Ultimo Aggiornamento:
14 settembre 2019
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Argomenti

Baruffe sul nulla

Paolo Pombeni - 15.05.2019

Possiamo consentirci una pausa nell’analisi dello stucchevole duello Salvini-Di Maio e delle conseguenti aspettative su una crisi o meno del governo giallo-verde? Lo facciamo dedicandoci a due temi, uno molto dibattuto, l’altro meno.

Partiamo dal polverone sollevato sulla presenza al Salone del libro di una casa editrice che pubblica in maggioranza libri legati all’ideologia dell’estrema destra. Nella grande commedia dell’arte che è diventato il palcoscenico pubblico italiano si sono immediatamente esibiti quelli che fanno la parte degli antifascisti difensori della costituzione e quelli che per contrapposizione devono fare la parte dei liberali che difendono a prescindere la libertà di pensiero. A noi sembra francamente che le cose siano un po’ più complicate.

Prescindiamo ovviamente dal fatto che il proprietario della casa editrice in questione sia un militante di una formazione dichiaratamente fascista, fosse pure “del terzo millennio”, come è Casa Pound, e che abbia partecipato a manifestazioni non esattamente pacifiche e rispettose della libertà di opinione promosse da quel movimento. Se ci sono responsabilità penali andranno indagate ed accertate dalla magistratura. Qui la questione è un’altra: hanno diritto il suddetto soggetto e la sua casa editrice ad esprimere e pubblicare opinioni che sostengono un’ideologia antidemocratica?

La risposta prudente è che possono farlo fino a leggi tutto

Chi si accontenta gode

Stefano Zan * - 15.05.2019

Zingaretti nell’intervista a Gad Lerner che chiude il suo libro ha dichiarato che il movimento 5 Stelle:” è privo di un vero gruppo dirigente e quindi i momenti difficili lo porteranno a un generale rompete le righe” e ancora:” I 5Stelle sono destinati a scomporsi”. È sempre difficile fare previsioni, soprattutto in questo momento in Italia, ma mi pare che lo scenario prefigurato dal segretario del PD non sia particolarmente plausibile. Intanto la storia e la teoria (Coser “Le funzioni del conflitto sociale”) ci dicono che è proprio nei momenti di massima difficoltà e in presenza di un nemico agguerrito che le organizzazioni si ricompattano e i partiti sono certamente organizzazioni. In secondo luogo, da quando negli ultimi due mesi Di Maio ha tirato fuori le palle (per usare una sua elegante espressione) nei confronti della Lega ha arrestato un declino di consensi che durava da mesi, ha certamente consolidato il partito, ha creato imbarazzo e difficoltà al suo alleato di governo. Pervicacemente ha voluto dimostrare in ogni occasione che i 5 Stelle sono antropologicamente diversi dalla Lega e che la loro diversità risiede in primo luogo nella determinazione con cui sostengono la questione morale, l’etica pubblica, il valore assoluto dell’onestà; disponibili anche, per sostenere leggi tutto

L'economia e le scelte elettorali

Luca Tentoni - 11.05.2019

Sebbene l'esito delle elezioni politiche ed europee sia spesso influenzato anche da altre cause (temi come la sicurezza, per esempio, hanno un certo peso) è però l'economia (percepita e reale, generale e familiare) a decidere della sorte dei partiti, in una fase nella quale la volatilità è molto elevata e la situazione del Paese non muta, nonostante il recentissimo magro aumento del Pil. Le promesse di un miglioramento della situazione economica - rimanendo al solo ambito della Seconda Repubblica, per brevità - hanno spesso funzionato, a partire dal milione di posti di lavoro berlusconiano per proseguire con gli 80 euro di Renzi e arrivare, ai giorni nostri, a reddito di cittadinanza, quota 100 per le pensioni e "flat tax". Il problema è che il Paese avrebbe bisogno di interventi strutturali meno vistosi sul breve periodo ma molto fruttuosi sul medio (investimenti in ricerca, sviluppo, scuola, innovazione tecnologica) che però non sono redditizi in termini elettorali. Scartati questi tipi di interventi (per non parlare della razionalizzazione della spesa pubblica, che comporta tagli, cioè voti persi) restano quelli che tendono a premiare le più ampie platee possibili di cittadini/elettori: queste azioni assicurano spesso un rapido ed efficace ritorno positivo in termini di consensi, però alla lunga si pagano. leggi tutto

L'innocenza perduta

Francesco Provinciali * - 11.05.2019

A Manduria (Taranto) una baby gang di 14 ragazzi di cui 12 minorenni ha massacrato di botte fino a ucciderlo un uomo di 67 anni, dopo averlo legato ad una sedia e segregato per giorni in casa. Nei giorni scorsi un neonato è stato trovato in un cassonetto nei pressi del cimitero di Rosolina (Rovigo): la madre l’aveva abbandonato ma il destino lo ha salvato: È stato chiamato Giorgio come l’infermiera che l’ha accudito e avrebbe voluto tenerlo per sempre: è già partita la gara per l’adozione.

