Ultimo Aggiornamento:
25 novembre 2020
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Argomenti

La democrazia è un meccanismo delicato

Paolo Pombeni - 29.04.2020

C’è troppa disinvoltura da parte del governo nell’affrontare la reazione alla pandemia. Che sia un problema grave e complicato nessuno ne dubita. Che questo autorizzi a manomettere il delicato equilibrio di un sistema costituzionale non può essere accettato. Eppure sta avvenendo, per quanto ci sia poco interesse per il tema.

L’avvio della cosiddetta fase 2 ha posto drammaticamente in evidenza la scarsa o nulla sensibilità di Conte e dei suoi ministri per questi aspetti. Dopo avere pazientemente sopportato 45 giorni di sospensione delle libertà individuali per fronteggiare un’emergenza oscura i cui contorni non erano noti, la situazione dovrebbe essere maturata: adesso qualcosa di più si sa, e soprattutto si è giunti alla conclusione che almeno per un tempo non breve dovremo convivere con questo virus in circolazione. Il che significa che bisogna riflettere su come lo si deve fare senza ledere i diritti fondamentali delle persone, che non possono essere sospesi senza un adeguato inquadramento giuridico-costituzionale.

Questa valutazione non spetta alla selva di epidemiologi, virologi, medici che intasano task force, comitati e talk show. A loro spetta stabilire, se ne sono capaci, come si diagnostica il virus, come lo si cura, cosa si può individualmente e socialmente fare per prevenirlo nei limiti consentiti leggi tutto

La Cina e la pandemia: prove di soft power?

Giovanni Bernardini - 29.04.2020

C’è molta Cina negli aggiornamenti di attualità che scandiscono queste inedite settimane di quarantena. Se da principio l’informazione sul paese estremorientale, forzatamente scarsa e frammentaria, ha riguardato soprattutto l’estensione del contagio da Covid-19 e le misure messe in atto per contrastarlo, lo spostamento del focus sull’emergenza di casa nostra ha comportato anche una nuova rappresentazione della Cina Popolare come interlocutore privilegiato, in virtù del suo manifesto desiderio di aiutare gli altri paesi sulla base della propria esperienza. Non è certamente sfuggito a nessuno che gli atti concreti di aiuto e i messaggi di incoraggiamento, per i quali è giusto essere grati, siano stati sostenuti da uno sforzo mirato e organizzato per dare loro la più ampia pubblicità possibile. Chi conosce gli equilibri interni alla Cina ben più del sottoscritto, sostiene che l’offensiva propagandistica abbia anche finalità domestiche: soprattutto le trovate più grossolane, come l’applauso collettivo rivolto al personale sanitario italiano dai balconi e trasformato dai media cinesi in un ringraziamento agli esperti inviati da Pechino, dovevano servire a distogliere l’attenzione pubblica dai ritardi e dagli errori del regime sul fronte domestico e a mostrare, per così dire, come la situazione all’estero fosse peggiore di quella leggi tutto

L’esempio felice del Portogallo nella lotta al COVID -19

Alessandro Micocci * - 29.04.2020

In questo periodo di profonda crisi europea sembra risultare difficile trovare un paese che abbia fornito un modello adeguato di difesa contro la pandemia di Coronavirus. La Germania aveva i mezzi sanitari ed economici per fronteggiare il virus e li ha dispiegati, riuscendo a garantire ai propri cittadini una difesa contro le conseguenze devastanti dell’epidemia. Tuttavia anche un paese economicamente e politicamente meno importante rispetto ai giganti europei sta imponendosi come un modello virtuoso di gestione della pandemia: il Portogallo.

Il paese aveva invece tutti i presupposti per entrare nella lista della nazioni che più avrebbero ricevuto il duro colpo del Coronavirus: una delle popolazioni con la più alta percentuale di ultraottantenni d’Europa, seconda solo all’Italia, una percentuale di posti in terapia intensiva più bassa rispetto alla popolazione (4,2 ogni 100 mila abitanti). Eppure il paese risulta avere intorno ai 20.000 casi accertati di contagio da Covid-19, un dato sorprendente se paragonato ai numeri del vicino spagnolo. La tesi secondo cui il Portogallo si sarebbe “salvato” in ragione della sua posizione periferica non regge al fatto che gli scambi con la Spagna sono intensi e dunque forieri di una più drammatica diffusione del virus.

