Ultimo Aggiornamento:
20 gennaio 2018
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Argomenti

La Conferenza internazionale sul clima (COP 23): cercasi notizie.

Raffaella Gherardi * - 29.11.2017

È davvero impresa assai ardua per chi si affida alla informazione dei media tradizionali, (e non ama o non può rincorrere in rete siti e blogger di varia natura, in questo caso occorre indirizzarsi a quelli di orientamento tendenzialmente "ambientalistico"), fare il punto sui risultati di COP 23, recentemente conclusasi a Bonn (18 novembre) e tenutasi sotto la presidenza delle Isole Fiji. Questo ventitreesimo appuntamento annuale della Conferenza delle Parti (COP), nata dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, (UNFCCC: United Nations Framework Convention on Climate Change), ha avuto un impatto mediatico incomparabilmente minore rispetto ai due ultimi appuntamenti precedenti: COP 21 (Parigi: dicembre, 2015) e COP 22 (Marrakech: novembre 2016).  L'importanza dell' Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, (accordo avente carattere universale  e giuridicamente vincolante, approvato da 195 paesi, a conclusione di difficili negoziati, durati più di una decina d'anni e contenente misure per limitare il riscaldamento globale), era stata sottolineata dai media di tutto il mondo e considerata fra gli eventi di primo piano su scala globale. L'evento inoltre aveva visto l'attenzione mediatica ulteriormente ampliata per aver avuto luogo, fra imponenti misure di sicurezza,  nella Parigi che, poche settimane prima, era stata teatro di uno dei più sanguinosi attacchi terroristici di matrice islamista verificatisi in Europa. leggi tutto

Alce Nero. Un santo tra i Lakota?

Claudio Ferlan - 25.11.2017

Forse tra qualche anno nel calendario dei santi cattolici vi sarà spazio anche per Alce Nero (Heáka Sápa in lingua lakota, Black Elk in inglese, probabilmente 1863-1950), uomo della medicina della tribù oglala, nazione lakota, alleanza sioux.

 

Primi passi per la canonizzazione

 

Robert D. Gruss, vescovo di Rapid City, ha celebrato lo scorso 21 ottobre la messa solenne per richiedere l’apertura del processo di canonizzazione. Il 14 novembre Gruss ha poi presentato la causa all’assemblea dei vescovi statunitensi, ricevendone l’approvazione e il cammino si è dunque avviato. La diocesi di Rapid City e il suo vescovo non sono affatto marginali nella geografia ecclesiastica. Grussè stato a Roma vicerettore del Pontificio collegio americano del Nord e cappellano di Benedetto XVI prima di prendersi carico della diocesi di Rapid City (2011), dove lo avevano preceduto Charles A. Chaput (oggi arcivescovo di Philadelphia) e Blase J. Cupich (Chicago). Nella messa del 21 ottobre Gruss ha evidenziato la forza missionaria di Alce Nero, capace di “mostrare alla sua gente che non bisogna scegliere tra i due mondi, che si può essere di entrambi”. “Non ha abbandonato i suoi costumi nativi quando è diventato cristiano - ha continuato il vescovo nella propria omelia - erano due cose che procedevano di pari passo, leggi tutto

Cosa ci racconta il viaggio di Donald Trump in Asia?

Gianluca Pastori * - 11.11.2017

Cosa ci racconta il viaggio di Donald Trump in Asia riguardo alla posizione dell’attuale amministrazione USA nella regione? Non è una domanda senza importanza. Le mire nucleari della Corea del Nord, che negli ultimi mesi hanno condotto a una escalation verbale guardata con timore da più parti sono solo l’ultimo dei punti di una agenda che lo stesso Trump, soprattutto nei mesi della sua campagna elettorale si è preoccupato di infoltire. La sua retorica ‘neo-isolazionista’ ha alimentato i timori di alleati storici come il Giappone, la Corea del Sud e Taiwan. La telefonata del neo-eletto Presidente proprio con il suo omologo taiwanese ha prodotto, lo scorso dicembre, più di una fibrillazione negli ambienti diplomatici per la possibile risposta di Pechino a un segnale che poteva suonare sconfessione dell’ormai consolidata ‘one China policy’. Egualmente, fonte di fibrillazione sono state le accuse che Trump ha più volte diretto alla politica economica e monetaria di Pechino e il passo indietro fatto sulla Partnership transpacifica (TPP), lo strumento che il suo predecessore, Barack Obama, aveva elaborato non senza fatica per consolidare la posizione di Washington nella regione pur di fronte a un suo disimpegno militare, peraltro più apparente che reale. Se a ciò si aggiunge la leggi tutto

Dove va la democrazia?

