Ultimo Aggiornamento:
16 giugno 2021
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Argomenti

In tema di Europa: dieci anni fa la nuova Costituzione ungherese… e poi?

Raffaella Gherardi * - 16.06.2021

Dieci anni fa, nel mese di aprile, veniva votata dall’Assemblea Nazionale e poi firmata dall’ allora Presidente della Repubblica, Pál Schmitt, la nuova Costituzione ungherese che entrerà in vigore il 1 gennaio 2012. Il testo, approvato in meno di otto mesi, era stato fortemente voluto dal partito di governo del Fidesz, guidato da Viktor Orbán dopo la plebiscitaria vittoria ottenuta nelle elezioni del 2010. Molte perplessità furono immediatamente espresse da istituzioni europee e internazionali: innanzitutto dal Consiglio d’Europa, attraverso la Commissione di Venezia e dal Parlamento europeo.  Anche diverse ONG impegnate nella difesa dei diritti umani e numerosi osservatori internazionali sollevarono forti critiche, interpretando alcune disposizioni del nuovo testo costituzionale come segnale di una involuzione autoritaria da parte dell’Ungheria. Il Consiglio d’Europa e  il Parlamento europeo si mostrarono  critici anche rispetto alla impostazione generale della nuova fase costituente ungherese, sia sulle carenze di democraticità e trasparenza che avevano caratterizzato le procedure di redazione del nuovo testo costituzionale, (frutto di una assemblea costituente leggi tutto

L’Europa della “resilienza”: il fascino discreto di una parola-simbolo tra presente e futuro

Raffaella Gherardi * - 02.06.2021

Non c’è bisogno di grande spirito di osservazione per mettere in luce come il termine “resilienza” sia divenuto particolarmente nel corso del nuovo millennio (e secondo una parabola ascensionale fortemente e rapidamente accentuata verso l’alto in corrispondenza con l’esplosione della pandemia covid 19) la parola chiave per eccellenza di larga parte della pubblicistica scientifica e della cultura diffusa a vari livelli. Basta fare un rapido giro su internet per avere una prima testimonianza della grande quantità di libri e pubblicazioni che, a partire da saperi scientifici diversi, in casa nostra e in Europa, fanno della resilienza una sorta di grido di battaglia intorno al quale coagulare ogni sforzo ed energia per attraversare la/le crisi e farvi fronte in modo vincente da parte dei singoli individui o della società nel suo complesso. Resilienza, resiliencia, resilience, résilience, resilienz: ecco il fortunato concetto che, declinato in diverse lingue, si fa strada fino a divenire una rassicurante parola simbolo da rilanciare tanto più forte nella drammatica temperie di una pandemia che travolge ora la vita degli uomini e delle donne nel mondo intero, a livello individuale e collettivo. La sfida vincente dell’“uomo resiliente” alle crisi, capace di affrontarle e di uscirne semmai rafforzato leggi tutto

Un nuovo Contratto sociale per l’Europa?

Raffaella Gherardi * - 22.05.2021

Il 9 maggio scorso, in occasione della festa dell’Europa, è stata lanciata la Conferenza sul futuro dell’Europa, con un anno esatto di ritardo, causa pandemia, rispetto alla tempistica originariamente prevista in coincidenza con il settantesimo anniversario della Dichiarazione Schuman, prima base ideale quest’ultima del progetto politico europeo. La Dichiarazione sottoscritta nell’occasione di cui sopra dai tre alti vertici della UE, membri della presidenza congiunta della Conferenza sul futuro dell’Europa, (David Sassoli per il Parlamento europeo, António Costa per il Consiglio, Ursula von der Leyen per la Commissione), porta in testa un titolo che, nella sua lunga specificazione, già di per sé ne delinea le ambiziose linee programmatiche: Dichiarazione comune sulla Conferenza sul futuro dell’Europa. Dialogo con i cittadini per la democrazia. Costruire un’Europa più resiliente. Attraverso i lavori della Conferenza in oggetto, che dovrebbero concludersi entro la primavera del 2022, si intende aprire un nuovo spazio di discussione e dare vita a un processo “dal basso verso l’alto” in cui i cittadini possano essere protagonisti ed esprimere la loro opinione su ciò che si aspettano dall’Unione europea, sulle sue priorità, e contribuire alla definizione delle future politiche dell’Unione di cui occorre migliorare la resilienza. Gli eventi e i dibattiti organizzati nel quadro leggi tutto

Sulla “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina” (1791): dal patibolo di Olympe Gouges alla umiliazione delle donne europee di Charles Michel/Erdogan

