Ultimo Aggiornamento:
23 gennaio 2019
Iscriviti al nostro Feed RSS

Argomenti

Alitalia e Ferrovie dello Stato paradosso stellare

Gianpaolo Rossini - 20.10.2018

C’è un aspetto paradossale nel piano di rinazionalizzazione di Alitalia immaginato dal ministro del lavoro per il quale nel capitale della compagnia di bandiera dovrebbe entrare Ferrovie dello stato con un apporto consistente di capitale e con future sinergie. La proposta sorprende in quantoviene da una parte politica che ècontro l’alta velocità delle nostre ferrovie e che sta bloccando opere già in corso che godono di sostanziosi contributi europei. Il paradosso è che i pochi profitti che Ferrovie dello stato ottiene vengono proprio dall’alta velocità. Da una parte si cerca di impedire lo sviluppo delle infrastrutture ferroviarie per l’alta velocità fonte di utili e dall’altra si chiede Ferrovie dello Stato di risanare Alitalia? Ferrovie dello Stato è una Holding pubblicacui fa capo Trenitalia che ha i treni ad alta velocità. La Holding inoltre controlla la rete ferroviaria (RFI), Anas e altre società. Presenta un fatturato di 9.3 miliardi nel 2017 di cui 5.5 arrivano da Trenitalia. Ha un utile netto di 550 milioni di cui 400 da Trenitalia. Ferrovie dello stato sta per emettere obbligazioni per circa 4.5 miliardi sui quali dovrà pagare i tassi che soffrono gli spread impazziti, in quanto condivide lo stesso rating della Repubblica italiana, ovvero BBB. Ha le risorse Ferrovie dello stato per leggi tutto

A ognuno il suo: cliente

Paolo Pombeni - 17.10.2018

Dunque la manovra del governo del cambiamento è passata. Non è cambiato nulla nel costume politico dei governi italiani, della prima, seconda e terza repubblica: alla fine si deve trovare l’accordo, a meno che non si voglia far saltare l’esecutivo, e il prezzo è che ogni componente possa avere di che accontentare i propri “clienti”, almeno a parole.

Che l’attuale governo non possa saltare è chiaro a tutti o quasi: non c’è ricambio possibile se non con elezioni anticipate che in questo momento dell’anno non possiamo permetterci e che nessuno vuole, né nella maggioranza né nell’opposizione. I due partiti di governo capiscono bene che andare alle urne con sulle spalle la responsabilità di aver messo in grosse difficoltà il paese (per non dire di peggio) non è nel loro interesse. Oltre tutto dovrebbero presentarsi alle elezioni combattendosi e questo renderebbe difficile poi tornare a governare insieme. Quanto alle opposizioni sono così falcidiate da lotte intestine che non riuscirebbero ad avere un successo tale da rimetterle in pista per una posizione adeguata nel nuovo parlamento.

Dunque i due dioscuri Salvini e Di Maio sapevano benissimo che dovevano “trovare la quadra” come avrebbe detto il vecchio Bossi. Spettava solo a loro, perché né Conte, né Tria e leggi tutto

Il Trentino al bivio? Temi e immagini di una campagna elettorale atipica

Maurizio Cau - 17.10.2018

Stando ai sondaggi, il buon momento dell’ondata gialloverde che ha ridefinito la geografia politica del paese non sembra subire flessioni, nonostante le incertezze legate alla manovra finanziaria e le reazioni nervose di mercati e partner europei. La tornata elettorale delle amministrative in programma il 21 ottobre in Trentino fornirà un nuovo banco di prova per misurare il radicamento del nuovo corso sovranista e le sue conseguenze in ambiti locali governati da lungo tempo da amministrazioni di centrosinistra.

Si tratta di una campagna elettorale, quella trentina, per molti versi insolita, che risente pesantemente delle vicende politiche che definiscono l’agenda nazionale. Non c’è lo spazio per passare in rassegna le proposte programmatiche del frammentassimo panorama politico locale, anche perché di programmi capaci di andare oltre slogan e parole d’ordinanza non se ne vedono a dire il vero molti. Ci si limita così a qualche considerazione sul modello di comunicazione (in particolare visuale) utilizzato da alcune delle forze politiche in campo. 

