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24 febbraio 2024
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Argomenti

Il 2022 sarà come il 2001?

Luca Tentoni - 27.08.2022

Le prossime elezioni ci riconsegneranno - a meno di improbabili clamorosi successi di M5s e Azione/Iv - un sistema sostanzialmente bipolare, com'è stato dal 1996 al 2008. Nel 2013 abbiamo avuto i tre poli (centrosinistra, centrodestra, M5s) compresi ciascuno fra il 25 e il 30%, con un "mezzo polo" montiano a completare il sistema. Nel 2018, invece, si è scesi da 3,5 poli a 3 (il peso delle quarte forze è infatti passato dal 13,9% di cinque anni prima al 6,2%, minimo storico superato solo dallo 0,5% del 2006, quando praticamente non c'era nulla fuori da Ulivo e Polo). Nel 2022 avremo verosimilmente un ulteriore avvicinamento al bipolarismo, con la presenza di due poli (centrosinistra, centrodestra) e uno (M5S) o due (centristi) "mezzi poli". A nostro modesto avviso, un sistema può però dirsi bipolare se le due maggiori coalizioni superano singolarmente il 30% dei voti e complessivamente almeno l'80%: seguendo questo criterio, potremmo considerare bipolare (imperfetta) anche la competizione del 1994 (Progressisti più Polo: 76,1%), mentre lo sono state certamente quelle del 1996 (85,5%), 2001 (85,1%), 2006 (99,5%), 2008 (84,4%). Già nel 2013, invece, le prime due coalizioni ebbero solo il 58,8% (le prime tre l'84,4%) e nel 2018 il 59,9% (le prime tre: 92,6%). I "terzi" poli hanno invece oscillato, fra il 1994 e il 2008, fra l'11 e il 19% (con l'eccezione del 2006: 0,5%) mentre i "quarti" si sono attestati - come si diceva - al 13,9% nel 2013 e al 6,2% nel 2018. leggi tutto

Il docente esperto: la strana invenzione del Ministro Bianchi, oltre il CCNL e lo stato giuridico

Francesco Provinciali * - 27.08.2022

Quando assunse la guida del Ministero dell’Istruzione il Prof. Patrizio Bianchi disse che avrebbe voluto una “scuola affettuosa”. Ora che se ne va per le dimissioni del Governo, la lascia “litigiosa e insoddisfatta”.

All’avvio del nuovo anno scolastico manca meno di un mese ma si teme che – al netto delle varianti Covid con relativa organizzazione di specifiche e aggiornate misure di profilassi per alunni, docenti e personale (tra cui i lavoratori fragili rimasti senza tutele) - inevitabilmente si dovrà fare i conti con i problemi di sempre: carenze di organici, ritardi nelle nomine, classi pollaio, disabili senza sostegno, crescente doppia burocrazia che sommerà come sempre quella delle circolari ministeriali a quella dei progettifici della scuola dell’autonomia. Il disegno di una scuola 4.0 nell’ambito del Pnrr ha peccato di eccesso di annuncio: per adesso si prende atto della nascita di un nuovo organismo nella pletora già soffocante di quelli esistenti, la “Scuola di alta formazione e formazione continua”, che affiancherà le Direzioni generali e i Dipartimenti esistenti, dovrà coordinarsi con le scuole del territorio e si avvarrà della consulenza di INDIRE e INVALSI.

Il nome è roboante ma prelude ad un palinsesto faraonico per dispensare formazione on line, attraverso enti e associazioni che si leggi tutto

È l’ora della prova elettorale

Paolo Pombeni - 27.07.2022

Adesso tutta l’attenzione si concentra sulla campagna elettorale che presenta varie anomalie: un numero di seggi fortemente ridotto rispetto a quelli disponibili nella tornata precedente, una campagna concentrata in due mesi, il voto agli inizi di autunno (una novità nella storia della repubblica), un sistema elettorale che prevede in parte collegi uninominali di grandi dimensioni.

Tutto questo induce molti osservatori a concludere che si tratterà di una competizione in cui conteranno più che altro i riferimenti “nazionali”, la propaganda che si veicola sui media e sui social. Del resto i partiti, soprattutto i maggiori, al momento confermano questa visione avendo già da tempo impostato la loro comunicazione sia su argomenti cosiddetti “identitari”, sia sulla contrapposizione senza mediazioni fra due “campi”, ognuno dei quali tenta di presentare sé stesso come il bene assoluto e l’avversario come il disastro incombente.

