Ultimo Aggiornamento:
21 novembre 2020
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Argomenti

Vuoto in Libia

Ennio Di Nolfo * - 08.07.2014

In Italia si guarda alla situazione della Libia con un doppio sentimento, derivante dalle immigrazioni: pietà e paura. Ma la questione è più complessa. Il problema centrale riguarda l’inesistenza di un governo libico capace di controllare ciò che avviene nel paese e l’oscuro avvenire che lo attende. Il vuoto di potere dovrebbe far riflettere. L’esperienza del “califfato” ISIS o quella dei guerriglieri di Boko Haram insegna. Ma i rischi dell’insediamento di un potere islamista in Libia sarebbero per l’Italia devastanti.

Il sen. Latorre afferma che i servizi segreti italiani in Libia sono i più efficienti. Questa efficienza dovrebbe portare a un risultato. Ma il problema non offre soluzioni trasparenti. Infatti dire oggi chi possa costituire un governo stabile in Libia è come affidarsi a un oroscopo. Una volta questo governo c’era. Il colonnello Gheddafi, dittatore mercuriale e teatrale, poteva non piacere; anzi piaceva a pochi: soprattutto non agli Stati Uniti. Ma aveva stabilito un rapporto decente con l’Italia: scambi petroliferi e commerciali, in cambio del controllo delle coste. L’emigrazione dalla Libia era episodica. Gheddafi e il suo harem giravano per la penisola accompagnati da molti applausi e da una certa supponente ironia. Poi gli “alleati” dell’Italia ritennero che fosse necessario esportare la democrazia in Libia (come già avevano fatto in Somalia, in Iraq e in Afghanistan). I risultati si vedono oggi bene. leggi tutto

Il Congo a più di cinquant’anni dall’indipendenza: condannato a un eterno déjà-vu?

Miriam Rossi * - 05.07.2014

Era festa ovunque il 30 giugno del 1960 a Leopoldville. Si celebrava l’affrancamento dal Belgio e l’agognata indipendenza della Repubblica Democratica del Congo. Sul palco presenziato dalle neo-elette autorità del Paese risuonavano parole di orgoglio per “la gloriosa storia della nostra lotta per la libertà che ha posto fine alla schiavitù umiliante a cui era costretta la popolazione”. E con il futuro dello Stato nelle mani del popolo, iniziava “una nuova lotta, una lotta sublime che porterà leggi tutto

L'alto prezzo della stabilità egiziana

Azzurra Meringolo * - 03.07.2014

Sembra il finale di una commedia poliziesca, ma è tutto realtà. La “Cellula del Mariott” è stata condannata a 7 anni di carcere con l’accusa di aver fabbricato notizie false e tendenziose atte a sostenere la Fratellanza Musulmana, il movimento islamista nuovamente bandito dopo il ritorno dei militari al potere. 

Non facendosi abbagliare dalla narrativa dominante che da un anno etichetta indistintamente i sostenitori della Confraternita come terroristi, la sentenza contro i componenti della cellula - tre giornalisti di Al-Jazeera arrestati in un albergo de il Cairo da dove cercavano di contattare alcuni islamisti - appare il frutto di un processo fabbricato ad arte per punire l’emittente qatarense. 
Per mostrare la sua magnanimità alla comunità internazionale, il nuovo presidente Abdel Fattah al-Sisi potrebbe graziare gli imputati, due dei quali hanno in tasca un passaporto straniero. Ciononostante, la recente condanna è la cartina tornasole dell’ultimo giro di vite repressivo impresso dal “nuovo” regime egiziano alle - poche - voci stonate. leggi tutto

Il Califfato in Iraq e in Siria: ritorno al futuro

Massimiliano Trentin * - 03.07.2014

Il 29 giugno 2014 è stato proclamato il nuovo Califfato nei territori a cavallo tra Siria e Iraq, e attualmente controllati dallo Stato Islamico (fino a ieri conosciuto come Stato Islamico in Iraq e nel Levante, ISIL in inglese). Il Califfato è storicamente la massima istituzione dell'Islam dopo la scomparsa del profeta Maometto e, come questi, riunisce in sé il potere religioso e politico sulla comunità musulmana (umma). L'ultimo Califfato è stato abolito da Mustafa Kemal Ataturk nel 1924 ad Istanbul. A capo di questa istituzione religiosa e politica troviamo Abu Bakr al Baghdadi, leader dello stesso Stato Islamico, a dimostrazione di come questi stia cercando di consolidare il proprio controllo sul territorio, e dunque di sottomettere le altre forze militari, politiche e religiose finora alleate. La proclamazione del Califfato non fa che accelerare processi in gestazione già da tempo ed è presumibile che obbligherà tutte le parti in causa a prendere posizioni chiare, in campo politico e in campo militare.

I miliziani dello Stato Islamico hanno conquistato territori in Siria e poi in Iraq grazie leggi tutto

Cina, 500 anni di socialismo!

Piergiorgio Cattani * - 28.06.2014

Fin dai tempi di Deng Xiaoping la Repubblica Popolare Cinese sta cercando nuovi fondamenti ideologici a sostegno della grande Cina diventata la prima potenza economica globale. Sarebbe troppo semplice affermare che, in pochi decenni, si è passati dal comunismo maoista al nazionalismo capitalista: in realtà le dirigenze che si sono succedute hanno alternato – almeno dal punto di vista della dottrina – visioni attente di volta in volta a sottolineare sia la necessità di riforme per il consolidamento del socialismo di stampo cinese, sia il bisogno di raccontare la storia secondo i criteri della tradizione, dell’unità e della continuità, tanto cari alla millenaria cultura del Celeste Impero.

