Ultimo Aggiornamento:
27 gennaio 2021
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Un discorso di alta politica

Luca Tentoni - 06.01.2021

C'è chi, ascoltando superficialmente il discorso di Mattarella, avrà pensato che il presidente, per l'occasione, abbia preferito evitare temi politici. Si tratta di un grave errore di valutazione: chi (come l'autore di questo articolo) ha commentato per i quotidiani i discorsi quirinalizi di fine anno dal 1993 in poi, ha compreso bene che quella di Mattarella è stata un’allocuzione eminentemente politica. La pandemia, la necessità di sconfiggere la mentalità antiscientifica, il nuovo ruolo dell'Europa che ha costretto i sovranisti sulla difensiva, l'importanza di allocare nel migliore dei modi i fondi del Next Generation, la sottolineatura sull'aumento delle diseguaglianze e sulle fragilità del Paese sono tutti argomenti politici, ma che vanno oltre le polemiche quotidiane da pollaio. Il Capo dello Stato si è dimostrato in sintonia con le reali esigenze degli italiani, con la scala di priorità imposta dai fatti e non da qualche leader in cerca di potere o desideroso di mantenere a tutti i costi quello acquisito. Mattarella è sembrato dire agli attori del sistema partitico che adesso c'è altro di cui occuparsi: "è questa la realtà, che bisogna riconoscere e affrontare". Non è certo il caso di perdere tempo, perché "non vanno sprecate energie e opportunità per inseguire illusori vantaggi di parte"; è questo il leggi tutto

Le sfumature del bipolarismo, cinque anni dopo

Luca Tentoni - 05.12.2020

Questo è l'ultimo appuntamento con la rubrica "L'analisi del sabato". Il primo risale al 18 aprile 2015, in un'altra era politica che sembra ormai lontanissima. Da questa rubrica (e da altri scritti per Mentepolitica, in una collaborazione che ho iniziato nel luglio del 2014 e non finirà con l'appuntamento del sabato) sono nati ben sei Quaderni che la nostra rivista ha pubblicato: "Maggio 2015: elezioni regionali e sistema politico italiano"; "Brevi cenni sulla Repubblica"; "Le elezioni comunali del 2016 nei capoluoghi di regione"; La lunga transizione"; " Le elezioni comunali del 2017"; "Le stagioni dell'incertezza". Dopo esserci occupati dell'evoluzione politica, istituzionale ed elettorale italiana e delle democrazie occidentali, torniamo all'oggetto del nostro primo appuntamento del sabato: "Centro-periferia: un doppio sistema partitico?". Nel 2015 eravamo agli esordi di un processo che avrebbe caratterizzato il voto in Italia negli anni successivi e che forse non si è ancora concluso. Analizzando il voto politico del 2013 e quello delle elezioni regionali svolte fra il 2012 e il 2014 (in vista di quelle, allora imminenti, della primavera 2015), si notava l'esistenza di "tre elezioni di tipo diverso: per la Camera (nazionali, mobilitanti), per le Europee (nazionali, poco mobilitanti, caratterizzate da una fedeltà di partito più "leggera") e per le Regioni (locali, basate su dinamiche spesso riconducibili a persone, leggi tutto

L'incerto destino della Lega

Luca Tentoni - 28.11.2020

In politica restare fermi non è sempre una buona scelta, ma muoversi troppo può essere dannoso. È il caso di Matteo Salvini, che, costruite le sue fortune sull'opposizione ai governi di centrosinistra e conquistata nel 2018 la leadership nel centrodestra (quando qualcuno disse: chi prende più voti diventa capo della coalizione) arrivò tuttavia, nel volgere di poche settimane dalle politiche a dar vita ad un governo col M5s (con FI e FdI relegati all'opposizione: Berlusconi, con involontario umorismo, disse più o meno che al leader del Carroccio i suoi alleati avevano concesso questo "giro di valzer"). Tempo un anno - fatto di scontri con l'UE e culminato con la vittoria alle europee (34%) - e si arrivò alla svolta del Papeete, quando il vicepresidente del Consiglio e ministro dell'Interno decise di auto espellere la Lega dalla maggioranza gialloverde, certo di ottenere elezioni nelle quali il centrodestra a trazione salviniana avrebbe stravinto. Le cose non andarono proprio come desiderato, anche perché - frattanto - un altro esperto di movimentismo - l'ex segretario del Pd Renzi - aveva favorito a tutti i costi l'incontro fra i Democratici e i Pentastellati. Il governo giallorosa privò - da un lato - Salvini della gestione dell'immigrazione, ma - dall'altro - gli permise di muoversi liberamente da capo dell'opposizione, leggi tutto

