Ultimo Aggiornamento:
27 ottobre 2021
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Argomenti

Nuovo rapporto Onu sul clima: siamo al codice rosso per l'umanità

Francesco Provinciali * - 04.09.2021

Non si potrebbero trovare parole più appropriate di quelle riportate nel titolo, per descrivere la situazione del pianeta che si muove verso una deriva irreversibile di autodistruzione: sono quelle usate dal Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres, per commentare il sesto Rapporto “Cambiamenti climatici 2021” stilato dagli scienziati dell’IPCC sull’emergenza del “climate change” e approvato dai 195 Governi aderenti all’Organizzazione delle Nazioni Unite. O meglio: forse ancora più terribile e ammonitrice per i decisori politici e l’intera umanità è la sottolineatura del presidente di turno della conferenza ONU sul clima COP26 - il ministro britannico Alok Sharma – per presentare i risultati e le conclusioni del Rapporto: “Il tempo a disposizione per fermare la catastrofe del cambiamento climatico sta pericolosamente avvicinandosi alla fine: non possiamo permetterci di aspettare ancora due, cinque o dieci anni, questo è il momento di agire”.

Ci sono delle evidenze che definire spaventose è più prossimo all’eufemismo che alla realtà: l’innalzamento del livello dei mari è stato valutato “irreversibile ancora per millenni”, non si era mai riscontrato questo livello di tendenza negli ultimi 3000 anni, ed è causa di erosione delle coste e inondazioni. Addirittura le emissioni di CO2 misurate nel 2019 erano le più alte di sempre, considerando almeno i due milioni di anni precedenti, quelle dei leggi tutto

Costituzione, omeostasi, eco-bio-sociosfera

Francesco Domenico Capizzi * - 28.08.2021

Possibili e ricorrenti risultano gli equilibri/squilibri indotti nell’ambiente naturale, nella formazione della persona e nell’organizzazione sociale, a causa di creazioni e irruzioni continue di complesse e infinite interrelazioni fra modelli culturali, ideali e politico-economici che conducono a sviluppi, progressi e regressioni nella costruzione e sedimentazione di storie individuali e comunitarie. Questi fenomeni fondamentali non sono mai lineari né tantomeno rigidamente indeterminati ed inevitabili, ma soggetti a gradi differenti di pervasività che si riversano nella “eco-bio-sociosfera” sotto forma di impulsi ed inibizioni con effetti differenti e limitati di deformabilità, tolleranza e capacità riparative. In sostanza, si realizza, su vasta scala o sul singolo organismo, un processo omeostatico che “presiede al controllo di possibili alterazioni negli organismi mediante specifici recettori che concorrono a stabilizzare l’uniformità del mezzo interno, nonostante le infinite variazioni del mezzo esterno in cui vivono”, dove i recettori sono gli organuli sensitivi sparsi variamente nell’organismo animale (mezzo interno), e Culture, Costituzioni, Istituzioni democratiche, Sistemi organizzativi di salvaguardia della salute, corpi intermedi sono l’architrave di ogni Società fondata sul bene comune (mezzo esterno). Ne consegue, se corretto è l’assioma, la potenzialità di autoriparazioni, correzioni e risanamenti di lacerazioni e drammi contingenti e di portata storica, compresi quelli politici, ambientali ed educativi, leggi tutto

L’ambiente, la cultura, la storia: quando i simboli vanno in frantumi (e la politica anche)

Raffaella Gherardi * - 10.07.2021

Erano i primi giorni del 2018 quando in molti siti ambientalisti europei e anche in svariati media vennero riportate le immagini della scalata da parte di alcuni attivisti di Greenpeace della imponente ex Chiesa cattolica di San Lamberto a Immerath, in Germania (Immerather Dom), nella regione della Renania. Essi vi appesero un grande striscione giallo sul quale era scritto: “Chi distrugge la cultura distrugge anche gli esseri umani.” (Wer Kultur zerstőrt, zerstőrt auch Menschen.) Dopo alcune ore lo striscione venne rimosso e gli attivisti allontanati dalle forze dell’ordine e fu possibile di lì a breve procedere con efficienti mezzi meccanici all’abbattimento, già da tempo programmato, dello Immerather Dom, per far posto all’allargamento di una gigantesca miniera di lignite a cielo aperto. E immediatamente comparvero anche sul web i filmati della distruzione di quello che per secoli era stato un importante edificio di culto, (presente fin dal XII secolo e nei secoli successivi più volte riedificato e ampliato e ricostruito, nella sua forma tardo-ottocentesca, anche dopo i gravi danneggiamenti riportati nel corso della seconda Guerra mondiale), saturo della storia di un intero territorio tedesco e delle eredità in senso ampio e della cultura del suo popolo. I commenti che accompagnavano leggi tutto

A proposito di cambiamenti climatici, di COP 26 e dell’Italia: qualche disattenzione in meno e qualche informazione in più?

