Ultimo Aggiornamento:
18 aprile 2026
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Argomenti

Doppiamente sospesi

Paolo Pombeni - 18.03.2026

Sarà un momento di grande difficoltà per la politica italiana stretta in una morsa assai poco piacevole: l’esito delle urne referendarie e lo sviluppo della crisi in Medio Oriente. Siamo un sistema politico, ma anche un paese doppiamente sospesi nell’attesa di eventi che sono estremamente difficili da prevedere.

Partiamo dalla questione del referendum sulla riforma Nordio. Lasciamo perdere il profluvio di strumentalizzazioni, furberie retoriche, demagogie di vario conio che ci hanno invasi provenienti da ambedue le parti dello schieramento. Ora il problema è prevedere come sarà possibile gestire l’esito del voto, nei due diversi casi. Il timore è che, complice lo stress di questi mesi di fanatismi esasperati, chi risultasse vincente voglia semplicemente affermare la visione totalitaria che è stata elaborata da ciascun fronte nel furore delle polemiche.

In termini banali significa che se vincerà il no alla riforma ci si tenga un sistema che ha mostrato molte criticità, come da tempo e dalle sponde più diverse è stato affermato. In pratica che il dominio sul CSM di una magistratura organizzata in correnti di potere (come sempre le correnti cominciano come orientamenti ideologici e finiscono come lobby- vedere la storia della DC) e in cui dominano quelle più radicalizzate ritenga di avere avuto il

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Un voto contro la deriva giustizialista

Maurizio Griffo * - 18.03.2026

La modifica della costituzione che è attualmente in discussione non contiene nessuna violazione dei principi fondamentali dell’ordinamento, al contrario configura una riforma garantista dei processi mettendo l’accusa e la difesa in parità davanti a un giudice terzo. Si tratta di un provvedimento che si colloca in piena continuità con la riformulazione dell’art. 111 del testo costituzionale approvata nel 1999. Anche dal punto di vista quantitativo la riforma è, tutto sommato, minimale e poco invasiva, perché si limita a intervenire su due articoli della costituzione; le altre modificazioni (che fanno salire a sette il numero degli articoli cambiati), infatti, sono necessarie aggiustature di coordinamento logico e grammaticale.

Rispetto a tale contenuto, tutt’altro che sovversivo, appaiono decisamente eccessivi, anche facendo la tara della inevitabile enfasi di una campagna elettorale, i toni allarmistici degli oppositori che parlano di una evidente volontà di ricondurre il giudiziario sotto il controllo dell’esecutivo. Una enfasi che appare ancora più singolare se si considera 

che la separazione delle carriere e anche la creazione di un’alta corte disciplinare, che sono i punti qualificanti della riforma, erano obiettivi che il Partito democratico aveva auspicato in passato.

Se si osserva la questione sotto questo profilo appare difficile comprendere perché non ci sia stata, da parte leggi tutto

La politica estera in tempi di incertezza

Paolo Pombeni - 11.03.2026

Nella tradizione italiana la politica estera è stata raramente un tema seguito costantemente con passione dal complesso dell’opinione pubblica. In ciò nulla di strano, perché è così in quasi tutti i Paesi, salvo quando accadono fatti che possono accendere passioni elementari o prestarsi a manipolazioni per essere visti come segnali che interpretano il futuro. In questo anche la nostra opinione pubblica non fa eccezione.

Altro discorso per l’attenzione che al tema viene riservato dalle classi dirigenti, specie da quelle politiche. Qui si può vedere una certa anomalia italiana, perché anche in quegli ambienti sembra si faccia fatica a misurarsi con quel che succede a livello internazionale mantenendo una certa freddezza di giudizio e lasciando perdere le facili strumentalizzazioni propagandistiche.

Questa premessa è necessaria se si vuole affrontare l’analisi del difficile momento con cui si sta confrontando la politica estera del nostro Paese. Le prese di posizione roboanti, i giudizi in bianco e nero, le intemerate pseudo-moraleggianti servono a poco o a nulla. Un sistema politico, a cominciare ovviamente dal suo governo e dal parlamento, dovrebbe valutare con attenzione una congiuntura specifica, specie quando questa, come nell’attuale fase della crisi mediorientale, è particolarmente oscura e intricata. Assistiamo invece ad una fascinazione superficiale ed ingenua per

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Una riforma elettorale poco attraente

Paolo Pombeni - 04.03.2026

Mentre il mondo sta sospeso nell’attesa di capire come si evolverà la situazione in Medio Oriente dato un contesto non facile da decifrare, la politica italiana si occupa stancamente della riforma elettorale. Stancamente, perché è una questione che coinvolge gruppi ristretti di professionisti della politica, militanti o osservatori che siano, mentre l’opinione pubblica appare distante. Del resto neppure l’avvicinarsi delle urne referendarie sembra scaldare gli animi, a parte quelli, sin troppo incandescenti, delle due “curve” che si contrappongono a base di propagande sempre più rozze.

