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Pettegolezzi, storiacce, impasse della politica
Va bene, è estate, sicché tutto fa brodo per occupare l’attenzione dei lettori distratti dalle vacanze, però alcune vicende sono al limite dell’eccesso. Ci riferiamo innanzitutto alla vicenda dell’attentato a Sigfrido Ranucci, che si è scoperto orchestrato, in maniera apparentemente dilettantesca, dal suo amico Valter Lavitola, faccendiere già noto alle cronache politico giudiziarie.
Senza entrare nella valutazione poliziesca di quanto è accaduto, visto che non si dispone neppure di un quadro indiziario un minimo interpretabile, ci limitiamo a segnalare come siamo di fronte alla solita storiaccia politica: un giornalista d’inchiesta, ovvero costruttore di storie di denuncia su casi che possono fare scandalo, prima glorificato come l’inquisitore/denunciatore delle nostre corruzioni tanto da farne un quasi idolo del radicalismo di sinistra, poi da quegli stessi sponsor citato come obiettivo emblematico di un potere che voleva “intimidirlo”, infine ridimensionato come professionista con almeno una frequentazione amicale a rischio, frequentazione che gli si sta ritorcendo contro. Tutto questo occasione non per suggerire ai politici un po’ più di cautela nel magnificare, così come nel demonizzare un giornalismo spettacolo, ma per rilanciare l’attenzione sulla corta visione e la mancanza di (auto)critica da parte di personaggi che pensano ancora di guadagnare credito gettando in caciara ogni fatto di cronaca: leggi tutto
L'Italia della longevità
Ci sono ricerche che si limitano a descrivere la realtà e altre che aiutano a comprenderla. Il nuovo Rapporto del CENSIS, "Invecchiare nell'Italia della longevità. Come costruire un Paese a misura di anziani", appartiene certamente alla seconda categoria in quanto non offre soltanto una fotografia dell'invecchiamento della popolazione italiana, ma propone una chiave interpretativa di una delle trasformazioni più profonde destinate a segnare il XXI secolo: l'affermarsi della longevità come nuova stagione della vita e come paradigma sociale, economico e culturale.
Il CENSIS accompagna da sempre l'evoluzione della società italiana attraverso il tradizionale Rapporto annuale sulla situazione del Paese, e giungerà ormai alla sessantesima edizione in questo 2026.
Accanto a questa fondamentale attività di ricerca, l'Istituto ha progressivamente sviluppato una serie di Rapporti tematici dedicati a specifici fenomeni sociali che rappresentano un prezioso valore aggiunto.
Se il Rapporto annuale restituisce la visione d'insieme dell'Italia, questi studi monografici ne approfondiscono i singoli aspetti, offrendo una lettura più ravvicinata delle trasformazioni in atto.
Nel contesto più ampio di questa consolidata attività di ricerca, l'Istituto ha infatti progressivamente sviluppato una seconda e altrettanto importante linea di indagine, costituita dai Rapporti tematici, dedicati ad ambiti specifici della trasformazione sociale. Negli ultimi anni sono stati affrontati
Adesso la preoccupazione è "Dibba"
Quella riforma elettorale che sembrava marciasse spedita e senza particolari intoppi, questione delle preferenze a parte, si sta complicando e non poco per la presenza nel panorama delle forze politiche di ali estreme che si pensa potrebbero scardinare tutti i conti che sono stati fatti.
Prima è arrivata la novità di Futuro Nazionale di Vannacci che mette a serio rischio le speranze del destra-centro di arrivare al fatidico 42% che gli consentirebbe la vittoria col premio di maggioranza. Sembrava che allora fosse spianata la possibilità di vittoria del cosiddetto campo largo (a cui peraltro si vuole cambiare etichetta), ma anche su quel versante si sta affacciando una presenza che scompagina. Si tratta della formazione messa in campo dall’ex grillino, o grillino in servizio permanente effettivo (scegliete voi), Di Battista, formazione dal titolo ultimativo “Schieriamoci”, in cui si pensa potrebbero confluire varie star estremiste dei talk show, da Tomaso Montanari a Francesca Albanese (quest’ultima in verità ha per ora smentito).
I sondaggisti stimano che questo raggruppamento, ove riuscisse a presentarsi, toglierebbe voti al campo largo e aumenterebbe la platea dei votanti, rendendo anche in questo caso molto problematico il raggiungimento del quorum del 42%. Aggiungiamoci che questa incertezza sui risultati renderebbe ancor più problematica leggi tutto
Malcostume, mezzo gaudio
I modi di essere della politica e dei partiti alimentano da tempo stati d’animo negativi, indifferenza, apatia, distacco e rassegnazione nella società civile.
L’astensionismo e il voto di protesta sono solo alcune espressioni eclatanti di una disaffezione generale, di un discredito che getta ombre inquietanti sulle speranze di certezze e alimenta nuove difficoltà.
