Ultimo Aggiornamento:
09 maggio 2026
Iscriviti al nostro Feed RSS

In un mondo che cambia

Paolo Pombeni - 23.06.2015

Il nervosismo della politica italiana non va sottovalutato. Innanzitutto perché in politica il nervosismo è un pessimo consigliere. In secondo luogo perché esso è la spia più efficace di una situazione che non si riesce a dominare.

In effetti i segnali se non di un cambiamento epocale, di una fase nuova della politica italiana si moltiplicano. Per esempio non abbiamo visto prestare la dovuta attenzione al fatto che la destra italiana abbia attaccato direttamente i vertici della Chiesa Cattolica. Non solo Salvini, fedele alla truculenta immagine del suo personaggio, ha attaccato il pontefice, ma un personaggio che aveva fama di “dialogante” come il governatore della Liguria Toti ha attaccato il presidente della CEI. Per carità, alla vecchia immagine della destra come “Dio e patria” si è rinunciato da tempo, visto che la patria non si sa più bene cosa sia e che quanto a Dio vale quel che era cantato in una vecchia canzone dei Gufi (quelli del cabaret, non quelli di Renzi), “tutti andiamo in chiesa a pregare Dio /ma tu ti preghi il tuo ed io mi prego il mio”.

Detto questo, vedere però la caduta di un vecchio tabù per cui i partiti di destra facevano mostra di presentarsi come i difensori della cristianità qualche riflessione deve suggerirla. Siamo di fatto in presenza non del tentativo di ricostruire il rassemblement dei “moderati” come in fondo aveva fatto, per decenni con successo, il Berlusconi dei vecchi tempi, ma della nascita di una nuova destra fondata sulla proposta che sia possibile resistere in maniera radicale al cambiamento dei tempi che ci troviamo di fronte. leggi tutto

E adesso?

Paolo Pombeni - 18.06.2015

Non sappiamo se la polvere delle risse interpretative sull’andamento della tornata elettorale si sia posata tanto da consentire un ragionamento, ma ci proviamo. In effetti la situazione non è semplice da decifrare, ma la sensazione è che quanto è avvenuto fra il 31 maggio e il 14 giugno potrebbe segnare un giro di boa nella vicenda di quella che ormai si avvia ad essere la Terza Repubblica.

Le interpretazioni, come era prevedibile e come è costume, divergono. A noi non sembra ragionevole attribuire alcuni macroscopici fallimenti del PD all’effetto dei provvedimenti sul lavoro e sulla scuola. Non si vede perché a Venezia, o in Veneto, o in Liguria ci siano ragioni particolari per spiegare come qui quei provvedimenti abbiano affossato il progetto renziano, mentre in Campania o alle regionali toscane questo non sarebbe avvenuto. Cavarsela dicendo che in quei casi hanno prevalso “fattori locali” è una contraddizione in termini, perché non si capisce perché negli altri casi i fattori locali avrebbero dovuto invece sparire per lasciare il posto a dinamiche nazionali.

Altrettanto poco credibile è la favola della rinascita della “destra dei moderati”. A parte il successo della Lega di Salvini, che “moderata” proprio non è, Berlusconi non è mai entrato in campo in questa competizione, né si può dire abbiano giocato alcun ruolo i suoi uomini. Certo gli elettori che in passato hanno fatto la fortuna di quella componente hanno in una certa quantità alimentato le alternative “civiche” al potere locale della sinistra, ma questo è stato più un comprensibile riflesso condizionato di chi comunque non voleva arrendersi a cambiare campo che non una prova di fiducia nelle vecchie leadership a cui i “civici” hanno accuratamente evitato di fare riferimento. leggi tutto

La lezione di Venezia

Paolo Pombeni - 16.06.2015

Come è triste Venezia … per il PD, ma in generale potrebbe suggerire utili riflessioni su quel che sta succedendo nel sistema politico italiano.

