Ultimo Aggiornamento:
14 settembre 2019
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Argomenti

Lo strano fascino dell’autoritarismo

Fulvio Cammarano * - 03.04.2019

L’accordo commerciale con la Cina ha sollevato molte perplessità dal punto di vista del rischio di penetrazione del modello cinese nel cuore dell’Occidente. Al di là delle rassicurazioni fornite dal Presidente del Consiglio e delle ricadute economiche e politiche degli accordi, quello che andrebbe sottolineato è la scarsa attenzione dell’opinione pubblica ai temi dei valori etici che tale presenza potrebbe sollevare.  Si tratta di una questione complessa che non riguarda solo il nostro Paese e che potremmo definire “il senso di inferiorità delle democrazie liberali nei confronti dei sistemi autoritari”. Cosa significa? Semplicemente che esiste una lunga e mai interrotta storia di fascinazione delle democrazie liberali nei confronti dei Paesi ricchi e potenti governati da sistemi politici variamente autoritari. Le democrazie liberali, come è noto, sono caratterizzate dalla centralità del Parlamento, dell’opinione pubblica, dei sistemi di checks and balances dei poteri, a cominciare dal pluralismo dell’informazione. Si tratta di meccanismi nati per garantire il controllo del potere e dunque destinati a forgiare forme di elaborazione delle decisioni politiche decisamente più articolate e complesse e di conseguenza, inevitabilmente, meno rapide. Non è un caso, d’altronde, che, dall’esordio dei sistemi liberali ottocenteschi a oggi, il ruolo dell’esecutivo leggi tutto

Se il principio di sovranità popolare diventa un mito (pericoloso)

Carlo Marsonet * - 03.04.2019

Non c’è giorno in cui nelle dichiarazioni di politici siano contenute apologie sperticate della sovranità popolare. D’altronde, si potrà pensare, la parola democrazia esprime proprio questo principio, ovvero che la sovranità appartiene al popolo, che è di pertinenza del soggetto politico che viene etichettato come popolo. Tralasciando quest’ultima parola, il cui concetto è di ben ardua e complessa decodificazione, giacché può essere inteso in molteplici sensi – dal popolo inteso come comunità politica a quello considerato in senso etnico oppure in chiave socioeconomica: come si vede, comunque, i confini di ogni definizione sono ben malleabili e si prestano agli utilizzi più plastici –, la questione che si vuol brevemente toccare risiede in quello che è ormai a tutti gli effetti lo zeitgeist della politica, lo spirito dei tempi che pervade il panorama politico più o meno ovunque: il mito della sovranità popolare.

Il nodo centrale è come si interpreta questa sovranità del popolo. Infatti, essa può essere declinata in diversi modi, ma non tutti sono compatibili con i nostri sistemi politici che sono – o si avvicinano ad essere? – liberaldemocrazie. Si tratta di capire, allora, quali siano i “beni” che una democrazia liberale deve tutelare e promuovere, nonché di stabilire se è più saliente la fonte di legittimazione leggi tutto

Il rapporto dell'Istat sul senso civico degli italiani

Francesco Provinciali * - 30.03.2019

L’ISTAT ha pubblicato il 20 marzo u.s. un interessante rapporto sul “senso civico” degli italiani, frutto di una indagine svolta nel biennio 2016/2018. Un tema quanto mai attuale considerato che si percepisce un cambiamento negli stili di vita individuali e collettivi determinati da un rimescolamento dei valori che stanno alla base dei nostri comportamenti, dalle trasformazioni indotte da nuove regole e prassi, dal palese salto generazionale in ordine ad abitudini e occupazioni quotidiane e dai mutamenti culturali, sociali ed economici che stanno attraversando la nostra comunità nazionale con marcata intensità.

L’ISTAT precisa che “per senso civico dei cittadini ci si riferisce a quell’insieme di comportamenti e atteggiamenti che attengono al rispetto degli altri e delle regole di vita in una comunità.

In via generale “la contrapposizione tra intransigenti e tolleranti si osserva anche, a parità di età, tra uomini e donne: queste ultime sono più severe sull’inammissibilità di alcuni comportamenti che riguardano la quotidianità. Il divario di genere si attenua tra le persone di 65 anni e più, età in cui l’intransigenza aumenta anche tra gli uomini”.  Dall’indagine risulta che “nel 2018, l’84% delle persone di 18 anni e più (di cui l’87,3% donne e l’80,4% uomini) dichiara di non gettare in alcun caso carte leggi tutto

