Ultimo Aggiornamento:
20 novembre 2019
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Argomenti

In ordine sparso

Paolo Pombeni - 06.11.2019

Dice l’on. Marattin, esperto economico di Renzi, di non capire tutto questo stupore per la intensa discussione sui provvedimenti da inserire nella manovra di bilancio: non è stato forse sempre così? A questa domanda, non sappiamo quanto ingenua, si possono dare due risposte banali, ma che non vanno nella direzione che l’esperto economico dei renziani sembra suggerire.

La prima è che effettivamente è da un pezzo che le leggi di bilancio si scrivono a colpi di sgambetti, interventi a favore di questa o quella lobby, inseguimento di questa o quella tendenza del dibattito sui media, peccato che i risultati che si sono accumulati manovra dopo manovra siano stati piuttosto deludenti, per non dire di peggio.

La seconda risposta è che c’è un tempo per ogni cosa e non tutti i tempi sono eguali. Quando le cose vanno bene, quando la maggioranza di governo è solida e ben guidata, le componenti della coalizione possono anche premettersi qualche scarto a lato, giusto per esibire con evidenza la propria presenza. Non ci sembra però che adesso il contorno sia quello appena descritto, sicché quando l’opposizione sembra avere buone chance di buttar giù il governo, i membri della coalizione al potere dovrebbero capire che hanno tutto l’interesse a serrare leggi tutto

Con l’aria che tira

Stefano Zan * - 06.11.2019

Con l’aria che tira perché i risultati elettorali delle prossime elezioni in Emilia-Romagna dovrebbero essere diversi da quelli ottenuti dai partiti nelle elezioni europee nella stessa regione? Ricordiamo che in quella occasione il Centro Destra ha preso il 44,2%; i 5 Stelle il 12,89; il PD il 31,24; i partiti minori, che potrebbero in teoria allearsi con il PD, l’8,56. Ai nastri di partenza il Centro Destra si presenta quindi con un 44,2% mentre il fronte anti sovranista parte da un 39,61%.

Cosa è successo in questi mesi e cosa succederà nei prossimi tre mesi che potrebbe far cambiare voto agli elettori emiliani e, soprattutto, in quale direzione? Tre sono i fattori intervenienti più rilevanti: le dinamiche nazionali, il ruolo dei 5Stelle, la campagna elettorale.

A livello nazionale, come è noto, c’è stato il cambio di governo con l’uscita della Lega e l’entrata del PD e di Leu. La Lega non solo non sembra aver pagato per la sua improvvida manovra ma dopo un lievissimo calo ha ripreso a guadagnare consensi, almeno stando ai sondaggi. Nel frattempo però cresce anche il partito della Meloni. È a tutti evidente, checché sostenga Bonaccini, che la partita è una partita nazionale, pro o contro il governo, e l’aria che tira favorisce certamente l’opposizione leggi tutto

Nostalgia di Alda Merini

Francesco Provinciali * - 06.11.2019

Sono trascorsi dieci anni dalla scomparsa di Alda Merini (1 novembre 2009), anima bella e sofferente, ricca di umanità e passioni (“poeti si nasce, non si diventa”): le siamo tutti debitori di sentimenti ed emozioni che la sua esperienza umana e letteraria ci hanno lasciato in dono come scintille di luce in uno scrigno prezioso.

Spinto dalla curiosità di conoscere alcuni testimoni del nostro tempo (e scoprendo – frequentandoli - che il loro essere grandi coincide spesso con una naturale vocazione alla semplicità, essendo capaci di lasciarsi attraversare dai marosi della vita conservando l’innocenza del cuore, la lucidità della ragione, le rare virtù della dignità e del pudore) ebbi la fortuna di incontrarla nella sua casa dei Navigli a Milano e di realizzare l’ultima intervista della sua vita. Un dono incommensurabile, per la straordinaria personalità della donna e dell’artista. L’avevo contattata con titubanza, mi ero presentato come “persona desiderosa di conoscerla”: mi aveva sorpreso il suo assenso a ricevermi. Suonando due giorni dopo alla sua porta di casa ebbi il timore di un suo ripensamento: sull’uscio era incollato un perentorio avviso: “non si ricevono giornalisti per interviste”. Ma poco dopo sentii la sua voce: “Entri pure, le ho lasciato la porta aperta”. Era a leggi tutto

