Ultimo Aggiornamento:
23 maggio 2020
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I due anni di Conte a Palazzo Chigi

Luca Tentoni - 23.05.2020

Fra poco più di una settimana il presidente del Consiglio potrà festeggiare il secondo anno a Palazzo Chigi. Vi entrò il primo giugno del 2018, in seguito ad un'estenuante trattativa post-elettorale, come "primo non fra pari" ma quale "garante del contratto" stipulato fra Cinquestelle e Lega. Al suo esordio, Conte era sostanzialmente il vice dei suoi vicepresidenti Di Maio e Salvini: avrebbe esercitato questo ruolo per parecchi mesi (tranne che durante la trattativa con l'Ue per ottenere flessibilità sui conti pubblici e il famoso 2,04% di deficit per il 2019), finché non si accorse, giusto un anno fa, che il suo governo non avrebbe avuto lunga vita. La Lega aveva ormai sottratto metà dei voti al M5s e ribaltato i rapporti di forza nella maggioranza, ma soprattutto c'era una premiership di fatto esercitata da Salvini in modo neanche troppo nascosto. Fu in quel momento, dopo aver compiuto un apprendistato di un anno, che Conte capì una cosa fondamentale: i Cinquestelle, che erano in una profonda crisi di identità e di consenso, dopo le elezioni europee, avevano bisogno non più di un garante, ma di un leader che sapesse e potesse contrastare il capo leghista. seduto a poca distanza. Il Conte due - non solo leggi tutto

Dal passato una lezione per il presente

Luca Tentoni - 16.05.2020

La pausa forzata legata all'epidemia di Covid-19 ci ha "costretti" a ripensare non solo al nostro modello di società, ma alla comunicazione, al rapporto fra Stato e regioni e fra Stato ed economia, oltre al ruolo del sapere e degli esperti, dei corpi intermedi, dei partiti e dal dovere della classe politica di non ridursi a passiva "follower" degli umori espressi dai sondaggi ma di riprendere l'iniziativa. Tutto questo sarà ancora più importante nei prossimi mesi, quando la crisi economica scaricherà sulla società italiana un misto di miseria, di disoccupazione e di tensioni. Del resto, già oggi "la nostra società si divide in due vaste zone. Nell'una, ci sono coloro che hanno un patrimonio, un reddito, un lavoro, e che sembrano voler difendere con ogni mezzo e con energico spirito corporativo quello che hanno. Alla porta di tale zona si affolla l'altra, costituita da disoccupati, giovani e adulti, da categorie debolissime, da abitanti di zone depresse. Se le forze politiche e sociali continuano ad occuparsi soltanto della prima zona, secondo i propri interessi politici, di classe o di ceto, trascurando la seconda, non usciremo dal problema. anzi lo vivremo in senso sempre più drammatico". Queste parole sono state pronunciate da leggi tutto

Le divisioni storiche e il futuro del Paese

Luca Tentoni - 09.05.2020

La "fase due" dell'emergenza legata al Covid-19 ha avuto i suoi effetti anche nell'opinione pubblica, riattivando le divisioni politiche. Infatti, come spiegano Roberto Biorcio e Fabio Bordignon nell'illustrare i dati di un sondaggio dell'Atlante politico per "Repubblica", mentre a marzo il 94% degli intervistati era a favore della linea del governo e dei provvedimenti adottati, oggi la quota scende al 64%, in modo però difforme a seconda della posizione politica degli interpellati. Nel centrodestra, c'è un 52% di critici contro un 47% di favorevoli, mentre nella coalizione giallorosa i giudizi positivi su quanto disposto dal governo costituiscono il 72% delle risposte. Va detto che le distinzioni riguardano anche le categorie socioeconomiche degli intervistati: i favorevoli sono il 76% fra operai e impiegati (che di solito votano di più per centrosinistra e M5s) ma solo il 55% fra gli autonomi (in questo gruppo la Lega è molto forte, come del resto tutta la destra). Difficile dire se la causa prima di questa divaricazione di pareri sia dovuta alla condizione economica oppure alla collocazione politica. Se fosse vera quest'ultima ipotesi - che a noi pare una concausa dell'altra - riaffiorerebbe ciò che dall'inizio della cosiddetta Seconda Repubblica è sempre stato evidente: ci sono due mondi che non si riconoscono legittimità a governare e leggi tutto

