Ultimo Aggiornamento:
23 marzo 2019
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Argomenti

Quello che resta del pensiero di Zygmunt Bauman

Francesco Provinciali * - 05.01.2019

Sovente la celebrità e la stessa rilevanza culturale dei “giganti” del nostro tempo resta legata ad una affermazione, un’intuizione, un’idea descrittiva, una sintesi fotografica, efficace e geniale,  che spiega in modo suggestivo analisi complesse e approfondimenti che vanno oltre le semplificazioni della definizione e del concetto in se’, spesso banalmente utilizzato per prodotti utilitaristici e commerciali, alla stregua degli stessi pericoli ravvisati in una visione consumistica ed autoreferenziale della vita stessa.

Così è stato per Zygmunt Bauman, filosofo e sociologo di origine polacca ma di vocazione e declinazione prima occidentale e poi cosmopolita: la sua “società liquida” è stata forse la suggestione culturale più efficace e colorita per descrivere i fenomeni del nostro tempo e la collocazione dell’uomo negli eventi, nei disagi e nei conflitti della contemporaneità.

Di certo il pensiero e le argomentate e suggestive riflessioni di Bauman sono state un riferimento imprescindibile per il pensiero contemporaneo.

Dietro di lui una lunga scia di “traduttor dei traduttori”, discepoli più o meno diligenti e ortodossi ma tutti indistintamente colpiti e segnati dalla capacità del “maestro” di leggere, tratteggiare, leggi tutto

Euro ed UE: un anno di tregua

Gianpaolo Rossini - 22.12.2018

Il sofferto via libera della Commissione Ue alla manovra finanziaria italiana per il 2019 è arrivato dopo estenuanti trattative e con costi molto alti per il bel paese. Il peso maggiore finora pagato è quello dovuto allo spread salito da circa 120 punti prima delle elezioni del 4 marzo agli oltre 320 dei giorni di maggiore tensione della trattativa con le autorità europee a novembre. Si tratta di un aggravio dei conti pubblici che si aggira intorno ai 3 miliardi l’anno ma che potrebbe salire a cifre ben più alte, se lo spread non ritornasse verso quota 100 abbastanza velocemente. La manovra ha comunque dimostrato che il governo non intende né oggi né in futuro rompere con UE ed euro. Ed è forse questo il segnale un po’ rasserenante per i cittadini italiani e per i “mercati”. Questi ultimi, non dimentichiamolo, non sono un’entità globale lontana e minacciosa, come qualcuno nel governo crede, ma sono cuciti anche nei portafogli degli italiani. Le cui scelte di investimento finanziario, o più semplicemente di risparmio, hanno un peso non indifferente nella determinazione dello spread. Lo abbiamo visto in occasione di una asta di BTP di alcune settimane fa riservata ai risparmiatori italiani il cui insuccesso ha dato un segnale particolarmente negativo ai leggi tutto

L’Italia cattiva del 52° rapporto Censis

Francesco Provinciali * - 22.12.2018

Non è necessario ricorrere alla macro-analisi sociale o essere supportati da percentuali e algoritmi, per cogliere il senso della lettura pessimista sull’Italia di oggi data dal 52° rapporto Censis: basta aprire il portone di un condominio, magari una qualsiasi porta di casa (visto che la decadenza dai rapporti interpersonali comincia proprio dallo sgretolamento interno alla famiglia), andare a fare la spesa al supermercato, visitare un ambiente di lavoro, chiamare un call-center, entrare in una scuola.

Anche i comportamenti individuali e sociali hanno il loro rating di valutazione ed è pur vero – per analogia – che esiste uno spread che ci separa – nella nostra poliedrica e ubiquitaria quotidianità - dal concetto perduto di normalità su cui insiste da tempo il filosofo Diego Fusaro.

L’Italia, a partire dal 44° Rapporto Censis, risultava un Paese sfiduciato e con un gap sempre più aperto tra Paese reale e Paese legale, nel quale prevalevano demotivazione, ritorno al privato, assenza di un modello di sviluppo sociale, sfaldamento dei corpi intermedi delle istituzioni, assenza di risposte ai bisogni della gente.  La deriva negativa è continuata impietosa nella descrizione del più importante istituto di ricerca socio-economica del Paese, fondato e diretto da mezzo secolo da uno speciale lettore ed interprete della fenomenologia sociale, qual è il Professor Giuseppe De Rita, leggi tutto

Il meraviglioso mondo giallo-verde

Paolo Pombeni - 19.12.2018

Come previsto da più parti, noi inclusi, alla fine di mesi di scontro con Bruxelles si è ripiegato su una manovra che prevede un punticino in più di quel che aveva proposto inizialmente il ministro Tria che aveva chiaro il quadro di quel che si poteva negoziare con la Commissione Europea: lui aveva previsto 1,9%, si chiuderà al 2,04 (in cui lo 0,4 è un trucchetto comunicativo per fingere che non si è ceduto del tutto). Non torniamo a ribadire che la faccenda ci è costata più di un miliardo in interventi sui nostri titoli di debito pubblico, perché ormai lo sanno tutti.

