Ultimo Aggiornamento:
13 ottobre 2018
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Argomenti

Ceta, nuove ragioni per ratificare

Gianpaolo Rossini - 13.10.2018

Sui media si riportano in queste settimane stralci del bilancio della Commissione Europea sul primo anno di applicazione del Ceta, accordo di libero scambio tra UE e Canada entrato in vigore il 21 settembre 2017. Il Ceta si basa su 7 punti principali 1. abolizione del 98% dei dazi doganali tra Canada e UE con riconoscimento e protezione di 143 denominazioni geografiche d’origine europee in campo alimentare (di cui 41 italiane) 2. apertura dei rispettivi mercati allo scambio di servizi di trasporto, finanziari, bancari, comunicazioni, professionali come quelli ingegneristici, quelli legali e altri 3. Accesso agli appalti pubblici di tutte le imprese delle due aree 4. snellimento delle norme su investimenti diretti 5. miglioramento della protezione della proprietà intellettuale (copyright e brevetti) 6. standard comuni per ambiente e rispetto dei diritti dei lavoratori 7. più facile entrata nei mercati di Canada e UE per le piccole imprese, soprattutto grazie a procedure doganali ridotte e requisiti tecnici semplificati.

Il bilancio del primo anno è stato positivo per gran parte dei settori economici, come afferma la commissaria UE al commercio internazionale la svedese Malmstrom. Uno dei prodotti italiani che ha visto incrementare di più le sue vendite è il prosciutto di San Daniele Dop, uno dei fiori all’occhiello del made in Italy alimentare, che in un anno leggi tutto

Sfida all’Europa?

Paolo Pombeni - 10.10.2018

Ormai si parla sempre più apertamente di una sfida all’Unione Europea da parte dei due partiti di governo. C’è qualche andirivieni retorico, giusto per alzare un po’ di polvere, ma la sostanza è piuttosto chiara. In risposta le forze di opposizione all’attuale maggioranza riscoprono un europeismo di maniera, aggiustato ovviamente dalla precisazione che comunque questa Europa andrà rifatta.

Non è però ben chiaro come gli uni e gli altri intendano davvero muoversi in un contesto che è gravido di incognite e che non lascia intravvedere molte occasioni di formare realistici blocchi di forze unite da obiettivi comuni.

Iniziamo dai partiti al governo. Scommettono che il futuro parlamento europeo sarà dominato da componenti di orientamento ben diverso da quello attuale. Anche se ciò avvenisse, e non è detto perché le elezioni europee sono delle cabale, non c’è prova che si tratterebbe di forze che poi convergerebbero su linee comuni. L’attesa che esse si uniscano a smantellare la costruzione attuale è ingenua. La UE è un formidabile centro per manovre politiche e per cavare risorse a proprio vantaggio. Come sempre succede, i nuovi dominatori vorranno semplicemente usare a proprio vantaggio queste opportunità e scopriranno di essere in conflitto fra di loro. Cancellare l’euro per tornare alle monete nazionali leggi tutto

Appunti sulle elezioni europee, a otto mesi dal voto

Luca Tentoni - 29.09.2018

Alla fine di maggio del 2019, gli italiani saranno chiamati per la nona volta ad eleggere i propri rappresentanti al Parlamento europeo, ma forse sarà la prima occasione, a quaranta anni dal voto del ‘79, per esprimere davvero un'opinione sull'Europa. È vero che in passato ci furono momenti di grande coinvolgimento, come appunto il voto del 10 giugno 1979 (una settimana dopo le elezioni politiche: fu la prima prova di partecipazione popolare - con un'affluenza dell'86,1% sul territorio nazionale - alla vita di quella che allora era la CEE) e quello del 18 giugno 1989 (col contemporaneo referendum consultivo pro-Europa, che ebbe un sì plebiscitario), ma è anche vero che gli italiani hanno sempre utilizzato le "europee" per esperimenti politici (voti "in libera uscita": nel 1979 verso Pli e Radicali, nel 1984 verso il Pci in memoria di Berlinguer, nel 1989 verso i Verdi e la Lega lombarda, nel 1994 portando Forza Italia al 30%, nel 1999 premiando i Democratici di Prodi e la lista Bonino, nel 2009 rafforzando l'Idv dipietrista e nel 2014 facendo arrivare il Pd di Renzi al 40,8%), considerandole appuntamenti poco importanti. Lo scarso interesse verso il voto europeo è stato testimoniato dal crollo della partecipazione popolare, più marcato rispetto a quello delle politiche: nel 1979, il 3 giugno, l'affluenza alle urne per il rinnovo della Camera dei leggi tutto

