Ultimo Aggiornamento:
20 gennaio 2018
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Dilemmi identitari e corsa alla visibilità

Paolo Pombeni - 17.01.2018

Gran brutta campagna elettorale. Le affermazioni a vanvera non si contano e si può fare solo una classifica fra quelle semplicemente avventate (tipo aboliamo le tasse universitarie, il canone Rai, il bollo auto, ecc.), quelle sloganistiche (aboliamo la Fornero, reintroduciamo l’art. 18 per tutti, ecc.) e quelle francamente preoccupanti perché mostrano che non si sa di cosa si parla (razza bianca in pericolo, islamizzazione incombente, 400 leggi da abolire subito, ecc.). Perché si è arrivati a questo punto? Gran bella domanda, come si usa dire.

Qui infatti siamo oltre la politica spettacolo, che è ormai un fenomeno con cui siamo abituati a fare i conti. Di quella rimane la rincorsa ai “testimonial” da inserire nelle liste, ammesso che nel bailamme delle attribuzioni si possa far posto anche a loro. Intanto però ci si prova facendo sapere in giro che si candiderà l’attore di successo (o presunto tale), l’astronauta che ha conquistato le prime pagine, il manager che può vantare successi, il filantropo che ha commosso il paese. Se non si riuscirà davvero a infilarli nelle liste in posizioni vincenti, almeno si farà sapere che “votano per noi”.

La rincorsa alle frasi roboanti e alle promesse buttate lì senza alcun previo ragionamento è un altro paio leggi tutto

Un paese di creduloni?

Paolo Pombeni - 10.01.2018

Tutti o quasi si interrogano sulla stranezza di questa campagna elettorale in cui la corsa a chi la spara più grossa sta diventando spasmodica. Non che in assoluto sia una novità quella delle esagerazioni in campagna elettorale, ma sinora non ci era spinti tanto avanti, o meglio le stramberie erano state lasciate a personaggi di seconda fila ed a partiti tutto sommato marginali. Una generalizzazione sfrontata del fenomeno non si era ancora vista. In più questa volta c’è il patente disprezzo dell’invito più che sensato del presidente della repubblica a mantenere la propaganda in confini accettabili e a non avventurarsi in proposte che non hanno fondamento nella realtà.

Ce n’è dunque abbastanza per chiedersi cosa sia mai successo. Soprattutto la domanda che ci pare nessuno si sia fatto è come mai tutte le forze politiche siano convinte di trovarsi di fronte ad un paese di creduloni disposti a bersi qualsiasi favola si ammannisca loro. Naturalmente è piuttosto incredibile che ci si sia convinti che ormai l’opinione pubblica sia incapace di percepire il sentore di fantasia scatenata che produce proposte la cui realizzabilità è immediatamente sospetta.

E allora? La faccenda è, a nostro giudizio, seria e merita qualche riflessione. Dobbiamo partire dallo scomporre il problema, leggi tutto

Alle prese con la frammentazione

Paolo Pombeni - 06.01.2018

Il problema principale che affronta la politica italiana in questo momento è la necessità di fare i conti con il ritorno della frammentazione politica, per di più in presenza di un corpo elettorale che l’astensionismo ha già ristretto e minaccia di restringere ancora di più.

In astratto i Cinque Stelle sono l’unica area a non soffrire di questo problema. In astratto, perché in concreto bisognerà vedere cosa succede nel momento in cui il movimento deve aprirsi al massimo nel tentativo di guadagnare quella posizione di prima forza politica in parlamento, in assenza della quale inevitabilmente inizierà il suo declino. Da un lato infatti l’aspettativa di un suo successo spinge molti a confluire su di esso e il vertice a cercare volti noti da usare come calamite elettorali. Dal lato opposto però c’è da chiedersi come si comporterà questo afflusso eventuale di convertiti dell’ultima ora, non pochi dei quali sembrano farlo per interessi di successo personale, quando come è probabile M5S non disporrà da solo della maggioranza per governare. Non crediamo di essere perfidi nel temere che dai ranghi esplosi di queste rappresentanze possano arrivare i “responsabili” pronti, per il loro interesse di posizione individuale, a fare da stampella ad altre maggioranze. leggi tutto

Politica: il tramonto della ragione?

Paolo Pombeni - 23.12.2017

Il 2017 si chiude con questioni angoscianti sul versante politico anche se per tanti versi la pubblica opinione sembra abbastanza tranquilla. Eppure una serie di segnali inducono a riflettere su un contesto in cui la presa della razionalità sembra quantomeno affievolirsi.

