Ultimo Aggiornamento:
10 ottobre 2026
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Argomenti

La «potenza civile» tedesca alla prova della crisi ucraina

Gabriele D'Ottavio - 19.08.2014

Nel tardo pomeriggio di domenica 17 agosto si è tenuto a Berlino un vertice straordinario sulla crisi ucraina. Oltre al ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, all’incontro hanno preso parte gli omologhi di Francia, Russia e Ucraina. Preceduto da un colloquio telefonico tra la Cancelliera Merkel e il Presidente Putin avvenuto il giorno di ferragosto, il summit era stato convocato per far fronte alle nuove tensioni che sono state registrate lungo la frontiera orientale ucraina, in concomitanza con il crescente flusso di materiali bellici, consiglieri militari e personale armato proveniente dalla Russia. L’obiettivo dichiarato da Steinmeier alla vigilia dell’incontro era «una tabella di marcia verso un cessate il fuoco e una cornice per garantire controlli effettivi alle frontiere». Tuttavia, dalle prime indiscrezioni trapelate il vertice di Berlino non sembrerebbe aver prodotto alcun risultato concreto in vista dell’auspicata soluzione politica della crisi. leggi tutto

Deflazione: quantò si’ bruttà

Gianpaolo Rossini - 19.08.2014

I timori espressi  su queste colonne sul pericolo deflazione si sono materializzati  con le notizie sui prezzi in calo (inflazione negativa = deflazione) e sullo stop della Germania il cui Pil nel secondo semestre è sceso dello 0.2%, come l’anemica Italia.

Intendiamoci, sarebbe positiva per l’Italia una dinamica dei prezzi  più contenuta che in Germania per recuperare la competitività erosa nei primi due decenni di vita dell’euro con l’inflazione italiana superiore a quella teutonica. Dovremmo però evitare di gettarci in una scivolosa spirale deflazionistica. Avremmo perciò bisogno di un po’ di inflazione in Germania, attorno al 2-3% annuo, e stabilità dei prezzi in Italia. La Germania  non sembra però disposta ad un’inflazione al 2-3% annuo. Eppoi un’inflazione zero è rischiosa. Perché implica prezzi che scendono un po’ in alcuni comparti e che salgono in altri. Ma non è facile trattenere i settori dove i prezzi crescono dal farli scendere per rincorrere i consumatori.  leggi tutto

La fine del modello Westminster?

Giulia Guazzaloca - 14.08.2014

In attesa che anche la politica britannica riprenda il suo pieno corso dopo la pausa estiva – e allora tutti gli occhi saranno puntati sul referendum scozzese per l’indipendenza di metà settembre – si possono fare alcune considerazioni sul fatto che da qualche anno il sistema politico inglese (non diversamente da quello italiano) sembra vivere un’importante evoluzione. Un’evoluzione che potrebbe mettere fine al cosiddetto «modello Westminster» fondato sul bipartitismo e sul meccanismo dell’alternanza alla guida del governo.

Nella sua versione più semplificata, infatti, il «modello Westminster» indica la presenza di un assetto bipolare, un sistema elettorale maggioritario e l’accentramento del potere esecutivo in governi monopartitici. Sviluppatasi nel Regno Unito ma presente anche in altri paesi appartenenti al Commonwealth, questa forma di democrazia maggioritaria identifica un sistema governato da due soli partiti che tendenzialmente si alternano alla guida dell’esecutivo. Inevitabile che sin dall’800 una tale articolazione politico-istituzionale abbia suscitato ammirazione in schiere di politici e intellettuali italiani, alimentando così la contrapposizione, talvolta stereotipata, tra l’instabilità politica italiana e la Gran Bretagna patria dell’«ordine» e della «regolarità». leggi tutto

L’Ucraina tra Putin e l’Occidente

Alessandra Bitumi * - 14.08.2014

“Chiediamo alla popolazione di non restare in strada e di rifugiarsi in luogo sicuro”. Le autorità municipali di Donetsk, roccaforte dei filorussi nell’Est dell’Ucraina, lanciano appelli ai civili sulla scorta di quelli emessi dell’esercito di Kiev, la cui offensiva non si arresta. Dopo aver riconquistato il 75% dei territori inizialmente occupati dai ribelli, le forze militari ucraine hanno rigettato sabato scorso la proposta di un cessate il fuoco avanzata dai separatisti al fine di impedire una “catastrofe umanitaria”. Secondo le stime dell’ONU, il numero dei profughi ha superato i 700 mila. Dall'inizio del conflitto, scoppiato ad aprile, le vittime sono più di 1500; i feriti quasi 4000.

