si sia convinti che ormai l’opinione pubblica sia incapace di percepire il sentore di fantasia scatenata che produce proposte la cui realizzabilità è immediatamente sospetta.

E allora? La faccenda è, a nostro giudizio, seria e merita qualche riflessione. Dobbiamo partire dallo scomporre il problema, leggi tutto

Alle prese con la frammentazione

Paolo Pombeni - 06.01.2018

Il problema principale che affronta la politica italiana in questo momento è la necessità di fare i conti con il ritorno della frammentazione politica, per di più in presenza di un corpo elettorale che l’astensionismo ha già ristretto e minaccia di restringere ancora di più.

In astratto i Cinque Stelle sono l’unica area a non soffrire di questo problema. In astratto, perché in concreto bisognerà vedere cosa succede nel momento in cui il movimento deve aprirsi al massimo nel tentativo di guadagnare quella posizione di prima forza politica in parlamento, in assenza della quale inevitabilmente inizierà il suo declino. Da un lato infatti l’aspettativa di un suo successo spinge molti a confluire su di esso e il vertice a cercare volti noti da usare come calamite elettorali. Dal lato opposto però c’è da chiedersi come si comporterà questo afflusso eventuale di convertiti dell’ultima ora, non pochi dei quali sembrano farlo per interessi di successo personale, quando come è probabile M5S non disporrà da solo della maggioranza per governare. Non crediamo di essere perfidi nel temere che dai ranghi esplosi di queste rappresentanze possano arrivare i “responsabili” pronti, per il loro interesse di posizione individuale, a fare da stampella ad altre maggioranze. leggi tutto

Quei bambini stranieri che “abbassano il rendimento” delle classi scolastiche.

Chiara Sità * - 06.01.2018

Io l’anno prossimo avrei dovuto andare in pensione, sa? Poi quest’anno abbiamo cominciato ad avere alunni immigrati nella classe. Io insegno storia. E mi sono detta ma che occasione questa, spiegare l’Europa medievale, la religione, a ragazzini che hanno categorie completamente diverse dalle nostre, mi costringerà a ripensare tutto il mio modo di fare storia. Ho pensato: è un momento importante, non posso perdermelo! E ho deciso di rinviare la pensione”. Sono le parole di un’insegnante di scuola media di una cittadina del nord Italia.

Di tutt’altro avviso sembrano i titoli di giornale che hanno campeggiato recentemente sul Corriere Milano, seguito da altre testate nazionali e locali: “Scuola, le classi perdenti: il rendimento cala se gli immigrati sono oltre il 30%”. I risultati dell’indagine citata (effettuata dal Politecnico di Milano per il Corriere) rilevano che nella scuola primaria le medie ai test Invalsi sono più basse per le classi in cui sono presenti più del 30% di bambini stranieri. La definizione di questa popolazione e la narrazione giornalistica su questi numeri sollevano alcune questioni.

Innanzitutto, con la definizione “stranieri” ci si riferisce a bambini non in possesso della cittadinanza italiana, mettendo quindi nello stesso calderone due categorie molto diverse, quella dei bambini nati leggi tutto

I tweet di Putin e il lungo telegramma di Kennan: la politica estera russa e la tradizione sovietica

Daniela Vignati * - 06.01.2018

Le rivelazioni dell’ex vice Presidente statunitense Joe Biden a proposito delle presunte iniziative della Russia a sostegno del no al referendum costituzionale italiano del dicembre 2016,e di quelle che si appresterebbe a intraprendere per influenzare il voto alle prossime elezioni politiche,hanno di recente portato al centro del dibattito anche nel nostro Paese una questione con cui gli osservatori internazionali si stanno confrontando da tempo. La denuncia delle azioni russe che Biden ha affidato alle pagine dell’autorevole rivista Foreign Affairs si somma all’allarme suscitato a fine novembre dalle indiscrezioni pubblicate dalla stampa britannica circa un supposto coinvolgimento russo nella campagna per la Brexit: servendosi di account fittizi e degli strumenti che consentono la produzione seriale di tweet e post, la Russia avrebbe – secondo fonti riservate – contaminato il dibattito pubblico in Gran Bretagna con l’obiettivo di orientare almeno parte degli elettori a favore dell’uscita dall’Unione Europea; conferisce inoltre maggiore autorevolezza – oltre che ai solidi indizi a proposito di analoghe interferenze russe nel voto che ha portato Donald Trump alla Casa Bianca – ai sospetti affacciati negli ultimi mesi circa il supporto che la Russia avrebbe fornito tramite i medesimi canali alle forze populiste di Marine Le Pen leggi tutto