Osservando e cercando di decifrare – tuttavia – fatti di cronaca diffusi e ricorrenti ci si chiede fino a che punto essi siano la conseguenza diretta della malapolitica e in quale misura essi esprimano – invece - comportamenti collettivi ormai radicati e dilaganti tra di noi.
Dare tutte le colpe alla politica è uno sport nazionale assai praticato ma non deve diventare un alibi.
Anche il tessuto sociale è intriso di azioni esecrabili (corruzione diffusa, violenza sulle donne e sui minori – spesso originata all’interno del nucleo familiare - evasione fiscale, truffe, raggiri, aggressività crescente…) e animata da sentimenti negativi (sospetto, rancore, invidia, delazione, tradimento…). C’è gente che gode più della sofferenza altrui che del proprio personale benessere.
La verità è che ci stiamo abituando reciprocamente al peggio: alzando ogni giorno l’asticella che ci separa dal senso del limite finiamo per invocare la condanna del nostro prossimo e trovare invece attenuanti per noi stessi. Giustificando le leggi tutto
Partiti impantanati nella pre-tattica
D’accordo, ormai è estate, per di più il caldo è opprimente, per cui l’attenzione verso la nostra vita politica interessa quel che resta dei militanti e dei professionisti del ramo, molto scarsamente l’opinione pubblica generale. Eppure quasi tutti sono convinti che la campagna elettorale per le elezioni politiche (che non si sa ancora se saranno il prossimo aprile o il prossimo ottobre) sia già robustamente iniziata, anche se a noi sembra che i partiti, ma ancor più i loro leader per ora siano impegnati in quella che una volta si chiamava pre-tattica.
Si stanno facendo i conti con un quadro che, come abbiamo già avuto modo di scrivere, non è più quello di prima, perché sconta una frammentazione più radicata di quel che si prevedeva. Le novità sono il partito di Vannacci, che cresce nei sondaggi, e l’arcipelago dei centristi, dove c’è di tutto e di più.
Si dice giustamente che l’ex generale non ha fatto altro che riassemblare gli “animal spirits” che avevano già evocato disinvoltamente sia la Lega che FdI. La differenza è che questi credevano di agitarli tanto per fare un po’ di propaganda populista e raccogliere voti, riservandosi poi di gestirli con moderazione o di lasciarli cadere nelle sedi politiche leggi tutto
Le difficoltà del mito bipolarista
Il mito bipolarista è un vecchio attrezzo della politica italiana. Un tempo si esprimeva come elogio del bipartitismo sul modello inglese e americano. Si era iniziato e fine Ottocento, ma era tornato in auge anche con l’avvento della repubblica: sembrava che solo in un contesto del genere la politica democratica potesse esprimersi al meglio: al massimo si poteva avere l’appendice di un partito minore come era dopo il 1948 nella Repubblica Federale Tedesca, con il piccolo partito liberale oscillante fra la CDU-CSU e la SPD.
Da noi niente di simile, perché c’era la repubblica dei partiti, con governi che non si formavano tanto a livello di scelte elettorali, ma di dinamiche parlamentari, peraltro limitate dal fatto che il secondo grande partito più votato, il PCI, per ragioni di equilibri internazionali non poteva entrare nella competizione se non come opposizione di sistema (e allora si parlò di “bipartitismo imperfetto”).
Altri tempi, è cambiato tutto, e il classico bipartitismo non c’è più in nessuna grande democrazia, nemmeno nella classica e iconica Gran Bretagna. Eppure è rimasta la nostalgia per un sistema politico che possa chiedere agli elettori di scegliere loro direttamente per una formazione di un governo. Solo che la faccenda è più che problematica quando si
Una indagine sui siti web e le app utilizzate dai bambini
La Rete globale per l'applicazione delle norme sulla privacy (Global Privacy Enforcement Network) è stata istituita nel 2010 su raccomandazione dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). A distanza di dieci anni dalla prima rilevazione sull’utilizzo dei siti web e delle APP da parte dei bambini effettuata nel 2015, l’indagine del 2025 ci consegna dati aggiornati sulla base di un campione di 900 siti e il coinvolgimento in diversi Paesi di 27 autorità garanti della tutela dei dati personali.
