Ultimo Aggiornamento:
20 luglio 2019
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Orario di votazione: una modesta proposta

Luca Tentoni - 18.05.2019

Il 26 maggio saranno chiamati al voto - in Italia e negli Stati non appartenenti all'Unione europea - 49.413.168 elettori, ai quali si aggiungeranno gli italiani che risiedono in altri paesi dell'Ue (1.659.874). Le operazioni di scrutinio non saranno rapide e neppure facili. Infatti, in Piemonte si voterà anche per il Consiglio regionale (3.621.796 elettori) e in ben 3.658 centri (221 oltre i 15mila abitanti, 3.437 sotto i 15 mila) si rinnoverà il consiglio comunale (altri 16.108.752 elettori chiamati alle urne). In pratica, in 826 comuni si voterà per le europee, le regionali, le comunali; in altri 2.832 per le europee e le comunali; nei restanti 4.257 (53,7%) si andrà alle urne solo per le europee. Si voterà dalle 7 alle 23. I risultati saranno disponibili durante la notte, se non (quelli definitivi) nel corso del giorno seguente. A titolo di provocazione (ma non troppo) ci permettiamo di avanzare una modesta proposta per il futuro (in primo luogo per le elezioni politiche). In primo luogo, chiudere i seggi alle 23 oppure prolungare (come si è fatto in passato) il voto fino alle 15 del lunedì è eccessivo: in molti altri paesi europei le urne chiudono prima. Lo si è visto in Spagna, dove già verso mezzanotte i risultati delle elezioni politiche erano già pressoché definitivi. L'election day, inoltre, se da un lato leggi tutto

Il reato corre sul filo

Francesco Provinciali * - 18.05.2019

Forse ha ragione Federico Fubini, firma prestigiosa del Corriere della sera, quando si chiede se  a volte più che un giornalista servirebbe uno psichiatra per decifrare le cose della politica e della vita.

Anche se si riferiva a faccende di “governance” mi permetto di interpretare estensivamente questo suo dubbio espresso recentemente in un una nota trasmissione televisiva.

Non tutto può essere spiegato e non tutto può essere capito ma pareva che la stagione di Tangentopoli avesse lasciato cicatrici profonde e lezioni esemplari.

Non è cosi: evidentemente chi predica la teoria dell’anno zero continua a pensare che si possa ricominciare sempre da capo, redimersi oppure provarci nella convinzione di restare impuniti.

Il potere logora chi non ce l’ha ma può rovinare chi ne detiene anche un pizzico.

E così, ciclicamente,  ripartono nuove indagini e si dispongono nuovi arresti: il reato più frequente, manco a dirlo, è la corruzione che con l’evasione fiscale fa il paio delle note più dolenti che impestano il nostro Paese.

Non è solo questione di caste o di vertici, anche se dipende da quale osservatorio di vedono le cose: dato che la società dei rappresentati non è migliore della èlite dei rappresentanti, ci troviamo di fronte ad un fenomeno esteso, ramificato leggi tutto

Passaggio a Nord-Est: De Michelis e la Quadrangolare

Lucrezia Ranieri * - 18.05.2019

Accade talvolta che la personale biografia di un uomo incida non poco sulla sua formazione ideale, sull’orizzonte, cioè, sul quale il suo sguardo finisce per posarsi. Nel caso di Gianni De Michelis, nato a Venezia e fieramente veneziano, il suo essere un uomo del Nord-Est fece posare quello sguardo oltre frontiera, verso il Danubio, diventando una delle caratteristiche del suo agire politico.

Ancor prima di venire nominato ministro degli Esteri, già nel 1988, De Michelis aveva infatti avviato contatti con i rappresentanti dell’Ungheria, dell’Austria e della Jugoslavia, partner che solo un anno più tardi sarebbero stati al centro di un’iniziativa che avrebbe in un certo senso costituito lo sforzo più originale del ministro socialista, quello della creazione della cosiddetta “Quadrangolare”: un’associazione, fra questi quattro stati, il cui scopo era innanzitutto il rafforzamento della cooperazione economica e politica in un’ottica regionale e sussidiaria rispetto alle alleanze esistenti.

L’iniziativa non nasceva dal nulla: già nel corso degli anni ’80 l’area danubio-balcanica era tornata ad essere una delle direttrici principali lungo la quale disporre le limitate risorse della politica estera italiana. Tuttavia, con l’intensificarsi dei segnali di crisi dell’impero sovietico, il legame fra la Penisola e i suoi vicini leggi tutto

Baruffe sul nulla

Paolo Pombeni - 15.05.2019

Possiamo consentirci una pausa nell’analisi dello stucchevole duello Salvini-Di Maio e delle conseguenti aspettative su una crisi o meno del governo giallo-verde? Lo facciamo dedicandoci a due temi, uno molto dibattuto, l’altro meno.

