Ultimo Aggiornamento:
01 aprile 2020
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Argomenti

Una maggioranza senza politica

Paolo Pombeni - 12.02.2020

Nel 1979 Federico Fellini girò quello che lui definì un filmetto. S’intitolava Prova d’orchestra e metteva alla gogna un’orchestra con i vari strumentisti incapaci di fare appunto il lavoro corale che veniva loro richiesto, bisticciandosi, astraendosi e evitando di seguire qualsiasi indicazione del direttore. Venne interpretato come un grido di allarme e di rigetto della politica italiana incapace di ritrovare il senso del suo stare insieme in uno stato di grave disgregazione (un anno prima era stato assassinato dalle BR Aldo Moro)..

E’ una pellicola che andrebbe riproposta alla più che confusa classe politica attuale. La vicenda della crisi intorno alla norma sulla riforma della prescrizione, frettolosamente introdotta ormai un anno fa da grillini alla ricerca del plauso dei loro fan club giacobini, mette in luce non modi diversi, magari opposti di intendere la soluzione degli impasse del sistema giudiziario italiano, ma un degrado complessivo della nostra cultura istituzionale.

Non è solo questione della valutazione in sé della norma, che è quasi certamente incostituzionale per ragioni che sono state ribadite più volte da autorevoli commentatori. Quel che è peggio è come si sta cercando di gestire il pastrocchio che ci si trova davanti.

Tutto è stato ridotto alla più trita lotta fra fazioni politiche, leggi tutto

Regionali: è la prossima la prova più dura per il M5s

Luca Tentoni - 08.02.2020

Nelle nove regioni a statuto ordinario nelle quali si è rinnovato il Consiglio, fra il 2018 e il gennaio scorso, il M5s ha ottenuto 2,139 milioni di voti contro i 4,636 delle politiche, perdendone il 53,9%. In percentuale assoluta è passato dal 28,3% del 2018 al 15,2%. Rispetto alle regionali precedenti, i pentastellati hanno raccolto addirittura 69mila voti in più. Tuttavia, il calo percentuale rispetto alle politiche è stato del 13,1%, mentre fra le regionali 2013-'15 e le politiche del 2013 era stato del 9,1%. In sintesi, le regionali hanno penalizzato anche stavolta i Cinquestelle, ma più che in passato, facendo perdere loro - come si accennava - 539 voti su mille delle politiche, mentre nel 2013-'15 il calo era stato leggermente minore (502 su mille). Una spiegazione può essere rintracciata nella maggiore o minore vicinanza fra il turno elettorale regionale e le elezioni politiche precedenti: nelle consultazioni locali svolte nel 2018, il M5s ha conservato il 66,9% dei voti delle elezioni generali (2013: 58,8%); tuttavia, nel 2019 è sceso al 36,4% (prec. 40,2%) e nel 2020 al 27,6% (prec. 35,8%). In pratica, più tempo passa dalle politiche, più i Cinquestelle perdono i loro elettori che li hanno scelti per la Camera e per il Senato. In questa occasione il calo è stato più marcato che nel passaggio 2013-'15 in cinque casi su nove (tre degli altri quattro sono relativi ad elezioni leggi tutto

Deutsche Bank chiama collaborazione europea: se non ora quando?

Gianpaolo Rossini - 08.02.2020

La voragine nei conti 2019 della prima banca tedesca è di 5265 milioni di euro di perdite (nel 2018 c’è un profitto di 341 milioni) su ricavi netti pari a 23165 milioni (in calo da 25316 del 2018). Circa 2.8 miliardi di rosso sono dovuti a svalutazione di attività finanziarie in pancia alla banca. Nel quarto trimestre 2019 Deutsche Bank (DB) perde quasi mezzo miliardo (437 milioni) nella parte nobile (core business) dell’attività cioè credito a famiglie (283 milioni) e imprese (107) a testimonianza che il rallentamento dell’attività economica e delle esportazioni stanno infliggendo colpi severi al sistema bancario tedesco. Ma non è solo il rallentamento di oggi a fare traballare la DB. I bilanci recenti sono scioccanti: nel 2015 perde 6.8 miliardi, 1.4 nel 2016, 500 milioni nel 2017. Le falle si aprono nel dicembre 2013 a seguito di una multa da quasi due miliardi delle autorità federali Usa (Housing Finance Agency). I conti 2013 e 2014 restano a galla ma si aggravano nell’ultimo trimestre del 2014. I numeri dimostrano che la lunga crisi della DB non nasce a seguito delle politiche di espansione monetaria di Super Mario presidente della BCE fino a qualche mese fa. Il QE di Draghi inizia più tardi in avanzata primavera 2015. Ma la cronica crisi DB dice anche dell’altro. La fissazione teutonica per conti pubblici specchiati con addirittura leggi tutto

Derive critiche nella scuola della facilitazione

Francesco Provinciali * - 08.02.2020

Siamo ormai nel 46°anno dall’entrata in vigore dei cd. Decreti delegati nel sistema scolastico italiano (31 maggio 1974) e pare utile fare un provvisorio bilancio di questa importante riforma del sistema scolastico italiano e delle sue derive radicate in quasi mezzo secolo di esperienza.