L'incerto destino delle forze tradizionali

Luca Tentoni - 28.07.2018

La crisi delle “famiglie politiche” tradizionali in Italia e in molti paesi dell'UE non consegnerà la maggioranza del prossimo Europarlamento ai partiti sovranisti, però - com'è stato dimostrato da alcune proiezioni - rafforzerà decisamente il ruolo dei soggetti "anti sistema". In Italia, l'opposizione (dalla quale escludiamo FdI, non solo per l'astensione nei confronti del governo Conte, ma per la consonanza che ha su molti temi con la Lega e con i movimenti della destra sovranista europea) è divisa e disorientata. Forza Italia è costretta a subire l'offensiva di Salvini (che sta sottraendo al partito del Cavaliere molti voti e sembra in grado di intaccare, alla lunga, gli stessi gruppi parlamentari azzurri), ma non può rispondere competendo sullo stesso terreno. Nè, d'altro canto, Berlusconi può puntare tutto sul PPE e sulla "ex nemica" Merkel (la quale, in patria, non sta vivendo un momento facile) e neppure su quella che era una caratteristica forte dell'elettorato italiano, l'europeismo (che però nel centrodestra è sempre stato più flebile che nel centro e nel centrosinistra). Altrove, le cose non vanno meglio: i modelli della sinistra potrebbero essere Corbyn e Sanchez, come a suo tempo lo fu Tsipras (senza contare Podemos o La France Insoumise, ancora meno avvicinabili alla realtà italiana), leggi tutto

Una riflessione personale sulla crisi politica italiana

Pasquale Pasquino * - 28.07.2018

Ferdinand Lassalle, il geniale creatore del movimento operaio tedesco, scriveva al padre, a dopo le elezioni in Prussia nel 1849:

«La situazione politica qui è tanto ridicola quanto interessante. Cretini da tutte le parti».

Sembra l’Italia di oggi.

 

Provo a fare un ragionamento politico, anche perché io non riesco ad andare in vacanza dalla politica, nemmeno l’estate.

Non si tratta di fare previsioni, ma di farsi delle idee.

Potrei dire: la situazione è confusa e non me la sento di dire niente. Ma a me sembra di capire almeno qualcosina. Magari sbaglio, ma è un rischio inevitabile per chi pensa.

Di Maio non può mollare Salvini perché per ora e per un bel po’ se lo molla si ritrova semplicemente all’opposizione, cioè liquidato. Salvini può sempre sperare in sondaggi che gli diano una maggioranza con la destra senza bisogno di Di Maio. Ma per ora non mi pare che questa maggioranza ci sia, con la legge elettorale in vigore. Finita la spinta propulsiva dell’anti-negher non è facile per la Lega conquistare seggi uninominali al sud di Roma.

Il PD come sappiamo per ora e chissà per quanto, non c’è. Il vecchio centro sinistra conserva un pacchetto di voti virtuali del 20% circa, ma è molto diviso fra leggi tutto

Macron tra Versailles e l’Europa

Michele Marchi - 14.07.2018

Nel momento in cui numerosi sondaggi cominciano pericolosamente ad avvicinare il livello di gradimento di Emmanuel Macron a quelli decadenti di Nicolas Sarkozy e di François Hollande a quindici mesi dalla loro elezione, il presidente in carica parla alle camere riunite in congresso a Versailles.

Innanzitutto il calo di popolarità e di gradimento preoccupa per due ragioni principali. Da un lato perché le due “estreme”, cioè il Rassemblement National (di Marine Le Pen) e la France Insoumise (di Mélenchon) non sembrano recedere nelle intenzioni di voto in vista delle europee della prossima primavera. Dall’altro perché se l’elettorato di centro-destra (Les Républicains) che lo aveva votato al ballottaggio presidenziale tutto sommato continua a sostenerlo, quello socialista che lo aveva scelto al primo turno (preferendolo ad Hamon) e in maniera massiccia al ballottaggio (in funzione anti-Le Pen) sembra oggi scontento e tende ad abbracciare lo slogan del “président des riches”.

Un’altra precisazione va poi fatta in relazione alla scelta di parlare a Versailles. Dopo la riforma del 2008 la procedura è prevista dalla Costituzione revisionata (in precedenza il presidente della Repubblica poteva inviare messaggi alle Camere che dovevano essere letti non in sua presenza). Sarkozy e Hollande avevano utilizzato questa leggi tutto

Italia e Francia: cugini coltelli?

Fulvio Cammarano * - 27.06.2018

I rapporti tra Stati rispondono molto spesso a logiche di lungo periodo di cui i cittadini non sempre sembrano essere consapevoli. La continuità degli interessi nazionali non di rado prescinde dai sistemi di governo esistenti e dalle loro caratteristiche politiche. Un esempio tra tanti è quello delle molte continuità esistenti tra la politica estera dell’impero zarista e quella dell’Unione sovietica stalinista, regimi apparentemente opposti, ma in realtà molto vicini nel perseguire logiche d’interesse nazionale di lungo periodo nei contesti internazionali. I rapporti tra Italia e Francia degli ultimi due secoli non fanno eccezione. Tra i due Paesi i momenti di tensione superano di gran lunga quelli di distensione. Le ragioni risalgono al contesto geopolitico che le ha viste rivaleggiare nell’area del Mediterraneo ma anche alla consapevolezza francese di essere la fonte, con il mondo anglosassone, delle basi su cui ancora oggi si fonda la modernità occidentale.  Un ruolo che la Francia non ha mai smesso di rivendicare e che le ha permesso di occupare il centro del continente europeo anche quando la sua potenza era declinante. Si è trattato, a scanso di equivoci, di una vera grandeur che ha avuto un peso decisivo nella nascita del Regno d’Italia, quando Parigi ha, in leggi tutto

Italia e Francia: cugini coltelli?