Due fatti eclatanti come il voto a favore della Brexit e quello a favore dell’indipendentismo catalano mostrano che i contesti politici sono spaccati sostanzialmente in due, ma che alla fine prevale, almeno per ora e di misura, il richiamo ad oscuri sentimenti primordiali che privilegiano l’arroccamento di fronte ad un futuro che viene interpretato come incerto. Si potrebbe continuare con gli esempi: anche quel che sta accadendo in Austria si inserisce in questo contesto.

Aggiungiamoci che i leader di questi movimenti che cavalcano le angosce sotterranee, ma neppure troppo, di questo momento storico sono quasi sempre dei giovani, a cui si unisce poi qualche nostalgico di età matura: anche questo è un dato che non andrebbe sottostimato.

Il nostro paese non fa eccezione, ovviamente con le sue peculiarità. Siamo alla vigilia di una prova elettorale che si preannuncia difficile e che è dominata da una lotta feroce per la conquista dell’egemonia sulla parte preoccupata degli italiani, per quanto essa possa al momento leggi tutto

Sarà come l’arca di Noé?

Paolo Pombeni - 13.12.2017

Matteo Salvini ha proclamato che non vuole che il suo partito, e se possibile la coalizione di cu fa parte, diventi l’arca di Noé in cui si fanno salire i rappresentanti delle varie specie politiche per preservarle dall’annegamento nel diluvio elettorale prossimo venturo. Sarebbe anche un ragionamento condivisibile, non fosse che alla fine lo stesso segretario della Lega quando gli fa comodo non fa più di tanto lo schizzinoso quanto a compagni di strada: bene per Alemanno e Storace, e poi al Sud si imbarca di tutto, perché lì di leghisti col pedigree specchiato ce ne sono pochini (e quelli, probabilmente, non hanno voti da portare).

Ora il fenomeno che un poco stupisce l’osservatore di questa campagna elettorale non è la presenza di personaggi variegati che si mettono in coda per trovare posto in qualche lista: è roba che, un po’ più pudicamente o con maggiore sfrontatezza, si è sempre vista. Quando una persona può portare ad un partito voti in misura significativa è difficile che gli chiudano la porta in faccia (salvo ovviamente casi estremi). Quello che ora si è accentuato è la pretesa di chi ambisce ad infilarsi in qualche compagine che spera vincente di esservi accolto con lo status di rappresentante di un leggi tutto

C’è qualcosa di nuovo, anzi di antico nella politica italiana

Paolo Pombeni - 06.12.2017

A dar credito ai discorsi di molti leader politici e anche di vari osservatori le prossime elezioni sarebbero giocate all’insegna di varie novità, ma se guardiamo da vicino quel che sta avvenendo ci pare che tutto sappia molto di déja vu, insomma di antico.

Cominciamo da quella che sembrava la più eclatante delle novità, l’avvio ufficiale del nuovo partito che si colloca a sinistra del PD e che adesso sappiamo si chiamerà “liberi e eguali”. Ci vuole molta fantasia per classificarlo come cosa nuova. Segue infatti quasi in tutto la liturgia corrente nell’inventare nuovi partiti: la retorica è quella sentita tante volte, basata sullo schematismo del “noi siamo i buoni, gli altri sono cattivi” perché non solo non ci sono vere proposte innovative (tali non possono essere considerate le riposizioni di vecchie ricette, o meglio parole d’ordine del sinistrismo di maniera), ma i modi di procedere sono più o meno quelli soliti. Si ricorre infatti al solito “papa straniero” (in questo caso Grasso) nella consapevolezza che nessuno dei leader che hanno guidato l’operazione ha la statura per agglomerare abbastanza consenso: se poi il presidente del senato sarà capace di fare il miracolo che riuscì a suo tempo a Romano Prodi è leggi tutto

Vi stupiremo coi nostri effetti speciali?

Paolo Pombeni - 29.11.2017

Ci si chiede se questa campagna elettorale ormai ben avviata sia davvero un momento di confronto, anche aspro, ma comunque confronto fra i partiti politici o se sia una continua girandola di trovate, fuochi di artificio lanciati nella speranza di catturare l’attenzione di un pubblico che si teme piuttosto distratto. Siamo insomma al solito “vi stupiremo coi nostri effetti speciali”, che sarebbero poi promesse mirabolanti e attacchi agli avversari a base di vecchie battute. Naturalmente ciascuno accusa gli altri di essere dei “dischi rotti” che ripetono sempre le stesse cose, ma in realtà tutti ripropongono all’infinito i soliti copioni nella convinzione che la ripetizione ossessiva degli slogan serva ad instillarli nel cervello degli ascoltatori.

