Ultimo Aggiornamento:
20 novembre 2019
Iscriviti al nostro Feed RSS

Argomenti

Sciame sismico

Paolo Pombeni - 18.09.2019

Come è noto, dopo i terremoti arrivano gli sciami sismici: è il susseguirsi, che può essere anche piuttosto lungo come durata, delle cosiddette scosse di assestamento. È quel che sta accadendo nella politica italiana. Dopo il terremoto del marzo 2018 che ha visto crollare la tenuta dei partiti cardine delle seconda repubblica, abbiamo assistito a continue scosse di assestamento: il governo gialloverde, le elezioni europee, una tornata di amministrative che hanno ripetuto gli scossoni, poi le europee, poi la rottura di Salvini e la nascita di una nuova coalizione apparentemente poco immaginabile, il governo giallorosso, e infine (ma sarà davvero la fine?) la molto annunciata e poi messa improvvisamente in scena con un colpo di teatro uscita di Renzi dal PD.

Il tutto è nel segno di un riequilibrio o di una nuova dislocazione della geografia del territorio politico italiano. In parte, come sempre, si costruisce su macerie già evidenti (quelle del vecchio partito berlusconiano, ma anche dell’estrema sinistra), in parte presenta un panorama di edifici pericolanti che non si capisce bene se cadranno o verranno messi in sicurezza (il PD) e di nuovi edifici o edifici restaurati alla bisogna che non si sa se saranno gli elementi chiave del nuovo skyline (M5S, Lega). leggi tutto

Rivedere il Patto di Stabilità, ma come?

Gianpaolo Rossini - 18.09.2019

Le dichiarazioni del presidente Mattarella e del ministro francese dell’economia sulla necessità di riformare il Patto di stabilità potrebbero aprire una pagina nuova nelle politiche economiche nell’area euro. Ma cos’è il Patto e come lo si può cambiare?  Il Patto di Stabilità e Crescita nasce nel 1997 come completamento del Trattato di Maastricht per regolare le politiche fiscali dei paesi una volta entrati nell’euro. Alla base c’è il timore, concentrato nel Nord Europa, che eccessivi deficit pubblici di un paese (come l’Italia) facciano aumentare i tassi d’interesse in tutta l’area euro danneggiando anche gli stati fiscalmente virtuosi. Questa aspettativa si rivela però errata soprattutto a partire dal 2010 quando politiche fiscali poco rigorose fanno salire i tassi d’interesse del paese indisciplinato danneggiandolo mentre quelli degli stati virtuosi scendono traendo vantaggio dagli spread. È l’effetto della potente azione dei mercati finanziari che liquida la ragione prima delle regole fiscali contenute nel Patto. Nonostante questo il Patto è rivisto in modo restrittivo nel 2012 quando diventa Fiscal Compact tracciando percorsi di rientro a tappe forzate da debito pubblico eccessivo. L’Europa soffre questo irrigidimento essendo da poco entrata nel tunnel della crisi dei debiti sovrani scoppiata in Grecia nel 2011 e propagatasi poi a Spagna, Portogallo e Irlanda. leggi tutto

Progressisti o conservatori

Stefano Zan * - 18.09.2019

È lecito collocare i 5Stelle nel fronte dei progressisti? La domanda è semplice, la risposta è molto complessa. Premetto che non ho mai considerato i 5Stelle di sinistra e che nel mio recente volume (Parliamo di politica, Pendragon 2019) li ho collocati tendenzialmente tra i neo conservatori reattivi, ma forse qualcosa sta cambiando e non mi riferisco certo all’attuale alleanza di governo (che potrebbe risultare anche in un semplice espediente tattico).

Prima di entrare nel merito vale la pena ricordare che quello che per comodità espositiva chiamo il fronte dei progressisti, in Italia, Europa, ma anche negli Stati Uniti è un fronte articolato, variegato, (dis)articolato, spesso confuso e a tratti ambiguo che spesso si caratterizza più per l’opposizione alla destra conservatrice ed ancora non ha trovato un partito egemone che lo sappia rappresentare.

L’altro aspetto da ricordare è che il processo di istituzionalizzazione che i 5Stelle stanno vivendo, da movimento antisistema a partito di governo, prevede tra le altre cose anche un processo di stabilizzazione ideologica che ridefinisce e consolida in itinere i veri valori di riferimento. Quelle che molto spesso sono state definite come giravolte, tradimenti, cambiamenti di posizione fanno pienamente parte della stabilizzazione ideologica oltre che, ovviamente, delle contingenze momentanee. leggi tutto