Innanzitutto quanto è avvenuto mostra che oggi la antica presunzione per cui l’astensionismo favorirebbe la sinistra non regge più. Un tempo la presunzione era che a disertare le urne fossero più che altro i “moderati”, mentre la sinistra, che si supponeva a forte base di militanza, non mancava mai di andare al voto. Nel caso veneziano non è evidentemente andata così, perché in realtà a disertare il voto al secondo turno si suppone sia stato l’elettorato grillino, che è superficialmente identificato con la sinistra. Superficialmente, perché in realtà si tratta di un movimento che sfugge alle consuete attribuzioni ideologiche e con cui dunque è molto difficile fare i conti. Quelli che si sono illusi che alla fine si potessero costringere nei vecchi recinti sarà bene si ricredano.

La seconda lezione da trarre è che i candidati contano per il loro radicamento sul territorio, per la loro capacità di essere accettati da una comunità vasta di persone e non per le loro perfomance nei vari noiosissimi talk show e per le polemichette sui giornali. Lo si è visto anche in altri contesti, ma a Venezia è stato quasi emblematico: l’illusione che bastasse puntare su qualche slogan che va per la maggiore (magistrato contro la corruzione, antirenziano, amico dei grillini, ecc.) è miseramente naufragata. leggi tutto

Rischio implosione

Paolo Pombeni - 11.06.2015

L’implosione viene definita un collasso verso l’interno esattamente al contrario dell’esplosione. E’ quanto sta rischiando in questi giorni la politica italiana, in una specie di coazione a ripetere quanto avvenne con Tangentopoli negli anni Novanta.

E’ l’effetto di una serie di pressioni circolari dall’esterno del sistema politico che scatenano il liberarsi di energie (malsane?) interne che mandano all’aria gli equilibri che si è tentato di costruire nell’ultima fase della nostra crisi politica. Che poi questa fase stesse forse per dare il via ad una sia pure al momento modesta inversione di tendenza è un fattore che rende il tutto ancora più drammatico.

Le pressioni esterne sono state più volte ricordate anche in questa sede: discredito dei poteri pubblici, specie quelli locali (drammatizzato dall’esplodere del marciume di “mafia capitale”); pressione pesantissima delle ondate migratorie che superano i limiti di ordinaria gestibilità; situazione internazionale precaria a cui si aggiunge un declino delle capacità stabilizzatrici dell’Unione Europea. Paradossalmente non si aggiungono, al momento, fattori di peggioramento della crisi economica, cosa che renderebbe il tutto ingestibile, perché al contrario una serie di eventi favorevoli consentono di sperare in una ripresa.

Il problema è come reagiscono a queste circostanze le forze politiche. Sappiamo tutti che questo contesto è favorevole al populismo, cioè ai venditori di rinascite a buon mercato affidate a progetti fantasiosi che appaiono, ma non sono risolutivi. Facciamo un esempio banale: le proposte di risolvere il dramma delle migrazioni dall’Africa con l’impianto di strutture di intervento ONU nei paesi di partenza. leggi tutto

Quando i politici scherzano col fuoco

Paolo Pombeni - 09.06.2015

Mentre scriviamo non sappiamo cosa Renzi dirà alla direzione del PD, mentre quando i nostri lettori avranno davanti questo articolo lo conosceranno. Di conseguenza non ci avventuriamo a fare congetture su quella che sarà la posizione del premier-segretario (i retroscena pubblicati sono molti, ma ci fidiamo il giusto), tentiamo piuttosto un’analisi del contesto in cui ci troviamo. Il quale contesto, lo diciamo subito, è molto preoccupante, ma lo è ancor di più se si prende in considerazione il cinismo suicida con cui ci speculano sopra troppi politici.

Partiamo come è ovvio dall’emergenza immigrazione. Si tratta di un esodo biblico, ormai questa è una analisi comune e condivisa. A noi come paese, per banali ragioni geografiche, tocca la sorte di essere il terreno di approdo di questa massa di disperati. L’Europa non è in grado di mettere in campo una risposta politica e sociale a questa emergenza e ciò può essere spiegato con varie ragioni, ma soprattutto con la paura dei governi di fronte ad opinioni pubbliche che di accoglienza (difficile) non vogliono sapere.