Luca Tentoni - 28.10.2017

Le democrazie contemporanee sono chiamate giornalmente a misurarsi con nuove sfide (la globalizzazione, la crisi economica, il terrorismo) e con nuovi soggetti politici (i partiti populisti, ma - più in generale - i populismi, siano essi di governo o di opposizione). È in questo contesto che, alla ricerca di alternanza, una parte consistente dell'opinione pubblica finisce per preferire la rottura, come testimoniano alcuni dei più importanti appuntamenti elettorali dell'ultimo biennio. Lo stesso populismo ha cambiato natura: "il divorzio fra le classi popolari in generale, quella operaia in particolare, e la sinistra socialista, al pari dell'erosione continua delle classi medie offre spazi politici al populismo". Così, "le democrazie sono divise da un cleavage territoriale che oppone, da un lato, le grandi metropoli globalizzate, inserite economicamente e culturalmente nel mondo e, dall'altro, il mondo dei piccoli e medi comuni, rurale, in ritirata di fronte ai grandi flussi della crescita e del cambiamento". Questo è il quadro che emerge da una delle più importanti ed estese ricerche internazionali, appena pubblicata ("Où va la démocratie?" - 2017, ed. Plon) e realizzata dall'Ipsos per la Fondation pour l'innovation politique (Fondapol). Il volume è una miniera di dati sullo stato della democrazia e dei singoli 26 paesi esaminati (22 dell'Unione europea, più Svizzera, Norvegia, leggi tutto

Il capo dei capi: Trump e la linea di comando nucleare statunitense

Dario Fazzi * - 07.10.2017

Qualche settimana fa si è spento nei dintorni di Mosca Stanislav Petrov, un ex ufficiale dell’aviazione sovietica che nel 1983 contribuì in maniera fondamentale ad evitare il possibile scoppio di una guerra nucleare. Mentre si trovava di guardia al sistema difensivo satellitare sovietico – quello che in pratica monitorava lo stato di allerta e operatività delle istallazioni nucleari statunitensi - Petrov scorse un segnale che lo avvisava dell’avvenuto lancio di ben cinque missili intercontinentali diretti verso l’Unione Sovietica. Era il 26 settembre e qualche settimana prima i russi avevano abbattuto un aereo di linea sudcoreano con a bordo un parlamentare statunitense. Una ritorsione americana, figlia dell’incidente e in linea con la retorica aggressiva di un presidente che aveva da poco pubblicamente definito l’Unione Sovietica come l’impero del male, era quindi del tutto plausibile. La linea di comando delle forze nucleari sovietiche, della quale Petrov costituiva un primo fondamentale tassello, avrebbe dovuto comunicare la notizia al segretario Andropov, sì da consentire ai vertici del Politburo di valutare le possibili reazioni alla minaccia, incluse quelle di tipo nucleare. Come raccontato in successivi diari e recenti volumi, Petrov decise tuttavia,e in maniera del tutto autonoma, di interpretare leggi tutto

In ginocchio. Il football americano e Donald Trump davanti alla questione razziale

Claudio Ferlan - 04.10.2017

Tra le voci di protesta contro la politica di Donald Trump negli Stati Uniti degli ultimi giorni si sta levando molto forte quella degli sportivi professionisti, in particolare dei giocatori di football. 

 

Una risposta unanime

Durante un comizio in Alabama, venerdì 22 settembre il presidente, con la diplomazia che gli è propria, si è rivolto ai proprietari delle squadre NFL (National Football League) invitandoli a licenziare quei “sons of a bitch” che si inginocchiano durante l’esecuzione dell’inno nazionale e mancano di rispetto al Paese. Il riferimento è al gesto di protesta, meglio sarebbe dire di sensibilizzazione, inaugurato nel 2016 da Colin Kaepernick, al tempo quarterback dei San Francisco 49ers. Figlio di una coppia mista, adottato da genitori bianchi e benestanti,Kaepernick mise il ginocchio a terra durante l’inno per denunciare l’eccessiva brutalità usata troppo di frequente dalla polizia contro gli afro-americani. Diversi suoi colleghi ne hanno imitato il gesto, accendendo così l’ira di Trump al momento della ripartenza della stagione agonistica. Le parole del presidente sembrano non aver suscitato l’effetto (da lui) sperato: giocatori, proprietari e gran parte dei tifosi si sono uniti nella risposta, leggi tutto

Alcatraz, il presidio del Red Power Movement

Daria Reggente * - 27.09.2017

“Desideriamo essere giusti e uomini d’onore nei nostri accordi con gli abitanti caucasici di questa terra, e proponiamo qui il seguente trattato:

Acquistiamo la detta isola Alcatraz per ventiquattro dollari in perle di vetro e tessuto rosso, condizione precedentemente stabilita dall’uomo bianco per l’acquisto di un’isola simile circa 300 anni fa.”

Una frase, riportata nel libro “Scritti e racconti degli indiani-americani” di Shirley Hill Witt e Stan Steiner, emblematica non solo per chi l’ha pronunciata e per coloro ai quali era destinata, ma anche per noi, visibile richiamo di un fatto storico ben noto a tutti.

 

Fu il 1969 quando l’isola di Alcatraz, nota ai più per essere stata una delle prigioni di massima sicurezza più temute e raccontate della storia, assunse una connotazione del tutto inaspettata: essa divenne il terreno e il simbolo di una protesta che la storia americana non dovrebbe dimenticare.

