Ultimo Aggiornamento:
25 novembre 2020
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Argomenti

Covid, Dpcm: un quadro generale confuso

Luca Tentoni - 07.11.2020

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur. Il dibattito che ha portato al varo del nuovo Dpcm ha fatto emergere le incertezze di tutti i soggetti coinvolti: il governo, il presidente del Consiglio, le regioni, i partiti di maggioranza e opposizione, le forze economiche e sociali, alcuni commentatori politici. L'unico ad essere rimasto saldo in questa tempesta è stato il Presidente della Repubblica, che ha invitato tutti all'unità. Il Dpcm è un compromesso al ribasso per non scontentare nessuno: Conte ottiene un allentamento robusto delle misure rispetto a marzo e in confronto a quanto si andava dicendo nelle ultime settimane (così può rivendicare il suo "no a nuovi lockdown generalizzati sul modello della primavera"), preoccupato com'è di non scontentare troppo chi scende in strada per protestare e di salvare le aziende che - anche nelle zone rosse - continueranno a restare aperte; le regioni scaricano - di fatto - la patata bollente delle chiusure al governo, ma il desiderio di Salvini di non lasciare sola la Lombardia leghista nel ristretto novero delle zone "da chiudere" è fallito, nonostante la buona volontà di Fontana (così la locomotiva del Paese si deve mettere in coda nel trenino sanitario delle regioni, stavolta); i partiti di opposizione rifiutano l'offerta di un tavolo col leggi tutto

Crisi della famiglia e declino della figura paterna

Francesco Provinciali * - 07.11.2020

Possiamo ancora chiamare famiglia quel nucleo di persone che si ritrova a cena  la sera, solitamente senza parlarsi, per poi appartarsi ciascuno per conto proprio a smanettare lo smartphone, consultare internet, giocare con la play station, leggere la Gazzetta dello sport o portare il cane a fare pipì? Un tempo i figli sapevano cosa chiedere e aspettarsi distintamente dal padre e dalla madre, c’erano regole di convivenza, il regime domestico imponeva diritti e doveri più certi. Riprendendo il siparietto del dopo cena consideriamo gli adolescenti che escono di casa salutando furtivamente per dirigersi verso luoghi imprecisati: “esco con gli amici”, “vado a fare un giro”, “mi fermo a dormire dal tale”.

Laconica e rassegnata la risposta dei genitori ”mi raccomando…!” Ma dove vanno i nostri ragazzi, chi frequentano, come trascorrono il tempo fuori casa, cosa bevono, fumano, assumono sostanze?

Solitamente se accade qualcosa di negativo lo si viene a sapere per vie traverse, tempo dopo: in famiglia non ci si parla più, il papà e la mamma sono riferimenti indistinti, in genere ci si accoda a chi dei due è più concessivo. Sempre ammesso che ci siano entrambi.

Ci sono nuclei familiari che si compongono e si scompongono con una mutevolezza leggi tutto

Un nuovo sistema politico?

Paolo Pombeni - 04.11.2020

Forse non meraviglierà quelli che hanno continuato a dire che dopo l’epidemia nulla sarà più come prima, ma una qualche riflessione su quello che sta avvenendo in questa nuova fase della pandemia varrebbe la pena di farla. Non si tratta di fermarsi a valutare i vari scivoloni compiuti dal governo, come è stato con l’assenza di organizzazione realistica della ripresa d’autunno, o di sottolineare le trovate cervellotiche di qualche governatore che voleva limitare drasticamente le libertà delle persone dai 70 anni in su, dimenticando che le libertà personali non sono comprimibili nel nostro sistema costituzionale se non sulla base di condizioni in essere e non di possibilità ipotetiche di pericolo.

Qui vogliamo attirare l’attenzione su alcuni elementi che si stanno manifestando nel campo dell’esercizio degli equilibri dei poteri. L’ennesimo ricorso al meccanismo dei DPCM, una fonte legislativa secondaria, senza che evidentemente ci sia alcuna necessità di urgenza immediata, visto che si tratta di provvedimenti che ci mettono del tempo ad essere partoriti, pone non pochi problemi. Soprattutto ora che finalmente si è realizzato che è una procedura che va parlamentarizzata. Qui chi ha un minimo di competenze giuridiche sa (e l’ha ricordato il sen. Quagliariello nel dibattito di lunedì pomeriggio) che la nostra costituzione leggi tutto

Aspettando Godot fra fatalismi e metafisica

Francesco Domenico Capizzi * - 04.11.2020

Sull’intero pianeta, in media, il 15% dei decessi da Sars2-Covid19 è attribuibile all'esposizione prolungata dell’inquinamento atmosferico: in Europa il tasso raggiunge il 19%, nell’America del Nord il 17%, nell’Asia Orientale il 27%; in particolare, il 29% nella Repubblica Ceca, il 27% in Cina, il 26% in Germania, il 22% in Svizzera, il 21% in Belgio, il 20% negli USA, il 19% in Olanda, il 18% in Francia, il 16% in Svezia, il 15% in Italia, il 14% nel Regno Unito, il 12% in Brasile, l’11% in Portogallo, l’8% in Irlanda, il 6% in Israele, il 3% in Australia, soltanto l’1% in Nuova Zelanda. Emerge chiaramente che la quota maggiore d’inquinamento è attribuibile all’esposizione ai prodotti dei combustibili fossili e al particolato che ne deriva, i quali peraltro hanno favorito l’insorgenza e la diffusione della stessa pandemia (fonte: OMS). 

