Fondata sul lavoro. Ma quale?
Il primo maggio è una data canonica e merita la riflessione di rito in un paese come il nostro che oggi celebra, giustamente, la solenne affermazione dell’art. 1 della propria Costituzione, secondo cui siamo “una repubblica fondata sul lavoro” e che al contempo conta 3 milioni 249 mila disoccupati. Non stupisce certo che quasi tutti, sindacati in testa, richiamino allora alla contraddizione di celebrare una festa del lavoro quando il lavoro non c’è per troppe persone. Stupisce invece, e non poco, che non si avvii una seria riflessione pubblica ed estesa su come si può tornare a creare lavoro in questa specifica congiuntura.
Ovviamente più o meno tutti ci risponderanno che è esattamente quello che “loro” stanno tentando di fare, proponendo le ricette più banali e al tempo stesso più miracoliste: rilanciare i consumi, aumentare gli investimenti, tornare massicciamente ai lavori pubblici (magari ecologicamente impegnati: fa sempre fino) e via elencando. leggi tutto
Quando il gioco si fa duro
Si dice semplicemente che ora la campagna elettorale per le Europee entra nel vivo, ma questa volta si tratta di qualcosa di più. Sembra chiaro che ci si sta rendendo conto di quale sia il disegno strategico implicito nella proposta di Renzi e che, da fronti opposti, si è deciso di provare a farlo fallire.
Certo ragionare di politica è sempre rischioso, perché le variabili e le contingenze inaspettate sono talmente tante che è facilissimo essere smentiti da quel che succederà. Ma questo modesto foglio elettronico è nato proprio nella convinzione che ragionare in politica serva, e dunque ci proviamo.
Partiamo da una premessa: il sistema politico italiano ad essere bipolare nel senso classico del termine (ammesso e non concesso che il bipolarismo esista davvero così come viene descritto nei manuali) non c’è mai riuscito. Abbiamo sempre avuto coalizioni che facevano perno su un “partito cardine” con cui gli alleati condividevano una certa quota di obiettivi, ma che al tempo stesso cercavano di… scardinare contenendone il potere di indirizzo. leggi tutto
Trappole parlamentari
La vicenda del cosiddetto Jobs Act è rivelatrice di una politica nonostante tutto ancora lontana dall’aver trovato una qualche stabilizzazione. Il panorama degli errori e delle leggerezze commesse su questo delicatissimo terreno è quasi sconfortante, soprattutto se si pensa che si sta cercando di aiutare in qualche modo una disoccupazione ormai alla cifra record del 13% (e quella giovanile è messa molto peggio).
Che occorra far presto lo capisce chiunque abbia un minimo di buon senso: il limite di sopportazione della gente è ormai stato raggiunto e non essendo possibile offrire soluzioni immediate, bisogna soprattutto dare il messaggio che non si sta perdendo tempo per avviare qualche rimedio. Ebbene cosa succede invece? Troppi sembrano fare di tutto per anteporre le proprie ragioni di parte agli interessi generali. leggi tutto
Il travaglio del centro-destra
Gli attacchi dei pretoriani di Berlusconi ad Alfano e compagni sono testimonianza di un travaglio nelle fila di quello che è stato il fenomeno nuovo del ventennio trascorso, cioè la creazione di una poderosa aggregazione esplicitamente di centro-destra. Essa è stata a lungo al governo in forza di un consenso elettorale notevole che le ha consentito, grazie ad alleanze con la destra vera e propria, di proporsi come la guida della trasformazione del paese dopo il crollo degli equilibri politici che erano ancora gli eredi della stabilizzazione post 1948.
