Ultimo Aggiornamento:
21 ottobre 2017
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Il grande patatrac?

Paolo Pombeni - 10.06.2017

Dunque sembra sia successo ciò che era dato per escluso: la grande concertazione sulla legge elettorale si è dissolta su un incidente di percorso. Adesso si grida che l’intesa è morta, ma visto che ormai non parliamo più di una classe politica parlamentare, ma di una compagnia di attori che mettono in scena una commedia basata su equivoci e colpi di teatro, tutto può succedere ancora.

Intanto vediamo di capire qualcosa di quel che è già successo. Innanzitutto non è vero che l’incidente sia avvenuto su una questione marginale. L’emendamento della esponente bolzanina di FI Micaela Biancofiore non era affatto un volonteroso tentativo di mettere l’Alto Adige (il Trentino è una appendice perché fa parte della stessa regione) alla pari col resto d’Italia. Coloro che hanno votato sulla base di questa premessa significa che non sanno di cosa parlano.

La “specialità” del sistema elettorale in quell’area è basato sulla necessità di garantire la rappresentanza alla componente di lingua tedesca mettendola al riparo da colpi di mano. Ciò può piacere o meno, ma vanno ricordate due cose: 1) ci sono accordi internazionali a tutela di questa specialità e metterli in discussione oggi sarebbe ancor più insensato che in passato (per esempio per la questione della gestione dell’immigrazione); leggi tutto

Proporzionale per davvero

Paolo Pombeni - 07.06.2017

Dunque adesso abbiamo l’accordo fra i grandi partiti e dunque si deve presumere che, a meno di scarti imprevisti davanti all’ultimo ostacolo, questa sarà la legge elettorale che ci guiderà verso la nuova legislatura (probabilmente alle soglie dell’autunno, ma non è ancora detto). Che analisi se ne può fare?

Diciamo subito che non ci piacciono le ipocrisie che spopolano in questo momento: lo stracciarsi le vesti per una legge determinata dagli interessi dei partiti e le lagne sul dominio dei “nominati”. Sul primo punto non si conosce storicamente un caso in cui una legge elettorale non sia stata fatta tenendo in mente gli interessi di quelli che avevano il potere di approvarla, cioè dei partiti. Il punto, come vedremo più approfonditamente, è semmai un altro, e cioè se i partiti lavorino nel proprio interesse promuovendo spazi per un confronto serrato fra loro o se preferiscano fare blocco perché la concorrenza sia ridotta al minimo possibile.

Il secondo punto è ancora più ipocrita, perché non si possono fare liste se non su indicazione di qualche agenzia che le promuove. Dunque sono tutte fatte di nominati. Quelli che strillano, vorrebbero semplicemente che il conflitto non avvenisse fra le liste (note nominativamente all’elettore), ma anche all’interno delle liste, leggi tutto

Pasticcetto tedesco in salsa partitica

Paolo Pombeni - 03.06.2017

Adesso sembra si sappia qualcosa di più sul sistema elettorale che la larga coalizione di chi vuole andare presto al voto vorrebbe far passare. Che poi questo sia l’approdo finale si vedrà: non solo per imboscate parlamentari ed altro, ma anche per un po’ di scogli tecnici su cui al momento si sorvola.

La questione di fondo è però una sola: la proposta presentata dall’on. Fiano è una riprova della miopia di una classe politica stupidamente chiusa in sé stessa. Essa infatti punta semplicemente alle elezioni come una specie di sondaggio di opinione formalizzato per sapere quale sia la quota di consenso che raccoglie ciascun gruppo politico. Questo è l’unico diritto che viene riconosciuto all’elettore. Tutto il resto lo faranno le segreterie e i vertici dei partiti.

Si è confezionato un meraviglioso assit al M5S che deve solo approfittarne senza pagare alcun pegno. Infatti esso potrà, grazie a questa legge, fabbricarsi il gruppo parlamentare che più gli aggrada (a meno che qualche ingenuo non creda davvero alle “parlamentarie”), ma al tempo stesso presentarsi come l’unico gruppo “pulito” perché esente dal mercato che sta alla base dell’accordo su cui si basa questa legge. I pentastellati, che non sono da tempo più quel partito di ingenui principianti

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Si fa presto a dire: modello tedesco

Paolo Pombeni - 31.05.2017

L’accordo piuttosto ampio che sembra si sia trovato su una riforma elettorale che si ispira al modello tedesco riflette al momento una semplice realtà: ciò che interessa ai partiti importanti è contarsi e contenere le fughe degli elettori,  anche marginali, nei partitini, che però complicano qualsiasi ipotesi di ricerca di un possibile assetto di governo. Tutto è naturalmente ancora in fieri e si vedrà come può finire, ma l’orientamento è più o meno questo.