Il ruolo di Fratelli d’Italia nel nuovo destra-centro

Luca Tentoni - 02.11.2019

Lentamente, ma inesorabilmente, il partito di Giorgia Meloni si fa strada nel Paese, conquistando il secondo posto all’interno del centrodestra (non solo nei sondaggi, ma anche alle elezioni regionali, come in Umbria). È un percorso, quello di Fratelli d’Italia, al quale non è mai stata rivolta grande attenzione perché i successi della Lega e la crisi di Forza Italia hanno occupato le pagine dei giornali dedicate all’ex Cdl. Eppure, quello che nel 2013 era un partitino postmissino destinato a venire assorbito dalla Lega o a restare marginale in quel che rimaneva del centrodestra, si è fatto strada. La Meloni ha ragione quando rivendica che FdI è l’unico partito a non aver governato dal 2012 in poi: non ha sostenuto Monti (appoggiato da Pd e Pdl-Fi), né Letta, né Renzi, né il Conte-uno (Lega-M5s) e neppure il Conte-due (Pd-M5s-Leu). Stare all’opposizione in tempi di crisi e di difficile governabilità conta e rende, in termini elettorali. Se poi consideriamo che – dopo l’uscita dalla maggioranza gialloverde – la Lega sembra rimasta sulle posizioni delle europee, mentre FI ha continuato a perdere voti e FdI ne ha guadagnati altri (in Umbria) il quadro è completo. Già nel 2018, ma ancor più alle europee 2019 e nel ciclo delle elezioni nelle regioni ordinarie iniziato lo leggi tutto

La Colombia e le FARC: un eterno ritorno

Alessandro Micocci * - 02.11.2019

Il 29 agosto 2019, con un messaggio inviato da una località segreta, l’ex vicesegretario delle FARC, Iván Márquez, ha ufficializzato il ritorno alle armi di una parte delle FARC, interrompendo di fatto il processo di pace ottenuto dall’ex presidente Juan Manuel Santos nel settembre 2015. La ripresa delle armi di una parte delle FARC-EP comporta un rinnovarsi delle violenze ai danni della popolazione civile nelle zone interessate dal ritorno dei guerriglieri, oltre al pericolo di una delegittimazione del processo di pace, in quanto l’ex numero due delle FARC aveva partecipato attivamente alle trattative di pace a La Avana.

La ripresa delle ostilità tra FARC dissidenti e governo ha dunque scatenato una serie di dibattiti sulle cause che hanno provocato la mancata osservanza del trattato di pace: le ipotesi sulle motivazioni di questo ritorno alle armi degli ex guerriglieri possono essere riassunte in due posizioni.

La prima ritiene che il trattato di pace, o Acuerdo General, contenga intrinsecamente un orientamento retorico di ricerca del consenso della società colombiana, ossia di un impianto dialettico orientato maggiormente verso un consenso emotivo piuttosto che verso una chiara e definitiva risoluzione dei conflitti politici fra Stato e FARC-EP. leggi tutto

Se Singapore si compra il porto di Genova

Francesco Provinciali * - 02.11.2019

Come riportato recentemente dal Corriere della Sera il Governo di Singapore fa le cose sul serio in quanto a politica espansiva nella gestione dei sistemi portuali italiani. Nella fattispecie - e sottolinea il Corriere senza che il Governo italiano, in primis Palazzo Chigi,  abbia sollevato una questione di “golden share” (cioè di controllo degli investimenti stranieri su asset strategici per il nostro Paese) -  la fusione di PSA Genova Pra’ (con sede e direzione generale a Singapore) e SECH con sede a Genova ha creato in quel di Genova un colosso in grado di contendere il mercato del trasporto via mare e delle strategie portuali a MSC e alla cinese COSCO. Mentre PSA è già un colosso mondiale al suo confronto SECH è realtà piccola e locale: l’operazione consiste quindi nell’inglobare SECH in PSA.

Tradotto in soldoni ciò significa che il gigante PSA avrà la quota azionaria di maggioranza per la governance dei due terminal containers del Porto di Genova, il SECH (terminal contenitori di Genova spa che gestisce la Calata Sanità) e il PSA di Pra’, ormai diventato il più importante terminal import-export italiano.

Si aggiunga l’alleanza cinese con la Maersk (il primo gruppo armatoriale per il trasporto dei container al mondo) nel leggi tutto

I nodi al pettine

Paolo Pombeni - 30.10.2019

Discutere se il voto in Umbria abbia o no valenza nazionale è una disputa accademica: non dipende da quel voto in sé, ma da quanto ne scaturirà. Il problema è la tenuta del quadro politico che si è tentato di costruire dopo il dissolversi dell’alleanza gialloverde: se questo riesce a ritrovare le ragioni del nuovo assetto e si consolida il voto umbro verrà considerato un segnale di pericolo a cui è eseguita una pronta reazione; se quel quadro va a pezzi lo si considererà il primo passo verso un nuovo assetto stabile della politica italiana.