L’intimo meccanismo d’azione sembra risiedere nell’effetto favorente sul recettore Ace2 che rende le cellule umane vulnerabili al virus. Ecco, dunque, la doppia azione perversa: l'inquinamento nel correre del tempo ha danneggiato i polmoni mentre va ad incrementare l'attività del recettore; le conseguenze dell’aria inquinata agiscono direttamente, in un rapporto di causa-effetto, sulla mortalità mentre producono un effetto di enhancement sulle malattie preesistenti e sulle condizioni rese instabili dalle età avanzate (fonte: Max Planck Institute, Cardio-vascular Research settembre 2020).

 

 

 

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Il virus influisce anche sull'analisi politica

Luca Tentoni - 31.10.2020

Se l'analisi politica è normalmente difficile, dovendo tenere conto di molteplici fattori che non riguardano solo i partiti ma anche le istituzioni, la società, l'economia, il contesto internazionale, in questi tempi di pandemia e di disorientamento tutto diventa più complesso. Gli attori politici sono costretti a cambiare registro: così, nessuno può dire più che col reddito di cittadinanza la povertà è abolita (M5s), che dobbiamo fermare a tutti i costi gli immigrati che arrivano sulle coste italiane (come se non entrassero anche via terra, in numero ancor maggiore), causa presunta di tutti i mali e i problemi del Paese (Lega-FdI) perché l'agenda è cambiata e il "pubblico" (così è reputato l'elettorato, spesso) non segue più la musica di un anno fa, diventata improvvisamente démodé. Dopo goffi tentativi di sbilanciarsi sulla necessità di "aprire tutto" e "chiudere tutto" a giorni alterni (si è visto a marzo che certe dichiarazioni di leader di vario colore politico mutavano repentinamente, creando un effetto che in altre circostanze - non tragiche come quelle - sarebbe stato comico), si è passati ad altro. C'è chi ancora parla di rimpasto (sottovoce, però, perché forse al Quirinale l'ipotesi non trova udienza) o ripete il solito giochino di sfilarsi subito dopo un'intesa (Renzi, che ormai fa leggi tutto

Via della seta, Trieste e Genova: chi esce e chi resta

Francesco Provinciali * - 31.10.2020

Il Memorandum del marzo 2019 sottoscritto da Italia e Cina aveva previsto l’individuazione delle aree portuali di Genova e Trieste quali“ terminali europei della via della seta”, a significare un accordo strategico sul piano geopolitico e geoeconomico , fortemente voluto dai ‘5 stelle’ nel primo governo Conte.

Dopo lo tsunami pandemico che ha investito il pianeta, questo tema è stato accantonato per dar spazio ad emergenze sanitarie ed economiche ben più gravi e pressanti: sarebbe interessante sapere se quella destinazione d’uso dei due porti italiani sopravviverà a tutto quel che è accaduto dopo, compresi i dubbi sulla genesi della pandemia, gli altri accordi commerciali su telefonini, monopattini e mascherine non omologate UE,  le tesi complottiste sul virus da laboratorio, supportate dalle dichiarazioni della virologa cinese Ly Me Yang (intervistata a fine settembre da Maria Luisa Rossi Hawkins) : "Presto pubblicherò un altro rapporto, oltre a quello che ho già diffuso. Conterrà molti dettagli specifici su come sia stato sviluppato il virus e su chi era in possesso delle sostanze utilizzate. A quel punto tutti potranno vedere che ho ragione". Purtroppo queste affermazioni non hanno avuto seguito e ci si chiede se la scienziata in questione fosse a libro paga di Trump (come qualcuno ha maliziosamente spifferato) leggi tutto

Davanti ad un futuro problematico

Paolo Pombeni - 28.10.2020

L’ennesimo DPCM non ha ristabilito alcuna tranquillità nel rapporto fra politica e società. Più passa il tempo, più la questione centrale diventa la problematicità del futuro che abbiamo davanti: nessuno riesce a proporre un orizzonte verso cui muoversi.  Nella prima fase della pandemia ci si è cullati nel famoso slogan “andrà tutto bene”: sottintendeva che l’attacco del Covid 19 fosse un fenomeno momentaneo a cui certo si era dovuto reagire con misure sgradevoli, ma per un tempo limitato e una fase passeggera. Costi ce ne sarebbero stati, ma il sistema, grazie anche agli aiuti europei, sarebbe poi stato in grado di farvi fronte. Nel subconscio collettivo si pensava ad una emergenza tipo le catastrofi naturali: sono pesanti, a volte terribili, ma finiscono relativamente presto (soprattutto per chi non ne è toccato direttamente e poi si torna come prima).

