Ultimo Aggiornamento:
14 settembre 2019
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Argomenti

Match point

Francesco Provinciali * - 29.05.2019

La lunga parentesi del contratto di governo, dalla sua genesi al risultato delle elezioni europee, è stata in realtà una alternanza di riposizionamenti interni, una sequela di conferme e distinguo, una interminabile diaspora che ha toccato i livelli più esacerbati nei toni e nei modi proprio in prossimità del voto del 26 maggio. Se le metafore descrivono per parole ed immagini la realtà e le sue allegorie, questa infinita campagna elettorale può essere paragonata ad una estenuante partita a tennis, con ace vincenti, volée incrociate, passanti diritti, set point mancati, tie break interminabili. Ma all’esito del voto tra i due contraenti conflittuali- oltre alla sensibile ripresa del PD e alla crescita di FDI - c’è stato un solo vincitore: Matteo Salvini che ha portato la Lega ad un risultato straordinario, raccogliendo consensi da nord a sud e ribaltando i rapporti di forza nella compagine governativa.

Raddoppiando i voti rispetto alle politiche 2018 mentre il M5S li ha drammaticamente dimezzati.

Nel film “Match point” di Woody Allen è la pallina che picchia nella rete e cade nel proprio campo la metafora esplicativa del destino che gestisce realtà e apparenze, anche nelle loro contraddizioni: così è nella politica poiché ciò che appare risolutivo è il colpo vincente che leggi tutto

Lo scrutinio permanente

Luca Tentoni - 25.05.2019

Il voto del 26 maggio non esaurisce il continuo ciclo elettorale che ormai caratterizza la politica italiana. Fino al 1970, gli unici appuntamenti nazionali con le urne erano riservati alle elezioni per il rinnovo di Camera e Senato, che si tenevano regolarmente ogni cinque anni (1948, 1953, 1958, 1963, 1968). C'erano poi le elezioni comunali e provinciali, alle quali veniva attribuito un valore non trascurabile in rapporto al quadro politico generale, come dimostrano l'"operazione Sturzo" (fallita) del 1952 in vista delle comunali di Roma (che determinò la rottura insanabile fra De Gasperi e il Pontefice Pio XII) e l'attenzione che molti studiosi dell'epoca (fra tutti, Celso Ghini, mai ricordato abbastanza, autore di elaborazioni di gran pregio e precisione per il Pci) cominciavano a dedicare ai "test" locali. Con un'affluenza intorno o superiore al 90%, il popolo italiano andava alle urne ogni cinque anni per un esercizio di democrazia che assumeva un grande valore anche sul piano simbolico. Le strategie dei partiti erano basate sulla durata della legislatura, sia pure - come si diceva - tenendo conto delle "piccole elezioni di medio termine" in città e province. Dal 1970 con l'elezione dei consigli regionali (15 regioni a statuto ordinario), dal 1972 con le prime elezioni politiche anticipate (seguite da altri quattro scioglimenti anticipati: 1976, 1979, 1983, 1987), dal 1974 col leggi tutto

Generazioni: tra conflitto e sostenibilità

Francesco Provinciali * - 25.05.2019

In un recente saggio di Giovanni B. Sgritta e Michele Raitano dal titolo “Generazioni: tra conflitto e sostenibilità”, pubblicato su “La rivista delle politiche sociali” - gli autori prendendo atto della ciclicità del tema - ne sottolineano la specificità  inedita correlata alle dinamiche del presente, rapportandole ai temi che le caratterizzano nel secondo dopoguerra: la rivoluzione demografica, l’indebolimento dei sistemi di welfare, il declassamento dei titoli di studio, l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro e le sue tutele, i cambiamenti in atto nella famiglia. L’assenza di politiche giovanili e il convogliamento degli investimenti nella terza e quarta età hanno di fatto creato le condizioni per una divaricazione in termini di diritti e di fruibilità, sofferta come precipua condizione di disagio e di difficoltà di accesso al mondo del lavoro da parte dei giovani. Un gap che ha reso la precarietà il correlato speculare antropologico del nostro tempo.

Se nel 1951 (primo censimento del dopoguerra) i giovani fino ai 19 anni erano il 26,5 % del totale, nella proiezione del 2020 arrivano appena al 17%; viceversa gli ultra65enni che allora erano l’8,25 si preannunciano triplicati al 23%, così che l’indice di vecchiaia risulta in tendenza parimenti triplicato e quello giovanile dimezzato, mentre l’incidenza della povertà assoluta tra gli under 34 leggi tutto

Quale spazio per la virtù nella società libera?

