Ultimo Aggiornamento:
24 febbraio 2024
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Argomenti

Qualcosa cambia nella politica italiana?

Paolo Pombeni - 21.02.2024

Sebbene valga il vecchio detto che una rondine non fa primavera, quando ne arrivano due qualche piccola speranza viene. La prima rondine è stato l’accordo Schlein-Meloni sulla mozione parlamentare per il cessate il fuoco a Gaza. Per quanto sia stato contorto, ha segnato il superamento del “non ci si parla” come vorrebbe un certo radicalismo dell’una e dell’altra parte. La seconda sarà la manifestazione unitaria in memoria di Navalny fatto morire, non si sa ancora come, nella detenzione siberiana. Interverranno partiti e sindacati, anche quelli che ci sono, ma senza esporsi (Lega e M5S mandano le terze file), comunque nessuno ha potuto tirarsi indietro.

Non ci sentiremmo di dire che è tramontata l’era del radicalismo a prescindere, perché per quello occorreranno tempi non brevi: c’è da vincere la resistenza di un bel po’ di personaggi che nell’età del radicalismo hanno fatto il nido (con vantaggi non piccoli) e non sarà facile. Però, se ci riflettiamo, qualche ragione per avere un poco di speranza possiamo trovarla.

Quella parodia del giacobinismo che abbiamo conosciuto dalla vittoria di Berlusconi in avanti, a cui ha corrisposto una fiammata neo reazionaria che ci saremmo volentieri risparmiati, è stata possibile perché si era pensato che il mondo tutto sommato leggi tutto

Una politica in apnea pre-elettorale

Paolo Pombeni - 14.02.2024

Chi commenta la politica si trova in un certo imbarazzo. A meno di buttarsi sui vari spettacolini che essa continua ad offrire (polemichette su San Remo, duelli verbali Meloni-Schlein, astruserie sul fascino della monarchia nonostante la noia dei funerali di Vittorio Emanuele a Torino), non c’è molto su cui val la pena di soffermarsi.

Anche la protesta del mondo dell’agricoltura, che pure pone un problema serio, si consuma fra lo show e la concessione di qualche bonus a caccia del voto. Eppure la questione di difendere il nostro sistema agricolo a fronte di una globalizzazione del commercio dei beni dell’agro-alimentare è una cosa seria. Da un lato c’è il tema della difficile praticabilità del porre barriere alla circolazione delle merci. Per dire la cosa più banale: come si farà a controllare che i prodotti importati rispettino gli standard di sicurezza che giustamente noi imponiamo? Facile a dirsi, ma difficile a farsi, perché sarà difficile dopo un primo momento semplicemente “presumere” che altrove quegli standard siano sconosciuti: troveranno modo di sostenere che ci sono, anche se nessuno li farà rispettare e per noi sarà impossibile verificare sul luogo.

In più non possiamo dimenticarci che anche i produttori italiani sono esportatori di prodotti leggi tutto

Europee, tutti contro tutti

Luca Tentoni - 10.02.2024

In questi mesi si vanno intensificando duelli che, almeno all'apparenza, hanno del paradossale. La Lega, invece di contribuire alla coesione della maggioranza, non perde occasione per intralciare il percorso della Meloni; dall'altro lato dell'emiciclo, il M5s dimentica che per sconfiggere chi governa bisogna limare le differenze e costruire una coalizione alternativa, mentre preferisce mettere in difficoltà il Pd e la Schlein. Si dirà che è fisiologico, in vista di elezioni nelle quali ognuno correrà per proprio conto (le europee) e si voterà col proporzionale (che fisserà fino alle politiche del 2027 i rapporti di forza) che ci sia una guerra aperta fra partiti i quali, teoricamente, dovrebbero cercare punti d'incontro per marciare assieme. Come la logica premiante del sistema elettorale per la Camera e per il Senato (ma anche per le regioni: si veda il caso Sardegna, dove il leghista-sardista ha dovuto lasciare più nolente che volente il posto di candidato presidente della regione al sindaco meloniano di Cagliari) ha spinto Salvini a un matrimonio poco d'amore e molto di convenienza con Fratelli d'Italia (la destra si ritrova sempre unita, quando c'è da conquistare e spartire il potere, cosa che la sinistra non è capace di concepire, immersa nelle sue fisiologiche lotte intestine), leggi tutto

Una riforma ben poco istituzionale

Paolo Pombeni - 07.02.2024

Sulla legge costituzionale che istituisce il cosiddetto premierato siamo ancora impelagati in parte negli appetiti dei partiti di maggioranza in parte nella voglia di barricate delle opposizioni. Parlarne come una riforma istituzionale per ora pare improprio: di senso delle istituzioni ce n’è davvero poco.

