Ultimo Aggiornamento:
21 ottobre 2017
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Argomenti

Stendhal, Maccio Capatonda e il fascino del selfie: un parallelo

Omar Bellicini * - 10.05.2017

Sulle colline di Waterloo, affumicate da una bruma innaturale, un ragazzo si affretta, urla, interroga. È alto, bello e viene da Milano. Ha risalito la spina dorsale dell'Europa, dalla Lombardia al Belgio, solo per trovarsi in quel luogo. Doveva essere lì. Non voleva mancare un appuntamento importante. Ora è nel posto a lungo desiderato; e benché non s'imbatta nelle atmosfere piacevolmente pregustate nelle stanze d'infanzia, ingombre di libri e di sogni, può dirsi felice. Il giovane si chiama Fabrizio Del Dongo, e l'anno in questione è il fatidico 1815: quello della battaglia. Siamo al terzo capitolo de “La Certosa di Parma”, uno dei massimi capolavori stendhaliani. Probabilmente, quello che più ha segnato l'immaginario. Ma chi è Fabrizio, e cos'ha a che spartire con le vite interconnesse e condivise dei nostri contemporanei?

 

Nulla, se ci concentriamo sullo stile d'un adolescente che conosce le selle e non i sellini, e che di certo preferisce allungare i favoriti, in luogo delle creste. Ma, al di là di questi trascurabili dettagli esteriori, molto più a fondo delle mode e dei vezzi, Fabrizio potrebbe essere senza sforzo un “millenial”, o il padre di un millenial, o il nonno: fino a risalire ai tempi che gli sono propri, e persino a quelli precedenti. leggi tutto

Verso le comunali dell'11 giugno - 3) I 25 capoluoghi fra il 1972 e il 1992

Luca Tentoni - 06.05.2017

Il periodo fra il 1968 e il 1972 segna un punto di svolta nella storia politica e sociale italiana. Anche nei venticinque capoluoghi oggetto del nostro studio, nei quali si voterà l'11 ed eventualmente il 25 giugno prossimi, qualcosa cambia. I partiti di sinistra iniziano a compiere una progressione – inizialmente cauta, poi molto marcata nel 1975-'76 - che li poterà a sfiorare la maggioranza assoluta dei voti, anche nel Paese (pur considerando che, per mille ragioni ben note, una coalizione di governo dal Psdi alla sinistra estrema non avrebbe mai potuto costituirsi). Come nel periodo 1948-'68, nella famiglia politica del Centro la Dc è costantemente sottorappresentata rispetto alla media nazionale: ha il 36,3% nel 1972 (naz. 38,7%: -2,4%), sale al 38% nel '76 (-0,7% risp. MNaz), torna al 36,7% nel '79 (-1,6% MNaz) ma poi declina (30,3% 1983: -2,4% MNaz; 31,5% 1987: -2,9% MNaz; 25,9% 1992: -3,8% MNaz). La paura del sorpasso comunista, che nel resto del Paese non aumenta la percentuale democristiana (che resta nel '76 al 38,7%, come nel '72), porta alla Dc, nei capoluoghi oggetto del nostro studio, un progresso dell'1,7% che però è perduto quasi interamente già nel '79. I partiti liberaldemocratici, invece, hanno sempre risultati migliori rispetto alla media nazionale. Il Pri, in particolare, diventa il partito capace di catturare meglio il voto d'opinione del Nord (in questa fase, con Ugo La Malfa prima, poi con Giovanni Spadolini, ottiene risultati migliori rispetto al Pli). leggi tutto

Sarete come Dio?

Michele Iscra * - 06.05.2017

Scrive la Bibbia che il serpente tentatore per convincere Adamo ed Eva a mangiare il frutto proibito dell’albero della conoscenza avesse prospettato loro che grazie a quell’azione sarebbero diventati “come Dio”. Senza bisogno di rinnovare quel peccato, o forse per le conseguenze antropologiche cui esso si rifà, viviamo in un contesto in cui l’illusione di essere “come Dio”, cioè di essere ad un vertice che non tollera nessun limite esterno, sta diffondendosi in maniera impressionante in molte persone.

Non si tratta di fare dell’allarmismo a buon mercato, ma solo di invitare a riflettere su fenomeni ai quali assistiamo quotidianamente. L’ampio territorio dei “diritti” sembra governato dall’idea che l’essere titolari di un certo diritto significhi poterlo imporre a scapito dei diritti degli altri. Spesso per di più questo diritto è più che altro presunto, ma non è questo il punto. Anche se quanto si reclama fosse effettivamente dovuto ci si dovrebbe chiedere se ciò autorizzi a ledere quanto è dovuto ad altri.

