Ultimo Aggiornamento:
25 maggio 2019
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Argomenti

Prigionieri delle ideologie

Paolo Pombeni - 06.02.2019

Parlare di ideologie per preconcetti e fissazioni trasformati in slogan elettorali è senz’altro tecnicamente sbagliato. Ma di questi tempi in cui l’uso di un linguaggio appropriato è ridotto al lumicino anche quella roba lì può essere fatta passata per ideologia. Comunque la si voglia mettere resta il fatto che la politica italiana, specie quella del governo, è bloccata da un sostrato di rappresentazioni propagandistiche su cui si è costruita la raccolta del consenso elettorale. E poiché come sempre accade il consenso ottenuto a base di slogan è volatile tutti vivono nella preoccupazione che il vento cambi direzione.

L’elenco delle materie in cui le pseudo-ideologie delle varie parti paralizzano una seria presa in carico dei problemi è presto fatta. Si può cominciare da due casi eclatanti, la TAV e il Venezuela.

Sulla telenovela della alta velocità fra Torino e Lione ormai siamo alle comiche finali, con i Cinque Stelle che non sanno più cosa inventarsi per fare i bulli senza poter esibire il famoso documento sulla valutazione costi-benefici, documento che deve sempre uscire, ma non esce mai. È sempre più evidente che si tratta di quelle che a torto potrebbero essere definite questioni di principio: M5S a dire che quei soldi sono buttati e che è meglio spenderli altrove leggi tutto

Questioni di egemonia

Nicola Melloni * - 06.02.2019

L’arrivo della socialista Alexandria Ocasio-Cortez a Washington ha scatenato un putiferio. La sua prima uscita politica – la richiesta di alzare le tasse per i contribuenti più ricchi – ha fatto imbizzarrire i repubblicani e messo in forte disagio i democratici.

La Ocasio-Cortez, nota ormai come AOC, è forse il volto più noto dell’onda socialista che sta attraversando l’America, qualcosa che fino a pochi anni fa sarebbe stato assolutamente impensabile. Eppure, al contrario di molti paesi europei, negli USA la crisi è stata una opportunità per la sinistra “radicale” – un termine su cui torneremo.

La richiesta di alzare l’aliquota marginale sui redditi più alti al 70% non è una boutade casuale. Non che abbia alcuna chance di diventare legge, ma è chiaramente parte della definizione di una piattaforma politico-economica coerente in vista delle prossime primarie. Si tratta di un programma di marca chiaramente socialdemocratica: dalla sanità pubblica alla redistribuzione attraverso la leva fiscale. Financo Elizabeth Warren – una democratica vecchio stile, non una socialista, ma col rigore morale dei classici liberali trust-buster che la fa apparire, oggi, una rivoluzionaria – si è detta a favore di una tassa sulle ricchezze (e non solo sul reddito) più elevate.

I provvedimenti in gioco non sono classicamente populisti, anzi, rientrano all’interno di un leggi tutto

La scuola in Europa, dal tablet al libro di Stato

Francesco Provinciali * - 06.02.2019

Mentre la Finlandia prosegue la sperimentazione avviata nel 2016 che prevede l’abolizione del corsivo nell’apprendimento della letto-scrittura per sostituirlo, insieme al libro cartaceo, con l’uso del tablet fin dal primo anno della scuola dell’obbligo, in Ungheria il Governo decide che i libri in dotazione alle classi del sistema scolastico nazionale saranno pubblicati esclusivamente dal Centro Statale per lo sviluppo dell’istruzione (OFI).

Come riferito da Il sole 24 ORE, la riforma voluta dal premier Vicktor Orban mette al bando i testi scolastici pubblicati da case editrici private e ciò al fine di garantire allo Stato il controllo e il monopolio della formazione didattica.

Sono due modi opposti di considerare non solo le metodologie didattiche dell’insegnamento-apprendimento, quanto i contenuti e le finalità educative del sistema formativo, da parte di due Paesi che pure fanno parte della Comunità europea.

Da un lato l’introduzione del tablet in sostituzione di libri e quaderni rappresenta una scelta che si stacca nettamente dai programmi scolastici tradizionali al punto di aver sollevato critiche e perplessità, sia in ordine all’abolizione del corsivo sia a motivo dell’estensione pervasiva di un apprendimento basato su dotazioni tecnologiche che implicitamente leggi tutto

Una vittoria di Pirro?

Stefano Zan * - 02.02.2019

Lega e 5Stelle hanno vinto. I loro cavalli di battaglia, quota cento e reddito di cittadinanza, sono leggi dello Stato che devono essere implementate e in questo modo perderanno progressivamente quella forza propagandistica che hanno avuto fino a quando erano semplici promesse elettorali e che fino ad oggi hanno spiegato molto del loro consenso. Adesso sono diritti dei cittadini e i cittadini hanno sempre dimostrato scarsa riconoscenza nei confronti di chi ha loro garantito benefici specifici (vedi gli 80 euro di Renzi).

