Ultimo Aggiornamento:
03 giugno 2020
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Si prepara la battaglia d’autunno?

Paolo Pombeni - 03.06.2020

Parlare di quel che accadrà in autunno quando non abbiamo ancora chiaro cosa accadrà nei prossimi mesi può sembrare strano. Ma è quello su cui ragiona la politica italiana, convinta che per il momento ci sia uno spazio di manovra relativo. Ciò non significa ovviamente starsene con le mani in mano, ma semplicemente limitarsi ad un poco di pre-tattica in vista della battaglia che si ritiene inevitabile si avrà in autunno.

Non è possibile sapere in quali condizioni, perché non poco dipenderà da cosa accade in questi mesi estivi, ma alcuni elementi si possono intravvedere. Non è per esempio chiaro in quali condizioni si troverà il paese. Molti scommettono che avremo una diffusa rabbia popolare, più o meno “sorda”, perché per allora sarà maturata una presa di coscienza dello stato di difficoltà in cui si muove l’economia italiana. Può essere, ma c’è da dire che questa situazione colpirà duramente alcuni settori, in maniera sopportabile altri, quasi per nulla altri ancora. La proporzione fra questi settori è difficile da calcolare, ma lo è ancor più la loro psicologia.

Prendiamo un settore che, almeno al momento, non vedrà alcun cambiamento, ed è quello di chi lavora nel pubblico impiego o gode di un reddito da pensione. Per ora leggi tutto

Problemi di sistema

Paolo Pombeni - 27.05.2020

La crisi innescata dalla pandemia mette in luce tutte le fragilità del nostro sistema istituzionale, non certo ignote, perché se ne discute da decenni, ma che adesso hanno acquisito spessore e drammaticità anche agli occhi dei non addetti ai lavori.

Quella su cui è si è maggiormente discusso riguarda il nostro pseudo-federalismo alla carbonara, anzi alla polentona visto che ha all’origine la voglia di secessione della Lega Nord. Oggi si discute di nuovo della necessità di regolamentare i confini fra i poteri dello stato e quelli delle regioni, essendoci accorti che il problema nasce oltre che da norme fatte male, dal venir meno di quel senso di comune appartenenza al sistema nazionale che in passato inseriva le classi dirigenti in uno stesso contesto. Era un fattore che risaliva alla dimensione “nazionale” di quasi tutti i partiti: i loro membri si sentivano parte di uno stesso contesto, sia che sedessero nel parlamento, sia che fossero parte di assemblee legislative regionali o comunali. Parlando ovviamente in generale, erano quei centri che garantivano ciò che si potrebbe chiamare la circolazione delle elite politiche in un quadro nazionale almeno come riferimento.

Non è più così: sono fiorite anche nell’immaginario collettivo le “piccole patrie”. Lo si era già leggi tutto

L’ora dell’Europa

Paolo Pombeni - 20.05.2020

La proposta della cancelliera Merkel e del presidente Macron potrebbero segnare un momento importante nella storia dell’Unione Europea. Perché si possa passare dal modo condizionale a quello indicativo, servirà che la proposta venga varata dal Consiglio Europeo e non sarà un passaggio facile. Non è tanto questione della pronta impennata del Pierino austriaco, forse timoroso di una ripresa a casa sua della destra di Strache che è tornato a farsi vivo dopo la figuraccia con i falsi oligarchi russi. Non che vada sottovalutata la possibilità di un fronte dei piccoli paesi in relativa buona salute, ma va inserita in una più grande problematica.

La ripresa del motore franco-tedesco non può che essere benvenuta. Solo un politico miope come Salvini può pensare nei termini di un sovranismo da strapaese, credendo che il buon piazzamento dei nostri titoli di stato nell’ultima asta possa far concludere che l’Italia può farcela da sola accedendo ai mercati. Quelli ti danno una mano in questo momento in cui contano sul fatto che saremo tenuti in piedi da finanziamenti europei, ma sarebbero pronti a strangolarci se vedessero che davvero ci siamo illusi di farcela da soli mettendo a rischio i loro investimenti.

Qui il tema è chi possa costruire quell'Europa leggi tutto

Chiarimenti necessari

Paolo Pombeni - 13.05.2020

Oramai è chiaro: il governo non sopravvivrà senza un chiarimento nella sua coalizione. Va bene puntare sul fatto che al momento non si vede una possibile alternativa al traballante esecutivo del premier Conte, ma a tutto c’è un limite. La partita di poker che si sta giocando sul decreto ex aprile e che forse in omaggio al gioco d’azzardo adesso è stato battezzato “rilancio” sarebbe tollerabile solo se non ci trovassimo in una situazione di emergenza come quella attuale.

