Ultimo Aggiornamento:
03 agosto 2019
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Una crisi ipotetica ed evanescente

Paolo Pombeni - 31.07.2019

La telenovela infinita degli scontri/incontri fra Salvini e Di Maio va avanti con interesse calante da parte dei media, scarsissimo da parte dell’opinione pubblica generale. Tutti danno per scontato che non sia nulla più di una messa in scena che si pensa necessaria per tenere calde, per quel che si può, le rispettive “curve” in attesa delle scadenze ineludibili dell’autunno-inverno. Parzialmente si tratta della manovra legata alla legge di bilancio, che però ormai entrambi hanno capito dovrà muoversi sui sentieri stretti delle nostre compatibilità economiche, visto che a sostenerci in operazioni in deficit non c’è nessuno. In maniera assai più significativa viene la prova delle elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria, previste fra fine anno ed inizio dell’anno nuovo.

Sono due scadenze molto impegnative sia per la Lega che per M5S. Salvini viene messo alla prova sia rispetto alla sua pretesa di avere in mano tutto il Nord conquistando anche la fortezza rossa dell’Emilia-Romagna (ormai tale peraltro solo nell’immaginario), sia rispetto alla trasformazione del suo partito in un partito nazionale che è capace di vincere anche al Sud (e quella è sempre una vittoria che conferma l’accreditamento come punto di riferimento ineludibile per il futuro). Di Maio a sua volta deve leggi tutto

Un regionalismo ben temperato

Paolo Pombeni - 24.07.2019

La diatriba sulle autonomie differenziate diventa ogni giorno che passa più pericolosa. Sebbene scaldi l’opinione pubblica meno di quel che si creda, la classe politica ne sta facendo un caso per mandare all’aria l’attuale dislocazione delle varie forze. Il tutto sulla base di ragionamenti astratti, fake news, petizioni che vorrebbero essere di principio, ma che in realtà nascondono calcoli molto miopi.

Sarebbe ora che qualcuno, ma non si sa chi potrebbe essere, richiami a ragionare sulla vera tematica di fondo: come sfruttare il sistema regionale, che i nostri costituenti immaginarono come uno strumento per articolare la sfera pubblica in maniera non solo più efficiente, ma più vicina ai cittadini, in modo che esso produca buon governo. Un dibattito su questo tema è completamente assente, se si eccettuano limitati nuclei di studiosi e di operatori che ci riflettono da anni, ma che non sono riusciti e non riescono ad imporsi sulla scena pubblica.

Invece lo scenario a cui assistiamo è quello di un sistema regionale che per una buona parte dei casi non funziona o funziona male, per cui quella limitata parte che invece è in grado di farlo marciare chiede adesso sostanzialmente di staccarsi dal sistema dello stato nazionale. Lo slogan della “secessione leggi tutto

I nodi del governo vengono al pettine?

Paolo Pombeni - 17.07.2019

L’iniziativa del vicepremier Salvini di convocare al Viminale 43 associazioni del mondo economico per presentare loro le iniziative che la Lega intende proporre per i prossimi mesi è qualcosa che va al di là di una scorrettezza istituzionale come l’ha definita il premier Conte. Ovviamente lo è, perché Salvini gestisce quella che potrebbe essere una in sé normale iniziativa di partito (tutti ne hanno sempre fatte di simili) trasportandola nell’ambiguità della sua posizione governativa e per di più facendola svolgere nella sede del suo ministero (il quale, fra il resto, non ha neppure competenze in materie economiche). Il motivo che lo ha spinto a muoversi in questo modo non è chiarissimo, a parte la sua incomprimibile passione per occupare sempre e comunque il centro della scena.

Si è detto che lo ha fatto per mettere in ombra il pasticcio dell’ affaire Russia, ma non crediamo sia tanto ingenuo da pensare che una mossa del genere possa davvero riuscirgli, e infatti il dossier va avanti, viene comprensibilmente cavalcato dalle opposizioni e continua a tenere banco nei media.  E’ più probabile che abbia voluto rimarcare la centralità sua e del suo partito come punto di riferimento per coloro che hanno a cuore lo sviluppo dell’economia italiana. In leggi tutto

Il prezzo del teatrino della politica

Paolo Pombeni - 10.07.2019

Di “politica-spettacolo” si discute da almeno quarant’anni, con una accentuazione del tema ai tempi d’oro del berlusconismo. Riandando indietro con la memoria però essa era dilettantesca rispetto alla fase attuale quando ormai si è affermata la professionalizzazione delle messe in scena continue a cui ricorrono tutte le forze politiche, anche se non con la stessa abilità: in questa fase non c’è paragone fra quanto riesce a fare la Lega, ma anche con quanto, pur con una verve molto minore, riescono a fare i Cinque Stelle e quanto sono capaci di fare le opposizioni.

