Ultimo Aggiornamento:
21 ottobre 2017
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La politica degli aruspici

Paolo Pombeni - 23.11.2016

L’aruspice, ci spiegano i dizionari, era nell’antica Roma il sacerdote incaricato di esaminare le viscere degli animali sacrificati, in origine per verificarne la purezza, poi per trarre indizi sul futuro. Ci sembra che qualcosa di simile stia accadendo nella politica italiana e non solo: ovviamente non sacrifichiamo più animali agli dei, ma in senso figurato ci diamo da fare per trovare un sostituto alle viscere da esaminare per trarre indizi sul futuro e interpretare la volontà misteriosa di quel nuovo dio che è il sentimento popolare.

Le moderne viscere su cui si esercitano i politici-aruspici sono i sondaggi, le zuffe mediatiche in TV e sui giornali, le analisi che offrono i cosiddetti spin doctor delle più varie scuole. Non sappiamo se siano metodologie che danno risultati migliori di quelli che gli antichi aruspici ricavavano dall’esame delle viscere delle vittime sacrificali. Sappiamo che la moda ha effetti non poco distorsivi.

Oggi sembra che a dominare sia la tesi che l’unica cosa che conta è solleticare la pancia del paese secondo uno slogan che potrebbe essere questo: a populista, populista e mezzo. E’ la scelta che sta cavalcando Renzi, ma è anche quella verso cui si sta dirigendo Berlusconi. Gli altri non sono da meno, leggi tutto

Il futuro che l’Italia non può permettersi

Paolo Pombeni - 19.11.2016

Che la politica sia diventata un circo Barnum autoreferenziale non è una gran scoperta, visto che lo si sapeva da tempo. Tuttavia l’impressione è che in questa fase si stiano passando i famosi limiti. La ragione è che i vari protagonisti dell’ultima fase di questa guerra senza quartiere a tutto pensano meno che alla banale questione che il 5 dicembre sarà “un altro giorno” come si diceva nella scena finale di un notissimo film, cioè che l’Italia dovrà continuare a confrontarsi con i grandi problemi che le pesano sulle spalle. Chiunque sarà il vincitore.

Fra quelli che si sono buttati a fare gli emuli di Trump, quelli che rilanciano sovranismo e antieuropeismo, quelli che sono convinti che comunque vincerà sempre l’italica tendenza al tenere i piedi nel maggior numero di scarpe possibili, c’è un certo campionario di irresponsabilità. Perché bisognerebbe tenere conto di due banali fatti. Se vincesse il sì non per questo saranno immediatamente disponibili i meccanismi nuovi che la riforma mette a disposizione sulla Carta (perdonate il gioco di parole): per rodare e mettere a punto quelli ci vorrà del tempo. Se vincesse il no non avremmo comunque una rilegittimazione dei meccanismi istituzionali di cui oggi disponiamo, perché la maggior parte dei sostenitori di quella partita leggi tutto

Verso il D-Day?

Paolo Pombeni - 09.11.2016

Inutile girarci attorno: non il solo Renzi, ma tutti gli attori della sfera politica italiana hanno deciso che il 4 dicembre sarà il D-Day della seconda repubblica, quella che non ha saputo essere altro che una confusa premessa al cambio di stagione della lunga fase della prima. Curiosamente il referendum costituzionale assomiglia moltissimo a quello del 1946 nella scelta fra monarchia e repubblica.

Lo negano quasi tutti, accettando la narrazione infondata che allora non ci furono spaccature profonde nel paese, ma non fu così. Anche in quel caso la battaglia fu fra chi pensava che le vecchie egemonie si sarebbero conservate scegliendo la continuità della casa regnante e chi credeva che ormai fosse il tempo di aprirsi ad equilibri nuovi, pur fondati sui partiti di massa che anche all’epoca non è che incontrassero proprio i favori generali del pubblico (qualcuno si ricorderà pure del fenomeno del qualunquismo, i cui slogan non sono diversi e lontani da tanta retorica oggi circolante). Naturalmente il contesto era diverso, perché incideva e non poco l’esperienza traumatica della guerra e la vista delle macerie provocate da classi dirigenti che, mettiamola in termini soft, non si erano rivelate all’altezza dei tempi, ma i discorsi opposti sulla catastrofe che sarebbe arrivata con la vittoria della parte avversa abbondarono anche allora. leggi tutto

Sussulti di buon senso?

Paolo Pombeni - 02.11.2016

Ci voleva un terremoto devastante per richiamare la politica italiana ad un po’ di buon senso? Certo non si poteva lasciar cadere l’appello del presidente Mattarella a mettere da parte le polemiche furenti e talora a capocchia sul referendum costituzionale per ritrovare una necessaria unità nazionale di fronte all’enormità della ricostruzione necessaria. In un primo momento è sembrato che tutti si riallineassero, ma ben presto si è capito che non era esattamente così.

