Ultimo Aggiornamento:
20 luglio 2019
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Argomenti

Il sistema dei partiti e l'accelerazione delle stagioni politiche

Luca Tentoni - 20.04.2019

Le elezioni europee, con la loro cadenza quinquennale, ci costringono - nostro malgrado - a fare i conti con un passato che teoricamente è prossimo, ma che in politica (nella politica italiana degli anni Dieci) è invece remoto. Nel 2014, il raffronto fra un Pd improvvisamente arrivato al 40,8% dei voti e quello del 2009 (26,1%) - nato da venti mesi ma già in crisi - era improponibile. Fra le due elezioni era trascorsa la stagione difficile del partito, poi il rilancio alle amministrative del 2011-'12, quindi il sostegno al governo Monti, poi la "non vittoria" alle politiche del 2013 e tre "primarie" (due vinte da Bersani nel 2009 e nel 2012, la terza da Renzi nel 2013), passando per la tormentata rielezione di Napolitano, il breve percorso del governo Letta e l'arrivo a Palazzo Chigi dell'ex sindaco di Firenze. Altrettanto inadeguato era il confronto fra la rinata Forza Italia berlusconiana del 2014, al 16,8% dei voti e quel Pdl che nel 2009 era all’apice della forza elettorale (35,3%) e del consenso. Oltre alle numerose e note vicende personali e giudiziarie del Cavaliere, si era assistito alla liquefazione di milioni di consensi conquistati prima da Forza Italia e An, poi dal Pdl nel primo quindicennio della Seconda Repubblica, passando da una fase durante la quale il centrodestra sembrava forte leggi tutto

La lezione sempre attuale della Resistenza

Francesco Provinciali * - 20.04.2019

Finiremo con il riempire il calendario di “giorni dedicati”, di celebrazioni, ricorrenze e rivisitazioni retrospettive: ci sono occasioni per ricordare e altre per dimenticare, nulla della memoria collettiva deve andare perduto, l’oblio è la sintesi di ciò che non sopravvive allo scorrere del tempo.

La storia e la civiltà – nei chiaroscuri delle vicende umane – hanno accumulato un numero considerevole di eventi a cui, di volta in volta, va data una priorità rievocativa, fino a scandire l’esistenza con significati di cui ci corre l’obbligo di riscoprire una qualche attualità, pena il lento ed inesorabile scivolamento nel vuoto indefinito dell’assenza.

Salvo attribuire alle ‘date’ un significato soggettivo ed estraneo al loro originario significato: il compianto Sabino Acquaviva ricordava che Natale vuol dire regali e bagordi mentre Pasqua significa uova, sorprese e prime vacanze stagionali.

Un po’ di ingolfamento lo si nota già, le date ‘libere’ - da destinare- sono ormai poche e molto di ciò a cui il condiviso senso del dovere ci impone di dare spazio e visibilità esprime spesso più gli aspetti ritualistici e commerciali della commemorazione che il suo significato autentico.

E questa è un po’ una rivincita che il presente si prende sul passato, fino a confonderne il significato, allontanandosi a leggi tutto

Pasticcio libico, versione italiana

Paolo Pombeni - 17.04.2019

Chi venisse accusato di sottovalutare la crisi libica si offenderebbe: tutti si dicono estremamente preoccupati, ben consapevoli della portata del problema, e tutti fanno capire di avere dei piani per affrontare l’emergenza. Quali non è ovviamente dato di sapere, a meno che non ci si voglia fidar di qualche parola al vento. Sta di fatto che anche questa emergenza è una occasione per fare propaganda elettorale, non certo il miglior modo per rispondere ad una grave crisi alle porte di casa nostra.

Al solito si sta finendo per ridurre tutto alla possibilità che si presenti una emergenza migranti, che le drammatiche condizioni in Libia trasformerebbero ipso facto in rifugiati. Si sarà visto che su queste paure hanno subito speculato le parti in causa: Haftar per primo, perché il suo tentativo di conquistarsi la Tripolitania sperava venisse accettato visto che riteneva di potersi presentare come colui che era in grado di mettere ordine nel caos libico di cui profittano i trafficanti di esseri umani. Poi è arrivato Serraj, che si è affrettato a dare una intervista alla stampa italiana in cui sventolava la minaccia di 800mila persone pronte a salpare verso le nostre coste giusto per ottenere sostegno alla sua causa. leggi tutto

La strategia della Lega

Stefano Zan * - 17.04.2019

In un articolo di qualche settimana fa avevo sintetizzato la strategia della Lega come ispirata dalla vecchia canzone di Orietta Berti: “Finché la barca va, lasciala andare”. Infatti, in un anno, senza colpo ferire Salvini ha vinto tutte le elezioni regionali con il Centro Destra e ha portato i suoi consensi oltre la soglia del 30% sottraendoli tanto a Forza Italia che ai 5 Stelle. Ci sono però alcuni segnali che lasciano intendere che questa strategia sostanzialmente attendista, che investe primariamente sulle debolezze altrui, non sia più praticabile o vincente. Le acque si stanno agitando e la navigazione non è più così tranquilla e scontata. Ci sono almeno quattro fattori che agitano le acque in questo momento.

