Ultimo Aggiornamento:
14 settembre 2019
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Politica e (è) passione

Michele Marchi - 24.07.2019

In quindici giorni il suo ultimo libro ha venduto 100 mila copie. Primo nelle vendite su Amazon.fr. Alla libreria La Martine di Parigi (XVI arrondissement) 650 libri autografati in circa quattro ore. Pienone in libreria a Strasburgo e a Bordeaux. La piazza del mercato di Deauville, nota località turistica della Normandia, ospitava almeno settecento persone per la presentazione, seguita anche qui da lunga sessione di dediche. Il corso principale di La Baule, una sorta di Riccione di lusso nella Loira Atlantica, era stracolmo sotto il sole delle 14.30 del 22 luglio in attesa di una dedica sul volume. Di chi stiamo parlando? Di Nicolas Sarkozy, in “tour” per il Paese per presentare la sua ultima fatica Passions (Editions de L’Observatoire).

Un interessante volume che racconta, in prima persona, la carriera politica dell’ex presidente della Repubblica francese dai suoi primi passi nel movimento gollista nel 1974, sino all’ingresso all’Eliseo nel 2007. Il volume non è banale perché da un lato è una storia interna movimento gollista, in tutte le sue mutazioni appunto nell’ultimo trentennio. Sarkozy bussa alla porta della sezione dell’allora UDR il mese precedente alla morte di Georges Pompidou, marzo 1974. Comincia ad attaccare manifesti del partito e da quel momento scala tutti i gradini all’interno del movimento, poi leggi tutto

Un occhio a Strasburgo … e uno a Parigi

Michele Marchi - 30.03.2019

Sono numerose le ragioni che rendono il voto del maggio prossimo per il Parlamento europeo uno spartiacque decisivo per il futuro del processo di integrazione europea, a quaranta anni dal primo voto diretto.  Se i sondaggi dovessero essere confermati non sarebbe solo l’avanzata dei cosiddetti sovranisti la vera notizia, quanto la fine del controllo dell’emiciclo europeo da parte del duopolio popolari/socialisti, con l’aggiunta più o meno decisiva dei liberali. In un quadro generale incerto, il voto francese sarà, insieme a quello italiano e tedesco (ma anche ungherese e polacco), tra quelli da osservare con attenzione. Macron si è speso per una rinnovata centralità transalpina nel contesto europeo. Complice anche la presenza dell’ex FN di Marine Le Pen, oggi ribattezzato Rassemblement National (primo partito di Francia alle europee del 2014), è stato l’inquilino dell’Eliseo ad accreditare l’immagine del voto come una sorta di “referendum” nel quale scegliere “più Europa” o “meno Europa”. Guardato attraverso “lenti francesi”, il voto sarà un referendum prima di tutto su Macron, un test per verificare se dopo i mesi del “Giove” all’Eliseo e quelli della discesa agli inferi nel gradimento popolare, culminati nella fase più acuta della crisi dei gilets jaunes, la sua risalita sia reale. Ma il voto leggi tutto

Cosa resta della “stella” Macron?

Michele Marchi - 12.01.2019

Tornerà a splendere la “stella” Macron? O la sua carriera politica è destinata ad essere archiviata al termine del primo mandato presidenziale? Difficile dirlo e complicato fare previsioni in una congiuntura di crisi politica strutturale come quella che sta vivendo l’Europa. Un elemento è certo: sembra trascorsa una generazione dal soleggiato maggio del 2017 quando il più giovane presidente della V Repubblica risaliva in posa marziale, ritto in piedi su un veicolo militare, i Champs-Elysées, diretto all’Arc de Triomphe al momento del suo insediamento. E se possibile la distanza temporale aumenta ancor più se si accosta questa immagine di una leadership salda e volitiva alle devastazioni dei gilets jaunes, giunti addirittura a danneggiare proprio l’Arc e a sfondare il portone di un ministero. Come è potuto accadere tutto ciò e in così breve tempo? Può forse essere utile ritornare su alcune istantanee dell’ultimo anno di presidenza Macron.

I primi sette mesi all’Eliseo sono stati quelli dell’attivismo e delle riforme a tambur battente (su tutte quella del codice del lavoro), del ritorno della Francia in Europa e nel mondo. Macron era quello promesso in campagna elettorale: attraverso un riformismo accelerato, Parigi sarebbe tornata al tavolo dei grandi e si sarebbe rinsaldato e riequilibrato l’asse leggi tutto

Macron tra Versailles e l’Europa

Michele Marchi - 14.07.2018

Nel momento in cui numerosi sondaggi cominciano pericolosamente ad avvicinare il livello di gradimento di Emmanuel Macron a quelli decadenti di Nicolas Sarkozy e di François Hollande a quindici mesi dalla loro elezione, il presidente in carica parla alle camere riunite in congresso a Versailles.