La campagna scatenata dalla Lega e dai suoi governatori di regione (a cui si è accodato subito il neoeletto Toti, dalla cui intelligenza politica ci si poteva aspettare qualcosa di meglio) è in questo contesto vergognosa. Non si tratta solo di rimarcare il populismo xenofobo di Salvini che trascina con sé i suoi compagni. leggi tutto

L’Università dimenticata

Paolo Pombeni - 04.06.2015

Va bene che la ministra Giannini sia impegnatissima con la riforma della scuola (peraltro con risultati poco brillanti), ma il suo disinteresse verso una regolare routine delle scadenze di vita dell’università italiana è veramente riprovevole. Dimostra, se ce ne fosse bisogno, che il Ministero funziona male, perché il primo requisito di una buona amministrazione è la capacità di gestire con regolarità le scadenze. Naturalmente si potrebbe aspettarsi qualcosa di più: che so, uno straccio di prospettiva strategica sullo sviluppo del nostro sistema di istruzione superiore, una qualche idea su come implementare le capacità del sistema di ricerca, un pensierino al tema del turn over dei docenti vista l’età media di questi.

Intanto però ci accontenteremmo di una gestione responsabile di alcune scadenze che non sono proprio cosette da nulla.

La prima è la valutazione del sistema della ricerca. Da mesi si vocifera nei corridoi che sta per partire la famosa valutazione ANVUR, i responsabili di questa agenzia ci informano negli incontri che dal loro punto di vista da tempo è tutto pronto, ma la valutazione non parte. Sappiamo tutti che contro questa modalità di valutazione ci sono molte opposizioni (corporative). Come sempre in Italia, la valutazione a parole la vogliono tutti, ma in concreto non ce ne è mai una che vada bene. leggi tutto

Regionali: transizione in corso

Paolo Pombeni - 02.06.2015

Come sempre i dati elettorali possono essere manipolati come si vuole, basta credere a qualche premessa di comodo. A guardare le cose con un certo distacco si capisce certamente di più.

Come sempre la questione non può essere seccamente posta nei termini di decidere chi sia stato il vero vincitore, tanto meno in quelli relativi alla valutazione circa l’attuale gradimento di Renzi. Come è stato a suo tempo un errore immaginare che il risultato delle Europee, elezioni in cui tutti votano “in libera uscita”, certificassero il successo definitivo del nuovo premier, ora sarebbe un errore pensare che due sue oggettive sconfitte e cinque mezze vittorie preludessero al suo declino.

Innanzitutto bisogna tenere conto del dato ormai consolidato della fuga dalla politica: vota più o meno un elettore su due. Difficile capire chi si sia rifugiato nell’astensione consapevole, e dunque se si tratti di voti recuperabili e per quale partito. Certamente si è ristretto il voto di opinione, mentre, per converso, il voto dei “militanti” delle varie forze è divenuto più mobile: non si pensa più che bisogna restare nel proprio cerchio, magari turandosi il naso, ma si pensa sempre più di essere in diritto di “punire” la propria dirigenza. Il che potrebbe essere una buona notizia, non fosse che queste “punizioni” nascono più che da ragionamenti da veleni e pregiudizi. leggi tutto

La piccola ripresa e i grandi problemi

Paolo Pombeni - 28.05.2015

La relazione del governatore di Bankitalia Visco è stata letta come un piccolo assit al governo perché certificava un’inversione di tendenza con un avvio di ripresa economica che si riteneva probabile continuasse anche nei prossimi mesi. Indubbiamente il fatto che un uomo prudente come Ignazio Visco si sia speso per infondere un po’ di speranza nel nostro sistema è significativo oltre che positivo e non può sfuggire che anche in questo caso il corollario sia stato l’invito ad andare avanti con le riforme.

