Ultimo Aggiornamento:
13 ottobre 2018
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Argomenti

Alle origini del "caso italiano": il voto del 4 marzo (2)

Luca Tentoni - 13.10.2018

Nel nostro viaggio dedicato al voto del 4 marzo scorso, dopo l'inquadramento generale (per il quale abbiamo fatto ricorso al volume di Bordignon, Ceccarini e Diamanti "Le divergenze parallele" - Laterza) passiamo ad analizzare il soggetto politico che ha ottenuto il maggior progresso elettorale (dal 4% del 2013 al 17% del 2018) e che - nei mesi seguenti - è salito ancora nelle intenzioni di voto rilevate dai sondaggi, fino a raggiungere quota 30-32%: la Lega di Salvini. Il partito dell'attuale ministro dell'Interno ha prima capitalizzato - in cinque anni, con un picco fra febbraio e inizio marzo 2018 - l'ondata di paura e protesta del Nord e del Centro (con una moderata ma significativa espansione al Sud e nelle Isole), poi ha ottenuto un progresso analogo nei pochi mesi di governo. Si tratta di un caso - non unico, ma raro - di un soggetto che, con una storia di sistema-antisistema alle spalle (le spinte secessioniste degli esordi, poi i lunghi anni di governo col centrodestra di Berlusconi, quindi il ritorno all'opposizione e la svolta di Salvini nel 2013-2014) ha conquistato consensi manifestandosi prima come "partito di lotta" (2014-2018) poi come "partito di lotta che sta al governo". Le vicende della Lega sono narrate, , sul piano storico e su quello dell'analisi dell'elettorato e della classe politica, leggi tutto

Sfida all’Europa?

Paolo Pombeni - 10.10.2018

Ormai si parla sempre più apertamente di una sfida all’Unione Europea da parte dei due partiti di governo. C’è qualche andirivieni retorico, giusto per alzare un po’ di polvere, ma la sostanza è piuttosto chiara. In risposta le forze di opposizione all’attuale maggioranza riscoprono un europeismo di maniera, aggiustato ovviamente dalla precisazione che comunque questa Europa andrà rifatta.

Non è però ben chiaro come gli uni e gli altri intendano davvero muoversi in un contesto che è gravido di incognite e che non lascia intravvedere molte occasioni di formare realistici blocchi di forze unite da obiettivi comuni.

Iniziamo dai partiti al governo. Scommettono che il futuro parlamento europeo sarà dominato da componenti di orientamento ben diverso da quello attuale. Anche se ciò avvenisse, e non è detto perché le elezioni europee sono delle cabale, non c’è prova che si tratterebbe di forze che poi convergerebbero su linee comuni. L’attesa che esse si uniscano a smantellare la costruzione attuale è ingenua. La UE è un formidabile centro per manovre politiche e per cavare risorse a proprio vantaggio. Come sempre succede, i nuovi dominatori vorranno semplicemente usare a proprio vantaggio queste opportunità e scopriranno di essere in conflitto fra di loro. Cancellare l’euro per tornare alle monete nazionali leggi tutto

Alle origini del "caso italiano": il voto del 4 marzo (1)

Luca Tentoni - 06.10.2018

A sette mesi dalle elezioni politiche del 4 marzo la maggioranza Lega-M5S sta affrontando la prova più difficile, quella relativa ai conti pubblici. Al di là delle valutazioni e degli aggiornamenti su quanto sta accadendo, è opportuno soffermarsi in questa sede sul voto e sulle motivazioni delle scelte elettorali degli italiani, dalle quali discendono direttamente le decisioni governative di questi giorni e, di conseguenza, le reazioni internazionali. Nelle ultime settimane sono stati pubblicati tre volumi che - partendo da angolazioni diverse e con approcci differenti - analizzano il voto del 4 marzo: c'è un'opera più generale ("Le divergenze parallele", di Bordignon, Ceccarini e Diamanti - Laterza) che descrive come l'Italia sia passata "dal voto devoto al voto liquido" e ci sono due saggi più specifici, uno dedicato alla Lega ("La Lega di Salvini", di Passarelli e Tuorto - Il Mulino) e l'altro al M5S ("Il Movimento 5 stelle: dalla protesta al governo", di Biorcio e Natale - Mimesis). Li analizzeremo in un viaggio in tre puntate dedicato al voto del 2018.

La disamina di Luigi Ceccarini parte da lontano, dalle elezioni del 2006 e del 2008, delineando una tendenza di lungo periodo: si passa da una situazione nella quale "due votanti su tre affermavano di non avere mai avuto dubbi verso quale leggi tutto

Le incognite del futuro politico

Paolo Pombeni - 03.10.2018

Si fa un gran parlare della vittoria del duo Salvini-Di Maio nello scontro col ministro Tria e dei risultati che essi sbandierano di avere portato a casa. In realtà che cosa abbiano realmente ottenuto, a parte un’occasione per un ulteriore spettacolo di propaganda, non è affatto chiaro. Una volta di più il diavolo si nasconderà nei dettagli.

