Ultimo Aggiornamento:
14 maggio 2022
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Argomenti

I rendimenti decrescenti degli investimenti sociali

Francesco Provinciali * - 02.04.2022

IL DIBATTITO

È consuetudine in casa CENSIS fare il punto della situazione sul ‘sistema Italia’, in occasione dell’annuale ricordo di Gino Martìnoli, uno dei fondatori dell’Istituto di ricerca e studio, a lungo presieduto da Giuseppe De Rita. Come descritto nell’annuncio della conferenza “quest’anno viene affrontato il tema dei rendimenti decrescenti degli investimenti sociali. Mentre la tanto attesa uscita dalla pandemia si diluisce nella nuova crisi legata al conflitto armato in Ucraina, la società italiana appare segnata da un disincanto verso la modernità. La crisi di fiducia non è solo la risposta estemporanea ai traumi vissuti di recente, bensì l’esito dell’erosione del lungo ciclo storico-sociale precedente: una fase in cui gli strumenti della ragione proteggevano dalle incertezze e dai rischi esistenziali, e gli investimenti sociali, sia pubblici che privati, favorivano la crescita del benessere individuale e collettivo”. Invitati a discuterne, moderati dal direttore generale dell’Istituto Massimiliano De Valeriis, relatori di livello: Giuseppe De Rita, Presidente CENSIS, Elsa Fornero, Docente di Economia all’Università di Torino, Innocenzo Cipolletta, Presidente FEBAF, Stefano Parisi, imprenditore, Giulio Tremonti, Presidente ASPEN Institute.

Il Presidente De Rita, illustrando i motivi che hanno indotto alla scelta del tema della video conferenza (non senza aver prima ricordato la figura di Gino leggi tutto

55° rapporto Censis: l'Italia disuguale tra irrazionalità e rancore

Francesco Provinciali * - 11.12.2021

Giunto alla sua 55esima redazione, l’annuale Rapporto CENSIS sullo stato del Paese non tradisce le aspettative e presenta una situazione complessa e ricca di dettagli connotativi che – per fermo immagini, analisi documentate da dati e percentuali, interpretazioni sempre originali e penetranti – offre spunti di conoscenza e riflessione non limitate ai soli addetti ai lavori, economisti o ricercatori sociali che siano.

L’approccio descrive un quadro d’insieme che spiega gli approfondimenti tematici, le considerazioni generali come sempre sono suffragate da evidenze significative, lo stesso incipit è a dir poco folgorante.

“L’irrazionale ha infiltrato il tessuto sociale. Per il 5,9% degli italiani (circa 3 milioni) il Covid non esiste, per il 10,9% il vaccino è inutile. E poi: il 5,8% è convinto che la Terra è piatta, per il 10% l’uomo non è mai sbarcato sulla Luna, per il 19,9% il 5G è uno strumento sofisticato per controllare le persone. Perché sta succedendo? È la spia di qualcosa di più profondo: le aspettative soggettive tradite provocano la fuga nel pensiero magico. Siamo nel ciclo dei rendimenti decrescenti degli investimenti sociali. Per l’81% degli italiani oggi è molto difficile per un giovane ottenere il riconoscimento delle risorse profuse nello studio.

Il rischio di un rimbalzo nella scarsità: ecco i fattori di freno alla ripresa economica e le incognite leggi tutto

Vita da criceti: riflessioni per ripensare l’economia e la funzione educativa

Raffaella Gherardi * - 27.10.2021

Professore ordinario di Strategia d’impresa e docente di management presso l’Università di Bologna, Carlo Boschetti è autore di un volume che fin dal titolo delinea un progetto assai ampio, ai fini di una discussione che va ben oltre l’ambito delle discipline economiche, anche se intese in senso lato e assunte come punto di partenza del dibattito che egli intende affrontare: Il senso della vita e i criceti. Il futuro che prepariamo alle nuove generazioni (Aracne, 2021). E in effetti l’autore, fin dalla prima nota alle brevi considerazioni introduttive finalizzate a spiegare “perché leggere questo libro”, ha cura di sottolineare che chiunque percepisca se stesso come un criceto dovrà astenersi dalla lettura.  Nel corso del volume viene più volte portata alla ribalta, come una sorta di filo rosso, l’immagine simbolica di una contemporaneità che, su scala globale e alla fine di un secolare percorso che ha origine nel moderno Occidente, è costituita da individui/criceti acriticamente e parossisticamente costretti a girare su se stessi all’interno della ruota di un’economia che, dopo aver del tutto perso le ragioni delle sue fondamenta,  considera gli esseri umani esclusivamente come parte dei meccanismi di funzionamento  del sistema economico stesso. All’interno di una concezione del progresso misurato essenzialmente in termini leggi tutto

Un silenzio assordante

Stefano Zan * - 27.01.2021

Anche un osservatore attento si trova in difficoltà a parlare di Recovery Plan perché le informazioni disponibili sulla stampa e sui media in generale sono poche, confuse e inadeguate al formarsi di un’idea precisa. Si parla del piano più per il suo impatto sulla cronaca politica quotidiana che per la sua valenza intrinseca. Molti lo paragonano al Piano Marshall per l’impatto che dovrebbe avere sull’economia del Paese nei prossimi anni ma nel merito è impossibile andare al di là di qualche vaga impressione.