Carlo Marsonet * - 25.05.2019

La modernità ha consentito all’uomo di diventare adulto. Essa ha liberato le individualità, ha reso possibile la presa di consapevolezza che ciascun individuo è una irriducibile sostanza pensante ed agente con peculiarità, interessi, passioni e obiettivi che solo a lui appartengono e in qualche misura contribuiscono a definirlo. Il “rischiaramento delle menti” è stata una straordinaria conquista, foriera di mutamenti epocali e prodigiosi traguardi raggiunti. La società libera affonda le sue origini anche in questo processo. Nondimeno, come qualsiasi conquista positiva, essa cela anche un lato oscuro, un’insidia dalle molteplici facce e dagli esiziali risvolti.

La libertà dei moderni, infatti, pone non pochi dubbi sulla sua possibile conciliabilità con concetti quali virtù, bene comune e giustizia. L’individualismo, si sente sovente ripetere, ha rotto i granitici lacci con la tradizione, ha spazzato via qualsiasi possibilità di (ri)costituzione di un orizzonte di senso condiviso, ha eroso le basi per la (ri)fondazione di un bene comune contenutisticamente pieno ed eticamente fondato. In definitiva, ha dato vita al regno di anomia e all’espansione di un greve disorientamento.

Ora, è irrefutabile che la società libera sia l’antitesi della società chiusa, e quindi la tentazione di leggi tutto

Un post-elezioni che dovrà fare i conti con la realtà

Paolo Pombeni - 22.05.2019

Che dopo la tornata elettorale del prossimo 26 maggio si dovranno fare i conti con la realtà lo dicono tutti, ma in genere si allude al problema economico che si presenterà con la stesura della legge di bilancio. Ci sono dai 23 ai 30 miliardi da trovare per evitare che il deficit superi la linea di guardia fissata dall’Europa (che peraltro in questo caso è ragionevole) e non viene detto dove si potranno trovare se non aumentando le tasse, vuoi quelle indirette come l’IVA, vuoi avventurandosi in quelle dirette come sarebbe la famosa “patrimoniale”.

Tutto vero indubbiamente, ma, ci si perdoni il gioco di parole, non è tutto. L’incognita maggiore riguarda l’equilibrio del sistema politico italiano, che è, lo si voglia o no, la pre-condizione perché da un lato si possa “fare politica” e dall’altro ci sia abbastanza fiducia perché si mantengano e possibilmente crescano gli investimenti economici. Purtroppo al momento non sembra che questa incognita verrà sciolta con i risultati delle prossime urne.

A meno di impennate dell’ultima ora non sembra essere alle viste un esito elettorale che incoroni un vincitore. Diciamo subito che già di loro le elezioni europee sono poco adatte alla bisogna: tutti ricordano l’irrilevanza finale del 40% raccolto da Renzi la volta precedente. leggi tutto

Una democrazia impoverita

Francesco Provinciali * - 22.05.2019

Del loro contratto di governo - finché dura - i due soggetti contraenti evidenziano le rispettive riforme di cui si attribuiscono la paternità non senza stigmatizzare gli errori e i difetti del partner con accentuata enfasi in prossimità del voto europeo. Dentro la coalizione gialloverde c’è tutto: maggioranza e opposizione, infatti si parla appunto di contratto e non di alleanza. Ma il crescendo del conflitto è impressionante, va ben oltre la diaspora o i distinguo altrimenti ricomponibili perché si esprime con attacchi diretti assai più pesanti di quelli che vengono riservati alle altre forze politiche. Ogni tema o singolo episodio è occasione per litigare e accentuare il gap che separa anziché unire i due partiti e i loro leader, scivolando spesso nella personalizzazione di critiche, accuse, insulti.

Tutto questo indebolisce il governo fino al limite della rottura ma finisce per indebolire la stessa democrazia perché in un marasma del genere non solo vengono meno stabilità e identità, concretezza, coerenza d’azione e di visione ma si ha quasi l’impressione che nella partita del botta e risposta si attenda ormai solo di sapere quale dei due giocatori riuscirà a piazzare il match point finale.

E mentre gli aspetti coreografici e le invettive prendono il sopravvento sui leggi tutto

E' la somma che fa il totale

Stefano Zan * - 22.05.2019

Proprio a ridosso delle elezioni europee si ha l’impressione che l’immagine di Salvini come leader indiscusso si sia affievolita e stia mostrando alcuni aspetti che non piacciono a gran parte dell’elettorato. Certamente su questo ha inciso la sistematica campagna di contrapposizione alle sue posizioni che i 5Stelle hanno lanciato negli ultimi due mesi per distinguersi dalla Lega e per far valere la diversità delle loro posizioni. Ma questo da solo non basta. Come sempre, come diceva Totò, è la somma che fa il totale e sono numerosi gli addendi negativi che negli ultimi tempi hanno indebolito la leadership di Salvini.

Sulla questione morale, oltre alla vecchia ma non risolta storia della scomparsa dei 49 milioni, si sono aggiunti il caso Siri, l’arresto del sindaco di Legnano e resta aperta la questione Rixi. Su questo versante i leghisti sanno che non potranno contare su alcuna indulgenza del Movimento che ne ha fatto da sempre il suo principale cavallo di battaglia.

