Ultimo Aggiornamento:
24 luglio 2024
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Due destre e mezzo

Paolo Pombeni - 05.07.2023

Come hanno già detto tutti, e noi con loro, le elezioni europee costituiscono una prova piuttosto impegnativa per le forze politiche: non solo per le variegate opposizioni di sinistra che si vedranno fotografate nel loro consenso (anche se non quello vero per le competizioni italiane, ma quello più o meno di opinione), ma anche per la coalizione di destra-centro che si rivelerà meno solida di quanto vuole apparire.

I temi unificanti nelle contese elettorali sono pur sempre la conquista di posizioni di potere. Nel caso delle urne europee, stante il peso limitato che ha quel parlamento, il più si risolve, almeno in prima battuta, nella designazione del presidente della Commissione europea. Da come si chiuderà quella partita dipendono poi in piccola parte gli equilibri nell’intera commissione (ma in questo caso i singoli membri vengono principalmente designati dagli stati, semmai c’è qualche spazio per negoziare su vicepresidenti e altre cariche), ma soprattutto dipenderà la presidenza dell’europarlamento. Non sono posizioni di scarso significato e questo spiega i calcoli e le tattiche che si stanno mettendo in campo anche in Italia.

Ridotta in termini semplici la questione è se la precedente maggioranza che faceva perno sull’accordo PPE+PSE sia riproponibile dopo i risultati delle urne leggi tutto

Tempeste e stabilizzazioni

Paolo Pombeni - 28.06.2023

Siamo di fronte ad un quadro molto mosso sia sul piano internazionale che su quello interno. Sul primo fronte l’attenzione è concentrata su quanto sta accadendo in Russia, ma anche in Europa non mancano movimenti (successo dei conservatori in Grecia, qualche impennata locale dell’estrema destra in Germania). Sul secondo fronte c’è un quadro più che mosso nella maggioranza al governo (tensioni Salvini-Meloni, incertezze sulle decisioni da prendere), mentre nell’opposizione di sinistra frana una volta di più l’alleanza PD-M5S.

Sono tutti fattori che non andrebbero sottovalutati. Il contesto internazionale ha ricadute inevitabili sugli equilibri geopolitici e la difficoltà di capire cosa stia accadendo a Mosca complica le cose. Si intuisce che potrebbe esserci in atto uno scontro di Palazzo all’interno del sistema oligarchico del Cremlino, ma per ora i contorni di quanto sta accadendo non sono chiari. Le lotte intestine hanno tempi in genere non brevi e nelle dittature (tale è il sistema russo) sono giochi al massacro. Naturalmente il fatto che ciò avvenga in un paese che ha 7mila testate nucleari non consente di liquidare il tutto come un loro affare interno che non ci riguarda.

Anche la situazione europea va osservata con attenzione. Da un lato perché è un versante della questione leggi tutto

La politica sopra le righe

Paolo Pombeni - 21.06.2023

Finita l’orgia di panegirici su Berlusconi (un eccesso che non crediamo abbia giovato davvero al suo profilo), spentosi rapidamente per fortuna il tentativo di trasformare la tragedia che ha colpito Romano Prodi in un poco serio controcanto di maniera, la politica ha ripreso il suo corso “normale” con il ritorno al vizio di giocare sul “sopra le righe” come un tratto identitario che dovrebbe compattare i rispettivi fan club.

Ogni parte cerca di puntare il dito censorio su quel che fa l’avversario, ma il costume è purtroppo largamente condiviso. Schlein e la sua corte puntano a magnificare battaglie di schieramento i cui contenuti reali sono a dir poco evanescenti. Meloni non riesce a tenere a freno i suoi pasdaran che ha portato al governo e che continuano ad esprimersi come polemisti da comizio (o da twitter, adesso i comizi non si usano più) senza mostrare alcuna maturità da uomini delle istituzioni.

I comportamenti sono poi ondivaghi a dir poco. Schlein prima va ad una manifestazione dei Cinque Stelle per sentire Moni Ovadia che dal palco presenta una teoria più che strampalata oltre che filo putiniana sulla guerra in Ucraina, ma anziché denunciare la trappola un minuto dopo esserci caduta dentro aspetta leggi tutto

Ei fu

Paolo Pombeni - 14.06.2023

Sarebbe eccessivo paragonare Silvio Berlusconi con Napoleone Bonaparte, ma la reminiscenza manzoniana ci è venuta in mente perché anche in questo caso la sua scomparsa segna simbolicamente il passaggio fra due secoli “l’un contro l’altro armati”: quello della politica come ideologia che interpreta il futuro e quello della politica come narrazione che risolve i problemi a parole.

