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01 agosto 2020
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Argomenti

Il 26 gennaio cambierà qualcosa

Luca Tentoni - 30.11.2019

Dopo il voto sulla piattaforma Rousseau, il governo è un po' più debole. Le numerose tensioni nella maggioranza rischiano di acuirsi in caso di sconfitta del centrosinistra in Emilia-Romagna. Non sarebbe la prima volta che un governo cade per un voto regionale: accadde a D'Alema (che, nel 1998-2000, aveva guidato due Esecutivi di seguito) e a Berlusconi (dimissionario nel 2005 dopo la batosta subìta dal centrodestra, ma pronto a formare un nuovo governo). Stavolta il turno elettorale è limitato a due sole regioni (Calabria ed Emilia-Romagna), ma - proprio per questo - l'attenzione sulla sorte del Pd e del governatore Bonaccini è molto maggiore rispetto ad un test generale e ampio. La Calabria, infatti, è considerata marginale, sia perché centrodestra e centrosinistra si sono alternate alla guida della regione (quindi non si tratta di una roccaforte), sia perché il M5s (che pure aveva ottenuto percentuali di voto record alle politiche del 2018) è in declino, sia perché di fronte alla sfida fra Lega e Pd per il controllo del "fortino rosso" per eccellenza (l'Emilia-Romagna), la partita calabrese perde molto di significato. Il voto del 26 gennaio prossimo rischia di passare alla storia come quello del 1999 per il comune di Bologna (espugnato da Guazzaloca, che divenne sindaco per il centrodestra) e leggi tutto

Bloomberg e le primarie dei democratici in USA

Francesco Cannatà * - 30.11.2019

L’annuncio della candidatura di Michael Bloomberg alle primarie dei democratici USA è una notizia buona o una cattiva? Certo la possibilità che tra un anno due tycoon possano scontrarsi per conquistare la presidenza della prima potenza mondiale aumenta l’importanza del denaro nelle relazioni internazionali e il malsano aggroviglio tra economia e politica. Contemporaneamente il mondo assiste a proteste che contestano proprio l’influenza assunta dalla dark money nei singoli Stati e l’aumento dell’immoralità sociale che questa comporta. Rivendicazioni che vanno oltre linee partitiche o confessionali per identificarsi nell’ideale di un ordine civile internazionale. Dimostrazioni che non si appellano a parole d’ordine ideologiche, ma puntano su richieste concrete. Per la specialista dei movimenti di resistenza civile all’Istituto americano della pace, Maria J. Stephan, se è vero che alla base dell’attuale collera internazionale vi sono misure economiche negative, la sua vera causa sta nelle “questioni sistemiche della corruzione, la bassa qualità di governi e classi dirigenti, le forme di esclusione sociale”. Problemi che in modi diversi oggi affliggono tutte le società. L’altro motivo dell’ondata di dissenso internazionale sta nella constatazione del crescente intreccio tra politica ed economia. In maniera più o meno confusa la popolazione mondiale vede l’avanzata di forme oligarchiche di governo che potrebbero leggi tutto

Tre novità in arrivo

Francesco Provinciali * - 30.11.2019

Sono imminenti tre novità che riguarderanno la vita quotidiana degli italiani: due sono collegate alla finanziaria, la terza è un indotto derivante dalla tecnologia galoppante.

Dato che da qualche decennio a questa parte i cambiamenti si sono intensificati a volte con intendimenti e risultati migliorativi, altre recando ulteriori complicazioni di tipo burocratico anche se pensate in una direzione diametralmente opposta, sarà bene seguirne gli sviluppi normativi e le applicazioni pratiche.

Se c’è un peccato originale che in Italia scontiamo più che altrove esso si identifica nella proliferazione normativa, una sorta di bulimia di leggi, regolamenti e disposizioni che non sempre semplificano, anzi spesso confondono e creano contraddizioni e contenziosi.

Per un Paese che ha più del doppio delle leggi della Francia, quattro volte quelle della Germania e otto volte quelle della Finlandia la fagocitosi legislativa crea scompensi oggettivi ma anche distonie emotive, ansie e preoccupazioni.

C’è una specularità nell’essere patria del diritto: quella di diventare spesso patria del rovescio.

Il primo ambito tematico prevalente per ampiezza di discussioni e intensità di proposte riguarda le misure tendenti ad una limitazione dell’uso del contante, nel contesto di una più ampia strategia volta a prevenire e combattere l’evasione fiscale.

Ci sono dei precedenti: decreto leggi tutto

Confusamente avanti?

