Ultimo Aggiornamento:
01 agosto 2020
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Argomenti

Le complessità della politica estera russa

Francesco Cannatà * - 08.01.2020

Dove va la politica estera della federazione russa? Cosa ne pensano coloro che per mestiere riflettono e realizzano la diplomazia di Mosca? E soprattutto quali sono le aspettative dei suoi futuri rappresentanti? A queste domande tenta di rispondere lo studio The Last of the Offended: Russia’s First post-Putin Diplomats. Ricerca realizzata dalla studiosa estone, Kadri Liik, per conto dell’European Council on Foreign Relations. Dal titolo si può capire quale strada intenda seguire il lavoro. Gli ultimi offesi sono infatti 18 personalità, età compresa tra 20 e 45 anni, che in quanto attivi nel ministero degli Esteri, nel governo, impiegati in grandi aziende, accademici e rappresentanti dei media, si occupano in maniera professionale di relazioni internazionali. Settore questo che dal crollo dell’Unione sovietica è stato di competenza esclusiva di quadri cresciuti nel primo Stato socialista del mondo e formatisi alla sua ideologia. Persone per cui l’occidente era un modello da ammirare o una forza avversa cui resistere. Sempre comunque, come del resto avveniva da tre secoli a questa parte, fonte di idee e di pratiche da importare e assimilare. Sentimenti cui le ultime generazioni russe, tra cui il presidente Putin e il ministro degli Esteri Lavrov, avevano aggiunto la delusione per la mancata integrazione con leggi tutto

Leggi, fondamentalismi, azioni caritatevoli

Francesco Domenico Capizzi * - 08.01.2020

L’assoluzione di Marco Cappato coincide con una montante epoca politica basata su pure tecnicalità e mere propagande elettorali, una volta marginalizzati progetti complessivi di progresso sociale. Il verdetto cade sonoramente nel pieno delle festività natalizie infrangendo i vetri scintillanti di una cultura pervasa di cristianesimo, ma in una società “fuori dalla cristianità, non più cristiana” come affermato in questi giorni decisamente da papa Francesco.

Il sostegno alla volontà di Fabiano Antoniani aveva attivato l’accusa di istigazione ed aiuto al suicidio in virtù dell’articolo 580 del c.p., nonostante il movente poggiasse soltanto su sentimenti di compassione e la determinazione del medico anestesista si collocasse sul diritto soggettivo e personalistico sancito dall’articolo 13 della Costituzione: “La libertà personale è inviolabile”. La sentenza assolutoria giustifica l’intervento intenzionale e programmato di avere adiuvato la decisione assunta dalla persona in piena coscienza.

Naturalmente le divisioni a proposito non mancano: gli oppositori sostengono che è stata “sancita la morte di Stato” muovendo dall’art. 2 della Costituzione che, sottolineando il valore normativo della persona e del diritto alla vita, leggi tutto

Dopo la tempesta

Luca Tentoni - 04.01.2020

Il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato variamente interpretato dai leader (a ciascuno dei quali, come sempre, è parso opportuno valorizzare le frasi e i passaggi più utili per la propria parte politica e per i propri simpatizzanti). A distanza di qualche giorno, invece, ci sembra opportuno sottolineare la forza di uno dei temi oggetto del discorso. Il filo conduttore del Quirinale, esplicitato persino nell'ambientazione (col Presidente al centro di uno spazio ampio, come l'Italia nel mondo) è il rifiuto dell'isolamento, della retrotopia, del decennio di una politica fatta di odio e barriere. La contrapposizione fra – da una parte - il civismo e il rispetto delle esigenze degli altri e – dall’altra - "aggressività, prepotenze, meschinità, lacerazioni del tessuto sociale", è la chiave di una svolta di alta politica che il Quirinale intende suggerire al Paese. La guerra civile degli anni Dieci, costruita sulla crisi economica, sociale e culturale, sull'uso perverso dei social network per lucrare consensi avvelenando l'animo degli italiani e cercando di uccidere il senso della convivenza, deve finire per tutti. Per troppi anni una certa politica ha fatto di tutto per contrastare ciò che si legge su una sedia donata a Mattarella da un'associazione di disabili: "quando perdiamo il diritto di leggi tutto

All'alba di un anno nuovo

Francesco Provinciali * - 04.01.2020

Ogni inizio d’anno racchiude in sé una molteplicità infinita di speranze: ne è la sintesi e il culmine, così da sempre per l’intera umanità.

La storia è un continuum ininterrotto di fatti, una concatenazione di eventi, nulla del presente può prescindere dal passato, fosse anche quello delle cronache di ieri.

