Ultimo Aggiornamento:
18 settembre 2021
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Argomenti

La pandemia avrà un dopo e bisogna pensarci

Michele Iscra * - 12.12.2020

Coloro che sostengono acriticamente Conte e il suo governo attaccano chi lo critica con due argomenti: 1) se lo fate cadere dopo si apre un baratro; 2) in un momento di emergenza pandemica non si deve criticare, ma agevolare la risoluzione dei problemi. Sono due argomenti molto pericolosi. A  volte vengono usati nell’illusione di mostrarsi realisti e preoccupati prima di tutto del bene pubblico, altre volte sono semplicemente dei trucchi retorici per non vedere messi in crisi i propri vantaggi. Vediamo di ragionarci un poco seriamente.

L’argomento dell’insostituibilità del governo attuale perché non si è in grado di sostituirlo con uno migliore espone una mezza verità, perché la mancanza di alternative non trasforma una debolezza in una forza. Naturalmente se si ritiene che l’attuale premier e la sua compagine governativa siano all’altezza della situazione non c’è problema: si ragionerà solo per verificare se questo assunto sia vero oppure no. Ma se c’è una certa convergenza a ritenere che questo esecutivo e il suo presidente non siano all’altezza della sfida in campo, allora le cose cambiano, perché in questo caso i guasti che deriveranno dalla loro inadeguatezza peseranno e non poco sul paese.

Si ribatte che un vuoto di potere produrrebbe guai anche maggiori, leggi tutto

La stabilità politica ha un prezzo

Paolo Pombeni - 09.12.2020

Di nuovo il governo balla e traballa senza che si assista ad alcun serio tentativo di stabilizzare la situazione. Una parte dei media, soprattutto televisivi, si è assunta il ruolo dei pompieri sostenendo che insomma ci vuole dell’irresponsabilità per far cadere Conte e lasciare il paese senza governo in questo delicato momento, un’altra parte quasi specularmente veste i panni degli incendiari accusando l’esecutivo di insensibilità e stupidità nella gestione dell’emergenza.

La situazione è molto complicata e secondo qualche indiscrezione fatta trapelare lo stesso Mattarella si starebbe stancando di un contesto in cui ben pochi lavorano per dare un orizzonte di tranquillità al paese. La critica va soprattutto al premier Conte, anche se non è l’unico responsabile di questo stato di cose.

Il fatto è che non si riesce ad affrontare nessun problema, perché altrimenti si tocca qualche sensibilità nella maggioranza, ma soprattutto la perdurante crisi dei Cinque Stelle impedisce una chiarificazione del quadro politico. Così in queste nebbie Conte continua ad interpretare  una doppia parte, da un lato quella dell’indeciso a tutto per non mettersi in discussione, dall’altro quella dell’accentratore spregiudicato per costruirsi comunque una alleanza con i poteri forti della burocrazia e forse non solo quelli.

L’ultimo episodio è il tentativo di varare la leggi tutto

L'ambiente determina chi in esso si trova

Francesco Domenico Capizzi * - 09.12.2020

Nel lontano 2007 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stabilito che i livelli di saluteintesa come pieno benessere e non soltanto come assenza di malattia, vengono influenzati da vari fattori, fra cui prevalgono le condizioni del “mezzo esterno” in cui vive “il mezzo interno”, cioè, principalmente e in altre parole, dalle relazioni esistenti e a lungo permanenti fra l’organismo nella sua complessità ed interezza e le condizioni ambientali, l’organizzazione sociale, le modalità e le finalità di produzione e consumo. Questa fondamentale risoluzione non germoglia dal nulla, ma deriva da robuste radici ippocratiche: ricostruire il passato della persona malata a vantaggio della condizione futura, l’ambiente de­termina in maniera imprescindibile chi in esso si trova. Lasciare questi concetti in un cono d’ombra, ignorarli e non portarli a conoscenza di tutti i cittadini conduce a considerazioni erronee, come l’addebitare la pandemia virale ad un unico percorso che trova origine mitologicamente in una singola persona, di Wuhan e Codogno, per poi diffondersi al mondo interoLa realtà scientifica, accreditata da fonti autorevoli, anche preesistenti all’attuale emergenza, contraddice ampiamente l’ipotesi solistica, più volte sostenuta in varie circostanze, basata sul cosiddetto “paziente numero uno”. Ecco alcune osservazioni a proposito sulle conseguenze catastrofiche se non si prendesse leggi tutto