I Cinquestelle dal movimento al partito

Luca Tentoni - 21.11.2020

Anche se alcuni hanno paragonato (del tutto impropriamente, con forzature giornalistiche) gli Stati generali del M5s ai congressi della Democrazia cristiana, va però sottolineato che questo passaggio della storia politica dei Cinquestelle ha sancito, più simbolicamente che formalmente, la trasformazione del movimento in partito. Il fatto che ci siano correnti, equilibri, tattiche e strategie in un gruppo che invece, allo stato nascente, era composto da tanti "uno vale uno" impegnati a rappresentare - senza discutere - la Volontà Generale del Popolo espressa attraverso una piattaforma telematica, è un deciso cambio di passo. Non è il primo e forse neanche il più importante. Da quando il M5s ha deciso di "sporcarsi le mani" accettando di governare con altri (sia pure salvando goffamente le apparenze e aprendo la stagione, durata solo un anno, del "contratto") l'ala "governista" dei Cinquestelle è stata non solo maggioritaria, ma ha guidato il movimento nella sua trasformazione in partito vero e proprio, con un capodelegazione e partecipando alla ripartizione dei posti ministeriali e di sottogoverno. Una volta avuta la maggioranza relativa dei voti e "costretto" (o autocostretto) a governare, il M5s è passato dall'antipolitica alla necessità di entrare nel Palazzo e fare delle scelte, difendendole e cercando di restare nelle stanze dei bottoni leggi tutto

Il populismo, la pandemia e gli equilibri politici

Luca Tentoni - 14.11.2020

Subito dopo l'elezione di Biden alla presidenza degli Stati Uniti d'America, molti commentatori hanno giustamente ricordato che il populismo non scomparirà con Trump (quest'ultimo, anzi, ha ottenuto un numero di voti persino superiore rispetto al previsto). Il fatto che la destra leghista e quella neomissina abbiano perso importanti agganci internazionali (ma non tutti) non ha alcun peso sul consenso che questi soggetti politici hanno nel Paese. La stessa Meloni, peraltro, è alla guida dei conservatori europei e sembra proiettata (più di Salvini, rimasto ancorato a Trump, diversamente dal suo collega di partito Giorgetti) verso la leadership politica - e un giorno forse anche numerica - della destra italiana. C'è da dire, anzi, che la base dell'estrema destra, da noi, è molto meno improntata alla realpolitik di certi suoi rappresentanti: un rapido giro sui social network sarebbe stato sufficiente, nei giorni immediatamente successivi alle elezioni americane, per rendersi conto che Trump era e resta il "capo spirituale" di parecchi elettori italiani. Senza contare che anche in certi ambienti ultraconservatori cattolici - quelli, per intendersi, che fanno fatica a riconoscere Bergoglio come Pontefice e che amano Benedetto XVI - il trumpismo non è certo finito con la sconfitta del magnate americano. Il populismo internazionale e quello italiano, insomma, sono vivi leggi tutto

Covid, Dpcm: un quadro generale confuso

Luca Tentoni - 07.11.2020

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur. Il dibattito che ha portato al varo del nuovo Dpcm ha fatto emergere le incertezze di tutti i soggetti coinvolti: il governo, il presidente del Consiglio, le regioni, i partiti di maggioranza e opposizione, le forze economiche e sociali, alcuni commentatori politici. L'unico ad essere rimasto saldo in questa tempesta è stato il Presidente della Repubblica, che ha invitato tutti all'unità. Il Dpcm è un compromesso al ribasso per non scontentare nessuno: Conte ottiene un allentamento robusto delle misure rispetto a marzo e in confronto a quanto si andava dicendo nelle ultime settimane (così può rivendicare il suo "no a nuovi lockdown generalizzati sul modello della primavera"), preoccupato com'è di non scontentare troppo chi scende in strada per protestare e di salvare le aziende che - anche nelle zone rosse - continueranno a restare aperte; le regioni scaricano - di fatto - la patata bollente delle chiusure al governo, ma il desiderio di Salvini di non lasciare sola la Lombardia leghista nel ristretto novero delle zone "da chiudere" è fallito, nonostante la buona volontà di Fontana (così la locomotiva del Paese si deve mettere in coda nel trenino sanitario delle regioni, stavolta); i partiti di opposizione rifiutano l'offerta di un tavolo col leggi tutto

Il virus influisce anche sull'analisi politica

Luca Tentoni - 31.10.2020

Se l'analisi politica è normalmente difficile, dovendo tenere conto di molteplici fattori che non riguardano solo i partiti ma anche le istituzioni, la società, l'economia, il contesto internazionale, in questi tempi di pandemia e di disorientamento tutto diventa più complesso. Gli attori politici sono costretti a cambiare registro: così, nessuno può dire più che col reddito di cittadinanza la povertà è abolita (M5s), che dobbiamo fermare a tutti i costi gli immigrati che arrivano sulle coste italiane (come se non entrassero anche via terra, in numero ancor maggiore), causa presunta di tutti i mali e i problemi del Paese (Lega-FdI) perché l'agenda è cambiata e il "pubblico" (così è reputato l'elettorato, spesso) non segue più la musica di un anno fa, diventata improvvisamente démodé. Dopo goffi tentativi di sbilanciarsi sulla necessità di "aprire tutto" e "chiudere tutto" a giorni alterni (si è visto a marzo che certe dichiarazioni di leader di vario colore politico mutavano repentinamente, creando un effetto che in altre circostanze - non tragiche come quelle - sarebbe stato comico), si è passati ad altro. C'è chi ancora parla di rimpasto (sottovoce, però, perché forse al Quirinale l'ipotesi non trova udienza) o ripete il solito giochino di sfilarsi subito dopo un'intesa (Renzi, che ormai fa leggi tutto

