Ultimo Aggiornamento:
01 aprile 2020
Iscriviti al nostro Feed RSS

Argomenti

L’Unione europea tra idolatria e scetticismo

Carlo Marsonet * - 27.11.2019

Si parla spesso di Unione europea come se questa entità fosse un dato indiscutibile e la sua unificazione a tutto tondo un fine ineluttabile. Ci si dimentica, però, che, per esistere, essa deve avere consenso, deve in qualche modo soddisfare i bisogni dei contraenti, fin dalla base individuale che compone ogni soggetto collettivo. Insomma, l’Unione rispetta gli individui che la formano? Gode della loro necessaria fiducia? Diciamo che il bilancio è contradditorio e richiede perlomeno un’analisi critica.

Tale è l’obiettivo che si prefigge un volumetto, curato da Federico Cartelli, che già nel titolo enfatizza l’aspra critica al dogma europeista contenuta al suo interno, (Dis)Unione europea (Historica edizioni, 2019, 14 €). Tuttavia, è forse ancora più importante il sottotitolo, giacché indica non uno sproloquio privo di ragioni, urlato e pulsionale, bensì una critica argomentata e puntuale all’Unione europea come progetto di ingegneria sociale. Infatti, Per un euroscetticismo razionale vuole smontare in modo discorsivo, ma non per questo banale, quello che Nicola Porro nella prefazione al volume definisce “il totem europeo”, ovvero una sorta di divinità pagana che va adorata. Che cos’è diventata l’Unione? È un corpo appesantito dalla volontà di omogeneizzare un continente che, se è grandioso nella sua unicità, è proprio perché non è omogeneo e non è univoco. Quest’area geografica,

  leggi tutto

Medicina politica società

Francesco Domenico Capizzi * - 27.11.2019

La Medicina moderna che conosciamo, nata nel periodo positivista, ha finito con il perseguire un suo sviluppo (clinico-tecnologico) piuttosto che un complessivo progresso (sociale) nel contrastare le radici delle incalzanti malattie cronico-degenerative: neoplasie (in Italia oltre 1.000 al giorno, con incrementi in soli quattro decenni del 62% delle pancreatiche con tassi di guarigione dopo le cure dell’8% entro i primi 5 anni che crollano al 3% entro i successivi 5, come riportato da “The Lancet Global Burden Disease” del 2019), affezioni cardiocircolatorie e respiratorie, obesità, cirrosi, patologie infettive ed autoimmuni e da stress psico-fisici, ecc.. Sono sostenute in larga parte da fattori culturali e da disagi sociali, trascurati nella trasmissione del sapere medico e nelle Istituzioni sanitarie incentrate in attività diagnostico-terapeutiche per un empirismo orientato verso alterazioni anatomiche, geometrie e formule matematiche.

In sostanza, il Servizio sanitario diagnostica e cura malattie evitabili ab initio (l’80% secondo l’OMS), ne trascura i fattori  che le favoriscono e le sostengono, Intanto troppe persone continuano ad ammalarsi perché le cause patogene, indovate nelle pieghe della Società, vere fabbriche della malattia, conservano intatta la loro violenza mentre il diritto alla Salute viene confuso con l’assenza di malattia e complessità tecnologico-gestionali che imprimono alle Strutture ospedaliere, leggi tutto

Il lustro di Mattarella

Luca Tentoni - 23.11.2019

Durante la scorsa estate, nel corso della trattativa per risolvere la crisi di governo, si disse che uno dei punti essenziali per evitare lo scioglimento anticipato delle Camere era scongiurare che il nuovo Capo dello Stato fosse eletto da Salvini e Meloni. In effetti, anche se il governo gialloverde fosse riuscito a sopravvivere fino all'inizio del 2022, sarebbe stato il leader leghista a scegliere il nome del nuovo presidente della Repubblica, sia pure concordandolo (fatto non di poco conto, certo) col capo politico dei Cinquestelle Di Maio. Verosimilmente, come si diceva negli ambienti politici un anno fa, nel 2022 il "notaio del contratto", cioè il presidente del Consiglio Conte, sarebbe stato scelto da Lega e M5S per il Quirinale. Ora è la maggioranza giallorosa a poter eleggere il successore di Mattarella (Prodi? Draghi? Franceschini?) ma c'è un problema: il "Conte bis" deve durare ancora per circa 26 mesi. Un'impresa non facile, vista la partenza senza "luna di miele" e data la difficoltà di amalgamare soggetti politici molto eterogenei come quelli che sostengono il governo. Il fatto che la scadenza del mandato presidenziale ricorra spesso, ormai, nelle cronache e nei commenti politici ci ricorda che Mattarella è al Quirinale da quasi cinque anni. leggi tutto

Il sorpasso dei matrimoni civili su quelli religiosi

Francesco Provinciali * - 23.11.2019

Chi ha visto o ricorda il film “Il sorpasso” di Dino Risi girato nel 1962 ha certo in mente l’Italia di quegli anni: boom economico, industrializzazione del Paese, nazionalizzazione dell’Energia elettrica, piano-casa, famiglia tradizionale come asse portante, nucleo e fondamento del contesto sociale.

