Ultimo Aggiornamento:
01 agosto 2020
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Argomenti

Emergenza COVID-19 e trasformazioni della politica

Michele Amicucci * - 08.04.2020

Le recenti dichiarazioni di Mario Draghi sullo stato di emergenza attuale e futuro si soffermano sulle parole “solidarietà”, “protezione delle persone” spostandone forse l’orizzonte dopo un lungo decennio di crisi congiunte. La possibilità degli Stati europei di ricorrere ad emissioni del proprio debito pubblico (per un periodo probabilmente più indefinito rispetto ai tempi di una ricostruzione post-bellica) imporrebbe naturalmente un salto di mentalità. O forse un passo indietro: alla ricerca di un modello perduto ma pur sempre “storicamente” europeo, quale quello fondato sul compromesso sociale e l’intervento pubblico. Ben si sa come, sia nella teoria che nella prassi politica, il dibattito su ruolo e copertura della protezione sociale negli ultimi decenni è stato gradualmente abbandonato a favore di quello sul debito pubblico. In Europa la politica, intesa come spazio decisionale pubblico, ha parallelamente lasciato il passo alle “politiche”, intese come direttive economiche ed adeguamenti finanziari su scala internazionale. Attualmente, come il corollario silenzioso alle parole dell’ex Presidente della BCE suggerisce, sembra necessario traslare una dimensione pubblica e democratica, leggi tutto

Draghi e la fase due: adelante, con juicio

Luca Tentoni - 04.04.2020

A quaranta giorni circa dall'inizio del "confinamento" degli italiani, la politica torna a muoversi, o - meglio - ricomincia a mostrarsi. In queste settimane, infatti, non sono mancati movimenti sotterranei, a partire dalla faticosa opera di cucitura e ricucitura promossa dal Quirinale per cercare di avvicinare maggioranza e opposizioni (al fine di unirsi di fronte all'emergenza) ma ci sono state anche manovre un po' meno nobili, dettate dall'esigenza di alcuni leader di tornare al centro della scena e di recuperare consensi (virtuali o reali che siano, non importa) al più presto possibile. Il tentativo di sostituire il presidente del Consiglio Conte, che era già in stato abbastanza avanzato prima dello sfacelo provocato dal Covid 19, ha prima subito una battuta d'arresto, poi è fallito. Così, le due forze che - una nella maggioranza, una nell'opposizione - avevano in animo di cambiare l'"inquilino di Palazzo Chigi" hanno dovuto mutare tattica. In un primo momento si è, da un lato (Lega), alzato il prezzo dell'intervento economico necessario per evitare la recessione (aggiungendo sempre uno zero alle somme che, di volta in volta, il governo si diceva pronto a stanziare), mentre i renziani ricominciavano a muoversi, con l'intento di arrivare ad una maggioranza di unità nazionale (alla quale, tuttavia, leggi tutto

La speranza del sabato come attesa e liberazione

Francesco Domenico Capizzi * - 04.04.2020

A volte la Storia, la antica e la contemporanea che ci scorre davanti, sembra contraddire l’aforisma di Ippocrate: “la democrazia produce cittadini sanila tirannia  sudditi malati”. Il contesto culturale e politico, forgiato nientemeno che da Aristotele, Platone, Socrate, Democrito, Eraclito, Gorgia, Parmenide, Zenone, Pericle “primo cittadino di Atene”, gli consentiva tanta arditezza?  Si, certamente, ma non basta a spiegare il filo sottile, tanto da risultare pressoché invisibile, che lega  Ippocrate a medici e intellettuali di tutte le epoche, più o meno autocratiche, che sostennero l’influenza di fattori sociali, ambientali ed economici su salute e malattia: da Avicenna alla  Scuola medica salernitana, dall’umanesimo erasmiano all’universo newtoniano, da  Ramazzini a Locke, dai razionalisti illuministi all’olandese Tissot von Swieten, al berlinese Rudolph Virchow, al viennese Johan Peter Frank e a Manlio Rossi-Doria.

Quel filo sottile, nonostante i tanti regimi autoritari attraversati, non si è spezzato pur continuando a rimanere negletto nelle composite Istituzioni politiche democratiche, nonostante la proclamata Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo, la diffusione dei principi costituzionali ispirati al bene comune  e l’esistenza di Organi leggi tutto

Sovranità popolare e dintorni

Carlo Marsonet * - 04.04.2020

«L’ideologismo abitua a non pensare, è l’oppio della mente; ma è anche una macchina di guerra attesa ad aggredire e silenziare il pensiero altrui», scriveva Giovanni Sartori in Democrazia. Cosa è. Ciò vale in ambito politico forse più che mai. Se consideriamo, poi, come alcune ideologie si costituiscano proprio come visioni a tutto tondo, paradigmi onnicomprensivi che non lasciano margini per fuoriuscirvi, il gioco è fatto. Entriamo così appieno in una interpretazione del mondo che ben poco ha a che fare con quella che, più o meno, è la cornice in cui in Occidente rientriamo tutti: quella della società aperta.