Al di là di quel che viene detto a favore di telecamere e taccuini dei cronisti, più o meno tutti sono consapevoli di questa banale verità. Il dibattito che si svolge fuori della luce dei riflettori riguarda infatti il tema di come si deve andare avanti “dopo” quel che ha rilevato il voto regionale del 27 ottobre. Ne discutono tanto i perdenti, cioè M5S e per converso il PD, quanto i vincitori, cioè in primis Salvini, ma anche Berlusconi e la Meloni.

La debacle a Cinque Stelle che si è registrata mostra, se si vuole guardare le cose con un certo realismo, la crisi profonda in cui versa un agglomerato di leggi tutto

Il tempo del Capitano

Michele Marchi - 30.10.2019

Dopo il Cavaliere e il Professore, è giunto il tempo del Capitano. E a coniare questa definizione di Matteo Salvini è stato un lustro fa il suo attuale guru della comunicazione, all’anagrafe Luca Morisi, inventore e deus ex machina della cosiddetta Bestia (the Beast era la macchina della comunicazione informatica della prima campagna presidenziale di Obama). Veronese, 45 anni, laurea e dottorato in filosofia, dieci anni di cattedra nell’ateneo scaligero, poi l’impresa ma soprattutto la politica. Leghista della prima ora, incontra Salvini nel 2012 e non lo lascia più. E anzi lo porta a sfondare il tetto dei tre milioni di amicizie su Facebook (tutti gli altri leader di primo piano oscillano tra i 2 milioni di Di Maio e i 900 mila di Meloni) e di oltre un milione di follower sia su Twitter, che su Instagram.  Salvini, grazie al lavoro del suo consulente di comunicazione e al suo team (circa dieci persone) che lavora costantemente sull’identità virtuale del leader leghista, è il vero campione della nuova comunicazione politica italiana e non solo (basti pensare che doppia in termini di like e follower Marine Le Pen).  

Ebbene su tutto ciò e sulle principali ricadute politiche si è soffermata la giornalista forlivese Margherita Barbieri, proponendo un interessante studio leggi tutto

Il respiro della politica

Stefano Zan * - 30.10.2019

I processi politici, così come quelli sociali e personali, hanno bisogno di tempo, di respiro, per svilupparsi e consolidarsi. Il tempo è una variabile fondamentale che la nostra società della comunicazione, del web, dei social, sembra aver dimenticato: tutto deve accadere, essere giudicato, evolvere in tempo reale. Ma così non è. Per quanto la nostra sia, rispetto al passato, una società accelerata molte cose richiedono ancora tempo, anche quando noi non vogliamo concederlo.

Fino a poche settimane fa tutti erano convinti che avremmo avuto una finanziaria lacrime e sangue. Così non è. Abbiamo una finanziaria onesta-modesta che era l’unica che si poteva fare in poco tempo e con i fichi secchi dei vincoli esistenti: Europa, Iva, quota cento, reddito di cittadinanza e così via.

Fino a poche settimane fa tutti erano convinti che saremmo andati alle elezioni questo autunno. Così non è. Grazie alle dinamiche del nostro ordinamento parlamentare abbiamo un governo, improbabile, ma pur sempre un governo.

Fino a poche settimane fa tutti erano convinti che la partita si sarebbe giocata tra PD e 5Stelle. Così non è. Oggi anche Italia Viva gioca questa partita.

Metabolizzare processi di questa natura richiede tempo, soprattutto leggi tutto

L’incerto futuro della coalizione giallo-rosa

Luca Tentoni - 26.10.2019

Alla vigilia delle elezioni regionali in Umbria (che saranno seguite nei prossimi mesi da quelle in Emilia-Romagna e Calabria, prima del turno primaverile per altre sei regioni ordinarie) è opportuno soffermarsi sull’attuale configurazione dell’alleanza (giallo-rosa) che governa il Paese, confrontandola con la precedente (giallo-verde). Le due maggioranze che nella legislatura in corso hanno sostenuto i due Esecutivi guidati da Giuseppe Conte hanno infatti in comune, oltre al presidente del Consiglio e a qualche punto programmatico, la presenza del M5s (una novità assoluta, nella storia italiana). Per il resto, il quadripartito attuale è diverso non solo dal bipartito precedente, ma anche – per certi versi – dal tripartito M5s-Pd-Leu nato a inizio settembre, prima della scissione renziana. Nel 2018, subito dopo il voto per il rinnovo del Parlamento e a seguito di una lunga e faticosa ricerca di intese fra i partiti, è nata l’alleanza giallo-verde fra la Lega e il M5s. La dinamica coalizionale si è rivelata quasi subito molto più sbilanciata a favore del partito di Salvini (soprattutto per la sovraesposizione mediatica del leader sovranista), facendo intravvedere fin dai primi sondaggi un sostanziale allineamento fra la forza elettorale del soggetto politico più votato nel 2018 e l’alleato leghista. Nei mesi successivi, la Lega ha completato il recupero leggi tutto