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Le vie brevi della politica
La politica sembra aver abbandonato la scelta metodologica dell’analisi e della sintesi, per imboccare la via della semplificazione minimalista. Non è solo un problema di stilemi linguistici e comunicativi, ciò che è venuto a mancare è il fondamento ideologico del discorso politico: si procede per sommi capi, banalizzando in modo riduttivo temi e appartenenze, si nota un impoverimento di riflessioni e prospettive. La personalizzazione dei partiti con il nome del leader nel simbolo è la rappresentazione più eloquente di quella verticalizzazione del potere (sinonimo di crisi più che di forza) a più riprese stigmatizzata nei più recenti Rapporti annuali del CENSIS. Nello stesso tempo, specularmente, questa sorta di possesso in capo ad una persona -che dovrebbe essere la più rappresentativa dell’apparato- nasconde (mica tanto) una struttura organizzativa interna basata sulla fedeltà e sul vassallaggio.
Ciò si riflette, oltre il palinsesto partitico, anche nelle istituzioni perché le candidature elettorali non vengono indicate per merito accertato ma sulla base di un rapporto fiduciario interno: in poche parole ciò significa che i prescelti – ad ogni livello di rappresentanza degli organi istituzionali – in genere non sono i migliori ma i più affidabili portavoce dei vertici di partito.
In questo modo il dibattito fondato su tesi argomentate – come accadeva leggi tutto



