Ultimo Aggiornamento:
20 ottobre 2021
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A proposito di cambiamenti climatici, di COP 26 e dell’Italia: qualche disattenzione in meno e qualche informazione in più?

Raffaella Gherardi * - 26.06.2021

Una linea di continuità fra il passato e il presente governo è sicuramente quella di aver ribadito e continuare a ribadire spesso anche di fronte all’opinione pubblica l’importanza del fatto che COP 26 (cioè l’annuale  Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, appuntamento precedentemente  rinviato di un anno causa pandemia che si terrà a Glasgow nel novembre venturo) vedrà l’Italia giocare un ruolo di primo piano in partnership con il Regno Unito. Accedendo oggi (24 giugno) al sito del Ministero della Transizione Ecologica troviamo in bella evidenza le seguenti notizie in proposito, notizie che vale la pena riportare in dettaglio anche per la proiezione di tale evento e dei lavori preparatori previsti, all’interno di altri prestigiosi scenari e vertici internazionali:

«Mancano tre mesi alla Conferenza sui cambiamenti climatici, COP26, che si terrà dall’1 al 12 novembre a Glasgow, e si intensificano le attività di preparazione promosse da Italia e Regno Unito e da molti altri soggetti con una serie di eventi internazionali di alto livello dai quali emergono proposte e contributi. La preparazione avviene in un quadro multilaterale, compreso il G7, che si è tenuto in Cornovaglia dal 11 al 13 giugno sotto la presidenza del Regno Unito, e il G20, presieduto dall’Italia. Le discussioni leggi tutto

Adesso il gioco si farà più duro

Paolo Pombeni - 23.06.2021

Arriva in Italia la presidente von der Leyen e ci porta l’approvazione del nostro PNRR: meglio del previsto si fa trapelare, perché in tutte le categorie della valutazione tranne una abbiamo avuto una A (punteggio massimo) e solo in una un B. Significa che fra non molto arriveranno i primi anticipi sui fondi che ci spettano. Ma significa anche che adesso si deve partire e qui il gioco si farà duro.

Gli esperti non legati ai partiti che hanno esaminato il piano mettono in luce che la situazione non è tutta rose e fiori, perché nonostante la cifra rilevante si è dovuto suddividerla per un numero molto alto di necessità per cui è facile sentire lamentele, non infondate, per i pochi fondi destinati a questo o a quel settore di intervento. Certo si sono fatti passi da gigante rispetto alla versione del piano elaborata da Conte: lontani dai taccuini molti esperti confessano che era un disastro, ma che non si deve dire per non turbare la pace di una coalizione sempre coi nervi a fior di pelle. Ai Cinque Stelle non si deve fornire l’occasione per creare difficoltà oltre quelle che già stanno mettendo in campo: vedi alla voce riforma della Giustizia. leggi tutto

L'homme machine

Francesco Domenico Capizzi * - 23.06.2021

“Fattori che favoriscono l’insorgere di malattie: l’indigenza, la solitudine, la marginalità sociale e la precarietà lavorativa, l’insufficiente scolarità…evitabili l’80% delle malattie”: è quanto affermato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel lontano 2006. Da allora poco o nulla è cambiato, ma, in compenso, fra le nostre popolazioni circola indisturbata l’idea che i processi patologici individuali e di comunità possano essere domati da farmaci e tecnologie sofisticate e robotizzate.

Risale a pochi giorni (l’8 giugno scorso) la notizia, riassunta in  vistosi titoli, su grandi giornali e mezzi d’informazione pubblici e privati, di un “intervento chirurgico record…una prima mondiale senza precedenti…un team di urologi e cardiochirurghi ha rimosso un tumore al rene, esteso fino al cuore e lungo oltre 20 centimetri, su una paziente di 83 anni, cardiopatica, attraverso una chirurgia senza cicatrici, cioè senza aprire addome e torace…il tutto grazie all'uso combinato di un robot e di una cannula aspira-tumore inserita da una vena del collo... si tratta della prima volta al Mondo che si tenta un intervento del genere, come ha precisato la stessa azienda ospedaliera in un comunicato diffuso online (https://tg24.sky.it/salute-e-benessere/2021/06/08/intervento-record-tumore-rened).

