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18 settembre 2021
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Argomenti

L'eterna protagonista è la mobilità elettorale

Luca Tentoni - 19.09.2020

Non è difficile prevedere che nel voto di domani e lunedì la mobilità elettorale possa risultare elevata. Rispetto al 2015 molte cose sono cambiate, così come rispetto alle politiche del 2018 e a quelle del 2019. Perciò, è forse opportuno, nell'attesa dei risultati, riflettere su quella che da almeno sette anni è diventata una costante della nostra dinamica politico-elettorale: lo spostamento di consensi verso altri partiti e verso (e dal) non voto. Venute meno le appartenenze ideologiche di un tempo, affievoliti persino certi legami apparentemente indissolubili fra territorio e voto (il caso dell'Umbria passata dal centrosinistra al centrodestra alle scorse regionali è emblematico), si è visto che anche la "Repubblica delle leadership" è ormai in crisi. Dal 2012 in poi Monti, Bossi, Grillo, Renzi, Di Maio, Berlusconi hanno patito sconfitte elettorali tanto eclatanti quanto eccezionale era stata l'ascesa del consenso alle singole personalità. Un ruolo importante, in tutto questo massiccio disincanto - una sorta di definitiva "laicizzazione" del voto - è stato svolto dalla crisi economica di dieci anni fa, che ha messo in moto - grazie anche ad un'efficacissima campagna contro la "Casta" - un processo di destrutturazione dei poli tradizionali (che non interscambiavano voti fra loro, salvo quote marginali). Lo "scongelamento" di centrodestra e centrosinistra ha permesso il deflusso verso il M5s - prima leggi tutto

Scuola: contenitore e contenuti

Francesco Provinciali * - 19.09.2020

Di tutte le preoccupazioni che accompagnano strada facendo i preparativi per l’avvio del prossimo anno scolastico la più pressante, impellente e dirimente è che le scuole si possano finalmente riaprire, le aule e gli spazi ragionevolmente attrezzabili  riescano ad ospitare tutti gli alunni che avranno il diritto di accedervi, che il numero degli insegnanti sia sufficiente a coprire gli organici necessari per far fronte allo spacchettamento orario e fisico delle classi e che tutto ciò possa aver luogo in un contesto sicuro, accogliente, organizzato, con tutte le tutele igienico sanitarie lungamente studiate e previste per garantire una profilassi adeguata all’incombente pericolo del contagio.

Questo pensiero turba il sonno degli addetti ai lavori –  dal Ministero ai dirigenti scolastici , ai docenti e ai collaboratori amministrativi, tecnici e ausiliari – ma anche delle famiglie e, ad un livello di consapevolezza rapportato all’età dell’utenza, agli studenti stessi.

Uscire da un lungo periodo di lockdown e dalla sperimentazione – frammentaria, non sistematica, spesso improvvisata e geograficamente diseguale  - della “didattica a distanza” per riaprire i battenti ad una incerta e indefinita aspirazione di normalità ‘in presenza’ necessita di dotarsi di una specie di paracadute per un atterraggio morbido, sul piano organizzativo e funzionale e su quello psicologico e relazionale. leggi tutto

Ultimi fuochi sul referendum

Paolo Pombeni - 16.09.2020

La questione referendaria continua a premere sul futuro del governo. Quella che sembrava una passeggiata verso una plebiscitaria vittoria del sì, si sta rivelando un sentiero tortuoso che non si sa dove sfocerà, perché il no è in rimonta costante. Decisivo sarà probabilmente, oltre al numero di elettori che si recheranno ai seggi, l’orientamento degli indecisi, che non sono pochi. In effetti anche per noi è difficile scegliere fra la padella e la brace: la padella del sì che emana il profumo poco gradevole dell’olio bruciato del populismo grillino (che non demorde: vedi l’annuncio di passare come punto successivo al taglio dello stipendio dei parlamentari); la brace del no, piena del fumo confuso di un conservatorismo che si veste ogni volta da difensore della Costituzione (che è già cambiata rispetto a quel che sostengono loro).

Sembrava che il PD si fosse finalmente deciso a prendere l’iniziativa necessaria a motivare un sì da riformisti e non da populisti, varando un progetto di riforma costituzionale articolato. Purtroppo, almeno fino al momento in cui scriviamo, disponiamo solo di un comunicato stampa che riassume il lavoro dei tre personaggi (autorevoli) che hanno predisposto la bozza: i parlamentari Ceccanti e Parrini nonché l’ex presidente Violante. leggi tutto

“Forse che sì, forse che no”: la selezione per l'accesso alla facoltà di medicina e chirurgia

Francesco Domenico Capizzi * - 16.09.2020

Fra speranze, sogni, proteste, presunte irregolarità e un pizzico di rabbia il primo settembre scorso si è svolto il concorso nazionale per l’ammissione alle Facoltà di Medicina e Chirurgia. I 66.638 candidati, circa duemila in meno rispetto all'anno scorso, per 13.078 posti disponibili, hanno affrontato la usuale selezione basata su 60 test a risposta multipla da risolvere entro 100 minuti, suscitando, come tutti gli anni, valanghe di critiche per il metodo ed i contenuti proposti, questa volta ancor più per maggiori complessità e insidie riscontrate anche rispetto alle simulazioni disponibili e alle esperienze degli anni scorsi.