Si fa infatti presto a parlare di “finanziaria del popolo” e ad inscenare balconi da cui si annunciano vittorie a pretoriani esultanti (ma Salvini, che è furbo, è stato più prudente). Sarà molto più complicato non deludere il consenso di massa che si è ottenuto promettendo il ritorno ad un meraviglioso mondo in cui tutto funziona come si vorrebbe sperare (ritorno è una parola sbagliata, perché quel mondo così non è mai esistito).

Prendiamo il caso emblematico del reddito di cittadinanza. Come sarà e a chi veramente andrà non è chiaro, mentre l’aspettativa generale è che arrivi miracolosamente nelle tasche di tutti quelli che non hanno al momento un reddito su cui fare affidamento. Ovviamente non sarà così, perché in quel caso ci sarebbe da fronteggiare la rivolta di tutti quelli che un reddito non tanto differente se lo devono conquistare lavorando. Ecco allora che ci si spreca in dichiarazioni sul leggi tutto

Il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà

Stefano Zan * - 03.10.2018

Il “perbenismo” degli oppositori a questo governo impedisce di comprendere il crescente consenso di cui gode. Eppure non è difficile capire che:

-          tra i cittadini c’era e c’è una profondissima insofferenza per la vecchia politica

-          che i nuovi stili di comunicazione, nella loro volgarità, sono più in sintonia con il volgo

-          che dopo anni in cui l’austerità è stato il totem della politica è venuto il momento dei sogni

-          che a tutti piacerebbe vivere in un mondo in cui si pagano meno tasse, si va in pensione prima, se non si trova un lavoro c’è un sussidio, tutto è più semplice e semplificato, chi sbaglia paga

-          che anche se la teoria dice che non si può, potrebbe essere sbagliata la teoria

Con i proclami del Governo (non sono ancora programmi dettagliati) vincono tutti, tutti ci guadagnano ad esclusione di quei quattro gatti che godono dei vitalizi e delle pensioni cosiddette d’oro (che comunque vinceranno i ricorsi alla magistratura).

Non esistono nemici interni ma solo esterni: i migranti, un’Europa comunque già scassata e alla vigilia di nuove elezioni, i sempre fantomatici mercati.

Sul carro dei vincitori ci sono decine di migliaia di posti da riempire da qui a cinque anni e il maggior titolo di leggi tutto

Appunti sulle elezioni europee, a otto mesi dal voto

Luca Tentoni - 29.09.2018

Alla fine di maggio del 2019, gli italiani saranno chiamati per la nona volta ad eleggere i propri rappresentanti al Parlamento europeo, ma forse sarà la prima occasione, a quaranta anni dal voto del ‘79, per esprimere davvero un'opinione sull'Europa. È vero che in passato ci furono momenti di grande coinvolgimento, come appunto il voto del 10 giugno 1979 (una settimana dopo le elezioni politiche: fu la prima prova di partecipazione popolare - con un'affluenza dell'86,1% sul territorio nazionale - alla vita di quella che allora era la CEE) e quello del 18 giugno 1989 (col contemporaneo referendum consultivo pro-Europa, che ebbe un sì plebiscitario), ma è anche vero che gli italiani hanno sempre utilizzato le "europee" per esperimenti politici (voti "in libera uscita": nel 1979 verso Pli e Radicali, nel 1984 verso il Pci in memoria di Berlinguer, nel 1989 verso i Verdi e la Lega lombarda, nel 1994 portando Forza Italia al 30%, nel 1999 premiando i Democratici di Prodi e la lista Bonino, nel 2009 rafforzando l'Idv dipietrista e nel 2014 facendo arrivare il Pd di Renzi al 40,8%), considerandole appuntamenti poco importanti. Lo scarso interesse verso il voto europeo è stato testimoniato dal crollo della partecipazione popolare, più marcato rispetto a quello delle politiche: nel 1979, il 3 giugno, l'affluenza alle urne per il rinnovo della Camera dei leggi tutto

Una politica che ribolle

Paolo Pombeni - 26.09.2018

Le inevitabili fibrillazioni intorno alla preparazione della legge di bilancio mettono sotto i riflettori la fase magmatica della nostra politica. Non ci sono situazioni stabilizzate perché non si capisce bene cosa riservi il futuro: nessuno è veramente in grado di fare previsioni. In questa situazione tutti vagano alla cieca, menando fendenti all’aria con il rischio, anzi quasi la certezza di finire per colpire sé stessi e i propri amici.

La questione essenziale per i partiti vincitori della competizione dello scorso 4 marzo è di trovare il modo di accreditarsi definitivamente come il futuro del paese, almeno nel breve periodo (poi si vedrà). È ormai chiaro che non possono farlo semplicemente mettendo sul tavolo le loro fantasmagoriche promesse elettorali, ma lo è altrettanto che non possono tranquillamente archiviarle. Hanno bisogno di convincere che si farà tutto, ma nei tempi dovuti. Ed è qui che nascono i problemi.