A dispetto di un crescente nervosismo delle cancellerie occidentali, Kiev non sembra disposta ad arrestare le operazioni militari mentre Mosca risponde alle sanzioni di Stati Uniti ed Unione Europea con un embargo dei prodotti agroalimentari e ammassa 20.000 truppe sul confine con l’Ucraina (secondo Kiev, si tratterebbe di 45,000 ad oggi. Ma le cifre non sono ancora state verificate). Contro queste ultime, e il loro possibile utilizzo pretestuoso, si è pronunciata la NATO che teme un’invasione russa sotto forma di “operazione umanitaria”. La Casa Bianca ha immediatamente rilasciato una dichiarazione in cui rende noto che il Presidente Obama, in accordo leggi tutto

La ripresa che non c’è e la BCE bella addormentata

Gianpaolo Rossini - 12.08.2014

Un dato congiunturale insoddisfacente che vede il Pil italiano scendere dello 0.2% nel secondo trimestre del 2014  è bastato per rimettere un punto interrogativo sulle capacità dell’Italia di rimettersi dalla lunga crisi che ormai dura da 4 anni. Lo spread dei tassi a 10 anni rispetto ai corrispondenti tedeschi si è alzato improvvisamente volando verso 180, vanificando in poche ore gli sforzi di tagli della spesa pubblica e di imposte che non si possono ridurre. Il dato congiunturale non è certo incoraggiante ma occorre essere prudenti perché la ripresa lenta sta forse facendosi strada soprattutto in alcuni settori. Tra questi vi sono produzioni tradizionali come alimentari, abbigliamento, legno e metallurgia e alcuni avanzati tra cui elettronica, farmaceutici, mezzi di trasporto, gomma e materie plastiche. Tra i tradizionali, il settore alimentare e quello dell’abbigliamento sono in realtà posizionati per lo più nelle fasce alte della qualità e quindi sono meno colpiti dalla concorrenza internazionale di prezzo.  Tra gli avanzati, elettronica e farmaceutica segnalano una forte capacità nell’innovazione e nella ricerca a dispetto di tante litanie recitate giornalmente nei media sulla scarsa capacità di aprire nuovi orizzonti produttivi. Tra le industrie che invece sembrano arrancare di più e che mostrano  segni negativi troviamo le apparecchiature elettriche e il settore petrolifero. Il secondo è dovuto ad un minore consumo e ad una ridotta raffinazione a vantaggio di paesi emergenti produttori di petrolio e non, due trend difficili da contrastare.  Il primo caso invece preoccupa non poco perché evidenzia un lento e inarrestabile declino del nostro paese in questo ambito. leggi tutto

La locomotiva d’Europa s’inceppa, ma i tedeschi rinnovano la fiducia alla Cancelliera

Gabriele D'Ottavio - 12.08.2014

Smaltita la sbornia dopo la vittoria ai mondiali di calcio in Brasile, una mattina di mezza estate i tedeschi sono stati bruscamente svegliati da una doccia fredda. Il 21 luglio scorso la Bundesbank ha reso noti i dati relativi al trimestre aprile-giugno che indicavano una stagnazione dell’economia, principalmente dovuta al rallentamento del settore industriale. La locomotiva d’Europa sembrerebbe dunque essersi inceppata. In Italia – come spesso accade quando si parla di Germania – la notizia è stata accolta con sentimenti contrastanti. Alcuni hanno gioito delle disgrazie altrui, esprimendo quel sentimento di Schadenfreude per il quale, curiosamente, non esiste un termine corrispettivo nella lingua italiana. Altri, più saggiamente, hanno manifestato preoccupazione per le conseguenze negative che un rallentamento della locomotiva tedesca potrebbe avere sull’economia europea e dunque anche su quella italiana. Gli incorreggibili ottimisti, infine, hanno intravisto nel primo vero passo falso del gigante economico un barlume di speranza circa la possibilità che i tedeschi decidano finalmente di rivedere la loro politica europea basata sul rigore finanziario. leggi tutto

Silenzio, Juncker lavora …

Michele Marchi - 05.08.2014

A che punto è il lavoro del grande “tessitore” Jean-Claude Juncker? Il neo presidente vorrebbe comporre il puzzle della sua Commissione entro il 30 agosto, in modo che il Consiglio straordinario di fine estate sia soltanto un momento di cordiale ratifica da parte dei capi di Stato e di governo. Peraltro un risultato di questo genere fornirebbe a Juncker tempo prezioso per preparare i commissari al complicato passaggio di fronte alle varie commissioni parlamentari, che dovranno ufficialmente dare il via libera alle sue scelte.