Innanzitutto il calo di popolarità e di gradimento preoccupa per due ragioni principali. Da un lato perché le due “estreme”, cioè il Rassemblement National (di Marine Le Pen) e la France Insoumise (di Mélenchon) non sembrano recedere nelle intenzioni di voto in vista delle europee della prossima primavera. Dall’altro perché se l’elettorato di centro-destra (Les Républicains) che lo aveva votato al ballottaggio presidenziale tutto sommato continua a sostenerlo, quello socialista che lo aveva scelto al primo turno (preferendolo ad Hamon) e in maniera massiccia al ballottaggio (in funzione anti-Le Pen) sembra oggi scontento e tende ad abbracciare lo slogan del “président des riches”.

Un’altra precisazione va poi fatta in relazione alla scelta di parlare a Versailles. Dopo la riforma del 2008 la procedura è prevista dalla Costituzione revisionata (in precedenza il presidente della Repubblica poteva inviare messaggi alle Camere che dovevano essere letti non in sua presenza). Sarkozy e Hollande avevano utilizzato questa leggi tutto

Questione di leadership e questione generazionale

Michele Marchi - 21.04.2018

Nello spazio di due giorni Macron ha parlato nell’emiciclo di Strasburgo ed è poi volato a Berlino per un bilaterale con Angela Merkel, finalmente alla guida del nuovo governo con fatica emerso dal voto del settembre scorso. Parigi-Strasburgo/Bruxelles-Berlino, questo è senza dubbio il triangolo del potere europeo, ma questo è soprattutto il triangolo nel quale si giocherà il delicato futuro dell’Ue da qui al voto europeo della prossima primavera.

Che i passaggi del 17 e del 19 aprile fossero due momenti intermedi, in vista del (si spera) decisivo Consiglio europeo di fine giugno, tutti ne erano consapevoli. Oggi sappiamo anche che quel delicato summit europeo avrà un importante “antipasto”, dieci giorni prima, nell’annunciato Consiglio dei ministri congiunto franco-tedesco del 19 giugno. Eppure da Strasburgo e da Berlino qualche indicazione interessante è già emersa.

Angela Merkel era obbligata, per ragioni di politica interna (pressioni bavaresi e sommovimenti interni alla CDU), a raffreddare gli entusiasmi dell’inquilino dell’Eliseo. Lo ha fatto, come al solito, alla maniera della Cancelliera, invertendo l’ordine delle priorità europee: immigrazione, politica estera comune e sviluppo dell’Unione economica e monetaria (più unione bancaria). Queste, in ordine di importanza, le necessità secondo Berlino. Per Parigi, come è noto, tutto dipende al contrario leggi tutto

“Uomo politico, nonostante la mia volontà”

Michele Marchi - 24.02.2018

A cosa serve la storia? E nello specifico la storia politica? A poco o nulla, verrebbe da dire osservando l’evoluzione della disciplina nei principali percorsi universitari dedicati alle scienze umane e alla scienza politica. Ma non è questo il luogo, né il momento, per questo genere di riflessioni. Forse la storia potrebbe essere minimamente utile per parlare al nostro confuso e caotico presente, quello di una campagna elettorale surreale, condotta nella convinzione che si tratti solo di un primo tempo e che sul finire dell’anno si andrà a giocarne un secondo, si spera, decisivo. Nella corsa affannata alla ricerca di una candidatura, a tutti i costi e in qualsiasi angolo del Paese, purché possa offrire qualche possibilità, anche minima, di elezione, la mia mente di storico è volata Oltralpe. E non ha esitato a soffermarsi su un personaggio politico al quale da qualche anno sto dedicando un po’ di attenzione. Si tratta di Georges Pompidou, secondo presidente della Quinta Repubblica, ma prima (dal 1944 al 1946) nel gabinetto del generale de Gaulle capo del governo provvisorio francese, suo fedele collaboratore per una parte consistente della cosiddetta “traversata del deserto”, poi capo di gabinetto del Generale nei mesi cruciali e fondativi del 1958 e infine lungamente leggi tutto

Macron presidente: quattro mesi e luna di miele finita?

Michele Marchi - 06.09.2017

Non si è ancora concluso il primo “quadrimestre”ed Emmanuel Macron è già crollato nel gradimento dei francesi. O almeno così recitano i sondaggi che hanno accompagnato la rentrée 2017. Sembrano un lontano ricordo, le luci del Carousel du Louvre della sera del 7 maggio scorso, ma anche il 64% di gradimento del dopo elezioni legislative. In due mesi esatti Macron ha battuto entrambi i suoi due predecessori. A fine agosto 2007 Sarkozy poteva vantare ancora un invidiabile 69% di gradimento. Mentre Hollande nel 2012 navigava attorno al 54%. Come spiegare il 40% di gradimento del giovane presidente? Commentatori e sondaggisti si stanno accanendo in mille elucubrazioni. Le motivazioni più citate riguardano errori di comunicazione e scarsa azione pedagogica nello spiegare le riforme che l’esecutivo ha avviato. In molti puntano poi il dito contro la cosiddetta “dittatura dell’urgenza”, in base alla quale un’opinione pubblica sempre più informata ma anche sempre più disincantata, pretenderebbe soluzioni rapide per problemi in realtà complessi e stratificati. Insomma, secondo la logica dei rapidi entusiasmi, seguiti da altrettanto veloci disillusioni. Tutto plausibile, ma forse qualche indicazione sistemica in più il “crollo” di gradimento la offre.

