Ultimo Aggiornamento:
15 luglio 2026
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Analisti o Aruspici? I test elettorali non dicono tutto

Paolo Pombeni - 10.06.2014

A volte si ha l’impressione che i commenti all’esito delle elezioni siano frutto più che di analisti politici, di novelli aruspici: quelli erano i sacerdoti etruschi e romani che cercavano di indovinare il futuro esaminando le viscere degli animali sacrificati, questi sono i sacerdoti di una società mediatizzata alla ricerca di trarre dai dati elettorali profezie su ciò che accadrà nella politica italiana.

Nessuno nega che l’andamento delle urne possa essere un indizio per capire cosa si muove a livello politico, ma qualche cautela interpretativa andrebbe pur esercitata. Come il profluvio di inni al successo della leadership di Renzi dava per compiuta una svolta che aveva ancora bisogno di consolidarsi, così appare eccessivo l’accento che oggi si pone su un presunto raffreddarsi di quel trend.

In tutti i passaggi che conducono fuori da un equilibrio politico l’andamento non è mai lineare, cioè assai raramente una classe dirigente scompare e viene tranquillamente sostituita da una nuova. Ciò che importa capire, al di là delle analisi puntuali che andranno fatte sui singoli casi (visto che di ballottaggi per i sindaci si è trattato), è se sia possibile cogliere qualche trend significativo per interpretare la crisi in cui è ancora immerso questo paese. leggi tutto

Stress Test Elettorale

Paolo Pombeni - 03.06.2014

Ricordate lo stress test delle banche? Fu inventato negli Usa (e poi importato anche in Europa). Serviva, per riprendere la definizione di Wikipedia, per “ una valutazione della riserva di capitale da parte della Federal Reserve americana e delle autorità di vigilanza bancaria per determinare se le organizzazioni bancarie più grandi degli USA avessero capitale sufficiente a reggere l'impatto di un ambiente economico più difficile rispetto a quanto attualmente previsto”.

 

Bene, qualcosa di simile si dovrebbe fare con gli attori del sistema politico italiano, principalmente i partiti. Ovviamente in questo caso non c’è nessuna “autorithy” esterna che possa valutare: dovrebbe essere compito degli stessi soggetti sotto esame, ma non sembra che ci sia in giro una gran voglia di mettersi all’opera su questo terreno difficile. leggi tutto

Adesso viene il bello…

Paolo Pombeni - 27.05.2014

Risultato a sorpresa quello delle elezioni Europee, che hanno confermato, nelle peculiari circostanze di questo momento, la loro natura di test sul sistema politico italiano. Non ci si aspettava un successo tanto clamoroso di Renzi, così come non si immaginava un arretramento del consenso a Grillo. Il modesto risultato di un Berlusconi ormai icona della sua stessa decadenza era invece atteso da molti osservatori.

Citiamo i nomi dei leader e non dei partiti, perché la prova del 25 maggio scorso è stata un confronto fra personalità e non una questione di scelta per questo o quel programma o ideologia. Infatti chi non disponeva di un leader forte e visibile è risultato perdente, mentre la stessa Lega Nord ha potuto avere un rilancio grazie al suo segretario Salvini che ha combattuto una sua spregiudicata battaglia di immagine.

Tuttavia quel che si è visto non è l’emergere di una stabilizzazione, ma piuttosto l’avvio di una fase, probabilmente turbolenta, di risistemazione del quadro politico.

Renzi è indiscutibilmente il vincitore della lotta per il consenso personale, perché il risultato trionfale del PD si deve quasi integralmente al suo fiuto ed alla sua capacità di tenere la scena. Ha inaugurato un nuovo modo di essere “di sinistra” che fa uscire il suo partito dalla scomoda posizione di semplice erede del consenso al PCI (che risultati simili non li ha mai neppure sfiorati) , con qualche appendice di consenso che veniva della ex “sinistra cattolica”, però ha ancora una rappresentanza parlamentare (e una struttura di militanza e di sostegno di opinione) per lo più legata a quel passato. leggi tutto

Questione italiana, questione europea

Paolo Pombeni - 24.05.2014

Ci sono due affermazioni che circolano abbondantemente e sulle quali è bene soffermarsi a riflettere. La prima è che in questa campagna per l’elezione del parlamento di Bruxelles-Strasburgo si è parlato poco, o addirittura quasi per niente di Europa. La seconda è che i risultati del voto di domenica 25 maggio non sarebbero un test sulla politica italiana. Sono due affermazioni vere solo molto parzialmente.

