Ultimo Aggiornamento:
21 ottobre 2017
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Argomenti

Il primo turno delle elezioni amministrative (1° parte)

Luca Tentoni - 17.06.2017

L'analisi dei risultati del primo turno delle elezioni amministrative del giugno 2017 non può che iniziare dal ruolo svolto dall'astensionismo. Il “non voto” non sembra essere aumentato il modo uniforme: questa scelta è stata più condivisa dagli elettori del M5S, per esempio, seguiti da quelli di centrosinistra. Il centrodestra, nel suo complesso, è riuscito invece, nei 64 comuni (25 capoluoghi e 39 non capoluoghi) oggetto del nostro studio, a mantenere un numero di voti quasi in linea con le precedenti consultazioni (673mila nel 2017, 617mila alle regionali, 517mila alle europee, 796mila alle politiche, 712mila alle comunali 2012-'14): nello specifico, però, si registra il calo di Forza Italia. In quanto ai Cinquestelle, il dato del 2017 è superiore a quello delle precedenti comunali (223mila contro 169mila): allora, però, non erano presenti in tutti i centri. Nei capoluoghi "bianchi" del Nord, inoltre, il M5S scende dai 43mila voti delle scorse comunali a 36mila. Altri raffronti (nei 64 comuni) sono molto più indicativi della forte differenza di consenso ai Cinquestelle rispetto alle scorse consultazioni: -121mila voti sulle regionali, -270mila sulle europee, -565mila sulle politiche. Anche il centrosinistra allargato, modello "Unione" (dal Pd fino alla sinistra radicale compresa), ha un saldo negativo con le politiche 2013 (-18mila voti), con le europee (-129mila) e con le scorse amministrative leggi tutto

Il Movimento cinquestelle, impreparazione politica e giustizialismo

Maurizio Griffo * - 17.06.2017

Fra i tanti aspetti che colpiscono negativamente nell’attività politica del Movimento cinque stelle ce n’è uno che merita di essere particolarmente sottolineato. Intendiamo riferirci alla scarsa o poca adeguatezza del personale politico che rappresenta il movimento. Si tratta di una lacuna che nei primi tempi si poteva attribuire alla totale inesperienza che caratterizzava i parlamentari pentastellati, tutti eletti per la prima volta e per giunta in un movimento politico nuovo e perciò privi di un qualunque retroterra. Questa spiegazione, però, a distanza di quattro anni dall’ingresso nelle istituzioni non risulta più convincente. Per quanto sia passato un lasso di tempo non breve, i portavoce o gli esponenti più in vista del movimento continuano a sembrare del tutto improbabili nelle loro analisi, per tacere della pochezza e dell’approssimazione delle proposte da loro formulate.

Di questo fenomeno è possibile dare, in prima battuta, una spiegazione di carattere generale, riportandola a una precisa scelta che si potrebbe definire, in senso lato, ideologica. L’idea riassunta nello slogan "uno vale uno", una volta tradotta in pratica significa appunto che è necessario rifiutare la competenza politica e occorre, invece, premiare l’inadeguatezza.

Tuttavia questa spiegazione non rende conto in maniera compiuta leggi tutto

Dalla Francia con amicizia: come ripensare la politica democratica?

Raffaella Gherardi * - 17.06.2017

Fra gli innumerevoli commenti che cercano di individuare le ragioni dello straordinario successo di Macron e del partito da lui fondato, mettendo rapidamente fuori causa  forze politiche assai consolidate e di lunga tradizione, si stanno facendo strada anche alcune interessanti analisi che puntano l'accento sugli elementi anticonflittualisti e sulla volontà di fare appello a un progetto comune per la società francese nel suo insieme. L'idea di una République rinnovata e in cammino, nella salda cornice d'Europa, proposta dal giovane leader francese, sarebbe stata premiata dagli elettori anche nel segno di una nuova appartenenza collettiva, per dar corpo alla quale donne e uomini dell'era post-ideologica si sono sentiti chiamati in causa nel segno di un progetto comune. L'elettorato  si sarebbe largamente riconosciuto in un programma orientato alla prospettiva unificatrice di una politica dell' et-et, punendo sia da destra che da sinistra  programmi basati invece sull'idea di una politica dello scontro muscolare e dell' aut-aut. Agli albori della modernità un grande pittore come Ambrogio Lorenzetti, nel suo celebre affresco sulla Allegoria del buon governo del Palazzo pubblico di Siena, aveva rappresentato la concordia fra i cittadini come elemento caratterizzante del buon governo stesso: possibile che ora, dopo secoli di affermazione della modernità leggi tutto

Il maggioritario e il tripolarismo imperfetto

Paolo Pombeni - 14.06.2017

Se si vuole comprendere una delle ragioni del rinnovato amore per il sistema proporzionale, basta prendere in considerazione i risultati della recente tornata di amministrative. Qui, come è noto, per l’elezione dei sindaci vige un sistema maggioritario a doppio turno che è ormai sperimentato e che anzi nella percezione collettiva si ritiene funzioni bene per far prevalere la fisionomia del candidato al di là delle appartenenze partitiche.

