Ultimo Aggiornamento:
20 ottobre 2021
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Argomenti

Ripristinare il servizio di medicina scolastica

Francesco Provinciali * - 24.04.2021

Quando la scuola italiana insegnava a “leggere, scrivere e far di conto” il servizio di medicina scolastica era una presenza a latere, organica e complementare, rispetto ai compiti propri del sistema formativo.

Istituita con DPR 264 dell’11 febbraio 1961 la cosiddetta “medicina scolastica” esplicitava le sue funzioni già nei primi due articoli del successivo regolamento attuativo nel DPR 22 dicembre 1967 n° 1518, di cui si riporta un estratto: “art.1)  A tutti i servizi di vigilanza igienica e di assistenza sanitaria scolastica, nell’ambito della provincia, sovraintende il medico provinciale, che li coordina d’intesa con il provveditore agli studi con il quale è prescritto almeno un incontro annuale nel mese di settembre. Ai sensi dell’art. 15 del DPR 11/02/1961 n° 264, nell’ambito del territorio comunale o consorziale il servizio di medicina scolastica in tutte le scuole di ogni ordine e grado, pubbliche e private, dipende dall’ufficiale sanitario che ne promuove e coordina l’organizzazione e il funzionamento, previa intesa con i dirigenti degli istituti scolastici. Art.2) Il servizio di medicina scolastica comprende la profilassi, la medicina preventiva, la vigilanza igienica, il controllo dello stato di salute di ogni scolaro e si avvale della collaborazione della scuola nell’educazione igienico-sanitaria. Le prestazioni sanitarie di medicina e d’urgenza, nell’ambito dei servizi della medicina scolastica leggi tutto

Il cittadino/gregge che tanti politici amano…

Raffaella Gherardi * - 24.04.2021

Venerdì 16 aprile 2021, nella ricorrenza del XXXIII anniversario dell’ assassinio di Roberto Ruffilli da parte delle Brigate rosse, un gruppo studentesco dell’Università Cattolica di Milano ha organizzato un incontro commemorativo on line sotto il titolo “Ruffilli: il cittadino come arbitro. Memoria ed eredità”. Nell’ invito si ricordava che Ruffilli “fu un riformista vero, che studiò la democrazia repubblicana, le sue criticità e i suoi sviluppi”.  E in effetti gli illustri relatori del webinar in oggetto, (i Presidenti Romano Prodi e David Sassoli e il costituzionalista Enzo Balboni), hanno tutti messo in evidenza l’importante lezione scientifico/politico/istituzionale ancora oggi viva della eredità di Ruffilli e che risalta particolarmente nel suo ultimo scritto, uscito postumo, e il cui titolo suonava allora come una potente sfida per il presente/futuro delle riforme: Il cittadino come arbitro (Arel,1988).  Perno fondante di queste ultime, nel segno della “casa comune” della Costituzione e della Repubblica, sono per Ruffilli sia i partiti e le istituzioni sia i cittadini, in un rapporto imprescindibile che deve far effettivamente valere il nesso consenso-potere-responsabilità.

Ora, lasciando da parte ogni considerazione sulle ragioni del naufragio di ogni serio progetto riformatore nell’Italia degli ultimi decenni, vale la pena, a mio avviso, svolgere qualche breve riflessione a leggi tutto

Esiste ancora un centro-sinistra?

Paolo Pombeni - 21.04.2021

Il centro-sinistra è stato la croce e delizia (si fa per dire) della politica italiana dal 1953 in avanti. Fu col fallimento della cosiddetta “legge truffa” che la Democrazia Cristiana, partito di maggioranza relativa, ma non in condizione di governare da sola, si pose il problema di allargare la coalizione di governo che promuoveva “aprendosi a sinistra”, cioè coinvolgendo nel quadro che puntava a reggere il sistema repubblicano il partito socialista. La questione fu affrontata direttamente da De Gasperi nel congresso dc a Napoli nel 1954 ponendo il tema della necessaria premessa di una rottura del PSI col PCI, che allora, per le note ragioni di politica internazionale, era considerato non includibile in una coalizione di governo nell’area “occidentale”.

Non abbiamo ovviamente intenzione di fare qui una storia del problema della “apertura a sinistra”: richiederebbe uno spazio ben più ampio di un articolo. Vogliamo semplicemente richiamare la stranezza di una evoluzione del nostro quadro politico in cui si sono ormai perse alcune coordinate originarie, mentre si continuano ad usare definizioni “di campo” che non si capisce più bene a cosa si riferiscano. Infatti il quadro da cui ci era mossi era, semplificando un poco, questo: esisteva un centro massiccio (la DC), che non leggi tutto

