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01 agosto 2020
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Argomenti

Una nuova firma sulle banconote

Gianpaolo Rossini - 14.12.2019

Dopo un presidente olandese, Duisenberg, uno francese, Trichet e l’italiano Draghi, è la francese Lagarde ad insediarsi alla testa della BCE e a porre la sua firma sulle banconote che ci troveremo tra le mani dal prossimo anno. La provenienza transalpina della Lagarde evita una moneta europea troppo made in Germany, ma rivela un peso eccessivo della Francia nel governo dell’Europa. In più il francese Trichet non diede buona prova di sé. Commise errori di politica monetaria che in buona parte causarono la crisi dei debiti sovrani in Europa nel 2010 e nel 2011 della quale stiamo ancora pagando le conseguenze. La BCE sottovalutò l’onda lunga della crisi finanziaria americana e adottò misure restrittive quando se ne richiedevano di espansive. Il risultato furono alti tassi d’interesse e un cambio insostenibile che toccò 1.6 dollari per euro facendo saltare come birilli in serie Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda. Dobbiamo però vedere il lato positivo della nuova presidenza francese perché sembra preannunciarsi in continuità con quella di Mario Draghi che ha cambiato radicalmente ruolo e peso della nostra banca centrale. Che nessuno si azzarda a definire federale ma che in effetti lo è essendosi ritagliata sin dall’inizio una fetta di sovranità che i paesi aderenti all’euro hanno leggi tutto

Il furore di vivere degli italiani in una società ansiosa

Francesco Provinciali * - 14.12.2019

Lungamente atteso – specie da coloro che il Presidente De Rita definisce “amici della cultura CENSIS” ma anche dalla politica e dalle istituzioni – è stato pubblicato il 53° Rapporto sulla società italiana, ispirato a quel cimento del continuismo analitico, descrittivo e propositivo a cui l’Istituto si è sempre attenuto dal dopoguerra ad oggi, pur in una esponenzialmente accentuata deriva di frammentazioni e discontinuità.

Il Rapporto affronta subito il tema dominante: descrivere il presente per cogliere le evidenze sociali, economiche, politiche, emotive, individuali e collettive immaginando i contorni di un futuro possibile ma ancora vuoto di contenuti rassicuranti, e definisce entrambi “incerti”: “così è per gli italiani il presente e così è il futuro percepito. Pensando al domani, il 69% dei cittadini dichiara di provare incertezza, il 17,2% pessimismo e il 13,8% ottimismo, con i pesi relativi di questi ultimi due stati d’animo quasi equivalenti, che finiscono per neutralizzarsi”.

“Oggi il 69% degli italiani è convinto che la mobilità sociale è bloccata; il 63,3% degli operai crede che in futuro resterà fermo nell’attuale condizione socio-economica, perché è difficile salire nella scala sociale; il 63,9% degli imprenditori e dei liberi professionisti teme invece la scivolata in basso. Inoltre, il 38,2% degli italiani è convinto che nel futuro i figli o i nipoti staranno peggio di loro, leggi tutto

Indigenza, malattia, attesa di vita

Francesco Domenico Capizzi * - 14.12.2019

A parte gli annunci demagogici, povertà e malattia restano tuttora un binomio inscindibile alla cui base vengono erroneamente posti tre elementi: la fatalità, la sventura e la devianza. Vale citare a proposito M. Vovelle in La mentalità rivoluzionaria (Laterza,1981), ed Ernesto Rossi in Abolire la miseria (Laterza, 1945), i quali sostengono che per difendere la salute bisogna combattere la povertà: “la miseria è una malattia infettiva... chi ne è colpito demoralizza tutti coloro con cui si trovano ad essere in contatto”, “l’uguaglianza formale davanti alla legge resta distinta dall’uguaglianza delle prospettive di vita”,

          In sostanza, il tocco regale (M. Bloch, I Re taumaturghi, Einaudi,1989) deve essere sostituito da riforme della società di cui devono farsi carico Politica, Istituzioni, Corpi intermedi e la stessa Medicina espressa dal Corpus medicus e dai Sistemi sanitari che il Comitato per l’abolizione di mendicità e malattie nel 1793 voleva abolire perché di stampo paternalistico ed autoritario nella convinzione che le malattie derivino direttamente dalla indigenza e pertanto destinate a sparire con l’avvento imminente di libertà, ugua­glianza e fraternitàDue anni dopo il Direttorio abrogherà la improvvida norma liquidatoria per permettere a tanti un ricovero e di trovare un giaciglio ed un po’ di cibo. La Medicina sopravviverà nelle leggi tutto

