Ultimo Aggiornamento:
14 settembre 2019
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Argomenti

Una repubblica fondata sul lavoro

Paolo Pombeni - 01.05.2019

In un intreccio continuo di ritualità festive, alcune più solenni e certificate, altre più inventate per vari usi (molto spesso commerciali), si sta perdendo il senso delle “celebrazioni” che dovrebbero essere atti collettivi fra degli officianti che rappresentano qualche cosa e un popolo che si fa coinvolgere e trasformare in quella rappresentazione. È inutile strapparsi le vesti per la perdita del senso di sacralità della maggior parte delle festività che giudichiamo importanti e in senso tecnico significative (lo si è appena fatto a proposito del 25 aprile). Il coinvolgimento non si può imporre per legge e troppo spesso coloro che si appropriano di questo sentimento finiscono per farne una cosa settaria poco capace di attrarre a sé chi per varie ragioni non riesce ad esserne partecipe.

Il problema profondo è che per le feste civili come per quelle religiose è necessaria un’opera di acculturazione continua che renda comprensibili e condivisibili i valori che si vogliono rappresentare e onorare evitando di trasformarli in retoriche celebrative.

Per ragioni di calendario vogliamo applicare questa riflessione al Primo Maggio, festa del lavoro, ricorrenza comune a molti paesi, ma di particolare significato nel nostro che si definisce nella sua Carta fondamentale “una repubblica fondata sul lavoro”. leggi tutto

Il rapporto Welfare Index Pmi 2019

Francesco Provinciali * - 01.05.2019

È stato recentemente pubblicato sul portale delle piccole e medie imprese italiane il 4° Rapporto “Welfare Index PMI”2019 (https://www.welfareindexpmi.it/rapporto-2019), promosso da “GENERALI”, con la partecipazione di Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato, ConfProfessioni e con il Patrocinio della Presidenza del Consiglio.  Già dal titolo della Ricerca – “Il welfare aziendale fa crescere l’impresa e fa bene al Paese- e dalla prefazione del CEO Marco Sesana oltre che dall’introduzione a cura del Comitato Guida, si evincono i tratti più significativi e peculiari dell’analisi sullo stato del welfare aziendale, che ha coinvolto nell’indagine ben 4500 piccole e medie imprese del Paese, con una crescita nel triennio 2016/2019 dal 7,2 al 19,6 delle aziende attive nel settore del welfare.

A partire dai soggetti interessati: l’imprenditore, i lavoratori (e per indotto i loro familiari), lo Stato, le istituzioni locali, le associazioni dei diversi stakeholder, coinvolti nell’intento di fare sistema, con benefici tangibili e condivisibili, nell’ottica di un salto di qualità culturale che promuova il welfare aziendale come “bene comune”, fattore di leva e di crescita nella linea dell’umanizzazione leggi tutto

Tra i due litiganti…

Stefano Zan * - 01.05.2019

La saggezza popolare ci dice che “tra i due litiganti il terzo gode”. L’attuale situazione politica italiana ci dice invece che tra i due litiganti non solo il terzo non gode ma godono proprio i due litiganti. I 5 Stelle hanno arrestato il loro declino che durava ormai da un anno. La Lega è assolutamente stabile. Il PD e il resto delle opposizioni non beneficiano minimamente della elevata conflittualità tra i due partiti che compongono il governo. L’interpretazione data dalla maggior parte degli osservatori sulla evidente conflittualità intragovernativa degli ultimi mesi è legata all’imminenza delle elezioni europee dove i due partiti si presentano in alternativa l’uno all’altro. Per parte mia ritengo che questa spiegazione sia limitata e parziale quando invece molto più rilevanti sono le condizioni strategiche e strutturali che sottendono un tasso così elevato di conflittualità e che non si esauriranno dopo il voto del 26 maggio. È infatti evidente che la determinazione con cui da due mesi a questa parte i 5 Stelle attaccano sistematicamente la Lega in ogni possibile occasione risponde a una strategia ben precisa non solo di comunicazione ma di rafforzamento dell’identità e dei valori di cui i 5 Stelle sono portatori. Dopo aver subito per un anno l’egemonia politica della Lega leggi tutto