Il nodo sono ormai chiaramente i Cinque Stelle ed il rapporto che sembra non risolvibile che Giuseppe Conte ha con loro. Fra le impuntature sul MES, che per loro non è mai abbastanza “adeguato”, e le chiusure senza senso sul tema della regolarizzazione dei migranti, stanno impedendo un indirizzo ragionevole alla politica di risposta alla crisi indotta dal coronavirus. Si potrebbe dire che anche gli altri partiti della coalizione fanno il loro gioco, ed è impossibile negarlo, ma alla fine nelle loro posizioni c’è una certa ragionevolezza che consente spazi di negoziato, mentre gli ex grillini sembrano non saper procedere che per impuntature su questo o quello dei loro mantra pseudo-ideologici.

Non è bastato un sostanziale fronte comune a difesa del ministro Bonafede, che non è proprio leggi tutto

Se la goccia scava la roccia

Paolo Pombeni - 06.05.2020

Il governo Conte non ha alternative: ne sono convinti quasi tutti, ma quasi tutti aggiungono qualcosa che più o meno potrebbe essere tradotto in un “purtroppo”. Per carità, nell’eterno teatrino della politica italiana un po’ di opinionisti che lanciano un appello controcorrente si trova sempre: oggi è controcorrente sostenere il premier che non gode di grande fiducia. Ma come, si sente dire, se ha il 60% di gradimento nei sondaggi (peraltro a sentire la Ghisleri saremmo solo a circa il 42%)?  Già, i sondaggi che danno una lettura non molto spiegabile di quanto avviene coi Cinque Stelle che guadagnano qualche punto e non si sa in nome di cosa e Forza Italia che va e viene in continuazione, sia pure con percentuali basse sia di crescita che di arretramento, mentre tutto il resto rimane più o meno stabile. Con il particolare che circa il 40% degli intervistati rifiuta di schierarsi …

Tutto salvo la Lega che invece continua a perdere un po’ di punti e questo non è difficile da spiegare perché Salvini non ne sta più imbroccando una. Basta guardare all’incredibile iniziativa detta “Occupy Parlamento” smontata in fretta e furia a fronte dell’indifferenza generale.

In queste situazioni si può davvero essere convinti della tenuta del leggi tutto

La democrazia è un meccanismo delicato

Paolo Pombeni - 29.04.2020

C’è troppa disinvoltura da parte del governo nell’affrontare la reazione alla pandemia. Che sia un problema grave e complicato nessuno ne dubita. Che questo autorizzi a manomettere il delicato equilibrio di un sistema costituzionale non può essere accettato. Eppure sta avvenendo, per quanto ci sia poco interesse per il tema.

L’avvio della cosiddetta fase 2 ha posto drammaticamente in evidenza la scarsa o nulla sensibilità di Conte e dei suoi ministri per questi aspetti. Dopo avere pazientemente sopportato 45 giorni di sospensione delle libertà individuali per fronteggiare un’emergenza oscura i cui contorni non erano noti, la situazione dovrebbe essere maturata: adesso qualcosa di più si sa, e soprattutto si è giunti alla conclusione che almeno per un tempo non breve dovremo convivere con questo virus in circolazione. Il che significa che bisogna riflettere su come lo si deve fare senza ledere i diritti fondamentali delle persone, che non possono essere sospesi senza un adeguato inquadramento giuridico-costituzionale.

Questa valutazione non spetta alla selva di epidemiologi, virologi, medici che intasano task force, comitati e talk show. A loro spetta stabilire, se ne sono capaci, come si diagnostica il virus, come lo si cura, cosa si può individualmente e socialmente fare per prevenirlo nei limiti consentiti leggi tutto

Il gioco pericoloso delle narrazioni

Paolo Pombeni - 22.04.2020

Siamo immersi in un continuo abuso di narrazioni, inventate al solo scopo di alimentare il perpetuarsi della guerriglia politica che si trascina dalle elezioni del marzo 2018. Il loro contenuto è a dir poco evanescente, e spesso le strumentalizzazioni che contengono rasentano la turlupinatura del pubblico. Prendiamo la telenovela sul MES e facciamo presto a rendercene conto.

Conosciamo tutti il contesto della diatriba, che non riguarda affatto la nostra collocazione in Europa, ma la tenuta o meno del governo Conte e la difesa della compattezza dei Cinque Stelle ormai privi di una bussola e spaccati in tante correnti. Tutto è parametrato su questo.