Un errore di comunicazione

Luca Tentoni - 02.05.2020

Il presidente del Consiglio Conte ha presentato in televisione i provvedimenti per la "fase due" dell'emergenza legata al Covid-19, ma ha commesso errori di comunicazione e qualche imprudenza sul piano politico. Sul merito, le scelte si possono discutere: secondo alcuni sono poco tempestive, secondo altri ci vorrebbe maggior prudenza; inoltre, non si comprende bene se siano un compromesso fra una decisione politica e le indicazioni degli esperti o frutto più della prima o più delle seconde; infine, non si capisce perché, pochi minuti dopo la conferenza stampa, un piccolo partito della maggioranza (Italia viva, che ha una forte vocazione all'opposizione pur restando al governo) abbia criticato aspramente - se non sconfessato - alcune decisioni inerenti alla "fase due" e che lo stesso Pd, una volta letta la nota della Cei, si sia affrettato a invitare il governo a correggere la rotta sulle celebrazioni religiose (i leader della maggioranza non erano al corrente delle misure adottate?). Conte è apparso involuto, incerto, quasi timoroso nel presentare una fase due che in realtà sembra più una versione 1.2. della precedente; così, la parte relativa alle maggiori aperture (quelle nel mondo produttivo) è finita annacquata nell'ambiguità delle visite ai "congiunti", nel pasticcio relativo alla Messa domenicale (ingenerato anche dopo leggi tutto

Riparte la campagna elettorale

Luca Tentoni - 25.04.2020

Col decreto del 20 aprile scorso, il governo ha - di fatto - ridato il via alla campagna elettorale permanente, dopo un mese e mezzo di (finta) pausa del dibattito politico dovuta all'emergenza Covid-19. Fissando le elezioni regionali fra la prima domenica di settembre e la prima di novembre e le comunali fra il 15 settembre e il 15 dicembre, l'Esecutivo punta ad accorpare anche il voto sul referendum costituzionale in un solo appuntamento, il 27 settembre. Però le regioni hanno la possibilità di decidere la data del rinnovo dei propri consigli: Veneto, Liguria, Campania e Puglia scalpitano, perché avrebbero voluto aprire i seggi già il 12 luglio. Questo particolare non è irrilevante: chi pensa di trarre un beneficio dagli ottimi sondaggi che hanno premiato alcuni presidenti di giunte sa che gli umori degli elettori sono mutevoli e che da qui a settembre possono cambiare molte cose. In Campania, per esempio, Pd e Cinquestelle potrebbero trovare un candidato comune in luogo di De Luca (col duplice risultato di defenestrare l'uscente e di rendere - con la "grande alleanza" - meno competitivo lo schieramento avverso, quello di centrodestra), mentre in Liguria Toti ha oggi due avversari potenziali (rispettivamente del M5s e del centrosinistra) ma a settembre si potrebbe raggiungere un accordo leggi tutto

Il Partito della "Libera uscita"

Luca Tentoni - 11.04.2020

Col passare dei giorni, le temperature diventano sempre più miti; siamo ormai a Pasqua, tradizionale occasione per le "gite fuori porta". Quest'anno, però, trascorreremo a casa il periodo festivo - e, verosimilmente, tutto il resto del mese di aprile, se non anche una parte di maggio - per via delle restrizioni legate al contenimento del Covid 19. Secondo un sondaggio di Index Research, il 75,4% degli italiani condivide le norme, mentre il 7,6% le vorrebbe addirittura più severe. Ma un 15,4%, che corrisponde circa a sette milioni e mezzo di italiani adulti, non è d'accordo. Il partito "della libera uscita", dunque, non è proprio una minoranza trascurabile, ed è destinato a raccogliere più consensi con l'andare del tempo, soprattutto se il governo procederà troppo gradualmente (un conto è chiarire che resteremo in casa per un mese, un altro conto è prorogare il blocco per tre volte ogni dieci giorni). Fra chi vorrebbe attenuare o cancellare il "lockdown" c'è chi vive nelle zone nelle quali la pandemia è stata meno ampia e violenta (molti cittadini non conoscono persone contagiate, soprattutto nel Centrosud, quindi non sono sempre in grado di percepire appieno la gravità della situazione); c'è chi non resiste in casa e va più volte al giorno a fare la spesa; chi ha leggi tutto

Draghi e la fase due: adelante, con juicio

Luca Tentoni - 04.04.2020

A quaranta giorni circa dall'inizio del "confinamento" degli italiani, la politica torna a muoversi, o - meglio - ricomincia a mostrarsi. In queste settimane, infatti, non sono mancati movimenti sotterranei, a partire dalla faticosa opera di cucitura e ricucitura promossa dal Quirinale per cercare di avvicinare maggioranza e opposizioni (al fine di unirsi di fronte all'emergenza) ma ci sono state anche manovre un po' meno nobili, dettate dall'esigenza di alcuni leader di tornare al centro della scena e di recuperare consensi (virtuali o reali che siano, non importa) al più presto possibile. Il tentativo di sostituire il presidente del Consiglio Conte, che era già in stato abbastanza avanzato prima dello sfacelo provocato dal Covid 19, ha prima subito una battuta d'arresto, poi è fallito. Così, le due forze che - una nella maggioranza, una nell'opposizione - avevano in animo di cambiare l'"inquilino di Palazzo Chigi" hanno dovuto mutare tattica. In un primo momento si è, da un lato (Lega), alzato il prezzo dell'intervento economico necessario per evitare la recessione (aggiungendo sempre uno zero alle somme che, di volta in volta, il governo si diceva pronto a stanziare), mentre i renziani ricominciavano a muoversi, con l'intento di arrivare ad una maggioranza di unità nazionale (alla quale, tuttavia, leggi tutto

