Ultimo Aggiornamento:
04 luglio 2020
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Argomenti

Libertà "e" partecipazione

Francesco Provinciali * - 11.01.2020

Ci sono definizioni che diventano presto obsolete perché non sanno più descrivere il loro oggetto o perché non corrispondono più ad un’immagine condivisa e a noi contemporanea.

Ce ne sono poi alcune che reggono alle mode e mantengono un aggancio con la realtà e altre ancora che diventano veri e propri paradigmi di pensiero, forse ben oltre il loro senso originario, anche quando le parole si allontanano dalla loro storia o dalla Storia sono poi a loro volta smentite.

Se queste sovrapposizioni ma anche se questi sdoppiamenti e abbandoni si riferiscono ai valori che sovrintendono alle nostre azioni può persino accadere che un’intera generazione ne venga condizionata.

Stiamo parlando di una canzone: ma quella definizione di Giorgio Gaber sulla libertà come partecipazione è diventata nel tempo una vera e propria icona, un modello ideale ma anche esistenziale a cui si è ispirata una lunga stagione di comportamenti sociali e persino di militanza politica.

Correvano gli anni della contestazione, della socializzazione, dei collettivi, della condivisione, della mobilitazione, delle lotte di massa.

Anni in cui la piazza non era più l’agorà, il luogo degli incontri tra persone e degli scambi di idee e di beni, la sede deputata ai mercati. leggi tutto

Amartya Sen: trent’anni di sviluppo umano

Maria Caterina De Blasis * - 11.01.2020

«Perché occorre ripudiare fermamente una visione “a una dimensione” dell’identità individuale? Su quali elementi è invece fondata l’identità di ciascuno di noi quali individui che aspirano alla “libertà di condurre una vita ragionevolmente di valore”? Come riequilibrare il peso sociale della donna […]?» (pp. 178-179).

 

È questo il tenore di alcune delle domande che Amartya Sen (si) pone sulla “sua” India e che Mattia Baglieri riporta e commenta nel proprio libro Amartya Sen. Welfare, educazione, capacità per il pensiero politico contemporaneo (Carocci, Roma 2019, pp. 236). Interrogativi che, senza correzioni o modifiche sostanziali, possiamo estendere anche al “nostro” oggi e alla “nostra” società. Quello di Baglieri – Dottore di ricerca al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Bologna – non è infatti solo un volume dedicato al pensiero politico dell’economista-filosofo premio Nobel, ma può essere letto anche come una sorta di bussola per la nostra contemporaneità.

 

Il libro, pubblicato con Presentazione di Sergio Filippo Magni (Associato di Filosofia Morale all’Università di Pavia), si snoda attraverso quattro capitoli che descrivono i lineamenti di teoria politica generale di Sen; la rilettura seniana del pensiero politico occidentale; alcune esperienze teoriche indiane; la ricerca associativa della Human Development and Capabilities Association fondata da Amartya Sen. Di particolare interesse e importanza, poi, leggi tutto

La piccola Italia nella tempesta mediorientale

Paolo Pombeni - 08.01.2020

L’Europa non sta facendo una gran figura nella crisi mediorientale, acuitasi dopo la decisione di Erdogan di mandare truppe turche direttamente a sostegno di Tripoli e dopo quella di Trump di uccidere il generale dei pasdaran iraniani Qassem Soleimani. L’Italia però la sta facendo peggiore, non tanto per l’incapacità di avere un ruolo in questa complicatissima contingenza (inutile chiedere l’impossibile), ma per l’incapacità di capire che a fronte dell’evoluzione nel teatro mediorientale deve porsi con serietà il problema di rafforzare il prestigio del proprio sistema politico.

È una domanda da fare senz’altro alla coalizione che regge il Conte 2, ma dalla quale non può essere esentata l’opposizione, perché il “sistema” dovrebbe essere qualcosa che interessa tutti. Purtroppo il tema non viene minimamente affrontato. Non bastano certo le generiche prese di posizione del premier o quelle ancor più generiche del ministro degli esteri: sono frasi di vuoto buonismo che potrebbe esprimere chiunque. Quanto all’opposizione siamo poco distanti: al massimo c’è il solito Salvini che corre a schierarsi con Trump, tanto per fare un altro po’ di campagna elettorale.

La compagine governativa sembra concentrata soltanto sui suoi problemi interni, peraltro senza alcuna capacità di affrontarli seriamente. La faccenda della prescrizione naviga sempre nella nebbia.