Siccome ci consideriamo come il grande scrittore milanese vergini di servo encomio e di codardo oltraggio, ci permettiamo di interrogarci sul significato di una presenza politica che ha segnato una stagione della nostra storia. Potrebbe essere stata la stagione della transizione da una prima ad una terza repubblica dopo i sussulti di una seconda che non è mai veramente riuscita a prendere forma, ingabbiata com’era fra la voglia di continuare con le vecchie categorie travestite da nuove e la pulsione a buttare ogni cosa in una novità che era fatta solo di nuovi “costumi” (scenici) sotto i quali c’era ben poco.

Bisogna essere cauti nel dare per esaurita una fase di transizione: quella che abbiamo definito terza repubblica potrebbe stare per nascere, ma se sarà una creatura ben formata o se arriverà condizionata dagli acciacchi precedenti è tutto da vedere.

Proviamo a ragionare su qualche passaggio. leggi tutto

Le spine di un cambio di contesto

Paolo Pombeni - 07.06.2023

Non c’è soltanto il cambiamento climatico che tanta comprensibile attenzione suscita dopo gli ultimi eventi catastrofici. Anche il cambio di clima politico che si è registrato con i risultati elettorali, non solo in Italia, ma anche in Europa, porta con sé non pochi problemi. Come nel primo caso pure nel secondo abbondano gli apocalittici che vedono arrivare sciagure tremende, così come quelli che da incoscienti cercano di convincere che sia tutta retorica a buon mercato.

Siamo tra quelli, pochi o tanti non sapremmo, che cercano di esercitare un po’ di capacità critica. Lo facciamo sul fronte della politica, nel tentativo di mettere in fila un po’ di elementi per capire, perché questa è la cosa più importante.

Il quadro generale è la crescente aspettativa di un deciso cambiamento di equilibri a livello europeo. Dal risultato delle elezioni italiane dello scorso 25 settembre a quello recente delle elezioni in Grecia e poi in Spagna, per non parlare delle ultime amministrative da noi, si parla molto del cosiddetto “vento di destra” che spirerebbe con forza sul nostro continente. Questo provoca continui sussulti negli equilibri istituzionali, perché la classe dirigente burocratica che li governa nei vari contesti è frutto, come succede spesso, del clima dei decenni precedenti. leggi tutto

Non è questione di “vento”: con l’aria non si vince, né si governa

Paolo Pombeni - 31.05.2023

Troppo facile buttarla sulla storiella del vento di destra che spira in Europa e di conseguenza anche in Italia. La destra non vince perché cambia il vento, ma perché la sinistra si è troppo ridotta a presentare come sua principale offerta l’aria fritta. Questa è la lezione che emerge anche dalle ultime amministrative e specialmente dai ballottaggi.

Al netto del tema dell’astensione, sempre molto alta (ai ballottaggi ha votato il 49,6%), cosa che mostra come l’area della politica partecipata si restringa più o meno ai “militanti”, ci sono due sconfitti in questa tornata elettorale. Il primo, come hanno detto tutti, è Elly Schlein, la cui inconsistenza è sottolineata ormai anche dai commentatori simpatetici con la sinistra (noi lo dicemmo dall’inizio e ci siamo attirati critiche feroci). Il secondo, che invece è riuscito a rimanere nell’ombra, è Matteo Salvini.

Facile rilevare che il centrosinistra ha vinto solo a Brescia e a Vicenza (e in una passata prova a Verona), cioè dove c’erano candidati lontani dalle pose che vanno di moda con la nuova segretaria (che infatti è stata tenuta alla larga da quelle campagne elettorali). Non si può dire che altrove sia andato disastrosamente perché in genere è oscillato intorno al 45% e in certo casi ad un passo dal vincitore, leggi tutto

La rincorsa alla radicalizzazione (di facciata)

Paolo Pombeni - 24.05.2023

Un tempo era un pezzo fisso della satira puntare sullo sketch che presentava una stessa notizia “vista da destra e vista da sinistra”. Un modo per prendersi gioco di come si potevano manipolare i fatti, col retropensiero che in fondo tutti sapevano benissimo riconoscere le mistificazioni strumentali. Era troppo ottimistico, oppure era semplicemente la presa d’atto che tanto, in questo paese strutturalmente di guelfi e ghibellini, ognuno rimaneva attaccato alla sua tribù politica qualsiasi cosa accadesse.