In particolare due aspetti meritano alcune considerazioni critiche al di là dei tecnicismi naturalmente insiti in un progetto di questa natura.

La prima è l’assenza di una visione strategica, di sistema, di lungo periodo. Una visione spazio -temporale che vada al di là della semplice sommatoria di una serie di progetti specifici, alcuni vecchi altri nuovi, che poco si allontanano da un puro e semplice elenco della spesa. La visione dovrebbe non solo creare un interesse generale di prospettiva di medio lungo termine, ma dovrebbe coinvolgere nel dibattito e più ancora nella realizzazione del piano una serie di interlocutori che vanno ben al di là dell’impegno di alcuni ministri e ministeri.

Si dirà che ci sono stati gli Stati leggi tutto

Il sistema Italia: una ruota quadrata che non gira

Francesco Provinciali * - 12.12.2020

Al termine di un anno monopolizzato dalla crisi pandemica che ha sconvolto il pianeta, il 54° Rapporto del Censis offre - come è tradizione dell’Istituto fondato da Giuseppe De Rita - alcune chiavi di lettura delle derive che hanno caratterizzato la società italiana e lo fa con l’abilità e la maestria alle quali ci ha abituato, avendo accompagnato lo sviluppo del Paese dal secondo dopoguerra ad oggi con fermo-immagini e scandagli interpretativi sempre originali e connotativi, come attraverso una lente di ingrandimento che ci aiuta a conoscere la realtà del presente, le sue scaturigini occasionali e motivazionali e le proiezioni di una dinamica evolutiva che conserva i tratti di una spontanea e tenace continuità pur nella discontinuità degli eventi che accompagnano la cronaca e la Storia.

Possiamo dire che era particolarmente atteso - questo 54° Rapporto - per comprendere, riassumere e possibilmente spiegare e ricomporre in una visione d’insieme un anno decisamente inatteso, drammaticamente sorprendente, tangibilmente devastante rispetto ai nostri contesti di vita: se l’incipit è stata la diffusione repentina e pervasiva di un virus malefico, le conseguente si sono riversate e declinate sul piano economico, del lavoro, delle famiglie, della scuola, del sistema sanitario, della fruizione culturale, del tempo libero, in poche parole di tutte le nostre leggi tutto

Conoscenza, coraggio e umiltà’: la ricetta dimenticata di Mario Draghi

Francesco Provinciali * - 18.07.2020

Rileggendo il discorso tenuto da Mario Draghi in occasione del conferimento della laurea honoris causa presso l’Università Cattolica di Milano, prima di lasciare la Presidenza della BCE, si ha come l’impressione di avere tra le mani una ricetta preziosa per fronteggiare le malattie che affliggono l’Europa e l’Italia in questa fase densa di problematiche da risolvere, per imprimere una svolta risoluta in vista di un superamento delle indecisioni che stanno paralizzando gli Stati membri dell’Unione. Non siamo ancora del tutto usciti dalle conseguenze devastanti della pandemia sul piano sanitario, economico, finanziario, delle relazioni e degli scambi di beni e persone e ciò non è dovuto solo a macro-problemi oggettivi ma anche alle diatribe e alle incertezze da un lato, ai veti e alle rivendicate primazie dall’altro che rendono estremamente parcellizzato e fragile il contesto che regola il passaggio dalle discussioni alle azioni.

Gettando uno sguardo d’insieme sul vecchio continente si coglie l’immagine di uno scacchiere dove le pedine sono paralizzate dal timore delle mosse dei giocatori: si avverte l’assenza di un play maker in grado di agire sulla base di una conoscenza esperta, di una silente ma efficace presenza al di fuori e al di sopra dei “particulari” impedienti, leggi tutto

Seduti su un cumulo di macerie

Francesco Provinciali * - 17.06.2020

Ho ascoltato recentemente una riflessione di Giuseppe De Rita che considera imparagonabile l’attuale fase critica, economica e sociale, post-pandemica con il periodo di ricostruzione del dopoguerra.

Mi è venuto in mente quando mi raccontò delle notti trascorse a guardare le ellissi sul soffitto per le allucinazioni dovute alla fame: una metafora significativa per rappresentare un’idea di Paese distrutto e ridotto alla  miseria. Guardandoci intorno e valutando i danni dello tsunami provocati dal Covid-19 , anche nella loro proiezione nel medio-lungo periodo ci rendiamo conto che le due epoche non sono comparabili.

Allora si ripartiva da zero, oggi non siamo nelle condizioni di vedere rimosso del tutto ciò che lentamente abbiamo costruito: l’economia, l’industria, le tutele sociali, persino le rendite accumulate dalla “società signorile di massa” di cui ci parla il sociologo Luca Ricolfi (nella sua ultima definizione divenuta “società parassita di massa”), ciò che osserviamo intorno a noi nella realtà e nella virtualità dell’esistenza, tutto ci spiega di due condizioni storiche diverse, di un certo benessere raggiunto.

