Ultimo Aggiornamento:
10 ottobre 2026
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Argomenti

POTENZIALTA’ e PERICOLI DEI SOCIAL MEDIA

Francesco Provinciali * - 10.10.2026

Conversazione con il Prof. Ruben Razzante – Docente di Diritto dell’informazione e di Diritto della comunicazione all’Università Cattolica di Milano e di Diritto dell’informazione all’Università Lumsa di Roma. Il Prof. Ruben Razzante, editorialista di importanti organi d’informazione, è fondatore del portale dirittodellinformazione.it e di Polisophia, Community per l’Innovazione Responsabile, che punta a contribuire al dibattito pubblico sugli usi costruttivi, inclusivi e solidali delle tecnologie al servizio della crescita individuale e collettiva. Aderiscono a Polisophia importanti player del mondo delle imprese, delle istituzioni, delle professioni e del sistema formativo. Per maggiori informazioni consultare il sito polisophia.it.

 

Prof. Razzante la sentenza della Corte di Los Angeles del 25 marzo 2026 – che ha condannato Google e Meta ad un risarcimento di 3 milioni di dollari per il danno psicologico subito da una ragazza di 20 anni – ha stabilito che gli algoritmi e i design dei loro social Instagram e You Tube creano dipendenza e causano gravi danni alla salute mentale dei giovani fruitori.  La motivazione che può riassumersi nell’aver progettato e gestito piattaforme capaci di indurre dipendenza compulsiva e stati d'ansia o depressione fin dall'infanzia – ha fatto da apripista a numerosi analoghi ricorsi, al punto che Mark Zuckerberg è stato richiamato in giudizio per lo stesso motivo. Non solo i leggi tutto

Affollarsi al centro

Paolo Pombeni - 07.10.2026

La vicenda del “centro” è una storia infinita della politica italiana. C’era già ai tempi della Prima Repubblica come competizione dei partiti “laici” (PLI, PRI, PSDI) in cerca di un peso determinante nel rapporto con la DC, che oscillava sempre intorno alla famosa formula del “partito di centro che guarda a sinistra”. Ci fu una lunga telenovela per vedere se i tre “laici” potevano confluire in un partito unico e non se ne fece mai nulla, per la semplice ragione che i diversi gruppi dirigenti tenevano ai loro rispettivi posti.

La storia si ripete oggi, con tutti i mutamenti del caso. Il primo è che non c’è più un forte partito misto con un suo centro che può guardare a destra o a sinistra. Nella prima versione, centro che guarda a destra, ci provò Berlusconi, nella seconda avrebbe dovuto provarci il nuovo PD. La versione Berlusconi è sopravvissuta con FI di Tajani, che però non è più un forte partito che guida i giochi. Il PD ha sostanzialmente mutato pelle rispetto al progetto originario, per cui è divenuto un partito, neppur tanto forte, di populismo di sinistra alla moda con qualche zerbino su cui far accomodare, in disparte, i riformisti superstiti.

Così torna la vecchia leggi tutto

Tre idee di politica

Francesco Provinciali * - 03.10.2026

Parlare di politica a volte ci affascina, altre ci infastidisce poiché spesso entra nella nostra vita in modo deteriore, punitivo e con cattivi esempi.

Non di rado essa è fonte di problemi più che di soluzioni e per quanto come cittadini si possa immaginare di fare per cambiarla resta pur sempre il luogo della rappresentazione simbolica del gap che separa teoria e realtà, idee e azioni, pensieri e comportamenti.

Nell’immaginario collettivo si sono sedimentati da tempo tre modelli di percezione della politica, tre modi di essere che corrispondono ad altrettanti modi di fare.

C’è innanzitutto una radicata e deteriore idea della politica come mero e consapevole luogo di esercizio del potere, una consuetudine alla quale sembra impossibile sottrarsi.

Forse è l’archetipo più frequente al quale siamo tristemente abituati, peraltro con somma desolazione: un universo fatto di mene, intrighi, consorterie, congreghe, al servizio degli interessi di parte e delle convenienze, autoreferenziale e lontano anni luce dalla quotidianità del popolo e della sua antropologia - un mondo che peraltro si arroga il diritto e il privilegio di rappresentare - con regole esoteriche che lo rendono incomprensibile e impenetrabile ai più.

La politica intesa come strumento di potere allontana i cittadini dalla vita democratica perché si regge leggi tutto

La snervante attesa delle elezioni

Paolo Pombeni - 30.09.2026

La politica italiana sembra congelata nell’attesa delle elezioni nazionali. Più cresce l’incertezza sugli esiti per quel che possono rilevare i sondaggi, più i partiti esasperano le loro posizioni. La speranza o l’illusione è che il radicalismo delle proposte attivi un elettorato che in gran parte rimane diviso fra la fascia dell’astensionismo che le rilevazioni dei sondaggi colgono fino ad un certo punto (gli intervistati preferiscono non dichiarare la diserzione delle urne) e i seguaci dei partiti, per militanza o per tradizione, che rimangono da un certo tempo abbastanza stabili.