La "quadriglia" repubblicana

Luca Tentoni - 27.04.2019

Il sistema politico italiano è passato, già all'inizio di questo decennio, dalla polarizzazione intorno a due leader (Berlusconi e Prodi, ma più in generale i capi di centrodestra e centrosinistra) alla riunione dell'elettorato intorno a tre o quattro personalità (e partiti) principali. Nel 2013, M5S, Pd, Pdl e Scelta civica hanno ottenuto l'80,9% dei voti per la Camera: in pratica una percentuale non distante dalla media dell'82,2% che Dc, Pci, Psi e Msi ebbero nel decennio 1979-1989 (politiche ed europee). In pratica, meno di un votante su cinque sceglie, da allora, altri partiti. O, meglio, già dal 2008-2009: però, alle politiche del 2008 c'erano due liste (Pd e Pdl) figlie dell'accorpamento di più soggetti esistenti (ecco perché i primi quattro raccolsero l'84,5% contro il 74,5% delle politiche di due anni prima). Tuttavia, l'idea della "vocazione maggioritaria" (con i due alleati - Lega per il Pdl, Idv per il Pd - a fare da scelta di riserva per l'elettorato di coalizione desideroso di cambiare voto "restando in famiglia") non sarebbe bastata per mutare a lungo il comportamento dell'elettorato. Già alle europee del 2009, infatti, col crollo del Pd (compensato solo in parte dal successo dipietrista) i primi quattro ebbero il 79,6%. Però qualcosa era successo: gli italiani ricominciavano a preferire i leggi tutto

I 70 anni della Nato: dall'ordine geopolitico all'ordine geoeconomico

Francesco Provinciali * - 27.04.2019

Un profondo conoscitore del mondo americano come Federico Rampini si è spinto a scrivere su Repubblica che il 70° anniversario di compleanno della NATO assomiglia più ad un funerale che ad un evento celebrativo dai toni rassicuranti.  Questa acuta sottolineatura di un attento lettore delle dinamiche internazionali della politica fa il paio con un articolo comparso nei giorni scorsi sul Financial Times nel quale un docente dell’Università di Cambridge evidenzia come, dall’osservatorio europeo, l’Alleanza Atlantica indugi a superare una visione geopolitica dell’ordine mondiale ancorata al XX secolo.

Ciò avviene mentre Russia e Cina stanno dispiegando una strategia geoeconomica nel XXI secolo alla quale quella geopolitica è di fatto subordinata.

Washington è consapevole che la sua egemonia sulla gestione della globalizzazione non è più duratura.

La transizione dal multilateralismo al bilateralismo è netta con un chiaro costo per i paesi più deboli politicamente ed economicamente.

La creazione di prodotti sotto forma di servizi tecnologici tipica di Giappone e Corea del sud, alleati americani, contribuisce a spostare gli asset strategici dell’economia globale verso l’Asia.

Ciò comporta da parte della Casa Bianca un riconoscimento della Cina quale potenza in grado di determinare nuove primazie e tassonomie in evoluzione nel nuovo ordine mondiale.

Ma implica altresì per i partner europei leggi tutto

Giochi proibiti pre-elettorali

Paolo Pombeni - 24.04.2019

Dunque alla fine il Consiglio dei ministri si è tenuto, sia pure con grande ritardo e si è trovato un escamotage per evitare una crisi che nessuno dei due azionisti vuole, ma che hanno interesse a minacciare in continuazione.

Prima di spiegare questo apparente arcano, consideriamo il ruolo del premier Conte (premier, si fa per dire), che ha contribuito certamente ad azzeccare il garbuglio per consentire ai suoi rissosi azionisti di trovare una scappatoia momentanea. La capacità di mediazione è una virtù in politica: Angela Merkel c’ha costruito la sua fortuna, tanto che alcuni commentatori tedeschi hanno coniato un nuovo verbo col suo nome (merkeln = qualcosa come “merkellare”) per designare questo modo di agire. Non crediamo però che si tratti dello stesso tipo di mediazioni in cui si è esercitato Conte, che assomigliano più alle furberie tecniche di un avvocato che deve mascherare la realtà con le parole, ma non vogliamo spingerci fino a coniare il neologismo “contezzare” per caratterizzare questo modo di procedere.

Ma veniamo alla strategia (parola grossa) che potrebbe spiegare questo scontro frontale fra Salvini e Di Maio gestito però in modo tale da provare a non sfociare in quella rottura che parrebbe obbligata. Tutti sanno che sono entrambi a caccia leggi tutto

Ma dove vanno i moderati

Stefano Zan * - 24.04.2019

La questione del voto dei moderati e della loro collocazione nello spazio politico italiano è una questione relativamente recente che si è aperta dopo le elezioni del 4 marzo 2018. Fino a quella data infatti un elettore moderato poteva scegliere tra i tanti cespugli di centro, Forza Italia, ma anche il PD di Renzi e Gentiloni. La riforma elettorale, nelle intenzioni di chi l’ha voluta e votata avrebbe dovuto risolvere il problema alla radice creando le condizioni perché in parlamento si costituisse una grande coalizione tra PD e Forza Italia. Questo era il disegno, ovviamente ufficialmente non dichiarato, per creare un argine al grillismo crescente e per governare in sostanziale continuità coi governi precedenti che sotto molti profili avevano dato risultati complessivamente positivi.