Prima di tutto si è parlato molto, nel corso della lunga sequenza elettorale francese, di superamento del clivage sinistra/destra e della leggi tutto

Al lavoro, Signor Presidente!

Michele Marchi - 21.06.2017

Come si era detto la scorsa settimana  (http://www.mentepolitica.it/articolo/il-primo-turno-delle-legislative-2017-ovvero-la-assegno-in-bianco-firmato-a-macron/1186), quello nelle mani di Macron dopo il primo turno delle legislative assomigliava più ad un “assegno in grigio” che ad un “assegno in bianco”. Ebbene i risultati definitivi, dopo il secondo turno, hanno confermato questa impressione.

La République en marche ottiene la maggioranza assoluta, ma è ben lontana dai 400 seggi annunciati. Il successo è ottimo, l’autonomia è totale anche dagli alleati centristi del Modem di Bayrou (42 deputati), ma nulla a che vedere con i 484 seggi ottenuti nel 1993 da RPR e UDF, né con i 365 seggi ottenuti dalla maggioranza di Chirac nel 2002.

Bisogna poi aggiungere che mai maggioranza così netta è stata espressa dal voto di così pochi elettori. Al secondo turno l’astensionismo è aumentato di un altro 6%. Quasi 6 elettori su 10 non si sono recati alle urne e, fatto altresì significativo, il 9% di quelli che hanno deciso di recarvisi ha scelto di votare bianco o nullo.

Fatte queste premesse, siamo di fronte all’Assemblée nationale più radicalmente rinnovata della Quinta Repubblica. Nemmeno nel 1958 si era arrivati alla quota di 434 nuovi eletti su 577 deputati. Cresce notevolmente il leggi tutto

Il primo turno delle legislative 2017 ovvero l’assegno in bianco firmato a Macron

Michele Marchi - 14.06.2017

Se si osservano le reazioni dei principali media italiani (meno quelli francesi in realtà) il primo turno delle elezioni legislative non è stato altro che la conferma del trionfo del 7 maggio. E da un punto di vista numerico probabilmente dopo il secondo turno di domenica prossima il successo del giovane presidente francese sarà imponente. Le stime, piuttosto realistiche, parlano di almeno 400 deputati per La République en marche!, ben più dei 289 necessari per avere la maggioranza assoluta.

È certo possibile porsi qualche domanda su solidità ed esperienza del nuovo personale che siederà all’Assemblea nazionale. Allo stesso modo ci si può interrogare sull’astensionismo record: domenica 11 giugno più di un francese su due ha deciso di non recarsi alle urne. Resta però che la debacle dei due partiti cardine della Quinta Repubblica e i risultati con più scuri che chiari di estrema destra ed estrema sinistra sono evidenti.

Per quanto riguarda il PS l’impressione è la conferma di ciò che si era già tratteggiato a fine aprile dopo il primo turno delle presidenziali. Si è chiusa la lunga sequenza apertasi ad Epinay nel 1971 e dominata dalla figura di François Mitterrand. L’hollandismo, se interpretato in quest’ottica, è stato solo il tentativo di perpetrare quel modello e di unirlo leggi tutto

Macron: un uomo (solo) al comando?

Michele Marchi - 17.05.2017

Angela Merkel ha parlato, citando Hermann Hesse, di “magia dell’inizio”, riferendosi ai primi passi del nuovo presidente della Repubblica francese. Al netto della “Macron-mania” che sta contagiando il nostro Paese e, in generale, il Vecchio Continente, il nuovo inquilino dell’Eliseo, nei suoi primi passi da presidente eletto, ha fornito alcuni spunti interessanti che, se confermati, potrebbero rendere il suo quinquennato davvero storico almeno quanto lo è stata la sua elezione.

Sin dalla solennità della serata del Carousel du Louvre, confermata al momento del passaggio delle consegne e della sfilata sugli Champs-Elysées dopo aver reso omaggio al milite ignoto all’Arc de Triomphe, l’impressione è quella di una forte volontà di “ri-presidenzializzare” la funzione. Stile e contenuti sembrano già delineare una presidenza lontana sia da quella “bling-bling” di Sarkozy, sia da quella “normale” di Hollande. Macron pare aver compreso che la giovane età, la volontà dei francesi e la gravità del momento impongono il ritorno alla centralità del “monarca repubblicano”. E proprio a proposito della “gravità del momento”, il quarantenne ex-banchiere, ma non dimentichiamolo ex segretario generale aggiunto all’Eliseo (2012-2014), sembra consapevole di trovarsi dinanzi ad un nuovo inizio per il Paese, per certi aspetti simile a quello del 1958. L’ultimo quindicennio leggi tutto