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27 ottobre 2021
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Un voto con qualche luce e molte ombre

Furio Ferraresi * - 25.05.2016

L’esito al cardiopalmo delle elezioni presidenziali austriache ci consegna una mezza notizia e una notizia vera e propria. La prima è che Alexander Van der Bellen è il primo presidente verde eletto in Europa, con il 50,3% dei consensi; la seconda è che Norbert Hofer, il candidato della Fpö (Partito della Libertà) ha ottenuto il 49,7% dei voti, cioè il consenso di metà degli austriaci. Un Paese spaccato in due, dunque, polarizzato e mobilitato ben oltre le attese, con una percentuale di votanti che, sfiorando al secondo turno il 73%, cresce di più di quattro punti rispetto al primo (68,5%). Che l’elezione dell’ex portavoce dei Verdi sia solo una mezza notizia dipende dal fatto che al primo turno Van der Bellen aveva ottenuto solo il 21% (contro il 35% di Hofer) e che al secondo turno è stato scelto da molti elettori che non avevano mai votato per la formazione ambientalista. La sua vittoria di misura, con uno scarto di appena 31.026 voti (molti dei quali provenienti da austriaci che non vivono in Austria), si spiega con la classica scelta del male minore, caratteristica strutturale di ogni ballottaggio, e con la volontà di metà dell’elettorato di far fronte comune contro il pericolo rappresentato dai nazional-liberali, i quali, però, rispetto al primo turno, leggi tutto

La «Berlino Capitale» di Beda e Sergio Romano

Gabriele D'Ottavio - 21.05.2016

Il volume di Beda e Sergio Romano (Berlino Capitale. Storia e luoghi di una città europea, Il Mulino 2016) è qualcosa di più di una radiografia politica e sociale, storica e artistica della città di Berlino. È un testo utile per comprendere la storia tedesca, anche quella più recente, che è meno studiata e nota al grande pubblico. È un saggio che, indirettamente, rivela l’infondatezza dei tanti luoghi comuni e i limiti delle numerose narrazioni stereotipate che circolano sulla Germania e suoi suoi abitanti. Infine, è un libro che aiuta a capire perché oggi l’unico scenario plausibile e sul quale ha, dunque, senso ragionare dal punto di vista storico, politico e culturale sia quello di una «Germania europea» e non quello di un’«Europa tedesca».

Attraverso uno sguardo intergenerazionale e uno stile impressionistico, il giornalista e l’ambasciatore illustrano le tensioni, le ambivalenze e le contraddizioni che hanno segnato la storia di Berlino, «condannandola», come scrisse lo scrittore Karl Scheffler, «a sempre divenire e a non essere mai». La metropoli al confine tra le due Europe, a metà strada tra Londra e Mosca, è stata il simbolo dello spirito militarista prussiano, ma anche luogo, sul finire del XIX secolo, di una straordinaria crescita finanziaria e industriale, politica e culturale. leggi tutto

Che “9 maggio” è stato

Massimo Piermattei * - 11.05.2016

Era il 9 maggio del 1950 quando, in un contesto internazionale segnato dagli strascichi della seconda guerra mondiale e dal parallelo acuirsi della guerra fredda, il ministro degli esteri francese Robert Schuman, grazie all’ingegno di Jean Monnet, propose agli “alleati” europei di superare le contrapposizioni che avevano insanguinato il continente avviando una costruzione comune a partire dalla storica riconciliazione tra Francia e Germania. Il lungimirante sostegno di altri statisti europei, in particolare Adenauer e De Gasperi, fece sì che da quel discorso prendesse le mosse il processo d’integrazione. Negli anni ’80, su iniziativa della Commissione europea, quella data divenne la Festa dell’Europa, con il duplice obiettivo di ricordare il cammino fatto e di fissare le sfide da affrontare.

Sin dalla sua istituzione, tuttavia, la festa dell’Europa non è mai riuscita a diventare un “rituale civile” o una ricorrenza diffusa, ma è stata per lo più riservata a un ristretto gruppo di “addetti ai lavori”, riuscendo ad approdare nelle piazze e nelle scuole solo grazie ai federalisti, all’impegno di singoli politici e intellettuali e all’infaticabile lavoro dei centri Europe direct disseminati sul territorio. In Italia, per giunta, nel 2007 il Parlamento decise di istituire la giornata in ricordo delle vittime del terrorismo proprio nel 9 maggio, giorno del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro in via Caetani. leggi tutto

La Spagna di nuovo al voto: quale lezione per il centrosinistra?

Andrea Betti * - 30.04.2016

In un articolo pubblicato su Mentepolitica nel dicembre scorso, si metteva in luce come, nonostante l’indubbia novitá rappresentata da movimenti come Ciudadanos e Podemos, il bipartitismo spagnolo non sarebbe uscito trasfigurato dalle elezioni. La previsione pare oggi parzialmente confermata. Dopo circa quattro mesi di inutili negoziati, il Re ha annunciato che il 2 maggio scioglierá Las Cortes e indirá nuove elezioni generali per il 26 giugno. Ma ad uscire malconcio da questo confuso processo non sembra essere il bipartitismo in quanto tale, quanto piuttosto uno dei suoi due rappresentanti, il Partito Socialista Obrero Español (PSOE).

