Ultimo Aggiornamento:
24 febbraio 2024
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Argomenti

Perché la Meloni può durare

Luca Tentoni - 11.03.2023

Il governo in carica ha alcuni punti di forza innegabili: la mancanza di una coalizione alternativa capace di battere la destra nelle urne (oggi, a meno di miracoli, mettere insieme Pd, M5s e Terzo polo non è difficile, è assurdo); il declino inesorabile di Forza Italia legato strettamente all'età e alle fortune elettorali tramontate del suo leader; il ritorno della Lega a percentuali di altri tempi, pur presentandosi adesso in tutto il Paese anziché nella sola "Padania"; l'inconsistenza di soluzioni moderate attrattive (il Terzo polo è l'ennesima dimostrazione che nella Seconda Repubblica non c'è spazio per esperimenti neocentristi che abbiano una consistenza elettorale e parlamentare appena apprezzabile); il potere sostanzialmente assoluto che Giorgia Meloni esercita rispettivamente sul suo partito, che FdI esercita su alleati numericamente, elettoralmente e politicamente subordinati, che il governo esercita sulle Camere (in un sistema sostanzialmente monocamerale, nel quale ciò che è approvato in un ramo è "fotocopiato" dall'altro ramo, sostanzialmente senza modifiche); un blocco sociale e politico che si riconosce nella leadership del (della) presidente del Consiglio; la non ostilità dell'Unione europea verso l'Esecutivo (ricambiata con un tasso di europeismo un po’ di convenienza, ma molto distante dall'euroscetticismo che FdI coltivava un tempo); il sostegno del blocco atlantico (nel quale l'Italia leggi tutto

Medici ospedalieri: pochi, malpagati e insoddisfatti

Francesco Provinciali * - 11.03.2023

Un sondaggio dell’Anaao Assomed – la più importante associazione sindacale dei medici dirigenti ospedalieri- condotto dal 30 gennaio al 10 febbraio u.s. restituisce un fermo immagine decisamente negativo circa il livello di insoddisfazione diffusa che serpeggia nella categoria.

E per comprendere che non si tratta di un malcontento vissuto in modo strumentale o corporativo,  poiché è un aspetto di un più ampio disagio professionale, è utile richiamare quanto affermato pochi giorni fa dallo stesso Ministro della salute Orazio Schillaci in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Cattolica di Roma : ”In dieci anni-dal 2005 al 2015 -  oltre diecimila medici hanno lasciato l’Italia per lavorare all’estero, un esodo di capitale umano che non possiamo più permetterci”. A rincarare la dose pesano come macigni le parole del Presidente di Fnomceo – la Federazione nazionale degli Ordini dei medici – Filippo Anelli: “Se i giovani medici vanno via la colpa è della scarsa qualità di lavoro e di vita, degli stipendi non adeguati, della mancanza di sicurezza che mette gli operatori a rischio anche di aggressioni”.

Circostanza, questa, più volte rubricata nella cronaca persino in modo esponenzialmente crescente, in danno del personale sanitario in servizio negli Ospedali, in particolare nei Pronto soccorsi.

La survey dell’Anaao Assomed è decisamente eloquente anche sotto questo profilo di considerazione: “Possono leggi tutto

La conoscenza affidata ai PM?

Paolo Pombeni - 08.03.2023

È accesa la polemica sull’indagine avviata dalla procura di Bergamo circa la gestione del Covid in quell’area. Siamo davanti ad una situazione curiosa. Da un lato quasi tutti a dire che non tocca ai magistrati la ricerca della verità “storica”, ma solo quella dei reati perseguibili. Dal lato opposto tutti i media che approfittano di quel che hanno scoperto gli inquirenti per ricostruire ciò che accadde in quei terribili giorni. Val la pena di farci una riflessione.

Che non sia compito dei magistrati far luce sulle “verità” dei comportamenti quando questi non si configurino come reati è abbastanza pacifico. Diciamo che una parte almeno della magistratura inquirente e anche di quella giudicante non è esattamente di questa opinione e si lascia volentieri andare, vuoi nei rapporti con i media, vuoi anche nel motivare le sue azioni negli atti formali a rivendicare il ruolo di supremi censori dei mali sociali. Non è un bel vedere né è una buona pratica: si mette a rischio il ruolo della magistratura come “potere neutro” rispetto al governo e al parlamento, ma anche rispetto ai cittadini. Farsi schermo della possibilità di intravvedere “reati” nei vari comportamenti non è poi particolarmente difficile con leggi che non possono dettagliare bene i confini delle leggi tutto

La presidenza del Consiglio dei Ministri nel sistema politico italiano

Fulvio Cammarano * - 08.03.2023

Da oltre trent’anni, in maniera crescente, la vita politica italiana ruota quasi esclusivamente attorno alla figura del Presidente del Consiglio. Si tratta di un’istituzione nata nell’Italia post-unitaria come raccordo secondario all’interno della dinamica governo-parlamento. L’esile piantina cresciuta all’ombra della Corona divenne in breve tempo un punto di riferimento del sistema politico.

