Ultimo Aggiornamento:
24 gennaio 2026
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Argomenti

L’arrivo in Italia dei rifugiati: passare dall’emergenza ad una politica organica dell’Italia e dell’Europa.

Roberto Zaccaria * - 29.07.2014

      1. Sempre più spesso nei nostri telegiornali sentiamo parlare di “emergenza umanitaria” a proposito degli sbarchi di migranti e di rifugiati nel nostro paese. Queste notizie sono accompagnate da immagini spesso strazianti di barconi sovraffollati e, a volte, assistiamo anche al triste rituale del recupero di salme in sacchi di plastica nera.

    Certo siamo ben lontani da quel terribile 3 ottobre del 2013 quando a Lampedusa morirono oltre 350 persone ed abbiamo ancora negli occhi quella enorme distesa di bare.

    Fortunatamente dopo di allora il Governo italiano ha varato l’operazione Mare nostrum che con l’impiego quotidiano della marina militare, della Guardia costiera e delle altre forze dell’ordine ha permesso di salvare migliaia di vite umane dando vita ad una delle più grandi operazioni umanitarie che sia dato ricordare negli ultimi anni.

    Per questo solo fatto sarebbe del tutto naturale che qualcuno volesse proporre le nostre forze armate e la stessa terra di Sicilia, che ha offerto la prima accoglienza, quale Premio Nobel per la pace. leggi tutto

Il Muro di Ferro, oggi.

Massimiliano Trentin * - 24.07.2014

La strage e le distruzioni che si stanno compiendo oggi nella Striscia di Gaza riportano d'attualità alcune questioni fondamentali del conflitto israelo-palestinese. Questioni su cui vale la pena soffermarci anche di fronte al fragore dei cannoni e dei missili.

Tradizionalmente, la strategia dei dirigenti israeliani nei confronti degli arabi è stata quella di negoziare sempre e comunque da una posizione di forza. Tale posizione di forza consiste nell’esercizio di una schiacciante superiorità militare, di potenza di fuoco e tecnologica, che funga da deterrente a ogni tentativo di contrastare la presenza di Israele esercitato da qualsiasi forza araba. Si tratta della cosiddetta dottrina del "Muro di ferro", elaborata da uno dei padri della destra revisionista sionista, Ze'ev Jabotinsky, nel saggio del 1923 "Il Muro di ferro (noi e gli Arabi)", e successivamente fatta propria nei fatti dalla maggior parte della classe politica di Israele. leggi tutto

Per una “terza” Repubblica anche alla Farnesina?

Michele Marchi - 22.07.2014

Nelle settimane in cui il ministro degli Affari Esteri Federica Mogherini è il candidato italiano alla poltrona di Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, può essere interessante riflettere proprio sull’evoluzione del ruolo del titolare della Farnesina nell’Italia della cosiddetta “seconda” e anche nei primi passi di quella che molti oramai definiscono “terza” Repubblica. leggi tutto

L’Italia nella crisi internazionale

Paolo Pombeni - 19.07.2014

Nel nostro paese la politica estera non è mai stata oggetto di un ampio interesse: a dispetto della nostra ossessione storica di sedere fra le “grandi potenze”, la capacità di avere una presenza internazionale di rilievo non è mai stata pari alle ambizioni. Di queste qualche uomo politico le ha avute “alte” (Fanfani, Craxi), qualche altro ci ha giocato furbescamente (Andreotti), i più hanno fatto slalom fra gli interessi dei nostri potenti vicini, con risultati altalenanti.

I momenti di tensione non sono mancati, anche se ancor oggi per esempio non sappiamo esattamente quale prezzo abbiamo pagato in termini di terrorismo interno negli anni Settanta per la grande crisi mediorientale. leggi tutto

L’enigma di Hong Kong

Piergiorgio Cattani * - 10.07.2014

Da Hong Kong giungono importanti notizie che gettano luce su quello che si sta muovendo in Oriente soprattutto lungo le coste del Mar della Cina. Sappiamo come la collana di isole (perlopiù scogli disabitati ma di grande importanza strategica) che dall’arcipelago nipponico scendono fino a quello filippino e quasi all’Indonesia siano al centro di dispute territoriali che vedono di volta in volta la Cina contrapposta leggi tutto

Vuoto in Libia

Ennio Di Nolfo * - 08.07.2014

In Italia si guarda alla situazione della Libia con un doppio sentimento, derivante dalle immigrazioni: pietà e paura. Ma la questione è più complessa. Il problema centrale riguarda l’inesistenza di un governo libico capace di controllare ciò che avviene nel paese e l’oscuro avvenire che lo attende. Il vuoto di potere dovrebbe far riflettere. L’esperienza del “califfato” ISIS o quella dei guerriglieri di Boko Haram insegna. Ma i rischi dell’insediamento di un potere islamista in Libia sarebbero per l’Italia devastanti.

