Ultimo Aggiornamento:
04 luglio 2020
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Il governo "calabrone"

Luca Tentoni - 04.07.2020

La coalizione di governo è come - nella convinzione popolare errata che la scienza ha censurato più volte - un calabrone: per le sue caratteristiche, sembra impossibile che riesca a volare, però lo fa. In questa fase, nella quale la politica del rinvio attuata scientificamente dal presidente del Consiglio serve a non mettere in difficoltà i Cinquestelle, ma anche a far saltare pazienza ed equilibri del Pd, tutto - compresi i passaggi di senatori pentastellati alla Lega o al Misto - fa pensare che il calabrone stia per precipitare: magari non ora, ma a settembre, con la resa dei conti, prima nelle urne e poi in Parlamento. Questo governo - che abbiamo sempre definito giallorosa e non giallorosso, per la presenza della componente centrista/macroniana di Italia viva - è sorretto da due partiti maggiori e da due comprimari (entrambi indispensabili, visti i numeri in Senato). Il M5s è il soggetto politico che - sulla carta - dovrebbe essere egemone o almeno - dati i rapporti di forza fra i seggi parlamentari pentastellati e quelli del Pd - recitare il ruolo che fu della Dc nel pentapartito (mentre al partito di Zingaretti spetterebbe quello del Psi). Eppure, quel 32% delle politiche raccolto dai Cinquestelle e quel 18% del Pd sono retaggi del passato: l'ultima rilevazione Ipsos leggi tutto

La battaglia sul governo e la torta della spesa pubblica

Luca Tentoni - 27.06.2020

Mai come ora, negli ultimi venticinque anni, un governo ha potuto disporre di risorse ingenti (anche se tutte in deficit e per un periodo breve, in una circostanza del tutto eccezionale). Non è una novità di poco conto: stretti fra le necessità di tenere i conti dello Stato in ordine, con un rapporto fra debito e PIL ben oltre il 100%, gli Esecutivi della Seconda Repubblica hanno potuto osare poco (anche se, dopo la parentesi di Monti, hanno a nostro avviso speso e osato fin troppo, dagli ottanta euro di Renzi al reddito di cittadinanza e a quota 100 per le pensioni, tanto per parlare delle principali iniziative di spesa pubblica a fini elettorali). Per certi versi, il limite all'espansione della spesa ha rappresentato un impedimento ai progetti delle maggioranze, mentre per altri hanno evitato - o meglio, limitato - "assalti alla diligenza" da parte di singoli parlamentari e delle categorie socioeconomiche. C'è stato, però anche un "self restraint", cioè il richiamo ad un senso della misura. Purtroppo, quasi mai si è investito in futuro (scuola, sanità, ricerca, occupazione) ma spesso, invece, lo si è fatto per iniziative immediatamente paganti in termini di consenso. Oggi, la notevole mole di potenziale spesa a disposizione del governo Conte provoca leggi tutto

Il voto omnibus del 20-21 settembre

Luca Tentoni - 20.06.2020

L'election day, forse, si farà. I giorni scelti per chiamare gli italiani alle urne per rinnovare sette consigli regionali (sei ordinari, uno a statuto speciale), migliaia di consigli comunali e per il referendum costituzionale sul "taglio" di 115 seggi al Senato e 230 alla Camera, dovrebbero essere domenica 20 (150° anniversario della presa di Roma) e lunedì 21 settembre. Normalmente questo tipo di accorpamento delle consultazioni è giustificato - come stavolta, del resto - con risparmi mirabolanti di bilancio per le casse dello Stato (che invece sono infinitesimali; per di più, è il costo della democrazia, cioè di un bene che non ha prezzo). Stavolta, però, lo si spiega con la necessità di votare nella "finestra" fra l'estate e la possibile ripresa autunnale della diffusione del Covid-19. Se teoricamente è una buona ragione, non vanno però trascurati alcuni fatti non del tutto accessori. Il primo è l'effettuazione del referendum costituzionale insieme alle amministrative, che finisce non solo per "dopare" l'affluenza alle urne (forse più quella del referendum che quella di comunali e regionali, dato l'esito pressoché scontato della consultazione sul taglio dei seggi) ma anche per fornire ad un partito oggi in enormi difficoltà (il M5s) una vetrina eccezionale per sovrapporre alle difficoltà nell'insediamento locale e al calo di consensi (generato leggi tutto

