Argomenti
Le vie brevi della politica
La politica sembra aver abbandonato la scelta metodologica dell’analisi e della sintesi, per imboccare la via della semplificazione minimalista. Non è solo un problema di stilemi linguistici e comunicativi, ciò che è venuto a mancare è il fondamento ideologico del discorso politico: si procede per sommi capi, banalizzando in modo riduttivo temi e appartenenze, si nota un impoverimento di riflessioni e prospettive. La personalizzazione dei partiti con il nome del leader nel simbolo è la rappresentazione più eloquente di quella verticalizzazione del potere (sinonimo di crisi più che di forza) a più riprese stigmatizzata nei più recenti Rapporti annuali del CENSIS. Nello stesso tempo, specularmente, questa sorta di possesso in capo ad una persona -che dovrebbe essere la più rappresentativa dell’apparato- nasconde (mica tanto) una struttura organizzativa interna basata sulla fedeltà e sul vassallaggio.
Ciò si riflette, oltre il palinsesto partitico, anche nelle istituzioni perché le candidature elettorali non vengono indicate per merito accertato ma sulla base di un rapporto fiduciario interno: in poche parole ciò significa che i prescelti – ad ogni livello di rappresentanza degli organi istituzionali – in genere non sono i migliori ma i più affidabili portavoce dei vertici di partito.
In questo modo il dibattito fondato su tesi argomentate – come accadeva leggi tutto
Salvare coscienza e pensiero dal bavaglio di burocrazia, tecnocrazia e conformismo
Da quando si è innervata nella vita quotidiana l’ossessione del progresso, con l’enfasi della modernità e della post modernità, tutto è andato maledettamente a complicarsi. Il miraggio del benessere ha divaricato la stratificazione sociale, il ceto medio (ex borghesia) si è impoverito, si sono create nicchie intoccabili di ricchezza (in parte colluse con il potere, in parte per una cancrena valoriale che ha virato decisamente al peggio) e sacche espandibili di povertà: lo certifica l’Istat, lo conferma la Caritas, lo spiega il CENSIS. Tante cose sono cambiate a cominciare dal loro nome, abbiamo introdotto espressioni lessicali sempre più contorte, sigle e acronimi indecifrabili ma siamo scivolati verso un impoverimento linguistico che ci preclude la comprensione della realtà, procedure sempre più artefatte e complicate: e non mi riferisco solo all’antica metafora della parola data e della stretta di mano (che pure anticipavano e risolvevano tanti garbugli), ora ci servono algoritmi, tecnologie sofisticate, mentre un uso distorto dell’intelligenza artificiale atrofizza e sostituisce l’uso di quella naturale. Disponiamo di mezzi di comunicazione dalle potenzialità straordinarie ma non riusciamo più a parlarci, a capirci a comprenderci, dalle beghe di condominio alle guerre devastanti. Non ci si ferma più, siamo vittime delle sovrastrutture logiche e illogiche che abbiamo leggi tutto
Un viaggio nell’isola artica di Grímsey tra solitudine, comunità e riscoperta di sé
Questo libro si muove su una linea sottile e affascinante: quella che separa il viaggio fisico dalla fuga interiore. Ambientato nella remota Grímsey, oltre l’Islanda, sulla linea di confine del Circolo Polare Artico, il racconto non è soltanto la cronaca di uno spostamento geografico verso il nord estremo, ma diventa presto il simbolo di una tensione universale: il desiderio di uscire dalla routine, di rompere i confini invisibili della quotidianità.
L’autore compie ciò che molti immaginano soltanto. Parte, si allontana, attraversa il limite del conosciuto fino a raggiungere un luogo che, per posizione e atmosfera, sembra già appartenere più al mito che alla realtà. E proprio qui il libro acquista forza: Grímsey non è solo un’isola battuta dai venti artici, ma diventa uno spazio mentale, una frontiera esistenziale dove il tempo si dilata e l’identità si ridefinisce.
Questo approccio narrativo mi ricorda le interviste che ebbi modo di realizzare con Giovanni Soldini – il navigatore solitario - e Reinhold Messner – il grande alpinista re degli “ottomila metri - due figure che incarnano concretamente ciò che il libro suggerisce sul piano simbolico.
Entrambi raccontano il viaggio non tanto (o non solo) come conquista quanto piuttosto come relazione: con il mare, con la montagna, con leggi tutto
Social, la questione delle fonti
Il processo apertosi davanti alla Corte Superiore di Los Angeles il 18 febbraio e conclusosi il 25 marzo 2026 con la sentenza di condanna di Meta e Google (YouTube) a risarcire i danni ad una ragazza per i danni psicologici provocati dalla dipendenza digitale dall’uso continuato e intensivo delle piattaforme social, ha destato scalpore al pari di quanto storicamente accaduto in passato negli USA alle lobby del tabacco e dell’alcool. In particolare i vulnus di colpevolezza sono stati evidenziati nelle omesse azioni di responsabilità e vigilanza rispetto allo scrolling infinito, al tipo e alla qualità delle notifiche e ai suggerimenti mirati che prescindono dalla considerazione dell’età degli utenti.