                Messa da parte quasi subito l’ipotesi di una “grande coalizione” con il Partido Popular (PP), soprattutto per i fondati timori del PSOE di perdere ulteriori voti a vantaggio di Podemos, i socialisti hanno inizialmente esplorato la possibilitá di un accordo di governo con il centrista Ciudadanos. L’accordo si é articolato in circa 200 punti, sufficientemente generici per permettere un’intesa, ma non sufficientemente precisi per ottenere consensi in Parlamento. Senza l’astensione del PP (auspicata da Ciudadanos) come di Podemos (auspicata dal PSOE), l’accordo é rimasto lettera morta. Venuta meno tale opportunitá, il PSOE ha tentato di aprire un difficile dialogo con Podemos. leggi tutto

Tutti pazzi per Macron?

Michele Marchi - 28.04.2016

Nella Francia socialista del declinante François Hollande sembra nascere una nuova stella e si chiama Emmanuel Macron. Ministro dell’Economia dall’agosto 2014 Macron ha, in un primo momento, rappresentato la svolta social-liberale dell’attuale inquilino dell’Eliseo. Da quell’estate 2014, il giovane ed ambizioso enarca, ha però anche avviato una sua personale strategia che il 6 aprile scorso ha fatto segnare un nuovo salto di qualità con il lancio del club En marche! (https://www.en-marche.fr). In corrispondenza con questo momento, Macron ha accentuato le prese di posizione polemiche nei confronti dell’esecutivo del quale fa parte e del presidente che, almeno ufficialmente, lo dovrebbe guidare. Insomma Macron sembra essersi trasformato in poco più di un anno e mezzo da risorsa del presidente Hollande per garantirsi, almeno sui temi economico-sociali, una copertura al centro e a destra, in uno dei più pericolosi competitors alla luce del livello sempre più basso di gradimento raccolto dall’inquilino dell’Eliseo. Un recente sondaggio commissionato dal quotidiano «Libération» parla del 38% degli intervistati che ritengono Macron un potenziale buon candidato per il 2017 e del presidente fermo all’11% di gradimento. Oggi non ha molto senso speculare su un’eventuale candidatura di Macron alle presidenziali della prossima primavera e in realtà l’ipotesi è più di scuola che reale. Al contrario può essere utile riflettere sul personaggio, per sottolinearne potenzialità leggi tutto

Due modelli di "nazione " si sfidano in Gran Bretagna

Giulia Guazzaloca - 28.04.2016

La Brexit, il Labour, il Leicester City

 

Se si guardano tre dati apparentemente distanti tra loro, soprattutto i primi due col terzo, può sorgere il dubbio che in Gran Bretagna stia tramontando la stagione del nazionalismo aperto e cosmopolita, accogliente e multiculturale, così come quella della sinistra liberal, all’americana, socialdemocratica e neoliberista. Il primo dato riguarda ovviamente l’accesa campagna del Vote Leave in vista del referendum sulla Brexit (l’uscita del Regno Unito dalla UE) previsto per il prossimo 23 giugno; anche se gli ultimi sondaggi rivelano che il 54% della popolazione sarebbe a favore della permanenza nell’Unione Europea, per molti mesi il divario tra favorevoli e contrari è stato minimo. La seconda novità è la svolta, ideologica e programmatica, che Jeremy Corbyn sta imponendo al partito laburista; eletto alla guida del Labour lo scorso settembre, si colloca molto più a sinistra di tutti i leader che l’hanno preceduto dal 1935 in poi, intende azzerare (o quasi) l’eredità di Tony Blair e Gordon Brown, afferma che «la Gran Bretagna può imparare da Karl Marx».

Il terzo elemento non ha a che vedere con la politica, ma è a suo modo sorprendente; sta facendo discutere gli esperti del settore di tutta Europa e in parte può essere visto come una sorta di riscossa dell’Inghilterra «profonda», operaia, lontana dai circuiti dei grandi mercati internazionali. leggi tutto

Deflazione: la fine dei dogmi?

- 26.04.2016

Viviamo ormai con una deflazione conclamata che è entrata con forza nel comune pensare e ha preso il posto di decenni di saggezza popolare legata a come meglio comportarsi con l’inflazione.  I prezzi hanno cominciato a innestare la retromarcia in Italia in maniera continuativa negli ultimi due anni. Ma anche negli anni precedenti a ritroso fino alla prima metà del primo decennio del nuovo secolo non si può dire avessero dinamiche inflazionistiche vere e proprie. Da circa venti anni i prezzi in Italia viaggiano tra 1 e 2% all’anno superando solo in un caso il 3% di un soffio.  Questo ha mutato la cultura economica inducendo tutti a pensare che l’inflazione è scomparsa e che come un televisore col tubo catodico, ovvero non tornerà.  Gli ultimi tre anni hanno convinto anche i più increduli. I prezzi al consumo in Italia sono cresciuti meno dell’1% (in 3 anni) e ormai hanno cominciato un costante cammino sotto zero.

