Ultimo Aggiornamento:
24 luglio 2024
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Argomenti

I docenti fragili che finiscono davanti alle commissioni di verifica dell'Inps

Francesco Provinciali - 20.04.2024

Ora che lo smart working è stato rimosso dalle tutele dei docenti lavoratori fragili si possono trarre alcune conclusioni su una vicenda tormentata che resta una delle pagine più vergognose della storia repubblicana. Il lavoro agile preesisteva alla normativa introdotta dal primo Governo Conte e via via rinnovata a singhiozzo, in ritardo, con limitazioni (solo i privati, non i pubblici fino alla Direttiva Zangrillo del 29/12/2023 che intendeva porre rimedio nel pubblico impiego ad una disparità di trattamento di profilo costituzionale).  Applicata in tutti i Ministeri meno che in quello dell’Istruzione e del Merito, ma limitatamente al personale docente: non c’erano soldi per pagare i supplenti, eppure so che ci sono Dirigenti amministrativi che lo smart working lo fanno anche ora, con contratti ad personam. So anche di qualcuno che ha scritto al Ministro Valditara e al Presidente Mattarella senza ottenere risposta. Preesisteva – dicevo – la legge 81/2017 che affermava che il Dirigente Scolastico “può” organizzare modalità flessibili di lavoro e di formazione del personale: qualcuno ha chiesto di applicarla ma si è sentito rispondere “può” ma non “deve”: una grande prova di comprensione e umanità verso malati le cui patologie sono state poi certificate “fragili” dal D.M. Salute del 4/2/2022. In piena emergenza pandemica i leggi tutto

Svolgere un tema da soli o con l'intelligenza artificiale

Francesco Provinciali - 30.03.2024

La rivista Orizzonte Scuola riferisce una vicenda significativa per inquadrare nel panorama variegato degli istituti scolastici, quali situazioni e con quali conseguenze l’uso disinvolto delle tecnologie, l’intelligenza artificiale e la digitalizzazione pervasiva stiano radicalmente modificando la scuola e con essa il concetto di istruzione, apprendimento, educazione: insomma una visione decisamente alterata dei principi pedagogici che hanno ispirato la didattica fino ad oggi.

La notizia è questa: in una classe terza di scuola media inferiore (o secondaria di primo grado, che dir si voglia) 18 alunni su 23 hanno consegnato al professore di lettere un tema, assegnato come compito a casa, elaborato utilizzando ChatGPT (un trasformatore generativo pre-addestrato) che si basa sull’I.A. nell’interazione con un essere umano ed è in grado di elaborare testi simili a quelli che potrebbe produrre una persona decisamente acculturata. Il suo rendimento è infatti ‘tarato’ sulla “ottimizzazione” dei risultati. Nel caso considerato il tema restituito dagli studenti che non ne hanno scritto il contenuto ma si sono affidati all’I.A. risulta ineccepibile nella forma, logico e consequenziale nello sviluppo narrativo e semantico: peccato che gli pseudo-autori di cotanta eccellenza non siano poi stati in grado di spiegare la trama né di dimostrare di averne compreso il significato. Una mera applicazione dell’innovazione digitale leggi tutto

L'autonomia scolastica come moltiplicatore di burocrazia

Francesco Provinciali - 24.02.2024

Girava un tempo tra gli insegnanti una battuta: tra il dipendere dal Provveditorato o dal Ministero quasi tutti sceglievano la seconda ipotesi per il semplice fatto che il Ministero si trovava fisicamente più lontano: meno fiato sul collo e maggiore autonomia didattica consentivano ai docenti di esprimere il meglio di sé, in classe, con i propri alunni. Retoricamente in quegli anni si parlava di “missione educativa”: sarà stata un’affermazione enfatica ma quella generazione di maestri e professori (ne avevo due in casa, mio padre e mia madre) contribuì all’alfabetizzazione del Paese e da quella scuola uscirono teste pensanti, apprendimenti solidi e competenze spendibili nella vita professionale. C’era da allora - c’è da sempre- un rapporto confliggente tra burocrazia e insegnamento, tra circolari e lavoro con i propri alunni. Di circolari ne arrivavano a iosa, c’era l’ordine e poi il contrordine: con buon senso Direttori Didattici e Presidi filtravano il necessario dal superfluo e ridondante. Ricordo che nel 1976 pubblicai su Scuola Italiana Moderna un articolo intitolato “Programmare è semplificare”: ricevetti una telefonata di complimenti dal Direttore della Rivista, che mi disse che avevo visto giusto e mi propose di entrare in redazione. Non lo feci e preferii cimentarmi nella strada che poi ho leggi tutto

Merito e mobilità sociale. Perché la scuola non deve dimenticare l’articolo 34 della Costituzione

