Ultimo Aggiornamento:
07 dicembre 2019
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Argomenti

Rinviato al 2020 il ritorno dell'educazione civica: il CNPI boccia il decreto Bussetti

Francesco Provinciali * - 25.09.2019

A parole praticamente avevano esultato tutti, forse eccetto chi a scuola ci lavora veramente ed ha un minimo di esperienza didattica e di insegnamento: ritornerà l’educazione civica nelle scuole, si insegnerà per 33 ore all’anno con tanto di voto in pagella, dalla scuola primaria alle superiori ma anche a partire dalle scuole dell’infanzia sono previste “iniziative di sensibilizzazione alla cittadinanza responsabile”: puntualizzazione fondamentale e da chiarire bene prima dell’inizio delle attività didattiche perché in questa fattispecie si tratta di bambini dai tre ai cinque anni.

Aveva esultato il Ministro uscente del MIUR Bussetti che ha tolto il tema scritto di storia alla maturità ma avrebbe affidato l’insegnamento dell’educazione civica ai docenti dell’area storico-geografica nella scuola primaria e media e a quelli dell’area economico-giuridica nelle secondarie di secondo grado (peccato che detta area non esista in tutte le scuole superiori). L’annuncio era stato trionfale: “Oggi è una giornata storica! Finalmente ritorna l’educazione civica come materia obbligatoria nelle scuole. Un traguardo necessario per le giovani generazioni perché sono i valori indicati nella Costituzione a tenere unito il nostro Paese. Il compito della scuola è di educare alla cittadinanza attiva, leggi tutto

Rapporto OCSE: poco pil per la scuola italiana e molti ragazzi "Neet"

Francesco Provinciali * - 14.09.2019

È un’immagine depauperata quella della Scuola italiana dei prossimi anni che esce dal Rapporto OCSE "Education at a glance 2019": colpisce il dato negativo quantitativo rispetto al numero di alunni e docenti attuali. Potremmo chiamarlo un ridimensionamento sistemico, peraltro in linea con tutti gli altri indicatori standard dello sviluppo o della stagnazione di un Paese. Da noi prevale il segno meno sotto diversi profili di considerazione, basti ricordare il precedente rapporto dello stesso Istituto parigino di analisi dei sistemi formativi e ricordare il trend negativo marcato sulla “fuga dei cervelli” all’estero. Un rapporto di tre mesi fa, non del decennio precedente, che potrebbe utilmente invitare alla rilettura della (altrettanto recente) Ricerca di Sgritta e Raitano della Sapienza su “Generazioni tra conflitto e sostenibilità”: una documentata, rigorosa analisi sugli equilibri sociali possibili in futuro.  Per non parlare di PIL, nuove imprese, occupazione giovanile, mercato del lavoro, start-up, grandi opere, infrastrutture, ricerca pura e applicata: caleidoscopici frammenti di una realtà oggetto di studi e analisi condotte dall’Istat e dal CENSIS, senza che la politica nel suo complesso ne abbia avvertito la rilevanza e la potenziale utilità in chiave di programmazione economica e di modelli sociali da perseguire. leggi tutto

Panino vietato a scuola: conseguenze della sentenza di Cassazione

Francesco Provinciali * - 24.08.2019

La Suprema Corte di Cassazione con Sentenza n° 20504/19 depositata in data 30 luglio 2019 ha stabilito che il panino portato da casa in sostituzione dei cibi forniti nella mensa della scuola non può essere consentito in quanto non si materializza giuridicamente un “diritto soggettivo perfetto e incondizionato all’autorefezione individuale, nell’orario della mensa e nei locali scolastici”.
“Pertanto (tale diritto) non è configurabile e, quindi, non può costituire oggetto di accertamento da parte del giudice ordinario, in favore degli alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado”.
La sentenza mette fine ad una lunga querelle attivata da numerose famiglie di alunni frequentanti in particolare la scuola dell’infanzia e quella dell'obbligo e annulla la Sentenza n° 1049 del 2016 della Corte d'Appello di Torino (città dove il procedimento impugnato si era radicato) che aveva stabilito invece che le famiglie potevano realizzare una sorta di scelta tra la mensa fornita dalla scuola e il pasto portato da casa, consentendo di fatto la possibilità di esercitare una diversa opzione alimentare rispetto al menu previsto a scuola e - contemporaneamente - il diritto di consumare tale pasto "alternativo" fornito da casa nello stesso luogo e nello stesso orario in cui viene di norma somministrata la refezione scolastica agli alunni che ordinariamente leggi tutto

La formazione tra crescita personale e spendibilità sociale

Francesco Provinciali * - 16.03.2019

Al banchetto della legge di bilancio, definita “manovra per il popolo”, il grande convitato di pietra è un piano di investimenti mirato sulla cultura, la formazione, l’innovazione del sistema scolastico.