Partiamo dal polverone sollevato sulla presenza al Salone del libro di una casa editrice che pubblica in maggioranza libri legati all’ideologia dell’estrema destra. Nella grande commedia dell’arte che è diventato il palcoscenico pubblico italiano si sono immediatamente esibiti quelli che fanno la parte degli antifascisti difensori della costituzione e quelli che per contrapposizione devono fare la parte dei liberali che difendono a prescindere la libertà di pensiero. A noi sembra francamente che le cose siano un po’ più complicate.

Prescindiamo ovviamente dal fatto che il proprietario della casa editrice in questione sia un militante di una formazione dichiaratamente fascista, fosse pure “del terzo millennio”, come è Casa Pound, e che abbia partecipato a manifestazioni non esattamente pacifiche e rispettose della libertà di opinione promosse da quel movimento. Se ci sono responsabilità penali andranno indagate ed accertate dalla magistratura. Qui la questione è un’altra: hanno diritto il suddetto soggetto e la sua casa editrice ad esprimere e pubblicare opinioni che sostengono un’ideologia antidemocratica?

La risposta prudente è che possono farlo fino a leggi tutto

Chi si accontenta gode

Stefano Zan * - 15.05.2019

Zingaretti nell’intervista a Gad Lerner che chiude il suo libro ha dichiarato che il movimento 5 Stelle:” è privo di un vero gruppo dirigente e quindi i momenti difficili lo porteranno a un generale rompete le righe” e ancora:” I 5Stelle sono destinati a scomporsi”. È sempre difficile fare previsioni, soprattutto in questo momento in Italia, ma mi pare che lo scenario prefigurato dal segretario del PD non sia particolarmente plausibile. Intanto la storia e la teoria (Coser “Le funzioni del conflitto sociale”) ci dicono che è proprio nei momenti di massima difficoltà e in presenza di un nemico agguerrito che le organizzazioni si ricompattano e i partiti sono certamente organizzazioni. In secondo luogo, da quando negli ultimi due mesi Di Maio ha tirato fuori le palle (per usare una sua elegante espressione) nei confronti della Lega ha arrestato un declino di consensi che durava da mesi, ha certamente consolidato il partito, ha creato imbarazzo e difficoltà al suo alleato di governo. Pervicacemente ha voluto dimostrare in ogni occasione che i 5 Stelle sono antropologicamente diversi dalla Lega e che la loro diversità risiede in primo luogo nella determinazione con cui sostengono la questione morale, l’etica pubblica, il valore assoluto dell’onestà; disponibili anche, per sostenere leggi tutto

L'economia e le scelte elettorali

Luca Tentoni - 11.05.2019

Sebbene l'esito delle elezioni politiche ed europee sia spesso influenzato anche da altre cause (temi come la sicurezza, per esempio, hanno un certo peso) è però l'economia (percepita e reale, generale e familiare) a decidere della sorte dei partiti, in una fase nella quale la volatilità è molto elevata e la situazione del Paese non muta, nonostante il recentissimo magro aumento del Pil. Le promesse di un miglioramento della situazione economica - rimanendo al solo ambito della Seconda Repubblica, per brevità - hanno spesso funzionato, a partire dal milione di posti di lavoro berlusconiano per proseguire con gli 80 euro di Renzi e arrivare, ai giorni nostri, a reddito di cittadinanza, quota 100 per le pensioni e "flat tax". Il problema è che il Paese avrebbe bisogno di interventi strutturali meno vistosi sul breve periodo ma molto fruttuosi sul medio (investimenti in ricerca, sviluppo, scuola, innovazione tecnologica) che però non sono redditizi in termini elettorali. Scartati questi tipi di interventi (per non parlare della razionalizzazione della spesa pubblica, che comporta tagli, cioè voti persi) restano quelli che tendono a premiare le più ampie platee possibili di cittadini/elettori: queste azioni assicurano spesso un rapido ed efficace ritorno positivo in termini di consensi, però alla lunga si pagano. leggi tutto

L'innocenza perduta

Francesco Provinciali * - 11.05.2019

A Manduria (Taranto) una baby gang di 14 ragazzi di cui 12 minorenni ha massacrato di botte fino a ucciderlo un uomo di 67 anni, dopo averlo legato ad una sedia e segregato per giorni in casa. Nei giorni scorsi un neonato è stato trovato in un cassonetto nei pressi del cimitero di Rosolina (Rovigo): la madre l’aveva abbandonato ma il destino lo ha salvato: È stato chiamato Giorgio come l’infermiera che l’ha accudito e avrebbe voluto tenerlo per sempre: è già partita la gara per l’adozione.

