Ultimo Aggiornamento:
21 novembre 2020
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Argomenti

Medio Oriente. La Guerra fredda intra-sunnita

Azzurra Meringolo * - 15.05.2014

Un conflitto nel conflitto. Una matrioska di battaglie a bassa intensità per il controllo del Medio Oriente. È questa la guerra – fredda - che si combatte in Siria, nel Golfo e, soprattutto, in Egitto. Se le primavere arabe hanno evidenziato la competizione tra Islam sunnita e Islam sciita per la supremazia regionale, l’intervento con il quale, il 3 luglio, l’esercito egiziano ha deposto Mohammed Mursi - il presidente espressione della Fratellanza Musulmana - ha scatenato la più latente guerra all’interno della compagine sunnita.

Guerra che si combatte su più fronti e che vede contrapposti membri della stessa famiglia. Da una parte i sostenitori di quell’Islam politico rappresentato dall’ormai opaco e screditato modello turco che ha gioito per le rivoluzioni del 2011 e ha criticato la deposizione di Mursi. Dall’altro i simpatizzanti dell’Islam wahabita di origine saudita che ha fatto il possibile per contenere i “pericolosi” effetti delle primavere, sostenendo anche l’uscita di scena del rappresentante della Confraternita egiziana.

Le dinamiche interne al Consiglio di Cooperazione del Golfo, Ccg - l’organizzazione leggi tutto

Ucraina e Russia: opportunità per l’Europa

Gianpaolo Rossini * - 06.05.2014

L’Ucraina è tagliata in due dal Dnepr che la percorre da Nord a Sud. Una zona russofona ad est mentre ad Ovest si trova la regione che guarda verso l’Europa e che parla una propria lingua anche se affine al russo.  Il Dnepr è uno dei grandi fiumi dell’Est europeo al centro della storia politica e religiosa delle civiltà slave. Dalla capitale Kiev, adagiata sulle sue rive, si è irradiata, quasi mille anni fa, la cristianizzazione delle Russie. L’Ucraina è terra di mezzo, e, come tale  vittima di grandi conflitti, ma è anche un polo culturale con forti legami con l’intero universo slavo e russofono, dal quale non è possibile pensarla separata.  Una parte del paese dei cosacchi anela  alle garanzie in termini di qualità della democrazia civile ed economica che l’Europa, nonostante la profonda crisi economica, rappresenta. E dunque il dilemma se aderire ad una integrazione più profonda con l’UE staccandosi dalla Russia o entrare nell’Unione doganale con il paese di Putin.  Scegliere una delle due alternative vuol dire per l’Ucraina andare incontro a spaccature con effetti destabilizzanti su tutto l’est Europa extra Ue. Gli scontri e le tensioni di questa prima parte del 2014 ne sono la prova, così come le reazioni scomposte della Russia che minacciano di spostarsi sul piano militare  a fronte di una diafana “personalità” internazionale della Ue. leggi tutto

Ucraina: l’Europa apolitica all’ombra della guerra

Michele Chiaruzzi * - 26.04.2014

Affrontare oggi, da osservatori, la questione russo-ucraina è come tentare di verniciare un’auto in corsa. Gli eventi scorrono a velocità variabile, subendo accelerazioni e decelerazioni spesso improvvise. Gli sviluppi dell’ormai costante tensione politica e diplomatica non si lasciano afferrare pienamente e sono imprevedibili negli esiti. Conviene allora tentare di fissare alcuni punti fermi che interessano la dimensione internazionale di questa vicenda. Considerando questi punti, e i fatti che li riguardano, tutti ovviamente collegati l’un l’altro, forse si possono chiarire alcuni aspetti fondamentali di un quadro internazionale complesso ed intricato.

Il primo fatto, il più ovvio, è che la guerra non ha cessato d’allungare la propria ombra sul continente europeo. L’idea dell’Europa quale zona di pace perpetua, divulgata fin dai giorni in cui infuriavano le guerre jugoslave è, letteralmente, ancora un’utopia. leggi tutto

Le più grandi elezioni della storia: l'India al voto

Giulia Guazzaloca - 19.04.2014

Sono 815 milioni le persone chiamate al voto nelle elezioni nazionali che si tengono in queste settimane in India: è il più massiccio esercizio democratico nella storia di tutti i tempi. Con 1,2 miliardi di abitanti, infatti, l’India ha un corpo elettorale che è circa 15 volte quello italiano; i seggi sono poco meno di un milione, i giovani che votano per la prima volta sono 23 milioni (quasi il 3% dell’elettorato), gli uomini 426 milioni, le donne 387 e per la prima volta circa 30 mila elettori sono registrati come appartenenti ad «altro genere» sessuale. leggi tutto

Il Soft Power, le catacombe e l’Azerbaigian a Roma

Giovanni Bernardini - 19.04.2014

C’erano una volta gli anni ’90 con le loro mode e subculture, oggi già avviate sulla strada della redenzione vintage. C’era allora il trionfalismo post-Guerra Fredda, le “magnifiche sorti e progressive” di un mondo conquistato dal progresso della democrazia, unificato dalla “globalizzazione”, rimpicciolito dai nuovi mezzi di comunicazione e dai viaggi low cost. Ci fu anche qualcuno furbo abbastanza da arricchirsi (quale miglior tributo a quell’epoca!) proclamando in milioni di copie la “fine della storia” e la prossima “morte per noia” di un’umanità ormai priva di ambizioni. leggi tutto

Il modello Bundesrat. Istruzioni per l’uso

Gabriele D'Ottavio - 15.04.2014

Nel dibattito attuale sulla riforma del Senato, l’ambizione di orientare il percorso riformatore verso il modello tedesco appare più che ragionevole. Purché ciò avvenga nella consapevolezza dell’impossibilità di ridurre il funzionamento dei sistemi politici a un mero fatto istituzionale. È illusorio infatti pensare che la semplice adozione di una Camera delle autonomie sul modello del Bundesrat tedesco possa di per sé garantire il raggiungimento dei medesimi risultati ottenuti nel contesto in cui tale assetto ha trovato concreta applicazione. Così come è errato considerare il modello che si intende emulare come monolitico e impermeabile alle trasformazioni del tempo. Come scrisse un autorevole costituzionalista francese del secolo scorso, «le istituzioni a differenza dei satelliti, rimangono raramente sull’orbita in cui il loro creatore aveva inteso porle. Esse sfuggono alla volontà del Costituente o del Legislatore che ha dato loro vita» (Jean Rivero). leggi tutto

Parigi val bene un Primo Ministro

Riccardo Brizzi - 15.04.2014

Fare il Primo ministro della V Repubblica francese non è mai stato un mestiere semplice. Né tantomeno si tratta di un impiego stabile. Chiedere ai venti predecessori di Manuel Valls per avere conferma.  Si può essere sollevati dall'incarico perché il capo dello Stato ritiene conclusa una stagione politica, come accadde nel 1962 a Michel Debré, all'indomani dell'indipendenza algerina. O perché il presidente della Repubblica ha sciolto le camere in maniera maldestra, come fece Chirac nel 1997, chiudendo anzitempo l'esperienza governativa del suo braccio destro Juppé per ritrovarsi a coabitare con il socialista Jospin. Si può essere congedati perché il credito di cui si gode nell'opinione pubblica inizia a fare ombra all'Eliseo, come accadde a Pompidou, sostituito dopo gli eventi del maggio 1968 dal Generale de Gaulle, indispettito dall'autorevolezza acquisita in quel frangente dal Primo ministro. Il caso più frequente è tuttavia quello di fungere da capro espiatorio dopo una grave sconfitta elettorale. leggi tutto