Ultimo Aggiornamento:
20 luglio 2019
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Eurobonds: oggi più di ieri

Gianpaolo Rossini * - 29.05.2014
Seminario sugli Eurobonds

A lungo si è discusso in Europa  l’idea di unificare l’emissione dei titoli pubblici dando vita a obbligazioni pubbliche denominate eurobonds che avrebbero progressivamente sostituito  Bot, Btp italiani, Bonos spagnoli, Bund tedeschi e così via. Gli eurobonds però non hanno mai visto la luce per opposizione teutonica. Lo scenario  è cambiato per cui vale la pena chiedersi quali sarebbero oggi i vantaggi  e i costi degli eurobonds. Resterebbero gli stessi di qualche anno fa o sono mutati da quando la proposta originaria venne avanzata da Juncker e Tremonti sul Financial Times?  

La sostituzione dei titoli pubblici nazionali con un unico titolo di eurolandia produrrebbe lo stesso tasso di interesse nelle diverse aree della unione monetaria per governi, imprese e consumatori e la scomparsa dei costosi spread. Qualche anno fa, se avessimo adottato gli eurobonds, quando gli spread erano cospicui, avremmo forse avuto una lieve salita dei tassi  rispetto a quelli dei paesi più virtuosi (Germania, Olanda, Finlandia, Austria), una discesa per quelli in difficoltà (Irlanda, Grecia; Portogallo, Cipro, Spagna, Italia) e probabilmente nessuna o scarse variazioni per i paesi sul confine tra bene e male, come Francia e Belgio. Questa previsione era frutto di un’ipotesi pessimista. Gli eurobonds avrebbero reso il mercato dei titoli pubblici molto più liquido con benefici per i forti e per i deboli.

 

I vantaggi di una politica coraggiosa


Sarebbero infatti scomparse le segmentazioni tra paesi che riducono il grado di liquidità dei titoli, ovvero la facilità a vendere e comprare. Di conseguenza l’aumento dei tassi per i paesi virtuosi sarebbe stato molto contenuto.  Oggi abbiamo spread ridotti in tutta eurolandia. I tassi sugli eurobonds che venissero emessi sarebbero quindi molto vicini a quelli dei paesi più virtuosi e l’onere per questi sarebbe quasi nullo. Ci sarebbe poi anche un effetto positivo per la politica monetaria. In presenza di spread  la politica monetaria unica è quantomeno inefficace e si hanno tassi alti dove la BCE li vorrebbe bassi  e tassi bassi dove servono alti. Questo è  un macigno sul processo di integrazione in Europa, sulla crescita e sul consenso che l’Euro è in grado di attirare su di sé e le istituzioni europee come mostrano i risultati elettorali in diversi paesi europei.

Il 5 giugno la BCE è attesa a  misure straordinarie. Se arriveranno saranno purtroppo sempre tardive. In ogni caso la BCE dovrà una volta per tutte cercare di rendere la politica monetaria realmente unica e più consona al suo mandato con l’eliminazione degli spread. E’ una mossa meno difficile di ieri perché gli spread si sono assottigliati. Ma se si attende rischia di diventare di nuovo ardua. Avremmo così finalmente tassi più bassi dove la crisi economica è più forte, mentre salirebbero forse, ma molto poco, dove invece sono troppo bassi (Germania) alimentando il rischio di bolle immobiliari peraltro già presenti nel Nord Europa a ridosso dell’area euro. L’eliminazione degli spread spianerebbe la strada agli eurobonds. I quali potrebbero rivelarsi molto convenienti anche per paesi oggi considerati virtuosi ma che soffrono per una forte esposizione dei loro operatori bancari e industriali verso Ucraina e altre aree instabili della fascia russo-slava. I più coinvolti sono Austria e Germania. Spostarsi sugli eurobonds, soprattutto per l’Austria, nondimeno per la Germania, appena colpita da una forte crisi della sua maggiore banca, la Deutsche Bank,  sarebbe una ottima polizza assicuratrice per i conti pubblici ad un costo pari a zero. 

 

Gli eurobonds contributo alla integrazione politica europea


C’è poi infine una ragione politica a favore degli eurobonds, valida oggi quanto e più di ieri. Avere eurobonds, un mercato più liquido e più ampio di quello dei singoli titoli pubblici nazionali, avvicina i paesi dell’unione ad una politica estera più omogenea di oggi in quanto saranno meno esposti a pressioni da grandi potenze esterne che possono avere gioco facile ad alterarne i mercati dei titoli pubblici nazionali, troppo piccoli. Per esempio, la Grecia (ma forse anche l’Austria)  potrebbe essere indotta a decisioni di politica estera pro Russia o pro Cina se il suo debito pubblico resta isolato dal “branco” europeo. Meglio sarebbe per tutti se fosse mescolato e finanziato con eurobonds, perché quelli emessi per finanziare la Grecia sarebbero indistinguibili da quelli tedeschi così come avviene per le banconote euro emesse dalla Grecia che nessuno distingue da quelle prodotte dalla Bundesbank tedesca.   Un mercato di eurobonds non sarebbe attaccabile da grandi operatori finanziari e la BCE obbedirebbe realmente al suo mandato di fare una unica politica monetaria per l’intera eurolandia, ovvero una politica di “difesa finanziaria” realmente europea.

Insomma gli eurobonds possono essere un mattone concreto per cominciare a costruire anche un’ unione politica dell’Europa basata sui fatti e non sui proclami. Gli eurobonds convengono oggi ancora più di ieri. A tutti.

 

 

* Professore ordinario di Economia Internazionale all’Università di Bologna