C’è da chiedersi, dunque, come essa sia conciliabile con il concetto di “sovranità popolare” e, diciamo pure, di democrazia in cui l’espressione sopramenzionata assume una tinta carica, in termini cromatici, e un suono assordante, in chiave acustica. Infatti, se adottiamo l’etichetta, “sovranità popolare”, in un’ottica profondamente ideologica, tale per cui essa diventa la manifestazione di una volontà generale impregnata di eticità e senso di superiore giustizia, corriamo l’alea di deragliare dai binari della democrazia liberale. Sull’argomento è venuto Albert Weale, politologo presso l’UCL, con un volume da poco tradotto per i tipi della Luiss University Press: Il mito della volontà popolare (2020, pp. 123, euro 14,50; con prefazione di leggi tutto

Paralleli storici?

Paolo Pombeni - 01.04.2020

Nella confusa situazione politica con cui stiamo affrontando l’emergenza del Covid-19, conosce una certa fortuna il dibattito su come si debba o si possa realizzare una situazione di “solidarietà nazionale”. L’occasione è data dalle sollecitazioni che vengono dal presidente Mattarella e dalla scarsa rispondenza che trovano tanto nell’opposizione quanto nel governo e nella sua maggioranza. Al netto degli apprezzamenti di rito, piuttosto ipocriti, alla soluzione di un governo di unità nazionale non pensa seriamente nessuno. L’invocazione a Mario Draghi, eletto alla candidatura di salvatore della patria, è un escamotage per bruciare l’ipotesi di una soluzione che potrebbe venir richiesta dalla UE come garanzia per un sostegno all’Italia, visto che sulla “virtù” del nostro paese come utilizzatore di fondi comunitari sono in molti ad avanzare dubbi.

Non pochi fra coloro che riflettono sulla situazione attuale si lasciano andare a paralleli storici, in genere con il nostro secondo dopoguerra. In quel rinvio c’è un intento consolatorio, perché allora il paese seppe risollevarsi da una catastrofe provocata dalla sconfitta in guerra, ma anche un ardito rinvio al fatto che quella ricostruzione sarebbe avvenuta in un clima di concordia nazionale. Anzi, tenendo conto della attuale difficoltà ad intendersi fra forze della maggioranza e dell’opposizione, leggi tutto

Memorandum per la Germania

Massimo Nava * - 01.04.2020

Di fronte all’ampiezza della crisi per l’epidemia del coronavirus, prudenze e riserve di parte tedesca per un’azione finanziaria convergente a livello europeo sembrano fuori luogo e fuori tempo. Non solo minacciano la definitiva implosione dell’Europa, ma vanno contro gli stessi interessi della Germania. Angela Merkel rischia di passare alla Storia non per avere salvato l’Europa e dato finalmente al suo Paese un ruolo di guida e indirizzo, ma per avere difeso fino all’ultimo un castello di regole non più adeguato all’emergenza che ci sta travolgendo.

All’indomani della riunificazione, un grande cancelliere, Helmuth Schmidt, disse : « Noi tedeschi abbiamo accresciuto la nostra capacità di ricostruzione negli ultimi decenni non da soli, non solo con le nostra forze. Questa capacità non sarebbe stata possibile senza gli aiuti delle potenze vincitrici occidentali, senza il nostro inserimento nella comunità europea e senza la fine della dittatura comunista. Abbiamo il dovere di mostrarci degni della solidarietà ricevuta con la nostra solidarietà nei confronti dei vicini. La classe politica non è sufficientemente consapevole di questa solidarietà (...) Non abbiamo bisogno solo di razionalità, ma anche di un cuore che sappia immedesimarsi nei nostri vicini e partner. »

Schmidt non è stato ancora ascoltato. Né ieri, né oggi.

Il 28 giugno 1919 fu firmato leggi tutto

Tutti a casa. Il virus è arrivato in Russia

Francesco Cannatà * - 01.04.2020

La crisi sanitaria è arrivata a Mosca. Secondo quanto scrive lunedì la Nezavisimaja Gazeta la scorsa settimana nel paese il numero delle persone malate di coronavirus è cresciuto di 3,5 volte al giorno. Con un ritmo simile a metà aprile in Russia vi sarebbero 200mila contagiati. In queste condizioni ci sarebbe bisogno di 30mila letti per rianimazione con costi per il bilancio statale pari a 6 miliardi di rubli al giorno. Cifre che hanno costretto la leadership del paese ad attivarsi.