Ed è proprio il lungo periodo di ricostruzione post-bellica che enfatizza il disagio provocato dal dover rinunciare ad abitudini, conquiste, condizioni di vita di un contesto antropologico consolidato.

Ci sono limitazioni oggettive nei comportamenti individuali e leggi tutto

Scelte fiscali coraggiose

Gianpaolo Rossini - 15.04.2020

Ci sono scelte fiscali e finanziarie da considerare in condizioni emergenziali e che non necessitano di negoziazioni a livello europeo. Ma occorre battere terreni nuovi senza paura, come fece il Governo degli Stati Uniti durante la Grande Depressione negli anni 30 del secolo scorso.

Il primo è quello della residenza in paradisi fiscali di imprese italiane. Miliardi di gettito ogni anno finiscono in Olanda, Lussemburgo, Inghilterra, Austria, Slovenia e altri paesi i quali ci fanno una concorrenza fiscale che a volte somiglia a grassazione. Uno studio del 2018 di Fatica e Gregori, ricercatori della Commissione Ue, evidenzia cospicua elusione fiscale nelle sedi in Lussemburgo e altri “paradisi” di banche italiane, tedesche e di altri nazionalità. Il fenomeno non riguarda  solo gli istituti di credito ma tutti i settori produttivi con cifre poderose. Cosa fare? Una via d’uscita potrebbe essere l’offerta a tutte le aziende italiane con sede legale all’estero le medesime condizioni del paese ospitante per un periodo di 5 anni in Italia. Alla fine dei 5 anni le imprese rientrate sarebbero assoggettate allo stesso regime fiscale delle imprese italiane con la possibilità di accordi specifici legati a piani di sviluppo e di investimenti in Italia. Per le imprese che non accettassero questa offerta di leggi tutto

Ma tutti questi soldi non si potevano trovare prima?

Massimo Nava * - 15.04.2020

Federal Reserve, duemila miliardi di dollari, BCE 750 miliardi di euro, Fondo Salva Stati, cinquecento miliardi, Germania seicento miliardi, Francia cinquecento, Italia quattrocento, e tutti a promettere “tutto il necessario, fino a quando sarà necessario”. In pratica sembra che il mondo, grazie al coronavirus, abbia vinto la lotteria. “Milioni? Macché, miliardi!” Avrebbe detto Totò. A pioggia. Per imprese, Paesi indebitati, artigiani, commercianti, famiglie, baby sitter e badanti, sanità, polizia ed eserciti, ospedali, scuole, palestre, musei, agenzie di viaggi, compagnie aeree, palestre e persino beauty farm. Basta avere una partita Iva. Stando alle cifre, relazionate alle dimensioni della tragedia che stiamo vivendo, ce ne sarà per tutti. Per tamponare il disastro e possibilmente ripartire. Qualcuno si lancia anche in architetture ideali, genere mondo migliore, solidarietà europea, globalizzazione controllata, fine dei sovranismi, sviluppo sostenibile, riforma della burocrazia.

Tutto bene? Non è detto. Nessuno sa dire quando finirà la pandemia mondiale e nessuno riesce a prevedere come sarà la nostra vita in un domani ravvicinato.

Ma almeno molti governi e L’Europa, - dopo esitazioni e qualche gaffe - stanno prendendo, come si dice, il toro per le corna. Non c’è ancora intesa sui coronabond, ma intanto è stato accantonato il MES, almeno nei criteri di funzionamento e controllo leggi tutto

L’Italia, l’Europa e i “vincoli esterni”

Paolo Pombeni - 08.04.2020

Il grande nodo della politica italiana è il rapporto con l’Unione Europea e in specifico la questione degli “aiuti” che da questa possono venire per superare la crisi economica indotta dal Covid-19. La tesi prevalente da noi è che si devono trovare strumenti europei che finanzino la nostra ripresa, ma senza imporci controlli sulla gestione del nostro bilancio. La questione è dunque quella di superare l’intervento del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) che prevede l’impiego dei controlli.

Per capire bene la questione nei termini politici e non semplicemente economici bisogna ricostruire un quadro accurato. Non che si eviti di farlo, ma in genere si tende a mettere in luce quel che a ciascuno fa piacere, evitando di prendere in considerazione il complesso dei problemi.

Cominciamo dunque col dire che effettivamente, come è stato messo in luce, il MES è stato creato per affrontare quelle che pudicamente vengono chiamate “crisi asimmetriche”, cioè il caso di uno o pochi stati che si trovino in gravi difficoltà di bilancio mettendo in crisi l’intero sistema. Il non detto è che si suppone che normalmente queste situazioni dipendano da “colpe gravi” dei paesi sull’orlo del default. Oggi per un malinteso pietismo si evita di dire che la Grecia a suo tempo è leggi tutto