Ultimo Aggiornamento:
23 marzo 2019
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Mentepolitica esce regolarmente di mercoledì e di sabato.

ULTIMO NUMERO: Anno 6 uscita 23 del 23.03.2019

Un voto "di secondo ordine"?

Il tema della natura politica delle elezioni europee è da sempre oggetto di studi e riflessioni. Ce ne siamo già occupati in vario modo in precedenti articoli, ma stavolta sembra opportuno rifarsi ad una classificazione risalente al 1980, cioè relativa alle prime elezioni europee a suffragio universale (quelle del giugno 1979). Reif e Schmitt indagarono sul rapporto fra consultazioni nazionali ed europee. In particolare, operarono una distinzione fra Hauptwahlen (elezioni principali, di primo ordine) e Nebenwahlen (di secondo ordine e minore importanza per elettori e partiti). Se è acclarato che nella prima categoria rientrano le consultazioni politiche (e le presidenziali, laddove si svolgono), nella seconda abbiamo le regionali e le amministrative. Per comprendere se le "europee" siano o meno da considerarsi di secondo ordine, Reif e Schmitt hanno individuato cinque caratteristiche, che ci aiuteranno, una volta resi noti i risultati del voto del 26 maggio prossimo, a classificare questa elezione e ad interpretarla meglio. Un voto è di "secondo ordine" se: 1) l'affluenza alle urne è più bassa che alle politiche; 2) l'attenzione si sposta sui temi nazionali più che su quelli europei; 3) i partiti di governo sono sconfitti; 4) i grandi partiti fanno registrare una flessione; 5) il voto ha conseguenze nazionali (a seconda del tempo in cui si svolge: leggi tutto

Banche tedesche vittime dell’eccesso di risparmio

Il lettore si chiede come possano essere in difficoltà le maggiori banche della Germania paese con l’economia più forte d’Europa, con un deficit pubblico ormai pari a zero, un surplus con l’estero vertiginoso e un tasso di disoccupazione invidiato da tutti. La ragione profonda di tutto questo ha un’origine apparentemente semplice ma non sempre compresa: l’eccesso di risparmio. Un male che affligge l’intero paese ovvero entrambi le sue due componenti: il settore pubblico e quello privato. Quest’ultimo ahimè spende molto meno di ciò che guadagna. Le famiglie e le imprese spendono poco. A spiegarlo ci sono anche fenomeni abbastanza “nuovi” per gli analisti economici che riguardano le persone anziane in pensione e che lavorano le quali risparmiano molto di più rispetto alle corrispondenti generazioni passate. Il tradizionale investimento immobiliare abitativo soffre poi la diminuzione di popolazione autoctona, la sola che ha capacità di spesa a fronte però di un numero di figli inferiore rispetto al passato. Mentre gli immigrati che avrebbero più figli non hanno le disponibilità per acquistare immobili. Di conseguenza il settore immobiliare non assorbe più una quota di risparmio cospicua. E dunque l’eccesso di risparmio si canalizza verso le banche, leggi tutto

Servono navigator alla politica?

Francesco Provinciali *

Quando si accendono i motori di una campagna elettorale il primo “start” non sono i programmi ma i nomi dei candidati.

Se il potere logora chi non ce l’ha è meglio mettersi al riparo e trovare rifugio in una lista, possibilmente in una collocazione sicura.

Specularmente per i vertici dei partiti è fondamentale piazzare pedine vincenti, uomini di fiducia che attirino consensi e soprattutto voti: la politica però non cerca mai i migliori ma i più fedeli, perché la struttura del potere in Italia si basa sul principio di appartenenza e sulla cortigianeria degli “yes man”.

Così è anche per le imminenti elezioni europee: ogni partito mette in moto la sua “gioiosa macchina da guerra” per individuare, reclutare e posizionare nomi di fedelissimi nei posti chiave.

Si comincia dai capilista e poi giù giù a cascata fino alle vittime sacrificali, coloro che si accontentano di una nomination pur sapendo di essere irrilevanti, di fare i tappabuchi che non compromettano la sicura elezione dei vincitori designati, che si accontentano di vedere il proprio nome in lista, una cosa da raccontare ai nipoti l’essere arrivati ad ottenere tanta fiducia.

C’è un re e un principe, poi i vassalli, i valvassori e i valvassini: ma non accadeva nel Medioevo? leggi tutto