Ultimo Aggiornamento:
23 marzo 2019
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Argomenti

Pd, il tempo è quasi scaduto

Luca Tentoni - 09.02.2019

Il destino del Pd e, più in generale, delle attuali opposizioni parlamentari si decide da qui a fine giugno, nei cinque mesi durante i quali si rinnoveranno l'Europarlamento, alcuni consigli regionali (Abruzzo, Sardegna, Piemonte, Basilicata; Emilia-Romagna e Calabria voteranno a fine 2019) e molti consigli comunali. I primi risultati - ferma restando la specificità della regione nella quale si vota e la strutturazione dell'offerta elettorale, soprattutto a sinistra - arriveranno già nelle prossime ore dall'Abruzzo. Si tratta di test indicativi solo se considerati nel loro complesso, a consuntivo. Detto ciò, è molto probabile che a fine maggio (e ancor più dopo le comunali) avremo un quadro politico diverso da quello del 4 marzo 2018: tendenzialmente più favorevole alla Lega e meno a FI e (forse) ai Cinquestelle. Il problema delle opposizioni "in crisi", che si pose nel 1997-'98 per il centrodestra di Berlusconi e nel 2002-'03 e nel 2009-'10 per il centrosinistra, venne superato perché quando si verificarono problemi ci fu anche il tempo di risolverli (cosa che non fu possibile al centrodestra del '94 e al centrosinistra del 2008, vincitori delle elezioni ma presto entrati in un tunnel senza uscita). Le legislature "lunghe" (1996-2001, 2001-2006, 2008-2013, così come la 2013-2018, durante la quale una Lega in crisi ebbe tempo e modo per rilanciarsi raggiungendo leggi tutto

Reddito di cittadinanza: il voto di scambio nel XXI secolo

Gianpaolo Rossini - 09.02.2019

È forse il più grande voto di scambio della storia d’Italia e del secolo XXI. Secondo le stime del governo toccherà poco più di 5 milioni di cittadini. Ma potrebbe raggiungere cifre più ragguardevoli in grado di fare saltare il banco. Il reddito di cittadinanza costituirà per i 5 Stelle una base di consenso elettorale di lunga durata, che sarà difficile da scollare per qualsiasi opposizione presente e futura. Una parte della platea, probabilmente un quarto, riceverà la pensione di cittadinanza. Per queste persone non ci sarà alcun obbligo di ricercare un lavoro e quindi si tratta solamente di un aumento delle pensioni sociali, ovvero un regalo per persone povere ma anche e soprattutto per coloro che non hanno versato mai contributi e che vedranno la loro pensione vicina a quella della maggioranza degli italiani che hanno pagato contributi. Per il restante tre quarti si tratta di un reddito che in pochi casi avrà una caratteristica di temporaneità come il governo vorrebbe far credere. Per due ragioni. Perché la maggior parte degli aventi diritto sono senza lavoro di lunga durata o persone che non hanno mai cercato lavoro. E in secondo luogo perché in Italia non ci sono 4 milioni di posti di lavoro leggi tutto

Il declino dei 5 Stelle

Stefano Zan * - 09.02.2019

Ci sono almeno cinque fattori che inducono a pensare che il calo dei consensi registrato dai 5 Stelle nell’ultimo anno possa continuare nei mesi a venire: il sistema di offerta politica; la leadership; le proposte; l’Europa; il costo delle mediazioni di governo.

Fino al 4 marzo 2018 i 5 Stelle erano l’unico partito radicalmente alternativo al “regime” precedente e l’unico partito nuovo presente nell’arena politica. Nel giro di pochi mesi la Lega è riuscita a presentarsi tanto come partito nuovo quanto come partito alternativo togliendo ai 5 Stelle il monopolio dell’alternativa. Soprattutto al sud la Lega si presenta come il vero partito nuovo laddove i 5 Stelle sono presenti con successo già da alcuni anni. L’offerta politica, per chi voglia esprimere un forte dissenso nei confronti dei governi precedenti, è cambiata profondamente e offre oggi due opzioni anziché una sola il che, ovviamente, consente di indirizzare in maniera diversa il voto di protesta erodendo consenso a chi prima aveva, appunto, una sorta di monopolio.

La questione della leadership è articolata e presenta molti aspetti. Intanto Salvini, con la metà dei parlamentari, è riuscito a imporsi nei fatti come il vero leader del governo con una capacità contrattuale leggi tutto

Prigionieri delle ideologie

Paolo Pombeni - 06.02.2019

Parlare di ideologie per preconcetti e fissazioni trasformati in slogan elettorali è senz’altro tecnicamente sbagliato. Ma di questi tempi in cui l’uso di un linguaggio appropriato è ridotto al lumicino anche quella roba lì può essere fatta passata per ideologia. Comunque la si voglia mettere resta il fatto che la politica italiana, specie quella del governo, è bloccata da un sostrato di rappresentazioni propagandistiche su cui si è costruita la raccolta del consenso elettorale. E poiché come sempre accade il consenso ottenuto a base di slogan è volatile tutti vivono nella preoccupazione che il vento cambi direzione.

