Ultimo Aggiornamento:
24 febbraio 2024
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Argomenti

Insensibili ai diritti?

Fulvio Cammarano * - 08.10.2022

Non era mai successo, nella storia elettorale italiana, che i diritti fossero al centro del dibattito pubblico come è avvenuto nel corso delle elezioni appena concluse. Ovviamente non si tratta di una combinazione. Il tema è, per diverse ragioni, molto attuale e non a caso, durante una campagna elettorale costantemente rivolta verso gli interlocutori europei per dimostrare la “fedeltà” dei contendenti ai valori dell’Unione, i leader politici si sono dovuti confrontare, volenti o nolenti, su questi problemi. Alla vigilia del voto, tutti i partiti avevano compattamente invitato gli elettori a recarsi alle urne. Il 25 settembre 2022 era stato equiparato per importanza al 18 aprile 1948 perché, come allora, si era di fronte ad una sorta di elezione del “dentro o fuori”, quella che avrebbe deciso le sorti del Paese aprendo la strada ad una nuova fase storica. Se lo consideriamo da questo punto di vista, allora si può dire, senza tema di smentita, che il grido di dolore non ha affatto impressionato gli italiani. L’appello di tutti i partiti a restituire lo scettro alla politica, dopo anni di governi tecnici o costruiti sull’ingegneria parlamentare, non ha lasciato il segno, se è vero che l’astensione ha raggiunto livelli record. Il 37% degli elettori (16,5 milioni di italiani) non si è leggi tutto

Intervista al Prof. Luciano Floridi su Cultura e Digitale

Francesco Provinciali * - 08.10.2022

Prof. Floridi ogni pubblicazione è una scommessa, trovo che la sua sia molto speciale: il titolo – “In poche battute” - riassume suoi articoli e saggi scritti tra il 2011 e il 2021, il sottotitolo “Brevi riflessioni su cultura e digitale” inquadra e propone al lettore un’ampia serie di tematiche attuali, si potrebbe definire una ‘summa’ sulla contemporaneità, uno sguardo sulle evidenze del nostro tempo. Che cos’è oggi il digitale?

 

È un cambiamento nella natura delle cose, una rivoluzione ontologica, per dirla con il lessico della filosofia. Il mondo ha assunto una dimensione ulteriore rispetto a quella analogica. È la dimensione digitale. A volte, tale dimensione ha surclassato e surrogato quella fisica. Un esempio? La musica una volta era un solco inciso su un supporto – il disco – che poteva essere graffiato. La puntina che scorreva sul vinile riproduceva il suono. Questa era la musica che la mia generazione ha conosciuto. Poi sono arrivate le cassette, supporto magnetico riscrivibile, almeno in una certa misura, attraverso operazioni di smagnetizzazione e ri-magnetizzazione, a differenza dal disco. Oggi il supporto della musica digitale è totalmente riscrivibile, manipolabile all’infinito, perché liberata dalla dimensione analogica. La musica è generata a partire da un codice binario, fatto di zero e uno. Vediamo che è cambiato il modo leggi tutto

Partiti da ridefinire

Paolo Pombeni - 05.10.2022

Nell’attesa di vedere se e come la maggioranza di destra-centro che ha vinto le elezioni riuscirà a mettere in piedi un governo all’altezza delle sfide che ci troviamo davanti, a tenere banco è, o dovrebbe essere la necessità più o meno di tutti i partiti di ridefinirsi. Nessuno, infatti, è uscito dalla prova elettorale con un accreditamento della fisionomia con cui si era presentato ai votanti.

Persino il partito con il risultato più forte, cioè FdI, può dire di essere stato oggetto di una adesione del tutto convinta a quella che era la sua fisionomia, perché appare sempre più evidente che a vincere è stata Giorgia Meloni, cioè la leader che è riuscita ad accreditarsi come personalmente in grado di guidare il paese nelle difficili contingenze che abbiamo davanti. Effettivamente lei stessa ne è consapevole, tanto che ha impostato tutta la sua azione in questa fase di transizione obbligata come guidata da prudenza, da assenza di retoriche sopra le righe, da ricerca di trovare legittimazione presso il più ampio spettro possibile di opinione pubblica. Questo però pone in questione il suo partito, che non è affatto chiaro se sia disposto a mettersi sostanzialmente su questa nuova via e sia attrezzato per farlo. Non se ne parla leggi tutto

Putin “lo Zar”. Ecco come anche i suoi critici in Occidente contribuiscono a legittimarlo