Del resto quel che è accaduto in estate e la sua stessa coda con le elezioni settembrine sembravano confermare questa impressione. Adesso la seconda ondata ha distrutto questa percezione e il subconscio collettivo pensa più o meno che non sappiamo come si andrà a finire. E’ questo cambiamento che ha spiazzato la politica, tanto per le forze che stanno al governo, quanto per quelle che si collocano all’opposizione. leggi tutto

Una democrazia popolare per salvare l’ideale democratico…o no?

Carlo Marsonet * - 28.10.2020

Sergio Labate, docente di filosofia teoretica presso l’Università di Macerata, prende di petto il tema ormai onnipervasivo del populismo in un agile volumetto uscito nella collana “Astrolabio” di “Salerno Editrice”: “La virtù democratica. Un rimedio al populismo” (2019, pp. 104). Come esplicitato fin dal titolo, il volume tenta di elaborare una risposta “militante”, scrive Labate, e non solo formale, alla crisi della democrazia: «solo una democrazia popolare può salvare l’ideale democratico dall’oligarchia o dal populismo». Ma cosa egli intende con “ideale democratico” da rigenerare tramite un’infusione di “democrazia popolare”? La definizione più prossima la rinviene in Gramsci, e più precisamente nel dodicesimo quaderno dal carcere: «la tendenza democratica, intrinsecamente, non può solo significare che un operaio manovale diventa qualificato, ma che ogni “cittadino” può diventare governante e che la società lo pone, sia pure astrattamente, nelle condizioni generali per poterlo diventare: la democrazia politica – conclude Gramsci – tende a far coincidere governanti e governati (nel senso del governo col consenso dei governati)».

Nella tesi sostenuta da Labate vi è una buona dose di pedagogia politica: in sostanza, affinché una democrazia funzioni, ogni cittadino dovrebbe cercare di migliorare le proprie qualità o, se si preferisce, leggi tutto

Leçons sur les phénomènes de la vie

Francesco Domenico Capizzi * - 28.10.2020

Ritorno al passato: mi vesto nei panni di un famoso chirurgo del tardo XIX secolo per impartire una lezione accademica di Clinica chirurgica a Vienna. Si svolge nell’anfiteatro del Policlinico davanti ad aiuti-chirurghi che occupano le prime file insieme ad assistenti e chirurghi in formazione. A seguire, sugli spalti, gli studenti della Facoltà medico-chirurgica. Una disposizione topografica che corrisponde alla gerarchia di funzioni e responsabilità.

Gli applausi accolgono l’ingresso del docente mentre gli inservienti si apprestano a collocare sulla cattedra due arcelle ed una larga bacinella ricoperta da uno spesso telo bianco. Fra coltelli, forbici, specilli, pinze, flanelle ed ampolle campeggia un bernoccoluto pezzo anatomico grigiastro, stranamente opaco, immerso in una soluzione di formolo che, volatilizzatasi, raggiunge l’olfatto di tutti. Servendosi di pinze il docente dispone il reperto su un telo prima di prendere la parola.

“Come già sapete si tratta del segmento di stomaco asportato ieri ad una giovane donna la quale da mesi accusava un’astenia ingravescente che ha convinto il medico condotto a disporre il ricovero in ospedale. La malata, emaciata con polso flebile e frequente, presentava una tumefazione palpabile all’epigastrio che non lasciava dubbi sulla diagnosi: un cancro dello stomaco. Nei nove casi precedenti, purtroppo non operabili,

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La questione del voto a distanza

Luca Tentoni - 24.10.2020

Le assenze in Parlamento dovute al contagio da Covid 19 o da quarantena precauzionale cominciano ad essere troppe, soprattutto considerando che il margine della maggioranza non è così ampio (in Senato; alla Camera, pur essendo rassicurante, non ha evitato la mancanza del numero legale, tempo fa). L'idea di conteggiare questi assenti come in missione può andar bene per assicurare la validità delle sedute, ma una sproporzione fra contagiati o parlamentari in quarantena di maggioranza e opposizione può rovesciare i rapporti di forza: non per motivi politici - il che sarebbe accettabile - ma per una semplice - inaccettabile - casualità. Ecco perché il senatore del Pd Stefano Ceccanti sta raccogliendo le firme dei suoi colleghi per dare il via al voto a distanza, che in altri paesi è stato già sperimentato. Eppure, il centrodestra (in particolare la destra neomissina di FdI e quella leghista) non vuole introdurre deroghe alla normale procedura. Tuttavia, è bene ricordare che - in occasione della legge contro l'omofobia - il rinvio dei lavori parlamentari è stato chiesto proprio dal centrodestra (che un po' temeva di soccombere e un po' voleva rinviare sine die il varo di un testo molto sgradito a Salvini e Meloni). Poiché la concordia e il "disarmo bilaterale" della prima fase della pandemia è leggi tutto