Mentre infatti nel resto d’Europa opinione pubblica e classi dirigenti si trovavano da tempo sotto lo stordimento dell’epidemia da Coronavirus, mercoledì 18 marzo Putin dalla Crimea definiva la situazione nella Federazione “complessivamente sotto controllo”. Soprattutto la pandemia non doveva guastare i festeggiamenti per il sesto anniversario dell’annessione della penisola. A quel punto gli sforzi del Cremlino per diffondere fiducia tra la popolazione si limitavano alla chiusura delle frontiere e la quarantena per chi rientrava dai paesi considerati a rischio. Un invito alla calma sociale basato sui numeri relativamente bassi dell’infezione. Che in Russia esistesse un certo livello di inquietudine per lo stato reale della pandemia lo dimostra però il fatto che da tempo chiunque dovesse incontrare il presidente era obbligato al tampone.

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Il terzo dopoguerra

Luca Tentoni - 28.03.2020

L’uscita dalla situazione di emergenza nella quale si trova il Paese appare ancora lontana, ma forse è opportuno sin da ora cercare di capire quali sono gli elementi di quello che già da adesso si profila come un vero e proprio terzo dopoguerra. Dopo la crisi innescata dal Covid 19, che non è solo sanitaria, ma anche economica e sociale, molte cose non torneranno come prima. Proviamo a delineare alcuni possibili sbocchi della situazione, come appunti per un dibattito che speriamo diventi sempre più ampio, per non trovarci impreparati a ciò che verrà al termine di questa brutta avventura. L’accostamento dell’epidemia in corso a un conflitto bellico non è nostro: lo hanno proposto in molti, persino il Pontefice. In effetti, già in queste settimane abbiamo visto alcuni fenomeni che ricordano quelli della Seconda guerra mondiale: l’accaparramento, la borsa nera (con i prezzi dei disinfettanti e delle mascherine aumentati vertiginosamente, di pari passo con la sostanziale irreperibilità di alcune merci), la drastica riduzione della circolazione (un sostanziale coprifuoco), i bollettini di guerra giornalieri, l’instaurarsi di un’economia bellica (con la riconversione temporanea di alcune filiere produttive e il contingentamento della diffusione di alcuni beni non di prima necessità), la diminuzione – per alcuni – del lavoro o la leggi tutto

Virus, reddito, disuguaglianze

Stefano Zan * - 28.03.2020

L’osservazione della realtà economica di queste ultime settimane mette in evidenza che i provvedimenti presi per contrastare la diffusione del virus non solo hanno e avranno un effetto pesante su tutta l’economia del Paese ma hanno altresì un effetto differenziato sulle diverse categorie sociali/economiche e sul loro reddito con impatti e conseguenze molto diverse da quanto è avvenuto in occasione di altre gravi crisi economiche.

Da anni sappiamo che uno dei temi economici e sociali più rilevanti è quello dell’accentuarsi delle diseguaglianze (di reddito) che con le diverse crisi economiche che si sono succedute negli ultimi decenni non solo non sono diminuite ma anzi sono aumentate anche in ragione del modello di sviluppo (neo-liberista) assunto a paradigma di riferimento per le principali politiche pubbliche.

Possiamo parlare di disuguaglianza verticale perché il reddito disponibile si colloca lungo un continuum che va da zero euro a molti milioni di euro, ovviamente con addensamenti che si concentrano nelle posizioni intermedie: pochi sono i poverissimi, pochissimi sono gli straricchi, la più parte si distribuisce su posizioni intermedie tra povertà e ricchezza.

La novità indotta dalla pandemia in corso (o meglio, dai provvedimenti assunti per contrastarla) mette in leggi tutto

Noli me tangere (non mi toccare)

Francesco Provinciali * - 28.03.2020

In questo travaglio pandemico che sottende – come direbbe Carl Gustav Jung – una infezione psichica, figlia della paura e madre del panico che ci assale, ringraziamo commossi il personale sanitario, la protezione civile, i volontari  che si prodigano giorno e notte da settimane per contrastare il male e curare e salvare vite umane. Lasciamo ai competenti la decisione su profilassi, terapie, farmaci: evitiamoci il mantra collettivo delle opinioni gratuite tambureggianti sulle quali nei talk show televisivi si alternano voci autorevoli e latori di sconcertanti idiozie. Quello che si sta facendo, controlli, sanzioni, invito al rispetto delle regole, misure di repressione di comportamenti stupidi e incoscienti deve essere gestito in modo coordinato e tocca a noi cittadini dimostrare di possedere senso civico e rispetto per chi combatte questa guerra micidiale e per chi purtroppo le soccombe. In una situazione di carenza di mezzi, di risorse, di posti letto, di presidi sanitari la politica deve darsi un’agenda programmatica, non basta aprire tavoli di concertazione, occorre avviare un dialogo costruttivo. La paura del contagio e quella delle sanzioni sono due deterrenti micidiali: in questa fase drammatica che coinvolge il mondo intero i nostri comportamenti devono essere ispirati al rispetto rigoroso e assoluto delle regole leggi tutto