Ultimo Aggiornamento:
16 dicembre 2017
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ULTIMO NUMERO: Anno 4 uscita 93 del 16.12.2017

Le elezioni 2018 fra "centro" e "periferia"

Nella competizione del prossimo marzo, un ruolo non irrilevante sarà giocato dal rendimento dei "poli" fra centro e periferia. Mentre il M5S sembra non risentire molto di alcune differenze territoriali fra capoluoghi di regione e altri comuni, per centrosinistra, centrodestra e sinistra questa distinzione non solo è valida, ma "pesa" molto sul risultato finale. Così è stato nel 2013: sebbene i comuni capoluogo di regione (19 più Bolzano e Trento) rappresentassero appena il 15,9% dell'elettorato nazionale, sono stati determinanti per far vincere al centrosinistra il premio di maggioranza alla Camera dei deputati. Infatti, Pd e alleati hanno avuto circa 126mila voti in più del centrodestra (10.049.393 contro 9.923.600: lo 0,37% sul totale) ma nei capoluoghi il vantaggio è stato pari a quasi 521mila voti (33,8% contro 24,4%). Per contro, il centrodestra ha sorpassato il centrosinistra negli altri comuni (30% contro 28,8%). Questa volta, si dirà, il sistema elettorale è diverso: non serve avere un voto in più a livello nazionale (o regionale, in Senato), perché non c'è premio di maggioranza. È vero. Però anche il risultato delle liste e delle coalizioni avrà un peso politico, senza contare che il centrosinistra dovrebbe teoricamente essere avvantaggiato nelle aree urbane maggiori e svantaggiato nei piccoli centri (quindi - rispetto alla media di voto di ciascuna regione e del Paese - leggi tutto

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