Non ci stupiamo che nonostante tutto Salvini e Di Maio facciano buon viso a cattivo gioco: è quel che più o meno i politici fanno sempre. Le incognite a questo punto sono due: cosa succederà in parlamento e cosa succederà quando la gente farà i conti con il risultato pratico di questa manovra, che viene presentata come meravigliosa.

Il primo punto è ambiguo. Detto banalmente, il governo presenta la manovra come un programma che si deve prendere a scatola chiusa: non c’è spazio per una discussione in commissione al Senato, bisogna fare in fretta e poi votare in Aula dove si metterà la fiducia. leggi tutto

Contro la revoca della cittadinanza

Bruno Settembrini * - 19.12.2018

Il decreto-legge in materia di sicurezza e immigrazione (n. 113 del 2018), il cui iter parlamentare si è appena concluso, contiene molti aspetti critici, che sono stati ampiamente commentati e analizzati. Ma vi è una norma, l’articolo 14, che, a me pare, è stata ingiustamente trascurata nel dibattito. É vero che si tratta di una disposizione simbolica, nel senso che difficilmente produrrà effetti pratici. Ma essa è simbolica anche nel senso che bene rappresenta quanto di inquietante è avvenuto in questi mesi con la chiusura dei porti e con la limitazione, di fatto, della possibilità di chiedere asilo politico in Italia (ed ogni persona in meno che giunge in Italia significa, nelle condizioni attuali, una persona in più torturata e stuprata nei campi libici).

 L’articolo 14 prevede, in presenza di una condanna definitiva per reati di terrorismo ed eversione, la revoca della cittadinanza per coloro che l’abbiano acquisita per matrimonio o naturalizzazione (ad esempio dopo dieci anni di residenza in Italia) e per gli stranieri nati in Italia e divenuti cittadini dopo aver risieduto in Italia legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età. Si creano così, di fronte alla medesima condanna, cittadini di serie A (quelli che non possono perdere la cittadinanza) e cittadini di serie B (quelli che possono perderla).

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Scuola e dintorni: educazione a 360°

Michele Iscra * - 19.12.2018

Francesco Provinciali, che da qualche tempo collabora a Mente Politica, ha pubblicato un libro di riflessioni sullo stato attuale della scuola. L’autore ha alle spalle una lunga carriera “fra i banchi”: prima come docente, poi come direttore didattico, infine come ispettore del Ministero della Pubblica Istruzione. I suoi rapporti con il mondo dei giovani non si sono però interrotti con il suo pensionamento, perché continuano nel prezioso e difficile lavoro che svolge come giudice onorario presso il Tribunale dei minori di Milano.

Il volume, di cui a lato riproduciamo la copertina, ha una interessante prefazione di Giuseppe De Rita, che ne sottolinea il valore e l’utilità in questo tempo di turbolenze e di disorientamenti nel mondo della scuola. Abbiamo dunque chiesto a Francesco Provinciali di rispondere ad alcune domande in merito agli obiettivi che si è posto con questo lavoro.

 

Dott.Provinciali, c’è qualcosa di autobiografico in SCUOLA e DINTORNI?

Credo che ciascuno di noi conservi un ricordo “buono” della sua esperienza scolastica: gli insegnanti, i compagni, le cose apprese.  Unisco a questo l’esperienza professionale vissuta che mi consente alcune valutazioni, avendo fatto parte di quel mondo come scolaro, insegnante, direttore didattico e ispettore. leggi tutto

I capponi di Renzi

Stefano Zan * - 15.12.2018

La cosa più singolare delle dinamiche congressuali del PD è che si ha la netta sensazione che l’unico che si è reso pienamente conto che il renzismo è finito sia lo stesso Renzi.

Per renzismo intendo quel progetto innovativo di modernizzazione del partito e della società italiana che Renzi ha incarnato negli ultimi anni. Che si fosse d’accordo o meno quel progetto ha rappresentato una sfida importante per la politica italiana e innegabilmente ha prodotto anche risultati positivi considerando la pesante crisi economica in cui si è trovato ad operare.

Piaccia o non piaccia e per una molteplicità di ragioni, quel progetto è fallito, come hanno decretato gli elettori, e non è più riproponibile. E non c’è dubbio che una parte non marginale delle ragioni del fallimento sia dovuta alla conflittualità interna del partito e alla pesante opposizione che la minoranza interna ha esercitato in tutti i modi fino ad arrivare alla scissione.