Il Decreto più noto è il 416 poiché introdusse il principio della partecipazione democratica alla vita della scuola, istituendo i cd. organi collegiali che sancirono l’ingresso della componente dei genitori e – nelle superiori- anche di quella degli studenti nei consigli di classe e nei consigli di circolo e di istituto.

Molta acqua è passata sotto i ponti della gestione collegiale della scuola, con luci ed ombre: da un lato c’è chi ha lamentato una eccessiva ingerenza delle famiglie nelle questioni tecnico-didattiche-metodologiche proprie degli insegnanti. Altri hanno evidenziato come questo sistema abbia creato ulteriore burocrazia nella scuola, appesantendo le procedure di gestione con passaggi nuovi e spesso conflittuali, non di rado con interferenze della politica.

La partecipazione allargata alla gestione della scuola ha certamente favorito un processo di crescita e di consapevolezza intorno ai temi educativi e didattici, agli assetti organizzativi ed istituzionali, istituendo accanto alle tradizionali figure monocratiche una serie di organi collegiali a più livelli, composti dalla componente dei docenti, leggi tutto

L’instabilità del quadro politico italiano

Paolo Pombeni - 05.02.2020

Il quadro politico italiano rimane instabile, perché è privo di centri capaci di organizzarlo in maniera tanto accettabile, quanto adeguata alle sfide che sono sul tappeto. Parliamo di centri al plurale, perché continuiamo a credere che sia un falso problema quello della ricostruzione di un mitico “Centro” così come per un quarantennio sarebbe stata la Democrazia Cristiana.

Quel partito fu, almeno per una lunga fase, certamente tale per la sua contrapposizione alla “sinistra” identificata nell’alternativa del comunismo che pretendeva di egemonizzarla. Non lo fu in assoluto perché, anche qui per un tratto non breve, si considerò una componente essenziale del riformismo italiano. Come sempre nella storia si può discutere sulla tipologia di quel riformismo, ma è difficile negare che molte delle trasformazioni dell’Italia dal dopoguerra alla fine degli anni Settanta furono gestite dalla DC in rapporto, dialettico, ma fino ad un certo punto, col riformismo laico, prima dei repubblicani e presto, superati un po’ di muri ideologici, anche dei socialisti.

Certo il riformismo democristiano stava in un partito che teneva dentro anche una forte componente conservatrice (in alcune appendici assai contigua alla destra), ma ciò avveniva per l’imposizione da parte della Chiesa dell’unità politica dei cattolici. Vale invece maggiormente la pena di leggi tutto

Gli anni di Putin: 2) L'economia

Francesco Cannatà * - 05.02.2020

Fine degli anni ‘90. Primo decennio del 2000. Seconda metà del 2014. Tre momenti critici per il prezzo del petrolio. Dai 20 $ al barile dell’ultimo scorcio del XX secolo, ai 140$ degli inizi del nuovo millennio, fino all’altalena, tra i 40 e i 60$, della fase attuale. Se per gli statistici questi sbalzi sono semplici oscillazioni tariffarie, per l’economia di alcuni paesi si tratta di veri colpi al cuore. Dagli shock conseguenti al calo dei ricavi energetici l’URSS ha infatti subito una serie di infarti budgetari che hanno prima paralizzato e dopo necrotizzato la potenza socialista. Una patologia simile percorre anche le vene della nuova Russia. A oltre 30 anni dalla dissoluzione sovietica e nonostante gli sforzi compiuti dai primi due mandati della presidenza Putin (200-2008) e da quella Medvedev (2008-2012) , l’economia di Mosca ha ancora il proprio baricentro nelle materie prime, e il commercio estero russo è sempre soggetto ai prezzi del mercato mondiale del petrolio. Dagli idrocarburi discendono il 70% dell’export, il 50% del bilancio statale e il 50% della produzione industriale nazionale.
Riguardo poi la percentuale di gas e petrolio in mano statale si nota come questa sia in linea con le diverse fasi della politica russa. Massima, 81% nel 1994, gli anni successivi alla dissoluzione sovietica, questa quota tocca il minimo, 13%, nel 2003. leggi tutto

I due Papi

Sabina Pavone * - 05.02.2020

E’ degli ultimi giorni la notizia della pubblicazione in Francia del libro di Benedetto XVI e del cardinale Sarah in merito al tema del celibato (Des profondeurs de nos coeurs, Fayard, 2020) che ha fatto riaffiorare il tentativo delle forze conservatrici di ascrivere il papa emerito al partito anti-Bergoglio, soprattutto in risposta al sinodo dell’Amazzonia svoltosi recentemente a Roma che ha invitato a «stabilire criteri e disposizioni da parte dell'autorità competente, per ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti della comunità, che abbiano un diaconato permanente […], potendo avere una famiglia legittimamente costituita e stabile, per sostenere la vita della comunità cristiana attraverso la predicazione della Parola e la celebrazione dei sacramenti nelle zone più remote della regione amazzonica».

