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			<title>Mente Politica</title>
			<link>http://www.mentepolitica.it</link>
			<description><![CDATA[]]></description>
			<language>it-IT</language>
			<copyright></copyright>
			<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 00:01:00 +0200</pubDate>
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					<title>Mente Politica</title>
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					<title><![CDATA[Università senza futuro]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/universit-senza-futuro/2720]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Una riflessione non solo sul ruolo e sulla funzione delle Universit&agrave; (peraltro significativamente pi&ugrave; datate e radicate nella storia della istituzionalizzazione della cultura in Italia e nel mondo, ma in particolare in Europa, di quanto sia stata la scuola dell&rsquo;obbligo, o gli apprendimenti basilari dell&rsquo;alfabetizzazione popolare o la durata dei curricula fino agli studi secondari) risulta opportuna per entrare dentro questa enclave accademica: chi apre la &ldquo;porta di ingresso&rdquo; al visitatore curioso di capire &egrave; Luca Solari, un docente che vi insegna e si occupa<strong>&nbsp;</strong>di Organizzazione aziendale&nbsp;presso il Dipartimento di. Scienze Sociali e Politiche dell'Universit&agrave; degli Studi di Milano, in quanto Presidente del <a href="https://www.unimi.it/it/ugov/ou-structure/collegio-didattico-del-corso-di-laurea-magistrale-management-human-resources"><span style="color: #000000;">Collegio Didattico del Corso di Laurea magistrale in Management of Human Resources</span></a>.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Molto opportunamente l&rsquo;autore di questo saggio - circa il valore degli studi universitari (e sull&rsquo;utilit&agrave; della stessa Universit&agrave; come istituzione) - si sofferma in esordio sulla descrizione delle dimensioni delle istituzioni universitarie italiane nel loro complesso.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">I dati ufficiali del Ministero riferiti all&rsquo;anno accademico 2023/2024 sono utili e significativi per comprendere le dimensioni di una realt&agrave; molto spesso frammentata e certamente connotativa di una dimensione alla fin fine persino ingombrante e significativa: si parla di 1.960.00 studenti, 113.400 docenti (compresi ricercatori e docenti a contratto) e 57.200 amministrativi e tecnici.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Se la domanda fondamentale che ci si pone riguarda l&rsquo;utilit&agrave; e gli scopi degli studi universitari la descrizione epistemologica dell&rsquo;insieme considera almeno tre &lsquo;missioni&rsquo; (intese come finalit&agrave; affidate alle Universit&agrave;): quella dell&rsquo;insegnamento (che in una accezione didattica comprende logicamente l&rsquo;apprendimento come suo correlato speculare specifico), quella della ricerca (mi sovviene alla memoria il primo libro ad essa dedicato, &lsquo;La societ&agrave; scientifica&rsquo; di Saverio Avveduto, allora Direttore Generale del Ministero Pubblica istruzione, pubblicato nel lontano 1968: rimando a quella lettura che approfondiva in modo magistrale il tema della distinzione tra ricerca pura e applicata, evidenziando per la prima volta il gap che separava le Universit&agrave; europee e italiane da quelle americane)&nbsp; e quella voluta dalla riforma Gelmini, nella legge 240 del 2010.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca declina la terza missione in cinque aree tematiche, a loro volta suddivise in cinque campi di azione ciascuna (per un totale di 25 campi di azione): trasferimento tecnologico, produzione e gestione dei beni pubblici, <em>public engagement</em>; scienze della vita e salute, sostenibilit&agrave; ambientale, inclusione e contrasto alle diseguaglianze, con particolare riferimento agli obiettivi dell&rsquo;Agenda ONU 2030.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Questo inquadramento riassuntivo in ordine alle missioni istituzionali delle Universit&agrave; mette un po&rsquo; di ordine (anche se la terza &lsquo;mission&rsquo; soffre di una ridondante parcellizzazione, dove le definizioni prevalgono sui contenuti), in quello che a vederlo dall&rsquo;esterno assomiglia alla descrizione kafkiana dell&rsquo;agglomerato complesso di stanze, aule, laboratori, cunicoli, stambugi in cui ciascuno esplica un compito di cui non sempre gli altri coinquilini titolari di funzioni analoghe - ma spesso solipsistiche e criptiche - sono esattamente a conoscenza. Come spiega l&rsquo;autore del saggio ciascun docente &ndash; in particolare &ndash; sembra concentrato sulla messa a punto monografica del proprio insegnamento: si comprende bene allora (per chi legge il libro) la difficolt&agrave; a far sintesi da parte del presidente di un collegio didattico o dello stesso Rettore dell&rsquo;Ateneo. In ogni contesto fortemente istituzionalizzato e in ispecie nel mondo accademico universitario si percepisce la pletora ridondante della burocrazia come derivato del principio dell&rsquo;autonomia, una sorta di autogenesi di uffici (secondo la cd. &lsquo;legge di Parkinson&rdquo;) asseritamente con finalit&agrave; ordinamentali e organizzative, in realt&agrave; a far somma tra indicazioni ministeriali e modalit&agrave; funzionali proprie di ciascun Ateneo o persino di ogni corso di laurea. Una presenza ingombrante, con le sue liturgie, le sue regole e le sue sovrabbondanze che finiscono per complicare le citate &ldquo;missioni&rdquo; specifiche anzich&eacute; semplificarle. Esattamente ci&ograve; che sta accadendo qualche gradino pi&ugrave; sotto negli ordinamenti della scuola dell&rsquo;obbligo e in quella secondaria di secondo grado, tra formule, algoritmi, sigle, acronimi che finiscono per confondere significato e significante. Un imprinting caratterizzante l&rsquo;insieme del sistema formativo italiano. una sua prerogativa sommativa che non pu&ograve; essere risolta solo aumentando le risorse a disposizione del PNRR ma che richiedono maggior flessibilit&agrave;, pertinenza metodologico-didattica, reale esercizio della libert&agrave; di insegnamento. Si percepisce la presenza ossessiva delle certificazioni di riunioni, collegi, consigli e comitati in nome di una presunta &ldquo;qualit&agrave;&rdquo; che ha a che fare pi&ugrave; con le formalizzazioni teoriche che con il pragmatismo utile a perseguire il vero scopo delle Universit&agrave;: la formazione pi&ugrave; completa e aggiornata dei suoi studenti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Anche in questo contesto, dunque, aleggia quella discrasia tra il dire e il fare, tra la teoria e la pratica che &egrave; il problema principale che riguarda azioni e risultati di un pubblico servizio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dopo aver considerato il fenomeno in espansione delle universit&agrave; telematiche l&rsquo;autore si sofferma sulle ambizioni organizzative degli atenei, sotto almeno quattro profili di considerazione: la struttura di <em>governance</em>, la struttura amministrativa e gestionale, la struttura dipartimentale e la struttura didattica, evidenziandone le criticit&agrave; perch&eacute; un palinsesto siffatto assomiglia sempre pi&ugrave; ad una giungla istituzionale, radicata e ridondante nei suoi cascami organizzativi, in un quadro d&rsquo;insieme tanto ramificato quanto centralizzato, in una struttura verticistica e in una serie pletorica di comitati, e consigli alla ricerca di una propria collocazione utile e funzionale. Dal Rettore al Direttore Generale, cio&egrave; dalla governance alla gestione amministrativa si percepisce una &lsquo;<em>sorta di mosaico articolato di direzioni, uffici e servizi, la cui configurazione riflette le dimensioni, la storia e &ndash; soprattutto &ndash; la cultura di potere dell&rsquo;ateneo&rsquo;. </em>Gli stessi dipartimenti, vero punto di riferimento per i docenti, sono per lo pi&ugrave; strutture in espansione a cui vengono delegati compiti di spartizione delle risorse comuni in cui si cerca di ottimizzare il proprio <em>score </em>rispetto all&rsquo;algoritmo di ateneo. Quanto alla struttura didattica essa dovrebbe costituire <em>l&rsquo;ubi consistam </em>di ogni Universit&agrave;: in realt&agrave; &egrave; la Cenerentola che raccoglie le briciole rimaste dopo i passaggi ai piani organizzativi e gerarchici superiori. La critica dell&rsquo;autore di questo intrigante saggio si sofferma fondamentalmente su questa ridondanza di apparati rispetto al fine precipuo delle Universit&agrave; che trova nella didattica e nella ricerca la sua ragion d&rsquo;essere. Insomma il Prof. Solari descrivendo le Universit&agrave; attuali e definendole &ndash; se permane il trend organizzativo e funzionale che le caratterizza &ndash; come istituzioni senza futuro, ritiene che se una riforma si debba auspicare essa dovrebbe vertere su due aspetti dirimenti e decisivi: quello della strutturazione degli apparati e quello degli obiettivi da perseguire.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Una finalizzazione certamente ambiziosa anche se espressa a ragion veduta da persona titolata nel merito ed esperta, ma che deve fare i conti con un&rsquo;architettura consolidata nel tempo (direi nei secoli) difficile da scalfire, come una sorta di moloch inattaccabile, un fortilizio a ragion veduta inespugnabile.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/universit-senza-futuro/2720]]></guid>
					<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 00:01:00 +0200</pubDate>
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					<title><![CDATA[Sentenza storica Usa: i social colpevoli di creare dipendenze tra i giovani utenti]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/sentenza-storica-usa-i-social-colpevoli-di-creare-dipendenze-tra-i-giovani-utenti/2719]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Due anni dopo l&rsquo;audizione davanti alla Commissione Giustizia del Senato USA (nella quale erano comparsi i Ceo dei cinque principali network USA da Mark Zuckerberg (Meta) a Linda Yaccarino (X), Shou Chew (Tik Tok) Evan Spiegel (Snap) e Jason Citron (Discord), META (Facebook, Instagram, WhatsApp) e You Tube di Google si sono presentati come imputati davanti ad una giuria popolare in un vero e proprio processo che si &egrave; concluso con una sentenza di condanna. &nbsp;Gi&agrave; il 31 gennaio 2024 non si era trattato di una messinscena, vista la durezza delle accuse dei senatori peraltro debordate anche sul cot&egrave; della politica<strong>:</strong>&nbsp;di fatto la campagna elettorale per le presidenziali era virtualmente aperta, ma l&rsquo;argomento era troppo ghiotto per trasformare la conferenza in una burletta di simulazioni e domande concordate. Davanti ai Senatori, i grandi capi dei social erano stati messi sotto torchio (<em>&ldquo;Le vostre mani sono sporche di sangue&rdquo;) </em>e l&rsquo;accusa non era certo lieve<em>: &ldquo;Big Tech and the Online Child Sexual Exploitation Crisis&rdquo;, sfruttamento sessuale e pericoli per minori&rdquo;.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma il processo andato in scena in California, a Los Angeles il 18 febbraio 2026 &egrave; stato un duro colpo per gli imputati che dovevano rispondere alle accuse elevate nei loro confronti dai legali patrocinanti della causa promossa da una ragazza di 20 anni, Kaley G.M querelante, che in aula ha riferito di essere diventata dipendente dai social fin da bambina (a partire dai 6 anni di et&agrave;), trascorrendo fino a 16 ore al giorno sulle piattaforme social,&nbsp;in particolare sui servizi di Meta e su YouTube di Google, aggravando in tal modo i suoi problemi di salute mentale. I due colossi della Silicon Valley - Meta e YouTube - &nbsp;sono stati giudicati negligenti nel modo in cui hanno progettato le rispettive piattaforme e questa incuria ha causato danni a Kaley G.M. che sono stati quantificati dalla giuria in 6 milioni di dollari di cui 3 per il risarcimento vero e proprio e ulteriori&nbsp;3 milioni di dollari a titolo di danni punitivi<strong>,</strong>&nbsp;dopo aver stabilito che le societ&agrave; hanno agito con &lsquo;<em>malizia, oppressione o frode nel danneggiare i minori attraverso le loro piattaforme&rsquo;.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ogni societ&agrave; sapeva che le sue piattaforme potevano essere pericolose se utilizzate da minori, ma non ha avvertito l&rsquo;utenza in modo adeguato di questo rischio, hanno aggiunto i giurati.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Meta &egrave; stata ritenuta maggiormente responsabile del danno subito da KGM e dovr&agrave; farsi carico del 70% dei 6 milioni di dollari, mentre YouTube pagher&agrave; il restante 30%.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La giuria, composta da sette donne e cinque uomini ha raggiunto la sua sentenza dopo aver ascoltato testimoni per oltre 40 ore di audizione in sei settimane di svolgimento del processo: Meta e Google sono stati giudicati colpevoli di negligenza per aver gestito un prodotto che ha arrecato danni a bambini e adolescenti e per non aver messo in guardia sui pericoli.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Inutilmente Mark Zuckerberg si &egrave; scusato davanti alla Corte e alle famiglie presenti di altri minori danneggiati dall&rsquo;uso compulsivo dei social (con casi di disagi psicologici e comportamentali, fino a vittime di cyberbullismo ove non di vere e proprie azioni di violenza o autolesionismo, adescamenti sessuali, giochi pericolosi, istigazione al suicidio), giustificandosi per il fatto che il filtro di Instagram per limitare l&rsquo;accesso ai minori di 13 anni non abbia funzionato, ammettendo: &ldquo;avrei voluto che ci fossimo riusciti prima&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quello di Los Angeles (che &egrave; venuto subito dopo un analogo procedimento giudiziario davanti ad una giuria del New Mexico che ha inflitto al gruppo META &nbsp;una sanzione da 375 milioni di dollari dopo aver stabilito che la piattaforma ha danneggiato consapevolmente la salute mentale dei minori e ha nascosto informazioni sullo sfruttamento sessuale dei bambini) pu&ograve; essere considerato un fatto storico per la punizione esemplare e contemporaneamente un evento apripista per altri casi analoghi negli USA ma anche a livello planetario.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La motivazione di questa deduzione risiede principalmente in due aspetti: i social utilizzano piattaforme che invitano esplicitamente ad un uso intensivo, sconsiderato e continuativo creando situazioni di dipendenza a motivo del fatto che le applicazioni possono causare danni alla persona.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La seconda argomentazione a sostegno del danno causato alla ricorrente ma in via generale potenzialmente a tutti i fruitori dei social si riferisce al target dei destinatari, molto spesso minori non adeguatamente istruiti sui pericoli di un utilizzo compulsivo delle piattaforme, soggetti quindi pregiudizialmente indifesi e gettati allo sbaraglio nella pratica di strumenti e soprattutto di contenuti che non dovrebbero essere destinati ad utenti della loro et&agrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sintomatico di questa trascuratezza colpevole il fatto che, durante la sua testimonianza, a Zuckerberg siano stati mostrati documenti aziendali di META che contraddicevano la sua difesa (che addebitava ad origini familiari la causa del vulnus), valga per tutti quello in cui era testualmente scritto: &ldquo;<em>se vogliamo avere successo con gli adolescenti, dobbiamo coinvolgerli prima, da quando sono preadolescenti</em>&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Analisti sociali, pedagogisti, psicologi, psichiatri da tempo puntano il dito contro i social e i loro effetti talora devastanti per la mente dei bambini e degli adolescenti, indotti a stili di vita insani e sedentari, trasformati in internauti senza controlli, limiti, semafori in una navigazione pregiudizialmente incognita, stimolando in loro atteggiamenti aggressivi che sfociano in comportamenti di violenza crescente. Pi&ugrave; che di gogna mediatica i social sono identificabili come &lsquo;fogna mediatica&rsquo;, poich&eacute; trasmettono esempi malsani e diseducativi, erodendo l&rsquo;opera educativa della scuola e sfuggendo al controllo dei genitori, peraltro troppo spesso essi stessi principali fruitori di queste scorribande nel web e di fatto pessimi esempi per i propri figli.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Da alcuni anni a questa parte la diffusione delle tecnologie, la dilagante digitalizzazione, gli scenari aperti dal metaverso e dagli iniziali esperimenti di intelligenza artificiale hanno imposto un&rsquo;area tematica che sta rivoluzionando il mondo delle comunicazioni e prelude a scenari persino sconvolgenti negli stili di vita degli &ldquo;umani&rdquo; che ne saranno inevitabilmente coinvolti. Fermare questa deriva equivarrebbe a tentare di arrestare uno tsunami con l&rsquo;uso delle mani, ma certamente la facilit&agrave; con cui hardware e software si sono diffusi, algoritmi e stilemi linguistici hanno sostituito gli alfabeti tradizionali, il fatto che questo universo in gran parte inesplorato e sconosciuto ai pi&ugrave;, ma gestito con disinvoltura e poco senso etico e della misura da poche mani sapienti per finalit&agrave; commerciali e con profitti stellari, sia frequentato in prevalenza da giovani o giovanissimi, senza una guida orientativa e senza confini tematici, ha costituito una vera e propria rivoluzione culturale che la scuola non &egrave; riuscita a controllare, per sdoganare e limitarne gli effetti distorsivi.<strong></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Da anni ci si interroga sull&rsquo;uso dei social poich&eacute;, lungi dal favorire un supporto all&rsquo;impegno educativo delle famiglie e pi&ugrave; specificatamente didattico e pedagogico dei sistemi formativi, hanno favorito da un lato una diffusione massiva incontrollata, dall&rsquo;altro non hanno posto tutele e ripari alla fruizione solipsistica e fuorviante delle tecnologie. Navigare senza rete non ha quasi mai favorito approdi rassicuranti, scomparsi agli orizzonti degli esploratori.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il fenomeno delle devianze prodotte dalla tecnologia incontrollata nell&rsquo;uso fino a normalizzare una serie infinita di abusi e comportamenti distorsivi &egrave; presente da molto tempo: ma la globalizzazione ha rapidamente esportato tutti gli aspetti pi&ugrave; deleteri e deteriori di questa dilagante deriva.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dobbiamo porci anche qui, in Italia e in Europa, pi&ugrave; di un interrogativo sul da farsi ricordando il &lsquo;non fatto&rsquo;: sono innumerevoli gli episodi che gi&agrave; da diversi anni si sono verificati con crescente intensit&agrave; e perniciosa creativit&agrave;: l&rsquo;emulazione, l&rsquo;indifferenza degli adulti ammantata da un&rsquo;assenza di regole e norme di comportamento che rasenta l&rsquo;incoscienza hanno consentito una sovraesposizione al pericolo nella frequentazione dei social, fino a farli diventare una sorta di cloaca maxima dove affogare senza tornare a galla. E insieme a questo la diffusione della pornografia, della prostituzione minorile agganciata in rete e tutte le raffinate distorsioni che ne sono via via derivate, a cominciare dal revenge porn, la trasgressione pi&ugrave; odiosa, la &ldquo;vendetta&rdquo; realizzata attraverso la diffusione di immagini intime carpite a insaputa delle vittime. Sono temi che ci riguardano da vicino poich&eacute; attraverso gli interessi commerciali delle grandi aziende si innescano gigantesche campagne diseducative, n&eacute; va dimenticato come i social siano spesso i megafoni dell&rsquo;omologazione culturale: la negazione della loro essenza poich&eacute; falsificano e distorcono la comunicazione fino a diventare la causa pi&ugrave; diffusa delle solitudini siderali e spesso disperate del nostro tempo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La storica sentenza di Los Angeles ha gi&agrave; prodotto conseguenze che si immaginano adeguate sul piano giudiziario e delle azioni dei soggetti istituzionali di ogni Paese.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La deriva incontrollata della diffusione dei social sta suscitando da tempo reazioni opposte e contrastanti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La Commissione Europea ad esempio ha stabilito che i siti per adulti Pornhub, Stripchat, XNXX e XVideos, violano la normativa sui servizi digitali &ldquo;per non aver protetto i minori&rdquo; dal loro utilizzo e dalla sovraesposizione a contenuti esplicitamente pornografici. Prevedendo pertanto sanzioni a carico dei trasgressori fino al 6% del fatturato annuo globale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Secondo l&rsquo;U.E. in una indagine avviata a maggio 2025 le piattaforme citate non avrebbero identificato e valutato con diligenza e accortezza i rischi di una esposizione diretta dei minori all&rsquo;accesso dei siti, non impedendo quindi loro di accedere a contenuti esplicitamente dannosi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Le piattaforme devono quindi mettere in atto accorgimenti atti a precludere ai minori ogni via di accesso ai rispettivi siti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La posta in gioco &egrave; troppo alta e la cronaca quotidiana racconta quanto la frequentazione incontrollata dei social da parte di bambini e adolescenti possa provocare in loro danni incalcolabili, stimolando ag&igrave;ti di violenza di ogni tipo, abbassando esponenzialmente il target di et&agrave; di accesso.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si tratta di una deriva perniciosa che deve essere fermata dagli adulti e a livello normativo, con sanzioni esemplari a carico di chi se ne fa colpevole promotore, intensificando l&rsquo;opera educativa della scuola e recuperando una smarrita responsabilit&agrave; genitoriale che fa dell&rsquo;ambiente domestico il primo contesto distratto e inconsapevole di consuetudini e comportamenti sbagliati che non sempre il semplice scorrere del tempo potrebbe rimuovere.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Rivista scientifica transdisciplinare Adolescenze - Fondazione Varenna</em></span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/sentenza-storica-usa-i-social-colpevoli-di-creare-dipendenze-tra-i-giovani-utenti/2719]]></guid>
					<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Il cervello di un moscerino potrebbe essere caricato su un chip]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/il-cervello-di-un-moscerino-potrebbe-essere-caricato-su-un-chip/2718]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">La corsa alla miniaturizzazione &ndash; di cui abbiamo appreso metodica e risultati nel libro di Gordon E. Moore &ldquo;La legge che muove il mondo&rdquo; non &egrave; meno intrigante e affascinante dell&rsquo;esplorazione dell&rsquo;immensit&agrave; dello spazio, lo ricordava e raccomandava nel 1995 lo stesso ricercatore, genio della chimica e dell&rsquo;informatica e fondatore di INTEL: &ldquo;Voglio incoraggiare ciascuno di voi a pensare sempre pi&ugrave; in piccolo&rdquo;. Pare che lo abbia preso alla lettera e sia andato oltre &ndash; dove finora nessuno &egrave; arrivato- Alex Wissner-Gross, fondatore di Eon Systems Pbc, che in un articolo e in un video caricato su You Tube ha affermato di essere riuscito ad emulare il cervello di un moscerino della frutta e a riprodurlo in un chip di silicio. La notizia finora non &egrave; stata pubblicata su una rivista scientifica e quindi al momento non &egrave; validata, per cui va letta ed appresa con cautela.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Se fosse confermata agli esiti del risultato dichiarato si tratterebbe della prima volta in cui un organo biologico capace di produrre comportamenti multipli verrebbe emulato e replicato dentro un corpo virtuale. Questo processo sarebbe il risultato di uno studio pubblicato nel 2024 sulla rivista scientifica Nature dallo scienziato senior di Eon &ndash; Philip Shiu &ndash; che descrive un modello computazionale dell&rsquo;intero cervello adulto della Drosophila melanogaster &ndash; il piccolissimo moscerino della frutta &ndash; che contiene oltre 125 mila neuroni e 50 milioni di connessioni sinaptiche.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per un confronto comparativo il cervello umano &egrave; composto da circa 86 miliardi di neuroni e 100 mila miliardi di connessioni sinaptiche (il Prof. Giulio Maira lo ha definito &ldquo;pi&ugrave; grande del cielo&rdquo;&hellip;).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non si tratterebbe nel caso descritto di una &lsquo;simulazione&rsquo; basata sull&rsquo;uso dell&rsquo;I.A. attraverso apprendimento di algoritmi ma di un transfert di &lsquo;emulazione&rsquo; &ndash; la riproduzione di una copia dell&rsquo;organo biologico il cui comportamento nasce da una mappa neuronale biologica fedele alla realt&agrave;. I neuroni digitali processerebbero azioni come accade a quelli naturali.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&ldquo;<em>Nessuno aveva mai dimostrato prima un cervello emulato completo, derivato da un connettoma biologico, capace di guidare un corpo simulato fisicamente attraverso molteplici comportamenti naturalistici</em>&rdquo;, ha affermato Philip Shiu mentre Alex Wissner Gross ha anticipato che gli studi e gli esperimenti si estenderanno ora sulla emulazione digitale del cervello di un topo che ha 70 milioni di neuroni (pari ad oltre 560 volte quello di una mosca).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Da qui ad ipotizzare intuitivamente l&rsquo;emulazione digitale di un cervello umano il passo &egrave; ancora lungo ma se la notizia fosse confermata si tratterebbe di una strada che si sta aprendo per la scienza.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Un futuro in cui il&nbsp;corpo umano potrebbe diventare il device attraverso il quale condividere dati ed accedere a servizi &egrave; gi&agrave; iniziato attraverso l&rsquo;impianto sottocutaneo di microchip capaci di compiere azioni al posto nostro, alla stregua di un&rsquo;APP sottopelle. Gli impianti utilizzano la&nbsp;tecnologia Nfc-Rfid<strong>&nbsp;</strong>(identificazione a radio frequenza) passiva, ovvero non hanno una batteria o altra fonte di alimentazione e quindi non possono trasmettere alcun segnale in modo indipendente. Sarebbero inoltre dotati di protocolli di sicurezza avanzatissimi che eviterebbero fenomeni di hackeraggio.&nbsp;</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La Svezia ha sperimentato con successo questa tecnologia che si prevede possa interessare presto i cittadini del nostro Paese. Tuttavia l&rsquo;esperimento descritto dal fondatore di Eon System Pbc va molto oltre questa applicazione perch&eacute; prevede l&rsquo;emulazione e la riproduzione digitale di un organismo vivente estremamente complesso.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">A questo punto ogni sperimentazione dovrebbe essere seguita e monitorata non solo sul piano delle virtuali potenzialit&agrave; scientifiche (che probabilmente hanno limiti raggiungibili) ma controllata e validata sotto il profilo etico perch&eacute; riguarderebbe non solo la replica digitale di un organo umano ma le potenzialit&agrave; che finora appartengono solo alla natura e alla genetica, come la produzione del pensiero, dei ricordi e dei sentimenti. Un tema troppo delicato per poter essere considerato solo in un laboratorio sperimentale dove gli esiti della ricerca non potrebbero limitarsi alla produzione di schegge impazzite senza alcuna preventiva consapevolezza di senso di utilit&agrave;, sostenibilit&agrave; antropologica e di liceit&agrave; morale.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/il-cervello-di-un-moscerino-potrebbe-essere-caricato-su-un-chip/2718]]></guid>
					<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Baby Bang]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/baby-bang/2717]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Preceduto da una breve ma intensa prefazione di Mauro Magatti, Ordinario di Sociologia dell&rsquo;UNICATT di Milano, il saggio (edito da Rubbettino) di Vincenzo Abbatantuono e Angelo Palmieri, &nbsp;- rispettivamente docente e sociologo progettista sociale, entrambi studiosi dei temi del disagio giovanile, delle dipendenze patologiche e dell&rsquo; inclusione - &nbsp;esplora la condizione giovanile e le sue peculiarit&agrave; problematiche, a cominciare dalla precariet&agrave; come condizione esistenziale prevalente in un mondo carente di certezze e prospettive nel futuro. Supportata da una serie di dati statistici desunti da fonti attendibili come ISTAT, Eurostat, OMS, Ministero dell&rsquo;Istruzione e del merito, l&rsquo;analisi descrittiva delle evidenze si fa interpretazione delle cause prevalenti fino ad ipotizzare un quadro di strategie possibili per superare l&rsquo;impasse oggi percepita come prevalente.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Gi&agrave; in esordio gli autori evidenziano un paio di dati statistici eloquenti: i cosiddetti NEET (Not in Education, Employment or Training) &ndash; ovvero i giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non seguono percorsi di formazione &ndash; hanno raggiunto, secondo l&rsquo;ISTAT, il 16,1% della popolazione in questa fascia di et&agrave;, pari a circa due milioni di soggetti. Contemporaneamente nel nostro Paese In Italia, la situazione dei giovani in cerca di lavoro rimane particolarmente critica: il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) si &egrave; attestato al 21,0% nel novembre 2023, secondo gli ultimi dati ISTAT pubblicati a gennaio 2024. Si tratta di un valore in lieve miglioramento rispetto agli anni precedenti ma l&rsquo;Italia continua a registrare uno dei tassi pi&ugrave; alti nell&rsquo;Unione europea, segno di una persistente difficolta nell&rsquo;inserimento lavorativo delle giovani generazioni. Si registra anzi un incremento tendenziale dei flussi di emigrazione all&rsquo;estero di giovani in cerca di una occupazione adeguata al titolo di studio e meglio remunerata: &egrave; il cd. fenomeno del <em>brain drain</em>, un esodo spiegato in larga parte come &lsquo;fuga dei cervelli&rsquo; perch&eacute; interessa in prevalenza i giovani laureati o coloro che completano il corso di studi in altri Paesi. Si tratta di un tema particolarmente interessante che anni fa avevo avuto modo di conoscere attraverso i primi studi di questo fenomeno, riconducibili alle indagini dell&rsquo;ISTAT, ai Rapporti del CENSIS e alle ricerche di Sgritta-Raitano della Sapienza di Roma.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Un&rsquo;ulteriore notazione degna di menzione, che apre al tema del disagio giovanile al quale vengono dedicati i sei capitoli del libro, riguarda la molteplicit&agrave; delle cause che si frappongono all&rsquo;inclusione sociale degli adolescenti: il declino della famiglia &ndash; istituzione primaria alla quale sarebbe utile dedicare pi&ugrave; di una riflessione nel tentativo di recuperarne la funzione formativa e il ruolo sociale- &nbsp;gli sforzi della scuola che cerca di adeguarsi all&rsquo;innovazione tecnologica che crea nuovi standard culturali, la &lsquo;societ&agrave; della prestazione&rsquo;, commisurata al raggiungimento di traguardi sul piano personale e professionale, che finisce per innescare processi di abbandono precoce, frustrazione emotiva, rifugio in altre nicchie senza sbocchi (a volte pericolose e declinanti verso la marginalizzazione, le ludopatie, l&rsquo;uso di sostanze), le solitudini incomprese, persino gli atteggiamenti di ribellione e violenza o specularmente le aggregazioni nei gruppi dei coetanei e dei pari in condizione di &nbsp;isolamento o di conflitto con la societ&agrave;, ai margini di una integrazione spesso pregiudizialmente scartata come fonte di riscatto. Secondo una brillante definizione degli autori il disagio giovanile viene configurandosi come &lsquo;indicatore di una crisi sistemica che investe strutture e relazioni sociali interconnesse&rsquo;: esso coinvolge famiglia, sistema formativo e contesto sociale e si rappresenta in &ldquo;forma multidimensionale e complessa&rdquo;. Se ne ricava una dimensione generalizzata e generazionale, di non facile approccio e di incerta soluzione, che si sviluppa su almeno quattro livelli di percezione: il microsistema, le interconnessioni tra diversi microsistemi denominate &lsquo;mesosistema&rsquo;, poi l&rsquo;esosistema e il macrosistema. In sostanza coinvolge &ndash; semplificando concettualmente questa mappa ricognitiva &ndash; i processi di vita dalla famiglia alla scuola, ai gruppi amicali, nelle loro interconnessioni, strutturazioni, modificazioni, correlazioni funzionali aggiungendo un quinto livello di considerazione: il cronosistema, al quale attribuiamo il senso sequenziale di sviluppo temporale di queste relazioni primarie nell&rsquo;et&agrave; adolescenziale. Significativo nell&rsquo;incedere delle argomentazioni il riferimento ad autori come Pierre Bourdieu e Karl Mannheim che hanno fornito un tentativo di interpretazione epistemologica del fenomeno del disagio nella sua rappresentazione esistenziale e simbolica. Ci sono alcuni passaggi argomentativi nell&rsquo;analisi degli autori che vale la pena di leggere e metabolizzare. Particolarmente gradito a questo recensore il fermo immagine sul contesto scolastico e sull&rsquo;ipotesi che il profluvio di finanziamenti rovesciati sulla scuola attraverso la fonte del PNRR possano risolversi in una sinecura per il benessere scolastico degli alunni: nulla di pi&ugrave; superficiale (come una sorta di terapia meccanicistica che produce in automatico risultati positivi incredibili).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Gli autori smascherano assai bene questa semplicistica spiegazione. A conti fatti &ndash; per chi scrive queste righe &ndash; molti di questi finanziamenti sono diventati un&rsquo;emorragia senza risultati, se non formali e di immagine e sarebbe stato meglio che fossero destinati &ndash; ad es.- alla messa in sicurezza del territorio paesaggistico italiano, scelta certamente pi&ugrave; pedagogicamente declinabile in utili apprendimenti per i ragazzi sotto il profilo dell&rsquo;educazione civica e della consapevolezza ecologica. L&rsquo;autoreferenzialit&agrave; di questa visione della scuola &ndash; che migliora se &egrave; soverchiata di fondi messi a disposizione per i suoi ben noti progettifici gestiti da sedicenti esperti esterni&ndash; sta producendo mere, inconcludenti illusioni, fondate su algoritmi, sigle, acronimi e formule magiche.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Particolarmente interessanti sono gli approfondimenti del legame tra stili di vita dei ragazzi e utilizzo pervasivo delle tecnologie, l&rsquo;invadenza delle quali produce non solo ricadute nella comunicazione ag&igrave;ta attraverso smartphone e tablet: gli autori esplorano una dimensione finora sottovalutata nelle analisi sugli effetti di queste incidenze. Il ritrarsi in nicchie di solitudine a contatto con i propri marchingegni elettronici esita ricadute sociali e psicologiche rilevanti: l&rsquo;<em>hikikomori (definizione giapponese), </em>evocato nel libro &egrave; una forma di ritrazione sociale estrema, non una scelta di isolamento di breve durata bens&igrave; a volte il risultato di fallimenti relazionali, di bullying ed esclusione sociale, di incapacit&agrave; di gestire l&rsquo;ansia o la depressione, di paura di sbagliare, di perdita di autostima nel misurarsi con gli altri. I cascami psicologici di questo appartarsi evitando relazioni umane se non attraverso il canale dei social producono effetti rilevanti. Una nota di merito va riconosciuta agli autori perch&eacute; questa esplorazione introspettiva non &egrave; frequente nelle analisi sociologiche e psicologiche del fenomeno del disagio giovanile: si tratta di una notazione rilevante ed estremamente pertinente e interessante, un riferimento argomentato per quanti devono o vogliono misurarsi su questi aspetti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Cos&igrave; come lo sono gli approfondimenti del tema del disagio nei contesti di vita dei ragazzi, a partire dalla famiglia e dalla scuola: i fenomeni di abbandono precoce degli studi e quello della dispersione scolastica sono esiti inscritti nel pi&ugrave; ampio contenitore del fallimento educativo. Ricordo ad es. quanta attenzione sia stata dedicata negli ultimi decenni a questi aspetti nel sistema scolastico francese dove si era giunti ad una mappatura territoriale sugli incroci e le cause connesse ai fattori di rischio educativo e di disagio scolastico. Un&rsquo;esperienza istituzionale non ancora realizzata nel sistema formativo del ns. Paese che una pratica pi&ugrave; assidua (almeno ai livelli dirigenziali ministeriali) della pedagogia comparativa suggerirebbe di adottare. Ci&ograve; che non sfugge agli autori di questo documentato e argomentato saggio, ricco di riferimenti a realt&agrave; socio-culturali, economiche e territoriali del nostro Paese (es. l&rsquo;incidenza del vivere al nord o al sud, nei centri urbani, nelle periferie o nelle aree rurali): entrare nel cuore dei fenomeni e studiarli, un metodo induttivo ed empirico, risolutivo per capire e poi spiegare, che Abbatantuono e Palmieri ci insegnano e che mi ricorda da vicino i Rapporti CENSIS e il rabdomante suo presidente Giuseppe De Rita.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il rilevato depauperamento culturale dei contesti di vita sollecita l&rsquo;adozione di misure di politiche compensative sotto il profilo delle occasioni istituzionalmente offerte in ambito culturale, appunto, ma anche educativo, sportivo, ludico, di intrattenimento.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;incidenza delle tecnologie e del loro uso produce effetti sulla dimensione personologica, sociale, dei comportamenti sessuali delle giovani generazioni, soprattutto attraverso il mondo dilatato e sommerso dei social attraverso cui passano messaggi sbagliati, incontrollati e diseducativi. In particolare la &lsquo;roulette del sesso&rsquo; viene vissuta sotto l&rsquo;aspetto prestazionale e discontinuo, esibizionistico fino alla socializzazione di comportamenti espliciti o di veri e propri reati (es. il cyberbullismo e il revenge porn) mentre viene a mancare la dimensione intimistica e affettiva.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Un forte richiamo &ndash; quello degli autori- alla necessit&agrave; di una solida educazione sentimentale, a partire dalla famiglia (spesso assente, concessiva o contesto di vissuti di violenza domestica assistita) e dalla scuola. Il disagio psicologico generato dalla full immersion nei social media va compensato da azioni di ascolto, guida e indirizzo a casa e a scuola: serve un &ldquo;patto intergenerazionale&rdquo;, che restituisca significato e orizzonti valoriali alle giovani generazioni. Nell&rsquo;epoca del virtuale che sostituisce il reale o crea distonie di consapevolezza su ci&ograve; che &egrave; bene e ci&ograve; che &egrave; male, bisogna prevenire il rifugiarsi dei giovani in nicchie di solitudine che spingono all&rsquo;emarginazione sociale o verso viaggi allucinatori e percorsi ignoti e senza meta, ripensando la relazione educativa come &lsquo;un percorso di mediazione simbolica e di accompagnamento&rsquo;. Ci&ograve; vale a maggior ragione a fronte di un&rsquo;offerta di alternative all&rsquo;uso del pensiero critico e della riflessione, a partire dagli algoritmi preconfezionati dei supporti come ChatGPT e fino all&rsquo;utilizzo dell&rsquo;I.A. che si va diffondendo senza riguardo ai destinatari dei processi interattivi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Di questi e altri aspetti si occupa questo libro decisamente attuale, analitico, ricco di spunti di riflessione per utili aggiustamenti di tiro nella pedagogia domestica, scolastica e sociale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Gli autori hanno elaborato un saggio di grande valore che merita di essere letto da genitori, docenti, attori sociali, dalla stessa politica e da chi ha responsabilit&agrave; dirette nel raddrizzare certe derive negative in atto, che si colgono nei disagi vissuti e in quelli &ndash; dall&rsquo;esterno &ndash; percepiti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Un libro non pu&ograve; essere riscritto e nel suo commento ci si deve attenere ad un tratteggio delle evidenze pi&ugrave; salienti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si tratta di un lavoro denso, ricco di contenuti e ben scritto. A cominciare dal titolo: &ldquo;Baby bang&rdquo; che nasce come gioco fonetico con il pi&ugrave; usato &lsquo;baby gang&rsquo; ma con uno scarto significativo. Quel BANG non &egrave; solo richiamo sonoro, esso rimanda all&rsquo;idea di urto, deflagrazione, impatto improvviso: certe traiettorie giovanili non sono mode o etichette o mostrine da esibire, ma esplosione di vissuti e biografie, accelerazioni di rabbia e fragilit&agrave;, spesso generate in contesti disattenti ed espulsivi, dove il giudizio sommario prevale sull&rsquo;ascolto e la comprensione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E nonostante il grande interesse suscitato nello scrivente lettore la recensione del libro pu&ograve; apparire frammentaria o incompleta: per questo &egrave; consigliato a chi voglia misurarsi su questi temi un successivo, decisivo passaggio: semplicemente leggerlo.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/baby-bang/2717]]></guid>
					<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Alfabit. L'italiano digitale dagli SMS all'IA]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/alfabit-litaliano-digitale-dagli-sms-allia/2716]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Alfabit &egrave; un mix tra la tradizione linguistica dell&rsquo;alfabeto e il bit (inteso come unit&agrave; minima dell&rsquo;informazione digitale): questo &egrave; il titolo del libro (edito da IL MULINO) ma &egrave; anche il riassunto semantico di una storia dell&rsquo;evoluzione nel modo di comunicare generata dall&rsquo;introduzione &ndash; esponenzialmente pervasiva fino a diventare prevalente &ndash; delle tecnologie nella nostra vita quotidiana. L&rsquo;autore ricorda come gi&agrave; nel 1963 Umberto Eco preconizzava il passaggio dalla <em>beat generation</em> alla <em>bit generation</em>, prodotta dall&rsquo;avvento dell&rsquo;informatica. E in questa mutazione &ndash; che rappresenta decenni di studi accademici del Prof. Giuseppe Antonelli docente di Storia della lingua italiana all&rsquo;Universit&agrave; di Pavia &ndash; si susseguono date significative: dal primo SMS del 3 dicembre 1992 (dove era scritto Merry Christmas) al primo vocale WhatsApp nel 2013, al sorpasso nel 2014 del telefonino da parte dello smartphone (che rende oggi il primo un cimelio per minimalisti delle semplici telefonate via cellulare e il secondo un prodotto tecnologico sempre pi&ugrave; sofisticato e &ndash; al momento &ndash; insuperabile), al primo apparire di ChatGPT nel 2023, lasciando intendere che la produzione linguistica degli LLM (large Language Models) &egrave; destinata ad una evoluzione inarrestabile e dagli esiti potenziali al momento imprevedibili, fino all&rsquo;I.A. e alle sue applicazioni fruibili e interattive.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per dare un&rsquo;idea comparativa basti pensare a come era fatto il Commodore 64 e come sono i moderni PC.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ricordando il saggio di Walter Benjamin di quasi un secolo fa sull&rsquo;Opera d&rsquo;arte nell&rsquo;epoca della sua riproducibilit&agrave; tecnica (che nel mio piccolo ho cercato di studiare e approfondire per valorizzarne l&rsquo;intuizione dirimente tra produrre e ri-produrre) potremmo oggi scriverne uno &ndash; aggiornato e certamente attuale &ndash; sull&rsquo;Opera d&rsquo;arte (e sul linguaggio) nell&rsquo;epoca della sua producibilit&agrave; automatica.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La tecnologia inglobata nella comunicazione &ndash; come mezzo-fine - ha rivoluzionato le regole del gioco, proponendo stilemi espressivi nuovi e sincopati, svincolati dalle regole grammaticali del passato: non solo nel linguaggio usato ma anche &ndash; attraverso le &lsquo;macchine&rsquo; - in quello generato dalle nuove applicazioni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il trend che l&rsquo;autore anticipa gi&agrave; nell&rsquo;introduzione del suo interessante libro riguarda la produzione di neologismi espressivi, l&rsquo;interazione (fino alla sostituzione) con le immagini, la declinazione nei codici binari alfa-numerici, l&rsquo;esordio dell&rsquo;I.A. che diventa un software inglobato negli smartphone e nei tablet di nuova generazione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Mentre scrivo questa riflessione giunge sul mio cellulare una messaggistica di WhatsApp che invita &ndash; ad esempio &ndash; a imparare a sostituire le parole con &lsquo;sticker&rsquo;, cio&egrave; immagini sincretiche: per esprimere emozioni, stati d&rsquo;animo, contenuti comunicativi. Non dalle parole alla descrizione iconica ma da quest&rsquo;ultima alla ricerca delle parole adatte che l&rsquo;applicazione sceglie per me. Per questo uno dei timori che circolano tra chi si occupa di ricadute apprenditive, educative e pedagogiche dell&rsquo;alfabit &egrave; quella che riguarda l&rsquo;impoverimento linguistico e l&rsquo;abbandono dei codici e degli stili comunicativi tradizionali, un argomento che l&rsquo;autore affronta a viso aperto, senza demonizzarlo, raccogliendo la sfida con grande sagacia e lungimiranza.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Una conseguenza di questa deriva potrebbe ad esempio riguardare l&rsquo;aspetto generazionale del problema che concerne l&rsquo;interazione tra cultura classica e cultura tecnologica, ma anche il gap che si determina tra modi diversi di comunicare in relazione alle et&agrave; della vita: l&rsquo;abbandono del linguaggio tradizionale per comunicare genera inevitabilmente nuove forme di solitudine.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La dilagante diffusione della messaggistica telefonica fa parte della narrazione letteraria e cinematografica di questi anni, la sua penetrazione nella stratificazione sociale complessa per target e livelli culturali, ceti, generi, gerarchie ha prodotto una sorta di globalizzazione della comunicazione non verbale, tanto che l&rsquo;autore riferisce di una descritta &nbsp;<em>neoepistolarit&agrave; tecnologica, </em>che attraversa tutti i contenuti dai pi&ugrave; banali ai semiseri, ai formali ai sentimentali, ai noiosi passatempi riempitivi: <em>digito ergo sum</em>, dunque in ogni contesto e ambiente di vita, con un&rsquo;anticipazione progressiva dell&rsquo;et&agrave; di accesso all&rsquo;uso degli smartphone e di penetrazione nello &lsquo;sfogatoio&rdquo; generalizzato dei social, spesso vere e proprie gogne mediatiche, fonte molto spesso di repulsione, rancore e di odio collettivo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Di fatto una deriva dirompente &ndash; che si estende &lsquo;dappertutto e rasoterra&rsquo; direbbe De Rita &ndash; e che ha cambiato radicalmente modi e forme del comunicare, con punte di iperbole ossessivo-compulsive: ogni momento della giornata viene parcellizzato e comunicato come in una virtuale agenda dei comportamenti da socializzare&ndash; che siano domande o risposte &ndash; anche in forma breve e sincopata &ndash; Cosa fai? Dove sei? Sono qui. Ci vediamo&hellip;., quella che gli inglesi chiamano small talk, la chiacchiera spicciola. Comunicazioni riempitive in chiave spazio-temporale e solitamente banali, superflue, inutili: ma lo smanettare compulsivo per comunicare anche il nulla trasforma il formale in sostanziale, non c&rsquo;&egrave; momento della giornata in cui il cellulare non rappresenti un tabernacolo sempre aperto all&rsquo;interlocuzione e al suo archivio, l&rsquo;online supera per impegno e intensit&agrave; le pause e i silenzi. Gi&agrave;: il silenzio. Non &egrave; categoria che appartiene neanche mentalmente al mondo degli internauti anche se violato sempre pi&ugrave; spesso dal profluvio delle parole e &ndash; nelle pause - da faccine, emoticon, immagini, like.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Chattare &egrave; la nuova forma di scrittura ag&igrave;ta con uno strumento elettronico che sostituisce i mezzi tradizionali: vince la velocit&agrave; della comunicazione, la sensazione di compresenza tra chi scrive e chi legge e la contemporaneit&agrave; delle due azioni induce una pi&ugrave; o meno consapevole dipendenza reciproca, a volte anticipatoria che si trasforma in un gioco verbale, mentre il far parte di una comunit&agrave; che si allarga o restringe nell&rsquo;interagire genera gruppi occasionali legati da un&rsquo;interlocuzione temporaneamente identitaria.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;italiano digitale ha dunque regole implicite che lo caratterizzano in modo connotativo e specifico, producendo una nuova grammatica alla quale si aderisce non solo per scelta ma anche per non essere esclusi dal linguaggio prevalente e dalla sua partecipe e reciproca comprensione. E anche se il richiamo alle negative abitudini che ne potrebbero derivare &egrave; autorevole (Vittorino Andreoli) si finisce con l&rsquo;usare pi&ugrave; il cervello che teniamo in tasca che quello che sta dentro la nostra testa. Antonelli evidenzia a un certo punto come nel passaggio dall&rsquo;audiovisivo al multimediale attraverso le applicazioni delle reti telematiche si assista ad un ritorno, forse ad una rivincita &ndash; insieme all&rsquo;oralit&agrave; terziaria della comunicazione &ndash; della scrittura come forma comunicativa prevalente, una terza fase (dopo l&rsquo;alfabeto e l&rsquo;invenzione della stampa) in cui l&rsquo;intelligenza simultanea (guardare invece che leggere) sostituisce quella sequenziale. &ldquo;Bisogna ripensare completamente la scrittura&rdquo; afferma ad un certo punto del suo argomentato, documentato e lucidissimo saggio il Prof. Antonelli, tanto da parlare di &lsquo;neografia&rsquo;: si parla in italiano (sempre pi&ugrave; impoverito, per la verit&agrave;) e si scrive in e-italiano e poi i IA-italiano, dando forma e legittimazione ad una modalit&agrave; comunicativa scritta che diventa lo specifico espressivo ed interlocutorio di internet e di tutte le sue applicazioni e rappresentazioni. &nbsp;</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il paradigma digitale che genera &ldquo;l&rsquo;italiano digitato&rdquo; ci porta ad alcune riflessioni sulle nuove modalit&agrave; di scrittura attraverso le tecnologie.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ad esempio il tema della manualit&agrave; (declinata nella digito-pressione di tasti piuttosto che nell&rsquo;uso del corsivo) pone domande sull&rsquo;uso della scrittura calligrafica: arriveremo a sostituire in una lettera o in un componimento la firma manuale con quella digitale, come appare nella maggior parte dei documenti ufficiali? Eppure l&rsquo;OCSE ci rappresenta esempi di rapido ritorno alla letto-scrittura dopo il fallimento della scrittura digitale dei tablet in uso nelle scuole. Questo tema &egrave; un derivato implicito del rapporto tra diverse, simultanee compresenze che abitano le aule scolastiche e caratterizzano la didattica come sintesi di insegnamenti e apprendimenti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Algoritmi, sigle, acronimi, formule sintetiche convivono peraltro nella stessa scuola odierna, dove i modelli culturali tradizionali di trasmissione del sapere ma anche gli aspetti organizzativi e istituzionali di funzionamento del sistema formativo stanno generando nuovi stili metodologici e didattici, sovente autoreferenziali e criptici, di difficile decodificazione interna e di ardua decifrazione all&rsquo;esterno. &nbsp;</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Se qualcuno si cimentasse nel compito di raccogliere il glossario degli acronimi, delle sigle, e dei neologismi della scuola 4.0 ne uscirebbe un tomo ponderoso, forse un manuale d&rsquo;uso (da aggiornare in continuazione): in realt&agrave; una babele semantica e simbolica che sopravvive e anzi prolifera nella propria inconcludente autoreferenzialit&agrave;. Colpisce il tema dell&rsquo;innovazione attraverso l&rsquo;introduzione delle tecnologie in ambito scolastico perch&eacute; la scuola che le utilizza per sostituirle alla tradizione culturale non &egrave; quella dell&rsquo;et-et bens&igrave; quella dell&rsquo;aut-aut: eppure la compresenza di ratio e traditio nel bagaglio metodologico e contenutistico dell&rsquo;ambito formativo dovrebbe rappresentare l&rsquo;ubi consistam della mission educativa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Eppure chi tra i docenti non sa o non parla di BES, DaD, DDI, RAV, GLO, PEI, POF, FO, DOS, DSA, ADHD, FAD, FIS, GLH, GLIP, GOP, IOP; LEA, MOF, LIM, LIS, NAV, GAV, OSA, OF, PAF, PDF, PDP, PECUP, PMOF, PIA, PEP, PNF, POR, PON, PTOF, PSP, ROL, RAV, RE, RSPP, SASI-S, TIC, UdA, USR, UST&hellip;. &egrave; considerato un analfabeta di ritorno, un arcaico espunto dalla pedagogia post-moderna e dai suoi addentellati professionali. Sembra che anche la scuola, anzich&eacute; distinguersi come luogo della facilitazione comunicativa e dell&rsquo;autorevolezza culturale, segua l&rsquo;onda lunga inaugurata dalla messaggistica degli smartphone (pur vietandone tendenzialmente l&rsquo;uso in classe). Il sistema scolastico che tutti vogliamo aderente ai tempi e concorrenziale rispetto al grande contenitore globalizzato dell&rsquo;informazione digitale, finisce per mutuarne gli aspetti pi&ugrave; riduttivi e banalizzanti: sullo sfondo la costruzione di una mente critica &ndash; che dovrebbe essere la pi&ugrave; importante finalit&agrave; formativa &ndash; sembra imprigionata nelle liturgie e nei rituali applicativi delle cd. &lsquo;nuove tecnologie, spesso non senza forzature. Questa considerazione &egrave; una licenza descrittiva imputabile al recensore, che sta a latere dello studio analitico e della ricerca epistemologica di Antonelli ma che non bisogna dimenticare, se &egrave; vero che alla scuola &egrave; chiesto di aggiornarsi per interagire con le nuove derive linguistiche del comunicare a livello formativo e nelle pi&ugrave; ampie relazioni sociali, senza tradire la propria missione pedagogica che &egrave; altra cosa dai social.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;irruzione di ChatGPT e le primordiali applicazioni dell&rsquo;intelligenza artificiale nel linguaggio prodotto dalle tecnologie e dalle relative strumentazioni e la loro graduale estensione nella comunicazione 4.0 saranno indubbiamente le derive evolutive (o involutive, secondo alcuni critici) dell&rsquo;interlocuzione tra umani e tra essi e le macchine che ne replicano azioni e abilit&agrave; in modo sempre pi&ugrave; evoluto e sofisticato.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Qui ci si pu&ograve; pudicamente fermare a riflettere, ripensando ad esempio alle parole di Geoffrey Hinton, fondatore e guru di Google: &ldquo;al momento gli uomini sanno governare e dominare i prodotti dell&rsquo;I.A., le macchine e i robot, ma non &egrave; detto che ci&ograve; rester&agrave; tale in futuro&rdquo;. Un avvertimento sinistro e autorevole, considerata la fonte e la posta in gioco: la struttura ontologica dell&rsquo;essere umano e i suoi imperscrutabili destini.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/alfabit-litaliano-digitale-dagli-sms-allia/2716]]></guid>
					<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Il caso Esposito]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/il-caso-esposito/2715]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Nell&rsquo; incipit della prefazione di Giuliano Ferrara si fa menzione a &lsquo;Il processo&rsquo; di Franz Kafka come paradigma utile a comprendere la vicenda giudiziaria che ha coinvolto (fino all&rsquo;assoluzione) il senatore Stefano Esposito e l&rsquo;imprenditore Giulio Muttoni. L&rsquo;analogia risulta calzante perch&eacute; il celebre romanzo &ndash; che ha un epilogo diverso e tragico &ndash; spiega in tutte le sue allegorie e le iconiche rappresentazioni il &lsquo;paradosso&rsquo; come chiave di lettura di questa storia. E cos&igrave; in questo libro scritto da Ermes Antonucci ed edito da Liberilibri si descrive quello che l&rsquo;autore mette insieme in tutti i passaggi di ci&ograve; che definisce nel titolo un &lsquo;massacro giudiziario&rsquo;. Per averlo letto pi&ugrave; volte, apprezzato fino al coinvolgimento emotivo pi&ugrave; profondo e fatto oggetto di un saggio di approfondimento, ritengo che il capolavoro kafkiano &egrave; forse &ndash; senza molti giri di parole &ndash; la rappresentazione narrativa universale &nbsp;dell&rsquo;inspiegabile nello sviluppo di una trama sghemba, di uno spaesamento esistenziale che pu&ograve; portare alla follia, alla soccombenza di fronte a ci&ograve; che resta lungamente indimostrabile, fino al punto che gli stessi oscuri personaggi del romanzo, le stanze, le scale, le aule, gli stambugi di un improbabile palazzaccio con i suoi labirinti e le sue risposte sempre rimandate raccontano una storia che non ha spiegazioni alla domanda che chiunque venga a trovarsi in un simile contesto esistenziale drammatico si porrebbe: perch&eacute;?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ho imparato negli anni trascorsi in tribunale che la giustizia &egrave; lenta ma inesorabile: un assioma che nell&rsquo;attesa che si realizzi diventa fonte di angosce devastanti, a maggior ragione se chi &egrave; coinvolto in qualche storia che dovr&agrave; &lsquo;passare in giudicato&rsquo; ha la certezza morale della propria innocenza.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Inesorabile &egrave; quindi anche una giustizia lenta che arriva troppo tardi e porta via anni di vita nel tormento perch&eacute; chi giudica pu&ograve; a conti fatti sbagliare al pari di chi &egrave; giudicato.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ermes Antonucci sciorina una serie di dati impressionanti, che sono il cot&eacute; statistico di questa rappresentazione kafkiana di una vicenda giudiziaria che si consuma fino all&rsquo;estinzione ma che lascia uno strascico indelebile di dolore, di vergogna, di tentativi di spiegare ci&ograve; che non si riesce a dimostrare perch&eacute; dallo scranno dell&rsquo;inquisitore alla sbarra dell&rsquo;imputato si parlano due linguaggi diversi e si raccontano verit&agrave; contrapposte. I personaggi di questa vicenda non sono stati arrestati ma hanno subito &ndash; lo dimostra la sentenza di assoluzione &ndash; una gogna giudiziaria e mediatica che si spiega anche nella incomprensione della gente che passa velocemente e troppo spesso dal dubbio al pregiudizio: &egrave; la societ&agrave; che reclama giustizia a braccia levate e pugni chiusi ma pregiudizialmente pensa alla colpevolezza come fonte di espiazione di un male asseritamente commesso, una societ&agrave; che nell&rsquo;immaginario prevalente diventa forcaiola e giustizialista. Lo sfondo esistenziale &egrave; quello magistralmente tratteggiato da Kafka, fatto di afasie e solitudini, di pensieri cupi, del timore di non riuscire a dimostrare ci&ograve; che appare evidente, di una comunicazione negata nei rituali delle procedure e nelle liturgie dei faldoni che si accumulano e si moltiplicano e che richiedono tempi inenarrabili alla loro decifrazione fino alla risposta finale: colpevole o innocente?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si &egrave; fatto cenno ai dati che l&rsquo;autore del libro considera eloquenti in questa vicenda che non esita a definire &lsquo;clamorosa&rsquo;: sette anni di indagini (che hanno reso Esposito un appestato di fronte all&rsquo;opinione pubblica) senza arrivare ad un processo, 30 mila intercettazioni a carico del coimputato Muttoni (per incastrare anche il senatore che non poteva essere intercettato senza autorizzazione parlamentare, nonostante lo sia a conti fatti stato (intercettato) almeno 500 volte che , come riscontrato nel 2023 dalla Corte Costituzionale &ldquo;erano in realt&agrave; univocamente preordinate ad accedere alla sfera di comunicazione del parlamentare&rdquo;, un totale di 2.589 giorni trascorsi dentro un incubo giudiziario. Si stima che tra il 1992 e il 2023 sono stati circa 31.000 i casi di ingiuste detenzioni ed errori giudiziari. Praticamente mille ogni anno. Con un costo complessivo di quasi 900 milioni di euro per le casse dello Stato.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Corruzione, traffico di influenze illecite, turbativa d&rsquo;asta.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Inquisito dalla Procura di Torino Esposito verr&agrave; prosciolto da ogni addebito dal Tribunale di Roma.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel dialogo con l&rsquo;autore che si dipana lungo le pagine del libro Esposito racconta anni di sofferenza senza intravvedere vie d&rsquo;uscita: frustrazione, perdita di autostima, prostrazione fisica e mentale, depressione, attacco alla reputazione personale, carriera politica stroncata, compromissione della vita familiare davanti alla moglie e ai figli, diffidenza presso amici e conoscenti, difficolt&agrave; economiche,&nbsp; spese legali, notti insonni, incubi esistenziali, il mondo interiore e quello esterno che si fanno cupi, neri, emotivamente insostenibili.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Insomma un annichilimento devastante che cambia la vita senza vedere uno spiraglio di luce in fondo al tunnel.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Vivere il pregiudizio &egrave; forse pi&ugrave; doloroso che espiare una pena: nel suo lungo racconto Esposito arriva a confessare che avrebbe preferito essere arrestato, perch&eacute; sarebbe stato meglio ripartire da zero per dimostrare la propria estraneit&agrave; ai fatti che subire l&rsquo;onta di un protratto circo mediatico-giudiziario sub&igrave;to in una sorta di limbo dell&rsquo;indeterminato, rincorrendo spiegazioni e risposte cadute nel vuoto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ci&ograve; che pi&ugrave; colpisce di questa narrazione sono gli aspetti umani della vicenda, i sentimenti, le angosce, le inquietudini laceranti: la storia giudiziaria &egrave; una lunga trama rivelatasi infondata mentre le ferite nascoste restano &ndash; ancorch&eacute; spiegate quasi come in una specie di catarsi &ndash; e lasciano cicatrici nell&rsquo;anima che neanche il tempo riesce a rimuovere, tanto sono profonde e dolorose, fosse anche solo nel loro ricordo.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/il-caso-esposito/2715]]></guid>
					<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Crescere connessi: una sfida per genitori e figli]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/crescere-connessi-una-sfida-per-genitori-e-figli/2714]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">In questo agile libro alla portata di tutti i target di lettori, ma pensato principalmente per i genitori, l&rsquo;autore &ndash; docente di Psicologia della comunicazione all&rsquo;Universit&agrave; Cattolica di Milano, esplora il mondo dell&rsquo;approccio alle tecnologie da parte dei bambini e degli adolescenti. Lo fa con l&rsquo;intendimento di non demonizzare questo dilagante e pervasivo mondo degli strumenti digitali di uso ormai comune, nella consapevolezza che occorra posizionarsi in un&rsquo;ottica di utilizzo consapevole e non di preconcetto rifiuto. Ci&ograve; che fa parte della quotidianit&agrave; di ogni famiglia pu&ograve; essere uno strumento per facilitare conoscenze e apprendimenti se i genitori si identificano nel ruolo di accompagnatori dei propri figli, non come controllori o censori (vietare e demonizzare suscita spesso conseguenze opposte) ma come traduttori e guide nel passaggio dal mondo reale a quello virtuale, una dinamica che tutti ci riguarda ma che nella giovane et&agrave; necessita di un oculato accompagnamento. Il pregio di questo saggio consiste nel considerare le peculiarit&agrave; proprie di ogni et&agrave; dell&rsquo;infanzia e dell&rsquo;adolescenza, poich&eacute; diversi sono gli strumenti utilizzati, la manipolazione, il tempo dedicato al loro uso, le dinamiche di fruizione e gli interessi prevalenti, gli impliciti inconsapevoli e la selezione delle scelte sempre pi&ugrave; consapevoli con il crescere dell&rsquo;et&agrave;. Si tratta di un processo che potremmo anche considerare come intrusione &ndash; dall&rsquo;esterno all&rsquo;interno - dalle dinamiche dei mezzi di comunicazione-intrattenimento che rinveniamo nel pi&ugrave; ampio contenitore sociale al contesto familiare, alla fruizione individuale dell&rsquo;utilizzatore, ma che di fatto non &egrave; possibile respingere considerata la sua peculiare dimensione pervasiva. Meglio allora &lsquo;crescere connessi&rsquo; ma consapevoli ed educati all&rsquo;uso delle tecnologie e dei nuovi stilemi linguistici e comunicativi piuttosto che viaggiare in questo mondo tutto da esplorare, con le sue incognite e i suoi pericoli, dall&rsquo;assuefazione preponderante, alle dipendenze vere e proprie, alla navigazione nel buco nero del web, fino ai condizionamenti occulti provocati dai social nella sfera delle emozioni e dei sentimenti, con conseguenze a volte dannose e irreversibili, dove si produce un effetto moltiplicatore distorsivo come accade platealmente nel cyberbullismo e nelle manifestazioni di violenza simbolica agita attraverso un uso distorto delle tecnologie, come si verifica nel revenge porn, anche tra i ragazzi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Del libro piace l&rsquo;approccio educativo che induce la corresponsabilizzazione dei genitori: non tutto pu&ograve; essere demandato alla scuola a cui giungono sovente alunni &ndash; fin dalla tenera et&agrave; &ndash; che hanno acquisito modalit&agrave; di uso di smartphone e tablet e dei linguaggi connessi che &egrave; difficile recuperare ad una dimensione ortodossa di utilizzo, perch&eacute; oltre la famiglia ci sono il cortile di casa, la cerchia delle amicizie, il solipsismo inconsapevole. Il coinvolgimento dei genitori &egrave; determinante: l&rsquo;autore non se lo chiede per evitare preconcette colpevolizzazioni ma possiamo ancora chiamare famiglia quel nucleo di soggetti che si isolano tra loro per dialogare in solitudine con il proprio strumento tecnologico preferito? Accadeva peraltro gi&agrave; con la TV che bambini e adolescenti fossero vittime inconsapevoli di pessimi esempi formativi (e accade tuttora) ma certamente l&rsquo;uso individuale di strumenti tecnologici pi&ugrave; sofisticati che proiettano in mondi nascosti, senza freni e senza limiti, li pongono di fronte a programmi non adatti, se non raccapriccianti, che inducono alla ripetizione nella realt&agrave; di gesti estremi, che istigano al male: pi&ugrave; volte ad es. Tik Tok &egrave; stato oggetto di critiche e censure perch&eacute; privo di qualsivoglia filtro di accesso, tanto che negli USA recentemente &egrave; stato accusato di propaganda politica anti-trumpiana.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;autore di &lsquo;Crescere connessi&rsquo;&ndash; con un approccio che segue lo sviluppo cognitivo del bambino fin dalla primissima et&agrave;, imposta una sorta di parallelo manuale d&rsquo;uso delle tecnologie, in modo epistemologicamente corretto, evidenziando sovraesposizioni, distorsioni, eccessi, disattenzioni da parte degli adulti che producono danni invisibili dal punto di vista neurologico e apprenditivo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Possiamo immaginare che non tutti i genitori siano culturalmente e strutturalmente in grado di svolgere la funzione di accompagnamento-guida- controllo per monitorare l&rsquo;uso di hardware e software da parte dei figli: non basta la buona volont&agrave;, servono competenze che sovente i minori possiedono in modo preponderante rispetto agli adulti. L&rsquo;utilizzo quotidiano di tecnologie nell&rsquo;infanzia e poi nell&rsquo;adolescenza costruisce un pensiero simbolico digitale che a sua volta &egrave; la premessa di una vera e propria alfabetizzazione digitale. Quando arriva a sedersi nei banchi di scuola come alunno il bambino ha gi&agrave; costruito meccanismi di manipolazione e codici simbolici digitali: qui comincia l&rsquo;opera degli insegnanti che devono contemperare questa deriva con gli apprendimenti tradizionali. Purtroppo sovente la scuola, per come va strutturandosi, asseconda questi processi rimuovendo la cultura sedimentata: ci sono state ad esempio sperimentazioni di abolizione dell&rsquo;uso del corsivo scritto sostituito dai tablet con risultati disastrosi, perch&eacute; la cultura e la formazione non sono aut-aut ma et-et. Nell&rsquo;adolescente &ndash; come rileva il Prof. Riva &ndash; il mondo digitale pur offrendo straordinarie opportunit&agrave; di connessione, conoscenza ed espressione, presenta insidie che reclamano attenzioni e precauzioni. La natura pervasiva e immersiva dei social media, l&rsquo;uso patologico delle tecnologie si unisce alle vulnerabilit&agrave; tipiche dello sviluppo adolescenziale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Va infine evidenziato come l&rsquo;educazione, il sostegno, l&rsquo;indirizzo ad un utilizzo corretto delle tecnologie ricevuti in famiglia, finiscono varcando la soglia della porta di casa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si apre per il bambino-ragazzo-adolescente un universo di virtualit&agrave; incontrollabili, non &egrave; raro il caso di quattordicenni (se non pi&ugrave; giovani) che possiedono un proprio profilo social attraverso il quale entrano in contatto &ndash; in entrata e in uscita- con un mondo irreversibilmente globalizzato.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Alcuni genitori se ne rendono conto, altri gettano la spugna, altri si affidano alla scuola che sta prendendo coscienza della necessit&agrave; di porre un limite all&rsquo;uso degli smartphone in classe.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Se non si pongono regole non ci sono limiti se non quelli dati dalla casualit&agrave;: un po&rsquo; troppo poco per giovani menti e cuori in formazione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Personalmente insisto da tempo sulla necessit&agrave; di riappropriarsi di una sana educazione sentimentale, che abitui al rispetto delle regole, degli alfabeti emotivi e della dignit&agrave; che merita ogni individuo, a partire dalla minore et&agrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;autore di questo utilissimo libro &egrave; perfettamente consapevole delle difficolt&agrave; che si incontrano nell&rsquo;educazione all&rsquo;uso consapevole delle tecnologie.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Gli strumenti sono neutri, o meglio lo erano perch&eacute; il loro utilizzo parossistico produce non solo assuefazione ma vera e propria dipendenza: non sono rari i casi di autolesionismo e di devianze comportamentali se non di vere e proprie ribellioni, quando i limiti sono posti troppo tardi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Mentre scrivo questa breve, modesta recensione giunge dalla cronaca una notizia che fa pensare.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Succede in India: &ldquo;tre sorelle di 12, 14, e 16 anni - dipendenti da programmi di cultura coreana - alle quali i genitori avevano confiscato i loro&nbsp;telefoni cellulari, si sono lanciate dal balcone del loro appartamento al nono piano, a Ghaziabad, un sobborgo di Nuova Delhi&rdquo;. Risulta peraltro che avessero abbandonato da tempo la scuola e seguissero compulsivamente programmi &lsquo;drama&rsquo; coreani. Si tratta di un fenomeno che &egrave; parte di una globalizzazione emulativa dei comportamenti, che grazie ai social si replicano e si diffondono ovunque. Non &egrave; dunque allarmismo ma consapevolezza dei rischi che corrono i nostri ragazzi, il parlarne e l&rsquo;attrezzarsi per fermare queste derive distruttive.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/crescere-connessi-una-sfida-per-genitori-e-figli/2714]]></guid>
					<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[La grande transizione del capitalismo]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/la-grande-transizione-del-capitalismo/2713]]></link>
					<description><![CDATA[<p><strong>Caro Direttore Dr. Sabella, nel linguaggio ricorrente e nell&rsquo;immaginario collettivo il dibattito e l&rsquo;attenzione si concentrano sul tema attuale della cd. &ldquo;transizione&rdquo;, considerata nei suoi aspetti pi&ugrave; ricorrenti: digitale, energetica, ambientale e nei loro correlati antropologici. Nel Suo libro &ldquo;La grande transizione del capitalismo&rdquo; edito da Rubbettino Lei sposta invece il focus sul tema del &ldquo;capitalismo&rdquo;. Perch&eacute;?</strong></p>
<p>Nel dibattito pubblico la parola <em>transizione</em> &egrave; diventata quasi una formula magica: digitale, ecologica, energetica. Nel mio libro <em>La grande transizione del capitalismo</em> ho scelto di spostare il focus proprio su questo punto: non stiamo vivendo una transizione neutra, ma una trasformazione strutturale del capitalismo. Parlare solo di tecnologia significa eludere la questione centrale: chi decide, chi guadagna, chi perde. Siamo di fronte a una riorganizzazione profonda delle forme di accumulazione, dei rapporti di potere e dei meccanismi di legittimazione dell&rsquo;economia globale. Il capitalismo non cambia per caso: cambia per continuare a riprodursi. Joseph Schumpeter lo aveva gi&agrave; colto descrivendolo come un sistema fondato sulla &ldquo;distruzione creatrice&rdquo;, in cui l&rsquo;innovazione rompe equilibri, genera crescita ma anche instabilit&agrave;. La trasformazione non &egrave; dunque un&rsquo;anomalia, bens&igrave; la condizione normale di funzionamento del capitalismo. Negli ultimi decenni questa dinamica si &egrave; intensificata: alle grandi ondate di innovazione si sono accompagnate disuguaglianze crescenti, precarizzazione del lavoro e crisi ricorrenti. L&rsquo;idea di una transizione indolore e governabile tecnicamente appare, alla luce di questa storia, ingenua. Anche l&rsquo;ascesa della Cina ha infranto l&rsquo;equazione tra capitalismo, libero mercato e democrazia liberale, mostrando l&rsquo;esistenza di forme di capitalismo politico in cui potere economico e potere statale sono intrecciati. In questo senso, la transizione ecologica e digitale non rappresenta una rottura con il capitalismo, ma la sua pi&ugrave; recente ristrutturazione storica, che ridefinisce priorit&agrave; produttive, tecnologiche ed energetiche. Tuttavia, per capire davvero la transizione dobbiamo tornare a interrogare il capitalismo e porci la domanda pi&ugrave; scomoda e necessaria: a vantaggio di chi si sta trasformando? La questione decisiva &egrave; se questa nuova fase produrr&agrave; benefici diffusi e inclusione sociale, oppure se finir&agrave; per accentuare ulteriormente le disuguaglianze: &egrave; su questo terreno che oggi si gioca il senso politico e sociale della transizione.</p>
<p><strong>Ad un livello interpretativo ed euristico, secondo un&rsquo;analisi economica ma anche socio-culturale, a quale arco temporale possiamo ascrivere questa decisa virata del capitalismo? Quali sono le sembianze caratterizzanti il capitalismo che lo rendono diverso e attuale? Quali sono gli assi portanti entro cui si va caratterizzando come aspetto prevalente della transizione globale?</strong></p>
<p>La transizione attuale va letta come crisi e riconfigurazione della globalizzazione costruita sotto l&rsquo;egemonia americana e rafforzata negli anni del neoliberismo. Per decenni il mercato globale ha garantito crescita e interdipendenza, ma con benefici profondamente asimmetrici. La rottura arriva nel 2008: Lehman Brothers segna la fine di un ciclo storico. Gli Stati Uniti non sono pi&ugrave; il &ldquo;compratore di ultima istanza&rdquo;, il multilateralismo si incrina e la Cina diventa un competitor strategico. Non si tratta di una semplice frattura tra Occidente e Asia, ma della formazione di blocchi economici e geopolitici. La competizione tra Stati Uniti e Cina non riguarda solo commercio e tecnologia, ma due forme di capitalismo: uno liberale un po&rsquo; in difficolt&agrave; e uno politico che integra mercato e Stato, anch&rsquo;esso alle prese con qualche problema (in particolare, sovrapproduzione merci). In questa tensione prende forma la nuova fase storica, in cui energia e tecnologia diventano inseparabili. Senza sicurezza energetica non esistono n&eacute; autonomia tecnologica n&eacute; sovranit&agrave; strategica.<strong></strong></p>
<p><strong>A proposito di energia e di transizione dall&rsquo;oil and gas alle fonti alternative, come possiamo contemperare un incedere pervasivo del capitalismo 4.0 con il tema ecologico e della sostenibilit&agrave;? In che misura la presenza organizzata dell&rsquo;uomo nei contesti planetari va assumendo questa decisa caratterizzazione? Considerando anche i chiaroscuri di una visione planetaria in cui convivono espansione e ricchezza con sacche di emarginazione e povert&agrave; assoluta.</strong></p>
<p>Quando un ciclo storico di accumulazione si esaurisce, il capitale tende a riorganizzarsi non solo sul piano produttivo, ma anche su quello simbolico e discorsivo. In questo senso, Jacques Lacan &egrave; illuminante. Per Lacan il discorso non &egrave; semplice comunicazione, ma &egrave; una struttura che organizza desideri, potere e legami sociali. Il cosiddetto &ldquo;discorso del capitalista&rdquo; descrive proprio la capacit&agrave; del sistema di accelerare i processi di produzione e consumo, trasformando anche le crisi in nuove occasioni di funzionamento. &Egrave; su questo piano che si colloca l&rsquo;analisi di Luc Boltanski, quando mostra come il capitalismo sia in grado di assorbire le critiche che gli vengono rivolte, neutralizzarle e trasformarle in motore di nuovi cicli. In questa prospettiva, ecologia e sostenibilit&agrave; diventano il nuovo linguaggio di legittimazione del capitalismo contemporaneo. Nel contesto post-2008, il grande capitale ha progressivamente incorporato l&rsquo;istanza ecologica come terreno strategico per l&rsquo;innovazione e per la costruzione di nuovi mercati. Questo non significa negare la realt&agrave; della crisi climatica, n&eacute; il fatto che una transizione verso le fonti rinnovabili sia preferibile al modello fondato su oil and gas. Significa piuttosto riconoscere che il capitalismo tende a trasformare anche l&rsquo;emergenza ecologica in uno spazio di riorganizzazione produttiva, proponendosi come agente &ldquo;salvifico&rdquo; attraverso tecnologie verdi e innovazione industriale.</p>
<p><strong>Possiamo storicamente analizzare e descrivere le specificit&agrave; delle precedenti fasi evolutive del capitalismo? In quella attuale possiamo considerare che tecnica e tecnologia, digitalizzazione ed informatica siano il volano di una evoluzione qualitativa?</strong></p>
<p>Le transizioni storiche del capitalismo sono sempre state segnate da mutamenti tecnologici, sociali e geopolitici che hanno ridefinito le forme di accumulazione e le infrastrutture del potere. Come osservava Fernand Braudel, gi&agrave; nella fase del capitalismo mercantile si consolida un&rsquo;<em>economia-mondo </em>europea fondata su circuiti commerciali e finanziari che prefigurano il capitalismo moderno. La Rivoluzione industriale segna il passaggio decisivo al capitalismo industriale di massa: la fabbrica diventa il centro dell&rsquo;organizzazione economica e sociale, dando origine al mercato del lavoro ma anche a un conflitto strutturale tra logica produttiva e dignit&agrave; della persona. Karl Polanyi ha colto questo snodo mostrando come l&rsquo;economia di mercato tenda a separarsi dalla societ&agrave;, trasformando lavoro, terra e moneta in &ldquo;merci fittizie&rdquo; &ndash; quando invece sono la precondizione del mercato &ndash; con effetti socialmente destabilizzanti. Nel secondo dopoguerra, il capitalismo fordista e il compromesso tra capitale e lavoro producono la Golden Age, fondata su crescita e welfare. Questo equilibrio entra in crisi negli anni Settanta, aprendo la stagione neoliberale basata su deregolazione, finanziarizzazione e delocalizzazioni. La fase del capitalismo globale culmina tra il 1989 e il 2008, con l&rsquo;integrazione multilaterale delle catene produttive e la centralit&agrave; della Cina. La crisi finanziaria segna la fine di questo paradigma e l&rsquo;avvio di una nuova transizione, in cui ecologia e sostenibilit&agrave; diventano vincoli strutturali per la riproduzione del sistema. Tutte queste fasi mostrano che la tecnologia non &egrave; mai neutra. Max Horkheimer e la Scuola di Francoforte hanno evidenziato come la tecnica incorpori una razionalit&agrave; strumentale funzionale al dominio: non &egrave; un caso che oggi si parli di capitalismo digitale, delle piattaforme o della sorveglianza, definizioni diverse che convergono nel descrivere un sistema fondato sul controllo dei dati e delle infrastrutture tecnologiche.</p>
<p><strong>Secondo quali direttrici di marcia il capitalismo si sta organizzando e configurando su scala mondiale considerando i vettori del digitale, dell&rsquo;intelligenza artificiale e dell&rsquo;energia?</strong></p>
<p>Il vero driver sistemico &egrave; l&rsquo;energia. La transizione digitale e l&rsquo;ascesa dell&rsquo;intelligenza artificiale sono processi strutturalmente energivori: l&rsquo;espansione delle capacit&agrave; computazionali, delle infrastrutture digitali e dei data center rende la disponibilit&agrave; di energia un prerequisito del primato tecnologico e geopolitico. L&rsquo;autonomia energetica diventa cos&igrave; una dimensione decisiva della potenza, nel senso indicato da Susan Strange quando parla di <em>structural power</em>, ossia della capacit&agrave; di uno Stato di definire le condizioni di funzionamento dell&rsquo;economia globale. In questo senso, la Cina &egrave; cresciuta in modo molto rapido legando lo sviluppo tecnologico al controllo delle supply chain, in particolare delle risorse materiali necessarie alla produzione avanzata: le terre rare sono diventate un nodo strategico per elettronica, intelligenza artificiale e tecnologie verdi. Tale consapevolezza si iscrive in una logica che pu&ograve; essere letta attraverso l&rsquo;approccio dei <em>world-systems studies</em> di Immanuel Wallerstein: la competizione tra centro e semi-periferia non riguarda soltanto la produzione industriale, ma soprattutto la possibilit&agrave; di dominare le catene globali del valore e di spostare a proprio vantaggio le gerarchie dell&rsquo;economia-mondo. Gli Stati Uniti mantengono un primato tecnologico grazie alle BigTech, ma hanno rafforzato ulteriormente la propria posizione attraverso la sovranit&agrave; energetica conquistata con la <em>shale revolution</em>, che li ha trasformati in esportatori netti di energia. In una fase in cui energia e tecnologia sono sempre pi&ugrave; inseparabili, questo conferisce a Washington un vantaggio strutturale.</p>
<p><strong>In questo senso l&rsquo;attuale alta conflittualit&agrave; planetaria pu&ograve; essere ricondotta ad una fase transitoria del nuovo capitalismo che finisce per superare i vecchi discrimini ideologici del 900?</strong></p>
<p>S&igrave;, l&rsquo;alta conflittualit&agrave; planetaria pu&ograve; essere ricondotta alla transizione del capitalismo in atto. In questa fase storica il grande capitale &mdash; pur non essendo un attore unitario &mdash; concorre, insieme al potere politico, alla riconfigurazione dell&rsquo;economia mondiale. &Egrave; significativo che questa diagnosi provenga dal cuore della finanza globale: nella lettera agli azionisti del marzo 2022, Larry Fink, ceo di BlackRock, scrive che &ldquo;la guerra in Ucraina segna un punto di svolta dell&rsquo;ordine mondiale, delle tendenze macroeconomiche e dei mercati dei capitali&rdquo;. Tuttavia, come ha osservato Giulio Tremonti, &ldquo;non &egrave; la guerra a porre fine alla globalizzazione, ma &egrave; la fine della globalizzazione a produrre la guerra&rdquo;. L&rsquo;ordine internazionale era gi&agrave; indebolito dalla pandemia, che ha messo in crisi catene del valore, approvvigionamenti strategici e fiducia nel multilateralismo. La crisi del mercato globale implica cos&igrave; la nascita di un nuovo ordine fondato su blocchi economici e geopolitici. In questo contesto si colloca l&rsquo;azione di potenze revisioniste come Russia e Cina, sostenute da una rete di alleati, tra cui l&rsquo;Iran, accomunati dall&rsquo;obiettivo di ridimensionare la primazia occidentale. I conflitti in Ucraina e in Medio Oriente possono essere letti come espressioni convergenti di una stessa dinamica sistemica. Non mi pare, tuttavia, che questa fase segni un reale superamento dei discrimini ideologici del Novecento. Al contrario, il capitalismo appare oggi pi&ugrave; vorace che mai: profitto ed efficienza restano i suoi fini dominanti.</p>
<p><strong>A proposito del lavoro, il capitalismo degli interessi prevalenti e del dominio delle fonti energetiche del futuro sta espungendo i temi del lavoro e dei diritti dei lavoratori verso una fase di precariet&agrave; storica ed esistenziale. Quale tipo di incidenza possono rivendicare e gestire le organizzazioni sindacali in ogni Paese se la vera ricchezza si esprime nella concentrazione del potere? Esiste uno spazio di intermediazione politica e sociale all&rsquo;interno dei grandi processi evolutivi del capitalismo attuale? E fino a che punto ci&ograve; potr&agrave; incidere &ndash; nel bene e nel male &ndash; rispetto alla resistenza delle moderne democrazie, se ha ancora un senso parlarne?</strong></p>
<p>Nelle societ&agrave; occidentali, gli anni della globalizzazione hanno favorito la concentrazione della ricchezza e il potere del capitale. Parallelamente, si &egrave; progressivamente eroso il ceto medio, che per decenni aveva rappresentato l&rsquo;architrave della stabilit&agrave; sociale e politica delle democrazie occidentali. Si tratta dell&rsquo;effetto concreto di trasformazioni strutturali che hanno inciso sul lavoro, sui redditi e sulle prospettive di mobilit&agrave; sociale. Come osserva Branko Milanovic, la concentrazione della ricchezza nella &ldquo;classe globale&rdquo; di &eacute;lite cosmopolite ha ridotto il potere effettivo dei cittadini, accrescendo l&rsquo;influenza della grande finanza e delle multinazionali sui processi politici. In questo contesto, le comunit&agrave; sociali si sono indebolite, la polarizzazione &egrave; aumentata e il discorso politico si &egrave; radicalizzato, mentre la precariet&agrave; materiale ha alimentato insicurezza e sfiducia. Il calo della natalit&agrave; &egrave; uno degli indicatori pi&ugrave; evidenti di questa crisi: quando viene meno la fiducia nel futuro, si interrompe anche la promessa implicita del progresso. Questa frattura sociale ha avuto effetti diretti sulla qualit&agrave; della democrazia. In assenza di risposte politiche credibili, la domanda di protezione si &egrave; spesso tradotta in delegittimazione delle &eacute;lite e crisi dei corpi intermedi. In questo vuoto &egrave; tornata a imporsi la geopolitica: quando le democrazie faticano a garantire coesione e legittimit&agrave; sociale, come sostiene Wolfgang Streeck, la competizione tra potenze e la logica dei blocchi diventano strumenti di ricomposizione simbolica. Crisi della globalizzazione, crisi della democrazia rappresentativa e ritorno della geopolitica appaiono cos&igrave; come dimensioni interconnesse di una stessa transizione storica.</p>
<p><strong>Possiamo provare, con la dovuta cautela, a immaginare un futuro dopo questo ritorno della geopolitica? E, in particolare, come si presentano Europa e Italia dinnanzi a questa transizione?</strong></p>
<p>L&rsquo;Europa sta affrontando questa fase con un riflesso prevalentemente tecnocratico. Regolazione, standard, vincoli ambientali: strumenti importanti, ma insufficienti. Manca una visione politica della potenza. Senza politica industriale, autonomia energetica e coesione sociale, l&rsquo;Europa rischia di essere il regolatore morale di un mondo guidato da altri. In Italia la fragilit&agrave; &egrave; ancora pi&ugrave; evidente: crescita debole, demografia in declino, ceto medio in erosione. Una democrazia pu&ograve; restare formalmente stabile anche mentre si svuota di rappresentanza e prospettiva. &Egrave; questo il rischio. La transizione non &egrave; una sequenza di adeguamenti tecnici. &Egrave; una prova di maturit&agrave; politica. O le societ&agrave; europee ricostruiscono un equilibrio tra competitivit&agrave; e coesione, oppure la trasformazione in atto produrr&agrave; efficienza economica ma impoverimento democratico.</p>
<p><strong>Dott. Sabella se potesse spiegare in poche parole in cosa consiste la transizione capitalistica di questa epoca e descrivere dove potr&agrave; portare l&rsquo;umanit&agrave;, riuscirebbe a riassumere questa trasformazione rendendola comprensibile ad un vasto target di lettori tendenzialmente sfiduciati e disorientati?</strong></p>
<p>Siamo all&rsquo;inizio di un nuovo ciclo storico, in cui il grande capitale si sta riorganizzando. Questa riorganizzazione attraversa piani diversi &mdash; geopolitico, energetico, tecnologico, ambientale &mdash; ma il suo esito non si gioca soltanto su questi livelli. Ogni transizione capitalistica riesce davvero solo quando compie il salto decisivo sul piano politico e sociale. Il capitale &egrave; oggi il principale attore della scena globale, ma dipende esso stesso dall&rsquo;esistenza di una societ&agrave; viva: senza lavoro dignitoso, salari adeguati e fiducia nel futuro, anche l&rsquo;accumulazione entra in crisi. Per questo, la riuscita della transizione non pu&ograve; essere misurata solo in termini di efficienza o competitivit&agrave;, ma nella capacit&agrave; di produrre benessere diffuso e coesione sociale. In Italia come in Europa, fare gli interessi generali significa oggi riequilibrare il rapporto tra capitale e lavoro, investire nella qualit&agrave; dell&rsquo;occupazione, nella formazione e nella tenuta del ceto medio. In assenza di questo riequilibrio, la transizione in corso rischia di ridursi a un&rsquo;ennesima riconfigurazione del potere economico, capace di generare profitti ma non futuro. L&rsquo;efficienza pu&ograve; produrre ricchezza, solo la giustizia sociale pu&ograve; produrre civilt&agrave;.</p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/la-grande-transizione-del-capitalismo/2713]]></guid>
					<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Elogio della parola]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/elogio-della-parola/2712]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Il libro di Lamberto Maffei- gi&agrave; presidente dell&rsquo;Accademia nazionale dei Lincei e Professore di neurobiologia alla Normale di Pisa &ndash; dimostra di meritare il Premio Asimov assegnatogli nel 2019 per l&rsquo;editoria scientifica divulgativa mentre la casa editrice Il Mulino ne fa un fiore all&rsquo;occhiello da riproporre ad un vasto target di lettori. Il tema della parola e quello del linguaggio (definito &ldquo;una stringa di parole legate dalla ragione&rdquo;) sono consustanziali alla dimensione antropologica perch&eacute; ci distingue dagli altri esseri viventi ed &egrave; &ndash; allo stesso tempo &ndash; l&rsquo;aspetto pi&ugrave; qualificante dello sviluppo storico della civilt&agrave;. Oggi &ndash; in particolare &ndash; diventa dirimente per comprendere gli aspetti evolutivi-involutivi nell&rsquo;area della comunicazione e dei comportamenti umani, specie se commisurato al dilagante utilizzo delle tecnologie che ne modificano struttura, significati e significanti, fino a coinvolgere sia la dimensione personologica dell&rsquo;esprimersi sia quella sociale della comprensione e dell&rsquo;interazione emotiva generazionale, che crea nicchie di separatezza e di produzione di neologismi e altre di solitudini.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La prima parte del saggio considera l&rsquo;aspetto neurobiologico della formazione e del linguaggio della parola (che &egrave; tale per distinguerla dal linguaggio dei segni), l&rsquo;emisfero cerebrale che ne &egrave; motore e archivio, le patologie limitative dell&rsquo;uso di tale facolt&agrave; (dall&rsquo;afasia alla dislessia) e i personaggi che si sono occupati della corrispondenza neurologica e funzionale tra cervello e parola, come Bogen, Sperry e Gazzaniga o dello studio del linguaggio come Vygotskij.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Con sagacia e sottile ironia l&rsquo;autore si sofferma sull&rsquo;espansione dell&rsquo;inglese come lingua a vocazione mondialistica, prodotto ante litteram della globalizzazione che impone una lingua prevalente per intendersi e comunicare nella Torre di Babele degli idiomi innumerevoli che accompagnano l&rsquo;uomo e il formarsi delle comunit&agrave; nella loro lunga teoria di sedimentazione territoriale: vero &egrave; l&rsquo;assioma per cui &egrave; necessario un codice linguistico comune e prevalente per esprimersi e intendersi ma altrettanto vero &egrave; che questa &ldquo;americanizzazione&rdquo; della lingua porta con s&eacute; stili comportamentali e stilemi culturali ed espressivi dominanti. A partire dall&rsquo;invasione dell&rsquo;inglese nella scuola &ndash; con annessi e connessi algoritmi, sigle e acronimi che sovrastano fino a sostituirla la nostra migliore tradizione culturale e pedagogica &ndash; fino ad una sorta di imposizione implicita nella comunicazione sociale, l&rsquo;autore evidenzia come questa deriva possa provocare una lenta erosione delle tradizioni e delle civilt&agrave; europea e italiana, auspicando un recupero del &lsquo;genius loci&rsquo;, con tutta la sua ricchezza espressiva, semantica e simbolica. Il prepotente dilagare degli smartphone e delle altre tecnologie tra i giovani dipende dall&rsquo;apparire come un gioco sempre nuovo e aggiornato, proiettato al futuro e certamente pi&ugrave; divertente di un&rsquo;istruzione datata: insieme al villaggio globale ritorna l&rsquo;allegoria del &lsquo;paese dei balocchi&rsquo;, quella che lo psicanalista Luigi Zoja chiama la &lsquo;sindrome di Lucignolo&rsquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ci&ograve; allontana non solo dalle parole ma dalla stessa realt&agrave;, sostituita da un infinito mondo virtuale e questo provoca una sorta di dissociazione emotiva, causa di molte distonie comportamentali.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La facilitazione comunicativa indotta dai nuovi linguaggi determina un impoverimento linguistico, la parola sfuma dal descrittivo all&rsquo;improbabile, al superfluo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La globalizzazione non &egrave; ancora archiviata come tendenza inconsapevole di omologazione riduttiva.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Maffei bolla la crescita e l&rsquo;allargamento del mercato come &lsquo;bulimia dei consumi e anoressia dei valori&rsquo;, arrivando ad immaginare quanto sia importante l&rsquo;opera degli intellettuali, di coloro cio&egrave; che per primi vedono sorgere il sole oltre i monti (come direbbe Sant&rsquo;Agostino), dei depositari della cultura da tramandare come li descriveva Max Weber, di chi &ldquo;<em>genera il gusto, illumina il sapere pi&ugrave; che fornire nozioni, &lsquo;non riempie il secchio ma accende il fuoco&rsquo;, secondo la metafora di Plutarco, fornisce spiegazioni e chiavi di lettura, favorisce l&rsquo;uso pubblico della ragione, agevola la coesistenza di pensiero e azione, teoria e pratica, favorisce processi di universalizzazione della cultura mediante una visione cosmopolita della realt&agrave;</em>&raquo;, secondo Sabino Cassese in un celebre saggio per Il Mulino.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;autore &egrave; consapevole di un appiattimento verso il basso: per questo non demonizza l&rsquo;uso delle tecnologie (ma non accetta lo smartphone a scuola) come nuove metodologie apprenditive, tuttavia postula e propone il ritorno alla scuola della parola e della cultura umanistica, poich&eacute; percepisce il pericolo non solo di una didattica impoverita ma anche il rinchiudersi in atteggiamenti solipsistici e isolati. Questo passaggio mi ricorda l&rsquo;iconica definizione di Luigi Lombardi Vallauri della classe come una sorta di &ldquo;astronave di assorti&rdquo; nello studio e nella riflessione, sotto la guida maieutica dell&rsquo;insegnante. &nbsp;Bellissima anche quella citazione di Italo Calvino (Lezioni americane): &ldquo;Alle volte mi sembra che un&rsquo;epidemia pestilenziale abbia colpito l&rsquo;umanit&agrave; nella facolt&agrave; che pi&ugrave; la caratterizza, cio&egrave; l&rsquo;uso della parola&rdquo;. Maffei sottolinea infatti l&rsquo;importanza di immergersi nel mondo delle parole, fonte di arricchimento lessicale e di gratificazione spirituale: personalmente ritengo ad esempio che la scuola dovrebbe recuperare una buona educazione sentimentale, che si realizza nella lettura dei classici, nel dialogo, nell&rsquo;approfondimento, nella creativit&agrave; espressiva.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Scriveva nello Zibaldone (1821) Giacomo Leopardi: &ldquo;<em>Il forse &egrave; la parola pi&ugrave; bella del vocabolario italiano perch&eacute; apre delle possibilit&agrave;, non delle certezze. Perch&eacute; non cerca la fine ma va verso l&rsquo;infinito</em>&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Di questo mondo infinito di virtualit&agrave; inespresse si erano gi&agrave; occupati, restandone affascinati, Tolstoj e Dostoevskij nella loro querelle sulla ricerca della &lsquo;parola nuova&rsquo;: qualcosa che aprisse orizzonti non solo alla letteratura del loro tempo ma all&rsquo;umanit&agrave; stessa, in quel divenire che sorregge le alterne vicende della vita e cerca soluzioni esistenziali, verso il bene, verso la pace, verso la speranza.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Commentando il saggio di Maffei vorrei dunque conclusivamente riproporre questa ricerca antica: la parola nuova come tensione e arricchimento, innovazione nella continuit&agrave;, lavorio dello spirito (direbbe Massimo Cacciari), musa ispiratrice della bellezza.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/elogio-della-parola/2712]]></guid>
