Ultimo Aggiornamento:
27 luglio 2022
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È l’ora della prova elettorale

Paolo Pombeni - 27.07.2022

Adesso tutta l’attenzione si concentra sulla campagna elettorale che presenta varie anomalie: un numero di seggi fortemente ridotto rispetto a quelli disponibili nella tornata precedente, una campagna concentrata in due mesi, il voto agli inizi di autunno (una novità nella storia della repubblica), un sistema elettorale che prevede in parte collegi uninominali di grandi dimensioni.

Tutto questo induce molti osservatori a concludere che si tratterà di una competizione in cui conteranno più che altro i riferimenti “nazionali”, la propaganda che si veicola sui media e sui social. Del resto i partiti, soprattutto i maggiori, al momento confermano questa visione avendo già da tempo impostato la loro comunicazione sia su argomenti cosiddetti “identitari”, sia sulla contrapposizione senza mediazioni fra due “campi”, ognuno dei quali tenta di presentare sé stesso come il bene assoluto e l’avversario come il disastro incombente.

È davvero così? Ci permettiamo di avanzare qualche riserva riguardo a queste semplificazioni, senza peraltro negare che contengano alcuni elementi oggettivi. Innanzitutto si sottovaluta lo shock che nell’opinione pubblica ha provocato la liquidazione poco seria del governo Draghi. Certo non tutti gli elettori seguono con attenzione gli eventi e ci sono fasce che possono essere conquistate dalle leggende metropolitane messe in giro da leggi tutto

Una nuova fase politica?

Paolo Pombeni - 20.07.2022

Cosa succederà mercoledì con le comunicazioni fiduciarie che Mario Draghi sporrà prima al Senato e poi alla Camera è oggetto di previsioni, se non addirittura di illazioni. La situazione è talmente caotica che si possono verificare scenari diversi. Però siamo in grado di vedere cosa è già successo: una grave crisi del nostro sistema di equilibri politici che sta mettendo all’angolo i partiti.

L’evento più rilevante è infatti a nostro avviso il movimento a sostegno di Draghi che si è manifestato da parte di quella società civile, per non dire di quel “popolo”, che i partiti hanno continuato ad interpretare a modo loro. La richiesta che l’attuale premier rimanga al suo posto per concludere il lavoro che ha impostato è venuta da una larga pluralità di istanze: da molta parte della stampa, dai sindacati e da Confindustria, dai rettori delle università, dalla Conferenza Episcopale e da una lunga serie di organizzazioni e agenzie sociali ed economiche. Qualcosa che chiaramente andava contro le aspettative di molti partiti che puntavano a far saltare l’esperimento di questo governo “tecnico” e di altri che pur volendolo salvare non avevano il coraggio di dirlo fino in fondo per non mettere in discussione quelle che ritenevano prospettive elettorali da preservare. leggi tutto

Ma si può andare avanti così?

Paolo Pombeni - 13.07.2022

Ormai è tutto un rincorrersi di messe in scena. Conte consegna a Draghi una richiesta di interventi che furbescamente ne contiene un certo numero su cui c’è già un sostanziale accordo del governo così potrà dire che si è cambiato su pressione di M5S. Subito Salvini si premura di non lasciar a loro il centro della scena e tuona che adesso la Lega voterà solo quello che è nell’interesse degli italiani, il che per logica farebbe intendere che prima votava anche cose che erano contro l’interesse degli italiani. Una scusa per cavalcare il populismo anti cannabis e anti ius scholae con la curiosa motivazione che quelle normative impedirebbero di affrontare il tema delle bollette: ora su quei provvedimenti si possono avere visioni contrastanti, ma che interferiscano con interventi economici sulla crisi è del tutto falso.

Poiché Conte e i suoi dovevano mostrare di far sul serio alla Camera hanno disertato l’aula per l’approvazione del decreto Aiuti che comunque è passato come previsto, subito Berlusconi non si è fatto sfuggire l’occasione per dire che si doveva prendere atto della crisi della larga maggioranza di semi-unità nazionale minacciando che l’avrebbe fatto FI se gli altri abbozzavano.

La sequela delle sceneggiate non si è esaurita, come minimo perché tutti attendono leggi tutto

L’ennesimo penultimatum?

Paolo Pombeni - 06.07.2022

Dunque il grande confronto fra Conte e Draghi che doveva tenersi lunedì 4 pomeriggio è stato rinviato a mercoledì 6. La tragedia della Marmolada che ha richiesto la presenza del premier ha fornito un ottimo motivo per rinviare quello che secondo il capo politico pentastellato avrebbe dovuto essere un aspro confronto, ma che tutti gli osservatori scommettevano si sarebbe risolto in qualche sparata a salve. Se sarà così lo vedremo il 6 luglio, ma naturalmente l’abitudine di Conte a ricorrere a quelli che vengono ironicamente definiti “penultimatum” non fa aspettare una crisi di governo.

