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Affollarsi al centro
La vicenda del “centro” è una storia infinita della politica italiana. C’era già ai tempi della Prima Repubblica come competizione dei partiti “laici” (PLI, PRI, PSDI) in cerca di un peso determinante nel rapporto con la DC, che oscillava sempre intorno alla famosa formula del “partito di centro che guarda a sinistra”. Ci fu una lunga telenovela per vedere se i tre “laici” potevano confluire in un partito unico e non se ne fece mai nulla, per la semplice ragione che i diversi gruppi dirigenti tenevano ai loro rispettivi posti.
La storia si ripete oggi, con tutti i mutamenti del caso. Il primo è che non c’è più un forte partito misto con un suo centro che può guardare a destra o a sinistra. Nella prima versione, centro che guarda a destra, ci provò Berlusconi, nella seconda avrebbe dovuto provarci il nuovo PD. La versione Berlusconi è sopravvissuta con FI di Tajani, che però non è più un forte partito che guida i giochi. Il PD ha sostanzialmente mutato pelle rispetto al progetto originario, per cui è divenuto un partito, neppur tanto forte, di populismo di sinistra alla moda con qualche zerbino su cui far accomodare, in disparte, i riformisti superstiti.
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