Ultimo Aggiornamento:
21 ottobre 2017
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Argomenti

Limiti e risorse della "Grande coalizione" all'italiana

Luca Tentoni - 09.09.2017

Mentre in Germania si attende il voto del 24 settembre per sapere se sarà confermata al governo del Paese la "Grosse Koalition" fra i democristiani della Merkel e i socialdemocratici di Schulz, in Italia i due possibili alleati di una maggioranza consimile provano a mantenersi distanti: un po' per l'approssimarsi delle elezioni siciliane (che vedranno contrapporsi il candidato del Pd a quello del centrodestra unito), un po' perchè nessuno può dare per scontata oggi un'intesa "necessitata" che si concretizzerebbe eventualmente dopo le elezioni generali di marzo (con più che probabili durissime reazioni della Lega: Salvini, se escluso dall'accordo Berlusconi-Renzi, denuncerebbe il "tradimento" del Cavaliere). Inoltre, soltanto accennare all'eventualità di un'alleanza Pd-Ap-FI farebbe "fuggire" una parte dell'elettorato "di frontiera": da una parte, verso Mdp e sinistra; dall'altra, verso Lega e FdI. Secondo i sondaggi più recenti, oggi i tre partiti avrebbero complessivamente circa il 44% dei voti, contro il 47,2% ottenuto nel 2013 da Pd e Pdl. Con una buona campagna elettorale, Berlusconi, Renzi e Alfano potrebbero riuscire a raggiungere quota 47, ma la conquista della maggioranza assoluta dei seggi in entrambe le Camere non sarà né scontata, né facile. I possibili protagonisti italiani della "Grande coalizione" si presentano alle elezioni politiche con alcuni problemi "strutturali" leggi tutto

Dunkirk di Christopher Nolan. Il ritorno dell’epica di guerra (e l’involontario omaggio all’arroganza).

Marco Mondini - 09.09.2017

Una pellicola enigmatica.

You can’t blame Christopher Nolan for Brexit («non possiamo rimproverare Christopher Nolan per la Brexit») ha scritto il Guardian il 20 luglio scorso. Non c’è dubbio. Quando il referendum britannico sulla permanenza nell’Unione Europea si è tenuto, nel giugno 2016, l’ultimo film del regista anglo-americano, era già in fase avanzata di lavorazione: scritta la sceneggiatura, scelti gli attori e iniziate le riprese.Era da anni che Nolan meditava di raccontare al cinema l’operazione Dynamo, la leggendaria evacuazione delle truppe britanniche (e francesi), accerchiate dai tedeschi nella sacca di Dunquerque e miracolosamente riportate in Inghilterra negli ultimi giorni del maggio 1940, e comunque dal 2015 che si parlava della produzione del film.Eppure,lo spettatore europeo sfugge difficilmente alla sensazione che Dunkirk sia un inno trionfante all’orgoglio, al solipsismo e, per dirla tutta, all’arroganza britannica. Nolan, come la stragrande maggioranza degli intellettuali, degli artisti e in generale delle persone colte del Regno Unito, sarà anche personalmente contrariato dall’inopinata decisione dei suoi compatrioti, ma la sua pellicola possiede tutti gli ingredienti per assurgere al rango di emblema del neo isolazionismo dell’era Brexit.

 

Niente paura, siamo inglesi. leggi tutto

Da rivoluzionario a senza patria: Saakashvili e le battaglie perse per la democrazia

Nicola Melloni * - 09.09.2017

Nelle ultime settimane è tornato a circolare tra i media internazionali il nome di Mikhail Saakashvili – già presidente georgiano dopo esser stato alla guida della cosiddetta rivoluzione delle rose, e già governatore della regione di Odessa, in Ucraina, dopo la rivolta di piazza Maidan a Kiev. L’ineffabile politico cosmopolita è riuscito nell’impresa di perdere la cittadinanza ucraina che gli era costata in precedenza quella georgiana, e rimanere così apolide, ormai più personaggio in cerca di autore che rivoluzionario in cerca di una causa.

Saakashvili si è fatto immediatamente sentire, accusando il governo di Kiev di cospirazione politica dopo aver fatto lo stesso con quello di Tblisi qualche anno fa: a suo parere Poroshenko avrebbe tradito gli ideali libertari di Maidan e si sarebbe sentito minacciato dal carisma e dalla popolarità dello stesso Saakashvili.

La vicenda ha i contorni dell’opera buffa ma invita aduna riflessione più seria su alcuni dei regimi politici post-Sovietici che circondano la Russia e che a tornate periodiche si affacciano sui nostri giornali.  Proprio Saakashvili è stato il primo interprete di quelle rivoluzioni colorate che, nella mente di commentatori e analisti, sarebbero dovute essere il compimento di quelle iniziate, e mai finite, nel 1989.

In effetti, se in Europa Orientale, pur tra leggi tutto

Scenari in movimento?

