Ultimo Aggiornamento:
02 luglio 2022
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Le elezioni amministrative del 2022

Luca Tentoni - 18.06.2022

In un decennio nel quale la mobilità elettorale si è rivelata enormemente superiore al passato, trarre previsioni sulle politiche del 2023 dalle amministrative del 12 giugno scorso è sbagliato. Tuttavia, ci sono delle linee di fondo che si colgono nel breve e nel medio periodo: così come l'ascesa dei Cinquestelle alle politiche del 2013 fu annunciata nel 2012 a Parma dall'inattesa vittoria di Pizzarotti e la vittoria del 2018 fu preceduta dalla conquista di Roma e Torino, anche il 34% della Lega alle europee del 2019 aveva visto il Carroccio crescere in modo sempre più impetuoso fra il 2015 e il 2018 e, in misura maggiore, nei test precedenti il voto per l'Europarlamento. Le tendenze di oggi sono molto chiare: la netta crescita di Fratelli d'Italia, che moltiplicando (nei ventisei capoluoghi di provincia) per quasi tre volte la percentuale ottenuta alle comunali del 2017 è il primo partito del destracentro, con Lega e FI in ripiegamento (il Carroccio perde un decimo dei consensi, gli azzurri un quinto); il primo posto del Pd in assoluto (con un progresso dell'1,9% rispetto al 2017); il netto declino del M5s, che perde 119mila voti su 156mila rispetto alle precedenti comunali, cedendo il 64% dei consensi anche nei capoluoghi regionali dove (in particolare Genova e Palermo) era più forte e strutturato. leggi tutto

Draghi come Monti?

Luca Tentoni - 14.05.2022

Nonostante la guerra, le tensioni inflazionistiche e il rallentamento della crescita economica, talune forze politiche non rinunciano a cercare di indebolire l'Esecutivo. Alcune (la Lega, per esempio, ma in parte il M5s) lo fanno per riguadagnare il consenso elettorale perduto negli ultimi anni: per restare al periodo successivo all'insediamento di Draghi, i sondaggi ci dicono che il partito di Salvini avrebbe perso tre milioni di voti e quello di Conte un milione. Altre (il M5s) non hanno mai digerito il cambio a Palazzo Chigi (con l'arrivo dell'"usurpatore" Draghi al posto dell'"avvocato del popolo" Conte, il quale a suo tempo ha fatto - inutilmente - di tutto per salvare il governo giallorosa, persino imbarcare un gruppetto parlamentare raccogliticcio) e dipingono il presidente del Consiglio nel peggiore dei modi. A questo si aggiunge la campagna mediatica russa o filorussa (stretta parente di quella no-euro prima e no-vax poi) tendente ad indebolire l'Italia e la solidarietà europea, spingendo i nostri connazionali a preferire progressivamente "il condizionatore alla pace". In più, le elezioni amministrative sono alle porte e anche le politiche del 2023 sono ormai in vista. In un governo di solidarietà nazionale le forze politiche sono chiamate a smussare conflitti e ad ammainare le proprie "bandierine", leggi tutto

Conte e Salvini in mezzo al guado

Luca Tentoni - 09.04.2022

Non è un caso che i partiti situati alle estremità della maggioranza di governo stiano attraversando un periodo molto difficile. Conte ha dovuto alzare i toni sulle spese militari invocando un forte scostamento di bilancio per annullare l'aumento dei prodotti energetici; Salvini ha invece fatto elevare dai suoi qualche sommessa rimostranza per l'espulsione di alcuni diplomatici russi (l'iniziativa, secondo la Lega, renderebbe più difficile il processo di pace) e, su un altro versante, si sta battendo sul fisco e sul catasto. Vecchi cavalli di battaglia (lo scostamento di bilancio per Conte, che fu un'abitudine del suo secondo governo; il fisco e il catasto, tipico delle destre populiste) che di solito funzionano, ma che in questo periodo sembra non rendano sul piano dei sondaggi. Il problema di leghisti e pentastellati è che governare in una grande coalizione ha un prezzo, che chi sta alle estreme e persegue programmi non sempre realizzabili deve pagare: il realismo di Draghi e la necessità di fare solo ciò che si può e non ciò che si vorrebbe per accontentare l'elettorato rappresenta un limite, per Lega e M5s. Infatti, il Pd e Forza Italia non ne risentono: forse anche perché sono filo atlantisti, cosa che della Lega si leggi tutto

La guerra ci spinge in un nuovo "semestre bianco"