È davvero così? Ci permettiamo di avanzare qualche riserva riguardo a queste semplificazioni, senza peraltro negare che contengano alcuni elementi oggettivi. Innanzitutto si sottovaluta lo shock che nell’opinione pubblica ha provocato la liquidazione poco seria del governo Draghi. Certo non tutti gli elettori seguono con attenzione gli eventi e ci sono fasce che possono essere conquistate dalle leggende metropolitane messe in giro da leggi tutto

La gratitudine è il sentimento del giorno prima

Francesco Provinciali * - 23.07.2022

La concitazione e l’accavallarsi di incontri, accordi, trame, conciliaboli, cose dette e poi smentite, scritte e poi aggiustate, che ha preceduto il giorno del voto in Senato, con tutti i suoi siparietti, gli espliciti e gli impliciti lascerà un ricordo eloquente di cosa sia diventata la politica partitica, anche nei suoi cascami istituzionali e parlamentari. Instabilità è un termine che può spiegare molte situazioni, un clima generale di incertezza che si vive interiormente, crea disagio, oltre gli ordini di scuderia, come stato emotivo e si riverbera sul Paese: si percepiscono sfiducia e sofferenza, incomunicabilità e nuove forme di solitudine.

Da anni descriviamo e analizziamo il gap che separa il paese legale da quello reale, possiamo dire che il D.Day del voto al Senato ha rappresentato una delle pagine più inquiete, scellerate e vergognose della storia repubblicana recente. Quando erano venute al pettine le incongruenze e le incertezze del Conte 1 e 2 Mattarella si era affidato alla persona che meglio di tutte, per esperienza, autorevolezza e consuetudine istituzionale a livello internazionale poteva offrire garanzie per un governo di medio periodo che ripristinasse stabilità e ordine delle cose, visione e lungimiranza anche in coincidenza con la delicata gestione del Pnrr. In questi ultimi anni leggi tutto

La teoria generazionale di Mannheim come specchio del presente

Alessandro Micocci * - 23.07.2022

Il discorso di reinsediamento del 3 febbraio 2022 del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha insistito particolarmente sulla questione della mancanza di ricambio generazionale e sul progressivo invecchiamento dell’Italia. In particolare il Presidente ha parlato di giovani “confinati in periferie esistenziali”. Il vertice istituzionale italiano ha espresso in svariate occasioni preoccupazione in merito alla disoccupazione, alla scarsa partecipazione politica e al fenomeno della fuga all’estero delle giovani generazioni. Partendo da questa preoccupazione di Mattarella si intende analizzare le difficoltà attuali dei giovani italiani tramite alcuni temi offerti da un testo che resta, nonostante il suo anacronismo, estremamente interessante. Si parla de “Le generazioni” di Karl Mannheim, del 1928.

Mannheim insiste molto sulla normalità dell’accesso di sempre nuovi partecipanti al processo culturale tramite il ricambio biologico tra generazioni: ciò comporta il godimento, ad esempio, degli sforzi culturali promossi da una generazione da parte di una generazione successiva ad essa. Ora, Mannheim sostiene che se venisse a mancare il fenomeno del “nuovo accesso” basato su fattori biologici sarebbero sempre gli stessi uomini a detenere e perpetuare il patrimonio culturale. Possono avvenire nuovi movimenti in ragione di spostamenti sociali, ma senza la radicalità insita in un cambio generazionale. Il ricambio biologico avviene tuttora, e non si leggi tutto

Una nuova fase politica?

Paolo Pombeni - 20.07.2022

Cosa succederà mercoledì con le comunicazioni fiduciarie che Mario Draghi sporrà prima al Senato e poi alla Camera è oggetto di previsioni, se non addirittura di illazioni. La situazione è talmente caotica che si possono verificare scenari diversi. Però siamo in grado di vedere cosa è già successo: una grave crisi del nostro sistema di equilibri politici che sta mettendo all’angolo i partiti.

L’evento più rilevante è infatti a nostro avviso il movimento a sostegno di Draghi che si è manifestato da parte di quella società civile, per non dire di quel “popolo”, che i partiti hanno continuato ad interpretare a modo loro. La richiesta che l’attuale premier rimanga al suo posto per concludere il lavoro che ha impostato è venuta da una larga pluralità di istanze: da molta parte della stampa, dai sindacati e da Confindustria, dai rettori delle università, dalla Conferenza Episcopale e da una lunga serie di organizzazioni e agenzie sociali ed economiche. Qualcosa che chiaramente andava contro le aspettative di molti partiti che puntavano a far saltare l’esperimento di questo governo “tecnico” e di altri che pur volendolo salvare non avevano il coraggio di dirlo fino in fondo per non mettere in discussione quelle che ritenevano prospettive elettorali da preservare. leggi tutto

Una scuola aperta a tutti

Francesco Provinciali * - 16.07.2022

Quando in una classe ci sono bambini e bambine di ogni parte del mondo si avverte quanto grande e importante, forse decisivo, potrebbe essere il significato di quella presenza per il futuro dell’umanità.

Dopo la famiglia, la scuola è il luogo della prima socializzazione, cioè dell’apertura di credito alle relazioni interpersonali, ma anche della formazione dell’intelligenza e del carattere e della trasmissione di quei valori di civiltà che possono dare un senso alla nostra vita.

C’è una ricchezza straordinaria insita in quel potenziale umano: di menti e di cuori pronti a ricevere buoni insegnamenti, di creature che stanno crescendo e alle quali si può indicare – con l’autorevolezza istituzionale e morale che è implicita nel compito degli educatori – la via del bene affinché possano trovare poi da sé quella della verità.

