Ultimo Aggiornamento:
14 settembre 2019
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Argomenti

Genova, un anno dopo

Francesco Provinciali * - 03.08.2019

Erano le 11.36 del 14 agosto dello scorso anno quando, mentre imperversava un forte temporale, accadde un fatto che resterà per sempre nella storia di Genova la “Superba” e nel cuore dei genovesi, cosi affezionati alla loro città, ristretta e allungata tra i monti e il mare, dove ogni metro di spazio te lo devi conquistare ed è un lusso da custodire.

Il ponte Morandi, un tratto autostradale sospeso nel vuoto che unisce il ponente ligure alla città e apre le porte del levante e del nord, crollò improvvisamente quasi al centro delle sue campate, mentre oltre trenta veicoli stavano attraversando quel punto, precipitando nel sottostante Rio Polcevera, causando 43 morti e spezzando il cuore della comunità locale e dell’intero Paese.

Prima di quella immane catastrofe, guardandolo da lontano quel ponte aveva un aspetto imponente e fragile al tempo stesso: le altissime volute delle campate, sorrette da piloni stretti, sovrastato dai manufatti di raccordo davano un senso di vuoto e una parvenza esile e quasi miracolosa al compito che doveva assolvere: sopportare un carico imponderabile e sempre più elevato e intenso. Negli ultimi anni c’erano state discussioni e polemiche: il ponte doveva essere abbattuto, sostituito, affiancato dalla Gronda che avrebbe unito il porto di leggi tutto

Una crisi ipotetica ed evanescente

Paolo Pombeni - 31.07.2019

La telenovela infinita degli scontri/incontri fra Salvini e Di Maio va avanti con interesse calante da parte dei media, scarsissimo da parte dell’opinione pubblica generale. Tutti danno per scontato che non sia nulla più di una messa in scena che si pensa necessaria per tenere calde, per quel che si può, le rispettive “curve” in attesa delle scadenze ineludibili dell’autunno-inverno. Parzialmente si tratta della manovra legata alla legge di bilancio, che però ormai entrambi hanno capito dovrà muoversi sui sentieri stretti delle nostre compatibilità economiche, visto che a sostenerci in operazioni in deficit non c’è nessuno. In maniera assai più significativa viene la prova delle elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria, previste fra fine anno ed inizio dell’anno nuovo.

Sono due scadenze molto impegnative sia per la Lega che per M5S. Salvini viene messo alla prova sia rispetto alla sua pretesa di avere in mano tutto il Nord conquistando anche la fortezza rossa dell’Emilia-Romagna (ormai tale peraltro solo nell’immaginario), sia rispetto alla trasformazione del suo partito in un partito nazionale che è capace di vincere anche al Sud (e quella è sempre una vittoria che conferma l’accreditamento come punto di riferimento ineludibile per il futuro). Di Maio a sua volta deve leggi tutto

Il crepuscolo del "duumvirato" gialloverde

Luca Tentoni - 27.07.2019

Il "contratto di governo" sta per compiere i suoi primi quattordici mesi di vita, ma il tempo e gli avvenimenti politici lo hanno logorato. Solo per evidenziare una delle caratteristiche principali, la previsione del comitato di conciliazione, si può notare che le procedure per superare contrasti e momenti difficili sono state trasformate in prassi meno formali e più politiche. La stessa struttura del "contratto" era concepita per cercare di dare uguale peso alle richieste di ciascuna parte, evitando le asperità e sorvolando sulle questioni nelle quali Lega e Cinquestelle erano (e sono) molto distanti. La stessa prassi dei primi mesi di governo era improntata ad una serie di scambi alla pari: il M5S otteneva il reddito di cittadinanza, il Carroccio la "quota 100" per le pensioni. Ad ogni provvedimento caro ad un partito doveva affiancarsene uno gradito all'altro. Del resto, la maggioranza gialloverde era nata su un patto fra pari, anche se i numeri in Parlamento non erano affatto tali: poiché i voti si pesano e non si contano, Salvini e Di Maio avevano scelto un accordo alla pari, anche perché non avrebbero potuto fare altrimenti. Due partiti differenti, opposti per molti versi (persino nella distribuzione geografica dei voti) e su leggi tutto

Scintille di luce

Francesco Provinciali * - 27.07.2019

Incontrare uomini come il Cardinale Ersilio Tonini è un’esperienza che può concedere indicibili emozioni: così era successo anche a me che ho avuto questa straordinaria opportunità.