Luca Tentoni - 12.03.2022

La guerra ha stravolto il percorso della politica italiana, ma forse i partiti non se ne sono resi conto pienamente. Da un lato, l'aggressione della Russia all'Ucraina impedisce "sorprese" in Italia: chi stava facendo le prove generali per una crisi di governo a giugno (con le prime avvisaglie già nelle votazioni a rischio sulla riforma del catasto) dovrà rassegnarsi. Siamo, di fatto, in un nuovo "semestre bianco": con la guerra e con le conseguenze del conflitto dovremo convivere per parecchio tempo (frattanto avremo anche le amministrative e i referendum di primavera), poi dovremo approntare la nuova legge di bilancio e arriveremo alla conclusione naturale della legislatura. È bene saperlo: qualora Draghi fosse costretto alle dimissioni da qualche giochino parlamentare, Mattarella non dovrebbe far altro che rinviarlo alle Camere. Fino a poco tempo fa c'era l'ipotesi che la Lega si sganciasse dalla maggioranza, in tarda primavera, per affrontare gli ultimi mesi di legislatura all'opposizione (provando a recuperare i voti persi verso Fratelli d'Italia): dopo lo scoppio della guerra, il piano (se c'è stato) è saltato. Oggi Salvini va persino in Polonia (a farsi ricordare le amicizie russe da un sindaco locale di destra: una nemesi) pur di cancellare l'immagine di amico di Putin leggi tutto

Napolitano-Mattarella, dall'invettiva alla speranza

Luca Tentoni - 05.02.2022

Giovedì abbiamo ascoltato il secondo discorso di rielezione di un Capo dello Stato. Rispetto al precedente del 2013, quando Giorgio Napolitano colse l'occasione per sferzare i partiti che l'avevano costretto ad un sacrificio più grande delle proprie forze, necessitato dalle circostanze di un Paese che allora era senza un governo e stentava a scegliere il Capo dello Stato, il panorama è cambiato. Non nell'emergenza, come Mattarella ha ricordato: la pandemia ha anzi aggravato problemi già esistenti, ampliato la sofferenza sociale ed economica. Se però nel discorso di Napolitano si avvertiva la tensione verso la classe politica incapace di trovare soluzioni, nelle parole di Mattarella si è colto un nuovo inizio, per il Parlamento e per l'Italia. Napolitano puntò molto sulla drammaticità e sul rimprovero; Mattarella ha scelto la "pars construens". Quello di ieri è stato il discorso del riscatto di un Paese provato ma che ha grandi potenzialità e un’eccezionale guida morale al Quirinale. Le Camere tornano centrali: lo si capisce col riferimento al "necessario, indispensabile dialogo collaborativo fra Governo e Parlamento" e all'importanza che quest'ultimo "sia sempre posto in condizione di poter esaminare gli atti fondamentali e valutarli in tempi adeguati". In altre parole, Mattarella augura buon lavoro e un futuro fattivo al leggi tutto

Mattarella passa la staffetta al successore

Luca Tentoni - 05.01.2022

Quello del 31 dicembre è stato il congedo - nonostante alcuni sperino ancora, invano, in un ripensamento - di un fermo e coraggioso Capo dello Stato. Un vero arbitro, che è intervenuto quando necessario e che non ha esercitato funzioni "semipresidenziali": semplicemente, ha fatto quanto era in suo potere per assicurare la difesa e il buon funzionamento delle istituzioni repubblicane. Ha richiamato, nel suo settennato, diritti e doveri; in ultimo, ha censurato nuovamente l'atteggiamento dei "no vax" (ampiamente sopravvalutati dai mass media) con parole che la stragrande maggioranza degli italiani non può che sottoscrivere e condividere. Nell'ultimo discorso di fine anno Mattarella ha esaltato la compattezza degli italiani nella crisi pandemica: "il volto reale di una Repubblica unita e solidale". Sebbene il Presidente abbia certamente informazioni maggiori delle nostre, ci è parso che l'Italia non sia affatto uscita dalla pandemia (che, peraltro, è tuttora in corso) più giusta e più unita di prima. Si diceva: ne usciremo migliori; così, però, non è stato, né per i partiti, né per un popolo diviso a causa della pervicacia di pochi "evasori vaccinali". Il discorso di Mattarella ha avuto una parte politica non ampia, ma ricca, fatta di poche espressioni disseminate nel contesto, ma molto chiara. Alla Meloni che vuole un leggi tutto

Le incognite dell’elezione presidenziale

Luca Tentoni - 04.12.2021

La battaglia per il Quirinale è una delle poche competizioni politiche ricche di rigide regole non scritte, ma che riserva esiti quasi sempre imprevedibili. Ripartiamo dall’articolo pubblicato su questa rivista il 22 novembre 2014 per delineare i fattori, le consuetudini e i piccoli particolari determinanti per la scelta del Capo dello Stato. Anche in questa occasione è azzardato avventurarsi in pronostici che dipendono da molti fattori ma, soprattutto, dagli umori dei mille e più "grandi elettori". Con la riforma costituzionale sul “taglio” dei parlamentari, questa volta sarà l'ultima con un collegio elettorale così folto (630 deputati, 315 senatori più quelli a vita e di diritto, 58 delegati regionali): la prossima volta saranno in tutto poco più di 660, al posto degli attuali mille. Possiamo tracciare alcune caratteristiche che serviranno ai partiti (e agli eventuali "franchi tiratori") per orientare le proprie scelte. Durante la Prima Repubblica c'era la regola dell'alternanza fra i democristiani e gli altri. Era concepita come un equilibrio di medio-lungo periodo, perché abbiamo avuto elezioni consecutive di non Dc (1946 e 1948: De Nicola, Einaudi), di democristiani (1955 e 1962: Gronchi, Segni), ancora di Dc (1985, 1992: Cossiga, Scalfaro) e di non Dc (1999 e 2006-2013: Ciampi, Napolitano) per concludere con un altro Dc (2015: Mattarella). La vera e propria alternanza “perfetta” ha avuto luogo leggi tutto

