Ultimo Aggiornamento:
25 maggio 2019
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Argomenti

L'eterna questione della riforma elettorale

Luca Tentoni - 13.04.2019

Non è escluso che, vedendo i risultati delle elezioni europee, qualcuno abbia la malaugurata idea di ricominciare a invocare la riforma della legge elettorale per le Camere. È molto probabile, però, che non se ne faccia nulla: nonostante il sistema vigente sia a dir poco discutibile, non cambiarlo potrebbe rappresentare il male minore. L'idea di risolvere problemi (di offerta partitica, di sistema, di rapporti di forza) evocando l'azione salvifica della legge elettorale è un modo per sostituire la politica con la tecnica, salvo poi naturalmente lamentarsene quando l'effetto dei nuovi meccanismi si rivela ben diverso da quello atteso (per l'eterogenesi dei fini che colpisce sempre, dal 1993 in poi). È vero che nel 2018 il "Rosatellum" non ha prodotto maggioranze, costringendo il Capo dello Stato ad una lunga negoziazione (tipica, tuttavia, di tutti i regimi parlamentari, dove il governo non è, come si dice troppo spesso sbagliando, "eletto dal popolo"), ma è anche vero che l'abito non fa il monaco. Basti pensare all'altrettanto pessima legge elettorale approntata da Calderoli nel 2005 (il "Porcellum": la definizione è dell'autore leghista, con variante in latino maccheronico aggiunta da Sartori) che fu fatta per impedire la vittoria di Prodi nel 2006: l'obiettivo fu fallito alla Camera e quasi raggiunto al Senato, ma secondo alcune proiezioni leggi tutto

Se il pensiero non precede le parole

Francesco Provinciali * - 13.04.2019

Ricorre il 22 aprile il 110° anniversario della nascita di Rita Levi Montalcini, che ha lasciato una traccia indelebile nella cultura del Novecento a motivo della Sua poliedrica intelligenza e affascinante personalità.

La straordinaria opportunità di un’intervista con la scienziata mi ha lasciato in dono una sua considerazione, che trovo a un tempo altissima nella sua sintesi culturale e pratica nella gamma infinita delle sue possibili declinazioni.

“Pensare può essere utile mentre parlare non sempre è necessario”: si tratta di un’affermazione che nella sua apparente e sorprendente semplicità esprime in realtà un concetto denso di implicazioni utili nelle quotidiane circostanze della vita.

In genere accade infatti il contrario: si dicono e si ascoltano molte cose senza avere l’esatta percezione del loro significato.

Pensieri e parole non sono sempre legati da un nesso logico di causa-effetto, tanto è vero che molte delle incomprensioni nelle relazioni interpersonali sono dovute alla dissociazione e all’incoerenza tra le idee e i comportamenti.

Si utilizzano, cioè, stereotipi, considerazioni e opinioni come fossero beni di consumo, con disinvolta e spesso contraddittoria facilità si attinge al gran calderone delle frasi fatte e delle cose dette: trovandone già molte in libera circolazione risulta persino superfluo sforzarsi a pensarne delle proprie. leggi tutto

Per una economia responsabile

Michele Amicucci * - 13.04.2019

Nel suo Responsabili. Come civilizzare il mercato (Il Mulino, 2019) Stefano Zamagni individua nella “responsabilità” l’unica soluzione da opporre ai rischi odierni posti dal mercato globalizzato ed i suoi squilibri, dalla finanza deregolamentata ed oligopolistica, dalla digitalizzazione societaria e dagli avanzamenti, evidenti tanto quanto inquietanti, della tecno-scienza. Nell’attuale contesto globale l’autore specifica come sia facile per l’uomo commettere azioni collettive che suscitano effetti dannosi – non previsti e neppure a volte desiderati – sugli altri, delle quali tuttavia, in quanto individuo non riesce a sentirsi responsabile. Le conseguenze determinate dallo straripare della tecnica nella vita umana minano direttamente le “prospettive di sopravvivenza, nonché le stesse basi biologiche” dell’uomo in quanto tale.

È proprio l’innalzamento valoriale della responsabilità, etica e morale al tempo stesso su base individuale, che l’autore individua come risposta all’empasse odierno. Zamagni infatti pone l’esigenza di una nuova forma di responsabilità, attiva, dal carattere pubblico, legata alla reciprocità. Non è sufficiente “non fare più il male” ed il “rendere conto” (accountability), essere responsabili oggi deve significare “agire per il bene, prendersi cura”.