Eppure la situazione è più complicata di quanto non la si voglia far apparire. Il capo politico dei Cinque Stelle insiste a dire che Draghi deve tenere conto del peso del suo partito e fa circolare l’ipotesi di almeno tre “paletti” non negoziabili: reddito di cittadinanza, difesa del superbonus edilizio, termovalorizzatore a Roma. In sé, a parte la faccenda del termovalorizzatore su cui il governo non può far marcia indietro senza una figuraccia col sindaco Gualtieri e con la capitale invasa dall’immondizia, gli altri due temi sarebbero anche “trattabili”, perché si può risolverla all’italiana riaffermando il principio, ma mettendo cautele e controlli che evitino l’uso diciamo così disinvolto che si è fatto leggi tutto

L'elettorato è mobile

Paolo Pombeni - 29.06.2022

L’elettorato non sarà mobile come suppone l’arietta d’opera delle donne (con tipico pregiudizio antifemminista), cioè come una piuma al vento, ma certamente continua a mostrarsi relativamente imprevedibile. Questo è ciò che è apparso a tutti con la recente tornata di amministrative in cui si dava per vincente il centrodestra, mentre invece il centrosinistra ha portato a casa un ottimo risultato. Si può cavarsela dicendo che è dipeso dagli errori di una destra molto meno unita di quel che si dava per scontato, ma non ci sembra una spiegazione sufficiente.

Pare a noi che una volta di più la mobilità dell’elettorato non si sia espressa prevalentemente in uno spostamento di consensi fra i partiti delle due coalizioni contrapposte, quanto piuttosto nel transito di molti votanti nell’area dell’astensione, ancora una volta in crescita e per di più in un contesto come quello “cittadino” dove si supponeva che i partiti avessero maggiori capacità di coinvolgimento dei cittadini. In realtà gli appelli più o meno convinti dei leader nazionali non sono stati capaci di mobilitare là dove i candidati non convincevano, né a destra né a sinistra. Lo si era già visto nelle amministrative a Roma dove la cosa era stata molto evidente, ma il fenomeno si leggi tutto

Vaghe Stelle del firmamento politico

Paolo Pombeni - 22.06.2022

La spaccatura fra governisti e barricadieri era inevitabile scoppiasse prima o poi nei Cinque Stelle. Magari era difficile pensare qualche tempo fa che il governista sarebbe stato l’ex capo politico Di Maio e il barricadiero il nuovo capo politico Conte, ma in un quadro in cui il supremo orizzonte è il tirare a campare, il che. come insegnava Andreotti, è meglio che tirare le cuoia, non c’è da stupirsi di nulla.

Curiosamente a terremotare il sistema hanno lavorato gli stessi Cinque Stelle, vuoi con la regola dei due mandati che è troppo stretta, vuoi con il taglio del numero dei parlamentari. La prima regola non è affatto una novità grillina: in teoria c’è anche in altri partiti, solo che lì è temperata dalla possibilità dei vertici di concedere “eccezioni” (regolari per i leader più in vista), ma soprattutto dal fatto che riguarda ogni ambito elettivo, per cui puoi fare due anni in un comune, due in una regione, due in parlamento. Si dice che qualcosa di simile volesse proporre Grillo, ma la difficoltà è che non c’è paragone fra quel che si “guadagna” da più punti di vista nei diversi ambiti e soprattutto che nel caso presente si tratterebbe per tutti i parlamentari di una retrocessione, leggi tutto

Suggestioni dalle urne

Paolo Pombeni - 15.06.2022

La lettura dei dati elettorali è sempre complicata, ma lo è specialmente quella che deve estrarre dei trend nazionali da competizioni amministrative inevitabilmente caratterizzate dai fattori locali. L’esame tecnico lo lasciamo agli specialisti (lo farà il nostro Luca Tentoni sabato), noi ci limitiamo a valutare le suggestioni che emergono da quanto è accaduto domenica 12 giugno.

Il primo dato che ci colpisce è il calo della voglia di partecipazione politica. Quasi drammatico nel caso dei referendum (mal impostati e peggio gestiti), ma notevole anche per quanto riguarda realtà locali, grandi, medie e piccole, dove sostanzialmente quasi la metà degli elettori manifestano indifferenza circa il possibile risultato. Temiamo che stia montando sempre più la convinzione in larga parte dei cittadini che “questo o quello per me pari sono”, tanto poi i problemi non si risolvono. È un po’ qualunquistico dirlo, ma nella ricezione della gente Roma era invasa dai rifiuti e dai cinghiali con la Raggi e la situazione è più o meno uguale con Gualtieri. I due personaggi sono molto diversi, ma una realtà degradata non si lascia domare.