La corsa al Colle

Luca Tentoni - 06.11.2021

Il dibattito sull'elezione del Capo dello Stato è iniziato da alcune settimane, praticamente quando alla riunione dei Grandi Elettori mancavano ancora tre mesi. Si sono fatte molte ipotesi: troppe, bruciandone alcune e lanciandone altre che hanno suscitato speranze malriposte o infondate. Persino Berlusconi, ottantacinquenne, si augura (vanamente, si auspica) di essere eletto con i voti del destracentro e magari di un Renzi al quale, dal Colle, potrebbe essere tentato di "donare" Forza Italia (forse è fantapolitica, forse no). Nei giorni scorsi abbiamo assistito alla disputa sul "semipresidenzialismo" innescata dalle frasi di Giorgetti inserite nell'ennesimo libro natalizio di Vespa. Sebbene il semipresidenzialismo non sia un'istituzione "di fatto" ma abbia le sue regole e la sua interpretazione più pura e importante in Francia, si crede che la semplice azione del Quirinale - sia pure autorevole, nel caso dei governi ispirati dal Colle come l'Esecutivo Draghi - si possa in qualche modo appena solo accostare a quella d'Oltralpe. Un'eresia, dal punto di vista dottrinale. Vero è, invece, che i poteri del nostro Capo dello Stato sono "a fisarmonica" e che dunque si possono espandere ma mai fino a fare del Presidente del Consiglio il proprio Primo ministro, una sorta di valletto del Presidente della Repubblica. Anche perché, com'è leggi tutto

La fine del "traino dei sindaci"

Luca Tentoni - 09.10.2021

Sull'esito del primo turno delle elezioni amministrative è stato scritto molto, soprattutto per quanto riguarda le liste e le coalizioni. È passato invece un po' sotto silenzio il rendimento reale dei candidati sindaci. Il destra-centro ha scaricato l'insuccesso nelle metropoli sugli aspiranti primi cittadini (dopo averli scelti) ma forse bisognerebbe guardare oltre, anche al centrosinistra. Ad una coalizione che - in due casi col M5s - ha saputo mettere insieme un milione e 56mila voti (compresi quelli ai candidati sindaci) nelle sei metropoli andate alle urne, col 43,3% delle liste, si può dire poco, soprattutto se si considera che il destracentro si è fermato al 31,5% e 772mila voti (fra liste e consensi ai candidati sindaci). Eppure, qualcosa non torna. Se i due maggiori schieramenti hanno raccolto nelle sei "capitali regionali" (Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna e Trieste) il 74,8% dei voti di lista, spazzando via i "terzi incomodi", è però vero che i voti ai soli candidati sindaci dei due poli ammontano solo al 55,3%, cioè 103,9 mila sui 187,6 totali. La facoltà di esprimere un voto solo per il candidato sindaco è ormai utilizzata da pochi (75 votanti su mille), però si tratta di espressioni di consenso alla persona che hanno un valore politico. A Roma, per esempio, è successo di tutto: su 94.959 leggi tutto

L'egemonia fragile

Luca Tentoni - 11.09.2021

Manca poco, ormai, al voto per il rinnovo dei consigli comunali di sei importantissimi capoluoghi regionali (Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna e Trieste). Cinque anni fa si votò in condizioni politiche e sociali completamente diverse da quelle odierne: da allora, la leadership di Renzi è tramontata (con la doppia pesante sconfitta al referendum del '16 e alle politiche del '18), poi c'è stato il periodo d'oro del M5s (iniziato col 32% dei voti nel 2018 e finito già alle europee del 2019), quindi abbiamo avuto il boom della Lega alle scorse europee (34% nel 2019) che ora è sostanzialmente rientrato (il partito di Salvini ha ora circa il 19%, cioè poco più del 17% delle politiche); oggi in vetta è Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni, cioè quello che fino a due anni fa era un piccolo-medio partito e che oggi supera il 20% dei voti (ma quanto durerà?). Fatto sta che siamo di fronte ad un fenomeno ormai duraturo, tipico della fase di scomposizione (si potrebbe anche dire: di decomposizione) del secondo sistema dei partiti della Repubblica. L'"egemonia fragile" caratterizza gli anni dal 2014 in poi: ciascuno a suo tempo - prima il Pd ('14-'17), poi il M5s ('18-'19), poi la Lega ('19-'21), ora FdI - ha avuto un buon numero di consensi ed esercitato una presa sull'elettorato e sull'opinione pubblica. leggi tutto