Questo disegno, speranza, ipotesi, strategia, è completamente saltato il giorno delle elezioni perché gli stessi elettori hanno punito tutti i partiti moderati (e vecchi) e hanno invece premiato i partiti più massimalisti, estremisti, populisti. Non solo gli elettori non sono stati particolarmente moderati il 4 marzo ma in seguito hanno accentuato la radicalizzazione del sistema facendo confluire sempre più consensi sulla Lega che nel frattempo ha accentuato la sua connotazione di partito di destra.

Ma anche il PD, accusato da molti di non leggi tutto

Il sistema dei partiti e l'accelerazione delle stagioni politiche

Luca Tentoni - 20.04.2019

Le elezioni europee, con la loro cadenza quinquennale, ci costringono - nostro malgrado - a fare i conti con un passato che teoricamente è prossimo, ma che in politica (nella politica italiana degli anni Dieci) è invece remoto. Nel 2014, il raffronto fra un Pd improvvisamente arrivato al 40,8% dei voti e quello del 2009 (26,1%) - nato da venti mesi ma già in crisi - era improponibile. Fra le due elezioni era trascorsa la stagione difficile del partito, poi il rilancio alle amministrative del 2011-'12, quindi il sostegno al governo Monti, poi la "non vittoria" alle politiche del 2013 e tre "primarie" (due vinte da Bersani nel 2009 e nel 2012, la terza da Renzi nel 2013), passando per la tormentata rielezione di Napolitano, il breve percorso del governo Letta e l'arrivo a Palazzo Chigi dell'ex sindaco di Firenze. Altrettanto inadeguato era il confronto fra la rinata Forza Italia berlusconiana del 2014, al 16,8% dei voti e quel Pdl che nel 2009 era all’apice della forza elettorale (35,3%) e del consenso. Oltre alle numerose e note vicende personali e giudiziarie del Cavaliere, si era assistito alla liquefazione di milioni di consensi conquistati prima da Forza Italia e An, poi dal Pdl nel primo quindicennio della Seconda Repubblica, passando da una fase durante la quale il centrodestra sembrava forte leggi tutto

La lezione sempre attuale della Resistenza

Francesco Provinciali * - 20.04.2019

Finiremo con il riempire il calendario di “giorni dedicati”, di celebrazioni, ricorrenze e rivisitazioni retrospettive: ci sono occasioni per ricordare e altre per dimenticare, nulla della memoria collettiva deve andare perduto, l’oblio è la sintesi di ciò che non sopravvive allo scorrere del tempo.

La storia e la civiltà – nei chiaroscuri delle vicende umane – hanno accumulato un numero considerevole di eventi a cui, di volta in volta, va data una priorità rievocativa, fino a scandire l’esistenza con significati di cui ci corre l’obbligo di riscoprire una qualche attualità, pena il lento ed inesorabile scivolamento nel vuoto indefinito dell’assenza.

Salvo attribuire alle ‘date’ un significato soggettivo ed estraneo al loro originario significato: il compianto Sabino Acquaviva ricordava che Natale vuol dire regali e bagordi mentre Pasqua significa uova, sorprese e prime vacanze stagionali.

Un po’ di ingolfamento lo si nota già, le date ‘libere’ - da destinare- sono ormai poche e molto di ciò a cui il condiviso senso del dovere ci impone di dare spazio e visibilità esprime spesso più gli aspetti ritualistici e commerciali della commemorazione che il suo significato autentico.

E questa è un po’ una rivincita che il presente si prende sul passato, fino a confonderne il significato, allontanandosi a leggi tutto

Pasticcio libico, versione italiana

Paolo Pombeni - 17.04.2019

Chi venisse accusato di sottovalutare la crisi libica si offenderebbe: tutti si dicono estremamente preoccupati, ben consapevoli della portata del problema, e tutti fanno capire di avere dei piani per affrontare l’emergenza. Quali non è ovviamente dato di sapere, a meno che non ci si voglia fidar di qualche parola al vento. Sta di fatto che anche questa emergenza è una occasione per fare propaganda elettorale, non certo il miglior modo per rispondere ad una grave crisi alle porte di casa nostra.

Al solito si sta finendo per ridurre tutto alla possibilità che si presenti una emergenza migranti, che le drammatiche condizioni in Libia trasformerebbero ipso facto in rifugiati. Si sarà visto che su queste paure hanno subito speculato le parti in causa: Haftar per primo, perché il suo tentativo di conquistarsi la Tripolitania sperava venisse accettato visto che riteneva di potersi presentare come colui che era in grado di mettere ordine nel caos libico di cui profittano i trafficanti di esseri umani. Poi è arrivato Serraj, che si è affrettato a dare una intervista alla stampa italiana in cui sventolava la minaccia di 800mila persone pronte a salpare verso le nostre coste giusto per ottenere sostegno alla sua causa. leggi tutto