Ultimo Aggiornamento:
21 ottobre 2020
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Argomenti

Politiche e misure della povertà: il reddito di cittadinanza

Francesco Provinciali * - 01.08.2020

Nella breve sinossi  introduttiva al suo saggio Sgritta osserva come - a meno di un anno dall’entrata in vigore della legge 4/2019 - si possano evidenziare alcuni rilievi critici in ordine al perseguimento degli obiettivi prefissati: l’importo medio del reddito è relativamente basso (522 euro mensili), vengono penalizzate le famiglie più numerose, il numero dei beneficiari è inferiore a meno della metà di quelli previsti, la mancanza di lavoro in alcune aree del Paese, specie al Sud,  mette a rischio “l'obiettivo politico principale di questa misura, vale a dire promuovere l'inserimento lavorativo, con il rischio di ridurlo a un semplice strumento di assistenza sociale”.

Basterebbe questa valutazione d’insieme per far emergere come il reddito di cittadinanza abbia prodotto più criticità che vantaggi coerenti con lo scopo della sua introduzione.

Nell’incipit del saggio Sgritta si chiede senza indugi come mai - anziché imbarcarsi in una nuova previsione normativa densa di incognite per la politica, l’amministrazione e gli stessi aspiranti beneficiari - non sia stato dato seguito ad un ampliamento migliorativo del REI (il reddito di inclusione) già esistente: 

soluzione più semplice e consequenziale rispetto a questa nuova via intrapresa che evidenzia d’impatto lacune di stima e procedurali in ordine alla visione istituzionale e alla realtà sociale del Paese. leggi tutto

Un'estate sospesa

Paolo Pombeni - 29.07.2020

Difficile capire se davvero l’autunno sarà così terribile come descritto da molti. Le variabili sono molte, a cominciare da quella sanitaria per finire a quella economica, ma dipenderà anche dal clima che si diffonderà nel paese, il quale a sua volta sarà influenzato dal contesto internazionale. Se le difficoltà sono generalizzate la gente sopporta con maggiore fatalismo quello che accade, mentre, se dovessimo trovarci in condizioni peggiori dei nostri vicini, la capacità di accettare un contesto difficile si ridurrebbe notevolmente.

La politica italiana non si prepara bene all’autunno: per tante ragioni, ma principalmente per l’incapacità di costruire, o almeno di provare a costruire quel minimo di concordia nazionale necessaria per affrontare l’impegno assai oneroso di rimodulare il nostro sistema. In fondo la domanda essenziale che pone l’ingente finanziamento europeo che è atteso, sia pure in tempi meno incalzanti di quelli che talora si lasciano trasparire, è proprio questa: sarà l’Italia capace di ritrovare quel posto importante che pure ha avuto in Europa almeno sino a metà degli anni Ottanta del secolo scorso? Su questo punto non avremo indulgenze, né dai nostri grifagni avversari, ma neppure da coloro che hanno voluto scommettere sull’opportunità di un aiuto che ci consentisse la famosa “ripartenza”.

Adesso leggi tutto

La Lega una e bina. Una chiosa a Tuccari

Maurizio Griffo * - 29.07.2020

In un saggio pubblicato sull’ultimo numero di “Paradoxa” (Anti-italiani, arci-italiani. Le due Leghe, n. 2/2020, pp. 131-147) Francesco Tuccari fa il punto su di un tema che, nonostante la indubbia rilevanza, non ha ricevuto la necessaria attenzione da parte dei commentatori e degli analisti politici. Ci riferiamo al fatto che la Lega salviniana, ad orientamento nazionalista-sovranista, non ha sostituito la vecchia Lega autonomista-secessionista, ma si è affiancata ad essa. In sostanza due orientamenti, in teoria antitetici, convivono nel medesimo partito che si trova ad essere uno e bino. Per spiegare questa anomalia, Tuccari ripercorre con precisione le vicende di casa leghista negli ultimi anni, dal tramonto della leadership di Bossi all’affermazione di Salvini, mostrando come la duplicazione avvenga di fatto, senza traumi ma anche senza un ripensamento o un dibattito comunque articolato.

Al termine della sua accurata disamina lo studioso torinese passa on rassegna alcune ipotesi interpretative per dare conto di questa anomalia. Anzitutto, la presenza nel partito di un nocciolo duro di padanisti irreducibili che consiglia la coesistenza. Ciò che rende poco credibile tale ipotesi è che, di solito, in presenza di divergenze così marcate si verifica una scissione. In secondo luogo si può ipotizzare una divisione del lavoro tra chi persegue un leggi tutto

