Ultimo Aggiornamento:
06 giugno 2026
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Argomenti

Alfabit. L'italiano digitale dagli SMS all'IA

Francesco Provinciali * - 04.04.2026

Alfabit è un mix tra la tradizione linguistica dell’alfabeto e il bit (inteso come unità minima dell’informazione digitale): questo è il titolo del libro (edito da IL MULINO) ma è anche il riassunto semantico di una storia dell’evoluzione nel modo di comunicare generata dall’introduzione – esponenzialmente pervasiva fino a diventare prevalente – delle tecnologie nella nostra vita quotidiana. L’autore ricorda come già nel 1963 Umberto Eco preconizzava il passaggio dalla beat generation alla bit generation, prodotta dall’avvento dell’informatica. E in questa mutazione – che rappresenta decenni di studi accademici del Prof. Giuseppe Antonelli docente di Storia della lingua italiana all’Università di Pavia – si susseguono date significative: dal primo SMS del 3 dicembre 1992 (dove era scritto Merry Christmas) al primo vocale WhatsApp nel 2013, al sorpasso nel 2014 del telefonino da parte dello smartphone (che rende oggi il primo un cimelio per minimalisti delle semplici telefonate via cellulare e il secondo un prodotto tecnologico sempre più sofisticato e – al momento – insuperabile), al primo apparire di ChatGPT nel 2023, lasciando intendere che la produzione linguistica degli LLM (large Language Models) è destinata ad una evoluzione inarrestabile e dagli esiti potenziali al momento imprevedibili, fino all’I.A. e alle sue applicazioni fruibili e interattive.

Per dare un’idea comparativa basti pensare a come era fatto il Commodore 64 leggi tutto

Il caso Esposito

Francesco Provinciali * - 01.04.2026

Nell’ incipit della prefazione di Giuliano Ferrara si fa menzione a ‘Il processo’ di Franz Kafka come paradigma utile a comprendere la vicenda giudiziaria che ha coinvolto (fino all’assoluzione) il senatore Stefano Esposito e l’imprenditore Giulio Muttoni. L’analogia risulta calzante perché il celebre romanzo – che ha un epilogo diverso e tragico – spiega in tutte le sue allegorie e le iconiche rappresentazioni il ‘paradosso’ come chiave di lettura di questa storia. E così in questo libro scritto da Ermes Antonucci ed edito da Liberilibri si descrive quello che l’autore mette insieme in tutti i passaggi di ciò che definisce nel titolo un ‘massacro giudiziario’. Per averlo letto più volte, apprezzato fino al coinvolgimento emotivo più profondo e fatto oggetto di un saggio di approfondimento, ritengo che il capolavoro kafkiano è forse – senza molti giri di parole – la rappresentazione narrativa universale  dell’inspiegabile nello sviluppo di una trama sghemba, di uno spaesamento esistenziale che può portare alla follia, alla soccombenza di fronte a ciò che resta lungamente indimostrabile, fino al punto che gli stessi oscuri personaggi del romanzo, le stanze, le scale, le aule, gli stambugi di un improbabile palazzaccio con i suoi labirinti e le sue risposte sempre rimandate raccontano una storia che leggi tutto

Crescere connessi: una sfida per genitori e figli

Francesco Provinciali * - 28.03.2026

In questo agile libro alla portata di tutti i target di lettori, ma pensato principalmente per i genitori, l’autore – docente di Psicologia della comunicazione all’Università Cattolica di Milano, esplora il mondo dell’approccio alle tecnologie da parte dei bambini e degli adolescenti. Lo fa con l’intendimento di non demonizzare questo dilagante e pervasivo mondo degli strumenti digitali di uso ormai comune, nella consapevolezza che occorra posizionarsi in un’ottica di utilizzo consapevole e non di preconcetto rifiuto. Ciò che fa parte della quotidianità di ogni famiglia può essere uno strumento per facilitare conoscenze e apprendimenti se i genitori si identificano nel ruolo di accompagnatori dei propri figli, non come controllori o censori (vietare e demonizzare suscita spesso conseguenze opposte) ma come traduttori e guide nel passaggio dal mondo reale a quello virtuale, una dinamica che tutti ci riguarda ma che nella giovane età necessita di un oculato accompagnamento. Il pregio di questo saggio consiste nel considerare le peculiarità proprie di ogni età dell’infanzia e dell’adolescenza, poiché diversi sono gli strumenti utilizzati, la manipolazione, il tempo dedicato al loro uso, le dinamiche di fruizione e gli interessi prevalenti, gli impliciti inconsapevoli e la selezione delle scelte sempre più consapevoli con il crescere dell’età. leggi tutto

La grande transizione del capitalismo

Francesco Provinciali * - 25.03.2026

Caro Direttore Dr. Sabella, nel linguaggio ricorrente e nell’immaginario collettivo il dibattito e l’attenzione si concentrano sul tema attuale della cd. “transizione”, considerata nei suoi aspetti più ricorrenti: digitale, energetica, ambientale e nei loro correlati antropologici. Nel Suo libro “La grande transizione del capitalismo” edito da Rubbettino Lei sposta invece il focus sul tema del “capitalismo”. Perché?