Le ragioni di questo piccolo miracolo portoghese sono da leggi tutto

Riparte la campagna elettorale

Luca Tentoni - 25.04.2020

Col decreto del 20 aprile scorso, il governo ha - di fatto - ridato il via alla campagna elettorale permanente, dopo un mese e mezzo di (finta) pausa del dibattito politico dovuta all'emergenza Covid-19. Fissando le elezioni regionali fra la prima domenica di settembre e la prima di novembre e le comunali fra il 15 settembre e il 15 dicembre, l'Esecutivo punta ad accorpare anche il voto sul referendum costituzionale in un solo appuntamento, il 27 settembre. Però le regioni hanno la possibilità di decidere la data del rinnovo dei propri consigli: Veneto, Liguria, Campania e Puglia scalpitano, perché avrebbero voluto aprire i seggi già il 12 luglio. Questo particolare non è irrilevante: chi pensa di trarre un beneficio dagli ottimi sondaggi che hanno premiato alcuni presidenti di giunte sa che gli umori degli elettori sono mutevoli e che da qui a settembre possono cambiare molte cose. In Campania, per esempio, Pd e Cinquestelle potrebbero trovare un candidato comune in luogo di De Luca (col duplice risultato di defenestrare l'uscente e di rendere - con la "grande alleanza" - meno competitivo lo schieramento avverso, quello di centrodestra), mentre in Liguria Toti ha oggi due avversari potenziali (rispettivamente del M5s e del centrosinistra) ma a settembre si potrebbe raggiungere un accordo leggi tutto

La pandemia fra Lev Tolstoj e Cesare Lombroso

Francesco Domenico Capizzi * - 25.04.2020

Piuttosto che studiare le manifestazioni della potenza la storiografia moderna dovrebbe applicarsi alle cause che la formano, ma in teoria re­spinto il metodo antico nella pratica lo segue” (Tolstoj, Guerra e pace, Epilogo parte II, Garzanti 2007). Politica, Istituzioni e formazione dell’opinione pubblica tendono a rimanere nel solco di quel metodo con il rischio di scambiare e rappresentare le origini e la realtà dei fatti con epidermiche percezioni e semplicistiche narrazioni su grandi temi: emigrazioni, identità nazionale, sicurezza personale, crisi economiche, ruolo delle competenze professionali e degli organismi internazionali, programmi e progetti politici nella formazione del consenso fino a lambire il significato di democrazia…

Nel corso travagliato dell’attuale pandemia circolano un’infinità di notizie, piuttosto fatalistiche e sensazionali, che nulla hanno a che vedere con la ricerca scientifica e la realtà dei fatti, ma che assumono la potenza di sopprimere le cause informando larga parte dell’opinione pubblica: “virus contenuti in pipistrelli quattro mesi or sono…incroci fra pipistrelli e serpenti…mutazioni virali istantanee…scorpacciate di topi vivi e di rettili…virus costruiti in laboratorio e poi sfuggiti o liberati…guerra batteriologica…atleti-militari  americani portatori sani a Wuhan…sopravvivenza del virus sull’asfalto…unico paziente zero nel Mondo…congiure politico-finanziarie leggi tutto

Don Giovanni Barbareschi: sacerdote partigiano, ribelle per amore

Francesco Provinciali * - 25.04.2020

In un recente saggio il Prof. Agostino Giovagnoli considera il contributo che Chiesa e clero offrirono fattivamente alla lotta di Liberazione dal nazifascismo, citando uomini, contesti e azioni che per lungo tempo sono stati ascritti dalla storiografia a quella “zona grigia” dell’attendismo come l’aveva definita Renzo De Felice, quando invece larga parte del mondo cattolico esprimeva una accesa ribellione morale,  un’opposizione alla violenza fascista e nazista ‘fondate sulla fede e sulla sensibilità cristiana, prima ancora che su ragioni ideologiche e politiche’. Ho avuto modo di interessarmi a quel periodo della nostra Storia, raccogliendo la testimonianza di un sacerdote che partecipò attivamente alla lotta partigiana: mi riferisco a Don Giovanni Barbareschi ( scomparso a Milano il 4 ottobre 2018), Giusto fra le Nazioni, medaglia d’argento della Resistenza e medaglia d’oro del Premio Isimbardi, in tempi di pace Giudice del Tribunale Ecclesiastico regionale, insegnante nelle scuole superiori, amico intimo di Don Gnocchi, il prete dei mutilatini.

L’incontro con Don Barbareschi mi consentì di conoscere un personaggio davvero straordinario e di realizzare con lui una lunga intervista pubblicata tra l’altro dalla Rivista Patria dell’ANPI che fu successivamente oggetto di ulteriori approfondimenti con il Presidente nazionale Raimondo Ricci.  La testimonianza di Don Barbareschi conserva una sorprendente attualità: leggi tutto

Il gioco pericoloso delle narrazioni

Paolo Pombeni - 22.04.2020

Siamo immersi in un continuo abuso di narrazioni, inventate al solo scopo di alimentare il perpetuarsi della guerriglia politica che si trascina dalle elezioni del marzo 2018. Il loro contenuto è a dir poco evanescente, e spesso le strumentalizzazioni che contengono rasentano la turlupinatura del pubblico. Prendiamo la telenovela sul MES e facciamo presto a rendercene conto.

Conosciamo tutti il contesto della diatriba, che non riguarda affatto la nostra collocazione in Europa, ma la tenuta o meno del governo Conte e la difesa della compattezza dei Cinque Stelle ormai privi di una bussola e spaccati in tante correnti. Tutto è parametrato su questo.