Fulvio Cammarano * - 23.06.2018

I rapporti tra Stati rispondono molto spesso a logiche di lungo periodo di cui i cittadini non sempre sembrano essere consapevoli. La continuità degli interessi nazionali non di rado prescinde dai sistemi di governo esistenti e dalle loro caratteristiche politiche. Un esempio tra tanti è quello delle molte continuità esistenti tra la politica estera dell’impero zarista e quella dell’Unione sovietica stalinista, regimi apparentemente opposti, ma in realtà molto vicini nel perseguire logiche d’interesse nazionale di lungo periodo nei contesti internazionali. I rapporti tra Italia e Francia degli ultimi due secoli non fanno eccezione. Tra i due Paesi i momenti di tensione superano di gran lunga quelli di distensione. Le ragioni risalgono al contesto geopolitico che le ha viste rivaleggiare nell’area del Mediterraneo ma anche alla consapevolezza francese di essere la fonte, con il mondo anglosassone, delle basi su cui ancora oggi si fonda la modernità occidentale.  Un ruolo che la Francia non ha mai smesso di rivendicare e che le ha permesso di occupare il centro del continente europeo anche quando la sua potenza era declinante. Si è trattato, a scanso di equivoci, di una vera grandeur che ha avuto un peso decisivo nella nascita del Regno d’Italia, quando Parigi ha, in leggi tutto

Ceta: meglio ratificare *

Gianpaolo Rossini - 20.06.2018

Libero scambio ed Europa non sembrano più di moda e ne soffre il Ceta, l’accordo di libero scambio stipulato tra Ue e Canada. Nel 1957 col Trattato di Roma che dà vita alla Unione Europea (allora Comunità Europea) i paesi membri delegano le politiche commerciali  verso paesi terzi alla Commissione.  Quando gli accordi riguardano materie  finanziarie  o la proprietà intellettuale, non limitandosi agli scambi mercantili occorre la ratifica di ciascun membro della Ue. Il Ceta, nel 2016 trova l’opposizione della Vallonia, contraria ad aspetti che riguardano le istituzioni chiamate  a regolare i contenziosi commerciali tra produttori Canadesi ed Europei. Il Trattato subisce alcune migliorie venendo incontro alle critiche della regione belga ed è ratificato da alcuni paesi Ue. Che succede nel Bel Paese? Diverse voci del governo giallo-verde si stanno esprimendo per un rifiuto in toto del trattato. Sono spalleggiate dalla Coldiretti, associazione degli agricoltori proprietari di aziende agricole che tuonano contro il trattato che non riconoscerebbe abbastanza prodotti italiani del territorio, e quindi non ne impedirebbe l’imitazione in Canada. A prima vista sembrerebbe l’ennesimo caso di Italia Cenerentola in Europa. Ma è proprio così? Il trattato Ceta è un lungo documento al quale la commissione europea, ha lavorato con i canadesi per più anni. leggi tutto

L’Italia nel gorgo europeo

Michele Iscra * - 16.06.2018

La gestione della questione dei migranti raccolti dalla nave Aquarius ha avuto l’andamento di una telenovela, più che non quello di una seria questione riguardante un’emergenza storica. E non è solo stata colpa dei nuovi governanti italiani, che hanno più che altro mostrato la loro incapacità di capire quanto la faccenda avesse risvolti che andavano ben al di là dei temi cari al sovranismo di casa nostra.

Che Salvini non comprendesse bene la delicatezza della faccenda era scontato e del resto non gli interessava farlo. Per un leader tutto chiacchiere e televisione era troppo ghiotta  l’occasione di mostrarsi nelle vesti del nuovo politico che sa decidere quel che gli altri non hanno saputo fare. Non è la decisione in sé a destare stupore, perché alla chiusura dei porti per mettere l’Europa di fronte alle proprie responsabilità si era già pensato da parte del governo precedente. Quel che ha fatto i guai è l’averla gestita a suon di smargiassate, sino al punto da esautorare di fatto il presidente del Consiglio e il ministro degli esteri, costretti poi a seguire la linea che era stata loro imposta.

Quel che neppure l’astuto Salvini poteva prevedere era che alcuni esponenti del governo francese, incluso il presidente Macron, leggi tutto