L’assenza si fa notare non solo dal punto di vista del budget finanziario stanziato per l’istruzione ma anche per qualsivoglia propedeutica analisi comparativa con i sistemi formativi dei Paesi della Comunità Europea.

Se da più parti si chiede un’Europa dei popoli, interconnessa sul piano istituzionale e con riferimenti etici e culturali condivisi e non solo un’Europa delle banche, dei mercati e della finanza, l’occasione del confronto su questi aspetti è andata perduta. Evidentemente questo tema non è stato messo nell’agenda dei negoziati bilaterali tra Governo italiano e Commissione europea, si è preferito elemosinare il condono delle procedure d’infrazione per imporre il reddito di cittadinanza (con tutti gli impliciti interrogativi tuttora irrisolti) piuttosto che portare al tavolo delle trattative, per nostra iniziativa, un piano europeo di sviluppo su scuola e istruzione. Infatti l’Italia resta agli ultimi posti sia rispetto agli investimenti in ricerca pura e applicata, sia miratamente in ordine all’innovazione dei suoi programmi di alfabetizzazione culturale e digitale, sia per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, che per le dotazioni di risorse umane leggi tutto

La scuola in Europa, dal tablet al libro di Stato

Francesco Provinciali * - 06.02.2019

Mentre la Finlandia prosegue la sperimentazione avviata nel 2016 che prevede l’abolizione del corsivo nell’apprendimento della letto-scrittura per sostituirlo, insieme al libro cartaceo, con l’uso del tablet fin dal primo anno della scuola dell’obbligo, in Ungheria il Governo decide che i libri in dotazione alle classi del sistema scolastico nazionale saranno pubblicati esclusivamente dal Centro Statale per lo sviluppo dell’istruzione (OFI).

Come riferito da Il sole 24 ORE, la riforma voluta dal premier Vicktor Orban mette al bando i testi scolastici pubblicati da case editrici private e ciò al fine di garantire allo Stato il controllo e il monopolio della formazione didattica.

Sono due modi opposti di considerare non solo le metodologie didattiche dell’insegnamento-apprendimento, quanto i contenuti e le finalità educative del sistema formativo, da parte di due Paesi che pure fanno parte della Comunità europea.

Da un lato l’introduzione del tablet in sostituzione di libri e quaderni rappresenta una scelta che si stacca nettamente dai programmi scolastici tradizionali al punto di aver sollevato critiche e perplessità, sia in ordine all’abolizione del corsivo sia a motivo dell’estensione pervasiva di un apprendimento basato su dotazioni tecnologiche che implicitamente leggi tutto

Geografia e storia cenerentole delle scuole superiori

Francesco Provinciali * - 08.12.2018

Geografia e storia non sono mai state molto amate dagli studenti: troppe date, avvenimenti, guerre, trattati, molta confusione sulle capitali, sui fiumi, i laghi, i confini regionali e nazionali. Eppure codificano le coordinate spazio-temporali della nostra vita, collocandoci nel mondo dalle sue origini al nostro presente.

Rappresentano le chiavi di accesso alla realtà nel suo divenire e nel suo essere consapevolezza del mondo.

Dopo la riforma Gelmini del 2008 la geografia è stata marginalizzata nei programmi delle scuole di ogni ordine e grado ma specialmente nelle superiori la sua presenza è ridotta al lumicino: 1 ora la settimana in alcuni istituti tecnici, 3 ore nel biennio del liceo ma trasformata in geo-storia, un mostro culturale riduttivo e tutto da inventare. Ci pensa ora il Ministro Bussetti a togliere il tema storico dall’esame di maturità: peraltro statisticamente il meno scelto dai maturandi, circa il 3% delle scelte tra gli ambiti proposti negli ultimi anni.

Tutto molto significativo. Cavalcando una deriva di semplificazione culturale, di obsolescenza della memoria e della consapevolezza del mondo in cui viviamo (e da cui veniamo) viene dato più spazio ai temi di attualità, ai fatti di cronaca, alle libere opinioni svincolate dalla conoscenza.

Cacciare fuori a poco a poco la storia e la leggi tutto

Quei bambini stranieri che “abbassano il rendimento” delle classi scolastiche.

Chiara Sità * - 06.01.2018

Io l’anno prossimo avrei dovuto andare in pensione, sa? Poi quest’anno abbiamo cominciato ad avere alunni immigrati nella classe. Io insegno storia. E mi sono detta ma che occasione questa, spiegare l’Europa medievale, la religione, a ragazzini che hanno categorie completamente diverse dalle nostre, mi costringerà a ripensare tutto il mio modo di fare storia. Ho pensato: è un momento importante, non posso perdermelo! E ho deciso di rinviare la pensione”. Sono le parole di un’insegnante di scuola media di una cittadina del nord Italia.

