Ultimo Aggiornamento:
20 luglio 2019
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Argomenti

Un paese diviso fra indifferenti e fan club

Paolo Pombeni - 03.07.2019

La vicenda della Sea Watch 3, come era prevedibile, ha messo a nudo un paese che ormai si divide fra indifferenti e fan club degli opposti fronti, i truci e le anime belle. A dispetto dell’enfasi che i media dedicano all’episodio non si può dire che nel paese ci sia realmente una grande mobilitazione né in un senso né nell’altro: ne è prova proprio il fatto che le guide delle due fazioni soffiano sul fuoco in continuazione, proprio per evitare che si spenga.

Ad una mente che voglia esercitare l’arte della ragione ripugnano sia le intemerate senza limite di Salvini e compagni (è giunto a definire “criminale di guerra” la capitana della nave) sia le sceneggiate a difesa di quelli che invocano a vanvera i diritti universali dell’uomo e l’improbabile parallelo con il personaggio di Antigone.

Quel che stupisce di più è che in questo spettacolo, ormai chiaramente teatrale, vengano attirate come in un gorgo anche persone che dovrebbero avere un maggiore uso della ragione. Francamente sentire certe sentenze dal presidente della Repubblica Federale Tedesca fa un po’ senso, visto che il suo paese ci rimanda indietro i cosiddetti “dublinanti”, cioè quei profughi che approdati ed identificati in Italia sono poi riusciti a raggiungere

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Il mercimonio dei bambini

Francesco Provinciali * - 03.07.2019

Tra i tanti aspetti di criticità individuali e sociali di questa epoca densa di contraddizioni e di disvalori certamente la condizione minorile costituisce un focus per molte analisi e approfondimenti.

La lenta e progressiva crisi della famiglia – un tempo cellula fondante del tessuto sociale e ora snaturata anche come corpo intermedio di accoglienza, custodia, affetti ed educazione primaria – costituisce indubbiamente uno degli elementi di maggiore problematicità.

La cronaca ci racconta di vicende di violenze, abusi, maltrattamenti, persino omicidi efferati che nascono e si alimentano tra le mura domestiche che sono diventate l’epicentro dei conflitti di coppia, degli amori fugaci, delle procreazioni irresponsabili da parte di padri o madri sovente inadeguati.

Cresce esponenzialmente il numero dei fascicoli aperti presso i tribunali minorili per la valutazione dei casi di responsabilità – termine che ha sostituito il più obsoleto ”potestà”-  genitoriale: è un meccanismo  che si accende con una segnalazione da parte della scuola, dei vicini di casa, della cerchia parentale, attraverso la valutazione dei servizi sociali per essere sottoposta al vaglio decisionale dei giudici.

In questi ultimi mesi sono stati numerosi i casi in cui la giustizia è arrivata in ritardo poiché le condizioni di inadeguatezza genitoriale era chiusa e malcelata oppure occultata dietro la leggi tutto

Un fossato fra due (e più) Italie

Luca Tentoni - 29.06.2019

A un mese dalle elezioni europee, è giunto il momento di tornare su un aspetto apparentemente "minore" del voto del 26 maggio. Il Paese non è solo diviso fra Centronord a prevalenza leghista e Sud-Isole dove il M5s (indebolito rispetto al 2018) è il primo partito. Ci sono divisioni ben più profonde, che riguardano in primo luogo le città capoluogo di regione (soprattutto le più grandi: Roma, Milano, Torino, Napoli) differenziandole dal resto dei comuni e, in secondo luogo, la demarcazione - molto netta - fra zone centrali delle metropoli e quartieri periferici. I dati su questo doppio cleavage sono importanti perché spiegano quanto sia sempre più evidente la coesistenza di mondi diversi, di elettorati con sensibilità, opinioni, percezioni molto distanti fra loro. Si può ricondurre questa differenza nella categoria "inclusi/esclusi", far riferimento al tenore di vita o alla stabilità del lavoro o, ancora, far riferimento al grado di scolarità. Tuttavia, abbiamo di fronte moltissimi elementi che da soli non spiegano il perché di questa separazione profonda e forse inconciliabile fra due Italie, ma che - presi nell'insieme - ci danno un ritratto di incomunicabilità di mondi (non solo dovuto a quella che qualcuno ha definito tendenza pro o anti-globalizzazione o di coloro che, in questo ambito socio-economico, si leggi tutto

Un’Europa dispersa nelle nebbie

Paolo Pombeni - 26.06.2019

Si può guardare al problema da un’ottica italiana, visto quanto pesa su di noi, ma è altrettanto giusto considerarla da un punto di vista più generale. Ci riferiamo alla situazione attuale dell’Unione Europea mentre si sta avviando la nuova legislatura. I problemi sono molteplici, vorremmo quasi dire che quello italiano è il minore, anche se ha una sua importanza.

