Le riforme costituzionali non sono slogan
Giorgia Meloni riesce a far digerire alla sua maggioranza una legge di bilancio piuttosto austera. Il prezzo è un po’ di concessioni più d’immagine che di sostanza, giusto perché ogni alleato possa avere la sua bandierina da sventolare. Dietro quella c’è ben poco. La norma sulle pensioni accontenta Salvini con quota 103 anziché 104, ma utilizzarla è così difficile e penalizzante che la useranno in pochissimi. La gente se ne accorgerà e la Lega non avrà gratitudine. La riduzione delle tipologie di affitti brevi da portare dal 21 al 26% di cedolare secca è compensata con una norma che dovrebbe portare all’emersione di un enorme mercato nero che si annida in quelle tipologie: se la applicano davvero non porterà voti della speculazione edilizia a Forza Italia.
Vedremo se davvero tutto andrà in parlamento senza essere insidiato da emendamenti della maggioranza (quelli dell’opposizione sono scontati). La vittoria che al momento sembra avere ottenuto la premier ha fatto parlare di premierato già in essere, il che renderebbe inutile la riforma costituzionale che dovrebbe essere varata in settimana. Ma non è così.
Per quel che se ne sa dalle anticipazioni dei giornali (al solito non c’è ancora un testo che sia possibile analizzare) la riforma predisposta sembra dal tandem Casellati-Calderoli (con leggi tutto
Un orizzonte denso di nubi
Il destracentro si gode il successo in Trentino e in Alto Adige e finge che lo sia anche l’elezione suppletiva che ha consegnato il seggio senatoriale di Monza al forzista Galliani, sorvolando sul fatto che in quel collegio ha votato il 19,23% degli aventi diritto. Sul piano nazionale le cose non vanno altrettanto bene, anche se al momento la tenuta del governo Meloni non è insidiata seriamente.
Se si leggono i risultati elettorali astraendo dagli ovvi riscontri di chi ha vinto e chi ha perso in termini di conquista di seggi, c’è la conferma di società in profonda trasformazione. Il cinismo di una parte della classe politica pensa che siano cose che contano poco, l’importante è chi può reggere il mestolo della distribuzione dei dividendi a disposizione del potere, ma le trasformazioni hanno ricadute che prima o poi presenteranno il conto.
Vale soprattutto per lo stabilizzarsi dell’astensionismo che continua a crescere anche in società che mantengono nonostante tutto buoni livelli di tenuta sociale. In Trentino ha votato il 58,3% degli elettori con un calo del 5,6% rispetto alle precedenti elezioni. In Alto Adige è andata un po’ meglio, ha votato il 71% degli aventi diritto ma lì c’è ancora una certa forza di mobilitazione per le tensioni leggi tutto
Meloni: zoppica la stampella della politica estera
Proprio mentre doveva dare conto di una legge di bilancio non esattamente esaltante, a Giorgia Meloni sta venendo meno la stampella della politica estera che era stata sin qui un importante punto a suo favore. Certamente le scelte fatte per la finanziaria sono state tutto sommato ragionevoli e tali da mandare a Bruxelles e ai mercati un messaggio non allarmistico. C’è lo scivolone ridicolo di aver dovuto dare a Salvini i soldi per fare almeno un avvio di propaganda sul ponte di Messina (di più non potrà fare), ma era il prezzo per costringerlo a stare nei ranghi rinunciando alle sue varie bandierine (a cominciare dalla riforma delle pensioni). A Tajani ha dato un aumento delle pensioni minime che non si sa quanto potranno fruttargli sul piano elettorale. Le varie agevolazioni fiscali, nessuna scandalosa, servono più o meno a tutta la maggioranza.
Vedremo se i vantaggi dati ai redditi medio-bassi, apprezzabili in tempi di inflazione, frutteranno un po’ di consenso. Molto dipenderà dall’andamento dell’economia nel prossimo anno (che è il limitato orizzonte temporale in cui valgono la maggior parte dei vantaggi): se i prezzi del carrello della spesa non scendono o addirittura crescono, se il costo di benzina e gas dovesse leggi tutto
Cose di un altro mondo?
Con quel che sta accadendo in Israele la situazione in Europa e in Italia rimarrà o ritornerà ad esser quella di prima? Difficile pensarlo. La guerriglia terroristica su larga scala intrapresa da Hamas è qualcosa di diverso da quel che avevamo visto sin qui nel lungo conflitto israelo-palestinese: per intensità, per obiettivi e per il contesto in cui si inserisce. Crediamo di poter dire che si intravede un altro mondo rispetto a quello che era stato costruito fino all’inizio del nuovo millennio.