La battaglia contro la pandemia passa dal rispetto della natura

Francesco Provinciali * - 17.04.2021

Il tempo dell’incipit del Covid 19 sembra appartenere alla preistoria, ciò che interessa in questo momento è concentrare risorse ed energie sui piani vaccinali: fase dirimente per vincere questa lunga battaglia anche se risalire alle origini e capire sarebbe utile per evitare che essa diventi l’episodio di una guerra più lunga e indefinita. Per metterla sul banale guardare al presente per ipotecare il futuro senza cogliere la causa che ha scatenato il putiferio è come tappare un lavandino senza chiudere il rubinetto. Non tutti i Paesi del mondo usano la stessa strategia per battere il virus e questo in epoca di globalizzazione dovrebbe indurre ad approfondire i fenomeni demografici previsti entro la metà di questo secolo: non si può blindare una intera popolazione nei confini nazionali rispetto a flussi etnici che diventeranno stanziali. È stato per me interessante approfondire questo argomento con l’illustre demografo e Presidente ISTAT Prof Giancarlo Blangiardo. Ma intanto andiamo avanti a tutto spiano con le somministrazioni: raggiunte le immunità di gregge difendibili solo rendendo difficili gli spostamenti da Paese a Paese vedremo quanto questa trincea potrà reggere. Esattamente il contrario del paradosso che si è materializzato in questi giorni: bloccati in casa in una Italia tutta rossa mentre sono ammessi i leggi tutto

Gnossiennes

Francesco Domenico Capizzi * - 17.04.2021

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Fonte: “MeS”, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa

 

Se si volesse adottare una colonna sonora per una pièce teatrale che rappresenti il periodo pandemico in atto, la scelta potrebbe opportunamente cadere su “Gnossiennes”: sei brani da Erik Satie costruiti nell’irriverenza formale del canone musicale, nell’allusione al mistero della “conoscenza superiore”, oppure, secondo una accreditata interpretazione critica un po’ osé, al mito di “TeseoArianna e Minotauro. Il loro ascolto suggerisce una straordinaria ambiguità assimilabile alla sensazione percepita nel revisionare i dati d’ordine sanitario, pervenuti da varie fonti e assai convergenti, sulle vicende emergenziali attuali.

Sebbene la percentuale di vaccinati in Italia (12.85%) risulti analoga a Francia (13.64%), Spagna (12.6%) e Germania (11.98%), il tasso di mortalità nostrana svetta sopra le altre in modo lampante: nell’ultima settimana si registrano, per milione di abitanti, nel nostro Paese 6.78 vittime, in Francia 4.06, in Spagna 1.85, in Germania 1.46. Questi dati portano a pensare che la mortalità va ad assumere un peso in Italia 4.6 volte maggiore rispetto a quella dei popoli tedeschi, 3.5 volte degli spagnoli e 1.6 volte dei francesi. Senza considerare che la Lombardia continua a distinguersi per il picco di decessi che superano i 9 giornalieri per milione di abitanti (fonte: www.ourworldindata.org https://statistichecoronavirus.it/continenti/coronavirus-europa/).

Evidentemente la spiegazione di tanto divario non risiede, leggi tutto

L'ora della complessità

Paolo Pombeni - 14.04.2021

Il crescere delle inquietudini sociali con l’aperta sfida alla legge di membri di alcune categorie (il movimento “Io apro” di ristoratori e baristi), episodi di rottura da parte di qualche presidente di regione (emblematico De Luca in Campania) e più in generale le notizie sugli umori sempre più esasperati presenti in quote dell’opinione pubblica preoccupano, come è ovvio, il governo. Ci si aggiunga il morso di una situazione economica che fa crescere le disuguaglianze in un paese che ha puntato molto sul settore dei consumi, situazione a cui si può ormai rispondere solo in maniera molto limitata con il ricorso ai “ristori” (che fra l’altro sono pur sempre un ricorso al deficit di bilancio, qualcosa che prima o poi si dovrà pagare).

Sembra adesso che il governo si stia smarcando da una linea aprioristicamente rigorista per provare ad immaginare una politica che consenta di andare incontro al bisogno di un qualche ritorno alla normalità. La scelta è molto onerosa e altrettanto rischiosa perché c’è il timore che si ripeta quel che successe la scorsa estate: le riaperture furono vissute come il classico “liberi tutti” e il virus trovò ottime condizioni per riprendere il suo lavoro contagiando in maniera peggiore di prima. leggi tutto

