Ultimo Aggiornamento:
22 settembre 2018
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La "centralità" di Salvini

Luca Tentoni - 19.09.2018

Probabilmente questo è il momento politico più favorevole al leader leghista Salvini. Da un lato, la maggioranza di governo supera il 60% dei consensi (o, meglio, delle intenzioni di voto espresse nei sondaggi); dall'altro, una parte dell'opposizione (Forza Italia e Fratelli d'Italia) si prepara a quella che potremmo definire una "non belligeranza" nei confronti dei provvedimenti dell'Esecutivo (ma solo di quelli di marca leghista). Nel frattempo, quel che resta dell'opposizione parlamentare ha consensi e seggi di scarso peso (Leu, Più Europa) oppure versa in una profonda crisi d'identità (il Pd, sul quale non si può neppure formulare un pronostico di sopravvivenza senza scissione di qui a un anno). Il ministro dell'Interno non potrebbe desiderare di meglio. Di fatto, mediaticamente è lui il capo del governo, anche se la realtà è più articolata. Partito col 17% dei voti delle politiche contro il 32% del M5S%, si ritrova "socio di maggioranza" (con un vantaggio che nei sondaggi oscilla fra l'1 e il 3%) dell'Esecutivo gialloverde (mentre i Cinquestelle restano sotto il dato del 4 marzo, con una flessione stimabile intorno al milione di voti). Inoltre, è dominus incontrastato dell'area di centrodestra, che oggi vale circa un 43-44% (30-31% Lega, 13% Fi-FdI-Altri) e che forse si va ricomponendo anche in Parlamento, in una sorta di leggi tutto

La "socializzazione televisiva" del Paese (1954-1969)

Luca Tentoni - 15.09.2018

Oggi l'esposizione ai mezzi di comunicazione di massa è continua e "facile", perché è a portata di mano, nel nostro cellulare, sul computer o in uno degli apparecchi televisivi di casa. C'è stato un tempo, però, del quale oggi si parla e si scrive pochissimo, in cui - alla sera - c'erano contadini capaci di prendere una sedia e portarla per alcuni chilometri, fino al bar del paese più vicino, pur di andare a vedere la Tv. In quel periodo, in talune zone d'Italia (Sardegna, Sicilia, Puglia, Basilicata e Calabria fino a tutto il 1956) il segnale della Rai non arrivava neppure. La distanza fra i possessori di apparecchi televisivi in casa, di fruitori in ambito condominiale o amicale, di spettatori nei bar (previo pagamento di una consumazione anche minima) non era solo dovuta al costo del voluminoso "nuovo caminetto" degli italiani (e neppure a quello dell'abbonamento, molto più costoso di oggi), ma a differenze sociali, economiche, territoriali, culturali. Le reazioni di fronte ai programmi della Rai del periodo nascente (1954-1969) non sono state mai univoche, ma hanno avuto una stretta relazione con la classe sociale degli spettatori, con i loro gusti. In quel tempo si è "unita l'Italia", hanno detto alcuni. Forse è più corretto affermare che leggi tutto

Le "bolle" della comunicazione

Luca Tentoni - 08.09.2018

Pressoché ignorata per gran parte della Prima Repubblica, la comunicazione politica è diventata una delle principali protagoniste della Seconda. Negli ultimi anni, tuttavia, dalla "propaganda" più o meno sofisticata, si è passati ad un approccio doppiamente "personalizzato": in alto, verso la figura del leader, che ha rapidamente oscurato - se non sostituito - quella del partito; in basso, verso i fruitori dei messaggi politici, divisi e classificati da algoritmi in tante classi di "clienti da soddisfare" ma soprattutto da catturare, grazie a tecniche discorsive ed emotive "su misura". L'avvento dei social network non ha creato una tendenza che era già in atto, ma certo ha contribuito ad aumentare e a potenziare enormemente l'impatto della propaganda, la diffusione di informazioni di parte e di notizie spesso al limite fra il verosimile, il fantasioso e l'artatamente falso. Di questo scenario si occupano - da angolature diverse - due recentissimi volumi, uno di Anna Maria Lorusso per Laterza ("Postverità") e uno di Giuseppe Riva per Il Mulino ("Fake news"). La questione della post-verità, sostiene Lorusso "è semiotica, perché ha a che fare con i modi in cui, attraverso le pratiche discorsive, costruiamo la verità (...). Non possiamo pensare il problema delle verità al di fuori delle pratiche discorsive che la producono, leggi tutto