Ma le due vittorie hanno caratteristiche diverse che incideranno non poco sul confronto politico dei prossimi mesi.

Ai 5 Stelle l’approvazione della legge è costata, direttamente e indirettamente, un 7% dei consensi (stando ai sondaggi); alla Lega ha garantito il raddoppio dei consensi.

Quota 100 è di facile applicazione e non produrrà problemi dal punto di vista amministrativo gestionale.

Il reddito di cittadinanza, per i primi mesi, sarà di difficilissima applicazione e continuerà a creare problemi di varia natura applicativa, che si ripercuoteranno inevitabilmente anche sul valore del provvedimento in sé attirandosi critiche di ogni genere.

Con il reddito di cittadinanza i grillini hanno “consumato” il loro grande cavallo di battaglia in positivo e si ritrovano con poche frecce al loro arco. leggi tutto

Il governo delle divergenze parallele

Francesco Provinciali * - 02.02.2019

Per Aldo Moro quella delle convergenze democratiche fu un’intuizione che prefigurava un disegno politico lungimirante, per Eugenio Scalfari diventò – in un editoriale del 1960 su L’Espresso divenuto celebre nel glossario dell’epoca – un ossimoro tradotto in una formula giornalistica di successo.

Altri tempi, altra storia, altra politica.

Il “Governo del cambiamento” che avrebbe voluto saltare a piè pari la duplice stagione della democrazia bloccata- quella del monolite democristiano della Prima repubblica e quella del tripartitismo imperfetto succedaneo al bipolarismo precario sinistra/destra del dopo tangentopoli – sta portando i moccoli al cimitero della politica parlamentare come luogo istituzionale del dialogo e del confronto sulle idee e gioca più di tattica che di strategia, in una interminabile partita che è già arrivata ai tempi supplementari.

Sullo sfondo dell’alleanza giallo-verde la campagna elettorale è come il leitmotiv di un monotono spartito musicale, la ricorrente colonna sonora di un film senza trama, specie in vista delle elezioni europee di maggio. Tutto ruota e si muove in funzione di uno scenario più ampio apparentemente disdegnato se non per lungo tempo avversato: gli equilibri e le alleanze dell’Europa che abita a Strasburgo, la guida dell’U.E. e della sua Commissione, insomma il dopo Juncker, un’incognita densa di possibili ibridazioni. leggi tutto

Un governo senza meta

Paolo Pombeni - 30.01.2019

Se volessimo giocare un po’ con le parole e le immagini, diremmo che l’attuale governo giallo-verde naviga senza avere a disposizione alcun porto sicuro di approdo. Visto quel che sta succedendo, l’immagine rischia di essere truce.

Imprigionati nelle loro strategie elettorali i due dioscuri, Salvini e Di Maio, sorvolano sui problemi profondi del paese e giocano soltanto a buttarla in caciara, si tratti di proclamare una immaginaria sacra difesa dei confini o di inneggiare al ritorno del welfare state grazie al reddito di cittadinanza. Naturalmente con un sistema mediatico che se li disputa, accanto all’ineffabile Di Battista, per i propri palcoscenici non c’è nemmeno da meravigliarsi troppo se lo spettacolo continua: si sa che la carne è debole.

Per chi volesse guardare le cose con un poco più di distacco la faccenda è ben più complicata. Innanzitutto la bocciatura da parte del Capo dello Stato del decreto semplificazioni è una figuraccia di non poco conto, soprattutto per un Presidente del Consiglio che è anche un professore di diritto, sia pure di diritto privato. Che l’abuso dei decreti legge come strumenti in cui infilarci di tutto e di più fosse oggetto di critiche pesanti lo sanno anche gli studenti dei corsi base di Diritto Pubblico. leggi tutto

L’incontro socialisti-cattolici: un’occasione mancata?

Lucrezia Ranieri * - 30.01.2019

Non raramente la storia italiana del post ’45 è stata raccontata come una storia di “occasioni mancate”. Il libro recentemente edito da Marsilio, Democristiani, cattolici e Chiesa negli anni di Craxi e curato da Gennaro Acquaviva, Michele Marchi, Paolo Pombeni affronta per l’appunto una di queste “occasioni mancate”: quella dell’incontro tra socialisti e cattolici negli anni Ottanta, avvenuto forse sul piano della strategia politica – o forse è più giusto dire della necessità politica – ma non su quello delle culture, delle prospettive di modernizzazione, delle ipotesi di riforma del sistema. Ma perché l’incontro tra socialisti e cattolici avrebbe dovuto, in primo luogo, essere considerato un’occasione? Un primo punto di riflessione viene messo in luce da M. Marchi nell’introduzione, ed attiene allo stridente rapporto tra l’immobilismo interno alla politica italiana e il movimento impresso alla società tanto dagli avvenimenti internazionali, a partire dalla fine di Bretton Woods e dalle crisi petrolifere eventi che avrebbero sensibilmente ridisegnato l’economia occidentale, quanto dall’epoca post-conciliare. Dopo il fallimento della solidarietà nazionale, la questione, divenuta cruciale, della riforma del sistema politico ricadde nuovamente nelle mani di socialisti e cattolici, chiamati a traghettare il paese fuori dalla paludosa, e progressivamente sempre più anacronistica, logica del consociativismo e del bipartitismo imperfetto leggi tutto

