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POTENZIALTA’ e PERICOLI DEI SOCIAL MEDIA
Conversazione con il Prof. Ruben Razzante – Docente di Diritto dell’informazione e di Diritto della comunicazione all’Università Cattolica di Milano e di Diritto dell’informazione all’Università Lumsa di Roma. Il Prof. Ruben Razzante, editorialista di importanti organi d’informazione, è fondatore del portale dirittodellinformazione.it e di Polisophia, Community per l’Innovazione Responsabile, che punta a contribuire al dibattito pubblico sugli usi costruttivi, inclusivi e solidali delle tecnologie al servizio della crescita individuale e collettiva. Aderiscono a Polisophia importanti player del mondo delle imprese, delle istituzioni, delle professioni e del sistema formativo. Per maggiori informazioni consultare il sito polisophia.it.
Prof. Razzante la sentenza della Corte di Los Angeles del 25 marzo 2026 – che ha condannato Google e Meta ad un risarcimento di 3 milioni di dollari per il danno psicologico subito da una ragazza di 20 anni – ha stabilito che gli algoritmi e i design dei loro social Instagram e You Tube creano dipendenza e causano gravi danni alla salute mentale dei giovani fruitori. La motivazione che può riassumersi nell’aver progettato e gestito piattaforme capaci di indurre dipendenza compulsiva e stati d'ansia o depressione fin dall'infanzia – ha fatto da apripista a numerosi analoghi ricorsi, al punto che Mark Zuckerberg è stato richiamato in giudizio per lo stesso motivo. Non solo i leggi tutto
Affollarsi al centro
La vicenda del “centro” è una storia infinita della politica italiana. C’era già ai tempi della Prima Repubblica come competizione dei partiti “laici” (PLI, PRI, PSDI) in cerca di un peso determinante nel rapporto con la DC, che oscillava sempre intorno alla famosa formula del “partito di centro che guarda a sinistra”. Ci fu una lunga telenovela per vedere se i tre “laici” potevano confluire in un partito unico e non se ne fece mai nulla, per la semplice ragione che i diversi gruppi dirigenti tenevano ai loro rispettivi posti.
La storia si ripete oggi, con tutti i mutamenti del caso. Il primo è che non c’è più un forte partito misto con un suo centro che può guardare a destra o a sinistra. Nella prima versione, centro che guarda a destra, ci provò Berlusconi, nella seconda avrebbe dovuto provarci il nuovo PD. La versione Berlusconi è sopravvissuta con FI di Tajani, che però non è più un forte partito che guida i giochi. Il PD ha sostanzialmente mutato pelle rispetto al progetto originario, per cui è divenuto un partito, neppur tanto forte, di populismo di sinistra alla moda con qualche zerbino su cui far accomodare, in disparte, i riformisti superstiti.
Così torna la vecchia leggi tutto
Tre idee di politica
Parlare di politica a volte ci affascina, altre ci infastidisce poiché spesso entra nella nostra vita in modo deteriore, punitivo e con cattivi esempi.
Non di rado essa è fonte di problemi più che di soluzioni e per quanto come cittadini si possa immaginare di fare per cambiarla resta pur sempre il luogo della rappresentazione simbolica del gap che separa teoria e realtà, idee e azioni, pensieri e comportamenti.
Nell’immaginario collettivo si sono sedimentati da tempo tre modelli di percezione della politica, tre modi di essere che corrispondono ad altrettanti modi di fare.
C’è innanzitutto una radicata e deteriore idea della politica come mero e consapevole luogo di esercizio del potere, una consuetudine alla quale sembra impossibile sottrarsi.
Forse è l’archetipo più frequente al quale siamo tristemente abituati, peraltro con somma desolazione: un universo fatto di mene, intrighi, consorterie, congreghe, al servizio degli interessi di parte e delle convenienze, autoreferenziale e lontano anni luce dalla quotidianità del popolo e della sua antropologia - un mondo che peraltro si arroga il diritto e il privilegio di rappresentare - con regole esoteriche che lo rendono incomprensibile e impenetrabile ai più.
La politica intesa come strumento di potere allontana i cittadini dalla vita democratica perché si regge leggi tutto
La snervante attesa delle elezioni
La politica italiana sembra congelata nell’attesa delle elezioni nazionali. Più cresce l’incertezza sugli esiti per quel che possono rilevare i sondaggi, più i partiti esasperano le loro posizioni. La speranza o l’illusione è che il radicalismo delle proposte attivi un elettorato che in gran parte rimane diviso fra la fascia dell’astensionismo che le rilevazioni dei sondaggi colgono fino ad un certo punto (gli intervistati preferiscono non dichiarare la diserzione delle urne) e i seguaci dei partiti, per militanza o per tradizione, che rimangono da un certo tempo abbastanza stabili.
