Ultimo Aggiornamento:
20 aprile 2024
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Argomenti

Coalizioni, alleanze, ammucchiate

Paolo Pombeni - 20.03.2024

Quel che è accaduto nel cosiddetto campo largo riguardo alle elezioni regionali in Basilicata fa sorgere seri dubbi sulla qualità politica di chi si muove in quell’area. Le battute sulla rincorsa al candidato cosiddetto civico si sono sprecate e non c’è da meravigliarsene. Per compiacere alle furberie di Giuseppe Conte e sodali non si è tenuto conto dell’elementare verità che per vincere una sfida elettorale contro un candidato alla riconferma che è accreditato sia di aver governato senza demeriti sia di avere un buon posizionamento personale (è un ex generale della Guardia di Finanza) ci voleva un competitore all’altezza. E qui è davvero cascato l’asino.

Innanzitutto si è visto che un politico con una storia personale di un certo peso come l’ex ministro Speranza si è prontamente tirato indietro: si dice perché non voleva lasciare il palcoscenico nazionale, ma sospettiamo che più sensatamente si sia chiesto se il gioco valeva la candela comportando un doppio rischio: se perdente di ricevere un colpo alla sua immagine, se vincente di doversi occupare di rilanciare secondo aspettative spericolate una macchina piena di limiti come è una amministrazione regionale, specie al Sud.

Allora è iniziato il giochetto miserevole della ricerca dei civici. Prima un uomo espressione di un sistema assistenziale-cooperativo che si dice leggi tutto

Bandiera bianca e bandiera rossa

Francesco Provinciali - 16.03.2024

Quando un Papa si esprime le sue parole hanno un peso specifico incomparabile. Per i cattolici aderire al suo pensiero è un atto di adesione spontanea. Anche se diventa obbedienza dovuta quando parla ex cathedra su materie di fede, in quanto interprete della parola di Dio. Mentre un giudizio politico dato dal Papa è pur sempre criticabile senza venire meno al rispetto dovuto al suo ufficio e questo mitiga un eventuale disallineamento rispetto alla sua visione delle cose.

Per i laici o per chi professa altre religioni conta la Sua statura morale, il suo essere il più autorevole e ascoltato riferimento ideale a livello planetario. Dialogando con il giornalista della Radio Televisione Svizzera – RSI, Lorenzo Buccella, Papa Francesco si è soffermato sulle guerre che tormentano l’umanità: non le ha mai dimenticate, ha sempre pregato per tutti coloro che ne sono stati coinvolti, dolorosamente, ha lanciato incessanti appelli per la pace, inascoltato. L’indifferenza, il relativismo etico, la mistificazione dei fatti sono una costante del nostro tempo che si accompagnano all’uso della violenza in tutte le sue orribili rappresentazioni fisiche e simboliche. E’ un dato di fatto con cui dobbiamo misurarci. Tuttavia in questa occasione alcune espressioni usate dal Santo Padre hanno provocato code polemiche leggi tutto

Un paese spaccato in due

Paolo Pombeni - 13.03.2024

Per quanto sia sempre opportuno invitare a non trasformare ogni elezione amministrativa in un giudizio apocalittico, non c’è dubbio che da esse si possano e si debbano trarre insegnamenti. Ci permettiamo di dire che il primo e più importante è che siamo un paese più o meno spaccato in due: ma non fra destra-centro e i suoi avversari che non si sa più come chiamare, ma fra una metà che partecipa al voto ed una che lo diserta. Anche in Abruzzo ha votato il 52,2% degli aventi diritto, nonostante una campagna che aveva spinto alla mobilitazione e che era stata drammatizzata non solo a livello locale, ma anche a livello nazionale. Non è banale: di solito quando gli elettori si sentono investiti di un ruolo di rappresentanza per il futuro del sistema nel suo complesso si sentono più motivati a partecipare, anche come orgoglio per la considerazione di cui godono fuori dei loro confini.

Questo non è accaduto e non è bene far finta di nulla. Crolla sempre più la leggenda che gli astenuti siano truppe massicce di una delle parti in causa, moltitudini che si possono ri-mobilitare vincendo la loro presunta delusione per quei partiti.È piuttosto da considerare che, a parte i vari limiti leggi tutto

