Ultimo Aggiornamento:
06 giugno 2026
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Riforma elettorale: la storia infinita

Paolo Pombeni - 03.06.2026

Assopite le diatribe sull’esito della tornata delle amministrative, adesso (quasi) tutta l’attenzione del ceto politico sembra essersi spostata sulla riforma della legge per regolare le elezioni nazionali. La maggioranza di governo ha deciso di accelerare nella speranza di arrivare all’approvazione entro l’autunno del nuovo testo che ha elaborato, tenendo conto di qualche osservazione dei costituzionalisti (laddove non toccavano interessi dei ceti dirigenti dei partiti).

Alcuni delle opposizioni che speculano su tutto sostengono che la riforma si fa per andare a votare già quest’anno, ma è quanto meno improbabile. Innanzitutto perché solo a marzo del 2027 i parlamentari conseguiranno il numero di mesi necessari per avere computata l’attuale legislatura ai fini pensionistici. In secondo luogo perché in autunno c’è la sessione di bilancio e nelle circostanze attuali sarebbe azzardato per qualunque governo uscisse dalle urne affrontare come prima prova il passaggio di una legge che, visto che non ci sono margini di manovra coi fondi pubblici, prevedibilmente scontenterà una platea ampia.

Resta in sospeso se si voterà la prossima primavera dopo marzo, o se si andrà all’inizio del prossimo autunno. La ragione dell’incertezza è che ci sarà anche, prevedibilmente intorno a maggio-giugno, una tornata elettorale amministrativa per i sindaci di alcune città molto importanti leggi tutto

Di test in test

Paolo Pombeni - 27.05.2026

Dunque abbiamo avuto il secondo test sulla tenuta della maggioranza di destra-centro. Dopo aver interpretato il risultato del referendum sulla riforma Nordio (bocciata) come segno di una ripresa del campo largo ecco i risultati delle comunali che smentiscono quella lettura, perché la maggioranza di governo esce abbastanza bene dalla prova. La prima osservazione da fare ora è che era sbagliata la lettura del risultato referendario, la seconda è che interpretare il voto di queste comunali è tutt’altro che semplice.

La sconfitta della proposta governativa sulla riforma della giustizia non è stata ottenuta grazie al lavoro dei partiti del campo largo, ma grazie alla mobilitazione populista dei talk show che hanno diffuso la tesi (farlocca) che si aveva di mira lo stravolgimento della costituzione e che si voleva punire una magistratura tutta impegnata nella lotta ai mali della politica. Non si è riusciti a contenere l’ondata di populismo e gran parte degli elettori hanno votato seguendo quella piuttosto che farsi arruolare in una futura maggioranza di governo alternativa.

In occasione di questa tornata di comunali la mobilitazione generale di opinione pubblica è del tutto mancata. A livello nazionale, giornali e TV avevano dedicato poca attenzione all’appuntamento col rinnovo dei sindaci, persino con quelli di città importanti come

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Una politica alla ricerca del colpo d'ala

Paolo Pombeni - 20.05.2026

Che viviamo ormai sospesi alla preparazione della prova elettorale del 2027 è una costatazione banale. Lo stanco e stiracchiato dibattito sulla riforma della legge elettorale ne è una prova, ma non è neppure l’elemento determinante. La questione centrale è che tutti i partiti sono alla ricerca del colpo d’ala che consenta a ciascuno di insediarsi stabilmente al centro della mente dell’elettore. Ma è un’impresa quasi disperata.

Ovviamente un governo che cerca la riconferma deve puntare ad offrire a chi lo vota dei vantaggi: tutt’altro che facile nelle attuali contingenze. La spiegazione è più che semplice. Soldi a disposizione sostanzialmente non ce ne sono, si è già raschiato il fondo del barile per contenere gli effetti immediati della crisi iraniana e nessuno sa se e quando quella crisi potrà trovare un allentamento o una soluzione. Certi piani anche coraggiosi della premier come quello per un incremento dell’edilizia popolare non convincono una popolazione abituata a considerare ogni programma politico più o meno come promesse da marinaio.

In questo contesto Giorgia Meloni ha provato a giocare una carta pesante: ha scritto alla von dee Leyen chiedendo alla UE autorizzazioni alla revisione dei vincoli di bilancio a fronte della crisi energetica. In caso di risposta positiva avrebbe a disposizione non solo i leggi tutto

Far politica nell'età dell'incertezza

Paolo Pombeni - 13.05.2026

Per chi si occupa di storia politica quel che sta succedendo in Gran Bretagna induce molte riflessioni. Per lunghi decenni il modello bipartitico del sistema inglese è stato considerato il meglio del costituzionalismo occidentale, il traguardo a cui dovevano puntare tutte le democrazie. Colpisce il triste tramonto del sistema fondato sull’alternanza fra i “tories” (il partito conservatore) e, dopo i liberali, il “labour” (erede della tradizione progressista, anche liberale). La tornata di elezioni amministrative ha mostrato un paese che passa dall’identificazione con i due partiti “storici” ad una frammentazione con molti soggetti nuovi e senza storia: il “Reform UK” di Nigel Farage populista di destra, un partito “verde” abbastanza confuso nelle sue proposte, il ritorno in scena alla grande dei nazionalismi in quello che doveva essere “il Regno Unito”, gli scozzesi, i gallesi, gli irlandesi, per non parlare di formazioni minori.