Un occhio a Strasburgo … e uno a Parigi

Michele Marchi - 30.03.2019

Sono numerose le ragioni che rendono il voto del maggio prossimo per il Parlamento europeo uno spartiacque decisivo per il futuro del processo di integrazione europea, a quaranta anni dal primo voto diretto.  Se i sondaggi dovessero essere confermati non sarebbe solo l’avanzata dei cosiddetti sovranisti la vera notizia, quanto la fine del controllo dell’emiciclo europeo da parte del duopolio popolari/socialisti, con l’aggiunta più o meno decisiva dei liberali. In un quadro generale incerto, il voto francese sarà, insieme a quello italiano e tedesco (ma anche ungherese e polacco), tra quelli da osservare con attenzione. Macron si è speso per una rinnovata centralità transalpina nel contesto europeo. Complice anche la presenza dell’ex FN di Marine Le Pen, oggi ribattezzato Rassemblement National (primo partito di Francia alle europee del 2014), è stato l’inquilino dell’Eliseo ad accreditare l’immagine del voto come una sorta di “referendum” nel quale scegliere “più Europa” o “meno Europa”. Guardato attraverso “lenti francesi”, il voto sarà un referendum prima di tutto su Macron, un test per verificare se dopo i mesi del “Giove” all’Eliseo e quelli della discesa agli inferi nel gradimento popolare, culminati nella fase più acuta della crisi dei gilets jaunes, la sua risalita sia reale. Ma il voto leggi tutto

L’oro blu non deve smettere di scorrere. L’emergenza acqua nei secoli

Claudio Ferlan - 30.03.2019

Lo scorso 22 marzo si è celebrata la Giornata mondiale dell’acqua, voluta per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale, politici e investitori all’obiettivo numero 6 del progetto per lo sviluppo sostenibile mondiale: acqua per tutti entro il 2030. Il motto della giornata è stato non lasciamo nessuno indietro (leaving no one behind). Indietro, però, sono ancora in tanti, troppi.

 

Ieri e oggi

La questione è attuale ma niente affatto nuova. La disponibilità di acqua potabile è stata per secoli un problema talvolta insormontabile. Qualche esempio, tenendo conto che c’è ancora molto da studiare. La storia racconta che nei monasteri tedeschi del 1300 si consumavano tra i due e i quattro litri di vino pro capite. I padri pellegrini (e i loro figli) imbarcati sulla Mayflower, la nave che portò i primi coloni inglesi nel Nuovo Mondo (1620), preferivano la birra e il gin all’acqua. Erano tutti grandi bevitori? No, non tutti. Affrontavano con i mezzi a loro disposizione una difficoltà strutturale della propria quotidianità: la pessima qualità dell’acqua disponibile e provavano a disinfettarla o sostituirla. Per alcune popolazioni indigene americane era diffusa l’abitudine di consumare succhi di frutta leggi tutto

Tanto rumore, non proprio per nulla

Paolo Pombeni - 27.03.2019

Il presidente cinese ha lasciato l’Italia e l’attenzione dei media è ora assorbita dai risultati delle elezioni regionali in Basilicata. Da un certo punto di vista non c’è connessione fra i due eventi, da un altro la si può trovare e neppure troppo forzatamente.

Si è discusso se non si sia fatto molto rumore per nulla sulla firma del memorandum quadro di intesa fra Cina ed Italia. Non si trattava in fondo della ricerca di un reciproco vantaggio commerciale, visto che sfondamenti in direzione di materie sensibili (a partire dalla rete 5G) sono stati opportunamente evitati grazie anche al Quirinale? Come si poteva condannare una politica di scambi economici che non venivano affatto disprezzati tanto dai partner europei quanto dall’alleato americano che in quel campo si sono spinti ben più avanti di noi?

Sono osservazioni di buon senso che confermerebbero la tesi del molto rumore per nulla. In realtà esse sorvolano su un aspetto che invece è ben presente ai nostri censori stranieri: l’accordo è siglato tra una grande potenza in decisa espansione, con una solidità di strutturazione del potere, ed un paese che al più può essere considerato di media grandezza, ma che è in crisi profonda sia sul piano economico che su quello leggi tutto

Buccia di banana

Stefano Zan * - 27.03.2019

Devo confessare che non riesco a capire il pesante sostegno che Salvini e la Lega stanno dando al Congresso Mondiale della Famiglia che si terrà a Verona a fine mese. In quell’occasione, provenendo da tutto il mondo, si incontreranno i sostenitori della famiglia naturale cioè coloro che ritengono che l’unica vera famiglia sia quella composta da marito e moglie innamorati, che si sono sposati in una qualche chiesa, hanno avuto due o più figli e dove il marito lavora e la moglie fa crescere i figli e supporta in tutti i modi il marito. Ovviamente i sostenitori della famiglia naturale sono anche contro l’aborto, il divorzio e l’omosessualità. Senza entrare nel merito delle convinzioni personali di ciascuno di noi mi pare si possano condividere alcune considerazioni di massima.