Verso le europee tra molte insidie e poche certezze

Francesco Provinciali - 09.03.2024

Il 2024 sarà probabilmente un anno decisivo nel processo di configurazione di un nuovo ordine mondiale. Il primo appuntamento – tra due settimane – sancirà per la quinta volta la leadership incontrastata di Vladimir Putin: l’ultimo ostacolo interno che poteva essere rappresentato dall’oppositore Alexei Navalny è stato rimosso secondo i metodi spicci di Putin. La vedova Navalnaya, parlando al Parlamento europeo ha chiaramente ribadito il profilo di autarchia assoluta del Cremlino e la caratterizzazione definita “criminale e mafiosa” dello Zar. Siamo di fronte – dopo le tragedie delle dittature del XX secolo – ad un regime altrettanto autoritario e privo di remore morali: la devastazione dell’Ucraina iniziata due anni fa sembra arrivata ad un punto di non ritorno. Nel discorso annuale sullo stato della nazione – durato oltre due ore – Putin ha adombrato ancora una volta il ricorso all’uso di armi nucleari qualora l’Occidente e la Nato – come ipotizzato da Macron – inviassero truppe ed armi pesanti nel territorio Ucraino. Un discorso duro e sferzante che va letto anche come programma legato alla campagna elettorale e accreditamento personale: una competizione peraltro senza rivali, ricordiamo la fine di Evgenij Prigožin, quella spietata di Navalny che è l’ultimo anello di una lunga catena di eliminazione fisica degli oppositori. Si leggi tutto

Ballando sull’orlo del vulcano?

Paolo Pombeni - 06.03.2024

Non è certo una osservazione originale ricordare che in Italia si fa della polemica spicciola e miope mentre il mondo affronta una tensione quale da tempo non si vedeva: lo vanno ripetendo tutti gli osservatori più qualificati. Non sembra però che questo faccia desistere i nostri politici, ma anche una parte degli opinionisti che muovono i sentimenti delle minoranze ideologizzate dal rincorrere i soliti ritornelli che ripropongono più o meno le liturgie dei passati scontri fra destra e sinistra.

La gravità della crisi in corso ha molti aspetti e non si limita solo al divampare di due guerre pur terribili come quelle che si svolgono in Ucraina e in Palestina. Di guerre che una volta venivano definite “regionali” ne abbiamo viste molte (e altre sono in corso pur nel disinteresse del mondo), ma in quei due casi c’è qualcosa di molto diverso. Non solo la Russia di Putin ha violato la regola del rispetto dei confini internazionali avviando l’invasione di uno stato confinante e lavorando alacremente per infliggergli una enorme mole di distruzioni con uccisioni di civili inermi (di passaggio: ma per questo abbiamo visto molto poche manifestazioni …). Si vede con estrema chiarezza che il nuovo zar moscovita cerca una vittoria leggi tutto

Il voto in Abruzzo

Luca Tentoni - 02.03.2024

Il 10 marzo si voterà per eleggere il presidente della giunta regionale abruzzese e per il rinnovo del Consiglio. Stavolta ci saranno due candidati, uno di maggioranza (l'uscente Marco Marsilio, di Fratelli d'Italia) e uno di opposizione (il civico Luciano D'Amico, cattedratico sostenuto da centrosinistra ampio e M5s). Come la Sardegna, anche l'Abruzzo è una regione nella quale nessuno schieramento vince per due volte di seguito: un precedente che potrebbe incoraggiare il centrosinistra, sebbene la partita sia del tutto aperta. La recente storia elettorale della regione lo conferma. Alle regionali del 2019 la destra ottenne il 49,2% contro il 49% di centrosinistra e M5s (allora divisi); alle europee dello stesso anno, caratterizzate dall'exploit della Lega, le destre salirono al 52,4% contro il 46,3% dell'attuale schieramento di supporto a D'Amico; il divario di sei punti si richiuse però alle politiche 2022, quando centrosinistra, terzo polo e M5s conseguirono il 48,6% dei voti di lista, contro il 47,7% della destra a trazione meloniana. La struttura della competizione, nel campo progressista, sembra ben definita. Il M5s oscilla fra il 19,7% delle regionali '19, il 22,4% delle europee '19 e il 18,4% delle politiche '22 (chissà se, come in Sardegna, anche in Abruzzo i pentastellati perderanno parecchi voti di lista, come d'uso alle amministrative); il Pd, comprese le liste del presidente, leggi tutto

Influencer: illusioni, chiacchiere e distintivi

Francesco Provinciali - 02.03.2024

“Io penso che la cultura contemporanea dovrebbe recuperare la cultura greca nella accezione del limite. Dovremmo essere davvero più limitati. Dovremmo davvero non guardare verso la meta nelle forme del progresso che poi non è progresso come semplice sviluppo. Non dovremmo esagerare nelle nostre manifestazioni dovremmo mantenere la misura”. Uso queste parole di Umberto Galimberti che mi ha fatto dono di un’intervista indimenticabile, per introdurre il tema legato alla figura dell’influencer, come mi è stato chiesto. Perché ciò che esprime Galimberti – il suo postulare la riscoperta del limite e il valore della misura- è quanto di più sideralmente lontano da ciò a cui l’influencer si ispira.  Stiamo passando il lento transito dal relativismo etico al negazionismo e – insieme a questo passaggio- affianchiamo la dematerializzazione della vita, il distacco dalla condizione di natura, la sostenibilità generazionale e di contesto: tutto questo può essere riassunto nella sovrapposizione del virtuale rispetto al reale.