Regioni ordinarie, a settembre si vota

Luca Tentoni - 13.06.2020

Il voto nelle sei regioni a statuto ordinario, fissato per il 20 e il 21 settembre, sarà un esame per le forze di governo e opposizione. Non conteranno solo le "bandierine" (cioè le presidenze conquistate: si parte da quattro a due per il centrosinistra, ma potrebbe finire tre pari) ma anche i voti alle "famiglie politiche". Alcune liste, infatti, fra le quali quella del Pd, saranno certamente penalizzate dalla presenza di "partiti del presidente" (così come accadrà alla Lega in Veneto con la lista Zaia), quindi i bilanci andranno fatti nel complesso, non nel dettaglio, a maggior ragione perché le specificità del voto in ciascuna delle sei realtà locali possono portare a scostamenti percentuali elevate rispetto al 2015, al 2018 e al 2019 che invece - prendendo tutte le regioni alle urne nel complesso - possono essere ricondotti a parametri di ragionevole utilità. Va innanzitutto fatta una distinzione fra il diverso rendimento strutturale dei tre poli nelle sei regioni: i Cinquestelle sono sistematicamente sovrastimati rispetto al dato nazionale (2018: 35,8% contro 32,7%; 2019: 19,5% contro 17,1%) mentre il destra-centro è sottostimato (35,3% nel 2018 contro il 37% nazionale; 48,4% nel 2019 contro 49,6%) e il centrosinistra è invece in linea (2018: regioni 22,5%, Camera 22,9%; 2019: 27,5% contro 28,1%). Se dunque le regionali sembrano in grado di restituirci una proiezione attendibile sul peso del centrosinistra, va fatta leggi tutto

Partito: una parola tabù

Luca Tentoni - 06.06.2020

Alla base della Seconda repubblica c’è un elemento di grande ipocrisia. Riguarda l'uso della parola "partito", che dopo il 1993 ha fatto la stessa fine della parole "patria"; ogni volta che "cade un regime", insomma, non sapendo fare i conti con la nostra storia li facciamo con la toponomastica (come in effetti è giusto) ma anche con il linguaggio corrente. Però, così come la Patria non è morta neanche l'8 settembre del 1943 (e semmai è risorta il 2 giugno 1946, a volerla dire con enfasi), tanto da essere rivalutata da un Capo dello Stato antifascista come Carlo Azeglio Ciampi, anche i partiti non sono affatto defunti. Anzi, già dal 1994, cioè nel primo parlamento della "Seconda repubblica", molti gruppi e molti soggetti politici (tranne il Ppi e il Pds, ad onor del vero) hanno continuato e continuano tutt'oggi ad agire come partiti, vergognandosi però di definirsi tali. Ciò è accaduto per tre motivi: negli ultimi ventisette anni, partito è sinonimo di corruzione, burocrazia politica, tangenti. In tutti i sondaggi il discredito per i partiti è a livelli record. Però è il nome che non piace, perché' se nove su dieci non amano i partiti, almeno sette su dieci (alle elezioni) li votano. Strano, vero? Il secondo motivo attiene al rinnovamento: leggi tutto

M5s: arriva il terzo mandato?

Luca Tentoni - 30.05.2020

Dopo il "mandato zero", forse per i Cinquestelle arriva l'ora del mandato numero tre. L'eventuale candidatura di Virginia Raggi alle elezioni comunali del 2021 darebbe all'esponente pentastellata romana la possibilità (anche se non confermata sindaco) di avere a disposizione un terzo mandato di consigliere comunale, dopo essere stata eletta nel 2013 e nel 2016. Se si applicassero le regole attuali, la Raggi potrebbe essere eletta in Parlamento (la sua esperienza in Consiglio del 2013 sarebbe considerata "mandato zero") ma non in Campidoglio. Così, la difficoltà di trovare un diverso esponente del M5s che si assuma l'ardua eredità di un'esperienza di governo locale a dir poco infelice (con la Meloni, peraltro, che sembra lanciata verso la conquista di Roma, sbaragliando centrosinistra e grillini) si somma alla grande opportunità di creare un precedente che valga anche per il Parlamento nazionale: in questo modo, Di Maio potrebbe ricandidarsi in Parlamento, invece di tornare dal Ministero degli Esteri allo status di semplice cittadino elettore (ma non più rieleggibile) mentre Di Battista (che astutamente ha saltato il turno del 2018 e sarà forse l'unico eletto nel 2013 a poter tornare alla Camera in occasione delle prossime politiche) non si troverebbe ad essere uno dei pochissimi "padri nobili" del Movimento sopravvissuti alla leggi tutto

I due anni di Conte a Palazzo Chigi

Luca Tentoni - 23.05.2020

Fra poco più di una settimana il presidente del Consiglio potrà festeggiare il secondo anno a Palazzo Chigi. Vi entrò il primo giugno del 2018, in seguito ad un'estenuante trattativa post-elettorale, come "primo non fra pari" ma quale "garante del contratto" stipulato fra Cinquestelle e Lega. Al suo esordio, Conte era sostanzialmente il vice dei suoi vicepresidenti Di Maio e Salvini: avrebbe esercitato questo ruolo per parecchi mesi (tranne che durante la trattativa con l'Ue per ottenere flessibilità sui conti pubblici e il famoso 2,04% di deficit per il 2019), finché non si accorse, giusto un anno fa, che il suo governo non avrebbe avuto lunga vita. La Lega aveva ormai sottratto metà dei voti al M5s e ribaltato i rapporti di forza nella maggioranza, ma soprattutto c'era una premiership di fatto esercitata da Salvini in modo neanche troppo nascosto. Fu in quel momento, dopo aver compiuto un apprendistato di un anno, che Conte capì una cosa fondamentale: i Cinquestelle, che erano in una profonda crisi di identità e di consenso, dopo le elezioni europee, avevano bisogno non più di un garante, ma di un leader che sapesse e potesse contrastare il capo leghista. seduto a poca distanza. Il Conte due - non solo leggi tutto