Nonostante questi buoni propositi e un lavorio diplomatico tra le capitali, che non permetterà all’ex premier lussemburghese un agosto di riposo, i dubbi e le incognite sono ancora molti e il quadro pare ben lungi dall’essere completato. leggi tutto

Il doppio volto dello Zar

Riccardo Brizzi - 31.07.2014

Nuove sanzioni europee contro Mosca

 

Mentre l'inchiesta sull'abbattimento del Boeing 777 della Malaysia Airlines procede tra mille difficoltà e infuriano i combattimenti nell'est dell'Ucraina, martedì 29 luglio a Bruxelles gli ambasciatori dei 28 paesi dell'Ue hanno adottato una serie di sanzioni economiche contro la Russia per convincere Putin a interrompere il sostegno ai separatisti filorussi. L'accordo blocca l'accesso ai mercati europei ad aziende e banche russe, vieta la vendita di armi e di tecnologie sensibili nel settore energetico e dei beni a duplice uso, sia civile che militare, e congela i beni di alcune imprese e di uomini d'affari vicini al presidente russo, accusati di beneficiare dell'annessione della Crimea o di complicità con i separatisti. Misure salutate con soddisfazione da Barack Obama, che ha annunciato a ruota nuove sanzioni americane rivolte contro «settori chiave dell'economia russa» quali l'energia, la difesa e la finanza. Secondo il presidente Usa - che tuttavia nega l'avvio di una «nuova guerra fredda» - l'atteggiamento europeo prova come Washington non sia sola a «perdere la pazienza» verso Mosca, accusata dall'intelligence Usa di apprestarsi a fornire ai ribelli nuovi lanciamissili più potenti per fronteggiare l'offensiva dell'esercito ucraino. leggi tutto

Le difficoltà di Cameron in Europa e in patria

Giulia Guazzaloca - 29.07.2014

Le difficoltà di Cameron

 

Non ci sono riusciti, David Cameron e il suo ex ministro degli Esteri William Hague, a bloccare la nomina di Jean-Claude Juncker a presidente della Commissione europea e per il primo ministro conservatore, dopo la secca sconfitta alle elezioni per il Parlamento europeo di maggio, la strada è tutta in salita. Anche se gli ultimi sondaggi dicono che si sarebbe ridotto il vantaggio dei laburisti, il premier è comunque costretto a rincorrere, in vista delle elezioni politiche del prossimo anno, l’euroscetticismo della maggioranza degli inglesi e dinanzi all’elezione del leader lussemburghese non ha potuto fare altro che buon viso a cattivo gioco.

Se all’indomani della scelta di Juncker, Cameron aveva usato parole durissime verso i colleghi europei che lo avevano proposto, dopo la nomina ha dovuto ammorbidire i toni dicendosi disposto a collaborare col nuovo presidente senza però smettere di battersi per gli interessi britannici e una riforma dell’Unione Europea. I suoi obiettivi restano insomma gli stessi: rinegoziare gli accordi di adesione con la UE e, in caso di vittoria dei conservatori nel 2015, indire un referendum sulla permanenza leggi tutto

L’arrivo in Italia dei rifugiati: passare dall’emergenza ad una politica organica dell’Italia e dell’Europa.

Roberto Zaccaria * - 29.07.2014

      1. Sempre più spesso nei nostri telegiornali sentiamo parlare di “emergenza umanitaria” a proposito degli sbarchi di migranti e di rifugiati nel nostro paese. Queste notizie sono accompagnate da immagini spesso strazianti di barconi sovraffollati e, a volte, assistiamo anche al triste rituale del recupero di salme in sacchi di plastica nera.

    Certo siamo ben lontani da quel terribile 3 ottobre del 2013 quando a Lampedusa morirono oltre 350 persone ed abbiamo ancora negli occhi quella enorme distesa di bare.

    Fortunatamente dopo di allora il Governo italiano ha varato l’operazione Mare nostrum che con l’impiego quotidiano della marina militare, della Guardia costiera e delle altre forze dell’ordine ha permesso di salvare migliaia di vite umane dando vita ad una delle più grandi operazioni umanitarie che sia dato ricordare negli ultimi anni.

    Per questo solo fatto sarebbe del tutto naturale che qualcuno volesse proporre le nostre forze armate e la stessa terra di Sicilia, che ha offerto la prima accoglienza, quale Premio Nobel per la pace. leggi tutto