Il terzo dopoguerra

Luca Tentoni - 28.03.2020

L’uscita dalla situazione di emergenza nella quale si trova il Paese appare ancora lontana, ma forse è opportuno sin da ora cercare di capire quali sono gli elementi di quello che già da adesso si profila come un vero e proprio terzo dopoguerra. Dopo la crisi innescata dal Covid 19, che non è solo sanitaria, ma anche economica e sociale, molte cose non torneranno come prima. Proviamo a delineare alcuni possibili sbocchi della situazione, come appunti per un dibattito che speriamo diventi sempre più ampio, per non trovarci impreparati a ciò che verrà al termine di questa brutta avventura. L’accostamento dell’epidemia in corso a un conflitto bellico non è nostro: lo hanno proposto in molti, persino il Pontefice. In effetti, già in queste settimane abbiamo visto alcuni fenomeni che ricordano quelli della Seconda guerra mondiale: l’accaparramento, la borsa nera (con i prezzi dei disinfettanti e delle mascherine aumentati vertiginosamente, di pari passo con la sostanziale irreperibilità di alcune merci), la drastica riduzione della circolazione (un sostanziale coprifuoco), i bollettini di guerra giornalieri, l’instaurarsi di un’economia bellica (con la riconversione temporanea di alcune filiere produttive e il contingentamento della diffusione di alcuni beni non di prima necessità), la diminuzione – per alcuni – del lavoro o la leggi tutto

Stato e regioni, cinquanta anni dopo

Luca Tentoni - 21.03.2020

Il rinvio delle elezioni di maggio è un atto dovuto, perché nelle condizioni attuali non sappiamo neppure se fra un mese o due saremo ancora chiusi in casa per via del Covid 19. Come i francesi hanno sperimentato a proprie spese, in occasione del primo turno elettorale municipale di domenica 15 marzo, ci sono emergenze pubbliche da non sottovalutare e che richiedono anche il differimento di importanti scadenze nazionali. Detto dell'ineluttabilità dello slittamento del voto nelle sei regioni ordinarie (e in Valle d'Aosta) e nei comuni, resta però l'amarezza per la fine di un'epoca. In maggio, il voto regionale sarebbe giunto esattamente cinquanta anni dopo il primo (1970). Quello che fino al 2005 era un appuntamento quinquennale per quindici regioni e per la politica nazionale (fino a tutto il 1990 era un test per le singole liste; con le coalizioni e la possibilità di votare per i soli candidati presidenti la gara si è spostata sul rendimento dei poli, non più su quello dei partiti) si era, per la verità, andato affievolendo col passare del tempo, a causa di scandali locali e di scioglimenti anticipati dei Consigli per le cause più svariate. Così, all'appuntamento col voto del mezzo secolo si sarebbe giunti con appena sei regioni su leggi tutto

Il valore di un impegno

Luca Tentoni - 14.03.2020

In questo periodo nel quale il Paese è messo alla prova da un'emergenza che non è solo sanitaria, ma riguarda anche il senso civico dei singoli (di qui l'invito delle autorità a restare in casa e ad evitare comportamenti irresponsabili che potrebbero alimentare il contagio da Covid 19) ci si potrebbe chiedere quale sia il ruolo di una rivista come la nostra. Il fatto che il confronto fra i partiti sia in qualche modo sospeso o attenuato non equivale a dire che fra le forze politiche si sia raggiunta un'impensabile "pacificazione nazionale": c'è, piuttosto, un accordo di non belligeranza, o almeno di riduzione dell'intensità di uno scontro che aveva assunto, negli ultimi mesi se non negli ultimi anni, dimensioni e toni inaccettabili. Le manovre politiche, insomma, non sono scomparse: restano sottotraccia, ma proseguono, anche se tutti i protagonisti sono costretti a muoversi in un ambito inesplorato e diverso da quello nel quale erano abituati ad agire. Per quanto ci riguarda, invece, ci pare sia proprio questo il momento più opportuno per rilanciare la riflessione sulle dinamiche, sul pensiero, sul ruolo dei partiti e della democrazia. Nelle settimane durante le quali il rumore di fondo delle polemiche strumentali è finalmente attenuato, leggi tutto