Ultimo Aggiornamento:
20 novembre 2019
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Argomenti

Il problema centrale dell’Europa: quando l’anima sbiadisce, il corpo declina

Carlo Marsonet * - 02.10.2019

I tempi che viviamo non consentono un dibattito sereno e maturo. Il dialogo, che presuppone riflessione, capacità di argomentazione e ascolto, non può esserci se mancano questi prerequisiti basilari fondamentali. Qualsiasi tema caldo che emerge viene trattato con toni beceri, vacui e, in definitiva, poco proficui. Il dialogo è altra cosa. Esso necessita di moderazione e capacità di autocontrollo; dopo tutto, proprio una delle peculiarità che ha reso grande il nostro continente e, per estensione, il mondo occidentale, è la capacità critica. Ciò significa che il dogmatismo del pensiero va rifiutato, che parlare con il prossimo – specialmente con chi o la pensa diversamente da noi o proviene da una cultura altra – è proprio il momento, la situazione che per eccellenza può condurci a un arricchimento, farci vedere e capire cose che in precedenza o non si conoscevano o si percepivano nel modo errato. Ciò non vuol dire, tuttavia, porsi in maniera succube e lasca nei confronti della diversità, tutt’altro. Il confronto può condurre ad esiti positivi e fruttuosi solo a patto che non ci si presenti a questo appuntamento come una pagina vuota, come un foglio da scrivere daccapo. Questo è il caso dell’Europa attuale, leggi tutto

Il "caso Umbria"

Luca Tentoni - 28.09.2019

La convergenza di Pd e M5S su un candidato alla presidenza della regione Umbria, per le elezioni del 27 ottobre prossimo, rappresenta un elemento di novità nel panorama politico nazionale. Per la prima volta, sia pure con le cautele che i partiti della nuova coalizione cercano di utilizzare per definire l'intesa umbra (civica, ma in realtà politica) i Cinquestelle non si presentano da soli alle regionali, dopo aver perso tutte le consultazioni di questo tipo dal 2010 ad oggi. È, come quella del 2018, una svolta. Se prima non ci si alleava con nessuno per dar vita ad un governo (nel 2013 la proposta del Pd fu respinta in modo molto brusco, durante l'incontro trasmesso in streaming), in questa legislatura i pentastellati hanno prima creato una maggioranza con la Lega (col pretesto, però, del "contratto", che da un lato serviva a delimitare le aree e i provvedimenti di rilievo per Carroccio e M5S e dall'altro giustificava l'esistenza di un'alleanza che veniva presentata come basata sulle cose da fare e non come una coalizione classica), poi un tripartito con Pd e Leu (senza più contratti, con i ministri divisi secondo criteri ben precisi; insomma, un governo come tanti altri). L'ultimo elemento di diversità, quello dell'ostinazione a leggi tutto

Cambiamento o tradimento? La Tunisia di Ben Ali

Leila El Houssi * - 28.09.2019

Giunto al potere con un colpo di stato definito “medico” Zine el Abidine Ben Ali ha governato la Tunisia dal 1987 al 2011. Nonostante i contorni inquietanti che avevano portato rapidamente Ben Ali ad assumere la guida del paese, egli appariva come l’uomo del cambiamento sia a livello nazionale che internazionale.  La Tunisia, infatti, all’indomani della caduta dell’ex presidente Bourguiba, sembrò vivere per un certo periodo in uno stato di effervescenza sotto la guida del nuovo rais che proclamava di prestare ascolto alle esigenze del suo popolo. In una prima fase, in Tunisia, si respirava dunque un clima sociale più disteso e rinfrancato, con nuove speranze per il futuro. L’opposizione risultava come sedotta dall’uomo nuovo e sembrava accogliere favorevolmente l’ascesa del nuovo presidente a tal punto che si parlò di una «opposizione introvabile». In questo frangente anche personaggi del calibro di Rashid Ghannushi, il leader del MTI (Movimento di tendenza islamica) e futuro leader di Ennahdha, mostravano segnali di fiducia.

Fino alla prima metà degli anni Novanta la volontà dichiarata di far ripartire il paese dopo l’ultima fase, non certo limpida, della presidenza Bourguiba apparve un proposito concreto. Tra gli interventi più importanti possiamo menzionare la legge sui partiti politici e sull’associazionismo leggi tutto

I partiti personali

Francesco Provinciali * - 28.09.2019

Ho sempre pensato che di tutte le possibili forme di violenza quella definita come “simbolica” – di cui dobbiamo il termine al sociologo francese Pierre Bourdieau - sia la più strisciante, infida, pervasiva e nascosta, a volte ammantata da un atteggiamento persino protezionista e addolcito, che la rende ancor più subdola e pericolosa.