Paolo Pombeni - 27.11.2019

Della politica italiana non si sa più cosa dire. La destra tira dritto per una strada di imposizione della sua presenza, ma senza capacità propositiva. Berlusconi è sparito, perché quello che appare ogni tanto per amore della presenza televisiva è un suo zombie e i suoi uomini e donne non riescono a guadagnarsi una qualche rilevanza. Nella Lega ogni spazio deve essere lasciato a Salvini. Anche chi come Giorgetti avrebbe cose sensate da dire è relegato ai margini. La Meloni cerca di ricavarsi qualche visibilità, guadagna consensi, ma non propone nulla. Se si guarda questo panorama viene da chiedersi come faccia la destra a conservare le sue posizioni nei sondaggi.

Il fatto è che non è la destra ad essere forte, ma sono le alternative ad essa che sono particolarmente deboli. Obiettivamente si fa fatica ad individuare una qualsiasi proposta di visione da parte di Salvini e compagni che non sia semplicemente l’affermazione che la sinistra e M5S fanno tutto male e che loro farebbero molto meglio. Non dicono come, non mettono in chiaro un disegno di gestione delle nostre difficoltà, si limitano a ripetere che l’attuale maggioranza di governo è solo capace di mandare a rotoli il paese. Chi però continua credere che arriverà il leggi tutto

L’Unione europea tra idolatria e scetticismo

Carlo Marsonet * - 27.11.2019

Si parla spesso di Unione europea come se questa entità fosse un dato indiscutibile e la sua unificazione a tutto tondo un fine ineluttabile. Ci si dimentica, però, che, per esistere, essa deve avere consenso, deve in qualche modo soddisfare i bisogni dei contraenti, fin dalla base individuale che compone ogni soggetto collettivo. Insomma, l’Unione rispetta gli individui che la formano? Gode della loro necessaria fiducia? Diciamo che il bilancio è contradditorio e richiede perlomeno un’analisi critica.

Tale è l’obiettivo che si prefigge un volumetto, curato da Federico Cartelli, che già nel titolo enfatizza l’aspra critica al dogma europeista contenuta al suo interno, (Dis)Unione europea (Historica edizioni, 2019, 14 €). Tuttavia, è forse ancora più importante il sottotitolo, giacché indica non uno sproloquio privo di ragioni, urlato e pulsionale, bensì una critica argomentata e puntuale all’Unione europea come progetto di ingegneria sociale. Infatti, Per un euroscetticismo razionale vuole smontare in modo discorsivo, ma non per questo banale, quello che Nicola Porro nella prefazione al volume definisce “il totem europeo”, ovvero una sorta di divinità pagana che va adorata. Che cos’è diventata l’Unione? È un corpo appesantito dalla volontà di omogeneizzare un continente che, se è grandioso nella sua unicità, è proprio perché non è omogeneo e non è univoco. Quest’area geografica,

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Medicina politica società

Francesco Domenico Capizzi * - 27.11.2019

La Medicina moderna che conosciamo, nata nel periodo positivista, ha finito con il perseguire un suo sviluppo (clinico-tecnologico) piuttosto che un complessivo progresso (sociale) nel contrastare le radici delle incalzanti malattie cronico-degenerative: neoplasie (in Italia oltre 1.000 al giorno, con incrementi in soli quattro decenni del 62% delle pancreatiche con tassi di guarigione dopo le cure dell’8% entro i primi 5 anni che crollano al 3% entro i successivi 5, come riportato da “The Lancet Global Burden Disease” del 2019), affezioni cardiocircolatorie e respiratorie, obesità, cirrosi, patologie infettive ed autoimmuni e da stress psico-fisici, ecc.. Sono sostenute in larga parte da fattori culturali e da disagi sociali, trascurati nella trasmissione del sapere medico e nelle Istituzioni sanitarie incentrate in attività diagnostico-terapeutiche per un empirismo orientato verso alterazioni anatomiche, geometrie e formule matematiche.

In sostanza, il Servizio sanitario diagnostica e cura malattie evitabili ab initio (l’80% secondo l’OMS), ne trascura i fattori  che le favoriscono e le sostengono, Intanto troppe persone continuano ad ammalarsi perché le cause patogene, indovate nelle pieghe della Società, vere fabbriche della malattia, conservano intatta la loro violenza mentre il diritto alla Salute viene confuso con l’assenza di malattia e complessità tecnologico-gestionali che imprimono alle Strutture ospedaliere, leggi tutto

Il lustro di Mattarella

Luca Tentoni - 23.11.2019

Durante la scorsa estate, nel corso della trattativa per risolvere la crisi di governo, si disse che uno dei punti essenziali per evitare lo scioglimento anticipato delle Camere era scongiurare che il nuovo Capo dello Stato fosse eletto da Salvini e Meloni. In effetti, anche se il governo gialloverde fosse riuscito a sopravvivere fino all'inizio del 2022, sarebbe stato il leader leghista a scegliere il nome del nuovo presidente della Repubblica, sia pure concordandolo (fatto non di poco conto, certo) col capo politico dei Cinquestelle Di Maio. Verosimilmente, come si diceva negli ambienti politici un anno fa, nel 2022 il "notaio del contratto", cioè il presidente del Consiglio Conte, sarebbe stato scelto da Lega e M5S per il Quirinale. Ora è la maggioranza giallorosa a poter eleggere il successore di Mattarella (Prodi? Draghi? Franceschini?) ma c'è un problema: il "Conte bis" deve durare ancora per circa 26 mesi. Un'impresa non facile, vista la partenza senza "luna di miele" e data la difficoltà di amalgamare soggetti politici molto eterogenei come quelli che sostengono il governo. Il fatto che la scadenza del mandato presidenziale ricorra spesso, ormai, nelle cronache e nei commenti politici ci ricorda che Mattarella è al Quirinale da quasi cinque anni. leggi tutto