Sono bambini e bambine che non sanno ancora nulla delle cattiverie e delle malizie del mondo e che non attribuiscono certamente alle culture di provenienza, alle diverse etnie, alle confessioni religiose o al colore della pelle quei significati distintivi e selettivi, a volte di retaggio, che gli adulti solitamente usano quando si rapportano tra di loro.

Il compito più straordinario che attende ogni educatore è quello di formare menti aperte, critiche e libere leggi tutto

È “vero amore”? “I giovani amanti”, recensione del film franco-belga

Francesco Domenico Capizzi * - 16.07.2022

Sintesi

Forse al di là delle intenzioni del regista Carine Tardieu, la filigrana che impronta il film ”Les jeunes amants”
è retta dal trinomio sentimento-malattia-irrazionalità.

Il sentimento più come fascino irradiato, esteriore ma trafittivo e pervasivo, che come amore consapevole e maturo.

Pierre (Melvil Poupaud), medico affermato, sul piano clinico e scientifico, nell’Ospedale di Lione, sposato felicemente con una collega bella e accattivante sotto ogni aspetto, padre di due splendidi figli, si imbatte in un’amica, Shana (Fanny Ardant), di una malata agonizzante e ne rimane colpito: la spiccata personalità incentrata e riassumibile nel suo aspetto regale ed armonioso espresso da un sorriso penetrante, un dardo all’istante scagliato dentro l’anima, al quale pare impossibile sottrarvisi.

Nessun discorso intimo fra i due, nessun dialogo, nessun confronto, come dopo 15 anni in Irlanda dove si rincontreranno casualmente.

Eppure l’attrazione di Pierre verso Shana appare totalizzante, nonostante la differenza di età sia quella di madre e figlio e nonostante il loro rapporto sentimentale rimanga superficiale, estraneo alle loro rispettive storie e visioni e prospettive di vita e alle conseguenze che, prevedibilmente, si abbatteranno sul loro futuro.

Tuttavia il rapporto epidermico-estetico-sentimentale prende piede, continua e si consolida a Parigi dove Shana risiede, raggiunta periodicamente da Pierre che leggi tutto

Ma si può andare avanti così?

Paolo Pombeni - 13.07.2022

Ormai è tutto un rincorrersi di messe in scena. Conte consegna a Draghi una richiesta di interventi che furbescamente ne contiene un certo numero su cui c’è già un sostanziale accordo del governo così potrà dire che si è cambiato su pressione di M5S. Subito Salvini si premura di non lasciar a loro il centro della scena e tuona che adesso la Lega voterà solo quello che è nell’interesse degli italiani, il che per logica farebbe intendere che prima votava anche cose che erano contro l’interesse degli italiani. Una scusa per cavalcare il populismo anti cannabis e anti ius scholae con la curiosa motivazione che quelle normative impedirebbero di affrontare il tema delle bollette: ora su quei provvedimenti si possono avere visioni contrastanti, ma che interferiscano con interventi economici sulla crisi è del tutto falso.

Poiché Conte e i suoi dovevano mostrare di far sul serio alla Camera hanno disertato l’aula per l’approvazione del decreto Aiuti che comunque è passato come previsto, subito Berlusconi non si è fatto sfuggire l’occasione per dire che si doveva prendere atto della crisi della larga maggioranza di semi-unità nazionale minacciando che l’avrebbe fatto FI se gli altri abbozzavano.

La sequela delle sceneggiate non si è esaurita, come minimo perché tutti attendono leggi tutto

I nodi della riforma elettorale

Luca Tentoni - 13.07.2022

Se la legislatura proseguirà almeno fino all'approvazione della legge di bilancio si porrà il problema di capire se le forze politiche hanno voglia e numeri per cambiare la legge elettorale. Premesso che ad avviso di chi scrive la soluzione preferibile per una democrazia matura e moderna è l'uninominale "alla francese" con eventuale doppio turno (aperto ai candidati che al primo hanno superato una certa soglia di consensi), bisogna misurarsi con quel che offre la situazione, cioè davvero poco. L'alternativa è fra tenersi l'attuale sistema (ampiamente censurabile sotto diversi aspetti) o approdare ad una sua variante, solo vagamente rassomigliante al sistema per i consigli comunali (assegnerebbe - in turno unico - il 55% dei seggi alla coalizione in grado di raggiungere il 40 o il 45% dei voti). Scomparirebbero i collegi e - di fatto - il risultato potrebbe essere sostanzialmente proporzionale. Ecco perché: se ci fossero partiti sopra la soglia di sbarramento che raccogliessero il 94% dei voti, la coalizione probabilmente vincitrice (il destracentro) avrebbe comunque già per conto proprio (col 49% dei voti) il 52% dei seggi, ai quali si aggiungerebbe un premietto del 3%. Gli altri partiti, con complessivamente l'altro 45% dei suffragi, avrebbero il 45% dei seggi. Dunque, tanto rumore per nulla? Niente affatto. La differenza fondamentale sta nel fatto che le leggi tutto