Ultimo Aggiornamento:
23 gennaio 2021
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Argomenti

Arriva il Conte due e mezzo?

Paolo Pombeni - 30.09.2020

Dopo un lungo periodo di stallo il premier Conte accelera. Lo fa a modo suo, puntando sulla comunicazione personale con interventi spot a iniziative varie, snobbando le sedi istituzionali (consiglio dei ministri, parlamento, vertici dei partiti). A quale fine? Vuol davvero rispondere al perentorio invito del PD a cambiare passo? In qualche modo certamente, ma, a nostro avviso, soprattutto come strategia per evitare che il suo governo possa andare a gambe all’aria e lui con esso.

Dubbioso che se il Conte due dovesse cadere si potrebbe passare ad un Conte tre, così come sarebbe anche nel caso di un rimpasto, si è messo a varare quello che scherzosamente potremmo chiamare il Conte due e mezzo: un esecutivo che non tocchi composizione ed equilibri attuali, ma che dia l’impressione di avere svoltato pagina rispetto al passato.

Da bravo organizzatore della scena, il premier lancia così tre operazioni con forte contenuto emblematico: riforma dei decreti sicurezza, superamento di quota 100 nel sistema pensionistico, revisione decisa del reddito di cittadinanza. Prova così a sottolineare la rottura col Conte 1 a cui risalgono tutti e tre i provvedimenti, picchiando più forte, almeno a parole, su quelli cari a Salvini e potendo sfruttare un bel po’ di ambiguità

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Cato maior, “l'hommes machines” e il ministero alla solitudine

Francesco Domenico Capizzi * - 30.09.2020

“Ogni periodo di vita possiede un suo proprio carattere: la delicatezza dei fanciulli, la baldanza dei giovani, la serietà dell'età adulta e la sapienza della anzianità e della vecchiezza che portano un loro frutto naturale che, nel loro tempo, va raccolto” (N. Flocchini, Cato maior: de senectute, Mursia 2015).  La testimonianza di Cicerone su Marco Porcio Catone ottantacinquenne rivela la scansione della sua vita di vegliardo assimilabile a quella dei tanti di ogni epoca: da giovane “censore”, da adulto “sapiente” , da anziano “antico e  vecchio” ben consapevole che “opporsi alla natura è come combattere gli dei nelle vesti dei titani…la smemoratezza, tipica dell'età avanzata, è maggiore in chi non si dedica a una qualche operosa attività”. Nessuna traccia di compatimento, anzi la constatazione benevola delle varie fasi della sua lunga vita fino a prospettare un ruolo attivo nell’età attempata. Al contrario, l’odierno ageismo, moda minoritaria ma in ascesa, intenderebbe discriminare sulla base dell’età: colpisce quasi un europeo su tre al di sopra dei 60 anni, ben constatabile nel corso della pandemia, tanto che la Società Francese di Geriatria e Gerontologia (SFGG) e le Società omologhe europee, americane ed asiatiche hanno lanciato un allarme promuovendo "#OldLivesMatter" per sensibilizzare cittadini ed Istituzioni trascorsi leggi tutto

Bilancio del voto regionale

Luca Tentoni - 26.09.2020

Col voto del 20-21 settembre, tutte le quindici regioni a statuto ordinario hanno concluso il rinnovo di presidenti di giunta e Consigli, in ben otto appuntamenti elettorali iniziati con quello in Lombardia e Lazio del marzo 2018. Il riepilogo di tanti turni e di votazioni svolte in circostanze politiche diverse può essere in parte fuorviante, ma a nostro giudizio è ancora utile per delineare delle tendenze generali. A destra, la Lega passa dall'8,7% (più il 4,5% delle liste Maroni e Zaia) del 2013-'15 al 21,4% (più il 4,3% delle liste Fontana e Zaia) del 2018-'20, guadagnando il 12,7% (a livello nazionale, nel 2018, la Lega ebbe il 17,3%, dunque, proiettando - sia pur impropriamente - il dato delle regionali su quello delle politiche arriviamo intorno al 30%, cioè alla media dei sondaggi del triennio, che hanno visto prima il partito di Salvini al 33-35%, ora verso il 25-27%); il dato relativo alle sei regioni al voto domenica scorsa è invece del 24,1% (Lega più Zaia) contro il 14,5% del 2015: un progresso del 9,6% che, proiettato sul nazionale, farebbe arrivare Salvini al 27% circa (realistico). Fratelli d'Italia balza dal 3,6% all'8%, però il dato relativo alle sole sei regioni nelle quali si è votato il 20-21 settembre attribuisce al partito di Giorgia Meloni il 10,6% (quindi almeno l'11-12% su scala nazionale). Forza Italia, invece, perde il 5,6% leggi tutto

Aspettando Godot

Francesco Provinciali * - 26.09.2020

Interpretare gli umori popolari presume sensibilità e talento, sosteneva il grande attore teatrale Piero Mazzarella. Questo assioma vale anche in politica: il riscontro del voto referendario e di quello regionale ci induce a pensare che la lungimiranza non sempre coincide con i risultati attesi: il voto è condizionato da contingenze persino imprevedibili, ciò che è accaduto negli ultimi mesi, l’incidenza della pandemia, le paure e le emotività, direi il soggettivo e il relativo piuttosto che le stime oggettive e i sondaggi. Ho notato una grande ansia anticipatoria per l’esito del voto: una rincorsa ad azzeccare pronostici, le simulazioni del voto, le proiezioni, e prima di tutto questo le attese nella loro apparente logica evidenza.

