Ultimo Aggiornamento:
25 aprile 2018
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Argomenti

Questione di leadership e questione generazionale

Michele Marchi - 21.04.2018

Nello spazio di due giorni Macron ha parlato nell’emiciclo di Strasburgo ed è poi volato a Berlino per un bilaterale con Angela Merkel, finalmente alla guida del nuovo governo con fatica emerso dal voto del settembre scorso. Parigi-Strasburgo/Bruxelles-Berlino, questo è senza dubbio il triangolo del potere europeo, ma questo è soprattutto il triangolo nel quale si giocherà il delicato futuro dell’Ue da qui al voto europeo della prossima primavera.

Che i passaggi del 17 e del 19 aprile fossero due momenti intermedi, in vista del (si spera) decisivo Consiglio europeo di fine giugno, tutti ne erano consapevoli. Oggi sappiamo anche che quel delicato summit europeo avrà un importante “antipasto”, dieci giorni prima, nell’annunciato Consiglio dei ministri congiunto franco-tedesco del 19 giugno. Eppure da Strasburgo e da Berlino qualche indicazione interessante è già emersa.

Angela Merkel era obbligata, per ragioni di politica interna (pressioni bavaresi e sommovimenti interni alla CDU), a raffreddare gli entusiasmi dell’inquilino dell’Eliseo. Lo ha fatto, come al solito, alla maniera della Cancelliera, invertendo l’ordine delle priorità europee: immigrazione, politica estera comune e sviluppo dell’Unione economica e monetaria (più unione bancaria). Queste, in ordine di importanza, le necessità secondo Berlino. Per Parigi, come è noto, tutto dipende al contrario leggi tutto

Macron un anno dopo

Riccardo Brizzi - 07.04.2018

Esattamente due anni fa, il 6 aprile 2016, Emanuel Macron, allora ministro dell’Economia del governo Valls, lanciava la propria creatura politica, «En marche!», precisando come non fosse «un movimento per avere un ennesimo candidato alle presidenziali». Né allora, né sette mesi dopo, quando Macron scoprì le carte formalizzando la propria candidatura, nessun osservatore giudicò che potesse avere qualcosa da dire nella corsa all’Eliseo. Secondo la tradizione, per ambire alla presidenza occorreva che un candidato disponesse di grande autorevolezza politica, di un’immagine consolidata agli occhi dell’opinione pubblica, di un solido partito schierato a proprio sostegno e di un chiaro posizionamento all’interno dello scacchiere politico. In pochi mesi invece Macron ha smentito tutte le consuetudini della Quinta Repubblica imponendosi su avversari in partenza ben più accreditati senza disporre di una solida esperienza, né di un partito strutturato sul territorio, né tantomeno di alleati. Ha teorizzato con sonorità golliste il superamento della tradizionale frattura destra-sinistra e, a 39 anni, ha avuto la meglio su  un’intera generazione politica, pensionando anticipatamente alcuni volti noti della scena politica nazionale, da Nicolas Sarkozy a Alain Juppé, passando per François Hollande.

A due anni di distanza dalla «discesa in campo» il macronismo, vero e proprio tsunami che ha investito il leggi tutto

La "popolocrazia"

Luca Tentoni - 17.03.2018

In Europa le forze "populiste" riscuotono buoni risultati quasi dappertutto: anche in Italia, come si è visto alle elezioni del 4 marzo scorso. C'è però da intendersi su una definizione che - già sfumata e sfuggente per natura - è spesso usata impropriamente, più "con un senso peggiorativo e stigmatizzante, verso un avversario, per screditarlo", che per coglierne e delimitarne i contorni. Nel suo "Popolocrazia" (Laterza, 2018) scritto con Ilvo Diamanti, Marc Lazar affronta il tema della metamorfosi delle nostre democrazie cercando di individuare le varianti di un fenomeno che è molto più complesso di quanto comunemente si creda. Riprende una frase di Marc Bloch adattandola e applicandola alla situazione attuale: "Populisti, antipopulisti, smettiamola di litigare, cerchiamo di comprendere che cos'è il populismo e cosa sono i populisti". In effetti, "populismo" e "populisti" sono "parole contenitore", generiche quanto basta per comprendere fenomeni molto diversi. Non si tratta soltanto di partiti che contestano le forze politiche tradizionali o l'establishment "o incensano il popolo, fustigano l'Europa, esaltano la Nazione, respingono gli immigrati, avanzano in continuazione proposte semplicistiche, si servono della demagogia. Non prosperano solo in paesi in recessione sottoposti a politiche di rigore e caratterizzati da forte disoccupazione, generalizzazione del precariato e allargamento delle diseguaglianze". In altre parole, se leggi tutto

“Uomo politico, nonostante la mia volontà”