					<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Doppiamente sospesi]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/doppiamente-sospesi/2711]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Sar&agrave; un momento di grande difficolt&agrave; per la politica italiana stretta in una morsa assai poco piacevole: l&rsquo;esito delle urne referendarie e lo sviluppo della crisi in Medio Oriente. Siamo un sistema politico, ma anche un paese doppiamente sospesi nell&rsquo;attesa di eventi che sono estremamente difficili da prevedere.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Partiamo dalla questione del referendum sulla riforma Nordio. Lasciamo perdere il profluvio di strumentalizzazioni, furberie retoriche, demagogie di vario conio che ci hanno invasi provenienti da ambedue le parti dello schieramento. Ora il problema &egrave; prevedere come sar&agrave; possibile gestire l&rsquo;esito del voto, nei due diversi casi. Il timore &egrave; che, complice lo stress di questi mesi di fanatismi esasperati, chi risultasse vincente voglia semplicemente affermare la visione totalitaria che &egrave; stata elaborata da ciascun fronte nel furore delle polemiche.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In termini banali significa che se vincer&agrave; il no alla riforma ci si tenga un sistema che ha mostrato molte criticit&agrave;, come da tempo e dalle sponde pi&ugrave; diverse &egrave; stato affermato. In pratica che il dominio sul CSM di una magistratura organizzata in correnti di potere (come sempre le correnti cominciano come orientamenti ideologici e finiscono come lobby- vedere la storia della DC) e in cui dominano quelle pi&ugrave; radicalizzate ritenga di avere avuto il via libera per esprimere la sua egemonia come regolatore del sistema politico-istituzionale. Non stiamo parlando di tutta la magistratura ma di all&rsquo;incirca 2000 associati su pi&ugrave; di 8000 magistrati. Non avremmo un sistema bilanciato, ma un irrobustirsi delle lotte fra fazioni, di togati e di politici: uno scenario che dovrebbe quantomeno impensierire chiunque abbia a cuore le sorti del nostro sistema di governo e convivenza.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non &egrave; affatto che si possa stare tranquilli nel caso di una vittoria del s&igrave;. Sebbene ultimamente il ministro Nordio si sia speso a dire che in quel caso la messa su strada della riforma sar&agrave; fatta con cautela e coinvolgendo tutti, magistrati, avvocati e forze politiche, le sue parole cozzano con un contesto in cui prevalgono componenti che vogliono imporsi a tutti i costi. Qui bisogna ricordare che il nodo della questione sono le norme di attuazione della riforma. Al contrario di quanto dicono i polemisti del no, al momento non &egrave; deciso come avverranno le estrazioni dei membri togati dei due CSM e dell&rsquo;Alta Corte, essendo improbabile che ci sia la banale estrazione alla cieca su una platea indifferenziata di pi&ugrave; di 8000 magistrati. Altrettanto si dica per quanto riguarda la formazione della lista di personalit&agrave; predisposta dal parlamento su cui poi estrarre: anche qui si andr&agrave; semplicemente a maggioranza, o, per esempio come nel caso della Corte Costituzionale, si avranno eletti che per essere inseriti in lista debbano avere un quorum che imponga un coinvolgimento delle opposizioni?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Come si vede anche qui c&rsquo;&egrave; da preoccuparsi, ma a chi ha chiesto di sapere prima, dall&rsquo;uno e dall&rsquo;altro fronte, come si intendevano risolvere i problemi che abbiamo sollevato (e altri) si &egrave; risposto picche per paura di perdere pezzi di coalizione che in entrambi i casi agli equilibri razionali sono molto poco interessati.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La preoccupazione per i futuri scenari &egrave; molto rafforzata dall&rsquo;attuale fase delle relazioni internazionali. L&rsquo;iniziativa israelo-americana di scatenare una grande guerra contro l&rsquo;Iran non ha fatto i conti con le potenzialit&agrave; di resistenza del regime degli ayatollah. Il calcolo che bastasse dargli una mazzata per farlo crollare si &egrave; dimostrato sbagliato e adesso si &egrave; davanti al problema di come chiudere una avventura che non potr&agrave; finire a breve come si era immaginato. A portare il confronto a fondo, cio&egrave; ad avere una guerra fino all&rsquo;annientamento del nemico, ci sono disponibilit&agrave; pi&ugrave; scarse di quel che Trump e Netanyahu si aspettavano.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;Europa vuole star fuori dalla guerra e su questa posizione converge anche il governo italiano che avr&agrave; anche pi&ugrave; di un debole per la figura di Trump, ma non &egrave; cos&igrave; cieco da non vedere che la situazione si sta incartando in maniera sempre pi&ugrave; pericolosa. Tuttavia la questione fondamentale non &egrave; come intervenire, cosa che non &egrave; richiesta perch&eacute; non c&rsquo;&egrave; spazio e non saremmo di grande aiuto (n&eacute; noi, n&eacute; gli altri paesi europei). Non &egrave; neppure quella di salvarsi l&rsquo;anima facendo intemerate anti americane e anti sioniste come vorrebbero le opposizioni, perch&eacute; ci attireremmo solo problemi senza dare alcun contributo. Il tema vero &egrave; come gestiremo la situazione economica critica che questa guerra sta gi&agrave; provocando e che potrebbe diventare anche molto pi&ugrave; drammatica.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non dovrebbe essere difficile capire che una congiuntura del genere non la governi con un Paese spaccato in lotte di fazione e in cui gli occhi della politica sono fissi solo sulle elezioni politiche del prossimo anno (e ci permettiamo di avvertire che le letture impressionistiche di come &egrave; andata domenica scorsa nelle amministrative in Francia riattiver&agrave; sia i fan delle soluzioni di destra radicale che quelli di sinistra radical-movimentista). Il nostro sistema sociale ha molte fragilit&agrave;, sia pure distribuite per alcuni ambiti a macchia di leopardo: non sappiamo quanto reggerebbe ad un incrudelirsi dell&rsquo;inflazione coi salari bassi che ci sono in troppi comparti, per non parlare delle reazioni a fiammate spudoratamente speculative che l&rsquo;opinione pubblica non &egrave; in grado di tollerare.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Varrebbe la pena di ragionare sugli scenari doppi che, sia pure schematicamente, abbiamo cercato di descrivere, piuttosto che buttarsi a capofitto nei ludi retorici che tanto piacciono in questi tempi di esasperato &ldquo;agire comunicativo&rdquo; (tanto fare un piccolo omaggio a Jurgen Habermas appena scomparso).</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/doppiamente-sospesi/2711]]></guid>
					<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Un voto contro la deriva giustizialista]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/un-voto-contro-la-deriva-giustizialista/2710]]></link>
					<description><![CDATA[<p class="Corpodeltesto31">La modifica della costituzione che &egrave; attualmente in discussione non contiene nessuna violazione dei principi fondamentali dell&rsquo;ordinamento, al contrario configura una riforma garantista dei processi mettendo l&rsquo;accusa e la difesa in parit&agrave; davanti a un giudice terzo. Si tratta di un provvedimento che si colloca in piena continuit&agrave; con la riformulazione dell&rsquo;art. 111 del testo costituzionale approvata nel 1999. Anche dal punto di vista quantitativo la riforma &egrave;, tutto sommato, minimale e poco invasiva, perch&eacute; si limita a intervenire su due articoli della costituzione; le altre modificazioni (che fanno salire a sette il numero degli articoli cambiati), infatti, sono necessarie aggiustature di coordinamento logico e grammaticale.</p>
<p class="Corpodeltesto31">Rispetto a tale contenuto, tutt&rsquo;altro che sovversivo, appaiono decisamente eccessivi, anche facendo la tara della inevitabile enfasi di una campagna elettorale, i toni allarmistici degli oppositori che parlano di una evidente volont&agrave; di ricondurre il giudiziario sotto il controllo dell&rsquo;esecutivo. Una enfasi che appare ancora pi&ugrave; singolare se si considera che la separazione delle carriere e anche la creazione di un&rsquo;alta corte disciplinare, che sono i punti qualificanti della riforma, erano obiettivi che il Partito democratico aveva auspicato in passato.</p>
<p class="Corpodeltesto31">Se si osserva la questione sotto questo profilo appare difficile comprendere perch&eacute; non ci sia stata, da parte del Pd, una seria interlocuzione con la maggioranza di governo per una possibile convergenza (magari contrattando qualche modifica) ma si sia scelta da subito la strada della contrapposizione frontale. Per intendere le ragioni di un simile atteggiamento occorre considerare la questione sotto un&rsquo;altra angolazione, squisitamente politica.</p>
<p class="Corpodeltesto31">L&rsquo;attuale dirigenza del Pd ritiene che, per sconfiggere il centro destra alle prossime elezioni politiche, occorra uno schieramento unitario comprensivo di tutte le componenti dell&rsquo;opposizione, il cosiddetto &ldquo;campo largo&rdquo;. Rispetto a questo obiettivo le divergenze che pure esistono, e non sono del tutto trascurabili (ad esempio in politica estera), debbono essere superate o, almeno, accantonate.</p>
<p class="Corpodeltesto31">Come &egrave; noto, oltre al Pd l&rsquo;altro principale socio del &ldquo;campo largo&rdquo; &egrave; il Movimento 5 stelle, cio&egrave; un partito che, nella sua non lunghissima esistenza, ha sostenuto politiche e alleanze contrastanti; basti considerare che nella diciottesima legislatura ha governato dapprima con la Lega e successivamente con il Pd. Tuttavia, pur in questo moto ondivago, che lo ha portato pi&ugrave; di una volta a rinnegare disinvoltamente posizioni precedenti, il partito di Conte ha una sua stella polare che ha sempre seguito. I pentastellati, infatti, sono portatori di una visione politica coerentemente giustizialista. A loro avviso l&rsquo;ordine giudiziario non &egrave; un potere diffuso, che deve limitarsi ad applicare la legge nei singoli casi in esame con singole sentenze, ma deve operare come un organo unitario. Un organo che deve essere il supremo garante dell&rsquo;equilibrio politico. In una simile ottica non ha senso parlare di una invasione di campo della magistratura, anzi una simile tendenza va incoraggiata. In sostanza il partito pentastellato si pu&ograve; sinteticamente definire come il braccio politico della magistratura ideologizzata. Per assicurarsi la piena adesione del Movimento 5 stelle al campo largo il Pd ha dovuto rinnegare le proprie posizioni garantiste e liberali in materia di giustizia.</p>
<p class="Corpodeltesto31">Il senso del ragionamento che si &egrave; fatto in questa sede &egrave; cos&igrave; riassumibile: Votare a favore del referendum del prossimo 22 e 23 marzo da un lato significa appoggiare una riforma garantista, ma da un altro versante vuol dire rafforzare la prospettiva di un Partito democratico a vocazione riformista, alieno dal massimalismo giudiziario.</p>
<p class="Corpodeltesto31">&nbsp;</p>
<p class="Corpodeltesto31">&nbsp;</p>
<p class="Corpodeltesto31">&nbsp;</p>
<p class="Corpodeltesto31">&nbsp;</p>
<p class="Corpodeltesto31"><span>* Ordinario di storia delle dottrine politiche - Universit&agrave; di Napoli</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/un-voto-contro-la-deriva-giustizialista/2710]]></guid>
					<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Titanic]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/titanic/2709]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Ci sono libri che conservano fascino e attualit&agrave; a distanza di tempo dalla loro stesura: cos&igrave; &egrave; per questo &lsquo;Titanic&rsquo; di Vittorio Emanuele Parsi che ho il piacere di rileggere e recensire in questa seconda edizione rinnovata ed ampliata, come &egrave; stato in questi giorni per un altro classico della produzione editoriale de Il Mulino come &lsquo;Democrazia e definizioni&rsquo; di Giovanni Sartori al cui pari il lungo, denso e colto saggio del Professore di Relazioni internazionali e Direttore di ASERI dell&rsquo;Unicatt di Milano si propone come chiave di lettura imprescindibile per comprendere temi ed evidenze del nostro tempo. Il sottotitolo di Titanic &ndash; &lsquo;Naufragio o cambio di rotta per l&rsquo;ordine liberale&rsquo; &ndash; proietta subito il lettore al centro degli avvenimenti &lsquo;domestici e internazionali&rsquo; ampiamente dibattuti oggi e lo fa con visione lungimirante e prospettica che va oltre il mero, attuale presente, pur anticipandone le incombenti emergenze. Preceduto dai lusinghieri apprezzamenti di illustri accademici come G. John Ikenberry, Michael Mastanduno, Matthew Evangelista, Mehran Kamrava, Joseph M. Grieco e accompagnato da una imponente bibliografia (che da sola occupa 70 pagine delle oltre 350 in cui si sviluppa il testo), il lavoro di Parsi &egrave; un &lsquo;libro di enorme importanza&rsquo;, per chiunque voglia comprendere come la politica e l&rsquo;economia domestica e globale siano giunte a un livello cos&igrave; deplorevole e cosa possiamo fare per costruire un futuro migliore&rsquo;. L&rsquo;analisi politologica &egrave; ampiamente sostenuta da un impianto epistemologico strutturato a argomentato nel suo incedere, suffragato da evidenze documentate e da una inusitata capacit&agrave; ermeneutico-interpretativa che sa andare al focus del problema evidenziato dal titolo: il declino dell&rsquo;ordine internazionale liberale che sta al crocevia tra il naufragio e un possibile cambio di rotta. Un&rsquo;avvertenza di grande attualit&agrave; alla luce degli avvenimenti pi&ugrave; recenti postumi al libro, dalla guerra in Ucraina, alla questione mediorientale, al devastante e allargato conflitto USA-Israele contro l&rsquo;Iran dalle conseguenze interne-estere imprevedibili, alla politica dei dazi imposta da Trump (e proprio in questi giorni sonoramente bocciata dalla Corte Suprema americana), alle sfere di influenza del neo colonialismo, al nuovo ordine mondiale come va configurandosi per opera delle super-potenze USA, Russia e Cina, alle incertezze che affliggono l&rsquo;Europa e la spingono verso l&rsquo;irrilevanza. Ma anche considerando gli impliciti strategici e incidentali sottesi, tra mire espansionistiche, crudo pragmatismo, retaggi nazionalistici, populismi emergenti, al ridimensionamento degli organismi internazionali a cominciare dall&rsquo;ONU (che dovrebbe sottostare alle direttive del Board of peace), all&rsquo;inazione paralizzante della NATO, alle soccombenze delle democrazie liberali (intese come &lsquo; comune eredit&agrave; ideologica dell&rsquo;umanit&agrave;&rsquo; secondo Francis Fukuyama), alla crisi del multilateralismo nella governance del commercio internazionale, all&rsquo;inusitata discrasia delle diverse concezioni di Occidente tra le due sponde dell&rsquo;Atlantico.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La tesi che Parsi pone alla base della sua lunga riflessione &egrave; che la crisi dell&rsquo;ordine internazionale liberale risulti dalla rottura dell&rsquo;equilibrio tra democrazia ed economia di mercato. &nbsp;Questo passaggio mi ricorda quello che Parsi tenne a sottolineare a conclusione di una nostra intervista: la difesa di ogni democrazia nazionale passa attraverso la difesa delle democrazie nel mondo. Ci&ograve; dovrebbe realizzarsi non solo a fronte di eventi o minacce militari ma anche nel loro coordinamento a livello internazionale, dal cambiamento climatico planetario alle pandemie, dalle migrazioni all&rsquo;inquinamento globale, dall&rsquo;esaurimento delle risorse naturali ai modelli di consumo sostenibili, soprattutto alle politiche energetiche.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Temi e strategie che Mario Draghi ha fatto propri nel suo &lsquo;Rapporto sul futuro della competitivit&agrave; europea&rsquo; del settembre 2024 e rinnovato pi&ugrave; volte per preparare in tempo utile l&rsquo;Europa alle sfide che il nuovo ordine mondiale va imponendo, sollecitando un moto di ripresa e reazione che pare non essersi concretizzato in modo coeso e solidale. La metafora del vascello occidentale dirottato dal suo corso (costruzione di un libero mercato, impiego della sovranit&agrave; nazionale come contrappeso agli eccessi del mercato stesso, costruzione di una solida architettura di istituzioni internazionali fondato sulla cooperazione, inclusione politica delle classi sociali per favorire la democrazia rappresentativa, incentivo alla creazione di una classe media come spina dorsale dei sistemi politici ed economici nazionali) rischia di assumere &ndash; secondo Parsi &ndash; le sembianze e il destino del Titanic di fronte al gigantesco iceberg rappresentato dalla questione della leadership USA (anche nel passaggio dalla sua crisi all&rsquo;America first, attraverso politiche protezionistiche e isolazioniste) di fronte all&rsquo;ascesa di Russia e Cina, dal terrorismo jihadista, dalla messa in crisi delle democrazie per opera dei populismi e delle tecnocrazie.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La discontinuit&agrave; &ndash; evidenziata dall&rsquo;autore &ndash; che segna il passaggio tra l&rsquo;ordine internazionale liberale e l&rsquo;ordine globale neoliberale non &egrave; una sottile disquisizione semantica: essa sottende quanto la deregulation abbia favorito i rapporti tra democrazia e mercato, tra capitale e lavoro con la messa in crisi della classe media. Questo passaggio favorito dalla globalizzazione e dall&rsquo;assenza di fondamenti etici tutelanti ha determinato il ribaltamento che secondo Parsi rappresenta un&rsquo;inversione di rotta: non pi&ugrave; proteggere le societ&agrave; domestiche dalle minacce provenienti dal contesto internazionale ma piuttosto difendere i mercati globali &ndash; specialmente quelli finanziari &ndash; da qualsiasi intralcio proveniente dalle societ&agrave; domestiche. Dalla libert&agrave; del mercato siamo passati inesorabilmente alla dittatura del mercato. Ci&ograve; si riverbera inevitabilmente su aspetti che riguardano i popoli e le persone e che finiscono per essere compressi: i diritti individuali, i salari e il tenore di vita delle classi lavoratrici, l&rsquo;uguaglianza dei cittadini, lo stesso funzionamento dell&rsquo;ascensore sociale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sono rimasto colpito dall&rsquo;importanza che Parsi attribuisce alla declinazione dei principi etici che dovrebbero sottendere l&rsquo;ordine liberale come scudo delle democrazie, che scivolano verso nuovi opportunismi dove il mercato non &egrave; al servizio dell&rsquo;uomo ma l&rsquo;uomo e la sua dignit&agrave; sono soggiogati all&rsquo;autoregolamentazione speculativa dei mercati. Non c&rsquo;&egrave; sviluppo sostenibile senza una solida base etica, perch&eacute; nel modificare la realt&agrave; i valori sono una leva potente quanto gli interessi dei suoi pi&ugrave; potenti operatori. Il saggio di Parsi si sviluppa attraverso sette capitoli tematici che considerano le evidenze insieme connotative ed esplicative del temuto naufragio dell&rsquo;Occidente e del possibile cambio di rotta: sono temi che gli avvenimenti internazionali successivi a questa seconda edizione del libro stanno ponendo in modo persino drammatico. Il protrarsi della guerra in Ucraina (giunta al quarto anno) evidenzia come la strategia di Putin sia orientata all&rsquo;espansione verso ovest, il terrorismo di Hamas e la distruzione di Gaza sono un altro aspetto della insolubilit&agrave; dei conflitti, l&rsquo;islamizzazione dell&rsquo;Occidente viene vissuta come una inesorabile soccombenza della civilt&agrave; occidentale, la rielezione di Trump alla Casa Bianca ha segnato la messa in crisi della storica alleanza con l&rsquo;Europa (dove le potenzialit&agrave; reattive e solidali sono rinculcate dai nazionalismi e dai populismi emergenti), il lento configurarsi di un nuovo ordine mondiale basato sui rapporti di forza tra le superpotenze non si traduce tout-court nel naufragio dell&rsquo;ordine liberale ma non depone neanche per un imminente cambio di rotta, l&rsquo;Africa rappresenta un&rsquo;incognita potenzialmente esplosiva.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il mondo vive una situazione di sospensione e di attesa, per ora non si palesano luci in fondo al tunnel, tutto sembra precario e incerto, la sensazione &egrave; quella di uno stallo lacerato da conflitti, soccombenza dei popoli e sanguinose perdite di vite umane.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">A 80 anni di distanza dal secondo conflitto mondiale tutto torna in predicato ma si rischia un gioco a incastro delle parti pieno di incognite e decisamente pericoloso per le sorti dell&rsquo;umanit&agrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La dimensione planetaria di problemi apparentemente irrisolvibili rende insicura la navigazione in acque agitate: la metafora del Titanic evocata da Parsi appare realistica e meriterebbe che l&rsquo;autorevole docente di relazioni internazionali si cimentasse in una aggiornata lettura di questo viaggio tempestoso.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/titanic/2709]]></guid>
					<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[La politica estera in tempi di incertezza]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/la-politica-estera-in-tempi-di-incertezza/2708]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Nella tradizione italiana la politica estera &egrave; stata raramente un tema seguito costantemente con passione dal complesso dell&rsquo;opinione pubblica. In ci&ograve; nulla di strano, perch&eacute; &egrave; cos&igrave; in quasi tutti i Paesi, salvo quando accadono fatti che possono accendere passioni elementari o prestarsi a manipolazioni per essere visti come segnali che interpretano il futuro. In questo anche la nostra opinione pubblica non fa eccezione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Altro discorso per l&rsquo;attenzione che al tema viene riservato dalle classi dirigenti, specie da quelle politiche. Qui si pu&ograve; vedere una certa anomalia italiana, perch&eacute; anche in quegli ambienti sembra si faccia fatica a misurarsi con quel che succede a livello internazionale mantenendo una certa freddezza di giudizio e lasciando perdere le facili strumentalizzazioni propagandistiche.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Questa premessa &egrave; necessaria se si vuole affrontare l&rsquo;analisi del difficile momento con cui si sta confrontando la politica estera del nostro Paese. Le prese di posizione roboanti, i giudizi in bianco e nero, le intemerate pseudo-moraleggianti servono a poco o a nulla. Un sistema politico, a cominciare ovviamente dal suo governo e dal parlamento, dovrebbe valutare con attenzione una congiuntura specifica, specie quando questa, come nell&rsquo;attuale fase della crisi mediorientale, &egrave; particolarmente oscura e intricata. Assistiamo invece ad una fascinazione superficiale ed ingenua per prese di posizione che sono semplici retoriche populiste come quella dello spagnolo Pedro Sanchez, o per giudizi che vorrebbero essere universali sulla crisi dell&rsquo;Occidente, sul pericolo islamico, sulle virt&ugrave; del trumpismo se non del messianesimo ipocrita alla Netanyahu.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In questo clima &egrave; stata molto criticata la affermazione della premier Meloni che non si sentiva n&eacute; di condividere, n&eacute; di condannare l&rsquo;iniziativa israelo-americana contro l&rsquo;Iran degli ayatollah. Subito &egrave; tornato a galla il famoso &ldquo;n&eacute; aderire, n&eacute; sabotare&rdquo; dei socialisti italiani per l&rsquo;entrata del nostro Paese nella Prima Guerra Mondiale, una linea che, alla luce di quel che successe dopo, non port&ograve; certo fortuna al PSI. Con un po&rsquo; di freddezza, si pu&ograve; invece vedere nella pronuncia della premier un certo realismo, sia pure non scevro di ambiguit&agrave;. Da un lato infatti si prende atto che la scelta della guerra preventiva contro l&rsquo;Iran avviene senza tenere conto di un quadro di legalit&agrave; internazionale, gi&agrave; saltata con l&rsquo;aggressione russa all&rsquo;Ucraina, ma che riproponendosi avr&agrave; non poche conseguenze. Dall&rsquo;altro lato si coglie che condannare l&rsquo;azione che comunque mette sotto pressione un regime come quello iraniano inaccettabile da molti punti di vista, a partire dalla repressione selvaggia contro il suo popolo, finirebbe per giustificare una qualche sorta di legittimit&agrave; per quel regime.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non siamo ingenui, e valutiamo anche che per Giorgia Meloni &egrave; importante non mettere in crisi la sua relazione con l&rsquo;amministrazione Trump: quella &egrave; una sua carta da spendere nelle relazioni internazionali e l&rsquo;Italia &egrave; un paese con molte debolezze per cui non sarebbe in grado di reggere uno scontro con un sistema come quello statunitense da cui ancora dipendiamo da pi&ugrave; di un punto di vista.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Tuttavia l&rsquo;aspetto importante, e, credeteci, di gran lunga preminente &egrave; che l&rsquo;Italia agisce nel quadro di una coalizione europea, la cui sovrapponibilit&agrave; con la UE non &egrave; sicura, ma che pu&ograve; essere in grado di permettere una presenza in quel delicatissimo quadro mediorientale e per estensione mediterraneo che &egrave; per noi di importanza vitale. Il fatto che al momento si prospetti una gestione a quattro dell&rsquo;evoluzione della guerra, Francia, Gran Bretagna, Germania e Italia, non va assolutamente sottovalutata, a partire dal fatto che si mettono insieme interessi e prospettive che sino a ieri non erano esattamente coincidenti, anzi talora erano in conflitto (icasticamente si pensi al rapporto Macron-Meloni).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La faccenda &egrave; tanto pi&ugrave; importante, quanto pi&ugrave; diventa chiaro che l&rsquo;Europa ha scarse capacit&agrave; di giocare un peso. Netanyahu non la vuole fra i piedi, perch&eacute; sa che costituisce una difficolt&agrave; per il suo progetto di annientare la questione palestinese. Trump, ma pi&ugrave; di lui, che &egrave; uno instabile per cui a quanto sostiene va dato un peso relativo, il suo gruppo dirigente a Washington considerano l&rsquo;Europa un non-soggetto che complica solo la risistemazione della geopolitica con la sua posizione sull&rsquo;Ucraina.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il rilievo per noi dell&rsquo;evoluzione che potr&agrave; avere la situazione in Medio Oriente &egrave; fuori discussione. La strategia dell&rsquo;Iran &egrave; chiaramente quella di provare ad incendiare tutta la regione, per costringere Trump a chiudere un intervento che &egrave; poco popolare negli USA e che gli sar&agrave; d&rsquo;inciampo nelle elezioni di novembre anche per le conseguenze economiche sugli approvvigionamenti energetici (un problema che toccher&agrave; pesantemente anche l&rsquo;Europa). Netanyahu e il gruppo dirigente israeliano vogliono invece che la guerra continui per risistemare l&rsquo;area in senso nuovo, con l&rsquo;Iran disarmato e di conseguenza i suoi proxy debellati, la questione palestinese messa in frigorifero, il Libano destrutturato e i paesi arabi della regione a leccarsi le ferite.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma ci&ograve; apre una ulteriore questione, perch&eacute; il conflitto di interessi fra Trump e Netanyahu &egrave; una variabile da non sottovalutare: non sappiamo ovviamente se e come si comporr&agrave; (intanto Witkoff e Kushner hanno annullato la visita prevista a Gerusalemme), ma si tratta di una incognita di notevole rilievo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In un contesto del genere la politica estera di una media (molto media) potenza come &egrave; l&rsquo;Italia &egrave; una partita pi&ugrave; che difficile da gestire. Pi&ugrave; che mai per avere davvero un ruolo sarebbe fondamentale poter far conto su un solido consenso nazionale delle maggiori componenti della classe politica (ma anche di quella intellettuale), cosa al momento inesistente. Continuiamo ad incartarci in lotte di fazione, trasversali perch&eacute; da questo punto di vista non valgono n&eacute; maggioranze n&eacute; opposizioni, n&eacute; solidariet&agrave; interne ai partiti. Come se il problema del nostro futuro dipendesse davvero dalla conquista di voti nel referendum o alle prossime elezioni e non da come riusciremo a gestire collettivamente questo difficilissimo passaggio storico.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/la-politica-estera-in-tempi-di-incertezza/2708]]></guid>
					<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Mai un passo indietro]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/mai-un-passo-indietro/2707]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Quello di Mike Pompeo &ndash; gi&agrave; capo della CIA e Segretario di Stato durante la prima Presidenza di Donald Trump &ndash; non &egrave; solo il resoconto di un&rsquo;esperienza personale intensa, straordinaria e apicale ai vertici dell&rsquo;Amministrazione USA ma &egrave; anche la cronaca di avvenimenti di politica interna ed estera, in quell&rsquo;arco temporale in cui l&rsquo;America ha vissuto un avvicendamento di indirizzo alla guida del Paese e una nuova strategia di posizionamento internazionale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Molto di ci&ograve; che sta accadendo in questo secondo mandato presidenziale alla Casa Bianca &egrave; la deriva di un radicamento identitario rispolverato ed accentuato in quegli anni, ne &egrave; il conseguente sviluppo anche nella lettura delle scelte che si vanno configurando come sua naturale evoluzione: inforcando quegli occhiali si pu&ograve; capire e spiegare come gli Stati Uniti stiano imprimendo una svolta nella politica interna, rispetto a temi come l&rsquo;immigrazione e l&rsquo;ordine pubblico, le spese militari e l&rsquo;economia, oltre al rafforzamento della leadership americana nel concerto di un nuovo ordine mondiale come va posizionandosi, a cominciare dall&rsquo;interventismo nelle zone calde del pianeta, ai rapporti commerciali e all&rsquo;imposizione dei dazi, per finire con la messa in discussione delle alleanze storicamente consolidatesi nel secondo dopoguerra e nel tentativo di conferire un nuovo imprinting agli organismi internazionali, cominciando paradossalmente dalla messa in discussione dell&rsquo;ONU e della NATO.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">A partire dal progressivo disimpegno dalla guerra in Ucraina, si legge oggi un fermo immagine diverso dell&rsquo;Europa che sta cercando margini di interlocuzione, vivendo pi&ugrave; di memoria che di progettualit&agrave;: questo &ndash; per quanto ci riguarda &ndash; &egrave; il fatto nuovo che emerge oggi e che segna un cambio di strategia di Washington rispetto alle relazioni internazionali descritte da Mark Pompeo nel suo lungo saggio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Senza se e senza ma viene da chiedersi in che modo oggi &ndash; rispetto al nuovo establishment dei Rubio e dei Vance &ndash; l&rsquo;ex capo della CIA e soprattutto l&rsquo;ex Segretario di Stato avrebbe condiviso un cambio di rotta cos&igrave; marcato. Per quanto ci riguarda va attentamente considerato quanto lucidamente argomentato da Mario Draghi nella lectio magistralis tenuta all&rsquo;Universit&agrave; Cattolica di Ku Leuven (Lovanio) in Belgio, in occasione del conferimento della laurea honoris causa &laquo;L&rsquo;ordine globale &egrave; defunto&raquo;, sferzando una volta in pi&ugrave; l'Europa: &laquo;Rischia di venire sottomessa, divisa e deindustrializzata: serve un federalismo pragmatico&raquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma il libro di Mark Pompeo &egrave; un lungo e lucido riassunto che va contestualizzato agli anni a cui si riferisce, soprattutto perch&eacute; diventa l&rsquo;elegia di uno stile operoso e radicato nello svolgimento del duplice ruolo a cui era stato chiamato. Ne emerge una forza narrativa straordinaria, un carattere forte e volitivo, l&rsquo;assolvimento di un dovere istituzionale che si traduce nell&rsquo;interesse primario dello Stato e della Nazione: due concetti che spesso si confondono ma che Pompeo ha ben presenti e che esprimono una mentalit&agrave; sui generis, alla quale noi europei non siamo forse coerenti e coesi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&ldquo;Mai un passo indietro&rdquo; diventa una missione, un imperativo categorico a cui la politica che conosciamo non ci ha abituati, nel linguaggio, negli stilemi narrativi, e nella coerenza dei comportamenti che ne derivano.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Di umili origini, una lunga e impegnativa &lsquo;gavetta&rsquo;, il sapersi distinguere per doti che evocano non solo la passione ma anche un talento innato, la volizione e la tenacia di una motivazione che non viene mai meno, la capacit&agrave; di misurarsi con i potenti della Terra senza deflettere in accomodanti genuflessioni, stringendo molte mani (non tutte odoravano d&rsquo;incenso) e incontrando leader di latitudini geografiche e politiche diverse, ci&ograve; che Pompeo desidera si legga, si conosca e si comprenda &egrave; un codice morale e diplomatico che diventa lo specifico &lsquo;made in USA&rsquo; , nelle relazioni internazionali.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Un amarcord condensato in una lunga e dettagliata narrazione nella quale l&rsquo;autore di questo suo primo ed unico libro &ndash; nell&rsquo;edizione italiana curata da Liberilibri - racconta fatti ed esprime sentimenti: una rievocazione appassionata e ispirata a valori di impegno, motivazione, tenacia, senso di appartenenza, amor di Patria, fede religiosa, attaccamento alla famiglia, determinazione nell&rsquo;espletamento dei compiti istituzionali che gli erano stati assegnati, radicamento e immedesimazione nei ruoli ricoperti senza mai deflettere o compiere un passo indietro verso un ripensamento, una possibile soccombenza. Preceduto da un brillante saggio introduttivo di Maurizio Molinari che coglie il senso pi&ugrave; profondo di questa rievocazione fortemente caratterizzata in prima persona dall&rsquo;autore (ci&ograve; che fa con una grande capacit&agrave; di sintesi, da vero maestro del giornalismo, &nbsp;restando fedele alla connotazione del libro, anticipandone il filo conduttore e cogliendo nelle quasi 600 pagine gli spunti pi&ugrave; caratterizzanti che anticipano la cronaca e la sua appassionata narrazione), il libro di Mike Pompeo offre al lettore l&rsquo;opportunit&agrave; di una rivisitazione di un periodo storico prodromico &ndash; nei fatti e nei personaggi- all&rsquo;attualit&agrave; dei temi e delle scelte pi&ugrave; recenti dell&rsquo;America a guida Trump, nel suo secondo quadriennio di Presidenza. Reduce dalla recente lettura di &ldquo;Occidente contro Occidente&rdquo; di Luigi Marco Bassani presentato al pubblico dalla stessa casa editrice, colgo intuitivamente il senso di una continuit&agrave; interpretativa nella sua lettura in fieri, considerando le dinamiche evolutive (o involutive, dipende dal punto di osservazione) che stanno caratterizzando il presente.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Da questa forte ed esplicita caratterizzazione americana a proporsi come riferimento di valori propri del mondo occidentale e nello stesso tempo come guida e guardiano regolatore di un ordine mondiale che va comunque composto e continuamente adattato all&rsquo;evolversi degli eventi, emerge una distonia strategica rispetto all&rsquo;Occidente che sta dall&rsquo;altra sponda dell&rsquo;Atlantico: la nostra, quella del cd. &ldquo;vecchio continente&rdquo;. La prima ispirata ad un solido e incalzante pragmatismo, la seconda pi&ugrave; colta e ragionata, diplomatica e formale, incerta e attendista (mi ricorda una calzante metafora di Thomas Bernhard: &ldquo;nella vita siamo spesso pi&ugrave; impegnati a preparare che a fare&rdquo;).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Cos&igrave; come la narrazione esposta da Pompeo mi fa venire in mente che c&rsquo;&egrave; un tempo delle decisioni che non pu&ograve; essere rinviato, pena il languire della Storia nello scegliere di rinviare ci&ograve; che dignit&agrave; e necessit&agrave; invece impongono.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La &lsquo;guerra dei cent&rsquo;anni&rsquo; diventa l&rsquo;iconografia di un ritardo cronico rispetto alle decisioni da assumere: &egrave; stata nostra, europea ed oggi diventa evocativa e negativamente dirimente.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Viene il tempo delle scelte e del coraggio anche per le democrazie senza che ci&ograve; le trasformi in simulacri di tirannia.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E leggendo questo libro &ndash; tutto orgoglio e amor di Patria - ricordo una frase di Winston Churchill passata alla Storia: &ldquo;Potevano scegliere tra il disonore e la guerra, hanno scelto il disonore e avranno la guerra&rdquo;. Pronunciata alla Conferenza di Monaco del 1938, il leader britannico intendeva esprimersi con dura chiarezza contro le politiche di <em>appeasement</em> che immaginava avrebbero favorito e incoraggiato Hitler.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sappiamo come and&ograve; a finire, con l&rsquo;invasione tedesca della Polonia, nel 1939.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Se i corsi e ricorsi storici di vichiana memoria valgono ancora si tratta di eventi che &ndash; <em>mutatis mutandis</em> - potrebbero ripetersi.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/mai-un-passo-indietro/2707]]></guid>
					<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Una riforma elettorale poco attraente]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/una-riforma-elettorale-poco-attraente/2706]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Mentre il mondo sta sospeso nell&rsquo;attesa di capire come si evolver&agrave; la situazione in Medio Oriente dato un contesto non facile da decifrare, la politica italiana si occupa stancamente della riforma elettorale. Stancamente, perch&eacute; &egrave; una questione che coinvolge gruppi ristretti di professionisti della politica, militanti o osservatori che siano, mentre l&rsquo;opinione pubblica appare distante. Del resto neppure l&rsquo;avvicinarsi delle urne referendarie sembra scaldare gli animi, a parte quelli, sin troppo incandescenti, delle due &ldquo;curve&rdquo; che si contrappongono a base di propagande sempre pi&ugrave; rozze.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La domanda che si pone ad un osservatore della scena politica &egrave; quanto i proponenti della proposta di legge elettorale si rendano conto dei problemi strutturali con cui devono misurarsi. Essi sono essenzialmente due: l&rsquo;astensionismo e il contesto che &egrave; necessario per avere un sistema proporzionale che funzioni. La prima questione &egrave; pi&ugrave; evidente, la seconda meno.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sull&rsquo;astensionismo c&rsquo;&egrave; da partire da una questione semplice, semplice: stabilire l&rsquo;attribuzione di un premio di maggioranza ai meglio classificati nella distribuzione dei voti quando si ha un astensionismo che si colloca intorno alla met&agrave; del corpo elettorale (e che non d&agrave; segni di venire ridimensionato) significa rapportare il valore dei voti ottenuti a questa realt&agrave;. Diciamolo nel modo pi&ugrave; banale possibile. Se attribuisci un premio di maggioranza a chi coalizione o, in astratto, singolo partito abbia raggiunto il 40% dei consensi, con il 50% circa degli astenuti significa che dai un potere di governo &ldquo;stabile&rdquo; (cio&egrave; in teoria con pochi condizionamenti) a chi rappresenta il 20% del corpo elettorale. Gli specialisti inorridiscono di fronte a queste semplificazioni, ma &egrave; cos&igrave; che i dati verranno interpretati, anche, se vogliamo, con strumentalit&agrave; e malizia. Vuol dire avere un governo ad alto potenziale di decisione, ma a bassa legittimazione popolare.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Conosciamo l&rsquo;obiezione dei cinici della politica: ma se la gente non va a votare, significa che gli va bene qualsiasi cosa esca dalle urne. Non &egrave; esattamente cos&igrave; nella vita concreta, perch&eacute; il ragionamento funziona finch&eacute; il governo espresso dal voto si tiene pi&ugrave; o meno all&rsquo;ordinaria amministrazione, per cui la gente accetta quello che ritiene pi&ugrave; o meno normale e/o inevitabile. Ma quando si dovranno prendere decisioni difficili, oppure nel caso in cui il governo si impegni in suoi progetti particolari (e non vogliamo pensare ad alzate d&rsquo;ingegno, che visti i tempi non mancano) il deficit di legittimazione emerger&agrave; e potr&agrave; anche diventare drammatico. Solo che a quel punto, visto il sistema elettorale che si sta progettando, si potr&agrave; solo ricorrere allo scioglimento della legislatura: la mossa meno utile in tempi di seria crisi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Una via per moderare questa impasse sarebbe alzare la soglia per l&rsquo;attribuzione del premio di maggioranza, avvicinandola sensibilmente a quel 50% +1 che era fissata dalla famosa &ldquo;legge truffa&rdquo; del 1953. Ma i partiti, tanto di maggioranza quanto di opposizione, non ci stanno, perch&eacute; la giudicano proibitiva. Aggiungiamoci, per inciso, che quanto meno si dovrebbe limitare il potere di maggioranza che assegna il premio, scendendo di qualche punto dal 55% dei seggi e fissando comunque quella soglia come rigida e non superabile per impedire che si possa arrivare ad una maggioranza pigliatutto per la nomina delle autorit&agrave; di garanzia (Presidente della Repubblica, giudici della Corte Costituzionale, ecc.).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Qui per&ograve; entriamo, anche se sembrer&agrave; strano, nella questione del significato di una legge elettorale di impianto proporzionale. In premessa andrebbe ricordato, da parte di un modesto storico come chi scrive, che il proporzionale nacque per garantire presenza e misurabilit&agrave; di componenti strutturali del sistema: gruppi etnici, aggregazioni socio-culturali come quelle religiose, componenti regionali. Nel nostro sistema repubblicano venne recepito per tenere conto dell&rsquo;esistenza di partiti che rappresentavano &ldquo;mondi vitali&rdquo;, aggregazioni socio-culturali ancor prima che politiche con storie e tradizioni radicate con confini piuttosto stabiliti. Questa realt&agrave; &egrave; stata cancellata dall&rsquo;evolversi dei sistemi sociali e oggi viene ripresentata strumentalmente anche se per i partiti si tratta di vuote bandiere (ma &egrave; cos&igrave; in tutti i sistemi politici occidentali). Ora dunque il proporzionale serve per misurare il numero di &ldquo;like&rdquo; che ciascun contendente pu&ograve; raccogliere dal suo pubblico riferimento, diventato variabile e che si tiene legato con tecniche di fidelizzazione pi&ugrave; o meno commerciali che con l&rsquo;appello a valori ideali profondi (altra roba rispetto agli slogan e ai mantra) che strutturano la vita dei corpi sociali.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In un contesto del genere, il proporzionalismo avr&agrave; effetti dirompenti, soprattutto se la gestione delle candidature verr&agrave; affidata, come &egrave; nel progetto di riforma, ai vertici dei partiti senza possibilit&agrave; per l&rsquo;elettore di intervenire sul loro recepimento. Quei vertici tenderanno a formare liste di &ldquo;fedeli&rdquo;, anche nell&rsquo;ottica di un avere un parlamento a cui non si affida l&rsquo;elaborazione di politiche, ma solo la funzione di cassa di risonanza di quel che essi decidono fuori delle Aule. La conseguenza prevedibile &egrave; che ci sia un incentivo alla frammentazione partitica: singoli o gruppi che non vedono possibilit&agrave; di presenza per loro significativa nei partiti oggi consolidati saranno invogliati a farsi loro liste con scissioni o in altro modo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si accentuer&agrave; cos&igrave; non solo il fenomeno della personalizzazione delle proposte politiche, ma la promozione di una &ldquo;democrazia dei personaggi&rdquo;, se ci consentite questa definizione, perch&eacute; &egrave; quanto gi&agrave; oggi si inizia a vedere: a competere non sono capi, leader o guide di formazioni a cui essi ispirano, in un lavoro comune, l&rsquo;elaborazione e la realizzazione di risposte alle sfide che pone la realt&agrave; del Paese e del mondo, ma singole &ldquo;figure&rdquo; che tengono la scena con un proprio repertorio, variabile se sono bravi, stucchevolmente fisso se sono maschere, e che lavorano circondati non da organismi per il dibattito e la risoluzione dei problemi, ma da staff di addetti al backstage e alla comunicazione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non proprio una gran prospettiva per il rilancio della nostra vita democratica.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/una-riforma-elettorale-poco-attraente/2706]]></guid>
					<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Dove danzano i pensieri]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/dove-danzano-i-pensieri/2705]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Il talento del Prof. Giulio Maira *, che nasce da una passione coltivata fin da ragazzino quando seguiva il nonno e il padre nella loro professione medica con curiosit&agrave; e interesse, &egrave; certamente la spiegazione principale di una carriera straordinaria che lo ha reso uno dei pi&ugrave; illustri chirurghi del cervello al mondo, riconosciuto per fama e titoli accademici, autore di 380 pubblicazioni scientifiche, con una esperienza di oltre 18 mila interventi in sala operatoria, alcuni di enorme complessit&agrave;. Dopo la Fondazione di Atena lo abbiamo conosciuto anche nelle vesti di scrittore, capace di unire scienza e poesia, rigore ippocratico e ispirazione pedagogica per divulgare in modo essoterico e aperto alla comprensione dei lettori la complessit&agrave; della sua professione, per capire il mondo attraverso le neuroscienze e spiegare il fascino ineguagliabile del cervello, un organo delicato e decisivo nell&rsquo;organizzazione della nostra vita, in tutti suoi aspetti razionali, emozionali, comportamentali. Questo libro edito da Piemme completa una serie di saggi precedenti (&lsquo;Ti regalo le stelle&rsquo;, &lsquo;Il cervello &egrave; pi&ugrave; grande del cielo&rsquo;, titolo mutuato da una definizione di Emily Dickinson, &lsquo;Le et&agrave; della mente&rsquo;, &lsquo;Il telaio magico&rsquo;, &lsquo;Le farfalle dell&rsquo;anima&rsquo;). &lsquo;Dove danzano i pensieri&rsquo; &egrave; anche una raccolta di articoli pubblicati sul quotidiano Il Messaggero nella rubrica &ldquo;i segreti della mente&rdquo; dal 2021 al 2025: Maira spiega come nello scriverli aveva fatto opera di sintesi su richiesta del Direttore Massimo Martinelli, uno che di giornalismo se ne intende: &ldquo;2800 caratteri, non uno di pi&ugrave;, non uno di meno&rdquo;, adeguandosi con &ldquo;emozione&rdquo; alle regole degli articoli. Questa recensione non pu&ograve; rispettare questa misura perch&eacute; la vastit&agrave; dei temi trattati e il loro oggetto principale &ndash; il funzionamento del cervello &ndash; in sede di riepilogazione complessiva finiscono per debordare inevitabilmente questo limite. D&rsquo;altra parte lo stesso Pascal (autore prediletto di Maira, che si trova a suo agio tra esprit de geometrie ed esprit de finesse) cos&igrave; si giustificava: &ldquo;Ho scritto un articolo lungo perch&eacute; non avevo tempo di scriverlo pi&ugrave; corto&rdquo;. Applicandomi a questo commento al libro sono da una parte consapevole del fatto che dovr&ograve; limitarmi a fare enfasi sugli spunti di riflessione che propone (un libro pu&ograve; essere riassunto, non riscritto) e dall&rsquo;altra forse agevolato dalle due interviste e dalla recensione che avevo realizzato sui saggi precedenti di questo grande scienziato, facendo tesoro della loro lungimirante continuit&agrave;. Nello stile narrativo di Maira si realizza una sintesi perfetta tra scienza e letteratura, spiegando il cervello e i segreti della mente egli si pone di fronte alla vita come se fosse un prezioso manoscritto che reca un messaggio da decifrare. Maira ci spiega le differenze funzionali tra i due emisferi cerebrali, per sommi capi deputati alla razionalit&agrave; (quello di sinistra) e alle emozioni (quello di destra), ricordandoci che questo organo delicatissimo&ndash; pur pesando il 2% della massa corporea consuma il 20% dell&rsquo;energia a disposizione dell&rsquo;intero organismo. &ldquo;Questo, innanzitutto perch&eacute; il nostro cervello ha un numero di cellule pari alle stelle della via lattea, quasi cento miliardi di neuroni. Questa giunzione tra due cellule, in cui le terminazioni dei due neuroni si affrontano, &egrave; detta sinapsi [&hellip;]&raquo;. In un cervello umano adulto ci sono pi&ugrave; di 150mila miliardi di sinapsi e gli assoni, le lunghe fibre di connessione tra le cellule, le superstrade del cervello, la sostanza bianca, coprono una lunghezza di circa 160mila chilometri. &laquo;[&hellip;] Messi in fila sono pari ad un terzo della distanza che separa la Terra dalla Luna&raquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nella mente umana vi sono elementi caratterizzanti che le macchine non riescono a riprodurre. Maira ne cita tre: il primo &egrave; la capacit&agrave; del nostro cervello di emozionarsi; le emozioni non sono solo sentimenti, ma elementi determinanti per qualunque processo decisionale, per la scelta del bene e del male. Una seconda caratteristica umana &egrave; la creativit&agrave;, cio&egrave; il prodotto dalla libera associazione di idee, pensieri ed emozioni, cosa che una rigida serie di algoritmi non potr&agrave; mai esprimere. E poi c&rsquo;&egrave; la coscienza, una caratteristica cos&igrave; complessa che difficilmente potr&agrave; emergere da una materia grezza.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Osservando e valutando le alterne vicende della vita possiamo notare come la coscienza sia un elemento dirimente per assumere decisioni e rapportarsi con gli altri e il mondo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">A conti fatti la coscienza &egrave; soprattutto il discrimine tra il bene e il male e con essa deve fare i conti qualunque innovazione scientifica e tecnologica, a cominciare dalla stessa intelligenza artificiale e dal metaverso.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Questo dovrebbe costituire una garanzia affinch&eacute; sia l&rsquo;uomo e non le macchine o gli algoritmi a conservare nella propria mente la facolt&agrave; di scegliere, una funzione che non pu&ograve; essere delegata quando &egrave; inscritta nella sfera ontologica ed assiologica.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La grandezza pi&ugrave; straordinaria del nostro cervello sta dunque nel mistero della coscienza, che nessun altro essere vivente conosciuto ha in misura cos&igrave; sviluppata. &laquo;La coscienza &egrave; la forma della conoscenza&raquo; scrive il neurologo Giulio Tononi. Senza la coscienza non esisterebbe nulla: &egrave; la capacit&agrave; di ognuno di noi di percepire e di sperimentare il mondo che ci circonda e di sentircene parte, &egrave; la soggettivit&agrave;, l&rsquo;esigenza profonda di capire noi stessi, &egrave; la capacit&agrave; di riflettere sui nostri pensieri, il cervello della riflessione. Se il termine mente &egrave; comunemente usato per descrivere l&rsquo;insieme delle funzioni cognitive del cervello, quali il pensiero, l&rsquo;intuizione, la ragione, la memoria, e tante altre, la coscienza &egrave; lo stato di consapevolezza raggiunto dall&rsquo;attivit&agrave; della mente, la consapevolezza di essere coscienti, il miracolo dell&rsquo;uomo che indaga s&eacute; stesso. Ad essa &egrave; anche legata una visione morale del proprio agire, che ci eleva alla trascendenza, alle bellezze astratte, alla legge morale che Kant sente dentro s&eacute;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Coscienza e creativit&agrave; sono due caratteristiche proprie e specifiche dell&rsquo;attivit&agrave; cerebrale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Esse costituiscono un mix tra ragione e sentimenti, ogni meandro pi&ugrave; recondito del cervello &egrave; sede di elaborazioni mentali che riconducono alla riflessione, all&rsquo;intuizione, all&rsquo;utilizzo di quello straordinario archivio costituito dalla memoria, che non &egrave; solo deposito dove attingere ricordi, nostalgie, apprendimenti, nozioni, regole, emozioni ma funzione di rielaborazione delle esperienze e dei vissuti utile a programmare la nostra vita. &nbsp;Citando allora Paul Valery: &ldquo;la memoria &egrave; il futuro del passato&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per costruire un ricordo servono corteccia entorinale &ndash; le grid cells - (il nostro GPS biologico) e l&rsquo;ippocampo- place cells. Ma &lsquo;memoria&rsquo; secondo Maira &egrave; capacit&agrave; di ambientazione e contestualizzazione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Interessante sarebbe domandarsi: si potrebbe ricostruire mentalmente ogni giorno della nostra vita? Ma ci&ograve; diventerebbe umanamente e scientificamente Impossibile perch&eacute; il cervello seleziona i ricordi pi&ugrave; importanti in base a fatti eventi, situazioni, contesti, persone, odori, suoni, rumori, emozioni&hellip; e rimuove il resto eliminandolo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;accumulo non potrebbe essere infinito. Anche se con Pavel Florenskij possiamo dire : <em>&ldquo; Tutto passa ma tutto rimane. Questa &egrave; la mia sensazione pi&ugrave; profonda: che niente si perde completamente, niente svanisce ma si conserva in qualche modo da qualche parte&rdquo;.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Lo stesso concetto di&rsquo; genialit&agrave;&rsquo; &egrave; pi&ugrave; legato alla creativit&agrave; che all&rsquo;intelligenza. L&rsquo;intelligenza, legata alla logica, &egrave; la capacit&agrave; di risolvere problemi nuovi e adattarsi all&rsquo;ambiente, di progettare e realizzare fini complessi. La creativit&agrave;, utilizzando la curiosit&agrave;, l&rsquo;immaginazione, la fantasia e il cosiddetto pensiero divergente, &egrave; la capacit&agrave; di intuire il nuovo, di organizzare conoscenze intorno a una visione inedita, di creare e inventare immagini e realizzarle. Diceva Einstein: &laquo;La logica pu&ograve; portarti dal punto A al punto B, ma l&rsquo;immaginazione pu&ograve; portarti ovunque&raquo; &hellip;. perch&eacute; &hellip;.&ldquo;la fantasia &egrave; pi&ugrave; importante della conoscenza&rdquo;&hellip;. E secondo Rita Levi Montalcini (cito il ricordo personale di un incontro con lei) &hellip;. &ldquo;l&rsquo;immaginazione serve alla scienza pi&ugrave; del pensiero codificato, il pensiero pensante pi&ugrave; del pensiero pensato&rdquo;. Certamente, senza la creativit&agrave;, l&rsquo;intelligenza non sarebbe andata oltre la semplice rappresentazione logica della realt&agrave; e non avrebbe immaginato le opere d&rsquo;arte, di architettura e di fantasia di tutti i tempi, le scoperte scientifiche che hanno fatto progredire la nostra societ&agrave;, non avrebbe esplorato le profondit&agrave; del cosmo e delle infinitamente piccole parti della materia e, infine, non si sarebbe addentrata nei segreti della nostra mente.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Le neuroscienze affermano che la percezione del tempo &egrave; un evento creato da meccanismi del cervello in cui un ruolo &egrave; svolto dall&rsquo;ippocampo, crocevia della memoria, coadiuvato dall&rsquo;amigdala, dai lobi parietali, l&rsquo;area supplementare motoria, i gangli della base, il cervelletto&hellip;tante aree che ci portano in contatto con il mondo esterno&hellip;. Una considerazione gi&agrave; ascoltata e condivisa dal Prof. Arnaldo Benini che il Prof. Maira cita nel suo saggio e che rafforza il concetto del tempo come di un costrutto della mente. &nbsp;Diceva Sant&rsquo;Agostino &ldquo;E&rsquo; nella mia mente allora che misuro il tempo&rdquo;, intuendo che &egrave; solo nella mente umana che esiste qualcosa che &egrave; passato, presente e anticipazione del futuro. &Egrave; nell&rsquo;essenza dell&rsquo;uomo, quindi che il tempo esiste, dentro i miliardi di connessioni delle sue reti neurali, dentro la nostalgia dei suoi ricordi, senza i quali nessun tempo potrebbe esistere.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Giulio Maira dedica infine una particolare attenzione ai giovani e alle straordinarie potenzialit&agrave; di conoscenze, apprendimenti, adozione di stili di vita che l&rsquo;et&agrave; della loro mente e&nbsp; il cervello incline ad assimilare informazioni nuove consentono loro di utilizzare per crescere in modo armonico, tra ragione e sentimenti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;adolescenza &egrave; la fase pi&ugrave; bella della vita, ma allo stesso tempo &egrave; un momento molto critico. In questa et&agrave; della vita le regioni limbiche, deputate alle funzioni pi&ugrave; istintive, prevalgono sulle regioni frontali del raziocinio. Ci&ograve; spiega perch&eacute; gli adolescenti siano sbilanciati verso il piacere e spiega il prevalere di comportamenti a rischio, dovuto allo scarso controllo delle regioni corticali frontali sugli impulsi primari. Hanno pi&ugrave; difficolt&agrave; a prendere decisioni mature e a comprendere le conseguenze delle proprie azioni, e questo li porta a essere fragili, vulnerabili alle situazioni pericolose, ad assumere comportamenti trasgressivi come ubriacarsi o consumare sostanze illegali.&nbsp;&nbsp;Negli ultimi decenni, l&rsquo;abuso di alcol e droghe, anche in et&agrave; precoce, &egrave; diventata una vera e propria malattia sociale. E purtroppo la scienza ci dice che le droghe possono provocare gravi danni al cervello. La prima battaglia contro la droga deve essere combattuta nelle famiglie e nelle scuole.&nbsp;Lo slogan da seguire deve essere: &ldquo;Attenzione e informazione&rdquo;, attenzione ai comportamenti e informazione ai giovani sui danni che le droghe possono provocare.&nbsp;</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Considerando inoltre che pi&ugrave; si &egrave; piccoli e maggiore &egrave; il numero potenziale di sinapsi che permettono di apprendere: se non viene coltivata la conoscenza milioni di neuroni e sinapsi vanno incontro ad un processo distruttivo che ne limita il numero, esso si chiama apoptosi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Occorre educare al gusto del bello affinch&eacute; lo si possa coltivare e praticare per il resto della vita.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Avvicinarsi alla musica, alle arti, alla lettura &egrave; il modo migliore per mettere a frutto tutto il potenziale apprenditivo ma anche etico di cui il cervello &egrave; la sede naturale. La pratica della conoscenza &egrave; il viatico che indirizza correttamente le menti e i cuori. Come ricorda Marguerite Yourcenar, leggere i libri &hellip;&rdquo;<em>&egrave; come costruire granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire"</em>.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per millenni l&rsquo;immaginario collettivo ha considerato il cuore la sede dei sentimenti: in realt&agrave; amare, emozionarsi, condividere un affetto, operare delle scelte, gestire il presente e progettare il futuro &hellip; sono regolati dal cervello anche se il cuore conserva una parte di complicit&agrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma questa puntualizzazione nulla toglie alla straordinaria potenzialit&agrave; di avvalersi della mente per far parte e godere delle bellezze della vita e del creato.</span></p>
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<p><span style="color: #000000;"><em>* Il professor Giulio Maira &egrave; uno dei massimi chirurghi del cervello a livello internazionale ed &egrave; incluso nell&rsquo;elenco dei Top Italian Scientist in Clinical Science. Ha fatto parte del Consiglio Superiore di Sanit&agrave;, ha insegnato tra l&rsquo;altro all&rsquo;Universit&agrave; Cattolica del Sacro Cuore di Roma, all&rsquo;Universit&agrave; di Perugia, presso il Policlinico Gemelli e operato all&rsquo;Istituto Humanitas di Milano. &Egrave; membro del Comitato Italiano per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita. &Egrave; membro della New York Academy of Sciences e presidente della Fondazione Atena Onlus da lui creata per favorire la ricerca e la divulgazione delle neuroscienze.&nbsp; Numerosi gli articoli e i libri scritti e i premi ricevuti, vanta 18 mila interventi chirurgici per lesioni cerebrali ed &egrave; autore di 380 pubblicazioni scientifiche. E&rsquo; stato insignito dell&rsquo;onorificenza di Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica Italiana.</em></span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/dove-danzano-i-pensieri/2705]]></guid>
					<pubDate>Sat, 28 Feb 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[L'incognita della nuova legge elettorale]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/lincognita-della-nuova-legge-elettorale/2704]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Mentre i due fronti referendari continuano a scontrarsi per lo pi&ugrave; indifferenti ai richiami di Mattarella alla compostezza (che ciascuno giudica come indirizzati solo all&rsquo;altro), nei meandri del parlamento si continua a lavorare all&rsquo;ipotesi di varare entro fine primavera una nuova legge elettorale. Questa volta il tentativo &egrave; di trovare un accordo sostanziale che attraversi la maggior parte delle forze politiche, anche se poi le esigenze di scena imporranno che le opposizioni si lamentino per un asserito furto di opportunit&agrave; e la maggioranza, in realt&agrave; piuttosto divisa su questo tema, sostenga che invece si &egrave; lavorato d&rsquo;armonia e d&rsquo;accordo per il bene del Paese.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Vediamo di sbrogliare un poco la matassa. Il fulcro &egrave; il superamento del sistema simil-maggioritario attualmente in vigore, sistema che per una serie di problemi (collegi troppo ampi, liste bloccate, discrepanze di equilibri fra le varie zone d&rsquo;Italia) &egrave; diventato sempre pi&ugrave; una lotteria, non solo per determinare i vincitori, ma altrettanto per produrre delle Camere in cui la transumanza da un partito all&rsquo;altro rende poi comunque aleatorie le maggioranze (a meno di non piegarsi ai diktat dei gruppi minori). Di qui una sorta di concordia sottotraccia a tornare ad un impianto di tipo proporzionale che consente a ciascun partito di verificare la sua presa sull&rsquo;elettorato senza dover negoziare con gli altri membri della coalizione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per non ricadere per&ograve; nella trappola di un sistema che frammenta tutto e che non produce maggioranze di governo, si torna all&rsquo;eterno inghippo della cosiddetta &ldquo;legge truffa&rdquo; del 1953. Un premio consistente in un adeguato numero di seggi da assegnare alla coalizione piazzata in modo da risultare la maggioranza relativa. La soglia, seguendo una prescrizione di minima della Corte costituzionale, viene fissata al 40% dei consensi, forse con due o tre punti in pi&ugrave;. Questo presuppone che il 60% di voti che andrebbero agli altri partiti non veda una coalizione almeno di pari peso, ma si distribuisca su un certo numero di partiti non coalizzati in maniera significativa. In quest&rsquo;ottica alla coalizione vincitrice andrebbe un premio in seggi che le consenta di avere una maggioranza certa: si tratterebbe, secondo alcuni calcoli, di circa 130 seggi fra Camera e Senato.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Gi&agrave; qui sorge, per la gioia degli azzeccagarbugli dei sistemi elettorali, un problemino non secondario: a chi andrebbero questi seggi aggiuntivi? Ovviamente sul punto le divisioni sono molte. Una distribuzione che li attribuisse sulla base dei voti proporzionalmente presi da ciascun partito della coalizione vincente non piace, perch&eacute; tornerebbe a tutto vantaggio dei partiti maggiori riducendo gli altri a innocui portatori d&rsquo;acqua senza ricompensa. Allora la soluzione che sembra emergere, in questa congiuntura in cui la politica &egrave; sempre pi&ugrave; un affare di corporazioni chiuse, &egrave; che tutti i partiti coalizzati abbiano parte nella divisione dei seggi supplementari, ma non sulla base di rapporti proporzionali, bens&igrave; di &ldquo;listini&rdquo; di candidati aggiuntivi che ciascun partito indicherebbe a priori.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Tutto questo con sprezzo della necessit&agrave; di incentivare la partecipazione degli elettori, a cui si lascerebbe solo la modesta scelta di indicare un partito ed eventualmente di conseguenza una coalizione: la scelta della classe politica, che in teoria dovrebbe rappresentare i cittadini, verr&agrave; fatta in sede di formazione delle liste dalle forze politiche per rappresentare s&eacute; stesse e i propri equilibri. Di tornare al sistema delle preferenze, che, per quanto non proprio esente da pecche, comunque stimolava i candidati a raccogliersi dei voti in nome proprio, proprio non si vuol tornare a parlare.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sembra si sia superato lo scoglio dell&rsquo;indicazione obbligatoria per ciascuna coalizione o partito del nome di chi sarebbe divenuto premier in caso di vittoria. Pur con l&rsquo;argomento che questo avrebbe limitato la prerogativa costituzionale del Capo dello Stato di conferire l&rsquo;incarico (discutibile nel senso che la prassi costituzionale stabilisce che comunque il Quirinale nomina il capo della coalizione che eventualmente vince le elezioni), la sostanza &egrave; che quest&rsquo;obbligo avrebbe creato di fatto coalizioni con un capo e che con questo l&rsquo;elettorato sarebbe stato indirizzato a votare pi&ugrave; per questo e per il suo partito che per gli altri membri della coalizione. Per ragioni opposte non va bene n&eacute; ai componenti dell&rsquo;attuale maggioranza, n&eacute; a quelli dell&rsquo;opposizione. Nel primo caso l&rsquo;indicazione di Giorgia Meloni sarebbe inevitabile e cos&igrave; si sottrarrebbero voti e legittimit&agrave; agli altri partiti e ai loro leader. Nel secondo caso notoriamente &egrave; un&rsquo;impresa trovare un nome che vada bene a tutti, non solo per il duello fra Schlein e Conte, ma per la sensazione abbastanza diffusa che nessuno dei due sia una calamita di consensi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Poi ci sono molti dettagli (si fa per dire) che devono venire sistemati tipo: se nessuna coalizione raggiunge il 40%, si va al ballottaggio fra le due pi&ugrave; votate o si distribuiscono semplicemente i posti in modo proporzionale senza premio di maggioranza? Nel primo caso si pu&ograve; immaginare cosa sarebbero capaci di fare nella battaglia per il ballottaggio i designati nei &ldquo;listini&rdquo; per tentare di difendere il loro posto al sole. In maniera pi&ugrave; tecnica: come si gestisce un sistema proporzionale per il voto al Senato che per legge costituzionale va conteggiato su base regionale? Ma l&rsquo;elenco potrebbe facilmente proseguire.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Senza affrontare le molte tecnicalit&agrave; di una riforma che sembra essere pensata solo con l&rsquo;occhio a quel che potrebbe tornare a beneficio dei partiti, c&rsquo;&egrave; da notare che di fronte all&rsquo;attuale crisi di fiducia nella democrazia e per elezioni che si terranno dopo un referendum come quello sulla riforma Nordio che &egrave; gestito per organizzare il Paese in curve da stadio non sarebbe proprio il caso di fare nuove leggi incomprensibili per i cittadini. Se non si ricostruisce una simbiosi virtuosa fra la gente e la classe politica si costruisce il sistema sulla sabbia.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Troppo rischioso, per non dire di peggio, in tempi di sconvolgimenti a tutti i livelli.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/lincognita-della-nuova-legge-elettorale/2704]]></guid>
					<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Dalla democrazia ideale alla democrazia possibile]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/dalla-democrazia-ideale-alla-democrazia-possibile/2703]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">La casa editrice Il Mulino ci fa dono della quinta edizione di un classico della politologia del 900: quel &ldquo;Democrazia e definizioni&rdquo; scritto da un Giovanni Sartori poco pi&ugrave; che trentenne, poi edito per la prima volta nel 1957, diffuso e letto in molte lingue, che ha reso il suo autore uno dei pi&ugrave; affermati studiosi della democrazia a livello mondiale, accademico di lungo corso e ancora oggi punto di riferimento imprescindibile per chi voglia approfondire i grandi temi della politica moderna, partendo da un&rsquo;analisi epistemologicamente rigorosa che spazia da ogni possibile approccio di tipo teoretico e fondativo fino a misurarsi con le accertate declinazioni pratiche storicizzate, non sempre coerenti e conformi ai principi enunciati. Questo saggio argomentato e completo si arricchisce della preziosa e competente introduzione del Prof. Angelo Panebianco, professore emerito all&rsquo;Universit&agrave; di Bologna, gi&agrave; docente all&rsquo;Universit&agrave; San Raffaele ed ora allo IULM di Milano, editorialista del Corriere della Sera: un valore aggiunto per questa quinta riproposizione del libro di Sartori, reso ancor pi&ugrave; attuale alla luce dell&rsquo;evoluzione storica del quadro politico nazionale ed internazionale e del tema specifico della democrazia, comparabile alle dinamiche evolutive (o involutive) del nuovo ordine mondiale che va configurandosi in questo primo quarto di secolo. Insistere sul rigore metodologico assunto da Sartori nell&rsquo;argomentare intorno alla democrazia restituisce valore semantico e simbolico al termine la cui definizione non pu&ograve; essere riduttivamente risolta risalendo alle origini del suo significato: kratos e demos valgono &ndash; &egrave; vero &ndash; come potere al popolo (o esercitato dal popolo), tuttavia non si pu&ograve; prescindere dalla storicizzazione del significante in significato. Esplicitamente l&rsquo;autore non prescinde dalla discrasia tra teoria e pratica: un conto &egrave; disquisire sul dover essere, altro tener conto dell&rsquo;essere, al punto che il problema di definire la democrazia &egrave; dicotomico, perch&eacute; se da un lato la democrazia postula una definizione <em>prescrittiva</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">dall&rsquo;altro non se ne pu&ograve; ignorare una definizione <em>descrittiva. </em>Parafrasando T.S. Eliot che nel 1939 scriveva: &rdquo;Quando un termine ha conseguito una santificazione universale come accade oggi alla democrazia, comincio a chiedermi se, volendo significare troppe cose, non significhi pi&ugrave; nulla&rdquo; (T.S. Eliot- The idea of a Christian society- London, Faber, 1939 e New York, Harcourt, 1940 pp11-12), in ci&ograve; confermato dalla desolata conclusione raggiunta da Maurice Cranston che &ndash; alla banale domanda &lsquo;che cosa &egrave; la democrazia?&rsquo;- rispondeva provvisoriamente che &ldquo;essa &egrave; una dottrina che differisce a seconda della diversa mentalit&agrave; dei popoli&rdquo; (M.Cranston,&nbsp; Freedom. A New Analisysis, London, Longmans, 1953, p.113.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Secondo Sartori importante &egrave; non soffermarsi sul significato etimologico del termine democrazia, quanto piuttosto accertare qual &egrave; la sua &ldquo;verit&agrave; effettuale&rdquo; nel corso della Storia, ci&ograve; che Panebianco definisce &ldquo;sapere applicabile&rdquo;: non si pu&ograve; dunque prescindere da buone teorie che scaturiscono dalla ricerca ma occorre studiarne i cascami pratici nel vasto contenitore delle scienze empiriche. Nella ineccepibile e argomentata descrizione di Panebianco del percorso epistemologico e metodologico con cui Sartori (partendo dalla filosofia) inquadra il vasto tema della democrazia, pare dirimente la speculare definizione della politica intesa come insieme di luoghi istituzionali dove si prendono decisioni collettivizzate: per Sartori dunque la politica (che &egrave; il contesto autoregolativo e applicativo del concetto di democrazia) essa va considerata in termini di verticalit&agrave; del potere, conflittualit&agrave; (o eufemisticamente confronto) e decisioni collettivizzate.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Se il concetto di democrazia &egrave; relativamente recente ed esplode nel 900, la storia che spiega i fatti &ndash; anche quelli della nostra contemporaneit&agrave; &ndash; esprime una molteplicit&agrave; di contestualizzazioni della sua applicazione pratica tale da rendere veramente prezioso ed ermeneutico il lungo saggio di Sartori, utile anche per cogliere legami e discrasie nei rapporti tra &eacute;lites dominanti, popoli e persone. In epoca di avvento dirompente delle tecnologie e in previsione di un utilizzo pervasivo dell&rsquo;I.A. non si pu&ograve; non interrogarsi oggi sui comuni denominatori che distinguono le oneste intenzioni dalla retorica, dalle mistificazioni e dalle manipolazioni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il termine democrazia si lega indissolubilmente a quelli di libert&agrave;, uguaglianza, rispetto dei diritti e specularit&agrave; dei doveri: il pericolo che coglie chi legge questo splendido libro &egrave; che se ne faccia un uso di mero approfondimento culturale lasciando liberi gli Stati, i Governi, le istituzioni, le persone di percorrere strade diverse secondo contingenti convenienze.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il rapporto che lega la democrazia all&rsquo;economia e al diritto e spinge &ndash; secondo Sartori - verso il liberalismo, &nbsp;&egrave; imprescindibile e va letto in una dimensione globalizzata poich&eacute; &ndash; i fatti di questo tempo conflittuale che genera mostri di tirannia e violenza come strumenti di esercizio del potere lo dimostrano - la difesa dei valori democratici ereditati dalla Storia e inglobati nel funzionamento delle istituzioni e nei rapporti sociali, passa attraverso una condivisione ubiquitaria delle democrazie del mondo. In questa ottica il lungo saggio di Sartori, splendidamente introdotto da Panebianco, diventa una lettura straordinariamente attuale per una pi&ugrave; diffusa alfabetizzazione semantica del concetto di democrazia, delle sue definizioni e delle sue molteplici declinazioni pratiche.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/dalla-democrazia-ideale-alla-democrazia-possibile/2703]]></guid>
					<pubDate>Sat, 21 Feb 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[La Costituzione non è un testo sacro]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/la-costituzione-non-un-testo-sacro/2702]]></link>
					<description><![CDATA[<p class="Corpodeltesto31"><span style="color: #000000;">In una campagna elettorale referendaria &egrave;, purtroppo, una pura illusione ritenere che si possa discutere esclusivamente in termini pacati e razionali dei termini del provvedimento che &egrave; oggetto della consultazione, valutandone serenamente i pro e i contro. Occorre, realisticamente, accettare che la comunicazione si semplifichi affidandosi a parole d&rsquo;ordine apodittiche o a slogan riassuntivi. Slogan che pi&ugrave; che alla ragione si appellino alla emotivit&agrave; di ciascuno, sollecitando risposte istintive e non meditate. Tuttavia, pur scontando questo clima agitato come un inevitabile corollario di una contesa democratica libera, c&rsquo;&egrave; uno slogan, ma forse sarebbe pi&ugrave; appropriato definirlo un grido di battaglia, che mi appare decisamente insopportabile e che richiede una messa a punto fattuale, perch&eacute;, anche in campagna elettorale, a tutto c&rsquo;&egrave; un limite.</span></p>
<p class="Corpodeltesto31"><span style="color: #000000;">Lo slogan, o il motivo polemico cui faccio riferimento pu&ograve; essere espresso nei termini seguenti: la costituzione pi&ugrave; bella del mondo, frutto del lavoro dei nobili padri costituenti, non si tocca e non si modifica. Una simile posizione, dal punto di vista assiologico, potrebbe essere intesa come la manifestazione di un malriposto fanatismo costituzionale teso a sacralizzare la nostra legge fondamentale, come tale essa potrebbe essere rubricata quale una opinione e quindi avere diritto di cittadinanza nella discussione pubblica. Tuttavia, si tratta di un&rsquo;affermazione che ha il grave, e ahim&egrave; insormontabile, difetto di essere falsa dal punto di vista fattuale, condizione che ne inficia anche il valore di rispettabile opinione. La costituzione italiana, infatti, dall&rsquo;epoca della sua approvazione &egrave; stata modificata molte volte, se non sbaglio pi&ugrave; di cinquanta, e negli ultimi cinque anni ben cinque volte. Senza alcuna pretesa di esaustivit&agrave; converr&agrave; richiamare brevemente alcune delle modifiche pi&ugrave; significative votate negli ultimi decenni.</span></p>
<p class="Corpodeltesto31"><span style="color: #000000;">Nel 1993, sotto la spinta di &ldquo;tangentopoli&rdquo; venne modificato l&rsquo;art. 68, ridimensionando fortemente la immunit&agrave; parlamentare e alterando, in modo permanente, l&rsquo;equilibrio tra l&rsquo;universo politico e l&rsquo;ordine giudiziario.</span></p>
<p class="Corpodeltesto31"><span style="color: #000000;">Nel 2001 con la modifica del titolo V sono stati aumentati i poteri delle regioni ordinarie senza inserire una clausola di supremazia nazionale e senza prevedere una sede di raccordo e di cooperazione tra stato e regioni. Una riforma che ha aumentato in modo considerevole il contenzioso legale tra stato e regioni indebolendo il sistema paese quando la globalizzazione richiedeva un suo rafforzamento.</span></p>
<p class="Corpodeltesto31"><span style="color: #000000;">Nel 2019 &egrave; stata approvato una diminuzione dei parlamentari delle due camere; un taglio lineare che non ridisegna in alcun modo le funzioni dei due rami del parlamento. Una misura demagogica e punitiva nei confronti della classe politica che non ha migliorato in nulla la funzionalit&agrave; delle nostre istituzioni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non tutte le modifiche, per&ograve;, sono state cos&igrave; negative. Nel 1999 &egrave; stata approvata una significativa riformulazione dell&rsquo;art. 111 relativa ai principi del giusto processo. In particolare, la nuova stesura dell&rsquo;articolo stabilisce che &ldquo;la giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge&rdquo;, specificando poi che &ldquo;ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parit&agrave;, davanti a giudice terzo e imparziale&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La riforma attualmente in discussione si riallaccia logicamente all&rsquo;art. 111. Con la separazione delle carriere essa vuole tradurre in pratica il principio del giusto processo garantendo, in questo modo, che esso si svolga, appunto, &ldquo;davanti a giudice terzo e imparziale&rdquo;.</span></p>
<p class="Corpodeltesto31"><span style="color: #000000;">In sostanza la costituzione non &egrave; un testo sacro ed &egrave; stato modificato a volte bene e a volte in modo incongruo; la riforma attualmente in discussione risulta pienamente coerente con i principi enunciati nell&rsquo;art. 111 e va ragionevolmente approvata.</span></p>
<p class="Corpodeltesto31"><span style="color: #000000;"><br /></span></p>
<p class="Corpodeltesto31"><span style="color: #000000;"><br /></span></p>
<p class="Corpodeltesto31"><span style="color: #000000;"><br /></span></p>
<p class="Corpodeltesto31"><span style="color: #000000;"><br /></span></p>
<p class="Corpodeltesto31"><span style="color: #000000;"><span>* Ordinario di storia delle dottrine politiche - Universit&agrave; di Napoli</span></span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/la-costituzione-non-un-testo-sacro/2702]]></guid>
					<pubDate>Sat, 21 Feb 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Una politica senza punti di riferimento]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/una-politica-senza-punti-di-riferimento/2701]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">&Egrave; complicato fare politica in un contesto in cui si sono persi i punti di riferimento e tutto sembra ridursi ad uno scontro muscolare per la ricerca di qualche successo momentaneo. Cos&igrave; &egrave; in politica internazionale, ma anche a livello europeo e all&rsquo;interno dei singoli Stati. In queste condizioni elaborare qualche strategia non diciamo di lungo periodo, ma almeno con uno sguardo pi&ugrave; lungo di quello sul giorno dopo diventa un&rsquo;impresa titanica.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Partiamo pure da un esame senza remore del quadro internazionale. Le due grandi questioni che destabilizzano il sistema delle relazioni, la vicenda Ucraina e quella di Gaza, sono piuttosto lontane dal trovare una soluzione. Per quel che riguarda la prima tutto &egrave; legato all&rsquo;ostinazione di Putin di non recedere nella convinzione che le controparti non sono in grado di imporgli almeno una tregua. Il gioco &egrave; perfido. Per mettere la Russia di fronte all&rsquo;insostenibilit&agrave; della sua posizione sarebbero necessarie due condizioni: 1) che si desse all&rsquo;Ucraina il supporto militare per mettere in crisi con tutta evidenza la debolezza di Mosca; 2) che le controparti che affiancano Kiev fossero in situazioni tali da entrare in campo con la forza di cui dispongono.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nessuna delle due condizioni ha chance di verificarsi. Spingere il supporto militare a Kiev fino al punto di ingaggiare una guerra in profondit&agrave; viene giudicato troppo rischioso perch&eacute; si teme che Putin a quel punto non si tratterr&agrave; dall&rsquo;escalation atomica. &Egrave; quanto minacciano i portavoce russi un giorno s&igrave; e l&rsquo;altro pure, ma nessuno &egrave; disposto a correre il rischio di verificare se sono vanterie da bulli o disponibilit&agrave; a giocare il tutto per tutto. Quanto al problema della reale entrata in campo degli alleati europei dell&rsquo;Ucraina, va tenuto presente che praticamente tutti fanno i conti con opinioni pubbliche assai poco disponibili ad assumersi l&rsquo;onere di andare fino in fondo: un po&rsquo; per paura della possibile catastrofe atomica, ma altrettanto per la scarsa disponibilit&agrave; ad accettare il sistema di austerit&agrave; inevitabile se ci si imbarca in un conflitto di portata internazionale. Anche nel caso che non si arrivasse ai momenti pi&ugrave; drammatici.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quindi la guerra si trascina in modo miserevole, aumentando morti e distruzioni senza che si veda a cosa possa davvero servire. Del resto basta uno sguardo alla seconda crisi, quella innescata dalla vicenda di Hamas a Gaza con tutti gli annessi e connessi, per vedere che anche in questo caso non si &egrave; in grado di stabilizzare la situazione. E questo nonostante siamo di fronte, sulla carta, ad una vittoria che pareva schiacciante su chi aveva innescato la tragedia (Hamas e i suoi sostenitori) e ad un apparentemente ampio consesso internazionale che sembrava avere sposato la causa della stabilizzazione. In realt&agrave; il nodo della questione, che &egrave; il disarmo di Hamas e la presa di governo sulla Striscia, non &egrave; stato affatto sciolto. I miliziani che hanno posto sotto dittatura quel territorio sono ancora al potere, non intendono disarmare, non c&rsquo;&egrave; nessun governo che stia prendendo in mano la ricostruzione (che &egrave; un affare complesso, altro che &ldquo;rendering&rdquo; pieni di grattaceli creati con la IA), i Paesi arabi o assimilati che avevano promesso di affrontare con decisione i problemi se ne stanno tranquillamente in panchina.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&Egrave; chiaro che in questo quadro Trump, che gi&agrave; di suo quanto a genio per le costruzioni strategiche non &egrave; che brilli, corre da un lato all&rsquo;altro del grande palcoscenico con intemerate pi&ugrave; o meno suggestive, certamente sempre sopra le righe: come nei peggiori spettacoli teatrali. Le difficolt&agrave; del tycoon sono molte, ha una tornata elettorale che si avvicina sempre pi&ugrave;, ma non riesce ad uscire dalle sue pulsioni per i colpi di teatro. Poi magari qualcuno del suo staff, come di recente Marco Rubio a Monaco, prova ad esercitarsi nel classico sport del dare un colpo al cerchio e un altro alla botte, ma non riesce a trasmettere l&rsquo;immagine di una amministrazione che sa quel che vuole e che pu&ograve; raggiungerlo in termini realistici.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non ci si pu&ograve; stupire allora se nel quadro internazionale i diversi attori si muovono in un convulso balletto che unisce figure a due (passeggere ed estemporanee), tentativi di scene di gruppo per lo pi&ugrave; mal coordinate, e recitazioni &ldquo;a soggetto&rdquo; da parte di ciascuno dei partecipanti con l&rsquo;occhio ai pi&ugrave; banali interessi di bottega sommati al desiderio di consolidare il ruolo che ciascuno si &egrave; autoassegnato nella confusa commedia in corso.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Che questo non si rifletta sugli andamenti di politica interna nei diversi Stati, sarebbe da considerare miracoloso, ma non avviene perch&eacute; i miracoli sono un genere di interventi per cui ben pochi politici sono attrezzati. Se guardiamo in questo momento a quell&rsquo;ambito che potrebbe per tradizione, prestigio e anche competenza giocare un ruolo, cio&egrave; quello dei grandi Stati europei Gran Bretagna inclusa, vediamo solo situazioni di grande conflittualit&agrave; e opinioni pubbliche che si dividono fra fazioni di pasdaran di vario conio e sacche di opinione pubblica che rifiutano di essere coinvolte in una politica che non capiscono e tanto meno apprezzano.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ciascun Paese ha le sue fratture che possiamo comprendere in questo modello generale. In Italia si accentuano per la sfortunatissima coincidenza con un referendum costituzionale su una questione che quasi nessuno accetta di esaminare apertamente (volete o no che la magistratura abbia una organizzazione la cui giusta indipendenza &egrave; scivolata negli ultimi decenni in mano ad una casta di grandi inquisitori convinti di aver titolo per essere essi i moralizzatori del sistema?). Cos&igrave; tutti strumentalizzano l&rsquo;occasione di scontro per vedere se possono piegare quello che sar&agrave; il risultato delle urne all&rsquo;acquisto di un incremento di posizione per s&eacute; stessi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Difficile non vedere che questa guerriglia di tutti contro tutti (con una quota ampia di persone che vogliono semplicemente starne fuori) render&agrave; complicato gestire una presenza del nostro Paese a livello internazionale all&rsquo;altezza di un momento che vede il mondo affrontare un drammatico passaggio storico.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/una-politica-senza-punti-di-riferimento/2701]]></guid>
					<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[I sette sigilli del canone deritiano]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/i-sette-sigilli-del-canone-deritiano/2700]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Per presentare e insieme rivisitare &ndash; a grandi linee &ndash; i suoi settant&rsquo;anni di ricerca sociale, il CENSIS, a cura del Direttore Generale Massimiliano Valerii (che ha lavorato per oltre venticinque anni al suo fianco) ha voluto dedicare al fondatore e presidente Giuseppe De Rita una sorta di ritratto personologico e professionale. Non per farne un &lsquo;santino apologetico&rsquo; o un panegirico (perch&eacute; la contiguit&agrave; e la condivisione susciterebbero il sospetto di un conflitto di interessi) ma per testimoniare e riassumere, possibilmente divulgare, la lunga avventura intellettuale di un uomo straordinario che prima allo Svimez e poi al CENSIS, &egrave; stato il pi&ugrave; fedele lettore e interprete dello sviluppo della societ&agrave; italiana dal secondo dopoguerra ad oggi.&nbsp; Pur non avendo mai ambito ad una cattedra universitaria e pur privilegiando &ndash; <em>pi&ugrave; Socrate che Platone</em> - la narrazione orale su quella scritta (a parte i Rapporti dell&rsquo;Istituto, i saggi e gli editoriali specie sul Corsera, il suo unico libro &egrave; quel &lsquo;Dappertutto e rasoterra. Cinquant&rsquo;anni di storia della societ&agrave; italiana<em>, Mondadori, Milano, 2017&rsquo;, </em>di cui a margine del ritratto rievocativo del Dott. Valerii si riporta l&rsquo;introduzione) la capacit&agrave; di penetrare e far propri i meandri pi&ugrave; reconditi della sua indagine sociale ne hanno fatto il sociologo &lsquo;pi&ugrave; attento e informato sui fatti&rsquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il suo nome e la sua fama sono legati a doppio filo agli annuali Rapporti del CENSIS fino alla presentazione del 50&deg;, giorno in cui decise di essere pi&ugrave; osservatore a latere che redattore, senza mai smettere il ruolo di ispiratore e guida spirituale e intellettuale dell&rsquo;Istituto di Piazza di Novella a Roma. La presentazione, particolarmente brillante e lucidissima che ne fa Massimiliano Valerii, giunge ad evidenziare le peculiarit&agrave; pi&ugrave; significative del suo percorso ininterrotto di settant&rsquo;anni di esplorazione sociale, fino ad elencare i sette sigilli pi&ugrave; caratterizzanti del canone deritiano, nelle sue intuizioni di sistema e nelle scelte metodologiche. A queste doti, a queste peculiarit&agrave; che di seguito brevemente riassumo vorrei tuttavia anteporre un assioma implicito a descrivere il personaggio, che pare doveroso ricordare: non bastano la passione, il tenace continuismo, l&rsquo;impegno, la capacit&agrave; organizzativa nell&rsquo;indagare i tratti denotativi e connotativi della societ&agrave;, se tutto ci&ograve; non &egrave; sorretto e ispirato dal talento, un pregio innato, una vocazione che rendono unico l&rsquo;uomo e il suo destino.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Scrive Valerii&hellip; <em>&lsquo;Con la bacchetta del rabdomante, che registra ogni minima vibrazione sul terreno, Giuseppe De Rita ha scoperto i giacimenti di energia nascosti della societ&agrave; italiana e ne ha saputo cogliere anche i minimi sommovimenti, quelli che preludono ai grandi cambiamenti dei costumi&hellip;.In altre parole, i settant&rsquo;anni di carriera di Giuseppe De Rita sono anche i settant&rsquo;anni di sviluppo della societ&agrave; italiana. &Egrave; questo il bilancio provvisorio di una vita animata da un sentimento d&rsquo;avventura intellettuale, che chiunque pu&ograve; avvertire appena entri in confidenza con lui&rdquo;: </em>anche io- nel mio piccolo- ne sono stato metabolicamente contagiato, cibandomi di &lsquo;pane e De Rita&rsquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sono dunque sette i sigilli, le impronte, i marchi che De Rita ha inciso nella matrice della ricerca sociale. Il primo &egrave; l&rsquo;anti accademismo, l&rsquo;assenza di modelli teorici e astratti in un&rsquo;indagine tipicamente empirica e induttiva. Il secondo &egrave; il prevalere della cultura orale e della narrazione che prelude al terzo: il linguaggio con cui ha saputo descrivere e interpretare i fenomeni sociali con metafore e allegorie che resteranno nella storia del Paese, sovrapponendosi in modo quasi onomatopeico ai processi di sviluppo. Il quarto imprinting &egrave; la fenomenologia, l&rsquo;osservazione diretta, la capacit&agrave; di scoprire il nascosto, annusando dappertutto e rasoterra per immaginare e inventare nuovi paradigmi interpretativi. Il quinto sigillo &egrave; consequenziale al precedente: partire dal basso, non eludere ci&ograve; che appare insignificante, ascoltare tutti e tutto annotare. Il sesto marchio indelebile &egrave; la capacit&agrave; di conferire continuit&agrave; agli eventi, non soffermarsi sul singolo aspetto ma cercare e trovare assi di progressione ermeneutico-interpretativa. L&rsquo;ultimo sigillo &egrave; l&rsquo;attenzione al &lsquo;mercato&rsquo; come stella polare della ricerca sociale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Questo omaggio del CENSIS al suo fondatore e presidente &egrave; doveroso e apre la strada alla operosa continuit&agrave;, solca una traccia che resta indelebile e che De Rita osserva con distaccato rispetto, valorizzando le risorse umane che ha saputo crescere.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Come ricorda Valerii, chiudendo il suo omaggio rievocativo a Giuseppe De Rita, vale ricordare come una sorta di sentenza un laconico ma efficace pensiero di Hegel: &ldquo;&laquo;Un grand&rsquo;uomo condanna gli altri uomini a essere interpretato&raquo;.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/i-sette-sigilli-del-canone-deritiano/2700]]></guid>
					<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Dappertutto e rasoterra]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/dappertutto-e-rasoterra/2699]]></link>
