Ultimo Aggiornamento:
01 dicembre 2021
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Argomenti

A congelare tutto non si risolve nulla

Paolo Pombeni - 01.12.2021

È singolare questo vasto consenso nel voler congelare tutto. A parte Giorgia Meloni, tutti gli altri leader politici si proclamano granitici nel voler tenere Draghi a Palazzo Chigi. Si sprecano i riconoscimenti alla sua statura, gli avvertimenti sulla delicatezza del momento tanto sul piano della lotta alla pandemia quanto su quello dell’avvio del PNRR. Poi si va a vedere come questi partiti che così tanto amano il premier collaborano a gestire l’attuale passaggio delicato e lì non è che si trovino le conferme che uno si aspetterebbe.

La legge di bilancio è una cartina di tornasole piuttosto eloquente. Nessun partito rinuncia alle sue bandierine, ma soprattutto in generale ognuno spinge per incrementare la spesa pubblica secondo una logica antica per cui quella è un pozzo senza fondo. Del resto se il rapporto deficit/Pil nel 1993 era al livello, all’epoca registrato come terribilmente preoccupante, del 118,6% ed oggi sfioriamo senza particolari allarmi il 130% qualcosa vorrà pur dire.

In un clima del genere immaginarsi che mantenere Draghi alla testa del governo significhi una vera convergenza su una linea politica condivisa ci pare esercizio arduo. Non si dica neppure che evitare un cambio alla testa dell’esecutivo significa portare la legislatura alla scadenza naturale del marzo 2023, perché nessuno può dare leggi tutto

Il gallo, Asclepio, Ippocrate

Francesco Domenico Capizzi * - 01.12.2021

Il Tempo costituisce uno dei pilatri su cui poggia la Medicina, intesa come Scienza, prima e più, che come arte alla quale Socrate in punto di morte raccomanda di regalare “un gallo…dateglielo, non ve ne dimenticate” (Platone, Fedone 399 a.c.)Che venga sacrificato ad Asclepio! Dio propiziatore di guarigioni. Il Tempo contraddice gli esiti miracolosi perché, permeante, comporta attesa, studio, ricerca, riflessione, pazienza, responsabilità, azione, spazio, impegno, fatica, sofferenza, strategia, tattica, immersione nell’Epoca in cui esso scorre e si colloca.

L’epoca è quella della nostra Costituzione e del Servizio sanitario nazionale universalistico, finalmente accantonate le idee de “l’homme machine” e del lombrosianesimo de “le prostitute che possiedono la prensilità dei piedi delle scimmie” e dei “delinquenti che non hanno la capacità di arrossire…”. In definitiva, il tempo e l’epoca sconfessano atavismi, corrispondenze antropometriche, stigmate genetiche e deviazioni sociali di ascendenza positivista che hanno sorretto, con efficacia e vasti consensi, l’idea di malattia legata alla natura della persona e a misteriosi fattori genetici tali da potere affermare che “si nasce con la cartella clinica già scritta”.

Principi contraddetti da ricerche epigenetiche ed epidemiologiche che escludono, per larga parte delle grandi classi di malattie, processi fisiopatologici estranei a condizionamenti leggi tutto

Stato d'emergenza e lavoratori fragili: decidere prima, non dopo

Francesco Provinciali * - 27.11.2021

Di tutti i provvedimenti assunti dal Consiglio dei Ministri del 24 novembre e illustrati nella Conferenza stampa dal Presidente Draghi e dai Ministri Gelmini e Speranza è stato dato ampio resoconto da giornali e TV. Forse l’informazione poteva essere più accurata e chiara, soprattutto comprensibile: scienza e politica nei due anni della pandemia raramente hanno trovato una sintesi unificante che permettesse di parlare come si mangia. Sui modi e sui tempi delle comunicazioni e delle informazioni (due parole che non hanno lo stesso significato) ci sono sempre state ulteriorità e cascami da puntualizzare. Già ai tempi dei DPCM di Conte tutto era estremamente burocratizzato, contorto, parcellizzato ma non sempre comprensibile. Anche adesso parlare di green pass base e super green pass assomiglia più ad un linguaggio commerciale, ad una distinzione lessicale variamente interpretabile e cangiante che ad un profilo certo di tipo medico- normativo-prescrittivo-istituzionale. Sempre troppi distinguo, rimandi, particolarità di situazioni specifiche che- per quanto tentino di abbracciare la molteplicità dei comportamenti da regolamentare- non completano e non saturano la totalità delle situazioni e delle evenienze. C’è sempre un punto che rimane non definito, una prassi che ammette deroghe, si promettono sanzioni in caso di irregolarità accertate ma l’impressione è che prepotenti, leggi tutto

L’Afghanistan e il mondo occidentale. La lotta al terrore di Bush e la sua eredità

Alessandro Micocci * - 27.11.2021

L’annuncio ufficiale del presidente degli Stati Uniti Joe Biden riguardante il ritiro delle truppe dal territorio afgano ha scatenato una serie di reazioni sconvolte e piccate in tutto il mondo. Il discorso di Biden ha sancito la definitiva ufficializzazione del ritorno al potere e alla gestione del derelitto paese nelle mani dei resuscitati talebani, ai quali il presidente Bush aveva dichiarato la guerra spietata al terrore, post 11 settembre 2001. Trattative per la fuoriuscita degli americani dal pantano afgano erano state già avviate dall’ex presidente Trump, come chiaro segnale della volontà USA di lasciare la patata bollente Afghanistan.