Il sen. Latorre afferma che i servizi segreti italiani in Libia sono i più efficienti. Questa efficienza dovrebbe portare a un risultato. Ma il problema non offre soluzioni trasparenti. Infatti dire oggi chi possa costituire un governo stabile in Libia è come affidarsi a un oroscopo. Una volta questo governo c’era. Il colonnello Gheddafi, dittatore mercuriale e teatrale, poteva non piacere; anzi piaceva a pochi: soprattutto non agli Stati Uniti. Ma aveva stabilito un rapporto decente con l’Italia: scambi petroliferi e commerciali, in cambio del controllo delle coste. L’emigrazione dalla Libia era episodica. Gheddafi e il suo harem giravano per la penisola accompagnati da molti applausi e da una certa supponente ironia. Poi gli “alleati” dell’Italia ritennero che fosse necessario esportare la democrazia in Libia (come già avevano fatto in Somalia, in Iraq e in Afghanistan). I risultati si vedono oggi bene. leggi tutto

Il Congo a più di cinquant’anni dall’indipendenza: condannato a un eterno déjà-vu?

Miriam Rossi * - 05.07.2014

Era festa ovunque il 30 giugno del 1960 a Leopoldville. Si celebrava l’affrancamento dal Belgio e l’agognata indipendenza della Repubblica Democratica del Congo. Sul palco presenziato dalle neo-elette autorità del Paese risuonavano parole di orgoglio per “la gloriosa storia della nostra lotta per la libertà che ha posto fine alla schiavitù umiliante a cui era costretta la popolazione”. E con il futuro dello Stato nelle mani del popolo, iniziava “una nuova lotta, una lotta sublime che porterà leggi tutto

L'alto prezzo della stabilità egiziana

Azzurra Meringolo * - 03.07.2014

Sembra il finale di una commedia poliziesca, ma è tutto realtà. La “Cellula del Mariott” è stata condannata a 7 anni di carcere con l’accusa di aver fabbricato notizie false e tendenziose atte a sostenere la Fratellanza Musulmana, il movimento islamista nuovamente bandito dopo il ritorno dei militari al potere. 

Non facendosi abbagliare dalla narrativa dominante che da un anno etichetta indistintamente i sostenitori della Confraternita come terroristi, la sentenza contro i componenti della cellula - tre giornalisti di Al-Jazeera arrestati in un albergo de il Cairo da dove cercavano di contattare alcuni islamisti - appare il frutto di un processo fabbricato ad arte per punire l’emittente qatarense. 
Per mostrare la sua magnanimità alla comunità internazionale, il nuovo presidente Abdel Fattah al-Sisi potrebbe graziare gli imputati, due dei quali hanno in tasca un passaporto straniero. Ciononostante, la recente condanna è la cartina tornasole dell’ultimo giro di vite repressivo impresso dal “nuovo” regime egiziano alle - poche - voci stonate. leggi tutto

Il Califfato in Iraq e in Siria: ritorno al futuro

Massimiliano Trentin * - 03.07.2014

Il 29 giugno 2014 è stato proclamato il nuovo Califfato nei territori a cavallo tra Siria e Iraq, e attualmente controllati dallo Stato Islamico (fino a ieri conosciuto come Stato Islamico in Iraq e nel Levante, ISIL in inglese). Il Califfato è storicamente la massima istituzione dell'Islam dopo la scomparsa del profeta Maometto e, come questi, riunisce in sé il potere religioso e politico sulla comunità musulmana (umma). L'ultimo Califfato è stato abolito da Mustafa Kemal Ataturk nel 1924 ad Istanbul. A capo di questa istituzione religiosa e politica troviamo Abu Bakr al Baghdadi, leader dello stesso Stato Islamico, a dimostrazione di come questi stia cercando di consolidare il proprio controllo sul territorio, e dunque di sottomettere le altre forze militari, politiche e religiose finora alleate. La proclamazione del Califfato non fa che accelerare processi in gestazione già da tempo ed è presumibile che obbligherà tutte le parti in causa a prendere posizioni chiare, in campo politico e in campo militare.

I miliziani dello Stato Islamico hanno conquistato territori in Siria e poi in Iraq grazie leggi tutto

Cina, 500 anni di socialismo!

Piergiorgio Cattani * - 28.06.2014

Fin dai tempi di Deng Xiaoping la Repubblica Popolare Cinese sta cercando nuovi fondamenti ideologici a sostegno della grande Cina diventata la prima potenza economica globale. Sarebbe troppo semplice affermare che, in pochi decenni, si è passati dal comunismo maoista al nazionalismo capitalista: in realtà le dirigenze che si sono succedute hanno alternato – almeno dal punto di vista della dottrina – visioni attente di volta in volta a sottolineare sia la necessità di riforme per il consolidamento del socialismo di stampo cinese, sia il bisogno di raccontare la storia secondo i criteri della tradizione, dell’unità e della continuità, tanto cari alla millenaria cultura del Celeste Impero.

Questa operazione di riscrittura del passato, tipica di ogni dinastia regnante dagli albori dell’Impero fino agli odierni “principi rossi”, è imponente, ma nello stesso tempo molto delicata. leggi tutto