Che non si tratti di importare davvero il modello tedesco è già stato sottolineato da vari osservatori: noi abbiamo un sistema di doppia fiducia (Camera e Senato) che non esiste in Germania; non c’è la sfiducia costruttiva; ma soprattutto non abbiamo il voto disgiunto fra scelta che l’elettore fa per il collegio e scelta per la quota proporzionale. In più c’è, e lo vedremo, il pasticcio di regolamenti parlamentari su cui si possono infrangere molti tentativi di razionalizzazione.

Il punto a nostro giudizio più interessante è la mancanza, almeno nell’attuale bozza di legge, del voto disgiunto fra voto di collegio e voto per il proporzionale. Si dirà che in Germania, dove questa possibilità esiste, in realtà non incide più di tanto, perché non sono molti i casi di elettori che per

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Anticipare le elezioni al vetriolo?

Paolo Pombeni - 24.05.2017

La domanda che sembra correre nelle stanze della politica è se convenga o meno anticipare la scadenza elettorale pur sapendo che si tratterà di urne immerse nel vetriolo, ma dando per scontato che tanto questo sarà lo scenario a prescindere dalla data in cui si terranno.

A monte di tutto c’è una specie di riflessione sull’ennesimo “comma 22” della politica italiana. Poiché in autunno si dovrà fare la legge di stabilità (la vecchia finanziaria) non avrebbe molto senso farla fare ad un governo e ad una coalizione che pochi mesi dopo uscirà disfatta dalle urne (e non sapendo se la nuova formula di governo vorrà gestirla). Al tempo stesso è da chiedersi se il governo con relativa maggioranza che uscirà da quelle urne avvelenate sarà in condizione di fare una legge di stabilità con un minimo di credibilità, visto che tutti si aspettano un parlamento frammentato ed ingovernabile, dunque col serio rischio di avere una legge di stabilità che persegue un obiettivo antitetico a quello richiamato dal suo nome.

Come in tutti i casi in cui si ha a che fare con un “comma 22” qualunque sia la soluzione scelta rischia comunque di essere quella sbagliata. Naturalmente si può credere che tutto si risolva

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Ritorno al partito?

Paolo Pombeni - 10.05.2017

Terminata la suspence per la definizione della segreteria del PD ci si attende che la politica italiana si rimetta in cammino. I media si affannano a costruire retroscena, ma spesso, ci permettiamo di notarlo, trascurano di analizzare la scena, la quale è più trasparente di quel che si ritenga.

La prima cosa da notare è che la performance delle cosiddette primarie del PD non ha portato ancora all’apoteosi del leaderismo senza partito, quanto piuttosto alla riaffermazione del partito del leader. Non si creda che ci stiamo perdendo in un gioco di parole. Almeno a prestar fede a quanto viene annunciato ora il PD avrà una segreteria che settimanalmente si riunisce per valutare l’azione del governo chiamando i ministri interessati ad interagire con il vertice del partito. Si potrebbe cavarsela dicendo che si tratta solo di un escamotage con il quale Matteo Renzi vuol tornare a fare il premier ombra, visto che ha dovuto lasciare quel posto. Sostiene l’interpretazione il fatto che quando l’attuale segretario del PD era anche il premier a qualcosa di simile non aveva mai pensato.

C’è del vero in questa osservazione, ma resta il fatto che viene formalmente resuscitata una modalità di rapporto fra governo e partito di maggioranza relativa leggi tutto

Napoleone e il bipartitismo imperfetto

Paolo Pombeni - 03.05.2017

Più di un commentatore politico non vuole arrendersi all’idea che Renzi abbia le caratteristiche di un leader: grande o piccolo, destinato ad un lungo successo o legato a contingenze fortunate può essere materia di discussione, ma per capirlo oggi bisogna partire da quella caratteristica. Sinora la sua storia, esagerando un po’, rimane nell’idealtipo napoleonico, quello, per riprendere il famoso verso manzoniano, del “tre volte nella polvere, tre volte sugli altar”.

Di conseguenza Renzi ha bisogno di prendere ogni sconfitta come l’occasione per aprire una nuova fase che gli consenta di riaffermare quella che sente come la sua “missione” (o, se si preferisce un termine meno altisonante, come la sua peculiarità). Nella fase attuale aveva bisogno di mostrare a critici ed avversari che la sua visione di un PD diverso, capace di ambire alla guida reale della “svolta” italiana, aveva il necessario sostegno di militanti e simpatizzanti.

