Ultimo Aggiornamento:
23 gennaio 2019
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Argomenti

Il futuro politico di Matteo Renzi

Francesco Provinciali * - 07.11.2018

La notizia che Matteo Renzi si sia proposto come conferenziere per l’agenzia Celebrity Speakers Associates, ma disponibile ad altre proposte, su temi planetari e di attualità come l’ambiente, il futuro dell’Europa, la globalizzazione, l’informazione giornalistica e le fake news, la gestione delle organizzazioni complesse ecc. come riportato recentemente da Huffington Post, potrebbe essere letta come una scelta tattica transitoria che non incide sulla strategia di fondo: la politica come vocazione e come professione, il vero e autentico ‘beruf’ come direbbe Max Weber. Si è appena conclusa la nona edizione della Leopolda ma non pare sia scaturito un piano organico di proposta politica e di alternativa per la guida del Paese, sembra che abbiano prevalso gli aspetti coreografici e celebrativi sulle idee e sui contenuti: “enclave” e nicchie di fedelissimi autoreferenziali che parlano a se stessi e non al Paese, “comitati civici”, tavoli di riflessione ed elaborazione del nulla, accademiche dissertazioni, mentre si restringe la cerchia delle adesioni e diventa esoterico – cioè per pochi intorno al “capo”- il progetto di realizzare un modello politico nuovo e alternativo.

Problema di linguaggio- l’obsolescenza del famoso modello narrativo – e di contenuti – cosa inventare di nuovo dopo gli esiti incerti del jobs act, la criticatissima riforma della scuola, leggi tutto

Le democrazie e la crisi economica (2)

Luca Tentoni - 03.11.2018

L'onda lunga della grande recessione che ha colpito l'Europa nel 2007-2008 ha dispiegato i suoi effetti per quasi un decennio, soprattutto nei paesi del Sud Europa. Tuttavia, ancora oggi, vistosi cambiamenti politici, talvolta vere e proprie pesanti "ristrutturazioni" dei rapporti di forza fra i partiti (con l'affermazione di soggetti politici nuovi o percepiti come tali) continuano a manifestarsi in molti degli appuntamenti elettorali principali (persino dove, - per esempio in Germania - la crisi non è stata così profonda come altrove, ma dove la Cdu-Csu e la Spd perdono costantemente consensi, come si è visto anche recentemente in Assia e in Baviera). Non tutti i paesi mediterranei hanno vissuto allo stesso modo questo decennio. Il caso italiano è diverso da quello spagnolo, così come da quello greco e da quello portoghese (quest'ultimo, caratterizzato da una sfiducia astensionista più che dall'emergere di nuovi soggetti politici forti): di queste dinamiche si occupa il recentissimo volume di Leonardo Morlino e Francesco Raniolo "Come la crisi economica cambia la democrazia" (Il Mulino). Secondo gli autori, "gli elettori di due paesi - Portogallo e Grecia - che sono stati colpiti più duramente dalla crisi, reagiscono in modi diversi che sono, però, del tutto coerenti con le loro tradizioni di voto. Il Portogallo mostra leggi tutto

A sinistra una strana voglia di listoni

Paolo Pombeni - 31.10.2018

Scorrono i classici fiumi di inchiostro sulla crisi delle sinistre in Europa e l’Italia non può certo presentarsi come una eccezione. In Germania si parla, da qualche tempo, di una crisi dei Volksparteien, cioè dei partiti “di popolo”: la traduzione in “partiti di massa” è a nostro avviso imprecisa, perché invece si tratta proprio della crisi di poter avere dei partiti che rappresentano “tutti”. Si può magari pensare che ciò sia strano mentre imperano populismi che tendono a presentare come “del popolo” qualsiasi loro scelta, dai bilanci pubblici alla lotta contro le grandi infrastrutture.

In realtà la cosa è più complicata, e vale la pena di cercar di capirla. I partiti “popolari” non erano nella loro struttura populisti, ma, per usare un vecchio linguaggio, interclassisti. Supponevano cioè di essere capaci di rappresentare le diverse componenti da cui era formato il popolo, armonizzandole e portando a sintesi le rispettive esigenze. Il politologo tedesco, a lungo emigrato in America, Otto Kirchheimer inventò a metà anni Cinquanta la formula del “catch all party”, il “partito pigliatutto”: guarda caso lo fece contrapponendo la CDU che era interclassista alla SPD che in quella fase voleva ancora essere un partito operaio. Ma ben presto anche la SPD, sotto leggi tutto

L’era Merkel al tramonto

Gabriele D'Ottavio - 31.10.2018

L’era Merkel finisce così com’è iniziata: dopo un’elezione regionale. Per chi ha buona memoria, la sua ascesa al potere cominciò con una bruciante sconfitta elettorale subita dai socialdemocratici nel maggio 2005 in Nordreno-Westfalia, uno dei Länder più popolosi e ricchi della Germania. All’epoca, la SPD governava il Land da 39 anni e il suo leader nazionale, il cancelliere in carica Gerhard Schröder, decise di ricorrere al voto anticipato. Il pareggio strappato ai cristiano-democratici alle elezioni politiche del settembre successivo e la partecipazione al primo governo di grande coalizione guidato da Angela Merkel si sarebbero dimostrati di lì a poco una vittoria di Pirro. I socialdemocratici non riuscirono ad arrestare l’emorragia di consensi, mentre la cancelliera riuscì in poco tempo a consolidare la sua leadership, gettando le basi per diventare uno dei capi del governo più longevi nella storia della Germania del dopoguerra. 