Lo scalpore maggiore è stato suscitato dal ritorno al potere dei talebani, i principali fiancheggiatori di Al Qaeda e del responsabile dell’attacco alle Torri Gemelle: Osama Bin Laden. Venti anni dopo, l’Afghanistan sembra essere ritornato ad essere una roccaforte della reazione islamica antioccidentale. Le violenti polemiche piovute sugli USA, le strazianti scene delle donne afgane e dei profughi che cercano di sfuggire alla inevitabile mannaia dell’ortodossia fanatica talebana, hanno dominato ogni social network, ogni testata giornalistica e ogni telegiornale. Sono scenari tragici, premonizioni di un futuro di regime violento sul popolo afgano, soprattutto su chi ha cercato di sfuggire il giogo dei talebani all’ombra dell’esercito statunitense. leggi tutto

Non è con la tattica politica che si risolveranno i problemi dell’Italia

Paolo Pombeni - 24.11.2021

Che il nostro paese abbia un bel po’ di problemi, lo sanno quasi tutti. Molti ce li trasciniamo dietro da decenni, altri si sono acuiti per la disgraziata contingenza della pandemia di Covid 19 ancora presente e per certi aspetti ancora da capire in tutte le sue implicazioni. Eppure la politica sembra appassionarsi solo al tema della scelta del successore di Sergio Mattarella, neppure tanto per la consapevolezza dell’importanza di avere al Quirinale un presidio per la tenuta del sistema, quanto piuttosto nella convinzione che con quella “operazione” si possa uscire da uno stallo generalizzato che interessa il quadro attuale dei partiti.

Definire miope quest’ottica è persino riduttivo. Mentre in una quota significativa dei gruppi dirigenti si comincia a chiedersi come si farà a gestire l’opportunità offerta dai soldi del Recovery europeo visto lo stato poco edificante in cui si trovano ampie filiere importanti delle nostre istituzioni, si continua a bombardare l’opinione pubblica con il toto nomi per il sommo Colle e ad appassionarsi nell’analisi su chi riuscirà ad approfittare del grande marasma che promette un parlamento balcanizzato e in una quota non banale rappresentato da personaggi di assai scarso spessore (dispiace dirlo, ma è un tema che andrebbe esplicitato, almeno per mettere leggi tutto

Fermare Pechino

Francesco Provinciali * - 20.11.2021

Breve recensione del libro di Federico Rampini – Mondadori Editore

Nella breve parodia con cui introduce il corposo volume, Federico Rampini, attraverso un dialogo apocrifo e immaginifico, cerca di evidenziare tutto ciò che unisce anziché dividere Joe Biden e Xi Jinping anche se chiude questa simulazione affermando che in realtà il Presidente USA ha due motivi per invidiare il suo omologo cinese: il primo è la durata dell’incarico, lui è agli esordi mentre Xi è al vertice dal 2012 e non ha limiti temporali di mandato. Il secondo è che Biden guida una nazione lacerata, “quasi mezza America lo considera un usurpatore mentre Xi usa il nazionalismo come collante ideologico per spronare i cinesi alla coesione”. Il resto del libro è una lunga e interessante analisi su un conflitto geopolitico e geoeconomico tra le due superpotenze, rispetto a cui chi vive in Europa e in Italia può avere solo una pallida rappresentazione. Basterebbe il titolo del saggio di Rampini per comprendere l’impostazione data al testo: “Fermare Pechino” non è un eufemismo sulla soffice via della seta (un errore tutto italiano aver firmato quel Memorandum: Presidente Draghi, anche quello è da ‘fermare’) ma una sorta di imperativo categorico-strategico perché possa realizzarsi il progetto americano “di invertire la rotta prima che sia troppo tardi”. leggi tutto

Il grande garbuglio

Paolo Pombeni - 17.11.2021

Il dibattito sulle elezioni quirinalizie non conosce soste. Chi come Letta sostiene che si rinvii la discussione a gennaio parla di una vaga buona intenzione: al massimo potrebbe ottenere che se ne discutesse un po’ meno in pubblico, cosa peraltro difficilissima di questi tempi.

La realtà è che è tutto un grande garbuglio, una specie infinita di cosiddetti “commi 22”, quelli dove la prima affermazione viene contraddetta radicalmente dalla seconda. In più nel quadro di un sistema che continua a sfarinarsi alle prese con la “diversità” del governo di Mario Draghi, che non è solo di emergenza, ma è sostenuto da un impegno per l’utilizzo fruttuoso della montagna di soldi che si pensa in arrivo dal Recovery europeo.