Dobbiamo averne consapevolezza perché non esisterà mai un anno zero, un momento in cui magicamente tutto si annulla – le colpe, gli errori, gli inganni – e si riparte da capo: sarebbe solo una effimera illusione destinata ad essere smentita in ogni campo dell’agire umano, in ogni suo contesto.

Però l’uomo, la società hanno bisogno che il tragitto della storia sia contrassegnato dalle convenzioni del calendario: per scandire lo scorrere stesso della vita, per dare la giusta misura a tutte le cose, per ricordare ma anche per far tesoro del passato, correggere il cammino, esercitare il dovere della speranza.

Finisce poi che le buone intenzioni sono lentamente assorbite e metabolizzate in una quotidianità fatta di scelte e di progetti nuovi, ma anche di abitudini e di destino, oltre le nostre migliori volontà.

Ma all’alba di un anno nuovo abbiamo un bisogno quasi organico, fisiologico di guardare avanti, di immaginare, di ripartire, non possiamo prescindere leggi tutto

Le proteste in Cile: fine della Costituzione di Pinochet o inizio di una nuova ricetta anti neoliberismo?

Alessandro Micocci * - 04.01.2020

Il 14 ottobre 2019 la nazione che era considerata dal suo presidente Piñera un’“oasi” di progresso economico e sociale nel mezzo del mare tempestoso dell’America Latina si è riversata nelle strade di Santiago per cominciare una serie di manifestazioni che hanno aperto un solco incolmabile nella fiducia cieca delle classi politiche cilene nella continuazione di un modello che, nella sua sostanza costituzionale ed economica, è stato creato a seguito del golpe militare del generale Augusto Pinochet del 1973. Nonostante la causa scatenante delle proteste che si sono sviluppate in tutto il paese sia stato il rincaro del prezzo di 30 pesos nelle ore di punta dei biglietti della metro di Santiago il volume e la partecipazione di un variegato complesso di elementi sociali cileni fa presupporre una serie di problematiche ben più ampie e stringenti di un semplice aumento del costo di un bene pubblico. La iniziale reazione forte e violenta del governo, con la polizia e l’esercito che sono stati accusati di violazioni dei diritti umani nei confronti dei manifestanti, sottolinea una frattura netta tra una classe politica che non rappresenta che una minoranza del paese e il resto della popolazione: l’incapacità dei leggi tutto

Un decennio di mobilità elettorale

Luca Tentoni - 21.12.2019

Alla fine di un decennio che sul piano elettorale ha visto spostamenti di voti frequenti e numerosi (con la nascita e l'ottimo risultato del M5s alle politiche del 2013, l'affermazione del Pd alle europee 2014, la vittoria del M5s alle politiche del 2018, il primo posto della Lega alle europee del 2019) e il susseguirsi di leadership prima vincenti, poi improvvisamente declinanti, possiamo provare a fare il punto sulla volatilità potenziale delle scelte di voto degli italiani. C'è un ottimo libro del Mulino, a cura di Hans Schadee, Paolo Segatti, Cristiano Vezzoni ("L'apocalisse della democrazia italiana - Alle origini di due terremoti elettorali", pp. 176, 2019) che spiega come "la motivazione decisiva della scelta di tantissimi di cambiare voto sia da ricercare nella caduta verticale di reputazione dell’intero ceto politico tradizionale; una crisi di autorità, serpeggiante da ben prima della Grande Recessione e alimentata dalla diffusa convinzione che entrambi i partiti-cardine del sistema politico della Seconda Repubblica fossero incapaci di attrezzare il paese alle sfide epocali da fronteggiare". Nel volume si passano in rassegna i temi che possono aver influenzato, con la loro maggiore o minore salienza, le scelte di voto: ci sono molte sorprese, che il lettore scoprirà. Ma torniamo a noi, al filo logico di questo decennio. leggi tutto

FCA PSA tante ombre poche luci

Gianpaolo Rossini - 21.12.2019

La fusione tra PSA ed FCA mette insieme due realtà zoppicanti del settore auto con grosse difficoltà di mercato e in forte ritardo sotto il profilo tecnologico. PSA e FCA sono i produttori che per ultimi hanno sollevato il piede dalla trazione a gasolio e sono in ritardo rispetto a quasi tutti i concorrenti nell’ibrido e nell’elettrico. Hanno gamme di modelli in larga parte obsoleti e pochi progetti per il futuro prossimo. Nessuna delle due case ha una sufficiente presenza sui mercati a più forte crescita dell’Asia nonostante Psa sia partecipata da un produttore cinese. La prova di tutto questo viene dalle cifre della capitalizzazione delle due società complessivamente inferiori a quelle ad esempio di BMW che vende circa un terzo di auto di FCA-PSA. Psa viene dalla recente acquisizione di Opel che l’americana General Motors ha abbandonato dopo anni di perdite insanabili e investimenti al lumicino. FCA viene da anni di grande attivismo finanziario con i quali la proprietà ha progressivamente spezzettato una grande conglomerata simile ai grandi colossi coreani (Hyundai) e giapponesi (Mitsubishi, Honda) ottenendo tante piccole realtà industriali alcune delle quali vendute interamente a concorrenti, come Marelli. I risultati di queste incessanti manovre finanziarie sono stati deludenti leggi tutto