Paolo Pombeni - 06.09.2017

All’avvio della ripresa autunnale gli scenari entro cui si muove la politica italiana sembrano piuttosto diversi da quelli che avevano contraddistinto la precedente fase dell’anno in corso. E’ vero che le incognite internazionali sono di difficile lettura, perché dove ci porterà la crisi innescata dalla Corea del Nord non è al momento prevedibile, e non si tratta di una variabile di poco conto. Poi c’è la situazione all’interno della UE che si rimetterà in moto dopo il risultato delle elezioni tedesche il 24 settembre: non si tratta solo di registrare la probabile vittoria della Merkel, ma di vedere, e ci vorrà qualche tempo, con quale coalizione governerà il suo quarto mandato, perché da ciò dipendono gli andamenti della sua politica europea.

Tradizionalmente però le nostre forze politiche non incentrano i propri interessi su questi temi, ma si arrovellano sugli equilibri possibili per la gestione del governo di casa nostra. Normale, almeno in parte, in una fase ormai sempre più pre-elettorale con le classi dirigenti del paese che si interrogano su chi sarà il futuro reggitore delle politiche del prossimo esecutivo. E qui non è solo questione dei nomi dei possibili futuri premier, ma anche di quale potere essi potranno avere rispetto alle maggioranze leggi tutto

Macron presidente: quattro mesi e luna di miele finita?

Michele Marchi - 06.09.2017

Non si è ancora concluso il primo “quadrimestre”ed Emmanuel Macron è già crollato nel gradimento dei francesi. O almeno così recitano i sondaggi che hanno accompagnato la rentrée 2017. Sembrano un lontano ricordo, le luci del Carousel du Louvre della sera del 7 maggio scorso, ma anche il 64% di gradimento del dopo elezioni legislative. In due mesi esatti Macron ha battuto entrambi i suoi due predecessori. A fine agosto 2007 Sarkozy poteva vantare ancora un invidiabile 69% di gradimento. Mentre Hollande nel 2012 navigava attorno al 54%. Come spiegare il 40% di gradimento del giovane presidente? Commentatori e sondaggisti si stanno accanendo in mille elucubrazioni. Le motivazioni più citate riguardano errori di comunicazione e scarsa azione pedagogica nello spiegare le riforme che l’esecutivo ha avviato. In molti puntano poi il dito contro la cosiddetta “dittatura dell’urgenza”, in base alla quale un’opinione pubblica sempre più informata ma anche sempre più disincantata, pretenderebbe soluzioni rapide per problemi in realtà complessi e stratificati. Insomma, secondo la logica dei rapidi entusiasmi, seguiti da altrettanto veloci disillusioni. Tutto plausibile, ma forse qualche indicazione sistemica in più il “crollo” di gradimento la offre.

Prima di tutto si è parlato molto, nel corso della lunga sequenza elettorale francese, di superamento del clivage sinistra/destra e della leggi tutto

Nuovo approccio dell’Unione europea alla resilienza: possibili implicazioni per la società civile

Lucia Conti * - 06.09.2017

In giugno 2017 l’Unione europea (UE) pubblica la comunicazione sulla resilienza: “Un approccio strategico alla resilienza nell’azione esterna dell’UE”, che integra la precedente comunicazione del 2012: “Imparare dalle crisi sulla sicurezza alimentare” allo scopo di riadattare l’azione esterna alle nuove sfide globali.

 

Il concetto di resilienza, desunto dalla fisica, è oggetto di molte discipline. Al di là della definizione diffusa di: “adattamento positivo nonostante le avversità”, i ricercatori concordano che può assumere sfaccettature ed implicazioni diverse a seconda dei contesti in cui viene applicata: individui, famiglie, comunità e culture.

 

Il concetto è relativamente nuovo nella cooperazione allo sviluppo e nella comunicazione del 2012 viene collegato alla sicurezza alimentare e nutrizionale e definito come: “L’abilità dell’individuo, del nucleo familiare, della comunità, di un paese o di una regione di far fronte, adattarsi e ristabilirsi da stress e shock”. La novità della comunicazione del 2017 è l’approccio sistemico che vede il sistema sociale come un organismo capace di integrare e orientare le sue componenti interconnesse verso finalità comuni. Obiettivi e strategie vengono quindi ridefiniti. Oggetto primario dell’azione leggi tutto

Alla ricerca di un “vincitore”

Luca Tentoni - 02.09.2017

Alle prossime elezioni regionali siciliane e alle "politiche" del 2018 assisteremo alla consueta disputa sull'interpretazione del voto. Ne avremo tre: quella degli esperti, tendenzialmente avalutativa e basata su molteplici criteri; quella della stampa, mirante a semplificare e a proclamare vincitori e sconfitti; quella dei partiti, che cercheranno a far propria l'interpretazione - fra tutte quelle proposte - per loro più lusinghiera, dunque vantaggiosa. Il problema della valutazione dei dati fa parte ormai del gioco politico: si può dire che è la fase supplementare della campagna elettorale, perchè - a livello di comunicazione - non basta (si può dire: talvolta non è neppure necessario) vincere ma bisogna trasmettere - inverare mediaticamente - l'immagine della propria affermazione. Ecco perchè occorre tenere distinta, nella lettura dei risultati da parte dell'opinione pubblica e della stampa, l'analisi scientifica operata dagli esperti da quella politica, veicolata dai partiti. Poichè talvolta i dati possono essere confrontati e analizzati prendendo come riferimento precedenti diversi (in ordine di tempo o di tipo della competizione) o campi particolari (territorio, condizione socio-culturale, PIL, classi di età) o privilegiando alcuni risultati (il numero dei seggi o dei voti in percentuale, per esempio) rispetto ad altri (i voti assoluti, l'incremento o il decremento in voti anzichè in percentuale) può capitare che si ingeneri leggi tutto