Si pensi alla pratica divenuta corrente di ricorrere nelle azioni di protesta a blocchi stradali e ferroviari. Con ciò si lede il diritto alla mobilità di soggetti che oltre tutto non sono neppure “controparti” di chi manifesta. Non è neppure chiaro quanto servano azioni di quel tipo. leggi tutto

Napoleone e il bipartitismo imperfetto

Paolo Pombeni - 03.05.2017

Più di un commentatore politico non vuole arrendersi all’idea che Renzi abbia le caratteristiche di un leader: grande o piccolo, destinato ad un lungo successo o legato a contingenze fortunate può essere materia di discussione, ma per capirlo oggi bisogna partire da quella caratteristica. Sinora la sua storia, esagerando un po’, rimane nell’idealtipo napoleonico, quello, per riprendere il famoso verso manzoniano, del “tre volte nella polvere, tre volte sugli altar”.

Di conseguenza Renzi ha bisogno di prendere ogni sconfitta come l’occasione per aprire una nuova fase che gli consenta di riaffermare quella che sente come la sua “missione” (o, se si preferisce un termine meno altisonante, come la sua peculiarità). Nella fase attuale aveva bisogno di mostrare a critici ed avversari che la sua visione di un PD diverso, capace di ambire alla guida reale della “svolta” italiana, aveva il necessario sostegno di militanti e simpatizzanti.

Con il suo notevole successo nelle elezioni per la segreteria del partito ha raggiunto il risultato. Cercare di ridimensionarlo ricordando i 3,7 milioni di voti raccolti a suo tempo da Prodi o i 2,8 che ebbero Bersani e lui nelle ultime “primarie” è solo un gioco retorico: erano non solo altri tempi, ma soprattutto non si tiene conto che tanta gente leggi tutto

Elezioni legislative 2017 in Algeria: tra apatia e disincanto

Caterina Roggero * - 03.05.2017

Il prossimo 4 maggio in Algeria 23 milioni di cittadini – su un totale di 40 milioni circa di abitanti – si recheranno alle urne per rinnovare l’Assemblea popolare nazionale (APN), eleggendone i 462 nuovi deputati. Da quando a inizio aprile la campagna per le legislative è stata inaugurata, nonostante il dispiegamento di mezzi da parte di partiti, organi di governo e persino leader religiosi per motivare la cittadinanza al voto, l’apatia e il disincanto nei confronti del quinquennale appuntamento elettorale regnano sovrani. Gli analisti sul campo raccontano che in questi giorni, per le strade di Algeri, il dibattito sia particolarmente acceso non tanto sullo scrutinio nazionale ormai alle porte, quanto sul ballottaggio delle presidenziali francesi. Per inciso, le preferenze di autorità e semplici cittadini convergono su Emmanuel Macron: l’unico tra i candidati a essersi recato in Algeria durante la campagna e soprattutto il solo ad aver “osato” giudicare pubblicamente i 132 anni di colonizzazione francese nel paese maghrebino come un “crimine contro l’umanità” (gli algerini, si sa, sono ancora in attesa delle scuse ufficiali di Parigi per la lunga parentesi della loro storia recente vissuta sotto il dominio della potenza europea).

Quale partito o quale alleanza di partiti vincerà in Algeria, invece, non interessa veramente granché: l’unico vero risultato leggi tutto

Verso le comunali dell'11 giugno - 2) I 25 capoluoghi fra il 1948 e il 1968

Luca Tentoni - 29.04.2017

Il nostro viaggio nei comuni dove si voterà l'11 e il 25 giugno prossimi inizia dai capoluoghi. Siamo andati molto indietro nel tempo, fino alle elezioni per la prima legislatura repubblicana. In questo articolo ci occuperemo del comportamento elettorale negli anni che vanno dal 1948 al 1968. Non si tratta di un esercizio di scuola, ma di un tentativo di individuare tendenze (se ce ne sono) capaci di resistere al tempo e di arrivare (più o meno intatte) fino ai giorni nostri. Anche se è evidente che del milione e 655 mila elettori che ha votato nei 25 capoluoghi il 18 aprile 1948 solo una piccola parte è ancora in vita (i più giovani sono del 1927, essendo allora la maggiore età fissata a 21 anni) ci sono però comportamenti elettorali "ereditati". La distribuzione dei consensi ai partiti ci aiuterà, inoltre, a dividere i venticinque capoluoghi in tre aree - alle quali abbiamo già fatto accenno nell'articolo precedente - che denominiamo "Nord bianco", "Zona rossa" e "Mezzogiorno allargato". Per costruirle abbiamo preso in considerazione il comportamento elettorale nelle tre zone durante il primo ventennio repubblicano. I capoluoghi italiani (non solo quelli in esame, ma nel complesso), è bene dirlo in via preliminare, hanno sempre avuto un voto meno orientato verso la Dc e più favorevole a laici e Msi leggi tutto

Vincitori e vinti, prima della metà del guado. Ancora sul primo turno francese

Michele Marchi - 29.04.2017

In attesa che il primo turno sia ulteriormente analizzato e che i flussi elettorali siano studiati nel dettaglio, si possono fare alcune considerazioni generali su vincitori e vinti del 23 aprile.

I vincitori del primo turno sono tre.