La domanda che si pone ad un osservatore della scena politica è quanto i proponenti della proposta di legge elettorale si rendano conto dei problemi strutturali con cui devono misurarsi. Essi sono essenzialmente due: l’astensionismo e il contesto che è necessario per avere un sistema proporzionale che funzioni. La prima questione è più evidente, la seconda meno.

Sull’astensionismo c’è da partire da una questione semplice, semplice: stabilire l’attribuzione di un premio di maggioranza ai meglio classificati nella distribuzione dei voti quando si ha un astensionismo che si colloca intorno alla metà del corpo elettorale (e che non dà segni di venire ridimensionato) significa rapportare il valore dei voti ottenuti a questa realtà. Diciamolo nel modo più banale possibile. leggi tutto

L'incognita della nuova legge elettorale

Paolo Pombeni - 25.02.2026

Mentre i due fronti referendari continuano a scontrarsi per lo più indifferenti ai richiami di Mattarella alla compostezza (che ciascuno giudica come indirizzati solo all’altro), nei meandri del parlamento si continua a lavorare all’ipotesi di varare entro fine primavera una nuova legge elettorale. Questa volta il tentativo è di trovare un accordo sostanziale che attraversi la maggior parte delle forze politiche, anche se poi le esigenze di scena imporranno che le opposizioni si lamentino per un asserito furto di opportunità e la maggioranza, in realtà piuttosto divisa su questo tema, sostenga che invece si è lavorato d’armonia e d’accordo per il bene del Paese.

Vediamo di sbrogliare un poco la matassa. Il fulcro è il superamento del sistema simil-maggioritario attualmente in vigore, sistema che per una serie di problemi (collegi troppo ampi, liste bloccate, discrepanze di equilibri fra le varie zone d’Italia) è diventato sempre più una lotteria, non solo per determinare i vincitori, ma altrettanto per produrre delle Camere in cui la transumanza da un partito all’altro rende poi comunque aleatorie le maggioranze (a meno di non piegarsi ai diktat dei gruppi minori). Di qui una sorta di concordia sottotraccia a tornare ad un impianto di tipo proporzionale che consente a ciascun partito leggi tutto

Dalla democrazia ideale alla democrazia possibile

Francesco Provinciali * - 21.02.2026

La casa editrice Il Mulino ci fa dono della quinta edizione di un classico della politologia del 900: quel “Democrazia e definizioni” scritto da un Giovanni Sartori poco più che trentenne, poi edito per la prima volta nel 1957, diffuso e letto in molte lingue, che ha reso il suo autore uno dei più affermati studiosi della democrazia a livello mondiale, accademico di lungo corso e ancora oggi punto di riferimento imprescindibile per chi voglia approfondire i grandi temi della politica moderna, partendo da un’analisi epistemologicamente rigorosa che spazia da ogni possibile approccio di tipo teoretico e fondativo fino a misurarsi con le accertate declinazioni pratiche storicizzate, non sempre coerenti e conformi ai principi enunciati. Questo saggio argomentato e completo si arricchisce della preziosa e competente introduzione del Prof. Angelo Panebianco, professore emerito all’Università di Bologna, già docente all’Università San Raffaele ed ora allo IULM di Milano, editorialista del Corriere della Sera: un valore aggiunto per questa quinta riproposizione del libro di Sartori, reso ancor più attuale alla luce dell’evoluzione storica del quadro politico nazionale ed internazionale e del tema specifico della democrazia, comparabile alle dinamiche evolutive (o involutive) del nuovo ordine mondiale che va configurandosi in questo primo quarto di secolo. leggi tutto

La Costituzione non è un testo sacro

Maurizio Griffo * - 21.02.2026

In una campagna elettorale referendaria è, purtroppo, una pura illusione ritenere che si possa discutere esclusivamente in termini pacati e razionali dei termini del provvedimento che è oggetto della consultazione, valutandone serenamente i pro e i contro. Occorre, realisticamente, accettare che la comunicazione si semplifichi affidandosi a parole d’ordine apodittiche o a slogan riassuntivi. Slogan che più che alla ragione si appellino alla emotività di ciascuno, sollecitando risposte istintive e non meditate. Tuttavia, pur scontando questo clima agitato come un inevitabile corollario di una contesa democratica libera, c’è uno slogan, ma forse sarebbe più appropriato definirlo un grido di battaglia, che mi appare decisamente insopportabile e che richiede una messa a punto fattuale, perché, anche in campagna elettorale, a tutto c’è un limite.