Certo per drammatizzare un poco a beneficio dell’audience i media sottolineano molto perdite e variazioni di uno a due punti, ma il quadro cambia poco. Praticamente solo la Lega ha avuto un mutamento molto significativo nei consensi, gli altri partiti rimangono abbastanza fissi nelle loro quote di raccolta. Si potrebbe dire, certo esagerando non poco, che è un quadro che ricorda la lunga fase di mezzo della prima repubblica. Certo allora c’era una differenza sostanziale nel fatto che esisteva un partito, la DC, che faceva da perno fisso del sistema e che di conseguenza gli altri si muovevano organizzandosi per inserirsi in quella egemonia o per occupare con più forza gli spazi dell’opposizione. leggi tutto

Buchi nell'acqua

Vanja Zappetti * - 30.09.2026

Il 14 settembre 2026 il Senato italiano approva un emendamento che ridisegna un collegio elettorale in provincia di Bolzano. Il collegio passa da diciotto Comuni a quattro. Detta così sembra una faccenda tecnica per addetti ai lavori. Non lo è. È una piccola finestra su una delle domande più grandi del nostro tempo: come si rappresenta un territorio, quando il legame tra suolo e popolazione è sempre più vacuo?

In Alto Adige convivono tre gruppi etnici ufficiali, suddivisi burocraticamente per dichiarazione di appartenenza linguistica: i madrelingua tedeschi, maggioranza della provincia, gli italiani, circa un quarto, e i ladini, comunità di valle reto-romancia ristretta. Il sistema che oggi garantisce a ciascun gruppo una fetta di posti pubblici, di risorse, di rappresentanza in proporzione al proprio peso nasce nel secondo dopoguerra per chiudere le ferite del Fascismo, e si è consolidato progressivamente nei decenni successivi fino alla forma attuale. Il collegio senatoriale di cui parliamo era stato disegnato negli anni Novanta affinché i parlamentari eletti a Roma rispecchiassero al meglio possibile la consistenza numerica dei gruppi linguistici. Adesso quel collegio viene ristretto attorno al capoluogo e ai piccoli comuni a maggioranza italiana che gli stanno immediatamente intorno. Nel nuovo perimetro il gruppo linguistico italiano passa da poco meno leggi tutto

Il bello della politica

Francesco Provinciali * - 26.09.2026

Dopo “Parole della politica” il Prof. Gianfranco Pasquino, Emerito all’Università di Bologna, ci consegna questo nuovo libro intitolato “Il bello della politica”, edito sempre da Il Mulino.

L'uomo è per natura un animale politico», scrive Aristotele nella Politica. Da oltre duemila anni questa definizione continua a rappresentare il punto di partenza di ogni riflessione sulla vita associata, sulle istituzioni e sulla democrazia. Eppure, mai come oggi la politica sembra attraversare una profonda crisi di credibilità, schiacciata tra personalizzazione, comunicazione istantanea, populismi e crescente disaffezione elettorale.

È in questo scenario che si colloca il nuovo libro di Gianfranco Pasquino.

Se il precedente saggio era impostato in modo critico evidenziando innanzitutto una discrasia di fondo tra parole e fatti in politica e stigmatizzando l’affabulazione e la personalizzazione come difetti di una politica poco rappresentativa e fondamentalmente declinata in una riduttiva partitocrazia, con questo nuovo saggio l’autore (forte di una lunga e autorevole esperienza accademica) esplora gli aspetti più caratterizzanti delle idee, dei comportamenti e dei protagonisti (come recita il sottotitolo) a cominciare dalla diversità delle visioni e delle risposte dati alle sollecitazioni di una società in rapida evoluzione.

E se Parole della politica costituiva soprattutto una rigorosa pars destruens delle degenerazioni del linguaggio pubblico, leggi tutto

La strana crisi dei partiti politici

Paolo Pombeni - 23.09.2026

Nella scorsa settimana c’è stato un apparente apogeo dei partiti politici: molti, o meglio i loro leader hanno occupato telegiornali e media in genere con quelle che si possono classificare come qualcosa a metà fra le intemerate e le (grandi?) sceneggiate. Ciò non certifica però uno stato di salute dei partiti, ma piuttosto la loro crisi, perché quasi tutto è stato fatto per rincorrere le pulsioni di pancia degli elettorati di riferimento, e ben poco per guidare questo Paese in una contingenza che vede non poche turbolenze in corso.

