Ultimo Aggiornamento:
14 aprile 2021
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L'Italia dell'antipolitica

Luca Tentoni - 14.04.2021

L'antipolitica è ormai la cifra distintiva della nostra epoca. Dalla fine della Prima Repubblica si sono affermate forze che - usando l'antipolitica e aggiungendovi una buona dose di populismo - hanno conquistato consensi: da Forza Italia al M5s, passando per la Lega. Il tutto, oscillando fra il disprezzo della “Casta” (che è sempre riferita agli avversari politici, ovviamente, e rispetto alla quale i nuovi soggetti si proclamano estranei) e la messa in discussione della democrazia parlamentare, giudicata inefficiente, corrotta e - talvolta - persino inadeguata a rappresentare il popolo (la lotta dei primi Cinquestelle al divieto di vincolo di mandato è solo una delle tappe di una lunga storia, che ogni tanto contempla anche la favola bella dei “governi non eletti”, quando - come si sa bene - nessun governo è eletto direttamente, come spiega bene la Costituzione a chiunque abbia un minimo di alfabetizzazione). C'è chi, come Roberto Chiarini (nel suo “Storia dell'antipolitica dall'Unità ad oggi”; Rubbettino, 2021) superando il “disinvolto ricorso che si usa fare del vocabolo antipolitica con il facile impiego nella polemica spicciola dei partiti” cerca di individuare e analizzare i “troppi e diversi motivi e progetti che animano il rigetto della politica”, al di là del semplice “chiamarsi fuori”. Lo studioso individua due reazioni: una, leggi tutto

Il PD e la legge elettorale

Luca Tentoni - 17.03.2021

Nel suo discorso di investitura alla segreteria del Pd, Enrico Letta ha archiviato la stagione della "vocazione maggioritaria" per tornare ai tempi delle coalizioni prodiane, quelle che - come l'Unione - non puntavano ad escludere ma ad includere, stante anche la presenza (nel 1996 e nel 2001) di un sistema misto a prevalenza maggioritaria uninominale ad un turno come il "Mattarellum" (nel 2006 c'era il "Porcellum", che se dava un premio certo alla Camera, era una lotteria per i premi regionali del Senato, come Prodi purtroppo constatò a sue spese). Se Letta intende ripartire dal Mattarellum (che, come spiegava Sartori, non era certo il sistema migliore possibile) per andare oltre, guardando per esempio al doppio turno uninominale "alla francese" (in uso anche in gran parte del periodo dell'Italia liberale) la proposta è senza dubbio incoraggiante, perché costringe le forze politiche - soprattutto quelle pulviscolari del centro e della sinistra, cioè tutte tranne Pd e M5s - a compiere delle scelte precise: aderire ad una coalizione estesa, nella quale ognuno ha il suo spazio e la sua voce ma non il potere di ricatto, oppure restare fuori e scomparire. Il problema è che, col Mattarellum, chi resta fuori può sopravvivere, anzi può persino diventare determinante, perché la parte proporzionale e leggi tutto

I numeri del governo Draghi

Luca Tentoni - 17.02.2021

Il governo Draghi è il diciassettesimo della Seconda Repubblica (o il diciottesimo, se aggiungiamo il governo Ciampi del 1993-'94, di transizione). Rispetto ai governi della Prima Repubblica, quelli della Seconda sono stati molto più longevi: 542 giorni medi in carica più 34 circa per l'ordinaria amministrazione, per un totale di 576, contro i 313 più 33,5 della Prima (totale 346,5). In altre parole, se fino al 1992-'93 ogni presidente del Consiglio poteva ragionevolmente pensare di restare a Palazzo Chigi per non più di undici mesi e dieci giorni per volta, dal '94 in poi l'aspettativa di permanenza è salita a circa diciotto mesi. Inalterata, invece, la durata media delle crisi. Però, nella Seconda Repubblica, bisogna distinguere fra situazioni molto diverse fra loro: in quattro casi (1996, 2008, 2013, 2018) il nuovo governo si è insediato dopo una lunghissima transizione dovuta alle elezioni, quindi l'interregno medio è durato ben 107 giorni. Negli altri casi, la durata delle crisi è stata minima: da due a diciassette giorni (media: 10). In sintesi, la crisi che ha portato al governo Draghi è stata la più lunga di quelle "ordinarie" ma è durata la metà rispetto alla media della Seconda Repubblica (34,4) e addirittura i cinque sesti in meno delle quattro più lunghe (107). La portata della congiuntura politica e - per certi versi - anche istituzionale seguita alle dimissioni di Conte leggi tutto

