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09 maggio 2026
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Tatticismi in tempo di crisi

Paolo Pombeni - 16.04.2015

Quando andavano di moda le citazioni classiche, per criticare il perder tempo della politica di fronte all’incalzare dei problemi si usava ripetere il detto preso dalle storie di Tito Livio: Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur (mentre a Roma si discute, Sagunto viene conquistata). Si riferiva alle incertezze del Senato romano di fronte alle richieste di aiuto  degli ambasciatori della città iberica posta sotto assedio dal generale cartaginese Annibale Barca. Forse qualcosa di simile dovremmo ripeterlo di fronte alla telenovela del dibattito sull’Italicum.

Non vedere oggi che il nostro paese ha davanti a sé problemi enormi e che questo necessita di un governo pienamente legittimato ed attivamente impegnato a risolverli è veramente miope. Soprattutto perché il populismo più becero è in agguato e in un clima elettorale che è contemporaneamente surriscaldato dagli estremismi e svuotato dall’astensionismo tendenziale di una larga fetta della popolazione il fenomeno è molto pericoloso.

Quel che sta succedendo sul fronte dell’immigrazione non è un fatto da sottovalutare. Ovviamente le soluzioni alla Salvini sono boutade da avanspettacolo, solo che ci si fermasse un attimo a ragionarci sopra. Come si fa a salvare la gente in mare senza poi farli sbarcare? Li si tiene su navi alloggio al largo non si sa per quanto? Si fabbricano isole artificiali galleggianti fuori dalle nostre acque territoriali per alloggiarci i profughi? (il tutto con costi che il proponente si guarda bene dal prendere in considerazione). leggi tutto

Aiutare Renzi o ridimensionarlo?

Paolo Pombeni - 14.04.2015

E’ sempre difficile fare l’oroscopo ai governi basandosi sul tasso di gradimento che riscuotono presso i cosiddetti “opinion maker” (la grande stampa, i talk televisivi, i commenti che filtrano dagli ambienti delle classi dirigenti). Sono dati volatili, difficili da fissare e da analizzare in maniera appropriata. Si finisce così di ragione sulla base di impressioni, ma non è detto che sia sempre un esercizio inutile.

Dunque abbiamo l’impressione che non solo sia finita la luna di miele del renzismo con una parte cospicua di quegli ambienti, ma che ci sia una calcolata presa di distanza da quanto sino a poco tempo fa si riteneva rappresentasse. La domanda è se questa presa di distanza sia intesa come uno strumento per aiutare Renzi a maturare, uscendo da una serie di limiti che più volte sono diventati evidenti, o se essa sia intesa solo a ridimensionarlo drasticamente.

Naturalmente il confine fra le due opzioni è sottile, ed è difficile negare che, comunque sia, la presa di distanza dal renzismo porti anche aiuti a coloro che lo vogliono semplicemente disarcionare. Al solito non va sottovalutato che Grillo abbia subito fiutato il vento nuovo, muovendosi su un doppio binario: prima dando il via libera ai suoi perché si buttino nei talk show e sui media per portare legna al rogo antirenziano; ora imponendo che di Renzi non si parli direttamente sul suo blog e altrove, consapevole che bisogna cercare di smantellare l’immagine secondo la quale Renzi debba essere comunque al centro di ogni ragionamento. leggi tutto

Renzi alla prova dell’Italicum

Paolo Pombeni - 09.04.2015

Non sempre in politica le drammatizzazioni sfociano poi in drammi veri e propri, ma il rischio c’è. Per questo lo scontro che si sta determinando attorno al tema della approvazione definitiva della legge elettorale battezzata “Italicum” non va preso alla leggera.

La questione in astratto può essere posta chiedendosi se il testo in approvazione sia ben fatto. La risposta è fin troppo facile, visto che della capacità di scrivere buone leggi si è da tempo persa traccia. Se però il quesito fosse formulato in maniera diversa, non sarebbe così facile prendere posizione, perché non sembra agevole immaginare come risolvere meglio le questioni in campo. Infatti tanto il premio di maggioranza alla lista o alla coalizione, quanto il problema dell’ampliamento delle scelte con le preferenze sono soluzioni ambigue, che risolvono alcuni problemi e ne creano altri.