Tredici anni dopo, le elezioni regionali in Baviera e in Assia sembrano delineare una nuova cesura storica. Il risultato parla chiaro: gli elettori hanno sanzionato duramente i cristiano-sociali della CSU in Baviera, i cristiano-democratici della CDU in Assia e i socialdemocratici della SPD in entrambe le regioni, mandando un messaggio difficilmente equivocabile a Berlino. Secondo un sondaggio dell’emittente leggi tutto

Incongruenze

Stefano Zan * - 31.10.2018

L’analisi che legge l’attuale situazione politica sostanzialmente come voto di protesta nei confronti del PD sconta alcune incongruenze logiche che rischiano di rendere meno puntuale ed efficace l’autocritica che si è aperta in vista del congresso.

La prima incongruenza è quella che sembra ravvisare nel voto una sorta di razionalità politica del popolo che scientemente ha attribuito a Lega e 5 Stelle il governo del Paese in netta contrapposizione col PD. Attribuire ex post una razionalità politica al voto è esercizio frequente ma sostanzialmente infondato. I cittadini hanno votato per i partiti e non per il governo e, se si fosse fatta l’alleanza 5 Stelle PD, cosa non impossibile, oggi ragioneremmo in tutt’altri termini. L’aritmetica parlamentare ha portato a questo governo al quale oggi attribuiamo una razionalità che non aveva al momento delle elezioni.

La seconda incongruenza deriva dall’ipotizzare che il voto dell’elettore sia il risultato di una scelta razionale laddove l’elettore conosce tutte le alternative, le rispettive conseguenze e si limita a sceglier sulla base della sua funzione di utilità. Anche questa è un’ipotesi che non sta in piedi soprattutto per un elettorato scarsamente interessato alla politica per larga parte del tempo, poco informato, caratterizzato da un forte analfabetismo funzionale. leggi tutto

Le democrazie e la crisi economica (1)

Luca Tentoni - 27.10.2018

Dopo aver approfondito, negli interventi dedicati al voto del 4 marzo in Italia, gli aspetti relativi alla formazione e alla distribuzione del consenso nel nostro Paese, passiamo ad occuparci di un orizzonte più vasto: le democrazie dell'Europa del Sud. In Spagna, Grecia, Portogallo e Italia la crisi economica del 2008 e il decennio convulso che l'ha accompagnata e seguita hanno prodotto trasformazioni sia nel sistema dei partiti, sia nel rapporto fra cittadini e istituzioni, sia sulla partecipazione politica. In questo breve, nuovo viaggio, articolato in due puntate, la nostra analisi sarà agevolata dalla lettura di due volumi appena usciti per il Mulino: "Le quattro crisi della Spagna" di Anna Bosco; "Come la crisi economica cambia la democrazia" di Leonardo Morlino e Francesco Raniolo. Per comprendere meglio il voto italiano del 4 marzo 2018 non si può prescindere dal contesto europeo. In questo caso, partiamo dalla Spagna, nella quale - fra settembre del 2015 e dicembre del 2017 - si sono svolte quattro consultazioni cruciali: le elezioni regionali in Catalogna (27 settembre 2015) vinte dai partiti indipendentisti che - come spiega Anna Bosco, "aprono una legislatura di pre-indipendenza che si conclude con la convocazione di un referendum sulla secessione dalla Spagna (1° ottobre 2017) e una dichiarazione unilaterale di indipendenza (27 ottobre)" alla quale il leggi tutto

Un nuovo paradigma

Stefano Zan * - 27.10.2018

La prima sensazione che molti provano di fronte alla nuova maggioranza di governo è di incredulità: come è possibile che questi signori abbiano vinto le elezioni, abbiano formato un governo improbabile e continuino ad aumentare il loro consenso? Non è così che si fa politica! Un vero e proprio scandalo cognitivo prima ancora che di merito di fronte al quale si resta disorientati, come di fronte a tutti gli scandali, perché saltano i tradizionali e confortevoli nessi causa-effetto. Le elezioni si possono vincere o perdere ma non in questo modo.

Si prova la stessa sensazione dello Stato Maggiore francese che dopo aver investito tutto nella costruzione della linea Maginot in poche ore si è trovato circondato dai tedeschi passati con i carri armati dalle Ardenne: non è così che si fa la guerra, hanno detto i francesi. Eppure gli altri hanno vinto.

