Ultimo Aggiornamento:
03 dicembre 2022
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Argomenti

L’enigma russo e l’uomo occidentale

Tiziano Bonazzi * - 26.02.2022

È urticante accorgersi che leggiamo ancora gli eventi di questi giorni con gli occhi del Novecento, che l'invasione russa in Ucraina è vissuta con le lenti degli immutabili, supremi destini della civiltà universale europea. È così per chi ha piantata nella mente la Guerra fredda, lo scontro formidabile fra due sistemi universalistici che si rifacevano all'illuminismo e al pensiero universale dei grandi del liberalismo e del marxismo. Avevamo paura, parteggiavamo; ma ci sentivamo, sentivamo l'Europa al centro del mondo perché le due superpotenze, europee entrambe anche se proiettate al di là dell'Europa, lottavano per omogeneizzare a sé un continente che era il centro del mondo in quanto aveva dato vita alla modernità, dalla Riforma alla Gloriosa Rivoluzione inglese del 1688 alla Rivoluzione francese a quella industriale ai grandi classici del liberalismo e del socialismo giù giù fino alla Rivoluzione d'Ottobre. La morte di fascismo e nazismo, le due tragiche eresie europee, non faceva che rafforzare le nostre convinzioni. Eravamo l'universale. Del fardello dell'uomo bianco negli anni della decolonizzazione si parlava poco; ma era ancora lì, fossimo di sinistra, di destra o del sempre dominante centro. Ci si aspettava che il mondo si arrendesse con gioia a uno dei due modelli avanzati dall'uomo bianco. leggi tutto

Verso la fine delle convergenze parallele

Paolo Pombeni - 23.02.2022

“Convergenze parallele” fu l’etichetta che venne data all’accordo sostanziale del luglio 1960 fra tutti i partiti, escluso il MSI, per un governo di tregua che portasse il paese fuori dalle turbolenze dell’avventurismo dell’esecutivo Tambroni. Il termine fu a lungo attribuito alla fantasia linguistica di Moro, allora segretario della DC, che invece non lo usò mai. Venne reso pubblico da un articolo di Eugenio Scalfari, ma lo aveva già impiegato prima nel suo diario Pietro Nenni, segretario del PSI, per spiegare quell’intesa anomala. In sostanza i partiti convergevano in forme diverse (appoggio esterno, astensione, opposizione morbida) a far lavorare un governo monocolore dc guidato da Fanfani, ma ciascuno si riservava di continuare a perseguire i suoi scopi che non convergevano affatto.

Per dirlo in sintesi: una componente a destra voleva rimettere in sella il vecchio centrismo chiuso a sinistra, un’altra pensava ad “aperture” che includessero in vario modo una parte almeno dell’opposizione socialista. Finì storicamente dopo una lunga storia travagliata con l’avvio nel febbraio 1962 di un primo esperimento di centro-sinistra. I “convergenti” tornavano a divaricarsi, ma non più nelle vecchie sedimentazioni: se la destra liberale tornava all’opposizione, quella dc, si inseriva nel nuovo gioco, mentre la sinistra socialista, sotto pressione del PCI, leggi tutto

Eutanasia, corte costituzionale, parlamento

Francesco Domenico Capizzi * - 23.02.2022

Capita di trovarsi davanti a persone con estrema sofferenza fisica, raramente psico-fisica, senza alcuna speranza verso il futuro e il recupero di consapevolezza di sé stessi, e chiedersi che cosa poter fare e augurare: impossibile restare estranei, magari disquisendo su diritti e doveri, principi religiosi o agnostici. Piuttosto diventa naturale sperare nella morte come atto risolutivo dettato da sentimenti di carità e compassione umana nell’immanente debolezza e povertà collettiva di fronte al mistero della vita e del suo rovescio.

Resta difficile, comunque, in ogni situazione data e per chiunque, distin­guere il limite estremamente sottile che separa l’eutanasia passiva (non-accanimento terapeutico ed effetti nocivi della se­dazione profonda) dall’eutanasia attiva (somministrazione di un farmaco letale). Di fronte a ma­lati ridotti a gusci pietrificati, che percorrono sentieri di sofferenza in tempi e spazi desolati e immobili, soltanto la deontologia medica ippocratica può travalicare definizioni, normative, atti istituzionali, fondamentalismi giuridici e religiosi e tattiche politiche se la morte provocata, nelle intenzioni, assumesse la prospettiva di un’azione dettata da carità e compassione.