In concreto si può ragionare forse più agevolmente riconoscendo che l’Italicum è un sistema inventato per rispondere ad alcune emergenze tipicamente nostre. La prima è creare una maggioranza che stia in piedi e che non sia sottoposta al logorio delle sue divisioni interne come è nel caso di coalizioni forzose. La seconda è blindare quella maggioranza rispetto alle tensioni parlamentari, riducendo le “opposizioni” ad un frastagliato universo di raggruppamenti senza capacità di compattarsi. Sono scelte che dipendono dalla attuale peculiarità di un paese che non riesce più ad esprimere aggregazioni su vasta scala sulla base di grandi scelte di prospettiva politica. leggi tutto

La politica del tiro alla fune

Paolo Pombeni - 07.04.2015

Cosa sta succedendo nella politica italiana? Certamente un tentativo di rompere definitivamente con una certa fase della nostra storia politica. Lo si capisce dal fatto che le fibrillazioni, chiamiamole così, sono assolutamente generalizzate. Non c’è una sola area politica di rilievo che sia immune da tensioni che almeno potenzialmente puntano a terremotarla. Se ci possiamo permettere una metafora, è un tiro alla fune, in cui ogni squadra punta a far ruzzolare per terra definitivamente l’altra. Nessuno contempla il rischio che la fune si spezzi e che dunque a terra finiscano entrambe le squadre, ma il rischio c’è e non è piccolo.

Per ragioni di posizione e di peso i riflettori sono per lo più puntati sull’area del centro-sinistra dove non c’è solo la tensione fra Renzi e la minoranza interna del suo partito, ma anche quella fra il PD e la proposta alternativa della sinistra cosiddetta “sociale” di Landini e compagni (perché quella non mira certo a rimettere in sella i minoritari del partito, ma semplicemente a sostituirsi a loro come egemoni del campo).

Come spesso accade nello scontro i toni si alzano e questo giova poco. Renzi è bravo a fare battute, ma sottovaluta che questo modo di agire lo incolla all’immagine del guascone-bullo che cercano di cucirgli addosso. Ormai ha una posizione tale che potrebbe ottenere gli stessi risultati con più stile. leggi tutto

No, non è la BBC …

Paolo Pombeni - 31.03.2015

Ricordate lo stacchetto-tormentone di Alto Gradimento? Quello: “No, non è la BBC, questa è la RAI, la Rai-tibbù …”?   E’ quel che ci è tornato in mente quando si è ripreso a discutere (moderatamente e con poco entusiasmo) sulla ennesima proposta governativa di riforma del nostro sistema pubblico radiotelevisivo. Perché, naturalmente, ogni volta si tocca quel tasto qualcuno torna a proporre il modello del sistema pubblico inglese che passa per l’archetipo di un universo in cui produzione di informazione e cultura da un lato e politica dall’altro sono rigorosamente tenute in compartimenti stagni.

Lasciamo perdere quanto mito ci sia in questa immagine, perché anche lì ogni tanto qualche scivolone c’è stato (ricordiamo solo le polemiche sul rapporto col governo Blair in merito alla guerra in Iraq nel 2003), ma certamente il modello è assai virtuoso rispetto a molte vicende della nostra TV pubblica. Ciò che ci si dovrebbe chiedere, e che non si fa, è quanto ciò dipenda dal modello e quanto dall’etica pubblica e dalla cultura condivisa di quel paese.

L’attuale dibattito italiano è piuttosto surreale. Per esempio quando si discute se sia meglio che il potere di nomina del consiglio di amministrazione sia in capo al governo o al parlamento e ci si accapiglia su quale delle due opzioni sia migliore per tenere la “politica” fuori dalla RAI, viene da chiedersi: perché uno dei due organi è meno politico dell’altro? leggi tutto

Il passaggio finale?