Certo per drammatizzare un poco a beneficio dell’audience i media sottolineano molto perdite e variazioni di uno a due punti, ma il quadro cambia poco. Praticamente solo la Lega ha avuto un mutamento molto significativo nei consensi, gli altri partiti rimangono abbastanza fissi nelle loro quote di raccolta. Si potrebbe dire, certo esagerando non poco, che è un quadro che ricorda la lunga fase di mezzo della prima repubblica. Certo allora c’era una differenza sostanziale nel fatto che esisteva un partito, la DC, che faceva da perno fisso del sistema e che di conseguenza gli altri si muovevano organizzandosi per inserirsi in quella egemonia o per occupare con più forza gli spazi dell’opposizione. leggi tutto
Il bello della politica
Dopo “Parole della politica” il Prof. Gianfranco Pasquino, Emerito all’Università di Bologna, ci consegna questo nuovo libro intitolato “Il bello della politica”, edito sempre da Il Mulino.
L'uomo è per natura un animale politico», scrive Aristotele nella Politica. Da oltre duemila anni questa definizione continua a rappresentare il punto di partenza di ogni riflessione sulla vita associata, sulle istituzioni e sulla democrazia. Eppure, mai come oggi la politica sembra attraversare una profonda crisi di credibilità, schiacciata tra personalizzazione, comunicazione istantanea, populismi e crescente disaffezione elettorale.
È in questo scenario che si colloca il nuovo libro di Gianfranco Pasquino.
Se il precedente saggio era impostato in modo critico evidenziando innanzitutto una discrasia di fondo tra parole e fatti in politica e stigmatizzando l’affabulazione e la personalizzazione come difetti di una politica poco rappresentativa e fondamentalmente declinata in una riduttiva partitocrazia, con questo nuovo saggio l’autore (forte di una lunga e autorevole esperienza accademica) esplora gli aspetti più caratterizzanti delle idee, dei comportamenti e dei protagonisti (come recita il sottotitolo) a cominciare dalla diversità delle visioni e delle risposte dati alle sollecitazioni di una società in rapida evoluzione.
E se Parole della politica costituiva soprattutto una rigorosa pars destruens delle degenerazioni del linguaggio pubblico, leggi tutto
La strana crisi dei partiti politici
Nella scorsa settimana c’è stato un apparente apogeo dei partiti politici: molti, o meglio i loro leader hanno occupato telegiornali e media in genere con quelle che si possono classificare come qualcosa a metà fra le intemerate e le (grandi?) sceneggiate. Ciò non certifica però uno stato di salute dei partiti, ma piuttosto la loro crisi, perché quasi tutto è stato fatto per rincorrere le pulsioni di pancia degli elettorati di riferimento, e ben poco per guidare questo Paese in una contingenza che vede non poche turbolenze in corso.
La cosa è piuttosto evidente nel caso di Giorgia Meloni. Non sta sfruttando quello che potrebbe essere il suo vantaggio del momento, cioè presentarsi come leader di una destra moderata e cosciente del difficile passaggio storico che stiamo vivendo, che è poi quello che, a livello internazionale, le viene riconosciuto come merito a fronte di destre estremizzanti che guadagnano spazi in altri paesi. Piuttosto nel comizio di domenica scorsa di fronte alla platea dei giovani del suo partito si è esibita nel più trito stile tribunesco, molto gridato, ed ha fatto leva sulle paure diffuse a fronte dell’immigrazione accusata di essere strumento per de-nazionalizzare e forse per de-civilizzare l’Italia.
Non ci voleva particolare acume analitico leggi tutto
L'italiano in bilico
La lingua non è soltanto uno strumento di comunicazione: è il luogo nel quale una comunità pensa, ricorda, costruisce la propria identità e interpreta il mondo. Ogni trasformazione linguistica riflette una trasformazione culturale: muove da questa convinzione il nuovo saggio di Edoardo Lombardi Vallauri, ‘Italiano in bilico’, pubblicato da Il Mulino.
Partendo dal presupposto che la linguistica sia una scienza antropologica che studia l’uso degli idiomi parlati e scritti, sia nella loro evoluzione storica che nella contestualizzazione e nelle mutevoli cangianze del presente, potremmo definire un compendio completo il libro di Lombardi Vallauri.
Secondo Wilhelm von Humboldt la lingua non è un'opera compiuta (ergon), ma un'attività incessante (energeia): su questa linea interpretativa sembra muoversi l’autore di questo interessante libro.