Nulla è andato come ci si attendeva: speriamo che questo induca aruspici e maghi degli scenari postumi a più miti pretese. Sarebbe l’ora che la gente andasse al seggio in pace senza l’assillo dell’induzione coatta.

La vittoria del SI era scontata, ma il recupero del NO ha avuto le sembianze di un fiume carsico che ha attraversato il Paese:  si può anche affermare che mentre il SI era atteso come esito ineludibile di una lunga deriva di protesta contro la casta, il lento crescere del NO è stato il risultato leggi tutto

Né spallata, né stabilizzazione

Paolo Pombeni - 23.09.2020

E’ sicuro che la spallata preconizzata da Salvini non c’è stata: è la seconda o la terza volta che il Capitano si fa travolgere dal suo entusiasmo. Se ne deve dedurre che una volta di più registriamo una stabilizzazione del sistema, che Conte e il suo governo hanno davanti mesi tranquilli?  E’ possibile, ma non ne saremmo così certi.

I risultati della tornata elettorale del 20-21 settembre non si prestano ad una lettura in bianco e nero: tizio ha vinto, caio ha perso. Sono piuttosto un ennesimo passo in direzione della ridefinizione del nostro sistema politico e non sappiamo ancora dove realmente andremo a finire.

Partiamo pure dai risultati del referendum costituzionale: il sostanziale 70 a 30 per il sì non segna esattamente il trionfo dei Cinque Stelle. E’ semplicemente la registrazione di un certo distacco del paese dalla questione che riguarda i meccanismi di rappresentanza. C’è una larga sfiducia che il parlamento sia un baluardo della volontà di partecipazione dei cittadini, tanto è vero che quasi la metà degli elettori non si è neppure presa la briga di andare a votare e che la riduzione dei parlamentari è stata approvata sull’onda della tesi che un bel taglio nel numero dei parlamentari non avrebbe cambiato nulla leggi tutto

Suggestione, effetto placebo? Forse, ma funziona!

Francesco Domenico Capizzi * - 23.09.2020

“Un tale che si fa chiamare Esculapio ospita ogni mattina da cinquanta a sessanta malati nella sua anticamera, ascolta le loro lamentale, li dispone su quattro file e, a seconda delle sue proprie convinzioni, ordina alla pri­ma un salasso, alla seconda una purga, alla terza un clistere, alla quarta un cambiamento d’aria” (Medicine in Ancient Greece before Hippocrates: 460 B.C., Concours Med, 1957 Jan 5;79 -1:81-2). Dalla metodica emersero criteri nosologici, etio-patogenetici e risultati apprezzabili in quei raggruppamenti disomogenei di malati in larga parte verosimilmente affamati? Certamente no: agì la Medicina sospesa fra umori e miti, arti misteriche e dignità sacerdotali, convinzioni personali e fatalismi popolari. Bisognerà attendere, fra i tanti, Ippocrate da Kos (V a.c.), Celso da Roma (I d.c) e  Paracelso da Ferrara (di origine tedesca, XVI d.c.), soprannominato “Bombastus” per le sue affermazioni sensazionali e le pratiche difformi dalla tradizione diagnostico-terapeutica fondata su miasmi e prescrizioni magiche. Si accresce nel tempo la costruzione dell’esperienza semeiologica: la Medicina diviene effettivamente olistica, il malato un unicum di soggettività (la sua storia pregressa ed attuale leggi tutto

La libertà presa sul serio. Una difesa del liberalismo classico

Carlo Marsonet * - 23.09.2020

Col passare del tempo, le idee possono mutare – non necessariamente per il meglio – e così le parole possono assumere significati ben diversi, talvolta quasi antitetici, rispetto alle origini. Questo è il caso emblematico del liberalismo. Ce lo ricorda in un agile ma intenso volumetto un filosofo del diritto, Carlo Lottieri“Every New Right Is A Freedom Lost. A Classical Liberal Defense Against the Triumph of False Rights” (Monolateral 2016).