I partiti hanno fatto uno sforzo modesto per riportare i confronti per i sindaci nell’alveo di impostazioni “nazionali”, il che è abbastanza curioso visto che i comuni saranno enti

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Dopo la Sibilla elettorale

Paolo Pombeni - 08.06.2022

Ricordate la storiella che ci raccontavano a scuola sulla Sibilla che ti dava un responso così ambiguo che si sarebbe comunque rivelato esatto consolidando così le facoltà divinatorie della Signora? “Ibis redibis non morieris in bello”, ovvero: andrai ritornerai non morirai in guerra. Tutto dipendeva da dove mettevi la virgola: se dopo “redibis non,” morirai, se dopo “redibis” allora non morirai. Ovviamente dove mettere la virgola toccava all’interprete, la Sibilla ti avrebbe reclamato la risposta giusta dopo che il fatto fosse accaduto.

Bene, questa storiella ci è venuta in mente vedendo il dibattito sul peso che avrà il test elettorale del prossimo 12 giugno, perché crediamo che sarà un enigma che tutti interpreteranno come vogliono e non ci sarà nessuna ricaduta “oggettiva”, ma solo un gioco di letture che ciascun contendente metterà in campo per dire di essere in buona salute (politica). Un po’ lo si è sempre fatto, ma questa volta ci sono tutte le condizioni per farlo alla grande.

Partiamo dalla lettura dei risultati del referendum. Nella previsione molto probabile che non si raggiunga il quorum questo verrebbe interpretato come una sconfitta di Salvini che fra i politici ne è stato il principale sostenitore. Ma si possono vedere le cose diversamente. Se leggi tutto

L’Italia e le debolezze europee

Paolo Pombeni - 01.06.2022

I vertici europei raramente sono passeggiate, a meno che non abbiano all’ordine del giorno temi più o meno di facciata (un po’ di retorica non si nega a nessuno). Non è stato così in quello del 30-31 maggio che doveva misurarsi con la spinosissima questione delle sanzioni alla Russia. In questo frangente una volta di più è emersa la difficoltà di promuovere una politica unitaria fra 27 paesi che hanno interessi e problemi niente affatto convergenti. Soprattutto nel momento in cui si restringono le possibilità di distribuire a chi si trova in posizioni sfavorevoli quelli che col nostro vecchio linguaggio dei tempi di pandemia si sarebbero chiamati “ristori”.

La situazione è divenuta evidente quando si è dovuto affrontare il tema delle sanzioni sul petrolio russo. Qui si è subito presentata la questione del diverso peso che il blocco delle importazioni del greggio di Putin avrebbe avuto a seconda delle diverse collocazioni geografiche e non solo. Dal primo punto di vista era evidente che bloccare la possibilità di rifornirsi del prezioso combustibile avrebbe avuto ricadute diverse per quei paesi che potevano comunque acquistarne da altri fornitori sfruttando le vie marine, e chi come alcuni paesi del centro Europa (Ungheria, Cechia, Slovacchia) non avendo sbocchi al mare si vedeva leggi tutto

Scherzare col fuoco

Paolo Pombeni - 25.05.2022

La maggioranza non si sa se esista e soprattutto perché esista. Draghi sembra essersi stancato di lasciar correre sulle intemerate dei partiti incapaci di sottrarsi alle loro ansie elettoralistiche. La situazione internazionale si sta complicando e abbiamo bisogno di non perdere credibilità nei confronti dell’Europa e del mondo. Già la scelta di pubblicizzare alla buona un piano di pace per l’Ucraina non negoziato precedentemente con gli alleati non ci ha portato bene: l’unico che ha fatto mostra di prenderlo in considerazione è stato Putin, probabilmente perché ha visto che non trovava seguito, molti nostri partner hanno fatto sapere con fastidio di averlo appreso dai giornali anziché dai canali diplomatici (come dire: così fanno i dilettanti …).

Può essere considerato un episodio tutto sommato modesto, ma testimonia di un clima poco sereno. L’ulteriore botta è arrivata quando dopo un articolato e saggio intervento di Gentiloni che cercava di richiamare il nostro paese al dovere della serietà si è avuta la reazione isterica di Salvini che non contento di aver detto che noi non ci facciamo dettare la linea da nessuno ha aggiunto la volgarità di invitare la UE ad attaccarsi al tram.

A questi politici andrebbe ricordato che se non si volevano “lezioni”, cioè condizionamenti leggi tutto