La crisi economica si riflette sull’azione di governo sotto almeno due profili. Il primo è quello che è sempre più evidente che, questa volta, la responsabilità della crisi è principalmente del governo che con le sue dichiarazioni, comportamenti, provvedimenti ha trasformato in vera e propria recessione quello che per altri paesi è un semplice rallentamento dell’economia. Il secondo è che con questa situazione economica, gli impegni già assunti e le nuove promesse elettorali, la prossima finanziaria sarà estremamente problematica e non lascerà spazi a provvedimenti demagogici che influenzano negativamente tanto il Pil che il debito. leggi tutto

L'eterna questione della riforma elettorale

Luca Tentoni - 13.04.2019

Non è escluso che, vedendo i risultati delle elezioni europee, qualcuno abbia la malaugurata idea di ricominciare a invocare la riforma della legge elettorale per le Camere. È molto probabile, però, che non se ne faccia nulla: nonostante il sistema vigente sia a dir poco discutibile, non cambiarlo potrebbe rappresentare il male minore. L'idea di risolvere problemi (di offerta partitica, di sistema, di rapporti di forza) evocando l'azione salvifica della legge elettorale è un modo per sostituire la politica con la tecnica, salvo poi naturalmente lamentarsene quando l'effetto dei nuovi meccanismi si rivela ben diverso da quello atteso (per l'eterogenesi dei fini che colpisce sempre, dal 1993 in poi). È vero che nel 2018 il "Rosatellum" non ha prodotto maggioranze, costringendo il Capo dello Stato ad una lunga negoziazione (tipica, tuttavia, di tutti i regimi parlamentari, dove il governo non è, come si dice troppo spesso sbagliando, "eletto dal popolo"), ma è anche vero che l'abito non fa il monaco. Basti pensare all'altrettanto pessima legge elettorale approntata da Calderoli nel 2005 (il "Porcellum": la definizione è dell'autore leghista, con variante in latino maccheronico aggiunta da Sartori) che fu fatta per impedire la vittoria di Prodi nel 2006: l'obiettivo fu fallito alla Camera e quasi raggiunto al Senato, ma secondo alcune proiezioni leggi tutto

Se il pensiero non precede le parole

Francesco Provinciali * - 13.04.2019

Ricorre il 22 aprile il 110° anniversario della nascita di Rita Levi Montalcini, che ha lasciato una traccia indelebile nella cultura del Novecento a motivo della Sua poliedrica intelligenza e affascinante personalità.

La straordinaria opportunità di un’intervista con la scienziata mi ha lasciato in dono una sua considerazione, che trovo a un tempo altissima nella sua sintesi culturale e pratica nella gamma infinita delle sue possibili declinazioni.

“Pensare può essere utile mentre parlare non sempre è necessario”: si tratta di un’affermazione che nella sua apparente e sorprendente semplicità esprime in realtà un concetto denso di implicazioni utili nelle quotidiane circostanze della vita.

In genere accade infatti il contrario: si dicono e si ascoltano molte cose senza avere l’esatta percezione del loro significato.

Pensieri e parole non sono sempre legati da un nesso logico di causa-effetto, tanto è vero che molte delle incomprensioni nelle relazioni interpersonali sono dovute alla dissociazione e all’incoerenza tra le idee e i comportamenti.

Si utilizzano, cioè, stereotipi, considerazioni e opinioni come fossero beni di consumo, con disinvolta e spesso contraddittoria facilità si attinge al gran calderone delle frasi fatte e delle cose dette: trovandone già molte in libera circolazione risulta persino superfluo sforzarsi a pensarne delle proprie. leggi tutto

Per una economia responsabile

Michele Amicucci * - 13.04.2019

Nel suo Responsabili. Come civilizzare il mercato (Il Mulino, 2019) Stefano Zamagni individua nella “responsabilità” l’unica soluzione da opporre ai rischi odierni posti dal mercato globalizzato ed i suoi squilibri, dalla finanza deregolamentata ed oligopolistica, dalla digitalizzazione societaria e dagli avanzamenti, evidenti tanto quanto inquietanti, della tecno-scienza. Nell’attuale contesto globale l’autore specifica come sia facile per l’uomo commettere azioni collettive che suscitano effetti dannosi – non previsti e neppure a volte desiderati – sugli altri, delle quali tuttavia, in quanto individuo non riesce a sentirsi responsabile. Le conseguenze determinate dallo straripare della tecnica nella vita umana minano direttamente le “prospettive di sopravvivenza, nonché le stesse basi biologiche” dell’uomo in quanto tale.