È abbastanza evidente che un’azione di quella ampiezza e di quella portata non è pensabile come nata semplicemente dalla pur agguerrita organizzazione di Hamas. Servivano troppi soldi (mille razzi hanno un costo proibitivo per una componente non statale e limitata) e un addestramento meticoloso delle forze impiegate che hanno anche usato mezzi non usuali come i deltaplani (impossibile che questo sia stato fatto nella striscia di Gaza monitorata costantemente dagli israeliani). Dunque qualcuno o più d’uno ha dato soldi e spazi ed opportunità per prepararsi.
Poi c’è il contesto particolare: tutto avviene nel momento in cui la guerra in Ucraina sembra in un relativo stallo, mentre in Europa cresce una opinione pubblica stanca di sostenere attivamente quella guerra. Al tempo stesso leggi tutto
L’alternativa inesistente
C’è un po’ di battage sulla prospettiva che si possa andare ad un governo di tecnici. Se ne scrive, poco in verità, anche buttando lì qualche nome di possibile candidato. Giorgia Meloni tuona che i soliti noti non devono farsi illusioni perché non ci sarà nessun governo tecnico: se cade lei si torna alle urne.
Esaminando la cosa per quel che si dice c’è da chiedersi se siamo alla follia. L’ipotesi di un governo tecnico richiederebbe per essere minimamente percorribile condizioni che non ci paiono o auspicabili o semplicemente possibili. I governi tecnici precedenti, Monti e Draghi, sono arrivati sull’onda di una crisi economica pesante ed evidente a tutti: naturalmente è sperabile non capiti nulla di simile. Anche in quei casi peraltro si è trattato di governi tecnici a metà, perché non solo basati su maggioranze parlamentari che hanno dato loro la fiducia (senza di questo si avrebbe un colpo di stato), ma anche includenti rappresentanti indiretti o diretti dei partiti che l’avevano votata.
Facciamo fatica a pensare che nell’attuale parlamento si possa costruire una maggioranza che darebbe la fiducia ad un governo nelle mani di tecnici. Sarebbe come minimo necessario che ci fosse una convergenza fra un po’ di forze di leggi tutto
La diatriba infinita sulle riforme costituzionali
Crediamo non ci sarebbe modo migliore di ricordare la straordinaria personalità di Giorgio Napolitano di quello di riprendere con serietà il tema delle riforme costituzionali, cui dedicò grande attenzione intellettuale (basta rileggersi le antologie dei suoi discorsi) e intenso impegno quale inquilino del Quirinale (ricordiamo lo sfortunato tentativo di promuovere un lavoro comune di esperti nella commissione guidata dal ministro Gaetano Quagliariello).
Potrebbe sembrare che anche il nuovo governo di Giorgia Meloni abbia ripreso l’interesse ad intervenire in questo delicato campo oggetto di discussioni e scontri fin dagli anni immediatamente successivi alla fine del lavoro dei Costituenti. Temiamo non sia così e semplicemente perché anche questo esecutivo, come quelli che lo hanno preceduto su questi terreni, non riesce ad afferrare il bandolo della matassa e cede ad una visione manipolatoria della revisione costituzionale.
Per dirla in termini semplici: si è lavorato e ancora si lavora non per costruire un sistema che stia in piedi a prescindere dagli interessi più o meno nobili della classe politica che di volta in volta vuol mettere in atto le riforme, ma per raggiungere attraverso qualche marchingegno l’obiettivo di consolidare l’equilibrio di potere che crede di avere in mano le regole del gioco. leggi tutto
Il gioco pericoloso con la questione europea
Una volta di più la questione dei flussi migratori scuote la politica italiana e quella europea. C’è la solita guerra di numeri, in cui ciascuno gioca a dir poco disinvoltamente. Il ministro francese degli interni Darmanin (un giovane leone che sembra punti a correre alle prossime presidenziali per succedere a Macron) dice che la Francia non può farsi carico di parte degli sbarcati a Lampedusa perché ha già accolto più dell’Italia: secondo Eurostat 93mila persone contro le 62mila presenti in Italia. Prontamente si accodano Germania ed Austria, ma anche tutti gli altri stati che evitano però di dirlo.