Sia cioè il modo per esercitare non tanto un’azione fisica, contro la quale, essendo visibile o prevedibile, si riesce talvolta ad adottare reazioni e contromisure, in poche parole a difendersi, quanto un’influenza apparentemente eterea e impalpabile sulla mente e sui comportamenti delle persone, scontata e subìta con disattenzione o sottostima ma capace di esercitare un dominio semplicemente gestendo in conto terzi un consenso inconsapevole, stabilendo sudditanze e gerarchie di pensiero.

Semplifico subito il concetto e spiego perché sono giunto a questa conclusione.

Come al solito nel ragionamento mi ha aiutato la politica e si tratta di una conclusione che non mi sembra cervellotica ma alla portata di tutti.

Ogni parentesi elettorale, si sa, è un teatrino di mirabolanti invenzioni: promesse, miracoli, scenari onirici, visioni, incantesimi.

Ma è la parentesi più vistosa e invadente di una messinscena che dura tutto l’anno, con la complicità di una televisione ormai gestita dai partiti leggi tutto

Torna la questione regionale

Paolo Pombeni - 25.09.2019

Il tema del seguito da dare a quanto richiesto da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna in base a quanto previsto dalla riforma costituzionale che ha introdotto le cosiddette autonomie differenziate è stato giustamente e doverosamente ripreso dal nuovo governo Conte. Nel precedente esecutivo esso era stato messo in capo ad una ministra della Lega, Erika Stefani, vicentina, che in una prima fase aveva operato in maniera accurata, per perdersi poi nel vortice delle polemiche interne alla maggioranza gialloverde anche per il crescere delle pretese dei governatori di Lombardia e Veneto, sicché si era bloccato tutto. Ora la faccenda è nelle mani del nuovo ministro, Francesco Boccia, pugliese, che sembra intenzionato a riprendere in mano la patata bollente.

Ovviamente la polemica politica tende a mettere in scena un cambio di passo fra una ministra di un Nordest con inclinazioni da republichetta autonoma e un ministro del Sud preoccupato di difendere il Meridione dallo svuotamento di risorse che si dice deriverebbe da una promozione delle istanze autonomiste dei cosiddetti “ricchi”.

Messa così, la faccenda diventa una farsa, mentre è urgente il problema di giungere ad un equilibrio nelle scelte per il regionalismo che è stata fatta, un po’ alla carlona, da passati governi tanto di destra quanto di sinistra. leggi tutto

ALICE abita ancora qui

Stefano Zan * - 25.09.2019

Mentre il termine destra mantiene una sua capacità connotativa in grado di rappresentare sinteticamente un blocco sociale presente in tutto l’occidente, il termine sinistra da molti anni ha perso questa capacità connotativa e, al massimo, può rappresentare alcuni gruppi minoritari e nostalgici. La ragione di questa differenza è molto semplice. Coloro che si identificano nella destra sono (tecnicamente) dei conservatori nel senso che conservano valori tradizionali di riferimento che ancora oggi da molti vengono considerati validi e degni di essere rappresentati, tutelati, riproposti. Ancora domenica scorsa la Meloni chiudeva il suo convegno invocando Dio, Patria e Famiglia!

Gli altri, coloro che a vario titolo non si identificano nella destra e anzi la contrastano, non hanno mantenuto i classici valori di riferimento della sinistra classica e costituiscono oggi un fronte, un blocco sociale, un’area politica estremamente variegata, poco omogenea, per molti versi confusa alla ricerca di un sistema di valori che sappia connotarne le caratteristiche salienti. Possiamo chiamarli progressisti, non solo per contrapposizione ai conservatori, ma perché cercano di interpretare in modo nuovo i valori salienti di un mondo che in questi anni è progredito sotto molti punti di vista tanto è vero che sull’arena politica sono apparsi partiti e movimenti che non hanno leggi tutto

Rinviato al 2020 il ritorno dell'educazione civica: il CNPI boccia il decreto Bussetti

Francesco Provinciali * - 25.09.2019

A parole praticamente avevano esultato tutti, forse eccetto chi a scuola ci lavora veramente ed ha un minimo di esperienza didattica e di insegnamento: ritornerà l’educazione civica nelle scuole, si insegnerà per 33 ore all’anno con tanto di voto in pagella, dalla scuola primaria alle superiori ma anche a partire dalle scuole dell’infanzia sono previste “iniziative di sensibilizzazione alla cittadinanza responsabile”: puntualizzazione fondamentale e da chiarire bene prima dell’inizio delle attività didattiche perché in questa fattispecie si tratta di bambini dai tre ai cinque anni.

