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18 aprile 2026
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Adesso viene il difficile

Paolo Pombeni - 03.02.2015

Come i contorcimenti della classe politica nel 2006 hanno portato all’elezione imprevista di Giorgio Napolitano, così altri contorcimenti della politica hanno portato all’elezione, meno imprevista, di Sergio Mattarella. Napolitano esordì con un discorso d’investitura il 15 maggio 2006 in cui si augurava che un mandato che era iniziato con una nuova legislatura «aperta nel segno di un forte travaglio», sapesse svilupparsi in condizioni in cui «più chiara appare l'esigenza di una seria riflessione sul modo di intendere e coltivare in un sistema politico bipolare i rapporti fra maggioranza e opposizione». Possiamo chiederci se più o meno siamo ancora lì.

In realtà le cose sono diventate più complesse. Questa volta c’è un vincitore acclamato dell’operazione, ed è Matteo Renzi. Molti speravano che uscisse dalla prova quanto meno acciaccato e che la sua leadership venisse ridimensionata. In fondo così era stata letta da alcuni anche la candidatura di Mattarella: non un uomo suo, né un personaggio malleabile; una offa gettata alla minoranza del PD; un compromesso moderato che avrebbe potuto andare bene anche al centro-destra. Invece la stupidità e la pochezza politica dei suoi avversari hanno cambiato segno a quella scelta. leggi tutto

Quale prova per il Quirinale

Paolo Pombeni - 29.01.2015

Sembrava da qualche segnale che la partita del Quirinale potesse sdrammatizzarsi, ma rapidamente tutto torna a complicarsi. Renzi ricompatta il suo partito attorno al nome di Mattarella e per il momento tutti applaudono. Naturalmente per buona parte è un gioco tattico. Quando affermava che le elezioni del successore di Napolitano non potevano trasformarsi in un referendum sulla sua leadership, diceva qualcosa che tutti nel PD non potevano fare a meno di condividere: ed infatti tutti si sono affrettati a dire che certo è così, nessuno pensava di mischiare battaglia sulle riforme istituzionali col voto per il Colle. Poi cosa succederà è tutto da vedere, perché è chiaro che quelli che hanno anche solo un minimo di coscienza politica non possono certo dire pubblicamente che ambiscono ad azzoppare il proprio partito.
Quel che accadrà davvero non si riesce ancora a capire. C’è veramente un clima strano, perché tutti si trincerano dietro identikit del tutto astratti ed ideali (chi potrebbe essere contro un candidato che sia un politico sperimentato, ma capace di essere un saggio timoniere estraneo alle inclinazioni di favorire qualche partito?), ma nessuno osa puntare su un nome da sottoporre appieno al vaglio pubblico su quell’idealtipo. Adesso c’è Mattarella che è senz’altro un politico sperimentato, ma che come “grande timoniere” è tutto da sperimentare e come reputazione internazionale non è esattamente al top. leggi tutto

Grandi manovre nel vuoto

Paolo Pombeni - 22.01.2015

La politica sta diventando sempre più una versione del gioco del “Risiko”, ma non è una bella notizia. In un momento in cui alcuni sanno e altri almeno intuiscono che si va definitivamente disfacendo quel vecchio universo politico che si era riciclato, con opportuni restauri, nella cosiddetta seconda repubblica è purtroppo inevitabile che scoppi una specie di scontro generalizzato per decidere chi si collocherà nei ranghi della nuova classe dirigente. E’ per questo che riforme costituzionali ed elezione del nuovo presidente della repubblica sono strettamente collegate e non solo perché sono entrambe occasioni per mettere alla prova la tenuta dell’attuale leadership di Renzi.

La riforma elettorale così come si viene configurando non è solo un modo per inserire nel sistema un meccanismo maggioritario. Quello si sarebbe potuto avere anche attribuendo il premio alla coalizione vincente, ma non sarebbe stata la stessa cosa. Coalizione significa infatti non solo aggregare partiti che puntano insieme ad uno stesso obiettivo di governo, ma anche negoziare un accordo fra vari partiti (grandi e piccoli) con reciproci poteri di condizionamento per non dire di veto.  Con un sistema frammentato come quello attuale e con la difficoltà dei partiti, specie di quelli piccoli, di rinunciare alle proprie impuntature identitarie ogni coalizione, specie se obbligata da ragioni elettoralistiche, rischia di trasformarsi nel classico nido di vipere. Del resto basterebbe ricordare come sono finiti i due governi Prodi, per capire verso quale orizzonte finiremmo per marciare. leggi tutto

Il PD, le primarie e la forma-partito

Paolo Pombeni - 20.01.2015

Surreale è un aggettivo che ormai si spreca quando si parla di politica italiana, ma la faccenda delle primarie liguri con la decisione di Cofferati di abbandonare il PD non sapremmo come definirla diversamente.