Gian Luca Galletti * - 07.02.2024

Di promozione del merito il nostro Paese ha un bisogno primario, in tutti gli ambiti, ma la sfida si affronta a partire dalla scuola. Eppure, troppo spesso il merito suona come una parolaccia elitista, o tutt’al più come una parola di destra, mentre dovrebbe essere un vocabolo chiave della vita civile, dell’ordinamento democratico. Per questo, ho apprezzato molto l’intervento di Francesco Provinciali. Abbiamo vissuto finora in un clima culturale che ha confuso merito e meritocrazia (leggi “dittatura del merito”). Promuovere il merito non significa lasciare indietro coloro che si trovano in condizione di minorità (minor preparazione, minor abilità), ma dare opportunità di crescere e buone motivazioni per impegnarsi a chi ha voglia di farlo. La rinuncia della scuola a premiare porta a esiti disfunzionali, sia dal punto di vista della valorizzazione delle capacità, sia dal punto di vista dell’equa distribuzione delle opportunità. Come scrive Provinciali, il merito “non è solo dote intellettuale, ma riguarda anche l’impegno, l’applicazione, il sacrificio per conseguire competenze”. È un prodotto alchemico, il merito, di cui è difficile separare le componenti. Quando le madri e i padri costituenti pensarono all’articolo 34 della Costituzione avevano in mente obiettivi di mobilità sociale, una norma che facesse giustizia ai “capaci e ai meritevoli”, leggi tutto

Diritto allo studio e valorizzazione del merito coesistono in un sistema scolastico inclusivo

Francesco Provinciali * - 27.01.2024

La crescita delle moderne democrazie, iniziata nel periodo successivo alla fine della seconda guerra mondiale si è accompagnata all’evoluzione dei sistemi scolastici nazionali: già allora c’era l’esigenza di conservare la remota eredità ricevuta dalla tradizione e da essa partire per aprirsi all’innovazione e alla necessità di restare agganciati alle dinamiche di una società in rapida e profonda trasformazione. L’alfabetizzazione di massa fu per tutti il primo postulato da assolvere: essa conteneva un’urgenza quantitativa, di estensione degli apprendimenti strumentali del leggere, dello scrivere e del far di conto e una prospettiva qualitativa, di affinamento dei saperi, di correlazione tra istruzione e mondo del lavoro, tra educazione e crescita della persona nella sua dimensione identitaria e relazionale. Questa deriva la possiamo cogliere come processo di modernizzazione trasversale ai sistemi scolastici dei Paesi usciti dal conflitto bellico, pur tenendo conto di condizioni di differenziato, potenziale sviluppo. La scuola era un’istituzione da definire in modo funzionale alla crescita economica tumultuosa, al traguardo di un recuperato ed esteso benessere: era lo zoccolo duro del progresso civile che riguardava ogni singolo soggetto e l’intero corpo sociale. Fu per tutti un incedere laborioso ma pervaso da fermenti e aneliti di libertà e di emancipazione, l’osservatorio ideale per guardare leggi tutto

Docenti fragili e smart working, manca la volontà politica di applicare la direttiva Zangrillo

Francesco Provinciali * - 20.01.2024

La storiella del mugnaio di Potsdam che- stanco delle angherie e dei soprusi di un potente barone – si domandava… “Ma ci sarà pure un giudice a Berlino”? la trovo calzante per spiegare lo stato d’animo dei docenti fragili del pubblico impiego che aspirano al rinnovo dello smart working. Anche loro si chiedono se ci sia un giudice a Roma -o altrove nel Paese -che in qualche modo ripristini la legalità e il principio costituzionale di uguaglianza dei cittadini in tema di tutela della salute. E qui per “giudice” si intende estensivamente una figura istituzionale che vada oltre il ruolo del magistrato, qualcuno che dipani risolutivamente il bandolo di una matassa ingarbugliata, che nessuno si prende la briga di districare. Come è noto la legge di bilancio ha concesso la proroga di questa previgente tutela ai lavoratori fragili del privato, negandola a quelli della pubblica amministrazione. Come è altrettanto noto la Direttiva del Ministro Paolo Zangrillo del 29/12/2023 ha impartito disposizioni affinché – a determinate condizioni – il lavoro agile venga concesso con un accordo individuale stipulato con il dirigente dell’ufficio di appartenenza. E – infine – come è tristemente e paradossalmente arcinoto – pare che ai docenti della scuola questo provvedimento “riparatore” non possa essere concesso in quanto oneroso, leggi tutto

Le iscrizioni, primo passo per organizzare il prossimo anno scolastico

Francesco Provinciali * - 13.01.2024

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha diramato – con circolare 40055 del 12/12/2023 – le disposizioni relative alla complessa operazione delle iscrizioni degli alunni in vista del prossimo anno scolastico 2024/25 e lo ha fatto con largo anticipo,  in modo davvero egregio e con la necessaria completezza di indicazioni affinchè scuole e famiglie – che sono in buona sostanza i contraenti di una sorta di ‘negozio giuridico’ che chiama in causa diritti e doveri di entrambe le parti – siano messe in condizione di formalizzare un atto amministrativo caratterizzato da estrema precisione nel procedimento di regolarizzazione delle operazioni utili ad avere – nel periodo che va dal 18 gennaio al 10 febbraio 2024 – il quadro degli alunni iscritti alle scuole di ogni ordine e grado. Ciò è propedeutico alla formazione delle classi e alla definizione degli organici dei docenti nell’a.s. prossimo venturo. Dal documento uscito da Viale Trastevere si evince la cura dei dettagli con cui il Ministro Valditara e il Direttore Generale Fabrizio Manca, che lo ha firmato, hanno inteso emanare disposizioni chiare ed orientate alla massima trasparenza, tenendo conto del fatto che la richiesta di iscrivere il proprio figlio a scuola dovrà essere redatta dalle famiglie in modalità telematica, con alcune eccezioni che riguardano ad es. le scuole dell’infanzia leggi tutto

