Ultimo Aggiornamento:
25 aprile 2018
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Argomenti

Le tante lezioni dalla sentenza di Lipsia sui Diesel

Gianpaolo Rossini - 03.03.2018

Il tribunale amministrativo federale di Lipsia ha riconosciuto ai comuni tedeschi la potestà di tenere fuori dai loro perimetri le auto a gasolio. Il ricorso era venuto dai Land Baden Württemberg e Nord Reno Westfalia che ritenevano la materia di esclusiva competenza federale. La sentenza di Lipsia è un importante punto a favore di chi, come chi scrive, si batte da tempo contro i diesel e segna quasi certamente la parola fine per questo tipo di propulsione, almeno per le auto. E’ infatti una decisione di peso istituzionaleche arriva dopo una lunga storia di illusioni, errori, corruzione, miopia da parte di imprese ed autorità nazionali ed europee. E tante sono le lezioni da trarre, alcune delle quali hannoimplicazioni per il nostro sistema democratico. 

La prima lezione riguarda una certa arroganza europea per avere insistito in una tecnologia, quella del diesel, che il resto del mondo ha rifiutato o visto con scarsa simpatia da decenni complice il carico di inquinanti prodotto dai motori diesel a dispetto del buon rendimento energetico. Germania, Francia e Italia hanno testardamente insistito ad investire negli ultimi 25 anni nei motori diesel usati come una scorciatoia a buon mercato per ridurre la eccessiva CO2 dell’impronta umana, presunta causa del cambiamento climatico. leggi tutto

Se avesse ragione Trump sugli investimenti pubblici?

Gianpaolo Rossini - 21.02.2018

Trump spinge sugli investimenti destinandovi 200 miliardi federali. Sul NYT del 12 febbraio il premio Nobel Krugman banalizza in quanto sarebbe solo una compensazione a tagli ai ministeri di Trasporti ed Energia. Nella seconda parte dell’articolo Krugman è però meno pessimista. La spesa federale potrebbe trascinare quella pubblica locale e quella privata. Con effetti moltiplicativi da 1000 a 1500 miliardi di investimenti totali pubblici e privati. La necessità di nuove infrastrutture di trasporto, distribuzione e produzione di energia  è avvertita da larga parte degli americani e spinge il consenso al presidente. In questa manovra molti economisti intravvedono però una espansione del deficit pubblico Usa, già sotto stress per la riforma fiscale che taglia l’imposta sugli utili d’impresa. Se usiamo l’odiosa bilancia di Maastricht il quadro è ancora più fosco. Il vero debito pubblico Usa è quello federale più quello delle amministrazioni locali. Mentre il riferimento è sempre a quello federale. Il reale debito pubblico supera in percentuale quello del bel Paese attestandosi a circa il 134% sul Pil. Ma al funambolico Donald non sembra fregare molto dei conti pubblici facendo infuriare oppositori ed economisti, al solito con musi lunghi. La reazione delle imprese, vicine a Trump, è positiva. La mossa di Donald  dà una ulteriore spinta all’economia Usa e piace nelle leggi tutto

Italo: come impoverire l’Italia e come rimediarvi

Gianpaolo Rossini - 14.02.2018

Npv, alias Italo,  è stato venduto al fondo americano GIP (Global Infrastructure Partners) nato nel 2006 e attivo nei settori delle infrastrutture portuali, aeroporti ed energia. Npv è azienda privata ed è il secondo operatore nei servizi ferroviari di alta velocità in Italia dopo Trenitalia. Nato nel 2006, come il fondo GIP, dopo un avvio un po’ stentato e una ricapitalizzazione nel 2014 ora fattura circa 450 milioni con un margine netto di 34 milioni, lordo di 150 milioni. Il ritmo di crescita di Italo è ora sostenuto e ha raggiunto le due cifre,avviato a salire.  Il fondo GIP ha sborsato poco meno di 3 miliardi di dollari per il 100% di Italo. Il ministro dello sviluppo Calenda aveva fatto qualche pressione perché Italo si quotasse e allargasse quindi la base della borsa italiana. Una matricola per la quale è previsto un buon sviluppo è sempre un sostegno per una Borsa un po’ anemica come quella di Milano. Il consiglio di amministrazione di  Italo ha deciso altrimenti cedendo interamente l’azienda per un incasso immediato. I quasi tre miliardi di dollari andranno ad accrescere il patrimonio dei già ricchi azionisti, Montezemolo, Banca  Intesa, Generali, gruppo Della Valle, gruppo Seragnoli e altri.

Il fatto sembrerebbe costituire una bella notizia leggi tutto

Quanti scandali diesel dovremo sopportare ancora?