Tanto Brunetta quanto Salvini non hanno rinunciato alla solita polemica. Il primo chiedendo che Renzi riconosca i suoi errori e sia più umile (verrebbe da commentare: da che pulpito!), il secondo tirando in ballo la solita storia per cui non bisogna investire sugli immigrati ma sugli italiani (cosa c’entrasse lo sa solo lui). Grillo è stato più abile, perché si è limitato ad assicurare a Renzi il suo appoggio incondizionato contro l’Europa. Anche questa è una posizione discutibile, ma coglie meglio i sentimenti del paese che di fronte a tragedie come quella in corso non apprezza chi cerca di specularci sopra. Una dimostrazione in più che i Cinque Stelle stanno anche iniziando a fare politica e capiscono che la loro posizione attuale di unica alternativa al PD li deve portare ad interpretare un “sentimento nazionale” leggi tutto

Una partita che si sta complicando

Paolo Pombeni - 26.10.2016

Che il referendum costituzionale non sarebbe stato una passeggiata lo si poteva anche immaginare. Era però lecito sperare che tutto fosse contenuto in termini almeno relativamente ragionevoli. Qualche sbavatura sul versante degli irriducibili ci stava. Un’ansia generalizzata di trasformare questa prova in un duello all’ultimo sangue fra la vecchia guardia e un fronte innovatore che troppi vorrebbero schiacciato sul destino personale di Renzi non è una prova di salute da parte del sistema Italia.

Ne abbiamo sentite di tutti i colori e alcune affermazioni tentano di far concorrenza agli autori delle satire televisive: come definire diversamente Berlusconi che si presenta come timoroso di una dittatura dietro l’angolo, o Bersani che preferisce l’alleanza con Grillo a quella con Verdini?

Una modesta riflessione su quel che è accaduto ci ricorderebbe che tutte le riforme che Berlusconi ha cercato di far passare avevano in mente il rafforzamento del peso del premier, sino al punto da sostenere l’introduzione di un sistema presidenziale (cosa che continuano a fare molti sostenitori del no, lui incluso, come prospettiva per il dopo referendum). Una altrettanto modesta consapevolezza delle regole delle alleanze politiche spinge a chiedersi perché mai si dovrebbe preferire l’alleanza con uno che ha la forza per espropriarti della tua leadership leggi tutto

La grande commedia

Paolo Pombeni - 12.10.2016

Non sta bene scrivere: noi l’avevamo detto. Ma è così. Quando si tramuta la politica in una commedia dell’arte, poi è difficile uscire dal ruolo che impone la maschera che si indossa. Arlecchino non può che essere un furbo bugiardo e Pantalone un vecchio avaro e brontolone.

La riunione della direzione PD ha risposto in pieno ai canoni di quelle rappresentazioni. Certo i giornalisti si danno da fare per cogliere qualche sfumatura, qualche impennata, qualche battuta fuori copione, ma alla fine il registro della musica resta quello di sempre. Renzi non poteva mollare, l’opposizione interna nemmeno, i pontieri non sapevano dove ancorare le loro passerelle.

La sostanza della situazione è che diventa sempre più chiaro che il 4 dicembre ci si aspetta di giocare un round decisivo nella partita fra gli orizzonti tradizionali e gli orizzonti nuovi della politica italiana. Non siamo tra quelli che pensano che i nuovi orizzonti siano di per sé orizzonti di gloria: quello si vedrà dopo, se quel round sarà vinto. Quel che appare difficile da contestare è che i difensori delle cittadelle tradizionali non riescono a produrre una visione attrattiva, perché alla fine devono solo propagandare l’arrivo di sventure ipotetiche, grandi o piccole che possano essere. leggi tutto

La politica come gioco d’azzardo?

Paolo Pombeni - 05.10.2016

Imperversa la campagna sul referendum costituzionale e l’atmosfera si carica sempre più di tensione. L’affermazione secondo cui si vorrebbe discutere “nel merito” è una pura cortina fumogena, non solo perché di fatto in pochi la prendono sul serio, ma perché il merito, come si sarebbe detto una volta, è politico.

Detto in parole povere, a nessuno sfugge che il tema centrale finisce per essere lo scontro sulla disponibilità o meno del paese a scommettere su un cambiamento di stagione in termini di equilibri politici e sociali. Il nuovo ordinamento dei poteri proposto dalla riforma Renzi-Boschi segna un cambio di panorama: da un lato perché se approvato attiverebbe meccanismi di selezione della classe politica e di distribuzione dei poteri che costringeranno tutte le forze in campo a ristrutturarsi (inclusi Renzi e i suoi, anche se non sembrano rendersene pienamente conto); dal lato opposto perché l’eventuale bocciatura della riforma porterebbe con sé la delegittimazione di coloro che l’hanno promossa e sostenuta, e dunque una fase di ristrutturazione conservatrice del sistema.

