Ultimo Aggiornamento:
09 maggio 2026
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Argomenti

Titanic Europa

Francesco Provinciali * - 25.04.2026

L’autore di questo lucido e impietoso saggio edito da Liberilibri - il giornalista e scrittore Giulio Meotti, storica firma de ’Il Foglio’ – ad un certo punto della sua introduzione definisce “l’Unione europea … una nave alla deriva senza motore, timone e bussola, con un equipaggio sull’orlo dell’ammutinamento e ignara che il capitano ha un flute di champagne in mano mentre il Titanic affonda. La metafora del Titanic che si inabissa è ricorrente nella considerazione del Vecchio continente come possibile naufragio nel più ampio contenitore del mondo occidentale, considerando le derive storiche e quelle più attuali dove si evidenziano dinamiche involutive alle quali non si riesce a metter mano, quasi si trattasse della lenta agonia che porta ad un destino già scritto. Ben altre erano le premesse dopo la seconda guerra mondiale, il progetto volgeva lo sguardo ad una Comunità di Stati che salvaguardando le tradizioni identitarie nazionali costruisse una realtà politica, istituzionale e organizzativa che le trascendesse in nome di un interesse superiore e condiviso.

Secondo Meotti l’Europa assomiglia ancora oggi (e forse più di ieri) ad una “Eutopia”, una sorta di immaginifica rappresentazione di un luogo ideale di pace e benessere a cui si aspira e che ci si prefigge di costruire: leggi tutto

Minacce nucleari

Francesco Provinciali * - 22.04.2026

Nel suo periodico magazine “Nota diplomatica” il saggista e politologo James Hansen – citando i dati desunti da “Global Military Forces Database & Intelligence Platform” - esplora lo stato delle dotazioni nucleari dei 9 Paesi che nel 2026 sono in possesso di questa terribile arma di distruzione di massa *.

L’ arsenale complessivo di queste potenze mondiali dotate dell’atomica è stimato dunque in circa 12.100 testate nucleari. Va considerato tuttavia che non tutte sono “pronte all’uso”: in particolare in ogni Paese che fa parte di questa sinistra classifica il numero delle testate in dotazione è superiore al numero dei vettori che potrebbero lanciarle, inoltre occorrerebbe approfondire quante di queste armi sono effettivamente pronte all’uso.

James Hansen stesso – sempre attento ai dati e alle informazioni - evidenzia che all’incirca 9.600 dovrebbero essere in ‘stoccaggio’, 3.900 pronte all’impiego e circa 2.100 in stato di allerta, cioè pronte al lancio.

Se ricordiamo gli effetti delle due bombe atomiche lanciate su Hiroshima e Nagasaki rispettivamente il 6 e il 9 agosto 1945 – che causarono più di 200 mila vittime oltre alle persone sopravvissute ma colpite dalle radiazioni – possiamo immaginare le conseguenze che, a distanza di 80 anni e con mezzi sempre più sofisticati per potenza e gittata, provocherebbero i lanci incrociati di ordigni nucleari dalle rampe di lancio di Paesi in conflitto

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L'Europa e Trump

Paolo Pombeni - 28.01.2026

I fuochi pirotecnici di Trump continuano a costituire una grossa incognita per il futuro degli stati europei, sia come singoli, sia come associati nella UE. Interpretare le uscite del presidente americano è un’impresa pressoché impossibile, tanto sono in continuo cambiamento e contraddittorie fra loro (fino al punto da far sospettare sulla sua salute mentale…). Tuttavia i leader europei devono di necessità fare i conti con questo inaspettato politico a cui si potrebbe applicare il ritratto feroce che venne fatto per Bismarck: un giocoliere con tre palle di cui una sempre in aria.

Per chi governa il problema è come affrontare il rapporto con un personaggio che sta distruggendo i rapporti con l’Europa e non si capisce bene a qual fine. Indubbiamente interpreta un sentimento isolazionista che in America è sempre esistito e che oggi, anche per i tempi di crisi globale che stiamo affrontando, guadagna un maggiore consenso fra quella parte di popolazione che è incerta sul proprio futuro. Tuttavia per lisciare il pelo a questi sentimenti non ci sarebbe bisogno di spingersi in scontri che non hanno un senso compiuto.

Prima la politica folle sui dazi (rientrata abbastanza rapidamente, ma la cui ripresa è continuamente minacciata), poi la pretesa di annettersi la Groenlandia dove leggi tutto

Un mondo sempre più in tensione

Paolo Pombeni - 07.01.2026

L’aveva detto Mattarella nel suo messaggio di fine anno: “il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante [sottolineiamo il termine] il rifiuto di chi la nega perché si sente il più forte”. Ciò senza sorvolare sul fatto che “abbiamo di fronte problemi vecchi e nuovi accresciuti dall’incertezza del contesto internazionale” e che “siamo in tempo in cui tutto diventa globale e interdipendente”. Nel precedente discorso agli ambasciatori aveva anche sottolineato come “l’epoca di transizione in cui ci troviamo presenta pericoli che dobbiamo saper tempestivamente riconoscere” e “a stagliarsi all’orizzonte c’è il rischio di un generale arretramento della civiltà”.