Il dogma della scuola digitale 4.0

Francesco Provinciali * - 06.01.2024

Dopo il Presidente della Consob Giuseppe Vegas (Il Messaggero del 27/8) ora anche il giudice emerito della Corte Costituzionale Sabino Cassese (Il Corriere della Sera del 15/12) si cimenta in una riflessione sulle condizioni attuali della scuola italiana. Entrambe le disamine vantano il pregio dell’autorevolezza dei recensori e la loro capacità di cogliere alcune macro evidenze: sono osservazioni fatte dall’alto di ruoli prestigiosi corroborati dal carisma degli editorialisti. Ed in comune esprimono più riserve che apprezzamenti sulle scelte strategiche che caratterizzano il nostro sistema scolastico. Dell’articolo di Vegas ho già scritto (“L’equivoco culturale che sta rovinando l’autonomia scolastica”), vorrei ora soffermarmi sullo scandaglio impietoso e veritiero del Prof. Cassese in merito ad una deriva storicamente consolidata nella politica scolastica italiana degli ultimi decenni: quella delle pletoriche conversioni in ruolo del personale docente precario, una deriva che Cassese rileva essere preponderante rispetto ad altre esigenze della scuola. Scrive Cassese: “Ci si può chiedere: quale interesse viene prima, quello dell’istruzione degli italiani o quello della sistemazione in ruolo degli insegnanti?....   ” Che cosa spinge lo Stato ad assumere: i precari che vogliono entrare in ruolo o il fabbisogno di un’istruzione migliore?”. I risultati prodotti da questa scelta non sono confortanti: a fronte di una spesa leggi tutto

Valorizzare la funzione ispettiva nella scuola dell'autonomia

Francesco Provinciali * - 04.11.2023

Nella società interconnessa e delle relazioni globalizzate la scuola dell’autonomia rischia di celebrare il proprio isolamento autoreferenziale. Come sempre accade ad ogni innovazione legislativa, anche dopo l’approvazione dell’autonomia scolastica (legge 59/1997- DPR 275/1999 e succ.ve disposizioni) si è creata una discrasia tra intenzioni del legislatore e attuazioni operative.

Ciò che rischia di saltare è l’identità e l’unitarietà del sistema nazionale di istruzione.

Molti sedicenti esperti, soloni della pedagogia del nuovo, aspiranti tuttologi e acritici cultori del localismo educativo aperto al mondo, stanno scavando una voragine che va separando la scuola dei progetti e dell’autogestione priva di controlli dalla tradizione culturale ereditata, che viene così dimenticata o gettata al macero delle cose inutili.

Si tratta in genere di affabulatori che non mettono piede nella scuola da quando portavano i calzoni corti ma mietono proseliti riempiendosi la bocca di neologismi, sostituendo la lingua italiana con anglicismi di maniera, il lessico delle parole con sigle, acronimi, formule magiche sideralmente lontane dalla minima cognizione della realtà.

Parlare di autonomia scolastica per loro significa prendere le distanze da tutto, in nome di una qualità inventata che si avvalora da sola, senza un minimo controllo da parte di organi e soggetti titolari di un compito imprescindibile: quello di verificare il leggi tutto

Università telematiche: ciò che può fare la differenza

Francesco Provinciali * - 28.10.2023

Propongo che dalla scuola dell’infanzia agli atenei Universitari più prestigiosi, gli addetti ai lavori delle istituzioni interessate a cominciare dai vertici della burocrazia del Ministero dell’Istruzione e del Merito e da quello dell’Università siano obbligati a frequentare ogni anno un corso intensivo di pedagogia comparativa: quel campo di studi e di ricerche che mette a confronto gli asset organizzativi e funzionali dei sistemi di istruzione del mondo. Siamo pregiudizialmente esterofili al punto di voler anglicizzare linguaggi, metodologie, programmi didattici delle nostre scuole e ostinatamente pervicaci nello sfrucugliare in casa nostra cercando tutti i difetti possibili ma nello stesso tempo distratti rispetto alle tendenze veramente innovative che si realizzano altrove. L’attuale dibattito sulle Università telematiche, la loro utilità, la serietà degli insegnamenti disciplinari, il reclutamento del corpo docente, i criteri di valutazione e controllo della qualità dei risultati, la validazione dei corsi di studi e dei titoli rilasciati – che dovrebbero essere i temi da approfondire - si riduce a diatribe intorno alle competenze dei Dicasteri senza escludere pregiudiziali di interessi, incompatibilità di ruoli, finanziamenti e primazie gestionali. Per non saper né leggere né scrivere, da ex ispettore del MIUR sono sempre stato interessato alle tematiche pedagogiche e alla produttività del servizio di istruzione. leggi tutto