È già piuttosto negativo dover constatare che su un argomento tanto delicato è stata presentata una legge mal scritta e mal pensata tanto da non trovare sostegno nemmeno fra i costituzionalisti che pure erano sensibili agli argomenti del centro destra, i quali se hanno difeso il principio si sono ben guardati dal giudicare positivamente le modalità di scrittura del progetto di legge. Così il ministro Casellati ha dovuto tornare sui suoi passi e mettere mano ad un aggiustamento del testo. Di nuovo però è finita nella appiccicosa ragnatela che hanno costruito i partiti, soprattutto la Lega, sicché siamo lontani da un testo che possa ambire ad una dignità costituzionale.

Il nodo è facile da individuare. L’obiettivo, di per sé accettabile, era rafforzare la presenza di un potere di direzione del sistema da parte del presidente del Consiglio e per farlo si è puntato sull’investitura popolare diretta. Si può concordare o meno con questa impostazione, ma essa è presente sia negli Stati Uniti leggi tutto

Politica estera e polemiche di routine

Paolo Pombeni - 31.01.2024

Ci interroghiamo su quanto conti la politica estera nel raccogliere il consenso di un paese (anche di quello elettorale a cui tanto si guarda in questi mesi). La domanda sorge spontanea nel momento in cui la premier Meloni ha insistito molto su quest’ambito, mentre l’opposizione non la prende adeguatamente in considerazione.

Se dovessimo giudicare dal nostro retroterra storico, concluderemmo che l’opinione pubblica italiana non è mai stata particolarmente attratta dai temi della politica internazionale. Sebbene da qualche decennio i giornali abbiano ampliato gli spazi di analisi per quel che accade nel mondo (prima l’attenzione a questi aspetti era assai più limitata), nel complesso non si può dire che il modo di approcciare le tematiche di politica estera vada oltre qualche ripetizione di slogan e pregiudizi che ciascuna delle parti in campo ha elaborato nella lunga vicenda della sua propaganda politica.

L’eccezione è data dalle figure che guadagnano uno spazio di governo dopo momenti di crisi o anche solo di sbandamento. De Gasperi dimostrò una notevole capacità di cogliere l’importanza delle relazioni internazionali (ma l’aveva sempre fatto anche quando era suddito dell’impero asburgico), ma anche Fanfani e Craxi si impegnarono su quei terreni. Lo stesso fece, pur in modo più che pasticciato, Berlusconi. leggi tutto

Il mito della politica radicalizzata

Paolo Pombeni - 24.01.2024

Sarà per la battaglia elettorale ormai avviata a tutta forza, sarà per l’avvento al potere di nuove generazioni politiche allevate più al movimentismo che alla ricerca di soluzioni da proporre e governare, sta di fatto che ogni giorno che passa cresce la radicalizzazione della comunicazione di partito.

Scriviamo della comunicazione e non necessariamente della politica in sé, perché abbiamo l’impressione che siamo di fronte più ad un universo retorico che non ad un contesto in cui si faccia azione di governo, vuoi come maggioranza, vuoi come opposizione. Il messaggio che si cerca di far passare per tenere compatte le proprie schiere è che siamo ormai in una lotta finale fra il bene e il male e dunque non c’è spazio se non per un confronto che non ammette punti di sintesi e di incontro.

Per la verità, accanto a questo teatro politico c’è ancora nei meandri dei contatti più o meno riservati qualche spazio in cui si cerca di uscire dalle sceneggiate da talk show (per inciso: vi siete accorti che anche quelle sedi diventano sempre più palcoscenici per duelli senza alcun interesse a dare agli spettatori strumenti per valutazioni equilibrate?). Non stupisce dunque che la grande attesa dei media non leggi tutto

Per un governo del Primo Ministro: una riforma costituzionale mirata

Maurizio Griffo * - 24.01.2024

Da oltre quaranta anni si discute in Italia sulla necessità di una riforma costituzionale che renda più stabile ed efficace l’azione dell’esecutivo. Si tratta di una discussione che non ha portato ad alcun risultato. Nel frattempo, però, alcune modifiche costituzionali che sono state approvate hanno decisamente peggiorato la situazione. Mi riferisco alla sciagurata riforma del titolo V che, nel 2001, ha aumentato i poteri delle regioni, ha diminuito i controlli sul loro operato, ha introdotto la possibilità di ulteriori passaggi di competenze (il cosiddetto regionalismo differenziato) senza prevedere una clausola di supremazia nazionale. In sostanza, una modifica costituzionale che ha fortemente indebolito il sistema paese in una fase in cui, per meglio fronteggiare la globalizzazione, era necessario rafforzarlo. Non meno scriteriata è stata un’altra modifica costituzionale, approvata nel 2021, che ha imposto un taglio lineare dei parlamentari delle due camere. Una misura che non ha migliorato il rendimento delle istituzioni, ma è, invece, animata da una intenzione punitiva e vendicativa nei confronti della classe politica.