L’Occidente liberale ha conosciuto dei veri e propri punti di svolta circa la concezione della persona, e così del potere e del diritto. Dalla “Magna Charta Libertatum” per arrivare al “Bill of Rights” americano, una forte enfasi posta sull’individuo e il rispetto che merita in quanto tale e la sua inviolabilità sono emerse. Si afferma, in sostanza, l’idea radicale, se si vuole, che gli individui sono nati liberi, possono ricercare la propria via per addivenire alla felicità e così alla vita buona secondo inclinazioni singolari. L’individuo, insomma, non può essere aggredito dal prossimo, il quale non può dunque disporre degli altri come se fossero e dei sottoposti e degli inferiori. Certo, si potrebbe obiettare che l’individuo non è un primo venuto al mondo, né tantomeno può vivere da asociale: ma, infatti, una teoria autenticamente leggi tutto

L'eterna protagonista è la mobilità elettorale

Luca Tentoni - 19.09.2020

Non è difficile prevedere che nel voto di domani e lunedì la mobilità elettorale possa risultare elevata. Rispetto al 2015 molte cose sono cambiate, così come rispetto alle politiche del 2018 e a quelle del 2019. Perciò, è forse opportuno, nell'attesa dei risultati, riflettere su quella che da almeno sette anni è diventata una costante della nostra dinamica politico-elettorale: lo spostamento di consensi verso altri partiti e verso (e dal) non voto. Venute meno le appartenenze ideologiche di un tempo, affievoliti persino certi legami apparentemente indissolubili fra territorio e voto (il caso dell'Umbria passata dal centrosinistra al centrodestra alle scorse regionali è emblematico), si è visto che anche la "Repubblica delle leadership" è ormai in crisi. Dal 2012 in poi Monti, Bossi, Grillo, Renzi, Di Maio, Berlusconi hanno patito sconfitte elettorali tanto eclatanti quanto eccezionale era stata l'ascesa del consenso alle singole personalità. Un ruolo importante, in tutto questo massiccio disincanto - una sorta di definitiva "laicizzazione" del voto - è stato svolto dalla crisi economica di dieci anni fa, che ha messo in moto - grazie anche ad un'efficacissima campagna contro la "Casta" - un processo di destrutturazione dei poli tradizionali (che non interscambiavano voti fra loro, salvo quote marginali). Lo "scongelamento" di centrodestra e centrosinistra ha permesso il deflusso verso il M5s - prima leggi tutto

Scuola: contenitore e contenuti

Francesco Provinciali * - 19.09.2020

Di tutte le preoccupazioni che accompagnano strada facendo i preparativi per l’avvio del prossimo anno scolastico la più pressante, impellente e dirimente è che le scuole si possano finalmente riaprire, le aule e gli spazi ragionevolmente attrezzabili  riescano ad ospitare tutti gli alunni che avranno il diritto di accedervi, che il numero degli insegnanti sia sufficiente a coprire gli organici necessari per far fronte allo spacchettamento orario e fisico delle classi e che tutto ciò possa aver luogo in un contesto sicuro, accogliente, organizzato, con tutte le tutele igienico sanitarie lungamente studiate e previste per garantire una profilassi adeguata all’incombente pericolo del contagio.

Questo pensiero turba il sonno degli addetti ai lavori –  dal Ministero ai dirigenti scolastici , ai docenti e ai collaboratori amministrativi, tecnici e ausiliari – ma anche delle famiglie e, ad un livello di consapevolezza rapportato all’età dell’utenza, agli studenti stessi.

Uscire da un lungo periodo di lockdown e dalla sperimentazione – frammentaria, non sistematica, spesso improvvisata e geograficamente diseguale  - della “didattica a distanza” per riaprire i battenti ad una incerta e indefinita aspirazione di normalità ‘in presenza’ necessita di dotarsi di una specie di paracadute per un atterraggio morbido, sul piano organizzativo e funzionale e su quello psicologico e relazionale. leggi tutto

Ultimi fuochi sul referendum

Paolo Pombeni - 16.09.2020

La questione referendaria continua a premere sul futuro del governo. Quella che sembrava una passeggiata verso una plebiscitaria vittoria del sì, si sta rivelando un sentiero tortuoso che non si sa dove sfocerà, perché il no è in rimonta costante. Decisivo sarà probabilmente, oltre al numero di elettori che si recheranno ai seggi, l’orientamento degli indecisi, che non sono pochi. In effetti anche per noi è difficile scegliere fra la padella e la brace: la padella del sì che emana il profumo poco gradevole dell’olio bruciato del populismo grillino (che non demorde: vedi l’annuncio di passare come punto successivo al taglio dello stipendio dei parlamentari); la brace del no, piena del fumo confuso di un conservatorismo che si veste ogni volta da difensore della Costituzione (che è già cambiata rispetto a quel che sostengono loro).

Sembrava che il PD si fosse finalmente deciso a prendere l’iniziativa necessaria a motivare un sì da riformisti e non da populisti, varando un progetto di riforma costituzionale articolato. Purtroppo, almeno fino al momento in cui scriviamo, disponiamo solo di un comunicato stampa che riassume il lavoro dei tre personaggi (autorevoli) che hanno predisposto la bozza: i parlamentari Ceccanti e Parrini nonché l’ex presidente Violante. leggi tutto