Paolo Pombeni - 28.03.2015

La direzione del PD programmata per lunedì prossimo sarà la prova finale della tenuta del renzismo? La domanda campeggia in molti commenti e si può ben capire il perché. Il segretario-presidente (del consiglio) sembra deciso a chiudere, con un voto conclusivo alla Camera, la vicenda dell’introduzione della nuova legge elettorale battezzata “Italicum” prima che si arrivi al test delle regionali. Molti commentatori ritengono che l’accelerazione derivi dall’aver constatato che la minoranza PD è, come si sarebbe detto una volta, una “tigre di carta”.

Certo pochi valutano positivamente la capacità di tenuta di una minoranza che è fatta in parte di vecchie glorie, in parte di persone che devono a queste la loro carriera e in parte di irrequieti che non riescono a proporre alternative comprensibili. Tuttavia in politica anche le debolezze possono trovare un momento di forza quando vengono spinte in un angolo, e questo è uno scenario che sarebbe bene non sottovalutare.

Al momento Renzi è in un strana posizione. Contemporaneamente gode di molti fattori a suo favore e di non pochi fattori a suo discapito. In testa ai primi ne stanno due: il successo che sembra arridere al Jobs Act che ha rimesso in moto il mercato di lavoro, almeno a stare ai risultati dei primi mesi; il vuoto di concorrenza credibile alla sua leadership, perché né la destra né la sinistra, per stare a queste due classiche distinzioni, riescono a mettere in campo personalità il grado di coagulare un consenso che possa sfidare quello dell’inquilino di Palazzo Chigi. leggi tutto

Prigionieri del tatticismo politico?

Paolo Pombeni - 26.03.2015

In un passaggio delicato della politica come è quello attuale sembra che si stia spegnendo la volontà di puntare decisamente ad una rifondazione del nostro sistema. Il riaccendersi del dibattito sulla corruzione evoca fantasmi del passato e le fibrillazioni che scuotono la maggior parte delle forze politiche di qualche peso non sono certo un segnale di speranza.

Al centro c’è ancora la “questione Renzi”, tema assai delicato perché sta riducendo lo scontro politico ad un gioco di tatticismi in cui si perdono, ammesso che prima ci fossero, le strategie per il nostro futuro.

Ciò che inquieta una buona parte della nostra classe politica in senso trasversale è la scarsa possibilità che l’attuale presidente del consiglio e segretario del PD possa essere effettivamente ridimensionato. La ragione è banale: da un lato manca la possibilità di spingerlo allo scontro elettorale aperto per verificare se davvero ha nel paese quel consenso di cui si vanta; dal lato opposto manca una alternativa credibile con cui sostituirlo semplicemente con un passaggio parlamentare.

Il fatto è che Renzi non è solo contemporaneamente segretario del partito e presidente del consiglio, ma la sua segreteria non è “scalabile” dall’interno, e come vertice dell’esecutivo è a capo di un quasi-monocolore con maggioranza semi-garantita.

La novità della situazione sta nel combinarsi di questi aspetti. La minoranza PD, anche ammesso che non fosse quel puzzle di anime e di personalismi che è, può delegittimare il segretario (lo sta facendo con danni da non sottovalutare), ma non ha la forza di scalzarlo. leggi tutto

I conti con l’imprevisto

Paolo Pombeni - 21.03.2015

Matteo Renzi deve adesso fare i conti con l’imprevisto, cioè con la bufera mediatica che si è scatenata attorno al caso Lupi. Le dimissioni del ministro, che probabilmente si pensa da più parti siano risolutive per mettere la polvere sotto il tappeto, dubitiamo possano servire allo scopo.