Con il suo notevole successo nelle elezioni per la segreteria del partito ha raggiunto il risultato. Cercare di ridimensionarlo ricordando i 3,7 milioni di voti raccolti a suo tempo da Prodi o i 2,8 che ebbero Bersani e lui nelle ultime “primarie” è solo un gioco retorico: erano non solo altri tempi, ma soprattutto non si tiene conto che tanta gente leggi tutto

Alla corte di Grillo?

Paolo Pombeni - 26.04.2017

Vanno osservate con attenzione le aperture, più o meno esplicite, che si vanno facendo da vari ambienti verso il Movimento Cinque Stelle. In parte non è fenomeno recente, perché una rete come La7 da tempo ha aperto spazi tanto direttamente con esponenti Cinque Stelle quanto meno direttamente con giornalisti del quotidiano che li accredita. Tuttavia negli ultimi tempi ci sono stati altri episodi, il più noto dei quali è quello relativo al direttore del quotidiano della CEI, ma un po’ meno apertamente se ne sono notati altri.

Non è cosa che debba stupire più di tanto, perché ovviamente una forza politica stimata stabilmente al 30% dei consensi elettorali e che ha conseguito alcuni successi rilevanti deve per forza di cose trovare attenzione e valutazione. Tuttavia in questo caso c’è un dato in più che merita di essere messo in rilievo: la natura sfuggente per non dire ambigua di questa forza consente di prenderla in considerazione per così dire senza sporcarsi le mani. Ad essa ciascuno può attribuire quel significato che più gli aggrada e relegare i punti della sua proposta per lui meno convenienti ad elementi marginali, magari considerandoli frutto di un certo folclorismo e di tanta improvvisazione che ancora è presente in una forza “giovane” e che pertanto può essere perdonata. leggi tutto

Alternativa Berlusconi?

Paolo Pombeni - 19.04.2017

Le riflessioni sul tripolarismo vanno di moda. Ancora oggi per molti disegnano uno scenario di ingovernabilità che dopo le prossime elezioni ci costringerà rapidamente a tornare alle urne. Iniziano ad ingrossarsi però le fila di quelli che pensano ad una soluzione di sblocco con il prevalere di una coalizione di centro destra grazie alle abilità (taumaturgiche?) di Silvio Berlusconi.

Il ragionamento che si fa è più o meno questo, in uno scenario che vuole ragionare per classici blocchi evitando le coalizioni trasversali imprudentemente marchiate come “inciuci”. In assenza di informazioni certe su come sarà la futura legge elettorale, ci sono due ipotesi: la prima è che alla fine si introduca un premio a chi guadagna almeno il 40% dei suffragi (coalizione o lista si vedrà); la seconda è che si rimanga ad un proporzionale sostanzialmente puro. Il Movimento Cinque Stelle in questo quadro è quello messo peggio nonostante al momento sia accreditato dai sondaggi come il partito con la più alta percentuale di consensi. Nel caso di un premio a chi supera il 40% dei voti si giudica improbabile che possa far un salto nei consensi di almeno 10 punti. Nel caso di un proporzionale classico, può risultare il partito più votato, ma siccome si dice indisponibile a coalizzarsi, leggi tutto

Le difficoltà della politica italiana

Paolo Pombeni - 12.04.2017

Sappiamo tutti che ormai gran parte dei media guardano alla lotta politica come fosse uno dei tanti concorsi da sottoporre al televoto, cioè alla consacrazione di chi possa essere più “personaggio” e come tale risultare più “simpatico” (o, diciamola tutta, più utile alla sorda lotta fra gruppi di potere che sta portando l’Italia in una situazione molto difficile). Se si leggevano le cronache della assemblea del PD che doveva validare le candidature alle primarie se ne aveva una netta riprova.

Dire che non si è capito quale confronto politico presentassero è un eufemismo, perché tutto si è concentrato su battute che cercavano di muovere la pancia dei militanti sul discorso piuttosto fumoso con cui si voleva stabilire se il partito avesse abbandonato il “nostro popolo” (Orlando) o se il nostro popolo avesse abbandonato il partito per andare più avanti (Renzi). Qualsiasi persona abituata a ragionare di politica sa che con questi discorsi non si risolverà alcuno dei nostri problemi. Il guaio è che lo sanno anche i due contendenti, che però ritengono di non poter mettere veramente i loro concittadini di fronte ad una realtà difficile.

La cosa curiosa è che quella realtà è già nota a tutti: il paese non ha speranza di andare avanti così, leggi tutto