Raffaella Gherardi * - 10.04.2021

Chi scrive è stata sempre e sarebbe tuttora (il condizionale è d’obbligo) idealmente convinta del fatto che le donne non sono i panda, che hanno urgente e assoluto bisogno di misure protettive volte a impedirne la totale estinzione dalla faccia del pianeta, e che di conseguenza sono state, sono e saranno in grado da sole, senza alcuna necessità di interventi altri, di conquistarsi lo spazio pubblico che loro compete e per il quale hanno lottato nel nostro moderno Occidente pagandone spesso un caro prezzo. Ma se indicativamente nella seconda metà del Novecento, a partire da un documento fondativo del panorama internazionale post-bellico quale la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948), il percorso del riconoscimento della reale parità tra uomini e donne sembrava ormai definitivamente tracciato e avviato, pur tra mille difficoltà, verso una crescente parabola progressiva, ora questa ottimistica previsione mostra vistosi segni di cedimento

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L'ultimo piano della Torre di Babele

Francesco Provinciali * - 23.12.2020

Pur sapendo che nel resto d’Europa (per non andar lontano) le cose non vanno meglio, il Decreto Legge illustrato brevemente dal Presidente Conte ha le sembianze dell’ultimo piano della Torre di Babele: nel duplice, possibile significato etimologico: bab-el (porta di Dio) e balal (confusione).

L’iconografia rappresenta l’ambizione del re Nimrod di alzare la costruzione fino al cielo ma anche la punizione che Dio gli inflisse per tanta superbia, quella di far parlare le persone con lingue diverse: di qui la seconda allegoria della ‘Babilonia’, usata nel gergo comune come incomprensione che genera il caos.

Il ritardo con cui è stato presentato in tarda sera alla stampa fa capire che dietro le quinte del consiglio dei Ministri sono volati gli stracci e l’accordo raggiunto ha le sembianze di una sintesi non condivisa.

Senza contare il fatto che se non ricordo male un D.L. sta gerarchicamente sopra un DPCM ma deve prima o poi essere convertito in legge, un passaggio obbligato che potrebbe voler dire pollice verso e crisi di governo. Il provvedimento in questione supera tutti i precedenti per forza normativa e complessità di costrutto: è vera la massima di Plinio attribuita ad Apelle “nullo dies sine linea” (che estensivamente possiamo assumere come leggi tutto

Germania e Francia, due ostpolitik?

Francesco Cannatà * - 17.10.2020

Il 7 ottobre una intervista e una iniziativa movimentano l’asse Parigi-Berlino-Bruxelles. Cinque giorni dopo la risposta dell’UE. Per una volta i tempi continentali non vanno a passo di lumaca. Una necessità per ribadire che il destino dei paesi europei, nonostante le divisioni, sta nell’unità. Soprattutto quando si tratta delle relazioni tra Francia e Germania e dei rapporti tra Europa e Russia. Questo il senso infatti dell’intervista a Norbert Röttgen apparsa mercoledì scorso su le Monde. Il 55enne deputato della CDU non è solo il presidente della Commissione esteri del Bundestag, ma tra i principali pretendenti  alla presidenza del partito cristiano-democratico tedesco. Carica ambita anche da Armin Laschet, presidente del Nordrhein-Westfälia, e Friedrich Merz, al momento semplice iscritto alla CDU. Chi dei tre il 4 dicembre vincerà questa battaglia, per diventare nel 2021 candidato cancelliere della CDU-CSU, dovrà confrontarsi col leader bavarese Markus Söder. Domenica scorsa in una intervista alla radio Deutschlandfunk,  Röttgen ha affermato di sentire “il vento favorevole”. Tra le frecce al proprio arco, oltre al sostegno della base e del gruppo parlamentare, il tedesco vanta anche la stima della Gran Bretagna, paese dove studiano i suoi tre figli. Lo scorso 6 marzo infatti, alle Dahrendorf Lecture del St Antony’s leggi tutto

L’affondamento della “Arandora Star” - Un episodio atroce?

Terri Colpi * - 14.10.2020

L’80° anniversario dell’affondamento della nave “Arandora Star” celebrato il 2 luglio 2020 è stato sottolineato da un intervento assai significativo del presidente Mattarella che ha definito la tragedia “un episodio atroce” ed ha espresso la sua solidarietà ai discendenti delle 446 vittime italobritanniche  che affogarono nel 1940.