Il sorpasso dei matrimoni civili su quelli religiosi

Francesco Provinciali * - 23.11.2019

Chi ha visto o ricorda il film “Il sorpasso” di Dino Risi girato nel 1962 ha certo in mente l’Italia di quegli anni: boom economico, industrializzazione del Paese, nazionalizzazione dell’Energia elettrica, piano-casa, famiglia tradizionale come asse portante, nucleo e fondamento del contesto sociale.

Allora il Presidente del Consiglio era Fanfani, oggi è Conte, di acqua ne è passata sotto i ponti e gli stili di vita degli italiani sono radicalmente mutati ma nessuno avrebbe immaginato che in un Rapporto ISTAT riferito a 56 anni dopo, quindi al 2018 e pubblicato in questi giorni, il titolo di quel film che esaltava un Gassman guascone e libertino, sarebbe stato utilizzato per sancire un sorpasso storico nell’Italia dal dopoguerra ad oggi: quello dei matrimoni civili su quelli religiosi, un dato statistico che descrive un mutamento di mentalità e probabilmente una svolta irreversibile,  i primi sono stati infatti 92.182 su un totale di 195.778 celebrati, pari al 50.1 % contro il 49,9% di quelli religiosi.

Attenzione però: il dato riguarda appunto il numero complessivo dei matrimoni mentre nell’ambito delle prime nozze il rito sotto l’altare batte ancora quello davanti all’autorità civile, con il 70% contro il 30%. c.a.

Significativo il confronto tra nord e sud del Paese: nel primo caso i matrimoni civili sono stati il 63,9 leggi tutto

Il PD va a sinistra?

Paolo Pombeni - 20.11.2019

Sembra che il risultato della kermesse di Bologna sia stato uno spostamento a sinistra dell’asse identitario del PD. In verità l’impressione è che si tratti più di slogan che di riflessioni, anche se ci sono stati tre giorni di dibattiti e di tavoli di lavoro, di cui però sulla stampa e più in generale sui media è arrivato molto poco, al massimo qualche citazione degli interventi dei big o presunti tali. Perciò si parla di una accentuazione della collocazione a sinistra, perché così suonano gli slogan, specie alcuni, e perché così sostengono i giornali. Cosa poi voglia dire si vedrà.

Chi studia storia non può fare a meno di rilevare che lo spostarsi dei partiti di sinistra più a sinistra quando sono in difficoltà è una specie di riflesso di Pavlov. Basterebbe rileggersi la storia del Labour Party in Gran Bretagna per rendersene conto, ma anche per constatare che così facendo quel partito non ristabiliva le proprie sorti. Anzi ritornava al potere quando c’erano personaggi come Wilson o Blair che lo riportavano verso posizioni centriste. L’attuale esperienza di Corbyn è per esempio emblematica: almeno a stare ai sondaggi nonostante abbia di fronte un avversario assai poco attraente come Boris Johnson è circa 14 punti dietro il leggi tutto

E ti tirano le pietre

Stefano Zan * - 20.11.2019

Sei Di Maio e ti tirano le pietre. Vai con la Lega e ti tirano le pietre. Vai col PD e ti tirano le pietre. Vai da solo e ti tirano le pietre. Vai con la lista civica e ti tirano le pietre. Non ti presenti e ti tirano le pietre. Qualunque cosa fai, ovunque te ne vai soltanto pietre in faccia prenderai. Sarà così fin che…. (Antoine). Fin che … non si sa e non è per niente chiaro.

Bisogna riconoscere che la situazione in cui si trova Di Maio e il suo movimento in questa fase non è particolarmente felice e nemmeno facile da gestire. Avendole provate tutte il risultato non cambia. Di Maio ad oggi non ha riconosciuto nessuna sua responsabilità personale nel tracollo che ha caratterizzato e caratterizza oggi il Movimento e forse non ha nemmeno tutti i torti visto che non esiste un’alternativa credibile alla sua leadership e comunque non esistono meccanismi democratici di confronto e di selezione di una nuova eventuale leadership. Il problema vero è un problema di linea politica e di collocazione strategica nell’attuale arena politica. Su due cose però Di Maio certamente sbaglia.

La prima è la pretesa di essere l’ago della bilancia dell’attuale governo. leggi tutto