Luci ed ombre emergono dalla raccolta delle informazioni: da un lato cresce la sensibilità da parte delle autorità, degli addetti ai lavori, delle istituzioni e delle associazioni a tutela della privacy rispetto all’esigenza di un controllo che parta dalla produzione delle fonti e giunga alla verifica sulle abitudini dell’utenza finale. Dall’altro il monitoraggio ha permesso di evidenziare negligenze rispetto alla facilità con cui i minori vengono richiesti (ove non siano artatamente sollecitati a farlo) di fornire i propri dati personali già al momento dell’ingresso delle piattaforme dei social media. Rispetto al 2015 si registra un incremento di queste intrusioni nella privacy dei bambini e si tratta di una crescita lenta ma esponenziale che va interrotta anche perché tali informazioni – una volta carpite – potrebbero essere condivise con leggi tutto
Lo spettro Vannacci
Sembra che sia tornato in campo qualcosa di simile a quello che Marx ed Engels denunciarono in apertura del Manifesto del partito comunista. Allora lo spettro che si aggirava per l’Europa era il comunismo, che aveva diverse tipologie da loro accuratamente elencate, oggi è il populismo anch’esso con la sua notevole varietà di tipologie, fra cui spicca quella qualunquistica di estrema destra. Nel nostro Paese prende l’incarnazione del ex generale e attuale europarlamentare Roberto Vannacci, che scuote ulteriormente un panorama politico già notevolmente radicalizzato.
Non si può infatti ragionare sul fenomeno del nuovo partito di destra estrema senza inquadrarlo in un trend che sta interessando tutta la nostra vita pubblica. Per illustrare il fenomeno basta partire dal recente episodio della richiesta di una dichiarazione di antifascismo a tutti gli espositori ad una fiera libraria. L’assurdità della richiesta è evidente: che bisogno c’è di dichiarazioni di fede a priori, quando ove eventualmente si riscontrino esaltazioni del fascismo possono essere respinte dagli organizzatori sulla base delle leggi vigenti e, in questo caso sì, della libertà di un soggetto di non dare spazio ad ideologie espresse in concreto in pubblicazioni che questi considerino non accettabili.
Il fatto è che ormai siamo immersi nel mito della dichiarazione: leggi tutto
Dalla tv ai reel le nuove gerarchie dell’informazione in Italia
Nel paesaggio mediatico italiano del 2025 emerge un paradosso che il 21° Rapporto sulla comunicazione del CENSIS mette in evidenza con chiarezza: i consumi mediatici appaiono stabili, ma i significati sociali dell’informazione sono in piena trasformazione. Non siamo di fronte a una crisi lineare dei media, bensì a una loro riconfigurazione profonda, che investe tecnologie, linguaggi e comportamenti collettivi.
La televisione resta il medium più diffuso, con il 93,2% dell’utenza complessiva. Tuttavia, il dato aggregato nasconde una dinamica interna significativa: la televisione tradizionale cala al 79,5% (-3,6 punti percentuali), mentre crescono in modo speculare la web tv (62,0%, +3,6) e la mobile tv (38,6%, +3,7). La stabilità del sistema televisivo è dunque il risultato di una compensazione tra vecchie e nuove modalità di fruizione. Anche la tv satellitare, stabile al 47,8%, conferma questa logica di coesistenza. La televisione non perde centralità, ma cambia pelle, adattandosi a un consumo sempre più individualizzato e on demand.
La radio, spesso considerata un medium del passato, si conferma invece sorprendentemente resiliente. Con un’utenza del 78,4%, mantiene una presenza significativa nella vita quotidiana degli italiani. L’autoradio resta il canale privilegiato (70,0%, in crescita di 1,2 punti), mentre la radio tradizionale si attesta al 46,8%. Sul fronte digitale, si osserva un’espansione dell’ascolto via smartphone (28,2%, +2,8) e una stabilità della radio via internet
Il mondo brucia, noi guardiamo ai ballottaggi?
Adesso il test delle amministrative è completato perché si sono tenuti anche i ballottaggi. Come sempre in questi casi l’analisi andrebbe fatta in profondità caso per caso, ma in un contesto ossessionato dal prevedere come potranno andare le elezioni nazionali dell’anno prossimo quel che al momento attira l’attenzione è il dato complessivo. Ebbene, nelle sei principali città il risultato è un pari e patta: tre vanno al centro sinistra (Agrigento, Trani, Chieti), tre al centro destra (Lecco, Arezzo, Macerata). Nessun segnale di una grande inversione di tendenza nelle preferenze degli elettori: per dire nella rossa Emilia Ronagna dopo la vittoria del campo largo al primo turno ad Imola, Faenza e Cervia, nei ballottaggi il centro destra si è preso Vignola e Comacchio. Sempre per citare casi in cui si va contro le aspettative a Vigevano dove al primo turno c’era stato un exploit del partito di Vannacci, al ballottaggio ha vinto il candidato del centro destra nonostante il boicottaggio dei fedeli del generale.
In complesso a stare ad una valutazione di Youtrend, in genere affidabile, su 118 comuni che sono andati al voto, 50 sono andati al centrosinistra (più o meno campo largo), 40 al centrodestra, 28 a candidati civici o di partiti fuori dei due grandi raggruppamenti. leggi tutto