Le sfumature del bipolarismo, cinque anni dopo

Luca Tentoni - 05.12.2020

Questo è l'ultimo appuntamento con la rubrica "L'analisi del sabato". Il primo risale al 18 aprile 2015, in un'altra era politica che sembra ormai lontanissima. Da questa rubrica (e da altri scritti per Mentepolitica, in una collaborazione che ho iniziato nel luglio del 2014 e non finirà con l'appuntamento del sabato) sono nati ben sei Quaderni che la nostra rivista ha pubblicato: "Maggio 2015: elezioni regionali e sistema politico italiano"; "Brevi cenni sulla Repubblica"; "Le elezioni comunali del 2016 nei capoluoghi di regione"; La lunga transizione"; " Le elezioni comunali del 2017"; "Le stagioni dell'incertezza". Dopo esserci occupati dell'evoluzione politica, istituzionale ed elettorale italiana e delle democrazie occidentali, torniamo all'oggetto del nostro primo appuntamento del sabato: "Centro-periferia: un doppio sistema partitico?". Nel 2015 eravamo agli esordi di un processo che avrebbe caratterizzato il voto in Italia negli anni successivi e che forse non si è ancora concluso. Analizzando il voto politico del 2013 e quello delle elezioni regionali svolte fra il 2012 e il 2014 (in vista di quelle, allora imminenti, della primavera 2015), si notava l'esistenza di "tre elezioni di tipo diverso: per la Camera (nazionali, mobilitanti), per le Europee (nazionali, poco mobilitanti, caratterizzate da una fedeltà di partito più "leggera") e per le Regioni (locali, basate su dinamiche spesso riconducibili a persone, leggi tutto

I confini della politica

Francesco Provinciali * - 05.12.2020

Non posso dimenticare queste parole pronunciate da Sandro Pertini: “più degli uomini – che sbagliano, tradiscono e cadono volutamente nell’errore – sono importanti le idee, perché si codificano nei valori che restano immutabili nel tempo e sono di monito e di esempio alle azioni umane fino a diventare motivo e senso dell’esistenza”. Ascoltando certi siparietti televisivi, le invettive che i politici 4.0 e i commentatori tuttologi si scambiano usando perentorie affermazioni infarcite di luoghi comuni e la generica, ripetitiva e riduttiva banalità di taluni peones istruiti dai rispettivi capi, mi rendo conto che da quando idee e ideali sono stati sostituiti dalle opinioni è come se vivessimo in una nebulosa imperscrutabile, senza radici, senza orizzonti e senza meta, una sorta di limbo dell’indeterminato in cui  si affievoliscono le identità sociali, si radicalizzano le individualità e si frammentano l’autorità, il merito certificato e i livelli decisionali.

Sono confetti avvelenati di superficialità, incompetenza ed arroganza che intossicano la vita sociale ed educano al tutti contro tutti, cioè al peggio. Non so se ciò sia complementare a quella “liquidità” che Zygmunt Bauman aveva magistralmente letto nel corpo sociale della post-modernità e che ritroviamo ancor più rarefatta dentro ciascuno di noi. Il relativismo etico ha preso il sopravvento, leggi tutto

Diversivi, mosse false e tanti rinvii

Paolo Pombeni - 02.12.2020

La situazione pandemica continua a rimanere grave, sebbene sembra non abbastanza per convincere tutti gli italiani che tornare alla normalità del vecchio mondo è ancora molto rischioso. Del resto bisogna capire la situazione: tutta l’economia che ruota intorno allo sfruttamento del tempo libero non si rassegna ad accontentarsi di un qualche “ristoro”, necessariamente modesto, e chiede di essere autorizzata ad affrontare e a far affrontare i rischi del ritorno agli assembramenti. La politica fa fatica a contenere queste richieste, anche perché le risorse per compensare tutti i mancati guadagni non sono sufficienti e di conseguenza ci si trova di fronte ad un bivio scomodo: spacchiamo il paese fra quelli che, garantiti nei redditi, sono propensi a sostenere misure drastiche e quelli che, vuoi per provare a non perdere i loro redditi, vuoi per incoscienza di fronte ai rischi, minacciano di scegliere l’estremismo politico pur di riuscire nei loro progetti?

Per ricostruire il consenso nazionale necessario a sostenere la tenuta del sistema in questa fase di passaggio ci vorrebbe una politica che trasmettesse fiducia ed autorevolezza, ma è difficile trovarla, tanto nella maggioranza quanto nell’opposizione. Ciò che può tenere sotto controllo le varie angosce che percorrono il nostro paese è offrire una seria speranza leggi tutto

Edward Jenner fra obtorto collo e terrapiattismi

Francesco Domenico Capizzi * - 02.12.2020

L’ultimo e principale argine contro il Sars-2 Covid 19, da tutti invocato, meno qualche sparuto gruppo di irriducibili fatalisti, complottisti e terrapiattisti, è il vaccino sperimentato (per primo sul figlio) nel 1798 da un oscuro medico della campagna inglese, Edward Jenner, dapprima disprezzato dagli indispettiti snob e cenacoli accademici londinesi, poi guardato di sbieco e con il naso all’insù, tollerato, scetticamente esaminato e, infine, accettato obtorto collo ed utilizzato in ogni parte del Mondo, con circa mezzo secolo di ritardo nel Regno Unito e in alcuni Paesi d’Europa. In Italia quasi un secolo dopo. Servendosi della sola osservazione, oggi aggiungeremmo clinica, il medico-scienziato aveva constatato che gli addetti alla mungitura delle vacche (da cui, appunto, “vaccino”), le cui mammelle visibilmente presentavano pustole diagnosticate, con il solo metodo galileiano dell’intuizione obbiettiva, come vaiolose, risultavano esenti da forme gravi di vaiolo che a quel tempo, e per parte del secolo successivo, mieteva vittime fra gli infettati in misura di circa il 50% e, fra i sopravvissuti, lasciava tracce di cicatrici permanenti, deformazioni di arti e, addirittura, la cecità. Quel medico scoprì in una sola volta la via della protezione contro la variola vera e, in sostanza, l’immunità individuale e di gregge, quest’ultima invocata ancor oggi leggi tutto