Con le elezioni del 4 marzo forse è successo qualcosa di veramente nuovo che fatichiamo a capire.

I canoni classici del voto di protesta che regolarmente punisce chi sta al governo non tengono più di tanto così come non tengono, le autocritiche degli sconfitti che continuano a chiedersi dove hanno perso e in cosa hanno sbagliato, mantenendo però le tradizionali chiavi di lettura. leggi tutto

Segnali per l’Italia dai nostri confini?

Paolo Pombeni - 24.10.2018

In un momento difficile per la politica italiana, con il governo giallo-verde che mostra crepe e soprattutto scarsa lungimiranza e con il PD sempre più prigioniero dei personalismi di lotte intestine, fa notizia l’esito delle elezioni in Trentino-Alto Adige /Südtirol. Due provincie autonome e due parziali peculiarità fino a ieri: il Trentino con una maggioranza di governo di “centrosinistra” (spiegheremo fra un attimo le virgolette) che ha resistito lungo tutto il percorso del berlusconismo e del suo declino; il Sudtirolo con una maggioranza saldamente in mano al partito di raccolta della popolazione tedesca (SVP) che lasciava spazio solo per alleanze utili al suo rapporto con Roma.

Con le elezioni di domenica 21 ottobre il Trentino si è rivelato un convertito alla Lega e il Sudtirolo ha tolto alla SVP il controllo assoluto della politica provinciale, per di più facendo anche qui della Lega il secondo partito nella città che raccoglie la componente italiana per eccellenza, cioè Bolzano.

Vale davvero a spiegare tutto una assimilazione della Marca di confine ai trend della politica “italiana”? Senza negare che ovviamente ricadute ci siano state (i talk show li guardano anche da quelle parti), ci permettiamo di dubitare che il nocciolo della questione stia lì. leggi tutto

“Veloce la vita”, o dell’impossibilità di evitare la Storia

Giovanni Bernardini - 24.10.2018

Stolpersteine, “pietre d’inciampo”. Così si chiamano i piccoli blocchi di pietra ricoperti d’ottone e disseminati tra i selciati di tante città europee. Il loro compito è quello di ricordare anche al passante più distratto che proprio lì, a pochi metri, hanno vissuto vittime di una violenza cieca e sistematica, che essi non erano una massa indistinta ma uomini e donne con dei nomi, delle date di nascita e soprattutto di uccisione o di deportazione verso luoghi da cui non hanno fatto ritorno. Louise, la protagonista del romanzo “Veloce la vita” dell’autrice francese Sylvie Schenk (Keller, 2018), vive in un’epoca precedente di decenni quella in cui, alla fine del Ventesimo Secolo, le pietre d’inciampo sono state inventate. Eppure la sua traiettoria esistenziale è destinata suo malgrado a inciampare continuamente nella Storia. Una storia recente e per molti versi ancora attuale, che però lei vorrebbe semplicemente continuare a schivare perché non intralci i suoi piani. Louise è giovane, lascia le montagne tra cui è cresciuta felicemente ma fin troppo costretta nelle dinamiche medioborghesi della famiglia, certamente più di quanto la sua febbre di vita le consenta di sopportare. L’università le fornisce la migliore occasione di fuga, verso una Lione che negli anni ’60 appare in pieno fermento leggi tutto

Alle origini del

Luca Tentoni - 20.10.2018

Dopo aver fornito un quadro generale delle ultime elezioni politiche (col libro di Bordignon, Ceccarini e Diamanti) e del risultato della Lega (col volume di Passarelli e Tuorto) ci occupiamo dei Cinquestelle, alleati del Carroccio nella coalizione che governa il Paese. La storia e l'evoluzione organizzativa, politico-sociale ed elettorale del M5S sono oggetto di una recentissima opera di Roberto Biorcio e Paolo Natale ("Il Movimento 5 Stelle: dalla protesta al governo", edizioni Mimesis). Il M5s, come si spiegava nelle precedenti puntate di questo nostro viaggio nel voto del 4 marzo scorso, ha ottenuto i suoi migliori risultati nelle fasce di elettorato che sono o si sentono sconfitte dalla congiuntura economica e dalla globalizzazione, esprimendo inoltre una critica al sistema e all'establishment che sconfina spesso in un'aperta ostilità, frutto di una disillusione che ha le sue origini più remote nella crisi del 2008-2011 e nel disincanto che prima (già dal 2007-2008) colpisce il centrosinistra e la sinistra e poi (dal 2011-2012) investe anche l'ex CDL. Il centrosinistra riesce, nel 2008 ma soprattutto alle europee del 2009 e alle regionali 2010, a trattenere una parte dei voti "in fuga" grazie all'apporto dell'Italia dei valori di Antonio Di Pietro, che fino alla vigilia delle elezioni del 2013 (quando si dissolverà in pochi leggi tutto