Perché val la pena di riflettere su quanto è accaduto in Gran Bretagna? Non certo per compiacere la moda di vedere dappertutto presunti venti di destra populista o di sinistra radicale che segnerebbero un tornante nella storia politica dell’Occidente, ma semplicemente per capire che la precedente organizzazione del quadro costituzionale attorno ad una competizione bipartitica, o almeno tendenzialmente tale, era frutto, leggi tutto

Doppiamente sospesi

Paolo Pombeni - 18.03.2026

Sarà un momento di grande difficoltà per la politica italiana stretta in una morsa assai poco piacevole: l’esito delle urne referendarie e lo sviluppo della crisi in Medio Oriente. Siamo un sistema politico, ma anche un paese doppiamente sospesi nell’attesa di eventi che sono estremamente difficili da prevedere.

Partiamo dalla questione del referendum sulla riforma Nordio. Lasciamo perdere il profluvio di strumentalizzazioni, furberie retoriche, demagogie di vario conio che ci hanno invasi provenienti da ambedue le parti dello schieramento. Ora il problema è prevedere come sarà possibile gestire l’esito del voto, nei due diversi casi. Il timore è che, complice lo stress di questi mesi di fanatismi esasperati, chi risultasse vincente voglia semplicemente affermare la visione totalitaria che è stata elaborata da ciascun fronte nel furore delle polemiche.

In termini banali significa che se vincerà il no alla riforma ci si tenga un sistema che ha mostrato molte criticità, come da tempo e dalle sponde più diverse è stato affermato. In pratica che il dominio sul CSM di una magistratura organizzata in correnti di potere (come sempre le correnti cominciano come orientamenti ideologici e finiscono come lobby- vedere la storia della DC) e in cui dominano quelle più radicalizzate ritenga di avere avuto il

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La politica estera in tempi di incertezza

Paolo Pombeni - 11.03.2026

Nella tradizione italiana la politica estera è stata raramente un tema seguito costantemente con passione dal complesso dell’opinione pubblica. In ciò nulla di strano, perché è così in quasi tutti i Paesi, salvo quando accadono fatti che possono accendere passioni elementari o prestarsi a manipolazioni per essere visti come segnali che interpretano il futuro. In questo anche la nostra opinione pubblica non fa eccezione.

Altro discorso per l’attenzione che al tema viene riservato dalle classi dirigenti, specie da quelle politiche. Qui si può vedere una certa anomalia italiana, perché anche in quegli ambienti sembra si faccia fatica a misurarsi con quel che succede a livello internazionale mantenendo una certa freddezza di giudizio e lasciando perdere le facili strumentalizzazioni propagandistiche.

Questa premessa è necessaria se si vuole affrontare l’analisi del difficile momento con cui si sta confrontando la politica estera del nostro Paese. Le prese di posizione roboanti, i giudizi in bianco e nero, le intemerate pseudo-moraleggianti servono a poco o a nulla. Un sistema politico, a cominciare ovviamente dal suo governo e dal parlamento, dovrebbe valutare con attenzione una congiuntura specifica, specie quando questa, come nell’attuale fase della crisi mediorientale, è particolarmente oscura e intricata. Assistiamo invece ad una fascinazione superficiale ed ingenua per

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Una riforma elettorale poco attraente

Paolo Pombeni - 04.03.2026

Mentre il mondo sta sospeso nell’attesa di capire come si evolverà la situazione in Medio Oriente dato un contesto non facile da decifrare, la politica italiana si occupa stancamente della riforma elettorale. Stancamente, perché è una questione che coinvolge gruppi ristretti di professionisti della politica, militanti o osservatori che siano, mentre l’opinione pubblica appare distante. Del resto neppure l’avvicinarsi delle urne referendarie sembra scaldare gli animi, a parte quelli, sin troppo incandescenti, delle due “curve” che si contrappongono a base di propagande sempre più rozze.

La domanda che si pone ad un osservatore della scena politica è quanto i proponenti della proposta di legge elettorale si rendano conto dei problemi strutturali con cui devono misurarsi. Essi sono essenzialmente due: l’astensionismo e il contesto che è necessario per avere un sistema proporzionale che funzioni. La prima questione è più evidente, la seconda meno.