Questo evento bellico ha avuto un impatto pesante sulla comunità degli italiani residenti da lungo tempo in Gran Bretagna ed ancora oggi continua a provocare forti emozioni. Più o meno durante l’ultima decade  per impulso delle comunità italobritanniche sono stati realizzati in Gran Bretagna alcuni memoriali civili permanenti.  Questo risveglio tardivo che viene dopo 60 o 70 anni dal naufragio, rende palese la sfida di una minoranza che vuol trovare una voce all’interno della storia dominante della vittoria britannica, la quale concede poco spazio alla narrazione delle vittime. La ripresa di una memoria sul versante italiano iniziò nel 1968 a Bardi (Parma), l’epicentro di provenienza della comunità delle vittime, ma anche in Italia i morti dell’Arandora non vengono generalmente registrati fra i caduti di guerra e non sono stati sempre adeguatamente ricordati. Il messaggio di Mattarella mette in luce non soltanto il crescere di una consapevolezza in Italia, ma altresì una prospettiva che si differenzia da quella dell’establishment britannico compreso l’ambiente degli storici. leggi tutto

Politica e cabina di regia

Francesco Provinciali * - 25.07.2020

Ai tempi della famigerata Prima Repubblica quando le alleanze non reggevano più si faceva ricorso ai “governi ponte”, ai “governi balneari”, “di transizione” e a quelli per “il disbrigo degli affari correnti”.

Correvano i tempi degli equilibri più avanzati, dei compromessi storici, delle convergenze parallele e della politica dei due forni: espressione coniata da Andreotti per spiegare la necessità di garantirsi il pane stando al centro, servendosi della farina ora a destra ora a sinistra. Metafora completata da Fanfani con un’altra mappa concettuale significativa: a chi gli chiedeva quale vino si dovesse mescere al tavolo di Palazzo Chigi rispondeva sornione “dipende dalla qualità del vino e degli invitati”.

In genere i politici erano riciclabili nei vari rimpasti, uno passava dall’Agricoltura alla Difesa, dalla Pubblica Istruzione agli Esteri: provenendo in genere dagli ambienti universitari, sapevano adattarsi con disinvoltura al cambiamento. A volte si occupavano come Ministri di tematiche che insegnavano a livello accademico. Nessuno si ispirava apertamente a Max Weber, infatti non si parlava di beruf o competenza, ma la scaltrezza delle argomentazioni era affinata nei congressi di partito, qualche calibro da 90 emergeva lo stesso per attitudine e vocazione, si formavano parvenze di idee e di pensiero. leggi tutto

Europa-Italia: un buon primo tempo

Paolo Pombeni - 22.07.2020

La chiusura del lungo vertice di Bruxelles segna la svolta nella politica europea? Può essere, se si pensa che il buon giorno dipende dal mattino. C’è da essere più cauti se si considera che quella appena conclusa non è la battaglia finale, ma solo il primo tempo di un confronto destinato a proseguire. Naturalmente si può dire che la sproporzione delle forze in campo era palese: 5 cosiddetti frugali contro 22 altri stati, 5 piccoli e poco significativi nella storia dell’Unione, fra i 22 tutti grandi paesi che ne hanno connotato in vario modo la storia. C’è però da dire che i sentimenti (perché di questo si tratta e non di “ragioni”) che i frugali hanno imposto fanno breccia in una quota non marginale dell’opinione pubblica europea nel suo complesso, e dunque la loro sconfitta non è detto sia definitiva.

Tenere conto di questa realtà è molto importante soprattutto per un paese come l’Italia, ma vale anche per il motore franco-tedesco. Al momento è giustamente prevalsa la consapevolezza che dopo aver costruito un sistema economico integrato, se si lascia saltare una componente si incepperà tutto il meccanismo. Il tabù dei sovranismi economici, che faceva comodo a tutti, ma che aveva la potente sponda britannica ora fortunatamente venuta meno leggi tutto

Il secondo turno delle elezioni municipali francesi è stato l’attesa debacle per il presidente Macron.

Michele Marchi - 01.07.2020

Qualsiasi considerazione politica sulla tornata elettorale deve tenere conto delle condizioni straordinarie nelle quali si è svolta, ad oltre tre mesi dal primo turno, con l’emergenza sanitaria ancora in atto e nel mezzo di una potenziale ed imminente crisi economico-sociale.

Tale premessa è fondamentale per ragionare sul primo dato inequivocabile: il più elevato tasso di astensionismo per elezioni municipali nella storia della V Repubblica. Il 59% dei francesi ha disertato le urne, con punte che hanno raggiunto il 77% e con sindaci eletti con il sostegno di un decimo dell’elettorato. Come detto la crisi sanitaria è stata certamente un fattore. Più in generale, un livello così scarso di partecipazione aumenta gli interrogativi sul mal funzionamento degli strumenti tradizionali di esercizio della democrazia. Il dato è ancora più preoccupante dal momento che riguarda l’elezione del sindaco, l’unico rappresentante politico ad oggi giudicato positivamente da tutte le indagini di opinione.

Il secondo elemento da sottolineare è la dimensione politica del voto, che dovrà essere prima di tutto meditata ed interpretata dal presidente della Repubblica, impegnato nel tentativo di rilancio dell’ultima parte di quinquennato, leggi tutto