Quel che colpisce di più in questo momento è l’assenza di un soggetto, individuale o istituzionale, che sembri essere in grado di gestire questo difficile passaggio: difficile anche solo perché quel che sta succedendo in Gran Bretagna, con la prospettiva di una Brexit disordinata, ma spalleggiata da un irresponsabile Trump, dovrebbe essere sufficiente a ridare fiato ad un decente progetto europeista. Invece a dominare sembra essere più che altro la confusione.

L’attuale Commissione si appresta a lasciare il campo senza passare alcun tipo di eredità. Juncker non è certo stato un presidente di “visioni” e la sua squadra non ha brillato. Certo sia lui che i suoi commissari erano stati accuratamente scelti in modo da non fare ombra ai principali capi di stato, così come del resto era stato fatto anche in precedenza. Basterà richiamare qualche dato per rendersene conto.

Chi si è occupato di questioni leggi tutto

Il diritto a insegnare. I gesuiti dell’Indiana contro l’omofobia

Claudio Ferlan - 26.06.2019

L’arcidiocesi di Indianapolis ha recentemente proibito di definirsi ‘cattolica’ alla Brebeuf Jesuit Preparatory School, una high school fondata e diretta dai gesuiti. Perché? Il provvedimento è una reazione dell’arcivescovo locale al rifiuto opposto dal preside, il gesuita William Verbryke, e dall’organo di gestione dell’istituto alla richiesta di licenziare una o un docente (l’identità non è stata rivelata) che ha contratto un matrimonio civile con una persona del suo stesso sesso. I vertici dell’arcidiocesi avevano presentato verbalmente l’istanza, per voce del sovrintendente all’educazione cattolica, dopo essere venuti a conoscenza del fatto attraverso i social network. Questo accadeva nell’estate del 2017. La risposta dei gesuiti è stata un circostanziato «No». Il consiglio scolastico ha valutato che non vi fossero gli estremi per il licenziamento, poiché l’insegnante in questione meritava ampiamente di rimanere al suo posto, in quanto è altamente qualificato/a, è impiegato/a nella scuola da tempo e gode di un largo apprezzamento per il proprio lavoro. Inoltre, non si tratta di un insegnante di religione e per questo l’autorità ecclesiastica non ha alcuna competenza sulla sua nomina.

La reazione al diniego si è fatta attendere ma è arrivata e il 20 giugno 2019 è stata notificata alla Brebeuf la decisione dell’arcidiocesi per la quale leggi tutto

Rapporto Istat 2019: culle vuote e paese invecchiato

Francesco Provinciali * - 26.06.2019

Il Rapporto annuale dell’ISTAT fa il paio, da qualche tempo e in modo sempre più marcato, con le macroanalisi sociologiche descritte dal Rapporto del Censis. Sembra che tra l’Istituto presieduto dal demografo Prof. Giancarlo Blangiardo e quello fondato e diretto dal Prof. Giuseppe De Rita ci sia da tempo una sintonia di vedute: dagli ambiti di osservazione, ai temi posti in evidenza, alle valutazioni sullo stato della situazione del sistema-Italia e sulle sue proiezioni, il quadro d’insieme che esce dall’una e dall’altra fonte risulta per certi aspetti sovrapponibile.

Tenendo conto che l’ISTAT considera per statuto e mission istituzionale i dati statistici , demografici e quanti-qualitativi che offrono elementi descrittivi per considerazioni ad essi correlati e consequenziali mentre il CENSIS approfondisce per vocazione e tradizione chiavi di lettura più marcatamente interpretative, partendo pur sempre da una lettura sullo stato del Paese e cogliendone i fenomeni più rilevanti ed emergenti sotto il profilo del costume sociale, dei sentimenti prevalenti e degli stili di vita più radicati .

Entrambi risultano fondamentali per fare il punto della situazione, cogliere derive regressive, tendenze evolutive, ipotizzare scenari futuri con un occhio di riguardo agli scostamenti statistici e macro sociali rispetto al precedente anno di osservazione, studio e valutazione, leggi tutto

Crisi, partiti e ruolo del Quirinale: le differenze fra il 2011 e il 2019

Luca Tentoni - 22.06.2019

La difficile trattativa fra il governo italiano e l'Ue per evitare la procedura di infrazione comporta dei rischi: il principale è che si arrivi ad un punto di non ritorno, nel quale la prospettiva di ritrovarsi, come nel 2011, a subire forti tensioni sui titoli di Stato, non è affatto improbabile. L'auspicio di tutti è che si trovi una soluzione rapida e indolore, ma se così non fosse, il primo a dover affrontare la situazione sarebbe il Capo dello Stato. Se il compito di Napolitano fu difficile, nel 2011, quello di Mattarella potrebbe essere arduo. Otto anni fa, il logoramento del governo Berlusconi era nei fatti, dovuto non solo a fattori economici e finanziari, ma allo sfaldamento della Cdl e alle vicende personali del presidente del Consiglio. Se, con lo spread alle stelle, Napolitano avesse sciolto le Camere, probabilmente il centrosinistra di Bersani avrebbe colto una facile vittoria. Allora, infatti, il M5s era ancora in una fase intermedia di crescita (nel 2013, invece, sarebbe diventato il primo partito sul territorio nazionale, alla Camera - o, più precisamente, il secondo dopo il Pd, considerando anche i voti della circoscrizione Estero). A destra, la scissione di Fini sembrava avere più consensi di quelli raccolti due anni dopo con Casini e Monti. leggi tutto