Michele Marchi - 24.02.2018

A cosa serve la storia? E nello specifico la storia politica? A poco o nulla, verrebbe da dire osservando l’evoluzione della disciplina nei principali percorsi universitari dedicati alle scienze umane e alla scienza politica. Ma non è questo il luogo, né il momento, per questo genere di riflessioni. Forse la storia potrebbe essere minimamente utile per parlare al nostro confuso e caotico presente, quello di una campagna elettorale surreale, condotta nella convinzione che si tratti solo di un primo tempo e che sul finire dell’anno si andrà a giocarne un secondo, si spera, decisivo. Nella corsa affannata alla ricerca di una candidatura, a tutti i costi e in qualsiasi angolo del Paese, purché possa offrire qualche possibilità, anche minima, di elezione, la mia mente di storico è volata Oltralpe. E non ha esitato a soffermarsi su un personaggio politico al quale da qualche anno sto dedicando un po’ di attenzione. Si tratta di Georges Pompidou, secondo presidente della Quinta Repubblica, ma prima (dal 1944 al 1946) nel gabinetto del generale de Gaulle capo del governo provvisorio francese, suo fedele collaboratore per una parte consistente della cosiddetta “traversata del deserto”, poi capo di gabinetto del Generale nei mesi cruciali e fondativi del 1958 e infine lungamente leggi tutto

Shock sulla disuguaglianza globale?

Miriam Rossi - 03.02.2018

Anche quest’anno il Rapporto Oxfam sulla disuguaglianza globale fa parlare di sé. Sarà perché è stato presentato alla vigilia del vertice di Davos del Forum Economico Mondiale, il vertice che raduna nella località sciistica svizzera esponenti di primo piano della politica e dell’economia internazionali, oltre a giornalisti e intellettuali a vario titolo, con l’obiettivo generale di dibattere dei temi di più pressante attualità. Sarà anche perché non sciocca più, pur allarmando per la conferma dei dati diffusi lo scorso anno che indicano la tendenza all’aumento del divario fra ricchi e poveri, con l’1% più ricco della popolazione mondiale che continua a possedere quanto il restante 99%. Alcuni esempi forniti da Oxfam e che campeggiano sul sito web della ong britannica possono meglio rendere l’idea: 42 Paperoni possiedono ben più di 3 miliardi e 700 milioni di persone; ogni due giorni nasce un nuovo miliardario; l’82% dell'incremento di ricchezza netta registrato nel mondo tra marzo 2016 e marzo 2017 ha ulteriormente arricchito i ricconi del pianeta.

A pagare il prezzo di questa polarizzazione della ricchezza sono le fasce più povere e vulnerabili dell’umanità, che vedono costantemente peggiorare i loro salari e le condizioni lavorative, con una diminuzione del potere di acquisto e del benessere di cui possono godere. leggi tutto

Giornata della memoria: quando alcuni arabi e musulmani scelsero di essere “giusti”

Massimo Ronzani * - 27.01.2018

Non è molto noto che tra i 26.000 “Giusti delle Nazioni”, onorificenza conferita dallo Yad Vashem di Gerusalemme, ci siano una settantina di musulmani. Tra questi la maggior parte è di nazionalità albanese o bosniaca, ma vi compaiono un turco, un persiano ed al novembre 2017, pure un egiziano. Se quindi la presenza di musulmani “giusti” è un fatto constatato, la recente onorificenza conferita al primo arabo merita una particolare riflessione.

Di “giusti dell’Islam”, ma soprattutto di “arabi giusti”, si è cominciato a parlare dopo l’11 settembre 2001, grazie a storici e studiosi, spesso di origini arabe o ebraiche, sensibili ai temi di studi medio orientali. È il caso dello scrittore Robert Satloff, americano di origini ebraiche, il quale si impegnò per ben cinque anni in ricerche sul campo. Nel suo celebre libro “Among the Righteous: Lost Stories from the Holocaust’s Long Reach into Arab Lands” (2006), l’autore ha riportato alla luce storie semisconosciute di arabi e musulmani che rischiarono la propria vita per salvare alcuni ebrei in Europa e Nord Africa. Storie poco conosciute di funzionari, imprenditori, arabi e musulmani che, nonostante un credo e culture diverse, scelsero liberamente cosa fare quando ogni morale umana cadeva sotto i colpi della follia nazi-fascista. leggi tutto

I tweet di Putin e il lungo telegramma di Kennan: la politica estera russa e la tradizione sovietica

Daniela Vignati * - 06.01.2018

Le rivelazioni dell’ex vice Presidente statunitense Joe Biden a proposito delle presunte iniziative della Russia a sostegno del no al referendum costituzionale italiano del dicembre 2016,e di quelle che si appresterebbe a intraprendere per influenzare il voto alle prossime elezioni politiche,hanno di recente portato al centro del dibattito anche nel nostro Paese una questione con cui gli osservatori internazionali si stanno confrontando da tempo. La denuncia delle azioni russe che Biden ha affidato alle pagine dell’autorevole rivista Foreign Affairs si somma all’allarme suscitato a fine novembre dalle indiscrezioni pubblicate dalla stampa britannica circa un supposto coinvolgimento russo nella campagna per la Brexit: servendosi di account fittizi e degli strumenti che consentono la produzione seriale di tweet e post, la Russia avrebbe – secondo fonti riservate – contaminato il dibattito pubblico in Gran Bretagna con l’obiettivo di orientare almeno parte degli elettori a favore dell’uscita dall’Unione Europea; conferisce inoltre maggiore autorevolezza – oltre che ai solidi indizi a proposito di analoghe interferenze russe nel voto che ha portato Donald Trump alla Casa Bianca – ai sospetti affacciati negli ultimi mesi circa il supporto che la Russia avrebbe fornito tramite i medesimi canali alle forze populiste di Marine Le Pen leggi tutto