Libertà di coscienza e principio di autodeterminazione sono alla base di ogni scelta attuata di fronte alla irreversibilità della condizione clinica constatata: l’eutanasia attiva, quale intervento intenzionale e programmato, leggi tutto

La tratta delle bambine in Afghanistan, aspetto agghiacciante di una crisi umanitaria

Francesco Provinciali * - 19.02.2022

A sei mesi dalla caduta di Kabul (15/08/2021) per l’evacuazione precipitosa delle forze militari occidentali (ricordo le parole del Prof. Lucio Caracciolo, Direttore di Limes: “gli americani se la sono squagliata”) e la presa di potere dei Talebani, per l’Afghanistan – già dilaniato da circa 40 anni di faide e di guerre tra fazioni – questo è certamente l’inverno più terribile della sua storia più recente. L’ordine imposto dal nuovo regime non ha apportato alcun miglioramento sotto il profilo delle condizioni di vita della popolazione, consumata dalla miseria, dalla fame, dalla precarietà delle condizioni igieniche, dal clima infame, dall’inesistenza di servizi pubblici, dalla mancanza di lavoro. L’ONU – attraverso il Segretario generale Antonio Guterres, il direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale (PAM) David Beasley e il direttore generale della FAO, Qu Dongyu - ha ufficialmente definito quella Afghana “la più grave crisi umanitaria del pianeta”, ormai sull’orlo di una catastrofe irrecuperabile. La commissaria europea agli Interni Ylva Johansson ha spiegato: “Per evitare che la crisi umanitaria diventi una crisi migratoria, dobbiamo aiutare gli afghani in Afghanistan”. Ma l’ingresso nel Paese di aiuti esterni diventa problematico a motivo dei vincoli di accesso, delle pregiudiziali ideologiche e delle restrizioni di transito imposte da un regime che non ammette ingerenze leggi tutto

Pier Paolo Pasolini: così lontano così vicino

Raffaella Gherardi * - 19.02.2022

In concomitanza con la ricorrenza del centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922) si moltiplicano le iniziative che in Italia e all’estero sono volte a ricordare la sua figura di scrittore, poeta, regista, pittore, intellettuale sommo della cultura italiana e della coscienza critica del Novecento. Mostre, convegni, pubblicazioni, rassegne cinematografiche, incontri culturali a differenti livelli, che si protrarranno per tutto il 2022 e oltre nel segno di Pasolini, daranno certamente un significativo contributo all’approfondimento della sua opera e a mettere in luce l’importanza della sua viva eredità ideale nel XXI secolo. Anche quando scrive dalle testate di riviste e giornali italiani, a partire dal commento di fatti politici nostrani (e in tal senso la raccolta di articoli degli anni 1973-1975 dei suoi “Scritti corsari” è più che mai emblematica) spesso egli  tocca vette di alta vena letteraria e poetica pur nella sua veste di osservatore attento ed efficacemente critico delle vorticose trasformazioni delle società contemporanee, legate al trionfo della società dei consumi e a un inarrestabile processo di distruttiva “omologazione culturale” potentemente in atto. «Il consumismo consiste in un vero e proprio cataclisma antropologico – scrive dalle colonne de “Il Corriere della sera” del 30 gennaio 1975 – e io vivo, esistenzialmente, tale cataclisma che, leggi tutto

Politica: scogli in vista

Paolo Pombeni - 16.02.2022

Come era prevedibile, usciti dal confronto sulle elezioni presidenziali, i partiti devono misurarsi con le scadenze del momento. Sarebbe saggio da parte loro lasciar fare al governo e a Mario Draghi vista la delicatezza della situazione, ma siamo in fase pre-elettorale e ormai si ragiona proiettandosi su quella prova. Problemi come una situazione economica non esattamente tranquilla per la crisi dei rifornimenti energetici, l’inflazione che riprende, una ripresa che sembra perdere lo slancio che aveva mostrato nell’ultima fase dello scorso anno vengono affrontati nella solita ottica della richiesta di sussidi, mance e quant’altro, perché così si spera di raccattare voti.

Alcuni lo fanno cercando di salvare le forme, altri con una sfrontatezza estrema (FdI vuole prolungare per 99 anni le concessioni balneari che dovremmo mettere a gara!), ma quasi tutti si fanno prendere dalle domande che arrivano da un paese che pullula di lobby, corporazioni e consorterie. Il vincolo esterno della subordinazione dei fondi UE per il PNRR alla realizzazione delle riforme e ad una buona gestione dei progetti sembra non funzionare più.

Complica tutto una situazione epidemica che sembra virare verso un approdo positivo, il che spinge però alla solita retorica del liberi tutti, che è la via più facile per raccogliere consenso. leggi tutto

"La guerre! C'est une chose trop grave..."

Francesco Domenico Capizzi * - 16.02.2022

La guerre! c'est une chose trop grave pour la confier à des militaires: allocuzione, forse apocrifa, attribuita a Georges Clemenceau, medico e presidente della Repubblica francese, per la sua iniziale formazione ippocratica convinto fautore del primato delle vie politico-diplomatiche sulle operazioni militari. Un principio che sussiste tuttora, nelle dichiarazioni ufficiali di Istituzioni politiche internazionali e nazionali, ma che in tante occasioni vacilla e si disperde in trattative in cui contano, principalmente, le potenze di fuoco esibite e prontamente utilizzabili, magari predisposte e schierate ufficialmente per “esercitazioni”.  

Si è raccontato che Stalin, alla Conferenza di Jalta, abbia chiesto “di quante divisioni” disponesse il Papa, il quale, a sua volta, appena appresa la notizia della dipartita del dittatore russo, avrebbe ribattuto: “adesso vedrà quante divisioni abbiamo lassù!”.