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Le complessità della politica estera russa

Francesco Cannatà * - 08.01.2020

Dove va la politica estera della federazione russa? Cosa ne pensano coloro che per mestiere riflettono e realizzano la diplomazia di Mosca? E soprattutto quali sono le aspettative dei suoi futuri rappresentanti? A queste domande tenta di rispondere lo studio The Last of the Offended: Russia’s First post-Putin Diplomats. Ricerca realizzata dalla studiosa estone, Kadri Liik, per conto dell’European Council on Foreign Relations. Dal titolo si può capire quale strada intenda seguire il lavoro. Gli ultimi offesi sono infatti 18 personalità, età compresa tra 20 e 45 anni, che in quanto attivi nel ministero degli Esteri, nel governo, impiegati in grandi aziende, accademici e rappresentanti dei media, si occupano in maniera professionale di relazioni internazionali. Settore questo che dal crollo dell’Unione sovietica è stato di competenza esclusiva di quadri cresciuti nel primo Stato socialista del mondo e formatisi alla sua ideologia. Persone per cui l’occidente era un modello da ammirare o una forza avversa cui resistere. Sempre comunque, come del resto avveniva da tre secoli a questa parte, fonte di idee e di pratiche da importare e assimilare. Sentimenti cui le ultime generazioni russe, tra cui il presidente Putin e il ministro degli Esteri Lavrov, avevano aggiunto la delusione per la mancata integrazione con leggi tutto

Leggi, fondamentalismi, azioni caritatevoli

Francesco Domenico Capizzi * - 08.01.2020

L’assoluzione di Marco Cappato coincide con una montante epoca politica basata su pure tecnicalità e mere propagande elettorali, una volta marginalizzati progetti complessivi di progresso sociale. Il verdetto cade sonoramente nel pieno delle festività natalizie infrangendo i vetri scintillanti di una cultura pervasa di cristianesimo, ma in una società “fuori dalla cristianità, non più cristiana” come affermato in questi giorni decisamente da papa Francesco.

Il sostegno alla volontà di Fabiano Antoniani aveva attivato l’accusa di istigazione ed aiuto al suicidio in virtù dell’articolo 580 del c.p., nonostante il movente poggiasse soltanto su sentimenti di compassione e la determinazione del medico anestesista si collocasse sul diritto soggettivo e personalistico sancito dall’articolo 13 della Costituzione: “La libertà personale è inviolabile”. La sentenza assolutoria giustifica l’intervento intenzionale e programmato di avere adiuvato la decisione assunta dalla persona in piena coscienza.

Naturalmente le divisioni a proposito non mancano: gli oppositori sostengono che è stata “sancita la morte di Stato” muovendo dall’art. 2 della Costituzione che, sottolineando il valore normativo della persona e del diritto alla vita, leggi tutto

Dopo la tempesta

Luca Tentoni - 04.01.2020

Il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato variamente interpretato dai leader (a ciascuno dei quali, come sempre, è parso opportuno valorizzare le frasi e i passaggi più utili per la propria parte politica e per i propri simpatizzanti). A distanza di qualche giorno, invece, ci sembra opportuno sottolineare la forza di uno dei temi oggetto del discorso. Il filo conduttore del Quirinale, esplicitato persino nell'ambientazione (col Presidente al centro di uno spazio ampio, come l'Italia nel mondo) è il rifiuto dell'isolamento, della retrotopia, del decennio di una politica fatta di odio e barriere. La contrapposizione fra – da una parte - il civismo e il rispetto delle esigenze degli altri e – dall’altra - "aggressività, prepotenze, meschinità, lacerazioni del tessuto sociale", è la chiave di una svolta di alta politica che il Quirinale intende suggerire al Paese. La guerra civile degli anni Dieci, costruita sulla crisi economica, sociale e culturale, sull'uso perverso dei social network per lucrare consensi avvelenando l'animo degli italiani e cercando di uccidere il senso della convivenza, deve finire per tutti. Per troppi anni una certa politica ha fatto di tutto per contrastare ciò che si legge su una sedia donata a Mattarella da un'associazione di disabili: "quando perdiamo il diritto di leggi tutto

All'alba di un anno nuovo

Francesco Provinciali * - 04.01.2020

Ogni inizio d’anno racchiude in sé una molteplicità infinita di speranze: ne è la sintesi e il culmine, così da sempre per l’intera umanità.

La storia è un continuum ininterrotto di fatti, una concatenazione di eventi, nulla del presente può prescindere dal passato, fosse anche quello delle cronache di ieri.

Dobbiamo averne consapevolezza perché non esisterà mai un anno zero, un momento in cui magicamente tutto si annulla – le colpe, gli errori, gli inganni – e si riparte da capo: sarebbe solo una effimera illusione destinata ad essere smentita in ogni campo dell’agire umano, in ogni suo contesto.

Però l’uomo, la società hanno bisogno che il tragitto della storia sia contrassegnato dalle convenzioni del calendario: per scandire lo scorrere stesso della vita, per dare la giusta misura a tutte le cose, per ricordare ma anche per far tesoro del passato, correggere il cammino, esercitare il dovere della speranza.