Brevi appunti su "voti virtuali"

Luca Tentoni - 26.01.2019

Il sondaggio Ipsos pubblicato il 19 gennaio dal "Corriere della Sera" offre più spunti di riflessione, in vista delle elezioni europee. In primo luogo, l'analisi (e la nostra rielaborazione) di tutte le rilevazioni compiute dall'istituto di ricerca evidenzia come fino a ottobre l'indecisione degli intervistati sul voto e l'espressa intenzione di non andare ai seggi - attestata fra il 33 e il 35% del corpo elettorale - sia notevolmente aumentata con l'approvazione della legge di bilancio, arrivando a metà gennaio al 43,2%, in parallelo con un forte ripiegamento (dal 28,7% della rilevazione del 31 ottobre al 25,4% di quella attuale) del M5S, al quale non ha fatto riscontro un aumento di pari misura del consenso alla Lega (pur aumentato dal 34,7% al 35,8%). In rapporto all'intero elettorato, i voti al M5S, che il 4 marzo 2018 erano stati pari al 23,1% (32,7% dei votanti) erano a ottobre il 18,5%, mentre oggi sarebbero il 14,4%; quelli della Lega costituivano il 12,3% degli aventi diritto al voto (politiche), in ottobre erano saliti al 22,3% mentre a gennaio sono scesi al 20,3%. In pratica i consensi ai due partiti di governo sarebbero passati dal 34,4% del corpo elettorale (marzo '18) al 40,8% in ottobre, per tornare a gennaio al 34,7% (si tratta di "voti virtuali", ovviamente). Si può ipotizzare che la "luna di miele" sia trascorsa, forse leggi tutto

La Cina riduce l’avanzo commerciale con gli Usa. Occasione per l’Europa

Gianpaolo Rossini - 26.01.2019

Un accordo tra Usa e Cina su riduzione dazi e accesso al mercato cinese di beni e capitali sembra vicino.  Gli Usa puntano ad un annullamento dell’avanzo commerciale (differenza tra valore di export ed import) dell’ex impero celeste. Anche se si procede su base bilaterale la richiesta degli Stati Uniti segue un principio di reciprocità che è uno dei pilastri dell’azione del WTO, istituzione multilaterale che disciplina il commercio internazionale. Gli squilibri commerciali intraeuropei da oltre due decenni sono invece coperti da una cortina di silenzio, complice il dettato di Maastricht che li ignora. La trattativa tra Cina e amministrazione Trump nonché le dichiarazioni di Juncker sulle dosi di austerità da cavallo imposte alla Grecia dal 2010 sono però un’occasione per ripensare aspetti problematici dell’area euro, anche per non lasciare l’iniziativa a forze destabilizzanti. Ma quali sono i punti da rivedere?

 Il primo tocca proprio i conti con l’estero. Quando l’euro nasce nel 1999 gli squilibri con l’estero sono ritenuti irrilevanti. Moneta unica e mobilità dei capitali consentono di metabolizzare bilance dei pagamenti sofferenti. Effetti su tassi d’interesse, liquidità nei paesi in posizione deficitaria, stabilità finanziaria non preoccupano. Una convinzione questa che è diffusa anche oltre atlantico, leggi tutto

L'alfabeto del cuore

Francesco Provinciali * - 26.01.2019

Perché è più facile che saggezza, armonia e senso della giustizia abitino l’anima di persone semplici

piuttosto che l’intelletto di persone colte?

Albert Einstein risponderebbe che la saggezza non è un prodotto dell’istruzione ma è il risultato del tentativo di acquisirla, tentativo che dura tutta la vita.

Le persone veramente sagge sono infatti quelle che, umilmente, non smettono mai di imparare: tutto quello che si apprende può aiutarci a crescere in equilibrio e cultura a condizione che non si presuma di arrivare a un punto della vita in cui si possano chiudere le porte della mente e dell’anima alla conoscenza e alla ricerca della verità.

L’errore del presuntuoso consiste nel pre-giudizio che altro non è che una forma di violenza sulla realtà, una sua indebita distorsione.

Vivendo in un mondo attraversato da continue forme di prevaricazioni e di soprusi, di intolleranze e di coercizioni, di puntigliose note a piè di pagina sulle cose dell’esistenza ci rendiamo impenetrabili alla comprensione della verità.

Se gli apprendimenti, le competenze e la cultura non sono permeati da una generosa disponibilità all’ascolto viene interrotto quel circolo virtuoso che ci permette di stabilire relazioni positive con gli altri.

Facendo leva sullo spirituale amore caritatevole o sulla laica disponibilità alla concordia, leggi tutto