Lo slogan, o il motivo polemico cui faccio riferimento può essere espresso nei termini seguenti: la costituzione più bella del mondo, frutto del lavoro dei nobili padri costituenti, non si tocca e non si modifica. Una simile posizione, dal punto di vista assiologico, potrebbe essere intesa come la manifestazione di un malriposto fanatismo costituzionale teso a sacralizzare la nostra legge fondamentale, come tale essa potrebbe essere rubricata quale una opinione e quindi avere diritto di cittadinanza nella discussione pubblica. leggi tutto

Una politica senza punti di riferimento

Paolo Pombeni - 18.02.2026

È complicato fare politica in un contesto in cui si sono persi i punti di riferimento e tutto sembra ridursi ad uno scontro muscolare per la ricerca di qualche successo momentaneo. Così è in politica internazionale, ma anche a livello europeo e all’interno dei singoli Stati. In queste condizioni elaborare qualche strategia non diciamo di lungo periodo, ma almeno con uno sguardo più lungo di quello sul giorno dopo diventa un’impresa titanica.

Partiamo pure da un esame senza remore del quadro internazionale. Le due grandi questioni che destabilizzano il sistema delle relazioni, la vicenda Ucraina e quella di Gaza, sono piuttosto lontane dal trovare una soluzione. Per quel che riguarda la prima tutto è legato all’ostinazione di Putin di non recedere nella convinzione che le controparti non sono in grado di imporgli almeno una tregua. Il gioco è perfido. Per mettere la Russia di fronte all’insostenibilità della sua posizione sarebbero necessarie due condizioni: 1) che si desse all’Ucraina il supporto militare per mettere in crisi con tutta evidenza la debolezza di Mosca; 2) che le controparti che affiancano Kiev fossero in situazioni tali da entrare in campo con la forza di cui dispongono.

Nessuna delle due condizioni ha chance di verificarsi. Spingere il supporto militare a leggi tutto

Una radicalizzazione pericolosa

Paolo Pombeni - 11.02.2026

Non è un bel clima quello che incombe sul nostro Paese. Sarà per la campagna elettorale in vista della consultazione referendaria del 22-23 marzo, ma non ci pare riducibile a quello. Piuttosto è la situazione di incertezza generale che, come sempre, si riflette sulle trame della tela che rappresenta la attesa angosciosa per un futuro che rimane piuttosto oscuro.

Non tutto si collega per via razionale, ma le connessioni si intuiscono. È vero che si potrebbe dubitare che la gente percepisca con chiarezza una tendenziale mutazione nelle relazioni internazionali. Dopo una fase in cui sembrava che, con tutti i pasticci che sappiamo, una relativa stabilizzazione potesse essere in vista, improvvisamente ecco due segnali che non sottovaluteremmo: nei negoziati fra USA e Iran, il regime di Teheran ha indurito le posizioni riproponendo il suo ruolo di forza antagonista nell’area; a Gaza, Hamas ha dichiarato di non accettare il disarmo e l’avvio di una amministrazione esterna. Può darsi che siano mosse solo scenografiche, ma vengono in un momento in cui Trump appare in difficoltà, vittima dei suoi infantilismi polemici e alle prese con un dissenso interno che si rafforza. Per contorno l’asse europeo, che nel condizionare relativamente il quadro dei conflitti ha un ruolo più importante

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Sorteggio e democrazia, a proposito del referendum confermativo

Maurizio Griffo * - 07.02.2026

Nella campagna elettorale in corso relativa al referendum confermativo della modifica costituzionale sulla separazione delle carriere in magistratura, uno degli argomenti di chi è contrario alla riforma riguarda il sorteggio. Come è noto, secondo la nuova legge costituzionale i membri togati e anche i membri laici dei due Consigli superiori della magistratura, che sostituiranno l’unico CSM odierno, verranno scelti per sorteggio. I fautori dell’abrogazione ritengono che questo metodo di selezione dei componenti degli organi sarebbe antidemocratico perché non rispetterebbe il criterio dell’autogoverno.

A questa opinione si risponde abitualmente con due argomenti, ispirati al buon senso e all’esperienza pratica. Occorre ricordare, anzitutto, che i due CSM non sono organismi di carattere politico, per i quali occorre assicurare che siano rappresentativi di diverse opinioni, si tratta invece di organi di alta amministrazione per i quali il sorteggio, i cui criteri regolativi saranno fissati da una legge ordinaria, assicura una piena imparzialità nella scelta dei loro componenti. Da un altro versante occorre considerare che il sorteggio non è un criterio sconosciuto nel nostro ordinamento giudiziario, tutt’altro. Il sorteggio si adopera da lungo tempo in diversi casi: nella formazione dei collegi giudicanti, nell’assegnazione dei procedimenti, nei consigli giudiziari, nei collegi di disciplina del CSM, nel TAR, nel

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