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18 aprile 2026
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Argomenti

L'assolutismo nasce dalla degenerazione del potere

Francesco Provinciali * - 31.05.2025

                     ”Chiunque abbia potere è portato ad abusarne, egli arriva fin dove non trova limiti

                                                                                                                          (Charles de Montesquieu)

 

Per come si sono messe nel tempo le cose, oggi la tripartizione dei poteri - teorizzata da Montesquieu nel suo De l’esprit des loix, pubblicato nel 1748 dopo quattordici anni di lavoro, riflessione, revisione e stesura - assomiglia più alla plastica rappresentazione di un conflitto latente che alla pacifica soluzione ordinamentale di attribuzioni istituzionali.

Il potere corrompe, il potere assoluto corrompe assolutamente”, il filosofo francese era partito da questa considerazione per consegnare ai posteri una soluzione passata alla Storia come teoria della tripartizione dei poteri di uno Stato. Una sintesi efficace messa a dura prova dalle evidenze dei fatti ricorrenti.

Gli sconfinamenti tra esecutivo, legislativo e giudiziario sono stati e sono ancora all’ordine del giorno, una continua diatriba che ha assunto nel tempo le sembianze di una vera e propria lotta per la primazia.

Nei Paesi democratici l’equilibrio tra i poteri dello Stato esprime coesistenze e dissonanze ma prevalentemente si ricompone in funzione di un interesse superiore: la rappresentanza delle tutele e degli interessi dei cittadini, la sovranità popolare, il senso civico che anima le istituzioni.

Tuttavia non sempre e non ovunque.

Si può affermare che sussiste leggi tutto

Scenari internazionali e questioni domestiche

Paolo Pombeni - 28.05.2025

È difficile non tenere conto del peggiorare della congiuntura internazionale. Sul fronte ucraino è ormai evidente che Putin non ha alcuna intenzione di arrivare ad una qualche composizione del conflitto, perché è convinto di avere la vittoria a portata di mano. L’analisi va fatta sempre con molta cautela, perché c’è tanta tattica comunicativa in quello che si fa circolare: le notizie vengono diffuse per creare certe aspettative nell’opinione pubblica in modo che questa condizioni le decisioni dei diversi governi.

Certo i massicci bombardamenti russi sulle città chiave dell’Ucraina non sono notizie, ma fatti, però non è detto che il loro scopo non sia anche quello di fiaccare la disponibilità occidentale a sostenere la capacità di resistenza di Kiev confermando la tesi che ormai le armate di Mosca siano ad un passo dalla vittoria. Naturalmente i governi hanno a disposizione informazioni più precise, ma anche loro lasciano filtrare quelle che ritengono utili alle rispettive politiche. Così non è facile capire se veramente l’avanzata dei russi sia lenta e costosissima in termini di perdita di uomini e di materiali, anche se è noto che nella tradizione bellica di quel paese il tributo in vite umane sia preso a dir poco alla leggera secondo il vecchio mito che il leggi tutto

Dizionario del politicamente scorretto

Francesco Provinciali * - 24.05.2025

Parliamo prima dell’abito che del monaco-laico-pensatore: questo è un bel volume anche per la veste che la casa editrice ‘Liberilibri’ gli ha dato. È un piacere sfogliarlo e questa sensazione tattile gioca la sua parte ma quando lo apriamo per scoprirne il contenuto l’autore si riprende la centralità della scena.

Se l’obiettivo del libro di Filippo Facci è quello descritto dall’autore a pagina 37 dell’introduzione, cioè “spaventare, allarmare e far desiderare di lanciarlo dall’ altra parte della stanza”, non si può consigliare al lettore di tenerlo sul comodino, pena rimuginamenti interiori e notti insonni. Ma se scopo della lettura è quello di suscitare riflessioni e uso del pensiero critico per riconsiderare con un approccio nuovo e diverso le metafore della vita e le descrizioni che le accompagnano, da quello generalmente ricorrente nell’immaginario collettivo, allora questo ‘Dizionario del politicamente (s)corretto’ è un libro che vale la pena di scoprire.

L’autore punta l’indice contro i luoghi comuni del pensare, prevalentemente contro la cd. ‘cultura woke’ ma non solo: pur non annoverandoli tra le proprie citazioni si può scorgere tra le righe l’influenza esercitata dai detrattori della violenza simbolica perché ‘non guarda veramente dentro le cose chi non guarda dentro le parole: e chi guarda dentro le parole é condannato leggi tutto

Schermaglie da comari, mentre il mondo fibrilla

Paolo Pombeni - 21.05.2025

La definizione di lite delle comari per uno scontro fra Beniamino Andreatta e Rino Formica nel 1982 ci è tornata in mente a proposito delle schermaglie fra maggioranza e opposizioni sul ruolo internazionale dell’Italia. Intendiamoci: i due citati sopra erano dei giganti a confronto dei propagandisti demagogici dei nostri giorni, nonostante alcuni di questi ultimi abbiano avuto o abbiano posizioni di governo. È abbastanza stupefacente che i commentatori politici non colgano la superficialità strumentale con cui tutta la faccenda è trattata.