Settembre andiamo …

Paolo Pombeni - 02.09.2017

Le reminiscenze scolastiche sono dure a morire e dunque ogni settembre torna alla mente la poesia di D’Annunzio: “settembre, andiamo, è tempo di migrare …”. Il ricordo sottolinea quell’andamento del tempo mutuato sulla scuola per cui in effetti a settembre sembra che ricominci tutto dopo quella che dovrebbe essere la pausa estiva.

Così è anche per la politica, che in agosto in genere non va completamente in vacanza perché si esercita a prepararsi il terreno per la ripresa autunnale, ma che comunque è attesa alla prova di quello che, almeno sulla carta, potrebbe essere un nuovo inizio. Quest’anno se non sarà un nuovo inizio ci si attende quanto meno una certa svolta, perché le scadenze che ci si parano davanti non sono davvero né poche né modeste.

Cominciamo da quella che potrebbe apparire la più lontana dai nostri problemi immediati. Il 24 settembre si voterà in Germania. I pronostici danno per certa la vittoria della Merkel e del suo partito, ma bisognerà vedere l’ampiezza del successo. A prescindere da questo, se non ci saranno sorprese sconvolgenti, la riproposta incoronazione della Cancelliera aprirà una nuova fase nella vicenda dell’Unione Europea. In probabile tandem con Macron verrà preso in mano lo spinoso dossier della necessaria riforma della UE: leggi tutto

Tempo di vacanze …

Paolo Pombeni - 05.08.2017

Cari Lettori,

    agosto è tradizionalmente tempo di vacanze, anche se non per tutti. Il nostro piccolo periodico che, come sapete, si basa interamente sul lavoro volontario di redattori e collaboratori, si concede un periodo di sospensione. Torneremo regolarmente da voi coi consueti due numeri settimanali del mercoledì e del sabato a partire da sabato 2 settembre. Naturalmente come sempre quelli di voi che sono iscritti alla nostra mailing list di avvisi riceveranno la consueta comunicazione della messa in rete del numero.

Contiamo che anche gli altri continuino a seguirci con la simpatia che hanno mostrato sin qui. Ormai c’è una comunità di circa 3000 lettori a numero che accede al nostro sito. Questo per noi è un grande orgoglio perché siamo un gruppo di persone che fa questo lavoro per passione, senza altro fine che mettere a disposizione di chiunque voglia approfittarne delle riflessioni sugli avvenimenti politici.

In un contesto sempre più dominato da prese di posizione partigiane e da lotte fra gruppi e tribù politiche, noi continuiamo ostinatamente a credere che ragionare di politica aiuti la crescita civile del nostro paese e che ci sia più gente di quanta ritengono politici e produttori di talk show desiderosa di essere stimolata a riflettere. leggi tutto

La complessa ricomposizione del centrodestra

Luca Tentoni - 05.08.2017

Secondo tutti i sondaggi, i partiti di destra si apprestano a superare - dopo più di venti anni - il centrodestra di Berlusconi. La Lega (Salvini) e Fratelli d'Italia (Meloni) sono accreditati di una percentuale complessiva oscillante fra il 17 e il 20% dei consensi popolari, mentre Forza Italia non arriva mai, nelle diverse rilevazioni, oltre quota 14%. Questo cambiamento di rapporti di forza ci riporta alle prime due elezioni politiche della Seconda Repubblica: nel 1994, infatti, Lega (8,4%) e AN (13,5%) superarono, sia pur di poco (21,9 a 21) il partito di Berlusconi; nel 1996 (Lega 10,1%, AN 15,7% contro il 20,6% di FI, senza contare il 5,8% del CCD-CDU che riportò l'ago della bilancia in equilibrio) si arrivò ad un sostanziale pareggio reso simbolicamente inutile - oltre che dalla sconfitta elettorale contro l'Ulivo di Prodi - da altri due fattori (l'uscita del Carroccio di Bossi dall'alleanza di centrodestra e il progressivo avvicinamento al centro del partito di Fini). La caratterizzazione sempre più marcatamente di centrodestra di AN, inoltre (fino alla confluenza nel PDL) ha molto attenuato la natura di "destra" del partito di Fini, così come la stessa Lega di Bossi, dopo l'accentuazione secessionista e di protesta radicale del 1994-1996, si è ritrovata ad essere forza più di governo che di lotta per tutto il decennio iniziale del XXI secolo. leggi tutto