È proprio l’innalzamento valoriale della responsabilità, etica e morale al tempo stesso su base individuale, che l’autore individua come risposta all’empasse odierno. Zamagni infatti pone l’esigenza di una nuova forma di responsabilità, attiva, dal carattere pubblico, legata alla reciprocità. Non è sufficiente “non fare più il male” ed il “rendere conto” (accountability), essere responsabili oggi deve significare “agire per il bene, prendersi cura”.

 

All’interno della sua ricerca, debitrice di una rilevante capacità leggi tutto

Ali, mezze ali, centro: i dilemmi della politica

Paolo Pombeni - 10.04.2019

Il nuovo fantasma che si aggira per l’Europa, ma particolarmente in Italia, è suscitato dalle previsioni sul futuro assetto della politica: andremo verso una radicalizzazione bipolare, o risorgerà il bisogno di un ponte moderato fra i due estremi? Non è che il dibattito sia proprio vivacissimo, ma c’è, perché ognuna delle soluzioni ha i suoi fan tra gli intellettuali, che in realtà tifano per sé stessi: quelli che si sono fatti una fortuna sostenendo posizioni “radicali” puntano sul bipolarismo estremo, quelli che si sono barcamenati fra i contendenti di questi anni sperano che risorga uno spazio per i “moderati”.

La questione è un ever green del dibattito politico occidentale. Senza scomodare la vecchia distinzione fra destra e sinistra che non è sempre chiarissimo a cosa si riferisca di preciso, possiamo partire dalla tradizionale dicotomia fra conservazione e progresso. Peraltro una distinzione subito messa in discussione secondo un modello elementare che paragonava la politica ad una macchina, la quale aveva bisogno tanto di un motore che la mandasse avanti quanto di un apparato frenante che fermasse la sua corsa quando diventava pericolosa. Si aveva così subito la soluzione equilibrata che risedeva nel favorire in politica una dialettica virtuosa fra conservazione e progresso, ovvero fra i leggi tutto

Rimborsi per i crack bancari: sono proprio giusti?

Gianpaolo Rossini - 10.04.2019

Le crisi bancarie italiane non sono state gestite bene. Certo si poteva fare anche peggio. Ma anche meglio. Serve a poco recriminare su chi abbia più colpe: il governo di allora, la Commissione Ue, la banca d’Italia o la Consob. Tutti hanno un pezzo di responsabilità. Nessuno però è unico colpevole. Abbiamo una moneta che ha compiuto 20 anni a inizio anno ma che mostra ancora alcuni caratteri adolescenziali. Non per colpa della BCE e del suo presidente. Ma dei governi che sono riluttanti nel devolvere l’intera fetta di sovranità che richiede una moneta federale come è l’euro. In questa situazione di limbo che da troppo tempo dura la crisi nata nel 2008 ha falciato alcune banche italiane di piccola dimensione e una grande, il Monte dei Paschi di Siena, l’istituto di credito più antico del pianeta. Nel caso di MPS si è proceduto con una nazionalizzazione, soluzione già ampiamente adottata ad esempio nella -a parole ma non nei fatti - iperliberista Gran Bretagna per la Bank of Scotland e altre minori. In Italia le banche minori in difficoltà sono state acquistate a costo zero da grandi banche come Banca Intesa. Ma cosa è successo agli individui coinvolti? Per chi aveva un deposito in conto corrente non leggi tutto

Quo usque tandem?

Stefano Zan * - 06.04.2019

Fino ad oggi le elezioni europee sono state elezioni “tranquille” che non prevedevano grandi stravolgimenti né a livello comunitario né, tantomeno, a livello nazionale.

Questa volta le cose sono diverse perché alle elezioni del 26 maggio si gioca una partita che può avere effetti rilevanti sia in Europa che nel nostro Paese.

In Europa si tratta di certificare con un voto vero e non con un sondaggio il peso dei partiti e dei paesi sovranisti rispetto ai partiti filo europei. Una sfida importante che per la prima volta rischia di mettere in discussione l’assetto di potere dell’Unione rispetto ai decenni passati.

Anche in Italia si tratta di certificare con un voto che coinvolge tutti gli elettori, i rapporti di forza tra i principali partiti di governo e non. La Lega è davvero sopra il 30%? I 5 Stelle sono davvero sotto il 20%? il PD è davvero intorno al 25%? Un conto infatti sono i sondaggi altro conto sono i dati reali.

Nel frattempo il sistema italiano, che si sta avvitando in una recessione economica sempre più pesante, è sostanzialmente paralizzato da una convinzione largamente diffusa, ancorché non suffragata da nessuna evidenza empirica, e cioè che ai due partiti di governo non convenga andare alle elezioni dopo aver leggi tutto