Un discorso di alta politica

Luca Tentoni - 06.01.2021

C'è chi, ascoltando superficialmente il discorso di Mattarella, avrà pensato che il presidente, per l'occasione, abbia preferito evitare temi politici. Si tratta di un grave errore di valutazione: chi (come l'autore di questo articolo) ha commentato per i quotidiani i discorsi quirinalizi di fine anno dal 1993 in poi, ha compreso bene che quella di Mattarella è stata un’allocuzione eminentemente politica. La pandemia, la necessità di sconfiggere la mentalità antiscientifica, il nuovo ruolo dell'Europa che ha costretto i sovranisti sulla difensiva, l'importanza di allocare nel migliore dei modi i fondi del Next Generation, la sottolineatura sull'aumento delle diseguaglianze e sulle fragilità del Paese sono tutti argomenti politici, ma che vanno oltre le polemiche quotidiane da pollaio. Il Capo dello Stato si è dimostrato in sintonia con le reali esigenze degli italiani, con la scala di priorità imposta dai fatti e non da qualche leader in cerca di potere o desideroso di mantenere a tutti i costi quello acquisito. Mattarella è sembrato dire agli attori del sistema partitico che adesso c'è altro di cui occuparsi: "è questa la realtà, che bisogna riconoscere e affrontare". Non è certo il caso di perdere tempo, perché "non vanno sprecate energie e opportunità per inseguire illusori vantaggi di parte"; è questo il leggi tutto

Le sfumature del bipolarismo, cinque anni dopo

Luca Tentoni - 05.12.2020

Questo è l'ultimo appuntamento con la rubrica "L'analisi del sabato". Il primo risale al 18 aprile 2015, in un'altra era politica che sembra ormai lontanissima. Da questa rubrica (e da altri scritti per Mentepolitica, in una collaborazione che ho iniziato nel luglio del 2014 e non finirà con l'appuntamento del sabato) sono nati ben sei Quaderni che la nostra rivista ha pubblicato: "Maggio 2015: elezioni regionali e sistema politico italiano"; "Brevi cenni sulla Repubblica"; "Le elezioni comunali del 2016 nei capoluoghi di regione"; La lunga transizione"; " Le elezioni comunali del 2017"; "Le stagioni dell'incertezza". Dopo esserci occupati dell'evoluzione politica, istituzionale ed elettorale italiana e delle democrazie occidentali, torniamo all'oggetto del nostro primo appuntamento del sabato: "Centro-periferia: un doppio sistema partitico?". Nel 2015 eravamo agli esordi di un processo che avrebbe caratterizzato il voto in Italia negli anni successivi e che forse non si è ancora concluso. Analizzando il voto politico del 2013 e quello delle elezioni regionali svolte fra il 2012 e il 2014 (in vista di quelle, allora imminenti, della primavera 2015), si notava l'esistenza di "tre elezioni di tipo diverso: per la Camera (nazionali, mobilitanti), per le Europee (nazionali, poco mobilitanti, caratterizzate da una fedeltà di partito più "leggera") e per le Regioni (locali, basate su dinamiche spesso riconducibili a persone, leggi tutto

L'incerto destino della Lega

Luca Tentoni - 28.11.2020

In politica restare fermi non è sempre una buona scelta, ma muoversi troppo può essere dannoso. È il caso di Matteo Salvini, che, costruite le sue fortune sull'opposizione ai governi di centrosinistra e conquistata nel 2018 la leadership nel centrodestra (quando qualcuno disse: chi prende più voti diventa capo della coalizione) arrivò tuttavia, nel volgere di poche settimane dalle politiche a dar vita ad un governo col M5s (con FI e FdI relegati all'opposizione: Berlusconi, con involontario umorismo, disse più o meno che al leader del Carroccio i suoi alleati avevano concesso questo "giro di valzer"). Tempo un anno - fatto di scontri con l'UE e culminato con la vittoria alle europee (34%) - e si arrivò alla svolta del Papeete, quando il vicepresidente del Consiglio e ministro dell'Interno decise di auto espellere la Lega dalla maggioranza gialloverde, certo di ottenere elezioni nelle quali il centrodestra a trazione salviniana avrebbe stravinto. Le cose non andarono proprio come desiderato, anche perché - frattanto - un altro esperto di movimentismo - l'ex segretario del Pd Renzi - aveva favorito a tutti i costi l'incontro fra i Democratici e i Pentastellati. Il governo giallorosa privò - da un lato - Salvini della gestione dell'immigrazione, ma - dall'altro - gli permise di muoversi liberamente da capo dell'opposizione, leggi tutto

I Cinquestelle dal movimento al partito

Luca Tentoni - 21.11.2020

Anche se alcuni hanno paragonato (del tutto impropriamente, con forzature giornalistiche) gli Stati generali del M5s ai congressi della Democrazia cristiana, va però sottolineato che questo passaggio della storia politica dei Cinquestelle ha sancito, più simbolicamente che formalmente, la trasformazione del movimento in partito. Il fatto che ci siano correnti, equilibri, tattiche e strategie in un gruppo che invece, allo stato nascente, era composto da tanti "uno vale uno" impegnati a rappresentare - senza discutere - la Volontà Generale del Popolo espressa attraverso una piattaforma telematica, è un deciso cambio di passo. Non è il primo e forse neanche il più importante. Da quando il M5s ha deciso di "sporcarsi le mani" accettando di governare con altri (sia pure salvando goffamente le apparenze e aprendo la stagione, durata solo un anno, del "contratto") l'ala "governista" dei Cinquestelle è stata non solo maggioritaria, ma ha guidato il movimento nella sua trasformazione in partito vero e proprio, con un capodelegazione e partecipando alla ripartizione dei posti ministeriali e di sottogoverno. Una volta avuta la maggioranza relativa dei voti e "costretto" (o autocostretto) a governare, il M5s è passato dall'antipolitica alla necessità di entrare nel Palazzo e fare delle scelte, difendendole e cercando di restare nelle stanze dei bottoni leggi tutto