E’ difficile in queste condizioni tentare una qualsiasi analisi delle proposte che i contendenti mettono in campo, ma soprattutto valutare il loro grado di credibilità. Al momento i maggiori contendenti sono lì a rubarsi i panni in più di una occasione, sino ad arrivare al limite dell’incredibile, come quando il candidato premier pentastellato Di Maio dice che farà lui la “rivoluzione liberale” che ha promesso e non realizzato Berlusconi. Uno malizioso potrebbe chiedersi se Di Maio abbia idea di cosa sia una rivoluzione liberale, ma si leggi tutto

Italia: la Germania ci insegna qualcosa?

Paolo Pombeni - 22.11.2017

I meno giovani ricorderanno tutto il gran discorrere che si fece a metà anni Settanta sul tema se l’Italia aveva davanti a sé lo stesso destino della Repubblica di Weimar. Il “modell Deutschland” fu ampiamente dibattuto, ma poi tutto finì in una bolla di sapone: il nostro terrorismo fu sconfitto, la conflittualità sociale riportata in termini normali, i partiti incapaci di gestire il paese sembrano ritrovare durante gli anni Ottanta qualche capacità di guidare la situazione.

Poi tutto cambiò e di paralleli con la Germania, né con quella storica né con quella contemporanea, si parlò più. Semmai ci fu qualche propensione a considerare il sistema politico tedesco degno di grande considerazione visto che aveva superato la prova della riunificazione e governava una nazione in continua espansione. Il suo sistema elettorale venne considerato del massimo interesse tanto che, pasticciandolo un bel po’, lo si voleva adottare anche da noi.

Visto come si sta evolvendo la situazione dopo le elezioni tedesche di fine settembre ci si sta buttando sul versante opposto a dire che quel sistema non funziona e che la Germania non può più dare lezioni a nessuno. Eppure, per certi versi almeno, i problemi che ha oggi la politica tedesca leggi tutto

Un marziano e le difficili coalizioni a sinistra

Paolo Pombeni - 15.11.2017

Lasciateci giocare con la storiella del marziano che sbarca sulla terra e cerca di capire la nostra politica. Il povero extraterrestre si imbatte nel seguente fenomeno che non riesce a spiegarsi. C’è il problema di fare una coalizione fra forze di sinistra per avere una qualche (minima) speranza di poter vincere le prossime elezioni politiche. Il partito più forte di questa ipotetica coalizione, almeno in termini di consensi passati e di quelli stimati dai sondaggi per il futuro, è anche il maggiore azionista dei governi della legislatura che sta per finire. Ad esso, da un nuovo partito, ben più piccolo e formato per scissione dalle fila della sua classe dirigente, viene posta come condizione perché venga accettata una coalizione, intesa o quant’altro con lui che dichiari che la sua gestione della politica di governo è stata tutta sbagliata e fallimentare e che di conseguenza si sbarazzi del segretario che si è eletto.

Il povero marziano è ovviamente spiazzato. La regola è che nelle competizioni elettorali chi non ha governato attacchi coloro che lo hanno fatto bollandoli come falliti e chiedendo, di conseguenza, che gli elettori affidino a lui il futuro governo. Sempre con un minimo di logica verrebbe da dire che è inutile competere per una leggi tutto

Lezioni siciliane?

Paolo Pombeni - 08.11.2017

Tutti a scrutare come antichi aruspici le viscere delle elezioni siciliane per indovinare cosa ci aspetterà in futuro nella politica italiana. Ovviamente sarebbe stupido sostenere che si tratti di elezioni con valenza puramente locale, ma ci pare altrettanto ingenuo sostenere che si tratti del preludio certo di quel che avverrà alle prossime elezioni nazionali. Passerà molta acqua sotto i ponti e bisognerà vedere cosa trasporteranno quelle acque.

Quel che vale la pena di esaminare è se quanto successo ci può indicare o meno alcune linee di tendenza che vanno al di là delle peculiarità siciliane. Il primo dato è sicuramente l’ampiezza dell’astensionismo. Siamo stati sotto il 50% ma a testimoniare che non è solo questione sicula c’è il dato contemporaneo delle amministrative ad Ostia dove si è stati sotto il 40%. Sommessamente ricordiamo che nelle ultime regionali in Emilia Romagna il 23 novembre 2014 aveva votato il 37,1%. Nelle amministrative dello scorso giugno solo nel caso di Cuneo si è superato di poco il 50% al primo turno, altrove si è rimasti sotto, talora anche sotto il 30%.

Non lo diciamo solo per rimarcare il fatto, rilevantissimo, che la volontà di partecipare direttamente alla scelta delle proprie classi dirigenti è drammaticamente in calo. Può dipendere da scarsa affezione per la politica, ma anche, temiamo leggi tutto