Di tutt’altro avviso sembrano i titoli di giornale che hanno campeggiato recentemente sul Corriere Milano, seguito da altre testate nazionali e locali: “Scuola, le classi perdenti: il rendimento cala se gli immigrati sono oltre il 30%”. I risultati dell’indagine citata (effettuata dal Politecnico di Milano per il Corriere) rilevano che nella scuola primaria le medie ai test Invalsi sono più basse per le classi in cui sono presenti più del 30% di bambini stranieri. La definizione di questa popolazione e la narrazione giornalistica su questi numeri sollevano alcune questioni.

Innanzitutto, con la definizione “stranieri” ci si riferisce a bambini non in possesso della cittadinanza italiana, mettendo quindi nello stesso calderone due categorie molto diverse, quella dei bambini nati leggi tutto

Un’occasione mancata. Le Linee guida MIUR per l’educazione al rispetto.

Chiara Sità * - 01.11.2017

Sono state firmate dalla Ministra Valeria Fedeli le Linee guida nazionali “Educare al rispetto: per la parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le forme di discriminazione”, in attuazione all’articolo 5 del ddl. 119/2013 sul contrasto alla violenza di genere e nella cornice delle normative europee sui diritti umani. Le Linee Guida si propongono di mettere a disposizione della comunità scolastica (dirigenti, insegnanti, genitori, allievi) un quadro di riferimento per mettere in atto percorsi educativi volti a promuovere il rispetto delle differenze di genere e contrastare le discriminazioni.

I contenuti delle Linee negli ultimi anni sono stati oggetto di non poche polemiche, di cui ricordiamo in particolare quella contro la cosiddetta “educazione al gender”.

Educazione “al gender” o “all’ideologia gender” è una locuzione priva di significato dal punto di vista pedagogico e didattico, utilizzata da movimenti di area tradizionalista come il comitato “Difendiamo i nostri figli” per definire paventati percorsi educativi che cancellano le differenze tra il maschile e il femminile, che “educano all’omosessualità”, o che introducono i bambini a pratiche sessuali. È inutile ricordare che nella scuola italiana (e non solo) leggi tutto

Tempo di vacanze …

Paolo Pombeni - 05.08.2017

Cari Lettori,

    agosto è tradizionalmente tempo di vacanze, anche se non per tutti. Il nostro piccolo periodico che, come sapete, si basa interamente sul lavoro volontario di redattori e collaboratori, si concede un periodo di sospensione. Torneremo regolarmente da voi coi consueti due numeri settimanali del mercoledì e del sabato a partire da sabato 2 settembre. Naturalmente come sempre quelli di voi che sono iscritti alla nostra mailing list di avvisi riceveranno la consueta comunicazione della messa in rete del numero.

Contiamo che anche gli altri continuino a seguirci con la simpatia che hanno mostrato sin qui. Ormai c’è una comunità di circa 3000 lettori a numero che accede al nostro sito. Questo per noi è un grande orgoglio perché siamo un gruppo di persone che fa questo lavoro per passione, senza altro fine che mettere a disposizione di chiunque voglia approfittarne delle riflessioni sugli avvenimenti politici.

In un contesto sempre più dominato da prese di posizione partigiane e da lotte fra gruppi e tribù politiche, noi continuiamo ostinatamente a credere che ragionare di politica aiuti la crescita civile del nostro paese e che ci sia più gente di quanta ritengono politici e produttori di talk show desiderosa di essere stimolata a riflettere. leggi tutto

Pratiche di didattica interculturale

Angela Maltoni * - 03.09.2016

Senza dover rileggere tutte le numerose e fondamentali circolari ministeriali riguardanti l’educazione interculturale, a mio parere è d’obbligo porre l’attenzione sui dieci punti delineati nel recente documento – settembre 2015 – “Diversi da chi? Raccomandazioni per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura”[1] che risultano imprescindibili quando si vuole mettere in atto una didattica interculturale per costruire la scuola delle “cittadinanze” – europea, ma anche e soprattutto mondiale - capace di valorizzare le tante identità locali e, nel contempo, di far dialogare la molteplicità delle culture entro una cornice di valori condivisi. In questo documento, infatti, vengono evidenziati tutta una serie di punti di criticità che dovrebbero essere superati perché “una “buona scuola” è una scuola buona per tutti e attenta a ciascuno.

Al di là delle buone pratiche e delle singole iniziative di accoglienza e di integrazione, ancora oggi alla luce dei molti episodi di intolleranza occorre ripensare l’approccio del “fare scuola”. L’educazione interculturale come pratica quotidiana con cui “condire” tutte le proposte didattiche deve perciò costituire lo sfondo da cui prende avvio la specificità di percorsi formativi rivolti alla totalità della classe. leggi tutto