In fondo le due allocuzioni, reali o surreali, rispecchiano visioni contrapposte ma, in questo frangente di “scuola”, unite nella esibizione del potere a rappresentare un unico principio fondato sulla disponibilità di forze armate diversamente costituite ma egualmente efficaci, 

secondo le rispettive prospettive dell’immanenza e della visione teleologica, ma subito esibibili ed esigibili mentre dimostrano l’irrilevanza di ipotesi dialogiche di pace e costruzione orientate al Bene comune.

Nelle controversie internazionali la forza rimarrà per molti anni la protagonista leggi tutto

Indice di percezione della corruzione: l'Italia sale nella classifica di transparency

Francesco Provinciali * - 12.02.2022

Transparency international ha pubblicato il 25 gennaio u.s. l’annuale Rapporto sugli “indici della corruzione percepita” (CPI) nel settore pubblico e nella politica: i dati segnano una confortante risalita in classifica dell’Italia che nel 2021 guadagna 10 posizioni e 3 punti rispetto al 2020, graduando i Paesi secondo un metodo di rilevazione articolato dall’agenzia su 13 ambiti tematici, in un range che va da 0 a 100 punti.

Naturalmente siamo ancora lontani dai livelli dei Paesi  più virtuosi, Danimarca, Nuova Zelanda e Norvegia con 88 punti, ma il 42° posto dell’Italia con 56 punti  (+ 14 dal 2012 ad oggi) rappresenta il risultato di un lento e progressivo miglioramento, considerato che 2/3 dei 180 Paesi valutati  – esattamente 123 sul totale – è afflitto da significativi problemi in tema di corruzione, restando al di sotto della soglia dei 50 punti: essi infatti  “evidenziano un forte rischio di arretramento nella tutela dei diritti umani, nella libertà di espressione e di una crisi della democrazia”, come si evince dal comunicato dell’Ufficio Stampa di Transparency Italia a firma di Susanna Ferro.

Fanalino di coda della graduatoria, come lo scorso anno, sono ancora Siria, Somalia e Sud Sudan, con un punteggio, rispettivamente, di 13 punti per i primi due e di 11 per la terza.

Significativo rilevare che ci troviamo ancora al di sotto della media continentale europea leggi tutto

Il paradosso di Achille e la tartaruga

Francesco Domenico Capizzi * - 12.02.2022

In Italia ogni anno vengono diagnosticati oltre 377.000 nuovi casi di tumore, esclusi quelli d’origine cutanea: nel complesso una persona di sesso maschile su due e una femminile su tre ne risultano affetti nel corso della vita; di questi, il 10% in persone con età sotto i quarantanove anni, il 39% dai cinquanta ai sessantanove anni, il 51% negli ultrasettantenni. La sopravvivenza media, considerando tutta la “platea neoplastica”, si attesta sul 60% entro i cinque anni dalla diagnosi, con una tendenza a lievi miglioramenti delle prognosi nell’ultimo decennio per merito di screening, che favoriscono la diagnosi precoce, esistenza del Servizio sanitario universalistico e disponibilità di terapie e tecnologie specifiche indirizzate al controllo delle oltre 40 differenti tipologie di neoplasia.

Non è casuale che in questo campo l’Italia si attesti al primo posto in Europa con  i 1.300 prodotti antineoplastici in fase di sviluppo clinico, il numero elevato di sperimentazioni cliniche autorizzate e per l’ammontare di investimenti in innovazioni farmacologiche e tecnologiche, tante e tali da tenere fronte alla crisi economica contribuendo all’economia nazionale con circa il 10% del PIL (AIFA 2020). Non è neppure casuale che la spesa per i soli farmaci oncologici sia passata, nell’ultimo decennio, da 1 miliardo a 4,5 miliardi di euro e che il costo oncologico complessivo, a leggi tutto

La ricostruzione del sistema politico

Paolo Pombeni - 09.02.2022

Come era inevitabile dopo il pastrocchio delle elezioni quirinalizie si inizia a parlare di ricostruzione del nostro sistema politico. I due pilastri sono già stati individuati dall’andamento di quanto è accaduto: la presidenza della repubblica e i partiti.

Sul primo punto si torna a parlare di presidenzialismo, non certo “completo” sul modello americano, perché a questo non pensa nessuno, ma “semi” più o meno vagamente sul modello francese. Ci si sta rendendo conto che sarebbe necessario avere un’istituzione che possa porsi al di sopra dello scontro contingente fra i raggruppamenti politici e rappresentare al meglio l’unità della nazione. Lo si è potuto certo fare anche con il nostro attuale modello costituzionale, ma adesso in un quadro di tensioni e angosce sociali crescenti si vede che è rischioso puntare solo, come vorrebbe la nostra Carta, su un atto di responsabilità delle forze parlamentari. Questa volta è andata bene alla fine perché il parlamento ha forzato i capi partito a scegliere il congelamento della situazione, ma non si sa come potrebbe andare in futuro.

I problemi tecnici per un riaggiustamento della figura del Presidente della Repubblica sono molti a partire da una necessaria riforma costituzionale che non sarà facile ottenere con la maggioranza che la sottrarrebbe leggi tutto