Alle spalle troviamo le pulsioni antieuropee della destra, su cui ha preso la prevalenza la narrazione demagogica di Salvini: la UE è il nemico che impedisce all’Italia di essere prospera e felice, anzi in specifico ciò dipende dalla moneta unica. Naturalmente non c’è alcun fondamento economico per questa convinzione. I Cinque Stelle hanno ereditato dal grillismo delle origini un’impostazione non troppo differente, inserita nella storiella della decrescita felice.

Adesso tutto ciò è riemerso perché con lo choc economico indotto dalla pandemia ci sarebbe bisogno di linee di credito europee e queste vanno trovate dove ci sono già i soldi, visto che per leggi tutto

Prigionieri del nostro passato (politico)

Paolo Pombeni - 18.04.2020

Raccapezzarsi nella politica attuale è un esercizio complicato, perché bisogna tenere insieme l’analisi sui problemi reali del paese con una classe politica che rimane prigioniera di un passato che non passa, sicché punta a chiudere i conti con quello e non a risolvere le domande che pone una situazione estremamente complicata.

Alcune vicende sono emblematiche, come la diatriba surreale sul MES. Non si ragiona su quello che realisticamente si potrebbe ricavare da un finanziamento a basso costo erogato dall’unico strumento di intervento europeo che è attivabile in tempi brevi, ma sulle ubbie di partiti che si inventano un drago a loro misura per far credere che sono capaci di batterlo. Il premier Conte prima ha detto, giusto per lisciare la coda ai Cinque Stelle, che l’Italia non avrebbe utilizzato quei fondi che mettevano a rischio la sua sovranità. Poi, di fronte ad una reazione per fortuna dura del PD, ha voluto spiegare che per il momento era inopportuno decidere, perché non si sa ancora se e quali condizionalità ci saranno. Una persona normale gli direbbe: scusi, ma se è così, perché ha creato un inutile problema dichiarando a vanvera che il MES non lo vogliamo?

Naturalmente la spiegazione è politicista (non politica, che leggi tutto

L’Italia, l’Europa e i “vincoli esterni”

Paolo Pombeni - 08.04.2020

Il grande nodo della politica italiana è il rapporto con l’Unione Europea e in specifico la questione degli “aiuti” che da questa possono venire per superare la crisi economica indotta dal Covid-19. La tesi prevalente da noi è che si devono trovare strumenti europei che finanzino la nostra ripresa, ma senza imporci controlli sulla gestione del nostro bilancio. La questione è dunque quella di superare l’intervento del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) che prevede l’impiego dei controlli.

Per capire bene la questione nei termini politici e non semplicemente economici bisogna ricostruire un quadro accurato. Non che si eviti di farlo, ma in genere si tende a mettere in luce quel che a ciascuno fa piacere, evitando di prendere in considerazione il complesso dei problemi.

Cominciamo dunque col dire che effettivamente, come è stato messo in luce, il MES è stato creato per affrontare quelle che pudicamente vengono chiamate “crisi asimmetriche”, cioè il caso di uno o pochi stati che si trovino in gravi difficoltà di bilancio mettendo in crisi l’intero sistema. Il non detto è che si suppone che normalmente queste situazioni dipendano da “colpe gravi” dei paesi sull’orlo del default. Oggi per un malinteso pietismo si evita di dire che la Grecia a suo tempo è leggi tutto

Paralleli storici?

Paolo Pombeni - 01.04.2020

Nella confusa situazione politica con cui stiamo affrontando l’emergenza del Covid-19, conosce una certa fortuna il dibattito su come si debba o si possa realizzare una situazione di “solidarietà nazionale”. L’occasione è data dalle sollecitazioni che vengono dal presidente Mattarella e dalla scarsa rispondenza che trovano tanto nell’opposizione quanto nel governo e nella sua maggioranza. Al netto degli apprezzamenti di rito, piuttosto ipocriti, alla soluzione di un governo di unità nazionale non pensa seriamente nessuno. L’invocazione a Mario Draghi, eletto alla candidatura di salvatore della patria, è un escamotage per bruciare l’ipotesi di una soluzione che potrebbe venir richiesta dalla UE come garanzia per un sostegno all’Italia, visto che sulla “virtù” del nostro paese come utilizzatore di fondi comunitari sono in molti ad avanzare dubbi.

Non pochi fra coloro che riflettono sulla situazione attuale si lasciano andare a paralleli storici, in genere con il nostro secondo dopoguerra. In quel rinvio c’è un intento consolatorio, perché allora il paese seppe risollevarsi da una catastrofe provocata dalla sconfitta in guerra, ma anche un ardito rinvio al fatto che quella ricostruzione sarebbe avvenuta in un clima di concordia nazionale. Anzi, tenendo conto della attuale difficoltà ad intendersi fra forze della maggioranza e dell’opposizione, leggi tutto