Finisce poi che le buone intenzioni sono lentamente assorbite e metabolizzate in una quotidianità fatta di scelte e di progetti nuovi, ma anche di abitudini e di destino, oltre le nostre migliori volontà.

Ma all’alba di un anno nuovo abbiamo un bisogno quasi organico, fisiologico di guardare avanti, di immaginare, di ripartire, non possiamo prescindere leggi tutto

Le proteste in Cile: fine della Costituzione di Pinochet o inizio di una nuova ricetta anti neoliberismo?

Alessandro Micocci * - 04.01.2020

Il 14 ottobre 2019 la nazione che era considerata dal suo presidente Piñera un’“oasi” di progresso economico e sociale nel mezzo del mare tempestoso dell’America Latina si è riversata nelle strade di Santiago per cominciare una serie di manifestazioni che hanno aperto un solco incolmabile nella fiducia cieca delle classi politiche cilene nella continuazione di un modello che, nella sua sostanza costituzionale ed economica, è stato creato a seguito del golpe militare del generale Augusto Pinochet del 1973. Nonostante la causa scatenante delle proteste che si sono sviluppate in tutto il paese sia stato il rincaro del prezzo di 30 pesos nelle ore di punta dei biglietti della metro di Santiago il volume e la partecipazione di un variegato complesso di elementi sociali cileni fa presupporre una serie di problematiche ben più ampie e stringenti di un semplice aumento del costo di un bene pubblico. La iniziale reazione forte e violenta del governo, con la polizia e l’esercito che sono stati accusati di violazioni dei diritti umani nei confronti dei manifestanti, sottolinea una frattura netta tra una classe politica che non rappresenta che una minoranza del paese e il resto della popolazione: l’incapacità dei leggi tutto

Un decennio di mobilità elettorale

Luca Tentoni - 21.12.2019

Alla fine di un decennio che sul piano elettorale ha visto spostamenti di voti frequenti e numerosi (con la nascita e l'ottimo risultato del M5s alle politiche del 2013, l'affermazione del Pd alle europee 2014, la vittoria del M5s alle politiche del 2018, il primo posto della Lega alle europee del 2019) e il susseguirsi di leadership prima vincenti, poi improvvisamente declinanti, possiamo provare a fare il punto sulla volatilità potenziale delle scelte di voto degli italiani. C'è un ottimo libro del Mulino, a cura di Hans Schadee, Paolo Segatti, Cristiano Vezzoni ("L'apocalisse della democrazia italiana - Alle origini di due terremoti elettorali", pp. 176, 2019) che spiega come "la motivazione decisiva della scelta di tantissimi di cambiare voto sia da ricercare nella caduta verticale di reputazione dell’intero ceto politico tradizionale; una crisi di autorità, serpeggiante da ben prima della Grande Recessione e alimentata dalla diffusa convinzione che entrambi i partiti-cardine del sistema politico della Seconda Repubblica fossero incapaci di attrezzare il paese alle sfide epocali da fronteggiare". Nel volume si passano in rassegna i temi che possono aver influenzato, con la loro maggiore o minore salienza, le scelte di voto: ci sono molte sorprese, che il lettore scoprirà. Ma torniamo a noi, al filo logico di questo decennio. leggi tutto

FCA PSA tante ombre poche luci

Gianpaolo Rossini - 21.12.2019

La fusione tra PSA ed FCA mette insieme due realtà zoppicanti del settore auto con grosse difficoltà di mercato e in forte ritardo sotto il profilo tecnologico. PSA e FCA sono i produttori che per ultimi hanno sollevato il piede dalla trazione a gasolio e sono in ritardo rispetto a quasi tutti i concorrenti nell’ibrido e nell’elettrico. Hanno gamme di modelli in larga parte obsoleti e pochi progetti per il futuro prossimo. Nessuna delle due case ha una sufficiente presenza sui mercati a più forte crescita dell’Asia nonostante Psa sia partecipata da un produttore cinese. La prova di tutto questo viene dalle cifre della capitalizzazione delle due società complessivamente inferiori a quelle ad esempio di BMW che vende circa un terzo di auto di FCA-PSA. Psa viene dalla recente acquisizione di Opel che l’americana General Motors ha abbandonato dopo anni di perdite insanabili e investimenti al lumicino. FCA viene da anni di grande attivismo finanziario con i quali la proprietà ha progressivamente spezzettato una grande conglomerata simile ai grandi colossi coreani (Hyundai) e giapponesi (Mitsubishi, Honda) ottenendo tante piccole realtà industriali alcune delle quali vendute interamente a concorrenti, come Marelli. I risultati di queste incessanti manovre finanziarie sono stati deludenti leggi tutto