Alle spalle troviamo le pulsioni antieuropee della destra, su cui ha preso la prevalenza la narrazione demagogica di Salvini: la UE è il nemico che impedisce all’Italia di essere prospera e felice, anzi in specifico ciò dipende dalla moneta unica. Naturalmente non c’è alcun fondamento economico per questa convinzione. I Cinque Stelle hanno ereditato dal grillismo delle origini un’impostazione non troppo differente, inserita nella storiella della decrescita felice.

Adesso tutto ciò è riemerso perché con lo choc economico indotto dalla pandemia ci sarebbe bisogno di linee di credito europee e queste vanno trovate dove ci sono già i soldi, visto che per leggi tutto

L’epidemia ci ha fatto riscoprire la mortalità

Massimo Nava * - 22.04.2020

Dall’inizio della civiltà, culture e religioni s’interrogano sul mistero della morte. E’ il destino dell’uomo, la scadenza biologica cui nessuno può sfuggire. Per i credenti, secondo le più diverse concezioni, la morte è un ricongiungimento con Dio, il ritorno alla terra dei Padri, la possibilità di una reincarnazione.

Anche la cultura laica e occidentale riflette sulla morte. La certezza della fine stimola la riflessione sul senso dell’esistenza, pur in mancanza di “premi” dell’Aldilà.

Ma nel Terzo Millennio, la cultura laica e occidentale ha stabilito   un diverso rapporto con la morte. I progressi della scienza e della medicina hanno sconfitto epidemie e ridotto i “mali incurabili”. Benessere e protezioni sociali hanno offerto la straordinaria possibilità di fermare il tempo. Grazie al lifting e a “sostituzione” di parti del corpo - mani, gambe, cuore, fegato e in prospettiva persino il cervello - si è insinuata nella cultura di massa l’illusione o addirittura l‘aspettativa di un prolungamento indefinito dell’esistenza. Certamente continueremo a morire, ma il più tardi possibile e, probabilmente, più per cause accidentali che per le malattie sempre meno mortali. Il sociologo Harari ha parlato di A-mortalità come condizione del nostro futuro prossimo.

Società invecchiate, problematiche pensionistiche e demografiche, stili di vita, rapporti interpersonali, attività leggi tutto

Chi siamo, dove andiamo? La Pasqua difficile della Chiesa russa

Francesco Cannatà * - 22.04.2020

“Non tradirete Cristo non recandovi in chiesa, ma lo farete se a causa vostra qualcuno si ammalerà”. Cosi il 31 marzo il responsabile delle relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, metropolita Hillarion, cercava di trovare un compromesso tra le usanze pasquali della Russia ortodossa e le esigenze sanitarie dello Stato. Secondo il calendario giuliano il cristianesimo orientale celebra la Passione di Cristo una settimana dopo quello occidentale. Quest’anno però almeno la metà delle parrocchie russe, obbedendo ai decreti dell’autorità secolare, ha vietato ai parrocchiani l’accesso in chiesa. Scelta difficile visto che la Settimana Santa è l’avvenimento principale dell’ortodossia slava e dato il livello di misticismo con cui i fedeli russi glorificano la resurrezione di Cristo. Comprensibili dunque i malumori dei credenti, i dissensi tra il clero e le precauzioni con cui i religiosi hanno affrontato i divieti. Misure su cui il Patriarcato inizialmente non ha nascosto il proprio dissenso. Cosi è successo dopo il messaggio alla nazione del 25 marzo con cui Putin incaricava i governatori regionali di far rispettare le restrizioni sociali. Al governatore di San Pietroburgo che il giorno dopo vietava fino al 30 aprile ogni ingresso nei luoghi di culto, il Patriarca si opponeva sostenendo che “in mancanza di una legge federale leggi tutto

Prigionieri del nostro passato (politico)

Paolo Pombeni - 18.04.2020

Raccapezzarsi nella politica attuale è un esercizio complicato, perché bisogna tenere insieme l’analisi sui problemi reali del paese con una classe politica che rimane prigioniera di un passato che non passa, sicché punta a chiudere i conti con quello e non a risolvere le domande che pone una situazione estremamente complicata.

Alcune vicende sono emblematiche, come la diatriba surreale sul MES. Non si ragiona su quello che realisticamente si potrebbe ricavare da un finanziamento a basso costo erogato dall’unico strumento di intervento europeo che è attivabile in tempi brevi, ma sulle ubbie di partiti che si inventano un drago a loro misura per far credere che sono capaci di batterlo. Il premier Conte prima ha detto, giusto per lisciare la coda ai Cinque Stelle, che l’Italia non avrebbe utilizzato quei fondi che mettevano a rischio la sua sovranità. Poi, di fronte ad una reazione per fortuna dura del PD, ha voluto spiegare che per il momento era inopportuno decidere, perché non si sa ancora se e quali condizionalità ci saranno. Una persona normale gli direbbe: scusi, ma se è così, perché ha creato un inutile problema dichiarando a vanvera che il MES non lo vogliamo?

Naturalmente la spiegazione è politicista (non politica, che leggi tutto