Prima di tutto il settimanale satirico «Le Canard Enchainé». Potrà sembrare superficiale o forse banale un’affermazione di questo genere. Ma le rivelazioni in serie su impiego fittizio della moglie, contratti di consulenza per società amiche sfruttando i rapporti con la Russia e infine conti pagati da strani faccendieri per abiti di lusso hanno reso la campagna elettorale di François Fillon una specie di “via crucis del XXI secolo”. Senza entrare nel merito delle inchieste in corso, il candidato LR è passato dalla vittoria certa di inizio dicembre, a quella probabile anche dopo l’avanzata del candidato Macron, a quella impossibile dopo l’esplodere degli affaires.

Il secondo grande vincitore è stato Jean-Luc Mélenchon con la sua France insoumise. Come mostrano i flussi elettorali egli è riuscito da un lato a raccogliere tutto il voto di tradizione comunista, ad unirvi un voto giovane e popolare di aree soprattutto periferiche e infine ha potuto contare su un numero non esiguo di delusi della campagna di Hamon. leggi tutto

Il dibattito tra i candidati alla segreteria del PD : qualche riflessione

Donatella Campus * - 29.04.2017

I dibattiti televisivi tra i candidati sono di solito veri e propri eventi delle campagne elettorali. Questo perché catalizzano l’attenzione di tutti i media : in diretta partono i commenti  sui social network ; successivamente sono commentati nei talkshow e ricevono pagelle sui giornali del giorno dopo. Insomma, il dibattito è un’occasione importante per i candidati, soprattutto perché contribuiscono a creare un clima di opinione. Più in generale, la discussione che si sviluppa intorno al dibattito serve anche a risvegliare l’interesse a proposito all’appuntamento elettorale in sé, in quanto il format che presuppone un confronto diretto tra avversari evoca la dimensione della gara e attira anche per questo curiosità e attenzione.

 

Mercoledì sera è andato in onda il dibattito tra i candidati alla segreteria del Partito Democratico. Se evento è stato – perché comunque se ne è parlato prima, durante e dopo-bisogna anche dire che non è stato dei più appassionanti. Ovviamente, parte della responsabilità è dei candidati, le cui performance sono state dignitose, ma non certo eccezionali. Tuttavia, qualche riflessione va fatta anche sull’impostazione del dibattito.  In primo luogo, la tendenza a riprodurre format leggi tutto

Alla corte di Grillo?

Paolo Pombeni - 26.04.2017

Vanno osservate con attenzione le aperture, più o meno esplicite, che si vanno facendo da vari ambienti verso il Movimento Cinque Stelle. In parte non è fenomeno recente, perché una rete come La7 da tempo ha aperto spazi tanto direttamente con esponenti Cinque Stelle quanto meno direttamente con giornalisti del quotidiano che li accredita. Tuttavia negli ultimi tempi ci sono stati altri episodi, il più noto dei quali è quello relativo al direttore del quotidiano della CEI, ma un po’ meno apertamente se ne sono notati altri.

Non è cosa che debba stupire più di tanto, perché ovviamente una forza politica stimata stabilmente al 30% dei consensi elettorali e che ha conseguito alcuni successi rilevanti deve per forza di cose trovare attenzione e valutazione. Tuttavia in questo caso c’è un dato in più che merita di essere messo in rilievo: la natura sfuggente per non dire ambigua di questa forza consente di prenderla in considerazione per così dire senza sporcarsi le mani. Ad essa ciascuno può attribuire quel significato che più gli aggrada e relegare i punti della sua proposta per lui meno convenienti ad elementi marginali, magari considerandoli frutto di un certo folclorismo e di tanta improvvisazione che ancora è presente in una forza “giovane” e che pertanto può essere perdonata. leggi tutto

Spese per la difesa federali e titoli del tesoro al portatore per aggredire il debito pubblico

Gianpaolo Rossini - 26.04.2017

Il nodo del debito pubblico rimane tema caldo. Una parte del partito democratico ha avanzato  richiesta di moratoria sulle privatizzazioni. La proposta è stata respinta dal ministro dell’economia Padoan, non si sa se per convinzione o perché la sua posizione non lascia spazio ad alternative, pena una doccia fredda da Europa e mercati. Purtroppo a imporci in maniera pressante e spregiudicata di svendere parti del nostro patrimonio arriva il giudizio dell’agenzia di rating Fitch che ci degrada per l’ennesima volta. La questione è preoccupante perché gran parte delle privatizzazioni in Italia ha provocato un grave danno alle casse pubbliche, che avrebbero dovuto invece risanare, visto che sono stati svenduti cespiti che fruttavano molto di più di quanto non rendano in media i titoli di stato. In più le privatizzazioni sono un’ipoteca sullo sviluppo in quanto hanno prodotto un arretramento in settori chiave come quello delle comunicazioni stradali (si legga di Giorgio Ragazzi I signori delle autostrade edito dal Mulino) e telefoniche fortemente danneggiate dalla scarsità degli investimenti delle nuove proprietà. Queste hanno beneficiato della posizione di mercato privilegiata (le autostrade ad esempio sono un monopolio naturale in cui non è possibile avere concorrenza) per estrarre rendite cospicue spesso finite in avventure finanziarie all’estero. leggi tutto