E’ questa contingenza che rende così bollente la questione della legge elettorale. L’Italicum non ha di per sé quell’intima connessione che si immagina con la riforma, perché, tanto per cominciare, potrebbe persino dare la maggioranza parlamentare ad una componente come il M5S che con questa riforma non è affatto d’accordo. leggi tutto

Pronti per il grande scontro?

Paolo Pombeni - 28.09.2016

Come interpretare gli ultimi avvenimenti, Grillo che si reinsedia al vertice del suo movimento e Renzi che opta per il 4 dicembre come data per lo svolgimento del referendum? I due eventi sono collegati più di quel che sembra, perché rientrano nella strategia del “grande duello” che è quella che tutti pensano sia la più adatta per arrivare una buona volta a decidere chi comanderà in Italia nel prossimo decennio.

Il M5S punta sempre più a candidarsi come il magma da cui nascerà la nuova stagione politica. Per questo Grillo ha deciso che solo lui può rappresentarlo davanti all’opinione pubblica, che non è fatta principalmente dai suoi militanti che sono interessati a discutere delle regole e del “uno vale uno”, ma da quello che ritiene essere un misto di rabbia e di sconforto per una politica che non riesce a far tornare il paese ai fasti dei decenni che furono. A questa gente non serve presentare programmi realistici, che non soddisferebbero la loro voglia di sentirsi dire che tutto si potrebbe risolvere facilmente solo che ci fosse onestà e roba simile. Non è neppure necessario giustificare le modestissime performance dei grillini al potere, i pasticci di Roma, tanto sono disposti a credere che è tutto frutto della grande corruzione politica e del complotto cosmico in cui siamo invischiati. leggi tutto

Una fase difficile

Paolo Pombeni - 21.09.2016

Il governo Renzi sta attraversando un periodo difficile. Con il clima generale è un bel problema, perché troppi puntano a farlo saltare, sebbene nessuno abbia chiaro in testa cosa fare dopo. La pericolosità della situazione sta proprio qui.

Il tema del referendum rimane caldo, anche se non si può dire che appassioni larghe fasce di opinione pubblica. I sostenitori delle due tesi si confrontano, ma la frammentazioni delle ragioni che supportano il sì come di quelle che supportano il no non contribuiscono a far maturare le opinioni. Dall’una e dall’altra parte si oscilla fra slogan populistici (bisogna tagliare le poltrone; la dittatura antidemocratica è alle porte) e ragionamenti complicati sul contenuto delle norme (il nuovo senato è o meno un autentico organo di rappresentazione dei territori?). Difficile in questo clima capire veramente cosa succederà nelle urne.

Ovviamente ciò incrementa il nervosismo tanto della maggioranza quanto delle opposizioni. L’andamento dell’economia che non è positivo non consente al governo di sfruttare l’argomento lanciato con troppo ottimismo della luce che si iniziava a vedere in fondo al tunnel, mentre sul versante opposto fornisce un’ottima occasione alle opposizioni per denunciare il fallimento di Renzi e dei suoi ministri. Il tutto sullo sfondo di una sessione di bilancio che inizierà fra poco leggi tutto

La lunga marcia?

Paolo Pombeni - 14.09.2016

Solo una decina di giorni fa tutti commentavano la nuova versione di Renzi passato da rottamatore a dialogante. Ora, dopo l’intervento di domenica, sembra che il presidente/segretario abbia ripreso pieno possesso delle armi della polemica politica. E’ una semplice oscillazione che risponde alle platee con cui si ha a che fare, per cui si fa polemica quando si devono scaldare le folle e si fa dialogo quando si deve acquisire credibilità davanti ai ceti sociali dirigenti?

Una spiegazione di questo tipo non è infondata, ma non dice tutta la verità. In un contesto in continuo movimento, la tentazione di inseguire le onde mutevoli della pubblica opinione è molto forte per qualsiasi leader politico. Aggiungiamoci che quando quel movimento è difficile da interpretare i leader cadono spesso prigionieri di schiere di cortigiani (pardon: adesso si chiamano spin doctor) che si contendono fra di loro i favori del capo criticando a vicenda i consigli dei loro concorrenti.

Adesso sembra dunque che prevalgano quelli che suggeriscono al premier che la battaglia per l’affermazione politica non si può vincere senza tornare a farne una questione di scelta fra angeli e diavoli. Renzi ha trovato in D’Alema la perfetta incarnazione per portare avanti questa dicotomia e non mancano quelli che intendono questa tattica come di derivazione berlusconiana. leggi tutto