E’ naturalmente sotto gli occhi di tutti che di questioni europee non ha parlato quasi nessuno, a meno che non si vogliano considerare argomenti in questo campo le varie sciocchezze che sono circolate sull’uscita dall’euro e sulla restaurazione di una non meglio specificata sovranità nazionale. C’è però da chiedersi se c’erano davvero a disposizione dei politici impegnati nella campagna elettorale argomenti “europei” in grado di muovere l’interesse di una platea vasta. Chi pensa che potesse esserlo il potere, peraltro abbastanza incerto, di queste scelte elettorali di designare il vertice della Commissione, evidentemente non vive in mezzo alla gente normale che per l’elezione del successore di Barroso ha lo stesso trasporto che potrebbe avere per la nomina di un nuovo vertice, che so, della BBC. Può non essere giusto, ma è un fatto che la Commissione non viene considerata una sede di rappresentanza della democrazia.

Aggiungeteci il fatto che le liste di candidati sono state fatte da tutti i partiti a prescindere dall’obiettivo di mandare a Bruxelles-Strasburgo gente che potesse avere i numeri per esercitare una leadership “transnazionale” (le eccezioni sono pochissime) e capirete perché non parlare di Europa sia stata la scelta obbligata da parte di chi era interessato a farsi almeno ascoltare. Ovvio che invece di Europa parlassero coloro che usavano quell’argomento in funzione di capro espiatorio per indicare alla gente il “colpevole” dei mali di oggi. leggi tutto

Voglia di sfascio?

Paolo Pombeni - 15.05.2014

C’è uno strano clima in queste ultime settimane di campagna elettorale. Sappiamo bene che a ridosso delle urne quasi tutti cercano di alzare la voce per attrarre consensi senza badare troppo, non diremo alla correttezza, ma neppure a tener almeno un minimo conto del fatto che le elezioni saranno senz’altro un passaggio importante, ma è dubbio siano una specie di giudizio di Dio sul mondo politico. Tuttavia vedere che si sta giocando la partita senza preoccuparsi di compromettere definitivamente il nostro sistema-paese ci sembra un pessimo segnale.

La crisi in cui versiamo è un dato acquisito e le sue conseguenze anche. Sul piano politico sembra esserci in Italia una duplice tendenza suicida: la prima è a cercar salvezza nell’estremismo populista, la seconda è a fuggire da ogni responsabilità e coinvolgimento rifugiandosi nell’astensionismo. Questo è ciò che appare emergere dai sondaggi, ma questo è anche ciò che si percepisce vivendo a contatto con la gente. leggi tutto

Renzi e il partito

Paolo Pombeni - 10.05.2014

Inutile girarci intorno: ormai una questione chiave di questa fase politica è diventato il rapporto di Renzi col suo partito. Non è tanto una banale questione di strutture “bersaniane” (nei gruppi parlamentari come negli organismi dirigenti) che farebbero fatica ad adattarsi al cambiamento, perché se c’è un mestiere in cui i politici di solito eccellono è quello di riposizionarsi rispetto al cambiamento degli equilibri. La questione è più complicata: si tratta del mutamento complessivo del significato della “forma partito” in generale e del PD in particolare.

Quando Berlusconi si inventò Forza Italia si versarono i tradizionali fiumi di inchiostro per discutere della novità che quella formazione aveva introdotto nella politica italiana: il “partito di plastica”, il partito leaderistico, il partito ammucchiata, e via elencando. La tradizione opposta, che sopravviveva nella fusione delle due grandi militanze strutturali storiche, quelle della DC e del PCI, sembrava capace di sopravvivere e di rilanciare il significato della tradizionale “forma partito”, chiave della democrazia costituzionale post-bellica. leggi tutto

