Ultimo Aggiornamento:
18 novembre 2017
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ULTIMO NUMERO: Anno 4 uscita 85 del 18.11.2017

Parole povere. Il linguaggio della Seconda Repubblica

Le elezioni che si avvicinano saranno vinte più imponendo le priorità e la "narrazione" che ingaggiando battaglie di idee. È così, ormai, da lungo tempo, non solo (ma soprattutto) dall'inizio della Seconda Repubblica. L'elettorato è cambiato, ha mutato - in media, al ribasso - gusti e sensibilità, però il prodotto che la politica gli ha offerto è diventato, col passare degli anni, sempre più scadente. Una sorta di junk food, che in un bel libro uscito per Laterza pochi mesi fa ("Volgare eloquenza") Giuseppe Antonelli definisce icasticamente così: "in principio c'era il politichese, fatto di parole latine e oscuri riferimenti colti; oggi c'è il politicoso: un linguaggio che sta alla politica come il petaloso sta ai fiori". Come spiega l'autore, con l'ausilio della televisione, dei nuovi media e soprattutto di tecniche di marketing, si è scelto di raggiungere un elettorato sempre più distante dalla politica facendo ricorso alla "retorica dell'abbassamento". L'eloquenza di molti politici, afferma, "può essere definita volgare proprio a partire dall'uso distorto che fa della parola e del concetto di popolo (vulgus)", così, "nel momento stesso in cui si mitizza il popolo sovrano, lo si tratta in realtà come un popolo bue: qualcuno a cui rivolgersi con frasi ed espressioni terra terra, cercando di leggi tutto

Vaghe Cinque Stelle (dell’Orsa?)

Michele Iscra *

Davvero i Cinque Stelle hanno probabilità di avere l’incarico per formare il governo dopo che saranno state espletate le elezioni politiche della prossima primavera? La domanda non è del tutto peregrina, perché la situazione politica italiana è così magmatica da rendere possibile più di uno scenario.

Ci si potrebbe consolare dicendo che anche ammesso che M5S risultasse il partito più votato e che non ci fosse una coalizione che come somma ha raccolto più voti di esso (perché questo è il tema) ci sarebbe sempre la difficoltà per il Presidente della Repubblica di conferire l’incarico al candidato di un partito che nelle consultazioni non si è rivelato in grado di raccogliere, almeno ipoteticamente, una maggioranza nelle due Camere. Qui infatti c’è un problema che normalmente non viene preso in considerazione: nel nostro sistema bicamerale non basta vincere in una Camera, ci vuole anche l’altra. Allora forse andrebbe fatto un pensierino alle difficoltà che M5S avrebbe a raccogliere una messe di voti ragguardevole anche al Senato, dove per esempio le soglie di sbarramento si calcolano a livello regionale e dunque nelle regioni del Sud c’è maggiore spazio per le manovre dei partiti minori. Essendo notorio che M5S non fa accordi e coalizioni né prima né leggi tutto

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