					<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000; font-size: small;"><strong>Caro Presidente Giuseppe De Rita, vorrei inizialmente riprendere il tema dell&rsquo;autopropulsione sociale e del suo personale, &lsquo;tenace continuismo&rsquo; nell&rsquo;esplorarla. Rileggendo il suo saggio su &lsquo;Sviluppo e divenire&rsquo; si comprende come curiosit&agrave; e meraviglia sono stati due fantastici sentimenti di una sorta di &lsquo;innamoramento&rsquo; che ha accompagnato e assecondato la naturale propensione ad utilizzare lo sviluppo come chiave di lettura &ldquo;dappertutto e rasoterra&rdquo;, entrando nei meandri pi&ugrave; reconditi della dimensione economica, culturale, istituzionale del Paese. La spinta autopropulsiva conserva dunque una forza che spinge verso la conservazione e il progresso, nonostante emergano tendenze negative sottotraccia?</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Da quando, esattamente 70 anni fa, ho cominciato a lavorare sui temi dello sviluppo, io mi sento emotivamente legato al divenire, spesso spontaneo, delle societ&agrave;. Allora mi occupavo di programmare lo sviluppo, di pianificare i conseguenti interventi, di esaltare lo Stato come &ldquo;soggetto generale dello sviluppo&rdquo;; ed &egrave; stato, lo confesso, un periodo bellissimo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Mi son reso per&ograve; conto anno dopo anno, che lo sviluppo non &egrave; il frutto di processi e soggetti esterni alla societ&agrave; ma nasce dal basso, dall&rsquo;intima vitalit&agrave; di ogni societ&agrave;. Non a caso l&rsquo;unico libro che ho scritto sullo sviluppo italiano ha come titolo &ldquo;Dappertutto e rasoterra&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non &egrave; stato facile far passare nella cultura collettiva questo primato della societ&agrave; che cresce su s&eacute; stessa. Ricordo una dura polemica negli anni &rsquo;70 con Emanuele Severino che sosteneva che lo sviluppo non viene dall&rsquo;interno della societ&agrave;, ma dalla spinta congiunta di tre sottosistemi (quello della ricerca scientifica, quello della dinamica finanziaria, quello delle armi) che con la loro potenza di autogenerazione trainano tutto il resto, pi&ugrave; inerte, della societ&agrave;. Io andavo per altre strade, studiavo allora l&rsquo;economia sommersa, l&rsquo;occupazione occulta, la piccola impresa, il localismo industriale e mi convincevo ogni giorno che &egrave; tutta la societ&agrave; che si sviluppa e si muove in avanti. Mi sono cio&egrave; sempre pi&ugrave; convinto che aveva ragione il mio Padre Lebret nel dire che lo sviluppo &egrave; &ldquo;mont&eacute;e humaine&rdquo;, cio&egrave; fenomeno di massa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Molti mi accusano che sono troppo ottimista e che sottovaluto le &ldquo;tendenze negative che emergono sottotraccia&rdquo;. Conosco questa critica, ma rispondo che professionalmente ho riscontrato in tanti anni che lo sviluppo porta continuato squilibrio, e che questa semplice verit&agrave; dobbiamo accettarla. Solo societ&agrave; statiche non prevedono squilibri. Tale mia convinzione professionale si lega ad una fede religiosa profonda, visto che riconosco la verit&agrave; intima di una frase di Teillard de Chardine &ldquo;Dio non &egrave; ancora stanco di creare&rdquo;, una frase che apre sempre al futuro.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000; font-size: small;"><strong>I Rapporti del CENSIS, sono una chiave di lettura dello stato della societ&agrave; italiana, sotto il profilo culturale, economico, sociologico. Quanto &egrave; complessa la raccolta dei dati, la loro elaborazione e soprattutto il taglio descrittivo e interpretativo con cui ogni volta si fotografa un fermo immagine efficace senza cedere al presentismo asfissiante per guardare invece all&rsquo;evoluzione sociale con gli occhiali della proiezione lungimirante?</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sono sessanta anni che vivo ogni anno l&rsquo;appassionante vicenda della redazione del Rapporto Censis, e ricordo perfettamente che l&rsquo;iniziale motivazione di esso era quella di dar conto dell&rsquo;andamento dei grandi settori di intervento sociale (la scuola, la societ&agrave;, la previdenza, l&rsquo;abitazione, ecc.). Ed a quella prioritaria motivazione che ci siamo uniformati negli anni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E&rsquo; vero che nell&rsquo;opinione pubblica siamo conosciuti per il fermo-immagine delle pagine introduttive, ma per noi l&rsquo;impegno vero sta nelle centinaia di pagine di dati e valutazioni sui settori di intervento sociale. E&rsquo; il nostro ruolo strutturale, e continuativo nel tempo, e su tale ruolo sappiamo di esser giudicati dalle centinaia di professionisti del sociale (ricercatori, operatori, docenti, amministratori) che utilizzano la nostra accumulazione e le nostre elaborazioni dei dati.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000; font-size: small;"><strong>Borghesia e ceto medio sono stati per lungo tempo termini sovrapponibili, soprattutto in epoca di crescita di status e di espansione economica. Oggi assumono significati reciprocamente dissimili forse a ragione del rimescolamento sociale in atto. Ci vuole offrire una sua interpretazione?</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Devo sempre ricordare, quando si parla di borghesia e ceto medio, che noi Censis negli anni &rsquo;70 abbiamo affrontato il tema, non attraverso una logica di classe, ma attraverso un approccio solo fenomenologico alla dinamica ed alla articolazione sociale. Ci concentrammo cio&egrave; sul processo di cetomedizzazione, quel convulso creare di posizioni di lavoro intermedie ed autonome che ha raggiunto quasi il 75% del nostro mercato del lavoro. Non si tratta di una nuova classe (con cultura ed interessi omogenei) ma di una componente mediana della societ&agrave;, dell&rsquo;occupazione, dei consumi, del risparmio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ed &egrave; la componente che fa coesione sociale e resilenza economica nei periodi di crisi. Non mi interessa il ceto medio come classe sociale, ma quel suo essere un grande fenomeno di &ldquo;ascensore sociale&rdquo;. Se guardiamo alle crisi (anche sociali e politiche) di molti paesi, constatiamo che in essi non opera la componente mediana, il ceto medio per usare parole abituali. Ed in una tale luce vanno viste le difficolt&agrave; degli USA (con Trump che cerca di inventarsi un ceto medio); della Francia (dove c&rsquo;&egrave; la frattura netta fra &eacute;lite e popolo senza molle in mezzo); della Germania, tutta prigioniera di logiche di classe, senza interessi intermedi; e si capir&agrave; che in Italia &egrave; stata una gran fortuna avere una cetomedizzazione (spesso anche di bassa lega) che ha fatto da collante nella resistenza alle pur gravi crisi attraversate negli ultimi decenni.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000; font-size: small;"><strong>I corpi sociali e istituzionali intermedi sono da sempre un riferimento costante nelle sue riflessioni.</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000; font-size: small;"><strong>Perch&eacute; l&rsquo;intermediazione sociale sta scomparendo per dare spazio ad una rappresentazione verticistica tra Stato, enti locali e cittadini? Una politica in crisi di identit&agrave;, come Lei mi ha insegnato, verticalizza sempre: il paese legale si allontana dal paese reale. Ricordo ad esempio almeno due suoi editoriali al riguardo: uno sull&rsquo;opportunit&agrave; di conservare il ruolo di collegamento territoriale e di rapporti pi&ugrave; contigui con la gente da parte delle Province. L&rsquo;altro sulla funzione di rappresentanza dei sindacati rispetto ad interessi di tutela dei diritti individuali e collettivi. Il corpaccione sociale diventa realt&agrave; indistinta e di difficile decifrazione oppure vanno recuperati gli anelli di congiunzione e contiguit&agrave; tra centro e periferia? </strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Mi domando spesso se ho fatto qualche errore nella mia affezione radicale ai corpi intermedi (sociali o istituzionali che siano) visto che su di essi qualche tradimento l&rsquo;ho subito e qualche dubbio strutturale mi &egrave; venuto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Se parlo di tradimenti, devo ricordare che buona parte dei nostri corpi intermedi non ha saputo fare rappresentanza di interessi reali preferendo fare rappresentazione ed alta emotivit&agrave; (magari con cortei, marce, rivolte, scioperi, flottiglie, ed altro) senza potenza di dialettica sociale. E questa perdita di funzione esterna si &egrave; purtroppo coniugata ad una crisi di dialettica interna, con classi dirigenti che si chiudono in s&eacute; stesse e si autoalimentano.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Questa doppia crisi, esterna ed interna, ha fatto s&igrave; che nella dinamica dello sviluppo italiano i corpi intermedi abbiamo perso la centralit&agrave; che avevano nei decenni precedenti, con l&rsquo;effetto di rafforzare il potere dei vertici, solo che si pensi al peso crescente dello Stato nell&rsquo;economia (addirittura, con la moltiplicazione di bonus, nella definizione dei bisogni sociali); e lasciare a se stessi il carattere molecolare, e dispersivo della realt&agrave; economica. Siamo di fronte ad una verticalizzazione congiunta al &ldquo;dappertutto e rasoterra&rdquo;; se posso, confesso che la cosa non mi piace.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000; font-size: small;"><strong>Si assiste attoniti ad una crescita esponenziale dei fenomeni di violenza giovanile, specie tra i minorenni. Quanta parte di ci&ograve; &egrave; riconducibile al venir meno del libero arbitrio e del discrimine tra bene e male &ndash; cio&egrave; a carenze di tipo individuale e generazionale &ndash; e quanto invece pu&ograve; essere addebitato, senza indulgere a facile retorica, ad un vulnus di educazione e di guida da parte della famiglia e della scuola</strong>?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Le faccio una confidenza: quando undici anni fa mor&igrave; mia moglie, nel ricordo scritto che ne facemmo con i figli si stagliava una bella frase di Teilhard de Chardin che accompagnava la nostra prima fotografia di coppia: &ldquo;Credete innanzitutto allo spirito prima di voi, nell&rsquo;accumulazione tramandata dai vostri nonni e dei vostri genitori; credete in secondo luogo nello spirito dopo di voi, nella capacit&agrave; dei figli e nipoti di tramandare benedizione; ma credete soprattutto nello spirito fra voi&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Teilhard la rivolgeva a due nuovi sposi e noi osiamo sperare di essere stati fedeli alla sua esortazione. In coppia esaltando lo &ldquo;spirito fra noi&rdquo;, ma anche nella vita sociale e nel lavoro, solo se penso a come nel Censis ho cercato tutto lo spirito prima di me (da Sebregondi a Balbo, e Lebret) ma anche tanto spirito dopo di me (nei tanti giovani che hanno lavorato con me come nei tanti nostri lettori Lei fra questi).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La crisi oggi credo venga dalla trascuratezza di tutti (famiglia, scuola, istituzioni) nel tenere insieme lo spirito prima di noi e lo spirito dopo di noi. Il resto &egrave; &ldquo;fuffa&rdquo;, se penso alle idee di guidare i comportamenti dei giovani con il ricorso al sostegno psicoanalitico o all&rsquo;idea di cambiare la scuola con nuove &ldquo;materie&rdquo; molto artificiali, dall&rsquo;educazione civica all&rsquo;educazione sessuale. Ci vogliono messaggi di lungo andare, semplici e forti, non girare a vuoto nelle mode del presente.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000; font-size: small;"><strong>Da tempo leggiamo e osserviamo segnali di latenza e involuzione sociale. Povert&agrave; assoluta e marginalizzazione spingono verso derive di solitudine e abbandono. Siamo bombardati dalla comunicazione dei social, afflitti dalla omologazione culturale di basso profilo, dalla retorica dei luoghi comuni e spinti verso una condizione borderline tra pulsioni negazioniste e speranze utopistiche.</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000; font-size: small;"><strong>Il pluricitato ascensore sociale &egrave; fermo da tempo al piano terra senza che qualcuno lo faccia ripartire.</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000; font-size: small;"><strong>Il recupero di una dimensione etica del vivere e l&rsquo;afflato religioso sono vie possibili di uscita e inversione di tendenza verso la ripresa di un &lsquo;lavoro dello spirito&rsquo; e di promozione sociale?</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Io ho sempre visto con sospetto le tante ricerche ed i tanti incontri sulla povert&agrave; assoluta e poi sulle povert&agrave; settoriali (educative, sanitarie, reddituali, abitative, ecc.); perch&eacute; sono fatte di approcci pi&ugrave; emotivi che strutturali. Fanno titolo, ma non fanno capacit&agrave; di intervento. Penso solo a quanto sia distorcente la attuale moda di segnalare &ldquo;l&rsquo;impoverimento del ceto medio&rdquo; e la sua &ldquo;triste proletarizzazione&rdquo;; io preferisco constatare che il processo di cetomedizzazione, di cui abbiamo parlato in una risposta precedente, abbia cambiato totalmente la societ&agrave; italiana d&rsquo;oggi, irriconoscibile rispetto alla miseria, alle miserie, dei secoli passati.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Mi piace quindi pensare che le marginalit&agrave; che pure oggi esistono non modificano quel processo. Certo non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; l&rsquo;ascensore sociale degli anni &rsquo;70 ed &rsquo;80, ma c&rsquo;&egrave; in giro la collettiva sensazione che siamo un sistema economico saldo. Mi sento propenso a restringere l&rsquo;area della povert&agrave; alla povert&agrave; della solitudine, &egrave; una dimensione per&ograve; che viene da tanti aspetti, non tutti economici, e pi&ugrave; frequentemente di crisi sociale, di rottura delle relazioni umane. Chi rompe la relazione con gli altri rischia la solitudine, magari esaltandosi con quella ideologia del &ldquo;vaffa&rdquo; che tanto ha avuto successo negli ultimi venti anni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Pu&ograve; darsi che io dia una lettura minimalista del termine &ldquo;povert&agrave;&rdquo;, magari scelta perch&eacute; non la soffro in prima persona, anzi non la conosco visto che pur avendo 93 anni vivo con otto figli, quindici nipoti e due bisnipoti. Ma non &egrave; la realt&agrave; personale che mi spinge a certe affermazioni, ci sento solo la convinzione che chi crede nello spirito (anche quello &ldquo;dopo di noi&rdquo;) non &egrave; mai solo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000; font-size: small;"><strong>Ricordo alcune sue puntualizzazioni in tema di educazione, istruzione e formazione, in pratica sull&rsquo;idea di scuola vista soprattutto in relazione al mercato del lavoro, non generica e massimalista ma sorretta da solidi apprendimenti. Che cosa pensa delle Indicazioni nazionali del Ministro Valditara (rivalutazione del latino, recupero di storia e geografia contro la destrutturazione delle materie, studio delle poesie e delle tabelline, importanza della letto-scrittura e dei libri, in poche parole ancoraggio alla cultura tramandata e tradizionale arrestando una deriva modernista che usa anglicismi, neologismi e acronimi)?&nbsp; Si pone anche il tema del rapporto tra indirizzi didattici nazionali e scelte assunte in sede di autonomia scolastica? Ancora una volta emerge il focus sul rapporto centro-periferia. Qual &egrave; la sua opinione al riguardo?</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sono stato fra il 1955 ed il 1980 uno dei pi&ugrave; attenti e costanti studiosi dei problemi della scuola italiana, anzi &egrave; proprio su tali problemi che nacque il mio impegno prima culturale e poi imprenditoriale. Oggi li vedo con occhio pi&ugrave; freddo e meno partecipe; e sono arrivato a ritenere che la scuola &egrave; in crisi di identit&agrave;, una crisi dovuta non alla pi&ugrave; o meno lunga deriva di temi, di materie, di indirizzi didattici, ma ad un pi&ugrave; profondo &ldquo;buco sistemico&rdquo;, essa non avendo pi&ugrave; giunture con la realt&agrave; economica e sociale si &egrave; pensata sufficiente a se stessa; governata da logiche tutte interne, spesso corporative.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E&rsquo; l&rsquo;autoreferenza la malattia del sistema scolastico italiano; e non la si cura dettando dall&rsquo;alto nuovi indirizzi didattici e nuove materie; oppure fidando nella vitalit&agrave; delle sedi di autonomia scolastica che possono garantire varie giunture con le realt&agrave; locali, ma non possono coprire il vuoto culturale di un sistema che, per orgoglio ed ambizione di autoconsistenza, si &egrave; andato pericolosamente slabbrando. Forse occorre uno sforzo di &ldquo;aristocrazia culturale&rdquo;, di pensiero alto: occorre fare un sistema scolastico di tipo complesso e forte, fuori dalle slabbrature esistenti.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000; font-size: small;"><strong>Tecnologie e digitalizzazione sono correlati speculari ai processi di informatizzazione e riconversione ecologica. Paradossalmente si riduce il numero delle parole di cui conosciamo il significato e si approccia una visione tecnocratica, deterministica, omologata delle relazioni interpersonali.</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000; font-size: small;"><strong>Si pone anche una questione identitaria tra uso dell&rsquo;I.A. e declino del pensiero pensante: ci sono alunni che svolgono temi e risolvono problemi con ChatGPT, smartphone e tablet sono prolungamenti della mente. Il premio Nobel Geoffrey Hinton, pioniere della ricerca sulle reti neurali e il &lsquo;deep learning&rsquo; ha lasciato Google con questa motivazione &ldquo;I programmi di I.A. hanno fatto passi da gigante e ora sono piuttosto spaventosi. Al momento i robot non sono pi&ugrave; intelligenti di noi ma presto potrebbero esserlo&rdquo;.</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000; font-size: small;"><strong>Contro una visione efficientista e trionfalistica della vita come potremo conservare le dimensioni umane nascoste? Quale direzione di marcia sta imprimendo l&rsquo;I.A. alla nostra vita e &ndash; soprattutto &ndash; fin dove potr&agrave; arrivare?</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Confesso che mi occupo molto malvolentieri di intelligenza artificiale. Ricordo sempre che il mio amico Luigi Granelli, nella funzione di Ministro delle Partecipazioni Statali, costitu&igrave; negli anni &rsquo;80 una commissione per lo studio dei risvolti dell&rsquo;annunciata ricchezza dell&rsquo;intelligenza artificiale sul sistema formativo e scolastico.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ne affid&ograve; la presidenza ad Achille Ardig&ograve;, grande mente sociologica e politica, e me ne nomin&ograve; componente. Dopo qualche riunione detti le dimissioni, con la motivazione forse un po&rsquo; altezzosa che essendo una intelligenza naturale non riuscivo a mettermi sull&rsquo;onda lunga dell&rsquo;artificialit&agrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nei tanti anni seguenti non ho cambiato le convinzioni, anzi quel che &egrave; avvenuto specie negli USA mi rendono sospettoso sulla &ldquo;bolla finanziaria&rdquo; che si &egrave; venuta a creare sul tema. Qualcosa di nuovo certo arriver&agrave;, ma non sono convinto che sar&agrave; una rivoluzione epocale. Da buon cultore del &ldquo;dappertutto e rasoterra&rdquo; aspetto di vedere e di capire; da animale prudente e molto adattivo.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/dappertutto-e-rasoterra/2699]]></guid>
					<pubDate>Sat, 14 Feb 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Una radicalizzazione pericolosa]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/una-radicalizzazione-pericolosa/2698]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Non &egrave; un bel clima quello che incombe sul nostro Paese. Sar&agrave; per la campagna elettorale in vista della consultazione referendaria del 22-23 marzo, ma non ci pare riducibile a quello. Piuttosto &egrave; la situazione di incertezza generale che, come sempre, si riflette sulle trame della tela che rappresenta la attesa angosciosa per un futuro che rimane piuttosto oscuro.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non tutto si collega per via razionale, ma le connessioni si intuiscono. &Egrave; vero che si potrebbe dubitare che la gente percepisca con chiarezza una tendenziale mutazione nelle relazioni internazionali. Dopo una fase in cui sembrava che, con tutti i pasticci che sappiamo, una relativa stabilizzazione potesse essere in vista, improvvisamente ecco due segnali che non sottovaluteremmo: nei negoziati fra USA e Iran, il regime di Teheran ha indurito le posizioni riproponendo il suo ruolo di forza antagonista nell&rsquo;area; a Gaza, Hamas ha dichiarato di non accettare il disarmo e l&rsquo;avvio di una amministrazione esterna. Pu&ograve; darsi che siano mosse solo scenografiche, ma vengono in un momento in cui Trump appare in difficolt&agrave;, vittima dei suoi infantilismi polemici e alle prese con un dissenso interno che si rafforza. Per contorno l&rsquo;asse europeo, che nel condizionare relativamente il quadro dei conflitti ha un ruolo pi&ugrave; importante di quel che ritengono osservatori prevenuti, subisce colpi non piccoli. La leadership britannica di Starmer &egrave; in serie difficolt&agrave;, anche qui per le ricadute del caso Epstein che mette nei pasticci Trump. Macron non se la passa esattamente bene. Sembra tenere per ora il cancelliere Merz, ma senza quelle sponde &egrave; dimezzato.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per di pi&ugrave; in Italia la stabilit&agrave; del governo Meloni, anch&rsquo;esso parte di quel gruppo, accusa dei colpi. Difficile non pensare che ci sia chi lavora per trarne profitto, visto che, nonostante tutto, la posizione della nostra premier sull&rsquo;Ucraina &egrave; stata ferma, che sull&rsquo;Iran siamo stati partner del sostegno diplomatico alla rivolta contro gli ayatollah, che la vicinanza ad alcuni disegni di Trump non pu&ograve; che risentire della crisi del suo mentore.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Lungi da noi l&rsquo;idea di vedere un fantasioso e banale complottismo internazionale dietro le agitazioni para-insurrezionalistiche di Torino (con code a Milano), gli attentati ai treni, la stessa vicenda del generale Vannacci che crea una spina nel fianco della destra in una direzione destabilizzante (e piuttosto filo-russa). Il governo reagisce in maniera scomposta, vorrebbe trovare uno spazio di confronto con le opposizioni, ma lo fa in maniera maldestra, legata ai suoi mantra, e le opposizioni, anch&rsquo;esse preda di un gioco delle parti, sono troppo attratte dalla convinzione che ci&ograve; mostri una debolezza dell&rsquo;attuale governo e dal sognare, al solito, la spallata.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&Egrave; per questo che la campagna per il referendum sta assumendo caratteristiche di radicalizzazione spinta che dovrebbero preoccupare chiunque non si fermi a considerare tutto come una partita che potr&agrave; chiudersi il 24 marzo con la vittoria dell&rsquo;uno o dell&rsquo;altro concludendo semplicemente un ciclo politico. Non sar&agrave; cos&igrave; e non solo perch&eacute; subito dopo inizier&agrave; la campagna per le elezioni politiche del 2027 (ammesso che non venga la tentazione di anticipare la fine della legislatura, anche se ci tutela il fatto che gli attuali parlamentari ci rimetterebbero in termini di benefici e pensione).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Che chi vince vorr&agrave; provare a massimizzare il suo risultato e chi perde penser&agrave; che con le urne politiche la rivincita sia possibile, lo diamo per scontato. Ma il fatto &egrave; che quale che sia il risultato aprir&agrave; dei problemi molto pi&ugrave; che risolverli, e quei problemi peseranno sugli equilibri del Paese pi&ugrave; di quanto gli scatenati pasdaran dell&rsquo;una e dell&rsquo;altra parte immaginino.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Proviamo a chiarirci. Se vince il NO, oltre ai contraccolpi interni ai partiti (si pensi al PD il cui gruppo dirigente vorr&agrave; fare i conti coi riformisti; alla Lega dove si metter&agrave; in discussione la leadership di Salvini; ecc. ecc.) avremo una situazione in cui le componenti della magistratura che si vogliono costituire in corporazione preminente negli equilibri costituzionali proveranno a consolidare il loro potere (c&rsquo;&egrave; in vista un rinnovo del CSM a questo punto con le regole attuali). Ci&ograve; significher&agrave; avere delle mosse di risposta da parte delle forze sconfitte che non potranno consegnarsi ai vincitori senza resistere. Un quadro non certo tranquillizzante.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Se vince il SI&rsquo; la situazione non sar&agrave; semplicemente ribaltata rispetto a quella che abbiamo descritto, perch&eacute; si aggiunger&agrave; il problema di come modulare le leggi attuative della riforma. Il nodo non &egrave; n&eacute; piccolo, n&eacute; banale. Per esempio la modulazione del sistema di sorteggio per i nuovi CSM. Per dire: proprio fra tutti i magistrati dall&rsquo;uditore appena assunto a quello alle soglie della pensione, o con un minimo di parametrazione della cerchia in cui sorteggiare? Poi ci sar&agrave; il tema di come strutturare l&rsquo;Alta Corte disciplinare prevista, nonch&eacute; trovare il personale, le sedi, le coperture finanziarie, e via elencando. Si dovranno fare o rifare regolamenti per farli funzionare. Il tutto con l&rsquo;attuale CSM che rimane in carica? E per quanto?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ce n&rsquo;&egrave; abbastanza per immaginare una transizione che tutto sar&agrave; meno che dolce. E che avverr&agrave; non in un mondo che si ferma ad aspettare che mettiamo ordine nel nostro sistema di equilibrio dei poteri (perch&eacute; il tema vero &egrave; che oggi &egrave; quello ad essere in una crisi preoccupante e non pu&ograve; n&eacute; continuare com&rsquo;&egrave;, n&eacute; essere riformato alla bersagliera).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Come si potr&agrave; gestire il risultato del referendum quale che sia senza gettare il paese nella confusione crescente di questa guerriglia delle radicalizzazioni &egrave; il tema che dovrebbe interessare tutta la classe politica responsabile. Si dovrebbe avere visto, anche alla luce di qualche reminiscenza storica, che le fasi di guerriglia politica generalizzata non portano bene, anzi in fasi di turbolenze internazionali sono piuttosto pericolose.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/una-radicalizzazione-pericolosa/2698]]></guid>
					<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Occidente contro Occidente]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/occidente-contro-occidente/2696]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Disincanto e nostalgia: questi sentimenti leggo nell&rsquo;incipit di questo splendido libro di Luigi Marco Bassani, edito da Liberilibri, uno dei pi&ugrave; intriganti e &lsquo;vissuti&rsquo;, intimistici saggi di ispirazione politica che abbia letto negli ultimi anni. Un libro scritto ripercorrendo un cammino personale, nella convinzione che la libert&agrave; debba essere il tabernacolo laico della dignit&agrave; umana: principio che per l&rsquo;autore, nato a Chicago e vissuto a lungo in Italia significa potersi esprimere con cognizione ed esperienza su temi di cogente attualit&agrave; (essendo cresciuto e formatosi tra le due sponde dell&rsquo;Atlantico), distinguendosi in un caravanserraglio di opinionisti che discettano del tutto non avendo conoscenza se non del nulla. Quasi come &lsquo;avvertenza&rsquo; (cos&igrave; denomina la prefazione) si professa &ldquo;conservatore&rdquo;, un termine che oggi suona spesso come bieco e reazionario in un mondo che si spende e si consuma nell&rsquo;oblio ma che in realt&agrave; &ndash; considerata la mission della narrazione &ndash; vuole salvare l&rsquo;Occidente e i suoi valori, radicati nella storia, che l&rsquo;Europa non ha saputo preservare mentre l&rsquo;America- con tutte le sue ibridazioni e contraddizioni anche attuali &ndash; rielabora come il pi&ugrave; grande esperimento storico nel campo della libert&agrave;. <em>&ldquo;L&rsquo;Occidente, se inteso nella sua verit&agrave; pi&ugrave; profonda non &egrave; una realt&agrave; geografica n&eacute; una somma di civilt&agrave;, ma un rapporto temporale: l&rsquo;incontro, sempre precario, tra il passato europeo e il presente americano.</em> <em>La dissociazione euroamericana conduce alla condizione tragica dell&rsquo;Occidente contemporaneo: un&rsquo;identit&agrave; spezzata, priva di un principio unificatore. Il presente europeo, ridotto a pallido simulacro della sua antica gloria, non pu&ograve; generare una nuova forma, ma solo contemplare nostalgicamente la propria ombra. Eppure, proprio in questa frattura &ndash; in questa impossibilit&agrave; di coincidere con s&eacute; stesso &ndash; l&rsquo;Occidente continua a esistere e a decidere i destini del mondo. L &rsquo;America lo vive come volont&agrave; (e rappresentazione), l&rsquo;Europa come memoria&rdquo;. </em>In questa simbolica rappresentazione si riassume il contenuto e il senso del saggio: denso, informato, documentato, scaltrito, un libro da leggere, inforcando occhiali nuovi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In realt&agrave; il tema del declino dell&rsquo;Occidente tiene banco da oltre un secolo ma &ndash; oltre il melting pot demografico e un&rsquo;inclinazione critica, cogitativa e revisionista che nasce dalla messa in discussione dei suoi valori fondanti- esprime una vocazione universalistica che non rinveniamo altrove: l&rsquo;universalismo inteso come apertura ed esercizio di democrazia che nulla ha a che vedere con l&rsquo;universalismo islamico che diventa strumento di estensione del possesso del mondo e imposizione del proprio credo ideologico. Anche questo &egrave; uno scontro in atto e riguarda due mondi diversi, due civilt&agrave; antitetiche e radicate dalle origini. Ma l&rsquo;autore si sofferma sulla discrasia che si &egrave; aperta e si divarica tra due concezioni e modi di essere &ldquo;Occidente&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La civilt&agrave; occidentale &egrave; fondamentalmente dialogica nella sua struttura ontologica fino a comprendere la diversit&agrave; e l&rsquo;alterit&agrave; come valori di apertura, ascolto, possibile confronto e condivisione. La considerazione della vita degli altri &egrave; un principio etico che si riflette in una concezione antropologica secondo cui ogni essere umano &egrave; portatore di una dignit&agrave; infinita.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Lo era nell&rsquo;Ellade, lo &egrave; stato nel Cristianesimo (che proprio nella misericordia e nell&rsquo;amare &lsquo;il prossimo tuo come te stesso&rsquo; celebra una forma di universalismo religioso), lo &egrave; stato nell&rsquo;Umanesimo e nel Rinascimento, nell&rsquo;Illuminismo, nell&rsquo;etica kantiana e nella dialettica hegeliana, nell&rsquo;interiorit&agrave; oggettiva e nella legge morale, lo &egrave; stato con Max Weber in quel <em>beruf &nbsp;&lsquo; che &egrave; &nbsp;vocazione personale e tensione verso la responsabilit&agrave; del singolo davanti a Dio: l&rsquo;identit&agrave; di un uomo razionale, laborioso e pronto a un comportamento universalizzabile, che poi diventa la base del capitalismo e della civilt&agrave; moderna&rsquo;.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Acutamente Bassani rileva come l&rsquo;universalismo che diventa apertura di credito antropologico e fideistico rischia di trasformarsi in una sorta di disarmo spirituale. L&rsquo;amore per il prossimo, reso assoluto, si fa incapacit&agrave; di giudicare, e l&rsquo;universalismo, privato del suo centro, diventa relativismo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La disponibilit&agrave; scivola nella debolezza, l&rsquo;accondiscendenza alla comprensione pu&ograve; declinare in arrendevolezza: in questo sta a un tempo la grandezza e il cot&egrave; vulnerabile dell&rsquo;universalismo del pensiero occidentale. Ma mentre dal secondo dopoguerra (nonostante la CEE, il MEC, la CE e infine l&rsquo;U.E ) la crescita europea languiva tra stagnazione, lenta ripresa, incertezze nello sviluppo e nel consolidamento istituzionale fino al crepuscolo, l&rsquo;America conosceva la pi&ugrave; grande espansione economica, industriale, militare della Storia, resistendo in sequenza a quattro tentativi di assalto alla sua leadership mondiale: quello precedente della Germania di Hitler, quello sovietico dell&rsquo;URSS, quello giapponese e quello pi&ugrave; attuale della Cina (alla quale incautamente proprio l&rsquo;Italia nel marzo 2019 tendeva la mano con la firma del Memorandum della Via della Seta). Ci&ograve; che sorprende del mondo americano &egrave; la rapidit&agrave; di adeguare la propria leadership cavalcando l&rsquo;onda lunga dell&rsquo;innovazione tecnologica ma non &egrave; solo prerogativa della Silicon Valley, &egrave; una mentalit&agrave;, un modo di essere e di fare: paradossalmente l&rsquo;Europa che vanta una storia di pi&ugrave; antica deriva non ha mai vestito i panni del competitor ma (fino a quando durer&agrave;)quelli dell&rsquo;alleato beneficato dallo strapotere americano, nonostante la parentesi della crisi finanziaria dei<strong> </strong>subprime scoppiata alla fine del 2008 negli Stati Uniti che ha avuto gravi conseguenze sull'economia, aprendo una fase di recessione a livello mondiale. Secondo Eugenio Capozzi, in <em>Storia del mondo post-occidentale (</em>2023), &laquo;l&rsquo;et&agrave; della<em> </em>globalizzazione ha avuto come esito un rapido slittamento<em> </em>dall&rsquo;idea dell&rsquo;occidentalizzazione del mondo alla<em> </em>realt&agrave; di un mondo definibile ormai per molti versi come<em> </em>post-occidentale: tuttavia gli USA hanno conservato una primazia mondialistica ineguagliata dagli altri competitor. L&rsquo;idea di un Occidente binario descritta nel saggio di Bassani nasce dall&rsquo;evidenza delle cose: questo ha spinto e sta muovendo Trump ad una critica feroce verso l&rsquo;Europa accusata di vivere di rendita sulla protezione occulta o palese del gigante americano. L&rsquo; America MAGA &egrave; la rivendicazione di una supremazia planetaria fondata sulla ricchezza interna, l&rsquo;imposizione dei dazi e il consolidamento di una tripartizione colonialistica del potere, che pur di ottenere la Groenlandia, il Canada e quel che verr&agrave; &egrave; disposta a concedere l&rsquo;annessione di Taiwan alla Cina e l&rsquo;espansione russa a cominciare dal ghiotto boccone ucraino per proseguire con gli stati limitrofi ai margini dell&rsquo;Europa. <em></em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Oggi la realt&agrave; geopolitica a livello planetario vive una stagione di tensione e rinnovata conflittualit&agrave;, tra multilateralismo e concentrazione del potere: in realt&agrave; le vere forze in competizione sono gli USA, la Russia e la Cina e proprio in questo lasso temporale stiamo assistendo ad una fase di alta criticit&agrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Bassani prende in considerazione uno dei fenomeni epocali pi&ugrave; attuali e pervasivi, quello dell&rsquo;immigrazione. Le frontiere &lsquo;colabrodo&rsquo; sono l&rsquo;incipit della perdita di identit&agrave; delle Nazioni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Le frontiere, quindi, non solo vanno mantenute, ma estremamente rafforzate. Esse rappresentano l&rsquo;ultima barriera di autodifesa per le comunit&agrave; che desiderano preservare la propria identit&agrave; culturale, la coesione sociale e un minimo di equilibrio economico. Dove la frontiera cede, si dissolve il principio stesso di responsabilit&agrave; collettiva: chiunque pu&ograve; accedere ai benefici dello Stato sociale senza averne sostenuto i costi. In questo modo, l&rsquo;immigrazione di massa diventa una delle pi&ugrave; subdole forme di parassitismo politico, alimentata da governi che comprano consenso elettorale e manodopera a basso costo sacrificando il capitale umano e morale dei propri cittadini.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Anche su questo versante si stanno caratterizzando due tipologie di Occidente tra societ&agrave; americana e societ&agrave; europea. Il tema pu&ograve; suscitare scandalo e allergie morali ma si pone pragmaticamente come crocevia tra conservazione delle radici storiche ereditate e Torre di Babele. Forse ci&ograve; che manca all&rsquo;Occidente oggi, in una malintesa idea di democrazia, fatta di sovrabbondanza di regole, che qualcuno prima o poi render&agrave; soccombente, &egrave; l&rsquo;assenza di leader politici con una visione lungimirante. L&rsquo;Europa si fa vittima della ridondanza di norme, codici e codicilli, convenzioni e proclami, bilateralismi e primazie ma non ha messo ancora insieme un panel di progetti condivisi: allora forse &egrave; meglio preservare l&rsquo;identit&agrave; degli Stati ereditati dal 900, piuttosto che far sopravvivere un&rsquo;unit&agrave; fittizia che si frantuma ad ogni prova dei fatti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Oggi non ci sono pi&ugrave; Churchill, Schuman, De Gasperi, Adenauer, Spinelli.&nbsp; L&rsquo;Europa, la sua Storia, la sua civilt&agrave;, il pensiero ereditato, le cime ineguagliabili dei suoi geni nei vari campi della cultura sono un archivio di inestimabile valore e il volano di una ripresa possibile ma sempre rinviata.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il pragmatismo americano &egrave; l&rsquo;altra faccia della medaglia: si spoglia delle remore e dei distinguo che affliggono l&rsquo;altra sponda dell&rsquo;Atlantico e persegue identit&agrave; e rafforzamento come strumenti per consolidare una supremazia che diventa garanzia delle libert&agrave; individuali e collettive della Nazione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;autore &ndash; che conosce bene i due mondi- non si avventura in congetture moralistiche e non sceglie: prende atto delle diversit&agrave; ma paventa il pericolo sotteso che, mentre nel resto del mondo le dittature e le tirannie osservano il declino delle democrazie, lo scontro pi&ugrave; acceso e dirompente sia quello tra due Occidenti in conflitto tra loro. Un paradosso della Storia, un&rsquo;evidenza eclatante del presente (che pu&ograve; mandare gambe all&rsquo;aria ci&ograve; che si &egrave; costruito per la stabilit&agrave;, la conservazione della democrazia e la difesa della libert&agrave;, a cominciare dall&rsquo;ONU e dalla NATO) e una incognita imperscrutabile e nebulosa per il futuro.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Alla prova dei fatti il rischio di un autolesionismo incombente che viva come una minaccia l&rsquo;ipotesi di un nuovo ordine mondiale.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/occidente-contro-occidente/2696]]></guid>
					<pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Sorteggio e democrazia, a proposito del referendum confermativo]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/sorteggio-e-democrazia-a-proposito-del-referendum-confermativo/2697]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Nella campagna elettorale in corso relativa al referendum confermativo della modifica costituzionale sulla separazione delle carriere in magistratura, uno degli argomenti di chi &egrave; contrario alla riforma riguarda il sorteggio. Come &egrave; noto, secondo la nuova legge costituzionale i membri togati e anche i membri laici dei due Consigli superiori della magistratura, che sostituiranno l&rsquo;unico CSM odierno, verranno scelti per sorteggio. I fautori dell&rsquo;abrogazione ritengono che questo metodo di selezione dei componenti degli organi sarebbe antidemocratico perch&eacute; non rispetterebbe il criterio dell&rsquo;autogoverno.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">A questa opinione si risponde abitualmente con due argomenti, ispirati al buon senso e all&rsquo;esperienza pratica. Occorre ricordare, anzitutto, che i due CSM non sono organismi di carattere politico, per i quali occorre assicurare che siano rappresentativi di diverse opinioni, si tratta invece di organi di alta amministrazione per i quali il sorteggio, i cui criteri regolativi saranno fissati da una legge ordinaria, assicura una piena imparzialit&agrave; nella scelta dei loro componenti. Da un altro versante occorre considerare che il sorteggio non &egrave; un criterio sconosciuto nel nostro ordinamento giudiziario, tutt&rsquo;altro. Il sorteggio si adopera da lungo tempo in diversi casi: nella formazione dei collegi giudicanti, nell&rsquo;assegnazione dei procedimenti, nei consigli giudiziari, nei collegi di disciplina del CSM, nel TAR, nel Consiglio di Stato, nella Corte dei conti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Questi argomenti empirici e di buon senso a mio modesto avviso, potrebbero essere sufficienti per esprimere una opinione favorevole nel referendum del prossimo marzo, tuttavia, &egrave; possibile rispondere agli avversari della riforma anche sotto il profilo della democraticit&agrave; della procedura di sorteggio. In questo caso appellandoci al principio di autorit&agrave;, cio&egrave; richiamando un autore che &egrave; unanimemente considerato uno dei classici del pensiero politico e giuridico.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel capitolo secondo del secondo libro dello <em>Spirito delle Leg</em>gi Montesquieu rileva che &ldquo;il suffragio per via della sorte &egrave; proprio della natura della democrazia, quello per via di scelta dell&rsquo;aristocrazia. Il primo non affligge nessuno, lascia a ciascun cittadino una ragionevole speranza di servire la patria&rdquo;. Lo scrittore francese successivamente specifica che &ldquo;Solone in Atene stabil&igrave; che tutte le cariche militari venissero distribuite in seguito a scelta, ma che senatori e giudici fossero eletti a sorte&rdquo;.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Senza dubbio, l&rsquo;esempio citato da Montesquieu si riferisce alla situazione della democrazia ateniese e, a prima vista, quella vicenda appare molto lontana dalla nostra condizione attuale. Pure, il suo ragionamento centra un punto importante che resta valido anche oggi. Nella democrazia ateniese le cariche che richiedevano una competenza tecnica, come quelle militari, erano assegnate tramite elezione, mentre le altre incombenze pubbliche, comprese quelle giudiziarie, potevano essere assegnate per sorteggio perch&eacute; tutti i cittadini della polis si trovavano in una condizione di isonomia, cio&egrave; di perfetta parit&agrave; fra di loro.&nbsp;</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Gli appartenenti alla magistratura, sia essa requirente o giudicante, hanno rispettato tutti la stessa condizione di accesso al servizio (sono stati reclutati attraverso un concorso selettivo), pertanto si trovano fra di loro in una condizione di perfetta parit&agrave;, proprio come lo erano i cittadini ateniesi. Al massimo possiamo immaginare che la prevista legge di attuazione detter&agrave; alcune condizioni ulteriori (anzianit&agrave;, stato di servizio etc.) per venire sorteggiati. In sostanza, per la nomina dei due CSM il sorteggio, che &ldquo;non affligge nessuno&rdquo;, rimane il criterio pi&ugrave; egualitario, e democratico, che sia immaginabile per la loro composizione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br /></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br /></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br /></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br /></span></p>
<p><span style="color: #000000;">* Ordinario di storia delle dottrine politiche - Universit&agrave; di Napoli</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/sorteggio-e-democrazia-a-proposito-del-referendum-confermativo/2697]]></guid>
					<pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[I dilemmi europei e una politica italiana prigioniera del radicalismo]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/i-dilemmi-europei-e-una-politica-italiana-prigioniera-del-radicalismo/2694]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Non era facile immaginare due eventi pi&ugrave; drammaticamente agli antipodi come la fiammata insurrezionistica a Torino e il discorso di Draghi in Belgio in occasione del conferimento di una laurea honoris causa. Da un lato il fenomeno di una esplosione di violenza anarcoide senza radici razionali al di l&agrave; di una confusa (ed eterna) aspettativa da parte di minoranze emarginate della rivoluzione alle porte. Dall&rsquo;altro lato una personalit&agrave; che sempre pi&ugrave; si fa apprezzare come la voce della coscienza dei tempi nuovi, voce che proclama la fine dell&rsquo;ordine globale. Eppure entrambi gli eventi, l&rsquo;uno confusamente, l&rsquo;altro lucidamente, segnano la presenza di un epocale tornante storico.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ad esso non si pu&ograve; rispondere predicando la violenza levatrice della storia: quello era uno slogan che funzionava quando c&rsquo;era ancora un po&rsquo; di &ldquo;filosofia&rdquo; nelle rivolte di piazza, oggi siamo al distruggere per il gusto di mostrare, facendolo a pezzi, una ipotetica superiorit&agrave; rispetto al mondo cos&igrave; com&rsquo;&egrave;. Altrettanto &egrave; illusorio pensare che ai conati violenti si possa contrapporre semplicemente la repressione: per renderla almeno ipoteticamente efficace si dovrebbe arrivare alla soppressione di tutte le libert&agrave;, il che, anche a lasciar da parte considerazioni morali, sarebbe nocivo, probabilmente mortifero per il nostro sistema socio-politico occidentale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dunque vanno trovate altre risposte. Mario Draghi ha scelto da qualche tempo il ruolo di &ldquo;risvegliatore&rdquo; dell&rsquo;Europa, che pu&ograve; essere e deve essere qualcosa di pi&ugrave; di un mercato comune o di un sistema di regole funzionali ad un certo sviluppo economico: pu&ograve; tornare ad essere una potenza capace di dialettica con altre potenze, antiche o recenti che siano. Dialettica di civilt&agrave;, con tutto quello che questa parola contiene in termini culturali, economici e sociali. Essa pu&ograve; predicare, conformemente alle correnti profonde della sua storia, uno sviluppo che si fondi sull&rsquo;assioma del &ldquo;beneficio condiviso&rdquo; a partire dall&rsquo;avvio di un passaggio dalla attuale struttura confederale (lasca) ad una federale originale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&Egrave; una sfida e non &egrave; la prima volta che viene lanciata dall&rsquo;ex vertice della BCE ed ex premier italiano. Se questa volta sar&agrave; accolta con qualcosa di pi&ugrave; di un consenso/apprezzamento di maniera, lo vedremo nel summit dei vertici UE del prossimo 12 febbraio. Draghi &egrave; stato invitato a prendervi parte assieme ad Enrico Letta (ma sar&agrave; assente la Gran Bretagna, il che qualche problema lo pone). Per intanto le reazioni sono pi&ugrave; a livello di media e commentatori che non di capi di stato o di personalit&agrave; politiche con posizioni chiave.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Se dovessimo giudicare da quel che avviene a casa nostra, non ne ricaveremmo auspici per il germogliare di quei semi. Il radicalismo crescente che si sta impadronendo della nostra comunicazione politica &egrave; sostanzialmente distante dal farsi carico della drammaticit&agrave; del momento storico. Lo si &egrave; visto nella reazione ai gravissimi fatti di Torino.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Qui ovviamente non conta che tutti non abbiano potuto far altro che condannare fermamente le violenze: sarebbe stato impossibile dire diversamente, a meno di dichiarare aperta la stagione della rivoluzione e della contro-rivoluzione. I rischi connessi ad un contesto di quel genere sono per fortuna largamente presenti a tutte le forze politiche (magari con intensit&agrave; diverse), ma non basta per spingerle a prendere il toro per le corna. Perci&ograve; ciascuna cerca di strumentalizzare le interpretazioni,&nbsp; illudendosi che cos&igrave; si tiri molta acqua al proprio mulino.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In realt&agrave; quel che a nostro modesto avviso non si vuol vedere &egrave; che siamo di fronte ad una messa in discussione dell&rsquo;&laquo;ordine&raquo;, tanto di quello globale quanto di quello domestico. Non ci riferiamo ovviamente al banale ordine pubblico, all&rsquo;assenza di conflitti evidenti, ma alla percezione condivisa di un equilibrio di sistema tale da consentire a tutti una, magari modesta, ricerca della felicit&agrave;. Si dovrebbe prendere atto che il venir meno di questo equilibrio fondato su una condivisione di valori di fondo richiede non solo che se ne costruisca uno nuovo (e magari in astratto tutti sarebbero d&rsquo;&rsquo;accordo, ovviamente ciascuno con qualche sua peculiarit&agrave;), ma che ci&ograve; implichi un percorso in cui tutti sono disponibili a rinunciare alle rispettive bandierine e ai mantra pregiudiziali.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Tornando ai fatti di Torino, il meccanismo si vede benissimo. Tutti cercano di strumentalizzare l&rsquo;accaduto per usarlo come prova delle proprie ragioni: chi predica la dissoluzione dei valori, chi il lassismo della magistratura, chi il fallimento delle politiche governative, chi l&rsquo;incapacit&agrave; di rispondere alla crisi sociale ed economica, ed avanti di questo passo. L&rsquo;appello ad unirsi in un fronte comune di fronte alle crescenti esplosioni di anarchia (per la verit&agrave; non solo macroscopiche come quelle insurrezionistiche, ma anche nelle microstorie di disagio, piccola criminalit&agrave;, irresponsabilit&agrave; dei comportamenti) non riesce ad avere la carica necessaria per accendere non solo il consenso, ma la volont&agrave; di reazione. Ogni parte &egrave; disposta ad accettare l&rsquo;alleanza e la solidariet&agrave; con le altre a patto che queste le riconoscano un primato di buone ragioni e faccia ammenda di quello che lei giudica errato. Un modo per non raggiungere una vera convergenza (anche qui il fenomeno &egrave; evidente anche nelle relazioni internazionali: vedere come si comporta Putin nei colloqui sull&rsquo;Ucraina).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Eppure la fine dell&rsquo;ordine globale, come ha profeticamente proclamato Draghi, dovrebbe spingere tutti ad un cambio radicale di mentalit&agrave; e di atteggiamenti. Vale a livello europeo, a livello dei singoli stati in cui si articola il continente, a livello del nostro contesto politico nazionale, dove c&rsquo;&egrave; chi continua a credere che il futuro del mondo si decida nelle baruffe che fanno audience nei talk show.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/i-dilemmi-europei-e-una-politica-italiana-prigioniera-del-radicalismo/2694]]></guid>
					<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Addio a Maria Rita Parsi, la psicologa della delicatezza]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/addio-a-maria-rita-parsi-la-psicologa-della-delicatezza/2695]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Sono rimasto colpito e profondamente addolorato dalla notizia della scomparsa di Maria Rita Parsi, psicologa e psicoterapeuta di grande esperienza professionale e di fama internazionale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ci legava un sentimento di amicizia del quale ero molto onorato, considerando la sua competenza e la sua autorevolezza: nella sua casa di Milano a due passi dal Tribunale per i minorenni mi aveva ricevuto con grande cordialit&agrave; e senso di ospitalit&agrave;, sapeva mettermi a mio agio soprattutto nei primi anni della nostra conoscenza quando mi facevo prendere da un onesto sentimento di timore reverenziale. Di questa Milano da bere e per taluni da ostentare porter&ograve; con me il ricordo di tre donne eccezionali, riservate, miti ma forti e ricche di grande umanit&agrave;: Alda Merini, Milva Biolcati e Maria Rita, appunto. Oltre il lavoro queste conoscenze mi avevano arricchito spiritualmente e ne serbo un grato, memore ricordo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Maria Rita Parsi ha vissuto la sua intera esistenza nel segno dei bambini e degli adolescenti, si &egrave; sempre messa in prima linea per la tutela dei loro diritti. Di lei posso dire che sapeva unire una naturale disponibilit&agrave; all&rsquo;ascolto delle mille e mille vicende umane di cui si era occupata, una dote naturale, una passione ed un talento e insieme la seriet&agrave; dell&rsquo;approfondimento, la discrezione della considerazione dei vissuti (non generalizzava mai, desiderava cogliere i bisogni e le peculiarit&agrave; di ciascuno, perch&eacute; non ci sono diritti che non siano incardinati in una irripetibile identit&agrave;).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non ha mai usato la sua professionalit&agrave; per esercitare altezzosit&agrave;, per sentenziare, per giudicare: vorrei definirla la psicologa della delicatezza, mai in lei i test e le alchimie terapeutiche formali si sono tramutate in una sorta di clava per reprimere la spontaneit&agrave;. Era un aspetto della sua vocazione creativa, per questo, per farne una ragione di vita personale, intimista e professionale aveva fondato Movimento bambino: sempre dalla parte dei minori anche se questo termine le sembrava troppo giuridico, preferendo parlare e scrivere di bambine e bambini, di ragazze e ragazzi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non potr&ograve; mai dimenticare la disponibilit&agrave; con cui scrisse la prefazione del mio libro &ldquo;Figli smarriti&rdquo; edito dalla San Paolo. Del titolo aveva colto il senso del doppio smarrimento: quello fisico e quello spirituale, sapeva esplorare le ferite nascoste e usava sempre la grammatica del cuore, un approccio di cui le sono debitore perch&eacute; nelle alterne vicende della vita i sentimenti e l&rsquo;attitudine a farne uso si sono rivelati &ndash; e lo saranno sempre &ndash; la scelta e la soluzione pi&ugrave; efficaci.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Scriveva dunque nella prefazione: <em>&ldquo;Quelle narrate da Francesco Provinciali sono storie sospese, in itinere, aperte, dove il lieto fine &egrave; tutt&rsquo;al pi&ugrave; auspicabile, &lsquo;situazioni dove le risposte te le d&agrave; pi&ugrave; il cuore che la ragione&rsquo;. Di ognuna &egrave; possibile scrivere: &lsquo;non importa sapere come era poi andata a finire, di storie come questa ce ne sono tante e a sentirle sembrano tutte uguali&rsquo;. Tale incompiutezza ci muove eticamente: sono le storie di tutti noi, ovvero storie, distinte da un nome proprio, di cui ciascuno &egrave; chiamato, con il proprio nome, ad assumersi la responsabilit&agrave;&hellip;.. A differenza delle fiabe, il lieto fine, se c&rsquo;&egrave;, &egrave; fuori dal libro ed &egrave; nel percorso. E il percorso ci passa vicino&rdquo;.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Chi scrive oggi il rimpianto per la sua scomparsa che ci lascia orfani di questa pedagogia del cuore, di questo alfabeto dei sentimenti, ricorder&agrave; i riconoscimenti inanellati da Maria Rita a livello internazionale, fino al titolo di Cavaliere del lavoro, fino alle attivit&agrave; di consulenza per l&rsquo;ONU.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per me, se posso esprimere questo ricordo molto personale unito ad una sorta di debito morale per ogni insegnamento da lei ricevuto, prevale la relazione umana fatta di scambi epistolari, di suggerimenti, di correzioni benevole: quando le scrivevo che essere bambini oggi, tra tecnologie e social, pu&ograve; procurare pi&ugrave; insidie che certezze sapeva sempre convincermi del contrario.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Perch&eacute; era capace di aprire uno spazio di dialogo, di benevolenza, di intima disponibilit&agrave; all&rsquo;ascolto che pensava risolutivi. Credeva &ndash; e questo non potr&ograve; mai dimenticarlo &ndash; che il bene pu&ograve; prevalere sul male se il mondo degli adulti sa inchinarsi di fronte alla riverenza che i fanciulli meritano, senza riserve, sempre. &lsquo;<em>Maxima debetur puero reverentia&rsquo;</em>: grazie di vero cuore, Maria Rita, per avercelo ricordato.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/addio-a-maria-rita-parsi-la-psicologa-della-delicatezza/2695]]></guid>
					<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Il crepuscolo dell'umano]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/il-crepuscolo-dellumano/2693]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Il fluire degli eventi della Storia, nella sua ininterrotta continuit&agrave;, finisce per caratterizzare l&rsquo;evoluzione del pensiero e le sue declinazioni esistenziali. Da tempo questa epoca pare dominata dal tema dei rapporti tra uomo e tecnica, fino ai pi&ugrave; recenti sviluppi dell&rsquo;I.A., della digitalizzazione (che secondo Gordon E. Moore, fondatore di INTEL&rdquo; &egrave; il motore del mondo&rdquo;) come processo irreversibile e del metaverso, rappresentazione simbolica della declinazione del reale nel virtuale. Si tratta di una deriva del 900 che gi&agrave; Martin Heidegger aveva anticipato intuendone sviluppi e conseguenze, seguito da Walter Benjamin, Ernst Cassirer e che molti illustri filosofi hanno poi ripreso, basti considerare i saggi di Emanuele Severino, Giulio Giorello, Umberto Galimberti, per rimanere dalle nostre parti. Capitalismo dominante e globalizzazione dilagante hanno favorito questa emergenza tematica che non riguarda solo la dimensione antropologica in senso stretto ma suscita e richiama riflessioni ontologiche e assiologiche, fino ad interrogarsi sui destini dell&rsquo;umanit&agrave;, in un contesto caratterizzato dall&rsquo;accelerazione vorticosa impressa dall&rsquo;innovazione e dal conseguente spaesamento di senso e di orientamento. Quel rifugiarsi nel presente per viverlo e dominarlo segnala una carenza di memoria del passato, travolto dai cascami che la tecnica produce attraverso la tecnologia e un&rsquo;incapacit&agrave; di progettare modelli di vita pur circoscritti ad un futuro di medio o breve termine: non sembra una scelta ma una sorta di soccombenza individuale e sociale messa in risalto dallo stesso 59&deg; Rapporto Censis.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Vittorio Emanuele Falsitta &ndash; autore de &ldquo;Il crepuscolo dell&rsquo;umano&rdquo; edito da Cantagalli, dimostra di avere profonda consapevolezza della posta in gioco, senza tuttavia cadere nell&rsquo;errore di una retorica pedagogia della moralizzazione dei processi tecnologici. L&rsquo;etica sta al centro ma il pragmatismo non &egrave; espunto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il suo saggio si apre con un&rsquo;immagine inquietante, quella dell&rsquo;<em>uomo calcolato</em>: un uomo, cio&egrave;, che crede di pensare e agire liberamente, ma in realt&agrave; &egrave; determinato da algoritmi e piattaforme che plasmano non solo <em>il pensato</em>, ma anche <em>il pensabile</em>. Aggiungerei anche i condizionamenti sub&igrave;ti dallo stesso pensiero pensante: nell&rsquo;immediatezza di ogni scelta necessitata &lsquo;hic et nunc&rsquo;, viene infatti da chiedersi quanto l&rsquo;atto del pensiero sia ingabbiato da schemi predeterminati, dall&rsquo;omologazione culturale e dalle soluzioni preconfezionate che circolano alla stregua di prodotti commerciali, in una sorta di compra-vendita nel surrettizio libero mercato delle idee. Si tratta di una sorta di congiunzione astrale tra tecnica e capitalismo che domina uomo e pensiero.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La logica dell&rsquo;efficienza e del calcolo alla base del pensiero tecnico arriva a modificare anche la percezione del male, che viene razionalizzato e quindi neutralizzato in nome dell&rsquo;utile e del bene, svuotato della dimensione della gratuit&agrave; in nome dell&rsquo;efficienza.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&nbsp;&ldquo;<em>La tecnica, intesa come pensiero, e il capitalismo (ormai ridotto all&rsquo;ideologia del profitto e dell&rsquo;accumulazione), tendono infatti a costituire un unico pensiero che condiziona l&rsquo;agire dell&rsquo;uomo. Il pensiero umano rischia di essere sostituito da un nuovo pensiero frutto della fusione del capitalismo e del pensiero tecnico. Il nuovo pensiero interviene sulla volont&agrave; umana, o per meglio dire sui processi che la formano, introducendo in via esclusiva i parametri della razionalit&agrave;, efficienza, calcolo, tipiche della tecnica</em>&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Di questa stretta interrelazione che lega tecnica e capitalismo l&rsquo;immaginario collettivo tende ad enfatizzare aspetti positivi o negativi, con i relativi condizionamenti, della prima: in realt&agrave; si comprende come Falsitta imputi al secondo una sorta di regia occulta che si avvale della tecnica e dei suoi prodotti tecnologici per snaturare umanit&agrave; e pensiero critico come mezzi di espressione liberi e razionali.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>&ldquo;Non la tecnologia, ma il capitalismo &egrave; ci&ograve; che va colpito. (&hellip;).</em><strong> : </strong>Falsitta<a title="" href="file:///D:/Mente%20Politica/31%20gennaio%2026/IL%20CREPUSCOLO%20DELL%E2%80%99UMANO%20-%20L'uomo,%20la%20tecnica,%20il%20capitale.docx#_ftn1"><span style="color: #000000;">[1]</span></a>propone l&rsquo;introduzione di Distretti Economici Digitali fondati su <em>White Paper, </em>micro-costituzioni che ne definiscono le regole e i principi, il cui rispetto &egrave; garantito dalla tecnologia Blockchain. In questo scenario, l&rsquo;IA svolgerebbe un ruolo di vigilanza imparziale. L&rsquo;obiettivo dei Distretti &egrave; la costruzione di un&rsquo;economia civile digitale: mercati che non servano il profitto fine a s&eacute; stesso ma la dignit&agrave; del lavoro e la redistribuzione della ricchezza. &ldquo;Vaste programme&rdquo;, direbbe De Gaulle ma certamente nobilitato nelle intenzioni. Leggendo queste interessanti deduzioni viene da pensare che occorra cominciare dalla scuola: educare al rispetto della dignit&agrave; umana e formare il pensiero critico come finalit&agrave; di ogni seria formazione. Ma si tratta di una personale opinione che non inficia il valore delle argomentazioni dell&rsquo;autore del saggio. Sarebbe forse utile ottimizzare i compiti delle istituzioni esistenti, responsabilizzando politica e singoli cittadini, piuttosto che creare organismi suppletivi di controllo,&nbsp; che finirebbero per implementare l&rsquo;esistente con nuove sovrastrutture di vigilanza i cui compiti sarebbero da definire e spiegare in modo comprensibile ai cittadini senza produrre nuova burocrazia.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Purtroppo si osserva come proprio nella scuola tecnica, algoritmi e produzione tecnologica degenerino spesso da mezzi a fini rendendo pi&ugrave; complicata la comunicazione didattica che sta alla base di ogni utile apprendimento. L&rsquo;educazione sentimentale dovrebbe essere invece valorizzata come mezzo efficace di discernimento e stimolo alla creativit&agrave;: ChatGPT ad esempio pu&ograve; tornare utile se non sostituisce il ragionamento, formule e acronimi servono se non offuscano il significato delle parole.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;addestramento serve fino a quando riesce a dominare il pensiero tecnico anzich&eacute; esserne soggiogato.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Esiste una dimensione spirituale, contemplativa, meditativa alla quale non si pu&ograve; rinunciare, a scuola e nella vita.</span></p>
<div><br clear="all" /><hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p><span style="color: #000000;"><a title="" href="file:///D:/Mente%20Politica/31%20gennaio%2026/IL%20CREPUSCOLO%20DELL%E2%80%99UMANO%20-%20L'uomo,%20la%20tecnica,%20il%20capitale.docx#_ftnref1"><span style="color: #000000;">[1]</span></a> <em>Vittorio Emanuele Falsitta (Milano, 1966), giurista e filosofo, &egrave; una voce originale nel dibattito contemporaneo su diritto, economia, tecnologia e difesa delle libert&agrave; dell&rsquo;uomo. Direttore scientifico del Centro di Ricerca sulla Fiscalit&agrave; Etica nell&rsquo;Universit&agrave; Europea di Roma ove gi&agrave; Professore Straordinario di Diritto Tributario, &egrave; stato deputato alla Camera e relatore della riforma fiscale durante il secondo Governo Berlusconi.</em></span></p>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/il-crepuscolo-dellumano/2693]]></guid>
					<pubDate>Sat, 31 Jan 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[L'Europa e Trump]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/leuropa-e-trump/2692]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">I fuochi pirotecnici di Trump continuano a costituire una grossa incognita per il futuro degli stati europei, sia come singoli, sia come associati nella UE. Interpretare le uscite del presidente americano &egrave; un&rsquo;impresa pressoch&eacute; impossibile, tanto sono in continuo cambiamento e contraddittorie fra loro (fino al punto da far sospettare sulla sua salute mentale&hellip;). Tuttavia i leader europei devono di necessit&agrave; fare i conti con questo inaspettato politico a cui si potrebbe applicare il ritratto feroce che venne fatto per Bismarck: un giocoliere con tre palle di cui una sempre in aria.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per chi governa il problema &egrave; come affrontare il rapporto con un personaggio che sta distruggendo i rapporti con l&rsquo;Europa e non si capisce bene a qual fine. Indubbiamente interpreta un sentimento isolazionista che in America &egrave; sempre esistito e che oggi, anche per i tempi di crisi globale che stiamo affrontando, guadagna un maggiore consenso fra quella parte di popolazione che &egrave; incerta sul proprio futuro. Tuttavia per lisciare il pelo a questi sentimenti non ci sarebbe bisogno di spingersi in scontri che non hanno un senso compiuto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Prima la politica folle sui dazi (rientrata abbastanza rapidamente, ma la cui ripresa &egrave; continuamente minacciata), poi la pretesa di annettersi la Groenlandia dove in termini di presenza militare gli USA hanno fatto e possono fare ci&ograve; che vogliono, infine l&rsquo;attacco a freddo alla presenza di militari europei in Afghanistan accusati di non avere mai voluto impegnarsi in prima linea, tutto ha suscitato reazioni anche in ambienti che si potevano presumere simpatetici col trumpismo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Le esternazioni sui militari europei hanno indignato tutti, anche perch&eacute; quei soldati hanno pagato in termini di vite umane (53 i caduti italiani, pi&ugrave; di 400 quelli inglesi) e sono intervenuti in sostegno degli USA attaccati da Bin Laden e alleati annidati in Afghanistan (un caso di applicazione del famoso articolo 5 del trattato Nato a sostegno di Washington). Altrettanto impopolare il neo imperialismo contro la Danimarca: non si sono pronunciati solo leader delle sinistre, ma anche quelli delle destre. Bardella e Le Pen in Francia hanno avuto parole durissime, non meno di quelle di Macron; cos&igrave; anche la AfD tedesca che Trump e Vance avevano blandito pi&ugrave; volte; lo stesso ha fatto Farage in Gran Bretagna.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In Italia la premier Meloni, che pure si &egrave; sempre vantata di un rapporto amichevole con Trump tanto da essere accusata dall&rsquo;opposizione di essere al suo servizio, ha criticato il tycoon sostenuta da Crosetto e Tajani. Era poi scivolata su una battuta maldestra che avrebbe voluto essere spiritosa (ma diamogli il Nobel per la Pace se riesce a far cessare la guerra in Ucraina -sottinteso &egrave; quasi impossibile), ma che &egrave; stata subito strumentalizzata dalle opposizioni per mostrare che il suo servilismo non ha confini. Se i politici pensassero un attimo prima di parlare non sarebbe male, ma non si usa pi&ugrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Detto tutto questo, aggiungendoci che l&rsquo;invenzione del Board of Peace &egrave; una sceneggiata poco credibile, che Putin continua a prendere per il naso negoziando mentre sgancia tonnellate di bombe, rimane che i leader europei sono in una posizione difficilissima. Va bene sostenere che si deve attrezzarsi per fare a meno dello scudo militare americano, ma ci vorranno anni e intanto come si fa a difendersi dai non pochi neo imperialismi che ci assediano? I legami economici non si recidono in una notte: sostituire quelli con Washington con accordi con Pechino &egrave; rischioso non poco, visto che al momento i cinesi, ridimensionati molto sul mercato americano, stanno espandendo moltissimo la loro presenza in quelli europei.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">C&rsquo;&egrave; il problema non indifferente di capire quanto Trump potr&agrave; reggere con la politica dissennata che sta applicando. Indubbiamente sembrano esserci i prodromi per un cambiamento notevole del sistema politico statunitense, ma non si riesce a comprendere per quanto potr&agrave; durare e se il tycoon porter&agrave; fino in fondo i suoi piani. Per ora i famosi &ldquo;contrappesi&rdquo; (checks and balances) del costituzionalismo americano non sembrano in grado di fare da argine, ma bisognerebbe capire quanto le classi dirigenti di quel Paese sono disposte a non contrapporsi ad una svolta che non &egrave; affatto in grado di fare i loro interessi profondi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Gli oroscopi sul futuro a questo punto si accavallano. Si va da chi vede una discesa verso una sostanziale dittatura trumpiana (si parla addirittura di abolizione delle elezioni di midterm e di ricandidatura, costituzionalmente vietata, per un terzo mandato) a chi immagina lo scoppio di una guerra civile per fermare l&rsquo;estremismo del presidente e della sua corte. In mezzo metteteci tutte le variazioni possibili. Quel che &egrave; certo &egrave; che siamo di fronte ad una crisi di sistema che investe quella che al momento &egrave; ancora la potenza pi&ugrave; forte del mondo: una sua entrata in una spirale di lotte intestine che ne bloccherebbero la capacit&agrave; di presenza esterna significherebbe lo scatenarsi di tutte le avventure imperialistiche che potete facilmente immaginare.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Come si troverebbe a muoversi l&rsquo;Europa in uno scenario del genere? Crediamo che siano gli incubi generati da riflessioni sul contesto che abbiamo rozzamente schizzato ci&ograve; che assilla le leadership europee dotate di senso della storia e della realt&agrave;. Non se ne parla, perch&eacute; sarebbe destabilizzante sull&rsquo;opinione pubblica e incentiverebbe le lotte fra le fazioni nei diversi stati del nostro continente e anche fuori (pensate al Canada), ma forse sarebbe pi&ugrave; saggio cominciare a far presenti le asperit&agrave; di questo passaggio, sia pure evitando inutili allarmismi e intemerate populiste di qualsiasi genere.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/leuropa-e-trump/2692]]></guid>
					<pubDate>Wed, 28 Jan 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[La legge che muove il mondo è la digitalizzazione]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/la-legge-che-muove-il-mondo-la-digitalizzazione/2691]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Preceduto da una minuziosa e argomentata presentazione di Alessandro Aresu (gi&agrave; consulente scientifico del Governo Draghi) , l&rsquo;agile volumetto di Liberilibri riporta una serie di saggi di Gordon E. Moore (<em>Cramming More Components onto Integrated Circuits </em>(1965) - <em>Progress In Digital Integrated Electronics </em>(1975) - <em>Lithography and the Future of Moore's Law </em>(1995) - <em>Intel: Memories and the Microprocessor </em>(1996) - <em>Speech at the International Solid-State Circuits Conference </em>(2003)), tradotti per la prima volta in italiano a cura del prefatore.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Riletti tenendo presenti le date di redazione e rivisitati alla luce dell&rsquo;illuminante introduzione di Aresu, questi scritti-conferenze, esprimono una lungimirante e profetica predizione di ricerca pura ed applicata in materia di elettronica e digitalizzazione nei processi di conoscenza, archiviazione e utilizzo dei dati.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Da un genio della chimica, dell&rsquo;informatica e dell&rsquo;imprenditoria come Gordon Moore, fondatore di INTEL e ideatore della cd. &ldquo;Legge di Moore&rdquo;, non ci si poteva attendere qualcosa di diverso, una spiegazione semplicistica, una riduzione ai minimi termini della straordinaria evoluzione scientifica che ha caratterizzato la storia dei transistor, dei diodi e dei semiconduttori.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non si tratta di pedanti nozioni teoretiche ma di un percorso di innovazione che ha cambiato il concetto di elaborazione, conservazione, utilizzazione dei dati e dei processi, raccontato attraverso la descrizione di evidenze pratiche.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Usando le parole di Aresu <em>"La "Legge di Moore" tecnicamente non &egrave; una Legge ma, come cerco di spiegare in un saggio di 70 pagine che accompagna questo volume di Liberilibri, la "Legge" diviene nel corso del tempo il metronomo dell'imprenditorialit&agrave; e dell'innovazione dell'industria pi&ugrave; importante del pianeta e al centro delle principali contese politiche. Perci&ograve;, la Legge che non &egrave; una Legge &egrave; anche la Legge che muove il mondo.&rdquo;</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Reduce dalla lettura e recensione del saggio di Carlo Rovelli &ldquo;Sull&rsquo;eguaglianza di tutte le cose&rdquo; che prende per mano il lettore e lo porta al cospetto dell&rsquo;universo, della fisica che studia i fenomeni quantistici, dell&rsquo;idea di Einstein sui campi gravitazionali, dei buchi neri e dei buchi bianchi, reduce dunque da una dimensione di conoscenza dilatata oltre le rigidit&agrave; delle coordinate spazio-temporali, chi si accinge a commentare il libro che spiega la legge di Moore resta inevitabilmente colpito da eguale, speculare stupore: dall&rsquo;immensit&agrave; incommensurabile allo straordinariamente piccolo e miniaturizzato che contiene milioni di dati utili alla scienza ma anche al funzionamento di tutto ci&ograve; a cui affidiamo gran parte della nostra vita e che ci circonda in un abbraccio tecnologico, a partire dal primo transistor del 1947 - inventato presso il Bell Telephone Laboratory - passando poi a quello planare, che era stato introdotto nel 1959, fino ai semiconduttori e alla stessa I.A. come campo di potenzialit&agrave; infinite di applicazione, tenendo conto che oggi un circuito completo contenente diversi milioni di transistor costa meno all&rsquo;utente rispetto a un singolo transistor di trentacinque anni fa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La corsa alla miniaturizzazione non &egrave; meno intrigante e affascinante dell&rsquo;esplorazione dell&rsquo;immensit&agrave; dello spazio, lo ricordava e raccomandava nel 1995 lo stesso Gordon Moore: &ldquo;<em>Voglio incoraggiare ciascuno di voi a pensare sempre pi&ugrave; in piccolo&rdquo;. </em>L&rsquo;introduzione di Aresu e i saggi di Moore rafforzano una deriva storicamente consolidata che possiamo riscontrare pensando semplicemente alle dimensioni di oggetti in uso trenta, quarant&rsquo;anni fa e pi&ugrave; e comparandole con quelle degli stessi oggetti, pi&ugrave; evoluti funzionalmente e pi&ugrave; efficaci, della odierna quotidianit&agrave;: ho sempre pensato alla miniaturizzazione come ad una sorta di esigenza necessitata, un processo irreversibile, per ragioni di praticit&agrave;, economia, costi, durata. &nbsp;</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La Legge di Moore rappresenta un elemento ormai integrato e consustanziale&nbsp;dell&rsquo;economia mondiale&nbsp;ed ha affiancato in modo decisivo lo sviluppo&nbsp;dell&rsquo;industria dei semiconduttori&nbsp;che, oggi, &egrave; la base di ogni aspetto della&nbsp;vita digitale: &ldquo;La digitalizzazione del mondo &egrave; la &lsquo;<em>semiconduttorizzazione</em>&rsquo; del mondo&rdquo; ricorda Aresu.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E come afferma lo stesso Moore: &ldquo;<em>L&rsquo;industria dei semiconduttori &egrave; diventata la pi&ugrave; grande industria manifatturiera degli Stati Uniti, misurata in termini di valore aggiunto&rdquo; e &ldquo;l&rsquo;industria elettronica, considerata a livello mondiale, &egrave; la pi&ugrave; grande industria manifatturiera che esista</em>&rdquo;. L&rsquo;ordine di grandezza di questa primazia nell&rsquo;industria manifatturiera vede gli Usa detentori del 50% del mercato, seguiti da Corea del Sud, Taiwan, Giappone, Europa, Repubblica Popolare Cinese.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Alla base di tutto il processo evolutivo verso strumenti sempre pi&ugrave; miniaturizzati e specularmente in grado di svolgere funzioni se mai pi&ugrave; complesse c&rsquo;&egrave; il silicio: da qui si pu&ograve; dedurre quanto questo minerale conti negli eventi bellici in atto e nei prossimi, possibili conflitti e con esso la gestione delle cd. &ldquo;terre rare&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Gli USA detengono il primato dell&rsquo;industria manifatturiera, come detto, mentre Cina e Taiwan competono quanto a sofisticata evoluzione tecnologica ma sono carenti di materia prima poich&eacute; silicio e terre rare sono altrove. In primis proprio in Ucraina, ghiotto boccone per spartizioni militari e geografiche.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Scriveva ancora Moore trent&rsquo;anni fa: <em>nel 1986 l&rsquo;industria dei semiconduttori rappresentava circa lo 0,1% del PIL globale. Tra soli dieci anni, attorno al 2005, se rimarremo sulla stessa traiettoria di crescita, saremo all&rsquo;1%; ed entro il 2025 circa il 10%.&nbsp; </em>(Ma a conti fatti nel 2025 siamo arrivati al 15% del PIL e verosimilmente entro la met&agrave; del secolo, questo asset tecnologico costituir&agrave; quasi l&rsquo;intero PIL globale).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Rendendo le cose pi&ugrave; piccole, tutto migliora riducendo persino i tempi tecnici di fabbricazione ed utilizzo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; bisogno di rinunciare a qualcosa. La velocit&agrave; dei nostri prodotti aumenta, il consumo energetico diminuisce, l&rsquo;affidabilit&agrave; del sistema, man mano che mettiamo una parte maggiore del sistema su un chip, migliora a passi da gigante, ma soprattutto il costo di fare qualcosa elettronicamente diminuisce come risultato della tecnologia. Si pensi alla riduzione degli agenti inquinanti in rapporto all&rsquo;utilizzo di nuove fonti di energia: auto elettriche o ibride in primis. L&rsquo;industria automobilista &egrave; il primo vettore nell&rsquo;utilizzo dei semiconduttori (&ldquo;l&rsquo;industria delle industrie&rdquo;). Si pensi alle tecnologie informatiche, ai processi produttivi, alla rete delle comunicazioni, alla gestione dei servizi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si &egrave; realizzata una diminuzione nell&rsquo;ordine di dieci milioni di volte del costo di un transistor e si sono inserite gratis tutte le interconnessioni, usando la DRAM come esempio. &Egrave; difficile trovare un settore in cui il costo del prodotto di base sia diminuito di dieci milioni di volte, anche considerando periodi di tempo molto pi&ugrave; lunghi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Questi risultati si ottengono dunque con una significativa riduzione dei costi e con una implementazione dei benefici combinata ai processi di automatizzazione e di diversificazione delle risorse e delle competenze umane che richiedono profili professionali sempre pi&ugrave; sofisticati. L&rsquo;industria dei semiconduttori &egrave; al momento l&rsquo;asset strategico indispensabile a governare ogni aspetto della vita digitale, ma &egrave; anche un elemento di cruciale competizione politica, un tassello imprescindibile nella configurazione in fieri di un nuovo ordine mondiale.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/la-legge-che-muove-il-mondo-la-digitalizzazione/2691]]></guid>
					<pubDate>Sat, 24 Jan 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Oltre la piccola tattica pre-elettorale]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/oltre-la-piccola-tattica-pre-elettorale/2690]]></link>
					<description><![CDATA[<p>Con un mondo impazzito che rischia di deragliare non si sa bene in quale direzione, dalla politica italiana ci sarebbe da aspettarsi qualcosa di meglio di una trita rincorsa alla demagogia pre-elettorale. D&rsquo;accordo, alle elezioni politiche manca circa un anno e qualche mese, potrebbe anche darsi che venissero anticipate un poco anche se a stare alle previsioni di chi frequenta i gangli della vita politica l&rsquo;ipotesi non trova grande credito (a meno, ovviamente, di sussulti oggi imprevedibili). Si capisce che alle forze politiche sembri un tempo non cos&igrave; ampio se si vogliono spostare in modo significativo dei consensi da un campo all&rsquo;altro, magari riuscendo a recuperare un poco di astensione.</p>
<p>L&rsquo;idea largamente condivisa nei loro vertici &egrave; che, se la distribuzione del voto rimane pi&ugrave; o meno quella che si pu&ograve; ricavare dai sondaggi, la partita sia assolutamente in bilico, con un&rsquo;alta probabilit&agrave; di avere un parlamento senza una solida maggioranza, dunque soggetto a tutte le possibili fluttuazioni con una classe politica in cui se non tutti, una buona parte alla fine in circostanze del genere si comporta senza seguire le indicazioni dei partiti. Gli inglesi chiamano questa situazione &ldquo;il parlamento appeso&rdquo;, ma tant&rsquo;&egrave;: il nocciolo duro &egrave; che in condizioni del genere non solo si fatica a mettere in piedi un governo stabile, ma si dovr&agrave; affrontare nel 2029 una elezione del successore di Mattarella con tutti i giochetti, trasformistici e non, immaginabili (ci siamo andati vicini anche l&rsquo;altra volta, quando quasi per miracolo si &egrave; riusciti a far prevalere la conferma dell&rsquo;inquilino del Quirinale).</p>
<p>Come si &egrave; gi&agrave; avuto modo di scrivere, &egrave; per queste ragioni che la maggioranza, ma in specie Giorgia Meloni, tenta di varare una legge elettorale che col meccanismo del premio di maggioranza al vincitore relativo eviti questo rischio. Naturalmente lei &egrave; convinta di avere le carte migliori per riuscire nell&rsquo;impresa nonostante un pi&ugrave; che scarso entusiasmo da parte dei suoi alleati, a meno che il premio di maggioranza non venga predeterminato in modo da essere distribuito in modo paritario fra tutti loro: &egrave; complicato da normare in modo diverso (e non assurdamente cervellotico) dovendo tener conto per una distribuzione bilanciata dei risultati elettorali dei singoli partiti che formano la coalizione, risultati che, ovviamente, si conoscono solo ad urne scrutinate (e dunque ogni partito non sa bene come gli potr&agrave; andare&hellip;).</p>
<p>Comprensibilmente le opposizioni sono combattute non tanto perch&eacute; contrarie al premio di maggioranza, ma perch&eacute; non sono certe di riuscire a coalizzarsi e, in caso di vittoria, a trovare poi un equilibrio gestibile fra di loro. Per questo al momento fanno muro, crediamo nella speranza che alla fine sia la maggioranza attuale a varare quel tipo di legge, costringendole cos&igrave; alla coalizione obbligata per provare a conseguire la vittoria.</p>
<p>Il dibattito, che &egrave; pi&ugrave; sviluppato di quanto non si voglia far credere, anche se al momento &egrave; nelle mani dei &ldquo;tecnici&rdquo; dei vari schieramenti, incide in maniera relativa sull&rsquo;andamento della vita politico-parlamentare. Tutti gli sforzi sono concentrati sulla mobilitazione degli elettorati gi&agrave; fidelizzati ai vari partiti (o che sono ritenuti tali) a cui si somministrano le rispettive demagogie. &Egrave; interessante notare che comportamenti di questo tipo non facilitano certo l&rsquo;allargamento dei bacini di consenso che ciascuna parte politica bene o male rappresenta: la domanda di questi segmenti, che sono i pasdaran della politica italiana, &egrave; la radicalizzazione delle posizioni, anche perch&eacute; &egrave; questo che favorisce i parlamentari gi&agrave; in servizio e i quadri dei partiti nella competizione per le candidature. Con la radicalizzazione per&ograve; non si conquista n&eacute; la componente riflessiva dei votanti, che sono perplessi di fronte alle spacconate dominanti, n&eacute; quella parte di elettorato che si &egrave; rifugiata nell&rsquo;astensione per rigetto di una politica senza spessore.</p>
<p>Per superare questa impasse senza manipolazioni eccessive del sistema di voto (manipolazioni di quel tipo danno sempre cattivi risultati), sarebbe necessario compattare il Paese su alcuni grandi temi, dove la contrapposizione non fosse quella artificiosa delle fazioni radicali, ma quella razionale fra soluzioni diverse, ma tutte possibili, su questioni che realmente toccano le preoccupazioni pi&ugrave; forti della pubblica opinione.</p>
<p>&Egrave; abbastanza singolare che non si comprenda come nel momento attuale la politica internazionale possa essere una di queste. &Egrave; molto sentito il timore che una situazione confusa e conflittuale nelle relazioni internazionali, dove stanno venendo meno tutte le regolamentazioni e le strutturazioni che si erano tentate dopo la Seconda Guerra Mondiale, possa avere esiti pi&ugrave; che preoccupanti, ma &egrave; difficile che questo possa essere sanato con fughe mirabolanti nell&rsquo;utopia o con beceri sfruttamenti delle diatribe alimentate dagli scontri fra potenze neo imperiali.</p>
<p>La gente &egrave; ancora abbastanza vaccinata dalle vicende passate sia per resistere ai mirabolanti sogni di gloria e grandezza, sia per non farsi irretire dalle utopie sull&rsquo;avvento di chi sa quale sole dell&rsquo;avvenire, perci&ograve; si aspetterebbe una classe politica capace di trovare convergenze per far fronte comune di fronte agli sbandamenti che vediamo in corso su pi&ugrave; fronti. Certo questo andrebbe fatto partecipando al tentativo di rivitalizzare al massimo l&rsquo;Europa, visto che solo in quest&rsquo;ottica si pu&ograve; sperare di resistere al montare dei nuovi imperialismi. Occorrerebbe partire dal varare politiche che affrontino i non pochi ritardi della UE, considerando anche i molti nemici che vogliono impedirglielo: come ha detto Draghi, a cui opportunamente &egrave; stato conferito il premio Carlo Magno. Ma vorremmo che gli fosse dato come profeta di una rinascita che si pu&ograve; avviare e non come ultima Cassandra che, inascoltata, ha ammonito sull&rsquo;avvio della caduta del sistema.</p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/oltre-la-piccola-tattica-pre-elettorale/2690]]></guid>
					<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[La Mission della nuova Silicon Valley]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/la-mission-della-nuova-silicon-valley/2689]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Preceduto da un&rsquo;ampia e approfondita, erudita prefazione di Andrea Venanzoni che introduce il saggio di Peter Thiel come esempio di <em>tecnoteologia politica</em>, il libro che ora la casa editrice Liberilibri diffonde anche in versione cartacea &egrave; &ndash; come presentato dall&rsquo;editore &ndash; <em>&lsquo;una cavalcata nella&nbsp;mission&nbsp;della nuova Silicon Valley, concepita sempre meno quale spazio esclusivamente economico-finanziario e sempre pi&ugrave; come argine contro la stagnazione e la decadenza della civilt&agrave; occidentale&rsquo;</em>. L&rsquo;autore &egrave; decisamente accreditato per proporre una linea ermeneutico-interpretativa delle derive attualizzate negli indirizzi politici di governo e di gran parte dell&rsquo;immaginario collettivo a stelle e strisce: Peter Thiel &egrave; infatti uno dei pi&ugrave; influenti&nbsp;<em>venture capitalist</em>&nbsp;della Silicon Valley, gi&agrave; allievo di Ren&eacute; Girard e tra i primi giganti del Tech ad aver sostenuto Donald Trump. In questa argomentata narrazione egli traccia le ragioni filosofiche della piena convergenza tra innovazione tecnologica e sicurezza, con ampi riferimenti culturali a Leo Strauss e al tema dell&rsquo;intelligenza artificiale, a Carl Schmitt e agli algoritmi, alla Palantir Technologies (azienda statunitense specializzata nell'analisi dei big data, fondata nel 2003 dallo stesso Thiel e di sua propriet&agrave;) e alla teoria mimetica. Tutto ci&ograve; partendo retrospettivamente da John Locke, padre del liberalismo moderno e ampiamente rivisitando la palingenesi ottimista e razionalista dell&rsquo;Illuminismo che hanno per secoli ispirato il pensiero prevalente americano, una sorta di deriva positiva illimitata che si &egrave; fermata bruscamente al Ground Zero.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ci pensa un doppio incipit dirompente &ndash; sia nella presentazione di Venanzoni che nel saggio di Thiel &ndash; a ricondurre l&rsquo;attualit&agrave; di un ripensamento di strategia di approccio &ldquo;assiologico e ontologico&rdquo;: il riferimento diretto al catastrofico attacco alle Twin Towers dell&lsquo;11 settembre 2001 segna una frattura, una cesura netta,</span></p>
<p><span style="color: #000000;">ma soprattutto &ldquo;<em>una epifania dolorosa che si avvita nella grande questione antropologica della natura</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>umana e del peso della violenza nel cuore della civilt&agrave; occidentale&rdquo;</em>.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;esempio personale di Locke &egrave; istruttivo di quanto sottile sia stato il percorso verso il liberalismo della</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Rivoluzione americana. Il modo di argomentare di Locke procede in modo sobrio; non vuole infiammare</span></p>
<p><span style="color: #000000;">le passioni schierandosi nei dibattiti controversi del XVI e XVII secolo. Ma all&rsquo;esordio del XXI secolo qualcosa di inimmaginabile scalfisce duramente ogni ottimismo e la violenza stravolge ogni deriva di pensiero.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per Bin Laden, a differenza di Locke, le ardue questioni di moralit&agrave; e condotta non avevano bisogno di essere rimandate; le risposte sono state chiare e la risoluzione non poteva essere lasciata in sospeso. Bin Laden era un uomo appassionato di ricchezza e potere, tanto che il suo esempio personale ci ricorda i casi limite che Locke ha cos&igrave; facilmente liquidato.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Al contrario &hellip;&rdquo;la politica &egrave; il campo di battaglia in cui avviene questa divisione, in cui gli uomini sono costretti a scegliere tra amici e nemici. &laquo;I punti pi&ugrave; alti della grande politica&raquo;, dichiara Carl Schmitt, &laquo;sono anche i momenti in cui il nemico viene visto, con concreta chiarezza, come nemico&raquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quando Bin Laden dichiara guerra agli &laquo;infedeli, ai sionisti e ai crociati&raquo;, Schmitt non consiglierebbe mezze misure ragionate. Egli esorterebbe a una nuova crociata come modo per riscoprire il senso e lo scopo</span></p>
<p><span style="color: #000000;">della nostra vita: prenderebbe a prestito le parole di da Papa Urbano II al Concilio di Clermont, che nel 1096 esort&ograve; i suoi impazienti ascoltatori alla Prima crociata: &laquo;L&rsquo;esercito del Signore, quando si precipita sui suoi nemici, non abbia che un unico grido: <em>Dieu le veult! Dieu le veult!&raquo;</em>. (Dio lo vuole! Dio lo vuole!).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In Strauss invece non ci sono scorciatoie. Il filosofo pratica ci&ograve; che predica, i suoi scritti sono palesemente esoterici e difficili da capire, in contraddizione con gli autori del passato che scrivevano libri apparentemente semplici la cui natura esoterica era quindi ancora pi&ugrave; oscurata al lettore.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per questo secondo Thiel occorre ripartire dal binomio dicotomico amico/nemico se si vuole chiarire il rapporto di sostenibilit&agrave; e compresenza storicizzata tra sicurezza e libert&agrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Scaltrito e moderno, il saggio di Thiel spazza via senza mezze misure tutto il ciarpame della dialettica inutile, delle frasi fatte, dell&rsquo;empatia come atteggiamento risolutivo dei conflitti latenti, in una parola della demagogia chiacchierona e inconcludente che pervade le moderne democrazie che si appoggiano su rituali desueti e inconcludenti, persino tautologici: di fronte ad un messaggio eloquente come quello pervenuto l&rsquo;11 settembre 2001 bisogna attrezzarsi per fronteggiare la sfida. Un evento inatteso pu&ograve; anche ripetersi, occorre proteggere la libert&agrave; di cui si vuol godere con apparati di sicurezza sempre pi&ugrave; aggiornati e sofisticati. In ci&ograve; consiste dunque la mission della nuova Silicon Valley: in un affinamento delle potenzialit&agrave; di &lsquo;intelligence&rsquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Questa chiave di lettura ci fa meglio capire i modi spicci e ultimativi dell&rsquo;imprinting politico trumpiano: affrontare la realt&agrave;, saperla gestire, non restare esclusi dai livelli decisionali in ogni angolo del pianeta, accettare come fatto imposto dalle evidenze contingenti il confronto oppositivo in atto tra islamismo e Occidente.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;incedere della narrazione espositiva e propositiva di Thiel oscilla tra richiami filosofici retrospettivi (per criticarli ma per coglierne anche spunti di proposta e ripensamento) , consapevolezza di un aut -aut che non ammette digressioni (il pensiero occidentale deve interiorizzare e metabolizzare i pericoli insiti nell&rsquo;islamismo che non conoscer&agrave; mai redenzione conciliativa) , fragilit&agrave; del costrutto ideologico delle democrazie moderne dove i concetti di apertura, tolleranza, dialogo, confronto possono diventare un vulnus che facilita la messa in discussione delle radici storiche del pensiero occidentale, fino a legittimare incautamente un ribaltamento assiologico e di prospettiva.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel fare ci&ograve; Thiel non sempre &egrave; cos&igrave; esplicito, forse egli stesso condizionato dai cascami ideologici del pensiero debole declinante di fronte all&rsquo;invadenza culturale dell&rsquo;Islam. Ci sono alcuni passaggi criptici che occorre decifrare per coglierne il significato pi&ugrave; autentico ed ultimativo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;Occidente ha perso fiducia ed ora appare incerto e vulnerabile, il mondo stesso non &egrave; certo finito e non &egrave; facile dire quanto durer&agrave; il crepuscolo dell&rsquo;et&agrave; post-moderna.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il terrorismo non &egrave; stato ancora sconfitto (e forse non lo sar&agrave; mai) perch&eacute; risorge dalle ceneri della sua apparente distruzione: &egrave; ancora tra noi e lo riscontriamo nei fatti che accadono in ogni parte del mondo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Peter Thiel evoca frequenti rivisitazioni storiche e filosofiche, ritiene fondative e dirimenti le analisi di Leo Strauss e Carl Schmitt, tuttavia alla fine sembra prevalere nella parte conclusiva del suo saggio una visione meno ideologica e pi&ugrave; pragmatica delle cose, tra violenza incontrollabile, radicalismi, fanatismo religioso, conversione fattuale delle prediche ideologiche declinate in interessi economici, la pace terrena e quella del regno di Dio restano pur sempre obiettivi anteposti ad ogni altra scelta. Il problema consiste nel fare i conti con s&eacute; stessi ma nel doverli fare continuamente anche con gli altri.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/la-mission-della-nuova-silicon-valley/2689]]></guid>
					<pubDate>Sat, 17 Jan 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[L’Italia e il difficile tornante internazionale]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/la-italia-e-il-difficile-tornante-internazionale/2688]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">La situazione internazionale va sempre pi&ugrave; complicandosi e per il nostro Paese fronteggiarla non &egrave; cosa semplice. In termini generali siamo una nazione che fa contemporaneamente riferimento alla Unione Europea e all&rsquo;Alleanza Atlantica: non semplicemente due &ldquo;collocazioni&rdquo;, ma per un rilevante fattore storico due scelte di campo. Su questo convergono il presidente Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, come ha avuto modo di ribadire nella conferenza stampa di inizio anno. Certamente una affermazione non banale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Passare per&ograve; dalle prese di posizione ad una politica attiva &egrave; meno semplice di quanto sembri, a meno di non credere a quell&rsquo;approccio ingenuo alle relazioni internazionali che pensa che tutto funzioni pi&ugrave; o meno come nei rapporti fra privati liberi di ispirarsi, si spera, a valutazioni di ordine generale. Cos&igrave; non &egrave; mai stato, ma non lo &egrave; in particolare nel momento in cui il quadro della geopolitica &egrave;, a dir poco, in subbuglio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Le pulsioni neo imperiali che sono diventate dominanti condizionano le azioni di tutti gli stati, perch&eacute; nessuno pu&ograve; prescindere dal venir meno del quadro di relativo equilibrio di cui abbiamo goduto sino ad alcuni anni fa. Oggi si muovono tre attori che sconvolgono tutto e grazie a questo acquistano spazi di azione alcuni altri interessati a &ldquo;sistemarsi&rdquo; profittando dei movimenti in corso. Il fenomeno pi&ugrave; rilevante, anche se &egrave; quello da un certo punto di vista meno &ldquo;guerreggiante&rdquo; &egrave; la nuova politica estera cinese. Il paese del dragone da decenni aveva intrapreso una politica di penetrazione in varie aree: non pi&ugrave; solo quelle asiatiche, ma anche quelle africane e dell&rsquo;America Latina. Non si tratta pi&ugrave; di un paese in via di sviluppo che inonda i concorrenti di merci di consumo a basso prezzo e di contenuto tecnologico pi&ugrave; che modesto: magliette e piastrelle erano la vecchia immagine.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ora la Cina &egrave; un paese evoluto, presente in settori tecnologici d&rsquo;avanguardia, investe comprando nel mondo porti, miniere e industrie, punta ad essere un riferimento per molti governi (c&rsquo;ha provato anche con l&rsquo;Italia ai tempi del Conte I, ma la cosa non ha funzionato). Gli USA ne vedono la concorrenza imperiale che sfida il loro predominio tecnico-economico e reagiscono. Con Trump lo fanno in forma ossessiva.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In questo contesto si inserisce la Russia di Putin che pensa di profittare dell&rsquo;indebolimento americano, tale anche a causa dei molti fronti su cui deve impegnarsi, e di conseguenza riprende una politica di espansione e ricostruzione del vecchio impero: l&rsquo;Ucraina &egrave; il momento pi&ugrave; evidente di questo disegno, anche se non le sta andando bene. Ma con queste turbolenze si aprono spazi per chi cerca di sovvertire l&rsquo;ordine esistente, specie l&agrave; dove &egrave; sempre stato precario. Ed ecco il teatro del Medio Oriente dove la questione palestinese offre una ottima occasione per tentare una avventura bellica che ridefinisca la carta geografica. Prima ci prova l&rsquo;Iran degli ayatollah armando e scatenando una coalizione terroristica anti israeliana (Hamas, Hezbollah, Houti e altri minori), ma guadagna solo una reazione che il governo Netanyahu spinge verso la distruzione selvaggia di tutti i nemici storici nel sogno pericoloso di ergersi a piccolo impero nell&rsquo;area.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Tutto precipita ulteriormente con varie vicende che sono sotto gli occhi di tutti: l&rsquo;intervento americano contro il governo del dittatore Maduro in Venezuela, il precipitare della crisi ucraina con la Russia che accentua sempre pi&ugrave; la sua guerra barbarica, la rivolta popolare in Iran che mette in crisi quella &ldquo;repubblica islamica&rdquo; che ha affamato il suo popolo per l&rsquo;ideologia interventista pseudo-religiosa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;Italia si trova a dover fronteggiare questo quadro difficilissimo in condizioni tutt&rsquo;altro che ideali. &Egrave; storicamente parte della Nato e alleata degli Stati Uniti e come altri in Europa ha con essi rapporti che non pu&ograve; certo recidere, ma neppure ridurre in maniera rilevante. Altrettanto storicamente &egrave; parte, anzi socio fondatore della UE, che, per ragioni diverse, tanto Trump, quanto Putin, e, sia pure in maniera meno evidente, Xi Jinping vogliono disgregare. Per di pi&ugrave; deve misurarsi con una opinione pubblica, ma in particolare con una classe politica, che nella sua grande maggioranza &egrave; restia a ragionare in termini di politica internazionale: in quel campo si pensa bastino un po&rsquo; di slogan e moralismi di vario conio. Vale per l&rsquo;attuale maggioranza e altrettanto per l&rsquo;attuale opposizione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La premier Meloni naviga dunque a vista, supportata da un po&rsquo; di apparato diplomatico e da qualche personalit&agrave; consapevole dei rischi che si stanno correndo, ma non &egrave; abbastanza per gestire una presenza che deve tenere insieme sia il versante europeo (ora allargato alla Gran Bretagna: soprattutto i cosiddetti &ldquo;volonterosi&rdquo;) sia il versante atlantico, che per lei significa in questo momento tenersi buono Trump, soggetto poco tenero con alleati di cui pu&ograve; intravvedere le difficolt&agrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La presidente del Consiglio deve cos&igrave; esercitarsi in un esercizio funambolico: restare in gioco coi grandi paesi europei impegnati per il sostegno a Kiev, perch&eacute; si &egrave; consapevoli della posta in campo su quel fronte; difendere la sua immagine di referente di Trump in Europa, sia perch&eacute; pensa che questo le dia delle carte da spendere, sia perch&eacute; sa che ci&ograve; &egrave; gradito alla destra che la supporta; evitare azioni che possano mettere in difficolt&agrave; la sua maggioranza e che magari diano spazi all&rsquo;opposizione come &egrave; per i temi della difesa e degli impegni militari negli scenari di conflitto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il tutto in un quadro di costante radicalizzazione delle diatribe interne a cui peraltro essa, per antichi richiami della foresta, non riesce a non partecipare. Se pensiamo che la situazione internazionale a dir poco incandescente si sommer&agrave; alla forsennata campagna referendaria sulla riforma Nordio e che poi si andr&agrave; avanti con la questione di una nuova legge elettorale, nel contesto di un anno che ha in mente solo lo scontro all&rsquo;ultimo sangue per le elezioni politiche del 2027, non &egrave; che ci sia da stare allegri.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/la-italia-e-il-difficile-tornante-internazionale/2688]]></guid>