Raffaella Gherardi * - 05.10.2022

Fin dall’inizio della guerra di aggressione e invasione dell’Ucraina, Putin, in stretta alleanza col fido Patriarca ortodosso moscovita Kirill, ha saputo lanciare molto bene all’interno e all’esterno una forte campagna sull’uso di concetti e parole destinati a fare da portabandiera legittimatrice alla sua escalation di violenze di ogni genere contro un Paese sovrano. Da una parte il bando all’interno della parola “guerra”, (e chi mai per caso l’avesse malauguratamente usata in Russia ne avrebbe pagato il fio, rischiando molti anni di carcere), sostituita dall’innocuo concetto di una “operazione speciale”, volta a estirpare – secondo i “nobili” e dichiarati intenti di Putin – ogni eredità di “nazismo” dal terreno ucraino; dall’altra in positivo, su scala planetaria, una santa crociata contro l’intero “Occidente” reo, quest’ultimo, di tutti i mali passati, presenti e in fieri futuri.  Ora, senza voler entrare qui in considerazioni su come e quanto l’anti-occidentalismo dell’autocrate del Cremlino abbia trovato proseliti più o meno illustri anche all’interno di certo pacifismo putinista delle democrazie occidentali, leggi tutto

Illuminismo e antilluminismo in una politica magmatica

Tiziano Bonazzi * - 05.10.2022

Tutto si è dissolto e anche l'ultima speranza, il grande tecnocrate salvatore, ha fatto quel che poteva e lì si è arenato, senza colpa e con il grazie di tanti. Alla ricerca di una direzione si è tornati alla politica; ma la politica è ancora quel che era quando si chiamò il salvatore, un magma senza forma che una sinistra senza consistenza ideale o pratica ha messo in mano a una destra che a sua volta non si sa cosa sia, sconfitta per due terzi e tutta una giravolta nel suo partito leader. Un magma senza forma in cui l'unica speranza è che questo partito leader si comporti da partito conservatore tradizionale. Speriamo pure; ma come chiederglielo se anch'esso non sa cosa può essere?

          Eccomi qui a parlare perché sono un cittadino, ignorante come una capra, ma un cittadino ed è da questa possibilità data alle capre in una società aperta e costituzionale che si parte. La libertà di parola è il fondamento primo perché libertà di parola vuol dire libertà di pensare. Siamo d'accordo ritengo, però qui casca l'asino. Siamo in grado, tutti e ugualmente, di pensare e di pensare in modo autonomo e di pensare in modo consapevole? Ho sentito gente dire cose insulse, cose leggi tutto

Il voto del 2022 nelle "capitali regionali"

Luca Tentoni - 01.10.2022

Il voto del 25 settembre nelle "capitali regionali" (i capoluoghi di regione) ha rispettato la tradizione. Il centrosinistra è molto più forte che a livello nazionale, mentre la destra è più debole. La coalizione della Meloni è passata dal 31,2% al 33,9%, mentre quella di Letta è al 33,1% (32,9% nel 2018); seguono il M5s col 16,5% (31,1%) e Azione/Italia viva col 10,2% (non presente quattro anni fa). L'affluenza è passata dal 70,6% (72,9% nazionale) del 2018 al 64,1% (63,9% nazionale), scendendo meno che nel resto d'Italia e allineandosi quasi perfettamente al dato complessivo. Resta il fatto, però, che è stato un gioco "a perdere": la destra ha avuto 1,512 milioni di voti (74mila in meno che nel 2018), il centrosinistra 1,478 (198mila in meno), il M5s 0,737 (844mila in meno); ha guadagnato solo Calenda (455mila voti) solo perché nel 2018 alle politiche non c'era. La differenza fra risultati nelle capitali regionali e resto del Paese è notevole, come si diceva: la destra perde il 9,8%, il centrosinistra guadagna il 7%, il M5s ha un +1,1% e Azione/Italia viva è a +2,4%. A livello territoriale, nelle metropoli, i rapporti di forza fra i poli sono i seguenti: Nord-Ovest, destra 33,9%, centrosinistra 37,1%, M5s 10,5%, Az/Iv 12,5%; Nord-Est, destra 39%, centrosinistra 33,3%, M5s 8,3%, Az/Iv 8,6%; Centro "ex rosso", destra 29,5%, centrosinistra 41%, M5s 10,8%, Az/Iv 11,6%; Roma, destra 37,4%, centrosinistra 32,4%, M5s 14,1%, Az/Iv 10,8%; Sud, destra 29,8%, centrosinistra 25,1%, M5s 33,8%, Az/Iv 5,9%; Isole, destra 30%, centrosinistra 23,1%, M5s 32,1%, Az/Iv 5,9%. Fra i leggi tutto

Che cosa insegneremo della guerra

Francesco Provinciali * - 01.10.2022

“L’istruzione non è memorizzare che Hitler ha ucciso 6 milioni di ebrei.
L’istruzione è capire come è stato possibile che milioni di persone comuni fossero convinte che fosse necessario farlo.
L’istruzione è anche imparare a riconoscere i segni della storia, se si ripete.” (Noam Chomsky)

 

La storia è maestra di vita ma sovente insegna a pessimi scolari.