Allora il Presidente del Consiglio era Fanfani, oggi è Conte, di acqua ne è passata sotto i ponti e gli stili di vita degli italiani sono radicalmente mutati ma nessuno avrebbe immaginato che in un Rapporto ISTAT riferito a 56 anni dopo, quindi al 2018 e pubblicato in questi giorni, il titolo di quel film che esaltava un Gassman guascone e libertino, sarebbe stato utilizzato per sancire un sorpasso storico nell’Italia dal dopoguerra ad oggi: quello dei matrimoni civili su quelli religiosi, un dato statistico che descrive un mutamento di mentalità e probabilmente una svolta irreversibile,  i primi sono stati infatti 92.182 su un totale di 195.778 celebrati, pari al 50.1 % contro il 49,9% di quelli religiosi.

Attenzione però: il dato riguarda appunto il numero complessivo dei matrimoni mentre nell’ambito delle prime nozze il rito sotto l’altare batte ancora quello davanti all’autorità civile, con il 70% contro il 30%. c.a.

Significativo il confronto tra nord e sud del Paese: nel primo caso i matrimoni civili sono stati il 63,9 leggi tutto

Il PD va a sinistra?

Paolo Pombeni - 20.11.2019

Sembra che il risultato della kermesse di Bologna sia stato uno spostamento a sinistra dell’asse identitario del PD. In verità l’impressione è che si tratti più di slogan che di riflessioni, anche se ci sono stati tre giorni di dibattiti e di tavoli di lavoro, di cui però sulla stampa e più in generale sui media è arrivato molto poco, al massimo qualche citazione degli interventi dei big o presunti tali. Perciò si parla di una accentuazione della collocazione a sinistra, perché così suonano gli slogan, specie alcuni, e perché così sostengono i giornali. Cosa poi voglia dire si vedrà.

Chi studia storia non può fare a meno di rilevare che lo spostarsi dei partiti di sinistra più a sinistra quando sono in difficoltà è una specie di riflesso di Pavlov. Basterebbe rileggersi la storia del Labour Party in Gran Bretagna per rendersene conto, ma anche per constatare che così facendo quel partito non ristabiliva le proprie sorti. Anzi ritornava al potere quando c’erano personaggi come Wilson o Blair che lo riportavano verso posizioni centriste. L’attuale esperienza di Corbyn è per esempio emblematica: almeno a stare ai sondaggi nonostante abbia di fronte un avversario assai poco attraente come Boris Johnson è circa 14 punti dietro il leggi tutto

E ti tirano le pietre

Stefano Zan * - 20.11.2019

Sei Di Maio e ti tirano le pietre. Vai con la Lega e ti tirano le pietre. Vai col PD e ti tirano le pietre. Vai da solo e ti tirano le pietre. Vai con la lista civica e ti tirano le pietre. Non ti presenti e ti tirano le pietre. Qualunque cosa fai, ovunque te ne vai soltanto pietre in faccia prenderai. Sarà così fin che…. (Antoine). Fin che … non si sa e non è per niente chiaro.

Bisogna riconoscere che la situazione in cui si trova Di Maio e il suo movimento in questa fase non è particolarmente felice e nemmeno facile da gestire. Avendole provate tutte il risultato non cambia. Di Maio ad oggi non ha riconosciuto nessuna sua responsabilità personale nel tracollo che ha caratterizzato e caratterizza oggi il Movimento e forse non ha nemmeno tutti i torti visto che non esiste un’alternativa credibile alla sua leadership e comunque non esistono meccanismi democratici di confronto e di selezione di una nuova eventuale leadership. Il problema vero è un problema di linea politica e di collocazione strategica nell’attuale arena politica. Su due cose però Di Maio certamente sbaglia.

La prima è la pretesa di essere l’ago della bilancia dell’attuale governo. leggi tutto

Verso un'evoluzione della tensione tra Ucraina e Russia?

Francesco Cannatà * - 20.11.2019

Il prossimo 8 dicembre a Parigi, per la prima volta da tre anni, si svolgerà il nuovo tentativo di risolvere il conflitto nell’oriente ucraino. L’incontro, ripetendo la formula detta del gruppo Normandia, vedrà la presenza dei presidenti francese, russo, ucraino e la cancelliera tedesca. La guerra nel Donbass dura ormai da sei anni e ha causato circa 13mila vittime. Gli accordi di Minsk del febbraio 2015, Minsk II, hanno dato vita a una tregua relativa ma nessuno dei gravi problemi umanitari ed economici presenti lungo la cosiddetta linea di contatto è stato risolto. Poiché nessuna delle parti in lotta ha realmente applicato i punti dell’intesa l’armistizio non si è mai trasformato in vera pace. Con gli sforzi compiuti per sottoscrivere Minsk II, il quartetto Normandia sembra aver esaurito le proprie energie politiche. Dopo le sanzioni del 2015, Francia e Germania, Berlino più di Parigi, non sono più in grado di gestire la leadership del quartetto. A sua volta Washington ritiene il conflitto una questione fondamentalmente europea e intende restarne fuori.
Le lacune presenti dentro Minsk II, leggi tutto

Verso un nuovo sistema partitico?