L’autore dimostra di possedere le competenze richieste ad un linguista di livello accademico, nello stesso tempo capace di argomentare con una serie ampia di esempi – calandosi nel linguaggio comune – ciò che è corretto sul piano grammaticale, sintattico e semantico dall’uso improprio di parole ormai di dominio comune e di saper distinguere tra l’uso inflessibile delle regole – laddove è necessario pena distorsioni persino di significato e carenza di rispetto verso l’interlocutore- e le declinazioni tollerabili che riguardano il passaggio dal significante accettabile al significato condivisibile. leggi tutto
La speculazione edilizia produce discriminazione sociale
Ho meditato a lungo sul tema di cui mi occupo in questo articolo e sul suo titolo: avrei potuto mettere ‘favorisce’ anziché ‘ produce’ o anche ‘ disagio’ al posto di ‘discriminazione’ ma l’evidenza diffusa del problema e certi aspetti di ultimativa drammaticità che evoca mi hanno fatto optare - ‘all’apparir del vero’- per un crudo realismo. Che l’argomento della casa sia attuale è sotto gli occhi di tutti, che si protragga longe et ultra da secoli diventa motivo per connotare una parte considerevole della storia dell’umanità e anche certe derive sedimentate in contesti e territori, dai villaggi alle aree metropolitane, dalle periferie emarginate al terzo mondo. Abitare in un alloggio dovrebbe essere un diritto fondamentale per ogni essere umano ma osservando la realtà della condizione esistenziale nel mondo si palesano situazioni estreme: c’entrano tradizioni, stili di vita, scelte individuali, povertà endemiche, ricchezze consolidate o emergenti, miserie e nobiltà. Certe periferie degradate che si estendono a poco a poco ai centri urbani evocano scenari distopici, degni dei romanzi di Charles Dickens o di Victor Hugo: sono luoghi di marginalizzazione e anomia, solitudini estreme, precarietà, abbandono, emarginazione, espunzione dal contesto che chiamiamo civile.
La precarietà della condizione umana resta e si tramanda intatta dalle strade leggi tutto
La destra che fa paura
La vittoria netta di “Alternative für Deutschland” (AfD) nelle elezioni per il Land Sassonia-Anhalt ha provocato una scossa nell’opinione pubblica e nei commentatori. Sebbene l’evento fosse atteso, il risultato finale è andato oltre i sondaggi più favorevoli al partito di estrema destra. Naturalmente il fenomeno è tutt’altro che marginale: non tanto perché vi si possa vedere una conferma del prevalere del vento di destra estrema, quanto perché si tratta della conquista di una posizione significativa. Stiamo parlando del governo di uno staterello federale con poteri che vanno molto al di là di quelli di una tradizionale regione in sistemi che non hanno quell’ordinamento.
Qui però lasciamo da parte questo aspetto, pur tutt’altro che marginale e secondario, per interrogarci su cosa significhi il successo di una formazione di estrema destra in un Paese come la Germania che dovrebbe essere scottato dal ricordo di cosa questo significò in un passato neppur lontanissimo. Quando si parla di un ritorno del nazismo occorre essere cauti: dipende da cosa si vuol intendere.
Per ora si può dubitare di un ritorno meccanico dell’hitlerismo, col partito unico, il governo dittatoriale, la volontà di ricreare un grande Reich millenario. Ci pare che l’ideologia della AfD sia molto più “casalinga”: leggi tutto
Leggere per non perdersi nel presente
Dai potenti della Terra, ai luoghi di lavoro, al condominio, alla vita domestica: ogni giorno è una sarabanda di sorprese, smentite, polemiche, beghe senza fine, prevale l’immagine di una umanità accanita nell’accapigliarsi senza un barlume di idee, senza certezze, senza progetti.
Se questa è la globalizzazione vuol dire che siamo proprio messi male. Vittime del tempo, della fretta, della smania di protagonismo, del dire anche quando sarebbe bene tacere: non bastano le guerre, il riscaldamento globale, gli inganni della porta accanto, il rancore sottotraccia istigato dai social, gli episodi di violenza di ogni tipo, le nefandezze impensate, il catechismo laico del dio denaro che tutto travalica e sale sul podio di ciò che ci ispira per prevalere a tutti i costi, che ci insegna la dottrina della soccombenza altrui.
Ricordo le parole di Umberto Galimberti: “Se il denaro diventa la condizione universale per soddisfare qualsiasi bisogno e per produrre qualunque bene, allora il denaro non è più un mezzo ma diventa il primo scopo rispetto al quale si vedrà in che misura soddisfare bisogni e produrre beni. Se questo discorso lo applichiamo alla tecnica – come condizione universale per realizzare qualsiasi scopo – allora gli scopi vengono subordinati al raggiungimento del massimo potenziale tecnico e


