Ultimo Aggiornamento:
03 dicembre 2022
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Argomenti

L’incognita del Terzo Polo

Paolo Pombeni - 30.11.2022

Si può discutere se l’alleanza fra Azione e Italia Viva sia appropriatamente definita “terzo polo” o se, visto che i Cinque Stelle non vogliono fare “polo” col PD e che hanno il doppio dei suoi consensi, non sia più esatto definirla un “quarto polo”. Non è una questione di lana caprina, se vogliamo ragionarci un poco.

L’idea del terzo polo nasceva dalla tesi che esistessero due poli tradizionali, la destra e la sinistra, certamente piuttosto divisi e variegati nelle rispettive compagini, ma tenuti insieme ciascuno dalla normale divisione in due del campo politico. Si trattava di vedere se in mezzo ci fosse spazio per un qualcosa che non voleva appartenere né all’uno, né all’altro campo. Da questo punto di vista è una vecchia questione non solo della politica italiana, e cioè lo spazio che ci può essere per un partito “di centro”. Nella nostra storia l’esperimento di maggior successo e anche l’unico di quel tipo  è stata la Democrazia Cristiana che da un lato ha rifiutato di collocarsi o nella destra o nella sinistra dello schieramento e che dall’altro ha cercato, in verità con alterne fortune, di tenersi dentro tanto istanze di destra quanto istanze di sinistra.

Nella situazione attuale il quadro è troppo leggi tutto

Un milione di alberi e di posti di lavoro

Francesco Provinciali * - 26.11.2022

Inaugurando la nuova sede regionale di Forza Italia in Via Vincenzo Monti a Milano, Silvio Berlusconi, forte anche dell’ennesima assoluzione nel lungo tormentone del Ruby-ter, ha sfoderato un classico del suo repertorio: come creare – praticamente ex novo, cioè dal nulla – un milione di posti di lavoro, in particolare per i giovani dai 18 ai 34 anni, detassando le imprese che li assumeranno.

Inoltre come favorire la ripresa edilizia e imprenditoriale sciogliendo ogni lacciolo burocratico con l’invio di una semplice raccomandata r.r. di inizio attività. Il Cav si sa, va sempre “all’ingrosso”.

Anche se nel programma del governo di cui fa parte non c’è traccia di questo obiettivo, né lo si trova scartabellando le richieste dei sindacati confederali, da cui eventualmente attingere per blandire e rassicurare la piazza, la promessa conserva un fascino antico ed un appeal che riscuote consensi.

A cominciare da quello dei fedelissimi capigruppo di Camera e Senato, al fianco del Cavaliere fino al taglio del nastro, che con ampi cenni del capo hanno annuito dall’inizio alla fine del discorso del loro leader. Non si sa quanto possa giovare al premier Giorgia Meloni questo endorsement peraltro autorevole, considerata l’esperienza di lungo corso di Berlusconi e il suo indiscutibile carisma, leggi tutto

I tormenti del PD

Paolo Pombeni - 23.11.2022

Quel che sta succedendo nel Partito Democratico non può essere derubricato ad una questione in fondo settoriale che interessa un numero limitato di persone. Non si può per più di una ragione: perché in questo momento si tratta del maggior partito di opposizione, e la democrazia ha bisogno di una forte dialettica; perché ciò che sta succedendo da quelle parti rappresenta plasticamente la crisi della “forma partito” così come l’avevamo ereditata dalla trasformazione politica del Novecento.

Sfatiamo subito la leggenda che il grande partito di opposizione possano essere i Cinque Stelle. Almeno per ora non è così. Innanzitutto dal punto di vista dei numeri: il PD alla Camera ha 69 deputati, M5S 52, al Senato siamo 38 a 29. Nella dialettica parlamentare contano i seggi non le percentuali rilevate settimanalmente dai sondaggi. In secondo luogo fra le opposizioni solo il partito attualmente ancora guidato da Enrico Letta è alla testa di un numero significativo di regioni e di comuni, i Cinque Stelle non sono neppure lontanamente paragonabili e men che meno gli altri. Ora per fare seria opposizione poter contare sul controllo di sedi di potere come sono le regioni e i comuni non è una cosa marginale. Che poi il PD in questo momento non se leggi tutto

Destra e sinistra di fronte al problema della pandemia **

Francesca Rigotti * - 19.11.2022

“Sono nato in una famiglia, la sinistra – diceva di sé lo scrittore francese premio Nobel Albert Camus - nella quale morirò”. Ho sempre pensato di me la stessa cosa, convinta che la partizione destra-sinistra abbia ancora senso, anche se molti lo negano. In particolare essere di sinistra significa stare dalla parte degli sfruttati e degli svantaggiati e battersi per la giustizia sociale e economica, nel rispetto, ritengo, dei valori di libertà e eguaglianza nonché dei diritti umani, umani, dell’umanità intera, non soltanto dei cittadini di uno stato nazionale.