Nel dibattito pubblico la parola transizione è diventata quasi una formula magica: digitale, ecologica, energetica. Nel mio libro La grande transizione del capitalismo ho scelto di spostare il focus proprio su questo punto: non stiamo vivendo una transizione neutra, ma una trasformazione strutturale del capitalismo. Parlare solo di tecnologia significa eludere la questione centrale: chi decide, chi guadagna, chi perde. Siamo di fronte a una riorganizzazione profonda delle forme di accumulazione, dei rapporti di potere e dei meccanismi di legittimazione dell’economia globale. Il capitalismo non cambia per caso: cambia per continuare a riprodursi. Joseph Schumpeter lo aveva già colto descrivendolo come un sistema fondato sulla “distruzione creatrice”, in cui l’innovazione rompe equilibri, genera crescita ma anche instabilità. La trasformazione non è dunque un’anomalia, bensì la condizione normale di funzionamento del capitalismo. Negli ultimi decenni questa dinamica si è intensificata: alle grandi ondate di innovazione si sono leggi tutto

Elogio della parola

Francesco Provinciali * - 21.03.2026

Il libro di Lamberto Maffei- già presidente dell’Accademia nazionale dei Lincei e Professore di neurobiologia alla Normale di Pisa – dimostra di meritare il Premio Asimov assegnatogli nel 2019 per l’editoria scientifica divulgativa mentre la casa editrice Il Mulino ne fa un fiore all’occhiello da riproporre ad un vasto target di lettori. Il tema della parola e quello del linguaggio (definito “una stringa di parole legate dalla ragione”) sono consustanziali alla dimensione antropologica perché ci distingue dagli altri esseri viventi ed è – allo stesso tempo – l’aspetto più qualificante dello sviluppo storico della civiltà. Oggi – in particolare – diventa dirimente per comprendere gli aspetti evolutivi-involutivi nell’area della comunicazione e dei comportamenti umani, specie se commisurato al dilagante utilizzo delle tecnologie che ne modificano struttura, significati e significanti, fino a coinvolgere sia la dimensione personologica dell’esprimersi sia quella sociale della comprensione e dell’interazione emotiva generazionale, che crea nicchie di separatezza e di produzione di neologismi e altre di solitudini.

La prima parte del saggio considera l’aspetto neurobiologico della formazione e del linguaggio della parola (che è tale per distinguerla dal linguaggio dei segni), l’emisfero cerebrale che ne è motore e archivio, le patologie limitative dell’uso di tale facoltà (dall’afasia alla dislessia) e i personaggi che si sono occupati leggi tutto

Doppiamente sospesi

Paolo Pombeni - 18.03.2026

Sarà un momento di grande difficoltà per la politica italiana stretta in una morsa assai poco piacevole: l’esito delle urne referendarie e lo sviluppo della crisi in Medio Oriente. Siamo un sistema politico, ma anche un paese doppiamente sospesi nell’attesa di eventi che sono estremamente difficili da prevedere.

Partiamo dalla questione del referendum sulla riforma Nordio. Lasciamo perdere il profluvio di strumentalizzazioni, furberie retoriche, demagogie di vario conio che ci hanno invasi provenienti da ambedue le parti dello schieramento. Ora il problema è prevedere come sarà possibile gestire l’esito del voto, nei due diversi casi. Il timore è che, complice lo stress di questi mesi di fanatismi esasperati, chi risultasse vincente voglia semplicemente affermare la visione totalitaria che è stata elaborata da ciascun fronte nel furore delle polemiche.

In termini banali significa che se vincerà il no alla riforma ci si tenga un sistema che ha mostrato molte criticità, come da tempo e dalle sponde più diverse è stato affermato. In pratica che il dominio sul CSM di una magistratura organizzata in correnti di potere (come sempre le correnti cominciano come orientamenti ideologici e finiscono come lobby- vedere la storia della DC) e in cui dominano quelle più radicalizzate ritenga di avere avuto il

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Un voto contro la deriva giustizialista

Maurizio Griffo * - 18.03.2026

La modifica della costituzione che è attualmente in discussione non contiene nessuna violazione dei principi fondamentali dell’ordinamento, al contrario configura una riforma garantista dei processi mettendo l’accusa e la difesa in parità davanti a un giudice terzo. Si tratta di un provvedimento che si colloca in piena continuità con la riformulazione dell’art. 111 del testo costituzionale approvata nel 1999. Anche dal punto di vista quantitativo la riforma è, tutto sommato, minimale e poco invasiva, perché si limita a intervenire su due articoli della costituzione; le altre modificazioni (che fanno salire a sette il numero degli articoli cambiati), infatti, sono necessarie aggiustature di coordinamento logico e grammaticale.