Prima di tutto perché siamo ormai in piena fase pre-elettorale e fra poco meno di due mesi e mezzo si vota. In sé il tempo potrebbe essere sufficiente per smorzare l’interesse dei media verso l’ennesima storia che sembra intrecci corruzione e ingenuità, la prima, a stare a quel che si sa, da parte della alta burocrazia, la seconda, sempre per quel che si sa per adesso, da parte del ministro: il tutto con il contorno di un mondo di affaristi che prosperano grazie al combinarsi dei due fattori.

Anche a prescindere dal merito stretto della vicenda, non c’è da dubitare che le opposizioni, cioè tanto la Lega da un versante, quanto i grillini e Sel dall’altro, non lasceranno cadere un’arma così utile per una campagna populistica. In fondo ci sono tutti gli ingredienti che piacciono ad un certo genere di opinione pubblica: più che la grande corruzione, la vanità delle persone, che non resistono a farsi regalare orologi di pregio, vestiti e vacanze. leggi tutto

Lo scoglio imprevisto

Paolo Pombeni - 19.03.2015

Proprio quando i dati economici sembravano segnare un punto a favore della politica del premier Renzi (soprattutto la percezione di una rimessa in moto dell’occupazione certificata dalle richieste all’INPS di accesso ai benefici del Jobs Act) sul sentiero del governo è arrivato lo scoglio imprevisto del nuovo caso di corruzione in cui è coinvolto, sia pure non sul piano penale (almeno fino ad ora) il ministro Lupi.

Non si tratta di un caso paragonabile, come è stato fatto, a quello di due ex membri del governo, Cancellieri ed Idem. Non è questione infatti che possa semplicemente essere ricondotta alla valutazione sulla opportunità di una condotta, perché nel caso del ministro Lupi ci sono in gioco due fattori che trascendono il caso personale: la tenuta del partito del NCD e la tenuta del governo Renzi. Cancellieri ed Idem non ponevano problemi di quel tipo.

Certamente da un punto di vista generale qualche perplessità sul comportamento del ministro non può non sorgere. L’accettazione di regali (l’orologio da diecimila euro al figlio, i vestiti di sartoria a lui e al suo entourage) da parte di funzionari  e persone che occupavano posizioni delicate e sotto il suo controllo è quantomeno un modo di agire disinvolto, soprattutto dopo che da anni ci sono disposizioni che vietano l’accettazione di regali che superino il valore di un centinaio di euro o giù di lì. leggi tutto

L’eterna questione della forma-partito

Paolo Pombeni - 17.03.2015

“Abbasso il partito, viva la Lega!”  Chissà se Landini conosce questo slogan con cui Moisei Ostrogorski giusto agli inizi del Novecento invitava a superare le “macchine politiche” al servizio solo, secondo lui, della manipolazione elettorale a favore invece di formazioni per obiettivi, più sciolte e non vincolate ad inventarsi una ideologia.

La domanda è una piccola provocazione per prendere sul serio la sfida che il leader della Fiom lancia con il suo “movimento” contro i partiti. Personalmente crediamo che effettivamente non abbia in mente, almeno per ora, di fondare un suo partito: sa bene che quella è una impresa difficile nelle attuali contingenze e che poi suppone una capacità di gestione tutt’altro che facile da inventare. Altrettanto poco gli conviene accettare di fare il “papa straniero” di una coalizione di forze elettoralmente in difficoltà nell’illusione che basti mettere alla loro testa una personalità forte per rimediare al problema. Forse la lezione di come è finita un’operazione di questo tipo con Romano Prodi a qualcosa è servita.

Allora che cosa vuol fare Landini? La domanda è appropriata e ci permettiamo di suggerire un parallelo che a prima vista può apparire sconcertante: vuol fare quello che i “Comitati Civici” cercarono di fare con la DC fra il 1948 e i primi anni Sessanta del secolo scorso.  Allora, puntando sulla forza e sul radicamento sociale dell’Azione Cattolica, Luigi Gedda mise in piedi una potente macchina propagandistico-elettorale che voleva contemporaneamente aiutare la DC a vincere le elezioni e condizionarla nella formazione delle sue liste e nella determinazione della sua linea politica. leggi tutto