L'"altro 11 settembre" e il ruolo della Dc

Luca Tentoni - 01.09.2018

Per le generazioni meno giovani, la data dell'11 settembre è stata legata a lungo ad un evento molto diverso dall'attacco alle Torri Gemelle di New York (2001): il colpo di Stato in Cile (1973). Gli effetti della tragica fine dell'esperienza di Allende e della "via cilena al socialismo" si avvertirono in particolare in America Latina, ma arrivarono con forza ad interessare anche l'Italia, che nel 1973 era ancora circondata, nel sud dell'Europa, da paesi retti da regimi di destra o dai militari (Spagna, Portogallo, Grecia). Il clima di destabilizzazione e l'ipotesi che - dopo la "suggestione greca" del 1970-1972 - vi fosse il pericolo di una "deriva cilena" fu subito ben presente ai leader politici dei due principali partiti italiani. La Dc e il Pci, infatti, stavano percorrendo il tratto preliminare di un lungo cammino che li avrebbe portati al governo Andreotti della "non sfiducia" (1976), ma erano ancora in una fase nella quale il contesto internazionale (gli USA di Nixon e Kissinger ostili alla politica di Moro; l'URSS che si apprestava a contrastare in ogni modo il nascente "eurocomunismo" di Berlinguer), la posizione di ambienti contrari al "compromesso storico" (non solo in settori imprenditoriali e nella destra, ma anche nella stessa Democrazia cristiana) e la crisi economica leggi tutto

L'incerto destino delle forze tradizionali

Luca Tentoni - 28.07.2018

La crisi delle “famiglie politiche” tradizionali in Italia e in molti paesi dell'UE non consegnerà la maggioranza del prossimo Europarlamento ai partiti sovranisti, però - com'è stato dimostrato da alcune proiezioni - rafforzerà decisamente il ruolo dei soggetti "anti sistema". In Italia, l'opposizione (dalla quale escludiamo FdI, non solo per l'astensione nei confronti del governo Conte, ma per la consonanza che ha su molti temi con la Lega e con i movimenti della destra sovranista europea) è divisa e disorientata. Forza Italia è costretta a subire l'offensiva di Salvini (che sta sottraendo al partito del Cavaliere molti voti e sembra in grado di intaccare, alla lunga, gli stessi gruppi parlamentari azzurri), ma non può rispondere competendo sullo stesso terreno. Nè, d'altro canto, Berlusconi può puntare tutto sul PPE e sulla "ex nemica" Merkel (la quale, in patria, non sta vivendo un momento facile) e neppure su quella che era una caratteristica forte dell'elettorato italiano, l'europeismo (che però nel centrodestra è sempre stato più flebile che nel centro e nel centrosinistra). Altrove, le cose non vanno meglio: i modelli della sinistra potrebbero essere Corbyn e Sanchez, come a suo tempo lo fu Tsipras (senza contare Podemos o La France Insoumise, ancora meno avvicinabili alla realtà italiana), leggi tutto

La centralità leghista

Luca Tentoni - 21.07.2018

Le prime settimane del governo giallo-verde presieduto da Giuseppe Conte sono state contrassegnate da un notevole attivismo dei due vicepresidenti del Consiglio, in particolare del leghista Matteo Salvini (ministro dell'Interno) ma anche - col "decreto dignità" - del pentastellato Luigi Di Maio (ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico). Mentre prosegue il dibattito che si è sviluppato su una possibile egemonia mediatica e tematica leghista sull'Esecutivo, in questa sede ci sembra più opportuno rispondere ad una domanda molto più semplice e netta: perché, col 17% dei voti (27-30% virtuali, secondo le intenzioni di voto espresse nei sondaggi) Salvini è oggi al centro della scena politica? Una prima risposta, quella che ha dato vita al dibattito fra gli osservatori politici, è che il leader leghista ha imposto la sua agenda ed è riuscito a non perdere il "posto in prima fila" sui giornali e sui social network neppure quando è stato il suo principale alleato di maggioranza a presentare e pubblicizzare gli atti di governo voluti dai Cinquestelle. Anzi, il leghista ha fatto a Di Maio quasi una "controscena" (prima affermando che il decreto sarebbe stato reso "più efficiente e produttivo" in Parlamento, poi usando i toni più duri nello scontro col presidente dell'Inps Boeri, dimostrando - all'occorrenza - di far valere leggi tutto

Politica e mass media: dalle passioni alle emozioni

Luca Tentoni - 14.07.2018

Nei precedenti interventi su Mentepolitica si è fatto riferimento all'estrema volatilità (per certi versi volubilità) che caratterizza una parte consistente dell'elettorato italiano. Fra le tante interpretazioni possibili del fenomeno (oltre alla mobilitazione permanente, figlia di una campagna elettorale ininterrotta e all'affermazione di "partiti del leader") c'è anche un fattore che insieme è tecnico, politico ed emotivo. Lo sviluppo dei social network e il loro utilizzo come arma di diffusione dei messaggi politici, ma anche di lotta fra partiti e leader (oltre che fra i supporters dei diversi schieramenti, incitati a lanciarsi in duelli virtuali "all'arma bianca" da una comoda tastiera di computer contro altri utenti, creando masse di manovra e acuendo fratture sociali e culturali già esistenti nel mondo reale) ha orientato lo stesso rapporto fra i soggetti politici e gli operatori dell'informazione ad adeguarsi a ritmi e a canoni comunicativi molto diversi rispetto al passato. La stessa crisi della carta stampata, il calo di attenzione dei lettori nei confronti di articoli lunghi, rendono ormai necessari messaggi brevi, diretti. Una buona battuta, uno slogan, un'invettiva sintetica sono molto più efficaci di discorsi ponderati, ricchi di contenuti, di idee, di progetti concreti. Accade un po' ciò che successe molti anni fa quando l'audience leggi tutto

