Ultimo Aggiornamento:
06 luglio 2024
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Avviso ai lettori

Paolo Pombeni - 06.07.2024
Cari lettori,
per cause tecniche dobbiamo sospendere le pubblicazioni la prossima settimana.
Riprenderemo regolarmente mercoledì 17 luglio.
 
Siamo una piccola realtà di volontariato e non sempre riusciamo a gestire qualche problema che si presenta.
La consueta pausa estiva quest'anno andranno andrà dal 5 agosto (ultima uscita sabato 3 agosto) a sabato 31 agosto. Riprenderemo regolarmente ad uscire mercoledì 4 settembre.
 
Grazie dell'attenzione con cui ci seguite e sin da ora buone vacanze a tutti
 
La redazione
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Le lezioni francesi (e quelle britanniche)

Paolo Pombeni - 03.07.2024

Colpo atteso quello uscito dalle urne francesi, in quanto i dati consolidati non ridimensionano il successo del Rassemblement National, confermando il 33% attribuitogli dagli exit polls. Vedremo giovedì sera se i risultati delle elezioni che arriveranno dalla Gran Bretagna confermeranno anche in questo caso le previsioni: il colpo di maglio elettorale con i laburisti che vincono a valanga e i conservatori che registrano una autentica debacle.

È importante leggere in parallelo questi due casi, che sono ovviamente molto differenti, ma che, a modesto avviso di chi scrive, registrano entrambi i dilemmi in cui si battono le opinioni pubbliche in questi tempi così complicati.

In Francia si è registrato il tramonto del centrismo tecnocratico di Macron. Gli elettori si sono spaccati di fronte alle proposte di risistemazione oligarchica del quadro economico sociale fra chi ha deciso di affidarsi alla “reazione” della destra e chi scommette sulla accelerazione radicale della sinistra. La proposta del duo Le Pen-Bardella promette la difesa di quel sistema di benessere diffuso che aveva caratterizzato l’ultima fase del XX secolo rimuovendo (non si sa come) i fattori di cambiamento che si sono avuti nel contesto attuale. La sinistra, che non è molto distante in termini di percentuali di voti raccolti, leggi tutto

L’incognita europea

Paolo Pombeni - 26.06.2024

Forse nella riunione del 27-28 giugno si arriverà ad una prima definizione del futuro assetto della governance dell’Unione Europea. Scriviamo “forse” perché ci muoviamo su un terreno dove qualche sorpresa è sempre possibile, sebbene al momento si diano per acquisite alcune linee di accordo almeno a livello dei membri del Consiglio Europeo. Poi ci sarà la prova dell’aula parlamentare ed è in vista di quella che si ragiona nella consapevolezza che le sorprese sono da mettere nel conto in una assemblea così vasta e formata da una pluralità non solo di formazioni politiche, ma di componenti nazionali al loro interno.

È alla posizione dell’Italia e di Giorgia Meloni che si guarda con particolare attenzione. La nostra premier rappresenta una certa novità della tornata elettorale e al tempo stesso una posizione personale tutt’altro che semplice. Sul primo versante potrebbe essere considerata la leader di un (sopravvalutato) vento di destra e come tale il personaggio da contenere o da blandire a seconda degli interessi in campo. Lo contrastano i leader delle componenti politiche che si sono viste ridimensionate, in qualche caso pesantemente, da uno spostamento degli umori elettorali verso la conservazione (non sempre semplicemente assimilabile alla tradizionale destra). Per loro dare riconoscimenti alla Meloni significa indebolire leggi tutto

L’Europa dei vertici

Paolo Pombeni - 19.06.2024

La speranza, o se preferite l’illusione di poter avviare la sistemazione dell’assetto di vertice dell’Unione Europea nella cena informale del 17 giugno è andata delusa. Quel che è emerso è che non esiste ancora una visione comune del ruolo che potrà giocare la UE negli anni, almeno inizialmente difficili, di questa nuova legislatura. A prevalere sono ancora gli equilibri “nazionali” che cercano faticosamente di comporsi. Insomma è la logica del condominio, quella che conoscono anche i cittadini comuni nelle assemblee dei caseggiati dove risiedono.

Il principio che per ora sembra dominare è quello di muovere il meno possibile nella distribuzione di pesi e incarichi: va bene così a coloro che sin qui hanno dominato, è accettato senza troppe sofferenze da quelli che non possono aspirare ad essere parte del grande gioco, trova l’opposizione solo di quelli che ambiscono ad un ruolo di maggior peso. Fra questi, come è noto a tutti, c’è la premier italiana Giorgia Meloni.