Ora, se volessimo esibirci in un po’ di riflessione storica, ricorderemmo che lo scrittore politico inglese di metà Ottocento che si chiamava Walter Bagehot aveva già teorizzato che in politica ci fossero due versanti: la “scena teatrale” che era data dagli scontri parlamentari ed elettorali, ed il “segreto efficiente” che era l’azione di governo che in concreto, magari anche con qualche dialogo fra maggioranza e opposizione, veniva svolta attraverso l’attività legislativa ed amministrativa per affrontare i problemi reali. Bene: per lungo tempo questo schema politico ha funzionato, più o meno bene a seconda dei vari periodi. Ora invece del “segreto efficiente” si è persa completamente memoria e tutto è affidato leggi tutto

Un paese diviso fra indifferenti e fan club

Paolo Pombeni - 03.07.2019

La vicenda della Sea Watch 3, come era prevedibile, ha messo a nudo un paese che ormai si divide fra indifferenti e fan club degli opposti fronti, i truci e le anime belle. A dispetto dell’enfasi che i media dedicano all’episodio non si può dire che nel paese ci sia realmente una grande mobilitazione né in un senso né nell’altro: ne è prova proprio il fatto che le guide delle due fazioni soffiano sul fuoco in continuazione, proprio per evitare che si spenga.

Ad una mente che voglia esercitare l’arte della ragione ripugnano sia le intemerate senza limite di Salvini e compagni (è giunto a definire “criminale di guerra” la capitana della nave) sia le sceneggiate a difesa di quelli che invocano a vanvera i diritti universali dell’uomo e l’improbabile parallelo con il personaggio di Antigone.

Quel che stupisce di più è che in questo spettacolo, ormai chiaramente teatrale, vengano attirate come in un gorgo anche persone che dovrebbero avere un maggiore uso della ragione. Francamente sentire certe sentenze dal presidente della Repubblica Federale Tedesca fa un po’ senso, visto che il suo paese ci rimanda indietro i cosiddetti “dublinanti”, cioè quei profughi che approdati ed identificati in Italia sono poi riusciti a raggiungere

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Un’Europa dispersa nelle nebbie

Paolo Pombeni - 26.06.2019

Si può guardare al problema da un’ottica italiana, visto quanto pesa su di noi, ma è altrettanto giusto considerarla da un punto di vista più generale. Ci riferiamo alla situazione attuale dell’Unione Europea mentre si sta avviando la nuova legislatura. I problemi sono molteplici, vorremmo quasi dire che quello italiano è il minore, anche se ha una sua importanza.

Quel che colpisce di più in questo momento è l’assenza di un soggetto, individuale o istituzionale, che sembri essere in grado di gestire questo difficile passaggio: difficile anche solo perché quel che sta succedendo in Gran Bretagna, con la prospettiva di una Brexit disordinata, ma spalleggiata da un irresponsabile Trump, dovrebbe essere sufficiente a ridare fiato ad un decente progetto europeista. Invece a dominare sembra essere più che altro la confusione.

L’attuale Commissione si appresta a lasciare il campo senza passare alcun tipo di eredità. Juncker non è certo stato un presidente di “visioni” e la sua squadra non ha brillato. Certo sia lui che i suoi commissari erano stati accuratamente scelti in modo da non fare ombra ai principali capi di stato, così come del resto era stato fatto anche in precedenza. Basterà richiamare qualche dato per rendersene conto.

Chi si è occupato di questioni leggi tutto

Fibrillazioni da Transizione di Sistema?

Paolo Pombeni - 19.06.2019

Continuiamo a vivere in una fase di turbolenza diffusa. Dovrebbe essere finita la campagna elettorale continua, ma così non è per una ragione banale: non si può ancora escludere che sarà riaperta a breve per scioglimento anticipato della legislatura. L’impressione che si ricava da quanto è successo è che la geografia del potere dei partiti sia in forte movimento. Non un movimento che va davvero in una direzione precisa, ma qualcosa di sussultorio che sposta continuamente simpatie ed adesioni, non solo in termini di voti ma anche in termini di scelte di schieramento delle classi dirigenti, senza che sia possibile capire quando finirà questo sciame sismico e soprattutto quale sarà il paesaggio che ci lascerà in eredità.