Un comunicato, a parte i discutibili presupposti scientifici e pertinenze di principio, che decanta i progressi come una marcia progressiva leggi tutto

David Quammen: perché non eravamo pronti

Francesco Provinciali * - 19.06.2021

David Quammen, l’autore di Spillover, il celeberrimo libro sull’origine della pandemia Covid 19, pubblicato negli USA nel 2012 nell’indifferenza generale e poi riscoperto e diventato il testo di riferimento per studiare le evidenze scientifiche del terribile “virus zoonotico”, ha completato il suo già documentato lavoro di ricerca con una pubblicazione recente, un volumetto di poche pagine edito dalla Adelphi (la stessa casa editrice di Spillover). Si intitola: “Perché non eravamo pronti”, che poi è la stessa locuzione usata dal sagace Prof. Arnaldo Benini, Emerito all’Università di Zurigo, come affermazione, a spiegare che  l’eziopatogenesi del Coronavirus è un pull di fattori convergenti e concomitanti, alla cui base stanno i comportamenti umani degli ultimi decenni, talmente inconsapevoli sulle conseguenze di certe azioni da diventare scellerati e nemici della natura, dell’equilibrio ecosistemico e della compatibilità ambientale di ciò che con troppa disinvoltura chiamiamo “progresso”. Spiegando di aver sentito parlare per la prima volta di SARS (severe acute respiratory syndrome) nel 2006 dal medico Alì Khan del National Center for Zoonotic Vector Borne and Enteric Discases (NCZVED), su casi verificatisi già nel 2003 nella Cina meridionale contagiando 8000 persone (di cui una su dieci era morta), Quammen la definisce “il proiettile che aveva sfiorato sibilando l’orecchio dell’umanità”, ma all’epoca non era leggi tutto

La battaglia sui sondaggi

Luca Tentoni - 16.06.2021

Poiché il mondo politico non riesce ad occuparsi d'altro (per fortuna, i provvedimenti più importanti e le scelte da compiere sono nelle mani di Draghi) c'è bisogno di scatenare qualche polemica di corto respiro. L'ultima è sui sondaggi. Salvini non gradisce che le rilevazioni demoscopiche diano Fratelli d'Italia (e persino il Pd, che tanto in crisi forse non è, differentemente da ciò che reputano alcuni settori minoritari del partito) alla pari col Carroccio, se non addirittura sopra la Lega. Non sfugge a nessuno che l'appello dell'ex vicepremier a Berlusconi per dar vita ad un "rassemblement" fra i due rispettivi partiti è una manovra per evitare a Salvini di dover cedere prima o poi la leadership del destra-centro (in base alla vecchia norma del Cavaliere in base alla quale il capo della coalizione di centrodestra è quello del partito che ha più voti). Ad oggi, Lega e FI valgono rispettivamente fra il 19 e il 22% la prima e fra il 6 e il 9 la seconda. Complessivamente oscillano fra il 26,5 e il 29,5%, teoricamente. Ciò vuol dire, considerando che una parte dei forzisti non approva "connubi" con la Lega e che quest'ultima subisce un'erosione a destra (che sarebbe verosimilmente accentuata dall'ingresso di Salvini e dei suoi nel PPE), che leggi tutto

PD: ritorno al PCI di Berlinguer?

Paolo Pombeni - 16.06.2021

Nessun partito è oggi in buona salute. Le discussioni sulla crisi della “forma partito” datano almeno da fine anni Settanta del secolo scorso, ma sono state a lungo esercitazioni accademiche. Ora sono riflessioni su una realtà che è più o meno sotto gli occhi di tutti. Magari c’è qualche risvolto paradossale, tipo il fato dei Cinque Stelli che sono nati per buttare a mare tutta la logica dei partiti politici e che adesso vogliono rifondarsi più o meno come partito. Ovviamente dichiarando, Conte dixit, che però saranno una cosa diversa dai partiti tradizionali. La storia si era già vista col fascismo e con il suo passaggio da Movimento a Partito Nazionale Fascista (PNF), anche allora dichiarando solennemente che il termine indicava però un’altra cosa. Non fu così, ma è un’altra storia.

Nonostante tutto, il caso più curioso è invece quello del PD, che non ha mai voluto negare la sua storia di partito più o meno tradizionale (congressi, direzioni, assemblee, segretari, circoli e quant’altro), ma che al dunque riesce sempre meno ad essere quello che un partito dovrebbe essere: un canale che travasa rappresentanza dalla società alla politica e viceversa.

Il partito che ha sede al Nazareno è un club, appena un poco allargato, di leggi tutto

In tema di Europa: dieci anni fa la nuova Costituzione ungherese… e poi?

Raffaella Gherardi * - 16.06.2021

Dieci anni fa, nel mese di aprile, veniva votata dall’Assemblea Nazionale e poi firmata dall’ allora Presidente della Repubblica, Pál Schmitt, la nuova Costituzione ungherese che entrerà in vigore il 1 gennaio 2012. Il testo, approvato in meno di otto mesi, era stato fortemente voluto dal partito di governo del Fidesz, guidato da Viktor Orbán dopo la plebiscitaria vittoria ottenuta nelle elezioni del 2010. Molte perplessità furono immediatamente espresse da istituzioni europee e internazionali: innanzitutto dal Consiglio d’Europa, attraverso la Commissione di Venezia e dal Parlamento europeo.  Anche diverse ONG impegnate nella difesa dei diritti umani e numerosi osservatori internazionali sollevarono forti critiche, interpretando alcune disposizioni del nuovo testo costituzionale come segnale di una involuzione autoritaria da parte dell’Ungheria. Il Consiglio d’Europa e  il Parlamento europeo si mostrarono  critici anche rispetto alla impostazione generale della nuova fase costituente ungherese, sia sulle carenze di democraticità e trasparenza che avevano caratterizzato le procedure di redazione del nuovo testo costituzionale, (frutto di una assemblea costituente leggi tutto

Adolescenti e linguaggio dei social

Francesco Provinciali * - 12.06.2021

Ogni generazione ha un suo linguaggio prevalente e molte delle incomprensioni tra giovani e adulti derivano proprio dalle reciproche specificità espressive.