Facciamo qualche piccolo raffronto semplicemente preso da Internet ed è quello delle dimensioni. L’Italia secondo i dati ufficiali 2021 ha un territorio di 302.068 kmq, e 59,11 milioni di abitanti; la Francia occupa 551.695 kmq ed ha 67,75 milioni di abitanti; la Germania 357.592 kmq e 83,2 milioni di abitanti. Dunque i problemi non sono quelli della capienza per l’accoglienza.
Il problema è chiaramente quello del rapporto che ogni paese ha con le proprie opinioni pubbliche interne che sono poco disponibili a vedere incrementi nel numero di immigrati sul loro territorio. Del resto il Front National in Francia è forte, in grande crescita AfD in Germania e via elencando. Per scaricarsi la leggi tutto
È finita la luna di miele del governo
In queste ultime settimane il governo di Giorgia Meloni ha iniziato a perdere dei colpi. Sia in politica internazionale, un campo in cui aveva collezionato buone performance, sia in politica interna, dove da tempo non era andata così bene, si registrano difficoltà, ma soprattutto un certo raffreddamento nella considerazione di commentatori e analisti che pure fino a poco tempo fa avevano valutato positivamente il lavoro della attuale premier (e almeno di alcuni fra i suoi ministri).
La prova di Meloni e dei nostri governativi al G 20 in India non ha brillato, ma ad onor del vero in quel contesto era difficilissimo fare di più. Piuttosto ha suscitato molte giuste critiche l’attacco della premier al commissario europeo Gentiloni accusato di non fare gli interessi dell’Italia. Va detto che l’intervento seguiva a ruota quello, al solito sopra le righe, di Salvini che per primo aveva attaccato il commissario europeo all’economia bollandolo come un politico che non giocava con la maglia della nostra nazionale. Probabilmente Meloni, preoccupata delle iniziative del leader leghista per sottrarle voti con argomenti bassamente populisti, non ha voluto lasciargli il privilegio di essere l’unico a proporre argomenti da bar.
Ovviamente il più modesto dei consiglieri politico-diplomatici avrebbe fatto notare leggi tutto
Una contingenza difficile
Non è un momento facile per la politica italiana. Innanzitutto perché il bilancio dello stato non è messo bene: arrivano al pettine i nodi di politiche avventurose (bonus più o meno super dispensati alla leggera), la situazione economica dei nostri partner essenziali per le esportazioni non è buona (a cominciare dalla Germania), l’inflazione non è ancora sotto controllo né si capisce quando e come lo sarà. Tutto questo mentre ci sarebbe bisogno di interventi di sostegno al welfare: al di là del pur grave tema della povertà in espansione, c’è un sistema sanitario che funziona a macchie di leopardo (in piccola parte ottimo, in un’altra parte accettabile, in una grande porzione non funziona affatto) e c’è il tema del basso livello di troppi salari, in parte insufficienti per vivere adeguatamente, in parte comunque contratti tanto da non poter permettere la ripresa della domanda interna.
Sarebbe sbagliato sostenere che il governo non si renda conto della situazione: almeno una parte dei ministri (dalla premier a Giorgetti e a qualcun altro) ha davanti il quadro e se ne preoccupa. Che poi da questo riesca a trarre indicazioni su come uscirne, è un altro paio di maniche.
Come si è detto molte volte gli appetiti elettorali dei partiti, specie leggi tutto
Un autunno impegnativo
L’estate sta finendo e la politica riprende il suo lavoro, si spera quello vero, non le diatribe a vanvera su chiacchiere da bar di un generale, su estati più o meno militanti, su egemonie televisive da imporre e via di questo passo. La riunione del consiglio dei ministri di lunedì 28 agosto dovrebbe riportare tutti al confronto con la realtà: il governo e la maggioranza per la sua parte, l’opposizione per la propria.
I principali problemi sono tre: l’ondata eccezionale di immigrazioni, la crescita dei prezzi e la connessa inflazione, l’elaborazione di una legge di bilancio che non faccia perdere al nostro paese il suo equilibrio insieme al suo credito internazionale. Sono tre aspetti profondamente interconnessi che sicuramente non possono essere risolti nella prima seduta post ferie del Consiglio dei ministri. Si inizia a discutere, si saggiano reciprocamente le posizioni, poi ci vorrà tempo per avviare una vera progettazione politica (sperando che le tensioni presenti nella maggioranza e la voglia di fare agitazione da parte delle opposizioni consentano un confronto costruttivo).
Iniziamo dalla questione della legge di bilancio, che è molto delicata. Non si tratta solo di far quadrare gli appetiti di partiti e fazioni che vogliono ottenere vantaggi per il proprio elettorato: leggi tutto