					<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[La vera storia di Bettino Craxi]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/la-vera-storia-di-bettino-craxi/2687]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;incipit di questa seconda edizione del libro di Fabio Martini &ldquo;Controvento. La vera storia di Bettino Craxi&rdquo;, pubblicato da Rubbettino, contiene un&rsquo;affermazione che dovremmo mandare a mente, ogni volta che ci si esprime &ndash; nell&rsquo;immediatezza degli eventi &ndash; sul presente che sta diventando passato prossimo: da sempre la Storia (con la S maiuscola) si ripensa e si riscrive pi&ugrave; volte in modo direttamente proporzionale al trascorrere del tempo. Pi&ugrave; ci si allontana dai fatti e pi&ugrave; la loro narrazione viene rivisitata, pi&ugrave; i contorni delle vicende e dei loro personaggi vengono focalizzati con meno enfatizzazione emotiva e pi&ugrave; discernimento critico.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E&rsquo; una regola non scritta che trova conferma &lsquo;molti anni dopo&rsquo; per usare una celebre espressione di Gabriel Garcia Marquez,&nbsp; senza che si debba cadere forzatamente in una sorta di revisionismo di maniera, addirittura la narrazione acquisisce dettagli &ndash; persino inediti &ndash; che emergono a poco a poco e inducono a ripensamenti perch&eacute; nei corsi e ricorsi storici di vichiana memoria il passato si compara con il presente e quella che un tempo appariva come verit&agrave; scontata e assoluta viene invece contestualizzata per essere meglio interpretata, con maggior discernimento critico.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Anche la biografia personale e politica di Bettino Craxi, politico controverso e carico di vitalismo dirompente e persino intemperante, non sfugge a questa rilettura e va inquadrata con pi&ugrave; approfondite conoscenze e maggiore rigore epistemologico nell&rsquo;analisi retrospettiva e nella sua valutazione aggiornata.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dobbiamo essere grati all&rsquo;autore di questo saggio perch&eacute; non tutti coloro che si cimentano nella rivisitazione storiografica conservano una certa, necessaria terziet&agrave; della narrazione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La cultura contemporanea appare sempre pi&ugrave; caratterizzata da effetti speciali e caricature gi&agrave; scontate, sia che riguardino lo svolgersi degli eventi o che pi&ugrave; direttamente si riferiscano ai loro protagonisti mentre il tutto viene archiviato in modo tipizzato per voltare pagina troppo frettolosamente.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Colpisce nella lettura del libro di Martini l&rsquo;intreccio sistematico e cercato tra dimensione personologica, persino caratteriologica e racconto degli eventi &ndash; anche nei minimi dettagli &ndash; fino a diventare un tutt&rsquo;uno, come di solito accade ai leader politici che lasciano una traccia importante del loro passaggio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Senza considerare che &ndash; inquadrando un&rsquo;esperienza politica e istituzionale &ndash; le riserve, le critiche e i giudizi sommari sono dettati da divergenze di vedute che non integrano per s&eacute; stesse il concetto di verit&agrave;: che vengano da destra o da sinistra o finanche dal centro esse sono un mix tra considerazioni oggettive motivate da visioni e prospettive diverse ma anche da fattori soggettivi che non sempre vengono considerati per tali.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Se c&rsquo;&egrave; stato un leader politico che pi&ugrave; di altri ha sub&igrave;to sommari processi di piazza &ndash; dalle monetine lanciate all&rsquo;uscita dell&rsquo;Hotel Raphael alla lunga vicenda di Mani Pulite &ndash; questi &egrave; stato senz&rsquo;altro Bettino Craxi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Forse per un altro politico di rango come Giulio Andreotti si potrebbe esprimere questa considerazione, anche se per motivazioni diverse, laddove la caratura personale dell&rsquo;uomo finisce per diventare un vulnus alla sua militanza politica e ai risultati che ne sono derivati. La Storia va riletta, ripensata e a volte riscritta, specie se origina da contesti epocali complessi e di affrettata, superficiale lettura, mixati al furor di popolo o al giustizialismo come deriva dell&rsquo;immaginario collettivo che sostituisce la Giustizia attraverso un sistema mediatico che sempre meno fa differenza tra sospetti e prove o cerca un colpevole a tutti i costi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Guardando lo spettacolo desolante di una politica sparigliata e litigiosa, personalizzata e priva di un retroterra di formazione culturale e di orientamento ideologico, come quella odierna e volgendo lo sguardo al passato non possiamo non cogliere un ordine di grandezza inversamente proporzionale, ai temi e ai loro protagonisti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ci&ograve; sia con riferimento alle questioni di politica interna e agli indirizzi di governo del Paese, sia in un&rsquo;ottica pi&ugrave; ampia e globale, che riguarda la rilevanza internazionale delle emergenze in fieri a cominciare dalle guerre e dal nuovo ordine mondiale per come va configurandosi, con specifico riferimento alla dimensione europea: sempre pi&ugrave; enfatizzata come fattore dirimente nello scacchiere delle relazioni diplomatiche e politiche e delle loro ricadute ma sempre incerta, enfatica ma meno carica di convincimenti forti e di motivazioni, soprattutto di visioni lungimiranti in ordine alle vie di uscita praticabili.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La vicenda di Sigonella &ndash; che l&rsquo;autore giustamente ricorda come momento cruciale di crisi nei rapporti tra Italia e USA (Reagan Presidente) &ndash; dimostr&ograve; come il piglio decisionista con cui Craxi &egrave; passato alla Storia &ndash; risolse (anche con un atto di forza) ci&ograve; che nel Medioriente e in Ucraina oggi non si riesce a districare perch&eacute; la polarizzazione USA- RUSSIA-CINA rende l&rsquo;Europa un soggetto debole ed emarginato, che ha perduto strada facendo antiche e pi&ugrave; nobili velleit&agrave;, incapace di imboccare con decisione un percorso condiviso.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;autore del libro si sofferma sull&rsquo;ascesa politica di Craxi prima nel partito e poi nel concerto dei rapporti politici e istituzionali in particolare con la DC e il PCI e &ndash; segnatamente &ndash; con i loro leader.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Certamente lo scopo palese di Craxi era quello di rivendicare una considerazione paritetica per il PSI: operazione riuscita vista l&rsquo;ascesa a Palazzo Chigi e l&rsquo;elezione di Pertini alla Presidenza della Repubblica. Non era solo una questione di potere: Craxi intuiva l&rsquo;emergenza dei valori della laicit&agrave; dello Stato e la crescita nel Paese di questioni critiche per un partito a ispirazione confessionale come la Dc, il declino ideologico del PCI e persino la necessit&agrave; di ridiscutere con lo stesso Berlinguer i rapporti di forza nella sinistra, di cui il PSI faceva parte a pieno titolo, mirando peraltro ad una differenziazione di visione e prospettive a livello di politica interna e internazionale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La critica dell&rsquo;epoca la definiva &lsquo;politica dei due forni&rsquo;: al governo nazionale la stretta alleanza con la DC e i satelliti del pentapartito, negli enti locali l&rsquo;alternativa degli accordi con il partito comunista, laddove possibile.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si pu&ograve; rileggere oggi, in epoca di bipolarismo e di polarizzazione post-ideologica quella stagione come espressione del principio della governabilit&agrave; come valore? Da un punto di vista di coerenza etica e politica c&rsquo;erano e residuano dubbi ma il pragmatismo delle scelte necessitate a conferire priorit&agrave; all&rsquo;essere dentro piuttosto che al restare fuori tuttavia li dissolveva in nome della rivendicazione della centralit&agrave; del partito che non accettava pi&ugrave; una logica di subordinazione da una parte o dall&rsquo;altra. D&rsquo;altronde quella rivendicazione craxiana dell&rsquo;Italia come &ldquo;grande Paese&rdquo; entrer&agrave; nella narrazione di molti leader politici e di quasi tutti i Presidenti del Consiglio, con accenti via via sinceri o retorici. Ma l&rsquo;autore pone l&rsquo;accento su eventi inconfutabili: l&rsquo;iniziativa umanitaria per salvare Aldo Moro, la citata elezione a capo dello Stato di Sandro Pertini, il sorpasso del 1987 , che si riferisce al momento in cui il PIL italiano super&ograve; quello del Regno Unito, facendo dell'Italia la sesta potenza economica mondiale, (un risultato legato sia a ricalcoli statistici sia al boom economico degli anni '80 sotto i governi di&nbsp;Bettino Craxi e i suoi alleati democristiani, nonostante la crescita esponenziale del debito pubblico) la &ldquo;forzatura&rdquo; dell&rsquo;Atto unico europeo del 1985 come preliminare per il Trattato di Maastricht, restano pietre miliari nella storia politica di Craxi presidente del Consiglio italiano. La vicenda di Tangentopoli spazz&ograve; via i partiti della cd. &ldquo;Prima Repubblica&rdquo;: &egrave; storia nota che ha cambiato radicalmente l&rsquo;ordine delle cose e i rapporti tra politica e magistratura. Ma gi&agrave; poco tempo dopo tutto sembrava essere tornato come prima, come ricordava in un memorabile editoriale sul Corsera del 15/2/2013 Antonio Polito (&ldquo;<em>Il marcio e il caos</em>&rdquo;), descrivendo tre mali rimasti irrisolti: la politica declinante, la giustizia debordante e la corruzione dilagante. Craxi fu forse lo statista che pag&ograve; pi&ugrave; di tutti la stagione di Mani Pulite, fino all&rsquo;esilio e alla morte.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma di quella campagna mediatica restano ombre e opacit&agrave; non risolte. Ho in mente il titolo del libro (uscito nel 2016) di due autorevoli esponenti del pool del Tribunale di Milano (che avevo intervistato a margine della vicenda giudiziaria ormai chiusa): &ldquo;<em>La tua giustizia non &egrave; la mia. Dialogo fra due magistrati in perenne disaccordo&rdquo;. </em>&nbsp;Oltre la dimensione prosaica e narrativa resta l&rsquo;impressione di un largo margine di umanissimo, comprensibile ripensamento. La legge &egrave; uguale per tutti ma il concetto (e la pratica) di giustizia pu&ograve; essere diverso: un assioma di fronte a cui impallidisce persino il dilemma sulla separazione delle carriere. Oltre i fatti, oltre il giudicato, oltre le derive connotative successive resta nella memoria condivisa lo storico discorso di Craxi (tenuto alla Camera dei Deputati il 3 luglio 1992) nel pieno della vicenda di tangentopoli, sul tema del&nbsp;finanziamento politico: <em>&ldquo;E tuttavia, d&rsquo;altra parte, ci&ograve; che bisogna dire, e che tutti sanno del resto, &egrave; che buona parte del finanziamento politico &egrave; irregolare o illegale. I partiti, specie quelli che contano su appartati grandi, medi o piccoli, giornali, attivit&agrave; propagandistiche, promozionali e associative, e con essi molte e varie strutture politiche operative, hanno ricorso e ricorrono all&rsquo;uso di risorse aggiuntive in forma irregolare od illegale. Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale, allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale. Non credo che ci sia nessuno in quest&rsquo;Aula, responsabile politico di organizzazioni importanti, che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro.</em>&rdquo;</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nessuno si alz&ograve; allora n&eacute; mai si &egrave; alzato dopo, come a dimostrare che tutto sarebbe proseguito pi&ugrave; o meno come prima. Nessuno ha giurato, nessuno &egrave; stato dichiarato spergiuro.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quel discorso e le sue ricadute nelle coscienze individuali e collettive segnano il confine tra un grande statista capace di pronunciarlo mettendosi in gioco e la pletora di ominicchi che hanno sempre preferito simulare e farsi da parte, &ldquo;come se l&rsquo;alito di Dio non vi avesse soffiato dentro &ndash; per usare l&rsquo;espressione di un filosofo dell&rsquo;800 - n&eacute; il diavolo vi avesse pur qualcosa suggerito&rdquo;.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/la-vera-storia-di-bettino-craxi/2687]]></guid>
					<pubDate>Sat, 10 Jan 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Un mondo sempre più in tensione]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/un-mondo-sempre-pi-in-tensione/2686]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;aveva detto Mattarella nel suo messaggio di fine anno: &ldquo;il desiderio di pace &egrave; sempre pi&ugrave; alto e diviene sempre pi&ugrave; incomprensibile e <em>ripugnante</em> [sottolineiamo il termine] il rifiuto di chi la nega perch&eacute; si sente il pi&ugrave; forte&rdquo;. Ci&ograve; senza sorvolare sul fatto che &ldquo;abbiamo di fronte problemi vecchi e nuovi accresciuti dall&rsquo;incertezza del contesto internazionale&rdquo; e che &ldquo;siamo in tempo in cui tutto diventa globale e interdipendente&rdquo;. Nel precedente discorso agli ambasciatori aveva anche sottolineato come &ldquo;l&rsquo;epoca di transizione in cui ci troviamo presenta pericoli che dobbiamo saper tempestivamente riconoscere&rdquo; e &ldquo;a stagliarsi all&rsquo;orizzonte c&rsquo;&egrave; il rischio di un generale arretramento della civilt&agrave;&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quel che &egrave; successo in Venezuela il 3 gennaio colora drammaticamente le considerazioni del nostro Presidente. Siamo infatti di fronte ad un nuovo capitolo di quel ritorno all&rsquo;imperialismo come cultura dominante nelle relazioni internazionali che &egrave; stato il cruccio di tutti gli osservatori nell&rsquo;anno appena concluso. Si tratta, dobbiamo dirlo, di una tematica estremamente difficile da dominare che la rincorsa agli slogan ad effetto che dominano nella comunicazione dei politici e nelle analisi dei talk show non aiuta certo a capire.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">C&rsquo;erano gi&agrave; due scenari molto complicati. Il primo era la questione ucraina dove il mese scorso si &egrave; continuato a dire che si era vicini alla sistemazione, se non alla pace, per constatare poi che la Russia di Putin non ha alcuna disponibilit&agrave; a cooperare per quel risultato. Il secondo &egrave; quel che avviene a Gaza e in Medio Oriente. Nella Striscia il processo di stabilizzazione si &egrave; arenato: Hamas non viene disarmata, i paesi che hanno sottoscritto gli accordi di Trump non si impegnano a farlo, Netanyahu &egrave; ben contento e opera per radicalizzare la situazione (si veda la sua politica in Cisgiordania). Per il presidente americano si tratta di due sostanziali sconfitte di immagine.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ci si chieder&agrave; cosa c&rsquo;entri questo con il Venezuela. Per capirlo bisogna tenere presenti alcuni elementi. Innanzitutto nell&rsquo;area la penetrazione russa, anche via Cuba, e poi quella cinese. Una strategia di presenza in America Latina che &egrave; chiaramente orientata a far pressione su Washington, per spingerla a distrarsi dal contrasto ai piani espansivi di Mosca e Pechino: se venite a sfidarci nel nostro territorio imperiale, dicono Putin e Xi Jinping, noi possiamo provare a farlo nel vostro. In secondo luogo c&rsquo;&egrave; l&rsquo;appoggio che il Venezuela di Maduro fornisce all&rsquo;Iran garantendogli i rifornimenti di petrolio: un sostegno indispensabile per gli ayatollah nel fronteggiare una crisi economica (inflazione al 40%) che porta la popolazione alla rivolta come si sta vedendo. E a Teheran sta riprendendo una politica di sostegno all&rsquo;islamismo radicale tanto contro Israele quanto contro i governi arabi moderati, politica che sarebbe bloccata se la rivolta avesse successo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&Egrave; probabile che il gruppo dirigente intorno a Trump (molti commentatori ne individuano il capo nel segretario di Stato Marco Rubio) abbia ritenuto utile battere il classico pugno sul tavolo, chiarendo a Mosca e a Pechino che, s&igrave; gli USA non vogliono pi&ugrave; fare i poliziotti del mondo (il conservatorismo MAGA non lo vuole), ma sono sempre militarmente molto efficienti e in grado di intervenire con una forza impressionante per i loro nemici.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Poi certo c&rsquo;&egrave; la questione della droga, che viene ritenuta una scusa da osservatori in cui prevale la pregiudiziale anti-americana, mentre &egrave; una faccenda molto seria. I cartelli latino-americani sono potenze economiche notevoli e dispongono sempre pi&ugrave; dei mezzi per contrapporsi ai governi dei loro paesi, a volte anche con vere e proprie battaglie aperte come si &egrave; visto in Messico, ma non solo. La crescita del potere di questo crimine organizzato e il disastro che portano nella salute pubblica e nell&rsquo;equilibrio sociale degli USA &egrave; abbastanza preoccupante. Non si capisce perch&eacute; non ce ne rendiamo conto in Italia, dove abbiamo sperimentato quanto siano invasivi i poteri di criminalit&agrave; organizzata come la Mafia e la Ndrangheta.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Naturalmente la scelta di Trump e dei suoi di esibire il colpo di forza per scombinare una costellazione di sfide &egrave; pi&ugrave; che discutibile: se mandi al diavolo gli equilibri del diritto internazionale, poi non potrai lamentarti se lo stesso fanno i tuoi competitori. Per dirla brutalmente, questa rincorsa alle prove di forza se non verr&agrave; ridimensionata sfocer&agrave; nello scoppiare di conflitti la cui estensione e portata va da preoccupante a disastrosa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In questo contesto si pone il tema di cosa possono fare l&rsquo;Europa e l&rsquo;Italia. Faccenda pi&ugrave; che spinosa, perch&eacute; per entrambe realisticamente &egrave; impossibile rompere con gli USA al prezzo di diventare una preda alla merc&eacute; di tutti gli imperialismi, visto che le sue capacit&agrave; di difesa militare non sono ottimali e che di questi tempi contare sullo scudo del diritto internazionale non offre certezze. D&rsquo;altra parte non possono neppure sdraiarsi sulla politica di un personaggio come Trump del tutto imprevedibile e poco disponibile a mettersi a ragionare del futuro in un&rsquo;ottica di realismo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ci&ograve; significa purtroppo navigare a vista. Tornando ai discorsi di fine anno del presidente Mattarella, vorremmo richiamare due punti. Il primo &egrave; l&rsquo;invito a prendere coscienza che &ldquo;la situazione internazionale imprevedibile &ndash; e, per qualche aspetto, sorprendente &ndash; provoca disorientamento. L&rsquo;inquietudine del pessimismo che ne deriva non deve indurre a ritenere ineluttabile il processo che vede l&rsquo;ordine geopolitico che avevamo contribuito a costruire mostrare crepe&rdquo;. Il secondo &egrave; l&rsquo;esortazione ad essere fedeli alle scelte sul piano internazionale che &ldquo;hanno coerentemente rappresentato - <em>e costituiscono</em> [sottolineatura nostra: &egrave; importante] &ndash; le coordinate della nostra azione internazionale: l&rsquo;Unione Europea e l&rsquo;Alleanza Atlantica&rdquo;. E, niente affatto di passaggio, ha sottolineato l&rsquo;importanza di investire nella difesa, per quanto non sia un tema popolare.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Una classe politica ed una classe dirigente all&rsquo;altezza del tornante storico in cui viviamo dovrebbe ascoltare questa voce anzich&eacute; rincorrere le sceneggiate che procurano facili like.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/un-mondo-sempre-pi-in-tensione/2686]]></guid>
					<pubDate>Wed, 07 Jan 2026 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Un'Italia che resiste al presente e vive il quotidiano]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/unitalia-che-resiste-al-presente-e-vive-il-quotidiano/2685]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">In una intervista che ho realizzato con lui qualche giorno prima della presentazione del 59&deg; Rapporto CENSIS, il Presidente Giuseppe De Rita evidenziava come fosse vero che nell&rsquo;opinione pubblica tutti i Rapporti precedenti erano conosciuti e commentati pi&ugrave; per il fermo-immagine delle pagine introduttive che per le centinaia di quelle dedicate ai dati e alle valutazioni sui settori di intervento sociale. &ldquo;<em>E&rsquo; il nostro ruolo strutturale, e continuativo nel tempo, e su tale ruolo sappiamo di esser giudicati dalle centinaia di professionisti del sociale (ricercatori, operatori, docenti, amministratori) che utilizzano la nostra accumulazione e le nostre elaborazioni dei dati&rdquo;</em>. Dopo circa sessant&rsquo;anni di osservazione del Paese e del suo sviluppo socio-economico e culturale al Presidente questa sottolineatura &egrave; parsa importante, per evidenziare da un lato l&rsquo;evoluzione storica e documentata del Paese &ndash; la chiamiamo &ldquo;continuit&agrave;&rdquo; &ndash; dall&rsquo;altro quel &ldquo;tenace continuismo&rdquo; che ha sempre caratterizzato il suo stile personale e la mission dell&rsquo;Istituto da lui guidato.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Anche questo 59&deg; Rapporto non si sottrae a questa duplice connotazione: da un lato la rappresentazione suggestiva, persino iconografica, delle molte fotografie dell&rsquo;Italia contemporanea, ricca di narrazioni evocative e di metafore avvincenti, dall&rsquo;altra la ricchezza dei dati raccolti che le integrano e le esplicitano nei dettagli, giustificando gli aggiornamenti affascinanti della semantica descrittiva. Resta implicita una considerazione non detta: una storia cos&igrave; lunga come quella dell&rsquo;Italia del secondo dopoguerra non procede per strappi e fratture cronologiche o esplicative di repentini cambiamenti poich&eacute; la cadenza annuale dei Rapporti non interrompe ma descrive un processo fatto di flussi lenti e partecipati, &ldquo;dappertutto e rasoterra&rdquo; come nel titolo del libro rievocativo di De Rita che ho utilizzato proprio nell&rsquo;intervista che seguir&agrave; a breve.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Siamo dunque un Paese che &ndash; superato in parte lo spaesamento di una deriva critica ultradecennale &ndash; sembra svincolarsi dalla morsa del presentismo asfissiante che l&rsquo;attanagliava: siamo sempre legati al presente e al quotidiano ma pi&ugrave; come scelta che come inerme soccombenza. L&rsquo;Italia del 2025 &ndash; pur nello sconquasso internazionale delle guerre, gravata dal fardello del debito pubblico, rassegnata ad un ascensore sociale ormai inchiodato al piano terra e arrugginito nei meccanismi di risalita &ndash; sta assumendo un comportamento collettivo di resistenza e finisce per valorizzare la quotidianit&agrave; delle piccole cose di cui ognuno &ndash; singolarmente o per gruppo sociale, a cominciare dalla famiglia &ndash; va cercando di circondarsi e di riscoprire.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per la prima volta da molti anni &ndash; ad esempio &ndash; il Rapporto si sofferma a commentare gli stili di vita sessuali degli italiani, riferendo di un Paese dove la gente e i giovani cercano il sesso come fonte di appagamento e soddisfazione e descrivendo, come volta, una deriva di &ldquo;edonismo liberato dalle antiche censure&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Convinti che il piacere sia irrinunciabile e che non possa essere subordinato all&rsquo;attesa di un domani migliore, gli italiani sperimentano l&rsquo;alchimia dei godimenti semplici, un concerto di piaceri ricercati nella ordinaria quotidianit&agrave;: un modo vitale, in definitiva, di stare al mondo. Una valutazione peraltro che torna utile considerare in concomitanza del dibattito parlamentare sul cd. &ldquo;consenso libero e attuale&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">I processi di verticalizzazione e personalizzazione della politica hanno divaricato il gap tra paese legale paese reale (Il 72,1% degli italiani non crede pi&ugrave; ai partiti, ai leader politici, al Parlamento, Il 53,5% dichiara di non sentirsi rappresentato da loro, &nbsp;Il 62,9% &egrave; convinto che nella nostra societ&agrave; si sia spento ogni sogno collettivo e condivisibile, l&rsquo;unico leader che conquista la fiducia della maggioranza assoluta degli italiani (il 60,7%) &egrave; Papa Leone XIV), basti osservare il fenomeno dell&rsquo;astensionismo elettorale delle recenti regionali (ma eclatante resta quel 51,7% di non votanti alle ultime europee, in un contesto storico in cui l&rsquo;Europa potrebbe essere il salvagente di una ultramillenaria civilt&agrave; nel nuovo ordine mondiale che va configurandosi).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il divario dei salari dalla media europea che resta un freno per la ripresa dei consumi, pur a fronte di un + 833 mila occupati (in prevalenza, tuttavia, sopra i 50 anni) dopo un indice industriale negativo per 32 mesi, la crescita degli inattivi (pi&ugrave; che dei disoccupati) specie tra i giovani (la cd. generazione NEET), il saldo negativo tra il brain gain e il brain drain, la presenza di 5,4 milioni di stranieri nella popolazione nazionale ai quali non sempre si riesce a dare una prospettiva di vera integrazione lavorativa e sociale (il 35,6% di essi &egrave; in condizione di marginalizzazione o sotto la soglia di povert&agrave; ma il Rapporto considera anche &nbsp;il dato della presenza di irregolari e clandestini, un fenomeno percepito tangibilmente con disagio dalla gente): sono solo alcuni degli aspetti di negativit&agrave; che emergono dal Rapporto. Il ceto medio &egrave; febbricitante: si consideri che negli ultimi 20 anni il numero dei titolari d&rsquo;impresa in Italia si &egrave; assottigliato da oltre 3,4 milioni a poco pi&ugrave; di 2,8 milioni, con una riduzione del 17,0% (quasi 585.000 imprenditori in meno). In particolare, i giovani imprenditori con meno di 30 anni sono diminuiti nello stesso periodo del 46,2% Ma il Segretario Generale Giorgio De Rita e il Direttore Generale Massimiliano Valerii nella loro presentazione del 5/12 nella sede del CNEL ricordano che &ldquo;la spinta della cetomedizzazione dal basso per&ograve; non &egrave; finita; al contrario, per molti versi vince ancora. C&rsquo;&egrave; stata e c&rsquo;&egrave;, sa stare nel presente, sa sgarbugliare gli intrecci di uno sviluppo squilibrato, nei territori intermedi come nelle grandi citt&agrave;. &Egrave; stata e resta un processo che offre al telaio socio-economico italiano un tessuto stabilizzatore nelle grandi e piccole crisi, interne e internazionali. Un tessuto infragilito, dagli orli sfrangiati e dai rammendi vistosi, dagli investimenti prudenti, segnato dal mancato compimento di molte delle attese di progressiva accumulazione individuale di ricchezza e troppe volte ripiegato nell&rsquo;attesa di benefici ereditari, ma pur sempre una base preziosa di stabilit&agrave;.&nbsp; Una &lsquo;laguna&rsquo;, la cetomedizzazione, che ora ha prodotto un nuovo ceto che non rinuncia a viaggiare e a consumare, ma lo fa con un biglietto Economy e di quando in quando si concede l&rsquo;<em>upgrade </em>di un biglietto Premium: in sostanza -gli italiani tenacemente resistono, abbandonando i rimpianti o le narrazioni nostalgiche dei tempi migliori della crescita e del boom economico e senza destinare soverchio impegno a progettare un futuro nel breve-medio periodo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Anzich&eacute; sentirsi soffocati dal presente come condanna cercano di viverlo in tutti gli aspetti che consentano una positiva, quotidiana godibilit&agrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In epoca &lsquo;selvaggia&rsquo; (questo &egrave; l&rsquo;aggettivo nel titolo del 59&deg; Rapporto), di grandi conflitti ai limiti dell&rsquo;apocalisse, in crisi di sostenibilit&agrave; ambientale nell&rsquo;ecosistema dove l&rsquo;antropizzazione distrugge invece che costruire, afflitti da un grande debito pubblico (a luglio 2025 in Italia ha toccato la cifra record di 3.057 miliardi di euro: +35,7% rispetto al valore del luglio 2001, nell&rsquo;ultimo anno l&rsquo;Italia ha pagato interessi per 85,6 miliardi di euro, corrispondenti al 3,9% del Pil: il valore pi&ugrave; elevato tra tutti i Paesi europei), con i barbari alle porte, le citt&agrave; infiammate dalla criminalit&agrave; dilagante gli italiani non prendono tuttavia alloggio nel &ldquo;Grand Hotel Abisso&rdquo;. Non stupisce, tuttavia, che quasi la met&agrave; degli italiani (il 46,8%, ma la percentuale sale al 55,8% tra i pi&ugrave; giovani) sia convinta che l&rsquo;Italia non abbia davanti a s&eacute; un futuro all&rsquo;insegna del progresso, per il 73,7% gli USA non rappresentino pi&ugrave; un riferimento di garanzia e un esempio di stili di vita, per il 61,9% l&rsquo;Europa sia ininfluente nelle sfide mondiali, per il 55,2% addirittura stia esaurendosi la spinta propulsiva dell&rsquo;Occidente a favore di India e Cina. &lsquo;<em>Siamo entrati in un&rsquo;et&agrave; selvaggia, un&rsquo;et&agrave; del ferro e del fuoco, di predatori e di prede, in cui la violenza prende il sopravvento sul diritto internazionale e il grande gioco politico cambia le sue regole, privilegiando ora la sfida, ora la prevaricazione illimitata</em>&rsquo;. Questi dati emergono peraltro in un momento cruciale per l&rsquo;Europa che Trump considera un &lsquo;tertium genus&rsquo; pi&ugrave; che un alleato e Musk vorrebbe abolire: c&rsquo;&egrave; nella gente una confusa e annebbiata consapevolezza degli sviluppi sui destini europei (anche come ricaduta della vicenda ucraina) ma ci&ograve; &egrave; dovuto anche alla frammentazione e alla debolezza delle risposte che l&rsquo;U.E. ha finora saputo dare, nonostante summit e conciliaboli infiniti. A fronte di problemi che potrebbero essere epocali e dirimenti sui nostri destini, si registra una sorta di anestetizzazione del pensiero collettivo senza approfondimenti, che fa il pari con una sensibile caduta dei consumi culturali. Tra il 2004 e il 2024, la spesa per la cultura delle famiglie italiane si &egrave; ridotta e non di poco (-34,6%), attestandosi appena sopra i 12 miliardi di euro: una cifra che corrisponde solo a poco pi&ugrave; di un terzo di quanto spendiamo nell&rsquo;insieme per smartphone e computer (quasi 14,5 miliardi nel 2024: +723,3% negli ultimi vent&rsquo;anni) e per i servizi di telefonia e traffico dati (17,5 miliardi).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si riscontra una forte contrazione della spesa per giornali (-48,3%) e libri (-24,6%). La TV di intrattenimento e generalista sta sostituendo quella dell&rsquo;informazione, peraltro basata in prevalenza solo su brutte notizie: i social &ndash; da parte loro &ndash; sono ormai ridotti ad una sorta di cloaca maxima dove circola e transita vorticosamente il peggio del peggio. Forse dovremmo ripensare al rapporto tra mente, cuore, sentimenti e tecnologie dirompenti ma il fatto che questa necessaria riflessione potrebbe accadere in epoca di espansione dell&rsquo;I.A. (un valore in s&eacute; potenzialmente positivo, una bomba nucleare se messa in mano a incompetenti o malintenzionati) induce a preoccupazioni circa la capacit&agrave; di discernere la realt&agrave;, la verit&agrave; e il perseguimento del bene comune in uno tsunami di input di cui i media non sembrano assumersi alcuna responsabilit&agrave; etica.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Se dunque vivere il presente &ldquo;resistendogli&rdquo; &egrave; un mix di responsabilit&agrave; e rassegnazione, dobbiamo evitare di cadere nella sindrome di Lucignolo: la vita non &egrave; un paese dei balocchi dove tra perenne sindrome da risarcimento (le colpe sono sempre degli altri) e godimento estetico, si possano perdere senso di responsabilit&agrave; e coscienza individuale e collettiva.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/unitalia-che-resiste-al-presente-e-vive-il-quotidiano/2685]]></guid>
					<pubDate>Sat, 20 Dec 2025 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[«Il Mondo» contro i finali prevedibili]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/il-mondo-contro-i-finali-prevedibili/2684]]></link>
					<description><![CDATA[<p>Nel dicembre 2023, a Lucca, si &egrave; tenuto un convegno dedicato al giornalismo, alla letteratura e all'impegno civile nei primi vent&rsquo;anni dell&rsquo;Italia repubblicana. L&rsquo;ha promosso il Centro Pannunzio di Torino. Chi se lo fosse perso pu&ograve; riascoltare gli interventi su Radio Radicale, oppure &ndash; meglio ancora &ndash; leggerli nel volume che li raccoglie, (<em>Giornalismo, letteratura e impegno civile nel primo ventennio dell&rsquo;Italia repubblicana</em>, a cura di Gerardo Nicolosi e Carla Sodini, tab edizioni (&laquo;Le ragioni del tempo &ndash; collana di storia e politica&raquo;), Roma, 2025, 342 pp.).</p>
<p>Gli atti di convegno, si sa, spesso invecchiano in fretta. Questo libro, invece, compatto e polifonico, promette di tenere a lungo compagnia al lettore. Al centro, c&rsquo;&egrave; il <em>milieu</em> liberal-radicale de &laquo;Il Mondo&raquo; (1949-1966) di Mario Pannunzio, il pi&ugrave; bel settimanale del dopoguerra: una terza via (una via di fuga) rispetto ai dogmatismi uguali e contrari di comunisti e democristiani. Una buona occasione, questa, per scoprire zone in ombra di Flaiano, Brancati, Benedetti o Silone: scrittori amanti della libert&agrave; e allergici agli arruolamenti definitivi. Figurarsi. Flaiano una volta, sparigliatore di s&eacute; stesso, abbandon&ograve; un ottimo lavoro e a un&rsquo;amica confid&ograve;: &laquo;Io odio i finali che si possono indovinare&raquo;.</p>
<p>Gli autori non vogliono andare per l&rsquo;ennesima volta la sera in Via Veneto. Lo scopo &egrave; semmai di perfezionare, senza sconti e nostalgie, la storiografia dedicata a quest&rsquo;irripetibile avventura editoriale. &Egrave; perci&ograve; necessario il <em>prequel</em> riservato al quotidiano pannunziano &laquo;Risorgimento liberale&raquo;, di cui il giovane Pannella portava in classe due copie: una per s&eacute; e una per i possibili interessati &ndash; erano le prove generali dei convegni degli &laquo;Amici del Mondo&raquo;. Ma prezioso &egrave; anche il ritratto di un fratello maggiore di Pannunzio, quel Longanesi, geniale inventore del rotocalco, che inventava pure gli scrittori e accorciava loro &ndash; parola di Montanelli &ndash; la ricerca di s&eacute; stessi. Di Brancati, per esempio, cap&igrave; quasi tutto l&rsquo;essenziale quando lo defin&igrave; un Gogol&rsquo; siciliano in miniatura.</p>
<p>Molte pagine sarebbe bello richiamare: quelle dedicate alle personali crociate di Brancati e Silone contro la censura e l&rsquo;ortodossia (inclusa quella antifascista); oppure quelle, caustiche, dedicate a Ernesto Rossi, a una fabbrica decotta e al vizio impunito, molto italiano, dell&rsquo;assistenzialismo.</p>
<p>In queste pagine, si &egrave; capito, s&rsquo;incontrano laici veri, laici tignosi. Tra questi, il filosofo Guido Calogero, che diffidava persino della benintenzionata ora di educazione civica e riteneva che davvero morale &egrave; solo chi aiuta il prossimo a essere un po&rsquo; meno peggio di quel che &egrave;.</p>
<p>Di santini, allora, non c&rsquo;&egrave; traccia. Lo stesso Pannunzio non &egrave; solo il lettore inquieto di Tocqueville o il <em>talent scout</em> che stan&ograve; tra gli altri Angiolo Bandinelli, poi elegante firma del &laquo;Foglio&raquo;. &Egrave; il giovanotto insospettabile che lanci&ograve; una sedia del Caff&egrave; Aragno contro un gerarca il quale rimprover&ograve; qualcuno di aver usato il &lsquo;lei&rsquo; anzich&eacute; il fascistissimo &lsquo;voi&rsquo;. Ed &egrave;, naturalmente, il paziente artigiano che, un metro da sarto sulle spalle, tagliava le fotografie da inserire ne &laquo;Il Mondo&raquo; &ndash; immagini che entravano in cortocircuito spiazzante con gli articoli, e che meriterebbero un libro a parte.</p>
<p>Il volume curato da Nicolosi e Sodini &egrave; dunque una galleria degli irriducibili minoritari che in Via della Colonna Antonina sognavano un Paese diverso, pi&ugrave; moderno, civile e spregiudicato: intellettuali a prima vista compassati, ma nel foro interiore eccentrici e inclini alla provocazione. Gli studi qui raccolti, allora, tutti insieme, sono anche un tonificante prontuario di storie di un&rsquo;altra Italia, per dirla col titolo di un libro di Alberto Saibene.</p>
<p>Certo, quello de &laquo;Il Mondo&raquo; &egrave; per molti aspetti un mondo di ieri. Da questa fotografia di gruppo non trapela per&ograve; soltanto la solitudine, un po&rsquo; malinconica, di essere laico. Emerge anche il disdegnoso gusto di esserlo. E la passione mai spenta per i finali che non si possono indovinare.</p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/il-mondo-contro-i-finali-prevedibili/2684]]></guid>
					<pubDate>Sat, 20 Dec 2025 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[L’Italia e la questione ucraina]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/la-italia-e-la-questione-ucraina/2683]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Siamo in una settimana molto importante, se non decisiva, per quanto riguarda il ruolo dell&rsquo;Europa (e dunque anche dell&rsquo;Italia) nella questione ucraina. Si sa che Trump vorrebbe, per ragioni di immagine, poter festeggiare il Natale con un accordo che metta fine alla guerra guerreggiata, ma constatiamo che non sembra facile dal momento che Peskov, il portavoce di Putin, ha affermato una volta di pi&ugrave; che la Russia vuole la pace e non si accontenta di una tregua, cio&egrave; di un cessate il fuoco. Se questo continuasse a significare che lo zar vuole la vittoria alle sue condizioni, non ci sarebbe molto da sperare, ma siccome si fanno filtrare speranze per dei passi avanti nei negoziati e lo dice anche Trump pu&ograve; anche darsi che qualcosa si stia muovendo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Certamente c&rsquo;&egrave; una atmosfera da fiato sospeso in vista del Consiglio europeo del 18-19 dicembre. A Berlino sono in corso negoziati che coinvolgono sia gli americani che gli ucraini sotto l&rsquo;egida dei volonterosi che questa volta vedono presente anche la nostra Presidente del Consiglio. I messaggi di speranza lanciati dai vari interlocutori prima e durante l&rsquo;incontro serale del 15 dicembre possono far parte della liturgia diplomatica, che non vuole diffondere pessimismo specie in un momento cos&igrave; delicato. Un indizio un po&rsquo; pi&ugrave; preciso, per quanto non poco ambiguo &egrave; il documento predisposto da Giorgia Meloni in vista del dovuto intervento parlamentare prima della sua partecipazione al Consiglio europeo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Qui ci sono due aspetti da mettere in luce. Il primo &egrave; la riaffermazione dell&rsquo;impegno italiano nel sostegno all&rsquo;Ucraina. Difficilmente la premier poteva desistere da questo, visto che non solo &egrave; il suo impegno ormai di lungo corso, ma che quasi in contemporanea il presidente Mattarella, parlando al nostro corpo diplomatico, ha ribadito la condanna netta del neo imperialismo russo. Il secondo &egrave; per&ograve; l&rsquo;ambiguit&agrave; con cui viene ora declinato quell&rsquo;impegno. Ci sono due interpretazioni, complementari fra loro. La prima &egrave; che non si &egrave; voluto rompere con Salvini 8ma neppure con Conte), che a sua volta non pu&ograve; e non vuole rompere, ma deve salvare la faccia: si glissa sulla questione della prosecuzione del sostegno militare con l&rsquo;invio di armamenti, parlando genericamente di &ldquo;sostegno multidimensionale&rdquo; che non si sa esattamente cosa possa significare. La seconda &egrave; che si vuole evitare di apparire come istigatori degli ucraini alla prosecuzione della guerra nel momento in cui si pensa convenga spingerli all&rsquo;accettazione di compromessi poco piacevoli (come vorrebbe Trump, ma come sembrano suggerire anche i partner europei che intravvedono possibilit&agrave; di tregua). Ovviamente Meloni non vuole l&rsquo;accusa di essere &ldquo;guerrafondaia&rdquo; nel momento in cui si arrivasse a breve alla tregua/pace di compromesso.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma la questione non si ferma qui, perch&eacute; anche se i negoziati si concludessero in quel modo positivo (ce lo auguriamo per il martoriato popolo ucraino), rimarrebbe comunque sul tappeto il tema di come l&rsquo;Europa (UE + Gran Bretagna) dovrebbe aiutare Kiev su due fronti: innanzitutto la ricostruzione, in secondo luogo la sua sicurezza e sono due aspetti trattati nelle proposte di soluzione europee. Sono due aspetti che richiedono risorse economiche di cui l&rsquo;Europa non dispone facilmente, perch&eacute; la ricostruzione costa una fortuna (e non si pu&ograve; lasciare che se ne approprino con vari escamotage USA e Russia) e perch&eacute; anche il sostegno alla sicurezza militare dell&rsquo;Ucraina implica esborsi, in quanto un adeguato sistema di difesa ha costi notevoli e garantire tutto solo con la promessa di un intervento europeo a sostegno in caso di attacco serve relativamente: se le forze armate di Kiev non fossero in grado di fermare una invasione al suo inizio, come &egrave; avvenuto nel 2022, un intervento degli alleati una volta che i russi avessero occupato gran parte del territorio ucraino significherebbe dover dichiarare guerra a Mosca e sappiamo cosa significa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Di questo contesto si discuter&agrave; al Consiglio Europeo, probabilmente cercando di tenere i termini reali del dibattito non troppo evidenti per evitare allarmismi nelle opinioni pubbliche del nostro continente. Qui la posizione di Meloni si fa complicata. L&rsquo;Italia non &egrave; in condizione di impegnarsi a spendere molte risorse, sia per questioni di equilibrio di bilancio (non possiamo permetterci di tornare a fare deficit, tanto pi&ugrave; con in vista le rate di pagamento per il prestito del PNRR), sia per questioni di mancanza di solidariet&agrave; fra le forze politiche: dalla Lega, a M5S, ad AVS, e anche parte del PD c&rsquo;&egrave; un ampio fronte populista che rifiuta un coinvolgimento in un piano di pace per la frontiera europea se comporta sacrifici finanziari.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Fra questi rientra senz&rsquo;altro la scelta eventuale di usare gli asset russi congelati, perch&eacute; significa dare garanzie a fronte di una eventuale azione legale russa contraria (si dice che la quota di penale richiesta al nostro paese potrebbe essere di 25 miliardi) e perch&eacute; comunque ci sarebbe da far fronte alle annunciate ritorsioni russe. Potrebbe essere molto meno rischioso per l&rsquo;Italia se si scegliesse di finanziare il sostegno a Kiev con l&rsquo;emissione di euro bond, ma anche questo presenta diverse incognite: non si sa se sarebbe possibile farlo con una decisione non all&rsquo;unanimit&agrave; (che &egrave; certa), non si sa che ricadute avrebbe una decisione del genere sulle economie europee sotto attacco da tanti che, per usare un eufemismo, non ci amano. Di nuovo, Mattarella ha appena alzato la voce per denunciare quanti vorrebbero la disgregazione della UE, e l&rsquo;attacco alle basi economiche dell&rsquo;unione fra gli europei &egrave; un&rsquo;arma potente in questa direzione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Siamo di fronte ad un passaggio molto importante nell&rsquo;opera di ridisegno degli equilibri internazionali, e la tenuta o la crisi dell&rsquo;Unione Europea &egrave; un punto nodale. L&rsquo;Italia, piaccia o meno, non pu&ograve; tirarsi fuori da questa contingenza e dunque sarebbe opportuno che trovasse gli strumenti per costruire, in rapporto a questo, la necessaria solidariet&agrave; nazionale.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/la-italia-e-la-questione-ucraina/2683]]></guid>
					<pubDate>Wed, 17 Dec 2025 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[L'Habeas Corpus e il consenso libero e attuale]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/lhabeas-corpus-e-il-consenso-libero-e-attuale/2682]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">La Legge 2 dicembre 2025, n. 181 &ndash; approvata all&rsquo;unanimit&agrave; &ndash; ha finalmente normato misure serie per fronteggiare la dolorosa piaga del femminicidio, un delitto vergognoso e per troppo tempo sottostimato, al fine di contrastare la dilagante violenza di genere. Ci si chiede come tolleranza, ricerca di attenuanti, omissioni, denunce inascoltate, silenzi complici e impunit&agrave; abbiano cos&igrave; a lungo ritardato questo provvedimento che non risolver&agrave; il problema perch&eacute; (come dice Vittorino Andreoli) la volont&agrave; di distruzione aggrava odio e senso di possesso fino a connotare il gesto omicida, ma potr&agrave; costituire un deterrente se ci sar&agrave; certezza e severit&agrave; della pena. A condizione che non si ripetano atteggiamenti di indulgenza, procrastinamento e rinvio dei casi o cervellotici provvedimenti giudiziari di clemenza che hanno finito spesso per uccidere due volte le donne vittime. &nbsp;La prevenzione &egrave; sempre la strategia efficace ma in caso di reato la punizione dovr&agrave; essere inflessibile e senza sconti. Troppe vittime hanno gi&agrave; pagato con la vita, troppe famiglie sono state lacerate da un dolore insostenibile, sovente senza ottenere piena giustizia. Il passo in avanti &egrave; significativo e postula una precoce e diffusa pedagogia del rispetto verso le donne, a cominciare dall&rsquo;educazione scolastica e dalla sensibilizzazione dell&rsquo;opinione pubblica, espungendo senza remore coperture e connivenze. La partita quindi non &egrave; chiusa, i sentimenti negativi e distruttivi albergano sempre nell&rsquo;animo umano e ci sar&agrave; ancora chi sfider&agrave; il <em>cupio dissolvi</em> pur di ottenere vendetta, ostentazione di possesso, scarico di pulsioni efferate e criminali: ma se ne apre un&rsquo;altra, nelle famiglie, nelle scuole, nella societ&agrave; per fare appello alla coscienza e alla scelta del bene e della vita, unico argine alla violenza di genere.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Contemporaneamente &ndash; come in una sorta di furore legislativo che voglia emendare errori e colpevoli trascuratezze &ndash; il parlamento sta esaminando un progetto di legge volto a tutelare il consenso in entrambi i partner nel compimento di un rapporto sessuale. &nbsp;(art 609/bis C.P.&nbsp; approvato alla Camera e fermo al Senato). Anche questo problema esiste da sempre e dipende in larga parte dalla cultura tramandata e praticata nei contesti sociali, dai condizionamenti religiosi e &ndash; ancora una volta &ndash; dal rispetto altrui che passa anch&rsquo;esso dalla coscienza di ogni singola persona. Riguarda l&rsquo;intimit&agrave; matrimoniale e di coppie di fatto, eterosessuali o omosessuali: l&rsquo;intendimento &egrave; quello di prevenire abusi e sottomissioni, atti di violenza, rapporti carpiti contro l&rsquo;altrui volont&agrave;, coercizioni estorte in stato di minorata difesa o di incapacit&agrave; di intendere e volere, o peggio in danno criminale di minori. La prima stesura del testo di legge prevedeva che il consenso fosse reciproco, libero e attuale e questi postulati appaiono decisamente incontestabili.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Tuttavia &ndash; approfondendo &ndash; ci si accorge che eventuali comportamenti scorretti (rapporti non consenzienti, imposti con la forza o negati) devono essere dimostrati come fraudolenti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In assenza di testimoni (la giurista A.M. Bernardini De Pace suggerisce ironicamente la presenza di una terza persona che osservi la liceit&agrave; dei comportamenti di coppia) occorre dimostrare il vero. Ma i requisiti di libera adesione, consenso e attualit&agrave; appaiono fragili, poich&eacute; in punto di diritto ci si ispira al principio della preventiva innocenza mentre accogliere per vera un&rsquo;accusa (magari infondata e da dimostrare) comporta l&rsquo;inversione dell&rsquo;onere della prova. &lsquo;Non sono io che devo dimostrare la mia innocenza ma tu che devi portare prove della mia colpevolezza&rsquo;. Un principio che risale alla Magna Carta del 1215, art.39 e che si ritrova in tutte le Costituzioni dei Paesi liberi e civili: &ldquo;<em>Nessun uomo libero sar&agrave; arrestato, imprigionato, spossessato della sua dipendenza, della sua libert&agrave; o libere usanze, messo fuori dalla legge, esiliato, molestato in nessuna maniera, o mai si proceder&agrave; contro di lui o si mander&agrave; qualcuno a farlo se non in virt&ugrave; di un giudizio legittimo dei suoi pari e secondo la legge del paese&rdquo;. </em>Ci&ograve; richiama il principio di origine anglosassone del cd. &ldquo;habeas corpus&rdquo;: originariamente consisteva nel condurre una persona davanti a un giudice, per dimostrare la fondatezza o meno delle accuse. Il suo scopo principale era di proteggere i cittadini da accuse inventate o peggio arresti arbitrari e illegittimi, fornendo uno strumento per difendersi e garantendo che la privazione della libert&agrave; personale avvenisse solo nei casi e modi previsti dalla legge. Principio poi inglobato nei codici penali dei Paesi civili del mondo.&nbsp;Sulla libert&agrave; di adesione ad un atto consenziente non ci sono dubbi, se non &egrave; un sopruso estorto si immagina un rapporto spontaneo (addirittura nel matrimonio un dovere coniugale), persino istintivo, voluto, cercato, condiviso appunto. Sul concetto di attualit&agrave; il ripensamento riguarda il venir meno del consenso, l&rsquo;interruzione di un atto iniziato: perch&eacute; sia &lsquo;attuale&rsquo; deve rispettare la volont&agrave; di entrambi in tutta la sua durata. Ma &egrave; possibile immaginare la parcellizzazione temporale e cronologica di un rapporto fisico di intimit&agrave; solo se viene a mancare il consenso iniziale a fronte di degenerazioni comportamentali riprovevoli o al venir meno di condizioni emotive favorevoli: difficile dimostrarlo se non a fronte di evidenze palesi. Si pensa che questi requisiti di libert&agrave; e attualit&agrave; siano puntualizzati a tutela della donna e a vincolo e controllo per l&rsquo;uomo: anche qui siamo di fronte ad un ribaltamento concettuale e fisico della prova, spesso sono le donne che prendono l&rsquo;iniziativa e non si pu&ograve; &ldquo;pregiudizialmente&rdquo; pensare al maschio come attaccante-persecutore, attizzatore di incendi passionali che si trasformano in atti di coercizione nel &ldquo;fare&rdquo; e nell&rsquo;insistere.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nelle separazioni di coppia si evidenziano tradimenti, doppiezze, inganni ed erotismo estremizzato tanto in capo agli uomini quanto alle donne. Dobbiamo sgombrare il campo da &lsquo;pregiudizi di genere&rsquo; se si vuole ottenere il &lsquo;rispetto di genere&rsquo;. Bisogna peraltro evitare che una relazione amorosa &ndash; in tutti i suoi impliciti anche fisici &ndash; diventi motivo di rivalse, ripicche, speculazioni da ambo le parti. Colpevolizzare in modo preconcetto il genere maschile addebitandogli senza prova comportamenti non conformi a questo nuovo &ldquo;codice etico dei rapporti sessuali&rdquo; significa condizionarlo a priori, privarlo di motivazione dove anche il desiderio gioca la sua parte, renderlo un soggetto paradossalmente debole, defedato, incline ad una sorta di &lsquo;impotentia coeundi&rsquo;. Dovremmo perlustrare sotto le lenzuola per avere conferma che il consenso libero e attuale sia rispettato? Se ci sono abusi vanno denunciati: sar&agrave; il giudice di fronte a cui l&rsquo;imputato o l&rsquo;imputata si presenteranno a decidere, all&rsquo;evidenza delle prove. Ci sono casi di macroscopica violenza e coercizione ma ci sono anche situazioni di intimit&agrave; che vanno rispettate e liberate da fobie e censure di colpe inesistenti. Culle vuote e calo demografico non vanno imputati solo al debito pubblico che frena i concepimenti e le nascite: la criminalizzazione preconcetta dell&rsquo;atto sessuale &egrave; un deterrente che inibisce persino un contatto fisico, come una carezza o un bacio. Ricevendolo a colloquio anni fa, un illustre accademico del Cairo mi espose una teoria che riferisco nella sua neutrale e asettica narrazione. &ldquo;L&rsquo;Islam si espander&agrave; nel mondo perch&eacute; genera figli, voi occidentali praticate una concezione peccaminosa e morbosa del sesso, siete pieni di remore, sensi di colpe, paure. A lungo andare il genotipo occidentale ne sar&agrave; indebolito per le troppe precauzioni e i timori di procreare&rdquo;. Mi venne subito in mente quel film di Marco Ferreri dove un uomo correva sulla spiaggia gridando &ldquo;<em>Ho generato, ho generato! Il seme dell&rsquo;uomo ha germogliato</em>&rdquo;. Come si fosse trattato di un miracolo biologico. Il 59&deg; Rapporto CENSIS appena presentato riferisce al contrario di un Paese dove la gente e i giovani cercano il sesso come fonte di appagamento e soddisfazione, riferendo una deriva di &ldquo;edonismo liberato dalle antiche censure&rdquo;. Nello scandaglio dei dati e delle percezioni raccolte forse questa rappresentazione emerge pi&ugrave; come desiderio che come fattualit&agrave;. Credo che vada restituita alla coppia la sua intimit&agrave; senza che il legislatore susciti pruriti morbosi di analisi logiche e illogiche di pertinenza e liceit&agrave;. E all&rsquo;avvocatessa Bernardini de Pace che &ndash; con ragione - in una trasmissione TV paventava il de profundis del testosterone potremmo rispondere con la battuta di un film. Nella scena di un probabile rapporto consumato, al compiacimento della compagna - &ldquo;Sei il pi&ugrave; grande amatore che abbia avuto&rdquo; - Woody Allen rispondeva: &ldquo;forse dipende dal fatto che mi alleno molto da solo&rdquo;. Trovo pi&ugrave; aderente all&rsquo;ordine delle cose, se il consenso esiste per entrambi e passa dalla mente e dal cuore, dalla passione e dal sentimento, il dialogo finale del capolavoro di Stanley Kubrick, <em>Eyes Wide Shut</em>. In un mondo dove tutto diventa patologico e oggetto di screening non sempre pertinenti, dove i social sono i pedagogisti del bon ton cerchiamo invece di educare ad un concetto basilare: l&rsquo;atto sessuale deve esser parte, componente di una relazione amorosa, espressione fisica di un sentimento. Sesso e amore vanno riscoperti come &ldquo;dono&rdquo; reciproco, consensuale e libero, come aspetto di una relazione umana. Lasciando fuori dalla stanza pregiudizi e colpe che nella maggior parte dei casi non ci sono. Per sopportare la fatica di vivere dobbiamo liberarci della paura di amare.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/lhabeas-corpus-e-il-consenso-libero-e-attuale/2682]]></guid>
					<pubDate>Sat, 13 Dec 2025 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[USA, Europa, Italia]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/usa-europa-italia/2681]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">In quel gioco di specchi che &egrave; diventata al momento la politica internazionale ci si interroga sul peso da dare al documento programmatico dell&rsquo;amministrazione americana che prova a disegnare il futuro della sua politica estera scagliandosi con violenza con l&rsquo;Europa. Come era da aspettarsi questo accende un dibattito anche nella nostra vita politica, considerando le sue incertezze e le scelte pro Trump della presidente Meloni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma andiamo con ordine. Quanto al significato del documento americano ci sono fra gli osservatori pareri contrastanti. Se tutti sottolineano il tributo che esso paga alle mode della destra statunitense, il mondo sbrigativamente etichettato MAGA, per cui vanno messi nel conto eccessi retorici, ci si divide se considerarlo un piano che riflette andamenti reali o un manifesto retorico che &egrave; pi&ugrave; che altro destinato a mandare messaggi provocatori a vari interlocutori. A nostro modesto avviso le due interpretazioni non si eludono a vicenda, ma sono integrate.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La storia delle relazioni internazionali contiene non pochi esempi di documenti di quel tipo che hanno sbandierato una linea abbandonata in seguito per adeguarsi al contesto delle forze e delle tensioni in campo. Avverr&agrave; cos&igrave; anche questa volta, soprattutto se i messaggi subliminali mandati a vari interlocutori andranno o non andranno a buon fine. Il primo di questi &egrave; una premessa banale, si dovrebbe dire lapalissiana: gli USA sono interessati solo a fare il loro interesse e rinunciano al ruolo (oneroso) di regolatori e guardiani degli equilibri internazionali. Non &egrave; n&eacute; pi&ugrave; n&eacute; meno quello che ogni sistema politico ha sempre fatto, per lo pi&ugrave; evitando di teorizzarlo cinicamente. Anche quando un paese si &egrave; assunto il ruolo di agente decisivo nel mantenimento degli equilibri, lo ha fatto nella convinzione che solo cos&igrave; si garantisse il proprio specifico interesse. &Egrave; banalmente la teoria per cui se vuoi vivere sicuro devi farti carico di avere intorno a te un contesto sicuro.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Detto questo, ci sono i messaggi subliminali, che sono sostanzialmente due e mezzo. Il primo &egrave; diretto a Putin e alla sua cerchia: non saremo noi americani a regolare la vostra capacit&agrave; di espansione se state attenti a non portarla in collisione con la nostra. A Mosca hanno capito al volo e subito sono scattati gli applausi: di comodo, come si usa da parte di quella diplomazia. L&rsquo;obiettivo di Trump &egrave; appuntarsi la medaglia per la chiusura della guerra in Ucraina.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il secondo &egrave; diretto all&rsquo;Europa ed &egrave; l&rsquo;annuncio dello scioglimento del mondo euro-atlantico: Trump e i suoi non vogliono considerare un dovere di solidariet&agrave; storica agire come vertice della cosiddetta comunit&agrave; atlantica e facendosi carico del suo sviluppo. Quella era roba da guerra fredda e conseguenze, adesso ciascuno per s&eacute; e per tutti il dio degli interessi nazionali diversi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non significa necessariamente dismettere una &ldquo;alleanza&rdquo;, ma ridimensionarla brutalmente ad accordi di convenienza: niente basi ideologiche, solo rapporti per reciproci interessi. La svalutazione selvaggia della &ldquo;civilt&agrave; europea&rdquo;, che &egrave; dipinta come in fase di progressiva dissoluzione, risponde esattamente al ripudio della ideologia, considerata dalla destra americana non solo superata, ma falsa, di una comune natura ed origine del sistema socio-politico europeo e di quello americano (la tesi, per dirla con un famoso storico, che l&rsquo;America fosse una nuova Europa emigrata oltre atlantico). Gli USA, si sostiene dai Maga, non hanno nulla da imparare dalla decadente Europa, che &egrave; un coacervo di stati in crisi, dentro ciascuno dei quali essi vedono componenti consapevoli di questa realt&agrave; e pronte a mettersi al servizio della nuova cultura post-occidentale (e su di esse puntano Trump e soci).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il mezzo messaggio &egrave; destinato alla Cina: voi siete il nostro concorrente storico, perch&eacute; avete capacit&agrave; espansive e risorse che a noi scarseggiano (anche se un tempo hanno fatto la nostra fortuna) e le state impiegando al massimo. Di conseguenza non possiamo essere &ldquo;amici&rdquo;, ma solo eventualmente consensualmente separati in casa, nella casa comune del mondo, se accettate di spartirla molto chiaramente con noi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Come devono reagire a questa relativa novit&agrave; (relativa, perch&eacute; andava preparandosi da tempo) l&rsquo;Europa e in questo contesto l&rsquo;Italia? &Egrave; ragionevole che per ora sia stata per lo pi&ugrave; scelta la strada del troncare e sopire (con qualche eccezione, giusto per battere un colpo di presenza): bisogna capire in questo gioco di specchi quanta realt&agrave; hanno le ombre e le sagome che in essi si riflettono. Il tema chiave non pu&ograve; per&ograve; essere quello di ricostruire un euro-atlantismo che &egrave; finito con il venir meno del grande scontro ideologico che per semplicit&agrave; si definiva liberal-capitalismo vs. comunismo. L&rsquo;Europa deve mettersi nelle condizioni di ricostruire il suo &ldquo;spessore&rdquo;, se ci concedete il termine.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Significa non solo investire in capacit&agrave; di difesa (l&rsquo;erbivoro non sopravviver&agrave; tra i carnivori, tanto pi&ugrave; se nessuno di questi lo tuteler&agrave;), ma soprattutto affrontare i ritardi e le storture, per altro ben note: basta rileggersi i rapporti Draghi e Letta. Non si tratta di dissolvere la UE, ma di portarla a compimento, sia abolendo tutto ci&ograve; che tutela i particolarismi nazionali (a iniziare dalle decisioni all&rsquo;unanimit&agrave;), sia rivedendo le varie fughe in avanti fatte nella convinzione di regolamentare tutto e di sottomettere tutto al presunto raggiungimento di un mondo futuro perfetto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E l&rsquo;Italia? Vorremmo sommessamente suggerire di lasciar perdere le intimazioni alla Meloni di rompere con Trump: in questo momento non sarebbe possibile (e infatti in Europa esplicitamente e veramente non lo fa nessuno) e non sposterebbe nulla. C&rsquo;&egrave; piuttosto da avviare nel nostro paese una seria operazione per riflettere sul momento che attraversiamo e come possiamo affrontarlo, accettando la premessa che non c&rsquo;&egrave; spazio per giocare in solitaria, ma solo per essere un membro attivo e portante della rinascita europea.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/usa-europa-italia/2681]]></guid>
					<pubDate>Wed, 10 Dec 2025 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[La temperanza, virtù rivoluzionaria]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/la-temperanza-virt-rivoluzionaria/2680]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;unico modo per non far conoscere agli altri i propri limiti &egrave; di non oltrepassarli mai.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">(Giacomo Leopardi)</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Il saggio sulla temperanza di Gennaro Carillo, edito da Il Mulino, non ha la pretesa della monografia tematica: piuttosto offre al lettore spunti di riflessione attinti dai classici del pensiero, da Platone, Sofocle, Euripide ai giorni nostri. Le chiamerei &ldquo;scintille di luce&rdquo; queste citazioni, perch&eacute; illuminano la storia dell&rsquo;umanit&agrave; con intuizioni che restano &ndash; nelle parole pronunciate e nelle metafore che evocano &ndash; e che ci servono oggi in modo speciale, per ricomporre una dialettica e una filosofia della mitezza in un mondo che sembra &ldquo;uscire dai cardini&rdquo;. Un&rsquo;agile ed utile riflessione che esprime la profonda cultura umanistica dell&rsquo;autore che si rivolge a tutti, perch&eacute; ritrovare una giusta misura nel dire e nel fare &egrave; un compito che ci riguarda tutti, intimamente.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La rivisitazione etimologica e di senso di questa virt&ugrave; dimenticata che il Prof. Carillo ha realizzato suggerisce al lettore di trovarne una propria. &Egrave; questo il pregio fondamentale di un libro: leggere, metabolizzare, riflettere per cercare una propria &lsquo;Weltanschauung&rsquo;, una concezione del mondo che orienti la nostra vita.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Facendo mia questa &ldquo;intuita intuizione&rdquo; mi piace riportare deduzioni e argomentazioni personali, confidando di restare fedele all&rsquo;ispirazione di Carillo in modo &lsquo;temperante&rsquo;, senza uscire dal sentiero da lui tracciato e per applicare la sua bussola alla alterne vicende dell&rsquo;esistenza.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Fare uno, due, tre passi indietro: mi pare sia un esercizio mentale che non ci &egrave; pi&ugrave; consueto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E&rsquo; proprio il senso della misura il vero convitato di pietra al banchetto delle relazioni sociali del nostro tempo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">I toni aggressivi prevalgono sulla comunicazione moderata e interlocutoria cos&igrave; come le esternazioni prevaricatrici hanno il sopravvento sulla capacit&agrave; di controllo delle turbolenze dell&rsquo;anima.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sembra questa la percezione pi&ugrave; avvertita nel sentire comune, come se fosse diventato un atteggiamento tendenzialmente prevalente nel modo di porsi e di cui ci accorgiamo soprattutto nel momento in cui lo subiamo, al punto di incuterci ansie e timori.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non &egrave; solo questione di oggi quanto piuttosto modalit&agrave; espressiva ricorrente nella natura umana, quasi elemento costitutivo e ontologico della sua complessit&agrave; strutturale, fatta di pulsioni e di razionalit&agrave;, di sentimenti e stati d&rsquo;animo contrastanti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non per niente il suo opposto, come ci ricorda San Tommaso, &egrave; considerata una virt&ugrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Parliamo di quella temperanza che Cicerone definiva come dominio fermo e moderato della ragione, controllo delle passioni e giusta misura di ogni cosa.&nbsp;</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E&rsquo; un atteggiamento che possiamo ereditare da una buona educazione o che maturiamo attraverso scelte e convincimenti interiori?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sicuramente sono vere entrambe le cose.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Resta da chiedersi se questa capacit&agrave; di esercitare il controllo e la moderazione ma anche di possedere il senso della misura del s&eacute; e della proporzione degli esiti delle nostre azioni e dei nostri sentimenti in rapporto alle circostanze della vita sia utile, possibile e attuale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non dobbiamo eludere e non possiamo nasconderci infatti il valore positivo e appagante delle emozioni e quanto sia ricca e sorprendente la gamma dei sentimenti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Una vita priva di emozioni &egrave; una vita senza senso, piatta, insignificante.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma un&rsquo;esistenza dominata esclusivamente dalle emozioni e dai sussulti, dagli eccessi e dalle intemperanze ci allontanerebbe da quella condizione di equilibrio, di pacatezza e di razionalit&agrave; che ci permette invece di accreditarci con una stabile e rassicurante identit&agrave; positiva nell&rsquo;universo dei rapporti interpersonali.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Avvertiamo infatti la necessit&agrave; e per certi aspetti anche il dovere di mitigare modi, forme e circostanze delle nostre esternazioni e &ndash; prima ancora &ndash; di praticare la buona regola del rispetto di s&eacute;, per evitare quegli &ldquo;spaesamenti&rdquo; interiori che producono disorientamenti, tensioni, sdoppiamenti ma anche frustrazioni e sensi di colpa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Controllare in modo appropriato le pulsioni conservando possibilmente la tranquillit&agrave; dell&rsquo;animo e riservando agli altri il rispetto che si richiederebbe per s&eacute;: questo potrebbe essere un proposito onesto e sensato.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Come anche cercare l&rsquo;armonia spirituale e l&rsquo;equilibrio interiore, convivere con i sentimenti e le emozioni &ldquo;stemperando&rdquo; &ndash; appunto &ndash; quel mix di tensioni, toni sopra le righe, alterazioni, istinti smodati, o viceversa di modalit&agrave; eccessive nella ricerca dell&rsquo;autocontrollo e della sobriet&agrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il biglietto da visita di una persona temperante consiste nella discrezione come immagine di s&eacute; e modo di porsi, icona di uno stile di vita personale centrato sulla moderazione e sul senso della misura.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Chi perde di vista questo valore aggiunto dimostra di non possedere quella capacit&agrave; di regia, ora forte e risoluta ora mite e discreta, che governa il dentro e il fuori di s&eacute;, il pathos e l&rsquo;immagine, l&rsquo;essere e l&rsquo;apparire.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La virt&ugrave; della temperanza consiste dunque nell&rsquo;abilit&agrave; di modulare e dosare chiaro-scuri, alti e bassi, timbri, toni e registri di quel flusso di emozioni, sentimenti, comportamenti, stati d&rsquo;animo con cui incessantemente ci rapportiamo con il mondo delle persone e con le loro intrinseche relazioni, cercando dentro e fuori di noi la giusta misura di una sostenibile armonia.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/la-temperanza-virt-rivoluzionaria/2680]]></guid>
					<pubDate>Sat, 06 Dec 2025 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Rebus elettorale]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/rebus-elettorale/2679]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">C&rsquo;era da aspettarselo: il test delle regionali d&rsquo;autunno ha continuato a fornire l&rsquo;immagine di un paese spaccato e incerto, per cui la maggioranza attuale studia come potersi consolidare nella prossima legislatura e le opposizioni ragionano su come trarre profitto dalla situazione per giungere a prevalere alle prossime elezioni. In verit&agrave;, confusione chiama confusione, sicch&eacute; non c&rsquo;&egrave; da aspettarsi molto di buono.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Molto sembra concentrarsi sul tentativo di fare l&rsquo;ennesima riforma della legge elettorale, nella eterna illusione che basti inventarsi la &ldquo;porcata&rdquo; giusta (tanto per riprendere una famosa definizione di Calderoli) per raggiungere quel risultato che altrimenti non uscirebbe dalla decisione degli elettori. Si capisce che in un contesto dove a votare, se va bene, ci va la met&agrave; degli aventi diritto la spinta a sfruttare la situazione &egrave; molto forte. Come abbiamo gi&agrave; avuto occasione di scrivere, la scelta pi&ugrave; che ambigua &egrave; puntare sulla radicalizzazione della spaccatura in due dell&rsquo;elettorato. Qui l&rsquo;ambiguit&agrave; sta nel fatto che manca il presupposto per una applicazione razionale di questa strategia: il paese &egrave; artificialmente spaccato in due, in realt&agrave; &egrave; frammentato in molte pi&ugrave; parti che possono, ma anche non possono riuscire a coalizzarsi in due campi, per cui si strologa su come fare a costringere la costruzione di un assetto solidamente bipolare.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il marchingegno che la maggioranza attuale propone &egrave; un sistema di voto proporzionale, quindi con abolizione della quota di collegi uninominali, in cui ci sia un premio di maggioranza da attribuirsi a chi prevarr&agrave; con almeno il 40-42% di voti nella competizione elettorale che conseguirebbe cos&igrave; il 55% dei seggi. &Egrave; evidente che un simile traguardo &egrave; raggiungibile solo da coalizioni, le quali dovrebbero per&ograve; anche indicare il nome del loro candidato unitario al ruolo di Presidente del Consiglio. Poich&eacute;, come si usa dire, l&rsquo;appetito vien mangiando, ecco che ci si allarga (il che non sarebbe obbligato): si cerca di stabilire che l&rsquo;indicazione del nome del candidato premier equivale legalmente alla sua automatica designazione nel ruolo. Insomma si avrebbe una elezione diretta del Presidente del Consiglio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">I pasticci in questa impostazione non sono pochi. Per esempio che succede se nel corso della legislatura la coalizione vincente si sfascia? Si dir&agrave;: si torna davanti all&rsquo;elettorato. Ma questo lederebbe, sia la libert&agrave; di azione dei parlamentari, sia la prerogativa del parlamento di fornire un governo al paese con la sua autonoma azione (il che &egrave; perfino pi&ugrave; grave dell&rsquo;asserito vulnus al potere del Presidente della Repubblica di conferire l&rsquo;incarico, perch&eacute; si sa che per prassi se c&rsquo;&egrave; un&rsquo;indicazione chiara da parte dell&rsquo;elettorato e dei partiti non &egrave; che il Quirinale fa prevalere una sua autonoma iniziativa: avviene solo quando manca quella chiarezza).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non fermiamoci qui. Dare la vittoria a chi raccoglie il 40% dei voti non &egrave; un meccanismo che agevoli una legittimazione del premier: gli sar&agrave; sempre rinfacciato di avere contro il 60% della rappresentanza politica (nonostante l&rsquo;artificio del premio di maggioranza per quella parlamentare) e, quel che &egrave; peggio, di essere espressione di una quota minoritaria del corpo politico (se met&agrave; degli aventi diritto non vota, quel 40% si dimezza&hellip;). Come dire: avremo costruito una stabilit&agrave; artificiale del governo a cui corrisponder&agrave; una battaglia infinita per la sua delegittimazione con argomenti che sarebbe bene non sottovalutare.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ci sono poi altre non piccole, n&eacute; banali disfunzioni: si pensi solo alla complicazione di un bicameralismo paritario, fra il resto con regole di elezione parzialmente diverse fra Camera e Senato a stare al dettato letterale della nostra Carta. Quel che si immagina per evitare che il sistema di elezione semi-diretta del premier possa reggere in questo contesto &egrave; pi&ugrave; che altro macchinismo fantasioso.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Naturalmente puntare a tenere in piedi a tutti i costi il sistema elettorale oggi in vigore &egrave; un&rsquo;operazione pi&ugrave; che miope. Questo sistema ha tutte le caratteristiche per allontanare i cittadini dalla partecipazione politica. I collegi uninominali dopo la riduzione del numero dei parlamentari sono conglomerati cos&igrave; ampi da rendere difficilissimo qualsiasi rapporto di rappresentanza reale di un corpo che &egrave; una invenzione amministrativa. Le liste bloccate delle candidature hanno ristretto la selezione della classe politica alle lotte di clan interne ai partiti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Eppure le opposizioni sembra non vogliano la revisione del sistema elettorale per tenersi quello attuale. Alcuni suppongono che sia perch&eacute; sulla base di proiezioni dei risultati nelle elezioni regionali il cosiddetto campo largo pensa di poter conquistare tutti i collegi uninominali al sud raggiungendo cos&igrave; la possibilit&agrave; di sconfiggere l&rsquo;attuale governo (per inciso: per lunghi decenni della nostra storia repubblicana il Sud era il punto di forza della destra, adesso sembra sia il contrario&hellip;). Altri, forse pi&ugrave; realisticamente, pensano che quella del campo largo sia, soprattutto per il PD, una opposizione di facciata: attribuire la responsabilit&agrave; della riforma alla destra, accusandola di volere i pieni poteri, avrebbe un vantaggio polemico, mentre un sistema tutto proporzionale in realt&agrave; favorirebbe la competizione interna alle sue componenti che sono piuttosto difficili da amalgamare (c&rsquo;&egrave; il problema della individuazione di chi in quel campo dovr&agrave; essere il candidato premier: questione spinosa, ma non cos&igrave; dirimente come pu&ograve; sembrare&hellip;).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Una sistemazione del confronto sulla legge elettorale &egrave; resa molto difficile dall&rsquo;intreccio con la questione del referendum sulla riforma Nordio: da una parte e dall&rsquo;altra lo si vede come l&rsquo;occasione per ravvivare la polarizzazione rovente fra i due campi e magari per spingersi una volta di pi&ugrave; sulle onde delle opposte demagogie. Un giochetto pi&ugrave; che pericoloso: in questo delicatissimo momento sia sul piano delle relazioni internazionali sia su quello delle trasformazioni economiche e sociali non possiamo proprio permetterci di essere un paese attanagliato in una sorta di guerra civile fredda e a bassa intensit&agrave;.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/rebus-elettorale/2679]]></guid>
					<pubDate>Wed, 03 Dec 2025 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Il diritto di odiare? Una piccola inchiesta]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/il-diritto-di-odiare-una-piccola-inchiesta/2678]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">La casa editrice Liberi Libri presenta questo &lsquo;libello&rsquo; come un lavoro redazionale composto con l&rsquo;ausilio dell&rsquo;I.A.: per provare a seguire ed applicare l&rsquo;innovazione anche al contesto narrativo, poich&eacute; l&rsquo;avanzare inarrestabile della tecnologia impone adeguamenti negli stilemi espressivi e linguistici.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Leggendolo ho evocato a me stesso tre suggestioni personali.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La prima: reduce da un ricordo di Alda Merini nell&rsquo;anniversario della sua scomparsa avevo concluso il mio amarcord con una frase estrapolata dall&rsquo;intervista (l&rsquo;ultima della sua vita) che la poetessa mi aveva concesso nella sua casa dei Navigli. &ldquo;&ldquo;Cosa pu&ograve; renderci migliori, pi&ugrave; buoni?&ldquo;, le chiesi. Il perdono &ndash; mi rispose &ndash; come sentimento pi&ugrave; alto&rdquo;. Parole nobili che ho subito comparato al titolo del libro che mi accingevo a leggere e che prima ancora di iniziarlo suscitava inevitabili interrogativi in termini di suggestiva comparazione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La seconda: con lo scorrere delle pagine ho piacevolmente trovato conferma e conforto ad un assioma di cui mi sono sempre fatto convinto assertore e che riguarda &ndash; nelle alterne vicende della vita, nei comportamenti del genere umano e nel giustificazionismo che copre le mistificazioni spesso implicite nella &lsquo;lettura&rsquo; delle cose &ndash; la differenza che corre tra la teoria e la pratica. La prima suggerisce in genere principi etici ed affermazioni generaliste a cui dovremmo attenerci, ovvero le regole del politicamente e del socialmente corretto. La seconda descrive &ndash; spesso impietosamente &ndash; i cascami non sempre coerenti con tali enunciazioni, perch&eacute; rappresentano la declinazione in atti, comportamenti, realt&agrave; tangibili di assiomi nobilitati sovente dalla retorica che non considera che l&rsquo;antropologia descrive senza giudicare. La nostra quotidianit&agrave; e i suoi contesti esistenziali devono invece tener conto di dissonanze e distonie tra la teoria che illumina di buoni propositi una realt&agrave; che ne rappresenta la concreta applicazione, con tutti i suoi impliciti non sempre ad essa coerenti e speculari.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La terza: leggendo il saggio &ndash; fin dalle prime pagine &ndash; mi &egrave; venuto da pensare ad una riflessione che avevo scritto per la rivista &lsquo;Diritto Penale e Uomo&rsquo; sulla lunga indagine epistemologica che Pierre Bourdieu aveva dedicato al concetto di &lsquo;violenza simbolica&rsquo;. Un tema interessante che apre ad argomentazioni intorno alla distinzione con la violenza fisica, evidenziando come il simbolismo sia pi&ugrave; sottile ma altrettanto pervasivo della descrizione dei comportamenti umani e spesso sia insito nell&rsquo;ordine stesso delle cose, alla stregua di un elemento costitutivo e consustanziale della realt&agrave;. Sono stato gratificato &ndash; verso la parte conclusiva del &lsquo;libello&rsquo;- dall&rsquo;esplicito riferimento a Bourdieu e alla sua argomentata analisi della violenza simbolica, una citazione non casuale ma strettamente e logicamente legata a doppio filo al tema del saggio redazionale, a cominciare dal suo impattante titolo. &lsquo;<em>In molte democrazie occidentali, la repressione delle emozioni negative si &egrave; intrecciata con l&rsquo;espansione del controllo simbolico&rsquo;</em>.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il saggio redazionale affronta fin da subito l&rsquo;equivoco che sta alla base di un&rsquo;idea che circola come resa implicita e persino logica nell&rsquo;immaginario collettivo e cio&egrave; che &lsquo;<em>l&rsquo;odio debba essere sempre oggetto di correzione, un errore psichico da curare, un rischio sociale da neutralizzare, una devianza etica da riportare nell&rsquo;alveo di una convivenza pacificata&rsquo;.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;incedere del ragionamento non &egrave; a questo punto orfano di una convincente suggestione sulla quale la riflessione ricorrente &egrave; infarcita di luoghi comuni e frasi fatte.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">A cominciare dalla incrementale frequenza con cui &ndash; trattando di coscienza, di temi sociali e di relazioni umane &ndash; il termine &lsquo;inclusione&rsquo; viene usato fino all&rsquo;abuso, ammantandolo di una prospettiva salvifica dell&rsquo;umana convivenza. Non &egrave; cos&igrave;: troppo spesso la retorica del dover essere prende il posto della constatazione della realt&agrave;, fino a diventare l&rsquo;alibi per un discrimine tra buoni e cattivi comportamenti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sovente non si considerano le conseguenze pratiche dell&rsquo;abuso della retorica.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il sentimento dell&rsquo;odio fa parte della natura umana al pari di altri stati d&rsquo;animo ma non pare antropologicamente corretto ricondurlo ad una sorta di patologizzazione sistematica: non &egrave; certo una virt&ugrave; ma neppure un reato, fino a quando non degenera in azioni di violenza e dannose per il prossimo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In una societ&agrave; malata di sindrome da risarcimento l&rsquo;odio viene giudicato e punito in quanto emozione effimera, senza che produca conseguenze discriminatorie attraverso comportamenti deleteri.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>&ldquo;Viviamo in un&rsquo;epoca che ha trasformato la sensibilit&agrave; in un valore assoluto e l&rsquo;empatia in un criterio quasi esclusivo di legittimit&agrave; morale&rdquo;. </em>Storia e letteratura, arte e pensiero non hanno mai descritto e narrato un modello di &lsquo;societ&agrave; etica&rsquo; perfetta o perfettibile, perch&eacute; di sentimenti negativi &egrave; piena ogni considerazione retrospettiva. L&rsquo;odio come &lsquo;repulsione&rsquo; &egrave; uno stato d&rsquo;animo legittimato dalla libert&agrave; di pensiero e di parola, nel porsi di fronte alla realt&agrave;, ma &egrave; sempre essenziale distinguere tra odio come emozione e odio come istigazione all&rsquo;aggressione. &nbsp;La cultura pubblica finisce per produrre una sorta di sorveglianza orizzontale in cui ciascuno &egrave; sostanzialmente invitato a denunciare ogni deviazione emotiva.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma una societ&agrave; che vieta le emozioni negative non diventa automaticamente pi&ugrave; civile, diventa pi&ugrave; fragile e meno capace di confrontarsi con la complessit&agrave;. La cd. &lsquo;cancel culture&rsquo; &egrave; un processo carsico che induce l&rsquo;autocensura preventiva. Si comincia con la rimozione delle parole, si prosegue con la sorveglianza delle intenzioni, si finisce con la patologizzazione delle emozioni. Anche chi si accingesse alla lettura di questo saggio con una sorta di ritrosia preconcetta &ndash; il titolo pu&ograve; suscitare questa sensazione &ndash; dovrebbe alla fine concludere che l&rsquo;intendimento del libro non &egrave; stimolare stati d&rsquo;animo inclini all&rsquo;odio, bens&igrave; comprenderli come parte di un&rsquo;antropologia della conoscenza che riconosca ogni sentimento umano come espressione di libert&agrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;ultimo paragrafo- dedicato alla vicenda di Charlie Kirk, assassinato il 10 settembre 2025 all&rsquo;Universit&agrave; dello Utah dimostra un tragico paradosso: un uomo che difendeva con tanta forza la parola viene annientato da un gesto che nega la parola stessa.&nbsp; Questo evento tragico &egrave; l&rsquo;epifenomeno dell&rsquo;odio che diventa violenza, degenerando: come in passato proprio negli Stati Uniti era accaduto con la morte di John e Robert Kennedy e di Martin Luther King. Ci sono implicazioni antropologiche evidenti in questi fatti, come recentemente per Kirk e serve interrogarsi sulle reciproche influenze tra sentimenti collettivi generalizzati e loro declinazioni in pulsioni individuali. Il rapporto tra oggettivit&agrave; dei fatti e soggettivit&agrave; di cause ed effetti &egrave; sempre attualizzato e foriero di approfondimenti e spiegazioni.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/il-diritto-di-odiare-una-piccola-inchiesta/2678]]></guid>
					<pubDate>Sat, 29 Nov 2025 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Bipartitismo imperfetto o pluralismo polarizzato?]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/bipartitismo-imperfetto-o-pluralismo-polarizzato/2677]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">La duplice interpretazione sul sistema politico della prima repubblica proposta a suo tempo da Giorgio Galli e da Giovanni Sartori torna pi&ugrave; che mai in campo dopo l&rsquo;ennesimo test proposto dalla tornata di elezioni regionali di questo autunno. Spieghiamo in sintesi le due letture. Il bipartitismo imperfetto, figlio di un&rsquo;epoca in cui si pensava che sul modello anglosassone la perfezione politica fosse la spaccatura dell&rsquo;elettorato in due partiti, guardava all&rsquo;idea che in Italia la &ldquo;imperfezione&rdquo; di avere molti partiti nascondesse il fatto che in realt&agrave; a contare davvero erano solo due, la DC e il PCI (che si trainava pi&ugrave; o meno il PSI). Il pluralismo polarizzato proponeva invece di considerare che la pluralit&agrave; dei partiti nel sistema italiano era un dato di fatto in cui ognuno stava saldo nell&rsquo;occupazione della sua fetta di opinione pubblica, salvo per tutti la spinta a coalizzarsi per necessit&agrave; intorno a dei &ldquo;poli&rdquo; che si contrapponevano.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Bene, a questo punto siamo ancora, se vogliamo guardare alle ultime tornate elettorali e ai tormenti che attanagliano i partiti nazionali. Le prove delle urne sembrano confermare l&rsquo;instaurarsi di un nuovo tipo di pluralismo rispetto a quello della prima repubblica, ma simile ad esso sia per tecniche di gestione del potere, sia per relativa stabilit&agrave; degli insediamenti (pur favorita da un allontanamento dalla partecipazione elettorale dei cittadini che riguarda ormai una met&agrave; abbondante degli aventi diritto). Nella frammentazione a cui nessuno vuol rinunciare, i partiti devono nuovamente trovare il modo di promuovere polarizzazioni che ne giustifichino le alleanze e talora le ammucchiate strumentali. Di qui il quadro che vede un blocco di destra-centro, un &ldquo;campo largo&rdquo; di sinistra con qualche venatura riformista, e il tentativo per ora piuttosto embrionale di dar vita ad un polo centrista.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quasi a specchio c&rsquo;&egrave; in una parte delle classi politiche l&rsquo;ipotesi di spingere al ritorno di un bipartitismo imperfetto con lo strumento della manipolazione delle leggi elettorali. Si tratterebbe di costringere alla stabilizzazione delle aggregazioni intorno a due centri che dovrebbero essere pi&ugrave; che dei primi fra pari, dei timonieri/governatori di ciascuna aggregazione. &Egrave; quanto ci si propone di fare con una nuova legge elettorale che riservi un premio di maggioranza alla coalizione che raggiunge una certa soglia significativa di voti, coalizione che per&ograve; avrebbe l&rsquo;apice identificativo e organizzativo nel candidato premier obbligatoriamente indicato da ciascuna sulla scheda elettorale. Cos&igrave; si avrebbe un governo nelle mani sostanziali del &ldquo;primo ministro&rdquo; e una opposizione come ipotetico governo ombra anch&rsquo;essa con un suo leader-guida: entrambi legittimati dal voto popolare (e di fatto un indebolimento ulteriore del sistema dei partiti agenti in parlamento).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La prospettiva che esce dalla tornata elettorale di quest&rsquo;autunno &egrave; abbastanza ambigua. Da un lato essa legittima la continuit&agrave; del sistema del pluralismo polarizzato. Ovunque il sistema si incentra su sei partiti pi&ugrave; o meno riuniti in due blocchi senza che per&ograve; questo in nessuno dei due casi ne faccia una formazione veramente compatta. Il destra centro vede FdI, Lega e FI che sono certamente una alleanza che regge, ma che certo non fa intravvedere la premessa della confluenza dei tre soggetti in uno nuovo unitario: anzi in ciascuno dei partiti la difesa della propria identit&agrave; autonoma e diversa &egrave; dominante. Lo stesso accade nel cosiddetto &ldquo;campo largo&rdquo;, qui in maniera anche pi&ugrave; evidente. Non solo i tre partiti, PD, M5S, AVS, sono tetragoni nella difesa dei rispettivi territori (e ci riescono, ovviamente con diverse e alterne fortune), ma in questo caso manca una figura che possa imporsi come leader al momento indiscutibile, come &egrave; invece il caso della Meloni sul fronte opposto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dall&rsquo;altro lato nelle elezioni regionali si &egrave; tentato in tutti i casi di cercare un candidato governatore che potesse in qualche modo riferirsi al quadro di un bipartitismo imperfetto. Su questo versante l&rsquo;operazione non &egrave; riuscita. Dove i gruppi dirigenti dei partiti centrali hanno imposto candidature-simbolo decise da loro &egrave; andata male, salvo un caso. Ricci nelle Marche, Tridico in Calabria, Cirielli in Puglia, sono stati chiaramente battuti, a testimonianza che il sistema del voto che fa perno sui simboli, magari anche televisivi, funziona poco. Hanno vinto in genere personalit&agrave; radicate nella politica locale, anche a dispetto dei desiderata dei caminetti romani. Cos&igrave; &egrave; stato con Giani in Toscana, Occhiuto in Calabria e De Caro in Puglia. Non contrasta con questa lettura il fatto che in altri casi le direzioni nazionali abbiano avuto l&rsquo;accortezza di puntare su candidati radicati nei sistemi regionali di riferimento: cos&igrave; &egrave; stato appunto con Acquaroli nelle Marche e con De Caro in Puglia. Pi&ugrave; ambigua, ma non contrastante la situazione in Campania e in Veneto. Fico &egrave; stata una scelta decisa da logiche nazionali, ma ha vinto sia perch&eacute; era comunque una figura radicata nel territorio, sia, soprattutto, perch&eacute; supportata dal sistema di potere territoriale (il presidente uscente De Luca, il sindaco di Napoli Manfredi). Stefani, candidato leghista in Veneto, si &egrave; imposto grazie al traino di Luca Zaia e al fatto che era anch&rsquo;egli pi&ugrave; espressione del sistema di governo regionale che del salvinismo o delle logiche della coalizione nazionale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Cosa si dovrebbe trarre da quanto sta accadendo? La lezione che viviamo in una ambigua fase di passaggio. Essa unisce una stabilit&agrave; maggiore del previsto a livello complessivo (3 regioni alla maggioranza di governo, 3 al blocco delle opposizioni) senza che ci&ograve; impedisca di intuire che alcuni spostamenti di equilibri sono possibili a livello nazionale dove il radicamento dei partiti &egrave; molto pi&ugrave; incerto. Contemporaneamente mostra il tramonto di una stagione legata alla radicalizzazione politica che andava a braccetto con la politica delle mancette per guadagnare voti: l&rsquo;elettorato nel complesso gradisce poco e lo dimostra sia con l&rsquo;astensione sia con la scelta di tenersi i governi regionali che hanno gestito una non semplice fase congiunturale. Lo fa vedere anche col sostegno chiaro a candidati governatori per lo pi&ugrave; coi connotati di un riformismo realista e poco vogliosi di imbarcarsi in intemerate di qualsiasi genere (si vedano le dichiarazioni di tutti i vincitori, specie in quest&rsquo;ultima tornata).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Verrebbe da dire che la stabilizzazione del nuovo assetto di un sistema che non &egrave; pi&ugrave; quello n&eacute; della prima repubblica, n&eacute; della seconda (l&rsquo;et&agrave; berlusconiana), &egrave; ancora ampiamente in formazione.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/bipartitismo-imperfetto-o-pluralismo-polarizzato/2677]]></guid>