La ripresa è un evento piuttosto complicato, che non si può misurare solo con alcuni dati statistici sull’andamento dell’economia e sul mercato del lavoro. Non che questi siano indicatori da sottovalutare, tutt’altro, ma sono indicatori che segnalano la necessità di far qualcosa di decisivo per consolidare la timida inversione di tendenza.

Il tema di fondo è ancora una volta la possibilità di stabilizzare ed espandere una certa fiducia verso il nostro futuro. Non è un qualcosa che si può affidare semplicemente agli aruspici dei risultati elettorali, anche se indubbiamente l’evoluzione del nostro sistema politico, tutta scossoni e impennate, è un fattore che aiuta scarsamente. Infatti l’eccesso di concentrazione sulle contorsioni dei partiti, che peraltro hanno generato più che drammatizzazione del presente fuga dalla politica, fa perdere di vista il contesto assai difficile in cui il nostro paese deve muoversi. leggi tutto

Oltre le elezioni regionali

Paolo Pombeni - 26.05.2015

Sulle prossime elezioni regionali si è scritto di tutto. Ci sono analisi molto serie che cercano di capire (come quelle che Luca Tentoni con generosità propone il sabato sulle nostre pagine) e ce ne sono altre che definire partigiane sarebbe un eufemismo. Poca attenzione però sembra si voglia dedicare al fatto che, comunque vadano, queste elezioni rappresentano solo una fetta per quanto importante del paese e sono state sin troppo determinate da dinamiche locali poco collegate con disegni di respiro nazionale.

Certo quest’ultimo dato è già rilevante, perché mostra quanto i partiti siano ormai un misto tra vertici votati alla leadership televisiva verso la platea nazionale e strutture territoriali molto chiuse nel circuito di lotte di potere locali. Se questo è vero, la lezione che si potrà trarre dall’esito delle urne andrà soppesata con cautela: non sarà infatti capace di dirci quanto il paese si senta o meno coinvolto nella scommessa riformatrice che, pur con tutti i limiti del caso, il governo Renzi vuole rappresentare.

Il problema che il governo ha infatti di fronte non è quello di occupare o meno una serie di poltrone alla guida di alcune regioni (certo il potere locale non guasta, ma altrettanto non basta), ma quello di costruire un largo consenso circa il suo progetto riformatore, perché senza quello nessuna legge potrà diventare efficace. leggi tutto

L’eclissi della politica

Paolo Pombeni - 21.05.2015

Ad osservare l’andamento attuale dello scontro politico c’è poco da rallegrarsi: sembra infatti che qualsiasi principio di razionalità stia andando a farsi benedire. I cosiddetti “realisti” ci invitano a tenere conto del fatto che siamo in piena campagna elettorale ed alla vigilia di elezioni che sembrano assumere maggior significato ogni giorno che passa. Dovremmo dunque ritenere normale che tutti si permettano ogni genere di colpo basso in considerazione della rilevanza della posta in gioco.

Francamente non la pensiamo sia così. Condurre una opposizione al governo scatenata sulla base di richiami alla più volgare demagogia non è buona politica, anzi non è politica proprio per nulla. Sostenere per esempio che il governo deve ridare ai pensionati tutto quello che disinvoltamente viene definito “maltolto” è irresponsabile, perché qualsiasi persona assennata sa che questo porterebbe ad un baratro finanziario in cui quello che oggi viene elargito, domani sarebbe divorato dalla catastrofe economica che ne deriverebbe. Dire che Alfano è un ministro fallimentare perché si è scoperto che un clandestino approdato via barconi tempo fa in seguito si è unito ai terroristi di Tunisi è pura speculazione. A prescindere che la polizia lo ha individuato ed arrestato, non si vede come il ministro potesse evitare un incidente di quel tipo.

Non parliamo degli attacchi alla riforma della scuola, che sono zeppi di luoghi comuni e vuoti di qualsiasi seria proposta alternativa. Ascoltare dalla Gruber il segretario della CGIL-Scuola che sfornava una banalità dietro l’altra è stato realmente uno choc: non si pensava che il sindacato di Di Vittorio, Lama e Trentin si fosse ridotto così male. leggi tutto