Elettori, partiti e leader: un rapporto senza impegno

Luca Tentoni - 07.07.2018

La campagna elettorale permanente che mobilita leader, elettori e soggetti politici da almeno quindici anni (della quale abbiamo parlato nello scorso appuntamento con Mentepolitica) ha finito per ripercuotersi sulla natura, la struttura, la forma stessa dei partiti italiani. Questi ultimi, peraltro, erano già interessati da mutazioni comuni a tutte le democrazie, ma che da noi si erano accentuate col passaggio dal sistema dei partiti che aveva caratterizzato la Prima repubblica a quello - più "liquido" da una parte e più leaderistico dall'altra - della Seconda. Più in generale, come scrive Marino De Luca in "Partiti di carta" (Carocci, 2018) "la logica degli effetti e delle influenze ha rapidamente trasformato i partiti politici in contenitori di issues a tempo determinato, destinati a vivere pochi anni prima di destrutturarsi e ristrutturarsi intorno a nuove issues. Il ruolo che hanno assunto nella sfera pubblica risulta veicolato da fattori che prescindono dalla stessa sfera organizzativa". De Luca, nel suo saggio, osserva i mutamenti dei partiti e la vita effimera di quelli nuovi: se fra le liste presenti alla Camera, nel 1992, il 36% era costituito da "vecchi partiti", nel 1994 siamo passati al 12%, nel 2008 di nuovo al 33% e nel 2018 al 21%. Molti di quelli nuovi sono partiti che De Luca definisce leggi tutto

Quindici anni di campagna elettorale

Luca Tentoni - 30.06.2018

Le "comunali" del 10 e 24 giugno sono state l'ennesimo capitolo di una perenne campagna elettorale (non finita: ci attendono le europee del 2019 e le regionali del 2018-2020) che ha riguardato (negli ultimi venti mesi) le regionali in Val d'Aosta, Molise, Friuli-Venezia Giulia, le politiche del 4 marzo 2018, le comunali del 2017, la consultazione popolare sull’autonomia del lombardo-veneto, il referendum costituzionale del dicembre 2016. Ma anche, risalendo nel tempo, il referendum del 2016 (con quorum mancato), le elezioni regionali del 2014-2016 e le comunali dello stesso periodo, le europee del 2014 e ancora le politiche del 2013 e le due “primarie” Pd del 2012-‘13. Senza contare le comunali del triennio 2011-2013, particolarmente favorevoli al centrosinistra, così come i referendum del 2011 che videro la vittoria del cosiddetto "fronte arancione". E ancora: le regionali del 2010, le europee del 2009, le politiche del 2008 e del 2006, le regionali (che il centrodestra perse quasi dovunque, tranne che in Lombardia e Veneto) del 2005, a loro volta precedute dalle primarie del Pd per Prodi nel 2004 e dalle europee dello stesso anno. A ben vedere, la mobilitazione dell'elettorato - a diversi livelli territoriali, con contesti sociali, politici ed economici molto diversi fra loro - dura da circa quindici anni. Un conflitto continuo che ha logorato e in parte dissolto poli forti del 43-48% dei leggi tutto

I sondaggi e la tentazione di una legislatura breve

Luca Tentoni - 23.06.2018

Sebbene il quadro politico sembri in via di stabilizzazione, l'ipotesi di un ritorno alle urne nella tarda primavera del 2019 non è tramontata del tutto. In altri tempi - anche abbastanza recenti - la formazione di una coalizione di governo dotata di una maggioranza parlamentare non eccessivamente grande (soprattutto in Senato) ma sufficiente per superare più di un ostacolo avrebbe indotto gli osservatori e le forze politiche a pensare di avere di fronte una legislatura capace di durare almeno due o tre anni, fino alle regionali del 2020 e forse oltre. Del resto, gli stessi alleati della coalizione giallo-verde prevedono - nel "contratto" - di fare un "tagliando" a metà del percorso, dunque verso la fine del 2020 ("le parti concordano sulla necessità di effettuare una verifica complessiva sull’azione di governo a metà della XVIII legislatura, allo scopo di accertare in quale misura gli obiettivi condivisi siano stati raggiunti e, se possibile, di condividerne degli altri"). Se le valutazioni su governo e coalizione non fossero soddisfacenti per entrambe le parti che sostengono l'Esecutivo, si potrebbe andare ad elezioni anticipate nella primavera del 2021. C'è però un fattore tempo che ormai sembra aver preso il sopravvento su tutto il resto. Nell'era in cui tutto si "consuma" mediaticamente in poco tempo, leggi tutto