Ultimo Aggiornamento:
01 agosto 2020
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Argomenti

Manca davvero poco all’alba?

Paolo Pombeni - 22.01.2020

Tutti aspettano l’alba del 27 gennaio quando si conosceranno finalmente i responsi delle urne di Emilia Romagna e Calabria. La si vive come l’alba di un nuovo giorno, discutendo solo se lo sarà per la destra o per la sinistra. Se si invita a considerare con un po’ di freddezza quel che potranno dirci quei risultati, si passa o per furbini che non vogliono rischiare smentite o per cinici i quali pensano che comunque vada nulla cambia mai.

In realtà la situazione è davvero complicata. Da un lato questa lunga e defatigante campagna elettorale che si trascina da agosto ha mutato in maniera irreversibile il quadro politico italiano. Dall’altro ha finito per mettere in ombra i grandi problemi che il paese ha davanti, diffondendo l’illusione che prima si dovesse stabilire chi poteva detenere l’egemonia della politica italiana rinviando a dopo i conti con le nostre difficoltà.

Il mutamento del quadro politico ha visto l’affermarsi di una demagogia di destra che sembra avere il sostegno del 40% circa dell’elettorato. E’ un fatto nuovo. Berlusconi, con tutti i suoi numerosi difetti, non era espressione di questo tipo di cultura, né lo era Gianfranco Fini. Il loro tentativo di costruire un partito saldamente conservatore è miseramente fallito.

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Gran Bretagna: un exit tira l’altro

Fulvio Cammarano * - 22.01.2020

E’ possibile che in futuro gli storici che si occuperanno delle vicende del Regno Unito chiameranno questo secondo decennio del XXI secolo “the age of Exit”. Come è noto, infatti, è imminente la complicata e molto divisiva fuoriuscita  della Gran Bretagna dall’Unione Europea, avviatasi con il referendum del 2016, a cui si potrebbe aggiungere una possibile defezione del sistema universitario britannico dal progetto dello “scambio Erasmus”, vale a dire dal programma di mobilità studentesca tra Atenei, varato dall’Unione Europea nel 1987. Non è finita: come in una sorta di gigantesca matrioska, l’exit britannica potrebbe nasconderne un’altra, quella della Scozia, sempre più attratta dall’idea di approfittare dell’uscita di Londra dall’Europa per imporre quella di Edimburgo dal Regno Unito. Dentro questa sorta di carosello centrifugo sono recentemente saliti persino due pezzi da novanta della Famiglia Reale, il principe Henry, secondogenito dell’erede al trono Carlo, e sua moglie Meghan. La coppia ha infatti strappato alla regina Elisabetta il consenso alla decisione di voler diventare  “finanziariamente indipendente dalla Royal Family”, chiedendo di fatto di “licenziarsi” da quella grande “azienda” che è la famiglia reale, per avviare una propria autonoma attività economica che significherebbe la conclusione, nel bene e nel male, di ogni obbligo di rappresentanza dei Windsor nel mondo, leggi tutto

Il nuovo partito nuovo

Stefano Zan * - 18.01.2020

La recente proposta di Zingaretti di fare un nuovo congresso per dar vita a un nuovo partito (forse anche nel nome) inclusivo, aperto, plurale che guarda alle Sardine, agli ambientalisti, ai sindaci e alla società civile organizzata ha suscitato, come era inevitabile, diverse reazioni.

In realtà per reagire con un certo distacco analitico sarebbero necessarie molte più informazioni su quanto ha in mente Zingaretti perché, quello che è certo è che non basta dichiararsi aperti e plurali perché i cittadini accorrano in massa ad iscriversi e a militare nel nuovo partito. Non solo. Non andrebbe dimenticato che il PD di Renzi era talmente aperto, inclusivo e plurale che ognuno (ogni corrente) faceva e diceva quello che voleva e votava anche come gli pareva a prescindere dalle indicazioni di partito. Una continua lotta fratricida tra correnti che ha ridotto il consenso elettorale e che nel giro di pochi mesi ha portato a tre scissioni: Bersani, Renzi, Calenda.

C’è quindi da augurarsi che Zingaretti abbia in mente qualcosa di diverso tanto dal semplice appello ecumenico quanto dalla riproduzione del modello precedente.

Ma cosa vuol dire oggi concretamente un partito aperto, inclusivo, plurale? È un partito che sa rappresentare meglio di quanto non abbia fatto negli

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Cultura: un mix di tradizione e nuovi saperi

Francesco Provinciali * - 18.01.2020

C’è chi sostiene che la scuola debba essere un luogo separato dalla realtà, sede di trasmissione di un sapere consolidato e resistente alla massa d’urto dell’interfaccia quotidiano con il sociale, tabernacolo delle tradizioni culturali dove la formazione ha radici lontane e si conserva gelosamente il senso di appartenenza e un certo imprinting specifico e caratterizzante.

