Ultimo Aggiornamento:
20 gennaio 2018
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Argomenti

Tunisia: Il grido del popolo contro l’ineguaglianza.

Leila El Houssi * - 17.01.2018

Sono passati sette anni da quel 14 gennaio 2011 quando, con la fuga di Zine El Abidine Ben Ali, la Tunisia al grido di dignità e libertà entrava prepotentemente in una nuova fase storica. Il percorso di costruzione della democrazia che il paese ha intrapreso in questi anni è stato complesso e non privo di difficoltà. La difficile situazione economica in cui versa la Tunisia ha visto nell’emanazione della manovra di bilancio,appena approvata in parlamento,un ulteriore giro di vite che una parte importante della popolazione non si è mostrata disposta ad accettare. L’azione del governo vuole rispondere alle misure richieste dal FMI che già nel periodo 2013-2015, aveva approvato un programma previsto dall’accordo stand-by che ha fornito alla Tunisia 1,6 miliardi di USD e nel 2016 ha acconsentito l’avvio di un secondo programma per il paese, un accordo per una proroga di 48 mesi per un importo di 2,9 miliardi di dollari. Le misure di ristrutturazione economica richieste hanno indotto il governo a introdurre aumenti dei prezzi sui beni di prima necessità, carburanti, servizi e un aumento dell’IVA con la moneta locale, il dinaro, sempre più debole sul mercato dei cambi.  Ad essere colpito da queste misure economiche sono indubbiamente le fasce più disagiate della popolazione che rappresentano una leggi tutto

Ancora in periferia. La fitta agenda di Francesco per il viaggio in Cile e Perù

Claudio Ferlan - 13.01.2018

Lunedì prossimo 15 gennaio papa Francesco partirà da Fiumicino con destinazione Santiago del Cile, prima tappa di un viaggio apostolico dal programma, al solito, particolarmente intenso. Oltre alla capitale, visiterà infatti anche Temuco e Iquique, site rispettivamente nelle regioni Araucanía (a sud del paese) e Tarapacá (a nord). Si sposterà poi in Perù, toccando Lima e le città di Puerto Maldonado (regione Madre de Dios, Amazzonia) e Trujillo (regione La Libertad, costa pacifica settentrionale). Il viaggio si concluderà il 22 gennaio e si svolgerà all’insegno del motto “condividere l’annuncio della pace e confermare nella speranza”.

 

Cile

La scelta di quali regioni cilene toccare è il frutto del dialogo con l’episcopato locale, come anche della volontà di Francesco. A Santiago, centro del paese, il papa vedrà le autorità, il clero, i giovani e i gesuiti. Visiterà anche un penitenziario femminile, concretizzando l’abituale attenzione ai margini della società caratteristica del suo pontificato. Bergoglio ha poi voluto con decisione recarsi in Araucanía, la regione più povera del paese, dove da temposi vivono forti tensioni tra lo Stato e la minoranza indigena mapuche (“figli della terra”). Secondo i media cileni, i rappresentanti mapuche contano di dimostrare a Francesco la legittimità della lotta di rivendicazione per

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I tweet di Putin e il lungo telegramma di Kennan: la politica estera russa e la tradizione sovietica

Daniela Vignati * - 06.01.2018

Le rivelazioni dell’ex vice Presidente statunitense Joe Biden a proposito delle presunte iniziative della Russia a sostegno del no al referendum costituzionale italiano del dicembre 2016,e di quelle che si appresterebbe a intraprendere per influenzare il voto alle prossime elezioni politiche,hanno di recente portato al centro del dibattito anche nel nostro Paese una questione con cui gli osservatori internazionali si stanno confrontando da tempo. La denuncia delle azioni russe che Biden ha affidato alle pagine dell’autorevole rivista Foreign Affairs si somma all’allarme suscitato a fine novembre dalle indiscrezioni pubblicate dalla stampa britannica circa un supposto coinvolgimento russo nella campagna per la Brexit: servendosi di account fittizi e degli strumenti che consentono la produzione seriale di tweet e post, la Russia avrebbe – secondo fonti riservate – contaminato il dibattito pubblico in Gran Bretagna con l’obiettivo di orientare almeno parte degli elettori a favore dell’uscita dall’Unione Europea; conferisce inoltre maggiore autorevolezza – oltre che ai solidi indizi a proposito di analoghe interferenze russe nel voto che ha portato Donald Trump alla Casa Bianca – ai sospetti affacciati negli ultimi mesi circa il supporto che la Russia avrebbe fornito tramite i medesimi canali alle forze populiste di Marine Le Pen leggi tutto