Nella realtà non sempre è stato ed è esattamente così, ma indubbiamente ci sono elementi di verità in questa rappresentazione. Tuttavia non si può semplicisticamente immaginare che i voti degli elettori, specie a livello di ballottaggio, si indirizzino sulla base di valutazioni comparative circa la qualità dei due competitori in campo. Già nelle ultime tornate per l’elezione di sindaci di importanti città si era registrato quello che era stato definito “il voto a dispetto”, cioè l’appoggio ad un candidato non perché lo si ritenesse più qualificato del suo competitore, ma per scelta ideologica di contrapposizione alla area politica di quest’ultimo. I casi clamorosi erano stati quelli di Torino e di Roma, dove su Appendino e Raggi si erano concentrati molti voti di elettori del centro e della destra che volevano “punire” il PD.

Tutto legittimo ovviamente, salvo che leggi tutto

Il primo turno delle legislative 2017 ovvero l’assegno in bianco firmato a Macron

Michele Marchi - 14.06.2017

Se si osservano le reazioni dei principali media italiani (meno quelli francesi in realtà) il primo turno delle elezioni legislative non è stato altro che la conferma del trionfo del 7 maggio. E da un punto di vista numerico probabilmente dopo il secondo turno di domenica prossima il successo del giovane presidente francese sarà imponente. Le stime, piuttosto realistiche, parlano di almeno 400 deputati per La République en marche!, ben più dei 289 necessari per avere la maggioranza assoluta.

È certo possibile porsi qualche domanda su solidità ed esperienza del nuovo personale che siederà all’Assemblea nazionale. Allo stesso modo ci si può interrogare sull’astensionismo record: domenica 11 giugno più di un francese su due ha deciso di non recarsi alle urne. Resta però che la debacle dei due partiti cardine della Quinta Repubblica e i risultati con più scuri che chiari di estrema destra ed estrema sinistra sono evidenti.

Per quanto riguarda il PS l’impressione è la conferma di ciò che si era già tratteggiato a fine aprile dopo il primo turno delle presidenziali. Si è chiusa la lunga sequenza apertasi ad Epinay nel 1971 e dominata dalla figura di François Mitterrand. L’hollandismo, se interpretato in quest’ottica, è stato solo il tentativo di perpetrare quel modello e di unirlo leggi tutto

Il grande patatrac?

Paolo Pombeni - 10.06.2017

Dunque sembra sia successo ciò che era dato per escluso: la grande concertazione sulla legge elettorale si è dissolta su un incidente di percorso. Adesso si grida che l’intesa è morta, ma visto che ormai non parliamo più di una classe politica parlamentare, ma di una compagnia di attori che mettono in scena una commedia basata su equivoci e colpi di teatro, tutto può succedere ancora.

Intanto vediamo di capire qualcosa di quel che è già successo. Innanzitutto non è vero che l’incidente sia avvenuto su una questione marginale. L’emendamento della esponente bolzanina di FI Micaela Biancofiore non era affatto un volonteroso tentativo di mettere l’Alto Adige (il Trentino è una appendice perché fa parte della stessa regione) alla pari col resto d’Italia. Coloro che hanno votato sulla base di questa premessa significa che non sanno di cosa parlano.

La “specialità” del sistema elettorale in quell’area è basato sulla necessità di garantire la rappresentanza alla componente di lingua tedesca mettendola al riparo da colpi di mano. Ciò può piacere o meno, ma vanno ricordate due cose: 1) ci sono accordi internazionali a tutela di questa specialità e metterli in discussione oggi sarebbe ancor più insensato che in passato (per esempio per la questione della gestione dell’immigrazione); leggi tutto

Gli errori di Theresa May

Francesco Lefebvre D’Ovidio * - 10.06.2017

Dopo l'esito elettorale ‎(with the benefit of hindsite) è sin troppo facile dire che Theresa May ha sbagliato quasi tutto. Tuttavia alcuni errori di "grammatica politica" (come avrebbe detto Benedetto Croce) erano identificabili anche prima e a prescindere dal verdetto delle urne.

 

Il primo errore è stato quello ‎di non indire una "early general election" subito dopo il referendum. Sembra evidente che le elezioni per un nuovo Parlamento andassero chiamate prima, non dopo la decisione di "trigger" l'articolo 50 del trattato sull'UE che fa scattare l'inizio dei negoziati per l'uscita dall'Unione. A prendere tale decisione irrevocabile avrebbe dovuto essere il governo costituito a seguito di tale nuova investitura e quindi quello che avrebbe potuto condurre il negoziato fino in fondo e con la certezza di avere la necessaria maggioranza parlamentare al momento di firmare il trattato conclusivo dei negoziati.