Arcobaleno parlamentare

Luca Tentoni - 14.09.2019

La soluzione della crisi di governo ha dimostrato che, dopo la fine degli storici steccati della Prima Repubblica, sono venuti meno anche quelli (fra coalizioni e famiglie politiche) della Seconda. Era già accaduto lo scorso anno, col patto fra Lega e Cinquestelle: Salvini aveva abbandonato il centrodestra (un atto che fino a pochi anni prima si sarebbe definito "ribaltone", anche se c'era il precedente fresco del 2013-'14, con il Pdl entrato nel governo Letta - sia pure in nome dell'interesse nazionale - lasciando all'opposizione gli alleati) per dar vita ad una combinazione parlamentare col M5s. Sottolineo "parlamentare", perché è proprio nell'attuale legislatura che - per la prima volta nella storia - il principio del governo formato tenendo conto dei numeri alle Camere e non degli steccati ideologici si è pienamente affermato, sublimando - in certo modo, senza accezioni positive e negative - il regime parlamentare. Siamo andati persino oltre la Prima Repubblica: oggi chiunque può allearsi con altri partiti, indipendentemente dalla loro natura ideologica, purché si arrivi a dar vita ad una maggioranza. Come è stato nel 2018, fra due forze che fino al giorno prima si insultavano, così è stato nel 2019, fra partiti che oggi non sono ancora amici (forse non lo saranno mai) ma che si sono contrapposti fino a leggi tutto

Rapporto OCSE: poco pil per la scuola italiana e molti ragazzi "Neet"

Francesco Provinciali * - 14.09.2019

È un’immagine depauperata quella della Scuola italiana dei prossimi anni che esce dal Rapporto OCSE "Education at a glance 2019": colpisce il dato negativo quantitativo rispetto al numero di alunni e docenti attuali. Potremmo chiamarlo un ridimensionamento sistemico, peraltro in linea con tutti gli altri indicatori standard dello sviluppo o della stagnazione di un Paese. Da noi prevale il segno meno sotto diversi profili di considerazione, basti ricordare il precedente rapporto dello stesso Istituto parigino di analisi dei sistemi formativi e ricordare il trend negativo marcato sulla “fuga dei cervelli” all’estero. Un rapporto di tre mesi fa, non del decennio precedente, che potrebbe utilmente invitare alla rilettura della (altrettanto recente) Ricerca di Sgritta e Raitano della Sapienza su “Generazioni tra conflitto e sostenibilità”: una documentata, rigorosa analisi sugli equilibri sociali possibili in futuro.  Per non parlare di PIL, nuove imprese, occupazione giovanile, mercato del lavoro, start-up, grandi opere, infrastrutture, ricerca pura e applicata: caleidoscopici frammenti di una realtà oggetto di studi e analisi condotte dall’Istat e dal CENSIS, senza che la politica nel suo complesso ne abbia avvertito la rilevanza e la potenziale utilità in chiave di programmazione economica e di modelli sociali da perseguire. leggi tutto

Tre civette sul comò

Stefano Zan * - 14.09.2019

Le tre civette sul comò che, in questa temperie politica, possono aiutarci a parlare di politica al di là delle modeste e non esaltanti contingenze quotidiane hanno caratteristiche diverse ma convergenti.

La prima è una questione apparentemente semantica ma che nasconde elementi di valutazione politica che vanno ben al di là dei termini. La classica dicotomia destra-sinistra non tiene più o, meglio, tiene solo per la destra che mantiene le sue connotazioni classiche e universalistiche sia in Italia che all’estero. È invece difficile parlare di sinistra che, sia in Italia che in Europa, ha perso ormai molte delle sue connotazioni tradizionali e, secondo alcuni, annovera al suo interno anche partiti come i 5 Stelle che, come ho scritto nel mio libro, mi rifiuto, analiticamente, di considerare di sinistra. Diventa tutto molto più semplice e convincente se chiamiamo il fronte di destra quello dei "conservatori" (strettamente intesi) e l’altro quello dei "progressisti" (al momento latamente intesi).

La contrapposizione tra conservatori e progressisti ci consente di individuare gli elementi caratterizzanti, per differenza, degli uni e degli altri (la seconda civetta sul comò) nonché di intravedere possibili spazi di convergenza strategica tra PD e 5Stelle nel medio termine.

I conservatori insistono e insisteranno su sovranismo, lotta ai migranti, leggi tutto

Ancora una riforma della legge elettorale

Paolo Pombeni - 11.09.2019

La scelta sembra essere quella classica fra la padella e la brace: ci riferiamo alla ennesima riforma della legge elettorale che il nuovo governo Conte programma per rendere accettabile il taglio del numero dei parlamentari imposto dai Cinque Stelle. Come si sa quella è una riforma costituzionale a cui manca solo un ultimo passaggio parlamentare per essere approvata. È figlia del populismo becero che considera i parlamentari dei profittatori che occupano poltrone senza averne titolo, sicché meno sono meglio è: si risparmia! Nella passata coalizione la Lega non ebbe problemi a sostenerla per varie ragioni: da quella furbesca che era consapevole che tanto poi ci sarebbe stato un referendum confermativo con buone probabilità che fosse annullata, a quella più politica secondo cui il taglio dei parlamentari a legge elettorale invariata conteneva una svolta implicita verso il sistema maggioritario, il che poteva dare a Salvini quella vittoria secca a cui anelava.