Chi la sceglie sa che tipo di educazione viene impartita, quali sono le basi su cui poggia il corso di studi.

C’è invece – e la scuola pubblica è il prototipo più attuale di questo orientamento - chi pensa che la scuola debba essere più luogo di vita che di rappresentazione della vita, un contesto dove accanto ai saperi codificati dalla tradizione e trasmessi alle giovani generazioni, possano trovare collocazione anche l’apertura al nuovo e l’attenzione alle derive sociali come mix vincente di una cultura fluente e inclusiva.

Chi sceglie il primo tipo di modello formativo si affida alla rassicurante sine cura della tradizione, chi si indirizza  verso il secondo sa che l’innovazione può arricchire o contaminare i saperi consolidati trasmessi e che occorre comunque una lunga e quotidiana opera di mediazione tra il vecchio e il nuovo, tra l’interno (inteso come programmi, indirizzi, norme, discipline) e leggi tutto

Il partito domato. I quarant'anni dei Grünen

Francesco Cannatà * - 18.01.2020

Il 2020 è anno di ricorrenze doppie per gli ecologisti tedeschi. Quarant’anni fa, il 13 gennaio 1980, a Karlsruhe, dalla nebulosa politica Altra Associazione partiva il percorso verso i Grü­nen, il primo partito ecologista della Germania divisa. Dieci anni dopo nella RDT gruppi e movimenti civili di opposizione davano vita a Bünd­nis 90/Die Grü­nen. Due momenti cruciali nella travagliata storia del movimento ambientalista che fino al 1995 non avrà dimensioni proprie e definitive. Scismi, disaccordi, fratture saranno, per almeno un quarto di secolo, il marchio distintivo del nuovo movimento. Un susseguirsi di svolte indispensabili a trasformare il “mucchio selvaggio” degli anni ’70 e ’80, nel partito pienamente integrato dell’attuale Germania. Come sottolineato nei primi giorni del 2010 da Frank-Walter Steinmeier, il cammino dei Grü­nen è “esemplare del modo in cui forze completamente diverse e spesso contrapposte possano riuscire a darsi un’identità condivisa”. Un itinerario fatto di rotture radicali, dolorose separazioni, rabbiosi distacchi ideologi e drammi esistenziali impossibili da valutare freddamente. Che i verdi rappresentino, ancora secondo le parole del capo dello Stato tedesco, un partito “diventato maggiorenne negli anni” è però indubbio.
Violenza come forma di lotta leggi tutto

Tra color che son sospesi

Paolo Pombeni - 15.01.2020

Tutto è sospeso nella politica italiana, sempre in attesa di qualcosa: il pronunciamento della Corte Costituzionale sul referendum Calderoli, quello della giunta per le autorizzazioni del Senato sul caso Salvini-Diciotti, quello che uscirà dalle urne di Emilia Romagna e Calabria il prossimo 26 gennaio. Nel frattempo si annunciano grandi progetti, ma molto vaghi, senza avere il coraggio di affrontare il vero nodo della debolezza attuale: la crisi dei Cinque Stelle che getta una grande ambiguità su tutta la situazione.

Infatti è quello il fattore che da un lato impedisce ai ministri pentastellati di lasciar perdere le loro bandierine logore (prescrizione, punizione dei Benetton, ecc.) e dall’altro frena gli alleati al governo (soprattutto il PD e lo stesso Conte) dal mettere Di Maio e soci di fronte alle loro responsabilità. La speranza, vedremo se fondata, è che i risultati elettorali di fine gennaio risolvano da soli il rebus.

In che modo? La risposta è più semplice di quel che si pensi. Se davvero, come sembra, M5S avrà un cattivo risultato in quelle urne, ci sarà un ridimensionamento automatico del peso dei suoi ministri. Potrebbe anche darsi che a seguito di quel risultato la rappresentanza parlamentare pentastellata conoscesse abbandoni e cambi di casacca, mutando così anche la composizione della maggioranza di governo. leggi tutto

La battaglia alla sindrome narcisistica? Parte dall’educazione (e dai doveri)

Carlo Marsonet * - 15.01.2020

Qualche giorno fa ha fatto notizia, rincorsasi attraverso molteplici canali d’informazioni – particolarmente gustoso “Il caffè” di Massimo Gramellini sul Corsera dell’11 gennaio –, un evento singolare e curioso (ma non troppo, in realtà: si capirà in seguito il perché). Dopo aver ricevuto svariate lamentele da parte di numerosi clienti, il gestore di un locale della provincia di Sondrio ha deciso di esporre un cartello con il seguente messaggio: «I bambini lasciati incustoditi a correre in giro per il locale, che urlano o in piedi su panche e sedie, disturbano gli altri clienti. Pertanto ci riserviamo il diritto di prenderli in cucina a lavare i piatti, con tanto di nastro adesivo sulla bocca. I clienti che vengono nel nostro locale hanno il piacere di passare il loro pranzo/cena in assoluta tranquillità, senza sottofondi di bambini maleducati che strillano. Se tutto ciò non vi fosse possibile, potete: 1) venire a Bagà – La pizza digeribile senza bambini; 2) educare i vostri figli; 3) cambiare pizzeria; 4) starvene a casa vostra. Se tutto ciò non dovesse riguardarvi perché bambini non e avete o se li avete sono educati, vi auguriamo buon appetito. L’uomo nero». Al di là della firma, di ironica serietà, l’accaduto merita attenzione. leggi tutto