Gianpaolo Rossini - 07.02.2018

La serie degli scandali diesel si allunga assumendo contorni sempre più inquietanti. L’ultimo fa tornare alla mente pratiche che si credevano scomparse. Le case tedesche produttrici di auto hanno usato cavie umane per valutare gli effetti delle emissioni delle loro auto diesel. Il fatto è grave per diverse ragioni. In primo luogo, la maggiore delle produttrici di auto è una impresa di stato in quanto una regione (Land) tedesca ne possiede una quota di controllo. Questo chiama responsabilità politiche in quanto i cittadini da un’impresa di stato si aspettano comportanti più che corretti. In secondo luogo, è discutibile la sperimentazione su umani di nuovi farmaci nonostante lo scopo sia di fare passi avanti in campo medico per salvare vite umane. E’invece insopportabile e crudele che imprese automobilistiche usino cavie umane per testare il livello del danno certo (già peraltro dimostrato in una vasta decennale letteratura medica, come ricorda il dr. Harari sul Corriere del 30 gennaio a p. 9) che le emissioni diesel provocano sull’apparato respiratorio e altri organi. In terzo luogo gli effetti delle emissioni dei motori diesel sulla salute sono di breve e di lungo periodo. Questi ultimi ben più pesanti sono relativi a patologie oncologiche gravi, come la letteratura medica mostra. leggi tutto

Oltre le elezioni. Le sfide del governo che verrà: il debito pubblico

Gianpaolo Rossini - 31.01.2018

La seconda sfida sulla quale sarà chiamato a misurarsi il prossimo governo riguarda la finanza pubblica. Come nel precedente articolo sulle migrazioni (https://www.mentepolitica.it/articolo/oltre-le-elezioni-le-sfide-del-governo-che-verr-ius-soli-e-immigrati/1311) iniziamo con nude cifre. Nel 2017 il debito lordo del settore pubblico in Italia si attesta attorno a 1.32 volte il Pil mentre quello netto è 1.13. Nello stesso anno quello pubblico federale lordo (non comprensivo di quello di stati e amministrazioni locali) degli Usa è 1.08 volte il Pil, netto 0.82. Se considerassimo il debito pubblico lordo totale (federale + locale) degli Usa avremmo cifre un po’ più alte di quelle italiane. In Giappone il debito pubblico lordo è 2. 39 volte il Pil, quello netto 1.20.  In Germania è 0.64 (netto 0.43) e in Francia è 0.97 (netto 0.90).  La lettura di questi numeri fornisce informazioni inedite sul debito pubblico netto.  Ma cos’è il debito pubblico netto? Perché è la grandezza che andrebbe considerata?  Il debito pubblico netto è la differenza tra i debiti e i crediti del settore pubblico. E’ ciò che rileva finanziariamente per gli stati come per ogni impresa, mentre meno rilevante è la cifra lorda. Il settore pubblico italiano possiede attività finanziarie (crediti) come  contante, valute,  depositi  bancari, prestiti del governo ad istituzioni europee, titoli obbligazionari e azionari, riserve tecniche assicurative e altro. Nel caso italiano la differenza tra le due valutazion leggi tutto

La via pugliese alla (de)crescita (in)felice

Massimo Bucarelli * - 31.01.2018

Secondo l’economista John K. Galbraith, del pensiero marxista è sopravvissuto soprattutto il convincimento diffuso e generalizzato che i governi moderni siano al soldo del capitale economico e finanziario delle élite dominanti; vale a dire – tradotto nel linguaggio politico attuale – che servano gli interessi dei cosiddetti poteri forti, indipendentemente dalla volontà popolare di cui dovrebbero essere espressione. Si tratta di un’eredità che si potrebbe definire culturale, prima che politica, che informa trasversalmente anche la società e l’opinione pubblica italiana e che sembra essere particolarmente radicata a livello locale, dove regioni e comunità locali sono sempre più spesso impegnate a contrastare la realizzazioni di opere e infrastrutture decise o favorite dal governo centrale, con l’accusa di non portare alcun vantaggio ai cittadini, ma di essere dettate dalle esigenze speculative e affaristiche delle multinazionali.

Emblematico in tal senso è il caso pugliese, caratterizzato dalla strenua opposizione, condotta tanto dagli amministratori regionali e locali, quanto da forze politiche e gruppi di attivisti impegnati sul territorio, a una serie di iniziative considerate strategiche per la crescita economica e il rilancio di sistema produttivo nazionale. Nel 2016 l’Assemblea regionale pugliese e lo stesso governatore, Michele Emiliano, sono stati in prima linea nella promozione del cosiddetto referendum “No-Triv”, presentato come leggi tutto

Oltre le elezioni. Le sfide del governo che verrà: ius soli e immigrati

Gianpaolo Rossini - 20.01.2018

Tra qualche mese avremo  i dati Istat  sugli andamenti demografici del 2017 del bel paese. In ogni caso le cifre  del 2016 sono particolarmente utili per avere un quadro della dinamica della popolazione italiana e delle implicazioni politiche che dovranno essere affrontate dal governo che verrà dopo le elezioni del 4 marzo. Vediamo le cifre. Al 31 dicembre 2016 la popolazione residente in Italia è di 60.589.000 unità. Di queste 5 milioni hanno cittadinanza straniera (8.3%). Nello stesso anno la popolazione residente diminuisce di 142.000 unità.  Questo risulta da un saldo negativo di 204000 cittadini italiani e positivo di 64000 stranieri. A fronte di questa cifra abbiamo 144000 immigrati nel 2016. Che sembrerebbe  quasi una compensazione perfetta. A patto che questi restino in Italia se vogliamo evitare che la popolazione residente diminuisca vistosamente. Nel 2016 i nostri uffici hanno promosso  200000 immigrati a nuovi cittadini italiani. Nello stesso anno  le interruzioni volontarie di gravidanza sono state 60000. Nel 2015 il tasso di fecondità delle donne italiane è pari a 1.27 mentre per le straniere è 1.94.[1]