Si tratta, in generale, di una campagna elettorale catalizzata dalla crescente affermazione, anche in ambito locale, del consenso verso Salvini e dalle possibili ricadute del progetto leghista nel contesto provinciale. Elevato a modello o combattuto come nemico pubblico, il ministro degli Interni è al leggi tutto

Alle origini del "caso italiano": il voto del 4 marzo (2)

Luca Tentoni - 13.10.2018

Nel nostro viaggio dedicato al voto del 4 marzo scorso, dopo l'inquadramento generale (per il quale abbiamo fatto ricorso al volume di Bordignon, Ceccarini e Diamanti "Le divergenze parallele" - Laterza) passiamo ad analizzare il soggetto politico che ha ottenuto il maggior progresso elettorale (dal 4% del 2013 al 17% del 2018) e che - nei mesi seguenti - è salito ancora nelle intenzioni di voto rilevate dai sondaggi, fino a raggiungere quota 30-32%: la Lega di Salvini. Il partito dell'attuale ministro dell'Interno ha prima capitalizzato - in cinque anni, con un picco fra febbraio e inizio marzo 2018 - l'ondata di paura e protesta del Nord e del Centro (con una moderata ma significativa espansione al Sud e nelle Isole), poi ha ottenuto un progresso analogo nei pochi mesi di governo. Si tratta di un caso - non unico, ma raro - di un soggetto che, con una storia di sistema-antisistema alle spalle (le spinte secessioniste degli esordi, poi i lunghi anni di governo col centrodestra di Berlusconi, quindi il ritorno all'opposizione e la svolta di Salvini nel 2013-2014) ha conquistato consensi manifestandosi prima come "partito di lotta" (2014-2018) poi come "partito di lotta che sta al governo". Le vicende della Lega sono narrate, , sul piano storico e su quello dell'analisi dell'elettorato e della classe politica, leggi tutto

Ceta, nuove ragioni per ratificare

Gianpaolo Rossini - 13.10.2018

Sui media si riportano in queste settimane stralci del bilancio della Commissione Europea sul primo anno di applicazione del Ceta, accordo di libero scambio tra UE e Canada entrato in vigore il 21 settembre 2017. Il Ceta si basa su 7 punti principali 1. abolizione del 98% dei dazi doganali tra Canada e UE con riconoscimento e protezione di 143 denominazioni geografiche d’origine europee in campo alimentare (di cui 41 italiane) 2. apertura dei rispettivi mercati allo scambio di servizi di trasporto, finanziari, bancari, comunicazioni, professionali come quelli ingegneristici, quelli legali e altri 3. Accesso agli appalti pubblici di tutte le imprese delle due aree 4. snellimento delle norme su investimenti diretti 5. miglioramento della protezione della proprietà intellettuale (copyright e brevetti) 6. standard comuni per ambiente e rispetto dei diritti dei lavoratori 7. più facile entrata nei mercati di Canada e UE per le piccole imprese, soprattutto grazie a procedure doganali ridotte e requisiti tecnici semplificati.

Il bilancio del primo anno è stato positivo per gran parte dei settori economici, come afferma la commissaria UE al commercio internazionale la svedese Malmstrom. Uno dei prodotti italiani che ha visto incrementare di più le sue vendite è il prosciutto di San Daniele Dop, uno dei fiori all’occhiello del made in Italy alimentare, che in un anno leggi tutto

Sfida all’Europa?

Paolo Pombeni - 10.10.2018

Ormai si parla sempre più apertamente di una sfida all’Unione Europea da parte dei due partiti di governo. C’è qualche andirivieni retorico, giusto per alzare un po’ di polvere, ma la sostanza è piuttosto chiara. In risposta le forze di opposizione all’attuale maggioranza riscoprono un europeismo di maniera, aggiustato ovviamente dalla precisazione che comunque questa Europa andrà rifatta.

Non è però ben chiaro come gli uni e gli altri intendano davvero muoversi in un contesto che è gravido di incognite e che non lascia intravvedere molte occasioni di formare realistici blocchi di forze unite da obiettivi comuni.

Iniziamo dai partiti al governo. Scommettono che il futuro parlamento europeo sarà dominato da componenti di orientamento ben diverso da quello attuale. Anche se ciò avvenisse, e non è detto perché le elezioni europee sono delle cabale, non c’è prova che si tratterebbe di forze che poi convergerebbero su linee comuni. L’attesa che esse si uniscano a smantellare la costruzione attuale è ingenua. La UE è un formidabile centro per manovre politiche e per cavare risorse a proprio vantaggio. Come sempre succede, i nuovi dominatori vorranno semplicemente usare a proprio vantaggio queste opportunità e scopriranno di essere in conflitto fra di loro. Cancellare l’euro per tornare alle monete nazionali leggi tutto

Diesel: caos annunciato

Gianpaolo Rossini - 10.10.2018

I provvedimenti annunciati dalle regioni del Nord Italia per ridurre l’inquinamento atmosferico causato dagli autoveicoli a gasolio erano attesi da tempo. Ma la loro versione definitiva è arrivata solo pochi giorni prima della entrata in vigore.  In tutto il Nord Italia non potranno circolare nelle aree urbane i veicoli diesel con motori da Euro 1 ad Euro 3 nelle ore diurne. È il risultato dell’accordo di Bacino Padano tra Veneto, Lombardia, Emilia e Piemonte che intende ridurre l’inquinamento da polveri sottili che raggiungono nella pianura padana livelli record non presenti in altre aree europee. Due terzi di queste polveri sono causati dagli scarichi di veicoli a gasolio, un idrocarburo meno raffinato della benzina che contiene paraffine che non riescono ad essere interamente catalizzate e che possono essere trattate, ma non eliminate al completo, solo con costosi sistemi di lavaggio degli scarichi che usano additivi organici, come avviene nei camion di ultima generazione.