Rispetto a tale contenuto, tutt’altro che sovversivo, appaiono decisamente eccessivi, anche facendo la tara della inevitabile enfasi di una campagna elettorale, i toni allarmistici degli oppositori che parlano di una evidente volontà di ricondurre il giudiziario sotto il controllo dell’esecutivo. Una enfasi che appare ancora più singolare se si considera 

che la separazione delle carriere e anche la creazione di un’alta corte disciplinare, che sono i punti qualificanti della riforma, erano obiettivi che il Partito democratico aveva auspicato in passato.

Se si osserva la questione sotto questo profilo appare difficile comprendere perché non ci sia stata, da parte leggi tutto

Titanic

Francesco Provinciali * - 14.03.2026

Ci sono libri che conservano fascino e attualità a distanza di tempo dalla loro stesura: così è per questo ‘Titanic’ di Vittorio Emanuele Parsi che ho il piacere di rileggere e recensire in questa seconda edizione rinnovata ed ampliata, come è stato in questi giorni per un altro classico della produzione editoriale de Il Mulino come ‘Democrazia e definizioni’ di Giovanni Sartori al cui pari il lungo, denso e colto saggio del Professore di Relazioni internazionali e Direttore di ASERI dell’Unicatt di Milano si propone come chiave di lettura imprescindibile per comprendere temi ed evidenze del nostro tempo. Il sottotitolo di Titanic – ‘Naufragio o cambio di rotta per l’ordine liberale’ – proietta subito il lettore al centro degli avvenimenti ‘domestici e internazionali’ ampiamente dibattuti oggi e lo fa con visione lungimirante e prospettica che va oltre il mero, attuale presente, pur anticipandone le incombenti emergenze. Preceduto dai lusinghieri apprezzamenti di illustri accademici come G. John Ikenberry, Michael Mastanduno, Matthew Evangelista, Mehran Kamrava, Joseph M. Grieco e accompagnato da una imponente bibliografia (che da sola occupa 70 pagine delle oltre 350 in cui si sviluppa il testo), il lavoro di Parsi è un ‘libro di enorme importanza’, per chiunque voglia comprendere come la politica e l’economia domestica leggi tutto

La politica estera in tempi di incertezza

Paolo Pombeni - 11.03.2026

Nella tradizione italiana la politica estera è stata raramente un tema seguito costantemente con passione dal complesso dell’opinione pubblica. In ciò nulla di strano, perché è così in quasi tutti i Paesi, salvo quando accadono fatti che possono accendere passioni elementari o prestarsi a manipolazioni per essere visti come segnali che interpretano il futuro. In questo anche la nostra opinione pubblica non fa eccezione.

Altro discorso per l’attenzione che al tema viene riservato dalle classi dirigenti, specie da quelle politiche. Qui si può vedere una certa anomalia italiana, perché anche in quegli ambienti sembra si faccia fatica a misurarsi con quel che succede a livello internazionale mantenendo una certa freddezza di giudizio e lasciando perdere le facili strumentalizzazioni propagandistiche.

Questa premessa è necessaria se si vuole affrontare l’analisi del difficile momento con cui si sta confrontando la politica estera del nostro Paese. Le prese di posizione roboanti, i giudizi in bianco e nero, le intemerate pseudo-moraleggianti servono a poco o a nulla. Un sistema politico, a cominciare ovviamente dal suo governo e dal parlamento, dovrebbe valutare con attenzione una congiuntura specifica, specie quando questa, come nell’attuale fase della crisi mediorientale, è particolarmente oscura e intricata. Assistiamo invece ad una fascinazione superficiale ed ingenua per

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Mai un passo indietro

Francesco Provinciali * - 07.03.2026

Quello di Mike Pompeo – già capo della CIA e Segretario di Stato durante la prima Presidenza di Donald Trump – non è solo il resoconto di un’esperienza personale intensa, straordinaria e apicale ai vertici dell’Amministrazione USA ma è anche la cronaca di avvenimenti di politica interna ed estera, in quell’arco temporale in cui l’America ha vissuto un avvicendamento di indirizzo alla guida del Paese e una nuova strategia di posizionamento internazionale.

Molto di ciò che sta accadendo in questo secondo mandato presidenziale alla Casa Bianca è la deriva di un radicamento identitario rispolverato ed accentuato in quegli anni, ne è il conseguente sviluppo anche nella lettura delle scelte che si vanno configurando come sua naturale evoluzione: inforcando quegli occhiali si può capire e spiegare come gli Stati Uniti stiano imprimendo una svolta nella politica interna, rispetto a temi come l’immigrazione e l’ordine pubblico, le spese militari e l’economia, oltre al rafforzamento della leadership americana nel concerto di un nuovo ordine mondiale come va posizionandosi, a cominciare dall’interventismo nelle zone calde del pianeta, ai rapporti commerciali e all’imposizione dei dazi, per finire con la messa in discussione delle alleanze storicamente consolidatesi nel secondo dopoguerra e nel tentativo di conferire un nuovo imprinting agli organismi internazionali, cominciando leggi tutto