Le relazioni internazionali sono sempre state un terreno complesso in cui non valgono le regole che si applicherebbero ai rapporti personali o anche istituzionali di altro tipo. Per esempio la questione dell’essere coinvolti o esclusi in una trattativa non è riducibile a singoli episodi, ma va inquadrata nello svolgimento complessivo delle vicende. Del resto si è visto benissimo che Meloni non ha partecipato all’incontro fra i cosiddetti “volonterosi” di Tirana, ma il ministro degli esteri del suo governo ha partecipato ad incontri più o meno simili in un altro luogo, e infine la nostra premier è tornata al tavolo con Macron, Starmer, Merz e Tusk in una successiva occasione in cui di nuovo si sono sentiti con Trump ed è poi stata ulteriormente coinvolta. leggi tutto

Tutte le parole della politica

Francesco Provinciali * - 17.05.2025

Ci sono tutte le parole della politica nel prezioso libro del Prof. Gianfranco Pasquino, emerito all’Università di Bologna e socio dell’Accademia dei Lincei: rivisitate e aggiornate rispetto alla precedente edizione del 2000. Da ‘antipolitica’ a ‘ulivo’ il frasario ricorrente nelle esternazioni e nei siparietti televisivi delle giaculatorie mandate a memoria, ma anche nelle stanze e aule nobili delle istituzioni ascoltate in questo quarto di secolo, viene descritto utilizzando gli stilemi linguistici sopravvissuti alla vera alternanza del politicamente corretto: quella della parola, sovente ridotta a mero e vuoto flatus vocis.

Ai tempi della famigerata Prima Repubblica quando le alleanze non reggevano più si faceva ricorso ai “governi ponte”, ai “governi balneari”, “di transizione” e a quelli per “il disbrigo degli affari correnti”: termini oggi desueti, al pari di ‘compromesso storico’, ‘convergenze parallele’, ‘manuale Cencelli’, ‘equilibri più avanzati’, ’politica dei due forni’, ‘strategia dell’attenzione’, di fatto spariti dal dizionario oggi prevalente e sostituiti da mappe concettuali adatte ai tempi. Il vero rinnovamento da tutti auspicato finisce in un gioco di parole nuove.

Allora nessuno si ispirava apertamente a Max Weber, infatti non si parlava di beruf o competenza, ma la scaltrezza delle argomentazioni era affinata nei congressi di partito, qualche calibro da novanta leggi tutto

Una modifica costituzionale bipartisan per rivitalizzare il referendum

Maurizio Griffo * - 17.05.2025

In questi giorni si sono sollevate accese polemiche a proposito della prossima votazione referendaria, prevista per i giorni 8 e 9 giugno. Com’è noto, i cinque quesiti sono così suddivisi: quattro investono alcune normative in materia di lavoro, mentre uno riguarda la concessione della cittadinanza agli extra comunitari. Ma al centro della diatriba non è stato il merito delle proposte bensì il modo di condurre la campagna elettorale. Autorevoli esponenti del centro sinistra si sono lamentati del fatto che altrettanto autorevoli esponenti del centro destra, e anche il presidente del Senato, si siano pronunciati a favore dell’astensione, al fine di invalidare l’esito delle urne. A loro avviso questo atteggiamento non solo sarebbe sleale ma getterebbe discredito sulle istituzioni, perché il voto oltre che un diritto è un dovere civico. Rispetto a queste argomentazioni, la prima cosa che viene in mente non è un giudizio di valore ma un giudizio di fatto. In passato lo stesso copione è stato recitato a parti invertite, nel senso che in precedenti consultazioni referendarie sono stati esponenti del centro sinistra a invitare all’astensione.

Tuttavia il problema, al di là del calcolo di convenienza che motiva le posizioni espresse in questa e in altre occasioni, per essere correttamente giudicato necessita di alcune leggi tutto

Forse un tornante nella politica internazionale

Paolo Pombeni - 14.05.2025

Senza perderci a parlare di miracoli in conseguenza dell’elezione di papa Leone XIV, dobbiamo notare che forse qualcosa si sta muovendo nella politica internazionale. Intanto sembra depotenziata la crisi fra India e Pakistan e non è poco: non solo per il potenziale impiego di armi atomiche (per fortuna poco credibile), quanto per ciò che significherebbero la destabilizzazione di un paese come il Pakistan che ha una forte componente di integralismo islamico e la delicata posizione in cui si troverebbe l’India che ha un ruolo chiave fra i cosiddetti BRICS.