 

Indire un'elezione generale dopo aver fatto scattare l'articolo 50 e, quindi, quando le lancette dell'orologio dei 24 mesi concessi per il negoziati avevano cominciato a muoversi, apriva eventualità imprevedibili‎, come quella che si è verificata. L'articolo 50 è stato fatto scattare da un governo che non ha più la maggioranza e sulla base di un programma che prevedibilmente non sarà condiviso dal governo scaturente dalle urne. Nel frattempo mesi leggi tutto

Un presidente arcobaleno, in bianco e nero: Trump e i diritti della comunità LGBTQ negli Stati Uniti

Dario Fazzi * - 10.06.2017

Poco meno di un anno fa,al pari diquanto recentemente occorso a Manchester e Londra,un attentato colpì nel modo forse più odioso gli Stati Uniti, mettendo cioè a repentaglio la capacità stessa di una società complessa e plurale di perseguire appieno la propriafelicità. Quel mix di fanatismo, ignoranza e intolleranza troppo spesso ridotto a fenomeno terrorista si scagliò allora contro dei giovani riuniti in un gay bar di Orlando, in Florida, mietendo in tutto una cinquantina di vittime. La reazione del paese, che in quel momentosi apprestava ad entrare nel vivo di una delle più controverse campagne elettorali presidenziali della propria storia, fu di condanna pressoché unanime. Persino l’allora candidato repubblicano e oggi presidente Donald Trump tenne a presentarsi all’opinione pubblica, brandendo sorridente una bandiera arcobaleno tra le mani, come un baluardo dei diritti della comunità LGBTQ.

 

Eppure, in perfetta linea con il personaggio,i trascorsi di Trump in materia sonostati spesso altalenanti e contradditori. All’inizio degli anni 2000, ad esempio, Trump si era schierato apertamente in favore di una modifica di quel Civil Rights Act che negli anni Sessanta aveva posto fine alla segregazione razziale. Secondo il tycoon una revisione del testo che potesse estendere il godimento di numerosi diritti civili a minoranze definite leggi tutto

Verso le comunali dell'11 giugno - 8) I dati di 64 comuni, per una prima valutazione

Luca Tentoni - 07.06.2017

Nelle scorse puntate di questo studio abbiamo descritto l'evoluzione storica e geografica delle elezioni nei venticinque comuni capoluogo chiamati al voto l'11 giugno; inoltre, abbiamo individuato trentanove comuni non capoluogo - quelli con almeno 30mila abitanti - che presentano caratteristiche tali da poter costituire una base per un raffronto con i risultati del 2017; infine, abbiamo unito i dati di tutti i 64 comuni (capoluoghi e non) per ricavarne un quadro d'insieme che somiglia molto a quello globale del Paese. Ciò ci permette di valutare il peso dei partiti e degli schieramenti e di provare a stimare quello che potrebbe essere lo scarto probabile rispetto ad un voto politico nazionale. In altre parole, da un lato ci limitiamo alla valutazione dei dati relativi a capoluoghi e non capoluoghi e ci prepariamo a raffrontarli con quelli del voto del 2017, mentre dall'altro - in modo un po’ meno scientifico, dunque con le dovute cautele - proviamo ad ipotizzare quanto il dato di quest'anno possa differire, partito per partito, da quello globale. Dividiamo i soggetti politici in tre gruppi: quelli che nei 64 comuni ottengono in media (nel periodo 2008-2014) una percentuale che si discosta di non più dello 0,29% dalla media nazionale; quelli che se ne discostano fra lo 0,3% e lo 0,59% medio; leggi tutto

Proporzionale per davvero

Paolo Pombeni - 07.06.2017

Dunque adesso abbiamo l’accordo fra i grandi partiti e dunque si deve presumere che, a meno di scarti imprevisti davanti all’ultimo ostacolo, questa sarà la legge elettorale che ci guiderà verso la nuova legislatura (probabilmente alle soglie dell’autunno, ma non è ancora detto). Che analisi se ne può fare?

Diciamo subito che non ci piacciono le ipocrisie che spopolano in questo momento: lo stracciarsi le vesti per una legge determinata dagli interessi dei partiti e le lagne sul dominio dei “nominati”. Sul primo punto non si conosce storicamente un caso in cui una legge elettorale non sia stata fatta tenendo in mente gli interessi di quelli che avevano il potere di approvarla, cioè dei partiti. Il punto, come vedremo più approfonditamente, è semmai un altro, e cioè se i partiti lavorino nel proprio interesse promuovendo spazi per un confronto serrato fra loro o se preferiscano fare blocco perché la concorrenza sia ridotta al minimo possibile.

Il secondo punto è ancora più ipocrita, perché non si possono fare liste se non su indicazione di qualche agenzia che le promuove. Dunque sono tutte fatte di nominati. Quelli che strillano, vorrebbero semplicemente che il conflitto non avvenisse fra le liste (note nominativamente all’elettore), ma anche all’interno delle liste, leggi tutto