L'Italia del 12 dicembre

Luca Tentoni - 11.12.2019

Il secondo dopoguerra, l'epoca della ricostruzione e del miracolo economico, della Repubblica e del ritorno alla democrazia, nasce con la Liberazione e forse comincia a morire, il 12 dicembre 1969, con le bombe di Milano e Roma. L'Italia che si avvia alla fine di un decennio insieme straordinario e tormentato, che ha visto gli equilibri politici permettere la nascita del centrosinistra (e poi vederlo sfiorire, già dopo i giorni del "rumore di sciabole") e che sta per produrre i frutti di una straordinaria stagione riformatrice (le leggi su referendum, divorzio, statuto dei lavoratori, attuazione regionale che arriveranno nel 1970) è, in quei giorni che si avvicinano all'ultimo Natale degli anni Sessanta, incerta e inquieta. Come ricorda Paolo Morando nel suo "Prima di piazza Fontana" (Laterza, 2019), il 25 aprile era esplosa una bomba nello stand della Fiat alla Fiera campionaria di Milano. In quell'anno si erano verificate decine di attentati non cruenti, in uno stillicidio che non lasciava presagire nulla di positivo, ma che nell'opinione pubblica non sembrava neppure preludere alla strage del 12 dicembre. Eppure, appena sei giorni prima, il giornale inglese "The Guardian" aveva ipotizzato il realizzarsi di una "soluzione greca" in Italia (ad Atene si era insediato, con un colpo di Stato, leggi tutto

Un’incognita: la seconda guerra fredda

Michele Amicucci * - 11.12.2019

Una nuova cesura politica, culturale e profondamente valoriale divide il mondo oggi, a trent’anni dalla fine della Guerra Fredda. La “seconda guerra fredda”, sebbene non abbia una data definita di inizio, si costruisce sui fallimenti della globalizzazione, in uno spazio multipolare in cui alle democrazie dell’Occidente si contrappongono dittature ed autarchie, le quali conducono il loro attacco attraverso ingerenze politiche ed armi nucleari, economiche, cibernetiche. Sono anzitutto la Russia di Putin e la Cina di Xi Jinping le principali protagoniste dell’offensiva all’Occidente, ed all’Europa in particolare quale epicentro del nuovo scontro globale. Perseguendo interessi politici ed economici nel Vecchio Continente, l’intento di Mosca e Pechino è quello di relativizzare l’Occidente in quanto realtà geopolitica e struttura di riferimento politico-ideologico, indebolendo UE e NATO, rescindendo il legame euroatlantico, invero già precario di per sé sotto l’amministrazione Trump, accedendo dunque a porzioni rilevanti in termini di spazi strategici, ricchezza e leadership nell’innovazione digitale.  

Il revival imperiale di Putin, con gli interventi militari russi in Georgia e Crimea, l’attivismo cinese nella realizzazione di una “Nuova via della seta”, un progetto infrastrutturale in grado di legare commercialmente l’intera Eurasia, così come la minaccia atomica posta dall’Iran, quella nucleare della Corea del Nord, leggi tutto

Odissea giallorosa

Luca Tentoni - 07.12.2019

Nato per dare al Paese e agli osservatori internazionali l'immagine di una discontinuità col precedente Esecutivo, in nome dei conti pubblici in ordine, di una linea non più euroscettica e di una volontà di stabilità (con l'obiettivo di durare fino al 2022), depotenziando frattanto la Lega di Salvini, il secondo governo Conte ha mostrato presto i suoi limiti. Il Carroccio sta tornando sui livelli di consenso delle europee del 26 maggio scorso; sul Mes l'Italia torna a stare con un piede in Europa e uno fuori; il governo traballa, dando l'impressione di non avere più di uno o due mesi di percorso prima delle dimissioni. In pratica, a parte bloccare l'aumento dell'Iva, non è stato fatto altro di significativo. Persino la diminuzione del numero dei parlamentari, voluta con forza dal M5s, è stata approvata con i voti di un riluttante Pd ma ora potrebbe essere rinviata al 2025 (cioè, per i tempi della politica, alle calende greche) in caso di repentino scioglimento delle Camere. L'ipotesi di un accorpamento fra le nuove elezioni nazionali e le regionali (previste nel periodo fra la metà di aprile e la metà di giugno) non è più remota. Per farci votare il 18 aprile (data fatidica, peraltro, perché ricorda la vittoria della leggi tutto

Cultura e lingua per Putin sono strumenti di egemonia

Francesco Cannatà * - 07.12.2019

Uno dei concetti fondamentali utilizzati dalla dirigenza russa per ricostruire il ruolo del proprio paese come polo culturale mondiale e quello Stato come potenza politica, è l’idea del Russkij Mir. Il Mondo Russo, secondo quanto affermato nell’ottobre 2018 da Vladimir Putin al VI Congresso panrusso dei connazionali viventi all’estero, raccoglie e unifica tutti coloro che “hanno o sentono legami spirituali con la nostra Russia, si sentono portatori della sua lingua, la sua cultura e storia”. E, indubbiamente la lingua russa ha svolto a lungo il ruolo di lingua koinè, strumento di socializzazione civile nello spazio eurasiatico. Ora però questo asse portante del soft power del Cremlino sta perdendo colpi. E questo nonostante tutti gli sforzi finanziari compiuti dalle attuali élite del paese. Allo scopo di favorire la sua diffusione, Mosca dispone di tre grandi strutture: il Rossotrudnichestvo che con un budget annuale di 480 milioni di rubli finanzia 66 corsi nei centri culturali e scientifici russi presenti in 58 paesi; la fondazione Russkij Mir, 500 milioni di rubli all’anno, 102 centri in altrettanti paesi; infine il ministero dell’Istruzione che entro il 2019 dovrebbe creare una dozzina di nuovi centri per lo studio della lingua. I centri saranno aperti secondo un piano previsto dal governo che a questo scopo leggi tutto