Quel che è successo in Venezuela il 3 gennaio colora drammaticamente le considerazioni del nostro Presidente. Siamo infatti di fronte ad un nuovo capitolo di quel ritorno all’imperialismo come cultura dominante nelle relazioni internazionali che è stato il cruccio di tutti gli osservatori nell’anno appena concluso. 

Si tratta, dobbiamo dirlo, di una tematica estremamente difficile da dominare che la rincorsa agli slogan ad effetto che dominano nella comunicazione dei politici e nelle analisi dei talk show non aiuta certo a capire.

C’erano già due scenari molto complicati. Il primo era la questione ucraina dove il mese scorso si è continuato leggi tutto

L’Italia e la questione ucraina

Paolo Pombeni - 17.12.2025

Siamo in una settimana molto importante, se non decisiva, per quanto riguarda il ruolo dell’Europa (e dunque anche dell’Italia) nella questione ucraina. Si sa che Trump vorrebbe, per ragioni di immagine, poter festeggiare il Natale con un accordo che metta fine alla guerra guerreggiata, ma constatiamo che non sembra facile dal momento che Peskov, il portavoce di Putin, ha affermato una volta di più che la Russia vuole la pace e non si accontenta di una tregua, cioè di un cessate il fuoco. Se questo continuasse a significare che lo zar vuole la vittoria alle sue condizioni, non ci sarebbe molto da sperare, ma siccome si fanno filtrare speranze per dei passi avanti nei negoziati e lo dice anche Trump può anche darsi che qualcosa si stia muovendo.

Certamente c’è una atmosfera da fiato sospeso in vista del Consiglio europeo del 18-19 dicembre. A Berlino sono in corso negoziati che coinvolgono sia gli americani che gli ucraini sotto l’egida dei volonterosi che questa volta vedono presente anche la nostra Presidente del Consiglio. I messaggi di speranza lanciati dai vari interlocutori prima e durante l’incontro serale del 15 dicembre possono far parte della liturgia diplomatica, che non vuole diffondere pessimismo specie in un leggi tutto

USA, Europa, Italia

Paolo Pombeni - 10.12.2025

In quel gioco di specchi che è diventata al momento la politica internazionale ci si interroga sul peso da dare al documento programmatico dell’amministrazione americana che prova a disegnare il futuro della sua politica estera scagliandosi con violenza con l’Europa. Come era da aspettarsi questo accende un dibattito anche nella nostra vita politica, considerando le sue incertezze e le scelte pro Trump della presidente Meloni.

Ma andiamo con ordine. Quanto al significato del documento americano ci sono fra gli osservatori pareri contrastanti. Se tutti sottolineano il tributo che esso paga alle mode della destra statunitense, il mondo sbrigativamente etichettato MAGA, per cui vanno messi nel conto eccessi retorici, ci si divide se considerarlo un piano che riflette andamenti reali o un manifesto retorico che è più che altro destinato a mandare messaggi provocatori a vari interlocutori. A nostro modesto avviso le due interpretazioni non si eludono a vicenda, ma sono integrate.

La storia delle relazioni internazionali contiene non pochi esempi di documenti di quel tipo che hanno sbandierato una linea abbandonata in seguito per adeguarsi al contesto delle forze e delle tensioni in campo. Avverrà così anche questa volta, soprattutto se i messaggi subliminali mandati a vari interlocutori andranno o non andranno leggi tutto

Europa e Italia nella crisi internazionale

Paolo Pombeni - 22.10.2025

Sebbene i travagli dei partiti dopo la prima tornata delle regionali e in attesa della seconda a fine novembre non siano di poco conto, a determinare l’andamento della politica italiana saranno molto di più le crisi internazionali che sono ancora lontane dal trovare una soluzione. La gente magari fatica cogliere questo passaggio convinta tanto il nostro Paese quanto l’Europa siano soggetti marginali in ciò che sta avvenendo. È così, se si pensa solo al tavolo di regia delle crisi, ma non lo è se si considera che quanto avverrà avrà riflessi su una pluralità di ambiti.