La graduatoria, attesa per il 29 settembre, viene stilata sulla base della valutazione seguente: + 1.5 per ogni risposta esatta, - 0.4 per ogni risposta errata, 0 punti in assenza di risposta. Il punteggio minimo totalizzato dall’ultimo ammesso in graduatoria  conduce ad interessanti parametri di riflessione. Di seguito i punteggi minimi totalizzati nel 2019 in tre sedi del nord e del sud-Italia: Pavia 51.8, Milano 51.8, Bologna 51.1; Napoli 41.7, Catanzaro 41.5, Messina 41.4. Si ritiene che quest’anno il punteggio minimo per ottenere l’ammissione si attesterà a 39 (2.4 in meno del 2019, 22 in meno del 2018) viste le maggiori difficoltà riscontrate nella formulazione dei test. A parte “il livello troppo elevato delle domande”,  le risposte predisposte “erano molto simili tra loro ed era davvero facile leggi tutto

Appunti sulle elezioni regionali

Luca Tentoni - 12.09.2020

Guardando i dati retrospettivi del voto nelle sei regioni a statuto ordinario dove il 20 e il 21 settembre si rinnoveranno i consigli e si eleggeranno i presidenti di giunta, si nota come, nel complesso, il centrodestra - o meglio la destra più Forza Italia - abbia costantemente guadagnato voti, dai 3 milioni del 2015 ai 4,2 delle politiche 2018 e ai 4,7 circa delle scorse europee (2019). Questo crescendo ha infranto un equilibrio fra due poli (centrosinistra e centrodestra) che aveva caratterizzato le elezioni del 2015 (39,3% a centrosinistra e sinistra contro il 37,3% a FdI, Lega e FI, più alleati minori), permettendo alla rinnovata Cdl di affiancare il M5s nel 2018 (35,3% contro 35,8% dei voti) e poi di allungare il passo, arrivando al 48,4% del 2019. In questo panorama si nota, da un lato, il progressivo indebolimento di Forza Italia (dal 14% del 2018 all'8,7% del 2019), il rafforzamento costante di Fratelli d'Italia (2015: 3,9%; 2018, 4%; 2019: 6,4%) e soprattutto della Lega (dal 9,3% del 2015 al 33,1% del 2019, passando per il 15,8% del 2018). Il M5s, invece, pare subire una sorta di legge del pendolo: va bene alle politiche e male alle amministrative o alle elezioni di secondo ordine come le europee (era già accaduto, in modo meno eclatante, nel 2014). I pentastellati hanno avuto 1,276 milioni di voti alle regionali del 2015, per salire ai 4,267 delle politiche e riscendere leggi tutto

Un alunno modello

Francesco Provinciali * - 12.09.2020

L’anno scolastico iniziato – il più insidioso e problematico dal dopoguerra ad oggi- oscilla tra il ‘dover essere’ e il ‘poter fare’. Per adottare tutte le misure utili a fronteggiare contagi nelle scuole sono state emanate fior di linee guida, indicazioni, prescrizioni, in modo ponderoso e incalzante, una minuziosa e dettagliata serie di ordini e divieti che i singoli istituti scolastici devono adattare al proprio contesto, modulandoli ai vari gradi e ordini di studio. I dirigenti scolastici, all’atto pratico sono gravati di responsabilità in ordine al regolare svolgersi delle attività didattiche e si può dire che non si sono fatti cogliere impreparati, avendo trascorso l’estate a leggere le carte, misurare, ordinare banchi, prodotti di pulizia, studiare tutte le soluzioni possibili per accogliere gli alunni, regolamentare e adattare gli spazi, prevedere l’utilizzo del personale. Peccato che dopo aver proclamato lo stato di emergenza il 31 gennaio il governo e il ministero abbiano lasciato passare alcuni mesi, addossando tutta la congerie infinita dei problemi a ridosso dell’estate. Ci sono aspetti non ancora risolti, come l’assegnazione del personale aggiuntivo necessario, la dotazione di banchi omologati, l’orario di apertura e funzionamento: l’autonomia degli istituti scolastici consente di partire dove finiscono le competenze ministeriali e le leggi tutto

Il problema della seconda Camera

Paolo Pombeni - 09.09.2020

Finalmente Nicola Zingaretti si è accorto, con molta cautela, che il vero nodo che si potrà porre dopo una eventuale conferma della riduzione dei parlamentari è la questione del Senato. La decisione presa a cuor leggero di farne del tutto la fotocopia della Camera dei deputati per la verità non passa dalla riforma grillina, ma da quella, costituzionalmente indecente, dell’on. Fornaro (di LeU) di equiparare i criteri dell’elettorato attivo e passivo fra le due Camere ed abolire il vincolo delle circoscrizioni regionali per il Senato. Sta di fatto che così il Senato diventerebbe ancor più un doppione senza significato, e, come ha notato Enzo Cheli (uno dei migliori costituzionalisti italiani ed ex giudice della Consulta), si scivolerebbe inesorabilmente verso il monocameralismo.

