Ultimo Aggiornamento:
20 luglio 2019
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Argomenti

Il possibile futuro del governo gialloverde

Maurizio Griffo * - 06.04.2019

È all’incirca dal giorno del suo insediamento che molti commentatori e osservatori politici formulano previsioni pessimistiche sulla durata del governo legastellato. Le ragioni di questo pessimismo sono note e anche comprensibili. Si tratta di un governo nato da quello che non è inesatto definire uno stato di necessità. Anzitutto perché intese del Movimento Cinque Stelle o della Lega con altre forze politiche presenti in parlamento non sono state possibili. A questa condizione politica di fondo va aggiunta la moral suasion del Quirinale; nella lunga fase di consultazioni che è seguita al voto, Mattarella ha fatto capire che non avrebbe sciolto volentieri le camere appena elette. Inoltre, il governo, è il caso di ricordarlo, non origina da un accordo politico ma si basa su di un contratto di governo, messo a punto dopo laboriose trattative; un contratto di cui è garante uno stimato professore di diritto privato che, con una prassi sicuramente inconsueta, è stato chiamato a presiedere il governo. Va poi ricordato che, come risulta dai risultati del voto del marzo 2018, le constituencies sociali e geografiche dei due partiti sono del tutto diverse.

Nei quasi dieci mesi che sono passati dal 1° giugno 2018 l’impressione che il governo non abbia una linea politica condivisa ma che proceda su leggi tutto

I cattolici nei tempi nuovi della cristianità

Francesco Provinciali * - 06.04.2019

Abbiamo imparato sui banchi di scuola a contestualizzare gli eventi, collocandoli nel presente e - insieme - nel flusso dei fatti della storia. La contestualizzazione è l’opposto del radicalismo ideologico e del dogmatismo: è aderenza alla realtà e sua lettura, attraverso gli strumenti del pensiero critico, della ragione e dell’etica.

Non significa “secolarizzare” o rendere relativo e avulso dalla storia il presente: al contrario implica uno sforzo di conoscenza, comprensione e interpretazione della realtà per vivere con maggiore consapevolezza il proprio tempo.

Siamo tutti in diversa misura attori e partecipi della vertiginosa accelerazione impressa al ‘modus vivendi’ e al ‘modus operandi’ nei costumi sociali e negli stili di vita individuali degli ultimi decenni, anche in relazione alla straordinaria incidenza che le nuove tecnologie e la loro diffusione hanno avuto nella deriva della globalizzazione e in quella opposta che le sta subentrando: poiché i corsi e ricorsi storici ci hanno insegnato che non esiste un anno zero, in cui tutto si annienta per dare spazio ad una improbabile teoria del cominciamento che escluda una continuità con il passato.

Siamo inesorabilmente legati a doppio filo alle coordinate spazio-temporali della storia, che è continuità, flusso, leggi tutto

Tiro alla fune

Paolo Pombeni - 03.04.2019

Avete presente il gioco del tiro alla fune? Serve per mettere alla prova i muscoli di due squadre, senza che chi perde si faccia male, perché viene semplicemente “trascinato” ad oltrepassare un certo confine. Bene, al momento è il giochetto che sembrano prediligere i due azionisti di maggioranza del governo in carica. Ognuno tira la fune con tutta la forza (propagandistica) che ha, e fino ad ora ciascuno va un po’ avanti e un po’ indietro a seconda dei momenti senza però che nessuno soccomba del tutto e superi il famoso paletto di confine.

Dovrebbe servire per infiammare le reciproche tifoserie che seguono la gara dagli spalti, ma il gioco è più pericoloso di quel che sembra, perché prevede strattoni dati a sorpresa per cogliere l’avversario impreparato e trucchetti vari con cui cercare di guadagnare vantaggi: tutte cose che, nel mondo reale, hanno conseguenze e ricadute.

La concentrazione di Lega e M5S sul tiro alla fune in vista delle urne europee del 26 maggio (ma, in contemporanea, di urne per regionali, comunali e un paio di suppletive, è bene ricordarsene) impedisce al governo di affrontare i problemi in corso e quelli che si affacciano all’orizzonte (anche molto gravi secondo non pochi analisti autorevoli). La questione principale è quella economica. leggi tutto