L’elenco delle materie in cui le pseudo-ideologie delle varie parti paralizzano una seria presa in carico dei problemi è presto fatta. Si può cominciare da due casi eclatanti, la TAV e il Venezuela.

Sulla telenovela della alta velocità fra Torino e Lione ormai siamo alle comiche finali, con i Cinque Stelle che non sanno più cosa inventarsi per fare i bulli senza poter esibire il famoso documento sulla valutazione costi-benefici, documento che deve sempre uscire, ma non esce mai. È sempre più evidente che si tratta di quelle che a torto potrebbero essere definite questioni di principio: M5S a dire che quei soldi sono buttati e che è meglio spenderli altrove leggi tutto

Questioni di egemonia

Nicola Melloni * - 06.02.2019

L’arrivo della socialista Alexandria Ocasio-Cortez a Washington ha scatenato un putiferio. La sua prima uscita politica – la richiesta di alzare le tasse per i contribuenti più ricchi – ha fatto imbizzarrire i repubblicani e messo in forte disagio i democratici.

La Ocasio-Cortez, nota ormai come AOC, è forse il volto più noto dell’onda socialista che sta attraversando l’America, qualcosa che fino a pochi anni fa sarebbe stato assolutamente impensabile. Eppure, al contrario di molti paesi europei, negli USA la crisi è stata una opportunità per la sinistra “radicale” – un termine su cui torneremo.

La richiesta di alzare l’aliquota marginale sui redditi più alti al 70% non è una boutade casuale. Non che abbia alcuna chance di diventare legge, ma è chiaramente parte della definizione di una piattaforma politico-economica coerente in vista delle prossime primarie. Si tratta di un programma di marca chiaramente socialdemocratica: dalla sanità pubblica alla redistribuzione attraverso la leva fiscale. Financo Elizabeth Warren – una democratica vecchio stile, non una socialista, ma col rigore morale dei classici liberali trust-buster che la fa apparire, oggi, una rivoluzionaria – si è detta a favore di una tassa sulle ricchezze (e non solo sul reddito) più elevate.

I provvedimenti in gioco non sono classicamente populisti, anzi, rientrano all’interno di un leggi tutto

La scuola in Europa, dal tablet al libro di Stato

Francesco Provinciali * - 06.02.2019

Mentre la Finlandia prosegue la sperimentazione avviata nel 2016 che prevede l’abolizione del corsivo nell’apprendimento della letto-scrittura per sostituirlo, insieme al libro cartaceo, con l’uso del tablet fin dal primo anno della scuola dell’obbligo, in Ungheria il Governo decide che i libri in dotazione alle classi del sistema scolastico nazionale saranno pubblicati esclusivamente dal Centro Statale per lo sviluppo dell’istruzione (OFI).

Come riferito da Il sole 24 ORE, la riforma voluta dal premier Vicktor Orban mette al bando i testi scolastici pubblicati da case editrici private e ciò al fine di garantire allo Stato il controllo e il monopolio della formazione didattica.

Sono due modi opposti di considerare non solo le metodologie didattiche dell’insegnamento-apprendimento, quanto i contenuti e le finalità educative del sistema formativo, da parte di due Paesi che pure fanno parte della Comunità europea.

Da un lato l’introduzione del tablet in sostituzione di libri e quaderni rappresenta una scelta che si stacca nettamente dai programmi scolastici tradizionali al punto di aver sollevato critiche e perplessità, sia in ordine all’abolizione del corsivo sia a motivo dell’estensione pervasiva di un apprendimento basato su dotazioni tecnologiche che implicitamente leggi tutto

Una vittoria di Pirro?

Stefano Zan * - 02.02.2019

Lega e 5Stelle hanno vinto. I loro cavalli di battaglia, quota cento e reddito di cittadinanza, sono leggi dello Stato che devono essere implementate e in questo modo perderanno progressivamente quella forza propagandistica che hanno avuto fino a quando erano semplici promesse elettorali e che fino ad oggi hanno spiegato molto del loro consenso. Adesso sono diritti dei cittadini e i cittadini hanno sempre dimostrato scarsa riconoscenza nei confronti di chi ha loro garantito benefici specifici (vedi gli 80 euro di Renzi).

Ma le due vittorie hanno caratteristiche diverse che incideranno non poco sul confronto politico dei prossimi mesi.

Ai 5 Stelle l’approvazione della legge è costata, direttamente e indirettamente, un 7% dei consensi (stando ai sondaggi); alla Lega ha garantito il raddoppio dei consensi.

Quota 100 è di facile applicazione e non produrrà problemi dal punto di vista amministrativo gestionale.