Il summit di Parigi sul clima (One Planet Summit): deboli barlumi d'Europa

Raffaella Gherardi * - 03.01.2018

A differenza del ventitreesimo appuntamento della Conferenza internazionale sul clima, (COP 23), conclusasi a Bonn il 18 novembre e passata pressoché sotto silenzio nei grandi media nazionali e internazionali, il summit di Parigi del 12 dicembre, convocato in occasione del secondo compleanno degli Accordi di Parigi sul clima, ha senz'altro avuto incomparabile risalto. Preannunciato da Macron, già a margine del G20 di luglio ad Amburgo, il Presidente francese ha attentamente curato la regia dell'evento, fin dal fortunato slogan proposto quale elemento distintivo dello stesso: Make our Planet Great Again. Alla celeberrima invocazione, variamente declinata da Trump, sul rendere di nuovo l'America grande (Make America Great Again), (in aperto spregio anche agli impegni sottoscritti a Parigi sul clima, due anni fa, da Obama), Macron ha contrapposto efficacemente,  anche dal punto di vista mediatico, la grandezza dell'intero pianeta, quale obiettivo da raggiungere da parte di quei paesi, e di tutte quelle istituzioni interne e internazionali e della intera società civile, che riaffermano  la improcrastinabile necessità di  lanciare e attuare urgentemente nuove azioni sul piano del cambiamento climatico e di un concreto sostegno alle stesse innanzitutto sul piano finanziario. Promosso dalla Francia, il vertice in questione si è tenuto del resto anche sotto l'egida delle Nazioni Unite leggi tutto

La politica estera francese ai tempi di Macron

Daniele Pasquinucci * - 20.12.2017

Dall’ascesa di Emmanuel Macron all’Eliseo, la Francia e il suo presidente sono stabilmente al centro dello scenario globale. Una sintetica rassegna delle principali iniziative in campo internazionale del nuovo presidente testimonia lo sforzo di restituire a Parigi – su basi nuove rispetto alle esperienze di Sarkozy e Hollande - il ruolo di capitale politico-diplomatica. L’iperattivismo del nuovo inquilino dell’Eliseo non pare semplicemente frutto di una concezione Jupitérienne della presidenza, se con l’aggettivazione si intende segnalare un’inclinazione egotista; al contrario, esso pare basato su unpensiero politico-culturale che (al di là del giudizio che se ne vuol dare) è teso a legare strettamente i piani nazionale e internazionale, come parte di una risposta alla crisi dei sistemi democratici occidentali. Macron si autorappresenta come un leader mondiale, che naturalmente non si dimentica di essere francese – anzi, non solo agisce anche a protezione dei concreti interessi del suo paese, ma interpreta quel ruoloin quanto vuole salvare la democrazia in Francia. Una sua intervista concessa nel 2015aiuta a capire questo passaggio. In essa, egli parlava di un senso di incompletezza della democrazia, e continuava affermando che nella politica d’oltralpe c’era un’assenza, rappresentata dalla figura del re, la cui morte i francesi in realtà non avrebbero mai voluto. leggi tutto

Niente complotti, ma uno scontro europeo

Michele Iscra * - 09.12.2017

L’uscita del libro di Roberto Napoletano, Il Cigno nero e il Cavaliere bianco. Diario italiano della grande crisi, pubblicato da La Nave di Teseo, ha già suscitato molto interesse nelle anticipazioni che sono state date da giornali e TV. Giornalista che ha vissuto intensamente l’ultimo decennio che ha visto l’Italia misurasi con il terremoto di una crisi economica di portata inusitata, Napoletano dalla sua posizione peculiare di direttore de “Il Messaggero” prima e de “Il Sole 24 Ore” poi ha fatto qualcosa di più che osservare e analizzare questo passaggio drammatico e decisivo: è stato al centro di una rete di contatti con molte figure chiave di quei frangenti difficili ed ha dovuto costruire una linea di interpretazione di quegli eventi critici sia con i suoi editoriali sia coordinando gli interventi di opinionisti e giornalisti che chiamava ad animare le pagine dei giornali.

Questo libro è il compendio di quanto ha per così dire appreso in quegli anni e al tempo stesso è, se ci si consente l’espressione, la “messa in ordine”, ormai uscito dal fuoco della prima linea giornalistica, di quanto aveva accumulato. Si sbaglierebbe infatti a considerare questo denso volume come semplicemente una raccolta di confidenze autorevoli e di pensieri nati sull’onda di quegli scambi. leggi tutto