Ultimo Aggiornamento:
17 aprile 2019
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ULTIMO NUMERO: Anno 6 uscita 30 del 17.04.2019

Pasticcio libico, versione italiana

Chi venisse accusato di sottovalutare la crisi libica si offenderebbe: tutti si dicono estremamente preoccupati, ben consapevoli della portata del problema, e tutti fanno capire di avere dei piani per affrontare l’emergenza. Quali non è ovviamente dato di sapere, a meno che non ci si voglia fidar di qualche parola al vento. Sta di fatto che anche questa emergenza è una occasione per fare propaganda elettorale, non certo il miglior modo per rispondere ad una grave crisi alle porte di casa nostra.

Al solito si sta finendo per ridurre tutto alla possibilità che si presenti una emergenza migranti, che le drammatiche condizioni in Libia trasformerebbero ipso facto in rifugiati. Si sarà visto che su queste paure hanno subito speculato le parti in causa: Haftar per primo, perché il suo tentativo di conquistarsi la Tripolitania sperava venisse accettato visto che riteneva di potersi presentare come colui che era in grado di mettere ordine nel caos libico di cui profittano i trafficanti di esseri umani. Poi è arrivato Serraj, che si è affrettato a dare una intervista alla stampa italiana in cui sventolava la minaccia di 800mila persone pronte a salpare verso le nostre coste giusto per ottenere sostegno alla sua causa. leggi tutto

La strategia della Lega

Stefano Zan *

In un articolo di qualche settimana fa avevo sintetizzato la strategia della Lega come ispirata dalla vecchia canzone di Orietta Berti: “Finché la barca va, lasciala andare”. Infatti, in un anno, senza colpo ferire Salvini ha vinto tutte le elezioni regionali con il Centro Destra e ha portato i suoi consensi oltre la soglia del 30% sottraendoli tanto a Forza Italia che ai 5 Stelle. Ci sono però alcuni segnali che lasciano intendere che questa strategia sostanzialmente attendista, che investe primariamente sulle debolezze altrui, non sia più praticabile o vincente. Le acque si stanno agitando e la navigazione non è più così tranquilla e scontata. Ci sono almeno quattro fattori che agitano le acque in questo momento.

La crisi economica si riflette sull’azione di governo sotto almeno due profili. Il primo è quello che è sempre più evidente che, questa volta, la responsabilità della crisi è principalmente del governo che con le sue dichiarazioni, comportamenti, provvedimenti ha trasformato in vera e propria recessione quello che per altri paesi è un semplice rallentamento dell’economia. Il secondo è che con questa situazione economica, gli impegni già assunti e le nuove promesse elettorali, la prossima finanziaria sarà estremamente problematica e non lascerà spazi a provvedimenti demagogici che influenzano negativamente tanto il Pil che il debito. leggi tutto