Luca Tentoni - 16.11.2019

La difficoltà che si incontra nel circoscrivere il periodo che comunemente è definito "Seconda Repubblica" non sta nell'individuazione dell'inizio del nuovo assetto (1993-'96) ma nello stabilirne la fine (se è avvenuta nel 2011-'13 o nel 2018; se sta avvenendo; se deve avvenire). Una delle caratteristiche della Seconda Repubblica è stata rappresentata dal bipolarismo (con due schieramenti ampi ed eterogenei e pochi partiti rilevanti fuori dai blocchi, tranne la Lega nel 1996 e l'Udc nel 2008) strutturatosi con le elezioni regionali del 1995 e rimasto sostanzialmente stabile nel corso di quindici anni. Persino l'uscita del Carroccio dal centrodestra berlusconiano e l'espulsione dell'Udc dalla Cdl non hanno mutato la struttura ad esito binario della competizione: nel '96 se ne è avvantaggiato il centrosinistra, mentre nel 2008 l'esito è stato comunque favorevole al centrodestra. Le elezioni politiche del 2013 hanno visto la presenza di tre soggetti o poli sostanzialmente sullo stesso piano, fra il 25 e il 30% (centrosinistra, centrodestra, M5s) più un quarto raggruppamento minore di centro (Monti-Scelta Civica, Udc, Fli). La rapida dissoluzione di quest'ultimo (2014, in coincidenza con l'affermazione del Pd alle europee) ha portato, nel 2018, alla conferma dell'assetto tripolare, con il M5S (32,7%) e il centrodestra (37%) oltre il 30%, mentre il centrosinistra guidato dal Pd è rimasto intorno al 23%. Il voto del 2019 (europee) e i più recenti sondaggi ci leggi tutto

Gli orchi, i bambini e le fiabe alla rovescia

Francesco Provinciali * - 16.11.2019

Le fiabe della nostra infanzia erano popolate di personaggi fantasmagorici, ci rannicchiavamo nel divano, nel lettino, in braccio ai nonni mentre ci venivano raccontate, ascoltavamo a bocca aperta e ci immedesimavamo nelle situazioni, imprevedibili e ricche di sorprese ma sempre rassicuranti.

Principesse, cavalieri, maghi, streghe, gnomi, folletti, orchi: un mondo fantastico e ricco di allegorie dove il racconto suscitava visioni ed emozioni a non finire.

Era una narrazione immaginifica che ci portava lontani da casa e ci restituiva ogni volta, dopo mille paure, un finale a lieto fine, quasi mai uguale a se stesso anche se il bene trionfava sempre sul male e i cattivi erano puniti, con nostra grande consolazione.

“… E vissero tutti felici e contenti”: questo ci permetteva di addormentarci in santa pace e – come dice Massimo Gramellini – di “fare bei sogni”. Il poeta napoletano del ‘600 Giambattista Basile,  l’inventore di Cenerentola prima che uscisse dalle favole di Charles Perrault, curò una raccolta di fiabe ‘pe li piccirilli’ che fu definita da Benedetto Croce il più bel libro italiano barocco: “Lo cunto de li cunti”. In esso così descriveva la figura fisica dell’orco: “aveva i capelli come setole di porco, neri neri, che gli ricadevano fino ai malleoli; leggi tutto

C’è da imparare anche dall’analisi delle elezioni europee

Marco Almagisti * - 16.11.2019

Nella letteratura sugli studi elettorali mancava una monografia espressamente dedicata all’analisi sistematica delle elezioni europee nel nostro Paese. Ora questa lacuna è colmata dal libro Le elezioni europee in Italia. Un percorso fra storia e dati. 1979 – 2019 (il Mulino, Bologna), scritto da Luca Tentoni, uno studioso molto attento all’evoluzione storica dei dati elettorali e che l’anno scorso aveva pubblicato, sempre per la casa editrice bolognese, Capitali regionali, un denso volume dedicato al voto nei capoluoghi di regione italiani in età repubblicana.

Con la sua tipica scrittura, semplice e mai banale, limpida e farcita di dati, Tentoni ci guida in una ricognizione delle nove tornate elettorali europee svoltesi, in Italia, fra il 10 giugno 1979 e il 26 maggio 2019, indicando tre percorsi paralleli: il primo è incentrato sul tempo, ossia sul raffronto fra i suffragi ai partiti da un’elezione europea all’altra; il secondo, invece, è legato allo spazio, segue cioè la differente distribuzione territoriale dei consensi alle forze politiche; mentre il terzo confronta tipi differenti di elezioni: ossia il voto per le elezioni europee con quello per le politiche, segnatamente per la Camera dei Deputati. In particolare, questo terzo percorso risulta significativo, leggi tutto