A Cassino Il piccolo Daniel di due anni è stato strangolato dalla mamma infastidita dal suo pianto perché si era appartata in auto con il compagno per fare sesso: l’uomo, padre del bambino ed ex di lei, lo ha schiaffeggiato e poi ha assistito senza intervenire all’omicidio, indifferente, anzi minaccioso verso la donna e il piccolo. A gennaio, a Cardito nel napoletano, un uomo aveva picchiato a morte un bimbo di 7 anni, Giuseppe, e tagliato un lembo d’orecchio alla sorellina: erano figli della compagna, giocando avevano rotto la sponda del lettino, lui si era infastidito perché stava dormendo. La violenza andava avanti da tempo, le maestre si erano accorte che qualcosa di tremendo accadeva in quella casa ma la loro segnalazione era stata tardiva. leggi tutto

Il costitutivo legame tra pluralismo e democrazia

Carlo Marsonet * - 11.05.2019

La democrazia è un regime politico instabile e precario. Si tratta di una considerazione banale, è pacifico, ma non per questo va data per scontata. Sembra, infatti, che essa, come i tanti traguardi raggiunti dalla civiltà, sia vista quasi come un orpello, un risultato dato per acquisito in modo definitivo. In virtù di ciò, non vale la pena fortificarla giorno per giorno, giacché essa è ineluttabile.

Ebbene, la sua intrinseca gracilità sembra dimostrare il contrario. Essendo costituita da uomini, non può che risultare una creazione imperfetta e passibile di rivolgimenti interni. Ciò che scrisse Tocqueville a proposito della democrazia è risultato in gran parte vero. Essa si è dimostrata essere un fatto provvidenziale che ha abbracciato gran parte del mondo moderno. Nondimeno, aggiungeva il pensatore francese, essa poteva assumere forme assai divergenti: una connotazione liberale, da un lato, una connotazione dispotica, dall’altro. Ciò che è importante, allora, è considerare la democrazia come un’istituzione che dipende in larga misura dalla qualità dei suoi componenti. Efficace, in tal senso, la metafora popperiana: «le istituzioni sono come le fortezze, resistono se è buona la guarnigione». leggi tutto

Anche le parole sono pietre

Paolo Pombeni - 08.05.2019

Non sappiamo ovviamente come andrà a finire il Consiglio dei Ministri di mercoledì 8 maggio, perché questo articolo sarà pubblicato prima che si sia svolto. Il presidente Conte ha dichiarato che affronterà e risolverà il caso Siri, ma che non ci sarà nessuna “conta” (cioè non si voterà facendo spaccare il CdM fra leghisti e pentastellati) e non ci sarà nessuna crisi di governo. Sull’ultimo punto si dichiarano preventivamente d’accordo Di Maio e Salvini, anche se l’uno chiede esattamente il contrario dell’altro.

Quale sarà il coniglio che estrarrà dal cappello Conte-Silvan non lo sappiamo: le scappatoie che consente un uso avvocatesco di leggi e regolamenti sono varie. Quel che crediamo di sapere è che si illude chi continua a pensare che le parole siano acqua fresca che scorre via e non lascia segno. La lunga sceneggiata a pro di occupazione del palcoscenico mediatico è indubbiamente riuscita, perché si parla solo di quella e tutte le altre forze politiche sono state relegate sullo sfondo. E’ divenuta tanto importante da spingere il presidente Conte ad approfittarne per uscire dal suo cono d’ombra e costruirsi una parte di co-protagonista: a quale fine non è chiaro, a parte quello, intuibile, di uscire in maniera dignitosamente di scena quando il suo governo cadrà. leggi tutto

70 anni fa nasceva la Repubblica federale

Gabriele D'Ottavio - 08.05.2019

L’8 maggio 1949 i membri del Consiglio parlamentare di Bonn licenziavano il testo della Legge fondamentale, la carta costituzionale istitutiva della futura Repubblica federale tedesca (BRD). La scelta della data non era stata casuale. Quattro anni prima, l’8 maggio era stata firmata la resa senza condizioni della Germania nazista. Con l’adozione della Legge fondamentale venivano gettate le basi di un nuovo ordinamento democratico nella Germania occidentale, che tuttavia godeva di una limitata legittimazione popolare. Per quanto riguarda la scelta del termine, è significativo il fatto che i costituenti preferirono adottare una «Legge fondamentale» (Grundgesetz) e non una «Costituzione» (Verfassung), per evidenziarne la provvisorietà, data l’indisponibilità dei tedeschi ad accettare la divisione del paese come definitiva. La Repubblica federale, al pari della Repubblica democratica tedesca (DDR) istituita nella parte orientale del paese, rappresentava più il prodotto di una scelta di politica estera dei governi alleati che l’espressione della volontà del popolo tedesco. Tanto più che quest’ultimo non aveva avuto la possibilità di eleggere direttamente l’assemblea costituente, né quella di ratificare il testo finale della Carta di Bonn. Il Consiglio parlamentare si componeva dei rappresentanti delle assemblee delle undici regioni occidentali ed era stato investito del potere costituente direttamente dalle forze di occupazione alleate. leggi tutto