La famiglia naturale non esiste in natura perché in natura sono esistiti e tutt’ora esistono molti tipi diversi di famiglia. La famiglia è un’istituzione sociale che cambia col tempo, coi costumi, con le credenze, con gli andamenti economici e quindi è tutto fuorché naturale: è il portato della storia e dei cambiamenti sociali che la storia appunto porta con sé.

Il modello di famiglia così detto naturale rappresenta ormai una minoranza statistica perché la più leggi tutto

Il futuro del governo gialloverde

Roberto D’Alimonte * e Pasquale Pasquino** - 27.03.2019

La questione che domina la politica italiana oggi è la sopravvivenza del governo della stana coppia dopo le prossime elezioni europee. L’impressione diffusa è che questo sia un governo precario pronto a cedere sulla TAV o sulla autonomia regionale o su qualunque altro tema che divide i due partiti della coalizione. Molti pensano che la questione della durata del governo sarà decisa dal voto europeo. I sondaggi parlano di una crescita significativa della Lega e di un altrettanto declino dei 5 Stelle rispetto alle elezioni politiche di un anno fa. A dare credito ai sondaggi ci sono anche i risultati delle recenti elezioni regionali in Abruzzo e in Sardegna che hanno visto per l’appunto questo trend all’opera.  Le intenzioni di voto alla Lega a livello nazionale sono in media al 32 % contro il 17 % dei voti delle politiche. Per il 5 Stelle la stima è di 22 % rispetto al 33 %. Non c’è dubbio che si tratti di un mutamento rilevante e destabilizzante sulla carta.

Prima di discutere delle convenienze delle due parti rispetto all’ipotesi della continuazione della loro partnership, la domanda da farsi è se esiste una alternativa di maggioranza a questo governo. In altre parole, ipotizzando che dopo le europee ci siano elezioni politiche anticipate quanto è probabile che una

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Un voto "di secondo ordine"?

Luca Tentoni - 23.03.2019

Il tema della natura politica delle elezioni europee è da sempre oggetto di studi e riflessioni. Ce ne siamo già occupati in vario modo in precedenti articoli, ma stavolta sembra opportuno rifarsi ad una classificazione risalente al 1980, cioè relativa alle prime elezioni europee a suffragio universale (quelle del giugno 1979). Reif e Schmitt indagarono sul rapporto fra consultazioni nazionali ed europee. In particolare, operarono una distinzione fra Hauptwahlen (elezioni principali, di primo ordine) e Nebenwahlen (di secondo ordine e minore importanza per elettori e partiti). Se è acclarato che nella prima categoria rientrano le consultazioni politiche (e le presidenziali, laddove si svolgono), nella seconda abbiamo le regionali e le amministrative. Per comprendere se le "europee" siano o meno da considerarsi di secondo ordine, Reif e Schmitt hanno individuato cinque caratteristiche, che ci aiuteranno, una volta resi noti i risultati del voto del 26 maggio prossimo, a classificare questa elezione e ad interpretarla meglio. Un voto è di "secondo ordine" se: 1) l'affluenza alle urne è più bassa che alle politiche; 2) l'attenzione si sposta sui temi nazionali più che su quelli europei; 3) i partiti di governo sono sconfitti; 4) i grandi partiti fanno registrare una flessione; 5) il voto ha conseguenze nazionali (a seconda del tempo in cui si svolge: leggi tutto

Banche tedesche vittime dell’eccesso di risparmio

Gianpaolo Rossini - 23.03.2019

Il lettore si chiede come possano essere in difficoltà le maggiori banche della Germania paese con l’economia più forte d’Europa, con un deficit pubblico ormai pari a zero, un surplus con l’estero vertiginoso e un tasso di disoccupazione invidiato da tutti. La ragione profonda di tutto questo ha un’origine apparentemente semplice ma non sempre compresa: l’eccesso di risparmio. Un male che affligge l’intero paese ovvero entrambi le sue due componenti: il settore pubblico e quello privato. Quest’ultimo ahimè spende molto meno di ciò che guadagna. Le famiglie e le imprese spendono poco. A spiegarlo ci sono anche fenomeni abbastanza “nuovi” per gli analisti economici che riguardano le persone anziane in pensione e che lavorano le quali risparmiano molto di più rispetto alle corrispondenti generazioni passate. Il tradizionale investimento immobiliare abitativo soffre poi la diminuzione di popolazione autoctona, la sola che ha capacità di spesa a fronte però di un numero di figli inferiore rispetto al passato. Mentre gli immigrati che avrebbero più figli non hanno le disponibilità per acquistare immobili. Di conseguenza il settore immobiliare non assorbe più una quota di risparmio cospicua. E dunque l’eccesso di risparmio si canalizza verso le banche, leggi tutto