Ma sarebbe questa una buona soluzione, anche lasciando perdere che così si tradirebbe quanto deciso dai Costituenti che respinsero espressamente una scelta per il monocameralismo che allora il PCI sosteneva in prima battuta? Crediamo che la questione meriti qualche considerazione, tanto più che recentemente il segretario del PD Zingaretti, accogliendo un buon suggerimento di Violante, si è pronunciato per avviare un processo di ripensamento su come rendere il Senato una Camera che abbia un contenuto e un significato.

Per capire la natura leggi tutto

Sì o no?

Stefano Zan * - 09.09.2020

Il dibattito sul taglio dei parlamentari in corso in questi giorni è un dibattito vecchio perché tutti gli aspetti e le implicazioni sono stati affrontati negli ultimi  due anni attraverso le 4 letture, con relative votazioni, che il provvedimento ha seguito nel suo iter di riforma  costituzionale, venendo sempre confermato a larghissima maggioranza dalla più parte dei partiti.

Anche il PD che era sostanzialmente contrario alla fine ha ceduto per rispettare una delle condizioni poste dai 5Stelle per formare il governo e  nell’ultima lettura ha votato a favore.

Che oggi politici, osservatori, opinionisti ricomincino da capo la discussione è abbastanza stucchevole. Quello che c’era da dire di nobile o meno nobile è già stato detto e non ha molto senso ripeterlo.

Fra due settimane dobbiamo votare sì o no al taglio dei parlamentari.

Il parlamento a stragrande maggioranza ha detto sì.

I principali partiti di governo e di opposizione hanno detto sì.

I sondaggi ci dicono che la grande maggioranza dei cittadini è orientata per il sì.

Non c’è il quorum.

La vittoria dl sì è altamente probabile anche perché basta un solo voto di vantaggio.

Dal punto di vista politico ci sono due aspetti curiosi e per certi versi paradossali. La vittoria del sì verrebbe leggi tutto

Il peso delle regionali sul referendum

Luca Tentoni - 05.09.2020

Il 20 e il 21 settembre, l'esito del referendum costituzionale potrebbe essere deciso nelle sette regioni nelle quali si rinnovano i Consigli regionali: lo scopo dell'election day, infatti, è quello di mobilitare gli elettori, che in questo caso (dove si vota per le amministrative) andranno alle urne anche indipendentemente dal quesito sulla riforma che "taglia i seggi" di Camera e Senato. Strutturalmente, le regioni Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Campania, Puglia, Val d'Aosta rappresentano il 36% dell'intero elettorato italiano, quindi pesano poco più di un terzo del totale. Ma stavolta, se l'affluenza alle regionali fosse intorno al 52-55% come la scorsa volta e alle europee (pur senza salire al 73% delle politiche) i votanti sicuri per il referendum (cioè coloro i quali riceverebbero la scheda, oltre a quella per le amministrative) sarebbero fra i 9 e i 10 milioni, pari ad un'affluenza totale già acquisita fra il 18 e il 19% (solo Italia: 20-21%). Nelle altre regioni e all'estero voterebbero 33 milioni di aventi diritto: se l'affluenza nelle zone dove si va al voto per le sole comunali o (nella gran parte d'Italia) solo per il referendum fosse del 10 o del 15% (cioè bassissima), il dato totale nazionale si attesterebbe fra il 27-28% e il 31-32%. In sintesi, persino di fronte ad un fiasco nelle zone leggi tutto

Le porte girevoli dei cinque stelle

Francesco Provinciali * - 05.09.2020

Le più recenti sortite in casa ‘5stelle’ sembrano esprimere un disconoscimento di paternità: non più il pedagogista ginevrino J.J. Rousseau nume tutelare della omonima piattaforma, metaforicamente rimpiazzato dal parigino Georges Feydeau, noto commediografo, abile regista e drammaturgo, nonché ironico fustigatore dell’ipocrisia borghese, passato alla storia per la scenografia delle “porte girevoli”, con spiragli, finestre, angolature, coni d’ombra e di luce ad effetto sorpresa, mutando trama e palcoscenico.

Ciò che porta peraltro a ripensare al rapporto tra Casaleggio jr e un Movimento che sta diventando partito.

La periodica consultazione on line della base sortisce un effetto moltiplicatore sempre sorprendente negli esiti del consenso, poiché legittima e sancisce come deriva popolare le preventive intuizioni dei proponenti.

L’insieme dell’evoluzione della specie grillina, dalle origini ai giorni nostri, ha le sembianza di una mutazione genetica: dall’assalto al potere e l’apertura della scatola del tonno parlamentare, dallo streaming in diretta per scoperchiare le nefandezze del sistema, al no alle interviste in TV , all’impeachment presidenziale contro Mattarella, dal no vax, no tap, no ILVA, no alle grandi opere, no all’euro e all’Europa il movimento esprimeva al meglio la contestazione globale al sistema e la rabbia popolare, cogliendo al volo la più recente delusione per la narrazione leggi tutto