Renzi ne ha preso atto mentre buona parte del partito gioca ancora con gli occhi rivolti al passato.

Il PD, attraverso il congresso, dovrebbe “inventarsi” un nuovo progetto, una nuova visione, una nuova strategia, non solo in ragione del proprio fallimento ma anche in ragione dello straordinario successo degli altri che oggi guidano leggi tutto

Alcune domande sul reddito di cittadinanza

Francesco Provinciali * - 15.12.2018

La politica della narrazione e quella della democrazia virtuale dimostrano che il problema principale del nostro tempo sta nella differenza tra la teoria e la pratica.

Siamo “politicamente” sommersi da parole, opinioni, teoremi, congetture, ipotesi, soluzioni sciorinate da persone che dimostrano di non possedere un metodo, una progettualità che preveda riscontri, una capacità di programmazione ragionata e persino l’uso della logica e del pensiero critico.

E’’ tutto un dire e disdire, una sorta di prassi dell’illusione che crea aspettative irrealizzabili, con finalità del tutto estranee al perseguimento del bene comune: mai come adesso la gestione della cosa pubblica è un gioco di prestigio per acquisire consensi e rafforzare immagine e potere vincolati ai sondaggi di opinione e di voto.

Ma una politica che vive di sondaggi in tempo reale è una politica velleitaria che trasmette un senso di insicurezza devastante per il cittadino/elettore.

Manca un modello sostenibile di società mentre si aprono voragini economiche e vuoti esistenziali e ciò non solo a misura dei balzi dello spread o dei cali del PIL: è proprio come se tutte le certezze su cui fondavamo l’intera vita e la quotidianità dell’oggi fossero dissolte e con loro i corpi intermedi dello Stato, i punti di riferimento esistenziali, leggi tutto

Climakers: il movimento internazionale dei contadini

Veronica Wrobel * - 15.12.2018

“Il cibo è la base della nostra vita.” Così si è aperta la conferenza “Un’Agenda climatica dettata dai contadini”, organizzata ieri dalla COP24. Il progetto è scaturito dalle preoccupazioni riguardo le misure che gli Accordi di Parigi avrebbero deciso per l’agricoltura: una sera, durante la Conferenza ONU sul clima a Marrakesh, i contadini hanno deciso di creare un loro piano d’azione.

 

L’idea di fondo era generare sinergie globali che prendessero in considerazione gli interessi di tutti i contadini di tutte le culture, qualcosa che non era mai stato fatto prima. Qualcosa che non sarebbe successo spontaneamente. Qualcosa che loro, i contadini, dovevano far capitare!

 

Questa è la storia che ha portato alla fondazione di Climakers: non un’organizzazione o un programma, ma un movimento globale e inclusivo che avrebbe coinvolto chiunque si fosse occupato della coltivazione dei terreni, indipendentemente dal sesso, dall’età, dalla nazionalità.

 

Climakers cerca di capire cosa i contadini possano fare per adattarsi ai cambiamenti climatici e ridurli al minimo nei modi meno invasivi possibili. Il loro progetto è difendere l’ecosistema, tutelare i propri interessi e le proprie aspirazioni, leggi tutto

Forse nel governo si arriverà al dunque

Paolo Pombeni - 12.12.2018

Se la rottura dell’alleanza di governo fra Lega e Cinque Stelle rimane molto problematica non lo è meno la convivenza. Perché ce la si può anche cavare per un po’ con rinvii, gioco delle parti, fumoserie retoriche, ma poi viene il momento che qualcuno o qualcosa presenta il conto.

La costrizione a rivedere una manovra economica che tutte le persone un minimo informate sapevano essere insostenibile può solo fino ad un certo punto essere nascosta nelle nebbie delle acrobazie sui numeri e sulle scadenze: anche se forse la massa dei cittadini può non avere compreso del tutto che facendo scivolare in avanti il reddito di cittadinanza o rendendo problematica l’adesione immediata alla famosa quota 100 per i pensionamenti se ne depotenziano gli impatti sul bilancio dello stato, rimane che l’avvicinarsi della scadenza delle elezioni europee costringe i due azionisti del governo a chiarire le loro posizioni.

Salvini sembra avere già fatto una scelta abbastanza precisa: continuare sul terreno propagandistico mescolando l’agitazione dei consueti argomenti contro il pericolo dell’immigrazione irregolare, contro i burocrati europei e a favore di un certo tradizionalismo e contemporaneamente offrirsi come un riferimento indispensabile per frenare le pulsioni avventuriste sull’economia intesa in senso ampio (dalle grandi opere alle tasse leggi tutto