Presidenzialismo: niente tabù, ma vari problemi

Paolo Pombeni - 08.05.2014

Berlusconi sventola la bandiera del presidenzialismo per marcare una sua presenza sulla scena delle riforme, consapevole che si tratta di un tipo di una proposta che in Italia si scontra con vecchi tabù, ma ignaro dei non indifferenti problemi che quel sistema comporta. E’ dai tempi della Costituente che il tema viene agitato e cassato. Meuccio Ruini, il presidente della Commissione dei 75 che alla Costituente lavorò a redigere il progetto della Carta, lo disse chiaramente nel dibattito su quella proposta. Ribattendo a Vittorio Emanuele Orlando che aveva propugnato la causa di un presidente della repubblica eletto dal popolo, Ruini ammise: “Anch’io lo preferisco. Si ristabilirebbe un po’ di fronte al Parlamento, l’altro pilone del regime di Gabinetto”. Si aveva in mente allora l’esempio positivo del sistema politico degli USA. Dovette però subito aggiungere: “Vi è contro, lo ha detto un collega, lo spettro di Cesare, di Bonaparte, di Hitler, ed è una preoccupazione che in molti prevale su ogni altra”. leggi tutto

Fra Battute, Illusioni, Intuizioni

Paolo Pombeni - 03.05.2014

Sembra che l’economia dia qualche piccolo segnale di ripresa, almeno nel settore manifatturiero legato all’export. Insomma dove si fanno “cose” che funzionano e bene, si riesce anche a conquistare posizioni. Esattamente il contrario sembra accadere nello spazio della politica dove si producono più che altro battute, illusioni, intuizioni, a tutto scapito della produzione di “cose”, cioè di provvedimenti dotati di una qualche solidità.

Il governo ha provato a rovesciare il trend, ma l’impresa si sta rivelando davvero impervia. Il fatto è che produrre risultati richiede tempo, mentre buttar lì battute o sventolare illusioni si può fare a ritmo molto veloce. E allora i progetti restano fermi ad intuizioni di cose da fare, anche con una notevole capacità di capire cosa si aspetta il paese, ma col rischio, inevitabile, che se le intuizioni non si potranno poi concretizzare si finisca per produrre disillusione e disorientamento. leggi tutto

Fondata sul lavoro. Ma quale?

Paolo Pombeni - 01.05.2014

Il primo maggio è una data canonica e merita la riflessione di rito in un paese come il nostro che oggi celebra, giustamente, la solenne affermazione dell’art. 1 della propria Costituzione, secondo cui siamo “una repubblica fondata sul lavoro” e che al contempo conta 3 milioni 249 mila disoccupati. Non stupisce certo che quasi tutti, sindacati in testa, richiamino allora alla contraddizione di celebrare una festa del lavoro quando il lavoro non c’è per troppe persone.  Stupisce invece, e non poco, che non si avvii una seria riflessione pubblica ed estesa su come si può tornare a creare lavoro in questa specifica congiuntura.

Ovviamente più o meno tutti ci risponderanno che è esattamente quello che “loro” stanno tentando di fare, proponendo le ricette più banali e al tempo stesso più miracoliste: rilanciare i consumi, aumentare gli investimenti, tornare massicciamente ai lavori pubblici (magari ecologicamente impegnati: fa sempre fino) e via elencando. leggi tutto

Quando il gioco si fa duro

Paolo Pombeni - 26.04.2014

Si dice semplicemente che ora la campagna elettorale per le Europee entra nel vivo, ma questa volta si tratta di qualcosa di più. Sembra chiaro che ci si sta rendendo conto di quale sia il disegno strategico implicito nella proposta di Renzi e che, da fronti opposti, si è deciso di provare a farlo fallire.

Certo ragionare di politica è sempre rischioso, perché le variabili e le contingenze inaspettate sono talmente tante che è facilissimo essere smentiti da quel che succederà. Ma questo modesto foglio elettronico è nato proprio nella convinzione che ragionare in politica serva, e dunque ci proviamo.

Partiamo da una premessa: il sistema politico italiano ad essere bipolare nel senso classico del termine (ammesso e non concesso che il bipolarismo esista davvero così come viene descritto nei manuali) non c’è mai riuscito. Abbiamo sempre avuto coalizioni che facevano perno su un “partito cardine” con cui gli alleati condividevano una certa quota di obiettivi, ma che al tempo stesso cercavano di… scardinare contenendone il potere di indirizzo. leggi tutto