Lo sviluppo del gasolio per le autovetture è un’anomalia europea non riscontrabile in altre aree del globo, frutto di errori industriali e di sottovalutazione scellerata degli effetti degli scarichi sulla salute dei cittadini.  Il non avere affrontato né a livello europeo né a livello nazionale il problema ha portato a soluzioni di emergenza leggi tutto

Alle origini del "caso italiano": il voto del 4 marzo (1)

Luca Tentoni - 06.10.2018

A sette mesi dalle elezioni politiche del 4 marzo la maggioranza Lega-M5S sta affrontando la prova più difficile, quella relativa ai conti pubblici. Al di là delle valutazioni e degli aggiornamenti su quanto sta accadendo, è opportuno soffermarsi in questa sede sul voto e sulle motivazioni delle scelte elettorali degli italiani, dalle quali discendono direttamente le decisioni governative di questi giorni e, di conseguenza, le reazioni internazionali. Nelle ultime settimane sono stati pubblicati tre volumi che - partendo da angolazioni diverse e con approcci differenti - analizzano il voto del 4 marzo: c'è un'opera più generale ("Le divergenze parallele", di Bordignon, Ceccarini e Diamanti - Laterza) che descrive come l'Italia sia passata "dal voto devoto al voto liquido" e ci sono due saggi più specifici, uno dedicato alla Lega ("La Lega di Salvini", di Passarelli e Tuorto - Il Mulino) e l'altro al M5S ("Il Movimento 5 stelle: dalla protesta al governo", di Biorcio e Natale - Mimesis). Li analizzeremo in un viaggio in tre puntate dedicato al voto del 2018.

La disamina di Luigi Ceccarini parte da lontano, dalle elezioni del 2006 e del 2008, delineando una tendenza di lungo periodo: si passa da una situazione nella quale "due votanti su tre affermavano di non avere mai avuto dubbi verso quale leggi tutto

Le incognite del futuro politico

Paolo Pombeni - 03.10.2018

Si fa un gran parlare della vittoria del duo Salvini-Di Maio nello scontro col ministro Tria e dei risultati che essi sbandierano di avere portato a casa. In realtà che cosa abbiano realmente ottenuto, a parte un’occasione per un ulteriore spettacolo di propaganda, non è affatto chiaro. Una volta di più il diavolo si nasconderà nei dettagli.

Si fa infatti presto a parlare di “finanziaria del popolo” e ad inscenare balconi da cui si annunciano vittorie a pretoriani esultanti (ma Salvini, che è furbo, è stato più prudente). Sarà molto più complicato non deludere il consenso di massa che si è ottenuto promettendo il ritorno ad un meraviglioso mondo in cui tutto funziona come si vorrebbe sperare (ritorno è una parola sbagliata, perché quel mondo così non è mai esistito).

Prendiamo il caso emblematico del reddito di cittadinanza. Come sarà e a chi veramente andrà non è chiaro, mentre l’aspettativa generale è che arrivi miracolosamente nelle tasche di tutti quelli che non hanno al momento un reddito su cui fare affidamento. Ovviamente non sarà così, perché in quel caso ci sarebbe da fronteggiare la rivolta di tutti quelli che un reddito non tanto differente se lo devono conquistare lavorando. Ecco allora che ci si spreca in dichiarazioni sul leggi tutto

Il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà

Stefano Zan * - 03.10.2018

Il “perbenismo” degli oppositori a questo governo impedisce di comprendere il crescente consenso di cui gode. Eppure non è difficile capire che:

-          tra i cittadini c’era e c’è una profondissima insofferenza per la vecchia politica

-          che i nuovi stili di comunicazione, nella loro volgarità, sono più in sintonia con il volgo

-          che dopo anni in cui l’austerità è stato il totem della politica è venuto il momento dei sogni

-          che a tutti piacerebbe vivere in un mondo in cui si pagano meno tasse, si va in pensione prima, se non si trova un lavoro c’è un sussidio, tutto è più semplice e semplificato, chi sbaglia paga

-          che anche se la teoria dice che non si può, potrebbe essere sbagliata la teoria

Con i proclami del Governo (non sono ancora programmi dettagliati) vincono tutti, tutti ci guadagnano ad esclusione di quei quattro gatti che godono dei vitalizi e delle pensioni cosiddette d’oro (che comunque vinceranno i ricorsi alla magistratura).

Non esistono nemici interni ma solo esterni: i migranti, un’Europa comunque già scassata e alla vigilia di nuove elezioni, i sempre fantomatici mercati.

Sul carro dei vincitori ci sono decine di migliaia di posti da riempire da qui a cinque anni e il maggior titolo di leggi tutto