Ultimo Aggiornamento:
21 febbraio 2018
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ULTIMO NUMERO: Anno 5 uscita 14 del 21.02.2018

Grande coalizione e unità nazionale: riflessioni necessarie

Ha detto Gentiloni che tra governo di grande coalizione e governo di unità nazionale ci sono sottili differenze che tanto sottili non sono. Non ha spiegato di più, ma ha ragione. Vediamo di capire le differenze e soprattutto di interrogarci su cosa potrebbe significare un governo di unità nazionale e quali scenari potrebbe aprire nel contesto attuale.

La grande coalizione è una alleanza governativa che mette insieme due o più componenti che nella storia di un paese si sono presentate in competizione per la leadership dell’esecutivo. Il caso classico è l’alleanza in Germania fra CDU/CSU e SPD. Il governo di unità nazionale è quello a sostegno del quale si schierano tutti o quasi tutti i gruppi rappresentati in parlamento in nome di un superiore interesse del paese che è, o si ritiene che sia messo in grave pericolo. L’esempio classico è quello dei governi in tempo di guerra (nella Francia del 1914 venne chiamata una “unione sacra”).

La sottigliezza della distinzione sta nel fatto che anche le grandi coalizioni vengono presentate come alleanze eccezionali giustificate da emergenze, meno drammatiche di quelle di una guerra, ma comunque rilevanti. Tuttavia esse di per sé possono affermarsi, come è oggi il caso in Germania, lasciando vivere un sistema parlamentare in leggi tutto

Se avesse ragione Trump sugli investimenti pubblici?

Trump spinge sugli investimenti destinandovi 200 miliardi federali. Sul NYT del 12 febbraio il premio Nobel Krugman banalizza in quanto sarebbe solo una compensazione a tagli ai ministeri di Trasporti ed Energia. Nella seconda parte dell’articolo Krugman è però meno pessimista. La spesa federale potrebbe trascinare quella pubblica locale e quella privata. Con effetti moltiplicativi da 1000 a 1500 miliardi di investimenti totali pubblici e privati. La necessità di nuove infrastrutture di trasporto, distribuzione e produzione di energia  è avvertita da larga parte degli americani e spinge il consenso al presidente. In questa manovra molti economisti intravvedono però una espansione del deficit pubblico Usa, già sotto stress per la riforma fiscale che taglia l’imposta sugli utili d’impresa. Se usiamo l’odiosa bilancia di Maastricht il quadro è ancora più fosco. Il vero debito pubblico Usa è quello federale più quello delle amministrazioni locali. Mentre il riferimento è sempre a quello federale. Il reale debito pubblico supera in percentuale quello del bel Paese attestandosi a circa il 134% sul Pil. Ma al funambolico Donald non sembra fregare molto dei conti pubblici facendo infuriare oppositori ed economisti, al solito con musi lunghi. La reazione delle imprese, vicine a Trump, è positiva. La mossa di Donald  dà una ulteriore spinta all’economia Usa e piace nelle leggi tutto

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