Il fenomeno era nuovo, perché proprio quella stabilizzazione era stata costruita sul presupposto che la legittimazione al governo non stesse nella proposizione della classica dialettica fra destra e sinistra, ma nella sua sterilizzazione con la concentrazione del potere al “centro”, dove un grande partito “popolare” , la DC, conteneva al suo interno tanto componenti di destra quanto componenti di sinistra e per questo poteva agire al tempo stesso da collettore e da sterilizzatore di quella dinamica. leggi tutto
La saggezza di un politico “senior”
In questa fase giovanilista della nostra stagione politica non si può richiamare l’antica fiducia nella saggezza dei vecchi. Il termine “vecchio”, anzi persino quello “anziano” suona tutto sommato sminuente. Eppure è proprio la lunga esperienza quella che permette al presidente Giorgio Napolitano di affrontare con grande determinazione la difficile congiuntura in cui si trova ad operare.
Nella sua lettera di ieri al “Corriere” c’è molto della saggezza maturata con l’età e soprattutto con l’essere stato testimone di una lunga stagione, più di sessant’anni, della nostra vita politica. E’ grazie a questa esperienza che il Presidente non solo riesce a non farsi travolgere emotivamente da “fatti, atteggiamenti, intrighi” assai poco piacevoli, ma riesce a guardare con positività a questa stagione certo confusa ,ma anche ricca di fermenti di cambiamento.
Non si può leggere senza un moto di profonda partecipazione e solidarietà la sua denuncia di una “persistente estrema resistenza che viene dagli ambienti più disparati all’obbligo nazionale e morale di garantire la continuità dei percorsi istituzionali”. Chi segue le vicende di questi mesi tormentati sa bene a cosa alluda il presidente, con la sua prosa sempre misurata che talora può suonare aulica, ma che testimonia invece del suo senso dello stile rispetto al non facile ruolo che riveste: un ruolo che egli sa bene perderebbe di qualità se venisse immiserito dal ricorso alle fantasmagorie della retorica comiziante che va così di moda. leggi tutto
La sindrome di Napoleone
Renzi ha tanti problemi, è scontato. Deve guardarsi dai pericoli a cui non sfugge nessun uomo pubblico, in particolare il politico di successo: deve guardarsi dagli adulatori, tenere gli occhi aperti sul conservatorismo della burocrazia e dei vari centri di potere, evitare le trappole degli aiuti interessati, e via elencando. C’è però un tema che nel suo caso è peculiare: deve guardarsi dalla sindrome di Napoleone.
Cosa vogliamo dire? Avete reminiscenze della famosa ode del “Cinque Maggio”, quella che ci fecero studiare a scuola, quella che Alessandro Manzoni compose in pochi giorni riflettendo sulla morte di Napoleone Bonaparte? Ebbene lì c’è l’immagine di una vicenda che se, come diceva un altro poeta, è consentito paragonare grandi cose con cose piccole, è istruttiva del pericolo che corre il premier e con lui il nostro paese. leggi tutto
Eppur si muove
Sta davvero cambiando la politica italiana? La risposta positiva non nasce da una conversione a Renzi folgorati su qualche improbabile via di Damasco, ma dall’osservazione di quello che ci sta intorno. Perché, piaccia o no, al momento sembra proprio siano andati in crisi non solo i vecchi riferimenti della cosiddetta Prima Repubblica , ma anche quelli con cui si era cercato di rimpiazzarli nella altrettanto cosiddetta Seconda.
Il segnale di solito inequivocabile di queste svolte è un certo cambio generazionale. In più, ed anche questo è un fenomeno tipico dei momenti di transizione, c’è la fuga dalla politica di una quota rilevante della cittadinanza come mostrano i numeri impressionanti dell’astensionismo elettorale. leggi tutto
Inizia un'avventura
Gentile Amica /Gentile Amico,
possiamo presentarle un nuovo periodico on-line che da domani sarà accessibile in rete e il cui sommario arriverà puntualmente nel suo account e-mail ogni martedì. giovedì e sabato?
Un nuovo periodico? Sì, ma differente. Lo dicono tutti, poi tutti sono eguali
Invece no, questa volta è diverso. L’Italia è un paese in difficoltà. Non solo economiche (sotto gli occhi di tutti), ma anche di tenuta del suo sistema culturale e di quello delle solidarietà sociali. Il ritornello corrente è che non si capisce cosa stia succedendo. La domanda sulla bocca di tutti è: dove andremo a finire? leggi tutto