Raffaella Gherardi * - 26.06.2021

Una linea di continuità fra il passato e il presente governo è sicuramente quella di aver ribadito e continuare a ribadire spesso anche di fronte all’opinione pubblica l’importanza del fatto che COP 26 (cioè l’annuale  Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, appuntamento precedentemente  rinviato di un anno causa pandemia che si terrà a Glasgow nel novembre venturo) vedrà l’Italia giocare un ruolo di primo piano in partnership con il Regno Unito. Accedendo oggi (24 giugno) al sito del Ministero della Transizione Ecologica troviamo in bella evidenza le seguenti notizie in proposito, notizie che vale la pena riportare in dettaglio anche per la proiezione di tale evento e dei lavori preparatori previsti, all’interno di altri prestigiosi scenari e vertici internazionali:

«Mancano tre mesi alla Conferenza sui cambiamenti climatici, COP26, che si terrà dall’1 al 12 novembre a Glasgow, e si intensificano le attività di preparazione promosse da Italia e Regno Unito e da molti altri soggetti con una serie di eventi internazionali di alto livello dai quali emergono proposte e contributi. La preparazione avviene in un quadro multilaterale, compreso il G7, che si è tenuto in Cornovaglia dal 11 al 13 giugno sotto la presidenza del Regno Unito, e il G20, presieduto dall’Italia. Le discussioni leggi tutto

Persone comuni e neoparnassianesimo

Francesco Domenico Capizzi * - 06.01.2021

A fronte della crescente diffusione di malattie cronico-degenerative, neoplastiche e virali, fino ad aver raggiunto dimensioni pandemiche, Scienza, Medicina e, di concerto, Politica ed istituzioni avrebbero già dovuto disporsi alla ricerca delle loro origini, per evitarle mediante le prevenzioni primaria e secondaria ed infine contrastarle con azioni diagnostiche e terapeutiche precoci. Intanto viene conservata intatta la propensione a solidarietà ed assistenza, ma astenendosi dal porre in atto validi antidoti contro l’insorgenza delle grandi classi di malattie prima ancora che si radichino e siano da curare.

L’autonomia medica, ribadita in ogni sede, rimane ancorata alla tradizionale impostazione anatomo-clinica e diagnostico-terapeutica, di ascendenza positivista, che diagnostica e cura malattie in larga parte evitabili (80% secondo l’OMS). Dal suo canto la Politica, attraverso le Istituzioni, ribadisce la necessità di rilanciare i consumi, in generale, per assicurare il maggior numero di posti di lavoro e sostenere l’economia pubblica e privata, ma in assenza di scelte sostanziali che tendano ad allontanare la malattia, le cui origini si annidano in ogni piega dell’organizzazione sociale e della vita quotidiana.

In tal modo la realtà politico-istituzionale si avvia verso la conservazione dell’esistente: valga come paradigma l’orientamento di Enti pubblici ad acquisire autobus a metano e di proporre progetti di leggi tutto

La distruzione del pianeta provoca la ribellione della natura

Francesco Provinciali * - 27.05.2020

Anche adoperando la distinzione tra ‘mondo’ e ‘terra’ recentemente proposta da Pietrangelo Buttafuoco per spiegare il conflitto natura-progresso e dar conto dello “stupro” che si perpetua,  riuscirebbe difficile riassumere quello che è successo negli ultimi decenni di presenza dell’uomo e della vita sul pianeta.

Siamo sideralmente lontani dalla descrizione del villaggio di Macondo nel celebre incipit di “Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcia Marquez:  ‘Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito’.

Dopo l’onda lunga e pervasiva della globalizzazione che ha scardinato le coordinate spazio-temporali della sostenibilità ambientale a favore di una prevalenza antropologica totalizzante e ubiquitaria, ora potremmo dire che quella concezione primordiale di conoscenza del mondo – che generava stupore, emozione e rispetto nella sua scoperta - si è ribaltata: sappiamo adesso il nome di ogni cosa e anzi abbiamo a disposizione più nomi che oggetti.

Per la prima volta nella storia disponiamo di una serie di definizioni superiori alla stessa realtà: poiché la dominiamo apparentemente al punto tale da sentircene padroni per poterla descrivere in modi diversi.

Specialmente se utilizziamo le categorie della conoscenza reale e di quella virtuale: la globalizzazione agisce come moltiplicatore infinito di potenzialità a portata di leggi tutto

Il nome della cosa

Francesco Provinciali * - 11.04.2020

Quando lessi le 40 pagine di evidenze scientifiche, priorità e raccomandazioni ai governi redatte dal 29/4 al 4/5 2019 in sede OCSE,  dai rappresentanti di 130 Paesi  aderenti all’Ipbes ( la piattaforma intergovernativa  scientifico-politica sulla biodiversità e gli ecosistemi) per esaminare un Rapporto dell’ONU stilato in 3 anni di lavoro da parte di oltre 150 esperti, volto allo studio e all’approfondimento dei rischi delle biodiversità, ebbi la sensazione  di un  imminente “tsunami” globale che potrebbe portare in tempi definiti “relativamente brevi” all’estinzione di una serie di specie viventi che popolano i mari e la Terra, fino ad 1/8 di quelle attualmente censite pari ad una cifra mostruosa di circa un milione di ‘specie’ animali e vegetali.