L’esistenza diventa l’alcova delle mistificazioni, un contenitore immaginifico di illusioni dove la ricerca della felicità crea spazi impensati per questa pedagogia sociale predicata dagli influencer, una professione che nasce dal nulla e il nulla produce: solo affabulazioni, promesse, istruzioni per l’uso, miraggi, modelli personologici costruiti artificialmente, dietro cui si celano interessi commerciali enormi leggi tutto

La crisi della politica politicante

Paolo Pombeni - 28.02.2024

Analizzare il risultato elettorale della Sardegna si presta, come al solito, ad una grande varietà di letture possibili. Certo alla politica politicante interessa, a seconda delle posizioni, celebrare la vittoria, non importa con quali margini, o minimizzare la sconfitta allontanando da sé le responsabilità per il risultato. Noi non facciamo parte di quella confraternita e dunque cerchiamo di leggere i dati con un certo distacco.

La prima cosa da notare è che una metà circa degli elettori non si è recata alle urne, neppure trattandosi del voto per il governo di una regione a statuto speciale (dunque con molto da distribuire a da gestire), e neppure se si è fatto di tutto per trasformare quelle elezioni in un grande confronto para ideologico. Alla politica politicante questo interessa poco (tanto l’astensionismo non viene contato), ma per chi ha a cuore il destino della partecipazione democratica è un dato preoccupante.

Detto questo, la seconda cosa da notare è che i partiti devono stare molto attenti nello scegliere i candidati. Giorgia Meloni ha clamorosamente sbagliato nel puntare sul sindaco di Cagliari Paolo Truzzu che è andato male nella stessa città che amministrava (ed era cosa nota, bastava leggere le classifiche sui sindaci del Sole-24 Ore). Va bene che il leggi tutto

L'autonomia scolastica come moltiplicatore di burocrazia

Francesco Provinciali - 24.02.2024

Girava un tempo tra gli insegnanti una battuta: tra il dipendere dal Provveditorato o dal Ministero quasi tutti sceglievano la seconda ipotesi per il semplice fatto che il Ministero si trovava fisicamente più lontano: meno fiato sul collo e maggiore autonomia didattica consentivano ai docenti di esprimere il meglio di sé, in classe, con i propri alunni. Retoricamente in quegli anni si parlava di “missione educativa”: sarà stata un’affermazione enfatica ma quella generazione di maestri e professori (ne avevo due in casa, mio padre e mia madre) contribuì all’alfabetizzazione del Paese e da quella scuola uscirono teste pensanti, apprendimenti solidi e competenze spendibili nella vita professionale. C’era da allora - c’è da sempre- un rapporto confliggente tra burocrazia e insegnamento, tra circolari e lavoro con i propri alunni. Di circolari ne arrivavano a iosa, c’era l’ordine e poi il contrordine: con buon senso Direttori Didattici e Presidi filtravano il necessario dal superfluo e ridondante. Ricordo che nel 1976 pubblicai su Scuola Italiana Moderna un articolo intitolato “Programmare è semplificare”: ricevetti una telefonata di complimenti dal Direttore della Rivista, che mi disse che avevo visto giusto e mi propose di entrare in redazione. Non lo feci e preferii cimentarmi nella strada che poi ho leggi tutto

Qualcosa cambia nella politica italiana?

Paolo Pombeni - 21.02.2024

Sebbene valga il vecchio detto che una rondine non fa primavera, quando ne arrivano due qualche piccola speranza viene. La prima rondine è stato l’accordo Schlein-Meloni sulla mozione parlamentare per il cessate il fuoco a Gaza. Per quanto sia stato contorto, ha segnato il superamento del “non ci si parla” come vorrebbe un certo radicalismo dell’una e dell’altra parte. La seconda sarà la manifestazione unitaria in memoria di Navalny fatto morire, non si sa ancora come, nella detenzione siberiana. Interverranno partiti e sindacati, anche quelli che ci sono, ma senza esporsi (Lega e M5S mandano le terze file), comunque nessuno ha potuto tirarsi indietro.

Non ci sentiremmo di dire che è tramontata l’era del radicalismo a prescindere, perché per quello occorreranno tempi non brevi: c’è da vincere la resistenza di un bel po’ di personaggi che nell’età del radicalismo hanno fatto il nido (con vantaggi non piccoli) e non sarà facile. Però, se ci riflettiamo, qualche ragione per avere un poco di speranza possiamo trovarla.

Quella parodia del giacobinismo che abbiamo conosciuto dalla vittoria di Berlusconi in avanti, a cui ha corrisposto una fiammata neo reazionaria che ci saremmo volentieri risparmiati, è stata possibile perché si era pensato che il mondo tutto sommato leggi tutto