Ultimo Aggiornamento:
16 febbraio 2019
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ULTIMO NUMERO: Anno 6 uscita 13 del 16.02.2019

Appunti sulle elezioni europee del 26 maggio

Le elezioni europee del 26 maggio saranno diverse da tutte le altre, perché avranno - in qualche maniera - ancora un elemento della Prima Repubblica: non sono possibili coalizioni (salvo il regime speciale per i sudtirolesi) quindi ogni partito "corre" per proprio conto e in concorrenza con tutti gli altri. Così non è per il Parlamento nazionale, per le regioni, per i comuni. L'unica novità è lo sbarramento del 4%, introdotto nel 2009 per arginare il proliferare di liste minori nate (talvolta) solo per ottenere un seggio all'Europarlamento. La soglia fu un tentativo di razionalizzazione, perché fra il 1979 e il 2004 la percentuale minima per ottenere seggi era stata compresa fra lo 0,54 (Pri) del 1999 e lo 0,73 (FT) del 2004, con una media dello 0,63%. Va inoltre ricordato che per ottenere seggi alla Camera dei deputati, fino al 1992, un partito doveva ottenere un quoziente pieno in una circoscrizione e 300 mila voti di lista, cioè lo 0,8-0,9% nazionale; negli anni Ottanta il Psi propose uno sbarramento al 5% (anni dopo, il Pri suggerì una soglia più bassa, intorno al 3%). La soglia del 4% per la Camera dei deputati, introdotta col "Mattarellum" nel 1993, fu aggirata con l'abbinamento di più simboli (e con la candidatura nei collegi "sicuri" degli esponenti dei partiti minori delle coalizioni) nella ripartizione maggioritaria uninominale; leggi tutto

La colomba pasquale

Stefano Zan *

Tutti gli osservatori, nessuno escluso, hanno sempre sostenuto che il governo non sarebbe mai caduto prima delle elezioni europee. Non ostante tutte le difficoltà e le tensioni era interesse di entrambi i partiti che lo sostengono trovare delle mediazioni che consentissero di arrivare almeno fino a fine maggio. E in effetti di queste mediazioni spesso improbabili ne abbiamo viste molte in questi mesi con accordi raggiunti all’ultimo momento grazie al confronto diretto Di Maio-Salvini con Conte a fare da pompiere. Il quadro però sta progressivamente cambiando per almeno tre ragioni. La prima è che le continue mediazioni di varia natura hanno per i 5 Stelle un costo sempre più elevato perché progressivamente riducono il consenso di cui godevano al momento dell’insediamento del governo; ad oggi, stando ai sondaggi, hanno perso già tra il 7 e l’8%. E questo consenso passa direttamente nelle mani di Salvini che in pochi mesi ha superato la soglia del 30%. Quanto ancora possono permettersi di perdere i 5 Stelle prima di realizzare che per loro l’esperienza di governo è politicamente perdente?

La seconda regione è che dopo le elezioni in Abruzzo è probabile che anche le prossime elezioni regionali abbiano più o meno lo stesso esito. Come scrivevo la scorsa settimana il dato leggi tutto

La presunta discontinuità della Lega

Maurizio Griffo *

Quasi tutti gli osservatori politici sono concordi nel sostenere che la Lega di Matteo Salvini sia molto diversa dalla Lega di Umberto Bossi. A nostro avviso si tratta di un giudizio infondato, perché gli elementi di continuità prevalgono nettamente su quelli di novità. Per intenderlo converrà analizzare l’atteggiamento leghista su alcuni temi qualificanti dell’agenda politica del partito.

La Lega della prima ora aveva come obiettivo di fondo il federalismo, la devoluzione, se non addirittura la secessione. In sostanza faceva riferimento a formule politiche che, per quanto un po’ diverse fra loro e per quanto declinate variamente secondo la situazione particolare, erano però tutte orientate a contrapporsi al cosiddetto centralismo romano. Questa attitudine, dopo l’avvento al vertice dell’organizzazione di Salvini nel dicembre 2013, sarebbe stata mandata in soffitta e sostituita da dosi massicce di nazionalismo o di sovranismo, cioè da formule politiche che mettono in primo piano l’appartenenza nazionale e la identità italiana minacciata dalla crescente immigrazione.

Se è indubbio che la insistenza su temi nazionali o nazionalitari caratterizzi in modo molto più netto la propaganda leghista, questo non vuol dire che il devoluzionismo sia stato rinnegato, tutt’altro. leggi tutto

È disponibile in libreria il nuovo libro del nostro collaboratore Stefano Zan
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