					<pubDate>Wed, 26 Nov 2025 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Sull'eguaglianza di tutte le cose]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/sulleguaglianza-di-tutte-le-cose/2676]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Il saggio di Carlo Rovelli &ndash; balzato subito in cima alle classifiche di vendita &ndash; &egrave; una raccolta argomentata e sequenziale di sette lezioni tenute dal Professore nel novembre-dicembre 2024 presso il dipartimento di filosofia dell&rsquo;Universit&agrave; di Princeton, accorpate in un libro affascinante curato dalla casa Editrice Adelphi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Cos&igrave; l&rsquo;autore presenta la sua opera e la concatenazione di riflessioni correlate tra loro: si tratta di una ricerca che Rovelli conduce da decenni e che avevamo gi&agrave; apprezzato in &ldquo;Buchi bianchi&rdquo;. Essa spazia dall&rsquo;osservazione della realt&agrave; e delle sue rappresentazioni viste dal fisico quantistico che intercetta le implicazioni filosofiche della rivoluzione scientifica e culturale in atto. Scrive dunque Rovelli: &ldquo;&laquo;<em>Sull&rsquo;eguaglianza di tutte le cose&raquo; ( </em>齊物論<em>) &egrave; il titolo dello straordinario secondo capitolo del &laquo; Zhuangzi &raquo;, uno dei grandi libri dell&rsquo;antichit&agrave;. Allude all&rsquo;antifondazionalismo a cui ritengo ci conduca la scienza moderna: elettroni e mente, sassi e leggi, giudizi e galassie non sono di natura essenzialmente diversa gli uni dagli altri. Sono nozioni che si illuminano a vicenda.</em> <em>Questo &egrave; il mondo che vedo emergere dalla rivoluzione scientifica del XX secolo&hellip;. &Egrave; un mondo che non &egrave; fatto di oggetti, non occupa uno spazio, non si svolge in un tempo e non &egrave; governato da cause ed effetti. &Egrave; tessuto da relazioni, composto dall&rsquo;intrecciarsi di prospettive, pu&ograve; essere descritto solo dal suo interno. Ci invita a modificare i concetti con cui siamo abituati a organizzare la realt&agrave;, ad abbandonare certezze e rinunciare a fondamenti ultimi&rdquo;. </em>L&rsquo;autore ci pone di fronte alla compresenza simultanea della totalit&agrave; della realt&agrave;, nella sua tessitura di similitudini, di opposti e di contrari, la cui conoscenza che siamo soliti pensare in termini oggettivi e condivisibili deve fare i conti con le soggettivit&agrave; dell&rsquo;hic et nunc, con i pre-giudizi, l&rsquo;omologazione culturale, fino ad immaginare che la vera sapienza consista nel genius loci, circondandoci di certezze nell&rsquo;hortus conclusus delle nostre esperienze, nel comprimere la vita e le sue rappresentazioni secondo coordinate spazio-temporali che la imprigionano in un &lsquo;particulare&rsquo; a cui attribuiamo un carattere universale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il tempo non scorre allo stesso modo per tutti, lo spazio &egrave; una categoria che si dilata dal presente all&rsquo;infinito, la conoscenza non &egrave; fissit&agrave; e rigidit&agrave; ma alterit&agrave;, immaginazione, evoluzione. La storia dell&rsquo;uomo e della scienza si sviluppa per accumulazione di fatti, idee, scoperte, intuizioni ma il pensiero pensato non pu&ograve; comprimere il pensiero pensante, teso alla ricerca di una &lsquo;poiesis&rsquo; creativa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&Egrave; peculiare del genere umano la ricerca di descrizioni e spiegazioni che ci consentano di muoverci con una certa disinvoltura usando e condividendo regole, linguaggi, stilemi, allegorie, simboli e metafore: nel consolidamento della cultura tramandata non possiamo prescindere da giganti come Copernico, Galileo, Newton, cos&igrave; come non possiamo dimenticare che Hume, Voltaire, Kant, Husserl hanno dato un contributo decisivo al superamento della dicotomia tra scienza e filosofia. Forse ricordando il pensiero di Giulio Giorello, Rovelli lo condivide e lamenta come oggi parte della filosofia si tenga alla larga dalla scienza contemporanea. D&rsquo;altro canto non possiamo dimenticare che ci sia chi &ndash; come Umberto Galimberti- attribuisce alla tecnica e ai cascami delle sue applicazioni esistenziali la causa dell&rsquo;incomprensione nelle relazioni umani e la fonte di solipsismi e solitudini siderali. Ne aveva gi&agrave; argomentato un certo Heidegger.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non si tratta di interpretazioni inconciliabili: una essenzialmente materica e l&rsquo;altra solo spirituale ma compresenti e complementari al punto di legittimarsi reciprocamente.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per un fisico che si misura con la scienza e la filosofia, i fenomeni quantistici &ndash; del cui studio Rovelli attribuisce la paternit&agrave; a Niels Bohr &ndash; vanno oltre una concezione del mondo come formato da oggetti con propriet&agrave; peculiari e distintive: &ldquo;le propriet&agrave; di un sistema fisico non possono essere considerate indipendentemente dalle interazioni nelle quali queste propriet&agrave; si manifestano e dai sistemi a cui si manifestano&rdquo;. Vengono cos&igrave; valorizzati i concetti di contestualizzazione e di interdipendenza, che rappresentano una cornice diversa dalla metafora leibniziana delle monadi isolate tra loro ma anche della fenomenologia husserliana. Ci troviamo di fronte ad un duplice deriva: da un lato, vivendo l&rsquo;esistente che ci riguarda tendiamo a ricondurre a noi stessi la decifrazione della realt&agrave; in cui siamo immersi. Dall&rsquo;altro non possiamo sottrarci alle spinte della globalizzazione della conoscenza, che tutto rimette in discussione. Viviamo in un mondo governato da convenzioni che ci appare tuttavia disordinato e &ndash; ai piani alti della conoscenza e delle spiegazioni che ne derivano &ndash; persino inintelligibile: la razionalit&agrave; consiste dunque nella comprensione di regole e definizioni che sono parte della realt&agrave; e delle sue rappresentazioni (che la superano in numero ed estensione) ma anche nella continua produzione di nuovi codici interpretativi ed ermeneutici.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La conoscenza &egrave; quindi una forma particolare di correlazione fra parti concrete del mondo fisico, si tratta di una concretezza tangibile ma non riducibile alla sola dimensione materica, viene da pensare al linguaggio, alla sua continua evoluzione simbolica e semantica: credo che questa correlazione tra le parti, gli spazi e i tempi dell&rsquo;esistenza continuer&agrave; fino a quando sopravviveranno le parole, cio&egrave; all&rsquo;infinito. Fatto salvo, mi sia consentito scriverlo, la piega che prenderanno le dinamiche relazionali sotto la spinta vigorosa dell&rsquo;I.A.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>&ldquo;Ogni conoscenza &egrave; necessariamente, concretamente, incarnata in una configurazione fisica&rdquo;: </em>verr&agrave; tuttavia forse il giorno in cui comunicheremo solo con il pensiero e un &ldquo;bit&rdquo; sostituir&agrave; la parola?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La rappresentazione mentale delle cose &egrave; fondamentale per definire il termine &ldquo;eguaglianza&rdquo; che d&agrave; titolo al saggio: ogni oggetto conserva una propria peculiarit&agrave; ma Rovelli considera piuttosto la realt&agrave; alla luce dei concetti di interrelazione, intreccio di prospettive, sovrapposizione, contestualizzazione, interdipendenza.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;autore mette in risalto la somiglianza tra la struttura relazionale dei fenomeni quantistici e la struttura relazionale della natura fisica della conoscenza: ecco come la fisica pu&ograve; essere spiegata anche dalla filosofia.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Circolarit&agrave; e prospettiva sono due elementi costitutivi e consustanziali dell&rsquo;incessante processo di conoscenza:</span></p>
<p><span style="color: #000000;">non regge l&rsquo;idea di un punto di approdo che chiuda il cerchio e spieghi in modo oggettivo tutte le cose perch&eacute; &lsquo;la realt&agrave; &egrave; un rispecchiarsi di prospettive le une nelle altre, delle quali la nostra conoscenza &egrave; una componente&rsquo;, si tratta di un gioco di specchi e di rimandi infinito di cui la nostra esperienza &egrave; solo un tassello.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ecco dunque perch&eacute; spazio e tempo sono categorie ordinamentali tendenti al superamento dell&rsquo;idea di traguardo e fissit&agrave;, poich&eacute; strutturalmente orientate oltre il limite raggiunto e concettualmente non comprimibili.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&lsquo;Il mondo &egrave; cambiamento, evoluzione di eventi e il tempo ne &egrave; la scansione Pensare gli accadimenti dell&rsquo;universo come un insieme di avvenimenti passati e un insieme di avvenimenti futuri, separati da un presente istantaneo, &egrave; non aver capito la fisica moderna. Non esiste il presente dell&rsquo;universo: la relativit&agrave; generale di Einstein fornisce una struttura concettuale coerente con il fatto che non c&rsquo;&egrave; un tempo comune e non c&rsquo;&egrave; un presente comune&rsquo;. Analogamente la nozione fisica di spazio &egrave; l&rsquo;immagine della realt&agrave; concepita da Newton - diversa da quella tradizionale (che era un continuum di cose, le une a fianco alle altre) - &egrave; uno spazio fisico vuoto, geometrico, nel quale si muovono corpi sparsi, spinti e attirati da forze, quello che Rovelli definisce &ldquo;spazio vero&rdquo;. Ci&ograve; che sar&agrave; per Einstein &lsquo;<em>in uno dei pi&ugrave; prodigiosi lampi di genio della storia umana</em>&rsquo; l&rsquo;idea di campo gravitazionale e cio&egrave; &ldquo;un&rsquo;entit&agrave; diffusa che oscilla e si muove ed &egrave; mossa dalle masse e dalle energie di tutti gli altri oggetti e di tutti gli altri campi&rdquo;. Oscillazioni che altro non sono che onde gravitazionali le quali spiegano l&rsquo;origine dei buchi neri di cui &egrave; pieno l&rsquo;universo che espandendosi trascina con s&eacute; le galassie.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La teoria meccanica dei quanti e quella della relativit&agrave; generale finiscono per abbracciarsi, non ci sono contraddizioni tra loro: Rovelli le definisce come nate &ldquo;l&rsquo;una per l&rsquo;altra&rdquo;. Lungi dall&rsquo;essere incompatibili o profondamente diverse, la relativit&agrave; generale e la meccanica quantistica condividono il nucleo relazionale che le fa fondere naturalmente. Entrambe riguardano la rete delle interazioni tra processi. Le nozioni di spazio, tempo e dei fenomeni quantistici sono le pi&ugrave; rilevanti novit&agrave; connotative della fisica del XX secolo: come gi&agrave; accennato: la struttura concettuale della meccanica quantistica riguarda l&rsquo;<em>interazione </em>fra sistemi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">A tanto, ritiene Rovelli, &egrave; dove ci conduce ora la fisica del XXI secolo. A questo relazionalismo e prospettivismo. A una comprensione del mondo fatta di processi, descritti in altri processi, da cui emergono la materia solida o fluida e lo spazio e il tempo e la nostra esperienza quotidiana.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Rovelli &ndash; nella raccolta delle sette lezioni americane- tiene saldamente in mano le redini dell&rsquo;epistemologia della conoscenza e descrive un mondo che si esprime attraverso fenomeni quantistici: pare doveroso evidenziare come questo controllo razionale ma persino etico delle interrelazioni e della contestualizzazione che ne derivano sia prerogativa di una mente elevata, persino eccelsa. Ha ragione l&rsquo;autore di questo saggio a ripetere pi&ugrave; volte &ldquo;tenetevi forte, voliamo alto&rdquo;, confidando peraltro nella benevolenza emotiva dei lettori.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Assai maggiore indulgenza chiede chi ha letto questo libro e ne ha dedotto riflessioni forse utili per una breve e modesta recensione: affascinato dai temi e dallo stupore che suscitano in chi &ndash; osservando un oggetto &ndash; segue una traccia che porta all&rsquo;universo.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/sulleguaglianza-di-tutte-le-cose/2676]]></guid>
					<pubDate>Sat, 22 Nov 2025 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Mattarella: Un orizzonte minaccioso]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/mattarella-un-orizzonte-minaccioso/2675]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Il discorso del presidente Mattarella di fronte al parlamento tedesco lo scorso 16 novembre non &egrave; stato affatto un discorso d&rsquo;occasione, pur importante e pensoso come imponeva la giornata dedicata al lutto per i caduti delle guerre, &Egrave; stato un autorevole atto di messa in guardia di fronte al crinale su cui si sta affacciando il mondo in questa tormentata e rischiosa fase della storia: perch&eacute; le vittime che si celebravano nel ricordo erano &ldquo;cadute negli abissi della storia, nelle insidie tese da altri uomini&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">A partire da questa impegnativa affermazione, che contraddice ogni retorica celebrativa, il nostro presidente richiama appunto quegli abissi iniziati con le guerre mondiali e che paiono non volersi chiudere. &ldquo;Da allora, il volto della guerra non si riflette soltanto in quello del combattente, ma diviene quello del bambino, della madre, dell&rsquo;anziano senza difesa. &Egrave; quanto accade, oggi, a Kiev, a Gaza. La guerra totale esige non la sconfitta, la resa del nemico, ma il suo annientamento. Un accrescimento di crudelt&agrave;&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E c&rsquo;&egrave; di peggio. Ora &ldquo;con l&rsquo;era atomica, un solo gesto pu&ograve; cancellare una citt&agrave; e l&rsquo;innocenza stessa del mondo&rdquo;. Non &egrave; un generico ritorno alla preoccupazione per l&rsquo;olocausto nucleare, quello che decenni fa si era considerato pazzia (MAD: mutual assured destruction) e come tale improbabile in un mondo che mantenesse un minimo di razionalit&agrave;. No, ora il quadro &egrave; mutato. &ldquo;Nuovi &ldquo;dottor Stranamore&rdquo; si affacciano all&rsquo;orizzonte, con la pretesa che si debba &ldquo;amare la bomba&rdquo;. Il Trattato del 1997 che mette al bando gli esperimenti nucleari non ha visto ancora la ratifica da parte di Cina, India, Pakistan, Corea del Nord, Israele, Iran, Egitto, Stati Uniti, mentre la Russia ha ritirato la sua nel 2023. Il rispetto, sin qui, delle prescrizioni che contiene, non attenua la minaccia incombente&rdquo;. Cresce la tentazione di superare ogni vincolo per il riarmo nucleare, magari pudicamente relegato alle bombe atomiche &ldquo;tattiche&rdquo; o ipocritamente &ldquo;pulite&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ci stiamo lasciando alle spalle una lezione della storia. Mattarella non ha remore a ricordarlo: &ldquo;Nel dopoguerra, la nascita delle Nazioni Unite, le Convenzioni di Ginevra, hanno acceso la speranza di una pace fondata sul diritto, riaffermando un principio fondamentale: la popolazione civile deve essere protetta in ogni circostanza. La cronaca successiva - dal Biafra ai Balcani, dal Ruanda alla Siria, fino all&rsquo;Ucraina, alla Striscia di Gaza, al Sudan&nbsp;- ci mostra, che la guerra continua a colpire soprattutto chi combattente non &egrave;. Oggi, secondo le Nazioni Unite, oltre il 90% delle vittime dei conflitti &egrave; tra i civili.&nbsp;Questo non pu&ograve; rimanere ignorato e impunito.&rdquo;</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il rappresentante del popolo italiano non ha n&eacute; remore n&eacute; impacci nel denunciare la situazione corrente che descrive senza infingimenti: &ldquo;nessuna &ldquo;circostanza eccezionale&rdquo; pu&ograve; giustificare l&rsquo;ingiustificabile: i bombardamenti nelle aree abitate, l&rsquo;uso cinico della fame contro le popolazioni, la violenza sessuale. La caduta della distinzione tra civili e combattenti colpisce al cuore lo stesso principio di umanit&agrave;.&nbsp;&Egrave; l&rsquo;applicazione sistematica della ignobile pratica della rappresaglia contro gli innocenti. Colpisce l&rsquo;ordine internazionale, basato sul principio del rispetto tra i popoli e del riconoscimento dell&rsquo;orrore della guerra, oggi aggravata dal continuo irrompere di nuove armi&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In un momento in cui anche nel nostro Paese non mancano i cantori di un presunto realismo (ovvero cinismo) politico che dovrebbe portare ad accettare quello che ci permettiamo noi di definire un buio della civilt&agrave;, Mattarella torna ad indicare la via che avevamo intrapreso e che non dobbiamo abbandonare. Dobbiamo continuare ad avere fiducia: &ldquo;Sono le istituzioni multilaterali come le Nazioni Unite, la Corte Penale Internazionale, le missioni di pace, le agenzie umanitarie a concorrere alla impegnativa e affascinante fatica della costruzione di una coscienza globale&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E prosegue: &ldquo;Il multilateralismo non &egrave; burocrazia, come, invece, asseriscono i prepotenti: &egrave; l&rsquo;utensile che raffredda le divergenze e ne consente soluzione pacifica; &egrave; il linguaggio della comune responsabilit&agrave;. &Egrave; la voce che richiama al valore della vita di ogni singola persona, contrapposta all&rsquo;arroganza di chi vorrebbe far prevalere la logica di una spregiudicata presunta ragion di Stato, dimentica che la sovranit&agrave; popolare appartiene, appunto ai cittadini. La sovranit&agrave; &egrave; dei cittadini e non appartiene a un Moloch impersonale che pretenda di determinarne i destini. &Egrave; uno strumento di difesa che gli abitanti del pianeta possono opporre alla logica della sopraffazione di chi - sentendosi momentaneamente in posizione di vantaggio - si ritiene legittimato a depredare gli altri&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non &egrave; un discorso utopico e sfiduciato. Mattarella ricorda quel che si &egrave; fatto e che si sta ancora facendo per non deflettere da quanto si &egrave; conquistato. &ldquo;I Paesi europei hanno dimostrato di avere coraggio. I leader europei hanno dimostrato di avere coraggio. Non lasciamo che, oggi, il sogno europeo - la nostra Unione - venga lacerato da epigoni di tempi bui. Di tempi che hanno lasciato dolore, miseria, desolazione. Questo dovere ci compete. A ogni generazione il suo compito.&rdquo;</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Cosa verr&agrave; recepito di questo discorso, al di l&agrave; delle doverose cronache di giornali e TV, lo si vedr&agrave;. Non &egrave; un momento di grande sensibilit&agrave; nell&rsquo;opinione dei leader politici, sociali e culturali (salve ovviamente eccezioni che per fortuna ci sono), ma &egrave; nostro dovere segnalare ad un pubblico maturo l&rsquo;importanza di questo discorso. Con l&rsquo;augurio che non si ripeta quanto accaduto altre volte nella storia: uomini saggi parlarono della gravit&agrave; di un momento, ma non furono ascoltati e poi a posteriori ci si chieder&agrave; come mai non lo furono.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/mattarella-un-orizzonte-minaccioso/2675]]></guid>
					<pubDate>Wed, 19 Nov 2025 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Ci sono anche i doveri nella giornata dell'infanzia e dell'adolescenza]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/ci-sono-anche-i-doveri-nella-giornata-dellinfanzia-e-delladolescenza/2674]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Letta inforcando gli occhiali della cronaca quotidiana, la ricorrenza della Giornata mondiale dei Diritti dell&rsquo;infanzia e dell&rsquo;adolescenza &ndash; voluta dall&rsquo;ONU con la solenne Convenzione del 1989 &ndash; evoca pi&ugrave; inquietanti interrogativi che certezze e ricorda, pi&ugrave; di ogni altra consacrazione giuridica di principi etici a tutela dei minori, quanto si stia dilatando nella societ&agrave; di questo tempo il gap tra affermazioni di principio e realt&agrave;, tra teoria e pratica. Non &egrave; certo un&rsquo;occasione da bypassare con rassegnata indifferenza, se mai impone una riflessione necessaria sulla mancata realizzazione di molti diritti conclamati e sul suo correlato speculare: l&rsquo;assenza nei dibattiti, nei convegni, nei documenti ufficiali, nel confronto politico istituzionale e persino nelle piazze di un tema troppo a lungo dimenticato. Quello dei doveri che riguarda coloro che per natura o vocazione si occupano della condizione minorile &ndash; dalla famiglia, alla scuola, al mondo dell&rsquo;associazionismo &ndash; ma anche dei bambini e degli adolescenti stessi, adultizzati e resi protagonisti di fatti di cronaca che li vede attori di episodi di violenza fisica o simbolica, in un crescendo statisticamente allarmante che spesso fa il paio con un uso disinvolto e fuori controllo delle tecnologie. &nbsp;</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Secondo il&nbsp;rapporto pubblicato dall&rsquo;UNICEF (2024), pi&ugrave; di&nbsp;473 milioni di minorenni, cio&egrave; quasi uno su cinque,&nbsp;vivono in aree direttamente colpite da guerre e conflitti violenti&nbsp;(la maggior parte, pi&ugrave; di 180 milioni, si trovano in Africa). &Egrave; il dato pi&ugrave; alto mai registrato dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e sottolinea l&rsquo;aggravarsi di una crisi umanitaria ormai globale e intergenerazionale. Alle endemiche condizioni di malnutrizione, malattie, deprivazioni di ogni tipo dei cd. &ldquo;Paesi del Terzo Mondo&rdquo;, le guerre in atto da anni stanno infliggendo ai bambini e agli adolescenti una condizione esistenziale tragica: in Medio Oriente e in Ucraina in particolare dove le vittime della belligeranza in atto sono al 90% civili e tra questi i pi&ugrave; indifesi e sacrificati alla follia dell&rsquo;uso massiccio dei missili e dei droni sono minori. Ci si chiede come i diritti della Dichiarazione ONU del 1989 conclamati a livello universale siano in questi contesti cancellati dalla totale assenza di doveri da parte di quegli Stati che adottano la strategia della devastazione dei contesti di vita e della distruzione di massa. Anche se ci fosse stato un solo bambino ucciso, uno solo, sarebbe stato un inaccettabile crimine di guerra. Gli stessi Governi che sottoscrivono i trattati sui diritti dei minori si macchiano di nefandezze inaccettabili.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La Societ&agrave; italiana di Pediatria in questi giorni denuncia dati drammatici. Come ricorda un recente documento dell&rsquo;European Academy of Paediatrics (EAP) 2025, i bambini sono vittime in molti contesti ad altissima criticit&agrave;. In Ucraina, secondo i dati delle Nazioni Unite di settembre 2025, dal febbraio 2022 sono stati registrati&nbsp;3.018&nbsp;casi di bambini vittime del conflitto di cui&nbsp;733&nbsp;uccisi&nbsp;e&nbsp;2.285&nbsp;feriti, oltre 19000 di cui si conoscono le generalit&agrave; sono stati deportati dalla Federazione russa, il 70% non ha accesso a beni e servizi essenziali, tra cui cibo, abbigliamento adeguato, riscaldamento nelle abitazioni e istruzione. Secondo Save The Children da ottobre 2023 a Gaza si contano 20 mila bambini uccisi sotto i bombardamenti mentre le conseguenze non riguardano solo i morti ma anche&nbsp;decine di migliaia di feriti,&nbsp;mutilati&nbsp;e&nbsp;malnutriti, in una striscia devastata dove scuole e ospedali sono stati distrutti e la carestia mette a&nbsp;rischio soprattutto i bambini sotto i cinque anni.&nbsp;In entrambi i contesti di guerra decine di migliaia di minorenni rimasti soli, orfani con danni psicologici incalcolabili derivanti da un&rsquo;infanzia rubata e con conseguenze che lasceranno segni indelebili nei sopravvissuti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In Sudan, pi&ugrave; di 14 milioni di minori hanno urgente bisogno di aiuti, tra fame, malattie e violenze sessuali diffuse; in Afghanistan, 3,5 milioni di bambini soffrono di malnutrizione acuta; nella Repubblica Democratica del Congo milioni di minori rischiano il reclutamento forzato e la tratta.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Molte situazioni simili riguardano altri Stati, come Armenia, Afghanistan, Haiti, Myanmar. Sono dati drammatici ai quali non si pu&ograve; restare indifferenti: &egrave; una strage degli innocenti che rimuove l&rsquo;idea stessa di civilt&agrave; ed evoca le fasi pi&ugrave; buie della storia dell&rsquo;umanit&agrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma nel mondo evoluto e digitalizzato, nelle democrazie occidentali a cominciare dall&rsquo;Italia si stanno incancrenendo piaghe di altro tipo, non meno deprecabili. Sfruttamento della prostituzione minorile, diffusione di droghe e armi tra i giovanissimi, disgregazione delle famiglie che si riverberano sui figli, uso generalizzato e senza controlli della rete dove si mietono pi&ugrave; vittime che sui campi di battaglia, pedopornografia, sexting e revenge porn: il virtuale si sovrappone al reale generando violenze fisiche e simboliche. Il pressapochismo globalizzato dell&rsquo;enfasi delle tecnologie e degli apparati mascherato come evoluzione sotto l&rsquo;egida della libert&agrave; sta ribaltando valori come la dignit&agrave;, il rispetto, l&rsquo;innocenza dell&rsquo;infanzia, la delicatezza esistenziale dell&rsquo;adolescenza: tutto in nome di interessi commerciali che inondano come tsunami la vita sociale, familiare e individuale delle giovani generazioni. L&rsquo;I.A. &egrave; uno strumento tendenzialmente innovativo se utilizzato con competenza e responsabilit&agrave;: diventa una bomba atomica se messo nelle mani di delinquenti senza scrupoli (basti ricordare le recenti alterazioni somatiche utilizzate come strumento di &ldquo;sostituzione di persona&rdquo;: un reato gravissimo rispetto al quale la legalit&agrave; resta un passo indietro rispetto alla fraudolenza).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Secondo un sondaggio inedito sul rapporto tra adolescenti e Intelligenza artificiale&nbsp;dal quale emerge anche la funzione di conforto emotivo degli strumenti dell&rsquo;IA, contenuto nella&nbsp;XVI edizione dell&rsquo;Atlante dell&rsquo;Infanzia a rischio in Italia, dal titolo &ldquo;Senza filtri&rdquo;, diffuso da Save the Children, il 41,8% dei ragazzi e delle ragazze tra i 15 e i 19 anni afferma di essersi rivolto a strumenti di Intelligenza artificiale per chiedere aiuto in momenti in cui si sentiva triste, solo/a o ansioso/a. Una percentuale simile, oltre il 42%, per chiedere consigli su scelte importanti da fare (relazioni, sentimenti, scuola, lavoro).&nbsp;Il 92,5% degli adolescenti ascoltati utilizza strumenti di IA, contro il 46,7% degli adulti. Il 30,9% - quasi un/a ragazzo/a su tre - tutti i giorni o quasi, il 43,3% qualche volta a settimana, solo il 7,5% non la utilizza mai. Se in classe &ndash; di fronte ad un impegno scolastico &ndash; un adolescente risolve un problema o scrive un tema usando ChatGPT vuol dire che stiamo a poco a poco sostituendo le facolt&agrave; mentali e l&rsquo;intelligenza naturale con gli algoritmi e l&rsquo;intelligenza artificiale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Recentemente ho scritto un articolo per la Rivista AdolescenzE sul tema della necessit&agrave; di adeguare le competenze del Garante dell&rsquo;infanzia e dell&rsquo;adolescenza alle sfide dell&rsquo;I.A. ma non ho avuto riscontri di iniziative: eppure il tema &egrave; fondamentale perch&eacute; sposterebbe il &ldquo;da farsi&rdquo; dall&rsquo;ambito giudiziario a quello della supervisione e dell&rsquo;indirizzo pedagogico. La politica non ascolta questo tipo di richiami e la burocrazia non si adatta alle urgenze epocali e contingenti. Trovo riprovevole questa disattenzione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quando il disagio di un figlio non trova ascolto e interlocuzione con i propri genitori ma nell&rsquo;I.A. vuol dire che la famiglia si riduce ad un dato statistico per le rilevazioni dei censimenti. Le responsabilit&agrave; dei genitori sono enormi anche di fronte alla violenza dilagante ag&igrave;ta da giovani e giovanissimi. In America Latina le baby gang (es. Mara Salvatrucha e Mara 18) tengono sotto scacco le forze dell&rsquo;ordine: qui non siamo ancora cos&igrave; organizzati ma se un minore infraquattordicenne uccide un coetaneo a coltellate senza un motivo, per una parola, uno sguardo, se i ragazzini e le ragazzine si aggregano per compiere atti delinquenziale di una efferatezza che fa inorridire, vuol dire che la famiglia ha perso il controllo educativo dei figli. Qui ci sono responsabilit&agrave; da evidenziare e doveri naturali e legali da riscoprire. La violenza tra minori &egrave; il fatto emergente della condizione giovanile oggi, con un target di et&agrave; tra i protagonisti che si abbassa vertiginosamente. Quindi per favore non perdiamoci nella rincorsa ad aggiungere diritti a quelli esistenti: se mai la societ&agrave;, la scuola e la famiglia si adoperino con meno buonismo e indulgenza nello stigmatizzare e correggere &ndash; nei modi e nei limiti che la legge riconosce per recuperare e rieducare &ndash; la violenza, anche se compiuta da un ragazzino di 14 anni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Fiaccolate postume e palloncini liberati al cielo, applausi ai funerali sono inutili rituali e coreografie che seguono omicidi, stupri, rapine, comportamenti riprovevoli individuali o di gruppo che siano.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Abbiamo perso il concetto della vita come valore assoluto e supremo: troppi diritti hanno portato spesso a molti rovesci.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Riscopriamo e diffondiamo il sentimento del dovere come atto di dignit&agrave; e rispetto di s&eacute; e degli altri.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/ci-sono-anche-i-doveri-nella-giornata-dellinfanzia-e-delladolescenza/2674]]></guid>
					<pubDate>Wed, 19 Nov 2025 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[L'eredità politica e culturale del conservatorismo di Margaret Thatcher]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/leredit-politica-e-culturale-del-conservatorismo-di-margaret-thatcher/2673]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">La casa editrice Liberilibri ci fa dono di una raccolta di sei saggi curati da Luca Bellardini che &ndash; a distanza di cento anni dalla nascita di Margaret Thatcher e a dodici dalla sua scomparsa &ndash; ne rievocano la figura di donna e di statista, considerando gli aspetti caratteriologici della persona e la sua visione olistica che somma politica, economica, etica, concezione antropologica e welfare ridefinendo per l&rsquo;epoca &ndash; e rendendoli ancora attuali &ndash; i concetti di conservatorismo e liberismo che una frettolosa agiografia ha consegnato ai posteri in modo certamente caratterizzante ma in taluni casi forzato e semplificativo. Si tratta di un&rsquo;eredit&agrave; complessa di cui vengono colte le sfaccettature pi&ugrave; denotative che si ricompongono in un quadro d&rsquo;insieme che potremmo definire interessante storicamente e quanto mai attuale in un contesto in cui l&rsquo;essere &ldquo;conservatore&rdquo;, in un mondo che cambia troppo rapidamente e in modo convulso, ci restituisce i valori della tradizione e delle radici culturali di appartenenza, derive utili a fronte di un processo di globalizzazione e omologazione troppo spesso caratterizzato da confusioni semantiche e riduttive, prive di ideali e di riferimenti alti e dirimenti. Il volume a lei dedicato si compone di contributi e riflessioni di alto livello e profonda conoscenza del personaggio e del suo stile di governo. Si tratta di un tema che investe la politica laddove &egrave; necessario rivisitare alcune differenze che vengono inscritte nel concetto di &lsquo;destra politica&rsquo;, dove serve distinguere tra populismi emergenti, nazionalismi che si spingono verso regimi autarchici, ibridi insostenibili tra orfani dell&rsquo;Occidente declinante e improbabili alleanze ad ispirazione filoputiniana da un lato e liberismo economico, spirito imprenditoriale, tutela dei valori culturali caratterizzanti l&rsquo;identit&agrave; nazionale dall&rsquo;altro.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Negli undici anni e mezzo di governo del Regno Unito &ndash; dal 4 maggio 1979 al 28 novembre 1990 - l&rsquo;avvocatessa e laureata in chimica, figlia di un droghiere ed emersa alla guida dei Tories esprimendo un forte carattere unito a doti e talento personali non ha messo in discussione la vocazione occidentale del Paese, non avendo mai adombrato l&rsquo;ipotesi della Brexit nonostante un certo euroscetticismo. Peraltro il thatcherismo &egrave; stato descritto da Nigel Lawson, Cancelliere dello Scacchiere della Thatcher dal 1983 al 1989, come una piattaforma politica che enfatizza i mercati liberi con spese governative limitate e tagli fiscali, insieme al nazionalismo britannico sia in patria che all'estero.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nulla a che fare con l&rsquo;emergente Farage ma storicamente continuista rispetto all&rsquo;originario conservatorismo di Winston Churchill. Recentissima la rivisitazione della vita politica della Lady di ferro, ripresa e pubblicata dal magazine &ldquo;Formiche&rdquo; &egrave; quella di John O&rsquo;Sullivan, presidente di Danube institute e speechwriter della prima donna a Downing Street mettendone in luce le virt&ugrave; vigorose e decise nella vita politica nazionale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;attualit&agrave; del thatcherismo consiste nella sintesi tra liberalismo e conservatorismo, e ci&ograve; che pu&ograve; esserne declinato non riguarda il Regno Unito anche nell&rsquo;era della Brexit ma una Weltanschauung, una visione del mondo. La sua dottrina economica contempera un welfare sostenibile &ndash; tale da non compromettere gli interessi generali in un contesto dove aiutare e sostenere non significa dilapidare le finanze pubbliche &ndash; e la tutela e il rispetto delle libert&agrave; individuali, favorendo lo spirito di iniziativa e la consapevolezza che, nel perseguire il bene comune, soggetto e societ&agrave; condividono una convergenza di interessi.&nbsp; Si pu&ograve; persino affermare che lo stesso laburista Tony Blair non fu esente da ispirazioni e scelte della Thatcher e non corresse mai l&rsquo;idea di uno Stato improntato ad efficienza e tagli agli sprechi. Accusata di eccessivo rigorismo seppe affrontare la vicenda delle Isola Falkland e lo sciopero dei minatori nel 1984/85: la sua intransigenza non ebbe a nuocere al Paese.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Mi ricorda Rudi Bogni &ndash; un illustre italiano che vive da anni nella City, con una straordinaria carriera bancaria a livello mondiale &ndash; alcuni aneddoti sulla Lady di ferro, avendola conosciuta personalmente insieme al di lei marito Sir Denis. &ldquo;<em>Ho conosciuto bene molti suoi Ministri: Howe, Lawson, Brittan, Howell, Lamont: la rispettavano e la temevano anche se pochi l&rsquo;amavano veramente per il suo fare imperioso, ad eccezione di Lord Tim Bell &ndash; suo fedelissimo ed affezionato collaboratore che l&rsquo;aveva persino consigliata a migliorare la sua immagine, da come parlare e a come vestirsi</em>&rdquo;&hellip;&ldquo;<em>Notevole influenza esercitarono su di lei nelle scelte economiche Keith Joseph, Alan Walters e Sir Douglas Hague&rdquo;</em> . Interessante poi il riferimento alla politica della &ldquo;casa sociale per tutti&rdquo;, che consisteva nella vendita agli inquilini delle loro abitazioni in affitto, cos&igrave; come la scelta delle privatizzazioni tutte con esito positivo eccetto quella dell&rsquo;acqua.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Mi sia consentita &ndash; concludendo questo breve excursus che rimanda senza indugio alla lettura del libro - un&rsquo;ultima citazione decisamente autorevole, che conferma la descrizione di un personaggio forte e poco incline al compromesso o assoggettata ad un pensiero debole e incerto. Mi riferisco a ci&ograve; che mi disse della Signora Thatcher un profondo conoscitore della politica internazionale come Giulio Andreotti, nel corso di una lunga intervista che raccolsi nel suo studio di Palazzo Giustiniani, con aneddoti e ricordi personali di molte personalit&agrave;, da De Gasperi a Papa Pacelli, da Gromyko ad Obama, a Gorbaciov, &ldquo;visti da vicino&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&ldquo;<em>La Signora Thatcher &egrave; una donna molto ferma, non esprime quella che uno pensa sia la dote femminile per eccellenza, la gentilezza. Non che sia scortese, tutt&rsquo;altro, solo che usa pi&ugrave; i sostantivi che gli aggettivi nel dialogo, &egrave; molto precisa, ecco. Bisogna essere attenti a come ci si esprime parlando con lei, altrettanto precisi&rdquo;.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Credo si tratti di un giudizio lusinghiero che mette in risalto le qualit&agrave; della Lady di ferro, piuttosto che i suoi difetti e che la rende anche sotto questo profilo interessante ed attuale.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/leredit-politica-e-culturale-del-conservatorismo-di-margaret-thatcher/2673]]></guid>
					<pubDate>Sat, 15 Nov 2025 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Alla fine dei conti]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/alla-fine-dei-conti/2672]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">La stucchevole polemica per il referendum sulla riforma dell&rsquo;ordinamento giudiziario non conosce soste nei talk e meno intensamente sulla stampa, ma al momento non sembra appassionare l&rsquo;opinione pubblica. La stessa politica, lasciato quell&rsquo;argomento per lo pi&ugrave; ai vari personaggi-spettacolo, al momento si concentra su altro, cio&egrave; sulla legge di bilancio che deve essere approvata entro fine anno.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il rituale &egrave; pi&ugrave; o meno il solito: in vista di un piccolo, ma non del tutto insignificante spazio di dibattito parlamentare in cui qualche limatura si potr&agrave; avere, intanto ci si prepara con attacchi di diverso genere: abbastanza scomposti e populisti da parte dell&rsquo;opposizione, pi&ugrave; settoriali e talora subdoli da parte di categorie pi&ugrave; vicine alla maggioranza.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il nocciolo della questione &egrave; che siamo di fronte al fare parti uguali fra disuguali: la celebre frase di don Lorenzo Milani, divenuta titolo di un importante libro di Ermanno Gorrieri uscito dal Mulino nel 2002, ed ora oggetto di un bel docu-film liberamente visibile in rete. Oltre a questo sarebbe da citare un altro bel libro di Gorrieri, &ldquo;la giungla retributiva&rdquo; (1972), perch&eacute; coglieva, mezzo secolo fa, il tema che &egrave; al centro dell&rsquo;attuale diatriba.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Tutto infatti si impernia, in ultima istanza, sul problema di chi e come debba rispondere ad una congiuntura economica non felice, seppure, andrebbe detto, neppure drammaticamente catastrofica come certuni vogliono dipingerla. La gente percepisce che le capacit&agrave; di spesa degli individui e delle famiglie si sono ristrette, per le fasce pi&ugrave; svantaggiate in modo davvero drammatico, per altre in modo pi&ugrave; sopportabile, ma certo al prezzo di dover rinunciare a quote di &ldquo;benessere&rdquo; che erano divenute normalit&agrave;, una sorta di diritto acquisito. Di qui la ricerca di individuare il soggetto che possa rimettere in sesto la situazione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Poich&eacute;, come sempre accade, nelle fasi di disequilibrio c&rsquo;&egrave; chi ci guadagna, anche in forma esagerata, ecco che si ripresenta la richiesta di far pagare loro in forma punitiva il costo del riequilibrio. Lo sciocco slogan &ldquo;anche i ricchi piangano&rdquo; &egrave; l&rsquo;espressione di questa psicologia a buon mercato ed oggi viene rilanciato attingendo ad un altro mito, &ldquo;la patrimoniale&rdquo; sulle grandi ricchezze accumulate. Che tutti gli economisti degni di questo nome avvertano che non sono quelle le strade per cavare il famoso ragno dall&rsquo;altrettanto famoso buco conta poco: di fronte ad un mondo che affronta lo sconvolgimento di tutta una rete di punti di riferimento, in politica internazionale, come in politica sociale e culturale, ci sono da attendersi quelle che si definiscono reazioni di pancia.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma la politica non dovrebbe farsi ingabbiare nel loro inseguimento, vuoi erigendosi a vendicatori di chi sopporta il disagio del momento, vuoi inventandosi tutori di chi stando almeno benino teme venga messa in discussione la sua posizione (e aggiungiamoci pure gli egoismi di quelli che stanno benissimo). Il fatto &egrave; che in questo momento le capacit&agrave; creative delle nostre classi dirigenti sono piuttosto limitate.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Come ha detto la Banca d&rsquo;Italia nell&rsquo;audizione in commissione bilancio &egrave; difficile risolvere il problema della erosione del potere di spesa di salari e stipendi semplicemente facendo leva sul meccanismo della tassazione. Per come &egrave; costruito, proprio perch&eacute; deve di necessit&agrave; fare regole generali valide per tutti (dunque parti uguali fra disuguali), alla fine chi sta meglio guadagna di pi&ugrave; di chi sta peggio. Nel caso specifico della legge di bilancio in via di valutazione &egrave; ridicolo dire che essa premia &ldquo;i ricchi&rdquo; solo perch&eacute;, se tagli percentualmente le tasse, a chi ha di pi&ugrave; resta per forza di cose di pi&ugrave; rispetto a chi partiva da una base pi&ugrave; bassa (senza contare che considerare ricco chi ha un reddito annuo lordo di 50mila euro non pu&ograve; che apparire quantomeno bizzarro&hellip;).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non si &egrave; tenuto alcun conto della seconda parte dell&rsquo;osservazione della Banca d&rsquo;Italia che invitava a considerare che gli incrementi di entrate andavano ottenuti con un adeguamento dei salari da parte di imprese che hanno guadagnato molto e che dovrebbero mettere in conto di far partecipare a quei frutti anche i lavoratori (ed &egrave; questo il terreno di lotta dei sindacati). Solo che qui entra in campo un altro fattore: le imprese sono restie ad accettare incrementi salariali per i propri dipendenti perch&eacute; non si fidano del futuro. In un contesto in cui tutto si muove, il quadro internazionale &egrave; turbolento, le guerre commerciali sono in corso, la Cina cerca espansioni sui mercati europei per reagire alle chiusure del mercato americano, gli imprenditori non investono nel costo della manodopera timorosi che quel che si concederebbe non possa reggere la situazione futura dei mercati.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Siamo cos&igrave; al classico del gatto che si morde la coda senza sapere che la coda &egrave; sua: non si vede soluzione se non nel ricorso alla &ldquo;mano pubblica&rdquo;, che per&ograve; &egrave; condizionata da una sovranit&agrave; sempre pi&ugrave; limitata dal suo inserimento nel quadro europeo e internazionale, per cui deve piegarsi a tenere i conti in ordine ed a muoversi con estrema circospezione. Si potrebbe fare di pi&ugrave;? Certamente, se si accettasse di mettere mano a quella giungla retributiva indiretta che sono le esenzioni, i privilegi, i bonus, i sussidi e finanziamenti, e via elencando che si sono accumulati e che costituiscono la palla al piede del nostro debito pubblico. Ma toccare quelli significa mettere i piedi su delle mine che poi scoppieranno a cascata. Detto chiaramente si tratta di un&rsquo;operazione assolutamente necessaria, ma che si potr&agrave; fare solo in un contesto di qualche forma di solidariet&agrave; trasversale fra tutte le forze politiche, perch&eacute; solo cos&igrave; si potr&agrave; uscire vincenti dal vortice del corporativismo che se non riesce proprio a trascinarci a fondo, comunque non ci fa avanzare.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Perch&eacute; alla fine dei conti i conti si devono pur fare. E su questo ha le sue ragioni il Giorgietti San Sebastiano di questi giorni.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/alla-fine-dei-conti/2672]]></guid>
					<pubDate>Wed, 12 Nov 2025 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Storia di Gaza: terra, politica, conflitti]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/storia-di-gaza-terra-politica-conflitti/2671]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Scrivere un libro su Gaza di questi tempi potrebbe evocare la metafora del lanciare un sasso nello stagno.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il conflitto israelo-palestinese, originato dall&rsquo;attacco terroristico di Hamas &ldquo;Operazione Diluvio al-Aqṣā&rdquo; del 7 ottobre 2023 (nel giorno del cinquantesimo anniversario dello scoppio della&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_del_Kippur"><span style="color: #000000;">guerra arabo-israeliana del 1973</span></a>), con l&rsquo;uccisione di 1200 tra civili e militari israeliani e il sequestro di altri 250 tenuti in ostaggio per oltre due anni (restituiti in parte vivi o morti), si &egrave; risolto in una tragedia umanitaria, con l&rsquo;uccisione di 65 mila vittime e il ferimento di altre 166 mila persone. In mondovisione &egrave; stato rappresentato uno scenario raccapricciante, citt&agrave;, case, villaggi rasi al suolo, una belligeranza estesa a gran parte del Medioriente, il massacro della popolazione inerme, le tendopoli, gli accampamenti, la fame, le malattie, le mutilazioni &ndash; con un numero spropositato di bambini uccisi, almeno 16 mila &ndash; stimato come la guerra pi&ugrave; sanguinosa del XXI secolo. Il pogrom di Hamas ha spaccato il mondo politico, suscitando deprecazione non solo come aspetto dell&rsquo;estremismo terroristico e del fondamentalismo religioso mentre molti osservatori hanno duramente biasimato la reazione di Israele che pure &egrave; stata sostenuta dagli USA e da larga parte del mondo occidentale. Anche in Italia le manifestazioni di piazza pro-Pal hanno raggiunto un parossismo distruttivo che &egrave; arrivato a evocare l&rsquo;odio razziale contro gli ebrei, un rigurgito da condannare senza riserve. Trovo per chiudere questa breve introduzione che di tutte le parole usate per aprire ad una trattativa di dialogo, preludio della tregua che si va concretizzando il termine &ldquo;proporzionalit&agrave;&rdquo; sarebbe stato il viatico diplomatico per scongiurare il dramma della strage che c&rsquo;&egrave; stata.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma il libro di Arturo Marzano &ldquo;Storia di Gaza. Terra, politica, conflitti&rdquo; edito da Il Mulino in uscita in questi giorni non appartiene al genere speculativo di una narrazione che trae alimento dalla sanguinosa recrudescenza di un rapporto conflittuale tra Palestina ed Israele che dura da oltre un secolo e mezzo, per polarizzare accuse o suscitare consensi. Il saggio di Marzano &egrave; un capolavoro di realt&agrave;, descrizione minuziosa, ricerca storica, retroscena politici, culturali, etnici, religiosi, economici, sempre argomentato in modo oggettivo, scaltrito e aderente a tutti i tipi di ragioni sostenibili utili a inquadrare il progressivo materializzarsi di una diaspora, analiticamente e minuziosamente raccontata quasi giorno per giorno, anno per anno fino all&rsquo;esplosione di un conflitto profondissimo rimasto latente e sottotraccia in ogni fase della sua quotidiana narrazione, fatto di dettagli e aspetti a lungo taciuti, nascosti o semplicemente rinviati. L&rsquo;autore usa tutti i parametri di valutazione del contesto a poco a poco divenuto &ldquo;questione israelo-palestinese&rdquo;, scavando nei meandri pi&ugrave; reconditi o palesi di una deriva di polarizzazione che ha avuto una sola traccia espansiva: la radicalizzazione estrema, lo scontro frontale a un passo dal cupio dissolvi della distruzione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In un lembo di terra fertile un tempo baciata dal mare e inondata dal sole, dove le attivit&agrave; umane pi&ugrave; antiche come la pesca, l&rsquo;artigianato, il commercio erano fiorenti e gestite in un contesto di sostenibilit&agrave; d&rsquo;insieme, grandi macigni (le religioni, le etnie, le ideologie, le economie, le lingue, gli idiomi&hellip;) si sono materializzati scontrandosi fra loro. La storia di Gaza ha radici remote che Marzano descrive e spiega con dovizia di dettagli: il sottotitolo del libro &ndash; &ldquo;terra, politica, conflitti&rdquo; &egrave; la traccia di questa narrazione. Aggiungerei &ldquo;popolo e lotte di autodeterminazione e di governo&rdquo;, perch&eacute; sono le due ragioni di chi oggi sostiene la teoria &lsquo;due nazioni, due stati&rsquo;. Dall&rsquo;Impero Ottomano al mandato britannico, dalla guerra del 1948 all&rsquo;arrivo nella striscia di 200 mila profughi palestinesi, alla presenza egiziana tra fratellanza musulmana e <em>fedayn </em>e alla sua seconda fase fino all&rsquo;occupazione israeliana, dallo scoppio della ribellione dell&rsquo;Intifada fino alla nascita di Hamas e agli accordi di Oslo, alle elezioni del 2006 e al colpo di stato<em> </em>del 2007, alla spaccatura del mondo palestinese, tra Hamastan e Fatahland &ndash; le due Palestine rivali tra corruzione e sperpero da una parte e semina di odio e integralismo dall&rsquo;altra - &nbsp;alla guerra finale tra Hamas e Israele.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La storia di Gaza &egrave; stata sempre caratterizzata da colonizzazioni e conflitti: per questo il libro serve a chi voglia approfondirla per comprenderla, una descrizione ancorata ai fatti, denotativa, senza distorsioni interpretative, scevra da pregiudiziali ideologiche. Rileggo un articolo di Giulio Andreotti sul numero 11/1999 della rivista &lsquo;30 giorni&rsquo; da lui diretta e vi ritrovo intatti i motivi che hanno fatto esplodere l&rsquo;ultimo conflitto: <em>&ldquo;Questo &egrave; lo&nbsp;status quaestionis&nbsp;per quel che attiene al rapporto Israele-Palestina, mentre restano insoluti i problemi con la Siria e con il Libano; oltre la gi&agrave; sottolineata delicatissima questione di Gerusalemme</em>&rdquo;, e ricordo ci&ograve; che mi illustr&ograve; brevemente circa le sue interlocuzioni nel merito con Yasser Arafat. N&eacute; trovo argomenti per spiegare una sua affermazione che riletta oggi suonerebbe a un tempo profetica e persino irricevibile: "<em>Chiunque vivesse per 50 anni in un campo di concentramento senza futuro per i propri figli diventerebbe un terrorista</em>".&nbsp;</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per queste ragioni il saggio di Marzano esprime meglio di chiunque lo abbia fatto finora in una qualunque trasmissione televisiva - dove solitamente vengono ospitati opinionisti che ripetono il sentito dire ma teorizzano su fatti e misfatti che non conoscono (accade anche per l&rsquo;Ucraina) &ndash; una narrazione meramente descrittiva di una realt&agrave; storica. &ldquo;<em>Nonostante la situazione molto complicata degli ultimi anni, prima del 7 ottobre, Gaza &egrave; stata anche &lsquo;normalit&agrave;&rsquo;. Una terra abitata da persone che andavano a scuola, studiavano, lavoravano, si impegnavano, progettavano, sognavano, come in qualsiasi altro posto del mondo</em>&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&ldquo;<em>I cittadini di Gaza non sono semplicemente martiri o vittime (o terroristi e fanatici, a seconda della prospettiva) ma anche persone comuni con preoccupazioni comuni&rdquo;. (Ilana Feldman- Governare Gaza: Burocrazia, autorit&agrave; e lavoro di governo, 1917-1967 - Duke University Press &ndash; 2008, pag. 28)&rdquo;.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Pur essendo tutti figli di Dio, non riconoscerne uno condivisibile rende le religioni motori di conflitti piuttosto che attori di pace. Siamo come polvere di stelle che cade dal cielo e il luogo dove si deposita ne prelude il destino.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/storia-di-gaza-terra-politica-conflitti/2671]]></guid>
					<pubDate>Sat, 08 Nov 2025 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Un referendum per spaccare il paese]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/un-referendum-per-spaccare-il-paese/2670]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">In politica la radicalizzazione esasperata degli scontri &egrave; una brutta bestia. Lo sanno tutti, ma &egrave; come per il vizio: ben pochi lo difendono, moltissimi ci cascano e lo praticano. &Egrave; quel che purtroppo ci attende con l&rsquo;apertura della campagna per il referendum confermativo della riforma che passa sotto il nome di separazione delle carriere.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ragionarci con distacco &egrave; impresa ardua, ma noi, nel nostro piccolissimo, ci proviamo. Il punto di partenza &egrave; che si discute di due temi che a rigore non dovrebbero essere neppure strettamente connessi (ma, lo vedremo, lo sono): l&rsquo;organizzazione delle funzioni dal momento che si &egrave; deciso di passare nel processo penale al sistema accusatorio (riforma Vassalli: 1988!!); l&rsquo;autogoverno corporativo dei magistrati.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In s&eacute; nel momento in cui si era passati al nuovo regime (quello &ldquo;all&rsquo;americana&rdquo;, che gli anziani come chi scrive avevano appreso in TV nei telefilm di Perry Mason) avrebbe dovuto essere inevitabile una specializzazione del ruolo del P.M. che si diversificava da quello del giudice. Si poteva trattare di adeguare il nostro ordinamento a quel che &egrave; in vigore in quasi tutti gli stati democratici che hanno il sistema accusatorio, e infatti abbiamo dagli anni Ottanta del secolo scorso in avanti molteplici proposte di agire in quella direzione, proposte che sono venute da diverse parti sia politiche che tecniche.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La magistratura organizzata non ha mai visto di buon occhio la ridefinizione delle due posizioni, un po&rsquo; per conservatorismo, un po&rsquo; perch&eacute; ovviamente si sarebbero ristrette le possibilit&agrave; di movimento dei magistrati. Di qui una lotta sorda e intricata fra sostenitori di una razionalizzazione del sistema adeguandolo al nuovo contesto e difensori di un autogoverno corporativo degli stessi magistrati che non voleva interferenze dall&rsquo;esterno: ecco dove si saldano i due problemi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In mezzo ci si &egrave; messa la crisi politica della prima repubblica. Da un lato essa ha scoperchiato la profonda corruzione, non solo nel senso banale del termine, che aveva compromesso la credibilit&agrave; del sistema dei partiti e di quote non piccole delle sue classi dirigenti. Questo aveva dato spazio di intervento alla magistratura che iniziando, doverosamente, dall&rsquo;intervenire su alcuni specifici reati corruttivi si &egrave; vista travolgere da un enorme consenso popolare che ha spinto una parte di essa ad autoassegnarsi il compito neo giacobino di moralizzatori del sistema (con relativo taglio di teste all&rsquo;ingrosso, per fortuna, visti i tempi, non pi&ugrave; sanguinario, seppure in vari casi piuttosto cruento).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dal lato opposto la magistratura organizzata ha progressivamente bruciato il suo ruolo di autogoverno, per la semplice ragione che &egrave; stata del tutto incapace sia di sanzionare gli errori, talora clamorosi, in cui alcuni erano incorsi (adesso giustamente si ricorda il caso del giudice che arrest&ograve; e sped&igrave; in galera l&rsquo;innocente Enzo Tortora, ma non &egrave; che un caso), sia di esercitare una azione educativa sull&rsquo;uso, chiamiamolo cos&igrave;, disinvolto, dei poteri della pubblica accusa. Per di pi&ugrave; era divenuto evidente che l&rsquo;autogoverno, istituito a tutela dell&rsquo;indipendenza dell&rsquo;organo giudiziario, aveva finito per essere terreno per una organizzazione di correnti per la gestione delle carriere e per la prevalente difesa dei vantaggi corporativi. Questo ha rovesciato il favore con cui molta parte dell&rsquo;opinione pubblica aveva salutato il neo giacobinismo giudiziario (fenomeno che non risulta nuovo a chi ha studiato la storia delle rivoluzioni).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&Egrave; con questa vicenda alle spalle che siamo arrivati alla prova di forza che &egrave; terminata (forse) con l&rsquo;approvazione della riforma costituzionale promossa dal governo di destra-centro. L&rsquo;obiettivo di questa non &egrave; tanto sistemare in maniera razionale il meccanismo del sistema penale accusatorio (e qui si scontrano molti interessi, compresi quelli degli avvocati&hellip;), quanto sfidare la torsione del neo giacobinismo corporativo che ha trasformato quello che nella teoria costituzionale classica doveva essere un &ldquo;potere neutro&rdquo; (Montesquieu) in un &ldquo;potere di controllo&rdquo; (non previsto) sugli altri poteri, ovviamente sovraordinato e superiore altrimenti non che controllo &egrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il cuore della riforma &egrave; lo smantellamento del CSM come ganglio del potere corporativo governato dalla organizzazione dei magistrati in correnti: la divisione in due, uno per i giudicanti e uno per i PM, &egrave; solo un omaggio formale al quadro accusatorio, perch&eacute; il nucleo &egrave; la formazione di quei corpi per sorteggio e in parallelo la sottrazione ad essi del potere disciplinare affidato invece ad un organo in teoria non corporativo (peraltro questa dovrebbe essere la normalit&agrave;: non &egrave; sano che la valutazione delle eventuali deviazioni sia fatta &ldquo;internamente&rdquo; ad una corporazione).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La riforma non &egrave; stata scritta da menti giuridicamente molto illuminate, ma le opposizioni alla sua formulazione sono venute da sponde ancor meno capaci di volare alto. Adesso siamo al festival degli opposti slogan, delle argomentazioni sofistiche fatte per eccitare pregiudizi di vario tipo, dei &ldquo;testimonial&rdquo; scelti strumentalmente fra i personaggi che possono fare scena in una delle direzioni che si contrappongono. Dubitiamo che il referendum si svolger&agrave; come un confronto sufficientemente controllato su temi di fondo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Le incognite sono molte. Prima di tutto quanti elettori andranno a votare. Non c&rsquo;&egrave; necessit&agrave; di quorum, ma ovviamente se la partecipazione fosse bassa sar&agrave; un argomento per delegittimare il risultato qualunque esso sia (ancor pi&ugrave; se lo scarto fra i s&igrave; e i no fosse non grande). In secondo luogo con un paese spaccato da una lunga campagna referendaria, che sar&agrave; inevitabilmente al calor bianco perch&eacute; gli estremisti non demorderanno e costringeranno gli altri ad adeguarsi a quei toni, comunque andasse a finire ci saranno pesanti ricadute. Se vincessero i &ldquo;no&rdquo; perch&eacute; si chieder&agrave; la caduta del governo e soprattutto perch&eacute; le correnti pi&ugrave; neo giacobine della magistratura si sentiranno incentivate a procedere sulla loro strada. Se vincessero i &ldquo;s&igrave;&rdquo; perch&eacute; la maggioranza di destra-centro vorr&agrave; riscuotere il successo probabilmente con l&rsquo;affrettare la scadenza elettorale nazionale (circostanze internazionali permettendolo) e perch&eacute; l&rsquo;applicazione concreta della riforma non &egrave; detto venga fatta con la necessaria attenzione soprattutto in presenza di reazioni bloccarde da parte degli sconfitti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Temiamo che gli elettori nella loro scelta siano davvero davanti a qualcosa di simile all&rsquo;alternativa del diavolo.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/un-referendum-per-spaccare-il-paese/2670]]></guid>
					<pubDate>Wed, 05 Nov 2025 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Ricordo di Alda Merini: il silenzio e il perdono possono renderci migliori]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/ricordo-di-alda-merini-il-silenzio-e-il-perdono-possono-renderci-migliori/2669]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Sono trascorsi quasi sedici anni dalla scomparsa di Alda Merini, anima bella e sofferente, ricca di umanit&agrave; e passioni (&ldquo;poeti si nasce, non si diventa&rdquo;): le siamo tutti debitori di sentimenti ed emozioni che la sua esperienza umana e letteraria ci hanno lasciato in dono come scintille di luce in uno scrigno prezioso.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Spinto dalla curiosit&agrave; di conoscere alcuni testimoni del nostro tempo (e scoprendo &ndash; frequentandoli - che il loro essere grandi coincide spesso con una naturale vocazione alla semplicit&agrave;, essendo capaci di lasciarsi attraversare dai marosi della vita conservando l&rsquo;innocenza del cuore, la lucidit&agrave; della ragione, le rare virt&ugrave; della dignit&agrave; e del pudore) ebbi la fortuna di incontrarla nella sua casa dei Navigli a Milano e di realizzare l&rsquo;ultima intervista della sua vita. Un dono incommensurabile, per la straordinaria personalit&agrave; della donna e dell&rsquo;artista. L&rsquo;avevo contattata con titubanza, mi ero presentato come &ldquo;persona desiderosa di conoscerla&rdquo;: mi aveva sorpreso il suo assenso a ricevermi. Suonando due giorni dopo alla sua porta di casa ebbi il timore di un suo ripensamento: sull&rsquo;uscio era incollato un perentorio avviso: &ldquo;non si ricevono giornalisti per interviste&rdquo;. Ma poco dopo sentii la sua voce: &ldquo;Entri pure, le ho lasciato la porta aperta&rdquo;. Era a letto, sorseggiava una granita e fumava la fedele sigaretta. Mi accolse con un senso di ospitalit&agrave; che non potr&ograve; mai dimenticare, mi fece sedere a fianco a s&egrave;. Parlammo della sua vita, delle sue sofferenze fisiche e spirituali: la malattia, le cure, le percosse. Traspariva dal suo volto e dalle sue parole il senso della sua straordinaria personalit&agrave;: ci sono persone non comprese, rese disadattate o dimenticate dalla vita cui si riservano tardivi riconoscimenti postumi. Cos&igrave; &egrave; stato per lei. Mi raccont&ograve; aneddoti personali (il cappotto che si fece prestare da un&rsquo;assistente sociale per ritirare un premio alla Scala, l&rsquo;invito in TV per una investitura ad un premio Nobel in cui lei stessa non aveva creduto, la sua vocazione alla maternit&agrave;, il disprezzo per i luoghi comuni alimentati dalla TV e dalle tecnologie: &ldquo;la gente non parla, blatera&rdquo;...). Emanava un grande senso di sofferenza fisica (dopo una recente operazione) compensato da &ldquo;visioni straordinarie&rdquo;, da un rapporto intimo e confidenziale con Dio e la preghiera (&ldquo;L&rsquo;uomo ha fame di un miracolo che gli spieghi la verit&agrave;. Io credo che Dio sia buono, la fiducia in Dio &egrave; per me l&rsquo;unica fonte di consolazione&rdquo;), da una visione concreta e disincantata della sua stessa vita: &ldquo;Il genio &egrave; come un implume che vuole crescere ma c&rsquo;&egrave; la gente che glielo impedisce e se lo divora&rdquo;. La casa era disadorna, persino trascurata: ma si capiva che il suo pensiero era altrove, che sono i sentimenti e la sensibilit&agrave; del cuore i valori da coltivare e alimentare. &ldquo;Il silenzio per l&rsquo;artista &egrave; una fonte d&rsquo;oro: saper tacere. Purtroppo l&rsquo;umanit&agrave; tenta di impedire le occasioni di silenzio, l&rsquo;uomo vuole riempirlo e distrugge il pensiero che deriva dal silenzio&rdquo;. Non potei tacerle una domanda che si &egrave; rilevata risolutiva per capire, ogni volta che ci ripenso, la sua visione della vita. &ldquo;Cosa pu&ograve; renderci migliori, pi&ugrave; buoni?&rdquo;. &ldquo;Il perdono &ndash; mi rispose &ndash; come sentimento pi&ugrave; alto&rdquo;.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/ricordo-di-alda-merini-il-silenzio-e-il-perdono-possono-renderci-migliori/2669]]></guid>
					<pubDate>Sat, 01 Nov 2025 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Le trasformazioni del PD]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/le-trasformazioni-del-pd/2668]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Ricordate la balena bianca. Era il nomignolo che Giampaolo Pansa aveva affibbiato alla DC per la sua capacit&agrave; di uscire indenne da mille tentativi di annientarla come la mitica Moby Dick. Oltre a questo l&rsquo;immagine rimandava per&ograve; ad un corpaccione che teneva dentro di tutto e tutto re-impastava: destra, centro, sinistra, con molteplici sfumature per ciascuna.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Viene in mente questa rappresentazione di fronte a quanto sta accadendo nel PD, anch&rsquo;esso un corpaccione in cui sta di tutto e di pi&ugrave; e che, come il fu partito cattolico, cerca di tenerlo insieme con una strutturazione sempre pi&ugrave; evidente in correnti. Difficile definire il PD come una balena con un colore: rossa la vorrebbero alcuni, altri preferirebbero un colore pi&ugrave; m&eacute;lange, fate voi. Cerchiamo piuttosto di vedere se il modello dc, che apertamente nessuno accetterebbe di sottoscrivere, possa reggere.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si potrebbe partire dalla sottolineatura che nei partiti-balena &egrave; l&rsquo;occupazione del potere a fare da collante. La Democrazia Cristiana storica il potere lo deteneva innanzitutto con il controllo, a lungo insostituibile, poi comunque centrale del governo nazionale (poi venivano comuni, regioni e quant&rsquo;altro). Il PD nelle sue varie versioni un potere in dimensioni simili non lo ha mai avuto, se non in alcune enclave regionali o municipali ereditate dal vecchio PCI. A livello nazionale ha sempre dovuto muoversi all&rsquo;interno di coalizioni i cui membri pi&ugrave; che a sostenerlo pensavano pi&ugrave; o meno ad affossarlo e alla fine ci riuscivano.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Questo per&ograve; &egrave; solo un aspetto per cos&igrave; dire estrinseco di ci&ograve; che ha consentito alla DC di essere, come si usa dire, un &ldquo;partito pigliatutto&rdquo;, capace di far convivere orientamenti abbastanza diversi fra loro. Il collante era molto pi&ugrave; complesso e articolato: si andava dall&rsquo;obbligo per cattolici di riconoscersi in quel solo partito (progressivamente indebolitosi, ma comunque presente come radice), ad un retroterra culturale a lungo vivace, ma poi ancora presente seppure non pi&ugrave; cos&igrave; egemone, il quale aveva elaborato e continuava ad aggiornare una visione sugli interessi comuni del Paese e sulla necessit&agrave; che a garantirli ci fosse un partito che si riteneva pi&ugrave; idoneo di tutti per quel compito.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&Egrave; difficile vedere qualcosa di simile nell&rsquo;attuale PD versione Schlein, sebbene nella versione Veltroni, che metteva a frutto delle riflessioni di Romano Prodi e della sua cerchia (non a caso di ascendenza in quella DC che abbiamo schizzato), si fosse provato a riproporre una qualche forma di &ldquo;partito della nazione&rdquo; (allora pudicamente definito &ldquo;a vocazione maggioritaria&rdquo;). Si pu&ograve; ritenere che sia stato il fallimento della prospettiva Veltroni, malamente riproposta in una versione da politica spettacolo sotto Matteo Renzi, a dare il via alla conquista del potere interno da parte di una generazione di scontenti convinti che la crisi storica dei sistemi occidentali offrisse loro l&rsquo;opportunit&agrave; di mettere in campo un nuovo e diverso tipo di egemonia che personalmente fatichiamo a definire culturale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sta di fatto che oggi si sta ponendo per quello che rimane il partito pi&ugrave; forte fra quelli di opposizione all&rsquo;attuale maggioranza di destra-centro il problema di scegliere fra l&rsquo;accettazione di essere semplicemente una componente &ldquo;pesante&rdquo; di una coalizione di cui non ha n&eacute; il controllo politico, n&eacute; quello progettuale, o il rilancio dell&rsquo;ambizione di tornare in qualche modo ad essere quel &ldquo;partito della nazione&rdquo; che oggi manca e che nonostante tutto FdI sotto la guida di Giorgia Meloni non riesce compiutamente ad essere.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Di qui lo scontrarsi di due prospettive. La prima, da vecchia politica politicante, &egrave; quella che vorrebbe fare del PD un partito coeso su una linea presunta di sinistra radicale, in competizione con le altre varianti di quelle interpretate da M5S e AVS, ma in grado di mantenere la primazia nella coalizione grazie ad una o a pi&ugrave; ipotetiche &ldquo;gambe di centro&rdquo; grazie all&rsquo;alleanza delle quali si potrebbe assumere il ruolo di governatori/mediatori della coalizione alternativa al destra-centro nel nuovo contesto bipolare.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La seconda &egrave; quella di tornare all&rsquo;incarnazione del partito &ldquo;maggioritario&rdquo;, nella convinzione, che non ci sembra infondata, che stia tramontando la stagione dell&rsquo;estremismo radicaleggiante, per cui agli slogan del &ldquo;cambiamo tutto&rdquo; vanno contrapposti i richiami al &ldquo;riformismo realista&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il conflitto fra queste due visioni si esprime ora apertamente nella organizzazione in due grandi correnti, perch&eacute; solo formalizzando questa contrapposizione la seconda opzione potr&agrave; provare a non farsi espellere dalla prima, secondo una vecchia, ma non doma tradizione degli scontri nell&rsquo;area della sinistra. Vedremo se la linea che si ispira ad una sinistra radicale (pi&ugrave; immaginaria che reale, a nostro modesto avviso) vorr&agrave; trovare modo di salvare il cosiddetto &ldquo;partito plurale&rdquo;, che finora non ha portato a grandi risultati, oppure se i riformisti riusciranno a ribaltare gli assetti interni di potere mettendo i radicali nella semplice posizione di ala estrema, ma non in grado di condizionare il loro progetto politico (ancora abbastanza vago, in verit&agrave;, e questa &egrave; la loro grande debolezza).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Da come si concluderanno questi confronti, in tempi che senz&rsquo;altro non saranno rapidi, ma che non possono evitare la scadenza delle prossime elezioni politiche nazionali, dipender&agrave; molto dell&rsquo;assetto futuro della nostra politica. Intanto, &egrave; facile prevederlo, le prime vere forche caudine, saranno gli appuntamenti col referendum sulla riforma costituzionale della giustizia: l&igrave; si vedr&agrave; molto di quanto l&rsquo;Italia &egrave; o non &egrave; entrata in una nuova fase e di che tipo questa potr&agrave; essere.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/le-trasformazioni-del-pd/2668]]></guid>
					<pubDate>Wed, 29 Oct 2025 00:01:00 +0100</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Buio americano]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/buio-americano/2667]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Densit&agrave; ed attualit&agrave; dei temi ed ampiezza e pertinenza dell&rsquo;analisi politologica sono due capisaldi di un affascinante libro del Prof. Mario Del Pero, Docente all&rsquo;Universit&agrave; di Parigi di Storia internazionale e Storia degli Stati uniti, edito dalla casa Editrice Il Mulino. Si tratta di due valori aggiunti utili per comprendere in modo connotativo e documentato tutto il cot&eacute; della trattazione divulgativa ed essoterica che la presenza di Trump &ndash; soprattutto nell&rsquo;accelerazione impressa al secondo mandato Presidenziale &ndash; ha pervaso in modo dirompente il dibattito sul ruolo degli Stati Uniti nella configurazione immaginifica e plastica di un nuovo ordine mondiale commisurato ai rapporti di forza tra le superpotenze in una contingenza epocale caratterizzata da scenari economici mutevoli e dal condizionamento degli eventi bellici in atto in Ucraina e in Medioriente. L&rsquo;autore presenta Trump come il teorico di una strategia di rottura e scompaginamento della globalizzazione: sono se mai da un lato l&rsquo;interdipendenza tra politica estera e politica interna USA (&lsquo;intermestic&rsquo;, come mix tra &lsquo;international&rsquo; e &lsquo;domestic&rsquo;) e l&rsquo;impegno a rilanciare la supremazia della potenza americana negli scenari internazionali sottraendoli ai vincoli (e agli orrori, descritti in toni apocalittici e distopici) dell&rsquo;interdipendenza dagli ambiti mondialistici (si pensi all&rsquo;unilateralismo energetico, agli accordi sul clima da COP21 a COP28) sui quali si sta esercitando una sorta di cleavage americano, che declassa i temi ambientali e del surriscaldamento definiti &lsquo;bufale&rsquo; e collocati agli ultimi posti delle classifiche degli interessi politico-economici, fino a diventare utili parametri per commisurare lo scollamento degli USA dagli orientamenti dell&rsquo;ONU in base ad una scelta di disaccoppiamento. Secondo il suo pi&ugrave; importante biografo &ndash; Steve Bannon &ndash; Trump ha saputo intercettare le paure del popolo americano dopo la crisi del 2008, fino a descrivere il suo avvento come &ldquo;the age of Trump&rdquo;: diversamente dal primo mandato il Presidente adotta stilemi linguistici e contenuti propri dai toni neo imperiali, consapevole della presenza di un grande rivale come la Cina, unica potenza in grado di insidiare il suprematismo militare, economico, produttivo degli USA dove la forza del dollaro &egrave; data dall&rsquo;essere valuta di riferimento per le transazioni internazionali, strumento per la determinazione dei prezzi delle materie prime, e moneta pi&ugrave; utilizzata nelle riserve delle banche centrali. In un mondo di interessi che risultano prevalenti sulle logiche amici-nemici, il principio della forza &egrave; ci&ograve; che legittima l&rsquo;uso e l&rsquo;ampiezza del compasso americano nel misurare e stabilire strategie fiscali e commerciali, come proprio nell&rsquo;incipit del secondo mandato presidenziale Trump ha assai bene espresso attraverso la logica dei tassi doganali e la politica dei dazi. Peraltro fluttuanti, ondivaghi e persino sconcertanti nella loro distribuzione sull&rsquo;import-export con i Paesi del mondo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E&rsquo; fin troppo nota la teoria del Make America Great Again (MAGA) secondo la quale l&rsquo;America deve riguadagnarsi autorevolezza, autocrazia e benessere di un tempo: neanche tanto velatamente ci&ograve; pu&ograve; solo accadere cacciando parassiti e nullafacenti, tagliando la spesa pubblica, erigendo muri insuperabili come quello progettato ai confini del Messico, arrestando i dissidenti, definanziando e controllando le Universit&agrave; come Harvard, limitando l&rsquo;immigrazione se non utile all&rsquo;interesse nazionale, privilegiando una sorta di suprematismo bianco. Riportare gli USA ai tempi d&rsquo;oro della potenza economica egemone, dei consumi interni, dell&rsquo;incremento della produzione che limiti le importazioni, della sontuosit&agrave; iperacquisitiva negli stili di vita interni. Sul piano internazionale Trump pare impegnato soprattutto su tre fronti: la competizione con la Cina, la ridefinizione delle relazioni con l&rsquo;Europa e gli equilibri in Medioriente, con un occhio di riguardo ad Israele (a cui &egrave; legato da un patto di ferro) e un&rsquo;accorta attenzione verso il mondo arabo e il Qatar in particolare. Leggendo le intense pagine del magnifico libro si evince come la Cina costituisca un autentico incubo per Trump, per questo l&rsquo;oscillazione dei dazi sull&rsquo;import delle tecnologie (specialmente) e del manifatturiero raggiungono balzelli da capogiro. Ci&ograve; non impedisce un rapporto di stima personale ostentata da Trump e Xi Jinping e suffragato da strette di mano immortalate in foto da archiviare. Circa l&rsquo;Europa il Capo della Casa Bianca ha fatto intendere che si tratta di una realt&agrave; che ha dato luogo all&rsquo;U.E. con l&rsquo;intendimento di &ldquo;fottere&rdquo; gli USA: perci&ograve; invita i Paesi del vecchio continente ad aumentare le spese militari fino ad un improbabile 5% da raggiungersi nel 2034, per questo considera l&rsquo;Ucraina una faccenda dannatamente europea, fino a trascurare radici e legami storici con il vecchio continente in nome di quel principio di interesse cui si &egrave; fatto riferimento. Forse disistima Macron e Merz pi&ugrave; di quanto tolleri e biasimi solo a parole Putin: ad Anchorage ha ricevuto solo lui e pare pi&ugrave; interessato ad inglobare Canada e Groenlandia di quanto possa occuparsi di Crimea e Donbas. L&rsquo;ultimo incontro alla Casa Bianca con Zelensky che proponeva uno scambio droni ucraini- Tomahawk americani si &egrave; concluso con un nulla di fatto. &nbsp;Quanto al Medioriente sta dimostrando in questi giorni (postumi al libro) quanto possa essere vincente l&rsquo;autorevolezza e il credito internazionale degli USA, arbitri da sempre (finora) degli equilibri nel mondo: nonostante il &ldquo;Buio americano&rdquo; la sospensione del conflitto e la sottoscrizione degli accordi che verosimilmente porteranno alla pace sono un successo storico che va attribuito senza indugi alla determinazione e all&rsquo;opera di convincimento messi in atto dal Presidente americano. Nel libro di Del Pero autarchia e neo- imperialismo restano per&ograve; i tratti distintivi che emergono come sintesi estrema dell&rsquo;era Trump. L&rsquo;autore ad un certo punto evidenzia una sorta di pedagogia tossica che ha iniettato veleno nel corpo americano gi&agrave; ammalato di nostalgia di passati edenici e ripiegamenti nazionalistici.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La promessa &egrave; impegnativa: il ritorno ad un benessere perduto e il superamento di una malintesa globalizzazione che flussi demografici e dimensioni planetarie fanno sopravvivere. Storicamente l&rsquo;isolazionismo e il protezionismo hanno tuttavia prodotto stagioni effimere di apparenze e immaginare di restare grandi e primi ma soli esprime una deriva velleitaria su cui solo la storia potr&agrave; decidere.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/buio-americano/2667]]></guid>
					<pubDate>Sat, 25 Oct 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Europa e Italia nella crisi internazionale]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/europa-e-italia-nella-crisi-internazionale/2666]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Sebbene i travagli dei partiti dopo la prima tornata delle regionali e in attesa della seconda a fine novembre non siano di poco conto, a determinare l&rsquo;andamento della politica italiana saranno molto di pi&ugrave; le crisi internazionali che sono ancora lontane dal trovare una soluzione. La gente magari fatica cogliere questo passaggio convinta tanto il nostro Paese quanto l&rsquo;Europa siano soggetti marginali in ci&ograve; che sta avvenendo. &Egrave; cos&igrave;, se si pensa solo al tavolo di regia delle crisi, ma non lo &egrave; se si considera che quanto avverr&agrave; avr&agrave; riflessi su una pluralit&agrave; di ambiti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Gestione delle politiche del commercio internazionale a cominciare dai dazi, impulso o depressione alle politiche economiche che possono venire da situazioni post belliche che richiederanno investimenti, spese pi&ugrave; o meno accentuate per fronteggiare i nuovi imperialismi e le loro espansioni, tutto questo avr&agrave; ricadute anche non banali sui bilanci degli stati europei e su quello della UE. E non parliamo dei turbamenti che essi trasmettono nelle opinioni pubbliche e che mettono alla prova la tenuta dei governi toccando la gestione degli equilibri sociali nonch&eacute; di quelli tra le forze politiche (peraltro gi&agrave; precari).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per l&rsquo;Europa il conflitto pi&ugrave; impattante &egrave; indubbiamente quello russo-ucraino, nonostante le opinioni pubbliche si appassionino maggiormente per quel che succede in quello mediorientale, dove l&rsquo;individuazione degli &ldquo;oppressi&rdquo; &egrave; a prima vista pi&ugrave; facile e immediata. Tuttavia &egrave; sul territorio dell&rsquo;Ucraina che Putin ha deciso di testare un ritorno sostanziale al tripolarismo USA-Cina- Russia, mettendo fine ad un multilateralismo in cui anche l&rsquo;Europa, almeno coi suoi stati pi&ugrave; importanti, poteva avere un suo posto. Anzi &egrave; abbastanza chiaro che lo zar di Mosca ha deciso di dichiarare la delegittimazione del nostro continente come attore internazionale di primo piano, muovendogli anzitutto una guerra culturale come entit&agrave; decadente e amorale. Noi vediamo solo molto limitatamente questa operazione, perch&eacute; si svolge in un contesto linguistico a cui pochi hanno accesso e in un sistema di comunicazione piuttosto autarchico, ma quanto giunge comunque a noi non lascia dubbi sull&rsquo;importanza di un approccio di questo tipo per fondare le pretese neo imperiali della Russia putiniana.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Come possono l&rsquo;Europa e l&rsquo;Italia reagire a questa sfida? La risposta non &egrave; facile, nel momento in cui l&rsquo;America di Trump sta discostandosi, a volte in modo molto determinato, da quel concetto di &ldquo;Occidente&rdquo; che nella sostanza ha fatto da collante fra le due sponde dell&rsquo;Atlantico. La cultura europea, e quella italiana non fa eccezione, aveva da tempo preso le distanze da quel concetto che sembrava troppo legato alle esperienze del colonialismo e dell&rsquo;imperialismo fra Otto e Novecento. Naturalmente qualsiasi serio studioso di storia politico-culturale sa che non &egrave; cos&igrave;, la ricchezza della cultura euro-atlantica non &egrave; riducibile ad alcune sue declinazioni in determinati frangenti storici, ma nella percezione diffusa dal sistema mediatico ha prevalso una interpretazione negativa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per di pi&ugrave; la difesa di certe semplificate peculiarit&agrave; della cultura occidentale &egrave; stata quasi monopolizzata dalle ondate reazionarie che si sono sviluppate in risposta alle fughe estremiste nelle posizioni che abbiamo schizzato sopra: e questo non aiuta certo a favorire un ruolo costruttivo di ci&ograve; che potremmo definire un po&rsquo; sbrigativamente la creativit&agrave; europea.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Lo si vede molto bene proprio nelle due crisi maggiori in questo momento. In Medio Oriente il gioco, se cos&igrave; possiamo chiamarlo, &egrave; in mano ad Israele, ai paesi arabi, agli USA, tre soggetti che nella fase presente vogliono, pur da punti di vista diversi, sentirsi liberi dai vincoli di appartenenza o relazione con la cultura politica europea. La situazione non &egrave; troppo dissimile per quel che riguarda il conflitto russo-ucraino. Come abbiamo gi&agrave; detto, a Mosca non si riconosce nessuna preminenza alla tradizione occidentale e la stessa ondata culturale (si fa per dire) che &egrave; incarnata dal trumpismo si fonda sulla rivendicazione di una specificit&agrave; americana che a loro parere &egrave; del tutto distante da qualsiasi retaggio europeo. A maggior ragione si pu&ograve; ben capire che non ci si possa aspettare dalla Cina la promozione di un riconoscimento dei valori della storia occidentale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Del resto, se volete una prova di quanto stiamo affermando pensate al successo che stanno avendo i modelli politici autocratici, persino dittatoriali, che sono esattamente la negazione di quello che &egrave; stato il grande portato storico del pensiero politico occidentale: il costituzionalismo democratico. Anche dove in teoria questo principio non viene messo in discussione come negli USA e in Israele, assistiamo ad un suo pratico indebolimento, con il potere di governo che punta a svincolarsi da quel quadro e che per non pochi aspetti ci sta riuscendo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Possono l&rsquo;Italia e l&rsquo;Europa non darsi carico della sfida che questa deriva presenta per la loro stessa consistenza come soggetti storici? La risposta dovrebbe essere scontata, ma non pu&ograve; consistere in sterili diatribe generiche sul ritorno dei fascismi e sui pericoli delle destre estreme. Ci vuole uno scatto di reni, la ripresa di un serio e approfondito dibattito sui modelli della cultura occidentale e sul loro ripensamento/adeguamento, perch&eacute; in questa fase &egrave; con l&rsquo;offerta di una risposta &ldquo;culturale&rdquo; alla crisi presente degli equilibri internazionali che gli europei, e dentro di essi gli italiani che hanno titoli per dire qualcosa di sensato, potranno ritrovare un ruolo di protagonisti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il che implicher&agrave; il superamento delle gelosie storiche e contingenti fra le componenti, poco teatrino e tanto lavoro di studio e ricerca, riconsiderazione del problema della capacit&agrave; di deterrenza da opporre ai nemici, ma dar&agrave; vita a quel nuovo rinascimento europeo che abbiamo tutte le ragioni di augurarci.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/europa-e-italia-nella-crisi-internazionale/2666]]></guid>
					<pubDate>Wed, 22 Oct 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[La prima vittima a morire in guerra è la verità (Eschilo)]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/la-prima-vittima-a-morire-in-guerra-la-verit-eschilo/2665]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Sono trascorsi oltre 1300 giorni dall&rsquo;invasione armata dell&rsquo;Ucraina da parte della Russia e &ndash; a parte le 19 sanzioni comminate dall&rsquo;U.E. all&rsquo;aggressore (peraltro mai illustrate nei dettagli e negli auspicati esiti) e il progressivo disimpegno di Trump dal massacro in atto con tutti gli impliciti e le evidenze del caso &ndash; le istituzioni politiche del mondo occidentale hanno reagito con sostegni militari non risolutivi del conflitto e ora i Paesi dell&rsquo;U.E. stanno prendendo atto delle vere intenzioni di Putin che provoca e minaccia con pres&igrave;di dei territori e dei confini, con sorvoli aerei e incursioni di droni. Le prese di posizione nonostante una pletora di incontri mai drasticamente risolutivi (nemmeno nella considerazione dell&rsquo;ipotesi di sospendere le acquisizioni dalla Russia di gas e petrolio, una scelta che avrebbe sferrato un duro colpo all&rsquo;economia di Mosca) sono state una polifonia stonata per intensit&agrave; differenti, indisponibilit&agrave; ad azioni unitarie, dissonanti prese di posizione: in estrema sintesi un <em>bailamme</em> ben descritto da Mario Draghi come &lsquo;evaporazione ed evanescenza&rsquo; di una visione sostanzialmente acefala. &nbsp;</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Di converso &egrave; cresciuta nella pubblica opinione una sorta di indifferenza mista a insofferenza per il protrarsi del conflitto che &ndash; in misure diverse &ndash; ha sottratto risorse ed energie alle economie nazionali. Se la guerra in Ucraina durer&agrave; a lungo &ndash; perch&eacute; la premessa dirimente &egrave; l&rsquo;indisponibilit&agrave; di Putin ad un accordo di pace &ndash; i soldati di un esercito europeo che un domani dovesse fronteggiare un&rsquo;avanzata russa in Europa (che non &egrave; fantascienza) probabilmente non hanno ancora prestato il servizio militare nel proprio Paese. Di converso cresce in modo allarmante l&rsquo;infiltrazione filoputiniana in Europa e in Italia in particolare: ne scriveva un anno fa Alessandro Barbano sul Riformista citando la sistematica falsificazione della Storia nei libri di testo: Putin voleva liberare Kyiv dai nazisti, cacciare Zelensky e mettere al suo posto &ldquo;gente per bene&rdquo;, riprendersi i territori asseritamente russofoni e difendersi dalle provocazioni della NATO. Ne scrive in questi giorni Angelo Allegri su Il Giornale illustrando la sistematica mistificazione dei fatti e della loro storia nella sola narrativa ammessa dal Cremlino nell&rsquo;unico libro di testo in uso nelle scuole russe: Stalin grande leader, Ucraina nazista, Gorbaciov ingenuo, a Kyiv criminali di guerra e bande neonaziste che si sono impadronite del potere per dotare l'Ucraina di armi nucleari". "<em>Sarebbe stata la fine della civilt&agrave; e non era possibile permetterlo", conclude il libro. Da qui la necessit&agrave; dell'"operazione speciale" avviata da Putin&rdquo;.</em> Non stupisce pi&ugrave; di tanto il proselitismo di cui ha fatto incetta la dottrina rascista&ndash; con ogni mezzo di propaganda e campagna acquisti- nelle forze politiche di estrema destra e di estrema sinistra europee, fomentando e sovvenzionando la falsificazione della realt&agrave;. Sorprende invece questa strana convergenza tra opposti populismi che si riscontra nelle invettive politiche e nella mistificazione di certo giornalismo. Ancor di pi&ugrave; emergono sentimenti di dubbio, negazionismo, disimpegno etico e culturale in larga parte dell&rsquo;immaginario collettivo che sta bilanciando colpe e responsabilit&agrave; in parti quasi uguali tra aggressori ed aggrediti: una distinzione che non vale pi&ugrave;, offuscata dalla nebbia del qualunquismo e vanificata dalla lunghezza irrisolta del conflitto di cui non si vedono esiti positivi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nessuno &egrave; sceso in piazza a manifestare &ndash; a parte qualche mesto sventolio di bandiere della comunit&agrave; ucraina in Italia &ndash; non ci sono stati cortei, devastazioni, atti di teppismo, scontri con le forze dell&rsquo;ordine, non sono state bruciate bandiere o foto di leader politici, imbrattati muri, distrutti manufatti, invase le stazioni ferroviarie, lanciate bombe carta, messe in atto aggressioni fisiche. Nessuna Flottilla &egrave; partita via terra o via mare per testimoniare vicinanza alla popolazione ucraina massacrata ogni giorno dai bombardamenti, privata della luce elettrica e dell&rsquo;acqua, nessuna comprensione &egrave; stata espressa verso i bambini uccisi o rapiti e portati in Siberia, nessuna piet&agrave; per le famiglie distrutte e rimaste senza casa, per gli ospedali messi a ferro e fuoco, i centri commerciali ridotti a carneficina, le centrali nucleari prese di mira con pericoli catastrofici, in un contesto che ricorda l&rsquo;olocausto dell&rsquo;Holodomor. Se lo chiede Ezio Mauro in uno splendido articolo su Repubblica: <em>&ldquo;Perch&eacute; il blocco di opinione che prende nettamente posizione su Gaza e condanna il governo di Netanyahu, non sente il dovere di compattarsi nella denuncia dell&rsquo;aggressione russa all&rsquo;Ucraina?&rdquo;&hellip;.&rdquo;Come pu&ograve; la coscienza pubblica risvegliarsi in Medio Oriente con una chiara attribuzione di responsabilit&agrave; a Israele (che per&ograve; deve accompagnarsi alla richiesta di liberazione degli ostaggi da parte di Hamas) e &ldquo;confondersi&rdquo; a Kyiv, arenandosi nel Donbass?&rdquo;. </em>La domanda e la comparazione dei due contesti in cui si esprime un sentimento collettivo nettamente diverso che va dal &ldquo;blocchiamo tutto&rdquo; da una parte all&rsquo;ignavia pi&ugrave; colpevole dall&rsquo;altra, non sono retoriche.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;iniziativa umanitaria &egrave; comprensibile ma anche ad essa va applicato il criterio della proporzionalit&agrave; delle azioni, specie se alimenta rigurgiti antisemiti, odio per gli ebrei e non condanna il comportamento criminale di Hamas ma finisce per giustificarlo o ignorarlo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il timore &egrave; che la risposta nasconda verit&agrave; inconfessabili, dettate da deliberate manipolazioni nei disegni politici e suscettibili di previsioni ancor pi&ugrave; miserabili e catastrofiche che ci ricordano che la Storia del 900 non l&rsquo;abbiamo imparata abbastanza.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/la-prima-vittima-a-morire-in-guerra-la-verit-eschilo/2665]]></guid>
					<pubDate>Sun, 19 Oct 2025 00:00:01 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Regionali: nessun esperimento]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/regionali-nessun-esperimento/2664]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Ad una tornata elettorale a fine anni Cinquanta del secolo scorso la CDU di Adenauer si present&ograve; con lo slogan: &ldquo;Nessun esperimento!&rdquo;. Potrebbe essere l&rsquo;epitaffio che spiega l&rsquo;andamento delle tre elezioni regionali appena concluse e che probabilmente verr&agrave; confermato per l&rsquo;intero ciclo che si concluder&agrave; a fine novembre (la sola possibile incognita &egrave; la Campania, ma &egrave; difficile che inverta il trend).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Cosa &egrave; infatti accaduto? Semplicemente che sono usciti perdenti tutti i tentativi di cambiare la situazione dei governi in carica contrapponendo ad essi progetti fantasiosi che rincorrevano tendenze di moda nel teatrino della politica. I tre governatori confermati, ciascuno con buon, talora ottimo margine, cio&egrave; Acquaroli, Occhiuto, Giani, non sono personaggi da talk show, non hanno fatto campagne sfavillanti a suon di trovate per finire in prima pagina. Non sono certo omogenei come collocazione nelle rispettive coalizioni: Acquaroli &egrave; un meloniano storico, Occhiuto un uomo di FI che viene da un lontano passato DC, Giani un socialista niente affatto omogeneo al cerchio magico della Schlein (che infatti non lo voleva candidato, anche se adesso cerca di intestarsi la vittoria). Hanno per&ograve; in comune una presenza costante nella gestione dell&rsquo;amministrazione regionale: pi&ugrave; o meno brillante a seconda dei casi, ma comunque costante. I loro competitori, soprattutto due, Ricci e Tridico, erano personaggi da trovate, ma gli &egrave; andata male.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In questi casi si dice che la gente ha scelto l&rsquo;usato sicuro, ma &egrave; anche riduttivo. Diciamo piuttosto che il fascino del rovesciare il tavolo per cambiare radicalmente verso alle politiche in corso non convince, per la semplice ragione che viene considerato impossibile. Per questo, come &egrave; nella normalit&agrave; delle esperienze politiche, chi gestisce il potere si radica e non viene scalzato a meno di esaurimento delle sue capacit&agrave; distributive.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La realt&agrave; che sembra ormai inscalfibile del livello di astensionismo che coinvolge met&agrave; degli elettori (in Toscana si &egrave; recato alle urne il 47,7% degli aventi diritto) riflette questa sfiducia nella possibilit&agrave; di avere una politica che ribalti gli andamenti correnti, per cui chi si astiene alla fine pensa che questo o quello per me pari sono.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">I partiti fingono di stracciarsi le vesti per la diserzione di massa delle urne, ma in definitiva ci fanno conto: cos&igrave; la partita si gioca all&rsquo;interno dei &ldquo;campi&rdquo; consolidati, in un bipolarismo generale che resiste e dove ciascuno continuer&agrave; a governare il suo piccolo, medio o grande feudo. L&rsquo;interrogativo oggi &egrave; se questa regola varr&agrave; anche per le elezioni nazionali, che non sono dietro l&rsquo;angolo, ma neppure tanto lontane (si prevede il voto pi&ugrave; o meno a giugno 2027), salvo sempre eventi inattesi. Nel governo del paese il destra-centro si &egrave; insediato da una legislatura e, per quanto come tutti i predecessori abbia cercato di distribuire il pi&ugrave; spoglie possibili (ma pi&ugrave; che altro ai suoi fidi), non si pu&ograve; ancora dire radicato in maniera solidissima. Significa che &egrave; sfidabile con prospettive di successo? Dipende.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La lezione che tutti i partiti dovrebbero trarre dall&rsquo;andamento delle regionali &egrave; che premia pi&ugrave; un esercizio tranquillo del potere che la vendita di sogni su un cambiamento radicale che non risulta credibile. Ma si tratta di una lezione che i partiti non vogliono imparare, perch&eacute; domina ancora la teoria del cosiddetto &ldquo;partito pigliatutto&rdquo; (<em>Catch all party</em>) spostata adesso sulla coalizione: bisogna tenere insieme sia i barricadieri che i moderati, sia i riformisti che i massimalisti, perch&eacute; alla fine tutto &egrave; affidato alla aritmetica elettorale che premia la somma dei voti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ci&ograve; che si tende a sottovalutare &egrave; che il modello funziona a patto che ci sia una regia forte e non contendibile che mette al centro una gestione equilibrata delle risorse disponibili per chi governa e lascia ai margini, relegandole a &ldquo;propaganda&rdquo;, le intemerate demagogico-populiste. Questo accade parzialmente nel destra-centro dove la leadership di Giorgia Meloni si fonda sul suo ruolo di premier (nel senso pieno del termine in questo momento) che unisce un attivismo nella politica internazionale ad una gestione prudente del comparto economico finanziario. Poi non riesce a scordarsi il suo passato di agitatrice e si lascia andare a discorsi che stridono con il suo ruolo da premier (non dovrebbe farsi condizionare dal fatto che altri, a cominciare da Trump, amino il doppio registro: ci creda, non porta bene). Tuttavia pu&ograve; contare sulla sponda moderata di FI e sul fatto che il momento di Salvini sta tramontando, come mostrano i flop nelle regionali (e in Veneto vincer&agrave; un altro tipo di Lega&hellip;).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nell&rsquo;ex centro sinistra, che adesso non &egrave; neppure pi&ugrave; in grado di rivendicare quello storico nome ed &egrave; costretto ad una definizione-marmellata come &egrave; &ldquo;campo largo&rdquo;, manca una leadership che dia identit&agrave; ad un progetto di governo. Elly Schlein non ha quello che Berlusconi aveva definito &ldquo;il quid&rdquo; per compattare le forze attorno ad un progetto, che fra il resto non ha il coraggio di lasciar elaborare perch&eacute; implicherebbe fare scelte il che significa dividersi. Conte &egrave; davvero un visconte dimezzato, per usare una battuta, che a sua volta non ha da offrire nulla se non la sua personale ambizione e un piccolo nucleo di personaggi in cui mancano quelli di sicuro spessore. N&eacute; l&rsquo;estrema sinistra di AVS, n&eacute; il centro, ora ribattezzato &ldquo;casa dei riformisti&rdquo;, sembrano mettere in campo pi&ugrave; di qualche pi&ugrave; o meno efficace mattatore da talk show (il massimo &egrave; Renzi, superbo nella parte, ma che non riesce ad uscire dallo schermo TV che diventa la sua prigione).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In questo quadro quel che succeder&agrave; alle elezioni nazionali &egrave; un&rsquo;incognita e di quelle grosse. Non solo perch&eacute; con la situazione internazionale che c&rsquo;&egrave; e con le guerre commerciali in corso si potranno avere ricadute sui nostri equilibri sociali, ma anche perch&eacute; prima di quelle urne dovrebbe esserci il referendum confermativo sulla riforma costituzionale della giustizia. Una terribile sirena per tutte le pulsioni barricadiere, a destra, a sinistra e nelle varie corporazioni presenti nel nostro sistema, col rischio di portare il Paese ad una guerriglia civile a bassa intensit&agrave;, cio&egrave; proprio a quello che pu&ograve; sconvolgere la nostra situazione complessiva.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/regionali-nessun-esperimento/2664]]></guid>