Ancora sulla riforma elettorale

Luca Tentoni - 25.07.2020

La riforma elettorale attende di approdare in Aula, per essere esaminata ed eventualmente votata. Come sempre (volendo accantonare il precedente del 1953), a partire dal 2005 la riforma della legge elettorale è regolarmente progettata e compiuta per far vincere una determinata parte politica (l'Italicum) o per far perdere quelle avverse (il Porcellum, il Rosatellum, ora anche quella in discussione). È infatti evidente che oggi, anche se miracolosamente i Cinquestelle abbandonassero il loro anacronistico e improduttivo atteggiamento di chiusura verso le coalizioni elettorali (dopo che, peraltro, hanno sperimentato in Parlamento quasi tutte quelle praticabili, senza per questo scomporsi) un centrosinistra allargato, eterogeneo e plurale da Di Maio a Renzi e Calenda non solo non nascerebbe, ma non avrebbe la maggioranza di fronte ad un centrodestra che (nonostante le prese di posizione di Berlusconi, ben distanti dall'estremismo di destra dei neomissini di Giorgia Meloni e del sovranismo populista di Matteo Salvini) è ormai avviato a vincere le prossime elezioni politiche (sia che si tengano fra poche settimane, sia che slittino al 2023). Questo pessimo costume nazionale (che la Francia mutuò in una sola occasione, ai tempi di Mitterrand, per impedire - invano - la coabitazione con Chirac e comunque limitare la vittoria del centrodestra, nel 1986) è indice di un atteggiamento che leggi tutto

Politica e cabina di regia

Francesco Provinciali * - 25.07.2020

Ai tempi della famigerata Prima Repubblica quando le alleanze non reggevano più si faceva ricorso ai “governi ponte”, ai “governi balneari”, “di transizione” e a quelli per “il disbrigo degli affari correnti”.

Correvano i tempi degli equilibri più avanzati, dei compromessi storici, delle convergenze parallele e della politica dei due forni: espressione coniata da Andreotti per spiegare la necessità di garantirsi il pane stando al centro, servendosi della farina ora a destra ora a sinistra. Metafora completata da Fanfani con un’altra mappa concettuale significativa: a chi gli chiedeva quale vino si dovesse mescere al tavolo di Palazzo Chigi rispondeva sornione “dipende dalla qualità del vino e degli invitati”.

In genere i politici erano riciclabili nei vari rimpasti, uno passava dall’Agricoltura alla Difesa, dalla Pubblica Istruzione agli Esteri: provenendo in genere dagli ambienti universitari, sapevano adattarsi con disinvoltura al cambiamento. A volte si occupavano come Ministri di tematiche che insegnavano a livello accademico. Nessuno si ispirava apertamente a Max Weber, infatti non si parlava di beruf o competenza, ma la scaltrezza delle argomentazioni era affinata nei congressi di partito, qualche calibro da 90 emergeva lo stesso per attitudine e vocazione, si formavano parvenze di idee e di pensiero. leggi tutto

Europa-Italia: un buon primo tempo

Paolo Pombeni - 22.07.2020

La chiusura del lungo vertice di Bruxelles segna la svolta nella politica europea? Può essere, se si pensa che il buon giorno dipende dal mattino. C’è da essere più cauti se si considera che quella appena conclusa non è la battaglia finale, ma solo il primo tempo di un confronto destinato a proseguire. Naturalmente si può dire che la sproporzione delle forze in campo era palese: 5 cosiddetti frugali contro 22 altri stati, 5 piccoli e poco significativi nella storia dell’Unione, fra i 22 tutti grandi paesi che ne hanno connotato in vario modo la storia. C’è però da dire che i sentimenti (perché di questo si tratta e non di “ragioni”) che i frugali hanno imposto fanno breccia in una quota non marginale dell’opinione pubblica europea nel suo complesso, e dunque la loro sconfitta non è detto sia definitiva.

Tenere conto di questa realtà è molto importante soprattutto per un paese come l’Italia, ma vale anche per il motore franco-tedesco. Al momento è giustamente prevalsa la consapevolezza che dopo aver costruito un sistema economico integrato, se si lascia saltare una componente si incepperà tutto il meccanismo. Il tabù dei sovranismi economici, che faceva comodo a tutti, ma che aveva la potente sponda britannica ora fortunatamente venuta meno leggi tutto

Del primato della protezione della salute e della vita prima e durante il Coronavirus

Eva-Maria Weber-Schramm * - 22.07.2020

Prendi quel che vuoi ma pagane il prezzo. Così suona un proverbio tedesco utile per chiunque debba decidere tra più possibilità, e che si può a estendere alle società alle prese con il Coronavirus. Qualunque cosa si faccia, ci saranno sempre degli svantaggi. La società deve dunque non soltanto accettarne il prezzo, primo, ma anche, secondo, mettersi d’accordo su chi lo deve pagare.