Ma nel merito e oltre il dato tecnico la condanna ha assunto il significato di una presa di coscienza riguardo alle conseguenze che possono essere provocate specialmente in danno di bambini e adolescenti dalla navigazione incontrollata e senza una rete di protezione rispetto al discernimento dei contenuti visionati - per i quali non esistono filtri o limiti di fruizione - e alla immedesimazione emotiva – con evidenti conseguenze comportamentali – che i giovani utenti metabolizzano a seguito di una sovresposizione intensiva e perdurante nel tempo fino a creare una sorta di dipendenza virale, con distonie e patologie da malassorbimento.
Titanic Europa
L’autore di questo lucido e impietoso saggio edito da Liberilibri - il giornalista e scrittore Giulio Meotti, storica firma de ’Il Foglio’ – ad un certo punto della sua introduzione definisce “l’Unione europea … una nave alla deriva senza motore, timone e bussola, con un equipaggio sull’orlo dell’ammutinamento e ignara che il capitano ha un flute di champagne in mano mentre il Titanic affonda. La metafora del Titanic che si inabissa è ricorrente nella considerazione del Vecchio continente come possibile naufragio nel più ampio contenitore del mondo occidentale, considerando le derive storiche e quelle più attuali dove si evidenziano dinamiche involutive alle quali non si riesce a metter mano, quasi si trattasse della lenta agonia che porta ad un destino già scritto. Ben altre erano le premesse dopo la seconda guerra mondiale, il progetto volgeva lo sguardo ad una Comunità di Stati che salvaguardando le tradizioni identitarie nazionali costruisse una realtà politica, istituzionale e organizzativa che le trascendesse in nome di un interesse superiore e condiviso.
Secondo Meotti l’Europa assomiglia ancora oggi (e forse più di ieri) ad una “Eutopia”, una sorta di immaginifica rappresentazione di un luogo ideale di pace e benessere a cui si aspira e che ci si prefigge di costruire: leggi tutto
Minacce nucleari
Nel suo periodico magazine “Nota diplomatica” il saggista e politologo James Hansen – citando i dati desunti da “Global Military Forces Database & Intelligence Platform” - esplora lo stato delle dotazioni nucleari dei 9 Paesi che nel 2026 sono in possesso di questa terribile arma di distruzione di massa *.
L’ arsenale complessivo di queste potenze mondiali dotate dell’atomica è stimato dunque in circa 12.100 testate nucleari. Va considerato tuttavia che non tutte sono “pronte all’uso”: in particolare in ogni Paese che fa parte di questa sinistra classifica il numero delle testate in dotazione è superiore al numero dei vettori che potrebbero lanciarle, inoltre occorrerebbe approfondire quante di queste armi sono effettivamente pronte all’uso.
James Hansen stesso – sempre attento ai dati e alle informazioni - evidenzia che all’incirca 9.600 dovrebbero essere in ‘stoccaggio’, 3.900 pronte all’impiego e circa 2.100 in stato di allerta, cioè pronte al lancio.
Se ricordiamo gli effetti delle due bombe atomiche lanciate su Hiroshima e Nagasaki rispettivamente il 6 e il 9 agosto 1945 – che causarono più di 200 mila vittime oltre alle persone sopravvissute ma colpite dalle radiazioni – possiamo immaginare le conseguenze che, a distanza di 80 anni e con mezzi sempre più sofisticati per potenza e gittata, provocherebbero i lanci incrociati di ordigni nucleari dalle rampe di lancio di Paesi in conflitto
Università senza futuro
Una riflessione non solo sul ruolo e sulla funzione delle Università (peraltro significativamente più datate e radicate nella storia della istituzionalizzazione della cultura in Italia e nel mondo, ma in particolare in Europa, di quanto sia stata la scuola dell’obbligo, o gli apprendimenti basilari dell’alfabetizzazione popolare o la durata dei curricula fino agli studi secondari) risulta opportuna per entrare dentro questa enclave accademica: chi apre la “porta di ingresso” al visitatore curioso di capire è Luca Solari, un docente che vi insegna e si occupa di Organizzazione aziendale presso il Dipartimento di. Scienze Sociali e Politiche dell'Università degli Studi di Milano, in quanto Presidente del Collegio Didattico del Corso di Laurea magistrale in Management of Human Resources.
Molto opportunamente l’autore di questo saggio - circa il valore degli studi universitari (e sull’utilità della stessa Università come istituzione) - si sofferma in esordio sulla descrizione delle dimensioni delle istituzioni universitarie italiane nel loro complesso.