Si tratta di numeri che delineano alcuni tratti e ne lasciano indefiniti altri delle politiche che l’Italia è chiamata ad intraprendere per affrontare il complesso problema demografico che ci affligge da oltre 30 anni, speculare  a quello dei migranti che approdano sulle coste del nostro sud. leggi tutto

Rifiuti romani in Emilia Romagna: solidarietà inutile e dannosa

Gianpaolo Rossini - 03.01.2018

La regione Emilia Romagna ha accettato di accogliere i rifiuti indifferenziati di Roma, comune retto da giunta grillina con sindaco la signora Raggi. Verranno bruciati  negli inceneritori tra Parma, Bologna, Modena materiali per un quantitativo di circa 465 tonnellate al giorno per 40 giorni ovvero in totale circa 19000 tonnellate, il contenuto di una nave da carico di media dimensione.  

Il presidente della regione Emilia Romagna ha affermato che si tratta di un gesto di solidarietà istituzionale volto a risolvere l’emergenza della capitale. Non sarà possibile in futuro chiedere di nuovo da parte del comune di Roma una cooperazione di questa entità.

In Emilia si prevedono manifestazioni  di protesta anche se indebolite dal periodo di vacanze Natalizie.

Si tratta di una vicenda che dimostra per l’ennesima volta  la scarsa capacità di governare la capitale da parte della compagine grillina il cui bilancio appare sempre più fallimentare.  Se dobbiamo trovare un  aspetto positivo, è certamente quello di proiettare il PD a partito che è in grado di governare il paese in maniera responsabile con un senso dello stato tutto che forse si vedeva solo ai tempi della migliore Democrazia Cristiana. C’è da augurarsi che  gli italiani capiscano il messaggio che viene da questa vicenda , molto più leggi tutto

Antistatalisti e ferventi pro mercato, attenti al ridicolo!

Gianpaolo Rossini - 20.12.2017

Una schiera, non piccola e attivamente presente sui media, di economisti e politologi vive intensamente gli anni 80 e 90 del secolo scorso quando si forma convinzioni e lancia analisi teoriche.  Si tratta di anni attraversati da una radicale furia iconoclasta nei confronti della presenza dello stato (settore pubblico) nell’economia e di una parallela idolatria del mercato, ritenuta l’unica istituzione economica che consente democrazia ed efficienza nella produzione e nella distribuzione di risorse. Queste opinioni diffuse alla fine del secolo scorso sono suffragate dalla rumorosa caduta nel 1989 delle economie ex comuniste legate alla Russia affette da cronico statalismo.  Il trionfo pacifico delle democrazie di mercato di quegli anni non è però privo di ombre. Nella seconda metà degli anni 90 molte delle baldanzose convinzioni economiche maturate negli anni precedenti vacillano. Gravi crisi sistemiche toccano in successione diverse aree del pianeta a partire dall’America Latina per passare poi ad Asia, Russia, Turchia, di nuovo America Latina con Brasile  e Argentina, nel nuovo secolo, culminando nella grande depressione che investe prima Usa, poi Europa e altre parti del globo fino ai giorni nostri. Grandi istituzioni internazionali, come il Fondo Monetario internazionale, Banca Mondiale, schiere di economisti fanno tesoro dell’esperienza, ammorbidiscono e talvolta mutano radicalmente la loro leggi tutto

Le banche tossiche

Michele Iscra * - 02.12.2017

La commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche si sta rivelando quel si temeva che fosse: un inutile tribunale politico dove si fanno poche inchieste e si gridano tante denuncie. Il problema della crisi del nostro sistema bancario è una cosa estremamente seria e meriterebbe di essere sviscerata a fondo per capire non solo come mai ci siamo ridotti così (il che non è neppure tanto difficile da capire), ma soprattutto perché non si è riusciti ad evitare una fine così ingloriosa e quindi come si potrebbe evitare che crisi del genere si ripetano in futuro.

In fondo quando ci furono altre crisi bancarie assai gravi, lo scandalo della Banca Romana a fine Ottocento, i fallimenti a stento evitati delle grandi banche che erano anche banche d’affari nel passaggio fra anni Venti e Trenta del secolo scorso, si rispose con riforme di sistema: la fondazione della Banca d’ Italia (1893) come unica banca di governo della moneta, e le leggi bancarie del 1926 e 1936 che ne rafforzarono il ruolo e che misero in capo all’Iri il ruolo di finanziatore dell’industria togliendo alle banche le partecipazioni industriali dirette. Nulla di simile sembra interessare ai nostri politici che si affannano semplicemente, nonostante gli sforzi del presidente Casini, ad usare leggi tutto