Libertà "e" partecipazione

Francesco Provinciali * - 11.01.2020

Ci sono definizioni che diventano presto obsolete perché non sanno più descrivere il loro oggetto o perché non corrispondono più ad un’immagine condivisa e a noi contemporanea.

Ce ne sono poi alcune che reggono alle mode e mantengono un aggancio con la realtà e altre ancora che diventano veri e propri paradigmi di pensiero, forse ben oltre il loro senso originario, anche quando le parole si allontanano dalla loro storia o dalla Storia sono poi a loro volta smentite.

Se queste sovrapposizioni ma anche se questi sdoppiamenti e abbandoni si riferiscono ai valori che sovrintendono alle nostre azioni può persino accadere che un’intera generazione ne venga condizionata.

Stiamo parlando di una canzone: ma quella definizione di Giorgio Gaber sulla libertà come partecipazione è diventata nel tempo una vera e propria icona, un modello ideale ma anche esistenziale a cui si è ispirata una lunga stagione di comportamenti sociali e persino di militanza politica.

Correvano gli anni della contestazione, della socializzazione, dei collettivi, della condivisione, della mobilitazione, delle lotte di massa.

Anni in cui la piazza non era più l’agorà, il luogo degli incontri tra persone e degli scambi di idee e di beni, la sede deputata ai mercati. leggi tutto

Amartya Sen: trent’anni di sviluppo umano

Maria Caterina De Blasis * - 11.01.2020

«Perché occorre ripudiare fermamente una visione “a una dimensione” dell’identità individuale? Su quali elementi è invece fondata l’identità di ciascuno di noi quali individui che aspirano alla “libertà di condurre una vita ragionevolmente di valore”? Come riequilibrare il peso sociale della donna […]?» (pp. 178-179).

 

È questo il tenore di alcune delle domande che Amartya Sen (si) pone sulla “sua” India e che Mattia Baglieri riporta e commenta nel proprio libro Amartya Sen. Welfare, educazione, capacità per il pensiero politico contemporaneo (Carocci, Roma 2019, pp. 236). Interrogativi che, senza correzioni o modifiche sostanziali, possiamo estendere anche al “nostro” oggi e alla “nostra” società. Quello di Baglieri – Dottore di ricerca al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Bologna – non è infatti solo un volume dedicato al pensiero politico dell’economista-filosofo premio Nobel, ma può essere letto anche come una sorta di bussola per la nostra contemporaneità.

 

Il libro, pubblicato con Presentazione di Sergio Filippo Magni (Associato di Filosofia Morale all’Università di Pavia), si snoda attraverso quattro capitoli che descrivono i lineamenti di teoria politica generale di Sen; la rilettura seniana del pensiero politico occidentale; alcune esperienze teoriche indiane; la ricerca associativa della Human Development and Capabilities Association fondata da Amartya Sen. Di particolare interesse e importanza, poi, leggi tutto

La piccola Italia nella tempesta mediorientale

Paolo Pombeni - 08.01.2020

L’Europa non sta facendo una gran figura nella crisi mediorientale, acuitasi dopo la decisione di Erdogan di mandare truppe turche direttamente a sostegno di Tripoli e dopo quella di Trump di uccidere il generale dei pasdaran iraniani Qassem Soleimani. L’Italia però la sta facendo peggiore, non tanto per l’incapacità di avere un ruolo in questa complicatissima contingenza (inutile chiedere l’impossibile), ma per l’incapacità di capire che a fronte dell’evoluzione nel teatro mediorientale deve porsi con serietà il problema di rafforzare il prestigio del proprio sistema politico.

È una domanda da fare senz’altro alla coalizione che regge il Conte 2, ma dalla quale non può essere esentata l’opposizione, perché il “sistema” dovrebbe essere qualcosa che interessa tutti. Purtroppo il tema non viene minimamente affrontato. Non bastano certo le generiche prese di posizione del premier o quelle ancor più generiche del ministro degli esteri: sono frasi di vuoto buonismo che potrebbe esprimere chiunque. Quanto all’opposizione siamo poco distanti: al massimo c’è il solito Salvini che corre a schierarsi con Trump, tanto per fare un altro po’ di campagna elettorale.

La compagine governativa sembra concentrata soltanto sui suoi problemi interni, peraltro senza alcuna capacità di affrontarli seriamente. La faccenda della prescrizione naviga sempre nella nebbia.

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