A Cassino Il piccolo Daniel di due anni è stato strangolato dalla mamma infastidita dal suo pianto perché si era appartata in auto con il compagno per fare sesso: l’uomo, padre del bambino ed ex di lei, lo ha schiaffeggiato e poi ha assistito senza intervenire all’omicidio, indifferente, anzi minaccioso verso la donna e il piccolo. A gennaio, a Cardito nel napoletano, un uomo aveva picchiato a morte un bimbo di 7 anni, Giuseppe, e tagliato un lembo d’orecchio alla sorellina: erano figli della compagna, giocando avevano rotto la sponda del lettino, lui si era infastidito perché stava dormendo. La violenza andava avanti da tempo, le maestre si erano accorte che qualcosa di tremendo accadeva in quella casa ma la loro segnalazione era stata tardiva. leggi tutto

Il costitutivo legame tra pluralismo e democrazia

Carlo Marsonet * - 11.05.2019

La democrazia è un regime politico instabile e precario. Si tratta di una considerazione banale, è pacifico, ma non per questo va data per scontata. Sembra, infatti, che essa, come i tanti traguardi raggiunti dalla civiltà, sia vista quasi come un orpello, un risultato dato per acquisito in modo definitivo. In virtù di ciò, non vale la pena fortificarla giorno per giorno, giacché essa è ineluttabile.

Ebbene, la sua intrinseca gracilità sembra dimostrare il contrario. Essendo costituita da uomini, non può che risultare una creazione imperfetta e passibile di rivolgimenti interni. Ciò che scrisse Tocqueville a proposito della democrazia è risultato in gran parte vero. Essa si è dimostrata essere un fatto provvidenziale che ha abbracciato gran parte del mondo moderno. Nondimeno, aggiungeva il pensatore francese, essa poteva assumere forme assai divergenti: una connotazione liberale, da un lato, una connotazione dispotica, dall’altro. Ciò che è importante, allora, è considerare la democrazia come un’istituzione che dipende in larga misura dalla qualità dei suoi componenti. Efficace, in tal senso, la metafora popperiana: «le istituzioni sono come le fortezze, resistono se è buona la guarnigione». leggi tutto

Anche le parole sono pietre

Paolo Pombeni - 08.05.2019

Non sappiamo ovviamente come andrà a finire il Consiglio dei Ministri di mercoledì 8 maggio, perché questo articolo sarà pubblicato prima che si sia svolto. Il presidente Conte ha dichiarato che affronterà e risolverà il caso Siri, ma che non ci sarà nessuna “conta” (cioè non si voterà facendo spaccare il CdM fra leghisti e pentastellati) e non ci sarà nessuna crisi di governo. Sull’ultimo punto si dichiarano preventivamente d’accordo Di Maio e Salvini, anche se l’uno chiede esattamente il contrario dell’altro.

Quale sarà il coniglio che estrarrà dal cappello Conte-Silvan non lo sappiamo: le scappatoie che consente un uso avvocatesco di leggi e regolamenti sono varie. Quel che crediamo di sapere è che si illude chi continua a pensare che le parole siano acqua fresca che scorre via e non lascia segno. La lunga sceneggiata a pro di occupazione del palcoscenico mediatico è indubbiamente riuscita, perché si parla solo di quella e tutte le altre forze politiche sono state relegate sullo sfondo. E’ divenuta tanto importante da spingere il presidente Conte ad approfittarne per uscire dal suo cono d’ombra e costruirsi una parte di co-protagonista: a quale fine non è chiaro, a parte quello, intuibile, di uscire in maniera dignitosamente di scena quando il suo governo cadrà. leggi tutto

70 anni fa nasceva la Repubblica federale

Gabriele D'Ottavio - 08.05.2019

L’8 maggio 1949 i membri del Consiglio parlamentare di Bonn licenziavano il testo della Legge fondamentale, la carta costituzionale istitutiva della futura Repubblica federale tedesca (BRD). La scelta della data non era stata casuale. Quattro anni prima, l’8 maggio era stata firmata la resa senza condizioni della Germania nazista. Con l’adozione della Legge fondamentale venivano gettate le basi di un nuovo ordinamento democratico nella Germania occidentale, che tuttavia godeva di una limitata legittimazione popolare. Per quanto riguarda la scelta del termine, è significativo il fatto che i costituenti preferirono adottare una «Legge fondamentale» (Grundgesetz) e non una «Costituzione» (Verfassung), per evidenziarne la provvisorietà, data l’indisponibilità dei tedeschi ad accettare la divisione del paese come definitiva. La Repubblica federale, al pari della Repubblica democratica tedesca (DDR) istituita nella parte orientale del paese, rappresentava più il prodotto di una scelta di politica estera dei governi alleati che l’espressione della volontà del popolo tedesco. Tanto più che quest’ultimo non aveva avuto la possibilità di eleggere direttamente l’assemblea costituente, né quella di ratificare il testo finale della Carta di Bonn. Il Consiglio parlamentare si componeva dei rappresentanti delle assemblee delle undici regioni occidentali ed era stato investito del potere costituente direttamente dalle forze di occupazione alleate. leggi tutto