Il populismo, la pandemia e gli equilibri politici

Luca Tentoni - 14.11.2020

Subito dopo l'elezione di Biden alla presidenza degli Stati Uniti d'America, molti commentatori hanno giustamente ricordato che il populismo non scomparirà con Trump (quest'ultimo, anzi, ha ottenuto un numero di voti persino superiore rispetto al previsto). Il fatto che la destra leghista e quella neomissina abbiano perso importanti agganci internazionali (ma non tutti) non ha alcun peso sul consenso che questi soggetti politici hanno nel Paese. La stessa Meloni, peraltro, è alla guida dei conservatori europei e sembra proiettata (più di Salvini, rimasto ancorato a Trump, diversamente dal suo collega di partito Giorgetti) verso la leadership politica - e un giorno forse anche numerica - della destra italiana. C'è da dire, anzi, che la base dell'estrema destra, da noi, è molto meno improntata alla realpolitik di certi suoi rappresentanti: un rapido giro sui social network sarebbe stato sufficiente, nei giorni immediatamente successivi alle elezioni americane, per rendersi conto che Trump era e resta il "capo spirituale" di parecchi elettori italiani. Senza contare che anche in certi ambienti ultraconservatori cattolici - quelli, per intendersi, che fanno fatica a riconoscere Bergoglio come Pontefice e che amano Benedetto XVI - il trumpismo non è certo finito con la sconfitta del magnate americano. Il populismo internazionale e quello italiano, insomma, sono vivi leggi tutto

Covid, Dpcm: un quadro generale confuso

Luca Tentoni - 07.11.2020

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur. Il dibattito che ha portato al varo del nuovo Dpcm ha fatto emergere le incertezze di tutti i soggetti coinvolti: il governo, il presidente del Consiglio, le regioni, i partiti di maggioranza e opposizione, le forze economiche e sociali, alcuni commentatori politici. L'unico ad essere rimasto saldo in questa tempesta è stato il Presidente della Repubblica, che ha invitato tutti all'unità. Il Dpcm è un compromesso al ribasso per non scontentare nessuno: Conte ottiene un allentamento robusto delle misure rispetto a marzo e in confronto a quanto si andava dicendo nelle ultime settimane (così può rivendicare il suo "no a nuovi lockdown generalizzati sul modello della primavera"), preoccupato com'è di non scontentare troppo chi scende in strada per protestare e di salvare le aziende che - anche nelle zone rosse - continueranno a restare aperte; le regioni scaricano - di fatto - la patata bollente delle chiusure al governo, ma il desiderio di Salvini di non lasciare sola la Lombardia leghista nel ristretto novero delle zone "da chiudere" è fallito, nonostante la buona volontà di Fontana (così la locomotiva del Paese si deve mettere in coda nel trenino sanitario delle regioni, stavolta); i partiti di opposizione rifiutano l'offerta di un tavolo col leggi tutto

Il virus influisce anche sull'analisi politica

Luca Tentoni - 31.10.2020

Se l'analisi politica è normalmente difficile, dovendo tenere conto di molteplici fattori che non riguardano solo i partiti ma anche le istituzioni, la società, l'economia, il contesto internazionale, in questi tempi di pandemia e di disorientamento tutto diventa più complesso. Gli attori politici sono costretti a cambiare registro: così, nessuno può dire più che col reddito di cittadinanza la povertà è abolita (M5s), che dobbiamo fermare a tutti i costi gli immigrati che arrivano sulle coste italiane (come se non entrassero anche via terra, in numero ancor maggiore), causa presunta di tutti i mali e i problemi del Paese (Lega-FdI) perché l'agenda è cambiata e il "pubblico" (così è reputato l'elettorato, spesso) non segue più la musica di un anno fa, diventata improvvisamente démodé. Dopo goffi tentativi di sbilanciarsi sulla necessità di "aprire tutto" e "chiudere tutto" a giorni alterni (si è visto a marzo che certe dichiarazioni di leader di vario colore politico mutavano repentinamente, creando un effetto che in altre circostanze - non tragiche come quelle - sarebbe stato comico), si è passati ad altro. C'è chi ancora parla di rimpasto (sottovoce, però, perché forse al Quirinale l'ipotesi non trova udienza) o ripete il solito giochino di sfilarsi subito dopo un'intesa (Renzi, che ormai fa leggi tutto