Gestione delle politiche del commercio internazionale a cominciare dai dazi, impulso o depressione alle politiche economiche che possono venire da situazioni post belliche che richiederanno investimenti, spese più o meno accentuate per fronteggiare i nuovi imperialismi e le loro espansioni, tutto questo avrà ricadute anche non banali sui bilanci degli stati europei e su quello della UE. E non parliamo dei turbamenti che essi trasmettono nelle opinioni pubbliche e che mettono alla prova la tenuta dei governi toccando la gestione degli equilibri sociali nonché di quelli tra le forze politiche (peraltro già precari).

Per l’Europa il conflitto più impattante è indubbiamente quello russo-ucraino, nonostante le opinioni pubbliche leggi tutto

La Moldavia respinge l'OPA di Putin e resta in Europa

Francesco Provinciali * - 01.10.2025

Precedute e accompagnate da un clima di tensione e di attesa per l’esito del voto, si sono svolte in Moldavia le elezioni per il rinnovo del Parlamento nazionale. Ad urne chiuse il ‘Partito d’azione e solidarietà’ guidato dalla Presidente del governo uscente Maia Sandu ha ottenuto il 50.03 % dei voti doppiando il ‘ Blocco patriottico filorusso’ di Igor Dodon, fermatosi al 24,26 % dei consensi. Secondo le prime proiezioni il Pas otterrebbe 53 seggi, mentre le opposizioni 48, con il Blocco Patriottico a 27 seggi e Alternativa 9 seggi. Il Nostro partito (Partidul Nostru) avrà sei seggi in parlamento, come il partito Democratia Acasa. In teoria, in un Parlamento che conta 101 seggi il Partito filo europeista dovrebbe poter contare su una maggioranza che consentirebbe di formare un nuovo Governo orientato a mantenere ancorata all’Europa la Moldavia.

Le votazioni si sono svolte in un clima condizionato da tentativi di brogli e da attacchi hacker: ad urne ancora aperte il leader filorusso Dodon (a sua volta ex Presidente del Paese fino all’elezione di Maia Sandu del 2021) aizzava l’elettorato ad organizzare una manifestazione di protesta per il giorno successivo al voto, allo scopo di invalidare il voto ed indire nuove elezioni.

Il pressing di Putin su queste votazioni è stato massiccio, leggi tutto

Le scodelle di Gaza e i droni su Kyiv

Francesco Provinciali * - 30.08.2025

Quando il sole ogni mattina compie il suo rituale stanco e si alza sulla sottile striscia di Gaza o nelle 24 oblast ucraine o illumina la stessa capitale Kyiv, getta un sinistro fascio di luce sulle devastazioni che la notte trascorsa ha mascherato per qualche ora. Solo chi vive in quei luoghi di terrore e di morte potrebbe descrivere la cruda, drammatica realtà di case rase al suolo, macerie, distruzione, cadaveri da ricomporre o nascosti nei teli per una celere, pietosa sepoltura. Quel sole, quella luce che altrove nel mondo recano la speranza che il nuovo giorno sia un buon giorno, che accarezzano le alterne pause di un’umanità intenta al lavoro o vacanziera, qui rinnovano il terrore di nuovi eccidi, di famiglie annientate, di civili inermi presi di mira, soprattutto di vittime innocenti: molti troppi bambini perdono la vita ancor prima di averne vissuto una esigua parte. Sono tutti ostaggi di una deriva che annienta i popoli e consegna i destini del mondo a dittatori criminali che sono l’impersonificazione del male, mai c’è stata nella Storia recente una così alta preponderanza della tirannia sui diritti dei popoli: abbiamo visto madri disperate, bimbi mutilati, anziani tentare di fermare con le mani i leggi tutto

Il grande rebus dei dazi

Paolo Pombeni - 30.07.2025

A che punto è la guerra dei dazi fra Europa e Stati Uniti?  Trump proclama che è finita con un ottimo accordo, ma fa parte della sua retorica che deve sempre vederlo trionfatore. In Italia il teatrino è il solito dominato dalla politica interna: il governo dice che è andata bene, ma per la verità avanza anche fra le righe qualche cautela, le opposizioni gridano al disastro dovuto alla resa di Meloni al tycoon di Washington.

La faccenda è tutt’altro che semplice da interpretare. Bisogna tenere conto che si è trattato per la UE di una partita molto difficile che aveva due grandi incognite: valutare l’impatto di una guerra commerciale senza limiti e tenere unita la compagine degli stati membri. Partiamo dal secondo punto e poi passiamo al primo.

Non ci si fermi sulle posizioni barricadiere di Macron e, un po’ meno convinte, di Merz, che avevano prospettato una risposta dura e una controffensiva per non cedere alle richieste di Trump. Si tratta in realtà del solito gioco del poliziotto cattivo e del poliziotto buono, perché né i francesi né i tedeschi sono nella posizione di affrontare una crisi del commercio fra Europa e USA. Altrettanto vale per chi, come l’Italia, spingeva per l’accordo anche se

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