Tornando da Ravenna portavo il dono di un incontro-intervista e il ricordo di un contatto umano e spirituale che mi ha arricchito come forse mai mi era capitato nella mia vita.

Probabilmente nessun’altra occasione di riflessione e di meditazione avrebbe potuto restituirmi il senso più autentico dell’intimità spirituale. Da persone di questa levatura morale si possono ricevere parole di consolazione e di incoraggiamento che –come scintille di luce – riescono ad illuminare la nostra esistenza per capire il mondo intorno a noi, dare un senso al nostro cammino terreno nella ricerca della verità e del bene ed aiutarci ad essere migliori.

Avevo trascorso quasi una giornata in sua compagnia ma è stato come se ci fossimo conosciuti da sempre: mi aveva accolto come un padre e nel suo argomentare la figura paterna era riecheggiata come memoria della sua stessa vita e come spiegazione del mistero dell’incarnazione e del sacrificio “li hai dati a me e io li ho custoditi”: il concetto di paternità come affidamento, condivisione e protezione.

Nel suo studio, ricco di libri di religione, cultura, leggi tutto

Un regionalismo ben temperato

Paolo Pombeni - 24.07.2019

La diatriba sulle autonomie differenziate diventa ogni giorno che passa più pericolosa. Sebbene scaldi l’opinione pubblica meno di quel che si creda, la classe politica ne sta facendo un caso per mandare all’aria l’attuale dislocazione delle varie forze. Il tutto sulla base di ragionamenti astratti, fake news, petizioni che vorrebbero essere di principio, ma che in realtà nascondono calcoli molto miopi.

Sarebbe ora che qualcuno, ma non si sa chi potrebbe essere, richiami a ragionare sulla vera tematica di fondo: come sfruttare il sistema regionale, che i nostri costituenti immaginarono come uno strumento per articolare la sfera pubblica in maniera non solo più efficiente, ma più vicina ai cittadini, in modo che esso produca buon governo. Un dibattito su questo tema è completamente assente, se si eccettuano limitati nuclei di studiosi e di operatori che ci riflettono da anni, ma che non sono riusciti e non riescono ad imporsi sulla scena pubblica.

Invece lo scenario a cui assistiamo è quello di un sistema regionale che per una buona parte dei casi non funziona o funziona male, per cui quella limitata parte che invece è in grado di farlo marciare chiede adesso sostanzialmente di staccarsi dal sistema dello stato nazionale. Lo slogan della “secessione leggi tutto

Politica e (è) passione

Michele Marchi - 24.07.2019

In quindici giorni il suo ultimo libro ha venduto 100 mila copie. Primo nelle vendite su Amazon.fr. Alla libreria La Martine di Parigi (XVI arrondissement) 650 libri autografati in circa quattro ore. Pienone in libreria a Strasburgo e a Bordeaux. La piazza del mercato di Deauville, nota località turistica della Normandia, ospitava almeno settecento persone per la presentazione, seguita anche qui da lunga sessione di dediche. Il corso principale di La Baule, una sorta di Riccione di lusso nella Loira Atlantica, era stracolmo sotto il sole delle 14.30 del 22 luglio in attesa di una dedica sul volume. Di chi stiamo parlando? Di Nicolas Sarkozy, in “tour” per il Paese per presentare la sua ultima fatica Passions (Editions de L’Observatoire).

Un interessante volume che racconta, in prima persona, la carriera politica dell’ex presidente della Repubblica francese dai suoi primi passi nel movimento gollista nel 1974, sino all’ingresso all’Eliseo nel 2007. Il volume non è banale perché da un lato è una storia interna movimento gollista, in tutte le sue mutazioni appunto nell’ultimo trentennio. Sarkozy bussa alla porta della sezione dell’allora UDR il mese precedente alla morte di Georges Pompidou, marzo 1974. Comincia ad attaccare manifesti del partito e da quel momento scala tutti i gradini all’interno del movimento, poi leggi tutto

Paolo Borsellino: una morte annunciata già davanti alla Commissione Antimafia

Francesco Provinciali * - 24.07.2019

Domenica 19 luglio 1992 mentre si accingeva a far visita alla madre, al civico 21 di Via Mariano D’Amelio a Palermo, il magistrato Paolo Borsellino saltò in aria con la sua scorta, per un’autobomba fatta esplodere proprio come era accaduto, con le stesse modalità, nove anni prima per il collega Rocco Chinnici, capo dell’ufficio istruzione del Tribunale di Palermo: una Fiat 126 carica di 75 kg di tritolo, un anno dopo l’assassinio del Generale Dalla Chiesa.