Partiamo dal primo punto: che cosa vogliamo? A quanto pare non c’è chiarezza. La prima cosa che si diceva era che non bisognava sovraccaricare il sistema sanitario e che ognuno, in caso di bisogno, aveva diritto a un letto in terapia intensiva. Questa scelta venne compiuta senza aver discusso seriamente dei costi: 6 milioni di disoccupati, tante, troppe esistenze distrutte nonché, dal lato puramente economico, aiuti finanziari per pacchetti di aiuto di centinaia di miliardi. E’ vero che questi ultimi costi non sono stati indotti soltanto dalle decisioni dei nostri governi ma anche dai lockdowns in Europa e in altri paesi. I costi sociali però derivano esclusivamente dalle decisioni del nostro paese: genitori che non sanno come mettere insieme le attività lavorative e l’assistenza ai bambini; scolari e studenti che non imparano niente per mesi; bambini che non leggi tutto

Mobilitiamoci per il referendum costituzionale

Luca Tentoni - 18.07.2020

Fra due mesi voteremo, nell'indifferenza di chi riceverà anche le schede per regionali e comunali e nella possibile abulia di chi sarà chiamato alle urne (negli altri centri) il 20-21 settembre solo per il referendum costituzionale, per decidere se ridurre o meno il numero dei parlamentari: alla Camera, i deputati sarebbero 400 (oggi 630); a Palazzo Madama, i senatori sarebbero 200 (oggi 315) più quelli a vita. Un periodico come Mentepolitica non può non sollecitare un dibattito su questo argomento: ci attendiamo contributi anche dai nostri lettori non abituati a scrivere su queste colonne. Poiché alcuni discutono e talvolta fanno propri degli spunti che trovano qui, è bene ribadire loro che le porte della nostra rivista sono sempre aperte e che nuovi contributi su un tema a nostro avviso cruciale sono non solo ben accetti, ma forse necessari (in fondo, ci leggete dal 2014...). Ci sono molte posizioni possibili che ognuno può scegliere di adottare su questo argomento, che - riguardando il Parlamento, cioè il cuore del nostro sistema istituzionale e luogo principe della democrazia - andrebbero fatti emergere nella varietà di sfumature che comportano. C'è chi pensa, come l'autore di questo articolo, che la qualità della rappresentanza debba essere il fine ultimo non della riforma, ma dell'agire politico: leggi tutto

Conoscenza, coraggio e umiltà’: la ricetta dimenticata di Mario Draghi

Francesco Provinciali * - 18.07.2020

Rileggendo il discorso tenuto da Mario Draghi in occasione del conferimento della laurea honoris causa presso l’Università Cattolica di Milano, prima di lasciare la Presidenza della BCE, si ha come l’impressione di avere tra le mani una ricetta preziosa per fronteggiare le malattie che affliggono l’Europa e l’Italia in questa fase densa di problematiche da risolvere, per imprimere una svolta risoluta in vista di un superamento delle indecisioni che stanno paralizzando gli Stati membri dell’Unione. Non siamo ancora del tutto usciti dalle conseguenze devastanti della pandemia sul piano sanitario, economico, finanziario, delle relazioni e degli scambi di beni e persone e ciò non è dovuto solo a macro-problemi oggettivi ma anche alle diatribe e alle incertezze da un lato, ai veti e alle rivendicate primazie dall’altro che rendono estremamente parcellizzato e fragile il contesto che regola il passaggio dalle discussioni alle azioni.

Gettando uno sguardo d’insieme sul vecchio continente si coglie l’immagine di uno scacchiere dove le pedine sono paralizzate dal timore delle mosse dei giocatori: si avverte l’assenza di un play maker in grado di agire sulla base di una conoscenza esperta, di una silente ma efficace presenza al di fuori e al di sopra dei “particulari” impedienti, leggi tutto

Le eccezioni e la regola: considerazioni sullo stato di emergenza

Paolo Pombeni - 15.07.2020

Ormai negli ultimi anni dell’attuale fase politica abbiamo esaurito tutti gli aggettivi che descrivono i dibattiti in corso: lunari, stellari, senza capo ne coda, improvvisati e via elencando. Vale ovviamente anche per la questione della proroga dello stato di emergenza improvvidamente buttata lì dal premier Conte e poi subito ridimensionata, pasticciata e quant’altro (ma nessuno gli ha insegnato l’opportunità di pensare prima di aprire bocca?).

Tuttavia più che insistere sulla scarsa sensibilità dell’attuale presidente del Consiglio nel valutare la portata della situazione in cui si trova ad operare, vale la pena di sottolineare come si stia perdendo l’occasione storica per regolamentare una condizione che non si pensava potesse presentarsi, ma che adesso sappiamo essere nel novero delle cose possibili. Perché il problema non è solo discutere di quanto possa essere opportuno disporre di poteri d’intervento veloci per far fronte ad emergenze molto complesse, e neppure perdersi a ragionare se Conte possa avere la tentazione di fare l’Orban de noantri, quanto piuttosto quello di prendere coscienza che in questo momento il nostro paese non ha un quadro legislativo, di profilo costituzionale, con cui gestire emergenze di grande portata.

Partiamo da una premessa: strumenti per operare in stato di emergenza ce ne sono leggi tutto