A destra certamente al momento la Lega sembra avanzare senza ostacoli verso l’occupazione stabile della leadership di sistema, ma ci sono due fenomeni che potrebbero diventare interessanti. Il primo e più importante è la crescita costante di Fratelli d’Italia, che potrebbe essere il segnale che una parte almeno del mondo della destra si prepara ad una alleanza con Salvini da un punto di forza. C’è da tenere conto di un consueto meccanismo della politica italiana: quando si crede di aver individuato un vincitore, piuttosto di accorrere nelle leggi tutto

Il richiamo della foresta

Paolo Pombeni - 12.06.2019

Tutti a interrogarsi su cosa abbia determinato la virata del premier Conte verso un’immagine da severo uomo delle istituzioni, fino a spingere qualcuno a parlare di un novello Monti forgiato in qualche officina dei ceti dirigenti (al Quirinale?). Su quella china si è immaginato una specie di commissariamento del governo con la triade Conte-Tria-Moavero per marginalizzare i due azionisti della maggioranza. Che ci sia una certa inclinazione in quelli che i polemisti anti-establishment chiamano “i giornaloni” ad accreditare questa possibilità può anche essere, ma temiamo sia più la ricerca di una speranza di sottrarsi al destino della preminenza di Salvini, che non l’analisi di quanto sta realmente succedendo.

A noi sembra che nella nuova situazione che si è delineata dopo la recente orgia elettorale più banalmente ciascuno risponda ad una sorta di richiamo della propria foresta di provenienza. Sono costretti a farlo da un contesto che non consente per ora il passaggio chiarificatore della crisi di governo, la quale però resta sullo sfondo come ciò con cui prima o poi si dovranno fare i conti.

Ecco dunque che il presidente Conte pensa al dopo, quando difficilmente potrà avere ancora un ruolo politico e dovrà tornare al suo mestiere, cioè a quello del leggi tutto

Un’altra puntata della telenovela governativa

Paolo Pombeni - 08.06.2019

Più che a una vicenda politica, quella di questo governo assomiglia ad una puntata del mitico Beautiful, dove si susseguono rotture, tradimenti e riconciliazioni. Dunque non è facile capire se la pace scoppiata tra Salvini e Di Maio possa considerarsi una svolta (personalmente ne dubitiamo).

La situazione è piuttosto quella che deriva da un evidente impasse che mescola il risultato delle urne di maggio con la estrema difficoltà di sciogliere la legislatura (non parliamo del trovare maggioranze alternative in questa). Salvini ha ottenuto un grosso successo e Di Maio una pesante sconfitta che cambiano la prospettiva degli equilibri interni alla coalizione, ma non incidono sulla situazione parlamentare. Tuttavia chi sarebbe in teoria avvantaggiato dall’attuale geografia delle Camere, cioè M5S che ha una larga prevalenza sulla Lega in termini di seggi, non può sfruttarla, perché non se la sente di andare ad una crisi con elezioni anticipate da cui uscirebbe sicuramente ridimensionato, probabilmente in modo molto significativo. 

In parallelo la Lega non sa bene se da un nuovo ricorso alle urne potrebbe guadagnare abbastanza da poter essere veramente egemone in una nuova situazione, sicché valuta le convenga godersi questa egemonia virtuale che già esercita con un alleato disarticolato.

Aggiungiamoci, come è già stato detto leggi tutto

Il cambiamento non si risolve in una notte

Paolo Pombeni - 29.05.2019

Dunque finalmente le urne hanno parlato e dovremmo avere un quadro di cosa ci aspetta dopo mesi di battaglie fra i partiti senza esclusione di colpi. La realtà però è più sfuggente, se non vogliamo limitarci a registrare i successi che ci sono stati in questa lotta di tutti contro tutti.

Da questo punto di vista è semplice fare il quadro. Salvini ha stravinto, ma anche la Meloni con FdI ha avuto un risultato di gran lunga superiore alle previsioni. Il PD ha recuperato bene se si considera il trend non favorevole alle tradizionali forze socialiste, ha riconquistato città importanti come Milano e Roma, ma è lontano dalle cifre di quando era il dominus della politica italiana. Malissimo sono andati i Cinque Stelle che non hanno capito che non si vive solo di artifici verbali dopo che si è stati messi alla prova del governo. Sostanzialmente male è andato Berlusconi che ha dovuto constatare che la sua immagine non trascina più e di conseguenza FI è diventata un partito marginale.

Fuori di questi non c’è storia, a dimostrazione che se si mette una soglia di sbarramento ragionevole e si impediscono i giochetti delle finte coalizioni elettorali non c’è spazio per le ambizioni dei numerosi piccoli gruppi leggi tutto