Si trattava però di uno spettacolo messo in scena per le anime semplici, perché appena si saliva un poco di livello c’era consapevolezza che la politica fosse una cosa seria. Peppone e don Camillo erano due maschere che da un lato parlavano per slogan e usavano quelli per i loro duelli più o meno rituali, ma poi nella vita quotidiana finivano per trovare un’umanità comune sulla cui base dialogare. Questa almeno era la rappresentazione che ne dava Giovanni Guareschi e questa spiega il successo dei suoi libri e dei film derivati, più o meno bene, da quelli.

Da tempo non è più così e anzi le cose stanno peggiorando. Schematicamente si usa dire che molto, se non tutto comincia col famoso ’68, quando si impone leggi tutto

Evitiamo acrobazie interpretative: le comunali sono elezioni “locali”

Paolo Pombeni - 17.05.2023

La politica è tutta un test, si potrebbe dire scimmiottando una nota canzonetta. Si tratta però di capire che tipo di test di volta in volta possa essere. Ci sarà naturalmente tempo e modo per analisi dei dati e dei flussi (per noi lo farà sabato l’ottimo Luca Tentoni), ma intanto vediamo di proporre una lettura “di superfice” che non vorremmo fosse superficiale.

I media ed i numerosi fan club che circondano i partiti nella carta stampata e sulle TV sono alla perenne ricerca di conferma delle rispettive tesi: Meloni si rafforza come guida suprema della destra? La Lega di Salvini è in stasi o si riprende? Nel PD è visibile l’effetto Schlein? I Cinque Stelle come sono messi? Il terzo polo da qualche segno di vita?

Sono tutte domande legittime, ma poste ad eventi che non sono in grado di dare risposte soddisfacenti. Nelle elezioni comunali è difficile che la gran parte degli elettori scelga seguendo appartenenze di parte od orientamenti solo ideologici. La ragione è semplice: per prima cosa l’affezione ad uno schieramento a prescindere da ogni valutazione è sempre più in forte calo; in secondo luogo la scelta è condizionata da una conoscenza abbastanza prossima dei candidati in campo, specie quando come nella tornata

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Potremo avere una riforma costituzionale senza bandierine?

Paolo Pombeni - 10.05.2023

Le riforme costituzionali sono una cosa seria e non possono essere ridotte ad una questione di bandierine da piantare per compiacere agli ego(ismi) politici e individuali delle molte parti in causa. Se ne parla quasi dal giorno dopo il varo della nostra Carta, ma non si è mai concluso nulla proprio per quella ragione. Commissioni parlamentari o comitati più o meno pletorici di esperti il quadro era sempre quello: le bicamerali non hanno concluso nulla così come la commissione (pletorica) di tecnici e intellettuali messa in piedi con la congiunta regia del presidente Napolitano e dell’allora ministro Quagliariello.

Ciò che ora manca è una considerazione seria della situazione in cui ci muoviamo e una linea politica chiara a cui ispirarsi. Poi le soluzioni tecniche si trovano. Ci permettiamo il lusso, data l’irrilevanza di chi scrive, di segnalare alcuni nodi di fondo che ridimensionerebbero il dibattito che si sta malamente impostando.

Il primo punto è la questione del ruolo del Presidente della Repubblica. Tutti riconoscono che è importante avere un equilibratore del confronto, talora scontro, politico che è l’anima della democrazia. Per questo fine occorre una figura che si accredita come super partes e che è legittimata in quel ruolo. La scelta di questa figura attraverso una leggi tutto

I problemi oltre la propaganda

Paolo Pombeni - 03.05.2023

Il primo maggio è stata una ulteriore occasione per polemiche di maniera: c’era da aspettarselo, ma non è un bel vedere. Giorgia Meloni ha convocato un Consiglio dei ministri in quella data per mostrare che i politici lavorano e si occupano dei lavoratori. Le opposizioni hanno invocato l’offesa alla data sacra e la premier si è impelagata nello scontro di battute su chi lavora il giorno della festa a dispetto di tutte le sacralizzazioni. Sceneggiate che distraggono dai contenuti di quanto sta succedendo.

Punto primo: il governo di destra-centro vuol dimostrare che è intenzionato ad occuparsi dell’emergenza lavoro. Non è strano, visto che una parte non piccola dei suoi elettori provengono dai ceti operai e impiegatizi a basso reddito, ma non combacia con l’immagine di una destra che è contro la classe operaia, per cui la sinistra si butta a dire che è tutta propaganda perché in realtà le misure del governo allargano la sfera della precarietà.

Punto secondo: il governo convoca i sindacati la sera prima di varare i provvedimenti e questo viene presentato come un atto di arroganza perché alle rappresentanze del mondo del lavoro ci si limita a comunicare qualcosa di già deciso.

Punto terzo: una analisi un po’ ravvicinata della “filosofia” degli interventi leggi tutto