La politica estera francese ai tempi di Macron

Daniele Pasquinucci * - 20.12.2017

Dall’ascesa di Emmanuel Macron all’Eliseo, la Francia e il suo presidente sono stabilmente al centro dello scenario globale. Una sintetica rassegna delle principali iniziative in campo internazionale del nuovo presidente testimonia lo sforzo di restituire a Parigi – su basi nuove rispetto alle esperienze di Sarkozy e Hollande - il ruolo di capitale politico-diplomatica. L’iperattivismo del nuovo inquilino dell’Eliseo non pare semplicemente frutto di una concezione Jupitérienne della presidenza, se con l’aggettivazione si intende segnalare un’inclinazione egotista; al contrario, esso pare basato su unpensiero politico-culturale che (al di là del giudizio che se ne vuol dare) è teso a legare strettamente i piani nazionale e internazionale, come parte di una risposta alla crisi dei sistemi democratici occidentali. Macron si autorappresenta come un leader mondiale, che naturalmente non si dimentica di essere francese – anzi, non solo agisce anche a protezione dei concreti interessi del suo paese, ma interpreta quel ruoloin quanto vuole salvare la democrazia in Francia. Una sua intervista concessa nel 2015aiuta a capire questo passaggio. In essa, egli parlava di un senso di incompletezza della democrazia, e continuava affermando che nella politica d’oltralpe c’era un’assenza, rappresentata dalla figura del re, la cui morte i francesi in realtà non avrebbero mai voluto. leggi tutto

Il papa parla in aereo. Teologia e comunicazione nel viaggio in Asia

Claudio Ferlan - 09.12.2017

Non è raro leggere l’opinione di chi identifica papa Francesco come un teologo di livello inferiore a quello del suo predecessore. E chi lo sostiene proviene spesso da una cultura europea, preferibilmente tedesca o italiana. Cosa significa davvero questa affermazione? Forse essa rivela una scarsa attenzione alla pastorale pontificia e una conoscenza limitata alla tradizione teologica del Vecchio continente. Gli storici sono soliti definire questo atteggiamento come “eurocentrismo”.I contenuti della conferenza stampa tenuta dal papa durante il volo di rientro dal Bangladesh consentono dei ragionamenti importanti sulla questione.

 

Giocate a calcio?

L’unico riferimento alla teologia nel corso della conferenza testimonia, ancora una volta, la capacità comunicativa di Bergoglio. Riferendosi al suo incontro con i neo-ordinati preti cattolici in Bangladesh, ha raccontato di avere sempre l’abitudine di parlare privatamente con loro prima dell’ordinazione. E ha continuato:“Mi sono sembrati sereni, tranquilli, coscienti, avevano coscienza della missione, poveri, normali. Una domanda che ho fatto è stata: ‘Giocate a calcio?’ – ‘Sì!’, tutti. leggi tutto

Russia, fakenews e democrazia.

Nicola Melloni * - 06.12.2017

La democrazia occidentale è sotto attacco: no, non sono (solo) i terroristi islamici e gli immigrati (Minniti dixit), non sono di certo le banche e le diseguaglianze. A sentire un sempre maggior numero di politici e giornalisti, la crisi dell’Occidente è figlia dei cyber-attacks della Russia e delle cosiddette fakenews. Ci sarebbero i russi dietro l’elezione di Trump, la Brexitla secessione catalana e, si parva licetil fallimento del referendum costituzionale in Italia.

Cerchiamo innanzitutto di capire di cosa stiamo parlando. La Russia è accusata di un insieme generico di comportamenti leciti, semi-leciti e, talora, illegali atti a influenzare i comportamenti degli elettori.

Il problema ha assunto prominenza durante le elezioni presidenziali americane, quando alcune email di Hillary Clinton furono hackerate e rese pubbliche. Al momento non esiste nessuna prova concreta – anche se molti ragionevoli sospetti – che ci fosse il Cremlino dietro l’operazione. Quel che però è importante sottolineare è che, in questo caso, non stiamo parlando di fake news. Le email della Clinton erano vere.

A questo supposto atto di spionaggio sono poi seguite molte accuse di interferenza nei processi democratici di altri stati. I russi avrebbero – ed il condizionale è d’obbligo – disseminato notizie fasulle attraverso i social networks usando accounts finti e giocando leggi tutto

Ad Amartya Sen il Premio Skytte per le scienze sociali a quasi vent’anni dal Nobel

Mattia Baglieri * - 29.11.2017

A quasi vent’anni dal Nobel per l’economia da parte della Banca centrale svedese (1998), ancora un riconoscimento importante per l’economista indiano Amartya Sen da parte della Svezia. È stato infatti assegnato proprio al professore di Economia e filosofia politica dell’Università di Harvard il Premio Johan Skytte dell’Università di Uppsala, uno dei riconoscimenti più ambiti nell’ambito delle scienze politiche e sociali che annovera tra i suoi più importanti vincitori studiosi del calibro di Robert Dahl, Juan Linz e Arend Lijphart.

