Ultimo Aggiornamento:
02 luglio 2022
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Argomenti

Scrofole e tocchi regali

Francesco Domenico Capizzi * - 30.03.2022

Per molti secoli credulità, miseria e miracoli si intrecciarono nel rito del toccoregale da parte di cristianissimi re taumaturghi di mezza Europa: pseudo-liturgie di piazza intendevano esaudire le suppliche di tanti che, impotenti, si affidavano fiduciosi all’autorità suprema che volentieri elargiva tocchi benefici e benedizioni paterne (M. Bloch, I re taumaturghi, Einaudi 2016). Il senso del miracolo sussisteva nel rito, ben codificato, la cui efficacia veniva confermata e sostenuta da sporadiche guarigioni delle scrofole per merito, in verità, non del tocco ma della ippocratica vis sanatrix naturae, spontanea risorsa in soccorso a taumaturghi antichi, moderni e contemporanei.

Il senso dell’evento salvifico si attenuò quando Robert Koch, il 24 marzo 1882 (ricorrenza oggi celebrata come “Giornata mondiale contro la Tbc”), annunciò la scoperta del Mycobacterium tuberculosis ed evaporò quando, conferitigli Premio Nobel e Laurea ad Honorem dall’Alma Mater Studiorum di Bologna nel 1905, fu riconosciuta l’etiologia infettiva di emoftoe, emottisi e scrofole. Poi entrarono nella pratica clinica metodi adiuvanti quale l’induzione meccanica del pneumotorace, inventato da Carlo Forlanini a Pavia nel 1882, e le cure d’aria ed elioterapie che gli abbienti ricevevano in esclusivi alberghi svizzeri, austriaci e meranesi, mentre intanto si costruivano i primi leggi tutto

Democrazie, dittature e autodeterminazione dei popoli

Francesco Provinciali * - 12.03.2022

Dello studio della storia – materia che langue nei programmi delle scuole di ogni ordine e grado fino alla soppressione della traccia storica nel tema di maturità (ove non si elimini del tutto il tema stesso) – mi ha sempre affascinato il fatto che essa possa essere rievocata, scritta e narrata in modi diversi a seconda dei contesti geografici e dei sistemi scolastici dei Paesi di riferimento. Un’osservazione persino banale, non fosse che a seconda di come e di dove si riavvolge il nastro degli eventi umani, essi possono assumere interpretazioni, spiegazioni e narrazioni del tutto differenti tra loro, ove non apertamente antitetiche ed opposte. Senza andare troppo lontano si consideri quanto divergano le retrospettive dei fatti e delle vicende nei libri di storia “italiani” e in quelli “sudtirolesi”, rispetto al Risorgimento, al 900, in particolare alle due guerre mondiali, alla lotta di liberazione): due visioni metabolizzate da punti di osservazione e di interessi diversi, persino reciprocamente antitetici, entrambi però legittimi.

Una breve riflessione per evidenziare quanto sia difficile prospettare in modo univoco e condivisibile una narrazione degli eventi che hanno dato costrutto alla storia dell’umanità. Ciò può esser utile per capire come – oltre ai fenomeni demografici di stanzialità, crescita e radicamenti dei leggi tutto

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: elementi di una sfida al futuro

Raffaella Gherardi * - 11.12.2021

La data del 10 dicembre viene ogni anno ricordata in tutto il mondo quale anniversario dell’atto di nascita della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948): si tratta di richiamare l’importanza di  quest’ultima come punto di riferimento obbligato per la politica contemporanea e per la sua legittimazione in primo luogo per le odierne democrazie, dato che essa rappresenta una pietra miliare nel lungo cammino delle idee e delle norme sui diritti umani e della riconfigurazione dei rapporti fra gli Stati e fra Stati e cittadini. Quella del 10 dicembre è dunque una data che non può essere passata sotto silenzio e che anche i media, così come politici e rappresentanti delle istituzioni, ogni anno sentono di dover perlomeno ricordare. Dopo la devastante esperienza di due guerre mondiali, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, riaffermava con forza, fin dal Preambolo «la presente Dichiarazione Universale dei Diritti Umani come ideale comune da raggiungere da tutti i popoli e da tutte le nazioni, al fine che ogni individuo ed ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l’universale ed effettivo leggi tutto

Via della seta, Trieste e Genova: chi esce e chi resta

Francesco Provinciali * - 31.10.2020

Il Memorandum del marzo 2019 sottoscritto da Italia e Cina aveva previsto l’individuazione delle aree portuali di Genova e Trieste quali“ terminali europei della via della seta”, a significare un accordo strategico sul piano geopolitico e geoeconomico , fortemente voluto dai ‘5 stelle’ nel primo governo Conte.