Infatti come non meravigliarsi che ci si accorga a cose fatte che il sistema di regolazione delle primarie è stato concepito alla luce degli ideologismi di mode imperanti,mentre era da sempre sin troppo evidente che era un meccanismo che non poteva reggere? Qualcuno provò a dirlo nei corridoi (perché più in là non fu ammesso) della prima assemblea nazionale del PD (anche chi scrive, che ne faceva parte), ma naturalmente non era un argomento che piaceva, neppure a quelli che oggi sgomitano per piangere sulla sinistra tradita.

Consentire di scegliere un candidato alle elezioni a chi non è poi titolato ad essere elettore è un palese controsenso in regime di suffragio universale. Il rischio che chi non è neppure formalmente titolare di una cittadinanza elettorale (sedicenni e cittadini di altri stati) potesse diventare preda di manipolazioni, per non dire di peggio, era facilmente prevedibile. In un paese poi come il nostro dove il senso dell’etica pubblica è piuttosto basso il rischio era altissimo. leggi tutto

Un sistema politico alla prova del Quirinale

Paolo Pombeni - 15.01.2015

Questa volta ci sarà qualcosa di più dell’elezione di un nuovo inquilino del Quirinale. Questa volta si dovrà decidere se eleggere ancora un “Capo dello Stato” o se tornare ad un “Presidente della Repubblica” così come era stato immaginato dai costituenti (e per la verità, se si eccettua forse Einaudi, come mai si era verificato).

Le differenze fra le due figure sono piuttosto rilevanti. Il “presidente” non è tanto una figura puramente cerimoniale o al massimo notarile, ma è il regolatore discreto della sana dialettica di un sistema di partiti a cui fa capo in ultima istanza la legittimità repubblicana. Sono i partiti ad avere in mano le chiavi delle istituzioni e quelle del consenso popolare alla casa comune. Il presidente si limita da incarnare verso l’esterno e verso l’interno l’accettabilità e la funzionalità di questo stato di cose.

Poi ovviamente il presidente è anche una personalità politica e dunque non ha resistito in passato a cercare di infilarsi nel gioco dei partiti, ma lo ha fatto, per così dire, come un protagonista di complemento in quella partita  che abbiamo appena descritto. leggi tutto

Quirinale: la partita si complica

Paolo Pombeni - 10.01.2015

Che la partita per la successione di Napolitano sarebbe stata complicata lo sapevano tutti. Che questa fosse sempre più ostaggio del gioco di risistemazione della geografia del potere politico in Italia si poteva sperare ci fosse evitato. Ma è una speranza che sta infrangendosi davanti alla miopia di una classe parlamentare troppo incentrata solo sul suo futuro e condizionata dal suo passato.

Eppure la situazione complessiva in cui siamo immersi diventa ogni giorno più difficile: c’è la partita del default greco incombente, ora quella dell’integralismo islamico che punta scatenare in Europa conflitti esplosivi. Per non stare ad elencare elementi che ben si conoscono: il travaglio interno agli USA con l’indebolirsi della presidenza Obama; le turbolenze delle aree a rischio dalla Libia alla Siria; le impennate neoimperiali di Putin e via elencando. Questo per guardare al contesto internazionale, perché sono noti ai lettori i guai di casa nostra, da una crisi economica da cui si fatica ad uscire ad una gestione delle riforme che è a dir poco intricata.

In queste condizioni concentrarsi sia sulla ricerca di una personalità all’altezza di assumere un ruolo da protagonista nel concorrere alla gestione di queste emergenze sia sulla opportunità di consolidare poi questa personalità con un largo consenso di investitura sarebbe essenziale. Invece il gioco perverso a cui sembrano dedicarsi le forze in campo è quello di rendere impossibili entrambe le condizioni. leggi tutto

La battaglia del Quirinale: obiettivo Renzi

Paolo Pombeni - 06.01.2015

Seguendo quanto sta accadendo nelle ultime settimane abbiamo l’impressione che l’obiettivo della battaglia per il Quirinale non sia quello di eleggere un degno successore di Giorgio Napolitano, ma sia piuttosto quello di azzoppare Renzi. E di farlo in maniera tale da rendere difficile il mantenimento da parte sua della centralità politica.