Il reddito di cittadinanza, per i primi mesi, sarà di difficilissima applicazione e continuerà a creare problemi di varia natura applicativa, che si ripercuoteranno inevitabilmente anche sul valore del provvedimento in sé attirandosi critiche di ogni genere.

Con il reddito di cittadinanza i grillini hanno “consumato” il loro grande cavallo di battaglia in positivo e si ritrovano con poche frecce al loro arco. leggi tutto

Il governo delle divergenze parallele

Francesco Provinciali * - 02.02.2019

Per Aldo Moro quella delle convergenze democratiche fu un’intuizione che prefigurava un disegno politico lungimirante, per Eugenio Scalfari diventò – in un editoriale del 1960 su L’Espresso divenuto celebre nel glossario dell’epoca – un ossimoro tradotto in una formula giornalistica di successo.

Altri tempi, altra storia, altra politica.

Il “Governo del cambiamento” che avrebbe voluto saltare a piè pari la duplice stagione della democrazia bloccata- quella del monolite democristiano della Prima repubblica e quella del tripartitismo imperfetto succedaneo al bipolarismo precario sinistra/destra del dopo tangentopoli – sta portando i moccoli al cimitero della politica parlamentare come luogo istituzionale del dialogo e del confronto sulle idee e gioca più di tattica che di strategia, in una interminabile partita che è già arrivata ai tempi supplementari.

Sullo sfondo dell’alleanza giallo-verde la campagna elettorale è come il leitmotiv di un monotono spartito musicale, la ricorrente colonna sonora di un film senza trama, specie in vista delle elezioni europee di maggio. Tutto ruota e si muove in funzione di uno scenario più ampio apparentemente disdegnato se non per lungo tempo avversato: gli equilibri e le alleanze dell’Europa che abita a Strasburgo, la guida dell’U.E. e della sua Commissione, insomma il dopo Juncker, un’incognita densa di possibili ibridazioni. leggi tutto

Un governo senza meta

Paolo Pombeni - 30.01.2019

Se volessimo giocare un po’ con le parole e le immagini, diremmo che l’attuale governo giallo-verde naviga senza avere a disposizione alcun porto sicuro di approdo. Visto quel che sta succedendo, l’immagine rischia di essere truce.

Imprigionati nelle loro strategie elettorali i due dioscuri, Salvini e Di Maio, sorvolano sui problemi profondi del paese e giocano soltanto a buttarla in caciara, si tratti di proclamare una immaginaria sacra difesa dei confini o di inneggiare al ritorno del welfare state grazie al reddito di cittadinanza. Naturalmente con un sistema mediatico che se li disputa, accanto all’ineffabile Di Battista, per i propri palcoscenici non c’è nemmeno da meravigliarsi troppo se lo spettacolo continua: si sa che la carne è debole.

Per chi volesse guardare le cose con un poco più di distacco la faccenda è ben più complicata. Innanzitutto la bocciatura da parte del Capo dello Stato del decreto semplificazioni è una figuraccia di non poco conto, soprattutto per un Presidente del Consiglio che è anche un professore di diritto, sia pure di diritto privato. Che l’abuso dei decreti legge come strumenti in cui infilarci di tutto e di più fosse oggetto di critiche pesanti lo sanno anche gli studenti dei corsi base di Diritto Pubblico. leggi tutto

L’incontro socialisti-cattolici: un’occasione mancata?

Lucrezia Ranieri * - 30.01.2019

Non raramente la storia italiana del post ’45 è stata raccontata come una storia di “occasioni mancate”. Il libro recentemente edito da Marsilio, Democristiani, cattolici e Chiesa negli anni di Craxi e curato da Gennaro Acquaviva, Michele Marchi, Paolo Pombeni affronta per l’appunto una di queste “occasioni mancate”: quella dell’incontro tra socialisti e cattolici negli anni Ottanta, avvenuto forse sul piano della strategia politica – o forse è più giusto dire della necessità politica – ma non su quello delle culture, delle prospettive di modernizzazione, delle ipotesi di riforma del sistema. Ma perché l’incontro tra socialisti e cattolici avrebbe dovuto, in primo luogo, essere considerato un’occasione? Un primo punto di riflessione viene messo in luce da M. Marchi nell’introduzione, ed attiene allo stridente rapporto tra l’immobilismo interno alla politica italiana e il movimento impresso alla società tanto dagli avvenimenti internazionali, a partire dalla fine di Bretton Woods e dalle crisi petrolifere eventi che avrebbero sensibilmente ridisegnato l’economia occidentale, quanto dall’epoca post-conciliare. Dopo il fallimento della solidarietà nazionale, la questione, divenuta cruciale, della riforma del sistema politico ricadde nuovamente nelle mani di socialisti e cattolici, chiamati a traghettare il paese fuori dalla paludosa, e progressivamente sempre più anacronistica, logica del consociativismo e del bipartitismo imperfetto leggi tutto