In questo caso oggetto di studio e dei risultati della ricerca condotta dagli scienziati era l’erosione lenta ma graduale della “biodiversità”: in pratica il pericolo paventato e sottoposto alla responsabilità dei governanti a livello planetario riguarda la scomparsa di specie viventi- animali e vegetali – a causa del deterioramento della “salute” degli ecosistemi che inglobano l’uomo e le altre forme di vita.

Ciò che influisce sull’alterazione delle biodiversità esistenti sono i comportamenti umani: sfruttamento del suolo e delle risorse naturali, come leggi tutto

L’oro blu non deve smettere di scorrere. L’emergenza acqua nei secoli

Claudio Ferlan - 30.03.2019

Lo scorso 22 marzo si è celebrata la Giornata mondiale dell’acqua, voluta per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale, politici e investitori all’obiettivo numero 6 del progetto per lo sviluppo sostenibile mondiale: acqua per tutti entro il 2030. Il motto della giornata è stato non lasciamo nessuno indietro (leaving no one behind). Indietro, però, sono ancora in tanti, troppi.

 

Ieri e oggi

La questione è attuale ma niente affatto nuova. La disponibilità di acqua potabile è stata per secoli un problema talvolta insormontabile. Qualche esempio, tenendo conto che c’è ancora molto da studiare. La storia racconta che nei monasteri tedeschi del 1300 si consumavano tra i due e i quattro litri di vino pro capite. I padri pellegrini (e i loro figli) imbarcati sulla Mayflower, la nave che portò i primi coloni inglesi nel Nuovo Mondo (1620), preferivano la birra e il gin all’acqua. Erano tutti grandi bevitori? No, non tutti. Affrontavano con i mezzi a loro disposizione una difficoltà strutturale della propria quotidianità: la pessima qualità dell’acqua disponibile e provavano a disinfettarla o sostituirla. Per alcune popolazioni indigene americane era diffusa l’abitudine di consumare succhi di frutta leggi tutto

Il diritto di mangiare bene. Obesità, sotto-nutrizione e riscaldamento globale: questioni connesse

Claudio Ferlan - 13.02.2019

Qualcuno certo si ricorderà di Super Size Me, documentario girato e interpretato da Morgan Spurlock nel 2004. Seguito da tre medici, Spurlock decise di nutrirsi per un mese solo da McDonald’s, scegliendo tra l’altro particolari forme di menù e limitando il suo movimento a poco più di niente (2.500 passi al giorno), in linea con le abitudini dell’americano medio. I risultati furono un sensibile aumento di peso e una serie di disturbi fisici e dell’umore. Dopo il documentario, McDonald’s inserì dei cambi sostanziali nella propria offerta, pur negando di averlo fatto in conseguenza del film.

 

Sindemia

Super Size me può essere ricordato come uno dei momenti di svolta nella denuncia dei pericoli dell’obesità e, contestualmente, nella sensibilizzazione verso la necessità di lottarvi contro. Senza la risonanza di un film di successo (che fu pure candidato all’Oscar), i lavori della commissione Lancet si pongono lo stesso obiettivo. Mettendo insieme alte competenze di vario genere, il gruppo di lavoro organizzato dalla prestigiosa rivista inglese ha infatti denunciato i pericoli della diffusione dell’obesità su scala globale, sottolineando la necessità di pensarla in relazione con due altri fattori decisivi per le malattie della nostra epoca: la sotto-nutrizione e il cambiamento climatico. Si parla a questo proposito leggi tutto

Climakers: il movimento internazionale dei contadini

Veronica Wrobel * - 15.12.2018

“Il cibo è la base della nostra vita.” Così si è aperta la conferenza “Un’Agenda climatica dettata dai contadini”, organizzata ieri dalla COP24. Il progetto è scaturito dalle preoccupazioni riguardo le misure che gli Accordi di Parigi avrebbero deciso per l’agricoltura: una sera, durante la Conferenza ONU sul clima a Marrakesh, i contadini hanno deciso di creare un loro piano d’azione.

 

L’idea di fondo era generare sinergie globali che prendessero in considerazione gli interessi di tutti i contadini di tutte le culture, qualcosa che non era mai stato fatto prima. Qualcosa che non sarebbe successo spontaneamente. Qualcosa che loro, i contadini, dovevano far capitare!

 

Questa è la storia che ha portato alla fondazione di Climakers: non un’organizzazione o un programma, ma un movimento globale e inclusivo che avrebbe coinvolto chiunque si fosse occupato della coltivazione dei terreni, indipendentemente dal sesso, dall’età, dalla nazionalità.

 

Climakers cerca di capire cosa i contadini possano fare per adattarsi ai cambiamenti climatici e ridurli al minimo nei modi meno invasivi possibili. Il loro progetto è difendere l’ecosistema, tutelare i propri interessi e le proprie aspirazioni, leggi tutto