Sulle caratteristiche originarie di tale sviluppo ha avuto un peso determinante l’imprinting cavouriano che mostrò al Paese come, nella fase fondativa, il Presidente del Consiglio potesse rivestire un ruolo decisivo nella nascita di un sistema politico-istituzionale moderno e compiutamente liberale solo salvaguardando il protagonismo parlamentare, in funzione di freno all’invadenza delle prerogative monarchiche e agli interessi di apparati extraparlamentari.

Nasce dunque da subito, sul modello anglosassone, la consapevolezza che la Presidenza del Consiglio di un governo liberale non sia un elemento separabile dal sistema parlamentare nel suo complesso di cui anzi dovrebbe sempre rimanere espressione. In altre parole, in un sistema liberale, il governo esiste in quanto direttamente collegato ad una maggioranza parlamentare e per questo oggi come ieri occuparsi della Presidenza del Consiglio significa indagare i mille modi in cui questa maggioranza ha preso forma nel tempo.

È dentro tali dinamiche che bisogna dunque collocare la storia della Presidenza, leggi tutto

Il declino della politica resiliente

Francesco Provinciali * - 04.03.2023

Recentemente due autorevoli e accreditati osservatori come Sabino Cassese e Giuseppe De Rita, in altrettante interviste, hanno avuto modo di puntualizzare alcune evidenze critiche della politica, intesa come arte del buon governo e vista nell’ottica delle relazioni tra istituzioni e società civile.

Il giudice emerito della Corte Costituzionale, ex Ministro e fondatore di IRPA (istituto Ricerche Pubblica Amministrazione) di cui dirige il Magazine si è in particolare soffermato sulla pratica dello ‘spoils system’ evidenziandone gli abusi e le degenerazioni. Di derivazione anglosassone – letteralmente ‘sistema delle spoglie’ – esso consiste nella consuetudine ormai consolidata di avvicendare l’alta burocrazia e la dirigenza dello Stato e degli Enti pubblici in occasione del subentro di un nuovo Governo: se pensiamo che ce ne sono stati 68 in 76 anni di Repubblica possiamo avere un quadro approssimativo della abnorme quantità di nomine apicali e incarichi di vertice, in nome di una corrispondenza di intenti, di deleghe di funzioni e di rassicurante fedeltà dell’azione burocratica agli indirizzi di governo. Cassese valuta con severità questa prassi sotto diversi profili di considerazione. Partendo proprio dal principio di fedeltà che i nominati e chiamati a ricoprire incarichi di responsabilità (sempre ben remunerati) dovrebbero riservare alla politica di governo.

Sottolineando come – invece – dovrebbe prevalere

 

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PD: la vittoria del massimalismo intellettuale

Paolo Pombeni - 01.03.2023

Di fronte alla vittoria di Elly Schlein su Stefano Bonaccini la prima riflessione che viene d’istinto è che ha vinto “occupy pd”. Era la scimmiottatura di “occupy Wall Street” ed era stata messa in campo per protestare contro la bocciatura della candidatura di Prodi alla presidenza della repubblica da parte di una componente del partito che l’aveva approvata all’unanimità (i 101 traditori nel segreto dell’urna). L’attuale segretaria del PD faceva parte di quella manifestazione e grazie ad essa era stata subito assorbita da un partito che era alla ricerca di raccogliere nel suo seno i fermenti barricadieri. Che alla (relativamente) lunga quelli sarebbero riusciti ad occuparlo per davvero allora non ci pensava nessuno.

Eppure quel che è successo è esattamente questo: le sceneggiate di moda, le parole d’ordine delle narrazioni dei nuovi predicatori della politica televisiva, la frustrazione degli intellettuali che per sentirsi interpreti del futuro se lo devono inventare a loro uso e consumo, hanno portato a sconvolgere le normali dinamiche dei partiti politici, cioè la loro capacità di esprimere leadership producendola nel crogiolo del lavoro concreto dei propri militanti e simpatizzanti.

La vittoria di Schlein è stata netta, per quanto non strabordante, ma certo non è venuta da quel mondo dei “margini” a cui leggi tutto

Il boom delle dimissioni dal lavoro

Francesco Provinciali * - 25.02.2023

I dati forniti dalle comunicazioni obbligatorie trimestrali del Ministero del Lavoro offrono uno spaccato interessante e suscettibile di approfondimenti: nei primi 9 mesi del 2022 si sono registrate oltre 1,6 milioni di dimissioni dal posto di lavoro, con un più 22% rispetto allo stesso periodo del 2021 quando ne erano state computate oltre 1.3 milioni. Non si tratta peraltro di un fenomeno solo italiano, negli USA la deriva sta assumendo una dimensione tanto consistente da essere definita ‘Great resignation’, ‘le grandi dimissioni’. Per decenni politica, sindacato e associazionismo hanno posto il problema della carenza dei posti di lavoro come motore che innesca il volano dell’impoverimento e il blocco dell’ascensore sociale: analisi radicata negli anni e che permane, confermata ad esempio dal recente 56° Rapporto del CENSIS sullo stato di salute del Paese. Viene da chiedersi allora se esista un’analogia tra questa tendenza a sciogliere i legami con un’attività lavorativa e il più generale scollamento tra società e istituzioni, agevolato dal venir meno dei corpi intermedi, che il Direttore Generale dell’Istituto di analisi sociale, Massimiliano Valerii ha stigmatizzato come “ritrazione silenziosa dei cittadini”. Così come considerando questo disallineamento tra stili di vita prevalenti e fonti di produzione del reddito sarebbe utile rileggere “La società signorile di massa” leggi tutto

Uno strano partito s’avanza?