Tanto è vero che ne faremmo volentieri a meno, immersi come siamo in quel presentismo totalizzante che ci pervade e ci copre – scrive Marcello Veneziani- come una “cappa” sotto cui tutto si avvolge, si confonde e si dimentica: un segno dei tempi è la prevalente preoccupazione di salvare il diritto all’oblio rimuovendo con disinvoltura il dovere della memoria. Tanto è vero che da alcuni anni a questa parte la scuola la insegna sempre meno e in modo discrezionale, episodico, frammentato,  privandola di quel nesso di continuità che lega gli eventi, oppure fermandosi ad un certo punto perché quella recente è troppo densa di avvenimenti, suscettibile di interpretazioni, legata a residui ideologici sopravvissuti: il programma di studio non la contempla tutta, è quasi paradossale che la seconda metà del 900 sia come rimossa dai libri di testo o dai programmi di insegnamento. E così finiamo per vivere il presente senza essere consapevoli o informati degli eventi leggi tutto

Cosa sono le “Sindromi funzionali”, come si combattono?

Francesco Domenico Capizzi * - 01.10.2022

In ogni ambito sociale e professionale l’abitudine a ricondurre sintomi vari e mutabili ad una specifica malattia organica rischia di creare vasti coni d’ombra sulle sindromi funzionali inorganichele cui origini non risiedono in lesioni e malfunzionamenti di organi ed apparati. In queste sindromi, a differenza delle malattie (organiche), si manifestano sintomi e condizioni di malessere, anche gravi, niente affatto sostenute da cause fisiopatologiche e dunque da malattie di organi ed apparati.

Un caso esemplare: se una persona accusa difficoltà significative e reiterate durante gli atti della deglutizione (disfagia), ma se risultano nella norma, in primis, l’esame clinico, e poi, se ritenute indispensabili, le indagini endoscopiche e funzionali esofagee (manometria esofagea), si potrà escluderla dalle varianti anatomo-patologiche dell’acalasia esofagea (difetto della motilità esofagea e spasmo permanente dello sfintere esofageo inferiore) suscettibile di risoluzione chirurgica mininvasiva.

Questa persona sofferente, ma indenne dalla malattia organica andrebbe ad aggiungersi alla quota rilevante (6-10%) di popolazione con sindromi funzionali inorganiche che si rivolge al medico di Medicina generale e allo specialista, ai quali spetta il corretto inquadramento nosologico della situazione di angustia, evitando, se clinicamente opportuno, che la diagnosi si fondi soltanto leggi tutto

Una svolta o un ciclo storico?

Paolo Pombeni - 28.09.2022

Lasciamo perdere le stucchevoli analisi sul ritorno al potere dell’estrema destra dopo il fallimento di Mussolini e settant’anni di antifascismo. È roba da storici improvvisati o da banali seguaci dei riflessi di Pavlov di una cultura politica di scarsissimo spessore. Quel che è accaduto con le elezioni di domenica 25 settembre 2022 è un fenomeno noto agli storici: la reazione ad una fase di esasperazione del cambiamento nei momenti di transizione storica.

Paradossalmente Enrico Letta è riuscito ad imporre la sua visione dello scontro elettorale come un confronto fra noi e loro, noi dei “diritti” e loro della “negazione dei diritti”. Solo che non ha capito che da un lato quella esasperazione dei cosiddetti diritti era respinta da una ampia quota della popolazione già incerta sul futuro che la attende, mentre dall’altra più che di negazione dei diritti si parlava di fermarsi nella corsa al sempre più innovativo, di riscoprire il valore connettivo delle impostazioni più o meno tradizionali lasciateci da una storia pregressa. Giorgia Meloni ha colto il punto e si è affermata come leader di una svolta, riducendo il peso delle esasperazioni che stavano nel suo campo, cioè le sparate di Salvini, che a sua volta propone un mondo che non esiste, e le utopie leggi tutto

Meloni è un fenomeno da valutare seriamente

Tiziano Bonazzi * - 28.09.2022

Non mi scaldano molto i dibattiti su quanti angeli possono stare sulla punta di un ago ovvero, in termini contemporanei, se Giorgia Meloni sia fascista o meno. Una frase polemica la prima, che pare sia stata ideata fra Cinque e Seicento nella letteratura anticattolica dei protestanti inglesi, e un quesito altrettanto polemico il secondo su cui si può dipingere con tutte le tavolozze del mondo e che dice soprattutto una cosa, che l'Italia non è ancora riuscita a superare il trauma del fascismo storico. Il fascismo fu la catastrofe di un sogno di grandezza basato sull'ignoranza italiana, sia popolare che colta, della storia occidentale e della geopolitica degli anni Venti e Trenta. Lo sfracellarsi dell'arretratezza italiana. E dal momento che il dopoguerra non ha potuto ovviare che in parte a quell'arretratezza, per ragioni legate innanzi tutto alla Guerra fredda e ai suoi “impedimenta”, eccoci ancora a dibattere sul fascismo come indicano, ad esempio, i tanti documentari su Mussolini, la Marcia su Roma, l'alleanza con Hitler ecc. che riciclano le stesse immagini e gli stessi concetti ormai più tralatizi che profondi. E tutti cambiano canale non per desiderio di una migliore conoscenza, ma perché si annoiano. Finita la Guerra fredda e sia leggi tutto