I dati ufficiali del Ministero riferiti all’anno accademico 2023/2024 sono utili e significativi per comprendere le dimensioni di una realtà molto spesso frammentata e certamente connotativa di una dimensione alla fin fine persino ingombrante e significativa: si parla di 1.960.00 studenti, 113.400 docenti (compresi ricercatori e docenti a contratto) e 57.200 amministrativi e tecnici. leggi tutto
Sentenza storica Usa: i social colpevoli di creare dipendenze tra i giovani utenti
Due anni dopo l’audizione davanti alla Commissione Giustizia del Senato USA (nella quale erano comparsi i Ceo dei cinque principali network USA da Mark Zuckerberg (Meta) a Linda Yaccarino (X), Shou Chew (Tik Tok) Evan Spiegel (Snap) e Jason Citron (Discord), META (Facebook, Instagram, WhatsApp) e You Tube di Google si sono presentati come imputati davanti ad una giuria popolare in un vero e proprio processo che si è concluso con una sentenza di condanna. Già il 31 gennaio 2024 non si era trattato di una messinscena, vista la durezza delle accuse dei senatori peraltro debordate anche sul cotè della politica: di fatto la campagna elettorale per le presidenziali era virtualmente aperta, ma l’argomento era troppo ghiotto per trasformare la conferenza in una burletta di simulazioni e domande concordate. Davanti ai Senatori, i grandi capi dei social erano stati messi sotto torchio (“Le vostre mani sono sporche di sangue”) e l’accusa non era certo lieve: “Big Tech and the Online Child Sexual Exploitation Crisis”, sfruttamento sessuale e pericoli per minori”.
Ma il processo andato in scena in California, a Los Angeles il 18 febbraio 2026 è stato un duro colpo per gli imputati che dovevano rispondere alle accuse elevate nei loro confronti dai legali patrocinanti della leggi tutto
Il cervello di un moscerino potrebbe essere caricato su un chip
La corsa alla miniaturizzazione – di cui abbiamo appreso metodica e risultati nel libro di Gordon E. Moore “La legge che muove il mondo” non è meno intrigante e affascinante dell’esplorazione dell’immensità dello spazio, lo ricordava e raccomandava nel 1995 lo stesso ricercatore, genio della chimica e dell’informatica e fondatore di INTEL: “Voglio incoraggiare ciascuno di voi a pensare sempre più in piccolo”. Pare che lo abbia preso alla lettera e sia andato oltre – dove finora nessuno è arrivato- Alex Wissner-Gross, fondatore di Eon Systems Pbc, che in un articolo e in un video caricato su You Tube ha affermato di essere riuscito ad emulare il cervello di un moscerino della frutta e a riprodurlo in un chip di silicio. La notizia finora non è stata pubblicata su una rivista scientifica e quindi al momento non è validata, per cui va letta ed appresa con cautela.
Se fosse confermata agli esiti del risultato dichiarato si tratterebbe della prima volta in cui un organo biologico capace di produrre comportamenti multipli verrebbe emulato e replicato dentro un corpo virtuale. Questo processo sarebbe il risultato di uno studio pubblicato nel 2024 sulla rivista scientifica Nature dallo scienziato senior di Eon – Philip Shiu – che descrive un modello computazionale dell’intero cervello adulto leggi tutto
Baby Bang
Preceduto da una breve ma intensa prefazione di Mauro Magatti, Ordinario di Sociologia dell’UNICATT di Milano, il saggio (edito da Rubbettino) di Vincenzo Abbatantuono e Angelo Palmieri, - rispettivamente docente e sociologo progettista sociale, entrambi studiosi dei temi del disagio giovanile, delle dipendenze patologiche e dell’ inclusione - esplora la condizione giovanile e le sue peculiarità problematiche, a cominciare dalla precarietà come condizione esistenziale prevalente in un mondo carente di certezze e prospettive nel futuro. Supportata da una serie di dati statistici desunti da fonti attendibili come ISTAT, Eurostat, OMS, Ministero dell’Istruzione e del merito, l’analisi descrittiva delle evidenze si fa interpretazione delle cause prevalenti fino ad ipotizzare un quadro di strategie possibili per superare l’impasse oggi percepita come prevalente.
Già in esordio gli autori evidenziano un paio di dati statistici eloquenti: i cosiddetti NEET (Not in Education, Employment or Training) – ovvero i giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non seguono percorsi di formazione – hanno raggiunto, secondo l’ISTAT, il 16,1% della popolazione in questa fascia di età, pari a circa due milioni di soggetti. Contemporaneamente nel nostro Paese In Italia, la situazione dei giovani in cerca di lavoro rimane particolarmente critica: il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) leggi tutto