Il PD si era sempre detto contrario a pasticciate torsioni maggioritarie ed aveva votato contro la riforma grillina, ma per concludere il patto di coalizione con M5S ha dovuto accettare che il taglio del numero dei parlamentari rientrasse nel programma di governo ottenendo solo che fosse accompagnato da una revisione della legge elettorale vigente. leggi tutto

Il populismo in Italia? È tutt’altro che finito

Carlo Marsonet * - 11.09.2019

L’alleanza ai limiti del reale tra M5S e PD ha ormai trovato la sua compiuta realizzazione nella formazione del nuovo governo. Tale conclusione non può che destare più di qualche perplessità, giacché lo scontro frontale tra i due neo-alleati è sembrato per lungo tempo assai veemente. Alla fine, però, il desiderio di ostracizzare la Lega salviniana li ha messi d’accordo. Il nemico è stato individuato e il tampone “per il bene del Paese” è stato edificato.

La formazione grillina a questo punto si dice che abbia smarrito la sua identità profonda – anche se dai confini piuttosto brumosi, com’è tipico dei movimenti populisti – per mere logiche di potere. In effetti, non serve un occhio acuto per riscontrare nel comportamento dei 5 Stelle un certo trasformismo o, se si preferisce, una ragguardevole dose di incoerenza. Un atteggiamento che cozza palesemente con tutta la retorica “anti” e “contro” promossa dai pentastellati fin dalla loro nascita. Siamo però sicuri che questo significhi che il populismo sia giunto alla fine nel nostro Paese? E siamo altrettanto certi che la Lega non abbia nervature di tale stampo?

A detta di chi scrive, i 5 Stelle sono tutt’altro che finiti; perlomeno, le idee (o i deliri?) che stanno alla loro base e leggi tutto

Quale contributo attendiamo dalla filosofia

Francesco Provinciali * - 11.09.2019

Osservando il mondo intorno a noi, per quello che ci è dato di percepire e – soprattutto- di conoscere, capire e distinguere nei limiti delle nostre facoltà - siamo da qualche anno partecipi di una sensazione di sfaldamento e intorbidimento che interessa la dimensione esistenziale e i suoi contesti: l’ambiente, la politica, l’economia, il lavoro, le relazioni familiari e in generale il rapporto con gli altri.

Ricordo le parole di Umberto Galimberti: "Come posso applicare il principio evangelico ama il prossimo tuo come te stesso, se il mio prossimo non esiste più?" Di questo sentimento di incertezza cosmica rispetto al senso stesso dell’esistere, ai rapporti sociali , all’invadenza delle nuove tecnologie e del pensiero calcolante, ci restano le piste analitiche tracciate da Zygmunt Bauman, impareggiabile nel cogliere lo spaesamento dell’uomo contemporaneo in una società dove sono venuti meno- ad uno ad uno – i punti di riferimento rassicuranti che costituivano la base dell’idea di progresso e di miglioramento della condizione antropologica ed esistenziale.

Al centro di tutto il conflitto tra natura e cultura, tra essere e divenire, tra tradizione e innovazione, conservazione e progettualità.

Un mondo indefinito, incompiuto, imperfetto, incerto dove ci si perde leggi tutto

Verso l'ennesima riforma elettorale

Luca Tentoni - 07.09.2019

Sebbene il clima sia insolitamente rassicurante, il secondo governo Conte si prepara ad affrontare la prova del doppio voto di fiducia: alla Camera non ci saranno problemi, mentre al Senato non si possono escludere sorprese (forse non per l'esito, verosimilmente favorevole all'Esecutivo, ma per il numero dei voti a sostegno). Se il principale appuntamento dei prossimi mesi è quello con la legge di bilancio, va però segnalato che la riforma elettorale (legata alla riduzione dei deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315 a 200, prevista da un disegno di legge costituzionale che sta per essere approvato definitivamente per poi - forse - essere sottoposto a referendum popolare) potrebbe rappresentare un passaggio non facile e neppure indolore. Se lo scopo del nuovo sistema elettorale sarà quello di evitare che un soggetto politico (partito o coalizione: nello specifico, Lega-FdI) possa aggiudicarsi la maggioranza assoluta dei seggi in entrambi i rami del Parlamento pur avendo poco più del 40% dei voti, la semplice abolizione dei collegi uninominali e l'assegnazione di tutti i seggi con un metodo (proporzionale) del quoziente potrebbero non bastare. Nel 2018, i partiti che superarono lo sbarramento del 3% alla Camera furono: Lega (17,35%), FdI (4,35%), Forza Italia (14%), Pd (18,76%), M5S (32,68%), LeU (3,39%). In totale, dunque, le forze sotto il 3% ebbero il 9,47%. leggi tutto