Poesia, cibo dell'anima e della mente

Francesco Provinciali * - 21.12.2019

Serbo un’intima gratitudine – che custodisco con gelosia e affetto – verso la scuola della mia adolescenza: ne conservo un ricordo sfocato e leggero dove, come in una magica e fiabesca rievocazione, trovano posto apprendimenti e personaggi e riaffiorano dettagli allora apparentemente insignificanti.

La rivisito con nostalgia e vi cerco spiegazioni e risposte al mio presente.

Trovo che fosse una scuola che sapeva affiancare la vita, senza forzature: svolgeva la sua parte, in genere con umiltà e in silenzio.

Non erano tutte rose e fiori, c’erano difficoltà, ingiustizie, discriminazioni: qualcuno l’ha poi ben evidenziato, scrivendo la sua lettera ad una professoressa e il sessantotto ha scoperchiato molte viltà ma le ‘vestali della classe media’, cioè gli insegnanti di quel tempo, erano le prime vittime della situazione dovendo vivere come i fedeli depositari di una cultura da tramandare in un mondo dove stavano emergendo con forza dei valori diversi: il successo, l’arrivismo, i lesti guadagni, la facilitazione, la stagione dei diritti, l’apertura al sociale, l’egualitarismo irriverente che ha poi partorito i mostri sacri della trasparenza e della privacy, mettendo di fatto le manette ai polsi delle relazioni personali e della comprensione leggi tutto

La lezione inglese

Paolo Pombeni - 18.12.2019

Ci si interroga sul significato più generale che possiamo dare a quanto si è verificato nella tornata elettorale in Gran Bretagna. Iniziamo col dire che, complice il fatto che di problemi a casa nostra ne abbiamo in dose sufficiente, questa volta di interpretazioni degli eventi britannici che miravano a dare spiegazioni in sintonia con i desiderata italiani ce ne sono state poche. La nostra destra fa fatica ad assimilarsi al pur scoppiettante Boris Johnson. Va tenuto presente che appiattirsi su di lui avrebbe significato esprimersi in senso anti europeista, cosa che, almeno formalmente, nessuna delle tre forze politiche che la compongono vuole fare (la tesi ufficiale non è per l’uscita dalla UE, ma per la sua “radicale riforma”). Così non si è di fatto andati oltre un generico apprezzamento per il prevalere di un vento di destra.

L’incerto e confuso centro nostrano non aveva modo di trarre fasti auspici: i liberali britannici, che si poteva presumere avrebbero profittato della svolta a sinistra del Labour non hanno ottenuto da essa la spinta per un significativo salto di posizione.

La sinistra che aveva promosso Jeremy Corbyn ad idolo dei nuovi fasti del para-marxismo del XXI secolo ha dovuto registrare che aveva scambiato i suoi sogni leggi tutto

Capire il sistema elettorale britannico

Fulvio Cammarano * - 18.12.2019

Le recenti elezioni in Gran Bretagna sono state l’occasione per una riflessione anche sui sistemi elettorali e sulle loro conseguenze. L’uninominale britannico ha da sempre un forte fascino per tutti coloro che pensano in termini di “governabilità” perché, unitamente al tendenziale bipartitismo della tradizione anglosassone, favorisce l’immediata individuazione del premier e dell’esecutivo. Le elezioni del 12 dicembre 2019 però saranno anche ricordate come una versione di quella referendal theory enunciata alla fine dell’800 da Lord Salisbury. Nella sostanza il leader conservatore rinviava agli elettori la soluzione di conflitti istituzionali inestricabili, come quelli ad esempio che potevano scoppiare tra Camera dei Comuni e Camera dei Lord. Sarebbero state le urne, in modo improprio, a dipanare la matassa: a seconda di quale maggioranza veniva inviata alla Camera dei Comuni si sarebbe stabilito chi tra i litiganti avesse ragione o torto. È quello che è successo in queste settimane: di fronte all’irrisolvibile rebus della Brexit, con il conflitto tra Parlamento e Premier, c’è stato il ricorso “referendario” alle urne. E il verdetto elettorale è stato chiaro e forte: i risultati, rinviando alla House of Commons una solidissima maggioranza tory, hanno dato ragione al Primo ministro e torto al Parlamento. Per questo il nodo è stato sciolto: leggi tutto