Qualcosa sembra muoversi anche nella guerra russo-ucraina. Non sappiamo se gli incontri fra le due parti ad Istanbul giovedì 15 maggio ci saranno e se concluderanno qualcosa, ma l’aver costretto Putin a fingere almeno di accettarli è una novità. Certo lo zar russo non ha accettato, almeno per ora, di sospendere le ostilità in vista dei colloqui, il che significa che è intenzionato ad andare avanti con le sue operazioni belliche, ma comunque è stato costretto a prendere atto che si trova sempre più isolato nel perseguire i suoi sogni imperiali. I suoi sostenitori, anche in Italia, magnificano varie presenze alla parata di Mosca il 9 maggio, ma non sono state gran che. L’amicizia della Cina è quel leggi tutto

La demografia come studio delle trasformazioni quantitative e strutturali della popolazione

Francesco Provinciali * - 10.05.2025

Un secolo fa la popolazione mondiale era di circa 1,9 miliardi di persone. Oggi tutte le fonti di rilevazione statistica dei dati -a cominciare dall'Onu- stimano come tale cifra abbia ampiamente superato gli 8 miliardi, con una crescita vertiginosa, pari a + 106 % nel solo ultimo mezzo secolo.

Basterebbero questi dati significativi per accreditare la demografia come scienza al servizio dell’uomo e come studio delle coordinate spazio-temporali dei flussi stanziali e migratori anche nella dimensione analitica e di approfondimento dei fattori di sostenibilità generazionale, considerando tre fondamentali fenomeni dell’esistenza: la natalità, la mortalità e la mobilità, quest’ultima intesa sia in termini territoriali che di status sociale (cambiamento di professione, stato civile, cittadinanza, di religione e livello di istruzione). Giancarlo Blangiardo – illustre demografo e professore emerito nonché Presidente dell’ISTAT dal 2019 al 2023, ci consegna – edito da Il Mulino- un compendio aggiornato (‘Elementi di demografia’) su questi temi, utile sia per la formazione a livello universitario che come strumento prezioso per quanti sono chiamati ad affrontare – in campi diversi – le principali questioni demografiche di cogente attualità. Competenza professionale e rigore scientifico sono alla base di questa pubblicazione che considera i pregressi storici, la dimensione analitica del presente e quelle di tipo deterministico e probabilistico delle previsioni demografiche: leggi tutto

Alla ricerca dell’escamotage elettorale

Paolo Pombeni - 07.05.2025

Il mondo è senz’altro impegnato in cose più serie e talora drammatiche (guerra russo-ucraina, tensione in crescita in Medioriente, Conclave, ecc.), ma la politica italiana va avanti, come è anche inevitabile che sia. Oscilliamo sempre fra teatrini che parlano di un paese immaginario a seconda del narratore e necessità di venire a capo di scadenze che non si possono lasciare senza risposta.

A questa seconda tipologia va senz’altro ascritta la convocazione del Consiglio di Difesa che deve in qualche modo fare i conti con le problematiche relative ai progetti di difesa europei. Si tratta di un tema più che scivoloso, non solo per le spaccature che ci sono nella stessa maggioranza di governo (e tralasciamo il caos in cui sulla questione versano le opposizioni), ma per i problemi di spesa che comporta. Tuttavia l’Italia non può far finta di nulla se non vuole indebolire la sua capacità di presenza a livello internazionale, specie in questo momento che è piuttosto favorevole per ciò che riguarda il nostro paese. Vedremo se Mattarella, che presiede il Consiglio di Difesa, riuscirà a guidare il confronto verso un esito positivo.

Sul primo fronte siamo sempre alle prese coi rumors su un possibile ricorso ad elezioni anticipate. La premier leggi tutto

Come evitare l'esplosione dell'Europa

Francesco Provinciali * - 03.05.2025

Sylvie Goulard, già europarlamentare e collaboratrice di Romano Prodi nel periodo della sua presidenza della Commissione (2001/2004) ci consegna un interessante saggio dove si misura con un tema di grande attualità: l’allargamento dell’U.E. come deriva incalzante e persino ineludibile su cui sembrano convergere da tempo i leader del vecchio continente più di quanto siano stati e siano tuttora impegnati al consolidamento dell’U.E. L’autrice pone una questione procedurale ed enfatizza la sua propedeuticità rispetto all’ingombrante assillo della crescita numerica dei Paesi membri dell’Unione: fondamentalmente il tema riguarda l’aspetto identitario di un rassemblement di quasi 400 milioni di abitanti degli attuali 27 Stati membri che dovrebbe essere da tempo la principale preoccupazione dei governi avvicendatisi nei Paesi che sono parte dell’U.E.

A fronte dell’ipotesi di una ulteriore inclusione di altri Stati nel consesso dell’U.E. (si tratta di Ucraina, Moldavia, Georgia, Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro, Serbia e Turchia: quest’ultima, che figura nell’elenco della comunicazione della Commissione dell’8/11/2023, nonostante le negoziazioni con Ankara siano a un punto morto, porterebbe in dote qualcosa come 90 milioni di abitanti. “Un’inezia” come la definisce eufemisticamente la Goulard, che porterebbe la popolazione europea a oltre 500 milioni di abitanti.  Nell’un caso o nell’altro si passerebbe infatti a 36 o 37 Stati membri. leggi tutto