La cosa è piuttosto evidente nel caso di Giorgia Meloni. Non sta sfruttando quello che potrebbe essere il suo vantaggio del momento, cioè presentarsi come leader di una destra moderata e cosciente del difficile passaggio storico che stiamo vivendo, che è poi quello che, a livello internazionale, le viene riconosciuto come merito a fronte di destre estremizzanti che guadagnano spazi in altri paesi. Piuttosto nel comizio di domenica scorsa di fronte alla platea dei giovani del suo partito si è esibita nel più trito stile tribunesco, molto gridato, ed ha fatto leva sulle paure diffuse a fronte dell’immigrazione accusata di essere strumento per de-nazionalizzare e forse per de-civilizzare l’Italia.

Non ci voleva particolare acume analitico leggi tutto

Il nostro tempo. Narrare un'Europa che cerca sé stessa

Francesco Provinciali * - 23.09.2026

Dopo Narrare l'Italia, Luigi Zoja – sociologo e psicanalista junghiano di fama internazionale – amplia il proprio orizzonte e rivolge lo sguardo all'Europa, interrogandosi sulle sue radici storiche, sulle matrici culturali, sulle fratture identitarie e sulle prospettive di un continente che sembra aver smarrito la capacità di riconoscersi come comunità di destino.

Il volume arriva in un momento particolarmente significativo. Mentre filosofi, storici e politologi cercano di interpretare il tramonto dell'ordine internazionale nato dopo il secondo conflitto mondiale, l'Europa appare sospesa tra l'aggressività delle nuove potenze globali, il ritorno delle logiche imperiali, l'indebolimento delle democrazie liberali e la difficoltà di elaborare una politica estera e di difesa realmente comune. La guerra nel cuore del continente, l'instabilità del Mediterraneo, la competizione tecnologica, le nuove dipendenze economiche e la frammentazione degli interessi nazionali alimentano un senso diffuso di precarietà che investe non soltanto le istituzioni, ma la stessa idea di Europa.

Sarebbe tuttavia riduttivo collocare il libro di Zoja nell'ambito della pubblicistica geopolitica: l'autore sceglie infatti una prospettiva radicalmente diversa. Non si limita a descrivere gli avvenimenti né a commentare le dinamiche del potere, ma cerca di comprenderne le radici profonde, individuando tre grandi linee di frattura dell'Occidente: quella geopolitica, quella culturale e quella leggi tutto

L'italiano in bilico

Francesco Provinciali * - 19.09.2026

La lingua non è soltanto uno strumento di comunicazione: è il luogo nel quale una comunità pensa, ricorda, costruisce la propria identità e interpreta il mondo. Ogni trasformazione linguistica riflette una trasformazione culturale: muove da questa convinzione il nuovo saggio di Edoardo Lombardi Vallauri, ‘Italiano in bilico’, pubblicato da Il Mulino.

Partendo dal presupposto che la linguistica sia una scienza antropologica che studia l’uso degli idiomi parlati e scritti, sia nella loro evoluzione storica che nella contestualizzazione e nelle mutevoli cangianze del presente, potremmo definire un compendio completo il libro di Lombardi Vallauri.

Secondo Wilhelm von Humboldt la lingua non è un'opera compiuta (ergon), ma un'attività incessante (energeia): su questa linea interpretativa sembra muoversi l’autore di questo interessante libro.

L’autore dimostra di possedere le competenze richieste ad un linguista di livello accademico, nello stesso tempo capace di argomentare con una serie ampia di esempi – calandosi nel linguaggio comune – ciò che è corretto sul piano grammaticale, sintattico e semantico dall’uso improprio di parole ormai di dominio comune e di saper distinguere tra l’uso inflessibile delle regole – laddove è necessario pena distorsioni persino di significato e carenza di rispetto verso l’interlocutore- e le declinazioni tollerabili che riguardano il passaggio dal significante accettabile al significato condivisibile. leggi tutto

La ambigua sfida nel campo largo

Paolo Pombeni - 16.09.2026

Con la chiusura della Festa dell’Unità a Reggio Emilia Elly Schlein ha raccolto platealmente il guanto di sfida che Giuseppe Conte le ha lanciato più volte e che ha ribadito dalla Festa del “Fatto Quotidiano”. Ci si può chiedere se siamo davanti ad una battaglia politica. A noi sembra piuttosto che siamo di fronte ad uno scontro di demagogie.

Si è fatto ogni sforzo per dare l’impressione che nel consolidamento del campo largo ci sarebbero stati due momenti: prima un confronto sul programma della coalizione e poi uno scontro fra due aspiranti leader nelle primarie, ma una volta sistemato il primo punto. Per ora non si vede proprio come possa reggere questo schema uno-due. La constatazione è semplice: intanto il confronto fra i due aspiranti alla designazione come candidati premier è già cominciato mettendo sul terreno divergenze piuttosto radicali su un terreno chiave per un candidato alla guida del governo come è la politica estera. In secondo luogo non si vede come, ove anche questa divergenza potesse essere composta in un programma attraverso trovate retoriche, al momento del confronto alle primarie si possa immaginare sia che i candidati non rimettano in campo le opposte concezioni sia che i votanti non si ricordino di quelle leggi tutto