La scelta di riproporre una curia profondamente divisa, espressione di due visioni della chiesa radicalmente differenti, è una prospettiva molto diversa da quella proposta da I due papi (2019), in programmazione sulla piattaforma di NetflixNonostante il titolo - che potrebbe far pensare a una visione per così dire dicotomica - il film diretto da Fernando Meirelles e interpretato da Jonathan Price (Jorge Mario Bergoglio - papa Francesco) leggi tutto

Il negoziato Usa e UE orfani del multilateralismo

Gianpaolo Rossini - 01.02.2020

Dopo la chiusura del contenzioso commerciale con la Cina Trump mette mano al dossier Europa mantenendo un approccio bilaterale e relegando alla marginalità accordi – come quello di Parigi sul clima - e istituzioni multilaterali – come la WTO. Un atteggiamento che non è nuovo. Già nel 1999 emerge alla luce del sole quando i democratici di Bill Clinton e i sindacati avvallano violente manifestazioni a Seattle contro l’ultima istituzione multilaterale nata nel 1995, la WTO. Un ibrido figlia dello spirito multilaterale del secondo dopoguerra, ma con un sistema decisionale avversato dagli Usa perché basato su “un paese - un voto”. Per cui Washington conta come Malta. Ma non solo per questo alla fine del secolo scorso gli Usa abbandonano il multilateralismo. È cambiato il contesto internazionale diverso da quello in cui nascono le istituzioni multilaterali (FMI, Banca Mondiale etc.) geograficamente limitato (Europa occidentale, Nord America, Giappone e Australia) e che la guerra ha reso omogeneo dal punto di vista politico e militare. Uno scenario dove è possibile separare temi economici, strategici e militari affidandoli a specifiche istituzioni multilaterali (FMI, WB, GATT, NATO, OCSE) in cui Washington ha un ruolo dominante grazie a meccanismi di voto favorevoli (nel FMI gli Usa pesano per quasi 17% di tutti i voti). leggi tutto

Radicalismo e centrismo: due miti della politica italiana

Paolo Pombeni - 01.02.2020

La tornata elettorale di domenica 26 gennaio ha riportato in auge due eterni miti della politica italiana: il radicalismo e il centrismo. In verità mentre il primo si tira in ballo a proposito, il secondo è stato richiamato in maniera strumentale, ma tant’è: sono due vecchi concetti che si rincorrono in tutte le lotte politiche e non solo in quelle del nostro paese.

Il radicalismo, che qui, lo chiariamo subito, non ha niente a che fare con la storia e l’ideologia del partito radicale italiano, è quell’approccio che muove dalla convinzione che per conquistare il consenso sia necessario portare all’estremo le argomentazioni che si propongono. Spesso si coniuga con la demagogia, ma di per sé non necessariamente. Di radicalismo ha fatto largo uso la Lega per propria tradizione, ma ultimamente Matteo Salvini ci ha aggiunto una dose massiccia di demagogia. La sostanza di queste proposte è che il mondo si divida nettamente in due: i buoni e i cattivi, gli angeli e i demoni, i prescelti dal Signore e quelli destinati a priori alla dannazione.

Non si tratta di una prerogativa della destra, perché è uno schema di lotta ampiamente usato anche a sinistra. Proprio le elezioni regionali in Emilia Romagna (non sapremmo dire se leggi tutto

La voce del silenzio

Francesco Provinciali * - 01.02.2020

Non si trovano fisicamente luoghi, in natura e nei contesti organizzati dall’uomo, in cui si possa materializzare il silenzio assoluto.

John Cage – grande musicista del Novecento, tutto genio e sregolatezza – nella celebre partitura intitolata 4.33 era riuscito a dimostrare che il silenzio totale non esiste: il “pezzo”, della durata di quattro minuti e trentatre secondi consisteva nel disporsi davanti ad un pianoforte senza suonarlo.

In quel lasso temporale si potevano udire i rumori di sottofondo che si coglievano nel silenzio della musica non orchestrata: John Cage voleva teorizzare infatti che possiamo attribuire ai suoni e ai rumori che ci circondano una valenza musicale se riusciamo a porci in una condizione di ascolto del mondo (“per me il significato essenziale del silenzio è la rinuncia a qualsiasi intenzione”).

Da questo singolare punto di vista la musica non consiste tanto nell’esecuzione quanto nell’astensione, nella capacità di percepirla intorno a noi senza agire per crearne una nuova se non quella che deriva dalla connessione armonica tra le parti di quella ascoltata o prodotta dalla nostra mente.

Oltre la metafora suggestiva resta intatto il valore del messaggio: la disponibilità all’ascolto genera musicalità che a sua volta conferisce creatività al pensiero.

Il silenzio è soprattutto leggi tutto