Il motore franco-tedesco oramai è usurato, ma né Macron, né Scholz sono disposti a prenderne atto. Soprattutto sul versante tedesco c’è il fatto che, piaccia o meno, il partito che ha di gran lunga il maggior numero di seggi al parlamento europeo è il PPE (190 deputati) ed è di fatto una componente a forte predominanza tedesca. leggi tutto

Dopo le Europee: movimenti e scossoni

Paolo Pombeni - 12.06.2024

Adesso le urne europee hanno dato il loro responso e di conseguenza si può uscire dalle nebbie in cui una miriade di “vedette”, in genere piuttosto interessate, hanno annunciato l’approdo in vista di un nuovo, più o meno meraviglioso mondo. Diciamo subito che sono comunque dati da analizzare con cautela, perché non possiamo dimenticare che ci troviamo in presenza di un contesto instabile dove equilibri e conquiste sono sempre precari.

A chi brinda spensieratamente per vittorie presunte epocali, sia ai vertici di FdI che a quelli del PD, ricordiamo sommessamente come sono finiti due vincitori assoluti di passate tornate elettorali europee: Renzi col suo 40% nel 2014 e Salvini col suo 33% nel 2019. Esaltati entrambi da quel successo provarono a cambiare il sistema politico e si sa come è finita (anzi oggi si vede ancor più plasticamente). Meloni in genere è una donna politica più fredda e farà bene a mantenersi tale se vuole consolidare il suo risultato: obiettivo peraltro non impossibile, se non vorrà strafare (attenzione al piano scivoloso delle riforme istituzionali mal congegnate e condotte senza ricerca di un consenso ampio).

Veniamo ad un tentativo di interpretazione di quel che è avvenuto in Italia collocandolo nel contesto europeo. Il primo dato scontato e largamente leggi tutto

Le urne nervose

Paolo Pombeni - 05.06.2024

L’abbiamo già scritto, ma più si va avanti e più la situazione si ingarbuglia: colpa di un confronto elettorale che in troppi gestiscono da invasati. L’ultimo episodio (sperando che sia davvero l’ultimo) è l’uscita del leghista Borghi che si è spinto a chiedere le dimissioni di Mattarella perché ha parlato di sovranità europea, esistendo, a parere di questo parlamentare, solo la sovranità nazionale italiana. Banalmente gli è stato fatto osservare che il riconoscimento della presenza di altri sistemi di sovranità a cui l’Italia partecipa è scritto nell’art. 11 della nostra Costituzione: una decisione che fu presa all’epoca avendo in mente un successo per l’ONU che si stava per istituire, ma che si estenderà poi alla nostra partecipazione come soggetto fondatore alla Comunità Europea.

Ci si potrebbe chiedere come mai un parlamentare, che pure come si dice “ha studiato” (è stato anche professore a contratto all’Università Cattolica e alla Luiss), ignori questo fatto, ma ormai il livello di cultura istituzionale è più che basso in troppi rappresentanti che siedono in parlamento. Tuttavia una domanda del genere lascia il tempo che trova.

La questione ben più seria è come mai stiamo assistendo ad un serrate le fila dell’estremismo politico. Ciò che colpisce è infatti che nella maggioranza di governo nessuno abbia leggi tutto

I conti azzardati col futuro

Paolo Pombeni - 29.05.2024

Sempre condizionati dall’attesa della prova elettorale europea, i politici cercano di prospettarsi cosa potrà accadere nel futuro prossimo e meno prossimo. Il segno dominante dovrebbe essere quello dell’incertezza, ma poiché questo genera ansia e insicurezza ciascuno si immagina che siamo sul punto in cui la situazione volgerà a suo favore.

La destra ritiene di essere in posizione favorita. Sebbene i sondaggi a livello europeo siano incerti sul punto, cerca di dare per scontato che sarà possibile avere una nuova maggioranza in seno alla UE perché le destre aumenteranno i consensi. Esaminando la cosa con una certa freddezza la situazione rimane quantomeno incerta. Innanzitutto la crescita delle destre (e lasciamo stare le divisioni nel senso di questo campo) non può essere così travolgente da consentire un esecutivo a due, Partito Popolare più conservatori di vario conio, ammesso e non concesso che il PPE sarebbe disponibile ad una alleanza di questo tipo. Occorre un terzo membro che si pensa dovrebbero essere i “liberali”, ma qui entra in gioco Renew Europe di Macron che con l’elezione presidenziale francese fra un paio d’anni non ha nessun interesse a favorire un protagonismo di Marine Le Pen.