Dopo lo tsunami pandemico che ha investito il pianeta, questo tema è stato accantonato per dar spazio ad emergenze sanitarie ed economiche ben più gravi e pressanti: sarebbe interessante sapere se quella destinazione d’uso dei due porti italiani sopravviverà a tutto quel che è accaduto dopo, compresi i dubbi sulla genesi della pandemia, gli altri accordi commerciali su telefonini, monopattini e mascherine non omologate UE,  le tesi complottiste sul virus da laboratorio, supportate dalle dichiarazioni della virologa cinese Ly Me Yang (intervistata a fine settembre da Maria Luisa Rossi Hawkins) : "Presto pubblicherò un altro rapporto, oltre a quello che ho già diffuso. Conterrà molti dettagli specifici su come sia stato sviluppato il virus e su chi era in possesso delle sostanze utilizzate. A quel punto tutti potranno vedere che ho ragione". Purtroppo queste affermazioni non hanno avuto seguito e ci si chiede se la scienziata in questione fosse a libro paga di Trump (come qualcuno ha maliziosamente spifferato) leggi tutto

La speranza del sabato come attesa e liberazione

Francesco Domenico Capizzi * - 04.04.2020

A volte la Storia, la antica e la contemporanea che ci scorre davanti, sembra contraddire l’aforisma di Ippocrate: “la democrazia produce cittadini sanila tirannia  sudditi malati”. Il contesto culturale e politico, forgiato nientemeno che da Aristotele, Platone, Socrate, Democrito, Eraclito, Gorgia, Parmenide, Zenone, Pericle “primo cittadino di Atene”, gli consentiva tanta arditezza?  Si, certamente, ma non basta a spiegare il filo sottile, tanto da risultare pressoché invisibile, che lega  Ippocrate a medici e intellettuali di tutte le epoche, più o meno autocratiche, che sostennero l’influenza di fattori sociali, ambientali ed economici su salute e malattia: da Avicenna alla  Scuola medica salernitana, dall’umanesimo erasmiano all’universo newtoniano, da  Ramazzini a Locke, dai razionalisti illuministi all’olandese Tissot von Swieten, al berlinese Rudolph Virchow, al viennese Johan Peter Frank e a Manlio Rossi-Doria.

Quel filo sottile, nonostante i tanti regimi autoritari attraversati, non si è spezzato pur continuando a rimanere negletto nelle composite Istituzioni politiche democratiche, nonostante la proclamata Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo, la diffusione dei principi costituzionali ispirati al bene comune  e l’esistenza di Organi leggi tutto

“Veloce la vita”, o dell’impossibilità di evitare la Storia

Giovanni Bernardini - 24.10.2018

Stolpersteine, “pietre d’inciampo”. Così si chiamano i piccoli blocchi di pietra ricoperti d’ottone e disseminati tra i selciati di tante città europee. Il loro compito è quello di ricordare anche al passante più distratto che proprio lì, a pochi metri, hanno vissuto vittime di una violenza cieca e sistematica, che essi non erano una massa indistinta ma uomini e donne con dei nomi, delle date di nascita e soprattutto di uccisione o di deportazione verso luoghi da cui non hanno fatto ritorno. Louise, la protagonista del romanzo “Veloce la vita” dell’autrice francese Sylvie Schenk (Keller, 2018), vive in un’epoca precedente di decenni quella in cui, alla fine del Ventesimo Secolo, le pietre d’inciampo sono state inventate. Eppure la sua traiettoria esistenziale è destinata suo malgrado a inciampare continuamente nella Storia. Una storia recente e per molti versi ancora attuale, che però lei vorrebbe semplicemente continuare a schivare perché non intralci i suoi piani. Louise è giovane, lascia le montagne tra cui è cresciuta felicemente ma fin troppo costretta nelle dinamiche medioborghesi della famiglia, certamente più di quanto la sua febbre di vita le consenta di sopportare. L’università le fornisce la migliore occasione di fuga, verso una Lione che negli anni ’60 appare in pieno fermento leggi tutto

Il populismo: una fuga ribelle dalla modernità

Carlo Marsonet * - 22.09.2018

Sono tempi davvero fertili per la rilettura di alcuni classici. In modo particolare, la rivolta populista oggi in atto può essere efficacemente considerata sotto la lente analitica di autori come Tocqueville, Ortega y Gasset e Hayek, solo per citarne alcuni. Se, da un lato, tale “ribellione” è causata da motivazioni contingenti dovute al contesto sociale, politico ed economico odierno, d’altro canto si tratta di un prodotto che in qualche modo è coltivato all’interno della democrazia stessa e, pertanto, ha un’origine più profonda e latente.