Per accreditarsi come coloro che hanno iniziato un percorso di cambiamento che porteranno a termine nel corso della legislatura avrebbero bisogno di credibilità come uomini di governo e qui casca l’asino. La situazione è piuttosto diversa fra Lega e Cinque Stelle, ma punti di contatto ne esistono.

La Lega ha indubbiamente alle spalle esperienze di governo in regioni importanti dove ha leggi tutto

Un paese bloccato

Paolo Pombeni - 22.09.2018

Altro che governo del cambiamento: oggi l’Italia è un paese bloccato nelle sue contraddizioni che gli impediscono di prendere in mano il problema del suo futuro. Vediamo qualche elemento di questo contesto.

La prima considerazione da fare è che siamo in una situazione in cui manca qualsiasi effettiva possibilità di instaurare una dialettica fra maggioranza di governo e opposizioni. L’attuale esecutivo sa benissimo che non può essere battuto in parlamento, perché ciò presupporrebbe una convergenza fra forze politiche diverse le quali non hanno alcuna compatibilità che consenta loro di unirsi. Non ci sarebbero neppure i numeri, ma se ci fosse la possibilità di un fronte alternativo potrebbe accadere che si staccassero componenti della attuale maggioranza in modo da consentire l’alternativa. In fondo è così che si fanno le rivoluzioni parlamentari. Oggi per qualsiasi componente di M5S o Lega staccarsi dalla casa madre per passare con le opposizioni sarebbe un suicidio. Del resto il PD perde ogni giorno di più attrattività, l’estrema sinistra è un fantasma senza corpo, Forza Italia è una formazione che ormai Berlusconi ha costretto ancora più di prima ad agire unicamente al servizio della conservazione di qualche suo interesse personale (vedi il recente caso della nomina del vertice Rai).

Tuttavia questa condizione leggi tutto

La "centralità" di Salvini

Luca Tentoni - 19.09.2018

Probabilmente questo è il momento politico più favorevole al leader leghista Salvini. Da un lato, la maggioranza di governo supera il 60% dei consensi (o, meglio, delle intenzioni di voto espresse nei sondaggi); dall'altro, una parte dell'opposizione (Forza Italia e Fratelli d'Italia) si prepara a quella che potremmo definire una "non belligeranza" nei confronti dei provvedimenti dell'Esecutivo (ma solo di quelli di marca leghista). Nel frattempo, quel che resta dell'opposizione parlamentare ha consensi e seggi di scarso peso (Leu, Più Europa) oppure versa in una profonda crisi d'identità (il Pd, sul quale non si può neppure formulare un pronostico di sopravvivenza senza scissione di qui a un anno). Il ministro dell'Interno non potrebbe desiderare di meglio. Di fatto, mediaticamente è lui il capo del governo, anche se la realtà è più articolata. Partito col 17% dei voti delle politiche contro il 32% del M5S%, si ritrova "socio di maggioranza" (con un vantaggio che nei sondaggi oscilla fra l'1 e il 3%) dell'Esecutivo gialloverde (mentre i Cinquestelle restano sotto il dato del 4 marzo, con una flessione stimabile intorno al milione di voti). Inoltre, è dominus incontrastato dell'area di centrodestra, che oggi vale circa un 43-44% (30-31% Lega, 13% Fi-FdI-Altri) e che forse si va ricomponendo anche in Parlamento, in una sorta di leggi tutto

Politica e diritto: problemi aperti

Luigi Giorgi * - 19.09.2018

Fra i caratteri, e i problemi, che la nuova stagione politica italiana ci pone mi sembra ce ne sia uno che va oltre la semplice divisione destra - sinistra o populismo - democrazia (seppur presenti nel dibattito politico/culturale del nostro tempo), per riproporci, in tutta la sua forza, la classica contrapposizione fra il diritto e la politica: una contrapposizione/tensione che dai tempi di Antigone, seppure proposta in modi diversi, contraddistingue la politica occidentale. E non nel senso del semplice contrasto fra magistratura e governo, che pure ne rappresenta un epifenomeno, cui è stata ridotta recentemente.

E le vicende italiane di questi tempi, nella loro tragicità e drammaticità, rappresentano la spia di un confronto fra diritto, inteso come produzione legislativa e rispetto delle norme stesse, e politica, declinata secondo la voce della legittimità data dal voto e dalla capacità di far discendere da questo una sovranità riguardo alle vicende statali, nazionali e anche extra nazionali, relative agli accordi internazionali che regolano la politica estera e non solo.

Certo servirebbe Kelsen, o Schmitt, per dipanare la questione: ma gli eventi di questa estate dal caso della nave “Diciotti” a quello tragico del cosiddetto Ponte Morandi sono lo specchio, per certi versi, di questa tensione e leggi tutto