Si tenga anche conto che Macron gioca su due leggi tutto

Voglia di Restaurazione?

Paolo Pombeni - 22.05.2024

La crescita dei movimenti di destra, compresi alcuni di estrema destra, pone delle questioni a chi vuole riflettere su questa fase storica senza perdersi nelle iscrizioni ai diversi fan-club alla moda. Non sappiamo ancora quanto ampio e soprattutto per quanto durerà il successo di questo vento di destra che attraversa il mondo, ma se ci si pensa un po’ si scopre che si tratta di una dinamica che non resta circoscritta nell’ambito di quelle forze che rappresentavano il versante della conservazione.

Lo scontro è dunque fra utopia e realismo come si pretende da alcuni? In verità non pare così semplice. Piuttosto diremmo che a fronte della attuale transizione storica che spiazza un po’ tutti torna sotto diversi aspetti l’utopia che si possa tornare al passato: non a quello reale, beninteso, ma a quello mitizzato dalle nostalgie delle diverse parti. Su un versante si può inneggiare alla restaurazione di un mondo che si ritiene, sebbene non sia stato così, fosse dominato da valori che si simboleggiano nella triade “Dio, patria, famiglia”. Sul versante opposto si crede che sia necessario tornare a quel passato recente dominato da un’idea semplificata di “progresso”, quando le cosiddette “conquiste” potevano sembrare in grado di espandersi senza tenere

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Una politica dell’esasperazione

Paolo Pombeni - 15.05.2024

Sebbene non sembri avere molto successo, la politica punta sull’esasperazione: i toni si alzano in continuazione, si cerca di accreditare un clima da battaglia all’ultimo sangue, ma l’impressione è che il pubblico non si faccia veramente coinvolgere. Al massimo gode di quel cattivo spirito che anima chi guarda dall’esterno gli scontri, giusto per vedere chi vince, ma senza sentirsi parte in causa.

Ciò non deve spingere a sottovalutare i guasti di una simile situazione. Chi si rifugia dietro la considerazione che in fondo sono le solite sparate delle campagne elettorali non coglie la complessità del momento. Il fatto è che, finita la campagna elettorale, non cesserà questo clima di sovraeccitazione (per dirla in forma gentile). Non solo, come è ovvio, si dovranno riassorbire le varie letture che verranno date ai risultati delle urne: non solo quali partiti vincono o perdono, ma come sarà la distribuzione del consenso nei circa 3700 comuni e qualche regione che va in contemporanea alla prova del voto, quali saranno i successi e gli insuccessi dei vari leader di partito. Operazioni che non sono senza tensioni e senza contraccolpi.

Lasciamo in un canto la pur importante questione di come inizierà a prospettarsi la fisionomia della Unione Europea sulla base dei leggi tutto

Caccia al voto a qualunque costo

Paolo Pombeni - 08.05.2024

Qualcuno troverà incredibile che ci si stupisca per una cosa che è avvenuta da quando esistono i sistemi elettorali: la caccia al voto. Ma è l’aggiungere “a qualunque costo” che pone più di qualche problema. Che non si vada troppo per il sottile quando si devono aggregare consensi, passi. Che non ci si ponga nessun problema sembra troppo rischioso se si vuol mantenere in salute un sistema democratico.

Mettere nelle liste leader di partito che si sa benissimo che se venissero eletti non andranno al parlamento europeo fa parte di una caccia al voto del primo tipo. La maggior parte di coloro che votano sa come stanno le cose, specie considerando che per le urne europee la partecipazione è ristretta ad elettori mediamente informati (l’astensionismo è molto alto): non gli interessa mandare a Bruxelles/Strasburgo il loro leader di riferimento, gli interessa dare un sostegno alla sua posizione nel nostro paese (e in alcuni casi crede, o si illude, che un leader forte a Roma possa avere comunque un maggior peso in sede UE).

Ciò non può però significare che dimentichiamo la cattiva lezione viene da questo modo di raccogliere voti. Per contare a Bruxelles è necessario avere una classe dirigente che va lì con le leggi tutto