Il populismo non nasce dal nulla, evidentemente. Non è, pertanto, la causa prima di una crisi. Piuttosto, si configura come l’esito di uno squilibrio socio-politico-economico, ma anche culturale, causato da eventi o processi che vanno ad impattare sulla struttura di un paese. La globalizzazione, la conseguente perdita di salienza delle democrazie nazionali e il crollo di certezze che si credevano acquisite una volta per tutte alimentano sentimenti di ostilità e rancore nell’ “uomo-massa”, descritto da Ortega, nei confronti di chi attenta al suo status, considerato come un diritto inalienabile, quasi naturale. Costui, tipico prodotto della “democratizzazione fondamentale” e della massificazione delle società opulente, sviluppa in un certo senso una sorta di capricciosa tracotanza senza limiti che lo porta a

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80 anni fa i Provvedimenti fascisti contro gli ebrei. IL 5 SETTEMBRE 1938, IL GIORNO DELLA VERGOGNA

Nicola Zoller * - 08.09.2018

Venne quel 5 settembre 1938 quando il re sabaudo firmò i fascistissimi “Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista”: lo storico Giovanni Belardelli lo considera il giorno “della vergogna per la cultura italiana”, quando gli ebrei furono estromessi dall’insegnamento. Vennero colpiti ben 896 docenti ebrei, mentre altri docenti “ariani” senza tanti problemi si installarono ben lieti al posto reso vacante. Tranne uno in verità: lo scrittore Massimo Bontempelli – che pur aveva trascorsi fascisti – si rifiutò di sostituire il grande critico letterario Attilio Momigliano; ma tutti gli altri 895 acconsentirono ad occupare quei posti, quando non si accapigliarono per essi.

Stupirsi? Non più di tanto. La storia italiana del Novecento è colma di comportamenti equivoci, quando non crudeli. Lo storico Angelo Del Boca ha scritto un libro dal titolo tagliente «Italiani, brava gente? - Un mito duro a morire» nel quale descrive molti episodi in cui gli italiani si sono rivelati capaci di indicibili condotte, che sconfessano “il mito che ci vuole diversi, più tolleranti, più generosi, più gioviali degli altri”. Così fu con gli ebrei, ma lo era stato in generale con l’accettazione del fascismo che gli italiani manifestarono purtroppo in modo amplissimo salvo poi reinventarsi una verginità rispetto a Mussolini e al suo regime: leggi tutto

Il revival neoborbonico: la parola agli storici

Fulvio Cammarano * - 07.10.2017

La questione del ritorno di nostalgie neoborboniche in alcune regioni del sud quest’estate, in Puglia ha preso le sembianze di una proposta di legge regionale per una giornata della memoria delle vittime meridionali dell’unificazione italiana. Si tratta di un progetto che va ben aldilà dei consueti e periodici revival destinati a riempire l’ozio estivo e poi a spegnersi con la chiusura degli ombrelloni. La stessa contingenza storica internazionale in cui ci troviamo, caratterizzata da tensioni nazionali centrifughe, ci costringe a guardare con molta attenzione ai numerosi risvolti di questo “ritorno ai Borbone”. Il versante storico, da cui  ha preso le mosse, è in fondo l’aspetto più semplice. Poiché per sostenere una causa risulta utile inventarsi dei nemici, i laudatores del Regno delle Due Sicilie hanno vita facile, in un Paese ormai assuefatto all’idea del dibattito pubblico come gara o duello, a presentare il vasto problema di quella che un tempo si chiamava questione meridionale, come il risultato dell’azione vessatoria dei Savoia. La violenta occupazione piemontese avrebbe cioè distrutto un sistema economico e sociale funzionante e competitivo a livello internazionale e sottomesso definitivamente il Meridione agli interessi del  “Nord”. E’ evidente che utilizzare un borbonismo mitologico come chiave di lettura introduttiva agli leggi tutto

Commemorare i Borbone. L’invenzione della storia regionale in una Italia che smarrisce il filo della democrazia.

Carlo Spagnolo * - 29.07.2017

La mozione del consiglio regionale della Puglia per l’istituzione di una "Giornata della memoria per le vittime meridionali dell’Unità d’Italia" è soltanto l’ultima tappa della complessiva riscrittura delle memorie pubbliche a cui stiamo assistendo in tutta Europa dal 1991.  Pierre Nora, in Come si manipola la memoria (2016) nota che in Francia, nel secolo dal 1880 al 1980  erano state istituite appena sei commemorazioni; dal 1990 al 2005 altre sei, con una accelerazione impressionante degli interventi politici e legislativi sul passato nel sec. XXI. Due sono i pilastri di questa revisione, il riconoscimento delle vittime, emerso attorno alla centralità dell’Olocausto, e la condanna dei totalitarismi. Insieme alla scoperta delle rimozioni e degli oblii precedenti, e dei limiti delle narrazioni dei vincitori, emergono manipolazioni di breve respiro mentre il passato diventa oggetto dei media e non più dominio degli storici di professione. Alla storia si chiede giustizia invece che spiegazione, il passato si trasforma in una prateria di ingiustizie, con un effetto di sradicamento del rapporto tra nuove memorie ed esperienze nazionali.

 

È comprensibile che la fine della guerra fredda, con l’allargamento dell’Unione Europea a 28 paesi e la creazione di un nuovo fronte di perdenti della globalizzazione, abbia riaperto il dibattito sulle memorie storiche degli stati nazionali, in Spagna, leggi tutto