					<pubDate>Wed, 15 Oct 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Un docente con disabilità ha diritto ad una sede scolastica vicina al domicilio]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/un-docente-con-disabilit-ha-diritto-ad-una-sede-scolastica-vicina-al-domicilio/2663]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Dopo l&rsquo;entrata in vigore della legge 18 luglio 2025 n. 106 &ldquo;Tutela dei lavoratori affetti da patologie oncologiche, croniche, invalidanti con invalidit&agrave; del 75%&rdquo;, si sono riscontrate disapplicazioni del principio di conservazione del posto di lavoro e della sede di servizio nei casi di assenze previste dall&rsquo;art.1 della citata norma. La competenza esclusiva di un capo d&rsquo;istituto nell&rsquo;assegnazione del plesso ad inizio anno scolastico &ndash; prerogativa introdotta dal combinato disposto dello status dirigenziale e dell&rsquo;autonomia scolastica &ndash; trova infatti un limite nel diritto soggettivo del docente a veder riconosciute alcune tutele che riguardano le proprie condizioni di salute. Si &egrave; gi&agrave; ampiamente evidenziato come l&rsquo;art.21 della legge 104/92 stabilisca che un docente titolare di invalidit&agrave; pari a 2/3 unita al possesso dei requisiti di cui all&rsquo;art. 3 comma 1 della stessa legge 104 non consenta il suo spostamento di sede se non per urgenti ed indifferibili motivi organizzativi di cui spetta al dirigente scolastico produrre l&rsquo;onere della prova, oltre all&rsquo;obbligo di consultare il docente interessato e di acquisirne il consenso. Figuriamoci se ci&ograve; avviene spostando l&rsquo;interessato fuori dal comune di domicilio, creando una situazione di evidente disagio. Sulla materia l&rsquo;On.le Debora Serracchiani firmataria del DDL 153 presentato alla Camera che ha originato l&rsquo;iter parlamentare che ha portato all&rsquo;approvazione unanime e bipartisan della legge 106/2025, ha presentato un&rsquo;interrogazione al Ministro dell&rsquo;Istruzione e del Merito e a quello della Pubblica Amministrazione, evidentemente volta ad ottenere una risposta che rispetti lo spirito della legge in tema di posto/sede di lavoro e si ha motivo di credere che il quesito posto trovi fondatezza nel fatto che &egrave; stato avanzato dalla Deputata che ha ispirato la ratio tutelante della legge (e sottoscritto dai parlamentari Furfaro, Girelli, Malavasi). Giova riportarla in attesa che i Ministri interpellati si pronuncino, auspicando che l&rsquo;interrogazione abbia riscontro positivo nel confermare la sussistenza di un diritto soggettivo che gi&agrave; la Cassazione ha riconosciuto con Sentenze n.&deg; 25379/2016 e 29990/2019.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&ldquo; <em>La legge 18 luglio 2025 n.106 &ldquo;disposizioni concernenti la conservazione del posto di lavoro e i permessi retribuiti per esami e cure mediche in favore dei lavoratori affetti da malattie oncologiche, invalidanti e croniche&rdquo; prevede all&rsquo;articolo 1 che i dipendenti pubblici o privati affetti da malattie oncologiche o da malattie invalidanti o croniche, anche rare, che comportino un grado di invalidit&agrave; pari o superiore al 74 per cento, possono richiedere un periodo di congedo, continuativo o frazionato, fino a ventiquattro mesi conservando nel contempo il proprio posto di lavoro; ad inizio del presente anno scolastico vengono, invece, segnalati casi di docenti che si trovano in queste condizioni di patologie certificate e di invalidit&agrave;, oltre che titolari di legge 104/92, che &ndash; in taluni casi senza preavviso e senza il loro consenso &ndash; sono stati assegnati &ndash; senza prendervi servizio &ndash; ad altra sede, spesso pi&ugrave; disagiata e lontana dal domicilio e senza alcuna spiegazione, se non un eventuale motivo di organizzazione interna, a discrezione del dirigente scolastico; le variazioni di sede disposte d&rsquo;ufficio con modalit&agrave; difformi all&rsquo;art. 21/legge 104 sono provvedimenti lesivi dello spirito della legge 106 che &ndash; prevedendo che i due anni di assenza per grave patologia siano frazionabili &ndash; non solo depone per la conservazione del posto di lavoro ma anche della sede lavorativa; la tutela di questo diritto soggettivo preceda qualsiasi motivazione discrezionale di una diversa organizzazione scolastica interna poich&eacute; lo spirito della legge 106/ 2025 &egrave; quello di tutelare la flessibilit&agrave; della fruizione dei due anni di assenza conservando la situazione lavorativa pregressa ed in particolare non il &ldquo;posto&rdquo; in senso astratto ma la vera e propria sede lavorativa effettiva anche perch&eacute; una visione restrittiva del concetto di "posto di lavoro" finirebbe per diventare punitiva per un docente affetto da patologia grave e non coglierebbe il senso pi&ugrave; tutelante, umano e rassicurante che la legge 106/2025 ha voluto significare: alla luce dei fatti esposti in premessa quali misure urgenti i ministri interrogati, ognuno per le proprie competenze, intendano adottare al fine di chiarire questo aspetto ed evitare situazioni umilianti per le persone fragili che la legge ha inteso invece proteggere</em>&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel frattempo giunge notizia di una recentissima Sentenza del Tribunale del Lavoro di Rimini del 24 settembre 2025 che riconosce il diritto di un docente con disabilit&agrave; ad essere assegnato ad una sede scolastica vicina al proprio domicilio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&ldquo;<em>Va dunque affermato &ndash; stabilisce il giudice ad&igrave;to &ndash; in generale l&rsquo;obbligo della amministrazioni scolastiche di attribuire con priorit&agrave; i posti disponibili al personale che beneficia delle riserve in quanto affetto da gravi patologie e solo in un secondo momento al personale inserito in graduatoria secondo il rispettivo punteggio e che non sia titolare di alcuna riserva</em>&rdquo;. La chiarezza cristallina della sentenza conferma quanto sancito dalla normativa vigente sopra richiamata: si auspica un conforme orientamento dei Ministri &ldquo;interrogati&rdquo; al fine di evitare situazioni che potrebbero integrare l&rsquo;ipotesi del mobbing lavorativo.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/un-docente-con-disabilit-ha-diritto-ad-una-sede-scolastica-vicina-al-domicilio/2663]]></guid>
					<pubDate>Sat, 11 Oct 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Governare al centro paga]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/governare-al-centro-paga/2662]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Che lettura dare dell&rsquo;esito della seconda prova di elezioni regionali? Ha vinto il centro destra ed &egrave; uscito con le ossa rotte il cosiddetto campo largo: vero, ma banale. La faccenda &egrave; un poco pi&ugrave; complessa e merita qualche riflessione, pur premettendo che ogni regione ha una sua storia specifica, il che vale ancora di pi&ugrave; per una regione meridionale e fra queste particolare come &egrave; la Calabria.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Tuttavia qualche linea di tendenza si pu&ograve; scorgere se compariamo l&rsquo;elezione ultima con quella delle Marche e con quanto ci si aspetta dalle prossime regioni chiamate al voto. Igor Taruffi, uno dei personaggi del PD pi&ugrave; omogenei alla Schlein, ha invitato a fare i bilanci solo alla fine: lo ha detto per consolarsi di due sconfitte brucianti, ma noi lo prendiamo in parola.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Su cinque regioni che sono andate o che andranno al voto (lasciamo da parte la Valle d&rsquo;Aosta, troppo atipica), in due hanno gi&agrave; vinto i governatori in carica e in Toscana ci si attende con buona approssimazione che avvenga lo stesso. Nelle tre in cui si voter&agrave; tra la settimana prossima e il 23-24 novembre non c&rsquo;&egrave; possibilit&agrave; di confermare i governatori in carica per via del divieto del terzo mandato, tuttavia i pronostici, realistici, danno la conferma certa del blocco di governo precedente. In due casi, Campania e Puglia, quello del campo largo, in uno, il Veneto, quello del centrodestra (leghista). Ora per&ograve;, se andiamo a fondo, vediamo che tanto in Puglia quanto in Veneto i candidati sono di fatto due &ldquo;moderati&rdquo;: sicuramente De Caro, ma anche il quasi certo candidato della Lega in Veneto, Stefani, &egrave; un degno allievo di Zaia, che certo non ha governato da estremista.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Potrebbe fare eccezione la Campania dove il candidato &egrave; il Cinque Stelle Roberto Fico che sta facendo un po&rsquo; di scena per mostrare un distacco dal precedente regno di De Luca, ma anche qui la faccenda non &egrave; cos&igrave; semplice. Per vincere Fico &egrave; gi&agrave; venuto a patti con De Luca e ancor pi&ugrave; lo dovr&agrave; fare per governare, mentre il vero reggente del campo largo in Campania &egrave; l&rsquo;abile sindaco di Napoli Manfredi: anche in questo caso non certo un barricadiero.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Questo contesto a nostro avviso mostra che l&rsquo;elettorato &egrave; meno attratto di quel che si presume dai populismi e dalle demagogie, persino quando questi cavalcano temi di alta sensibilit&agrave; come la tragedia in corso a Gaza. Nelle regioni si vota in definitiva per avere un governo, non per sperimentare proclami: l&rsquo;ha verificato sulla sua pelle l&rsquo;ex sindaco di Pesaro Ricci, che, a dispetto delle sue esibizioni pro Pal, &egrave; stato distaccato di otto punti dall&rsquo;uscente Acquaroli, non certo un carismatico trascinatore di folle. Ancor peggio &egrave; andata al pentastellato Tridico battuto con ben 16 punti di distacco dall&rsquo;uscente Occhiuto, in questo caso personaggio molto radicato nella sua regione contro un paracadutato dalle segreterie dei partiti. All&rsquo;ex presidente dell&rsquo;INPS, padre del reddito di cittadinanza, non &egrave; servito a molto promettere redditi di inclusione e altri bonus, n&eacute; denunciare i ritardi nella sanit&agrave; regionale, perch&eacute; non era credibile n&eacute; che con le finanze locali (e con le leggi vigenti) potesse finanziare quelle elargizioni, n&eacute; che bastasse la sua presenza per far funzionare una macchina della sanit&agrave; inceppata per ragioni strutturali sotto i precedenti governi regionali a prescindere dal loro colore.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Occhiuto &egrave; un politico di Forza Italia, che ha invitato alla pacificazione post elettorale e che viene da una storia di moderatismo: non &egrave; un caso che il partito di Tajani abbia spopolato raccogliendo anche con liste collegate un terzo dei voti totali. Giustamente il ministro degli Esteri era euforico, perch&eacute; quel successo lo conferma sia nel quadro politico generale che al secondo posto della gerarchia della maggioranza di governo. Del resto lo stesso Acquaroli, che invece viene da una storia di destra ben poco moderata (che nelle Marche ha una tradizione anche in alcuni casi imbarazzante), da governatore aveva tenuto una postura scevra da impennate e sceneggiate, il che evidentemente ha pagato.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;opposizione ex di centro sinistra imparer&agrave; qualcosa da quanto &egrave; successo o continuer&agrave; &ldquo;testardamente&rdquo; a sostenere che l&rsquo;importante &egrave; tenere tutto insieme pagando il prezzo di una radicalizzazione per compiacere M5S e AVS? In genere i partiti dalle sconfitte imparano poco, almeno nell&rsquo;immediato, perch&eacute; dovrebbero rivedere gli organigrammi dei loro gruppi dirigenti, cosa che sono sempre restii a fare. In particolare al gruppo dirigente del PD manca una robusta esperienza di governo: non ce l&rsquo;hanno n&eacute; Schlein, n&eacute; le persone del cerchio magico che le sta intorno. Quelle esperienze stanno semmai, sia pure non proprio in maniera splendida, nella corrente cosiddetta riformista, ma l&rsquo;effetto di spaesamento che domina in questi mesi impedisce un serio confronto sul tema.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si dovranno dunque attendere ancora i test delle prossime regionali. Qui di nuovo il tema vero sar&agrave; come si piazzano M5S e AVS e quanto il PD riesce a staccarli in termini di consenso elettorale. Per i Cinque Stelle la prova sar&agrave; particolarmente ardua, perch&eacute; se faranno flop sar&agrave; probabilmente impossibile per Conte puntare alla guida dell&rsquo;opposizione alle prossime elezioni nazionali. Se cos&igrave; non fosse e M5S avesse un buon risultato, il campo largo &egrave; destinato a consumarsi in una lotta cruenta per la leadership, il che del resto ha molti precedenti nella storia della sinistra.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;ipotesi che a bilanciare la situazione possa essere l&rsquo;avvento di una forza &ldquo;di centro&rdquo; che potrebbe anche dialogare in modo costruttivo con i moderati dell&rsquo;altra sponda &egrave; al momento tutta da verificare. Sin qui nelle regionali non ci sembra ci siano segnali robusti in quella direzione.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/governare-al-centro-paga/2662]]></guid>
					<pubDate>Wed, 08 Oct 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Come Putin prepara la sua nuova escalation]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/come-putin-prepara-la-sua-nuova-escalation/2661]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Come gi&agrave; evidenziato il bilaterale di Ferragosto tra Trump e Putin alla Joint Base Elmendorf-Richardson di Anchorage non ha proposto nulla di costruttivo: quel red carpet steso in onore dell&rsquo;illustre ospite ha lasciato in totale imbarazzo il Presidente USA, ricordando implicitamente che dal giorno del suo insediamento alla Casa Bianca (e nella magniloquenza del programma elettorale) aveva affermato che la guerra in Ucraina si sarebbe conclusa in pochi giorni. L&rsquo;incontro ha se mai rafforzato le mire strategiche del capo del Cremlino che si era presentato a quell&rsquo;appuntamento ostentando una non scalfibile sicurezza. Il successivo vertice di Pechino, alla presenza dei leader del rassemblement anti occidentale con tanto di parata militare e sfoggio di potenza bellica nucleare non ha inviato al mondo alcun segnale di distensione e di pace ma un messaggio di coesione, compattezza, minaccia e di forza. Trump continua a tessere una tela che ricorda quella di Penelope: facendo e disfacendo, promettendo e smentendo, minacciando dazi come deterrente ritorsivo alle emergenze di una nuova geopolitica (da lui stesso incautamente provocata) deve combattere su due fronti: quello del consenso interno centrato sul progetto MAGA e quello esterno dove nelle relazioni internazionali&nbsp; predilige l&rsquo;ostensiva mediazione con i tradizionali nemici piuttosto che rinsaldare i legami con i tradizionali alleati occidentali. Ci&ograve; ha creato non pochi problemi a Zelensky e ai leader europei: Putin si &egrave; sempre sottratto ad ogni tentativo di incontro finalizzato ad una tregua e ha continuato a bombardare l&rsquo;Ucraina sommersa da attacchi crescenti di droni, dimostrando che lui la pace non la vuole se non come resa incondizionata di Kyiv e annessione dei territori, mentre la balbettante Europa tra conciliaboli, meeting e strette di mano non &egrave; andata oltre la 19&deg; sanzione contro la Russia. Viene da chiedersi quale deterrente abbiano indotto nelle mire espansive del Cremlino le 18 precedenti, se oggi Putin conta di disporre di 700 mila soldati schierati sul campo. Fondamentalmente USA ed Europa non hanno saputo leggere i segnali di debolezza della Russia che di fatto ha lasciato sul campo pi&ugrave; vittime di quante ne abbia disseminate, nonostante la devastante distruzione del territorio ucraino, recentemente in particolare nelle regioni di Donetsk, Dnipropetrovsk, Kharkiv, Kherson, Kyiv, Poltava, Sumy, Zaporizhzhia, Nizhyn, Chernihiv e il massacro della popolazione civile.&nbsp; Il disimpegno di Trump che di fatto considera la guerra russo-ucraina una faccenda che tocca all&rsquo;Europa risolvere e le incertezze dei Paesi del vecchio continente hanno enfatizzato un&rsquo;immagine dirompente e dilagante della Russia: Mario Draghi a cavallo del suo Rapporto sul futuro della competitivit&agrave; europea ha pi&ugrave; volte ma in almeno due occasioni ufficialmente esposto un piano che &ndash; bypassando retorica e indecisione - sarebbe stato risolutivo e avrebbe mandato Mosca in default economico-finanziario: quello di evitare qualunque finanziamento indiretto della Russia attraverso l&rsquo;acquisto del suo gas e del suo petrolio (sull&rsquo;oro nero va registrata la recentissima analoga raccomandazione dello stesso Trump rivolta all&rsquo;Europa, che fa parte del copione &ldquo;vedetevela voi&rdquo;). Draghi sta leggendo infatti nei piani dell&rsquo;U.E. pi&ugrave; incertezze ed evanescenze che ipotesi risolute di impegno concreto. Nel frattempo Putin ha continuato a tessere la sua strategia a un tempo espansiva e provocatoria: con la Bielorussia ha dato il via all&rsquo;esercitazione militare congiunta Zapad 2025, con l&rsquo;impiego di 13 mila uomini e il dispiegamento del missile ipersonico Oreshnik, un'arma a lungo raggio in grado di essere equipaggiata con testate atomiche, presente sia a Kaliningrad che in Bielorussia. Contemporaneamente &ndash; ritorcendo spudoratamente le responsabilit&agrave; verso la NATO e i Paesi europei confinanti, da sempre accusati di atti di provocazione &ndash; ha iniziato a saggiare le reazioni del Paesi limitrofi con la violazione dei loro spazi aerei attraverso l&rsquo;incursione di aerei e droni senza piani di volo e con i transponder spenti: ci hanno provato in Polonia, Romania, Estonia, Lituania arrivando ad essere intercettati sopra gli aeroporti di Copenaghen e Oslo. Il segnale &egrave; molto chiaro: da un lato l&rsquo;operazione &ldquo;Ovest (Zapad) 2025&rdquo; potrebbe diventare una riedizione via terra dell&rsquo;operazione militare speciale, (non dimentichiamo che i confini con la Finlandia sono presidiati da truppe russe), dall&rsquo;altro con le provocazioni dei sorvoli oltre confine, Putin vuole saggiare le reazioni diplomatiche-politiche-militari dei Paesi Nato. L&rsquo;Ucraina diventerebbe una tappa intermedia di espansione in Europa: non &egrave; fantapolitica perch&eacute; i segnali sono eloquenti. Si aggiunga che Putin sta tentando di condizionare le elezioni in Moldavia (le autorit&agrave; locali hanno sequestrato 600 mila euro provenienti dalla Russia per comprare i voti) e si aprirebbe un fronte di accesso all&rsquo;Ucraina passando da Odessa e la Transnistria. &nbsp;Ma c&rsquo;&egrave; una terza via che il Cremlino sta orchestrando attraverso intese o disimpegni delle forze politiche populiste ed esplicita una prospettiva di escalation che fa leva sulla disgregazione dell&rsquo;unit&agrave; europea (oltre che sul disimpegno scandaloso di Trump: mai l&rsquo;America aveva dimostrato tanto ostracismo verso NATO, ONU, U.E. e l&rsquo;Occidente). Non &egrave; affatto estraneo a questa logica che fa leva su affiliazioni ideologiche striscianti e sobillazioni popolari ci&ograve; che sta accadendo in Francia: di fatto Macron (non solo perch&eacute; dispone del nucleare) &egrave; il leader europeo pi&ugrave; inviso al Cremlino. Non &egrave; tempo di distinguo e disimpegni, specialmente nell&rsquo;U.E. servono compattezza e unit&agrave; d&rsquo;intenti, l&rsquo;essere unisoni nel cogliere i potenziali pericoli (uno studio ONU che pare fatto apposta per renderla ancora pi&ugrave; debole e vulnerabile, stabilisce che in 100 ore Putin potrebbe impadronirsi dell&rsquo;Europa). Ma non &egrave; neanche produttivo enfatizzare allarmismi: davvero la visione e la lungimiranza di Mario Draghi sarebbero un valore aggiunto che farebbe leva sull&rsquo;intelligenza tattico-strategica piuttosto che sul frettoloso riarmo militare, inviso a molti, anche se drammaticamente necessario. In questo momento contare sul sostegno di Trump &egrave; come perdersi nello sconquasso internazionale provocato dalla sua imprevedibilit&agrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Uno che fa di tutto per screditare la scienza e la medicina ufficiale (The Wall Street Journal riferisce che lui e Kennedy sconsigliano tachipirina e vaccini per l&rsquo;epatite B perch&eacute; provocherebbero l&rsquo;autismo), che disprezza Harward e considera uno spreco finanziare universit&agrave;, studi e ricerca pura e applicata mentre dedica pi&ugrave; attenzione agli accordi con la Cina per una partnership su Tik Tok, alimenta timori e incertezze che dobbiamo invece scrollarci di dosso, risolutamente.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/come-putin-prepara-la-sua-nuova-escalation/2661]]></guid>
					<pubDate>Sat, 04 Oct 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Marche: Bipolare la metà che vota]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/marche-bipolare-la-met-che-vota/2660]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Il primo test elettorale d&rsquo;autunno &egrave; arrivato e qualcosa ci dice, a prescindere dal solito balletto delle interpretazioni interessate, per cui chi vince vede un trend storico, chi perde la butta nel solito &ldquo;&egrave; un test limitato&rdquo;, &ldquo;si sapeva che il governo ha pi&ugrave; mezzi&rdquo;, &ldquo;tireremo le somme a fine anno&rdquo;, ecc. ecc.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il primo dato incontrovertibile &egrave; l&rsquo;astensionismo che tocca nelle Marche un secco 50%: met&agrave; degli elettori non &egrave; interessato a votare. Ci si consola attribuendo il fenomeno ad una delusione verso la politica che non sarebbe credibile, ma &egrave; vero a met&agrave;. Pi&ugrave; probabilmente una buona parte degli astenuti &egrave; convinta che chiunque governi non sar&agrave; in grado di risolvere problemi strutturali impossibili da mettere rapidamente sotto controllo (pensiamo anche solo ai problemi della sanit&agrave;) per cui questi o quelli per me pari sono.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per far tornare alle urne gli astenuti non servono i mezzucci a cui ricorrono i partiti: non serve radicalizzare lo scontro, fare appello a grandi emozioni pubbliche (vedi la faccenda pro Pal), e non serve neppure puntare sulla capacit&agrave; di presenza mediatica dei personaggi (se valesse quella, Ricci avrebbe agilmente prevalso su Acquaroli, mentre &egrave; accaduto esattamente il contrario). Per la verit&agrave; va detto che gran parte della corsa alla radicalizzazione, per lo pi&ugrave; populistica e demagogica, non risponde all&rsquo;obiettivo di ampliare i consensi, ma pi&ugrave; semplicemente di tenersi quelli degli &ldquo;arrabbiati&rdquo;. Vale a destra, come a sinistra, anche se il loro numero &egrave; in diminuzione, ma siccome nelle elezioni &egrave;, come diceva Tot&ograve;, la somma che fa il totale, tutto fa brodo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">I numeri non danno potere a quelli che abbiamo definito arrabbiati. La Lega non solo &egrave; clamorosamente scesa dai vertici delle precedenti tornate, ma &egrave; risultata solo il terzo partito della coalizione di destra centro dietro FI (7,3% contro l&rsquo;8,6% del partito di Tajani a cui andrebbe aggiunto l&rsquo;1,6% di Noi Moderati di Lupi). Le intemerate di Salvini non sfondano. Peggio la situazione nel cosiddetto campo largo (inutile chiamarlo centro sinistra, perch&eacute; il centro &egrave; stato asfaltato da Schlein e compagni). Cinque Stelle e AVS del duo Fratoianni-Bonelli non riescono a portare in dote neppure un 10% di suffragi (per l&rsquo;esattezza, M5S 5%; AVS 4,1%). Analizzare la composizione del voto al PD non &egrave; semplice: il partito ha raccolto il 22,5% a cui andrebbe aggiunto un 7,3% della lista a sostegno di Ricci. In quella congerie ci sono sia componenti di nuova (e vecchia) sinistra secondo il modello Schlein-Bersani, sia componenti inquiete del cosiddetto riformismo. Certo &egrave; che il &ldquo;testardo&rdquo; campo largo non attira pi&ugrave; di tanto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nonostante questo &egrave; giusto rilevare che il sistema si conferma bipolare, anzi si stabilizza in questa configurazione. Non sbaglia chi osserva che una tenuta della coalizione al governo a met&agrave; mandato non va sottovalutata per almeno due fattori: perch&eacute; si votava in una regione che non &egrave; storicamente di destra, anzi era stata sino a cinque anni fa governata dal centro sinistra, per cui un ritorno al passato era ipotizzabile; perch&eacute; a stare ad una rilevazione sul consenso ai &ldquo;governatori&rdquo; Acquaroli aveva un punteggio pi&ugrave; che deludente (ma &egrave; stato contando su questo che il campo largo ha pensato di poter se non vincere, almeno pareggiare, mentre cos&igrave; non &egrave; stato).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per&ograve; l&rsquo;attuale coalizione della premier Meloni vince, ma non stravince, e soprattutto le opposizioni, pi&ugrave; o meno di buona voglia, mantengono una unit&agrave; nel proporsi come alternativa Per questo si pu&ograve; parlare del radicarsi di quel bipolarismo a cui avevano puntato al loro tempo Berlusconi e Prodi (per citare due figure simboliche). Il problema &egrave; che alla forza delle due figure di riferimento contrapposte non &egrave; seguito qualcosa di analogo. Certo a destra Giorgia Meloni sta dimostrando una forza attrattiva notevole, grazie anche ad una gestione abile della politica internazionale (cosa su cui Berlusconi era carente), ma deve ancora mostrare una decisa capacit&agrave; di assimilare la Lega alla sua politica: e si tratta per ora di una spina che deve togliersi dal fianco.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">A sinistra non c&rsquo;&egrave; nulla di paragonabile a Prodi. A Schlein mancano la statura e l&rsquo;esperienza della gestione dell&rsquo;economia e delle istituzioni (la sua presenza nella regione Emila Romagna come assessore e vice presidente &egrave; stata, ad essere benevoli, grigia) e la capacit&agrave; di elaborazione programmatica sia in politica interna che estera &egrave; pi&ugrave; che scarsa. La sua forza &egrave; la capacit&agrave; di movimentare il movimentismo, se ci si consente il gioco di parole, ma non basta. Quanto a Conte, a prescindere dal giudizio sulle sue capacit&agrave;, non &egrave; in condizioni di proporsi come &ldquo;federatore&rdquo;, non fosse per altro perch&eacute; &egrave; troppo preso dal tenere federati i suoi. Il resto in campo sono al momento ipotesi di leader inventate dai media, siamo in attesa di una o pi&ugrave; figure con la storia e la statura adeguate.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In un quadro di questo tipo sarebbe necessario arrivare ad una stabilizzazione equilibrata del bipolarismo. Come &egrave; avvenuto nei paesi dove questo modello ha funzionato (oggi peraltro anche l&igrave; in difficolt&agrave;) il confronto deve avvenire fra due blocchi che possono competere per alternarsi al governo perch&eacute; sono di fatto tangenti al centro, perch&eacute; il loro succedersi non rimette mai in gioco tutto il sistema fin nelle minuzie della distribuzione delle poltroncine, perch&eacute; si confrontano cercando di spostare i voti di opinione prospettando tanto soluzioni realistiche ai problemi, quanto classi dirigenti credibili nel metterle in atto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Stimi il lettore quanto siamo lontani da un bipolarismo equilibrato e quando sarebbe desiderabile marciare in quella direzione.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/marche-bipolare-la-met-che-vota/2660]]></guid>
					<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[La Moldavia respinge l'OPA di Putin e resta in Europa]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/la-moldavia-respinge-lopa-di-putin-e-resta-in-europa/2659]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Precedute e accompagnate da un clima di tensione e di attesa per l&rsquo;esito del voto, si sono svolte in Moldavia le elezioni per il rinnovo del Parlamento nazionale. Ad urne chiuse il &lsquo;Partito d&rsquo;azione e solidariet&agrave;&rsquo; guidato dalla Presidente del governo uscente Maia Sandu ha ottenuto il 50.03 % dei voti doppiando il &lsquo; Blocco patriottico filorusso&rsquo; di Igor Dodon, fermatosi al 24,26 % dei consensi. Secondo le prime proiezioni il Pas otterrebbe 53 seggi, mentre le opposizioni 48, con il Blocco Patriottico a 27 seggi e Alternativa 9 seggi. Il Nostro partito (Partidul Nostru) avr&agrave; sei seggi in parlamento, come il partito Democratia Acasa. In teoria, in un Parlamento che conta 101 seggi il Partito filo europeista dovrebbe poter contare su una maggioranza che consentirebbe di formare un nuovo Governo orientato a mantenere ancorata all&rsquo;Europa la Moldavia.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Le votazioni si sono svolte in un clima condizionato da tentativi di brogli e da attacchi hacker: ad urne ancora aperte il leader filorusso Dodon (a sua volta ex Presidente del Paese fino all&rsquo;elezione di Maia Sandu del 2021) aizzava l&rsquo;elettorato ad organizzare una manifestazione di protesta per il giorno successivo al voto, allo scopo di invalidare il voto ed indire nuove elezioni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il pressing di Putin su queste votazioni &egrave; stato massiccio, penetrante e disinvolto, utilizzando anche emissari e finanziatori inviati in Moldavia allo scopo di condizionare ed orientare il voto in un Paese di poco meno di due milioni e mezzo di abitanti e con un&rsquo;economia sostanzialmente povera ma &ndash; come il risultato elettorale ha dimostrato &ndash; in larga parte tenacemente aperto all&rsquo;integrazione politica ed economica con il mercato europeo. Come gi&agrave; scritto le autorit&agrave; giudiziarie avevano scoperto proprio alla vigilia del voto un giro di 600 mila euro provenienti da Mosca e destinati a rafforzare il fronte filoputiniano.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La capitale Chisinau dovrebbe quindi ospitare un governo formato nel segno della continuit&agrave; filoeuropeista e deciso a recidere i legami che un tempo tenevano storicamente il Paese soggiogato all&rsquo;URSS fino al 1991: condizione che Putin avrebbe voluto si realizzasse anche in occasione di queste votazioni allo scopo di rendere la Moldavia un Paese satellite dalla Russia, ci&ograve; che avrebbe aperto un fronte di accesso all&rsquo;Ucraina passando da Odessa e Transnistria ed un varco verso la confinante Romania, per una pi&ugrave; agevole espansione futura verso l&rsquo;Europa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Anche se fosse necessario inglobare nella compagine governativa il partito minore &lsquo;Blocco alternativo (BeA), filoeuropeista e conservatore, Maia Sandu dovrebbe essere in grado &ndash; con i soli seggi del PAS &ndash; di formare un governo nella direzione della continuit&agrave; della politica estera, aperto all&rsquo;Europa e al libero mercato. L&rsquo;euroscetticismo, il richiamo ai valori antichi di vicinanza e solidariet&agrave; con Mosca e il tentativo di riportare la Moldavia sotto la sfera di influenza del Cremlino sono dunque stati respinti da un popolo che con fierezza intende difendere la propria autodeterminazione e vede nell&rsquo;area socio-politico-economica dell&rsquo;Europa un futuro di benessere e di speranza. Si registrano intanto i primi commenti al risultato elettorale. Kaja Kallas, alto rappresentante per la politica estera dell&rsquo;U.E. ha affermato che &ldquo;<em>Il voto della Moldavia &egrave; un chiaro s&igrave; a un futuro europeo. Nonostante i massicci sforzi della Russia per diffondere disinformazione e comprare voti, nessuna forza pu&ograve; fermare un popolo impegnato per la libert&agrave;. Siamo al fianco della Moldavia nel suo percorso verso l'Ue".</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Le mire espansionistiche di Putin non conoscono remore e l&rsquo;atteggiamento aggressivo e oltranzista della Russia non perde occasione per rimarcare il vero obiettivo: l&rsquo;espansione verso l&rsquo;Europa, che l&rsquo;operazione Zapad 2025 e gli sconfinamenti aerei e dei droni nei cieli dei Paesi U.E e NATO hanno innegabilmente confermato. Tutto questo va risolutamente fermato e &ndash; come sottolinea Paolo Mieli &ndash; l&rsquo;Europa sta dimostrando una sorprendente capacit&agrave; di resilienza, nonostante resti sottotraccia un atteggiamento fideistico e negazionista in coloro che &ndash; in panciolle e dal divano di casa &ndash; minimizzano evidenze e pericoli. Basterebbe prestare pi&ugrave; attenzione alle parole di Lavrov che avverte sulle conseguenze che l&rsquo;abbattimento di qualche aereo russo oltre frontiera, potrebbero provocare. Una affermazione paradossale che rimarca una sfrontatezza senza limiti: evidentemente i sorvoli militari nei cieli di Paesi esteri e la presenza nel Mediterraneo di petroliere camuffate per ospitare droni, per non parlare della devastazione dell&rsquo;Ucraina che continua fingendo di parlare di pace, sono una violenza che il mondo libero dovrebbe continuare a tollerare.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/la-moldavia-respinge-lopa-di-putin-e-resta-in-europa/2659]]></guid>
					<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Luigi Di Maio, il Qatar e il Golfo Persico]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/luigi-di-maio-il-qatar-e-il-golfo-persico/2658]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Dopo la frattura con Conte (che lui stesso aveva portato alla ribalta del Movimento) e i 5 Stelle (rimasti con il loro capo politico legati al palo della demagogia e dell&rsquo;opposizione negazionista e preconcetta) e dopo la mancata rielezione in Parlamento con un proprio partito politico &ndash; &ldquo;Impegno civico&rdquo; in tandem con il Centro democratico di Bruno Tabacci &ndash; Luigi Di Maio ha da oltre due anni trovato una collocazione internazionale di prestigio. Proposto dal Governo a guida Mario Draghi (di cui aveva fatto parte come Ministro degli Esteri--incarico prorogato dal Conte-bis- dal 13 febbraio 2021 al 22 ottobre 2022, giorno di insediamento del Governo Meloni e dimessosi da Segretario di impegno Civico) come Rappresentante speciale dell'Unione europea per il Golfo Persico, viene scelto in una rosa di quattro candidati dall'Alto rappresentante&nbsp;Josep Borrell come &ldquo;rappresentante ufficiale dell&rsquo;U.E. per il Golfo Persico e assume l'incarico il 1&ordm; giugno 2023. Viene riconfermato il 15 gennaio 2025 per ulteriori due anni da Kaja Kallas, donna politica estone, succeduta a Borrell nella carica di Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, a sua volta designata dal 1&ordm; dicembre 2024 dalla Presidente della Commissione U.E. Ursula von Der Leyen. Nel conferire la proroga dell&rsquo;incarico di Alto rappresentante per la politica estera dell&rsquo;Ue,&nbsp;Kaja Kallas, ha motivato la prorogatio di Luigi Di Maio per l&rsquo;&laquo;eccellente prestazione&raquo; e il &laquo;grande contributo&raquo;&nbsp;alla politica estera dell&rsquo;Unione Europea. Un endorsement di assoluto rilievo per lo svolgimento di un incarico istituzionale nato con la sua nomina che si suppone non gli abbia fatto rimpiangere le beghe politiche del Belpaese, proiettandolo su una ribalta internazionale &ndash; peraltro con una retribuzione simile a quella di un parlamentare &ndash; dove il giovane politico di Avellino , cresciuto (anche politicamente) a Pomigliano d&rsquo;Arco sta dimostrando di trovarsi a suo agio, nelle relazioni politiche che lo rendono interlocutore tra U.E. e Golfo Persico, esprimendo una dimensione potenzialmente strategica in questa fase storica: nel Golfo Persico si affacciano infatti Paesi come&nbsp;Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Iran.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Una sorta di figura diplomatica che promuove gli interessi politici e cura le relazioni dell&rsquo;Unione in questa regione del mondo, spesso caratterizzata da crisi ricorrenti e instabilit&agrave; delle relazioni fra gli Stati.&nbsp;Una realt&agrave; istituzionale tutta da costruire visto che L&rsquo;Ue finora non ha mai avuto un rappresentante speciale nei Paesi del Golfo Persico, di fatto inventata da Borrell e confermata dalla Kallas con il sostegno di Ursula von der Leyen. Osservandola dall&rsquo;esterno si tratta di una presenza pi&ugrave; silente che interventista che sta affinando l&rsquo;esperienza del personaggio, in un contesto geografico potenzialmente minato dal clamore dei conflitti. Secondo l&rsquo;ISPI Il recente bombardamento dell&rsquo;IDF su Doha (dove erano riuniti i capi di Hamas e dove Khalil Hayya, capo negoziatore e uno dei leader di spicco dell'organizzazione palestinese, non sarebbe morto nel raid israeliano) &ldquo;<em>segna una svolta nei rapporti tra Israele e le monarchie del Golfo, mettendo in crisi gli Accordi di Abramo e in dubbio l&rsquo;affidabilit&agrave; degli USA</em>&rdquo;, creando uno iato tra un &acute;prima` e un &acute;dopo<strong>`</strong>&nbsp;nelle relazioni tra le monarchie del Golfo e Israele e accrescendone la distanza politica. &ldquo;<em>L&rsquo;Iran, con l&rsquo;attacco del 23 giugno alla base americana di Al Udeid nell&rsquo;emirato, l&rsquo;aveva dimostrato; Israele, con lo&nbsp;strike&nbsp;del 9 settembre contro la riunione di Hamas,&nbsp;lo ha ribadito</em>&rdquo;. Lo stesso rapporto tra gli USA<em> </em>e il Qatar<em> </em>apre ad una fase di stallo e incertezza, alimentata dalla volubilit&agrave; e dalle instabilit&agrave; decisionali di Trump (o dalla loro assenza)<em>.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dopo l&rsquo;abiura dell&rsquo;&rdquo;uno-vale-uno&rdquo;, il ripensamento sul Memorandum della via della seta del marzo 2019, il riposizionamento internazionale atlantista, la difesa a oltranza dell&rsquo;Ucraina, l&rsquo;incardinamento istituzionale nell&rsquo;U.E., l&rsquo;abbandono della linea oltranzista sostenuta dai &lsquo;gilet gialli&rsquo;, la presa di distanza netta da ogni forma di populismo e negazionismo, &nbsp;la netta scelta europeista e filoccidentale il cattolico Di Maio si sta ritagliando uno spazio di credibilit&agrave; nel panorama politico moderato europeo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">C&rsquo;&egrave; da scommettere che questa sar&agrave; la via della conversione definitiva a quei valori che l&rsquo;Europa esprime.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La contingenza di questa fase storica che esalta la politica internazionale, le relazioni tra mondo arabo e mondo occidentale e la questione israelo-palestinese, rendono interessante il suo ruolo di rappresentanza dell&rsquo;U.E. nel Golfo Persico, aprendogli potenziali spazi di mediazione, come osservatore e come propositore tecnico al decisore politico (l&rsquo;U.E.) di soluzioni diplomatiche centrate sul dialogo. Non solo l&rsquo;uomo del &lsquo;<em>relata refero&rsquo;</em> ma un potenziale agente di relazioni di pace, negli ovvi limiti del suo mandato e &ndash; soprattutto &ndash; nei pesi e contrappesi che l&rsquo;U.E. pu&ograve; onestamente offrire.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Abbiamo nel Golfo Persico un italiano che rappresenta la Commissione dell&rsquo;U.E. come osservatore politico.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Come tutti quelli che assolvono a compiti di una certa responsabilit&agrave; va messo alla prova delle evidenze e delle proposte esperibili. Per coloro che esprimono riserve sulla sua provenienza politica in nome del moderatismo va ricordato che &ndash; <em>tempora mutantur et nos mutamur in illis</em> - la politica &egrave; maestra di esperienze e anche di oneste conversioni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Speriamo dunque che nei limiti del suo incarico sia anche lui della partita che si sta giocando in Medio Oriente.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/luigi-di-maio-il-qatar-e-il-golfo-persico/2658]]></guid>
					<pubDate>Sat, 27 Sep 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Una nuova crisi del sistema dei partiti?]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/una-nuova-crisi-del-sistema-dei-partiti/2657]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Entriamo nella settimana che ci porter&agrave; il primo &ldquo;test&rdquo; elettorale con le elezioni nelle Marche (ci sarebbero anche quelle in Valle d&rsquo;Aosta, ma la situazione viene considerata peculiare e non se ne occupa quasi nessuno). Clima elettrico nei partiti, molto meno nel Paese in generale, ma sembra di capire nelle stesse Marche.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il problema che tutti si pongono &egrave; capire come sta il nostro sistema politico: che lo si possa interpretare veramente dai risultati delle urne regionali &egrave; dubbio, ma qualcosa si pu&ograve; intuire da come i partiti le stanno affrontando. Qui la parola d&rsquo;ordine &egrave;: polarizzazione ad ogni costo. Pi&ugrave; scatenati nel destra-centro, per ragioni che esamineremo, appena un po&rsquo; meno scalmanati nel campo largo, ma anche qui la tensione &egrave; alta.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Tutto dipende dalla convinzione che ormai a votare vanno solo gli&hellip; arrabbiati, o almeno che sono questi a fare la differenza. La conseguenza &egrave; che bisogna eccitare lo spirito di fazione, l&rsquo;identificazione nello scontro finale. A destra ci sono due strategie, che hanno punti di contiguit&agrave;, ma non sono eguali. La Lega, o almeno Salvini e il suo complicato partner Vannacci, spingono per i temi pi&ugrave; tradizionalmente reazionari: difendiamoci dall&rsquo;invasione degli immigrati, basta con le tasse, alziamo tutte le barriere pseudo-identitarie che possono venire in mente. Questa &egrave; la strategia individuata per resistere al logoramento del consenso, ma trova opposizioni interne pi&ugrave; decise di quanto appaia. Quelli che come Zaia, come alcuni uomini chiave della Lombardia, sanno di aver costruito il consenso sulla loro capacit&agrave; di gestire in modo particolare il consociativismo diffuso (come hanno fatto per molti decenni in altre regioni il vecchio PCI e i suoi eredi) non sono contenti di questa nuova stagione. Stanno coperti per non essere accusati di eventuali perdite elettorali, ma forse quando queste si verificassero torneranno a parlare.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Meloni sta mettendo in campo una strategia parzialmente diversa. Non che ripudi chiaramente gli argomenti neo reazionari, ma sa bene che ha un consenso troppo vasto per raccoglierlo tutto su quelli. Punta allora su un serrate le fila legato a quello che volgarmente viene definito vittimismo, ma che &egrave; qualcosa di pi&ugrave; sottile: &egrave; il ricordare che quella sua parte (larga) &egrave; stata snobbata in passato come stupida, insignificante, semplicemente neofascista, ignorando che portava in campo esigenze di un certo significato (e aveva ascolto in partiti che oggi non ci sono pi&ugrave;). Ricordare questo passato, che viene ingigantito e drammatizzato ma che pure &egrave; esistito, significa mandare un messaggio subliminale a chi la sostiene: occhio che abbiamo conquistato insperatamente uno spazio (e un potere) che ci verr&agrave; sottratto se non facciamo muro, perch&eacute; la nostra legittimazione ad occuparli non &egrave; stata affatto accettata (e infatti insiste che l&rsquo;opposizione proclama solo l&rsquo;obbiettivo di abbatterla non importa come).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La differenza rispetto al reazionarismo della Lega &egrave; che questa modalit&agrave; pu&ograve; pi&ugrave; facilmente essere ridotta a retorica per le elezioni, lasciando intendere che nel governare poi, a parte quando c&rsquo;&egrave; da spartirsi posizioni di potere, si ragiona diversamente (lo si vede in politica estera e in politica economica).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La situazione sul fronte opposto &egrave; quasi simmetrica: anche qui il mito della radicalizzazione tiene banco e per il momento &egrave; dominante. C&rsquo;&egrave; una inevitabile concorrenza fra il PD che vuole mantenere la sua posizione di partito pi&ugrave; consistente della coalizione e il M5S che pensa di poterla sfidare contando sulle componenti pi&ugrave; radicali dell&rsquo;elettorato che si identificano pi&ugrave; o meno anche in AVS. Schlein e i suoi consiglieri, incluso non a sorpresa il &ldquo;tattico&rdquo; Franceschini, pensano che se il PD sar&agrave; roboantemente &ldquo;di sinistra&rdquo; i gruppi dirigenti di quelle componenti staranno pi&ugrave; volentieri con lei che con Conte, non fosse altro perch&eacute; sanno di poter negoziare posizioni con una dirigenza meno volubile e imprevedibile rispetto a quella dei Cinque Stelle.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ci&ograve; provoca per&ograve; un problema notevole nel corpo del PD, che &egrave; nato dalla confluenza di varie tradizioni riformiste, che ha anche un certo radicamento di potere fondato su quelle esperienze, che non &egrave; veramente attrezzato al &ldquo;movimentismo&rdquo; se non come folklore (col vecchio PCI ci si riusciva, perch&eacute; la dirigenza aveva davvero in pugno il partito e aveva una credibilit&agrave; a tutta prova, cosa che non si pu&ograve; dire dell&rsquo;attuale gruppetto dirigente del PD). Nella visione degli strateghi (termine eccessivo) pro Schlein tutto si comporrebbe per la crescita di qualche formazione &ldquo;di centro&rdquo; che senza rubare se non pochi voti al PD potrebbe dragare un po&rsquo; di consenso disperso, rimanendo per&ograve; ancorata al ruolo di fare da stampella a loro, visto che l&rsquo;attrattivit&agrave; di Conte verso quel mondo per cos&igrave; dire moderato &egrave; assai scarsa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La componente del PD che viene dalle varie tradizioni del riformismo fino a quando potr&agrave; accettare di fare la ruota di scorta ai movimentismi schleiniani? Al momento essa &egrave; bloccata dal fatto che indebolire la segretaria e i suoi significa assumersi la responsabilit&agrave; di lasciar vincere il destra-centro, perch&eacute; al momento non esistono alternative al sistema della radicalizzazione bipolare.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Eppure se i problemi interni alla Lega esploderanno, se FI proceder&agrave; sulla via di una gestione moderata, se la stessa Meloni capir&agrave; che per sostenere le sue ambizioni da statista sia in politica economica che soprattutto in politica estera le &egrave; necessario abbandonare il revanchismo destrorso, la distribuzione dei pesi politici nel nostro sistema nazionale potrebbe subire mutamenti. Una presa di contatto solida con questi cambiamenti sarebbe inevitabile anche nel fu centrosinistra, tanto pi&ugrave; se l&rsquo;opinione pubblica, lasciati i fuochi di paglia degli estremismi di questi ultimi mesi, inizier&agrave; a chiedere meno demagogia e pi&ugrave; capacit&agrave; di governo dei problemi.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/una-nuova-crisi-del-sistema-dei-partiti/2657]]></guid>
					<pubDate>Wed, 24 Sep 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Ascesa e declino. Una storia dell'economia italiana]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/ascesa-e-declino-una-storia-delleconomia-italiana/2656]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">&lsquo;Uno splendido libro&rsquo; l&rsquo;ha definito Sabino Cassese, mentre Michele Salvati ritiene che si tratti di un volume che qualsiasi italiano preoccupato per il destino del suo Paese dovrebbe avere nella propria biblioteca.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Leggendo le 400 pagine di questa lunga e articolata riflessione sulle alterne vicende che hanno storicamente caratterizzato le fasi di ascesa e di declino dell&rsquo;economia italiana, si coglie uno sforzo descrittivo e interpretativo legato a doppio filo alle evidenze: non solo nell&rsquo;indagine retrospettiva e lungamente prodromica ed esplicativa che porta al presente ma anche nella visione lungimirante, scaltrita e prospetticamente aperta delle dinamiche in divenire. Il Prof. Emanuele Felice &ndash; docente allo IULM di Milano &ndash; consegna all&rsquo;editrice Il Mulino un&rsquo;esplorazione aggiornata che non si riduce ad un compendio per &lsquo;addetti ai lavori&rsquo; cucito con i panni della monografia universitaria ma offre una rivisitazione documentata e connotativa delle criticit&agrave; e delle potenzialit&agrave; delle condizioni economiche del nostro Paese, legate a dinamiche socio-politiche interne &ndash; come vettori di sviluppo e di ritrazione - ma inquadrate in un contesto multipolare e globale sempre pi&ugrave; incisivo e condizionante.&nbsp; Quando quella romana era l&rsquo;espressione della &lsquo;pi&ugrave; prospera fra tutte le economie preindustriali che si siano viste nella storia&rsquo; (Willem Jongman), l&rsquo;Italia era il faro di un mondo civilizzato che non esisteva altrove: oggi siamo attori e comparse di una coreografia polifonica planetaria dove la rivoluzione industriale e quella tecnologica hanno impresso accelerazioni dirompenti, con equilibri e disequilibri incerti e cangianti. Questo interessante e argomentato volume &egrave; innanzitutto un invito alla rivisitazione della Storia di cui la dimensione economica &egrave; vettore di emancipazione e progresso: nelle pieghe dei corsi e ricorsi, nei flussi di andata e ritorno essa &egrave; a un tempo causa ed effetto dei tempi di pace e di guerra (come oggi drammaticamente e ciclicamente riscontriamo), di ribaltamenti e consolidamenti sociali, elemento strategico per regimi e democrazie, distribuzione delle ricchezze e marginalizzazione delle povert&agrave;, emergenza e spiegazione delle stesse relazioni interpersonali nei sodalizi umani, fattore strategico sempre determinante ad ogni inquadramento spazio-temporale. L&rsquo;economia non &egrave; mai stata una scienza esatta e incontrovertibile ma neppure la spiegazione dietrologica dei &lsquo;se&rsquo; e dei &lsquo;ma&rsquo;<strong>:</strong> conserva per statuto una certa fedelt&agrave; alle regole che la spingono verso espansione e progresso ma non &egrave; premessa della crescita illimitata, per questo l&rsquo;autore la indaga &ndash; con un inquadramento rigoroso e denotativo -&nbsp; nella logica delle intersezioni e dei condizionamenti dove tra azzardi e ricerca di stabilit&agrave; il quadro politico nazionale e internazionale in continua evoluzione gioca &ndash; lo ha sempre fatto &ndash; un condizionamento ed un indirizzo caratterizzante e dirimente. Non per niente sono prevalentemente in uso dizioni come politiche monetarie, politiche fiscali, politiche tributarie, politiche di piano, debito pubblico, capitalismo, welfare, assistenzialismo, nazionalizzazioni, libero mercato, distribuzione dei redditi, controllo pubblico (interessante l&rsquo;approfondimento sulle nazionalizzazioni e i settori trainanti, dall&rsquo;energia, alla chimica, all&rsquo;industria automobilistica) fenomeno imprenditoriale delle PMI &ndash; base espansiva del Paese poi messa in crisi da burocrazia paralizzante e calo dei consumi interni . Cos&igrave; come nell&rsquo;attuale contingenza epocale la vicenda dei dazi imposta da Trump sta condizionando non poco alleanze, ostracismi, mediazioni diplomatiche e relazioni internazionali. In un libro aggiornato rispetto alla precedente edizione del 2015 non possono mancare riflessioni pi&ugrave; approfondite sul presente ma anche ripensamenti sui pregressi storici ed economici: a partire da una rivisitazione delle conseguenze delle due guerre mondiali, alla globalizzazione (e ai suoi limiti), alle problematiche relative alla sostenibilit&agrave; (un mix ambientale e antropologico), alle emergenze demografiche, alle migrazioni, alla concentrazione delle ricchezze, al riemergere dei nazionalismi, alla crescita dei populismi, all&rsquo;incidenza delle tecnologie, alle peculiarit&agrave; e ai chiaroscuri della politica italiana, mentre un intero capitolo viene dedicato all&rsquo;esperienza riferita alla leadership berlusconiana. L&rsquo;autore non indulge a retorica e si sofferma con dovizia descrittiva su un fenomeno che sta caratterizzando l&rsquo;economia italiana degli ultimi decenni: l&rsquo;arresto della crescita e dello sviluppo, il timore della recessione, il miracolo italiano relegato al ricordo di anni forse irripetibili, una spesa pubblica crescente e improduttiva, l&rsquo;assenza di una strategia centrata su ricerca e sviluppo, l&rsquo;inefficienza del sistema formativo fanalino di coda delle valutazioni dell&rsquo;OCSE.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il Prof. Felice, analizzando l&rsquo;insieme dei fattori che ci hanno portato dall&rsquo;ascesa al declino usa la metafora del passaggio dall&rsquo;et&agrave; dell&rsquo;oro a quella dell&rsquo;argento e a quella del bronzo. Viene spontaneamente da chiedersi dove - almeno in Europa e nel mondo occidentale &ndash; si colgano segnali pi&ugrave; positivi dei nostri. L&rsquo;impressione &egrave; che il mercato del lavoro per le professioni medio-alte offra pi&ugrave; opportunit&agrave; all&rsquo;estero, il brain drain supera il brain gain. Le secche della stagnazione economica in cui l&rsquo;Italia &egrave; andata impantanandosi hanno radici storiche e spiegazioni culturali, si deve prender atto di un calo di motivazione sociale che spinge all&rsquo;appiattimento e alla rendita di posizione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Forse &ndash; per il legame secolare che qui e altrove lega l&rsquo;economia e la politica in un rapporto duale di incomprensione dei bisogni, difetto di rappresentanza e scelta del male minore &ndash; la strada della ripresa &egrave; anche legata ad un radicale rinnovamento della classe dirigente di cui non si intravvede una luce in fondo al tunnel. Il gap tra paese legale e paese reale esiste e si divarica ma il dramma forse pi&ugrave; intrinseco ma incompreso consiste nella reciproca intercambiabilit&agrave; dei ruoli, senza alternative risolutive e senza i necessari salti di qualit&agrave;.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/ascesa-e-declino-una-storia-delleconomia-italiana/2656]]></guid>
					<pubDate>Sat, 20 Sep 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Polarizzazione politica e clima d’odio]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/polarizzazione-politica-e-clima-da-odio/2655]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Che ci fosse un preoccupante incremento del fenomeno della polarizzazione nella vita politica italiana l&rsquo;abbiamo scritto pi&ugrave; volte, non certo compiacendocene. Adesso il salto di qualit&agrave; &egrave; dato dalla scelta da parte della presidente Meloni di denunciarlo come espressione di un &ldquo;clima d&rsquo;odio&rdquo; che potrebbe portare ad esiti preoccupanti, secondo un membro del suo governo addirittura ad un ritorno al clima degli anni di piombo. E tutto sarebbe colpa della &ldquo;sinistra&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&Egrave; veramente cos&igrave;? La faccenda non pu&ograve; essere liquidata semplicemente n&eacute; con una adesione acritica alle intemerate che piovono da destra, n&eacute; sottoscrivendo disinvoltamente gli argomenti dell&rsquo;opposizione che nega il pericolo accusando i suoi avversari di drammatizzare alcuni eventi per mobilitare meglio le sue falangi elettorali. La faccenda &egrave; seria e merita di essere analizzata.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Partiamo dalla considerazione che ogni contesto politico di democrazia con libert&agrave; di opinione prevede inevitabilmente qualche forma di polarizzazione. Senza questa non ci sarebbe competizione per guadagnare il consenso: se le forze politiche ammettessero di essere intercambiabili fra di loro, non esisterebbero pi&ugrave; &ldquo;partiti&rdquo;, ma solo occasionali aggregazioni attorno a degli obiettivi contingenti che cambiano nel tempo a seconda delle circostanze. Era quel che sognava uno dei primi analisti dei sistemi democratici di partito, Mosei Ostrogorski, che di &ldquo;partiti macchina&rdquo; non voleva sentir parlare, ma era una delle tante utopie che circolavano.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La questione dunque non &egrave; che ogni forza politica si metta in campo predicando la propria diversit&agrave; e superiorit&agrave; rispetto alla concorrenza, indicando questa come inadeguata e indegna, perch&eacute; cos&igrave; funzionano da sempre le competizioni in democrazia. Sono i limiti e le regole che devono riguardare questi confronti ci&ograve; che va preso in considerazione: non si usano accuse infondate e manipolate, si rispetta la dignit&agrave; personale e la vita privata degli avversari, non si attribuiscono, se non in presenza di prove solidissime, finalit&agrave; illegali, immorali e quant&rsquo;altro all&rsquo;azione di quanti non condividono certi progetti politici. Ovvio che la messa al bando nella battaglia politica del ricorso alla violenza, sotto qualsiasi forma, &egrave; una convenzione comunemente accettata vorremmo dire ormai da secoli.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Almeno a parole, praticamente tutte le forze politiche che operano nel parlamento italiano sottoscrivono queste regole di civilt&agrave;. Nella pratica le cose sono un po&rsquo; pi&ugrave; variegate. Innanzitutto il fenomeno di raffreddamento della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, reso visibile dall&rsquo;alto tasso di astensionismo, spinge i partiti ad incrementare gli strumenti di &ldquo;mobilitazione&rdquo; della propria audience potenziale. Essendo fortemente indeboliti, quando non prosciugati i canali di partecipazione sociale (associazionismo e quant&rsquo;altro), ecco che la &ldquo;retorica&rdquo; torna ad essere lo strumento principe per lo scopo: neppure solo quella genericamente &ldquo;parlata&rdquo;, ma quella che si pu&ograve; diffondere attraverso la stampa, la TV, i social. Per ottenere attenzione nell&rsquo;affollamento incredibile che tutto ci&ograve; comporta, si &egrave; tentati di usare la via breve dell&rsquo;argomentazione ad effetto, dei toni pi&ugrave; penetranti possibili, delle immagini che colpiscono e addirittura feriscono.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il contesto &egrave; questo e ben pochi uomini/donne pubblici possono sottrarsi, a meno che non accettino di non tenere pi&ugrave; la scena (cosa rarissima), o abbiamo doti di forza personale tale da rendere impattante il loro comportamento antitetico (cosa ancor pi&ugrave; rara). Non &egrave; che i personaggi per cos&igrave; dire di prima fila siano pi&ugrave; attenti e calibrati di quelli delle fila pi&ugrave; lontane: semplicemente i primi possono maggiormente giocare a temperare gli acuti con un recitativo pi&ugrave; moderato rimanendo per&ograve; considerati dal pubblico, mentre i secondi godono del loro quarto d&rsquo;ora di celebrit&agrave; solo con l&rsquo;acuto anche stonato (anzi pi&ugrave; &egrave; stonato pi&ugrave; si coglie) e poi ritornano nell&rsquo;ombra.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Detto questo, va per&ograve; aggiunto che l&rsquo;effetto di emulazione gioca un ruolo molto pericoloso. Nelle platee che sono state &ldquo;movimentate&rdquo; si agitano personaggi che, alla ricerca del loro momento di celebrit&agrave; o della chiamata ad essere &ldquo;duri e puri&rdquo; nel seguire quanto vien detto nelle intemerate di chi fa opinione, passano dall&rsquo;inserirsi nella guerra delle parole, al sognare di essere protagonisti di guerre guerreggiate in cui non ci deve essere connessione e forse neppure piet&agrave; per il nemico: se faccio parte dell&rsquo;esercito degli angeli, non posso che lottare per annientare quello dei diavoli.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Naturalmente questo fenomeno, la cui esistenza &egrave; difficile negare, presenta una grande variet&agrave; di sfumature e l&rsquo;estensione delle sue frange pi&ugrave; radicali &egrave; difficile da stimare con precisione. Quel che si viene formando in quei vari ambiti fornisce per&ograve; materiali alle varie forze politiche per ottenere quella drammatizzazione del contesto che si pensa possa sia compattare i propri &ldquo;fedeli&rdquo; attraverso la contrapposizione ai &ldquo;nemici&rdquo;, sia bruciare il terreno a quelli che vorrebbero poter restare fuori da una guerra generalizzata.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">A nostro modesto avviso, nella fase attuale siamo ancora sul crinale fra una competizione anche molto dura fra i partiti e una discesa verso una guerriglia politica che non si sa se e quanto potr&agrave; essere fermata prima che degeneri in una qualche forma di guerra civile (magari, sperabilmente, fredda, ma comunque foriera di sviluppi poco appetibili: a cominciare dal tramonto di un sistema democratico equilibrato).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dovrebbero essere coscienti di questo contesto, prima ancora dei partiti, inevitabilmente attratti dalla, e obbligati alla, competizione dura, coloro che hanno in mano, per quanto limitatamente, la formazione dell&rsquo;opinione pubblica: per essi essere al di sopra della zuffa dovrebbe essere pi&ugrave; attrattivo (e anche doveroso) che il mettersi alla corte dei piccoli potentati in conflitto fra loro.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/polarizzazione-politica-e-clima-da-odio/2655]]></guid>
					<pubDate>Wed, 17 Sep 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Ezio Bosso, l’uomo che sussurrava a Čajkovskij]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/ezio-bosso-la-uomo-che-sussurrava-a-ajkovskij/2654]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><em>Direttore stabile e Artistico della&nbsp;Stradivari Festival&nbsp;Chamber Orchestra,&nbsp;oggi Europe Philharmonic,&nbsp;Sony Classical International Artist&nbsp;e&nbsp;Steinway Artist,&nbsp;Ezio Bosso &egrave;&nbsp;stato Testimone e&nbsp;Ambasciatore internazionale&nbsp;dell&rsquo;Associazione Mozart14,&nbsp;eredit&agrave; ufficiale dei principi sociali ed educativi del&nbsp;Maestro Claudio Abbado, Ezio Bosso &egrave; stato inoltre il testimone ufficiale della&nbsp;Festa Europea Della Musica&nbsp;per il 2018 e unico italiano invitato al Parlamento Europeo per una storica riflessione sullo stato della cultura europea.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Tra le Orchestre dirette ricordiamo&nbsp;London Symphony Orchestra, Czech National&nbsp;Symphony,&nbsp;Orquesta de C&aacute;mara de Madrid,&nbsp;Orchestra del Teatro Regio, Orchestra Filarmonica del Teatro Regio di Torino, Orchestra dell&rsquo;Accademia della Scala di Milano, Orchestra Regionale del Lazio, Orchestra da camera di Torino, Wien Residenz Orchester, Bonn Kammer Orchester, Orchestra dell&rsquo;Accademia Mozart, Orchestra Verdi di Milano, Sydney Youth Orchestra.&nbsp; </em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Sono trascorsi poco pi&ugrave; di cinque anni dalla scomparsa di Ezio Bosso, musicista, direttore d&rsquo;orchestra, studioso di storia della musica e dei suoi grandi protagonisti, uomo ricco di sensibilit&agrave; straordinaria, mai ostentato nel porsi al grande pubblico ma davvero talentuoso e carismatico. Non credo sia necessario rispettare pedissequamente le date di nascita e di morte per evocare la memoria di personaggi come lui, ci&ograve; avrebbe il significato di un rituale postumo, di un necrologio ripetuto. Ezio era una persona amata e ammirata, la sua grandezza va oltre gli anniversari, resta nel cuore di chi lo ha conosciuto e gli ha voluto bene. Una vita breve, segnata dalla malattia, ma cos&igrave; densa da diventare un archivio indelebile di genialit&agrave; e originalit&agrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ci ha fatto amare la musica come mistero e voce dell&rsquo;immensit&agrave;, come modo sublime di comunicarci la sua gioia di vivere e la tua straordinaria ricchezza interiore. &ldquo;Ciao&rdquo; era una delle sue parole preferite, ogni suo concerto cominciava con un &ldquo;ciao&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La musica era per lui come il respiro: un linguaggio universale, un modo di esprimersi e di uscire dagli spazi angusti dei formalismi e delle frasi fatte, sempre sorprendente, sapeva improvvisare e stupire ad ogni esibizione, che fosse lui a suonare o dirigere oppure che penetrasse il fascino che immedesima ogni grande autore con il suo spartito e con l&rsquo;unicit&agrave; della propria opera musicale. Esprimeva un&rsquo;armonia di sentimenti irripetibile, intima, vissuta, il suo amore smisurato per l&rsquo;uomo e la vita, il significato pi&ugrave; personale e intimo della musica che era un modo di comunicare con il mondo e di penetrare con una immedesimazione sorprendente i grandi musicisti del passato fino a comprendere dettagli e misteri delle loro partiture, impenetrabili ai pi&ugrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Conoscere la loro vita gli permetteva di farli rivivere nell&rsquo;esecuzione delle loro composizioni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel periodo della sua malattia avevo apprezzato il suo rispetto per la sofferenza umana, lui stesso aveva dichiarato che quando tutto sarebbe finito la prima cosa che avrebbe fatto sarebbe stata di mettersi al sole, la seconda di abbracciare un albero.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sono certo che dove ora si trova lo possa fare, senza i limiti della nostra condizione umana.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Consapevole del significato esistenziale del dolore e della malattia aveva avuto lo straordinario coraggio di trasformarli in una opportunit&agrave;: &laquo;<em>Sono un uomo con&nbsp;una disabilit&agrave; evidente<strong>&nbsp;</strong>in mezzo a tanti uomini con disabilit&agrave; che non si vedono&raquo;.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">In un mondo spesso distratto o indifferente la sua raffinata sensibilit&agrave; gli permetteva di esprimere stati d&rsquo;animo e sentimenti nobilissimi: purtroppo non tutti sono capaci di convivere con la dignit&agrave; dell&rsquo;animo che apre alla umana comprensione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quando lo ascoltavo &ndash; i primi anni al pianoforte, lui figlio di Beethoven era nato pianista &ndash; poi direttore d&rsquo;orchestra sapeva commuovere per la sua immedesimazione nella lettura dello spartito.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ricordo una delle sue ultime comparse in televisione: aveva preso per mano Ciaikovski&nbsp; e l&rsquo;aveva accompagnato al cospetto di chi lo ascoltava, con un trasporto emotivo e una delicatezza che avevano suscitato una profonda, coinvolgente commozione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Tanto amava la musica quanto rispettava il valore del silenzio: di tutte le domande che avevo preparato e che resteranno senza risposta, paradossalmente gli avrei chiesto di spiegarmi quale valore attribuiva al silenzio: in una intervista aveva detto una cosa meravigliosa che capita raramente di sentir dire in un mondo fagocitato da una quantit&agrave; incommensurabile di parole chiassose e soverchianti: &laquo;<em>Oggi tutti parlano e nessuno sta a sentire. Bisogna fare silenzio per poter ascoltare&rdquo;</em>. Ricordo che Alda Merini mi aveva espresso lo stesso concetto: leggerlo detto da Ezio mi confermava questa precisa intuizione: che le persone &ldquo;grandi&rdquo; sono anche persone semplici, che sanno ascoltare e poi che musica e arte, poesia e letteratura nascono proprio dal silenzio e dalla riflessione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">A pensarci bene &egrave; dal silenzio pensato come un valore che nasce la musica come sapienza e armonia.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Volteggiando la sua bacchetta magica di direttore d&rsquo;orchestra sapeva trasportarci nel sublime della sua immedesimazione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Gli serviva per mascherare il dolore ma anche per dare il meglio di s&eacute;: era come se fosse davanti ad un antico manoscritto che andava decifrato per coglierne il senso pi&ugrave; profondo e permettergli di esprimere la sua incomparabile capacit&agrave; di lettura e interpretazione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">A distanza di cinque anni rimane il ricordo palpitante delle sue esecuzioni insieme alla incerta intuizione di aver compreso fino in fondo il suo messaggio ricco di umanit&agrave;: ascoltare la voce della vita, dare spazio ai sentimenti, cercare l&rsquo;incontro e la comprensione degli altri.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quella bacchetta magica che lo &ldquo;trasformava&rdquo; l&rsquo;ha portato lontano, lasciandoci un grande dono: quello di sperare che le difficolt&agrave; della vita e le nostre stesse contraddizioni si possano un giorno ricomporre in una desiderata armonia.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/ezio-bosso-la-uomo-che-sussurrava-a-ajkovskij/2654]]></guid>
					<pubDate>Sat, 13 Sep 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Quale test per le prossime elezioni regionali]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/quale-test-per-le-prossime-elezioni-regionali/2653]]></link>
					<description><![CDATA[<p>La telenovela delle candidature per i &ldquo;governatori&rdquo; delle regioni che andranno al voto si &egrave; quasi conclusa. Il centro sinistra, o meglio il campo largo ha trovato una sistemazione in tutte. Al centrodestra manca veramente solo il tassello, certo non secondario, del Veneto, perch&eacute; in Campania e in Puglia la scelta del candidato &egrave; una questione di scarso significato, essendo improbabile che in quelle regioni ci siano opportunit&agrave; di vittoria (conseguenza: si devono trovare candidati significativi, ma indifferenti alla sconfitta prevista: la classica quadratura del cerchio). Dunque si inizia gi&agrave; a ragionare su chi esce meglio e chi peggio dalle baruffe di questa fase e soprattutto ci si arrovella a cercar di capire quali presagi trarre per la prossima tornata delle elezioni nazionali.</p>
<p>Avvertiamo subito che ci sono due incognite che possono determinare dei cambiamenti di orizzonte significativi. La prima &egrave; se davvero in parlamento si riuscir&agrave; a trovare il consenso necessario per una riforma della legge elettorale che si presume sar&agrave; nell&rsquo;ottica del ritorno ad un sistema proporzionale con premio di maggioranza alla lista che supera una certa soglia (si propone il 40%). Ci&ograve; implicherebbe per&ograve; l&rsquo;indicazione da parte dei partiti del candidato premier e ovviamente la formazione previa di coalizioni. In questa forma probabilmente si darebbe un certo vantaggio iniziale al destra-centro che ha come candidato indiscutibile l&rsquo;attuale premier, mentre si creerebbe qualche problema al campo largo dove ci sono pi&ugrave; galli nello stesso pollaio. La seconda incognita &egrave; se si voter&agrave; a scadenza (2027) o se la maggioranza cercher&agrave; di anticipare lo scioglimento della legislatura, come si vocifera da pi&ugrave; parti: &egrave; chiaro che pi&ugrave; tempo passa pi&ugrave; c&rsquo;&egrave; modo di sistemare querelle interne ai due blocchi, ma anche pi&ugrave; possono presentarsi circostanze, specie a livello internazionale, che modificano il quadro di influenze sul voto.</p>
<p>Poich&eacute; non abbiamo capacit&agrave; divinatorie, ci limitiamo a considerazioni su quel che i dati che usciranno dalle urne d&rsquo;autunno potranno indicarci. Il numero di regioni vinte dal destra-centro o dal campo largo &egrave; significativo fino ad un certo punto: sicuramente potr&agrave; avere un qualche impatto di immagine, ma &egrave; roba che si riassorbe abbastanza in fretta.</p>
<p>Ci&ograve; a cui vale la pena di prestare attenzione &egrave; altro. In primo luogo si dovr&agrave; analizzare il trend dell&rsquo;astensionismo. I partiti, tutti, hanno fatto molto poco per coinvolgere l&rsquo;elettorato nel suo complesso, vista la quasi totale assenza di veri programmi di legislatura (le &ldquo;bandierine&rdquo; pseudo identitarie sono nebbia elettorale). Ovunque l&rsquo;immagine che si &egrave; data &egrave; quella di una politica organizzata per fazioni, talora quasi per bande, con litigiosit&agrave; poco comprensibili e con personalismi e corporativismi che arrivavano anche al familismo spudorato. In un contesto dove ormai si sta stabilizzando la radicalizzazione in due fronti, chi vive male e disapprova le zuffe di clan &egrave; pi&ugrave; probabile che si astenga dalla partecipazione al voto piuttosto che cambiare campo (visto anche che &ldquo;di l&agrave;&rdquo; non &egrave; che sia meglio). Dunque la crescita o meno dell&rsquo;astensionismo, che dall&rsquo;analisi dei flussi si potr&agrave; capire come avverr&agrave;, dar&agrave; una prima risposta alla domanda se le politiche di blocco, o di ammucchiata, con i loro costi hanno veramente consolidato le leadership nei diversi campi.</p>
<p>Per Schlein sar&agrave; la premessa o per un rafforzamento del suo potere o per l&rsquo;avvio della lotta interna per la sua successione. Naturalmente non tutto dipender&agrave; dall&rsquo;astensionismo, perch&eacute; la distribuzione dei voti fra i partiti all&rsquo;interno delle due coalizioni sar&agrave; altrettanto importante. Nel destra-centro sar&agrave; una occasione per valutare sia la tenuta della preminenza di FdI, che il peso rispettivo della Lega e di FI. Nel campo largo andr&agrave; valutato, oltre ovviamente alla performance del PD, se M5S trae significativo giovamento dalla sua occupazione di alcune candidature chiave e dal condizionamento forte di altre, e se AVS continuer&agrave; a trarre profitto dalla radicalizzazione del quadro politico.</p>
<p>Teniamo presente che si tratter&agrave; in ogni caso di dati su cui dovremo applicare la tara della natura di un voto che &egrave; regionale-amministrativo, in cui le posizioni &ldquo;ideologiche&rdquo; contano fino ad un certo punto, mentre pesano molto condizionamenti e reti locali. Di conseguenza i risultati delle urne d&rsquo;autunno non saranno meccanicamente trasponibili a livello di voto nazionale.</p>
<p>Tuttavia ci azzardiamo a prevedere che quei risultati si rifletteranno in modo significativo sulla vita interna delle diverse forze politiche. Non crediamo che si potranno trarre pi&ugrave; conseguenze di tanto per quel che riguarda l&rsquo;eterna questione della rinascita o meno di una aggregazione di centro (in un solo partito dominante, o ancora in una pluralit&agrave; di sigle e personaggi): l&rsquo;ambito regionale interessato non &egrave; idoneo a dare eventualmente pi&ugrave; di qualche vago segnale per il tema evocato.</p>
<p>Semmai si potr&agrave; assistere a qualche piccola fuga in avanti tanto nel destra-centro, soprattutto ad opera di FI, quanto nel campo largo, forse ad opera dei riformisti dell&rsquo;area PD ammesso che si sveglino dal letargo, per saggiare la possibilit&agrave; di de-radicalizzare la spaccatura verticale del Paese ottenuta al prezzo di averne spinto la met&agrave; nell&rsquo;astensionismo.</p>
<p>Anche questo potrebbe essere un aspetto piuttosto interessante.</p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/quale-test-per-le-prossime-elezioni-regionali/2653]]></guid>
					<pubDate>Wed, 10 Sep 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Il 6 in condotta e il compitino di cittadinanza]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/il-6-in-condotta-e-il-compitino-di-cittadinanza/2652]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Dopo il Senato (74 s&igrave; e 56 no) anche la Camera (154 s&igrave;, 97 no e 7 astenuti) ha approvato in via definitiva il&nbsp;cd. DDL Valditara &ldquo;<em>Revisione della disciplina in materia di valutazione del comportamento delle studentesse e degli studenti'</em>. Il provvedimento prevede diverse novit&agrave; per la scuola: dalla&nbsp;bocciatura con il 5 in condotta&nbsp;alle secondarie di secondo grado, al ritorno della&nbsp;valutazione numerica sul comportamento a quelle del primo grado,&nbsp;fino alle&nbsp;multe per aggressioni&nbsp;al personale scolastico. La scuola primaria mantiene la soluzione docimologica dei giudizi sintetici nella valutazione periodica e conclusiva. &nbsp;La novit&agrave; pi&ugrave; rilevante, quella che fa gi&agrave; discutere addetti ai lavori, professionisti della scuola, famiglie e studenti riguarda il voto minimo di condotta che sar&agrave; 7, per essere ammessi alla classe successiva. Gli alunni che al termine dell&rsquo;anno scolastico riceveranno invece 6 dovranno sostenere una prova attualmente definita &ldquo;compito di cittadinanza&rdquo; che costituir&agrave; oggetto di valutazione dirimente al fine del passaggio alla classe successiva, ovvero alla bocciatura.&nbsp; Questo nuovo criterio di valutazione riguarder&agrave; al momento solo le scuole superiori: un voto pari al 6 dar&agrave; automaticamente luogo ad una sorta di &lsquo;debito formativo&rsquo; da sanare attraverso un elaborato allo stato attuale genericamente afferente all&rsquo;ambito dell&rsquo;educazione civica. Il voto di condotta per questo grado scolastico diventa quindi decisivo al fine della promozione, il 6 non &egrave; considerato &lsquo;sufficienza&rsquo; e comporta una sorta di esame suppletivo di riparazione. Da tempo il Ministro Valditara sta cercando di rivedere gli ordinamenti scolastici al fine di conferire al curricolo quelle caratteristiche di seriet&agrave;, organizzazione, rispetto dei ruoli, compresenza di diritti e doveri che &ndash; considerate a livello di pedagogia comparativa &ndash; in altri Paesi sono in atto da tempo. Contemporaneamente il Ministro intende recuperare una funzione di indirizzo e coordinamento a livello centrale-nazionale che l&rsquo;autonomia scolastica ha reso sovente aleatoria, discrezionale, priva di controlli di legittimit&agrave; e di merito. &Egrave; noto ad esempio il declino della funzione ispettiva, espunta da tempo dal tessuto partecipativo della scuola dell&rsquo;innovazione e invocata e realizzata nei casi pi&ugrave; eclatanti (anche di cronaca) come &lsquo;<em>tertium genus</em>&rsquo; di valutazione tecnica, sottratto alla gerarchia amministrativa. Sar&agrave; dunque il voto in condotta alle scuole superiori il tema pi&ugrave; dibattuto da favorevoli e detrattori: nel merito si osserva che non &egrave; tanto interessante la votazione numerica che funger&agrave; da discrimine tra promossi e bocciati, quanto il fatto di affidare l&rsquo;eventuale recupero di un intero anno scolastico deficitario se non fallimentare ad una prova scritta di circa 1200 battute, una scelta discutibile perch&eacute; &ndash; anche per chi l&rsquo;ha pensata (a proposito quanta parte della cd. dirigenza ministeriale &egrave; tale per aver superato un concorso e quanta invece per un improbabile merito certificato da miracolose promozioni&hellip;?) riesce difficile dimostrare che in un solo giorno, con un solo compitino (magari elaborato con l&rsquo;aiuto di ChatGPT) si possa rimediare ad un profilo comportamentale ripetutamente negativo sotto il profilo disciplinare e dell&rsquo;impegno, accumulato nel corso di un intero anno scolastico. Questa domanda qualcuno doveva e dovrebbe pur porsela, vero &egrave; che viviamo in epoca di valutazione sommativa, didattica compensativa, educazione riparativa, messa alla prova per invocata fiducia, per&ograve; c&rsquo;&egrave; un limite che nessuna riforma dovrebbe valicare: la scuola &egrave; una cosa seria e dovrebbe esserlo per l&rsquo;intero anno e non solo per il giorno dell&rsquo;esamino di riparazione nei tempi supplementari, essa comporta rispetto dell&rsquo;istituzione, dei docenti, dei dirigenti, dei compagni di classe.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il compitino di educazione civica non &egrave; l&rsquo;iconografia della miracolosa conversione finale, potrebbe invece diventare una farsa per mettere un tappo a problemi che si ripeterebbero l&rsquo;anno successivo. Un tema non ha una valenza riparatoria e al massimo esprimerebbe il paradossale distinguo tra ci&ograve; che si &egrave; fatto e ci&ograve; che si dovrebbe fare. Non tutti ricordano in tempo reale le belle parole di Mario Rigoni Stern: &lsquo;<em>non c&rsquo;&egrave; cosa migliore di una cosa ben fatta&rsquo;</em>. Sapendo che alla fine dei conti ci sar&agrave; una possibile via d&rsquo;uscita chi pu&ograve; convincere uno studente svogliato, maleducato irriverente, offensivo (magari sostenuto da genitori pi&ugrave; tracotanti di lui) a correggersi in itinere, invece che confidare nel prodigio della salvezza finale, contratta in poche righe di tema dal quale chi legge dovrebbe saper distinguere tra ravvedimento, pentimento e finzione?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Confondendo la pedagogia con il pedagogese questo affidare ad una prova scritta la confutazione di una valutazione espressa dai docenti di classe da settembre a giugno ha le sembianze di una via d&rsquo;uscita formale senza affrontare i problemi sostanziali. Non tutti gli alunni sono affetti da ADHD ma molti di loro potrebbero essere corretti e indirizzati in corso d&rsquo;anno: questo dovrebbe essere l&rsquo;impegno pi&ugrave; utile e serio della scuola.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Intanto la riforma parte a settembre 2025.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/il-6-in-condotta-e-il-compitino-di-cittadinanza/2652]]></guid>
					<pubDate>Wed, 10 Sep 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Legge 106/2025 di tutela dei malati oncologici, cronici e invalidi. Le prime difficoltà applicative nella scuola]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/legge-106-2025-di-tutela-dei-malati-oncologici-cronici-e-invalidi-le-prime-difficolt-applicative-nella-scuola/2651]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Aspettavamo al varco applicativo la legge 18 luglio 2025 n.&deg; 106, di cui si &egrave; gi&agrave; illustrata la ratio di tutela dei lavoratori affetti da malattie oncologiche, croniche e invalidanti ed ecco che un problema emerge per i docenti che intendono avvalersene, a partire dall&rsquo;inizio del nuovo anno scolastico.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La legge prevede - oltre ai 24 mesi anche frazionabili di assenza (non retribuita e senza contributi figurativi, riscattabili a totale carico dell&rsquo;interessato) per patologie oncologiche, immunodepressive, croniche e invalidanti in concomitanza al possesso del 75% di invalidit&agrave; certificata - anche la conservazione del posto per i soggetti richiedenti. Ad inizio anno scolastico vengono invece segnalati casi di docenti che si trovano in queste condizioni di patologie certificate e di invalidit&agrave;, oltre che titolari di legge 104/92, che &ndash; in taluni casi senza preavviso e senza il loro consenso - vengono assegnati - senza prendervi servizio - ad altra sede, spesso pi&ugrave; disagiata e lontana dal domicilio e senza alcuna spiegazione, se non un eventuale motivo di organizzazione interna, a discrezione del dirigente scolastico. La conservazione del posto e della sede di servizio &egrave; invece &ndash; per queste categorie di lavoratori che la legge 106/2025 intende tutelare - un diritto soggettivo inalienabile: tanto &egrave; vero che questi docenti sono esclusi dalle graduatorie di istituto dei perdenti posto.&nbsp;Ci&ograve; vale sia per i titolari di legge 104/92 ex art. 3 comma 3 ma anche per chi &egrave; in possesso dei requisiti previsti dall&rsquo;art. 3 comma 1 se accompagnati da un&rsquo;invalidit&agrave; superiore ai 2/3 e questo in base alla previsione normativa dell&rsquo;art. 21 della medesima legge 104/1992, con tutte le tutele previste, ivi compresa l&rsquo;esclusione dalla graduatoria interna per l&rsquo;individuazione dei perdenti posto e la non-trasferibilit&agrave; del soggetto. Le variazioni di sede disposte d&rsquo;ufficio con modalit&agrave; difformi all&rsquo;art. 21/legge 104 sono provvedimenti lesivi dello spirito della legge 106 che - prevedendo che i due anni di assenza per grave patologia sono frazionabili - non solo depone per la conservazione del posto di lavoro ma anche della sede lavorativa. La Corte di Cassazione &ndash; Sez. Lavoro &ndash; con sentenza n.&deg;29990/2019 ha stabilito che assegnare sedi diverse senza motivazioni oggettive pu&ograve; configurare una violazione del principio di parit&agrave; di trattamento, specialmente se tra i lavoratori ci sono situazioni di tutela come la disabilit&agrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Pare dunque ovvio pensare che la tutela di questo diritto soggettivo preceda&nbsp;qualsiasi motivazione discrezionale di una diversa organizzazione scolastica interna. Trattasi di un principio peraltro irrinunciabile sotto il profilo della tutela del diritto alla conservazione del posto, rafforzato dal senso pi&ugrave; logico rinvenibile nella legge 106/ 2025 che &egrave; quello di tutelare la flessibilit&agrave; della fruizione dei due anni di assenza conservando la situazione lavorativa pregressa. Insomma: &egrave; proprio sempre vero purtroppo ci&ograve; che scrisse Dante Alighieri: "Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?". Ed &egrave; altrettanto vero che spesso la burocrazia - specie quella della Pubblica Amministrazione - frappone ostacoli alla piena realizzazione di una tutela ispirata ad un principio di civilt&agrave; giuridica. Stiamo parlando di invalidi,&nbsp;malati cronici, immunodepressi e oncologici: quando la legge 106 si esprime per una conservazione del posto di lavoro nell&rsquo;arco di due anni frazionabili di assenza, si riferisce all' accezione pi&ugrave; estensiva del termine, che comprende non il &lsquo;posto&rsquo; in senso astratto ma anche la sede lavorativa effettiva. Altrimenti un lavoratore che necessita di periodi che la legge 106 gli riconosce per curarsi&nbsp;.... rischia - rientrando tra un periodo e l'altro- di essere 'sballottato ' in sedi diverse.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E questo - oltre che illogico - &egrave; profondamente ingiusto, persino punitivo a priori.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/legge-106-2025-di-tutela-dei-malati-oncologici-cronici-e-invalidi-le-prime-difficolt-applicative-nella-scuola/2651]]></guid>
					<pubDate>Sat, 06 Sep 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Un tornante difficile trattato con incomprensibile leggerezza]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/un-tornante-difficile-trattato-con-incomprensibile-leggerezza/2650]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Dovrebbe essere impossibile trattare con leggerezza il tornante internazionale di fronte al quale ci troviamo. La conferenza della organizzazione per la cooperazione di Shanghai registra una chiara e complessiva sfida all&rsquo;ordine mondiale come si &egrave; sviluppato dopo il 1945. Lo fa certamente perch&eacute; quell&rsquo;ordine &egrave; gi&agrave; di suo messo molto male, ma lo fa proponendo non di ricostruirlo in maniera adeguata, bens&igrave; di sostituirlo con un nuovo equilibrio (si fa per dire) con il perno non pi&ugrave; ad Occidente, ma ad Oriente.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Diciamo subito che i due termini sono in verit&agrave; un modo garbato per dire che al cosiddetto &ldquo;secolo americano&rdquo;, si sostituir&agrave; un secolo cinese, ad un impero pi&ugrave; o meno su invito con sede a Washington, un impero con sede a Pechino, non si sa basato su quale collante per tenere insieme i suoi membri. Al momento quello proclamato &egrave; il rifiuto dell&rsquo;egemonia occidentale, questione piuttosto ambigua da definire: la si presenta come una rivolta degli sfruttati contro chi per secoli li ha asserviti, cio&egrave; l&rsquo;occidente euro-americano, ma poi ci si allarga, diremmo inevitabilmente a mettere in discussione il sistema costituzionale liberal-democratico che fu l&rsquo;ideologia portante con cui i paesi di quell&rsquo;area esercitarono la loro preminenza in nome del progresso e della civilt&agrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&Egrave; questo allargamento della nuova impostazione che deve preoccupare, perch&eacute;, come del resto gi&agrave; si vede, significa che non il pur vago diritto internazionale e le garanzie delle libert&agrave; costituiranno il punto di riferimento, ma solo la forza di dominio espansivo dei nuovi sistemi egemoni, da cui deriver&agrave; per loro il diritto (?) di imporsi sugli altri soggetti, interni ed internazionali.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Basta leggere l&rsquo;intervista che Putin ha rilasciato ad una agenzia cinese, ma per altro era gi&agrave; chiaro da tutta una serie di discorsi suoi e dei suoi collaboratori, per capire dove vuole andare a parare lo zar di Mosca, sfruttando la nuova filosofia internazionale cinese sul riordino degli equilibri mondiali (che poi questa includa davvero un ruolo chiave per la Russia sar&agrave; tutto da vedere: ovviamente per ora a Xi Jinping appoggiare il neoimperialismo post-sovietico fa gioco).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Di fronte a questa sfida che &egrave; qualcosa di pi&ugrave; e di pi&ugrave; complesso di una competizione fra grandi potenze economiche, come sembra pensare Trump, la reazione europea &egrave; piuttosto debole. Non parliamo di quella politico-diplomatica, che sconta le problematiche di un soggetto che &egrave; pi&ugrave; che ibrido, essendo la UE un sistema non attrezzato per un compito cos&igrave; impegnativo (nuovo e non previsto da chi l&rsquo;ha costruita), e che sconta la collocazione incerta e priva di una sede veramente aggregante per gli altri soggetti occidentali, Gran Bretagna, Canada, stati europei non facenti parte della Unione. Attiriamo l&rsquo;attenzione sulla mancanza di elaborazione storico-culturale di fronte alla sfida che al nostro sistema di organizzazione costituzionale viene lanciata in nome del cosiddetto &ldquo;Sud globale&rdquo; (in realt&agrave; principalmente da Russia e Cina). Vogliamo chiamarla la sfida delle autocrazie alle democrazie? Possiamo farlo, sebbene il secondo termine in Occidente sia piuttosto in crisi a cominciare dai travagli del sistema americano.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ora &egrave; facile registrare che gli intellettuali (concedeteci di usare questo vecchio e logoro termine) sono lontani da colpi di reni in difesa del nostro sistema costituzionale liberal-democratico, intenti piuttosto a lamentazioni sulle sue imperfezioni, sui suoi limiti (talora veri, talaltra immaginari), per non dire sui suoi peccati. Sembra perci&ograve; che guadagnino spazio le demagogie che invitano a corroborare il sistema descritto come in crisi con contaminazioni pi&ugrave; o meno robuste con le prassi e magari anche col modello delle autocrazie.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per vedere la faccenda dalle finestre di casa nostra, rimarchiamo che mancano forze politiche capaci di farsi carico della sfida dell&rsquo;ora presente. Il dibattito che una volta si definiva ideologico e che aveva sede nelle riviste, di partito e di cultura, non si sa dove trovarlo (del resto le riviste ormai sono molto poco lette). Quello dei talk non pu&ograve; essere strutturalmente all&rsquo;altezza, anche se fossero gestiti meglio di quel che sono (non sono argomenti che si affrontano con rapide battute fra personaggi in contrasto). Nei partiti non si discute di nulla, se non di elezioni, liste, spartizione di posti, lotte di fazione (vedere quel che sta succedendo per la tornata di elezioni regionali). Il governo gestisce la quotidianit&agrave; e poco pi&ugrave;, intrappolato anch&rsquo;esso dalla debolezza di un contesto che di problemi pesanti non ne vuole sapere, se non, al massimo, per farci qualche irrilevante sceneggiata.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ci si dovrebbe seriamente interrogare se potremo affrontare il caos che sta montando a seguito di tutti i tentativi di ridefinizione degli equilibri internazionali senza disporre di strumenti pi&ugrave; solidi delle polemiche politiche di giornata che guardano solo alla &ldquo;comunicazione&rdquo; per tenere insieme i propri fedeli (un buon esempio &egrave; come il gruppo dirigente PD ha organizzato le Feste del partito).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non &egrave; una questione che si possa sbrogliare facilmente. La tematica &egrave; davvero quella di una svolta storica in atto e non &egrave; immaginabile che la si possa dominare con qualche battuta, qualche intemerata, qualche raccolta di firme per manifesti, qualche intemerata da affidare a personaggi del gran mondo populista. Un pensiero e una strategia si elaborano col tempo e con tanta fatica: cose che, spiace dirlo, non vanno pi&ugrave; di moda.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/un-tornante-difficile-trattato-con-incomprensibile-leggerezza/2650]]></guid>
					<pubDate>Wed, 03 Sep 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Le scodelle di Gaza e i droni su Kyiv]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/le-scodelle-di-gaza-e-i-droni-su-kyiv/2649]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Quando il sole ogni mattina compie il suo rituale stanco e si alza sulla sottile striscia di Gaza o nelle 24 oblast ucraine o illumina la stessa capitale Kyiv, getta un sinistro fascio di luce sulle devastazioni che la notte trascorsa ha mascherato per qualche ora. Solo chi vive in quei luoghi di terrore e di morte potrebbe descrivere la cruda, drammatica realt&agrave; di case rase al suolo, macerie, distruzione, cadaveri da ricomporre o nascosti nei teli per una celere, pietosa sepoltura. Quel sole, quella luce che altrove nel mondo recano la speranza che il nuovo giorno sia un buon giorno, che accarezzano le alterne pause di un&rsquo;umanit&agrave; intenta al lavoro o vacanziera, qui rinnovano il terrore di nuovi eccidi, di famiglie annientate, di civili inermi presi di mira, soprattutto di vittime innocenti: molti troppi bambini perdono la vita ancor prima di averne vissuto una esigua parte. Sono tutti ostaggi di una deriva che annienta i popoli e consegna i destini del mondo a dittatori criminali che sono l&rsquo;impersonificazione del male, mai c&rsquo;&egrave; stata nella Storia recente una cos&igrave; alta preponderanza della tirannia sui diritti dei popoli: abbiamo visto madri disperate, bimbi mutilati, anziani tentare di fermare con le mani i carri armati, corpi esplodere e dilaniare sotto la mira dei droni e dei bombardamenti diretti per uccidere, esseri umani morire per fame, malattie, ferite atroci. Nella restante parte del pianeta, pure afflitta dal declino dei valori di civilt&agrave; propugnati per lungo tempo, dolente e incerta nelle solitudini delle et&agrave; emarginate dalla vita - in questo spettacolo di desolante, amara impotenza di fronte alla forza distruttrice degli aggressori - politica, diplomazia, dietrologia cercano alibi senza sapere, senza conoscere, senza vivere e senza morire. A Gaza o in Ucraina la disumanizzazione sistematica della specie umana non ha distinzioni: dopo oltre 1250 giorni dall&rsquo;inizio dell&rsquo;operazione militare speciale del Cremlino divenuta a mano a mano una insolente e inusitata guerra di aggressione, dopo il 7 ottobre 2024 quando Hamas comp&igrave; l&rsquo;eccidio criminale dei civili barbaramente uccisi e degli altri fatti ostaggio, in odio agli ebrei, &nbsp;nulla &egrave; cambiato se non in peggio. I grandi della Terra hanno gettato la maschera: comandano espansione e possesso, interessi economici, mire politiche e militari, giochi di potere anche tra i nuovi attori entrati in scena, tra indifferenza calcolata, ricatti dei dazi e vile disimpegno.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Lo chiamano nuovo ordine mondiale, in realt&agrave; prevale la sensazione che manchi un sicuro possesso delle scelte da compiere, che tutto sfugga inesorabilmente di mano: &egrave; proprio la dietrologia che detta le regole, illude e smentisce, ci&ograve; che va avanti &egrave; la morte e il numero crescente delle vittime. Tra negazionismi, finte scuse, vendette atroci, vilt&agrave; mascherate da errori, o presunti tali, come il massacro dei civili ondivaghi senza una casa e senza una meta, i bombardamenti nei paesi e nei villaggi, descritti dai soliti scaltriti esperti militari come simulazioni (ricordiamo Bucha, Kramatorsk, Sumy) si profila netto il disegno dell&rsquo;annientamento dei popoli e dei loro territori, non c&rsquo;&egrave; ritegno per i bambini uccisi o deportati,&nbsp; per la loro malnutrizione che porter&agrave; malattie letali, lo spettacolo indegno delle braccia tese con quelle scodelle di ferro o di plastica per elemosinare una brodaglia immonda. Chi riesce a fare dietrologia su questi misfatti vergognosi che rendono le vittime carne da macello, abbandonate dalla vita e dimenticate dalla morte? Eppure qui si rivela il dramma dell&rsquo;inazione: il mondo e i suoi destini sono nelle mani di prepotenti senza scrupoli, mossi dalla bramosia del potere e dall&rsquo;asservimento al dio denaro. Si dicono e si ascoltano molte parole, si susseguono i summit e i tentativi di tregua (o il loro minimo accenno) ma ci sono veti incrociati che depongono per un protrarsi dei conflitti al fine di evitare soluzioni estreme e distruttive, l&rsquo;annientamento totale della vita sulla Terra che sembra essere l&rsquo;unico piano inclinato sui cui scivoleremo anche per l&rsquo;emergenza della sostenibilit&agrave; ambientale in un pianeta gravemente malato, come in modo allarmato l&rsquo;ONU richiama. La dietrologia evoca corsi e ricorsi storici, compara epoche diverse ma la sua narrazione perde di vista l&rsquo;imperativo categorico dell&rsquo;hic et nunc: una soluzione va trovata, la guerra &egrave; un male assoluto come Papa Francesco e Papa Leone XIV hanno ricordato. Eppure ci sono odio e rancori radicati, mire espansive, fondamentalismi, prove di forza che frenano ogni ipotesi di accordo. Anche qui ci si muove tra <em>simulatur ac dissimulatur</em>, perch&eacute; questo convitato di pietra che chiamiamo dietrologia disvela possibili nascondimenti reconditi: il tutto pagato a caro prezzo dalla povera gente che di giorno in giorno perde tutto, fino alla vita. Non ci sono ragionevoli compromessi per una tregua, la pace &egrave; una lontana utopia e solo a condizione di una resa. Piaghe secolari riscrivono la storia tra sionismo, antisemitismo, annientamento del diritto di autodeterminazione dei popoli evocando antichi e nuovi genocidi: questa umanit&agrave; sofferente, in perenne cammino senza meta, scuote le coscienze del mondo con rinnovato orrore. Le stesse parole, tante, troppe,<em> </em>pesano come macigni ma il loro uso distorto alimenta le polarizzazioni e fomenta odio e rancori. Intanto la gente in fila con la scodella in mano, i bambini denutriti e mutilati, le vittime innocenti di tanta crudelt&agrave; disumana &ndash; quelle che restano e piangono il dolore, quelle scomparse nel nulla e quelle sepolte nei cimiteri improvvisati- sono l&rsquo;iconografia muta di una tragedia che nessuno riesce a fermare.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/le-scodelle-di-gaza-e-i-droni-su-kyiv/2649]]></guid>