 

Da dove viene tutto questo?

 

La risposta è semplice. Ma pesante come una montagna.  E’ il risultato del divorzio tra banche centrali e autorità fiscali. Un’idea che risale agli anni 80 del secolo scorso. Buona per disintossicare le economie da inflazione a due cifre che fu debellata con successo. Ma nefasta quando divenne un dogma che viaggia senza meta come un iceberg che si stacca dai ghiacci polari per navigare a sud verso la sua lenta naturale consunzione. Prima della quale però può fare danni e provocare tragedie. leggi tutto

Ripartire dalle città. Perché le città modellano il territorio

Filippo Pistocchi * - 19.04.2016

La popolazione urbana mondiale ha ormai superato quella rurale e delle periferie.

In alcune regioni della Terra, come la “vecchia Europa” e l’America del Nord, il fenomeno urbano è pressoché stabile, mentre in altre, quelle ancora povere e/o che stanno affrontando un veloce e controverso processo di sviluppo, il tasso di urbanizzazione è in forte crescita, a dimostrazione che la città rappresenta ancora uno spazio geografico e un luogo esperienziale che riesce a dare risposte a bisogni e speranze. C’è di più: da alcuni studi si evince che almeno 1 miliardo delle persone “urbanizzate” in realtà occupa spazi informali, degradati e deprivati dei servizi e delle strutture adeguate alla sopravvivenza, che vengono chiamati slums, ossia le baraccopoli.

Questo dato implica che i pianificatori urbani e gli amministratori rendano più sostenibile la vita sia all’interno degli insediamenti sia negli interstizi urbani.

La storia delle città racconta di continui progetti compiuti per modificare e adeguare l’esistente (spazi pubblici, parchi urbani, boulevards); in altri casi, parla di piani per la costruzione di nuovi quartieri a ridosso della città, per ospitare cittadini in esubero o favorire un decentramento produttivo e sociale per rendere più equilibrato e meno congestionato l’uso del suolo urbano; oppure, di nuove città, costruite per svolgere funzioni economiche nuove e diverse rispetto a quelle delle città preesistenti leggi tutto

L’Europa difficile

Paolo Pombeni - 16.04.2016

Travolti dalla cronaca politica italiana, per quanto poco esaltante, dedichiamo un interesse relativo all’Europa, soprattutto se si prescinde dalla pur rilevante questione delle politiche sui problemi delle migrazioni. Eppure il momento è piuttosto critico ed i sussulti nelle strategie per rispondere alle sfide migratorie vanno inquadrati in questo contesto.

Una semplice elencazione di temi sul tappeto ci dà già la misura delle difficoltà con cui ci misuriamo. La Grecia innanzitutto non è affatto riuscita ad avviare un processo di uscita dalle sue difficoltà economiche. Non se ne parla quasi più, complice anche la sua delicata posizione sulla questione di migranti, ma ogni tanto qualcuno ricorda che un collasso greco non sarebbe certo un evento privo di impatto.

Abbiamo all’orizzonte il referendum britannico sulla permanenza di quel paese nella UE e gli esiti sono incerti. Anche se non vincessero i favorevoli all’uscita avrebbero comunque un numero tale di voti da costringere il governo a sfruttare a fondo i privilegi che gli sono stati accordati. Una cosa che certo non provocherebbe un incremento di stabilità, anche se sarebbe forse meno peggio di un ritiro britannico dal sistema europeo, per i costi economici comporterebbe non solo per Londra.

La crisi pressoché perenne del sistema politico belga è emersa con la vicenda degli attentati islamisti, ma è da tempo che si trascina. leggi tutto

Il confine del Brennero e il futuro dell’Europa

Giovanni Bernardini - 09.04.2016

I confini sono come le cicatrici: non ne esistono due uguali. Proprio come una cicatrice, ogni confine reca con sé un passato irripetibile di urti, lacerazioni, di guarigioni laboriose, di ricadute. Come a una cicatrice, a ogni confine corrisponde un decorso emozionale che può facilitare o più spesso complicare la guarigione. Farebbero bene a tenerlo presente coloro che oggi sono chiamati a gestire la vera o presunta “crisi” migratoria verso l’Europa. Al contrario, molti tra di loro giocano irresponsabilmente con stime e cifre, e sollecitano in questo modo i più bassi istinti dell’opinione pubblica del cui consenso poi vanno in cerca, fomentando così una spirale discendente che rischia di travolgere ogni sensibilità civile prima ancora del progetto europeo. Su questa strada sembrerebbe purtroppo incamminato il governo austriaco, almeno a giudicare dalle improvvide dichiarazioni del ministro Mikl Leitner sui presunti “trecentomila migranti” pronti a solcare il Mediterraneo, ad attraversare l’Italia e a devastare immancabilmente il piccolo paese alpino al loro passaggio. Tale costruzione è palesemente destituita di fondamento nei numeri, come dimostrano tutte le stime sui flussi attuali e futuri; eppure è sufficiente per minacciare l’Italia di non poter contare indefinitamente sull’apertura del confine del Brennero. La sua chiusura (temporanea? indefinita?), secondo Vienna, leggi tutto