 

All’interno della sua ricerca, debitrice di una rilevante capacità leggi tutto

Ali, mezze ali, centro: i dilemmi della politica

Paolo Pombeni - 10.04.2019

Il nuovo fantasma che si aggira per l’Europa, ma particolarmente in Italia, è suscitato dalle previsioni sul futuro assetto della politica: andremo verso una radicalizzazione bipolare, o risorgerà il bisogno di un ponte moderato fra i due estremi? Non è che il dibattito sia proprio vivacissimo, ma c’è, perché ognuna delle soluzioni ha i suoi fan tra gli intellettuali, che in realtà tifano per sé stessi: quelli che si sono fatti una fortuna sostenendo posizioni “radicali” puntano sul bipolarismo estremo, quelli che si sono barcamenati fra i contendenti di questi anni sperano che risorga uno spazio per i “moderati”.

La questione è un ever green del dibattito politico occidentale. Senza scomodare la vecchia distinzione fra destra e sinistra che non è sempre chiarissimo a cosa si riferisca di preciso, possiamo partire dalla tradizionale dicotomia fra conservazione e progresso. Peraltro una distinzione subito messa in discussione secondo un modello elementare che paragonava la politica ad una macchina, la quale aveva bisogno tanto di un motore che la mandasse avanti quanto di un apparato frenante che fermasse la sua corsa quando diventava pericolosa. Si aveva così subito la soluzione equilibrata che risedeva nel favorire in politica una dialettica virtuosa fra conservazione e progresso, ovvero fra i leggi tutto

Rimborsi per i crack bancari: sono proprio giusti?

Gianpaolo Rossini - 10.04.2019

Le crisi bancarie italiane non sono state gestite bene. Certo si poteva fare anche peggio. Ma anche meglio. Serve a poco recriminare su chi abbia più colpe: il governo di allora, la Commissione Ue, la banca d’Italia o la Consob. Tutti hanno un pezzo di responsabilità. Nessuno però è unico colpevole. Abbiamo una moneta che ha compiuto 20 anni a inizio anno ma che mostra ancora alcuni caratteri adolescenziali. Non per colpa della BCE e del suo presidente. Ma dei governi che sono riluttanti nel devolvere l’intera fetta di sovranità che richiede una moneta federale come è l’euro. In questa situazione di limbo che da troppo tempo dura la crisi nata nel 2008 ha falciato alcune banche italiane di piccola dimensione e una grande, il Monte dei Paschi di Siena, l’istituto di credito più antico del pianeta. Nel caso di MPS si è proceduto con una nazionalizzazione, soluzione già ampiamente adottata ad esempio nella -a parole ma non nei fatti - iperliberista Gran Bretagna per la Bank of Scotland e altre minori. In Italia le banche minori in difficoltà sono state acquistate a costo zero da grandi banche come Banca Intesa. Ma cosa è successo agli individui coinvolti? Per chi aveva un deposito in conto corrente non leggi tutto

Quo usque tandem?

Stefano Zan * - 06.04.2019

Fino ad oggi le elezioni europee sono state elezioni “tranquille” che non prevedevano grandi stravolgimenti né a livello comunitario né, tantomeno, a livello nazionale.

Questa volta le cose sono diverse perché alle elezioni del 26 maggio si gioca una partita che può avere effetti rilevanti sia in Europa che nel nostro Paese.

In Europa si tratta di certificare con un voto vero e non con un sondaggio il peso dei partiti e dei paesi sovranisti rispetto ai partiti filo europei. Una sfida importante che per la prima volta rischia di mettere in discussione l’assetto di potere dell’Unione rispetto ai decenni passati.

Anche in Italia si tratta di certificare con un voto che coinvolge tutti gli elettori, i rapporti di forza tra i principali partiti di governo e non. La Lega è davvero sopra il 30%? I 5 Stelle sono davvero sotto il 20%? il PD è davvero intorno al 25%? Un conto infatti sono i sondaggi altro conto sono i dati reali.

Nel frattempo il sistema italiano, che si sta avvitando in una recessione economica sempre più pesante, è sostanzialmente paralizzato da una convinzione largamente diffusa, ancorché non suffragata da nessuna evidenza empirica, e cioè che ai due partiti di governo non convenga andare alle elezioni dopo aver leggi tutto

Il possibile futuro del governo gialloverde

Maurizio Griffo * - 06.04.2019

È all’incirca dal giorno del suo insediamento che molti commentatori e osservatori politici formulano previsioni pessimistiche sulla durata del governo legastellato. Le ragioni di questo pessimismo sono note e anche comprensibili. Si tratta di un governo nato da quello che non è inesatto definire uno stato di necessità. Anzitutto perché intese del Movimento Cinque Stelle o della Lega con altre forze politiche presenti in parlamento non sono state possibili. A questa condizione politica di fondo va aggiunta la moral suasion del Quirinale; nella lunga fase di consultazioni che è seguita al voto, Mattarella ha fatto capire che non avrebbe sciolto volentieri le camere appena elette. Inoltre, il governo, è il caso di ricordarlo, non origina da un accordo politico ma si basa su di un contratto di governo, messo a punto dopo laboriose trattative; un contratto di cui è garante uno stimato professore di diritto privato che, con una prassi sicuramente inconsueta, è stato chiamato a presiedere il governo. Va poi ricordato che, come risulta dai risultati del voto del marzo 2018, le constituencies sociali e geografiche dei due partiti sono del tutto diverse.