Lo strano fascino dell’autoritarismo

Fulvio Cammarano * - 03.04.2019

L’accordo commerciale con la Cina ha sollevato molte perplessità dal punto di vista del rischio di penetrazione del modello cinese nel cuore dell’Occidente. Al di là delle rassicurazioni fornite dal Presidente del Consiglio e delle ricadute economiche e politiche degli accordi, quello che andrebbe sottolineato è la scarsa attenzione dell’opinione pubblica ai temi dei valori etici che tale presenza potrebbe sollevare.  Si tratta di una questione complessa che non riguarda solo il nostro Paese e che potremmo definire “il senso di inferiorità delle democrazie liberali nei confronti dei sistemi autoritari”. Cosa significa? Semplicemente che esiste una lunga e mai interrotta storia di fascinazione delle democrazie liberali nei confronti dei Paesi ricchi e potenti governati da sistemi politici variamente autoritari. Le democrazie liberali, come è noto, sono caratterizzate dalla centralità del Parlamento, dell’opinione pubblica, dei sistemi di checks and balances dei poteri, a cominciare dal pluralismo dell’informazione. Si tratta di meccanismi nati per garantire il controllo del potere e dunque destinati a forgiare forme di elaborazione delle decisioni politiche decisamente più articolate e complesse e di conseguenza, inevitabilmente, meno rapide. Non è un caso, d’altronde, che, dall’esordio dei sistemi liberali ottocenteschi a oggi, il ruolo dell’esecutivo leggi tutto

Se il principio di sovranità popolare diventa un mito (pericoloso)

Carlo Marsonet * - 03.04.2019

Non c’è giorno in cui nelle dichiarazioni di politici siano contenute apologie sperticate della sovranità popolare. D’altronde, si potrà pensare, la parola democrazia esprime proprio questo principio, ovvero che la sovranità appartiene al popolo, che è di pertinenza del soggetto politico che viene etichettato come popolo. Tralasciando quest’ultima parola, il cui concetto è di ben ardua e complessa decodificazione, giacché può essere inteso in molteplici sensi – dal popolo inteso come comunità politica a quello considerato in senso etnico oppure in chiave socioeconomica: come si vede, comunque, i confini di ogni definizione sono ben malleabili e si prestano agli utilizzi più plastici –, la questione che si vuol brevemente toccare risiede in quello che è ormai a tutti gli effetti lo zeitgeist della politica, lo spirito dei tempi che pervade il panorama politico più o meno ovunque: il mito della sovranità popolare.

Il nodo centrale è come si interpreta questa sovranità del popolo. Infatti, essa può essere declinata in diversi modi, ma non tutti sono compatibili con i nostri sistemi politici che sono – o si avvicinano ad essere? – liberaldemocrazie. Si tratta di capire, allora, quali siano i “beni” che una democrazia liberale deve tutelare e promuovere, nonché di stabilire se è più saliente la fonte di legittimazione leggi tutto

Il rapporto dell'Istat sul senso civico degli italiani

Francesco Provinciali * - 30.03.2019

L’ISTAT ha pubblicato il 20 marzo u.s. un interessante rapporto sul “senso civico” degli italiani, frutto di una indagine svolta nel biennio 2016/2018. Un tema quanto mai attuale considerato che si percepisce un cambiamento negli stili di vita individuali e collettivi determinati da un rimescolamento dei valori che stanno alla base dei nostri comportamenti, dalle trasformazioni indotte da nuove regole e prassi, dal palese salto generazionale in ordine ad abitudini e occupazioni quotidiane e dai mutamenti culturali, sociali ed economici che stanno attraversando la nostra comunità nazionale con marcata intensità.

L’ISTAT precisa che “per senso civico dei cittadini ci si riferisce a quell’insieme di comportamenti e atteggiamenti che attengono al rispetto degli altri e delle regole di vita in una comunità.

In via generale “la contrapposizione tra intransigenti e tolleranti si osserva anche, a parità di età, tra uomini e donne: queste ultime sono più severe sull’inammissibilità di alcuni comportamenti che riguardano la quotidianità. Il divario di genere si attenua tra le persone di 65 anni e più, età in cui l’intransigenza aumenta anche tra gli uomini”.  Dall’indagine risulta che “nel 2018, l’84% delle persone di 18 anni e più (di cui l’87,3% donne e l’80,4% uomini) dichiara di non gettare in alcun caso carte leggi tutto

Un occhio a Strasburgo … e uno a Parigi

Michele Marchi - 30.03.2019

Sono numerose le ragioni che rendono il voto del maggio prossimo per il Parlamento europeo uno spartiacque decisivo per il futuro del processo di integrazione europea, a quaranta anni dal primo voto diretto.  Se i sondaggi dovessero essere confermati non sarebbe solo l’avanzata dei cosiddetti sovranisti la vera notizia, quanto la fine del controllo dell’emiciclo europeo da parte del duopolio popolari/socialisti, con l’aggiunta più o meno decisiva dei liberali. In un quadro generale incerto, il voto francese sarà, insieme a quello italiano e tedesco (ma anche ungherese e polacco), tra quelli da osservare con attenzione. Macron si è speso per una rinnovata centralità transalpina nel contesto europeo. Complice anche la presenza dell’ex FN di Marine Le Pen, oggi ribattezzato Rassemblement National (primo partito di Francia alle europee del 2014), è stato l’inquilino dell’Eliseo ad accreditare l’immagine del voto come una sorta di “referendum” nel quale scegliere “più Europa” o “meno Europa”. Guardato attraverso “lenti francesi”, il voto sarà un referendum prima di tutto su Macron, un test per verificare se dopo i mesi del “Giove” all’Eliseo e quelli della discesa agli inferi nel gradimento popolare, culminati nella fase più acuta della crisi dei gilets jaunes, la sua risalita sia reale. Ma il voto leggi tutto