Ultimamente però questa visione, chiamatela utopia, sogno o ideologia, se preferite, è offuscata da pesanti accuse sorte dalla crisi pandemica e dalle opinioni e dai comportamenti che ne sono sorti. È dunque nata e si va diffondendo una vulgata che sostiene che essere critici delle misure antipandemiche equivale a essere no-vax, negazionisti, terrapiattisti etc., comunque “di destra”, parificati a quei personaggi mascherati da bisonti che assaltarono il Campidoglio a Washington nel gennaio del 2021, o anche a Trump e a Bolsonaro (sic). Chiunque si ribelli a imposizioni paternaliste che non tengono conto dei criteri di adeguatezza, proporzionalità e necessità, sarebbe “di destra”. Anch’io? Il problema è che la vulgata non tiene nessun conto delle profonde differenze tra

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L’eterno paese dei guelfi e dei ghibellini?

Paolo Pombeni - 16.11.2022

Difficile negare che il nostro paese attraversi una fase complicata. La percezione che se ne ha non è lineare: da un lato si susseguono gli annunci pessimistici sulle nostre condizioni (l’inflazione già sta facendo calare gli acquisti per Natale, faremo meno vacanze, molta gente non sa come arrivare a fine mese), dal lato opposto le statistiche sull’andamento della produzione non vanno male, per quel che si può percepire le persone vivono più o meno la vita di sempre. Certo ciò non significa che non ci sia una sacca di povertà crescente, che una quota significativa dei nostri concittadini non debba fare i conti con una contrazione delle loro disponibilità in termini di reddito, ma semplicemente che non essendo la situazione catastrofica ci sarebbero i margini per correggerne gli squilibri e per recuperare quel che si sta perdendo.

Cosa lo impedisce? Sicuramente un ruolo non secondario lo ha la spirale demagogica da cui le forze politiche non riescono a liberarsi. Anziché concentrarsi a studiare il modo migliore per affrontare la congiuntura pesante che abbiamo davanti (pesante anche perché non semplicissima da interpretare), più o meno tutte sono affascinate dal mito di darsi e di imporre una loro “identità”. Una volta sarebbe stato leggi tutto

Leadership "virtuali"

Luca Tentoni - 12.11.2022

La nostra è ormai diventata una "democrazia personalizzata". Non è un caso che quasi tutti i leader dei partiti maggiori siano stati o siano - nel caso della Meloni - presidenti del Consiglio (Conte, Letta, Renzi, Berlusconi, Salvini vicepremier per due volte, Meloni) e neppure che tutti (tranne Letta) siano praticamente insostituibili. Nel M5s, nella Lega, in Forza Italia, in FdI non si vede all'orizzonte un leader emergente in grado non solo di rimpiazzare, ma neanche di andar vicino ad insidiare la primazia degli attuali (in quanto a Italia viva e ad Azione, sono identificabili con i loro due capi). Senza contendibilità dei partiti e con un accentramento del potere (anche governativo, come dimostrano i tanti ex premier capi politici), il sistema sembra slittare verso una demo-oligarchia. Non è un fenomeno nuovo, ed è stato variamente etichettato (come la "democrazia del capo", per esempio). La stessa Seconda Repubblica sembra totalmente appoggiarsi su questo schema: partiti personali o personalizzati, tendenza ad andare al potere anziché solo al governo (un pericolo che Giovanni Spadolini vide bene e segnalò, all'esordio di questa era politica), sistemi elettorali che creano maggioranze, partiti che identificano gli ideali e gli interessi degli elettori di governo come quelli dell'intero Paese ("l'Italia ha eletto il leggi tutto

I disastri della politica spettacolo

Paolo Pombeni - 09.11.2022

Nonostante la premier non si spenda molto in dichiarazioni ad effetto, sembra che nel complesso non si riesca ad uscire dalla spirale della politica spettacolo. Comprensibile se si tiene conto della tenuta del populismo tanto a destra quanto a sinistra, ma non per questo meno dannosa.

Soprattutto nel momento in cui si registra un cambio di equilibri politici sarebbe opportuno avere consapevolezza di quanto sia necessario raffreddare le situazioni emarginando quei politici (e loro compari) che amano aizzare le tifoserie. Naturalmente le zuffe sono elementi di distrazione di massa che consentono di evitare che si facciano i conti con le vere debolezze di questo paese: la fragilità dell’amministrazione pubblica nel gestire tanto la parte economica quanto quella sociale (vale tanto al Nord quanto al Sud, salvo eccezioni che pure esistono); la questione fiscale che continua a tenere sotto scacco un paese in cui molti pagano imposte salate in rapporto ovviamente alle loro entrate e non pochi evadono allegramente; il problema del nostro rapporto con la situazione bellica apertasi in Europa; la sistemazione dei conti pubblici per toglierci almeno in parte il peso di un debito che altrimenti finirà per travolgerci.