Paolo Pombeni - 22.02.2023

L’elezione del segretario del PD che avverrà domenica 26 febbraio con le cosiddette primarie dovrebbe suscitare qualche riflessione sullo stato della “forma partito” nel nostro contesto italiano. Nonostante le non poche vicissitudini che hanno portato alla sua formazione, il Partito Democratico rimane forse l’unico che aveva conservato un rapporto con la tradizione dei partiti di massa novecenteschi: una articolazione territoriale con una tradizione di partecipazione popolare, un sistema di selezione delle classi dirigenti che derivava dal percorso interno nella vita del partito, un sistema decisionale di tipo competitivo fra le sue componenti.

Negli altri partiti si è affermata ormai una deriva leaderistica che identifica ciascuno con un “capo” (massimo due o tre), con scarso o per lo più inesistente dibattito interno, con una selezione delle classi dirigenti legate alle fedeltà col vertice, con insediamento territoriale per lo più di facciata. Fa una parziale eccezione FdI, che aveva le caratteristiche della forma partito classica, ma che le sta perdendo, anzi forse le ha già perdute travolta dell’improvviso balzo elettorale.

Ma torniamo al PD. Ciò che colpisce nella vicenda di un presunto percorso costituente è innanzitutto la sua lungaggine. In astratto in una “comunità” (come usano definirsi) che dovrebbe discutere e confrontarsi di continuo e leggi tutto

Un'analisi del voto regionale

Luca Tentoni - 18.02.2023

Le elezioni regionali nel Lazio e in Lombardia non hanno riservato sorprese rispetto ai sondaggi della vigilia: si sapeva che la Moratti e la Bianchi erano sopravvalutate da un meccanismo di opinione che tende a dare ad un improbabile e fragile Terzo polo più voti virtuali di quanti non abbia effettivamente e che accredita l'immagine di un M5s sull'onda di un successo che forse è solo il wishful thinking di qualcuno. Era inoltre ben noto che la competizione avrebbe premiato la destra (ormai la possiamo denominare così, perché è dominata dalle sue componenti più estreme: in pratica è una sorta di monocolore neomissino con qualche "cespuglio" ridotto alla marginalità). Di qui, il crollo dell'affluenza: ma l'esito scontato spiega troppo e liquida una questione che è ben più profonda e seria. In questo momento il sistema politico è bloccato e senza alternativa: lo sanno anche gli elettori dei partiti che vincono, i quali hanno disertato le urne in misura appena inferiore a quelli delle opposizioni, segno che tanto entusiasmo per il riconfermato Fontana e per Rocca non c'era affatto. In quanto a Sanremo, il solo fatto che nelle analisi del dopo-voto si sia dedicato tempo a correlare il festival col dato delle regionali indica quanta approssimazione leggi tutto

Il dovere della coscienza, oltre l'ossessione per le riforme

Francesco Provinciali * - 18.02.2023

Come siamo cambiati? Come viviamo? Quali speranze coltiviamo per il nostro futuro?

Una prima osservazione riguarda lo straordinario progresso scientifico e tecnologico che ci ha offerto potenzialità di miglioramento un tempo impensabili.

Le aspettative di vita sono esponenzialmente cresciute in quantità e qualità

Non si può non constatare, poi, con che peso e in che misura l’economia abbia influito sugli stili di vita e come la teoria della crescita illimitata, del benessere diffuso, dell’offerta di beni e servizi si stia misurando – in tempo di crisi – con la realtà, sollecitando riflessioni, valutazioni e consuntivi in ogni aspetto del vivere.

Ma quando la gestione della ricchezza prodotta non è accompagnata da un solido fondamento etico si generano disuguaglianze, ingiustizie, nuove e crescenti povertà.

La forbice tra sovrabbondanza e indigenza si sta divaricando sempre più e non è fuori luogo correlare questa tendenza con le azioni tardive della politica e dei governi, con la loro incapacità di riequilibrare questo crescente gap.

Soprattutto perché non si tratta di un fenomeno limitato a certe aree geografiche o alla differenza storicizzata tra paesi poveri e paesi benestanti.

Anche nelle più evolute civiltà occidentali si stanno generando nuove e inconsuete sacche di povertà emergenti, fino a modificare e a rendere labile, leggi tutto