L'incerto destino della Lega

Luca Tentoni - 28.11.2020

In politica restare fermi non è sempre una buona scelta, ma muoversi troppo può essere dannoso. È il caso di Matteo Salvini, che, costruite le sue fortune sull'opposizione ai governi di centrosinistra e conquistata nel 2018 la leadership nel centrodestra (quando qualcuno disse: chi prende più voti diventa capo della coalizione) arrivò tuttavia, nel volgere di poche settimane dalle politiche a dar vita ad un governo col M5s (con FI e FdI relegati all'opposizione: Berlusconi, con involontario umorismo, disse più o meno che al leader del Carroccio i suoi alleati avevano concesso questo "giro di valzer"). Tempo un anno - fatto di scontri con l'UE e culminato con la vittoria alle europee (34%) - e si arrivò alla svolta del Papeete, quando il vicepresidente del Consiglio e ministro dell'Interno decise di auto espellere la Lega dalla maggioranza gialloverde, certo di ottenere elezioni nelle quali il centrodestra a trazione salviniana avrebbe stravinto. Le cose non andarono proprio come desiderato, anche perché - frattanto - un altro esperto di movimentismo - l'ex segretario del Pd Renzi - aveva favorito a tutti i costi l'incontro fra i Democratici e i Pentastellati. Il governo giallorosa privò - da un lato - Salvini della gestione dell'immigrazione, ma - dall'altro - gli permise di muoversi liberamente da capo dell'opposizione, leggi tutto

Città e vita urbana a misura di disabili

Francesco Provinciali * - 28.11.2020

Potrebbe offrire qualche spunto di riflessione alla politica, alle istituzioni e alla stessa  pubblica opinione la notizia dell’attribuzione a Varsavia  (Polonia)  del Premio Access City Award 2020  “per le città a misura di disabili”, che ha ricevuto a titolo di riconoscimento senza oneri l’assegnazione di 150 mila euro.

Si tratta di un importante riconoscimento che ogni anno – a partire dal 2010 – viene assegnato, previo apposito bando di concorso e selezione dei meriti certificati - dalla Commissione Europea con la collaborazione del ‘Forum per le persone disabili’ e la “Piattaforma AGE per gli anziani” alle città con più di 50 mila abitanti che abbiano realizzato significativi interventi di adeguamento e innovazione del proprio contesto urbano, infrastrutturale, edilizio e residenziale al fine di migliorarne l’accessibilità e la fruizione da parte delle persone con difficoltà, a partire proprio da quelle disabili e dagli anziani.

La mission dell’iniziativa è di sensibilizzare la sempre più vasta platea di cittadini comunitari ai concreti problemi di spostamento, accesso e utilizzo dei servizi quotidianamente vissuti dalle persone con deficit motori, affinché possa prender corpo e consistenza la consapevolezza dei condizionamenti di queste oggettive e spesso insormontabili difficoltà e si diffonda una politica di “avvertita attenzione” e “adeguate iniziative” presso i governi centrali e le leggi tutto

Una politica in bilico

Paolo Pombeni - 25.11.2020

La politica italiana, si sa, va a sobbalzi. Sembrava immobile nella fissità degli schieramenti, con liti da cortile all’interno di ciascuno, ma adesso, a causa del Covid o di altro, inizia a muoversi. In maniera disordinata, senza che si capisca ancora che direzione potrà prendere, ma si muove.

Lo scossone lo ha dato Silvio Berlusconi che ha evidentemente deciso che non gli conveniva attendere che Forza Italia si estinguesse per dissanguamento progressivo. La sua insistita apertura verso un’ottica di governo non è una banale offerta di trasformismo, ma piuttosto un primo passo per ridefinire una identità e una presenza in un quadro economico e sociale che l’esperienza della pandemia sta modificando in misura sensibile (forse, col tempo, anche radicalmente).

Il tema di fondo è ristabilire un contatto con un paese che nelle sue profonde strutture portanti è molto preoccupato per il futuro che dovrà affrontare, per cui non è più tanto disponibile ad inseguire la gran fiera di utopie e populismi a cui è stato invitato nell’ultimo decennio. Stanno per arrivare dei cospicui fondi europei, a meno che il meccanismo non salti completamente: qualche rischio c’è, ma è improbabile che, sia pure in tempi più lunghi del previsto, non arrivino risorse cospicue per avviare una politica di investimenti. leggi tutto