Troppe armi e troppa droga tra i giovani

Francesco Provinciali * - 07.12.2019

La cronaca ci riferisce con crescente frequenza di episodi di violenza agìta da giovani e giovanissimi con l’uso di armi. Emblematico il caso scioccante di Luca Sacchi, il ragazzo romano giustiziato da coetanei durante un agguato con un colpo di pistola alla nuca, in un contesto con molti coni d’ombra che gli inquirenti e la magistratura stanno meticolosamente ricostruendo.

Sullo sfondo uno scenario squallido e violento: fare soldi con lo spaccio, vite perdute e vite soppresse, un contesto di criminalità che pensa di rimanere impunita.

Ci sono troppe armi che girano con facilità tra gli adulti ma il fenomeno si va diffondendo anche tra gli adolescenti e sovente tra i minori.

Inoltre il connubio armi-droga è tanto devastante quanto pervasivo, c’è un nesso di causa effetto sull’azione violenta ma anche un rapporto di interesse economico che unisce i due fenomeni.

Quali strategie sono necessarie per arrestare questo coinvolgimento?

Dalla più grande democrazia occidentale ai Paesi delle guerre la risposta è una sola: investire nella scuola, nell’istruzione, nell’educazione. Insegnare l'amore per gli altri esseri umani, per gli animali, per il creato. Perseguire le vie della pace, della tolleranza, della legalità. leggi tutto

Divisi e senza meta

Paolo Pombeni - 04.12.2019

Come è uscita la maggioranza dalla corrida parlamentare sul Meccanismo Europeo di Stabilità? Come era da aspettarsi: divisa, senza una leadership riconosciuta, ma soprattutto senza una meta verso cui tendere sia pure muovendo lungo itinerari diversi. Del resto non c’era solo il MES come argomento di contrapposizione: la questione della prescrizione è un’altra non piccola pietra d’inciampo.

È poco utile ritornare su una valutazione appropriata del MES, che non è ovviamente un testo sacro, ma non è neppure quel meccanismo infernale immaginato per stritolare i risparmiatori italiani come vorrebbero far credere Salvini e Meloni. I temi da affrontare sono altri. Senz’altro quello, abbondantemente dibattuto sulla stampa e alla TV, di un provvedimento che è stato progettato quando al governo c’erano quelli che adesso gli sparano contro e che allora evidentemente si occupavano d’altro. Tuttavia va anche detto che gli stessi attuali sostenitori dell’impresa, a cominciare da Conte, non si può dire non abbiano avuto delle distrazioni nel lasciar passare qualche normativa ambigua.

Il fatto è che quando si negozia da posizioni di debolezza è difficile far ascoltare la propria voce: e quando il Conte 1 sedeva ai tavoli europei in cui si ragionava del “salva-stati”, i nostri rappresentanti non erano guardati con particolare considerazione positiva. leggi tutto

Contratto sociale, salute, bene comune

Francesco Domenico Capizzi * - 04.12.2019

   Con la scelta tecnico-organicistica la Medicina ha maturato una concezione oggettiva della malattia legata alla natura della persona e a suoi misteriosi fattori genetici da scandagliare come il sottosuolo, il mare e lo spazio con metodiche che appartengono a ge­ologi, fisici, astronomi ed astronauti. Uno scientismo a tutto tondo che mette in ombra gli stretti legami fra malattie, culture ed organizzazioni sociali. Disconoscerli equivale a scindere le connessioni esistenti fra aereo, forza gravitazionale, la prima avventura transoceanica e Lindberg; triangolo, dimensione spaziale, metodo pitagorico e il suo fondatore siracusano; pianoforte, pensiero musicale romantico, vita e opera di Chopin…

  Su questa via acritica l’azione medica viene sospesa nel tempo e nello spazio fra tecnologie e tecniche in continua evoluzione, trasformata in strumento che supera lo scopo, esonerata dalla sua missione ippocratica come le disponibilità del cavallo, della carroz­za, dell’automobile e in genere dei mezzi di locomozione esonerano dal camminare e sostanzialmente ne superano la stessa esigenza.

 Queste le fondamentali ragioni dell’ingravescente crisi di un arco storico sorto nel periodo positivista, al quale è legata sal­damente la Medicina, da cui proviene il suo moderno apparato dottrinario che tende a ridurre la malattia a lesione anatomica di quel punto esatto dell’organismo, leggi tutto