L'Italia dell'antipolitica

Luca Tentoni - 14.04.2021

L'antipolitica è ormai la cifra distintiva della nostra epoca. Dalla fine della Prima Repubblica si sono affermate forze che - usando l'antipolitica e aggiungendovi una buona dose di populismo - hanno conquistato consensi: da Forza Italia al M5s, passando per la Lega. Il tutto, oscillando fra il disprezzo della “Casta” (che è sempre riferita agli avversari politici, ovviamente, e rispetto alla quale i nuovi soggetti si proclamano estranei) e la messa in discussione della democrazia parlamentare, giudicata inefficiente, corrotta e - talvolta - persino inadeguata a rappresentare il popolo (la lotta dei primi Cinquestelle al divieto di vincolo di mandato è solo una delle tappe di una lunga storia, che ogni tanto contempla anche la favola bella dei “governi non eletti”, quando - come si sa bene - nessun governo è eletto direttamente, come spiega bene la Costituzione a chiunque abbia un minimo di alfabetizzazione). C'è chi, come Roberto Chiarini (nel suo “Storia dell'antipolitica dall'Unità ad oggi”; Rubbettino, 2021) superando il “disinvolto ricorso che si usa fare del vocabolo antipolitica con il facile impiego nella polemica spicciola dei partiti” cerca di individuare e analizzare i “troppi e diversi motivi e progetti che animano il rigetto della politica”, al di là del semplice “chiamarsi fuori”. Lo studioso individua due reazioni: una, leggi tutto

Il paese progredisce se si vince l'inerzia della burocrazia

Francesco Provinciali * - 10.04.2021

In un lucidissimo editoriale sul Corriere della Sera il costituzionalista e giudice emerito della Corte Costituzionale Sabino Cassese, prende in considerazione e persino menziona le forze che rallentano i processi di sviluppo del Paese: la Sua lunga militanza nelle istituzioni gli consente di individuarle nei sindacati, nel potere giudiziario, nella Corte dei conti, e nell’Autorità anticorruzione, pur ammettendo che l’elenco sarebbe in realtà assai più lungo: è lo è – più esteso- sia in senso diacronico che sincronico, nel presente confuso e contraddittorio dell’esercizio del potere come lusinga personale e diritto di veti incrociati , sia nella storia dal dopoguerra ad oggi, in una sovrapposizione di cancrene sedimentate e inamovibili. In realtà il retaggio è certamente di più datata deriva, al punto da costituire uno specifico aspetto della tradizione politica consolidata fino a farne, in senso deteriore, un fenomeno culturale e sociale, così come i nodi cruciali dove si esercita un potere frenante sono una capitolazione concisa e ridotta di un campionario decisamente più vasto che comprende gli apparati dello Stato nelle sue articolazioni centrali, periferiche e autarchiche.

Una disamina così puntuale, come cittadino che vede le cose dal basso, la accolgo e posso solo descriverne le ricadute: il lungo anno di pandemia che flagella leggi tutto

Sulla “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina” (1791): dal patibolo di Olympe Gouges alla umiliazione delle donne europee di Charles Michel/Erdogan

Raffaella Gherardi * - 10.04.2021

Chi scrive è stata sempre e sarebbe tuttora (il condizionale è d’obbligo) idealmente convinta del fatto che le donne non sono i panda, che hanno urgente e assoluto bisogno di misure protettive volte a impedirne la totale estinzione dalla faccia del pianeta, e che di conseguenza sono state, sono e saranno in grado da sole, senza alcuna necessità di interventi altri, di conquistarsi lo spazio pubblico che loro compete e per il quale hanno lottato nel nostro moderno Occidente pagandone spesso un caro prezzo. Ma se indicativamente nella seconda metà del Novecento, a partire da un documento fondativo del panorama internazionale post-bellico quale la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948), il percorso del riconoscimento della reale parità tra uomini e donne sembrava ormai definitivamente tracciato e avviato, pur tra mille difficoltà, verso una crescente parabola progressiva, ora questa ottimistica previsione mostra vistosi segni di cedimento

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Mysterium iniquitatis

Francesco Domenico Capizzi * - 10.04.2021

Don Abbondio, rinunciatario, codardo e imbelle, ritiene che la peste eserciti il ruolo di “scopa della Provvidenza” che “ spazza via certi soggetti, che, figliuoli miei, non ce ne liberavamo più…”; padre Cristoforo, incarnazione dell’ortodossia cattolica, configura nell’epidemia il castigo e la misericordia divina in quanto “la condotta più cauta e innocente non basta a tener lontani i guai e quando vengono, o per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio li raddolcisce e li rende utili per una vita migliore”: una conclusione – chiosa Manzoni – “ benché trovata da povera gente, c'è parsa così giusta da metterla come significato di tutta la storia”, così rappresentando una struttura sociale fondata sul moralismo pietistico.

La Storia e la vita di ogni giorno, nei fatti, smentiscono questa concezione: le azioni umane non coincidono con le gesta di una massa di dannati! La vita di ciascuno e la convivenza civile sono e sono state costruite giorno dopo giorno con l’intelligenza, il coraggio e il lavoro e l’impegno di tutti, donne e uomini, credenti e non credenti, acquisendo ed esercitando il libero arbitrio e l’autodeterminazione, correggendo errori, conquistando diritti e riconoscendo doveri incentrati sul bene comunein nome del quale, soppiantati pietismo mysterium iniquitatis, è divenuto leggi tutto