Questa operazione di riscrittura del passato, tipica di ogni dinastia regnante dagli albori dell’Impero fino agli odierni “principi rossi”, è imponente, ma nello stesso tempo molto delicata. leggi tutto

Shinzo Abe, la “normalizzazione” giapponese e i Tre Principi sull’esportazione di armi

Matteo Dian * - 21.06.2014

Il Giappone ha compiuto di recente un altro passo importante verso il definitivo superamento del pacifismo post bellico e in direzione della cosidetta “normalizzazione” della propria politica estera e di difesa. Questo passo consiste nel rilassamento dei Tre Principi di Esportazioni delle Armi. Per inquadrare questa riforma nel panorama della politica estera e di sicurezza giapponese e più in generale nell’ambito dell’evoluzione dello scenario strategico dell’Asia Orientale è necessario chiarire cosa sono i Tre Principi di esportazione delle Armi e più in generale cosa vuol dire per il Giappone diventare una “nazione normale”. leggi tutto

Le sfide dello Stato Islamico in Iraq e nel Levante

Massimiliano Trentin * - 19.06.2014

La conquista della provincia di Ninive, di Mosul, seconda città dell’Iraq, di Tikrit, città natale di Saddam Hussein,  e la marcia verso la capitale Baghdad da parte degli jihadisti dello Stato islamico in Iraq e nel Levante rappresenta uno degli eventi più importanti degli ultimi anni e costituisce una sfida di enormi proporzioni sia per i territori e le popolazioni direttamente coinvolte sia per tutta la comunità internazionale: non solo “occidentale”. L’espansione territoriale, militare e finanziaria delle forze jihadiste riporta alla ribalta una serie di questioni chiave del passato politico della regione e del suo futuro.

 

Anzitutto, dimostra la fragilità della divisione del mondo arabo in stati-nazione. Disegnati a penna dalle cancellerie francesi e britanniche durante la Prima Guerra Mondiale, i confini attuali dell’antica Mesopotamia rispecchiarono più gli interessi di potenze straniere che non la reale configurazione sociale e comunitaria di quei territori. E tuttavia, lo sviluppo coloniale e postcoloniale di governi centrali e dei relativi eserciti nazionali ha garantito l’inviolabilità di questi stessi confini tracciati sulla sabbia. Le comunità tribali e confessionali ovviamente li attraversano quotidianamente leggi tutto

L’Ucraina orientale tra scontri, separatisti e speranza

Carlo Reggiani * e Yevgeniya Shevtsova ** - 12.06.2014

Lo scorso autunno l’Euromaidan iniziò a Kiev come un movimento per avvicinare l’Ucraina all’Europa e ai valori europei. Tuttavia, a pochi mesi di distanza, si potrebbe avere l’impressione che la metà russofona del paese non condivida il messaggio della piazza di Kiev o addirittura lo opponga. Questo è il quadro dipinto dalla maggioranza dei media russi ma che a volte traspira anche a Occidente, dove una lettura superficiale della questione potrebbe suggerire una netta divisione tra Est e Ovest. Ma dove si trova esattamente il conflitto in Ucraina e da dove esattamente deriva? La questione è complessa ma proveremo a suggerire alcune interpretazioni. leggi tutto

“Quanto costa il crollo di un impero?”. Dall’89 all’Ucraina

Giovanni Bernardini - 05.06.2014

Una buona domanda vale più di tante cattive risposte. Dunque è utile recuperare un interrogativo che Umberto Eco poneva ai contemporanei all’epoca del crollo del muro di Berlino. Facendo leva sul “senno di poi” di cui dispone chiunque volga lo sguardo al passato, la domanda posta da Eco era “quanto costa il crollo di un impero?”. Lo sguardo si volgeva ai tanti precedenti in cui un’entità politica autoproclamatasi o da altri definitiva “impero” era esplosa; in cui, per dirla con Eco, il “coperchio” di un’autorità centrale aveva ceduto alla pressione interna e esterna, lasciando fluire un magma incandescente di ripercussioni destinate a giungere ben lontano dalla sede originaria. Pur senza cadere in ricostruzioni semplicistiche, Eco ricordava come i riverberi più virulenti della fine dell’Impero Romano fossero riscontrabili almeno per sei secoli a venire; per arrivare fino alle tante, drammatiche macerie lasciate in eredità al “Secolo Breve” dal crollo di quattro imperi durante la Prima Guerra mondiale e dall’agonia di quelli coloniali nei decenni successivi. leggi tutto

Il “Secolo del Pacifico”? Obama e il pivot asiatico

Alessandra Bitumi * - 20.05.2014

Nell’autunno del 2011, l’Amministrazione Obama annunciò il riposizionamento strategico e operativo statunitense nella regione dell’Asia-Pacifico, ritenuta centrale nella definizione delle priorità geopolitiche americane. Uno dei primi passi verso la costruzione di una cornice militare per la strategia del cosiddetto “Asia pivot” fu l’intesa con l’Australia sull’invio di 2500 marines nella base di Darwin. Era il novembre del 2011 e il “New York Times” definiva la decisione come “la più grande espansione della presenza americana nel Pacifico dai tempi della Guerra del Vietnam”. Da quali premesse originava questa rinnovata attenzione di Washington per l’Estremo Oriente? Quali obiettivi intendeva perseguire l’Amministrazione Obama e cosa ci suggerisce, rispetto alle ambizioni iniziali, il bilancio odierno?

Alla svolta asiatica hanno concorso molteplici fattori. Il primo, la percezione della minaccia cinese. All’impetuosa crescita economica di Pechino, si sono affiancati progressivamente un crescente attivismo militare del paese e un incremento leggi tutto