Il 9 novembre del 1969 un gruppo di 78 nativi americani sbarcò sull’Isola dei gabbiani, deciso ad appropriarsi di quel territorio, e di farlo con una tale potenza simbolica da innescare una vera e propria catena di eventi in un’America già scossa dal moto sessantottino.

Incoraggiati dalle proteste che stavano prendendo massicciamente piede nel paese (dalla battaglia per i diritti civili leggi tutto

Venice Beach, un museo a cielo aperto

Daria Reggente * - 13.09.2017

Visitando l’America si ha l’impressione che tutti i suoi stereotipi abbiano più o meno un fondo di verità. Strade immense, città colossali, grandi distanze, storia recente (cliché molto amato da noi antichi europei), molta immagine e poca sostanza. Certo, l’America rimane la terra degli americani: un popolo eccentrico, contraddittorio e chiassoso. Forse, persino un po’ kitsch. Eppure, a confutare questa teoria, esistono ancora certi luoghi capaci di sorprendere: così è Venice Beach.

Quartiere a ovest della città di Los Angeles, è forse l’angolo più bohémien  e folcloristico della California. Plasmato all’inizio del 900 dall’imprenditore e costruttore Abbot Kinney, non è difficile capire da dove derivi il suo nome: i vecchi canali (oramai per lo più chiusi da colate di asfalto) e i moderni murales sono modellati sulla Venezia rinascimentale.

Nonostante un breve periodo di degrado - dagli anni Venti agli anni Ottanta – fin dalla sua nascita Venice ha sempre avuto l’anima da avanguardista e tutt’oggi merita di essere considerata un piccolo avamposto della cultura e dell'arte di strada.

 

Passeggiando per la Ocean Front Walk, la stradina sul lungomare, una serie di negozi e minuscole boutique affollano la vista con i loro colori sgargianti e opere di ogni genere...statue, dipinti, vecchi dischi, poster d'epoca, serigrafie. leggi tutto

Trump come Nixon? Russiagate, Watergate e i tanti dubbi dell’impeachment

Gianluca Pastori * - 21.06.2017

Nelle ultime settimane, le vicende legate al c.d. ‘Russiagate’ (la presunta interferenza di Mosca nelle ultime elezioni presidenziali statunitensi in favore di Donald Trump) hanno vissuto più di una accelerazione. In particolare dopo il licenziamento dell’ex Direttore dell’FBI, James Comey, il Presidente Trump appare sotto attacco, anche attraverso una serie di indiscrezioni di stampa che, in modo più o meno velato, ventilano la possibilità di una sua messa in stato d’accusa. Questa possibilità acquista un appeal particolare in questi giorni. Il 17 giugno 1972, infatti, l’arresto di cinque uomini sorpresi nel tentativo di penetrare nei locali del comitato nazionale democratico presso l’Hotel Watergate di Washington apriva la porta allo scandalo che poco più di due anni dopo (8 agosto 1974) avrebbe portato alle dimissioni di Richard Nixon. Nelle ultime settimane, i paragoni fra Trump e Nixon, si sono sprecati, con la stessa espressione ‘Russiagate’ a richiamare un parallelo che – negli Stati Uniti e fuori – resta sempre evocativo. E’, tuttavia, ancora da capire se le due situazioni siano effettivamente paragonabili. Si tratta inoltre di capire il significato effettivo di un atto come la messa in stato d’accusa del Presidente, che, al di là delle sue implicazioni giuridiche, ha una natura essenzialmente politica. Il margine di leggi tutto

Un presidente arcobaleno, in bianco e nero: Trump e i diritti della comunità LGBTQ negli Stati Uniti

Dario Fazzi * - 10.06.2017

Poco meno di un anno fa,al pari diquanto recentemente occorso a Manchester e Londra,un attentato colpì nel modo forse più odioso gli Stati Uniti, mettendo cioè a repentaglio la capacità stessa di una società complessa e plurale di perseguire appieno la propriafelicità. Quel mix di fanatismo, ignoranza e intolleranza troppo spesso ridotto a fenomeno terrorista si scagliò allora contro dei giovani riuniti in un gay bar di Orlando, in Florida, mietendo in tutto una cinquantina di vittime. La reazione del paese, che in quel momentosi apprestava ad entrare nel vivo di una delle più controverse campagne elettorali presidenziali della propria storia, fu di condanna pressoché unanime. Persino l’allora candidato repubblicano e oggi presidente Donald Trump tenne a presentarsi all’opinione pubblica, brandendo sorridente una bandiera arcobaleno tra le mani, come un baluardo dei diritti della comunità LGBTQ.

 

Eppure, in perfetta linea con il personaggio,i trascorsi di Trump in materia sonostati spesso altalenanti e contradditori. All’inizio degli anni 2000, ad esempio, Trump si era schierato apertamente in favore di una modifica di quel Civil Rights Act che negli anni Sessanta aveva posto fine alla segregazione razziale. Secondo il tycoon una revisione del testo che potesse estendere il godimento di numerosi diritti civili a minoranze definite leggi tutto