					<pubDate>Sat, 30 Aug 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Tutele lavoratori affetti da malattie oncologiche, invalidanti e croniche - Legge 18 luglio 2025, n. 106]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/tutele-lavoratori-affetti-da-malattie-oncologiche-invalidanti-e-croniche-legge-18-luglio-2025-n-106/2648]]></link>
					<description><![CDATA[<p>Approvata in sede deliberante in Senato l&rsquo;8 luglio u.s, pubblicata sulla G.U. Serie Generale n.171 del 25/07/2025, la legge 18 luglio 2025 n.&deg; 106 - &ldquo;Disposizioni concernenti la conservazione del posto di lavoro e i permessi retribuiti per esami e cure mediche in favore dei lavoratori affetti da malattie oncologiche, invalidanti e croniche&rdquo; - entrer&agrave; in vigore a far data dal 9 agosto p.v.</p>
<p>Attivata alla Camera su iniziativa dell&rsquo;On.le Debora Serracchiani, con DDL n.153 del 25 marzo 2025 la proposta legislativa ha seguito tutto l&rsquo;iter parlamentare fino all&rsquo;approvazione in Senato con Atto n.1430, grazie alla sollecita e partecipe condivisione di tutte le forze politiche, unanimi nell&rsquo; approvarla anche nelle Commissioni Referenti, con la regia della Senatrice Elena Murelli, relatrice di maggioranza che ha impresso una decisiva accelerazione alla conclusione della necessaria e propedeutica procedura, consapevole dell&rsquo;importanza di questo provvedimento di tutela atteso con ansia da tutti i lavoratori pubblici e privati affetti da malattie oncologiche, immunodepresse, invalidanti e croniche in possesso di una percentuale di invalidit&agrave; riconosciuta superiore al 74%. Se non fosse stato cos&igrave; il rischio di una successiva approvazione sarebbe stato - ad esempio per il personale della scuola - l&rsquo;imminente inizio del nuovo anno scolastico che avrebbe sovrapposto incertezze e scadenze (assegnazione delle classi in primis), per chi avesse voluto avvalersi delle nuove tutele.</p>
<p>L&rsquo;articolato &egrave; breve (5 articoli), conciso, chiaro e dovrebbe rivelarsi di indubbia e immediata interpretazione.</p>
<p>Esaminiamo altrettanto succintamente i punti pi&ugrave; rilevanti: conservazione del posto di lavoro, nessuna retribuzione, impossibilit&agrave; a svolgere altra attivit&agrave; lavorativa, nessun computo del periodo di assenza nell&rsquo;anzianit&agrave; di servizio, fino a 24 mesi di assenza (anche non continuativi), fino a 10 ore annue aggiuntive per terapie e cure. Patologia e invalidit&agrave; dovranno essere certificati da medici operanti in strutture pubbliche o private accreditate, a partire dal medico di base. Il provvedimento legislativo test&egrave; approvato chiude &ndash; temporaneamente &ndash; una lunga parentesi di norme spesso confuse, contradditorie e tardive emanate durante il periodo del Covid, che avevano anche messo in risalto alcune distorsioni interpretative sull&rsquo;effettuazione dello smart working, per <em>vacatio legis</em> o dubbie e tendenziose interpretazioni di quella burocrazia di apparato sempre attenta nel limitare le tutele per evitare oneri finanziari o per sottoporre a visite di idoneit&agrave; lavoratori oncologici o affetti da artrite reumatoide degenerativa. Ora che la legge c&rsquo;&egrave;, chiara ed esplicita, saranno i sindacati e le associazioni di categoria (che in realt&agrave; non hanno fatto molto per addivenire ad un chiarimento perentorio e definitivo) a dover vigilare sulla sua corretta applicazione. Ci si attendono le solite circolari applicative, sovente tendenzialmente restrittive nel riconoscimento dei diritti e delle tutele e assai farraginose nelle procedure da applicare. Va ricordato &ndash; se mai ce ne fosse bisogno - che la legge 106/2025 applica e rispetta principi costituzionali e la sua chiarezza estrema non ammette distorsioni nella gerarchia delle fonti normative di applicazione.</p>
<p>Ripartendo necessariamente ad es. dal D.M. Salute del 4 febbraio 2022 sulla tipologia delle patologie croniche, gravi e invalidanti, un argomento che non dovr&agrave; essere rimesso in discussione.</p>
<p>Un lavoratore fragile e gravemente malato va aiutato, non ostacolato: ci&ograve; che oggi &egrave; legge dello Stato &egrave; il minimo sindacale che si poteva ottenere perch&eacute; i periodi di assenza fino a due anni e i permessi per cure (anche salvavita: sono 10 ore annue a partire dall&rsquo;1/1/2026) non prevedono alcuna retribuzione, non sono computabili ai fini pensionistici, non prevedono contributi figurativi e sar&agrave; cura dell&rsquo;interessato assumersi gli oneri di un eventuale riscatto. Ora vediamo come sar&agrave; applicata questa legge di civilt&agrave; giuridica e di tutela: se prevarranno ottuse e bizantine letture del testo o se invece saranno umanit&agrave; e buon senso a dar seguito ad una norma la cui ratio &ndash; non sapendo n&eacute; leggere n&eacute; scrivere -non ammette dilatorie manfrine.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/tutele-lavoratori-affetti-da-malattie-oncologiche-invalidanti-e-croniche-legge-18-luglio-2025-n-106/2648]]></guid>
					<pubDate>Sat, 02 Aug 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Il grande rebus dei dazi]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/il-grande-rebus-dei-dazi/2647]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">A che punto &egrave; la guerra dei dazi fra Europa e Stati Uniti?&nbsp; Trump proclama che &egrave; finita con un ottimo accordo, ma fa parte della sua retorica che deve sempre vederlo trionfatore. In Italia il teatrino &egrave; il solito dominato dalla politica interna: il governo dice che &egrave; andata bene, ma per la verit&agrave; avanza anche fra le righe qualche cautela, le opposizioni gridano al disastro dovuto alla resa di Meloni al tycoon di Washington.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La faccenda &egrave; tutt&rsquo;altro che semplice da interpretare. Bisogna tenere conto che si &egrave; trattato per la UE di una partita molto difficile che aveva due grandi incognite: valutare l&rsquo;impatto di una guerra commerciale senza limiti e tenere unita la compagine degli stati membri. Partiamo dal secondo punto e poi passiamo al primo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non ci si fermi sulle posizioni barricadiere di Macron e, un po&rsquo; meno convinte, di Merz, che avevano prospettato una risposta dura e una controffensiva per non cedere alle richieste di Trump. Si tratta in realt&agrave; del solito gioco del poliziotto cattivo e del poliziotto buono, perch&eacute; n&eacute; i francesi n&eacute; i tedeschi sono nella posizione di affrontare una crisi del commercio fra Europa e USA. Altrettanto vale per chi, come l&rsquo;Italia, spingeva per l&rsquo;accordo anche se poco favorevole: non ci si muoveva tanto per simpatia verso il presidente USA, quanto per la valutazione che alla fine sarebbe stato meno rischioso trovare un compresso anche se al ribasso.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per queste ragioni alla fine tutti hanno convenuto che non si poteva correre il rischio di spaccare l&rsquo;Europa, facendo cos&igrave; il gioco di Trump, visto che, purtroppo, la possibilit&agrave; di mettere veramente sul piatto tutto il peso economico della UE era molto relativa. Non si pu&ograve; valutare tutto solo col metro dell&rsquo;export, ci sono le partite internazionali, delicatissime in questo momento e nelle quali il vecchio continente non riesce, per vari motivi, ad esercitare una posizione rilevante (non parliamo di poter fare da solo, il che &egrave;, ahim&eacute;, escluso).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Certo una leadership comunitaria pi&ugrave; robusta di quella di von der Leyen avrebbe aiutato, ma &egrave; ingiusto addossarle tutte le colpe: molto arduo esercitare una grande leadership se tutti non ti vogliono lasciare lo spazio e se non hai le strutture, non solo burocratiche, ma anche culturali, veramente all&rsquo;altezza della sfida.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Detto questo torniamo al primo punto: possiamo permetterci una grande crisi delle relazioni economiche fra USA e UE?&nbsp; Perch&eacute; di questo si tratta: nella prima fase di una guerra commerciale come quella prospettata dallo scontro duro fra Trump e l&rsquo;Europa bisogna scontare un momento durissimo per le nostre industrie e per il nostro sistema economico. Saremmo in grado di reggerlo? Questa &egrave; la domanda, angosciante, che si sono posti tutti i centri europei che dovevano decidere. Come si sa non &egrave; che il sistema economico europeo sia in una situazione brillante. Sopportare una contrazione dell&rsquo;&rsquo;export sar&agrave; dura, gestire un quadro coi mercati allo sbando sarebbe la classica missione impossibile: basti pensare ai riflessi disastrosi che una situazione del genere avrebbe sugli equilibri sociali (disoccupazione, inflazione, ecc. ecc.) in sistemi in cui la forbice delle diseguaglianze si sta divaricando sempre pi&ugrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si dice che naturalmente anche gli USA avrebbero da soffrire non poco per lo sconvolgimento del quadro economico ed &egrave; vero, ma va tenuto conto che sono in posizione momentaneamente migliore per assorbire una crisi, specie se potranno presentarla come dovuta alla cattiveria dei suoi alleati: non da ultimo perch&eacute; sono comunque un sistema unitario, cos&igrave; come lo sono la Cina o su scala minore il Canada che hanno potuto trattare sui dazi a muso duro, il che non &egrave; in Europa (leggersi i rapporti di Draghi e Letta per avere consapevolezza della nostra situazione).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Detto questo, non &egrave; sensato valutare quel che si &egrave; deciso semplicemente a livello di quanto si &egrave; sottoscritto. Il primo punto &egrave; che non &egrave; detto che gli impegni dell&rsquo;Europa saranno rispettati diciamo cos&igrave; alla lettera. Abbiamo gi&agrave; visto che le promesse si aggirano, si manipolano, si adattano all&rsquo;evoluzione della situazione. Per dire, molto dipender&agrave; dagli sviluppi della situazione internazionale. Se le grandi guerre in corso in Medio Oriente e in Ucraina trovassero almeno una stabilizzazione, si aprirebbero margini di manovra per l&rsquo;Europa che non sono possibili se siamo sempre sull&rsquo;orlo di una catastrofe dell&rsquo;equilibrio mondiale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Un altro elemento che peser&agrave; &egrave; il futuro dell&rsquo;amministrazione Trump. Qualche segnale di indebolimento serio si coglie e presto vedremo se le elezioni di met&agrave; mandato cambieranno o meno gli equilibri di Camera e Senato negli USA: non sar&agrave; un passaggio da poco.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Vedremo anche se davvero il sistema economico europeo sar&agrave; costretto a ristrutturarsi in modo da guadagnare in stabilit&agrave; e competitivit&agrave;: anche in questo caso le possibilit&agrave; ci sono, a cominciare dalla espansione verso nuovi mercati alternativi al modello dominante incentrato sull&rsquo;America.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Le partite in politica non si chiudono in un solo episodio chiave e molto dipender&agrave; anche dalla situazione interna alla UE. Al momento tutto &egrave; in subbuglio, la lotta per l&rsquo;affermazione di nuove egemonie e di nuovi equilibri &egrave; in corso pi&ugrave; o meno in tutti i paesi membri (e anche in Gran Bretagna che &egrave; di fatto una specie di &ldquo;compagno di strada&rdquo; sempre pi&ugrave; coinvolto). Non sono affatto dettagli secondari.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Se ci sar&agrave; capacit&agrave; di capire la delicatezza del passaggio che abbiamo di fronte, &egrave; per noi europei l&rsquo;incognita fondamentale. C&rsquo;&egrave; da augurarsi che cresca sempre pi&ugrave; una corrente di opinione consapevole di questo e in grado di fronteggiare l&rsquo;oppio populista di quelli che credono che la politica si faccia con le dichiarazioni e coi manifesti.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/il-grande-rebus-dei-dazi/2647]]></guid>
					<pubDate>Wed, 30 Jul 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Assegnato a Vienna il Premio Access City Award 2025 della Commissione Europea]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/assegnato-a-vienna-il-premio-access-city-award-2025-della-commissione-europea/2646]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Potrebbe offrire qualche spunto di riflessione alla politica, alle istituzioni e alla stessa pubblica opinione la notizia dell&rsquo;attribuzione a Vienna (Austria) del &ldquo;Premio Access City Award 2025&ldquo; per le citt&agrave; a misura di disabili&rdquo;. Si tratta di un importante riconoscimento che ogni anno &ndash; a partire dal 2010 &ndash; viene assegnato, previo apposito bando di concorso e selezione dei meriti certificati - dalla Commissione Europea con la collaborazione del &lsquo;Forum per le persone disabili&rsquo; e la &ldquo;Piattaforma AGE per gli anziani&rdquo; alle citt&agrave; con pi&ugrave; di 50 mila abitanti che abbiano realizzato significativi interventi di adeguamento e innovazione del proprio contesto urbano, infrastrutturale, edilizio e residenziale al fine di migliorarne l&rsquo;accessibilit&agrave; e la fruizione da parte delle persone con difficolt&agrave;, a partire proprio da quelle disabili e dagli anziani. La mission dell&rsquo;iniziativa &egrave; di sensibilizzare la sempre pi&ugrave; vasta platea di cittadini comunitari ai concreti problemi di spostamento, accesso e utilizzo dei servizi quotidianamente vissuti dalle persone con deficit motori, affinch&eacute; possa prender corpo e consistenza la consapevolezza dei condizionamenti di queste oggettive e spesso insormontabili difficolt&agrave; e si diffonda una politica di &ldquo;avvertita attenzione&rdquo; e &ldquo;adeguate iniziative&rdquo; presso i governi centrali e le autorit&agrave; locali per garantire ai disabili pari opportunit&agrave; di accesso alla vita delle citt&agrave; e dei contesti metropolitani. Questi sono i parametri in base ai quali la Commissione dell&rsquo;U.E. valuta la pertinenza, la congruenza e la tangibilit&agrave; dei miglioramenti infrastrutturali adottati o in via di elaborazione<strong>:</strong> l&rsquo;ambiente urbano, gli spazi pubblici, i trasporti e le relative infrastrutture, le aree pedonali, l&rsquo;eliminazione delle barriere architettoniche, l&rsquo;informazione e la comunicazione (comprese le nuove tecnologie TIC), i progetti di inclusione, le strutture e i servizi, l&rsquo;accesso al lavoro e allo sport. Previa selezione delle citt&agrave; partecipanti al bando di concorso indetto dalla Comunit&agrave; Europea, vengono valutati e graduati i contesti urbani: come scritto la vincitrice dell&rsquo;edizione 2025 &egrave; risultata la capitale austriaca (2 milioni di abitanti) perch&eacute; da almeno un decennio si impegna a fondo per rendere accessibili le strutture urbane alle persone con disabilit&agrave; e a tutti gli altri utenti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Vienna si &egrave; aggiudicata l'Access City Award 2025, per i suoi straordinari sforzi nel rendere la citt&agrave; accessibile alle persone con disabilit&agrave; al fine di attuare la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilit&agrave; (UNCRPD). Le iniziative intraprese dalla capitale austriaca per agevolare l'accesso agli spazi pubblici, ai trasporti pubblici, alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione e ai servizi pubblici hanno migliorato significativamente la vita delle persone con disabilit&agrave;. L'approccio globale della citt&agrave;, che combina sostenibilit&agrave; sociale, economica e ambientale, &egrave; un esempio lampante di come le grandi capitali possano integrare con successo l'accessibilit&agrave; in ogni aspetto della vita urbana. Vienna &egrave; la seconda citt&agrave; austriaca a vincere l'Access City Award, dopo Salisburgo nel 2012.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Norimberga (Germania) ha ricevuto il secondo premio per il suo approccio impegnato e strategico all'accessibilit&agrave;, in settori quali trasporti, occupazione, sport e tempo libero. Il suo Consiglio dedicato alle persone con disabilit&agrave; garantisce il loro coinvolgimento attivo nella pianificazione della citt&agrave;. Poich&eacute; quest'anno &egrave; stato caratterizzato dai Giochi Olimpici e Paralimpici del 2024, la Commissione ha inoltre assegnato a Norimberga una menzione speciale per le infrastrutture sportive accessibili, investendo in centri sportivi inclusivi dotati di attrezzature adattate e formazione per allenatori in sport adattati e nuoto inclusivo. La citt&agrave; di Cartagena (Spagna) ha vinto il terzo premio per i suoi sforzi volti a rendere il turismo e la vita culturale pi&ugrave; accessibili alle persone con disabilit&agrave;. Ad esempio, la citt&agrave; offre assistenza alle persone con disabilit&agrave; durante la balneazione nelle spiagge pi&ugrave; frequentate e offre posti riservati e accessibili in occasione di eventi pubblici, nonch&eacute; aree ricreative e parchi giochi accessibili.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Mentre Bor&aring;s (Svezia) ha ricevuto una menzione speciale per il suo ruolo nell'ambiente costruito e nei trasporti. Questo premia l'impegno e le iniziative di lunga data della citt&agrave; per superare notevolmente gli standard nazionali di accessibilit&agrave; nei trasporti pubblici, nelle strade, negli edifici e in altre parti dell'ambiente costruito. Bor&aring;s ha vinto l'Access City Award nel 2015 e continua il suo impegno costante per rimuovere le barriere per le persone con disabilit&agrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si stima che nell&rsquo;U.E. una persona su cinque &egrave; oggi affetta da disabilit&agrave; (si tratta di ben 120 milioni di cittadini) mentre un terzo degli ultrasettantacinquenni accusa deficit neuro-motori che ne limitano la qualit&agrave; della vita. Per questi motivi Jos&egrave; M. Barroso &ndash; quando era Presidente della Commissione Europea &ndash; aveva adottato fin dal 2010 una vera e propria &ldquo;strategia globale europea&rdquo; per superare gradualmente le barriere e gli ostacoli (urbanistici, architettonici, infrastrutturali, legislativi, di comunicazione) che impediscono alle persone disabili un accesso paritetico alla vita sociale, a partire dai contesti urbani di vita e di residenzialit&agrave;. Condizione ineludibile per consentire a tutti di esercitare pienamente i diritti sanciti dalla Convenzione delle Nazioni Unite, dai trattati U.E e dalla Carta dei Diritti fondamentali, oltre che dalle rispettive legislazioni nazionali. Abbattere ogni tipo di barriera &egrave; in primis un dovere di civilt&agrave;, che restituisce piena e paritetica dignit&agrave; alle persone in vista del superamento di ogni discriminazione fisica e di ogni stigma sociale: tutti gli ostacoli materiali e immateriali che si frappongono a questo principio di eguaglianza e partecipazione devono dunque essere rimossi.&nbsp; A questi principi sanciti e condivisi a livello di U.E. dovrebbero ispirarsi le politiche nazionali e locali in materia di normative urbanistiche in rapporto alle disabilit&agrave;: si tratta di un tema stimolante ed attuale sul quale misurarsi in termini di sostenibile progettualit&agrave;, a partire dai vertici della Commissione europea, per rimettere (pi&ugrave; dei mercati, delle banche e della globalizzazione) la persona e i suoi diritti al centro del dibattito politico.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ecco infine le citt&agrave; vincitrici del primo premio delle precedenti edizioni: 2024, San Crist&oacute;bal de La Laguna (Spagna); 2023, Skellefte&aring; (Svezia); 2022, Citt&agrave; di Lussemburgo (Lussemburgo); 2021, J&ouml;nk&ouml;ping (Svezia); 2020,Varsavia (Polonia); 2019, Breda (Paesi Bassi); 2018, Lione (Francia); 2017, Chester (Regno Unito); 2016, Milano (Italia); 2015, Bor&aring;s (Svezia); 2014, G&ouml;teborg (Svezia); 2013, Berlino (Germania); 2012, Salisburgo (Austria); 2011, &Aacute;vila (Spagna).</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/assegnato-a-vienna-il-premio-access-city-award-2025-della-commissione-europea/2646]]></guid>
					<pubDate>Sat, 26 Jul 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Le incognite di Milano]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/le-incognite-di-milano/2645]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Mentre il ondo sembra continuare sulla via della pazzia (Putin programma l&rsquo;offensiva brutale d&rsquo;estate, Netanyahu continua nella politica annientatrice a Gaza, Trump si balocca coi dazi), la politica italiana &egrave; assorbita dalla questione di Milano. Ci si chiede se siamo davanti ad una ripresa della filosofia neo giacobina che port&ograve; al grande pasticcio di Tangentopoli (non esattamente un passo avanti che ha migliorato la nostra politica), o se davvero ci sia un &ldquo;normale&rdquo; intervento della magistratura inquirente per porre un argine ad un andazzo corruttivo nella politica urbanistica della grande citt&agrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Certamente il contesto &egrave; molto diverso da quello che connot&ograve; Tangentopoli. Per fortuna non abbiamo ancora (e speriamo continui cos&igrave;) il movimento popular-giustizialista a sostegno dei magistrati elevati a vendicatori della moralit&agrave; pubblica. Questo nonostante la prosa dei pubblici ministeri milanesi indulga al tono da&hellip; catilinarie, e accanto alla denuncia di atti che secondo gli inquirenti sono interpretabili come reati siano presenti attacchi moralistici tanto alle figure degli inquisiti quanto al cosiddetto &ldquo;sistema Milano&rdquo;. Non &egrave; un bel modo di esercitare un ruolo di pubblica accusa che dovrebbe mettere ogni attenzione ad esprimersi nella maniera pi&ugrave; tecnica e asettica possibile.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Soprattutto siamo in un altro quadro complessivo rispetto alle vicende dei primi anni Novanta del secolo scorso. Allora c&rsquo;era un sistema di partiti che vivevano di tangenti sulla spesa pubblica e la corruzione personale di chi gestiva le somme raccolte era circoscritta, in pi&ugrave; di un caso assente. Si raccoglievano in modo illecito finanziamenti per l&rsquo;attivit&agrave; politica, non per l&rsquo;arricchimento dei vertici dei partiti. Le imprese che pagavano lo facevano pi&ugrave; che altro perch&eacute; quella era la prassi, pi&ugrave; o meno nota a tutti e consolidata, non per privatizzare dei progetti generali, tanto &egrave; vero che la spartizione delle commesse avveniva con una pluralit&agrave; abbastanza ampia di soggetti, sia per tipologia di interventi, sia per riferimenti politici.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel caso delle inchieste milanesi attuali il quadro, almeno per quel che se ne sa dai giornali (ma l&rsquo;informazione &egrave; pi&ugrave; che ampia), &egrave; totalmente diverso. Innanzitutto non risultano coinvolti come beneficiari della asserita corruzione partiti, n&eacute; di maggioranza, n&eacute; di opposizione. Non si tratta di un sistema generalizzato di gestione della spesa pubblica del Comune di Milano, ma di quello che avviene in un settore specifico: non tanto genericamente quello dell&rsquo;urbanistica, quanto quello della &ldquo;rigenerazione urbana&rdquo;, cio&egrave; di un progetto molto specifico di riorganizzazione di una quota (ampia) di spazi urbani nell&rsquo;ottica di sostenere lo sviluppo della citt&agrave; come grande centro economico di livello mondiale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ora il progetto &egrave; magniloquente, certamente discutibile come tutti i progetti che vogliono sfidare il futuro, forse anche eccessivamente faraonico, ma rientra in quel che pi&ugrave; volte nella storia di tutti i tempi &egrave; stato tentato e magari anche realizzato. In s&eacute; non pu&ograve; per&ograve; essere considerato come deviante rispetto alla legalit&agrave; e infatti non &egrave; questa la materia del contendere sollevata dai PM. Ci&ograve; che viene imputato &egrave; che la realizzazione di questa &ldquo;visione&rdquo; si sia tradotta in atti che hanno violato le normative vigenti e che hanno prodotto arricchimenti indebiti in alcuni soggetti personali.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sono tutte accuse che andranno provate e verificate nei procedimenti dialettici davanti alla magistratura giudicante, ma le prove non possono consistere n&eacute; negli scambi di valutazioni e di pareri su questi progetti avvenuti fra la parte politica (il sindaco e un assessore) e chi aveva promosso quelle visioni (principalmente l&rsquo;architetto Boeri), n&eacute; nel semplice riscontro che la realizzazione di quei progetti ha generato guadagni per chi li ha messi in opera. Che nella realizzazione di qualsiasi progetto, anche non necessariamente &ldquo;grande&rdquo;, esistano sia percorsi per convincere della sua realizzabilit&agrave; in cui si spendono argomenti anche con passione per le proprie idee, sia ritorni di vario genere a favore di chi ha promosso quelle &ldquo;imprese&rdquo;, fa parte della normalit&agrave; delle esperienze storiche di investimento sullo sviluppo di un certo contesto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&Egrave; non solo legittimo, ma doveroso che su ogni progetto, specie se &ldquo;grande&rdquo;, si accenda una dialettica e si propongano alternative: deve essere un confronto sia tecnico di merito che politico di prospettiva, non ci sembra per&ograve; che sia materia per indagini giudiziarie. Altra cosa &egrave; se si individuano, ma con certezza e non sulla base di &ldquo;sensazioni&rdquo; e &ldquo;interpretazioni&rdquo;, violazioni di norme esistenti per giungere a fare ci&ograve; che non si potrebbe fare, o sfruttamento di posizioni con potere decisionale per incrementare solo grazie a queste i propri redditi. Questa sar&agrave; la materia del contendere nelle aule giudiziarie, speriamo con posizioni di equilibrio fra accusa e difesa, non le fantasie sui &ldquo;sistemi&rdquo;, sulla bont&agrave; o meno dei progetti, sulla qualit&agrave; morale di questo o di quello. Non che in quei campi non ci sia materia di discussione: ma si deve trattare di discussione politica e culturale, non giudiziaria.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Noi non facciamo di mestiere n&eacute; gli inquisitori, n&eacute; gli avvocati degli inquisiti, ma ci occupiamo di ragionare su come si deve tutelare il buon funzionamento di un sistema politico, che avr&agrave; sempre bisogno di progettualit&agrave;. Per questo non ci devono essere n&eacute; licenze di fare aggiustando senza controlli, n&eacute; ossessioni per impedire ipotetiche malversazioni col risultato di rendere impossibile ogni sviluppo magari anche ardito.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Se una volta di pi&ugrave; il caso Milano servisse ad emarginare le ricorrenti tentazioni neo giacobine tanto di una parte della magistratura, quanto di una parte della politica, ne trarremmo tutti grande beneficio.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/le-incognite-di-milano/2645]]></guid>
					<pubDate>Wed, 23 Jul 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Quando la piazza di paese era lo sballo delle sere d'estate]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/quando-la-piazza-di-paese-era-lo-sballo-delle-sere-destate/2644]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">&ldquo;La piazza &egrave; mia!&rdquo;&hellip;.&rdquo;La piazza &egrave; mia!&rdquo; gridava o bisbigliava il matto del paese nel film &ldquo;Nuovo Cinema Paradiso&rdquo; e anche noi ragazzi, senza rivendicarne la propriet&agrave;, avevamo una piazza tutta nostra dove trascorrere le sere d&rsquo;estate.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Era un luogo di ritrovo spontaneo, sempre aperto ai nuovi ingressi in paese: i ragazzi venivano l&igrave; quando le loro famiglie si trasferivano ad abitare e si faceva amicizia.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Lasciavano i loro piccoli centri per venire in quei palazzoni grigi e anonimi di periferia, spinti dalle migliori opportunit&agrave; di lavoro che la citt&agrave; sapeva offrire: si sono sistemati e integrati tutti ma l&rsquo;insieme &egrave; in genere diventato come altrove un quartiere dormitorio con poche attrazioni e senza identit&agrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Scendere in piazza faceva parte dei riti quotidiani della giornata, in genere eravamo tutti ragazzi: non perch&eacute; l&rsquo;ambiente fosse misogino ma che allora le ragazze se ne stessero prevalentemente a casa era un segno dei tempi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Solo qualche anno pi&ugrave; tardi sarebbero venute anche loro e qualche coppia per la vita si sarebbe formata pure tra noi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel suo piccolo era una vera e propria &lsquo;agor&agrave;&rsquo;, il centro di un paese che pure non aveva centro e faceva parte di una periferia come tante ma gli ingredienti della polis c&rsquo;erano tutti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Chi ci torna adesso trova tutto come prima, quando i ragazzi della mia et&agrave; ci andavano per fare quattro chiacchiere o una partita al pallone.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Forse si &egrave; perduto lo spirito di un tempo che era fatto di estro e improvvisazione, di divertimenti a buon mercato, di lunghe conversazioni sulle cose della vita, a cominciare da quelle del presente di allora &ndash; che ci sembrava sostenibile, a differenza di oggi &ndash; per proseguire con le speranze di un futuro che immaginavamo affascinante e migliore di come poi invece &egrave; stato. Forse i nostri discorsi e i nostri sogni avrebbero ispirato qualche pagina a Pasolini, Moravia, Pavese o la trama di un film al mio Maestro Pupi Avati. Non c&rsquo;erano telefonini e computer, videogiochi o tablet, non esistevano chat e l&rsquo;intelligenza &lsquo;artificiale&rsquo;: ci bastava confrontarci su quella &lsquo;naturale&rsquo;, ci si sedeva tutti l&igrave;, sui gradini dell&rsquo;abitazione del curato e si parlava, anche fino a notte fonda, scrutando le stelle.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">I divertimenti non mancavano e alcuni erano - commisurandoli all&rsquo;epoca - spassosi e trasgressivi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ricordo una anziana signora che abitava sulla piazza e quando noi continuavamo imperterriti a giocare a pallone fino a tardi, si acquattava dietro alle persiane piccole e strette delle sue finestre e poi improvvisamente, con un gesto ampio e teatrale ci rovesciava addosso un pentolino d&rsquo;acqua.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Noi ragazzi non capivamo forse che quella minuscola casa, coi soffitti bassi e le scale erte e faticose da salire era il suo mondo e quindi il nostro vociare, gli schiamazzi, i rumori del pallone che rimbalzava sui muri, rappresentavano per lei un disturbo, un incubo alla sua quiete.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma non era una persona maligna, ormai faceva parte anche lei del gioco: sono sicuro che se non fossimo andati anche un solo giorno in piazza la &lsquo;signora&rsquo; si sarebbe preoccupata non vedendoci e infatti &ndash; chi arrivava per primo - poteva notare che lei era gi&agrave; l&igrave;, appoggiata al davanzale della finestra che ci aspettava, scrutava intorno, &lsquo;guatava&rsquo; e fiutava l&rsquo;aria come una vedetta dall&rsquo;albero della nave.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">A modo suo ci conosceva tutti e ci voleva bene.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non abbiamo mai imbrattato i muri con gli spray, non compivamo gesti di teppismo, non aggredivamo le vecchiette per borseggiarle.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nessuno sapeva ancora cosa fosse il bullismo ma quello svago un po&rsquo; irriverente e infantile gli sarebbe stato distante anni luce, era tutto un altro tipo di atteggiamento.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Naturalmente non eravamo una generazione di santi e ognuno ha vissuto le sue personali eccezioni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Di peccati ne abbiamo commessi ma c&rsquo;era forse meno malizia nell&rsquo;architettarli e pi&ugrave; ingenuit&agrave; nel metterli in pratica.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ci pensava Don Gianni a metterci bonariamente in riga: ci sapeva fare con tutti, non ho mai incontrato un sacerdote cos&igrave; aperto al dialogo sincero e all&rsquo;amicizia spontanea verso i giovani.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ci ha insegnato i valori veri della vita, primo fra tutti la lealt&agrave; verso gli amici e penso di potergli esprimere - a nome di tutti &ndash; un sincero e convinto ringraziamento.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Poche volte, da contare sulla punta delle dita, si faceva l&rsquo;alba e la trasgressione consisteva nell&rsquo;aspettare la prima focaccia del mattino presso uno dei tanti forni della zona, mentre i nostri genitori dormivano sonni tranquilli.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nella piazza e nei suoi paraggi ci siamo cresciuti, la nostra adolescenza l&rsquo;abbiamo vissuta l&igrave; e poi ognuno &egrave; andato per la sua strada.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma quei muri scrostati, quegli intonaci consumati come le ardesie dei gradini, quel selciato sono rimasti nel cuore di tutti coloro che sono passati di l&igrave;, ne sono certo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Penso di poter affermare &ndash; guardandomi intorno e osservando la deriva inarrestabile di decadenza dei costumi sociali, la mancanza di progetti condivisi, il diffuso rancore collettivo e la diffidenza che oggi pervadono le relazioni umane fino a far venir meno il valore quasi &lsquo;certificativo&rsquo; della parola data, della stretta di mano &ndash; che si tratta di tempi che non torneranno pi&ugrave;, nello spirito, nel cuore e nelle menti: per questo diventa importante ricordare e considerare con nostalgia ma anche con un pizzico di ironia quella stagione irripetibile della nostra vita.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ci si rende conto, guardando a ritroso, che avevano ragione i nostri vecchi quando ci insegnavano che le tradizioni, i valori vanno conservati come primo apprendimento della vita: rispettarsi, volersi bene, divertirsi in modo spensierato senza scordarsi di dare il giusto peso alle cose, a cominciare dal sapersi accontentare di ci&ograve; che avevamo, pur senza precludere l&rsquo;animo ai sogni e alle speranze.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Trovo che oggi questo concetto si sia ribaltato e allora diventa pi&ugrave; importante apparire che essere.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Questo &egrave; &ndash; in genere &ndash; il prevalente messaggio che riceviamo dai nuovi maestri di vita, primi fra tutti la televisione e i social per non parlar del resto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Un amico di tante fantasticherie e compagno di altrettante innocenti scorribande mi diceva spesso in quelle sere d&rsquo;estate illuminate dai lampioni, ora fermi, ora ondeggianti al soffio della tramontana, in un silenzio irreale: <em>&ldquo;verr&agrave; un giorno che questi muri parleranno, qualcuno dovr&agrave; scrivere qualcosa su quello che ha visto questa piazza</em>&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Di gente ce n&rsquo;&egrave; passata e ho anche saputo che qualcuno non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma sono certo che ognuno di noi, tra quelli che sono rimasti&ndash; sperso nei mille rivoli che per scelta, necessit&agrave; o destino la vita ti para davanti e pi&ugrave; o meno generosamente ti propone &ndash; serba un ricordo grato e indulgente verso quegli anni di amicizia e di frequentazione: non tutte le parole dette tra noi e non tutti i passi calpestati su quel selciato sono stati inutili e perduti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La nostra era l&rsquo;adolescenza di tanti ragazzi che forse ingenuamente credevano in un mondo migliore,</span></p>
<p><span style="color: #000000;">I passaggi generazionali conservano pur sempre un loro valore recondito, anche nella cronaca che poi si fa storia.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Correvano gli anni che qualcuno ha definito &lsquo;irripetibili&rsquo;: rivisitando il passato e confrontandolo con il presente molte cose sono davvero cambiate, sulla scia del progresso, e certamente non tutte in meglio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma ancora oggi, qui e altrove &ndash; in piena epoca di globalizzazione e di melting pot sociale, immedesimati nella rivoluzione tecnologica che ha radicalmente modificato la nostra vita &ndash; se uno vuol cercare il <em>genius loci, </em>ci&ograve; che rimane<em> </em>del tempo andato e gli conferisce una particolare identit&agrave;, lo pu&ograve; trovare nella piccola o grande piazza del suo paese, tra ricordi, fantasie e immaginazione.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/quando-la-piazza-di-paese-era-lo-sballo-delle-sere-destate/2644]]></guid>
					<pubDate>Sat, 19 Jul 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Appesi ai dazi]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/appesi-ai-dazi/2643]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Il pirotecnico Donald Trump si &egrave; esibito in una ulteriore serie di prese di posizione: stavolta a tornare al centro &egrave; la questione dei dazi da imporre ai paesi che esportano negli USA, non importa quale sia il rapporto fra essi e Washington. Il focus &egrave; ora sull&rsquo;Unione Europea i cui paesi membri sono accusati di aver vampirizzato per lunghi decenni l&rsquo;economia americana.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Come sempre ci si chiede quale sia la portata di queste esternazioni, se siano sceneggiate momentanee o espressione di una strategia che va consolidandosi e di conseguenza quali debbano essere le reazioni dei paesi europei, sia singolarmente considerati sia come parte della UE.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per capire va sempre tenuto presente che per Trump tutto si tiene: politica internazionale, politica economica, politica interna sono componenti di un unico mescolone, la sua visione del mondo di cui si sente il vero arbitro. Il tycoon &egrave; coerente, perch&eacute; questa &egrave; stata la base della sua campagna elettorale e su questo ha raccolto il suo ampio, ma variegato e variopinto consenso.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ora la base della sua richiesta di una specie di pieni poteri &egrave; nella promessa di risolvere grandi problemi, perch&eacute; questo ha fatto grande l&rsquo;America in momenti storici decisivi (idealizzati e in parte inventati) ed &egrave; colpa grave dei precedenti presidenti non essere pi&ugrave; stati all&rsquo;altezza di questo compito. Perci&ograve; Trump aveva indicato due grandi obiettivi: risolvere rapidamente le guerre senza senso che a suo giudizio inquinavano il mondo (addirittura in 24 ore); riportare l&rsquo;economia americana gravata da un grosso deficit e in crisi di de-industrializzazione ai fasti dell&rsquo;et&agrave; in cui essa dominava il mondo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non ci vuole molto sforzo per vedere che sul primo fronte l&rsquo;inquilino della Casa Bianca al momento incontra un grande fallimento. La guerra scatenata dalla Russia contro l&rsquo;Ucraina non si riesce a fermare, neppure concedendo molto a Putin, per la semplice ragione che lo zar di Mosca vuole l&rsquo;annientamento dello stato di Kiev, sia perch&eacute; questo &egrave; un obiettivo del suo imperialismo, sia perch&eacute; senza questo non saprebbe come spiegare tre anni e mezzo di guerra che hanno avuto costi troppo alti per giustificare una semplice espansione territoriale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sembra che, sia pure tardivamente, Trump si sia reso conto di avere sbagliato i calcoli con la Russia, sicch&eacute; per costringere Mosca a chiudere la partita ripiega sul ritorno al sostegno militare all&rsquo;Ucraina. Concede a Putin 50 giorni di tempo per verificare se pu&ograve; davvero stroncare definitivamente la resistenza di Kiev (altrimenti non si giustificherebbe un periodo cos&igrave; lungo), ma al tempo stesso permette un riarmo apparentemente sostanzioso a Zelensky, pur mettendone i costi in carico alla Nato (ma anche questo &egrave; un messaggio subliminale a Mosca: vedete che alla fine con il vostro rifiuto ad una pace di compromesso avete riportato la Nato ai vostri confini).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Analogo fallimento sostanziale dei piani originari del tycoon si incontra nella questione israelo-palestinese. Anche qui non solo non &egrave; riuscito ad imporre una cessazione delle ostilit&agrave;, ma deve sopportare il prezzo della catastrofica politica di Netanyahu che si &egrave; infilato in una guerra di sterminio da cui non sa come uscire, il che sconvolge qualsiasi prospettiva seria di stabilizzazione del Medioriente (cosa che a Trump interessava per ragioni di espansione economica verso il mondo arabo, che non pu&ograve; accettare per evidenti ragioni una politica di estirpazione della questione palestinese).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Di fronte a questi fallimenti nella politica del &ldquo;Make America Great Again&rdquo;, per il presidente americano si pone il problema di come consolidare il suo mito presso un elettorato che sembra non pi&ugrave; cos&igrave; compatto. Cerca di farlo rilanciando la leggenda degli USA, una potenza generosa che si &egrave; dissanguata per farsi carico di tutti i guai del mondo, mentre i beneficati si arricchivano alle sue spalle. Naturalmente questa leggenda non ha alcun fondamento reale, ma incontra un modo di ragionare diffuso, sostenuto dalle vicende dalla presenza &ldquo;imperiale&rdquo; che gli USA hanno in qualche modo esercitato dalla guerra fredda in avanti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Cos&igrave; Trump pensa di compattare il suo elettorato mostrandosi come il vendicatore delle spese affrontate a favore degli altri. Il mezzo sarebbe una politica dei dazi destinata nel suo immaginario sia a portare grandi risorse finanziarie al bilancio federale, sia a costringere una quota dell&rsquo;economia mondiale a tornare a produrre negli USA ridando fiato al suo mercato del lavoro.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Gli analisti hanno in vario modo dimostrato la velleit&agrave; di questa politica daziaria e soprattutto i rischi che essa comporta per l&rsquo;economia americana e di riflesso per l&rsquo;economia mondiale, ma al tycoon questo non interessa, perch&eacute; il suo obiettivo &egrave; rinforzare una politica di annuncio che possa manipolare il consenso interno: per questo ha bisogno della postura da bullo che connota le sue esternazioni. La gestione concreta di quanto proclama &egrave; quanto mai flessibile, come si &egrave; verificato sino ad oggi e questo spiega una reazione abbastanza fredda da parte dei governi oggetto delle sfide sui dazi: tutti pensano che, trattandosi di strategie di comunicazione, ci sia spazio per negoziare e per raggiungere accordi: tanto a Trump alla fine basta poter dire al suo elettorato che lui ha messo tutti in riga.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Purtroppo le cose non sono cos&igrave; facili, perch&eacute; anche le politiche di esternazione e propaganda hanno costi e costruiscono vincoli. Proprio quanto avviene in Russia e in Israele potrebbe far riflettere i gruppi dirigenti di Washington che poi a proclamare obiettivi &ldquo;storici&rdquo; (e mirabolanti) si costruiscono catene da cui non ci si riesce a liberare. Potrebbe finire cos&igrave; anche nella partita di poker sui dazi e sarebbero problemi di notevole portata.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/appesi-ai-dazi/2643]]></guid>
					<pubDate>Wed, 16 Jul 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Permessi per lavoratori affetti da malattia oncologica, invalidante e cronica: approvata la legge]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/permessi-per-lavoratori-affetti-da-malattia-oncologica-invalidante-e-cronica-approvata-la-legge/2642]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Il Senato ha approvato il giorno 8 luglio 2025 in via definitiva la legge che tutela i lavoratori, pubblici e privati, affetti da malattia oncologica, invalidante e cronica. Si attendeva da tempo un provvedimento in tal senso, dopo il travagliato periodo del Covid in cui la normativa &egrave; cambiata a singhiozzo e spesso &egrave; stata limitatamente intesa alla sola possibilit&agrave; di effettuare lo smart working, con contenziosi e scelte concessive discrezionali da parte delle Amministrazioni di appartenenza, nonostante tentativi di parit&agrave; di trattamento intrapresi dai Ministeri della Salute, del Lavoro, del MEF e della Funzione Pubblica e interpretazioni applicative dell&rsquo;INPS e dei datori di lavoro</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Originato dal DDL 153 presentato il 25 marzo u.s. alla Camera dall&rsquo;On.le Debora Serracchiani ed assegnato alla&nbsp;<span style="color: #000000;">10&ordf; Commissione permanente (Affari sociali, sanit&agrave;, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale)</span>&nbsp;in sede redigente&nbsp;il 27 marzo 2025. (poi integrato con altri DDL&nbsp; - C.202 -&nbsp;<span style="color: #000000;">On.&nbsp;Silvana Andreina Comaroli</span>&nbsp;(LEGA)&nbsp;e altri C.844 -&nbsp;<span style="color: #000000;">On.&nbsp;Giandiego Gatta</span>&nbsp;(FI-PPE) C.1104 -&nbsp;<span style="color: #000000;">On.&nbsp;Valentina Barzotti</span>&nbsp;(M5S)C.1128 -&nbsp;<span style="color: #000000;">On.&nbsp;Walter Rizzetto</span>&nbsp;(FDI)&nbsp;e altri C.1395 -&nbsp;<span style="color: #000000;">On.&nbsp;Chiara Tenerini</span>&nbsp;(FI-PPE) &nbsp;fino ad essere approvato in testo unificato), il testo ha compiuto l&rsquo;intero iter parlamentare di approvazione passando all&rsquo;esame dell&rsquo;altro ramo del parlamento, ottenendo il parere favorevole delle Commissioni 1&ordf; (Aff. costituzionali), 5&ordf; (Bilancio), 7&ordf; (Cultura, istruzione), questioni regionali. Il relatore alla Commissione del Senato &egrave; stata la Sen.&nbsp;<span style="color: #000000;">Elena Murelli&nbsp;</span><span style="color: #000000;">(LSP-PSd'Az</span>)&nbsp;(dato conto della nomina il 2 aprile 2025), poi nominata relatore di maggioranza nella seduta n. 304 del 3 giugno 2025. Dal resoconto degli atti parlamentari il provvedimento diventato testo unificato e classificato n.&deg; 1430 del Senato &egrave; passato con il voto unanime, come detto, l&rsquo;8 luglio u.s. A questo punto sar&agrave; necessario attendere la pubblicazione della legge sulla G.U. per conoscerne nel dettaglio i contenuti, finora oggetto della disamina parlamentare fino al testo finale approvato e ora Legge dello Stato. Si fa riserva di una valutazione approfondita del provvedimento legislativo che come accennato- colma un vuoto normativo nella tutela dei cd. &ldquo;lavoratori fragili&rdquo;. Il fatto che il testo abbia ricevuto contributi migliorativi e sia stato votato all&rsquo;unanimit&agrave; &ndash; con significativa convergenza bipartisan- da tutte le forze politiche lascia ben sperare circa il dettaglio dei contenuti e dimostra una comune sensibilit&agrave; verso questo tema che sia l&rsquo;originaria proponente On.le Debora Serracchiani sia la relatrice del testo unificato Senatrice Elena Murelli hanno patrocinato con grande impegno, determinazione e consapevolezza dell&rsquo;importanza del provvedimento. Per chi come me ha mantenuto i contatti con i due rami del Parlamento e segnatamente con l&rsquo;Onorevole Serracchiani e la Senatrice Murelli &egrave; doveroso riferire di una volont&agrave; comune e condivisa di approvare in tempi brevi una legge che costituisce forse un punto di partenza da rendere ancora pi&ugrave; tutelante ma certamente un caposaldo di civilt&agrave; giuridica e di rispetto dei lavoratori affetti da patologie gravi e per questo bisognosi di tutele. Allo stato attuale della ratio della legge sembra si possa intanto dire che essa prevede un congedo fino a 24 mesi continuativi o frazionati, &nbsp;senza retribuzione n&eacute; contributi figurativi (con la possibilit&agrave; di riscattarli con il versamento volontario dei corrispettivi importi)&nbsp; ma con il mantenimento del posto di lavoro, inoltre fino a 10 ore l&rsquo;anno di permessi retribuiti per visite, analisi e cure, priorit&agrave; nell&rsquo;accesso al lavoro agile, ove realizzabile, al termine del congedo compreso nel periodo di comporto contrattuale. &Egrave; certamente auspicabile che l&rsquo;individuazione dei lavoratori fragili e delle patologie integrabili e dettagliate nel testo di legge appena approvato rispetti il contenuto del &ldquo;cd. Decreto Speranza&rdquo; del 04/02/2022 che indicava le malattie croniche e invalidanti che danno luogo alla condizione di fragilit&agrave;: il contrario sarebbe un passo indietro e un clamoroso autogol. In attesa di leggere e commentare il testo approvato dal Parlamento c&rsquo;&egrave; chi lo giudica riduttivamente, una sorta di &ldquo;minimo sindacale&rdquo; e c&rsquo;&egrave; invece chi lo considera un significativo passo avanti verso il riconoscimento del concetto di fragilit&agrave; e delle tutele connesse. Leggeremo e commenteremo.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/permessi-per-lavoratori-affetti-da-malattia-oncologica-invalidante-e-cronica-approvata-la-legge/2642]]></guid>
					<pubDate>Sat, 12 Jul 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[I partiti e la ennesima ricerca del sistema elettorale perfetto]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/i-partiti-e-la-ennesima-ricerca-del-sistema-elettorale-perfetto/2641]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Mentre il mondo aspetta con ansia di vedere se almeno a Gaza ci sar&agrave; qualche spiraglio di miglioramento e mentre l&rsquo;Europa attende di misurarsi con le decisioni di Trump sui dazi, i nostri partiti ragionano ormai con la testa alle prossime elezioni politiche che si terranno, salvo imprevisti mai esclusi, ad inizio del 2027.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Certo in mezzo ci sono le cinque regionali d&rsquo;autunno (Veneto, Toscana, Marche, Puglia e Valle d&rsquo;Aosta) ma sono vissute come una specie di premessa, non pi&ugrave; significativa di tanto, a quelle visto che ormai i risultati a livello locale non si trasferiscono automaticamente in sede nazionale. Certo le coalizioni contano di sfruttare quegli esiti a livello &ldquo;motivazionale&rdquo; per rafforzare la propria immagine di forza (o di declino), ma sanno bene che vale fino ad un certo punto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si ritiene che in un sistema che difficilmente vedr&agrave; un significativo incremento della partecipazione elettorale a decidere saranno gli spostamenti che possono determinarsi fra i due campi. Lasciando da parte il mito del Centro determinante, in quanto lo si intenda come una aggregazione specificamente &ldquo;centrista&rdquo; di nuovo conio, si ragiona sul fatto che una quota abbastanza significativa di elettori possa spostarsi dal sostegno alla destra a quello alla sinistra o viceversa, oppure, ma sembra pi&ugrave; complicato, che i partiti in campo possano ripescare consensi dispersi nella massa considerevole degli astenuti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si studia dunque come ciascuno possa riuscire in quest&rsquo;impresa, evitando che ne possano beneficiare gli avversari. Qui il punto dolente per tutti &egrave; come sia possibile tenersi saldi i consensi tradizionali acquisiti senza che con ci&ograve; si alzino barriere per andare alla conquista di nuovi elettori. Detto in parole povere: per tenersi ciascuno la propria trib&ugrave; di fedeli sembra necessario rafforzare gli appelli identitari, ovvero pi&ugrave; o meno radical-estremisti; per attirare nuove adesioni quella tecnica funziona male, perch&eacute; tutti sanno che &egrave; abbastanza un mito che gli elettori abbiano abbandonato un partito perch&eacute; non era abbastanza radicale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ora le due tecniche su cui si punta sono abbastanza alternative fra loro. La prima &egrave; favorire il formarsi di coalizioni-ammucchiata, dentro cui ogni votante pu&ograve; trovare di tutto, dall&rsquo;estremista al moderato. Sin qui si &egrave; cercato pi&ugrave; o meno di fare cos&igrave;, con risultati altalenanti, perch&eacute; funziona se si pu&ograve; immaginare che ogni componente condizioni pesantemente le altre, ma il prezzo &egrave; una sorta di litigio continuo che non consente di fare politica se si &egrave; al governo e che dall&rsquo;altro lato per le stesse ragioni impedisce di fare opposizione efficace.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il problema aggiuntivo &egrave; che con questo sistema si &egrave; alimentato cosiddetto maggioritario col collegio uninominale. In questo caso si deve negoziare fra i partiti la spartizione dei candidati fra le varie componenti con tutti i problemi di disomogeneit&agrave; che ci&ograve; ha comportato. Per rompere questo schema si ragiona se non convenga tornare al meccanismo di distribuzione proporzionale dei consensi. Cos&igrave; si permette a ciascun partito di accentuare la sua identit&agrave; e i pesi nel successivo gioco parlamentare, vuoi per il governo, vuoi per l&rsquo;opposizione, si decidono a posteriori sulla base dei risultati che ciascuno ha raccolto nelle urne.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Indubbiamente una nuova legge elettorale a carattere proporzionale favorirebbe una maggiore pulizia nella formazione delle liste, non da ultimo perch&eacute; consentirebbe di sottrarsi alle scelte imposte dai vertici dei partiti: infatti quelle componenti penalizzate dalla direzione potrebbero pi&ugrave; facilmente staccarsi e fondare nuove formazioni o accasarsi altrove. Incentiverebbe la frammentazione politica, ma probabilmente non pi&ugrave; di tanto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il vero nodo da sciogliere per una soluzione di questo tipo &egrave; dato dal fatto che si tornerebbe, anche senza dirlo, ad una dinamica in cui i governi si formano con negoziati in parlamento dopo le elezioni. Il modo per evitarlo pu&ograve; essere l&rsquo;obbligo di indicazione sulla scheda di chi sar&agrave; il candidato premier sostenuto dal partito: cos&igrave; ci si vincolerebbe ad una qualche forma di coalizione definita preventivamente.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Al momento una soluzione di questo tipo sembra andare bene al destra-centro, che in Giorgia Meloni ha un leader indiscutibile per consensi in quell&rsquo;area, ma creerebbe problemi al cosiddetto &ldquo;campo largo&rdquo; che una figura di quel tipo proprio non ce l&rsquo;ha: non solo per la competizione fra Schlein e Conte, ma anche per il fatto che nessuno dei due &egrave; neppure lontanamente &ldquo;indiscutibile&rdquo;. Ci&ograve; rende problematica l&rsquo;accettazione di una riforma elettorale in senso proporzionale con indicazione del candidato a premier.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Naturalmente per evitare il ritorno comunque alla logica dei governi che si fanno e si disfano in parlamento, il destra-centro propone il premio di maggioranza alla coalizione intorno al candidato vincente, che raccolga almeno il 40% (forse aumentabile di qualche punto) dei consensi. Nel caso quel candidato premier perdesse la fiducia della Camera si tornerebbe a votare.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ci sono molte questioni tecniche che si possono porre a proposito di tutto il dibattito in corso, per ora a livello abbastanza astratto. Il problema di fondo &egrave; per&ograve; che ancora una volta la classe politica pensa di risolvere la sua debolezza scaricando la responsabilit&agrave; sugli elettori a cui si chiede di arbitrare una crisi di sistema, ma sulla base di una legge elettorale pensata in modo da non nuocere alle posizioni dei partiti. Il che &egrave; pretendere un po&rsquo; troppo.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/i-partiti-e-la-ennesima-ricerca-del-sistema-elettorale-perfetto/2641]]></guid>
					<pubDate>Wed, 09 Jul 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Tecnologia e digitalizzazione di fronte al transito generazionale]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/tecnologia-e-digitalizzazione-di-fronte-al-transito-generazionale/2640]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">I cambiamenti introdotti dalla rivoluzione industriale dell&rsquo;800 erano stati considerati epocali per le innovazioni negli stili di vita, nell&rsquo;organizzazione del lavoro e nell&rsquo;accelerazione impressa all&rsquo;economia e alla stratificazione sociale: un processo di modernizzazione enorme sul piano potenziale e fattuale, con un effetto moltiplicatore dirompente. La rivoluzione tecnologica del &lsquo;900 iniziata con l&rsquo;uso sempre pi&ugrave; massivo di apparati e macchine si &egrave; consolidata con la dematerializzazione e la digitalizzazione informatica, come processo pervasivo che per dimensioni&nbsp; spazio &ndash;temporali e target di fruizione si &egrave; andata configurando come un derivato della globalizzazione, in quanto legato a modi di essere e di fare che si esprimono ad ogni latitudine superando gli spazi angusti della quotidianit&agrave; e finendo per condizionare i comportamenti individuali e collettivi di tutti. I.A. e metaverso sono gli avamposti della riconversione del reale nel virtuale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La diffusione ubiquitaria delle tecnologie di ultima generazione non conosce ostacoli e si manifesta come un fenomeno ormai irreversibile con cui dobbiamo fare i conti. La stessa alternanza generazionale non &egrave; un fatto ciclico che si avvicenda secondo paradigmi ripetibili, poich&eacute; ci&ograve; avviene mentre mutano il contesto, la vita sociale, i diritti e i doveri, le aspettative, le logiche dei mercati e quelle della competizione: possiamo affermare che la dimensione economica e quella del pensiero computazionale hanno sovvertito il concetto stesso di cultura come processo di lunga metabolizzazione del sapere, dagli apprendimenti scolastici a quelli del tempo libero, mentre i codici comunicativi semantici e simbolici non seguono metodiche regolamentative essendo soverchiati dalla deregulation dei social e dal tumultuoso entrare in scena di informazioni&nbsp; disparate che hanno rotto gli schemi di un sapere prevalentemente tramandato a favore di un avvicendamento di dati, notizie, modalit&agrave; interpositive che spesso riesce difficile collocare, discernere e padroneggiare.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si pone un problema di consegna generazionale degli stilemi linguistici e degli alfabeti relazionali, nella borsa degli attrezzi d&rsquo;uso quotidiano, pena il divaricarsi di un gap comunicativo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sul piano demografico l&rsquo;allungamento della vita e l&rsquo;invecchiamento della popolazione creano un surplus di percipienti rispetto all&rsquo;area della produttivit&agrave;: la societ&agrave; aperta e multiculturale (pur con alcune discrasie implicite come la perdita dei radicamenti dell&rsquo;appartenenza) produce un incessante interscambio di contatti e relazioni, anche se lo iato generazionale permane in quella societ&agrave; che vive delle rendite degli anziani mentre la precariet&agrave; del lavoro tiene i giovani, terminati gli studi, in uno &lsquo;statu pupillari&rsquo; di latenza e di attesa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Peraltro sussiste un problema della terza e perfino della quarta et&agrave; e &ndash; nelle interconnessioni generazionali - della compatibilit&agrave; e della sostenibilit&agrave; nei processi di inclusione ovvero di emarginazione degli anziani dalla fruizione e dall&rsquo;uso delle nuove tecnologie e con esse da una presenza attiva e fattiva alla vita sociale e culturale del nostro tempo, per spezzare derive di isolamento e solitudine.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Innovazione tecnologica e digitalizzazione hanno una funzione eminentemente facilitativa rispetto alla congerie infinita di azioni, contatti, scambi di informazioni, apprendimenti e all&rsquo;organizzazione della nostra stessa vita. Tuttavia si evidenziano difficolt&agrave; oggettive sotto diversi profili, non solo sull&rsquo;uso e il padroneggiamento degli strumenti sempre pi&ugrave; sofisticati a disposizione anche rispetto all&rsquo;etica della comunicazione e dell&rsquo;informazione: poich&eacute; in rete mancano spesso filtri e controlli sulla veridicit&agrave; dei flussi di dati e notizie occorre possedere abilit&agrave; e competenza nell&rsquo;uso degli apparati e capacit&agrave; di discernimento e di pensiero critico nel vaglio di ci&ograve; con cui entriamo in contatto in modo pervasivo e diffusivo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Questo crea problemi ad ogni et&agrave;: si pensi alle mistificazioni virtuali che occultano le evidenze del reale a quella forma di violenza simbolica che usa i mezzi tecnologici per aggirare i confini dell&rsquo;etica. E questo riguarda soprattutto le giovani generazioni al punto che i reati a sfondo tecnologico, nel buio del web, superano in percentuale quelli agiti fisicamente e paradossalmente finiscono &ndash; pur con una dotazione straordinaria di apparati- per inibire e frustrare i processi comunicativi: prevale infatti tra i giovani un uso solipsistico della fruizione digitale e tecnologica.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma anche per le persone d&rsquo;et&agrave; avanzata che avevano vissuto processi di alfabetizzazione e acculturazione verbale o scritta, tramandata e consolidata negli anni, il fatto che l&rsquo;uso del cellulare o del computer siano entrati a far parte delle abitudini crea fenomeni adattivi sul piano non solo della manualit&agrave; ma anche della logica di pensiero come applicare alla propria et&agrave; un approccio di conoscenza-comunicazione-informazione basato sull&rsquo;uso sistematico delle tecnologie, l&rsquo;ingresso in internet per scambi relazionali, acquisti, accesso alla rete della pubblica amministrazione, degli uffici, delle istituzioni comporta un cambio di passo e di mentalit&agrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sullo sfondo resta l&rsquo;intendimento facilitativo e il processo di semplificazione che sta legittimandosi anche&nbsp; attraverso la gestione del PNRR.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per questo appare necessaria un&rsquo;azione di guida e counseling da parte delle istituzioni: servono corpi sociali intermedi per creare sinergie e favorire un atteggiamento propositivo e una partecipazione solidaristica.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sarebbe un grave errore se gli anziani, come spesso purtroppo accade per ottusit&agrave; e scarsa comprensione degli interlocutori (siano essi uffici pubblici o enti, aziende private, compagnie telefoniche, fornitori di beni e servizi) fossero emarginati o peggio espunti ove non fatti oggetto di tentativi di estorsione o di truffa, dalla comunicazione on line e dall&rsquo;utilizzo delle nuove tecnologie.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per questo &ndash; come acutamente osservato da Giuseppe De Rita &ndash; i processi di semplificazione non devono essere nominalistici, virtuali o complicati, nemmeno frettolosi e con trabocchetti che inducano all&rsquo;errore: parlare di &ldquo;riconversione ecologica e digitale&rdquo; comporta processi di metabolizzazione lenti, consapevoli e partecipati.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">C&rsquo;&egrave; un tempo diverso per ogni et&agrave; e sono gli apparati, la rete, le istituzioni, i network e o provider che devono adattarsi e commisurarsi al target di una utenza complessa e diversificata.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sarebbe tuttavia &ndash; infine &ndash; un errore di metodo chiudersi nelle consuetudini del passato, anche se pi&ugrave; rassicuranti forse sul piano emotivo: certo non &egrave; facile e viene un momento nella vita in cui si vive pi&ugrave; di abitudini che di progetti. Tuttavia esser parte di una comunit&agrave; che usa l&rsquo;innovazione tecnologica come strumento di promozione della condizione umana pu&ograve; restituire anche nella parte che resta della vita la sensazione di sentirsi utili, di esserlo per gli altri senza dimenticare il valore aggiunto che deriva dall&rsquo;esperienza, fonte inesauribile di valori e insegnamenti a cui le giovani generazioni hanno il dovere di attingere per conservare la memoria di chi ci ha preceduto e contribuire a valorizzare la storia nella sua continua ripetibilit&agrave;. E i fatti di questo tempo conflittuale e doloroso ci ammoniscono a ricordarlo.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/tecnologia-e-digitalizzazione-di-fronte-al-transito-generazionale/2640]]></guid>
					<pubDate>Sat, 05 Jul 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[La politica dell’estate]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/la-politica-della-estate/2639]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">&Egrave; un po&rsquo; presto per parlare gi&agrave; di politica estiva (quella che, nel disinteresse vacanziero, mena un po&rsquo; il can per l&rsquo;aia), ma l&rsquo;ondata di caldo eccezionale ha forse anticipato il consueto timing. Non certo perch&eacute; il mondo si sia acquietato, anzi al contrario, ma forse proprio perch&eacute; il continuo incalzare di notizie drammatiche le rende, purtroppo, routine che viene accettata.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Cos&igrave; le quotidiane intemerate di Trump vengono accolte come prevedibile espressione di un politico sui generis, anche perch&eacute; non &egrave; semplice capire se siano alzate d&rsquo;ingegno ad uso della comunicazione o se nascondano qualche tattica, se non proprio strategia per venire a capo di quello che l&rsquo;inquilino della Casa Bianca valuta a suo modo un tornante storico.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Se dovessimo giudicare da tre reazioni importanti, diremmo che al momento la situazione per lo pi&ugrave; non accenna ad evoluzioni. Sul delicato fronte ucraino Putin prosegue nella politica di ricerca dell&rsquo;annientamento del suo nemico puntando sul brutale e cinico calcolo che ormai sia una questione di quantit&agrave; di risorse da spendere. La Russia ha un&rsquo;economia di guerra che sforna missili e droni in quantit&agrave; impressionante, ha una cospicua riserva d&rsquo;uomini che ritiene di poter sacrificare (adesso rinforzata dalla carne da cannone che gli fornisce la Corea del Nord), e pensa che l&rsquo;Europa con qualche suo alleato non abbia altrettante risorse da mettere a disposizione di Kiev, per cui prima o poi gli ucraini dovranno cedere per sfinimento visto che gli USA di Trump non li coprono pi&ugrave;. Non &egrave; del tutto cos&igrave; certo e cos&igrave; semplice, ma Putin e i suoi lo credono e sbeffeggiano l&rsquo;Europa che mette le sanzioni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sul fronte della guerra di Gaza per adesso tutto continua nella linea scelta da Netanyahu col sostegno pi&ugrave; che evidente di Trump che vorrebbe coprirlo anche sul piano giudiziario. Pu&ograve; darsi che si arrivi ad un qualche accordo per la liberazione degli ostaggi e per un qualche cessate il fuoco (problematico), ma il nodo della questione, se si vuole almeno una lunga tregua duratura, &egrave; affrontare la sistemazione dei palestinesi, il che significa stroncare il messianesimo fasullo dei coloni israeliani estremisti e consentire la formazione di un sostenibile &ldquo;focolare&rdquo; per i palestinesi (usiamo una espressione vaga, perch&eacute; non &egrave; semplice arrivare rapidamente alla soluzione dei due stati).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Finch&eacute; non si avvier&agrave; un iter di sistemazione del conflitto storico che interessa il Medioriente, quell&rsquo;area rimarr&agrave; instabile e, giuste considerazioni umanitarie e morali a parte, avremo sempre una situazione esplosiva alle porte dell&rsquo;Europa. In questo quadro anche la situazione dell&rsquo;Iran non &egrave; tale da indurre buone aspettative. Se il regime degli ayatollah e il suo sistema di &ldquo;proxy&rdquo; ha ricevuto un duro colpo nelle sue ambizioni imperial-religiose, &egrave; tutt&rsquo;altro che in crisi, almeno per ora, come dimostra l&rsquo;ondata selvaggia di repressione, con impiccagioni, torture e incarcerazioni senza processo, che sta scatenando al proprio interno. &Egrave; anche in discussione che le ambizioni &ldquo;atomiche&rdquo; dell&rsquo;Iran siano state effettivamente debellate, mentre si registrano offerte negoziali verso quel regime per convincerlo a starsene buono per un poco. Una politica i cui rischi non andrebbero sottovalutati.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In questo quadro che si fa nella politica estiva italiana, ma anche per tanti aspetti europea? Ci si balocca sulla questione delle spese per mettere in piedi un buon sistema di difesa nel momento in cui l&rsquo;idea di appaltarlo come in passato agli USA non regge pi&ugrave;: dunque vogliamo o possiamo spendere in dieci anni un 5% del PIL (in realt&agrave; il 3,5%) per un non ben chiaro piano di riarmo della Nato (che non sappiamo se e quanto coincida con il piano &ldquo;Rearm Europe&rdquo;)? In Italia secondo le rilevazioni demoscopiche &egrave; maggioritaria la pulsione che si potrebbe definire &ldquo;pacifista&rdquo;, ma che pi&ugrave; propriamente &egrave; semplicemente neutralista nell&rsquo;illusione che la crisi internazionale sia una specie di leggenda/complotto orchestrata da oscuri poteri che puntano ad arricchire s&eacute; stessi. &Egrave; un vecchio copione, che semplicemente deriva dalla comprensibile scarsa propensione della gente ad accettare che si possa vivere in una situazione di rischio per affrontare la quale sarebbe necessario accettare dei sacrifici: in termini di benessere diffuso, ma potenzialmente non solo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non siamo certo soli per la presenza di questi sentimenti, perch&eacute; in Europa il tema &egrave; tutt&rsquo;altro che largamente condiviso, ma certo nel nostro caso &egrave; significativo che sia diffusa in un ampio spettro di forze, non solo di destra e di sinistra, ma anche attive tanto nel governo, quanto nell&rsquo;opposizione. L&rsquo;essere in fase di ingresso nella cosiddetta pausa estiva consente a tutti di fare un po&rsquo; di propaganda (e di demagogia) senza spingere pi&ugrave; di tanto a fondo in attesa di vedere come evolver&agrave; la situazione internazionale. Un serio discorso sulla situazione del nostro sistema di difesa non lo fa quasi nessuno: un po&rsquo; per scaramanzia, cio&egrave; per non ammettere che se dovessimo fronteggiare una sfida militare le nostre coperture non sono tanto buone (ma si dice che questo pericolo non ci sia&hellip;), un po&rsquo; perch&eacute; ci si pu&ograve; cullare in illusioni su futuri sistemi difensivi comuni europei, per cui all&rsquo;Italia sarebbe risparmiato di dover affrontare il tema in proprio (una prospettiva al momento pi&ugrave; che evanescente).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Allora avanti con la politica per i dibattiti da ombrellone, peraltro ormai riservati a cerchie ristrette di affezionati, perch&eacute; la gran parte del pubblico al massimo si fa coinvolgere in qualche battuta e subito passa a parlare d&rsquo;altro.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/la-politica-della-estate/2639]]></guid>
					<pubDate>Wed, 02 Jul 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Isole ai confini del mondo]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/isole-ai-confini-del-mondo/2638]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Leggendo il coinvolgente resoconto dei suoi approdi nelle isole pi&ugrave; lontane e sperdute del pianeta ogni lettore, curioso e partecipe ma soprattutto affascinato, coltiva inevitabilmente il rimpianto di non aver potuto farsi piccolo piccolo per entrare nello zaino di Marco Lupis, giornalista ed esploratore che ha raccolto in questo straordinario libro edito da Il Mulino la cronaca e la descrizione dei suoi viaggi. L&rsquo;iconografia dell&rsquo;isola ha sempre rappresentato una metafora ricca di allegorie palesi e recondite: il senso dell&rsquo;avventura, quello intrigante dell&rsquo;ignoto, l&rsquo;alterit&agrave; alla vita quotidiana, il luogo della fuga e dell&rsquo;immaginazione, la lontananza irraggiungibile, il buen retiro, la ricerca di sensazioni nuove o perdute, il sogno e le distopie, il distacco dalle civilt&agrave; conosciute, l&rsquo;occasione estrema di una rivisitazione esistenziale, il perdersi per ritrovarsi, le dimensioni umane nascoste che abitano il desiderio di ricominciare e quello di annullarsi nell&rsquo;oblio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non solo dunque espressioni geografiche minuscole, &ldquo;<em>puntini, atomi, capocchie di spillo</em>&rdquo;, ma rappresentazioni simboliche dell&rsquo;immaginario collettivo cariche di significati esistenziali, gi&agrave; nella mitologia e poi nei secoli fino ai giorni nostri.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il concetto di insularit&agrave; ha attraversato la storia e la letteratura di ogni tempo ora come motivazione a partire che diventa nostalgia del ritorno nell&rsquo;Itaca di Ulisse, ora come luogo di confinamento, prigionia ed emarginazione dal mondo come &lsquo;l&rsquo;ile d&rsquo;If&rsquo; per Edmond Dantes nel Conte di Montecristo o come Sant&rsquo;Elena per Napoleone Bonaparte. Nella sua circumnavigazione dell&rsquo;orbe terraqueo Marco Lupis ha visitato 19 isole da quelle abbordabili dalla costa dei continenti come Sachalin a quelle remote e davvero &ldquo;isolate&rdquo;, quasi irraggiungibili come Tristan da Cuna sperduta nell&rsquo;Atlantico e distante 2810 km da Citt&agrave; del Capo e 2172 km a sud di Sant&rsquo;Elena.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E confesso che quest&rsquo;ultima citazione non cade nel vuoto per la mia immaginifica predilezione verso quest&rsquo;isola dove vive un insediamento umano in parte di origini liguri, il pi&ugrave; lontano al mondo dalla terraferma. Tra tanti depliant patinati di mete da sogno questo libro si distingue per la sua non comune capacit&agrave; di sollecitare una partecipe fantasia e fa venire alla mente quelle parole &ndash; attribuite a Marcel Proust &ndash; che spiegano che il vero viaggio di scoperta non consiste solo nel cercare nuove terre ma nell&rsquo;avere nuovi occhi, senza i quali questo report sarebbe un catalogo divulgativo come tanti. Ma anche di pensare &ndash; come ci ha insegnato &ndash; Thomas Stearns Eliot che spesso il viaggio &egrave; pi&ugrave; importante della meta. Non posso dimenticare ci&ograve; che mi disse il navigatore solitario Giovanni Soldini, in un&rsquo;intervista di qualche anno fa: &ldquo;<em>La passione si esprime nel viaggio, la gioia nell&rsquo;arrivo. Personalmente pi&ugrave; del ritorno per me conta la conclusione del viaggio, l&rsquo;approdo alla destinazione che mi ero prefissato, considerando anche tutto il tempo dell&rsquo;attesa, quello trascorso in mezzo al mare. Credo che confrontarsi con la natura in modo diretto consenta di ridimensionare il modo tipico di pensare dell&rsquo;uomo moderno che immagina &ndash; sbagliando &ndash; di dominare il mondo mentre in realt&agrave; non si rende conto che la sua esistenza dipende in tutto e per tutto dal mondo stesso e dalle leggi della natura&rdquo;. </em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ci sono isole a volte disabitate, o tribali e selvagge, atolli remoti e dimenticati e altre dove si &egrave; sviluppata una vita comunitaria, a volte ancora primordiale come era nel villaggio di Macondo descritto da Gabriel Garcia Marquez, altre ancora antropizzate secondo regole e gelose tradizioni storiche da custodire, dove non mancano opportunit&agrave; per rendere meno aspra e ansiogena la vita di ogni giorno in una condizione di estrema lontananza dal resto del mondo, si tratta infatti di microcosmi che l&rsquo;autore racconta con dovizia ed una narrazione sui generis.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Anche il cinema ha evocato il mito dell&rsquo;isola sperduta, nei suoi chiaroscuri drammatici e nei monologhi dei naufraghi che vi trovano approdo, basti ricordare per tutti &lsquo;Cast Away&rsquo; dove un magnifico Tom Hanks impersonifica Chuck Noland , un dirigente operativo della FedEx - unico superstite di un incidente aereo- che finisce arenato sulla spiaggia di <em>Monuriki , </em>un piccolo atollo disabitato che fa parte dell'arcipelago delle isole Mamanuca, nelle Fiji e vi resta per 4 anni, mentre gli amici e la fidanzata lo credono morto perch&eacute; disperso &nbsp;in mare, e invece si salver&agrave; con coraggio, arricchito da una esperienza unica e straordinaria che gli permetter&agrave; di conservare la speranza ad ogni futuro incrocio che la vita gli parer&agrave; innanzi. In questo libro che ci porta ai confini del mondo troviamo una mappatura geografica, storica, aneddotica delle isole visitate dall&rsquo;autore: ogni lettore pu&ograve; adottarne una e immedesimarsi in un viaggio apparente ma carico di suggestioni emotive.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Gli uomini del nostro tempo non hanno perduto il desiderio della scoperta e l&rsquo;utopia dell&rsquo;appagamento lontano. Anzi, in questa epoca di globalizzazione e omologazione culturale, di incertezze emotive, relazioni umane problematiche e di solitudini inespresse sognando un&rsquo;isola remota dove staccare la spina dalle ansie e dai problemi di una esistenza appiattita ed eterodiretta dai social e dai media, si scopre che perfino i timori dell&rsquo;incognito lontano sono soverchiati dai pericoli incombenti delle molte insicurezze del presente.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Leggere, chiudere gli occhi e sognare: una medicina per lo spirito, un viaggio permesso a tutti, ricordando le parole di Albert Einstein &ndash; &ldquo;la fantasia &egrave; pi&ugrave; importante della conoscenza&rdquo; o quelle di Rita Levi Montalcini &ndash; &ldquo;l&rsquo;immaginazione sa andare oltre il pensiero codificato&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Perch&eacute; davvero come scrisse nel Piccolo Principe Antoine de Saint-Exup&eacute;ry <em>"L'essenziale &egrave; invisibile agli occhi".</em></span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/isole-ai-confini-del-mondo/2638]]></guid>
					<pubDate>Sat, 28 Jun 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[In un mondo senza coordinate]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/in-un-mondo-senza-coordinate/2637]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;ulteriore complicarsi della situazione internazionale &egrave; sotto gli occhi di tutti e giustamente ci si chiede quale potr&agrave; essere il ruolo dell&rsquo;Europa e nella fattispecie dell&rsquo;Italia in un quadro che sta perdendo tutte le tradizionali coordinate di riferimento.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il riferimento al diritto internazionale e all&rsquo;illegittimit&agrave; dell&rsquo;uso della forza bellica per risolvere vere o presunte questioni fra stati non &egrave; pi&ugrave; proponibile: a parte violazioni limitate che si sono avute anche nei decenni passati, l&rsquo;invasione russa dell&rsquo;Ucraina ha dato un colpo decisivo a quel contesto e la vicenda della guerra di Israele le ha dato il colpo definitivo. In questo ultimo caso si &egrave; avuta non soltanto una reazione ad un crimine orrendo perpetrato il 7 ottobre da un soggetto non statale come &egrave; Hamas, ma una guerra di distruzione che ha coinvolto altre realt&agrave; come Hezbollah in Libano, gli Houti in Yemen e ora l&rsquo;Iran, considerato, fondatamente, il grande burattinaio della guerra ibrida ad Israele. Tutto ci&ograve;, a iniziare dall&rsquo;Ucraina e avanti, senza dichiarazioni di guerra, rispetto di regole anche minime nell&rsquo;impiego dei mezzi di distruzione, vera attivazione di sedi di arbitrato internazionale (l&rsquo;ONU &egrave; scomparso dalla scena).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&Egrave; in un contesto del genere che deve muoversi l&rsquo;Europa e in essa e con essa l&rsquo;Italia, del tutto spaesate nonostante i due grandi conflitti le tocchino direttamente per ragioni quanto meno geografiche. La domanda riguarda di cosa possa disporre l&rsquo;Europa, ormai allargata alla Gran Bretagna, per contare nella confusione che sembra dominare al momento. Il primo dato da rilevare &egrave; che nessuno dei grandi soggetti che guidano, o che presumono di guidare gli equilibri internazionali tiene in particolare considerazione il ruolo del nostro continente. Va gi&agrave; bene quando si astengono dal rinfacciarci che non contiamo niente.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ora qualche eccezione si pu&ograve; avere a livello di qualche relazione bilaterale. L&rsquo;unico leader europeo che Trump ha informato della sua iniziativa di bombardare i siti nucleari in Iran &egrave; stato il britannico Starmer, per la semplice ragione che le capacit&agrave; militari inglesi sono piuttosto buone e c&rsquo;&egrave; una costante collaborazione con le forze USA, basti pensare alle operazioni congiunte contro gli Houti. Gli altri, nonostante Francia e Germania fossero impegnate in inconcludenti colloqui con l&rsquo;Iran, nonostante l&rsquo;Italia, col supporto scenografico di von der Leyen, sia impegnata in operazioni di stabilizzazione in Africa, sono stati bellamente ignorati da tutti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&Egrave; chiaro che la situazione non &egrave; brillante e che non potr&agrave; continuare a lungo cos&igrave;. Questa settimana ci sar&agrave; un vertice Nato dove non si potr&agrave; fare a meno di confrontarsi con i due nodi impellenti: che si fa della situazione in Ucraina, e che si fa se la situazione in Medioriente prosegue nella sua escalation. Non sono interrogativi retorici. Putin &egrave; pi&ugrave; che mai deciso a risolvere radicalmente la conquista dell&rsquo;Ucraina riportando quel paese nell&rsquo;ambito russo, come non si stanca di dire e di far dire alla sua propaganda. L&rsquo;Europa, allargata a Gran Bretagna e Canada, non glielo pu&ograve; consentire, ma questo pone un problema all&rsquo;interno della Nato che &egrave; ancora dominata dagli USA, che sembrano invece indifferenti a quella che, sbagliando, considerano in fondo una modesta questione di frontiera nell&rsquo;area ex sovietica. Dall&rsquo;altro punto di crisi Netanyahu sembra riuscito nel suo piano di iniziare a risolvere, almeno cos&igrave; crede, la questione palestinese destrutturando, ovvero annientando tutto il contesto in cui era inserita (inclusa, ed &egrave; cosa orribile, l&rsquo;estirpazione di enclave palestinesi indipendenti da consegnare all&rsquo;ottuso messianesimo neo sionista israeliano): per questo gli serve la sconfitta definitiva della potenza iraniana.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Tutto ci&ograve; suppone quella che eufemisticamente potremmo definire la riorganizzazione del mondo: una Russia a cui consentire un po&rsquo; di imperialismo nella convinzione (illusione) che le baster&agrave; per appagarla e metterla tranquilla, un Medioriente con Israele dominante forse con una partnership ibrida con l&rsquo;Arabia Saudita e niente pi&ugrave; terrorismo, gli USA come grande profittatore del nuovo quadro internazionale cos&igrave; pacificato (ignorando l&rsquo;incognita cinese) che ritengono favorirebbe una rinascita della &ldquo;grandezza&rdquo; americana. Non ci vuol molto a capire che non si tratta di uno scenario favorevole alle posizioni dell&rsquo;Europa, che, nel migliore dei casi, si sfrangerebbe in una serie di stati alla ricerca di un protettore di cui farsi vassalli.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Colpisce la scarsa consapevolezza di questa realt&agrave; nelle opinioni pubbliche europee. Una quota non piccola della nostra politica &egrave; in mano ad improvvisati demagoghi che credono di essere delle avanguardie speculando sulle paure della gente che non &egrave; preparata ad uscire dalla fase di prospera assenza di coinvolgimenti nelle grandi crisi. Qualche politico &egrave; consapevole della fase decisiva che ci coinvolger&agrave;, lo vogliamo o meno, ma sembra non avere la capacit&agrave; di assumere un ruolo di guida contro corrente.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Eppure &egrave; con questo scenario che dovremo misurarci tutti. Ci auguriamo naturalmente che si riesca a tenersi lontani dal ritorno alla grande guerra universale: per il momento non &egrave; alle porte, ma non sappiamo se e quanto potr&agrave; durare. Si deve agire per reagire, se ci &egrave; consentito il gioco di parole, ma non lo si pu&ograve; fare coi proclami e le sceneggiate. Occorrerebbe quello che in altri tempi si chiamava paziente e duro lavoro politico. Ma non va pi&ugrave; di moda.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/in-un-mondo-senza-coordinate/2637]]></guid>
					<pubDate>Wed, 25 Jun 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[La famiglia come luogo di comunicazione]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/la-famiglia-come-luogo-di-comunicazione/2636]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Riusciamo ancora a relazionarci in modo autentico, a intenderci e farci capire?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nelle nostre comunicazioni le immagini prevalgono sul dialogo, l&rsquo;immediatezza sulla riflessione: il messaggio mediatico non &egrave; il prolungamento della parola nel mondo ma la sua negazione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il paradosso odierno consiste nell&rsquo;accertare una incomunicabilit&agrave; di fondo proprio nella societ&agrave; definita &ldquo;della comunicazione&rdquo;, gi&agrave; a partire dal contesto familiare.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Tra le tante responsabilit&agrave; ci sono anche quelle che riguardano i nostri comportamenti quotidiani.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Riflettiamo insieme su tutto quello che la societ&agrave; sta lentamente perdendo: senso etico, valori (sostituiti dalle opinioni); tradizioni, gerarchie, il valore fondativo della famiglia, quello pedagogico dell&rsquo;esempio, il metodo della &ldquo;mitezza&rdquo;, il senso del &ldquo;limite&rdquo;, della &ldquo;dignit&agrave;&rdquo; e della &ldquo;vergogna&rdquo;, il concetto di &ldquo;normalit&agrave;&rdquo; (tutto &egrave; esasperato, prevale l&rsquo;effetto straordinario: bisogna &rsquo;stupire&rsquo;).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Possiamo affermare che tutti i fenomeni di disagio hanno una matrice individuale ma anche una matrice sociale&rdquo;, a cominciare da quelli che si realizzano nel contesto della famiglia.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Basta leggere i titoli dei quotidiani ma anchela TVha le sue responsabilit&agrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ci sono programmi di pessimo gusto che incitano alla violenza fin dalla prima infanzia, che sollecitano la ricerca del successo ad ogni costo, che propongono fiction e reality infarcite di modelli comportamentali ed etici assolutamente effimeri e negativi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si pu&ograve; ben dire che soventela TVinforma sulla cronaca ma disinforma sulla vita.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Prevalgono le logiche di marketing e delle classifiche di audience, anche gli stessi telegiornali non si esimono dal proporre insulsi sondaggi di opinione su fatti che richiederebbero pi&ugrave; cautela e maggiore riserbo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La mancanza di&rdquo; filtri&rdquo; e di controlli di merito genera un uso indiscriminato delle nuove tecnologie da parte dei ragazzi : la facilit&agrave; di accesso, il non rispetto nei palinsesti televisivi delle fasce protette con una sistematica violazione del codice di autoregolamentazione sui minori, l&rsquo;uso intrusivo dei sofisticati videotelefonini (che ha introdotto un vero e proprio derivato tecnologico del bullismo e cio&egrave; il &ldquo;cyberbulling&rdquo;, che consiste nella violenza ag&igrave;ta con forme elettroniche) hanno generato nuovi modelli di comportamento sociale e nuovi problemi di gestione anche sul piano delle tutele (privacy, violazioni, libert&agrave; personali, revenge porn).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Le nuove tecnologie finiscono per diventare nelle mani incaute dei ragazzi uno strumento di deregolamentazione, un vero e proprio competitor in termini educativi rispetto agli insegnamenti che dovrebbero essere promossi dalla famiglia e dalla scuola, che vengono cos&igrave; delegittimate.</span><br /><span style="color: #000000;"> Ma possiamo chiamare famiglia quel contesto relazionale dove ci si scambia poche battute di rito, dove a tavola ciascuno smanetta il proprio cellulare, dove ci si ritrova per mangiare e dormire ma con il pensiero rivolto altrove?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La famiglia &egrave; spesso invocata come baluardo estremo per la difesa dei valori che reggono la convivenza civile ma sovente si ha l&rsquo;impressione che sia combattuta ed osteggiata anzich&eacute; aiutata.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">A cominciare dallo stesso &ldquo;metter su casa&rdquo; che indebita le giovani coppie in mutui dai costi molto spesso insostenibili generando ombre di preoccupazione sulla serenit&agrave; del contesto familiare e sulla convivenza quotidiana.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Eppure la famiglia dovrebbe essere il luogo della gratuit&agrave; e della sincerit&agrave; delle relazioni affettive.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il punto di partenza e di ritorno di una relazione basata sulla comunicazione e sulla prevalenza dei sentimenti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Esattamente quello che invece sta venendo a mancare negli orizzonti di vita della nostra intima quotidianit&agrave;.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/la-famiglia-come-luogo-di-comunicazione/2636]]></guid>