Aveva esultato il Ministro uscente del MIUR Bussetti che ha tolto il tema scritto di storia alla maturità ma avrebbe affidato l’insegnamento dell’educazione civica ai docenti dell’area storico-geografica nella scuola primaria e media e a quelli dell’area economico-giuridica nelle secondarie di secondo grado (peccato che detta area non esista in tutte le scuole superiori). L’annuncio era stato trionfale: “Oggi è una giornata storica! Finalmente ritorna l’educazione civica come materia obbligatoria nelle scuole. Un traguardo necessario per le giovani generazioni perché sono i valori indicati nella Costituzione a tenere unito il nostro Paese. Il compito della scuola è di educare alla cittadinanza attiva, leggi tutto

Il M5s di governo fra l'incudine e il martello

Luca Tentoni - 21.09.2019

La prova del secondo governo Conte può essere per Di Maio e il M5s più difficile rispetto a quella della maggioranza gialloverde. Per comprendere cosa sia accaduto e cosa possa accadere al bacino elettorale dei Cinquestelle bisogna partire dal risultato del 2018, senza dimenticare quello del 2013 e, ancor prima, senza trascurare il periodo in cui, fra il 2008 e il 2012, si andò formando il nucleo originario e forte del consenso al Movimento. Inizialmente il M5s catturò i voti degli scontenti di sinistra, degli astenuti, di chi non aveva creduto nella scommessa (perduta) della Sinistra Arcobaleno del 2008 e nell'esperienza dell'ultimo governo Prodi (2006-2008). A quel gruppo si aggiunse quello dei giustizialisti rimasti improvvisamente orfani dell'Idv dipietrista (che aveva raggiunto alle europee del 2009 l'8% dei voti, per poi dissolversi rapidamente alla fine del 2012). Con la crisi del 2011-2012 e il crollo del centrodestra arrivarono anche i voti dei delusi del Pdl e di una Lega allora in difficoltà. In questo modo, il M5s si presentò alle politiche del 2013 come un partito "pigliatutto", non di destra e neppure di sinistra, pronto ad accogliere - in nome della diversità rispetto alle forze e alle politiche tradizionali - gli elettori delusi e gli astenuti. Il successo di quella consultazione fu ripetuto leggi tutto

Perché la crisi di governo dello scorso agosto. Una ipotesi contro corrente

Maurizio Griffo * - 21.09.2019

Adesso che il governo Conte bis ha iniziato la sua navigazione, è forse opportuno tornare a interrogarsi sui motivi che hanno indotto il leader della Lega Salvini ad aprire in modo inaspettato la crisi di governo in piena estate, accompagnandola con la richiesta tassativa di elezioni politiche subito.

Pur in una varietà di valutazioni e di apprezzamenti, il giudizio prevalente di quasi tutti i commentatori è che la scelta del leader leghista sia stata una scelta poco felice dettata da un calcolo errato dei fattori in gioco. Anzitutto, Salvini avrebbe commesso un errore di valutazione, immaginando di trovare una sponda immediata nel Partito democratico, interessato anch’esso a nuove elezioni per consolidare e confermare il risultato delle elezioni europee che lo ha visto sopravanzare il movimento 5stelle. Altri osservatori rilevano che Salvini avrebbe trascurato gli attuali equilibri parlamentari, dove i grillini sono e resteranno, per tutta questa legislatura, il partito di maggioranza relativa. Una variante di questo giudizio è che l’esponente leghista, pressato dalla richiesta di una parte consistente del suo partito desideroso di confermare alle elezioni politiche il risultato delle europee, avrebbe sottovalutato il potere discrezionale del Quirinale.

A nostro avviso queste analisi non colgono completamente nel segno. Crediamo infatti che la scelta leggi tutto

La nuova tutela delle vittime di violenza domestica e di genere: legge 69/2019

Francesco Provinciali * - 21.09.2019

La legge 19 luglio 2019 n.69, recante modifiche al codice penale e a quello di procedura penale, introduce nuove norme in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere.

Legge che è stata pubblicata sulla G.U. 173 del 25 luglio 2019 ed è entrata in vigore il 9 agosto u.s.

La crescita esponenziale di reati connessi alla materia di cui la normativa di modifica e aggiornamento si occupa e il loro superarsi in efferatezza e crudeltà ha evidentemente indotto il legislatore ad assumere questo provvedimento che pare interessante riassumere al fine di evidenziare al lettore ciò che d’ora in poi – fino a nuove disposizioni legislative – varrà in materia di individuazione e punibilità dei reati stessi.

In tema di indagini la polizia giudiziaria sarà tenuta ad attivarsi immediatamente comunicando al PM eventuali notizie di reato, anche per le vie brevi. A sua volta il PM dovrà ascoltare entro tre gg la presunta vittima, per la quale il tempo per presentare denuncia-querela sarà ora di 12 mesi.

Negli ospedali il Pronto soccorso dovrà attrezzarsi prevedendo un codice rosso per le violenze di genere, in modo da facilitare i tempi di valutazione clinica e conseguentemente i provvedimenti protettivi da assumere a tutela delle vittime, di competenza dell’autorità giudiziaria. leggi tutto