Rispetto a tale poco confortante panorama l’annuncio che il governo Meloni avrebbe promosso una riforma costituzionale volta ad accrescere i poteri del presidente del consiglio è parsa, a primo acchito, una buona notizia. Tuttavia, un esame del progetto di riforma leggi tutto

Docenti fragili e smart working, manca la volontà politica di applicare la direttiva Zangrillo

Francesco Provinciali * - 20.01.2024

La storiella del mugnaio di Potsdam che- stanco delle angherie e dei soprusi di un potente barone – si domandava… “Ma ci sarà pure un giudice a Berlino”? la trovo calzante per spiegare lo stato d’animo dei docenti fragili del pubblico impiego che aspirano al rinnovo dello smart working. Anche loro si chiedono se ci sia un giudice a Roma -o altrove nel Paese -che in qualche modo ripristini la legalità e il principio costituzionale di uguaglianza dei cittadini in tema di tutela della salute. E qui per “giudice” si intende estensivamente una figura istituzionale che vada oltre il ruolo del magistrato, qualcuno che dipani risolutivamente il bandolo di una matassa ingarbugliata, che nessuno si prende la briga di districare. Come è noto la legge di bilancio ha concesso la proroga di questa previgente tutela ai lavoratori fragili del privato, negandola a quelli della pubblica amministrazione. Come è altrettanto noto la Direttiva del Ministro Paolo Zangrillo del 29/12/2023 ha impartito disposizioni affinché – a determinate condizioni – il lavoro agile venga concesso con un accordo individuale stipulato con il dirigente dell’ufficio di appartenenza. E – infine – come è tristemente e paradossalmente arcinoto – pare che ai docenti della scuola questo provvedimento “riparatore” non possa essere concesso in quanto oneroso, leggi tutto

Una politica senza memoria

Paolo Pombeni - 17.01.2024

Mentre le crisi nel mondo diventano sempre più incombenti (dalla guerra fra Israele e Hamas con tutti i vari coinvolgimenti, alla situazione dell’Ucraina dove quel paese rischia di non avere più gli strumenti per contenere l’espansionismo russo), la politica italiana è ingessata su questioni veramente di poco conto: come spartirsi le candidature (a destra come a sinistra), se avere o no il grande duello Meloni-Schlein, come continuare nel giochino della contrapposizione fra chi si dichiara antifascista e chi evade la domanda giusto per non dare soddisfazione all’avversario.

Quest’ultima rappresentazione di maniera è fatta passare per una questione di mantenimento della memoria. Sarà, ma temiamo che questo paese la memoria corta ce l’abbia strutturalmente e non solo per eventi che peraltro hanno già avuto la loro condanna definitiva dalla storia. Ci colpisce molto di più che non si riesca ad affrontare la memoria delle radici di molti fallimenti con cui dobbiamo fare i conti.

Tanto per dire, non si capisce perché dobbiamo spendere energie in una inchiesta parlamentare sulla gestione dell’epidemia di Covid-19 (o meglio lo capiamo benissimo: solo per farne una zuffa politica senza capo né coda), mentre su una autentica tragedia che incombe sull’equilibrio del nostro paese, come è quella del futuro

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Un 2024 da affrontare ad occhi aperti

Paolo Pombeni - 03.01.2024

Il tradizionale discorso di fine anno del Presidente della Repubblica costituisce ormai un’occasione chiave per valutare la pedagogia politica che intende svolgere il Quirinale. Mattarella si attiene a questa consolidata tradizione e lo fa, come è ovvio, con il suo stile e il suo linguaggio. Parla alla gente perché usa parole ben comprensibili e un fraseggio che si può seguire senza fatica in una serata particolare come è quella di San Silvestro. Al tempo stesso manda dei messaggi alle classi dirigenti, che non sono solo quelle politiche e parlamentari, perché è ben consapevole che la formazione dell’opinione pubblica dipende dall’azione del complesso dei media che trasmettono informazioni, riflessioni, e non di rado anche manipolazioni.

È stato la costruzione di un comune sentire ciò che ha fatto da filo conduttore ad un discorso che ha voluto fare perno su due polarità: non tacere sul momento difficile, persino drammatico in cui ci tocca vivere, proclamare con la consapevolezza di questo che la speranza è possibile ed è affidata a tutti, ma in particolare alle giovani generazioni.

Certamente Mattarella si è fatto carico di presentare un catalogo il più ampio e articolato possibile dei problemi chiave che il paese, ma più in generale il nostro mondo ha davanti a sé. leggi tutto