Nano politico ma gigante sociale

Stefano Zan * - 08.05.2019

La dichiarazione di Landini a favore dell’unità del sindacato in quanto “non esistono più le condizioni storiche ed economiche per la sua divisione” è di grande interesse perché, con sintesi straordinaria dice due cose fondamentali: non c’è bisogno di nessuna autocritica (sono cambiate le condizioni); possiamo partire con un nuovo protagonismo sindacale.

In realtà per capire quale possa essere lo spazio e la prospettiva di un nuovo protagonismo sindacale credo convenga riflettere sulle ragioni che negli ultimi anni hanno portato ad una evidente marginalizzazione politica del sindacato. Il punto di svolta è stato il rifiuto della concertazione da parte dei diversi governi che si sono succeduti negli anni, partendo da alcune convinzioni:

-          Il sindacato è una delle più forti corporazioni che inducendo politiche redistributive aggrava i conti dello stato (Olson)

-          Il sindacato è una corporazione conservatrice che tutela i garantiti a scapito dei non garantiti

-          Gli accordi tra governo, sindacato e associazioni imprenditoriali esautorano il parlamento

-          Il governo può e deve gestire in prima persona le politiche economiche, industriali e del lavoro nell’interesse di tutti i cittadini e non solo degli iscritti al sindacato

Con accenti e sfumature diverse (dialogo sociale) da allora ad oggi l’idea di fondo è che qualsiasi governo possa fare a leggi tutto

Europee, il nodo dell'affluenza

Luca Tentoni - 04.05.2019

In Spagna, uno dei fattori decisivi per il successo del partito socialista è stato l'alta affluenza: del resto, la presenza di un nuovo soggetto politico di estrema destra (Vox) può aver provocato un effetto di "contromobilitazione" (e di concentrazione dei consensi sul partito di maggior attrazione, quello del primo ministro uscente, convogliando sul Psoe - a sinistra - il voto di chi aveva in passato fatto altre scelte, fra le quali quella di astenersi). Non c'è solo il caso spagnolo, però, a mostrarci che l'entità della partecipazione dipende anche dalla posta in gioco: lo si è visto in occasione del referendum costituzionale del 2016, ma anche in alcune elezioni regionali (in positivo - aumentando l'affluenza - come in negativo). Il problema che ci si pone in vista del voto del 26 maggio è dunque relativo alla partecipazione, perché non tutti gli elettori e non tutti gli elettorati si mobilitano con la stessa intensità in un determinato periodo storico. Una forte contrapposizione come quella del 1976 fra Dc e Pci potrebbe far tornare alle urne elettori disillusi o semplicemente distratti, ma il quadro che ci si presenta oggi è complesso e confuso. La volontà da parte del governo di accorpare le amministrative (si voterà anche per la regione Piemonte, peraltro) il 26 maggio, è leggi tutto

Dopo il reddito di cittadinanza ora la selezione dei navigator

Francesco Provinciali * - 04.05.2019

L’INPS ha reso noti alcuni dati utili ad inquadrare lo stato di avanzamento del reddito di cittadinanza, in attesa che decolli anche la pensione di cittadinanza. A fronte di 800 mila domande presentate (erano 80 mila per il REI) sono 472 mila quelle finora accolte e ammesse a fruire del quantum in maniera diversificata secondo i parametri di accesso e diritto. Allo stato risulta che solo 1 aspirante su 5 otterrà più di 750 euro mensili mentre circa 337 mila percipienti pari al 70% del totale riceveranno almeno 300 euro.

Secondo le associazioni dei consumatori più precisamente solo il 21,4 % dei beneficiari supererà o raggiungerà i 780 euro, mentre il 5.4% riceverà più di mille euro in base al quoziente familiare. Secondo i dati INPS infine il 7% degli aspiranti avrà tra i 40 e i 50 euro mensili per un totale di circa 30 mila persone mentre 60 mila saranno coloro che avranno tra i 40 e i 100 euro mensili.

Il quadro fornito dall’Istituto presieduto dal Prof. Tridico diventerà la platea di interfaccia dei cd. “navigator”: i tutor incaricati di monitorare i requisiti sostanziali di accesso e di avviare l’operazione di abbinamento tra diritto al reddito e offerta di un posto di lavoro. Premesso che la scadenza per la selezione del pubblico reclutamento “senza concorso” dei navigator

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