La questione del voto a distanza

Luca Tentoni - 24.10.2020

Le assenze in Parlamento dovute al contagio da Covid 19 o da quarantena precauzionale cominciano ad essere troppe, soprattutto considerando che il margine della maggioranza non è così ampio (in Senato; alla Camera, pur essendo rassicurante, non ha evitato la mancanza del numero legale, tempo fa). L'idea di conteggiare questi assenti come in missione può andar bene per assicurare la validità delle sedute, ma una sproporzione fra contagiati o parlamentari in quarantena di maggioranza e opposizione può rovesciare i rapporti di forza: non per motivi politici - il che sarebbe accettabile - ma per una semplice - inaccettabile - casualità. Ecco perché il senatore del Pd Stefano Ceccanti sta raccogliendo le firme dei suoi colleghi per dare il via al voto a distanza, che in altri paesi è stato già sperimentato. Eppure, il centrodestra (in particolare la destra neomissina di FdI e quella leghista) non vuole introdurre deroghe alla normale procedura. Tuttavia, è bene ricordare che - in occasione della legge contro l'omofobia - il rinvio dei lavori parlamentari è stato chiesto proprio dal centrodestra (che un po' temeva di soccombere e un po' voleva rinviare sine die il varo di un testo molto sgradito a Salvini e Meloni). Poiché la concordia e il "disarmo bilaterale" della prima fase della pandemia è leggi tutto

Politica, società e "seconda ondata"

Luca Tentoni - 17.10.2020

Se appare verosimile che la gestione delle fasi uno e due (soprattutto la prima) della pandemia abbia portato consensi alla maggioranza di governo e ai presidenti delle regioni (escluso quello lombardo, visti i risultati del centrodestra alle comunali), è però altrettanto probabile che un eventuale nuovo periodo di chiusura e confinamento possa produrre effetti politici (non solo sociali ed economici) dirompenti. In questo momento, infatti, è la memoria a pesare: quando fummo tutti costretti dai fatti al "lockdown" non c'erano precedenti e soprattutto non era stato possibile avere tempo - prima del virus - per approntare difese e contromisure adatte. Ora, invece, sarebbe illusorio ripartire psicologicamente da capo con la stessa speranza di marzo-aprile e con la stessa coesione di allora. Anche la gestione dell'emergenza è diventata, una volta finita la prima fase, un tema di dibattito politico ed è improbabile che, una volta aperto il vaso di Pandora, un nuovo confinamento generale della popolazione non susciti proteste alimentate anche dai partiti di opposizione (in particolare da quelli di destra sovranista). C'è poi, ora la questione di come e da chi far gestire l'enorme flusso di denaro di Next generation EU: le ricette della maggioranza e delle minoranze parlamentari divergono molto, in tal senso. leggi tutto

La riforma elettorale

Luca Tentoni - 10.10.2020

L'ipotesi che, fra le riforme in discussione, venga approvata dal Parlamento una legge elettorale proporzionale con preferenze e soglia d'accesso al 5% è finora remota. Le intenzioni del Pd sembrano un po' diverse da quelle del M5S e di Leu, mentre è ancora da capire se Forza Italia avrà il coraggio - sul Mes sanitario e sulla legge elettorale - di fornire alla maggioranza i voti necessari per compensare quelli eventualmente mancanti a causa di scissioni o defezioni sui singoli provvedimenti. Dando però per scontato ciò che non è, ovvero che la riforma elettorale alla fine sia quella voluta da Zingaretti, resta da domandarsi quali interpreti avremo sulla scena nel 2022 o 2023 quando si voterà. Con la soglia al 5%, la sinistra dovrà provare a costruire un patto col Pd (di confluenza nelle liste, magari accompagnato da una distinzione politica, un po' come fecero un tempo i radicali che si candidarono con i Democratici) mentre Italia viva e i centristi dovranno trovare una collocazione; il tutto, mentre Berlusconi si avvierà a superare gli 85 anni e ad affrontare un'eventuale competizione elettorale guidando Forza Italia (con la prossima legislatura che scadrà nel 2027 o 2028, cioè quando il Cavaliere avrà superato la novantina). A destra, Lega e Fratelli d'Italia resteranno come sono, leggi tutto