					<pubDate>Sat, 21 Jun 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Il mondo brucia, ma la politica italiana va avanti]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/il-mondo-brucia-ma-la-politica-italiana-va-avanti/2635]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">La situazione internazionale &egrave; sempre pi&ugrave; complessa e sulle sue possibili evoluzioni non ci sono analisi indiscutibili e confortanti: &egrave; tutto in vorticoso movimento, non &egrave; possibile indicare con un minimo di certezze quali sbocchi si potranno trovare per le crisi che si accumulano pericolosamente l&rsquo;una sull&rsquo;altra.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In questo contesto chi lamenta che l&rsquo;Italia non starebbe facendo abbastanza per contribuire a trovare soluzioni sembra non capire che sta chiedendo al nostro governo di svuotare il mare con un cucchiaio. Certo ci si pu&ograve; rammaricare che nel complesso l&rsquo;Europa non riesca ad esercitare un peso di qualche rilievo, ma anche in questo caso si sorvola sul fatto che non ha strumenti adeguati: le sanzioni si sono dimostrate armi piuttosto spuntate e misure come il bloccare i rapporti con gli stati in guerra specialmente non vendendo loro armi sono ambigue: si rischia di colpire quelle parti che hanno delle ragioni senza scalfire quelle che hanno torto. Soprattutto si mettono in atto interventi che complicano il quadro delle relazioni e che incitano i peggiori nazionalismi, piuttosto che contribuire ad un ritorno alla ragione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Cos&igrave; non &egrave; il caso di perdere tempo a chiedere al governo politiche di grande respiro che non &egrave; in grado di gestire, accontentandosi di aiutare la navigazione a vista che conduce per forza di cose: ci&ograve; che invece non viene fatto n&eacute; dalle opposizioni, n&eacute; da settori della maggioranza.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Peraltro rendendosi conto della situazione, pur non volendola ammettere, tutte le forze politiche stanno tornando a concentrarsi su alcuni nodi della politica interna: purtroppo non quelli pi&ugrave; importanti (riassetto strutturale di settori chiave dalla sanit&agrave;, al fisco, ecc.), ma quelli che pi&ugrave; interessano alla politica politicante, cio&egrave; le riforme elettorali. Anche in questo caso il focus non &egrave; sul modo di recuperare il fenomeno dell&rsquo;astensionismo, ma su come riuscire ad approfittare dell&rsquo;attuale stato di cose per garantirsi l&rsquo;occupazione del potere: sia a livello amministrativo, sia a livello politico nazionale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Al momento sembra si stia provando a negoziare, se possibile lontano dai riflettori, su riforme che possano far uscire il sistema da un certo &ldquo;congelamento&rdquo; nella distribuzione dei consensi. A dispetto di qualche discorso che si continua a fare sulla fluidit&agrave; del consenso elettorale, le analisi mettono in rilievo una fissit&agrave; se non proprio delle percentuali di consenso dei diversi partiti (per la verit&agrave; anche da questo punto di vista non &egrave; che ci sia grande mobilit&agrave;), certamente nella distribuzione complessiva dei voti fra l&rsquo;attuale destra-centro e l&rsquo;attuale sinistra di vario conio (il centro per ora continua ad essere una formazione gassosa che stenta a trovare una forma).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&Egrave; a partire dalla consapevolezza di questo quadro che si affrontano i due problemi che i politici sentono come centrali: garantire la permanenza in campo di chi ha consolidato a livello regionale o municipale una propria rete di consensi grazie ad un lungo esercizio del potere; introdurre per le elezioni nazionali un sistema che mitighi, se non proprio renda inutile la tessitura di ampi consensi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il primo tema &egrave; quello del cosiddetto &ldquo;terzo mandato&rdquo; per governatori di regione e forse anche sindaci. Poich&eacute; &egrave; sempre pi&ugrave; difficile far maturare classi dirigenti ricche di personalit&agrave; capaci di imporsi, i gruppi di potere di ogni partito preferiscono puntare sulla loro stabilit&agrave; attorno ad una figura che ha gi&agrave; avuto modo di gestire un sistema di radicamento. In un contesto in cui &egrave; scarsa la propensione degli elettori a prendere in considerazione che cambiamenti in meglio sono possibili, funziona bene il richiamo all&rsquo;usato sicuro. Del resto luoghi e occasioni per &ldquo;fare politica&rdquo; ce ne sono sempre meno, visto che tutto &egrave; pi&ugrave; o meno amministrazione (con poco controllo) in mano ai vertici.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il secondo tema riguarda il ritorno per le elezioni nazionali ad un sistema sostanzialmente proporzionale, che esoneri dalla fatica di gestire quel meccanismo poco efficace dei collegi uninominali, dove si devono unire sforzi di costruzione di ampie alleanze (difficili con partiti deboli in grado di imporre una vera regia) e investimenti esorbitanti in comunicazione manipolativa. Meglio tornare ad un sistema che si rivolge agli elettori facendo leva sulle diverse &ldquo;fedi&rdquo; che si possono pilotare a livello nazionale e pazienza se cos&igrave; ciascuno parler&agrave; sempre pi&ugrave; solo alla sua &ldquo;trib&ugrave;&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Unisce i due disegni la volont&agrave; di fare perno sempre pi&ugrave; sulla personalizzazione delle candidature di vertice: si tratti di sindaci, governatori, candidati alla Presidenza del Consiglio, il gioco deve rimanere nello schema &ldquo;un capo e i suoi fedeli&rdquo;. Anzi, per evitare rischi, la proposta &egrave; abolire il meccanismo delle elezioni che richiedono per la vittoria almeno il 50% + 1 dei voti e in mancanza il ballottaggio fra i due pi&ugrave; votati, perch&eacute; cos&igrave; gioco forza ci si pu&ograve; trovare a dover cercare consensi oltre i confini della propria trib&ugrave;. E allora pi&ugrave; semplicemente riduciamo tutto al confronto fra le trib&ugrave; cos&igrave; come sono e se una prevale abbastanza sulle altre si prende il potere. Che questo &ldquo;abbastanza&rdquo; possa essere una soglia del 40% o altro, si vedr&agrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dovrebbe sembrare un po&rsquo; strano che in un momento in cui il mondo brucia, in cui ci troviamo di fronte a molte incognite nonch&eacute; a prove non semplici da superare manchi una classe politica capace di comprendere che servir&agrave; a poco trovare un marchingegno per ridurre un sistema di selezione della rappresentanza ad un meccanismo che deve semplicemente trovare un &ldquo;vincitore&rdquo; e non importa quale. Qui non siamo in uno sport che pu&ograve; prevedere tempi supplementari e meccanismo dei rigori perch&eacute; un vincitore deve per forza averlo. Stiamo parlando della necessit&agrave; di costruire un meccanismo che produca ragionevole concordia e legittimit&agrave; nella gestione della cosa pubblica.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/il-mondo-brucia-ma-la-politica-italiana-va-avanti/2635]]></guid>
					<pubDate>Wed, 18 Jun 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Referendum: una agitazione a perdere]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/referendum-una-agitazione-a-perdere/2634]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Si &egrave; chiusa anche la lunga agitazione per i referendum ostinatamente voluti dalla CGIL e si &egrave; chiusa con una sconfitta chiara per i promotori. Per la verit&agrave; il segretario Landini ha ammesso con molta trasparenza che sin dall&rsquo;inizio era cosciente che difficilmente avrebbe raggiunto l&rsquo;obiettivo dell&rsquo;approvazione dei quesiti, ma che considerava conseguito quello di avere portato in piazza il tema ed il ruolo del suo sindacato raccogliendo il consenso di quasi un terzo del corpo elettorale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si &egrave; detto che era la solita via per addolcire una sconfitta, ma non &egrave; proprio cos&igrave;. Per capire cosa &egrave; successo nel profondo del sistema politico bisogna guardare dalla prospettiva della battaglia del massimalismo per imporre la sua egemonia: storicamente il massimalismo &egrave; sempre relativamente interessato alle vittorie immediate, perch&eacute; rinvia tutto ad un momento finale apocalittico per preparare il quale va benissimo fare intanto il pi&ugrave; possibile &ldquo;agitazione&rdquo; e movimentismo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non dovrebbe essere questo l&rsquo;obiettivo di un sindacalismo consapevole (quello &ldquo;rivoluzionario&rdquo; si pensa abbia esaurito il suo tempo) e infatti per esempio la CISL si tiene ben lontana da quei lidi, ma siamo davanti ad una inclinazione che ha una sua storia. Pi&ugrave; complicato &egrave; valutare la prospettiva dal punto di vista dei partiti di sinistra o comunque di centro-sinistra (la destra usa altri strumenti di agitazione populista). In questo caso c&rsquo;&egrave; infatti da chiedersi come mai da quelle parti ci si sia accodati all&rsquo;iniziativa di Landini e compagni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non stupisce, ovviamente, per l&rsquo;estrema sinistra di AVS e simili che &egrave; una espressione, neppure pi&ugrave; di tanto davvero politica, del massimalismo. &Egrave; comprensibile sul versante M5S che &egrave; nato e continua a vivere per infilarsi in ogni agitazione possibile, senza neppure troppa preoccupazione di coerenza, visto che &egrave; una formazione di &ldquo;movimento&rdquo; senza alcuna elaborazione ideologica e/o progetto politico gestibile. Suona pi&ugrave; che problematico per il PD che nasce dalla fusione, per quanto a freddo e mal riuscita, fra due tradizioni di politica propositiva, quella della sinistra storica comunista e socialista e quella della sinistra democratico-cristiana.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ci&ograve; che &egrave; successo conferma la confusione (chiamarla trasformazione genetica ci sembra farle troppo onore) che si &egrave; introdotta in quel partito con l&rsquo;ascesa alla segreteria di Elly Schlein che si &egrave; portata dietro un gruppo di variegata provenienza e conformazione. Tutto era nato dalla frustrazione per una egemonia del nuovo PD che non si riusciva a stabilire, per cui si &egrave; fatta strada e poi affermata la convinzione che dipendesse dal fatto che non si era abbastanza &ldquo;di sinistra&rdquo; (il mito del mondo alternativo che alla fine si imporr&agrave; se si &egrave; davvero radicali &egrave; fra quelli costitutivi di una certa componente). Cos&igrave; si &egrave; arrivato alla guida un gruppo dirigente legato al movimentismo (dentro e a lato dell&rsquo;alveo storico della sinistra) che spinge il PD sulla via della alternativa presunta radicale, favorito in questo dall&rsquo;affermazione al governo di una coalizione di destra(-centro) che consente di rinverdire i riferimenti mitologici alla grande lotta contro il fascismo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&Egrave; con questo alle spalle che il PD guidato da Schlein e soci si &egrave; buttato nella campagna referendaria che aveva l&rsquo;illusione di affermare la centralit&agrave; di una nuova &ldquo;questione operaia&rdquo; guidata dal grande sindacato di sinistra. Peccato che la questione in quei termini non esistesse pi&ugrave; e che fosse senza senso l&rsquo;attribuirne la colpa alla sinistra riformista che aveva, ai tempi del governo Renzi, cercato di prendere atto delle novit&agrave;: era la riproposizione, neppure veramente cosciente, della lotta mitica dei massimalisti contro i tradimenti dei riformisti vendutisi al liberalismo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il risultato del voto referendario, lasciamo ovviamente da parte il quesito sui termini per richiedere la cittadinanza appiccicato agli altri senza connessione, &egrave; che due terzi persino un po&rsquo; abbondanti dell&rsquo;elettorato hanno giudicato di nessun interesse la chiamata alle armi del fronte sindacal-partitico e non sono andati a votare. &Egrave; una questione di democrazia, come sostiene Landini? No, &egrave; il fatto che i veri temi che angosciano il Paese in questo momento, i salari bassi, la crisi del sistema assistenziale, le difficolt&agrave; di funzionamento della macchina pubblica, stavano fuori dei quesiti presenti sulle schede e che non c&rsquo;&egrave; fiducia in larga parte dell&rsquo;elettorato che una &ldquo;spallata&rdquo; a vanvera a colpi di s&igrave; a sostegno delle bandierine massimaliste possa far cambiare le cose.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Una riflessione su tutto questo andr&agrave; fatta, ma, diciamolo con franchezza, non solo da parte del PD e nelle file del campo pi&ugrave; o meno largo, ma anche da parte di una maggioranza di governo che tende a crogiolarsi nella convinzione di avere vinto (facile). Da parte di tutti andr&agrave; considerato seriamente che non si pu&ograve; lasciar andare una situazione piena di debolezze, che prima o poi presenteranno il conto. Si approfitti di un momento economicamente abbastanza buono (proprio ieri lo spread &egrave; sceso ulteriormente), per affrontare con interventi legislativi e con impegni di razionalizzazione amministrativa e non solo i non pochi problemi che abbiamo davanti, mettendo da parte l&rsquo;illusione che servano le scorciatoie: sia quelle dei massimalismi, che quelle dei populismi demagogici, due facce per quanto opposte della stessa medaglia.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/referendum-una-agitazione-a-perdere/2634]]></guid>
					<pubDate>Wed, 11 Jun 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Erano bravi ragazzi]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/erano-bravi-ragazzi/2633]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">La recrudescenza della violenza giovanile, che &egrave; un aspetto della violenza di genere e dei femminicidi, &egrave; un problema emergente in modo esponenziale che riguarda tutti, non solo gli specialisti che si interrogano sulle cause di questo fenomeno. Rubricando anche solo i fatti degli ultimi mesi il fermo immagine di questa piaga sociale ci descrive una realt&agrave; devastante.&nbsp; Non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; tempo da perdere: occorre un forte recupero di senso di responsabilit&agrave; collettiva, bisogna che qualcuno abbia il coraggio di spezzare queste spirali perverse, ricominciando a parlare di senso del dovere, di rispetto, di dignit&agrave;, di cultura come strumenti di emancipazione sociale e di crescita e formazione individuale, ripristinando il concetto del &ldquo;limite invalicabile&rdquo;. Per contrastare la violenza giovanile bisogna scoprirla e intercettarla alle origini e intervenire con tempestivit&agrave;. Purtroppo il contesto su cui occorrerebbe agire &egrave; ampio e diversificato, non esiste intanto un target sociale di riferimento prevalente anche se spesso questi fatti accadono in ambienti di degrado e di vuoto etico e pedagogico ma abbiamo conosciuto storie di violenza omicidiaria anche tra studenti universitari o laureati, culturalmente in grado di discernere il bene dal male.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Addebitare le colpe soltanto alla societ&agrave; non rende giustizia alle azioni criminali che dipendono da fattori individuali e soggettivi, anche se non si pu&ograve; negare che l&rsquo;educazione ricevuta in famiglia e poi dalla scuola ha un&rsquo;influenza decisiva. Affermare che la scuola deve pensare all&rsquo;istruzione mentre sono padre e madre a doversi occupare dell&rsquo;educazione dei figli &egrave; un vulnus che sta all&rsquo;origine di tanti guai. I ruoli genitoriali sono in rapida obsolescenza e la famiglia sta diventando il primo anello cedevole in termini di autorevolezza e buon esempio. Hanno ragione coloro che stigmatizzano il lassismo di padri e madri che consentono orari notturni ai propri figli, proprio a partire dalla minore et&agrave; e spesso per il timore di ribellioni, fughe, ritorsioni in famiglia, che li proteggono e difendono pregiudizialmente, che hanno perduto il senso del &lsquo;no&rsquo; di fronte alle richieste di soldi, di uscite piene di incognite e di rientri antelucani, che non sanno dove sono e con chi sono i propri ragazzi. Ma possiamo ancora chiamare famiglia quel contesto dove ciascuno si isola per smanettare il proprio smartphone? Perch&eacute; &egrave; l&rsquo;incultura dei social a diventare prevalente, il buco nero del web consente viaggi pieni di incognite, senza censure, senza paletti e si materializzano condizioni emotive estreme in assenza di guide e controlli, si radicano solitudini incomprese. Possiamo dire che i social sono la prima causa di tanti apprendimenti sbagliati e fuorvianti e di conseguenti comportamenti azzardati e pericolosi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In rete ci finiscono cyberbullismo e revenge porn, solipsismo e negazionismo: tutto &egrave; facile, tutto &egrave; fattibile fino a perdere la coscienza critica, vero mentore dell&rsquo;esistenza. E come affermano con cognizione e autorevolezza Andreoli, Crepet, Morelli il cd. &lsquo;raptus&rsquo; &egrave; solo una giustificazione ricorrente anche negli stessi autori di azioni delittuose: non ci si pu&ograve; trincerare dietro l&rsquo;affermazione &lsquo;era un bravo ragazzo, non so spiegarmi cosa gli ha preso&rsquo;. Narcisismo, senso proprietario di possesso della vita degli altri, rimozione del rischio, autoindulgenza non possono giustificare un comportamento doloso, la consapevolezza di scegliere la scorciatoia del male, confidando in un bravo avvocato o nella clemenza di un tribunale.&nbsp;</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Come scrivo da tempo &ndash; a costo di ricevere le critiche dei buonisti e degli inclusivi di facciata &ndash; non servono il pentitismo postumo, le fiaccolate, i palloncini liberati al cielo: oltre la commozione (quella vera &egrave; per&ograve; pi&ugrave; composta) sono in prevalenza retorici nascondimenti per coprire con una sorta di catarsi collettiva, in quel composito assembramento umano, la presenza del prossimo colpevole.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La violenza ha radici lontane con ramificazioni inimmaginabili e riguarda tutti quelli che la realizzano e coloro che omettono di recidere &ndash; laddove competerebbe - la pianta del male. Siamo in presenza di una societ&agrave; malata e orfana di cultura assimilata, di valori e buoni esempi: in essa crescono giovani e giovanissimi ispirati da super-eroi invincibili che trasmettono un senso di impunit&agrave; mascherato da gelosia e finto amore, un egocentrismo che confida nella prevalenza delle attenuanti generiche sulle aggravanti (spesso rimosse da una giustizia cervellotica), che &egrave; informato sugli sconti di pena e sulla sua valenza riparativa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma siamo anche tutti parte di una umanit&agrave; dolente e inconsapevole, dove si alimentano solitudini siderali e una concezione minimalista della stessa esistenza ridotta alla merc&egrave; dell&rsquo;effimero, dell&rsquo;inutile e del breve.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Che per questo non vale la pena di vivere o di essere vissuta, per fortuna non per tutti.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/erano-bravi-ragazzi/2633]]></guid>
					<pubDate>Wed, 11 Jun 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Ciò che influisce sull’alterazione del pianeta sono i comportamenti umani]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/ci-che-influisce-sulla-alterazione-del-pianeta-sono-i-comportamenti-umani/2632]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Sono trascorsi sei anni dalla pubblicazione delle 40 pagine di evidenze scientifiche, priorit&agrave; e raccomandazioni ai governi redatte dal 29/4 al 4/5 2019 in sede OCSE,&nbsp; dai rappresentanti di 130 Paesi aderenti all&rsquo;Ipbes (la piattaforma intergovernativa scientifico-politica sulla biodiversit&agrave; e gli ecosistemi) per esaminare un Rapporto dell&rsquo;ONU stilato in 3 anni di lavoro da parte di oltre 150 esperti, volto allo studio e all&rsquo;approfondimento dei rischi delle biodiversit&agrave; e allo sfruttamento dissennato del suolo terrestre. Gi&agrave; allora si ebbe la sensazione&nbsp;di un imminente &ldquo;tsunami&rdquo; globale che potrebbe portare in tempi definiti &ldquo;relativamente brevi&rdquo; all&rsquo;estinzione di una serie di specie viventi che popolano i mari e la Terra, fino ad 1/8 di quelle attualmente censite pari ad una cifra mostruosa di circa un milione di &lsquo;specie&rsquo; animali e vegetali. Si pu&ograve; dire che gi&agrave; a partire dalla &ldquo;Conferenza delle parti&rdquo; (COP 21) svoltasi a Parigi nel novembre/dicembre 2015 (Accordo firmato da 177 Stati c/o la Sede ONU a New York il 22/4/2016) , con la presenza di 195 Paesi, il focus tematico centrato dalla politica abbia riguardato la sostenibilit&agrave; ambientale, con tutti i sottotemi ad essa correlati, ci&ograve; che definiamo l&rsquo;antropocene, in poche parole le condizioni di vita prodotte dall&rsquo;essere umano che con le sue attivit&agrave; &egrave; riuscito con modifiche territoriali, strutturali e climatiche ad incidere addirittura sui processi geologici. Molte parole, altrettanti documenti e protocolli di impegno ma risultati finora non all&rsquo;altezza delle aspettative.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In questo caso oggetto di studio e dei risultati della ricerca condotta dagli scienziati &egrave; stata di anno in anno principalmente l&rsquo;erosione lenta ma graduale della &ldquo;biodiversit&agrave;&rdquo;: in pratica il pericolo paventato e sottoposto alla responsabilit&agrave; dei governanti a livello planetario ha riguardato la scomparsa di specie viventi- animali e vegetali &ndash; a causa del deterioramento della &ldquo;salute&rdquo; degli ecosistemi che inglobano l&rsquo;uomo e le altre forme di vita, sullo sfondo di uno stravolgimento ambientale, a partire dal suolo, dalla gestione delle acque, dalla decarbonizzazione energetica, dall&rsquo;inquinamento tossico dell&rsquo;aria, &nbsp;in grado di alterare irrimediabilmente ogni contesto territoriale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ci&ograve; che influisce sull&rsquo;alterazione delle biodiversit&agrave; esistenti sono i comportamenti umani: in primis lo sfruttamento del suolo e delle risorse naturali, come l&rsquo;acqua e il legno, l&rsquo;agricoltura intensiva, la caccia e la pesca, l&rsquo;inquinamento ambientale, l&rsquo;uso dei pesticidi, urbanizzazione e cementificazione selvaggia. L&rsquo;antropizzazione del territorio ha generato l&rsquo;invadenza delle costruzioni edilizie fino a stravolgere visivamente l&rsquo;impatto ambientale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma sono gli stili di vita dissennati che &ndash; secondo il Rapporto dell&rsquo;ONU &ndash; hanno gi&agrave; alterato gravemente tre quarti delle superfici terrestri, il 40 per cento degli ecosistemi marini e la met&agrave; di quelli di acqua dolce. Sono dati catastrofici che dovranno prima o poi&nbsp;indurre i governi ad assumere provvedimenti legislativi condivisi ed azioni urgenti di freno a questa deriva distruttiva del pianeta e della sua biodiversit&agrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La Terra si trova, si badi bene &ndash; secondo il Rapporto &ndash; alla soglia della sesta estinzione di massa della sua storia, la prima attribuita ai comportamenti umani. Ma sono trascorsi alcuni anni da quei primi gridi d&rsquo;allarme rivolti ai decisori politici e nulla sembra essere cambiato.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ricordo le parole del Prof. Arnaldo Benini, Emerito all&rsquo;Universit&agrave; di Zurigo: &ldquo;L&rsquo;umanit&agrave; utilizza e violenta la natura spietatamente.&nbsp;Si &egrave; estesa e dilaga in tutti gli angoli della terra, sconvolgendo ecosistemi remoti e antichi di millenni, costruendo strade, estirpando e asfaltando boschi e foreste, usando a profusione e senza criterio concimi tossici e antibiotici, inquinando aria, laghi, mari, fiumi e torrenti, trivellando in terra e in mare.&nbsp;L&rsquo;alterazione violenta degli ambienti &egrave; una delle cause delle mutazioni degli agenti patogeni e quindi delle epidemie e pandemie.&nbsp;Nel 2017 uno dei maggiori virologi, l&rsquo;americano Ralph S. Baric, alla domanda circa il pericolo di una pandemia catastrofica, ammon&igrave; che la prima barriera preventiva sono le infrastrutture di sanit&agrave; pubblica ma furono parole al vento.&rdquo;&nbsp;L&rsquo;aumento enorme della popolazione, ammassata in citt&agrave; di dimensioni che facilitano contagi&nbsp;e inquinamenti, l&rsquo;aumento della temperatura, lo scioglimento dei ghiacciai, la polluzione che altera e indebolisce i polmoni: tutto ci&ograve; ed altro ancora hanno portato da anni virologi, epidemiologi, biologi a prevedere un&nbsp;<em>big crash&nbsp;</em>micidiale&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma il dato pi&ugrave; eclatante che emerge da una delle mie interviste al Prof. Benini riguarda la sostenibilit&agrave; ambientale tra umanit&agrave; e pianeta, specie se - come &egrave; accaduto negli ultimi decenni - la crescita della specie umana ha raggiunto dimensioni innaturali: cresce di 70 milioni di persone all&rsquo;anno e ha raggiunto i 7 miliardi e 951 milioni di abitanti nel 2022: erano 1,5 miliardi nel 1950, attualmente si stimano in 8,2 miliardi e si ipotizza il raggiungimento di 9,7 miliardi nel 2050. &nbsp;Secondo gli studi del compianto biologo Edward O. Wilson una volta superati i 6 miliardi di abitanti la presenza dell&rsquo;uomo diventa incompatibile con l&rsquo;ambiente: essa si pu&ograve; rallentare per eventi patogeni o &ndash; per lo stesso motivo - pu&ograve; arrestarsi all&rsquo;improvviso. &Egrave; come se la natura mettese un limite, un semaforo rosso, all&rsquo;espansione degli esseri umani sulla terra, una sorta di crollo per incompatibilit&agrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ecco dunque che i concetti di estinzione della biodiversit&agrave; per mano dell&rsquo;uomo e di sostenibilit&agrave; antropocentrica nel contesto planetario diventano interrelati e complementari. Una umanit&agrave; in espansione illimitata diventa indebolita e vulnerabile: nulla di ci&ograve; che ha modificato il contesto ambientale che ospita l&rsquo;uomo e le specie viventi &egrave; andato nella direzione di un rafforzamento, di una protezione delle difese. Lo sfruttamento intensivo del territorio, la deforestazione galoppante &ndash; in Amazzonia cresciuta per intensit&agrave; di oltre il 90% rispetto all&rsquo;anno precedente &ndash; l&rsquo;inquinamento dei mari soffocati dalla plastica e dalla mutazione genetica dei suoi abitanti stanno consumando il pianeta come in un copione gi&agrave; scritto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Mi sono chiesto come mai siano destinate in proporzione pi&ugrave; risorse del PNRR alla digitalizzazione, piuttosto che alla messa in sicurezza del territorio: a vedere certe immagini sulla sistematica tracimazione dei corsi d&rsquo;acqua &ndash; da fiumi ai singoli ruscelli &ndash; all&rsquo;allagamento devastante dei centri abitati, alle vere e proprie alluvioni, alla distruzione degli edifici, alla violenza con cui l&rsquo;acqua trascina auto, sradica piante, porta via dalle case le persone come fossero fuscelli, viene da chiedersi come mai tutto questo accada senza piani preventivi di protezione dell&rsquo;ordinario svolgersi della vita civile e di comunit&agrave;. Ci si chiede se la messa in sicurezza degli alvei dei fiumi, in modo lungimirante, preventivo, strutturale e infrastrutturale sia alla fin fine una questione non-urgente o necessaria.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si aggiungano le guerre in atto e la loro spaventosa portata distruttiva, della natura e dei manufatti umani: di tutte questa &egrave; senza dubbio la colpa pi&ugrave; grave, lo schiaffo pi&ugrave; offensivo alle bellezze del creato e alla dignit&agrave; dell&rsquo;uomo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Qualcuno, preso da una trance fideistica intravvede gi&agrave; la luce in fondo al tunnel: ma non sa o finge di non sapere che pu&ograve; trattarsi di un treno che procede a folle velocit&agrave; contro di noi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Speriamo -&nbsp;&egrave; un dovere e un appiglio per tutti - che dal big crash non ci separi ormai solo la buia galleria dell&rsquo;incoscienza.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/ci-che-influisce-sulla-alterazione-del-pianeta-sono-i-comportamenti-umani/2632]]></guid>
					<pubDate>Sat, 07 Jun 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Appesi ai referendum?]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/appesi-ai-referendum/2631]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Sebbene quel che sta accadendo nel mondo inviti a pensare a cose serie (crisi continua nella guerra russo-ucraina, dramma di Gaza, affermazione della destra anti Europa nelle elezioni polacche), il dibattito di casa nostra si concentra sulla questione di come andranno i referendum del 8 e 9 giugno (le manifestazioni sulla crisi mediorientale sono, purtroppo, poco pi&ugrave; che folklore impegnato).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Lo scontro fra le parti &egrave; molto aspro, a conferma del fatto che il contenuto dei quesiti, con l&rsquo;eccezione parziale di quello sulla cittadinanza, &egrave; piuttosto di bandiera, per cui il tema &egrave; come mobilitare abbastanza partecipazione per far scattare il quorum che li rende validi. A prescindere da come la si pensi sui singoli quesiti, il vero nocciolo &egrave;, come si diceva una volta, un nocciolo politico: cio&egrave; la conquista di un ruolo di egemonia da parte di una componente della sinistra (multipla e non proprio coesa al suo interno) nella battaglia per l&rsquo;apertura di una nuova fase di equilibri parlamentari e governativi (passando per le elezioni regionali).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Se non si capisce questo, tutto diventa scarsamente decifrabile. Gli slogan semplicistici di chi &egrave; il vero regista dell&rsquo;operazione, il segretario della CGIL Landini, sono tutti legati a suscitare un&rsquo;ondata emozionale che ha scarsa connessione col contenuto dei quesiti: sarebbe una lotta contro la precariet&agrave; nel lavoro ridotto a merce. Cos&igrave; non &egrave;, perch&eacute; le modifiche che deriverebbero da una vittoria dei s&igrave; non cambiano che molto marginalmente, anzi in alcuni casi peggiorano, il quadro normativo. I problemi accennati sono molto seri, qualsiasi persona di buon senso deve averli a cuore, ma non si risolvono con i referendum abrogativi, ma con le iniziative legislative per avere nuove e pi&ugrave; incisive norme. Un lavoro complesso che &egrave; illusorio pensare verr&agrave; attivato una volta chiusi i referendum. Ci permettiamo di ricordare cosa &egrave; accaduto dei proclami di chi invitava a votare nel referendum contro quanto contenuto nelle riforme costituzionali promosse da Renzi: penseremo noi a scriverle poi per bene!! E non se e &egrave; fatto nulla (anzi si &egrave; fatto qualche intervento peggiorativo: vedi il taglio a vanvera del numero dei parlamentari).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per correttezza va specificato che questo ragionamento non riguarda il quesito per consentire che siano sufficienti allo straniero 5 anni di residenza regolata e regolare al fine di poter ottenere la cittadinanza italiana. Si pu&ograve; essere d&rsquo;accordo o meno su questo punto, ma &egrave; un tema concreto che incide realmente (che poi in un Paese capace di fare leggi vere, anche in questo caso per quella via si potrebbe far meglio, &egrave; un altro paio di maniche: ma anche qui abbiamo ormai un parlamento incapace di fare il suo mestiere).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Torniamo alla questione dei quesiti &ldquo;sindacali&rdquo;. Adesso la grande caciara &egrave; se sia o meno &ldquo;etico&rdquo; (visto che nessuno pu&ograve; sostenere che sia illegale) scegliere l&rsquo;astensione e proporla agli elettori come opzione possibile. Qui bisogna intendersi, lasciando perdere le argomentazioni di parte che leggiamo anche su autorevoli quotidiani. Di nuovo il problema non &egrave; di astratta filosofia morale, ma di concreta situazione politica. Sapendo che la partecipazione elettorale &egrave; scarsa (tendenzialmente intorno al 50% degli aventi diritto), il ragionamento va fatto considerando che strumenti hanno in mano coloro che del tutto legittimamente ritengono che i quesiti propositi siano sbagliati e dunque non li vogliono approvare. I promotori del referendum rispondono: votate NO e noi vi rispettiamo, ma &egrave; una risposta ipocrita. Infatti pensano, fondatamente, che in caso di una partecipazione degli oppositori che faccia raggiungere il quorum la loro posizione &egrave; privilegiata, anche se nasce da un sistema che consente un ricorso abbastanza sgangherato allo strumento referendario. Paradossalmente, ma non tanto, chi partecipa votando no, nella situazione attuale aiuta la vittoria del s&igrave;. L&rsquo;astensione dal voto invece &egrave; un meccanismo che saldandosi con l&rsquo;astensionismo ormai largamente diffuso pu&ograve; consentire che risulti vincente la scelta di chi giudica sbagliati e non accettabili i quesiti referendari.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ci&ograve; &egrave; tanto pi&ugrave; vero se si tiene conto che c&rsquo;&egrave; una presenza, non sappiamo quanto ampia, di elettori che giustamente scelgono di partecipare votando solo quei quesiti che vogliono far passare (in genere quello sulla cittadinanza e quello sulla responsabilit&agrave; degli enti appaltanti per gli incidenti sul lavoro), non ritirando la scheda, e dunque astenendosi sugli altri. Dunque concorrendo per quelli scelti a cercar di raggiungere il quorum e provando a farlo mancare per gli altri.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quanto detto, va una volta di pi&ugrave; a confermare che &egrave; necessaria una revisione della legislazione sui referendum, rivedendo i criteri per il calcolo del quorum, alzando il numero delle firme necessarie per proporlo, ecc., perch&eacute; si deve evitare che quel tipo di consultazioni sia uno strumento per forzare il consenso dei cittadini sulla base dei desiderata di minoranze organizzate (per consistenti che possano essere). I referendum debbono promuovere il superamento equilibrato di problemi, non colpi di mano sulla base di fiammate pseudo-ideologiche (cos&igrave; fu, vogliamo ricordarlo, per lo storico referendum del 2 giugno 1946 che nonostante la spaccatura del Paese nelle scelte, lasci&ograve; un&rsquo;Italia pacificata nella soluzione raggiunta).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Poi che la politica politicante si insinui in ogni chiamata alle urne per piegarla al raggiungimento di vittorie d&rsquo;immagine di questo e di quello &egrave; purtroppo un dato pi&ugrave; o meno strutturale delle democrazie: solo la maturit&agrave; dell&rsquo;opinione pubblica pu&ograve; contenerlo e impedirgli di far danni (ma in questo momento non pare siamo messi bene al proposito&hellip;).</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/appesi-ai-referendum/2631]]></guid>
					<pubDate>Wed, 04 Jun 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[L'assolutismo nasce dalla degenerazione del potere]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/lassolutismo-nasce-dalla-degenerazione-del-potere/2630]]></link>
					<description><![CDATA[<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&rdquo;<em>Chiunque abbia potere &egrave; portato ad abusarne, egli arriva fin dove non trova limiti</em>&rdquo;</p>
<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; (Charles de Montesquieu</em>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Per come si sono messe nel tempo le cose, oggi la tripartizione dei poteri - teorizzata da Montesquieu nel suo <em>De l&rsquo;esprit des loix</em>, pubblicato nel 1748 dopo quattordici anni di lavoro, riflessione, revisione e stesura - assomiglia pi&ugrave; alla plastica rappresentazione di un conflitto latente che alla pacifica soluzione ordinamentale di attribuzioni istituzionali.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&ldquo;<em>Il&nbsp;</em><a title="Potere" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Potere"><span style="color: #000000;"><em>potere</em></span></a><em>&nbsp;corrompe, il potere assoluto corrompe assolutamente</em>&rdquo;, il filosofo francese era partito da questa considerazione per consegnare ai posteri una soluzione passata alla Storia come teoria della tripartizione dei poteri di uno Stato. Una sintesi efficace messa a dura prova dalle evidenze dei fatti ricorrenti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Gli sconfinamenti tra esecutivo, legislativo e giudiziario sono stati e sono ancora all&rsquo;ordine del giorno, una continua diatriba che ha assunto nel tempo le sembianze di una vera e propria lotta per la primazia.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nei Paesi democratici l&rsquo;equilibrio tra i poteri dello Stato esprime coesistenze e dissonanze ma prevalentemente si ricompone in funzione di un interesse superiore: la rappresentanza delle tutele e degli interessi dei cittadini, la sovranit&agrave; popolare, il senso civico che anima le istituzioni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Tuttavia non sempre e non ovunque.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si pu&ograve; affermare che sussiste una sorta di regime di concorrenza tra organi legislativi, governo e magistratura e non &egrave; detto che le sbavature e le reciproche interferenze depongano per una nobilt&agrave; delle aspirazioni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Se i &lsquo;poteri&rsquo; fossero prima di tutto &lsquo;servizi&rsquo; la contemperanza delle rispettive primazie avrebbe una connotazione fisiologica, si alzerebbero i piani dell&rsquo;etica dei principi e si abbasserebbero le altezze delle aspirazioni a sovrastare gli altri organi, debordando.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel valutare le discrepanze e le diatribe che emergono dagli scontri tra i tre poteri dello Stato cos&igrave; come configurati nella teoria di Montesquieu e applicati nella realt&agrave; descritta da vicende emblematiche, siamo portati in genere a cercare gli aspetti &lsquo;oggettivi&rsquo; delle situazioni, come se fossero il vero discrimine per attribuire ad essi verit&agrave; o mistificazioni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In realt&agrave; non sempre &egrave; cos&igrave; perch&eacute; l&rsquo;oggettivizzazione della realt&agrave; trova i propri limiti nella soggettivit&agrave; dei suoi protagonisti. Sono i comportamenti umani che nobilitano o umiliano le funzioni, le attribuzioni e le competenze dei rispettivi ruoli. E il protagonismo- appunto- &egrave; una caduta di tono ricorrente.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nelle moderne democrazie la personalizzazione ideologica e l&rsquo;autoreferenzialit&agrave; sono due vulnus che affliggono la tripartizione dei poteri, sovente la poca lungimiranza e la scarsa considerazione delle competenze reciproche degenerano in diatribe strumentalizzate pi&ugrave; per erigere barricate e confini &ndash; allo scopo di ridimensionare le ragioni altrui ad una residuale marginalizzazione &ndash; che per cercare una lungimirante ed equa soluzione ai problemi e alle questioni emergenti in una societ&agrave; complessa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Temo che ci si debba rassegnare a questa contesa ricorrente poich&eacute; ciascuno dei tre poteri dello Stato persegue la piena realizzazione dei propri compiti istituzionali intesa come un dovere funzionale connesso al ruolo esercitato: la giustizia si esprime su principi di diritto che non intende contemperare declinando verso una mediazione con la politica. Che a sua volta reclama &ndash; a livello legislativo ed esecutivo - una sorta di primazia nella gestione della cosa pubblica, sovente autoproclamandosi ad interprete e testimone del pensiero collettivo, addebitando alla magistratura un peccato di astrazione e contestando le sentenze come paradosso lontano dalla realt&agrave;, secondo il noto aforisma &ldquo;summum ius, summa iniuria&rdquo; (Cicerone - De officiis, I, 10, 33). &nbsp;Nulla di tutto ci&ograve; accade nei regimi autocratici, che celebrano l&rsquo;assolutismo del potere nella tirannia la quale riassume in s&eacute; una concezione totalitaria della cosa pubblica, esercitata da una sola persona e dalla cerchia dei suoi oligarchi, dove la tripartizione pensata da Montesquieu &egrave; mascherata, eterodiretta o non esiste del tutto. Questa forma di degenerazione del potere posto nelle mani di un dittatore dissolve e vanifica quella sorta di controllo incrociato che nelle democrazie viene esercitato direttamente o indirettamente dagli organi della politica e della giustizia e che sovente &egrave; deprecato come forma di decadenza autoreferenziale e paralizzante del potere.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nulla al confronto di ci&ograve; che accade nei regimi: forse Montesquieu ha voluto insegnarci che una democrazia imperfetta &egrave; pur sempre migliore del pi&ugrave; coercitivo assolutismo.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/lassolutismo-nasce-dalla-degenerazione-del-potere/2630]]></guid>
					<pubDate>Sat, 31 May 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Scenari internazionali e questioni domestiche]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/scenari-internazionali-e-questioni-domestiche/2629]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">&Egrave; difficile non tenere conto del peggiorare della congiuntura internazionale. Sul fronte ucraino &egrave; ormai evidente che Putin non ha alcuna intenzione di arrivare ad una qualche composizione del conflitto, perch&eacute; &egrave; convinto di avere la vittoria a portata di mano. L&rsquo;analisi va fatta sempre con molta cautela, perch&eacute; c&rsquo;&egrave; tanta tattica comunicativa in quello che si fa circolare: le notizie vengono diffuse per creare certe aspettative nell&rsquo;opinione pubblica in modo che questa condizioni le decisioni dei diversi governi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Certo i massicci bombardamenti russi sulle citt&agrave; chiave dell&rsquo;Ucraina non sono notizie, ma fatti, per&ograve; non &egrave; detto che il loro scopo non sia anche quello di fiaccare la disponibilit&agrave; occidentale a sostenere la capacit&agrave; di resistenza di Kiev confermando la tesi che ormai le armate di Mosca siano ad un passo dalla vittoria. Naturalmente i governi hanno a disposizione informazioni pi&ugrave; precise, ma anche loro lasciano filtrare quelle che ritengono utili alle rispettive politiche. Cos&igrave; non &egrave; facile capire se veramente l&rsquo;avanzata dei russi sia lenta e costosissima in termini di perdita di uomini e di materiali, anche se &egrave; noto che nella tradizione bellica di quel paese il tributo in vite umane sia preso a dir poco alla leggera secondo il vecchio mito che il paese ha una riserva molto cospicua in termini di popolazione (anche per una parte non piccola in condizioni economiche precarie per cui la paga del soldato e la pensione del soldato morto fanno gola&hellip;).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Altrettanta cautela deve essere usata nell&rsquo;interpretare le esternazioni di Trump, personaggio notoriamente poco prevedibile. L&rsquo;affermare una certa volont&agrave; di tirarsi fuori dalla guerra russo-ucraina, non senza aver dato del pazzo a Putin e aver bacchettato Zelensky, non &egrave; detto corrisponda ad una reale decisione di lasciar campo libero ai russi. &Egrave; probabile faccia a sua volta parte di una cortina fumogena per ingannare i russi spingendoli ad azioni spregiudicate nella convinzione che il sistema americano di intelligence non fornir&agrave; pi&ugrave; informazioni agli ucraini, mentre invece pu&ograve; continuare a farlo dando loro gli strumenti per colpire i nemici a fondo con i droni, visto che come risorse di uomini sono in difficolt&agrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non ha molto senso per noi che siamo solo osservatori del tutto esterni speculare su come stiano realmente le cose. Possiamo invece fissare la nostra attenzione sul fatto che comunque la si metta il ruolo dell&rsquo;Europa si sta complicando. Una vittoria di Putin contro Kiev avrebbe ricadute pesanti sugli equilibri europei, ma per evitare questo risultato &egrave; necessario che ci si impegni in un sempre pi&ugrave; corposo sostegno a Kiev. Significa spendere ancora molte risorse (e gi&agrave; questo &egrave; un problema), ma soprattutto arrivare ad un coordinamento nella direzione degli interventi di sostegno, cio&egrave; accentuare la ricerca di una leadership unitaria, che non &egrave; esattamente quello che i vari governi sono disposti ad accettare.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Teniamo presente che a complicare il quadro c&rsquo;&egrave; la questione di Gaza. La scellerata politica del governo Netanyahu nella Striscia sta giustamente scatenando un&rsquo;ondata di ripudio in tutta Europa e non solo, ma &egrave; una prospettiva tutt&rsquo;altro che riducibile ad una semplice questione di condanna di azioni militari di sterminio che sono inaccettabili. Ora, siccome le opinioni pubbliche non possono occuparsi con grande intensit&agrave; se non di una questione alla volta, si pu&ograve; ben pensare che vari strateghi della guerra ibrida stiano pianificando di promuovere il concentrarsi delle proteste sulla condanna alla politica del governo di Israele in modo che la questione ucraina registri degli ulteriori cedimenti nel sostegno del pubblico.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">I governi e i sistemi politici si troveranno cos&igrave; sempre pi&ugrave; alle prese con spaccature nello spirito pubblico dei diversi paesi, il che render&agrave; difficili azioni di intervento razionali: tutti sappiamo in che situazione di spaesamento e di confusione si trovino le opinioni pubbliche dei diversi paesi europei. Ci&ograve; vale anche per l&rsquo;Italia, dove sono facilmente visibili le spaccature che interessano sia le forze politiche che i vari mezzi di comunicazione. Cavarsela chiedendo azioni diplomatiche e distribuendo pi&ugrave; o meno salomonicamente condanne e censure serve a poco, quando poi comunque il nostro governo, sperabilmente con un adeguato e trasversale consenso parlamentare, deve muoversi nel contesto di una situazione internazionale molto surriscaldata.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In un quadro del genere fa un po&rsquo; specie che si discuta se la recente tornata di amministrative abbia rafforzato il cosiddetto campo largo e se il destra-centro stia perdendo il consenso dei cittadini. Quando si discute di problemi locali, si possono anche trovare ragioni di aggregazione fra forze diverse per vincere una partita limitata, mentre diventa pi&ugrave; complicato farlo se si devono elaborare analisi e risposte condivise sulla grande crisi degli equilibri mondiali, che &egrave; quello su cui poi deve decidere un paese se vuole rimanere con un ruolo nel contesto europeo e internazionale. I cittadini queste difficolt&agrave; le vedono, le ipocrisie per far finta di andare d&rsquo;accordo quando non lo si &egrave; (vale per il destra-centro come per il cosiddetto campo largo) non servono a molto, e tutto questo spiega sia il permanere di un alto tasso di astensionismo, sia la illusione da parte di troppi politici che la soluzione sia radicalizzare le rispettive posizioni.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/scenari-internazionali-e-questioni-domestiche/2629]]></guid>
					<pubDate>Wed, 28 May 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Dizionario del politicamente scorretto]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/dizionario-del-politicamente-scorretto/2628]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Parliamo prima dell&rsquo;abito che del monaco-laico-pensatore: questo &egrave; un bel volume anche per la veste che la casa editrice &lsquo;Liberilibri&rsquo; gli ha dato. &Egrave; un piacere sfogliarlo e questa sensazione tattile gioca la sua parte ma quando lo apriamo per scoprirne il contenuto l&rsquo;autore si riprende la centralit&agrave; della scena.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Se l&rsquo;obiettivo del libro di Filippo Facci &egrave; quello descritto dall&rsquo;autore a pagina 37 dell&rsquo;introduzione, cio&egrave; &ldquo;<em>spaventare, allarmare e far desiderare di lanciarlo dall&rsquo; altra parte della stanza</em>&rdquo;, non si pu&ograve; consigliare al lettore di tenerlo sul comodino, pena rimuginamenti interiori e notti insonni. Ma se scopo della lettura &egrave; quello di suscitare riflessioni e uso del pensiero critico per riconsiderare con un approccio nuovo e diverso le metafore della vita e le descrizioni che le accompagnano, da quello generalmente ricorrente nell&rsquo;immaginario collettivo, allora questo &lsquo;Dizionario del politicamente (s)corretto&rsquo; &egrave; un libro che vale la pena di scoprire.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L&rsquo;autore punta l&rsquo;indice contro i luoghi comuni del pensare, prevalentemente contro la cd. &lsquo;cultura woke&rsquo; ma non solo: pur non annoverandoli tra le proprie citazioni si pu&ograve; scorgere tra le righe l&rsquo;influenza esercitata dai detrattori della violenza simbolica perch&eacute; &lsquo;<em>non guarda veramente dentro le cose chi non guarda dentro le parole: e chi guarda dentro le parole &eacute; condannato a combatterle, deve misurarsi col proprio spirito autocritico e con l&rsquo;ossessione metalinguistica che, in ciascun senso della parola, vede la stanchezza di un senso potenzialmente diverso&rsquo;. </em>Banalmente, fondamentalmente la prima forma di violenza simbolica e di annichilimento collettivo sta dentro l&rsquo;ordine delle cose, per come si presenta.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ancora una volta la parola si posiziona al centro della riflessione di Facci: che sia usata sbadatamente o con disinvoltura, che sia frutto di un pensiero pensato piuttosto che di un pensiero pensante essa precede la realt&agrave; e la descrive, ne &egrave; sintesi estrema, infatuazione effimera, affabulazione devastante.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Qui non c&rsquo;entra solo la politica &ndash; nella cornice del politicamente (s)corretto &ndash; la riflessione &egrave; pi&ugrave; ampia e abbraccia una dimensione collettiva, considera l&rsquo;abbandono della ragionevolezza e della difficile strada della capacit&agrave; di essere critici e autonomi nel porsi di fronte alla realt&agrave;: sul patibolo dunque l&rsquo;autore mette fin da subito quelli che definisce gli &lsquo;idioti&rsquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Costoro sono quelli che pensano, per esempio, che lo sviluppo della tecnologia e della cultura si accompagni anche a uno sviluppo etico: non &egrave; vero, perch&eacute; lo sviluppo della tecnologia &egrave; cumulativo (ogni scoperta si aggiunge al patrimonio di conoscenze precedenti) mentre lo sviluppo etico non &egrave; cumulativo per niente.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Lo spiega bene l&rsquo;economista Carlo Maria Cipolla: ≪<em>Non &egrave; che uno diventi necessariamente migliore di suo padre e di suo nonno, in fondo cominciamo sempre da capo. Il migliore dei nostri non &egrave; detto che sia eticamente migliore di un greco dell&rsquo;epoca di Aristotele</em>≫. Da troppo tempo parliamo inseguendo l&rsquo;uso e la comprensione di stilemi linguistici che pensiamo adeguati ma non ci riusciamo perch&eacute; siamo preda di alfabeti di basso profilo semantico, l&rsquo;uso ossessivo delle tecnologie non ci &egrave; di aiuto perch&eacute; nel circuito delle comunicazioni verbali e iconiche siamo tutti appiattiti su una deriva verso il basso: in questo modo le parole non assumono il significato che vorremmo dar loro ma quello semplificato di un cortocircuito impoverito e riduttivo. Forse ne usiamo sempre meno, immaginando di comprenderci mentre in realt&agrave; l&rsquo;incomunicabilit&agrave; &egrave; un segno persino paradossale dei tempi e finiamo con il naufragare nel mare magnum di una ortodossia riciclata e poco consapevole.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Filippo Facci propone un dizionario esteso e variegato di espressioni lessicali, sono ben 284 in ordine alfabetico, da &lsquo;accoglienza&rsquo; a &lsquo;zoppo&rsquo; e dentro ci stanno vocaboli che usiamo o che sentiamo di frequente pronunciare.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E&rsquo; la libera deduzione di un libero pensatore che ritiene che le parole alimentino metafore poco consapevoli e convincenti perch&eacute; la realt&agrave; &egrave; spesso avvolta e mistificata nella sua superficiale rappresentazione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Siamo in presenza di una societ&agrave; dello sproloquio collettivo che ci rende succubi della globalizzazione dei linguaggi e della retorica della complessit&agrave;: in fondo - secondo Facci &ndash; ci si ferma all&rsquo;apparenza delle cose.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E&rsquo; dunque il conformismo culturale insieme all&rsquo;uso inconsapevole delle parole il primo limite alla libert&agrave; di pensiero: il relativismo dei significati e dei significanti genera inconsistenza e parzialit&agrave; del linguaggio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Guardando dentro le parole e riscoprendole si pu&ograve; recuperare una visione pi&ugrave; autentica della realt&agrave;.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/dizionario-del-politicamente-scorretto/2628]]></guid>
					<pubDate>Sat, 24 May 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Schermaglie da comari, mentre il mondo fibrilla]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/schermaglie-da-comari-mentre-il-mondo-fibrilla/2627]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">La definizione di lite delle comari per uno scontro fra Beniamino Andreatta e Rino Formica nel 1982 ci &egrave; tornata in mente a proposito delle schermaglie fra maggioranza e opposizioni sul ruolo internazionale dell&rsquo;Italia. Intendiamoci: i due citati sopra erano dei giganti a confronto dei propagandisti demagogici dei nostri giorni, nonostante alcuni di questi ultimi abbiano avuto o abbiano posizioni di governo. &Egrave; abbastanza stupefacente che i commentatori politici non colgano la superficialit&agrave; strumentale con cui tutta la faccenda &egrave; trattata.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Le relazioni internazionali sono sempre state un terreno complesso in cui non valgono le regole che si applicherebbero ai rapporti personali o anche istituzionali di altro tipo. Per esempio la questione dell&rsquo;essere coinvolti o esclusi in una trattativa non &egrave; riducibile a singoli episodi, ma va inquadrata nello svolgimento complessivo delle vicende. Del resto si &egrave; visto benissimo che Meloni non ha partecipato all&rsquo;incontro fra i cosiddetti &ldquo;volonterosi&rdquo; di Tirana, ma il ministro degli esteri del suo governo ha partecipato ad incontri pi&ugrave; o meno simili in un altro luogo, e infine la nostra premier &egrave; tornata al tavolo con Macron, Starmer, Merz e Tusk in una successiva occasione in cui di nuovo si sono sentiti con Trump ed &egrave; poi stata ulteriormente coinvolta.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&Egrave; tutto abbastanza normale, compresa qualche battuta a commento non particolarmente felice sia da parte di Meloni che di Macron, e queste oscillazioni di rapporti continueranno perch&eacute; l&rsquo;equilibrio internazionale continua ad essere instabile (anche dopo la telefonata fra Trump e Putin) e lo &egrave; anche quello europeo. In queste condizioni le tensioni fra i partner sono costanti e ciascuno cerca di guadagnare posizioni a scapito degli altri. Per questo l&rsquo;Italia &egrave; in una situazione abbastanza difficile e per ragioni che possono anche sembrare piuttosto strane.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Da un lato infatti il nostro Paese si trova in una condizione di stabilit&agrave; relativa: non solo per una buona posizione della premier che vanta una ormai relativamente lunga permanenza nel suo ruolo, ma per una situazione economica che, al di l&agrave; di problemi su cui torneremo, &egrave; piuttosto soddisfacente se la paragoniamo con quella dei nostri soci europei (basta vedere l&rsquo;andamento di quello &ldquo;spread&rdquo; che in passato fu il nostro incubo e che oggi &egrave; tornato a livelli incoraggianti). Questo potrebbe fare di Meloni una concorrente non proprio gradita per i nostri alleati, viste anche le sue ambizioni, a volte ragionevoli (provare a svolgere una politica dinamica verso Africa e il cosiddetto Sud globale), a volte illusorie (pensare di essere l&rsquo;anello chiave di un rapporto fra USA ed Europa, essendo evidente che a Washington sanno benissimo che non ha la possibilit&agrave; di tenere sotto controllo paesi chiave come Francia, Germania, Gran Bretagna, per nominare solo i maggiori).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dal lato opposto l&rsquo;attuale governo &egrave; molto meno stabile di quel che si potrebbe pensare limitandosi a queste considerazioni. Innanzitutto non ha affatto una maggioranza granitica, perch&eacute; &egrave; tenuta insieme solo da una convenienza per il mantenimento del potere. La Lega di Salvini &egrave; pi&ugrave; che una spina nel fianco di Meloni, perch&eacute; il suo leader fa una politica estera in tutt&rsquo;altra direzione, &egrave; di fatto anti europeista (e non a caso &egrave; alleato delle estreme destre, anche in qualche caso in modo vergognoso come si &egrave; visto col convegno di Gallarate), soffia costantemente sul fuoco del disagio sociale col suo sgangherato populismo. Ci&ograve; pone problemi niente affatto secondari. Non si sa sino a che punto la costrizione all&rsquo;alleanza per rimanere al governo potr&agrave; reggere, e in ogni caso i nostri partner importanti in Europa non vogliono lasciar spazio ad una forza che minaccia i loro equilibri interni (Francia, Germania, Gran Bretagna hanno non poche sfide della destra populista al loro interno) e che &egrave; in una posizione istituzionale in cui pu&ograve; fare da quinta colonna per il nemico (a iniziare dalla Russia di Putin).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Va aggiunto che in una situazione del genere a minare le opportunit&agrave; per una pi&ugrave; incisiva presenza internazionale dell&rsquo;Italia concorre una opposizione che &egrave; solo ossessionata dall&rsquo;idea di poter tornare a breve al potere sostanzialmente con un colpo di mano. Da quelle parti non si lavora per la costruzione di un ampio consenso che poggi sul convincere l&rsquo;elettorato che &egrave; possibile guidare meglio (forse molto meglio) le opportunit&agrave; che pure presenta questa congiuntura, ma sull&rsquo;illusione di sfruttare per far cadere il governo vari tipi di rabbia e risentimenti per indubbie e non poche debolezze del nostro sistema, di riaccendere vecchi fuochi ideologici che dovrebbero far pendere a loro favore la bilancia in un quadro in cui la crescente disaffezione alla partecipazione (i dati dei ballottaggi in Trentino Alto Adige qualcosa ci dicono&hellip;) ridurrebbe la competizione elettorale a scontro di tifoserie.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&Egrave; in un clima del genere che fioriscono le liti delle comari: quelle della maggioranza che presentano ogni atto della Meloni come roba da Churchill redivivo (o da Bismarck se preferite), quelle dell&rsquo;opposizione che descrivono la premier come una parvenu che non conta nulla e che si fa mettere all&rsquo;angolo per insipienza (e, francamente, vien da dire: senti chi parla, viste le storie dei vari dichiaranti).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La situazione internazionale &egrave; in continua evoluzione. Non sappiamo come andr&agrave; con situazioni cruciali come l&rsquo;Ucraina e la guerra di Gaza (il colloquio telefonico fra Trump e Putin per il momento &egrave; il passaggio in una partita a poker), ma vediamo segnali di cambiamenti che non ci paiono banali. Innanzitutto l&rsquo;avvento di un nuovo pontificato che pu&ograve; esercitare un ruolo molto importante nella presente crisi globale, che non &egrave; solo di equilibri politici, ma anche di grandi transizioni culturali. A livello pi&ugrave; modesto, ma potenzialmente non meno interessante, col ritorno per quanto progressivo della Gran Bretagna in Europa, il che, se continua, potrebbe contribuire in modo significativo a fare del nostro vecchio continente un protagonista significativo di una nuova fase.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E noi Italiani potremmo giocare un bel ruolo in questa vicenda, se mettessimo in campo meno comari e pi&ugrave; personalit&agrave; politiche di spessore.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/schermaglie-da-comari-mentre-il-mondo-fibrilla/2627]]></guid>
					<pubDate>Wed, 21 May 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Tutte le parole della politica]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/tutte-le-parole-della-politica/2626]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Ci sono tutte le parole della politica nel prezioso libro del Prof. Gianfranco Pasquino, emerito all&rsquo;Universit&agrave; di Bologna e socio dell&rsquo;Accademia dei Lincei: rivisitate e aggiornate rispetto alla precedente edizione del 2000. Da &lsquo;antipolitica&rsquo; a &lsquo;ulivo&rsquo; il frasario ricorrente nelle esternazioni e nei siparietti televisivi delle giaculatorie mandate a memoria, ma anche nelle stanze e aule nobili delle istituzioni ascoltate in questo quarto di secolo, viene descritto utilizzando gli stilemi linguistici sopravvissuti alla vera alternanza del politicamente corretto: quella della parola, sovente ridotta a mero e vuoto flatus vocis.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ai tempi della famigerata Prima Repubblica quando le alleanze non reggevano pi&ugrave; si faceva ricorso ai &ldquo;governi ponte&rdquo;, ai &ldquo;governi balneari&rdquo;, &ldquo;di transizione&rdquo; e a quelli per &ldquo;il disbrigo degli affari correnti&rdquo;: termini oggi desueti, al pari di &lsquo;compromesso storico&rsquo;, &lsquo;convergenze parallele&rsquo;, &lsquo;manuale Cencelli&rsquo;, &lsquo;equilibri pi&ugrave; avanzati&rsquo;, &rsquo;politica dei due forni&rsquo;, &lsquo;strategia dell&rsquo;attenzione&rsquo;, di fatto spariti dal dizionario oggi prevalente e sostituiti da mappe concettuali adatte ai tempi. Il vero rinnovamento da tutti auspicato finisce in un gioco di parole nuove.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Allora nessuno si ispirava apertamente a Max Weber, infatti non si parlava di <em>beruf </em>o competenza, ma la scaltrezza delle argomentazioni era affinata nei congressi di partito, qualche calibro da novanta emergeva lo stesso per attitudine e vocazione, si formavano parvenze di idee e di pensiero.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La societ&agrave; non era liquida, complessa, trasparente e neppure mucillaginosa come la descrive oggi Giuseppe De Rita: il radicamento e i conflitti erano prevalentemente ideologici come il senso di appartenenza, nessun cattolico o comunista o liberale si sarebbe mai sognato di riciclarsi cadendo sulla via di Damasco (e neppure su quella di Roma).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il sistema elettorale era rigorosamente proporzionale e il partito di centro sceglieva quei tre o quattro satelliti che gli consentivano una continuit&agrave; camuffata da discontinuit&agrave;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In genere &ndash; mi riferisco ai capipopolo &ndash; era gente che sapeva il fatto suo anche se pi&ugrave; portata a gestire l&rsquo;esistente che a programmare il futuro, ne &egrave; prova il debito pubblico spaventoso ereditato che tramanderemo, considerato il nuovo poi sopravvenuto e quello che avanza, &ldquo;omnia saecula saeculorum&rdquo;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Infatti l&rsquo;insegnamento prevalente messo in circolazione era quello dei diritti da conquistare e non quello dei doveri da imparare: di buoni esempi non ne abbiamo avuti molti, c&rsquo;&egrave; stato un crescendo di rivendicazioni e l&rsquo;etica prevalente &egrave; da sempre quella di superarsi a vicenda, quanto alla gratitudine &ndash; o mores o tempora - alla fine ci &egrave; rimasta solo quella del giorno prima: anche questa pessima tradizione si &egrave; rinsaldata ed esce indenne dai richiami dell&rsquo;etica, del buon senso e della ragione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ora che abbiamo cambiato secolo, millennio e classe politica mentre le ideologie sono state travolte insieme agli ideali, molti problemi sono rimasti, altri solo cambiati e ne sono arrivati dei nuovi in quantit&agrave; incommensurabile. La competenza e la sagacia del Prof. Pasquino prendono le misure alla politica dell&rsquo;oggi e alla fin fine dimostrano &ndash; con esempi e analisi scaltrite e circostanziate &ndash; che le differenze tra il dire e il fare rimangono e forse sono amplificate e dissonanti rispetto alla capacit&agrave; di leggere e interpretare i bisogni della gente: la &lsquo;fuffa&rsquo; resta intatta e si conserva bene, come gi&agrave; in esordio di questa aggiornata edizione l&rsquo;autore ben evidenzia, paventando subito il pericolo che persuasione e imbonimento siano la premessa di una ricorrente manipolazione sociale.&nbsp; Leggendo questo libro che mette a nudo i molti difetti e le poche virt&ugrave; di una politica definita &ldquo;pasticciata e pasticciona e di una &ldquo;democrazia di qualit&agrave; molto bassa e sicuramente insoddisfacente&rdquo;, nessuno si aspetta di trovare parole che non si ascoltano mai: umilt&agrave;, dedizione, etica, coraggio, considerazione, umanit&agrave;, responsabilit&agrave;, competenza&hellip; che non sono solo termini abbandonati e inusuali ma che esprimono l&rsquo;assenza di corrispettivi sentimenti di interpretazione dei bisogni individuali e collettivi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non indulge a retorica il Prof. Pasquino e non si dichiara neutrale: desidera una democrazia maggioritaria e bipolare, ribadisce il dovere di votare, non giustifica l&rsquo;astensione elettorale, il disimpegno e l&rsquo;indifferenza perch&eacute; politica vuol dire partecipazione, passione ed emozioni cos&igrave; come non si rassegna ad una classe politica composta da burocrati e carrieristi. Tutto questo suffragato da un&rsquo;analisi erudita e scientifica, perch&eacute; bisogna sottrarsi alla tirannia delle parole: la vera cultura si nutre di riflessione, pacatezza, temperanza.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Come il Prof. Pasquino sa, ci sono in giro anche esempi da imitare, in genere silenti e nascosti: sono le persone rette che conquistano l&rsquo;adesione dei cittadini, poich&eacute; esprimono coerenza tra idee e azioni. Ma ci sono anche molti &ldquo;dottor sottile&rdquo;, depositari di una eredit&agrave; culturale autoreferenziale, che cercano cavilli, puntualizzano, si compiacciono di elaborazioni semantiche sempre pi&ugrave; ardite. Costoro ricordano i monsignori presi di mira da Voltaire: persone molto pi&ugrave; impegnate a gareggiare nel distinguersi tra di loro che nell&rsquo;assomigliare a Cristo. E questa metafora valga anche in senso laico, per chi si atteggia ad essere l&rsquo;ultimo <em>defensor fidei</em>.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/tutte-le-parole-della-politica/2626]]></guid>
					<pubDate>Sat, 17 May 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Una modifica costituzionale bipartisan per rivitalizzare il referendum]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/una-modifica-costituzionale-bipartisan-per-rivitalizzare-il-referendum/2625]]></link>
					<description><![CDATA[<p class="Textbody"><span style="color: #000000;">In questi giorni si sono sollevate accese polemiche a proposito della prossima votazione referendaria, prevista per i giorni 8 e 9 giugno. Com&rsquo;&egrave; noto, i cinque quesiti sono cos&igrave; suddivisi: quattro investono alcune normative in materia di lavoro, mentre uno riguarda la concessione della cittadinanza agli extra comunitari. Ma al centro della diatriba non &egrave; stato il merito delle proposte bens&igrave; il modo di condurre la campagna elettorale. Autorevoli esponenti del centro sinistra si sono lamentati del fatto che altrettanto autorevoli esponenti del centro destra, e anche il presidente del Senato, si siano pronunciati a favore dell&rsquo;astensione, al fine di invalidare l&rsquo;esito delle urne. A loro avviso questo atteggiamento non solo sarebbe sleale ma getterebbe discredito sulle istituzioni, perch&eacute; il voto oltre che un diritto &egrave; un dovere civico. Rispetto a queste argomentazioni, la prima cosa che viene in mente non &egrave; un giudizio di valore ma un giudizio di fatto. In passato lo stesso copione &egrave; stato recitato a parti invertite, nel senso che in precedenti consultazioni referendarie sono stati esponenti del centro sinistra a invitare all&rsquo;astensione.</span></p>
<p class="Textbody"><span style="color: #000000;">Tuttavia il problema, al di l&agrave; del calcolo di convenienza che motiva le posizioni espresse in questa e in altre occasioni, per essere correttamente giudicato necessita di alcune considerazioni aggiuntive.</span></p>
<p class="Textbody"><span style="color: #000000;">Conviene anzitutto ricordare perch&eacute; la Costituzione preveda il quorum della maggioranza degli aventi diritto al voto per far s&igrave; che il referendum sia valido. Le leggi sono votate dal parlamento che &egrave; espressione di una maggioranza frutto di una consultazione elettorale. Posta tale premessa, appare logico immaginare che per smentire l&rsquo;operato del parlamento si sia ritenuta necessaria una maggioranza degli elettori.</span></p>
<p class="Textbody"><span style="color: #000000;">Per una lunga stagione il problema del quorum non si &egrave; posto. La legge istitutiva del referendum risale al 1970 mentre la prima consultazione elettorale referendaria si tenne nel 1974. A quell&rsquo;epoca la partecipazione elettorale era molto elevata e anche le votazioni referendarie vedevano una partecipazione popolare assai ampia.</span></p>
<p class="Textbody"><span style="color: #000000;">Con la diminuita partecipazione elettorale, manifestatasi oramai da alcuni decenni, &egrave; venuto in primo piano anche il problema del quorum per i referendum. Sempre pi&ugrave; spesso, infatti, le consultazioni referendarie sono risultate invalide. Dal 1997 ad oggi su trentaquattro referendum il quorum &egrave; stato raggiunto in un&rsquo;unica occasione, per quattro referendum. Gli ultimi referendum che hanno raggiunto il quorum sono stati quelli del 2011 sull&rsquo;acqua e sulla ripresa dell&rsquo;energia elettronucleare in Italia; un risultato dovuto a una ragione contingente. A marzo di quell&rsquo;anno si era verificato un grave incidente nella centrale nucleare di Fukushima in Giappone. Un episodio che aveva rinfocolato i timori per l&rsquo;utilizzo civile del nucleare e aveva spinto un considerevole numero di elettori alle urne.</span></p>
<p class="Textbody"><span style="color: #000000;">Un tentativo di rivitalizzare l&rsquo;istituto del referendum &egrave; stato fatto con la riforma costituzionale del 2016, bocciata dagli elettori. Quella riforma prevedeva, tra l&rsquo;altro, che il quorum andasse calcolato non sugli aventi diritto al voto ma sulla percentuale dei votanti registratasi alle ultime elezioni politiche. Se la riforma fosse entrata in vigore, alla prossima consultazione referendaria il quorum sarebbe stato di poco meno del 32% e non del 51%. Una percentuale assai pi&ugrave; facile da raggiungere.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In conclusione, al di l&agrave; delle polemiche strumentali, se vogliamo che il referendum torni ad essere un istituto vitale e le campagne referendarie siano un confronto di opinioni, la strada &egrave; tracciata: occorre modificare la Costituzione riprendendo la formulazione del 2016. Si tratta di una riforma mirata, d&rsquo;impianto bipartisan, che pu&ograve; essere realizzata in tempi rapidi. &nbsp;A quel punto l&rsquo;invito all&rsquo;astensione non sar&agrave; pi&ugrave; n&eacute; legittimo n&eacute; conveniente.</span></p>
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<p><span style="color: #000000;">* Ordinario di storia delle dottrine politiche - Universit&agrave; di Napoli</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/una-modifica-costituzionale-bipartisan-per-rivitalizzare-il-referendum/2625]]></guid>
					<pubDate>Sat, 17 May 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Forse un tornante nella politica internazionale]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/forse-un-tornante-nella-politica-internazionale/2624]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Senza perderci a parlare di miracoli in conseguenza dell&rsquo;elezione di papa Leone XIV, dobbiamo notare che forse qualcosa si sta muovendo nella politica internazionale. Intanto sembra depotenziata la crisi fra India e Pakistan e non &egrave; poco: non solo per il potenziale impiego di armi atomiche (per fortuna poco credibile), quanto per ci&ograve; che significherebbero la destabilizzazione di un paese come il Pakistan che ha una forte componente di integralismo islamico e la delicata posizione in cui si troverebbe l&rsquo;India che ha un ruolo chiave fra i cosiddetti BRICS.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Qualcosa sembra muoversi anche nella guerra russo-ucraina. Non sappiamo se gli incontri fra le due parti ad Istanbul gioved&igrave; 15 maggio ci saranno e se concluderanno qualcosa, ma l&rsquo;aver costretto Putin a fingere almeno di accettarli &egrave; una novit&agrave;. Certo lo zar russo non ha accettato, almeno per ora, di sospendere le ostilit&agrave; in vista dei colloqui, il che significa che &egrave; intenzionato ad andare avanti con le sue operazioni belliche, ma comunque &egrave; stato costretto a prendere atto che si trova sempre pi&ugrave; isolato nel perseguire i suoi sogni imperiali. I suoi sostenitori, anche in Italia, magnificano varie presenze alla parata di Mosca il 9 maggio, ma non sono state gran che. L&rsquo;amicizia della Cina &egrave; quel che si dice una amicizia pelosa, animata solo dalla volont&agrave; di mantenere una spina nel fianco degli USA, mentre per il resto c&rsquo;erano autocrati di modesto peso o qualche antiamericano per default, tipo il brasiliano Lula. In realt&agrave; persino Trump e la sua amministrazione si sono convinti che Putin vuole l&rsquo;impossibile, cio&egrave; non un semplice corridoio verso al Crimea e una garanzia di Kiev fuori dalla Nato (cose che, con un certo cinismo, gran parte delle potenze internazionali erano disposte a concedergli), ma l&rsquo;allargamento dell&rsquo;impero russo fino a comprendere il vassallaggio dell&rsquo;Ucraina.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Di conseguenza la posizione di Zelensky si &egrave; rafforzata, anche perch&eacute; non &egrave; affatto vero che il suo paese sta perdendo la guerra: il fatto che possa continuare a tenere impegnata una superpotenza come la Russia senza cedere, che rafforzi le sue capacit&agrave; militari, &egrave; gi&agrave; una mezza vittoria. Chi &egrave; abbastanza anziano da aver vissuto la vicenda della guerra del Vietnam, vedr&agrave; paralleli interessanti, pur senza cadere nelle illusioni che tutto si replichi tale e quale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Anche la decisione dell&rsquo;Europa dei &ldquo;volonterosi&rdquo; di sostenere Kiev non va sottovalutata come stupidamente fanno alcuni osservatori interessati. Francia, Germania, Gran Bretagna hanno risorse e capacit&agrave; militari che non vanno sottovalutate e con l&rsquo;aggiunta della presenza polacca possono condizionare non poco le capacit&agrave; offensive della Russia. Ne consegue che Putin verr&agrave; a pi&ugrave; miti pretese? Sar&agrave; bene non farsi illusioni, perch&eacute; dovrebbe ammettere di essere stato messo all&rsquo;angolo nel suo progetto di assalto al potere mondiale e questo sarebbe molto pericoloso per la tenuta della sua dittatura personale, se non altro perch&eacute; a tregua conclusa non sar&agrave; facile giustificare e gestire il &ldquo;costo&rdquo; spropositato per una operazione di modesta conquista territoriale (si tenga conto che la Crimea gi&agrave; ce l&rsquo;aveva dal 2014 e non c&rsquo;erano prospettive che gliela togliessero).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In questa contingenza c&rsquo;&egrave; il piccolo problema della semi-assenza o semi-presenza (scegliete voi) dell&rsquo;Italia nella missione dei volonterosi a Kiev (Giorgia Meloni si &egrave; collegata in videoconferenza). L&rsquo;interpretazione semplicistica di questa scelta &egrave; stata che la nostra premier avesse fatto cos&igrave; per compiacere Trump, ma non regge. Il presidente USA &egrave; in rapporto con il trio che ha promosso l&rsquo;incontro, specie con il premier britannico Starmer, e non sembra vedere di mal occhio un impegno europeo nel garantire la sistemazione della situazione ucraina, se non altro perch&eacute; sgrava di costi gli americani (che nel frattempo si sono garantiti lo sfruttamento delle terre rare).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La spiegazione, banale, &egrave; piuttosto un&rsquo;altra: Meloni deve fare i conti con una maggioranza che ha una componente, la Lega, molto filo Putin e comunque contraria ad una partecipazione italiana ad operazioni militari. Del resto questo &egrave; un sentimento largamente presente nel nostro paese, senza che i partiti siano in grado di far uscire l&rsquo;opinione pubblica da un atteggiamento di pacifismo di maniera che dovrebbe aver fatto il suo tempo. E dovrebbe capirlo perfino Salvini che corre a mettersi in prima fila davanti a Leone XIV, che giustamente invoca la pace, ma nella giustizia &ldquo;per il martoriato popolo ucraino&rdquo; (papa Prevost non ha mai mostrato tolleranza per l&rsquo;aggressione russa). Quanto a Conte, almeno ha il buon gusto di star zitto e la Schlein continua a fare il pesce in barile.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Naturalmente questo non giova a consolidare il ruolo dell&rsquo;Italia nell&rsquo;evoluzione del quadro internazionale, ma si capisce che nell&rsquo;immediato a Meloni interessi non mettere in crisi la sua maggioranza in un momento in cui si parla di modificare la legge elettorale e si ipotizzano addirittura elezioni politiche anticipate (per quel che vale, noi non ci crediamo). &Egrave; comprensibile, ma francamente non &egrave; da statista, che &egrave; quello che la premier vorrebbe essere (certo il non avere concorrenza su quel terreno, n&eacute; dentro la sua coalizione, n&eacute; da parte dell&rsquo;opposizione, la agevola un bel po&rsquo;).</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/forse-un-tornante-nella-politica-internazionale/2624]]></guid>
					<pubDate>Wed, 14 May 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[La demografia come studio delle trasformazioni quantitative e strutturali della popolazione]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/la-demografia-come-studio-delle-trasformazioni-quantitative-e-strutturali-della-popolazione/2623]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Un secolo fa la popolazione mondiale era di circa 1,9 miliardi di persone. Oggi tutte le fonti di rilevazione statistica dei dati -a cominciare dall'Onu- stimano come tale cifra abbia ampiamente superato gli 8 miliardi, con una crescita vertiginosa, pari a + 106 % nel solo ultimo mezzo secolo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Basterebbero questi dati significativi per accreditare la demografia come scienza al servizio dell&rsquo;uomo e come studio delle coordinate spazio-temporali dei flussi stanziali e migratori anche nella dimensione analitica e di approfondimento dei fattori di sostenibilit&agrave; generazionale, considerando tre fondamentali fenomeni dell&rsquo;esistenza: la natalit&agrave;, la mortalit&agrave; e la mobilit&agrave;, quest&rsquo;ultima intesa sia in termini territoriali che di status sociale (cambiamento di professione, stato civile, cittadinanza, di religione e livello di istruzione). Giancarlo Blangiardo &ndash; illustre demografo e professore emerito nonch&eacute; Presidente dell&rsquo;ISTAT dal 2019 al 2023, ci consegna &ndash; edito da Il Mulino- un compendio aggiornato (&lsquo;Elementi di demografia&rsquo;) su questi temi, utile sia per la formazione a livello universitario che come strumento prezioso per quanti sono chiamati ad affrontare &ndash; in campi diversi &ndash; le principali questioni demografiche di cogente attualit&agrave;. Competenza professionale e rigore scientifico sono alla base di questa pubblicazione che considera i pregressi storici, la dimensione analitica del presente e quelle di tipo deterministico e probabilistico delle previsioni demografiche: un valore aggiunto che la politica e la ricerca sociale dovrebbero perseguire, sottraendo dalle proprie valutazioni ricorrenti le tentazioni demagogiche e strumentali che troppo spesso condizionano gli orientamenti e le opinioni dell&rsquo;immaginario collettivo. Affermava Blangiardo in una intervista che mi aveva concesso nel 2020: <em>&ldquo;Se si vuole definire un nuovo ordine mondiale &egrave; chiaro che non si deve prescindere da conoscenze demografiche. Le persone, i popoli sono i protagonisti e i destinatari del cambiamento. Oggi sappiamo quali sono le tendenze pi&ugrave; probabili e le problematiche che si portano dietro, ma non disponiamo ancora di una proposta convincente sul piano dei nuovi equilibri che dovrebbero dare benessere, equit&agrave; e rispetto. Serve una visione che ha come riferimento precisi obiettivi di investimento al fine ultimo di eliminare &ndash; o almeno ridurre ai minimi termini &ndash; le diseguaglianze&rdquo;.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quanto sia utile e dirimente l&rsquo;analisi demografica &ndash; anche in una proiezione futura-&nbsp; lo si riscontra ad esempio nello studio statistico e sociologico dei dati relativi alla fecondit&agrave; e alle nascite in Italia dal secondo dopoguerra ai giorni nostri, evidenziando come le macro tendenze siano inevitabilmente legate alla considerazione dei dati economici temporalmente tendenziali: dagli anni del baby-boom a quelli dell&rsquo;inverno demografico nel libro di Blangiardo sono infatti ricorrenti i temi della de-natalit&agrave; e delle cd. &ldquo;culle vuote&rdquo; da tempo oggetto di rilevazioni dell&rsquo;ISTAT ma anche della retorica fantasiosa degli opinionisti, deprivata da elementi scientifici ed oggettivi. Il bilancio demografico del 2024 ha evidenziato &ndash; per il dodicesimo anno consecutivo &ndash; un nuovo superamento al ribasso del record di nascite mai registrato in oltre 160 anni di unit&agrave; nazionale, con una riduzione nell&rsquo;ultimo decennio di circa un terzo dei nati. Eppure &ndash; scrive Blangiardo- la deriva numericamente negativa in atto non sembra sufficiente a suffragare l&rsquo;ipotesi che si sia radicato nel tempo &ndash; e poi accentuato nel presente &ndash; un fenomeno di disaffezione alla genitorialit&agrave;. Il basso livello di fecondit&agrave; non dipende soltanto dalle scelte di chi non ha avuto figli: l&rsquo;ISTAT ha infatti stimato che siano oltre 2milioni e 600 mila le persone con figli che ne vorrebbero altri. Si tratta dell&rsquo;11.6% della popolazione tra i 18 e i 49 anni, percentuale che sale al 22.8% infra 30-34 anni e si riposiziona al 18.3% tra i 35-39enni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Altro fenomeno rilevante e attuale &egrave; quello delle migrazioni, inteso come cambiamento di dimora e visto nella duplice dimensione della distanza/direzione dei flussi e della struttura della popolazione migrante secondo caratteristiche biodemografiche, socioeconomiche e culturali. Si tratta di una deriva in atto con un potenziale incrementale largamente previsto che introdurr&agrave; mutamenti significativi nei contesti territoriali e antropici di partenza e di destinazione. <em></em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Gi&agrave; nella citata intervista del 2020 il Prof. Blangiardo affermava: &ldquo;<em>La demografia di paesi emergenti come Cina e India &egrave; segnata da dinamiche espansive partite anni fa, ma destinate ad esaurire gli effetti di crescita, specie per la Cina. Quest&rsquo;ultima dovrebbe fermarsi attorno a 1,4 miliardi gi&agrave; dai prossimi anni, mentre l&rsquo;India dovrebbe assestarsi attorno a 1,6 miliardi attorno alla met&agrave; del secolo. Quanto alla Nigeria, gli attuali 200 milioni di abitanti saliranno a 300 milioni tra meno di vent&rsquo;anni e a 400 milioni alla met&agrave; del secolo. D&rsquo;altra parte negli scenari mondiali la vera incognita resta l&rsquo;Africa, in particolare quella sub sahariana, dove i segnali di rallentamento della fecondit&agrave; e della crescita sono ancora modesti. &Egrave; evidente che tutto ci&ograve; impone una revisione di alcuni equilibri sul piano della produzione, del consumo e della distribuzione delle risorse e delle persone nel panorama mondiale.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Penso che i flussi migratori siano un contributo per la societ&agrave; ospite e un vantaggio per i migranti solo se si realizzano forme di convivenza rispettose di regole e valori. Perch&eacute; ci&ograve; accada &egrave; importante che vi sia chiarezza sulle norme e che siano altres&igrave; condivisi i principi che definiscono diritti e doveri del vivere sociale. Il percorso di integrazione deve essere reso possibile a tutti gli immigrati, ma questo naturalmente richiede un dispendio di risorse che difficilmente sono compatibili con flussi di entit&agrave; particolarmente rilevante. I numeri, ancora una volta, hanno una grande importanza. Mi piacerebbe che il dibattito, qualunque sia la posizione assunta, partisse da una base di conoscenze oggettive che spesso non vedo</em>&rdquo;. Il vulnus pi&ugrave; marcato oggi, tra enfasi possibiliste e previsioni nefaste, sembra proprio questo.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/la-demografia-come-studio-delle-trasformazioni-quantitative-e-strutturali-della-popolazione/2623]]></guid>
					<pubDate>Sat, 10 May 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Alla ricerca dell’escamotage elettorale]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/alla-ricerca-della-escamotage-elettorale/2622]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Il mondo &egrave; senz&rsquo;altro impegnato in cose pi&ugrave; serie e talora drammatiche (guerra russo-ucraina, tensione in crescita in Medioriente, Conclave, ecc.), ma la politica italiana va avanti, come &egrave; anche inevitabile che sia. Oscilliamo sempre fra teatrini che parlano di un paese immaginario a seconda del narratore e necessit&agrave; di venire a capo di scadenze che non si possono lasciare senza risposta.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">A questa seconda tipologia va senz&rsquo;altro ascritta la convocazione del Consiglio di Difesa che deve in qualche modo fare i conti con le problematiche relative ai progetti di difesa europei. Si tratta di un tema pi&ugrave; che scivoloso, non solo per le spaccature che ci sono nella stessa maggioranza di governo (e tralasciamo il caos in cui sulla questione versano le opposizioni), ma per i problemi di spesa che comporta. Tuttavia l&rsquo;Italia non pu&ograve; far finta di nulla se non vuole indebolire la sua capacit&agrave; di presenza a livello internazionale, specie in questo momento che &egrave; piuttosto favorevole per ci&ograve; che riguarda il nostro paese. Vedremo se Mattarella, che presiede il Consiglio di Difesa, riuscir&agrave; a guidare il confronto verso un esito positivo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sul primo fronte siamo sempre alle prese coi rumors su un possibile ricorso ad elezioni anticipate. La premier Meloni indirettamente &egrave; entrata in campo con un messaggio cifrato alla sua maggioranza quando, vantando come &egrave; naturale quelli che ritiene essere i successi del suo governo, ha annunciato di volersi candidare per un secondo mandato. Non &egrave; la semplice intenzione di continuare in una esperienza per lei indubbiamente ricca di soddisfazioni, ma &egrave; l&rsquo;avviso chiaro di voler incentrare sulla sua persona la sfida elettorale, quando sar&agrave; (e magari prima della scadenza naturale).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Questa prospettiva si combina con l&rsquo;ennesima proposta di riforma elettorale che &egrave; stata presentata dai capigruppo della maggioranza. Sebbene non se ne conosca ancora il testo, le anticipazioni parlano di un sistema basato su una competizione forse a base proporzionale con qualche appendice di collegi uninominali, ma con obbligo per i partiti che competono di indicare un candidato premier ed eventualmente di coalizzarsi intorno ad uno stesso. Sarebbe una specie di anticipo della cosiddetta riforma del premierato, anticipo peraltro, come sempre, confuso e pasticciato.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il fulcro &egrave; il premio di maggioranza alla coalizione il cui candidato premier risultasse vincente. Ma qui inizia uno degli scogli in cui si andr&agrave; a sbattere. Come si determiner&agrave; il vincitore? La elementare logica di una democrazia a base largamente partecipativa direbbe colui che ha raccolto almeno la met&agrave; pi&ugrave; uno dei voti. Ove nessuno raggiunga quella soglia si andr&agrave; al ballottaggio fra i due pi&ugrave; votati.&nbsp; Ma qui ci si scontra con i calcoli strumentali della maggioranza di centrodestra, che ritiene di essere in grado di avere il maggior numero di consensi al primo turno perch&eacute; &egrave; compatta mentre le opposizioni sono divise, ma di rischiare di perdere al ballottaggio perch&eacute; a quel punto le opposizioni si uniscono per impedire la vittoria del centrodestra.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per questo viene proposto che al primo turno possa gi&agrave; risultare vincitore chi ottiene almeno il 40% dei voti, portandosi dietro il premio di maggioranza che assegnerebbe alla sua coalizione il 55% dei seggi. In questa sede non &egrave; possibile addentrarsi nelle molte tecnicalit&agrave; che rendono questa proposta difficilmente accettabile, inclusi possibili profili di incostituzionalit&agrave; (naturalmente per un giudizio serio bisogner&agrave; aspettare di vedere un testo). Ci limitiamo ad una considerazione generale che ci sembra pi&ugrave; importante delle furberie dei macchinisti delle tecniche elettorali.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In un quadro che vede un indebolimento crescente della partecipazione politica, quando persino ad importanti elezioni comunali in citt&agrave; con tradizioni di partecipazione intervengono la met&agrave; degli elettori, un meccanismo come quello che si sta delineando serve solo ad incrementare la politica come lotta di fazioni. Nessuna spinta a creare le premesse per la ricerca di un consenso il pi&ugrave; largo possibile, il che significa per i partiti, destra o sinistra che sia, rinunciare all&rsquo;organizzazione solo dei loro fan-club e puntare invece su chi pu&ograve; fare sintesi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il meccanismo della ricerca almeno della met&agrave; pi&ugrave; uno dei consensi con l&rsquo;obbligo di arrivarci se non altro attraverso un ballottaggio fra i due pi&ugrave; votati a questo punto. Sostenere che cos&igrave; non &egrave; non ha basi fattuali: certo non sempre il consenso di sintesi &egrave; il migliore, ma &egrave; sempre meno pericoloso del colpo di mano per cui una parte inferiore alla met&agrave; del corpo elettorale pretende di rappresentarlo tutto. Nella discussione di tempi passati si chiamava totalitarismo, perch&eacute; si fondava sul principio che ci fosse una parte che poteva da sola rappresentare il tutto. I risultati non sono stati raccomandabili.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Poi naturalmente ci sono molti problemi che non sar&agrave; comunque facile sbrogliare. Il pi&ugrave; grosso &egrave; che abbiamo un sistema bicamerale, per cui il candidato premier dovrebbe comunque superare la soglia sia nella consultazione per la Camera, che in quella per il Senato, e non vediamo come si possa risolvere il caso che da una parte abbia successo e dall&rsquo;altra no. Acrobazie normative per superare questi problemi sono sempre possibili, ma gli Azzeccagarbugli a volte possono essere discreti avvocati, mai sono dei buoni legislatori.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In una fase delicatissima come quella che il mondo sta attraversando a chi giova indebolire il nostro sistema per compiacere alla volont&agrave; di partiti sempre meno capaci di fare sintesi delle esigenze profonde del paese? Non &egrave; una domanda retorica: il fenomeno dell&rsquo;astensionismo elettorale &egrave; una spia eloquente del disagio in cui vivono i cittadini.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/alla-ricerca-della-escamotage-elettorale/2622]]></guid>
					<pubDate>Wed, 07 May 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
				</item>
							<item>
					<title><![CDATA[Come evitare l'esplosione dell'Europa]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/come-evitare-lesplosione-delleuropa/2621]]></link>
					<description><![CDATA[<p><span style="background-color: #ffffff; color: #000000;">Sylvie Goulard, gi&agrave; europarlamentare e collaboratrice di Romano Prodi nel periodo della sua presidenza della Commissione (2001/2004) ci consegna un interessante saggio dove si misura con un tema di grande attualit&agrave;: l&rsquo;allargamento dell&rsquo;U.E. come deriva incalzante e persino ineludibile su cui sembrano convergere da tempo i leader del vecchio continente pi&ugrave; di quanto siano stati e siano tuttora impegnati al consolidamento dell&rsquo;U.E. L&rsquo;autrice pone una questione procedurale ed enfatizza la sua propedeuticit&agrave; rispetto all&rsquo;ingombrante assillo della crescita numerica dei Paesi membri dell&rsquo;Unione: fondamentalmente il tema riguarda l&rsquo;aspetto identitario di un rassemblement di quasi 400 milioni di abitanti degli attuali 27 Stati membri che dovrebbe essere da tempo la principale preoccupazione dei governi avvicendatisi nei Paesi che sono parte dell&rsquo;U.E.</span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff; color: #000000;">A fronte dell&rsquo;ipotesi di una ulteriore inclusione di altri Stati nel consesso dell&rsquo;U.E. (si tratta di Ucraina, Moldavia, Georgia, Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro, Serbia e Turchia: quest&rsquo;ultima, che figura nell&rsquo;elenco della comunicazione della Commissione dell&rsquo;8/11/2023, nonostante le negoziazioni con Ankara siano a un punto morto, porterebbe in dote qualcosa come 90 milioni di abitanti. &ldquo;Un&rsquo;inezia&rdquo; come la definisce eufemisticamente la Goulard, che porterebbe la popolazione europea a oltre 500 milioni di abitanti. &nbsp;Nell&rsquo;un caso o nell&rsquo;altro si passerebbe infatti a 36 o 37 Stati membri. &nbsp;</span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff; color: #000000;">Il quesito che pone l&rsquo;autrice &ndash; come si intuisce dal titolo del libro, &ldquo;Grande da morire&rdquo; &ndash; &egrave; se possano essere perseguiti insieme due obiettivi reciprocamente complementari: l&rsquo;allargamento dell&rsquo;U.E e la speculare pre-condizione della preventiva messa a punto di un &ldquo;progetto comune e condivisibile&rdquo;. I governi sembrano da tempo invece pi&ugrave; preoccupati dell&rsquo;estensione quantitativa come alternativa al caos e alle pressioni di ingresso nell&rsquo;U.E. Sotto questo profilo di considerazione sembra colpevole e ingiustificabile la sottovalutazione del Rapporto sul futuro della competitivit&agrave; europea redatto da Mario Draghi, che non &egrave; certo marginale rispetto a scelte attese e dirimenti. Se la questione non &egrave; sommativa ma identitaria, utile e qualitativa non devono essere interpretare come remore o titubanze le valutazioni di opportunit&agrave; circa la costituzione di un&rsquo;Europa extra-large: l&rsquo;esempio di Cipro, in parte occupata dalla Turchia o quello delle reciproche rivendicazioni nazionalistiche tra Serbia e Kosovo, fanno riflettere sul fatto che si corre il rischio di importare instabilit&agrave; in Europa, pi&ugrave; che esportare stabilit&agrave;. Gli ingressi nel corpaccione europeo non sono un processo di aggregazione tout-court poich&eacute; la molteplicit&agrave; dei contesti e delle tradizioni depone per una metabolizzazione graduale e partecipata. Ci&ograve; non significa che nel caso dell&rsquo;Ucraina vi siano dubbi di opportunit&agrave; (e soprattutto urgenti risposte da dare) ma ci&ograve; va fatto proprio considerando la minaccia della Russia che &egrave; pur sempre una potenza occupante. Scritto a gennaio, il libro tiene conto dell&rsquo;elezione di Trump ma non delle successive e disorientanti sue prese di posizione: sul conflitto russo-ucraino e sull&rsquo;Europa stessa. Se Trump abbandona l&rsquo;ONU e mette in discussione la NATO ci&ograve; non &egrave; irrilevante rispetto al seguito che ci attende. <em>The Donald</em> si schiera con Putin contro l&rsquo;Europa, ed ecco allora che il problema dei confini, delle adesioni e dei trattati suscita ulteriorit&agrave; che i singoli Stati europei non possono affrontare da soli e pone un preciso interrogativo: &egrave; l&rsquo;U.E. in grado di condividere al suo interno risorse istituzionali, rappresentative e di difesa? Essere compatta nelle azioni e nelle scelte? (Il libro cita non a caso la stretta amicizia di Orban con Putin). Se si potesse riavvolgere il nastro della Storia la risposta migliore potrebbe essere l&rsquo;ideale di Jean Monnet, padre fondatore dell&rsquo;Europa: &ldquo;Nous unissons des hommes, nous ne coalisons pas des Etats&rdquo; (&lsquo;<em>Uniamo degli uomini, non coalizziamo gli Stati</em>&rsquo;). Ci troviamo tuttavia di fronte ad una situazione drammatica dopo tre anni dall&rsquo;invasione russa in Ucraina: &egrave; opinione dello scrivente che gli ombrelli dell&rsquo;U.E. e della NATO debbano essere aperti senza indugi a protezione di Kyiv e di un popolo massacrato da una guerra criminale: mentre si aprono spiragli di trattative Mosca continua a bombardare senza tregua mentre Trump tace su questo genocidio e stravolge i fatti ribaltando la verit&agrave; storica che vede un aggressore e un aggredito. Le frammentazioni originariamente radicate e mai del tutto rimosse tra gli stessi Paesi fondatori dell&rsquo;U.E. riducono il dibattito attuale alla retorica dei buoni propositi, &lsquo;fanno passare sotto silenzio gli sforzi che devono fare, al massimo si limitano a menzionare la capacit&agrave; di assorbimento, come se l&rsquo;Unione Europea non fosse altro che una banale spugna&rdquo;. Ci&ograve; che conta &egrave; il potere negoziale: Europa ed U.E. sembrano esserne scarsamente dotate, non si materializzano azioni condivise foriere di incisivit&agrave;, le frammentazioni e le sfumature prevalgono sugli intendimenti comuni necessari. La Dichiarazione di Schuman del lontano 1950 conserva la sua attuale rilevanza: &ldquo;La pace mondiale non potr&agrave; essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano&rdquo;. Ora l&rsquo;U.E. &egrave; parte integrante delle potenzialit&agrave; latenti e dei pericoli incombenti. Sylvie Goulard in questo magnifico, intenso libro pone un interrogativo che reclama un&rsquo;urgente risposta: se sia pi&ugrave; utile perseguire l&rsquo;obiettivo principale dell&rsquo;Europa XXL come somma di Stati e di diplomazie o se invece sia necessario edificare un fortilizio di valori condivisibili in nome dei popoli e della suprema difesa della democrazia.</span></p>]]></description>
					<author><![CDATA[info@mentepolitica.it (Redazione mentepolitica.it)]]></author>
					<guid isPermaLink="true"><![CDATA[http://www.mentepolitica.it/articolo/come-evitare-lesplosione-delleuropa/2621]]></guid>
					<pubDate>Sat, 03 May 2025 00:01:00 +0200</pubDate>
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