L’oro blu non deve smettere di scorrere. L’emergenza acqua nei secoli

Claudio Ferlan - 30.03.2019

Lo scorso 22 marzo si è celebrata la Giornata mondiale dell’acqua, voluta per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale, politici e investitori all’obiettivo numero 6 del progetto per lo sviluppo sostenibile mondiale: acqua per tutti entro il 2030. Il motto della giornata è stato non lasciamo nessuno indietro (leaving no one behind). Indietro, però, sono ancora in tanti, troppi.

 

Ieri e oggi

La questione è attuale ma niente affatto nuova. La disponibilità di acqua potabile è stata per secoli un problema talvolta insormontabile. Qualche esempio, tenendo conto che c’è ancora molto da studiare. La storia racconta che nei monasteri tedeschi del 1300 si consumavano tra i due e i quattro litri di vino pro capite. I padri pellegrini (e i loro figli) imbarcati sulla Mayflower, la nave che portò i primi coloni inglesi nel Nuovo Mondo (1620), preferivano la birra e il gin all’acqua. Erano tutti grandi bevitori? No, non tutti. Affrontavano con i mezzi a loro disposizione una difficoltà strutturale della propria quotidianità: la pessima qualità dell’acqua disponibile e provavano a disinfettarla o sostituirla. Per alcune popolazioni indigene americane era diffusa l’abitudine di consumare succhi di frutta leggi tutto

Tanto rumore, non proprio per nulla

Paolo Pombeni - 27.03.2019

Il presidente cinese ha lasciato l’Italia e l’attenzione dei media è ora assorbita dai risultati delle elezioni regionali in Basilicata. Da un certo punto di vista non c’è connessione fra i due eventi, da un altro la si può trovare e neppure troppo forzatamente.

Si è discusso se non si sia fatto molto rumore per nulla sulla firma del memorandum quadro di intesa fra Cina ed Italia. Non si trattava in fondo della ricerca di un reciproco vantaggio commerciale, visto che sfondamenti in direzione di materie sensibili (a partire dalla rete 5G) sono stati opportunamente evitati grazie anche al Quirinale? Come si poteva condannare una politica di scambi economici che non venivano affatto disprezzati tanto dai partner europei quanto dall’alleato americano che in quel campo si sono spinti ben più avanti di noi?

Sono osservazioni di buon senso che confermerebbero la tesi del molto rumore per nulla. In realtà esse sorvolano su un aspetto che invece è ben presente ai nostri censori stranieri: l’accordo è siglato tra una grande potenza in decisa espansione, con una solidità di strutturazione del potere, ed un paese che al più può essere considerato di media grandezza, ma che è in crisi profonda sia sul piano economico che su quello leggi tutto

Buccia di banana

Stefano Zan * - 27.03.2019

Devo confessare che non riesco a capire il pesante sostegno che Salvini e la Lega stanno dando al Congresso Mondiale della Famiglia che si terrà a Verona a fine mese. In quell’occasione, provenendo da tutto il mondo, si incontreranno i sostenitori della famiglia naturale cioè coloro che ritengono che l’unica vera famiglia sia quella composta da marito e moglie innamorati, che si sono sposati in una qualche chiesa, hanno avuto due o più figli e dove il marito lavora e la moglie fa crescere i figli e supporta in tutti i modi il marito. Ovviamente i sostenitori della famiglia naturale sono anche contro l’aborto, il divorzio e l’omosessualità. Senza entrare nel merito delle convinzioni personali di ciascuno di noi mi pare si possano condividere alcune considerazioni di massima.

La famiglia naturale non esiste in natura perché in natura sono esistiti e tutt’ora esistono molti tipi diversi di famiglia. La famiglia è un’istituzione sociale che cambia col tempo, coi costumi, con le credenze, con gli andamenti economici e quindi è tutto fuorché naturale: è il portato della storia e dei cambiamenti sociali che la storia appunto porta con sé.

Il modello di famiglia così detto naturale rappresenta ormai una minoranza statistica perché la più leggi tutto