Ma il presentimento della fine ormai prossima a cui andava incontro, il giudice Borsellino lo aveva radicato con precisione come un destino che stava scritto nella sequenza delle cose, il 23 maggio di quello stesso anno, giorno della strage di Capaci dove perse la vita il fedele collega ed amico Giovanni Falcone con la moglie Francesca Morvillo, cioè circa cinquanta giorni prima dell’eccidio di Via D’Amelio.

Sono passati 27 anni da quel duplice omicidio per opera della mafia ma ancora molte verità sono occultate, molte taciute, molti veleni non hanno smesso di circolare nei palazzi dei Tribunali e nelle più alte sedi delle istituzioni dello Stato.

Ogni anno ricordiamo con una partecipazione emotiva che non ha pari, leggi tutto

Appunti sulla riduzione del numero dei parlamentari

Luca Tentoni - 20.07.2019

Senza troppa attenzione da parte dei mezzi di comunicazione di massa, sta passando in Parlamento la riduzione del numero dei deputati e dei senatori. Palazzo Madama ha già concluso la seconda lettura, licenziando il testo con un sì sufficiente per l'approvazione ma non per evitare l'eventuale referendum. Poi sarà la volta dell'Assemblea di Montecitorio. Quindi si attenderanno le eventuali richieste di consultazione popolare sul testo: se arrivassero,  assisteremmo ad una campagna fra i fautori del sì e quelli del no, prima dell'esito delle urne (senza quorum di validità, che invece è presente nei referendum abrogativi). Come recita la Costituzione, infatti, "le leggi (di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali) sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti". In altre parole, la riforma non entrerà in vigore se non saranno trascorsi i tre mesi per l'attesa di richieste leggi tutto

L'Italia porto d'Europa per la Cina e per l'Africa

Francesco Provinciali * - 20.07.2019

 “La Cina è vicina”, era il titolo di un film di Marco Bellocchio del 1967 : sono passati più di 50 anni e possiamo dire che la Cina e i suoi prodotti commerciali hanno invaso l’occidente e il mondo.

A fine marzo u.s. è stato firmato un accordo che prevede interscambi ancora più intensi rispetto a quelli già in atto: il Ministro del lavoro ha riferito che tale accordo vale 2,5 miliardi su un potenziale di 20.

Siamo abituati alla politica delle iperbole e delle promesse, forse era il correlato speculare della campagna elettorale per le europee: infatti dopo la firma dei 29 punti che compongono il memorandum,  di questo accordo non se ne è più parlato se non per polemizzare sull’incipit avviato dall’Italia rispetto ai partner dell’U.E. Dovremo capire se questa primazia italiana nel siglare l’intesa bilaterale con la Cina porterà più vantaggi per il nostro Paese o se finiremo surclassati dalla potenza dell’impero economico del Sol Levante: il timore è infatti che da questi interscambi i cinesi si prendano il meglio per barattarlo con una congerie di plastiche, tecnologie low cost e prodotti mediocri.

Forse è una mera, soggettiva intuizione pessimistica ma a quel banchetto più che mangiare saremo mangiati. Non siamo una società  in crescita ma una preda leggi tutto

I nodi del governo vengono al pettine?

Paolo Pombeni - 17.07.2019

L’iniziativa del vicepremier Salvini di convocare al Viminale 43 associazioni del mondo economico per presentare loro le iniziative che la Lega intende proporre per i prossimi mesi è qualcosa che va al di là di una scorrettezza istituzionale come l’ha definita il premier Conte. Ovviamente lo è, perché Salvini gestisce quella che potrebbe essere una in sé normale iniziativa di partito (tutti ne hanno sempre fatte di simili) trasportandola nell’ambiguità della sua posizione governativa e per di più facendola svolgere nella sede del suo ministero (il quale, fra il resto, non ha neppure competenze in materie economiche). Il motivo che lo ha spinto a muoversi in questo modo non è chiarissimo, a parte la sua incomprimibile passione per occupare sempre e comunque il centro della scena.

Si è detto che lo ha fatto per mettere in ombra il pasticcio dell’ affaire Russia, ma non crediamo sia tanto ingenuo da pensare che una mossa del genere possa davvero riuscirgli, e infatti il dossier va avanti, viene comprensibilmente cavalcato dalle opposizioni e continua a tenere banco nei media.  E’ più probabile che abbia voluto rimarcare la centralità sua e del suo partito come punto di riferimento per coloro che hanno a cuore lo sviluppo dell’economia italiana. In leggi tutto