Non si tratta solo di tratteggi semantici, di approccio narrativo, di forma.

Ci sono anche i contenuti, le ricorrenti analogie del dire e del fare che riflettono la corrispondenza con le esperienze di vita e i modi di pensiero e che sono lo specchio dei tempi e dei luoghi dell’esistenza.

Gli stili espositivi replicano gli stili di vita.

I bambini, i ragazzi di oggi si esprimono con più facile disinvoltura, sono più svincolati dai codici espressivi consegnati dalla famiglia e dalla scuola, a volte usano una terminologia ripetitiva e generalista, quasi disarmante.

Tra di loro però si capiscono e questo rafforza il teorema del gap generazionale.

E poi c’è tutto il mondo delle nuove tecnologie, dei telefonini, del rap e della musica metal: un mondo di marchingegni e diavolerie che ha affinato certe competenze e certe abilità a discapito di altre.

Non dobbiamo però vedere tutto in termini negativi, anche il nostro punto di vista è in fondo relativo.

Mi sembra che il linguaggio dei giovani meriti più benevolenza critica e più indulgenza emotiva di quanto gli venga solitamente riservato. leggi tutto

L'iceberg

Francesco Domenico Capizzi * - 12.06.2021

Nell’impegno politico-istituzionale e mediatico il monopolio acquisito dalla pandemia virale, con connesse logistiche vaccinali e a fronte di avversioni e di effetti collaterali indesiderati, espone a rischi simmetrici e maggiori: l’oblio, forse inconsapevole, delle forme cliniche di pandemie non virali ancor più estese e gravi che da molti decenni attanagliano sempre più da vicino ogni popolazione, nessuna esclusa.

La battaglia contro il Covid, con i suoi effetti devastanti, non deve liberare alcuna Istituzione pubblica e privata dal senso di responsabilità, nell’emergenza virale sopita, verso le galoppanti malattie cronico-degenerative e neoplastiche, anzi dovrebbe risvegliarla per la loro azione dimostratasi fortemente aggravante sul decorso clinico della malattia da Covid -19 con esiti infausti fino al 50% dei casi (ISTAT, ISS 2021).

È del tutto corretto porre l’obbiettivo prioritario di vaccinare in fretta tutta la popolazione, oggi come nel futuro, ma quest’obbiettivo non deve disgiungersi da strategie socio-sanitarie e sociali rivolte all’abbattimento preventivo primario delle malattie cronico-degenerative e neoplastiche che, trascorsa l’emergenza attuale, continueranno a gravare sulla normale attività clinica in misura del 75-80% mentre riempiono Trattati medico-chirurgici e Attività accademiche.

La loro definizione biologica si fonda su differenziazioni cellulari, in larga parte d’origine ambientale e legate a stili di vita, che conducono ad evoluzioni cliniche ed esiti leggi tutto

Vaghe stelle della politica

Paolo Pombeni - 09.06.2021

La telenovela del contrasto fra Casaleggio, Conte e il vertice più o meno provvisorio di M5S si è conclusa. Non proprio con un “happy end”, ma con una sostanziosa transazione economica e un po’ di polemiche finali. Amen. Non crediamo ci sia da preoccuparsi per quel che succederà di Rousseau (inteso come movimento/piattaforma): per ora sembra che di movimento alternativo ai Cinque Stelle non ci sia sentore, avranno visto come sono finite le varie scissioni che hanno interessato negli ultimi anni gli altri partiti (sembra si tenga prudentemente fuori campo anche il solito Di Battista).

L’attenzione si concentra su ciò che succederà ora all’ ex MoVimento al cui vertice si dà per scontato che sarà eletto Conte, che intanto da tempo agisce come leader designato. Cosa che sarebbe curiosa trattandosi di una formazione in cui uno vale uno e pertanto si dovrebbe immaginare che dal voto dei militanti possa uscire qualsiasi cosa, visto anche che della voce di questi militanti non si è mai sentito nulla, salvo palesarsi in numero vario sulla piattaforma senza che alcuno potesse controllare numeri e veridicità dei dati. Vedremo se almeno su questo la nuova piattaforma offrirà qualche trasparenza in più.

Al momento Conte prosegue nella linea leggi tutto