I partiti sono sempre più in affanno. Letta ha provato, con una intuizione che gli va riconosciuta, a proporre di rappattumare in qualche modo i cocci. Prima si discuta fra i capi partito e Draghi la legge di bilancio e poi si affronterà insieme il problema delle modalità per scegliere il candidato per il Quirinale. Significherebbe tornare in qualche modo alla “repubblica dei partiti” e infatti tutti i diversi leader si sono detti interessati. Vorrebbe però anche dire smontare la caratteristica del premier Draghi, che non sarebbe leggi tutto

Inquinamenti ambientali, cambiamenti climatici che sovrastano la vita e svignamenti da Cop 26

Francesco Domenico Capizzi * - 17.11.2021

Nell’epoca che sembra prestare particolare attenzione alle nuove generazioni (NGEU e PNRR) i governanti più potenti della Terra riuniti in G20 di Roma e Cop 26 di Glasgow se la sono letteralmente svignata, come già accaduto nella Cop 25 di Madrid del 2019 seguita dal G20 di Parigi nel 2020, senza assumere precisi impegni nel tempo e nello spazio, talmente dilatati e indefiniti da potere immaginare che i documenti prodotti rimangano un cumulo di parole, per dirla con Dante, per quel traditor che vede pur con l’uno e tien la terra…poi farà sì che al vento di Focara non sarà lor mestier né preco (Inferno, XXVIII).

 Non è una novità, in generale, il metodo dello svignamento dai grandi problemi: così accade per il drammatico fenomeno migratorio, la miseria con fame e malattie che ne derivano, i molteplici focolai di guerra, l’Afganistan, le Regioni geo-politiche dove vengono calpestati Diritti fondamentali proclamati dall’ONU nel 1948 in larga parte rimasti lettera morta…

Queste conferenze avrebbero voluto, nelle intenzioni, programmare l’eredità da lasciare alle prossime generazioni riguardo a clima, inquinamenti ambientali, energie rinnovabili e conseguenze socio-sanitarie ed economiche globali. Ed invece è stato ipotecato il loro futuro ampliando a dismisura, rendendoli aleatori, mediazioni, compromessi e margini di manovra temporali leggi tutto

Imparare a scrivere: meglio con la penna o con il tablet?

Francesco Provinciali * - 13.11.2021

Per un Paese come la Finlandia che destina oltre il 7% del PIL nazionale alle spese di istruzione decidere di abolire l’apprendimento della lingua scritta con il corsivo per sostituirlo con l’uso del tablet in classe da parte di ciascun alunno fin dal primo anno della scuola dell’obbligo potrebbe rivelarsi nel tempo una scelta lungimirante, visto che le scuole della Repubblica Finlandese sono considerate dall’OCSE tra le più avanzate al mondo in quanto a metodologie didattiche ed efficienza-efficacia del sistema formativo. Occorre tuttavia un fisiologico periodo di sperimentazione prima di arrivare a conclusioni enfatiche o affrettate. Tutto questo è peraltro già in atto dal 2016: l’introduzione dell’apprendimento della letto-scrittura attraverso le tecnologie informatiche sta avvenendo in forma estensiva ma graduale, il corsivo è sostituito dalla digitazione della tastiera ma la scrittura a stampatello continuerà ad affiancare il nuovo metodo come insegnamento facoltativo (Finnish National Agency for Education EDUFI - Istituto Nazionale per l’Educazione Finlandese). Ciò comporta non solo un grande investimento in dotazioni tecnologiche ma anche una preliminare e obbligatoria formazione del personale docente all’uso quotidiano in classe dei mezzi informatici. Il livello di padronanza delle nuove tecnologie nelle giovanissime generazioni già prima del loro ingresso a scuola dovrebbe rendere più facile il compito dei leggi tutto

Da Parigi a Glasgow: alcuni elementi di riflessione

Raffaella Gherardi * - 13.11.2021

Per una politica che fa del presente e anzi del “qui e adesso” la sua dimensione fondamentale i sei anni che ci separano dagli Accordi di Parigi sul clima nell’ambito di COP 21 rappresentano sicuramente un tempo biblico. Non fosse che tante volte essi sono stati chiamati in causa (in primo luogo per richiamare gli impegni allora sottoscritti e non mantenuti) nell’ambito del recente G20 di Roma e di COP 26 tuttora in corso a Glasgow, essi sarebbero rimasti un vago ricordo anche per i media, non certo desiderosi, così come la grande politica su scala planetaria, di fare della questione dell’ambiente e del riscaldamento globale la questione per eccellenza cui orientare la opinione pubblica. Se la Conferenza sul clima delle Nazioni Unite del 2015 aveva ricevuto un positivo e  forte impatto mediatico (e in tal senso aveva giocato un ruolo importante la presenza attiva, nell’ambito delle varie leadership mondiali,  di una potenza come gli Stati Uniti dell’allora Presidente Obama che non avevano certo brillato in precedenza, per usare un eufemismo, per sensibilità ambientalista), l’anno successivo l’appuntamento di COP 22 a Marrakech, indirizzato a tracciare un primo bilancio dei primi passi degli Accordi parigini da parte dei paesi firmatari, si era svolto in tutt’altra leggi tutto