Nei quasi dieci mesi che sono passati dal 1° giugno 2018 l’impressione che il governo non abbia una linea politica condivisa ma che proceda su leggi tutto

I cattolici nei tempi nuovi della cristianità

Francesco Provinciali * - 06.04.2019

Abbiamo imparato sui banchi di scuola a contestualizzare gli eventi, collocandoli nel presente e - insieme - nel flusso dei fatti della storia. La contestualizzazione è l’opposto del radicalismo ideologico e del dogmatismo: è aderenza alla realtà e sua lettura, attraverso gli strumenti del pensiero critico, della ragione e dell’etica.

Non significa “secolarizzare” o rendere relativo e avulso dalla storia il presente: al contrario implica uno sforzo di conoscenza, comprensione e interpretazione della realtà per vivere con maggiore consapevolezza il proprio tempo.

Siamo tutti in diversa misura attori e partecipi della vertiginosa accelerazione impressa al ‘modus vivendi’ e al ‘modus operandi’ nei costumi sociali e negli stili di vita individuali degli ultimi decenni, anche in relazione alla straordinaria incidenza che le nuove tecnologie e la loro diffusione hanno avuto nella deriva della globalizzazione e in quella opposta che le sta subentrando: poiché i corsi e ricorsi storici ci hanno insegnato che non esiste un anno zero, in cui tutto si annienta per dare spazio ad una improbabile teoria del cominciamento che escluda una continuità con il passato.

Siamo inesorabilmente legati a doppio filo alle coordinate spazio-temporali della storia, che è continuità, flusso, leggi tutto

Tiro alla fune

Paolo Pombeni - 03.04.2019

Avete presente il gioco del tiro alla fune? Serve per mettere alla prova i muscoli di due squadre, senza che chi perde si faccia male, perché viene semplicemente “trascinato” ad oltrepassare un certo confine. Bene, al momento è il giochetto che sembrano prediligere i due azionisti di maggioranza del governo in carica. Ognuno tira la fune con tutta la forza (propagandistica) che ha, e fino ad ora ciascuno va un po’ avanti e un po’ indietro a seconda dei momenti senza però che nessuno soccomba del tutto e superi il famoso paletto di confine.

Dovrebbe servire per infiammare le reciproche tifoserie che seguono la gara dagli spalti, ma il gioco è più pericoloso di quel che sembra, perché prevede strattoni dati a sorpresa per cogliere l’avversario impreparato e trucchetti vari con cui cercare di guadagnare vantaggi: tutte cose che, nel mondo reale, hanno conseguenze e ricadute.

La concentrazione di Lega e M5S sul tiro alla fune in vista delle urne europee del 26 maggio (ma, in contemporanea, di urne per regionali, comunali e un paio di suppletive, è bene ricordarsene) impedisce al governo di affrontare i problemi in corso e quelli che si affacciano all’orizzonte (anche molto gravi secondo non pochi analisti autorevoli). La questione principale è quella economica. leggi tutto

Lo strano fascino dell’autoritarismo

Fulvio Cammarano * - 03.04.2019

L’accordo commerciale con la Cina ha sollevato molte perplessità dal punto di vista del rischio di penetrazione del modello cinese nel cuore dell’Occidente. Al di là delle rassicurazioni fornite dal Presidente del Consiglio e delle ricadute economiche e politiche degli accordi, quello che andrebbe sottolineato è la scarsa attenzione dell’opinione pubblica ai temi dei valori etici che tale presenza potrebbe sollevare.  Si tratta di una questione complessa che non riguarda solo il nostro Paese e che potremmo definire “il senso di inferiorità delle democrazie liberali nei confronti dei sistemi autoritari”. Cosa significa? Semplicemente che esiste una lunga e mai interrotta storia di fascinazione delle democrazie liberali nei confronti dei Paesi ricchi e potenti governati da sistemi politici variamente autoritari. Le democrazie liberali, come è noto, sono caratterizzate dalla centralità del Parlamento, dell’opinione pubblica, dei sistemi di checks and balances dei poteri, a cominciare dal pluralismo dell’informazione. Si tratta di meccanismi nati per garantire il controllo del potere e dunque destinati a forgiare forme di elaborazione delle decisioni politiche decisamente più articolate e complesse e di conseguenza, inevitabilmente, meno rapide. Non è un caso, d’altronde, che, dall’esordio dei sistemi liberali ottocenteschi a oggi, il ruolo dell’esecutivo leggi tutto