La relazione tra etica ed economia, l’elaborazione di un indice econometrico dello sviluppo umano (lo Human Development Index), l’approccio delle capacità e la relazione tra identità e violenza sono i temi più importanti cari alla riflessione seniana degli ultimi quarant’anni che ha reso Amartya Sen uno dei più vivaci maestri del pensiero della contemporaneità. L’economista bengalese è nato nel 1933 a Santiniketan, all’interno del campus universitario di Visva Bharati, fondato dal poeta e pensatore Tagore, uno tra i centri di eccellenza per la formazione al libero pensiero nel subcontinente indiano. Nel 1951 Sen si laurea in economia a Calcutta e nel 1953, da poco sfuggito ad una grave malattia, vince una borsa di studio presso il Trinity College di Cambridge che diventerà l’alma mater in cui egli approfondirà la dimensione leggi tutto

Iraq: una ferita aperta. Quando la guerra diventa soggetto dell'arte Giles Duley per Emergency.

Daria Reggente * - 22.11.2017

"La fotografia perde significato se non faccio tutto il possibile affinché il mondo veda quello che i miei occhi hanno visto. Ecco qual è il mio dovere". Con queste parole il fotografo britannico Giles Duley ci invita a scoprire il suo ultimo lavoro come reporter di guerra. Iraq: una ferita aperta è una mostra fotografica che sta occupando in questi giorni gli spazi di Casa Emergency, una collezione di scatti che documentano l'orrore e la devastazione del conflitto che ha colpito negli ultimi anni l'Iraq, nelle zone di Erbil e Mosul.

Una ventina o poco più di fotografie in bianco e nero, semplici ma potentissime, sistemate su cavalletti di compensato in una sala essenziale eppure austera, che ritraggono donne, uomini, bambini accolti nelle strutture di Emergency.

Non sempre è facile reggere lo sguardo su ciascuna immagine, eppure è tale il loro magnetismo che il percorso si finisce in fretta, tutto d'un fiato.

 

È questo quello che accade quando la fotografia, l'arte, diventano maestre di vita, quando diventano strumento di conoscenza, permettendoci di capire e vedere con i nostri occhi cosa succede in luoghi che troppo spesso consideriamo lontani da noi anni luce. Attraverso l'obiettivo di Giles possiamo visitare i progetti leggi tutto

Cosa ci racconta il viaggio di Donald Trump in Asia?

Gianluca Pastori * - 11.11.2017

Cosa ci racconta il viaggio di Donald Trump in Asia riguardo alla posizione dell’attuale amministrazione USA nella regione? Non è una domanda senza importanza. Le mire nucleari della Corea del Nord, che negli ultimi mesi hanno condotto a una escalation verbale guardata con timore da più parti sono solo l’ultimo dei punti di una agenda che lo stesso Trump, soprattutto nei mesi della sua campagna elettorale si è preoccupato di infoltire. La sua retorica ‘neo-isolazionista’ ha alimentato i timori di alleati storici come il Giappone, la Corea del Sud e Taiwan. La telefonata del neo-eletto Presidente proprio con il suo omologo taiwanese ha prodotto, lo scorso dicembre, più di una fibrillazione negli ambienti diplomatici per la possibile risposta di Pechino a un segnale che poteva suonare sconfessione dell’ormai consolidata ‘one China policy’. Egualmente, fonte di fibrillazione sono state le accuse che Trump ha più volte diretto alla politica economica e monetaria di Pechino e il passo indietro fatto sulla Partnership transpacifica (TPP), lo strumento che il suo predecessore, Barack Obama, aveva elaborato non senza fatica per consolidare la posizione di Washington nella regione pur di fronte a un suo disimpegno militare, peraltro più apparente che reale. Se a ciò si aggiunge la leggi tutto

Il genocidio degli yazidi. L'Isis e la persecuzione degli «adoratori del diavolo»

Simone Zoppellaro * - 01.11.2017

Genocidio, questa parola coniata dal giurista ebreo polacco Raphael Lemkin dopo l’Olocausto, non resta purtroppo relegata al Novecento o a pagine di storia ancor più remote. In tutta la sua terribile valenza, l’idea dello sterminio di un intero popolo resta un’opzione aperta del nostro presente, in un filo rosso che dall’attualità di questi anni risale alla Shoah, al genocidio armeno, e ancora più indietro. E il primo genocidio del XXI secolo – in larga parte ignorato dal mondo, come è avvenuto spesso nella storia – ha investito una piccola minoranza religiosa del Medio Oriente, quella degli yazidi.

A usare questo termine per questo specifico caso sono diverse organizzazioni internazionali, ma anche l’ONU, che in una sua indagine lo definisce un genocidio tuttora in corso. Oltre tremila donne di questo popolo, di lingua e cultura curda, in larga parte stanziato nel Nord dell’Iraq, restano tuttora tenute in uno stato di schiavitù nelle mani dei miliziani dell’ISIS, mentre – secondo una recente indagine dell’Associated Press – si stima siano almeno settantadue le fosse comuni legate a questi massacri, contenenti tra i cinque e i quindicimila corpi. Eppure, mentre i media ripetono come un mantra la parola terrorismo, e mentre il dibattito sulla violenza delle donne leggi tutto