Sgomberiamo subito il campo da una obiezione: ma se si vuol azzoppare Renzi ci sono tanti altri modi per farlo, considerando i non pochi provvedimenti chiave che sono sul tappeto (riforma elettorale, del senato, della pubblica amministrazione, ecc.). Il particolare in questo caso è che battere il disegno di Renzi su uno di questi terreni significa andare alla crisi di governo. Un esito che, se si eccettuano alcuni estremisti, si sa di non potersi permettere: innanzitutto perché non si saprebbe come sostituirlo e si correrebbe il serio rischio di elezioni anticipate; in secondo luogo perché, con l’aria che tira (tanto per dire una cosa sola: le elezioni di fine gennaio in Grecia), ci sarebbe la quasi certezza di una impennata della crisi economica, cosa che il paese farebbe pagare caro a chi l’ha provocata. leggi tutto

Le spine di Renzi

Paolo Pombeni - 23.12.2014

Non è un finale d’anno tranquillo, né tale sarà l’inizio dell’anno nuovo per il premier Renzi. La tela che ha tessuto con sufficiente pazienza e con una certa abilità si sta sfibrando. Il numero dei suoi avversari è molto alto ed egli non sembra riuscire a coagulare ampi consensi attorno a sé: intendiamo condivisioni un minimo convinte del suo disegno, non semplici posizionamenti in vista degli schieramenti per le lotte politiche.

La gestione della vicenda della legge di stabilità non è stata un capolavoro di strategia politica. Certamente la maggior parte delle colpe ricade su una classe politica famelica, che si mette al servizio di una miriade di piccole cause marginali, non tutte necessariamente riprovevoli (molte invero, sì), ma tutte poco degne di appesantire la situazione di una finanza pubblica già allo stremo. Il risultato, con il pasticciato intervento finale del governo, è la solita legge alla moda del vestito di Arlecchino, che promette e taglia, interviene, ma lascia anche correre. I lamenti di tutte le lobby piccole e grandi sono un rito scontato, ma questa volta la cacofonia offende le orecchie del pubblico e soprattutto ci mette in difficoltà coi nostri partner internazionali. leggi tutto

L’incognita Quirinale e gli equilibri della politica

Paolo Pombeni - 18.12.2014

Il presidente Napolitano è intervenuto per ben due volte, il 10 dicembre ai Lincei e il 16 dicembre nel discorso alle Alte Cariche dello Stato, sul tema della crisi del nostro sistema politico. Non è il tema ad essere una novità, perché in passato era intervenuto più volte su questi fenomeni, ma la nettezza con cui lo ha affrontato. In entrambe le occasioni infatti ha denunciato con forza l’esistenza di componenti, neppure troppo marginali, della classe politica che antepongono i vantaggi modesti dell’adeguarsi alle mode di attacco alle istituzioni (e di prendersi il gusto della trama per la trama) a quello che dovrebbe essere il farsi carico responsabile della difficile situazione del paese.

Non si può dire che le parole di Napolitano abbiano veramente scosso, non diremo la classe politica, ma neppure il mondo dei media. Ovviamente di entrambi i discorsi è stata data notizia con qualche rilievo, ma che essi siano riusciti a far aprire una riflessione sul tema delle responsabilità collettive non si può proprio dire.

Eppure è esattamente questo il tema che dovrebbe essere posto al centro della riflessione. Che cosa ci vuole di più della crisi economica attuale, della nostra posizione non brillante nel quadro delle relazioni internazionali (vedi come ci trattano in India), delle nostre difficoltà a riformare aspetti importanti della nostra vita pubblica, per convincerci che una qualche forma di gestione condivisa dell’emergenza nazionale è ormai necessaria? leggi tutto

Inutili sceneggiate politiche in un momento assai delicato

Paolo Pombeni - 16.12.2014

Non per fare i pierini a tutti i costi ma è davvero umiliante per la qualità della nostra vita pubblica assistere ad una politica sempre più ridotta a sceneggiate a pro del palcoscenico mediatico.

Quando si parla in privato con economisti o uomini che si occupano seriamente di economia si raccolgono solo preoccupazioni profonde. Chi studia la fenomenologia del nostro sistema burocratico, o di quello della giustizia, o la tenuta del nostro sistema sociale non nasconde previsioni pessimistiche. Ci sarebbe da supporre che anche i membri della classe politica qualche volta smettano di discutere fra loro su come farsi fuori reciprocamente e prestino un orecchio, anche solo distratto, a queste analisi. Purtroppo a vedere come si comportano c’è da dubitarne.

Sarebbe veramente degna di miglior causa l’acribia con cui alcuni sindacati da un lato e un po’ di politici del PD in cerca di visibilità dall’altro lavorano a minare l’attuale governo. Non perché si debba arrivare a quello spauracchio ventilato in continuazione del “pensiero unico”: come qualsiasi politica anche quella di Renzi e dei suoi ministri può, anzi deve, essere sottoposta ad esame critico e va benissimo sviscerarne i pro e i contro. Ciò che non serve è scambiare per un’operazione di questo genere lo scomposto agitare fantasmi e frasi ad effetto. leggi tutto