Dal passato una lezione per il presente

Luca Tentoni - 16.05.2020

La pausa forzata legata all'epidemia di Covid-19 ci ha "costretti" a ripensare non solo al nostro modello di società, ma alla comunicazione, al rapporto fra Stato e regioni e fra Stato ed economia, oltre al ruolo del sapere e degli esperti, dei corpi intermedi, dei partiti e dal dovere della classe politica di non ridursi a passiva "follower" degli umori espressi dai sondaggi ma di riprendere l'iniziativa. Tutto questo sarà ancora più importante nei prossimi mesi, quando la crisi economica scaricherà sulla società italiana un misto di miseria, di disoccupazione e di tensioni. Del resto, già oggi "la nostra società si divide in due vaste zone. Nell'una, ci sono coloro che hanno un patrimonio, un reddito, un lavoro, e che sembrano voler difendere con ogni mezzo e con energico spirito corporativo quello che hanno. Alla porta di tale zona si affolla l'altra, costituita da disoccupati, giovani e adulti, da categorie debolissime, da abitanti di zone depresse. Se le forze politiche e sociali continuano ad occuparsi soltanto della prima zona, secondo i propri interessi politici, di classe o di ceto, trascurando la seconda, non usciremo dal problema. anzi lo vivremo in senso sempre più drammatico". Queste parole sono state pronunciate da leggi tutto

Le divisioni storiche e il futuro del Paese

Luca Tentoni - 09.05.2020

La "fase due" dell'emergenza legata al Covid-19 ha avuto i suoi effetti anche nell'opinione pubblica, riattivando le divisioni politiche. Infatti, come spiegano Roberto Biorcio e Fabio Bordignon nell'illustrare i dati di un sondaggio dell'Atlante politico per "Repubblica", mentre a marzo il 94% degli intervistati era a favore della linea del governo e dei provvedimenti adottati, oggi la quota scende al 64%, in modo però difforme a seconda della posizione politica degli interpellati. Nel centrodestra, c'è un 52% di critici contro un 47% di favorevoli, mentre nella coalizione giallorosa i giudizi positivi su quanto disposto dal governo costituiscono il 72% delle risposte. Va detto che le distinzioni riguardano anche le categorie socioeconomiche degli intervistati: i favorevoli sono il 76% fra operai e impiegati (che di solito votano di più per centrosinistra e M5s) ma solo il 55% fra gli autonomi (in questo gruppo la Lega è molto forte, come del resto tutta la destra). Difficile dire se la causa prima di questa divaricazione di pareri sia dovuta alla condizione economica oppure alla collocazione politica. Se fosse vera quest'ultima ipotesi - che a noi pare una concausa dell'altra - riaffiorerebbe ciò che dall'inizio della cosiddetta Seconda Repubblica è sempre stato evidente: ci sono due mondi che non si riconoscono legittimità a governare e leggi tutto

Un errore di comunicazione

Luca Tentoni - 02.05.2020

Il presidente del Consiglio Conte ha presentato in televisione i provvedimenti per la "fase due" dell'emergenza legata al Covid-19, ma ha commesso errori di comunicazione e qualche imprudenza sul piano politico. Sul merito, le scelte si possono discutere: secondo alcuni sono poco tempestive, secondo altri ci vorrebbe maggior prudenza; inoltre, non si comprende bene se siano un compromesso fra una decisione politica e le indicazioni degli esperti o frutto più della prima o più delle seconde; infine, non si capisce perché, pochi minuti dopo la conferenza stampa, un piccolo partito della maggioranza (Italia viva, che ha una forte vocazione all'opposizione pur restando al governo) abbia criticato aspramente - se non sconfessato - alcune decisioni inerenti alla "fase due" e che lo stesso Pd, una volta letta la nota della Cei, si sia affrettato a invitare il governo a correggere la rotta sulle celebrazioni religiose (i leader della maggioranza non erano al corrente delle misure adottate?). Conte è apparso involuto, incerto, quasi timoroso nel presentare una fase due che in realtà sembra più una versione 1.2. della precedente; così, la parte relativa alle maggiori aperture (quelle nel mondo produttivo) è finita annacquata nell'ambiguità delle visite ai "congiunti", nel pasticcio relativo alla Messa domenicale (ingenerato anche dopo leggi tutto