Ultimo Aggiornamento:
22 settembre 2018
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Mente politica esce ogni mercoledì e sabato.

ULTIMO NUMERO: Anno 5 uscita 66 del 22.09.2018

Un paese bloccato

Altro che governo del cambiamento: oggi l’Italia è un paese bloccato nelle sue contraddizioni che gli impediscono di prendere in mano il problema del suo futuro. Vediamo qualche elemento di questo contesto.

La prima considerazione da fare è che siamo in una situazione in cui manca qualsiasi effettiva possibilità di instaurare una dialettica fra maggioranza di governo e opposizioni. L’attuale esecutivo sa benissimo che non può essere battuto in parlamento, perché ciò presupporrebbe una convergenza fra forze politiche diverse le quali non hanno alcuna compatibilità che consenta loro di unirsi. Non ci sarebbero neppure i numeri, ma se ci fosse la possibilità di un fronte alternativo potrebbe accadere che si staccassero componenti della attuale maggioranza in modo da consentire l’alternativa. In fondo è così che si fanno le rivoluzioni parlamentari. Oggi per qualsiasi componente di M5S o Lega staccarsi dalla casa madre per passare con le opposizioni sarebbe un suicidio. Del resto il PD perde ogni giorno di più attrattività, l’estrema sinistra è un fantasma senza corpo, Forza Italia è una formazione che ormai Berlusconi ha costretto ancora più di prima ad agire unicamente al servizio della conservazione di qualche suo interesse personale (vedi il recente caso della nomina del vertice Rai).

Tuttavia questa condizione leggi tutto

Il populismo: una fuga ribelle dalla modernità

Carlo Marsonet *

Sono tempi davvero fertili per la rilettura di alcuni classici. In modo particolare, la rivolta populista oggi in atto può essere efficacemente considerata sotto la lente analitica di autori come Tocqueville, Ortega y Gasset e Hayek, solo per citarne alcuni. Se, da un lato, tale “ribellione” è causata da motivazioni contingenti dovute al contesto sociale, politico ed economico odierno, d’altro canto si tratta di un prodotto che in qualche modo è coltivato all’interno della democrazia stessa e, pertanto, ha un’origine più profonda e latente.

Il populismo non nasce dal nulla, evidentemente. Non è, pertanto, la causa prima di una crisi. Piuttosto, si configura come l’esito di uno squilibrio socio-politico-economico, ma anche culturale, causato da eventi o processi che vanno ad impattare sulla struttura di un paese. La globalizzazione, la conseguente perdita di salienza delle democrazie nazionali e il crollo di certezze che si credevano acquisite una volta per tutte alimentano sentimenti di ostilità e rancore nell’ “uomo-massa”, descritto da Ortega, nei confronti di chi attenta al suo status, considerato come un diritto inalienabile, quasi naturale. Costui, tipico prodotto della “democratizzazione fondamentale” e della massificazione delle società opulente, sviluppa in un certo senso una sorta di capricciosa tracotanza senza limiti che lo porta a

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