La questione sicurezza sembra ormai diventata una vera e propria ossessione che non solo non ha alcun riscontro con la realtà ma che non riesce andare al di là di roboanti e minacciose dichiarazioni. Gli sbarchi sono diminuiti ma in realtà i porti leggi tutto

Orario di votazione: una modesta proposta

Luca Tentoni - 18.05.2019

Il 26 maggio saranno chiamati al voto - in Italia e negli Stati non appartenenti all'Unione europea - 49.413.168 elettori, ai quali si aggiungeranno gli italiani che risiedono in altri paesi dell'Ue (1.659.874). Le operazioni di scrutinio non saranno rapide e neppure facili. Infatti, in Piemonte si voterà anche per il Consiglio regionale (3.621.796 elettori) e in ben 3.658 centri (221 oltre i 15mila abitanti, 3.437 sotto i 15 mila) si rinnoverà il consiglio comunale (altri 16.108.752 elettori chiamati alle urne). In pratica, in 826 comuni si voterà per le europee, le regionali, le comunali; in altri 2.832 per le europee e le comunali; nei restanti 4.257 (53,7%) si andrà alle urne solo per le europee. Si voterà dalle 7 alle 23. I risultati saranno disponibili durante la notte, se non (quelli definitivi) nel corso del giorno seguente. A titolo di provocazione (ma non troppo) ci permettiamo di avanzare una modesta proposta per il futuro (in primo luogo per le elezioni politiche). In primo luogo, chiudere i seggi alle 23 oppure prolungare (come si è fatto in passato) il voto fino alle 15 del lunedì è eccessivo: in molti altri paesi europei le urne chiudono prima. Lo si è visto in Spagna, dove già verso mezzanotte i risultati delle elezioni politiche erano già pressoché definitivi. L'election day, inoltre, se da un lato leggi tutto

Il reato corre sul filo

Francesco Provinciali * - 18.05.2019

Forse ha ragione Federico Fubini, firma prestigiosa del Corriere della sera, quando si chiede se  a volte più che un giornalista servirebbe uno psichiatra per decifrare le cose della politica e della vita.

Anche se si riferiva a faccende di “governance” mi permetto di interpretare estensivamente questo suo dubbio espresso recentemente in un una nota trasmissione televisiva.

Non tutto può essere spiegato e non tutto può essere capito ma pareva che la stagione di Tangentopoli avesse lasciato cicatrici profonde e lezioni esemplari.

Non è cosi: evidentemente chi predica la teoria dell’anno zero continua a pensare che si possa ricominciare sempre da capo, redimersi oppure provarci nella convinzione di restare impuniti.

Il potere logora chi non ce l’ha ma può rovinare chi ne detiene anche un pizzico.

E così, ciclicamente,  ripartono nuove indagini e si dispongono nuovi arresti: il reato più frequente, manco a dirlo, è la corruzione che con l’evasione fiscale fa il paio delle note più dolenti che impestano il nostro Paese.

Non è solo questione di caste o di vertici, anche se dipende da quale osservatorio di vedono le cose: dato che la società dei rappresentati non è migliore della èlite dei rappresentanti, ci troviamo di fronte ad un fenomeno esteso, ramificato leggi tutto

Passaggio a Nord-Est: De Michelis e la Quadrangolare

Lucrezia Ranieri * - 18.05.2019

Accade talvolta che la personale biografia di un uomo incida non poco sulla sua formazione ideale, sull’orizzonte, cioè, sul quale il suo sguardo finisce per posarsi. Nel caso di Gianni De Michelis, nato a Venezia e fieramente veneziano, il suo essere un uomo del Nord-Est fece posare quello sguardo oltre frontiera, verso il Danubio, diventando una delle caratteristiche del suo agire politico.

Ancor prima di venire nominato ministro degli Esteri, già nel 1988, De Michelis aveva infatti avviato contatti con i rappresentanti dell’Ungheria, dell’Austria e della Jugoslavia, partner che solo un anno più tardi sarebbero stati al centro di un’iniziativa che avrebbe in un certo senso costituito lo sforzo più originale del ministro socialista, quello della creazione della cosiddetta “Quadrangolare”: un’associazione, fra questi quattro stati, il cui scopo era innanzitutto il rafforzamento della cooperazione economica e politica in un’ottica regionale e sussidiaria rispetto alle alleanze esistenti.

L’iniziativa non nasceva dal nulla: già nel corso degli anni ’80 l’area danubio-balcanica era tornata ad essere una delle direttrici principali lungo la quale disporre le limitate risorse della politica estera italiana. Tuttavia, con l’intensificarsi dei segnali di crisi dell’impero sovietico, il legame fra la Penisola e i suoi vicini leggi tutto