Sono certamente argomenti difficili con cui è arduo accendere le fantasie leggi tutto

A proposito del “Ministero dell’Istruzione e del Merito”: elementi di riflessione dall’Italia all’Europa e oltre

Raffaella Gherardi * - 09.11.2022

Fin dal cambio o integrazione dei titoli di alcuni Ministeri, il Governo Meloni ha scelto di mandare fin da subito messaggi precisi all’esterno, in forza di efficaci parole-chiave, con ogni probabilità ritenute idonee a testimoniare la volontà di cambiamento e di imboccare un nuovo corso rispetto al passato. Del resto sia nelle promesse elettorali che immediatamente dopo la vittoria dello schieramento Destra-Centro, la leader di Fratelli d’Italia aveva più volte evocato un cambio di passo rispetto alla politica del passato e la volontà di dar corpo a una nuova squadra di Governo competente e all’altezza, idonea ad affrontare i gravosi compiti che le si parano dinanzi nel panorama interno e internazionale. Ora è apparso chiaro fin dalle prime battute della formazione del Governo, che i nomi che hanno cominciato a circolare e che poi si sono effettivamente tradotti in cariche ministeriali a vario livello erano in gran parte quelli dei soliti noti; anche la promessa della competenza è rimasta alla prova dei fatti largamente sulla carta. Valga per tutti il caso che giornali e media si sono divertiti a richiamare alla memoria della opinione pubblica di un attuale sottosegretario alla cultura che solo pochi anni fa aveva affermato di non aver letto leggi tutto

L’irresistibile pulsione a fare scena

Paolo Pombeni - 02.11.2022

C’era qualche speranza che Giorgia Meloni puntasse se non sulla rifondazione, almeno sul restyling della destra italiana. Dopo un avvio cauto, sembra che si metta in moto quella maledizione che già pesò sulla sinistra con l’invettiva morettiana al “dì qualcosa di sinistra”. In quel caso si è aperta una china che non ha portato bene. Temiamo che lo stesso succederà con i cedimenti alla speculare invettiva indirizzata al nuovo governo: “dì qualcosa di destra”. Nell’uno e nell’altro caso più che di ideologia, si tratta di populismo pseudo identitario veicolato dai media e dalle mode per i duelli.

Capiamo bene che la premier è tallonata da un Salvini che vuole dettare l’agenda del governo e che lo fa nell’unico modo che ha a disposizione: demagogia spicciola sui soliti temi. Non può più di tanto insistere su bollette ed inflazione, i veri temi che preoccupano la gente, perché è un argomento agitato da tutti e da tutti, maggioranza od opposizione che siano, messo al primo posto. Così per distinguersi deve tornare sui soliti slogan, come l’immigrazione che ci invade, oppure inventarsene di nuovi piuttosto cervellotici come è l’abolizione del limite all’uso del contante: le indagini demoscopiche mostrano che è un tema che non appassiona l’opinione pubblica. Non leggi tutto

Un nuovo negazionismo politico nell’Italia di Meloni?

Raffaella Gherardi * - 02.11.2022

Alla voce “negazionismo” l’Enciclopedia Treccani recita: «Termine con cui viene indicata una corrente antistorica e antiscientifica del revisionismo la quale, attraverso l'uso spregiudicato e ideologizzato di uno scetticismo storiografico portato all'estremo, non si limita a reinterpretare determinati fenomeni della storia contemporanea ma, spec. con riferimento ad alcuni avvenimenti connessi al fascismo e al nazismo (per es., l'istituzione dei campi di sterminio nella Germania nazista), si spinge fino a negarne l'esistenza.»

Dopo un sintetico excursus sulle origini e gli sviluppi del negazionismo nel secolo scorso, la parte conclusiva è dedicata alle più recenti declinazioni del negazionismo affermatesi nel nuovo millennio. In senso figurato e attraverso un processo di ampliamento semantico, sotto tale termine è possibile infatti individuare ora fenomeni, riconducibili a nuovi negazionismi, volti a confutare fatti scientificamente o empiricamente accertati e che sempre più si alimentano di fake news diffondendosi con estrema velocità grazie ai social network. Di fronte a tali eventi recenti, che spesso sfociano in complottismi di varia natura, tendenti a evolvere in teorie cospirazionistiche e anche in atteggiamenti violenti, c’è chi ha introdotto il termine di “post-negazionismo”. Ecco allora, da inizio Millennio fino alla cronaca presente, negazionismi di tipologie diverse, improntate a forme e ambiti differenti di leggi tutto