La rappresentazione conflittuale della vita

Francesco Provinciali * - 22.06.2019

Siamo figli del presentismo asfissiante, un concetto sul quale ritorna spesso il presidente del CENSIS, Giuseppe De Rita, quando osserva che alla politica ma anche alle nostre elaborazioni mentali e ai comportamenti quotidiani, ai pensieri e alle azioni , mancano coesione e visione, siamo incapaci di conservare la memoria e di costruire una rappresentazione delle cose che vada oltre l’ovvietà, le abitudini, i luoghi comuni, la superficialità : che poi sarebbe a dire che nei coni d’ombra della nostra esistenza si nascondono l’ incoerenza e la capacità di guardare al futuro.

Eppure – nei corsi e ricorsi storici della vita individuale e collettiva – la ruota gira e ci riporta sempre ad un immaginario punto di partenza o di arrivo.

Siamo ad esempio ossessionati dall’idea di crescita e sviluppo: nell’epoca della modernità e del post-moderno – la descrizione migliore ci è stata data dalla concetto di “società liquida “ di Zygmunt Bauman -  ciò che conta è il principio di interesse: si fa ciò che produce immediati vantaggi, a costo di perdere di vista la lezione della tradizione, la capacità di soppesare e distinguere l’utile dal superfluo, senza avere l’accortezza di  parametrare l’immediato soddisfacimento di un bisogno con la sua durata temporale, la pulsione individuale con la spendibilità sociale, leggi tutto

Politica debole e magistratura forte o viceversa?

Mauro Pellegrini * - 22.06.2019

Lo scandalo che ha destato la diffusione delle intercettazioni che provano le pressioni di Luca Lotti ai vertici della magistratura impone, probabilmente, una riflessione in merito al rapporto tra politica e magistratura. Almeno per come esso si è palesato ai più in questi ultimi anni. Prima del decisionismo “facciotuttista” renziano, del quale Lotti è stato forse il più ardente sostenitore e consigliere, l’Italia è stata caratterizzata da una sperequazione profonda in merito all’influenza di due dei tre poteri che dovremmo (il condizionale è più che mai d’obbligo) mantenere in pieno equilibrio: la magistratura, forte della estrema debolezza degli esecutivi e della sterilizzazione (fortemente complice) dei due rami del parlamento, ha vissuto anni ruggenti. L’eco di Mani Pulite, mantenutasi forte ben oltre gli effettivi risultati raggiunti da Di Pietro, Davigo, Colombo et similia, ha avuto gioco facile a manifestarsi in tutto il proprio potenziale di contrapposizione nei confronti di maggioranze all’apparenza forti (si vedano gli anni della contrapposizione tra il berlusconismo e il prodismo), ma in realtà sotto perenne scacco del controllo esercitato dalla magistratura. Un controllo del tutto aiutato dalla condotta troppo spesso almeno equivoca di molti protagonisti di quella stagione: destra e sinistra predicavano ciò che, in realtà, non erano. leggi tutto

Fibrillazioni da Transizione di Sistema?

Paolo Pombeni - 19.06.2019

Continuiamo a vivere in una fase di turbolenza diffusa. Dovrebbe essere finita la campagna elettorale continua, ma così non è per una ragione banale: non si può ancora escludere che sarà riaperta a breve per scioglimento anticipato della legislatura. L’impressione che si ricava da quanto è successo è che la geografia del potere dei partiti sia in forte movimento. Non un movimento che va davvero in una direzione precisa, ma qualcosa di sussultorio che sposta continuamente simpatie ed adesioni, non solo in termini di voti ma anche in termini di scelte di schieramento delle classi dirigenti, senza che sia possibile capire quando finirà questo sciame sismico e soprattutto quale sarà il paesaggio che ci lascerà in eredità.

A destra certamente al momento la Lega sembra avanzare senza ostacoli verso l’occupazione stabile della leadership di sistema, ma ci sono due fenomeni che potrebbero diventare interessanti. Il primo e più importante è la crescita costante di Fratelli d’Italia, che potrebbe essere il segnale che una parte almeno del mondo della destra si prepara ad una alleanza con Salvini da un punto di forza. C’è da tenere conto di un consueto meccanismo della politica italiana: quando si crede di aver individuato un vincitore, piuttosto di accorrere nelle leggi tutto