Sull’astensionismo c’è da partire da una questione semplice, semplice: stabilire l’attribuzione di un premio di maggioranza ai meglio classificati nella distribuzione dei voti quando si ha un astensionismo che si colloca intorno alla metà del corpo elettorale (e che non dà segni di venire ridimensionato) significa rapportare il valore dei voti ottenuti a questa realtà. Diciamolo nel modo più banale possibile. leggi tutto

L'incognita della nuova legge elettorale

Paolo Pombeni - 25.02.2026

Mentre i due fronti referendari continuano a scontrarsi per lo più indifferenti ai richiami di Mattarella alla compostezza (che ciascuno giudica come indirizzati solo all’altro), nei meandri del parlamento si continua a lavorare all’ipotesi di varare entro fine primavera una nuova legge elettorale. Questa volta il tentativo è di trovare un accordo sostanziale che attraversi la maggior parte delle forze politiche, anche se poi le esigenze di scena imporranno che le opposizioni si lamentino per un asserito furto di opportunità e la maggioranza, in realtà piuttosto divisa su questo tema, sostenga che invece si è lavorato d’armonia e d’accordo per il bene del Paese.

Vediamo di sbrogliare un poco la matassa. Il fulcro è il superamento del sistema simil-maggioritario attualmente in vigore, sistema che per una serie di problemi (collegi troppo ampi, liste bloccate, discrepanze di equilibri fra le varie zone d’Italia) è diventato sempre più una lotteria, non solo per determinare i vincitori, ma altrettanto per produrre delle Camere in cui la transumanza da un partito all’altro rende poi comunque aleatorie le maggioranze (a meno di non piegarsi ai diktat dei gruppi minori). Di qui una sorta di concordia sottotraccia a tornare ad un impianto di tipo proporzionale che consente a ciascun partito leggi tutto

Una politica senza punti di riferimento

Paolo Pombeni - 18.02.2026

È complicato fare politica in un contesto in cui si sono persi i punti di riferimento e tutto sembra ridursi ad uno scontro muscolare per la ricerca di qualche successo momentaneo. Così è in politica internazionale, ma anche a livello europeo e all’interno dei singoli Stati. In queste condizioni elaborare qualche strategia non diciamo di lungo periodo, ma almeno con uno sguardo più lungo di quello sul giorno dopo diventa un’impresa titanica.

Partiamo pure da un esame senza remore del quadro internazionale. Le due grandi questioni che destabilizzano il sistema delle relazioni, la vicenda Ucraina e quella di Gaza, sono piuttosto lontane dal trovare una soluzione. Per quel che riguarda la prima tutto è legato all’ostinazione di Putin di non recedere nella convinzione che le controparti non sono in grado di imporgli almeno una tregua. Il gioco è perfido. Per mettere la Russia di fronte all’insostenibilità della sua posizione sarebbero necessarie due condizioni: 1) che si desse all’Ucraina il supporto militare per mettere in crisi con tutta evidenza la debolezza di Mosca; 2) che le controparti che affiancano Kiev fossero in situazioni tali da entrare in campo con la forza di cui dispongono.

Nessuna delle due condizioni ha chance di verificarsi. Spingere il supporto militare a leggi tutto

Una radicalizzazione pericolosa

Paolo Pombeni - 11.02.2026

Non è un bel clima quello che incombe sul nostro Paese. Sarà per la campagna elettorale in vista della consultazione referendaria del 22-23 marzo, ma non ci pare riducibile a quello. Piuttosto è la situazione di incertezza generale che, come sempre, si riflette sulle trame della tela che rappresenta la attesa angosciosa per un futuro che rimane piuttosto oscuro.

Non tutto si collega per via razionale, ma le connessioni si intuiscono. È vero che si potrebbe dubitare che la gente percepisca con chiarezza una tendenziale mutazione nelle relazioni internazionali. Dopo una fase in cui sembrava che, con tutti i pasticci che sappiamo, una relativa stabilizzazione potesse essere in vista, improvvisamente ecco due segnali che non sottovaluteremmo: nei negoziati fra USA e Iran, il regime di Teheran ha indurito le posizioni riproponendo il suo ruolo di forza antagonista nell’area; a Gaza, Hamas ha dichiarato di non accettare il disarmo e l’avvio di una amministrazione esterna. Può darsi che siano mosse solo scenografiche, ma vengono in un momento in cui Trump appare in difficoltà, vittima dei suoi infantilismi polemici e alle prese con un dissenso interno che si rafforza. Per contorno l’asse europeo, che nel condizionare relativamente il quadro dei conflitti ha un ruolo più importante

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